Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1760 del 9 gennaio 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 1760/IX - Piano di emergenza per far fronte alla riduzione dell’area di pascolo di camosci e stambecchi, in conseguenza delle recenti eccezionali nevicate. (Interrogazione)

Presidente: Do lettura dell’interrogazione presentata dai Consiglieri Maquignaz e Perrin, iscritta al punto 8 dell’ordine del giorno.

INTERROGAZIONE

Considerato che le eccezionali nevicate degli ultimi tempi hanno limitato in modo preoccupante l’area di pascolo degli stambecchi e dei camosci;

preso atto, come dichiarato dal veterinario del Parco Vittorio Peracino, che la situazione nell’ambito del Parco Nazionale del Gran Paradiso è particolarmente grave;

ricordato che durante gli inverni molto rigidi sono morte centinaia di animali a causa della mancanza di cibo;

venuto a conoscenza da "La Stampa" che è stato predisposto un piano di emergenza di trasporto di questi animali in altre zone;

interrogano

la Giunta regionale per conoscere:

- a chi spetta la decisione di trasportare gli animali in altre zone;

- in base a quale criterio questi vengono immessi in altre zone

- se è vero che alcuni animali verranno trasportati fuori dalla Valle d’Aosta;

- quali rapporti esistono a questo proposito fra la Regione e l’Ente Parco.

Presidente: Ha chiesto la parola l’Assessore all’Agricoltura, Foreste ed Ambiente naturale, Lanièce; ne ha facoltà.

Lanièce (DC): Occorre innanzitutto precisare che le recenti nevicate non sono state per nulla eccezionali, anzi per la prima volta, dopo sei anni di scarse precipitazioni, si sono verificate delle abbondanti nevicate, che costituiscono un fenomeno del tutto normale in un territorio montano come quello della nostra regione.

Naturalmente un inverno rigido e nevoso provoca la morte di quegli animali vecchi o malati che non sono in grado di superare le avverse condizioni climatiche e la difficoltà di reperire il cibo. Questo fatto, però, non è così negativo come può sembrare, perché costituisce un elemento necessario per l’equilibrio della popolazione.

Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, gli inverni miti degli ultimi anni hanno provocato una crescita abnorme della popolazione animale. Da qui discende la preoccupazione del veterinario del Parco, il dott. Peracino, di avere un numero molto alto di animali morti e la conseguente decisione di effettuare delle catture per sfoltire la popolazione animale. Si ricorda comunque che questo è un vecchio problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Non è infatti la prima volta che nel parco vengono catturati stambecchi e camosci per spostarli in altre zone povere di animali, dove impiantare nuove colonie.

Non bisogna dimenticare che tutti gli stambecchi presenti oggi nelle alte montagne europee discendono da esemplari provenienti dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. Molti di questi animali sono stati inviati fuori Valle, altri invece sono stati lanciati nelle oasi di protezione della fauna in territorio valdostano.

Quanto sopra voleva essere una specie di premessa alle più specifiche risposte da dare alle domande contenute nell’interrogazione, alla prima delle quali rispondo subito dicendo che la decisione di trasportare animali in altre zone spetta alla Direzione del Parco.

In merito alla seconda domanda, che chiede in base a quale criterio gli animali vengono immessi in altre zone, posso dire che l’immissione di animali avviene previo accordo tra le parti interessate, cioè tra il Parco e le oasi faunistiche o altri parchi italiani o esteri.

Nel rispondere alla terza domanda, posso dire che non è da escludere che alcuni animali verranno trasportati fuori Valle, perché ciò è già avvenuto in precedenti occasioni.

In merito ai rapporti tra Regione e Parco, cui si fa cenno nell’ultima domanda, posso dire che ai primi di dicembre dell’anno scorso ci sono stati dei contatti fra il veterinario del Parco ed i funzionari dell’Assessorato, dai quali è emerso che il Parco è propenso ad immettere degli animali in oasi o parchi più poveri di animali esistenti in Valle.

Questo è quanto possiamo dire in riferimento alle richieste presenti nell’interrogazione.

Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.

Maquignaz (Ind): Certamente è vero, come ha ricordato l’Assessore Lanièce, che le eccezionali nevicate non hanno provocato quella moria che era stata prospettata dagli organi di stampa, per cui si può dire che per adesso gli animali abbiano superato il pericolo, anche se la situazione potrebbe aggravarsi nel resto dell’inverno.

Devo precisare tuttavia di aver presentato questa interrogazione non tanto perché ero preoccupato per una possibile moria di camosci e stambecchi e degli animali presenti nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, quanto piuttosto perché mi ero posto il problema delle competenze che spettano allo Stato, alla Regione e all’Ente Parco.

Rispondendo alla prima domanda della nostra interrogazione, si è detto che spetta al Parco la decisione di trasportare gli animali in altre zone. Va benissimo, prendo atto di queste risposte chiare, da parte dell’Assessore, alle domande fatte, però mi sembra che non sia stata data una risposta culturale e politica al problema, che è relativo alle competenze e riguarda direttamente i rapporti fra la Regione, lo Stato e l’Ente Parco.

Non si tratta solo di stabilire se gli animali possono essere trasportati fuori Valle, nella Valtournenche, a Champdepraz o in altre valli che necessitano di ripopolamento. A mio parere il problema è molto diverso, nel senso che non dobbiamo dimenticare che questi animali vivono sul territorio della nostra regione. Orbene, se si accetta il principio, dato per scontato sul piano politico, che l’Ente Parco possa tranquillamente trasportare, a suo piacere, animali da una parte e dall’altra, noi rinunciamo in pratica alle prerogative e competenze, nonché ai diritti che abbiamo su quel determinato territorio.

Secondo me, quindi, il problema è ben più ampio e non concerne solo l’aspetto formale o giuridico, perché è di natura essenzialmente politica, culturale e sociale. Ora, visto che riguarda i rapporti fra la Regione, lo Stato ed il Parco, tale problema pone alla nostra attenzione il problema delle rispettive competenze della Regione, del Parco e dello Stato in questa specifica materia.

Secondo me, tale problema pone alla nostra attenzione anche un aspetto più ampio, cioè la concezione che considera la selvaggina come "res comunitatis". Una volta la selvaggina era considerata "res nullius" (cosa di nessuno), mentre adesso si dice che la selvaggina è cosa della comunità. Io mi chiedo a quale comunità appartengano questi animali, perché ho l’impressione che noi abbiamo fatto un passo indietro. Prima infatti si diceva che gli animali erano "res nullius", poi che appartenevano alla comunità, mentre ora sembra che si voglia dire che appartengano al Parco. Dobbiamo dirci molto chiaramente, però, che il Parco non rappresenta la comunità, ma gli interessi di se stesso e basta.

A mio parere è quindi necessario chiarire in modo più puntuale questi rapporti tra la Regione, l’Ente Parco e lo Stato, ribadendo in modo particolare che in caso di trasferimento di animali da una zona all’altra la Regione sia comunque interpellata, altrimenti noi rinunciamo alle nostre competenze e prerogative, nonché alla nostra autonomia che, a mio parere, può essere verificata anche nel discutere di questi aspetti che, pur potendo apparire secondari, hanno in realtà una notevole e sostanziale rilevanza autonomistica.

Presidente: Ha chiesto la parola l’Assessore all’Agricoltura, Foreste ed Ambiente naturale, Lanièce; ne ha facoltà.

Lanièce (DC): Poiché il Consigliere Maquignaz siede in Consiglio da tre legislature, pensavo che già conoscesse certe cose che io ho deliberatamente omesso di ricordare, ma a questo punto è necessario che io le dica, anche per non far credere che ora sia tutto cambiato. Colgo quindi l’occasione per leggere alcuni dati che io davo per scontati e che ritenevo gli fossero noti.

"Stambecchi ceduti dal Parco dalla sua costituzione ad oggi: fino al 1932, 25 capi spostati a Valdieri e ad Entraque...". Io davo per scontati questi dati e pensavo che il Consigliere Maquignaz li conoscesse già. Per carità, se non li vuoi conoscere, non li dico, ma torno a ripetere che non si tratta di un fatto che accade solo adesso, visto che è dalla costituzione del Parco che si verificano questi spostamenti...

Presidente: Chiedo scusa, Assessore, ma in questa fase non è consentito aprire un dialogo. Vuol dire.che..

Lanièce (DC): Non li avevo letti prima per risparmiare del tempo, ma mi sono stupito perché pensavo che il Consigliere li conoscesse già...

Presidente: Chiedo scusa...

Lanièce (DC):... perché questo avviene fin dal 1929...

Presidente: Assessore, la richiamo...

Lanièce (DC): Non si tratta quindi di una cosa nuova che tu scopri oggi...

Presidente: Assessore, per favore!

Ha chiesto la parola il Consigliere Perrin; ne ha facoltà.

Perrin (UV): Le fait que, depuis 1929, le Parc ait cette politique de transfert des animaux de la région dans d’autres régions de l’Italie, voire même dans des états étrangers, c’est une réalité présente depuis très longtemps, mais qui n’enlève rien du tout à la requête que le Conseiller Maquignaz a faite.

C’est une démonstration en plus de la mauvaise volonté des gérants du Parc national du Gran-Paradis, avec lequel nous avons eu dans un passé récent de gros débats. En effet, lorsque le service de la défense de l’environnement et des forêts avait voulu introduire des bouquetins dans les oasis de protection de la Vallée d’Aoste, donc sur le territoire valdôtain, le Parc national du Grand-Paradis avait prétendu que la Région lui paye ces animaux.

Evidemment nous nous sommes défendus "ungulis et rostro" parce que nous estimons que ces animaux font partie du patrimoine de la région. Je crois donc que la requête qui vient de la part du Conseiller Maquignaz, et que j’ai souscrit volontiers, est celle de résister toujours plus; car c’est é travers les petits pas qu’on peut gagner parfois les batailles; aux prévarications du Parc.

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