Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1656 del 14 dicembre 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1656/IX - PROSECUZIONE DELLA DISCUSSIONE GENERALE SULLE LEGGI DI BILANCIO PER IL 1991.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Marcoz; ne ha facoltà.

MARCOZ (UV): Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta e colleghi Consiglieri, oggi intervengo innanzitutto per respingere le accuse che, nel suo intervento di ieri sera, il Consigliere Milanesio ha rivolto all'Union Valdôtaine. A me sembra che nessun collega abbia usato tempi, pause, aggettivi, verbi o delle parole viscerali contro qualcuno.

Consigliere Milanesio, è vero che siamo in minoranza e che stiamo anche stretti, perché qui siamo in dodici, tuttavia compiamo il nostro ruolo e cerchiamo di non fare opposizione per opposizione, ma di costruire.

Credo che nessuno abbia offeso il Consigliere Lavoyer, ma gli sono state mosse critiche in quanto Assessore alle Finanze di questa maggioranza. Credo che nessuno abbia voluto offendere l'avvocato Bondaz, che è stato oggetto delle nostre critiche nella sua qualità di capo dell'esecutivo ed anche perché, a mio avviso, la sua relazione è stata al quanto provocatoria, cosa che però preciserò meglio dopo.

Consigliere Milanesio, visto che siamo tra persone civili e dissipato questo equivoco, consentimi di dire che ciascuno è tenuto a svolgere tranquillamente ed onestamente il proprio ruolo. E' con questi presupposti che cercherò di affrontare, sia pure brevemente, tre argomenti principali: il bilancio 1991, la relazione del signor Presidente della Giunta e la relazione dell'Assessore alle Finanze.

Il bilancio di previsione che la Giunta ha proposto al Consiglio, a mio avviso, non è che uno sterile documento contabile, senza alcuna reale incidenza nella soluzione dei problemi regionali, che assillano la comunità valdostana: manca una visione politica di insieme, con indicazioni programmatiche che rifuggano dal tanto deprecato schema assistenzialistico, che ora è, come dimostrano le cifre, enormemente incentivato.

Appare dunque evidente che la nuova maggioranza, insediatasi nei modi che tutti conosciamo, non manca solo di idee, ma anche di conoscenza delle reali situazioni, che, a mio avviso, vanno affrontate con coraggio e decisione.

I fatti sembrano confermare il detto che, dal ribaltone, stiamo andando verso il ruzzolone. L'impressione generale è che la Giunta regionale investa grandi risorse finanziarie secondo la politica del giorno per giorno, senza una inequivocabile programmazione nei vari settori dell'economia.

Le voci di bilancio denotano, del resto, che ci si è richiamati alla routine della gestione clientelare del denaro pubblico, come nel costume dei grandi partiti nazionali. Dov'è, dunque, l'oculata amministrazione? Dov'è la tanto conclamata trasparenza?

Prima di entrare nel merito del bilancio, mi corre l'obbligo di soffermarmi sulla relazione letta in quest'aula dal Presidente della Giunta; una relazione squisitamente politica, che, a mio avviso, suona offensiva per la parte sana, cioè la maggioranza, del popolo valdostano e direi anche che è oltraggiosa anche solo nei confronti del movimento regionale dell'Union Valdôtaine.

E' da anni che siedo in questi banchi, ma non si era mai vista tanta acredine, da parte di un Presidente della Regione, verso una componente politica rappresentata in questo Consiglio. Un comportamento tanto arrogante mi sembra ancor più grave perché rivolto all'indirizzo di quell'Union Valdôtaine con la quale la Democrazia Cristiana, qui rappresentata dal Presidente della Giunta, ha condiviso in passato la responsabilità del governo regionale.

Il Presidente Bondaz ha dimenticato, o ha finto di dimenticare, che sino alla fine dello scorso mese di maggio la Democrazia Cristiana era presente nella Giunta regionale a fianco di quell'Union Valdôtaine, che, comunque la si pensi, è ancora oggi la più grande forza di maggioranza relativa in Valle d'Aosta.

Se taluni comportamenti della Giunta Rollandin non suonavano graditi ai democristiani, era comunque possibile avviare tutti i chiarimenti del caso, sia pure attraverso animate discussioni; ma è stato dimostrato che l'obiettivo della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista e degli Autonomisti Progressisti era invece di impossessarsi, a qualunque costo e prezzo, del potere, seguito da una maratona per la caccia ai posti di governo e sottogoverno.

Un giornalista ha definito l'operazione del 6 giugno scorso "un coup de poignard au dos". Credo che nessun'altra definizione sia più appropriata, specie se si pensa che la Democrazia Cristiana, espressione del mondo cattolico valdostano, così come l'Union Valdôtaine, ha preferito allearsi con il Partito Comunista Italiano, piuttosto che dialogare con i rappresentanti del Movimento regionalista. E' stata una scelta fortemente criticata da una lettera pubblicata sul settimanale cattolico valdostano, portavoce della Curia.

Secondo il Presidente Bondaz, questo "arcobaleno poliedrico" che oggi detiene la maggioranza ha delineato un quadro politico diversificato rispetto al passato, perché ha realizzato una più equa distribuzione di fondi, di ruoli e di compiti ai singoli partiti. Credo che questa distribuzione fosse necessaria per mantenere una maggioranza numerica di stretta misura.

Quando poi il Presidente della Giunta accusa l'Union Valdôtaine di aver concepito la politica esclusivamente in chiave di potere, commette un grave errore di valutazione ed evidenzia, alla luce dei fatti, anche una buona dose di malafede.

Presidente Bondaz, la prego poi di non oltraggiare la memoria di Emile Chanoux, prendendo a prestito una delle sue nobili espressioni per usarla a vantaggio dell'attuale schieramento politico, che occupa la posizione di maggioranza alla Regione. Chanoux ha impartito lezioni di stile e di etica a noi tutti, compreso il Presidente. Non confondiamo quindi il diavolo con l'acqua santa.

La relazione svolta dal Presidente della Giunta è da intendersi come un'azione di attacco all'Union Valdôtaine, per assicurarsi la difesa e la giustificazione dell'operazione del 6 giugno scorso.

Dopo la cosiddetta "pugnalata alla schiena" e dopo il suo intervento, l'avv. Bondaz lancia a tutta la comunità un chiaro invito a voler camminare insieme. Siamo sinceri, Presidente, e mi permetta, come politico, di darle un suggerimento: impari a memoria e metta in pratica tanti insegnamenti di Emile Chanoux!

Veniamo ora alla relazione dell'Assessore alle Finanze. Si tratta di una relazione astratta, che potrebbe forse andare bene per una tesi di laurea, meritevole anche di una certa valutazione - se ho ben capito, credo che ieri il Consigliere Gremmo l'abbia valutata cinquanta milioni ma non per una - Regione come la nostra, che ha bisogno di meno parole e di linguaggi meno complessi, ma di più concretezza.

Assessore, mi pare che la sua relazione si esprima in senso opposto a quella che voi definite "trasparenza". Da quella relazione non traspare proprio nulla, anzi, rende ancora più incomprensibili, ai Valdostani, i contenuti di un discorso amministrativo.

La prima parte della sua relazione non è altro che una diagnosi negativa dell'attività economica valdostana, senza che vi si trovi alcuna indicazione, facilmente accessibile ed inequivocabile, sulla terapia da seguire. Dimentica, peraltro, che, se esistono tanti risvolti negativi, lo si deve anche alla "collaborazione" da voi data, in anni trascorsi e non troppo lontani, a quella Giunta della quale, insieme all'Union Valdôtaine, facevano parte molti partiti e movimenti dell'attuale maggioranza. Ciò denoterebbe la vostra passata incapacità, dimostrata anche nel presente, nello stimolare gli alleati a fare di più e meglio.

Assessore, è inutile piangere sul latte versato, come dicono gli Inglesi, mentre sarebbe più doveroso ed onesto denunciare le proprie manchevolezze e defezioni, nonché l'assenza di idee, ieri come oggi.

Lei dice che all'inizio degli anni '90 la Regione si vede impegnata a costruire una Valle d'Aosta europea, ma come e, soprattutto, con quali programmi ad ampio respiro? Forse con quello che voi avete definito "deprecato assistenzialismo"? Staremo a vedere.

Lei ha detto che la Giunta ritiene che sia arrivato il momento di passare dagli interventi a sostegno dell'economia a quelli di impulso per lo sviluppo, miranti cioè a creare le condizioni per lo sviluppo, orientando e proteggendo attività strategiche e di rilevanza per la collettività. Non si offenda, Assessore, ma a questo punto mi vedo costretto a chiederle se legge i giornali ed in ogni caso se ritiene di poter estraniare la piccola Regione valdostana dalla critica situazione italiana ed internazionale.

Lei ha detto che la Giunta intende creare le condizioni per lo sviluppo ed il consolidamento di una struttura economica più salda nella nostra Regione, orientata nella direzione di diminuire la nostra dipendenza dall'esterno, ponendo le condizioni strutturali per una sempre maggiore e salda autonomia.

Assessore, ma lei ha idea di quel che succederà tra breve con la caduta delle frontiere? Si rende conto, o meno, delle gravi ripercussioni finanziarie che ricadranno sulla Valle d'Aosta, quando ci saranno decurtate le entrate di un bel po' di miliardi?

Nella sua relazione, lei parla di aumento della spesa corrente, ma forse non si rende ancora conto che tra qualche anno potrebbe diventare problematico pagare gli stipendi ai dipendenti e le fatture inviate dai vari esperti.

Veniamo ora alle sue conclusioni, che esprimono di certo previsioni lusinghiere.

Avviandomi all'epilogo di questo mio brevissimo intervento, ritengo doveroso respingere le accuse più o meno velate al Movimento regionalista dell'Union Valdôtaine, che è stato ben lontano dal perseguire quella politica assistenziale, che pare proprio oggi essere il cavallo di battaglia della maggioranza attuale, tanto maldestramente insediatasi al palazzo regionale.

Lo sa, Assessore, che, leggendo il bilancio presentato dall'attuale Giunta, si scopre che la politica assistenziale intrapresa dalla nuova maggioranza si esprime in oltre 303 miliardi di lire, pari al 20,21 per cento del bilancio regionale del 1991?

Detto questo, mi pare doveroso e necessario richiamare l'attenzione di tutti i colleghi Consiglieri, che facciano parte o meno della maggioranza, che occupino o meno posti o posizioni di potere, sulla necessità di fare un'attenta riflessione prima di esprimere un giudizio sul documento base della vita amministrativa, prima che politica, della Valle d'Aosta

Personalmente ritengo che siano inaccettabili, e quindi da respingere, le vuote proposte formulate dal "governo demo-social-comunista-progressista", che antepone le posizioni di potere ai veri interessi della comunità valdostana.

Per le ragioni già ampiamente o brevemente illustrate e motivate, e per quelle linee politico-amministrative che, anziché favorire, nuocciono alla comunità valdostana, non posso non esprimermi contro il bilancio di previsione per l'anno 1991 e quello del triennio 1991-93.

Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Limonet; ne ha facoltà.

LIMONET (DC): Signor Presidente e signori Consiglieri, credo che a questo punto sia rimasto ben poco da aggiungere, se non si vuole correre il rischio di ripetere quanto è già stato detto. Pertanto, sarò breve, anche per non togliere spazio agli interventi della minoranza, che sono numerosi e di notevole spessore...

(...ilarità...)

Mi limiterò a fare alcune considerazioni che, in occasione della presentazione del bilancio, sono doverose per ogni Consigliere.

Inizio subito con un'affermazione che mi sta particolarmente a cuore. Credo, e non a torto, di poter esprimere una certa soddisfazione per il buon lavoro che questa maggioranza ha saputo fare. Malgrado il tempo limitato, visto che la vera attività amministrativa è iniziata solo a settembre, ed il sopraggiungere di fatti importanti come la candidatura olimpica - che, per l'approvazione delle due leggi, per la presentazione del dossier o per altri motivi, ha preso una grossa parte del tempo utile a disposizione - l'attuale maggioranza è riuscita a darsi un programma che, ad esclusione della minoranza, ha soddisfatto quasi tutte le forze politiche, sindacali e sociali, rispondendo alle istanze primarie della nostra gente.

Naturalmente, per completare l'opera, non poteva mancare un bilancio che, fra i numeri, riprendesse e confortasse le enunciazioni di principio illustrate nel programma.

Questo viene fatto particolarmente bene nel capitolo che riguarda i fondi globali, dove sono elencati gli interventi legislativi che si intende finanziare. Questa, a mio avviso, è la parte nuova e migliore del bilancio.

Ritengo che alcuni punti siano da estrapolare dal "calderone" degli interventi susseguitisi finora, perché punti forti e qualificanti, che meritano di rimanere ben evidenziati agli atti. E' appunto in quest'ottica che vorrei farne una rapida carrellata.

Nell'area istituzionale, si è previsto di dare un'ampia autonomia funzionale, creando le condizioni indispensabili affinché il Consiglio assuma il ruolo motore e decisionale che gli compete.

Si è previsto di istituire l'"eurosportello", ricercando le modalità che consentano di aprire a Bruxelles un ufficio regionale con funzione di rappresentanza e di raccordo con le strutture comunitarie, per informare e documentare gli operatori economici

E' stata prevista la creazione di uno "sportello del cittadino", da attuare presso le Comunità Montane, con l'intento di fornire alla popolazione alcuni servizi di informazione, consulenza e raccolta di pratiche amministrative. A tale proposito è già in fase di presentazione un'apposita bozza di legge.

Si è previsto di approvare una legge per le nomine dei rappresentanti regionali in enti e società a partecipazione o controllo regionale. A tale proposito, si può informare il Consiglio che, probabilmente, già per la prossima adunanza sarà pronta una prima bozza di testo elaborato dalla II Commissione consiliare sulla base di una traccia proposta dal Consigliere Riccarand.

E' stata prevista anche l'istituzione della figura del difensore civico, per la quale è già all'esame delle Commissioni una prima bozza di testo ed è già stata ottenuta l'audizione del dott. Enrico Bolognani, difensore civico della provincia di Trento, il quale ci ha trasferito le sue esperienze.

Si è previsto di decentrare competenze e fondi alle Comunità Montane, sia per l'attività ordinaria sia per consentire loro di operare per il mantenimento del patrimonio prativo attraverso una politica di intervento e di controllo.

Nell'area del territorio, settore ambiente, si è previsto di mettere a punto lo studio del cosiddetto "espace Mont-Blanc", di proseguire nella politica di istituzione di parchi e di aree protette, ed in particolare nella creazione di oasi, di zone umide e di parchi fluviali. Come è già stato anticipato dall'Assessore Pascale, ricordo, in proposito, che si sta studiando tutta la zona da Villeneuve a Saint-Vincent con l'intento di crearvi parchi, aree verdi, piste ciclabili e riscoprire sentieri per il footing e per le passeggiate a piedi o a cavallo.

Nel settore dei trasporti si è previsto di operare per la graduale smilitarizzazione della ferrovia Aosta-Chivasso, di intervenire sulla ferrovia Aosta - Pré-Saint-Didier, trasformando la linea in una metropolitana leggera extraurbana, con funzioni prevalentemente turistiche, nonché di operare a livello nazionale ed internazionale per la realizzazione del collegamento ferroviario Santhià-Aosta-Martigny.

Inoltre, per decongestionare Aosta dal traffico sempre più intenso, si intendono creare nel campo delle grandi infrastrutture nuovi svincoli per le valli laterali, la tangenziale di raccordo tra l'autostrada e la statale n. 27, nonché il completamento della strada dell'envers da Arvier fino a Pontey.

Nell'area delle strutture regionali, settore dell'energia, si è previsto un aggiornamento del protocollo d'intesa ENEL-Regione per lo sfruttamento più razionale dell'energia idroelettrica, incentivando la costruzione di nuovi impianti, in conformità ad un piano generale in fase di preparazione, che dovrà considerare l'intera superficie regionale.

Nell'area delle attività produttive, settore dell'agricoltura, si è previsto di evidenziare il ruolo fondamentale che l'agricoltura svolge come custode delle bellezze naturali della Valle d'Aosta. Pertanto, onde impedire un graduale esodo dalla montagna, sono stati programmati degli interventi per la cura ed il riordino degli alpeggi, e si promuoverà e sosterrà l'iniziativa del riordino fondiario attraverso la bonifica dei terreni, la messa in opera di impianti di irrigazione a pioggia e la riconfinazione. Tutto ciò sarà fatto per promuovere l'arrotondamento della proprietà, non fosse altro che per evitare un ulteriore spezzettamento della stessa.

Nel turismo viene valorizzato il settore dell'alta montagna, curando la rete di sentieri ad alte quote e sostenendo uno sviluppo qualitativo dei rifugi, anche per fornire una fonte di reddito e di occupazione in loco a completamento e sostegno dell'attività agricola.

E' da considerarsi, infine, di notevole interesse l'orientamento verso un turismo culturale. Va in questo senso la sistemazione dei castelli, per la quale mi sembra che siano già stati avviati degli studi ben mirati, e la predisposizione di un piano di valorizzazione dei beni culturali, consistente nella catalogazione e nel censimento degli stessi, nella redazione di un piano di restauro, nella produzione e divulgazione di materiale illustrativo del patrimonio culturale regionale.

Per ultimo, ma non certo in ordine di importanza, il settore della sanità. Pur condividendo ed auspicando un immediato intervento sulle strutture ospedaliere inadeguate, finalmente si comincia a parlare di un nuovo ospedale.

Infine vorrei fare qualche breve considerazione sugli interventi fatti in quest'aula. Qualcuno ha detto che ci sono troppi elementi, cui non potrà far seguito una concreta esecuzione. Qualche altro ha invece evidenziato, ricorrendo ad un proprio elenco integrativo, gli elementi mancanti.

Si può convenire che gli argomenti trattabili in queste occasioni sono tantissimi, tutti estremamente importanti, ma la valutazione della loro priorità è sempre molto soggettiva.

Occorre notare che molti interventi non sono altro che la prosecuzione di iniziative già avviate in precedenza, ma non per questo sono da considerare meno valide o da depennare.

Non ci aspettavamo certo il plauso della minoranza, che invece deve svolgere bene e seriamente il suo ruolo, come credo abbia fatto, a parte qualche virulento attacco di basso stile, cui peraltro non ritengo valga la pena di rispondere.

Come Capogruppo, anche se è già stato detto da alcuni e sarà sicuramente ripetuto da altri, mi corre l'obbligo di ringraziare, a nome del Gruppo della Democrazia Cristiana, i gruppi che compongono questa maggioranza, per la serietà, l'impegno e la correttezza dimostrati in questo breve lasso di tempo, che fanno ben sperare di poter mettere a punto una buona attività amministrativa.

Formulando questo augurio e tornando a complimentarmi con la Giunta e con l'Assessore alle Finanze, che in questa occasione può essere accreditato del merito maggiore, a nome del Gruppo della Democrazia Cristiana dichiaro di condividere il bilancio e di votarlo.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.

LANIVI (ADP): Cercherò di essere breve, così come mi è stato consigliato, nell'affrontare due argomenti, con il primo dei quali, di ordine prettamente politico, mi rivolgerò soprattutto a coloro che hanno centrato il loro intervento sull'analisi dell'attuale momento politico.

Non ripeterò le motivazioni che mi hanno portato a negare il consenso a questa maggioranza e che ho già espresso al momento della sua formazione, ma cercherò di illustrare, sia pure in modo sintetico, come si pone la mia persona rispetto all'attuale situazione politica ed agli auspici che mi propongo di realizzare per lo sviluppo futuro della nostra Regione.

Alcune cose da chiarire sono assolutamente ovvie. Si è formata una nuova maggioranza. In democrazia, per formare una maggioranza, è sufficiente la metà più una delle persone di un qualsiasi consesso, per rendere possibile l'avvicendamento di un potere con un altro, senza alcun spargimento di sangue, indipendentemente dal giudizio di merito.

Il problema che pongo io non è di questo tipo, ma è relativo alla coerenza o meno delle maggioranze che si realizzano nelle assemblee elettive per decidere come governare la comunità in funzione delle esigenze e dei bisogni di quella comunità.

Fatta questa premessa, confermo che il mio giudizio è stato e rimane negativo rispetto alla maggioranza che si è formata. Ciò non toglie, però, che questa maggioranza esista.

A tale maggioranza non attribuisco neppure quel certo carattere di debolezza o di precarietà che alcuni le accreditano a bassa o ad alta voce. La maggioranza c'è e, finché esiste, è legittimata a governare.

Il mio giudizio è relativo al merito e quindi la mia posizione concerne i contenuti politici e su di essi vorrei pronunciarmi nel modo che segue.

Mi pare che sia stato il Consigliere Mafrica a differenziarsi dalle posizioni che a questa situazione politica attribuiscono il carattere di una stabile prospettiva per la Regione. Io contesto questa linea e ritengo piuttosto che l'attuale situazione politica sia di transizione.

Cerco di spiegare meglio il mio concetto di transizione. Ovviamente, tutto è transizione, però in questa fase la transizione può essere identificabile nella situazione politica regionale che, uscendo da certi binari, si pone su una piattaforma in movimento, senza che si sappia dove si fermerà.

Ha quindi una sua coerenza l'intervento del Consigliere Mafrica, quando afferma, in sostanza, che manca un modello di sviluppo per la nostra Regione. Questo è il problema chiave, che tutte le forze sono chiamate a definire, ciascuna secondo le proprie responsabilità.

Se si afferma questo, però, non si può parlare di inversione di rotta, che presuppone la scelta di una linea. Se invece non vi è un modello di sviluppo che possa fungere da riferimento, credo che sia più valido questo mio giudizio: la vita politica valdostana è su una sorta di piattaforma in movimento, che non sappiamo dove si fermerà.

Per le forze politiche, ma anche per le persone singole, il problema è quindi di utilizzare questa fase o questo periodo affinché il punto di arresto della piattaforma non sia funzionale agli interessi dei partiti, ma a quelli più complessivi della nostra Regione. Questa è la mia visione politica che mi consente di assumere una posizione differenziata non solo rispetto all'attuale maggioranza, ma anche rispetto a chi vorrebbe esaltare posizioni di rigida contrapposizione, che ci farebbero giungere impreparati al momento di una più netta precisazione dell'orientamento politico della nostra Regione.

Il salto di qualità, invocato anche dal Consigliere Riccarand, è di carattere eminentemente politico, che però presuppone la modifica dell'atteggiamento delle forze politiche rispetto agli interessi generali della nostra Regione, nel senso che occorrerebbe poter trovare quel delicato momento di sutura tra le legittime rappresentanze degli interessi particolari della Valle con quelle dei suoi stessi interessi più complessivi.

In mancanza di un modello di sviluppo, mi permetto di indicare o di proporre alcuni temi o suggerimenti che possono essere oggetto di dibattito e di confronto e che io ritengo dei punti fermi della mia visione della Valle d'Aosta; del resto, credo che ognuno di noi abbia una propria visione ideale della Valle. I punti che vado enunciando possono fungere da riferimento per le varie forze politiche che riterranno di comprenderli nel loro significato.

Primo punto: la specificità della Valle d'Aosta. Secondo me, nella relazione o nei discorsi politici non è stato sufficientemente evidenziato il vero momento critico e di debolezza della Valle individuabile nel venir meno del senso della sua specificità, cioè dell'orgoglio e della responsabilità che questa Regione deve avere nel rappresentare in qualche modo un "unicum" nella realtà europea. Questo non è solo un diritto, ma è anche un dovere.

Dire che la Valle d'Aosta sarà europea è una banalità, perché anche Abbiategrasso ed Ivrea saranno europee, tutte le altre località saranno europee. Il problema è invece di stabilire come la Valle d'Aosta dovrà entrare nella Comunità europea, cioè se dovrà entrare in quella dimensione più come area marginale, senza alcuna connotazione particolare o caratteristica propria, oppure se sarà in grado di interpretare un proprio ruolo autonomo, coerente con il suo passato. Questo è il problema centrale della Valle d'Aosta, che io lancio soprattutto alle forze di Sinistra.

Se questo concetto o senso della propria specificità era forte quando l'economia regionale aveva la possibilità di garantire la propria sopravvivenza economica, ma anche di tutelare i propri connotati caratteristici di realtà prevalentemente pastorale e rurale, a maggior ragione oggi, venendo meno o indebolendosi questo tipo di realtà, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto il profilo quantitativo umano, si pone il problema del rafforzamento di questa specificità della Valle nel suo insieme, che deve raccogliere anche altre energie o almeno la consapevolezza di altri.

Se viene meno questa specificità, viene meno il primo punto di forza della Valle d'Aosta, senza il quale tutti i discorsi che facciamo risultano vani.

Oggi stiamo dimenticando che la Valle d'Aosta ha una grande responsabilità: nell'arco alpino essa rappresenta una delle pochissime comunità tipicamente alpine, se non l'unica - io ne conosco solo due -, ad essere sopravvissute; tutte le altre sono morte. La maggiore responsabilità di questo Consiglio regionale sta appunto nella sua possibilità di rappresentare a livello europeo un modello di sviluppo alpino. Questa responsabilità supera ampiamente le "querelles" ed i litigi tra le varie forze politiche. Se questa circostanza fosse stata la sfida finale del ruolo del Consiglio regionale o delle forze e dei movimenti qui presenti, la Valle d'Aosta l'avrebbe sicuramente persa, nel senso che non sarebbe più esistita come entità diversa e con un suo tipico ruolo da giocare nel campo europeo.

Questo, secondo me, significa essere in Europa con le proprie caratteristiche, garantendo la rappresentanza di un modello di vita alpino capace di autogovernarsi e coerente con le sue tradizioni passate. Questa esigenza è di fondamentale importanza.

Altro tema, affrontato o approfondito da pochi Consiglieri, è quello della posizione geografica. La Valle d'Aosta è stata da sempre considerata come un luogo di passaggio, ma è stata considerata anche come un'isola. Mi pare che questi due dati dell'anima o dello "status" della Valle d'Aosta, siano stati molto bene espressi in passato da Bernard Janin, che io ritengo uno degli ultimi studiosi più seri sulla realtà valdostana.

Il problema non è quello di prospettare per la Valle d'Aosta un futuro di chiusura, perché ciò sarebbe antitetico con la sua esperienza storica. Sarebbe del tutto impensabile ipotizzare un futuro di progresso che vedesse la Valle contare solo sulle proprie risorse interne. Questo non è quasi mai avvenuto e quando è capitato si sono verificati momenti od epoche di grande povertà. La Valle d'Aosta è quindi cresciuta e si è sviluppata nella misura in cui è stata inserita in organismi più ampi e, pur mantenendo le sue specificità e la propria caratteristica di isola, ha saputo utilizzare la propria posizione geografica.

Oggi, questa posizione è ancora più interessante di ieri, perché poche aree in Europa hanno due confini. Si aggiunga il fatto che, nella prospettiva della nuova Europa, un confine si affaccia sulla Svizzera, che non è un'area geografica della CEE.

Si deve tener nel debito conto, quindi, l'aspetto caratteristico della posizione geografica della Valle.

Altro punto è quello dell'equilibrio. Osservando la realtà valdostana, si può constatare che nel corso della storia è sempre stato compito e merito dei Valdostani cercare di mediare e di mettere insieme il fondovalle con la montagna. Pochi ricordano che l'altezza media del territorio regionale è intorno ai 2000 metri. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo in un'area montana, per cui cerchiamo di non farci incantare da economisti e scienziati della pianura: se non avremo "teste alpine", essi ci verranno a fare dei discorsi fasulli, che saranno sempre in contrasto con la natura e le caratteristiche di questa Regione.

L'abilità dei politici della Valle d'Aosta, di quelli cioè con la "P" maiuscola, che hanno consentito alla nostra Regione di rimanere e di essere oggi una delle poche rappresentanze di questa realtà, è consistita appunto nel saper mediare tra una realtà piccola ed una più grande, tra un fondovalle e la montagna, tra una realtà autoctona che ha saputo integrare realtà e componenti stabilitesi nel corso dei secoli in questa Regione..., per farne sempre risultare un'unica realtà.

Questi, a mio parere, sono i problemi o gli argomenti centrali che non devono mai essere dimenticati, anche nei momenti in cui, come quelli attuali, può prevalere un certo senso di inferiorità rispetto a realtà ritenute più intelligenti, più razionali e funzionali della nostra.

Se andiamo ad esaminare la qualità della vita diffusa in quelle realtà, abbiamo modo di toccare con mano che, molto probabilmente, quell'istinto di fierezza e quella libertà individuale, che magari si esprimono in modo non confacente ai salotti delle alte borghesie e che possono seccare molto la gente che viene da fuori, e quella rozzezza o rudezza del contadino valdostano sono una delle espressioni più nobili di questo senso di libertà, con cui non dobbiamo giocare con troppa disinvoltura. E' molto meglio la rudezza, che la massificazione, l'appiattimento ed il livellamento.

Rivolgo alla Sinistra un altro invito, a ricordare cioè che oggi, quando si parla di nuove povertà, ci si dimentica della povertà degli anziani, ai quali stiamo dicendo che non contano più niente perché non producono. Stiamo proprio arrivando a questi concetti.

Credo che impoveriamo la Valle d'Aosta, se perdiamo questi tre concetti di fondo, specificità della Valle, utilizzo della posizione geografica e capacità di equilibrare tutti gli elementi in gioco, la cui responsabilità ricade sulle spalle dei politici o della classe politica valdostana.

Il mio giudizio è molto positivo, perché ritengo che, in base a quanto è stato fatto in questi ultimi anni nel dire ciò e nel riferirmi al periodo che ho conosciuto, cioè al dopoguerra, non ho alcun intento polemico - la Valle d'Aosta nel suo insieme abbia al suo interno le energie sufficienti per sopravvivere all'incapacità dei politici, indipendentemente cioè dalla stupidità della sua classe politica.

Esaminiamo ora un punto di debolezza, ossia la dimensione della Regione, che comprende 114.000 abitanti. E' una cifra conosciuta, che io ripeto solo per ribadire che è scientificamente dimostrato che a queste dimensioni non valgono le leggi, le norme ed i regolamenti delle dimensioni più grandi. Qui conta la persona. E' vero che la selezione naturale e biologica dice che il genio può nascere ogni secolo, ma è altrettanto vero che a livello di 114.000 abitanti ciascuno può assumere un ruolo di maggiore protagonismo rispetto alle altre dimensioni.

Questa è una ricchezza che tutti siamo tenuti a conservare, ma, considerata la nostra dimensione di 114.000 abitanti, dobbiamo stare anche molto attenti a non farci sopraffare dagli altri.

E' un discorso anche di legittima difesa da interessi più grandi, da modelli di sviluppo che tendono a snaturare ciò che questa comunità deve responsabilmente produrre, da interessi che vengono ad utilizzare il patrimonio di ricchezza culturale, storico, naturale ed economico di questa comunità.

A mio avviso, su questi punti, che io propongo alla meditazione e riflessione, può essere svolto un dibattito che superi una contrapposizione che, cristallizzandosi, potrebbe produrre effetti non positivi sulla nostra Regione. Quanto detto vale ovviamente sul piano politico generale.

Veniamo ora alla relazione dell'Assessore, che ho letto con particolare attenzione e sulla quale non voglio formulare dei giudizi, ma mi permetto solo di muoverle una critica di fondo e di aggiungere delle annotazioni più particolari.

Cominciamo dalla critica di fondo. Nella relazione, a mio avviso, manca il senso del continuo. Non certo per colpa dell'Assessore o di altri, o forse per il tentativo di sintetizzare, ma leggendo la relazione si ha l'impressione, a mio parere errata, che questa Regione sia ferma, quasi come un'area depressa. La Regione non è così, perché anche rispetto ad altre realtà regionali ha raggiunto determinate posizioni e deve sentire la responsabilità di gestire questa particolare situazione, che non è affatto disastrosa.

Dov'è questo disastro? Me lo volete spiegare dov'è questo disastro? Io non lo so. Molto probabilmente, dal punto di vista metodologico, sarebbe stato più logico dire: "Abbiamo fatto questa strada e siamo arrivati a questo punto. Da oggi in avanti, intendiamo portare il testimone da qui a lì". Del resto non siamo all'anno zero e credo che questo non corrisponda neanche alle intenzioni dell'Assessore, anche se leggendo la relazione si ha proprio questa sensazione.

Vediamo ora alcune importanti annotazioni su tutti i settori economici.

Mi pare che nel settore industriale venga fatta un po' di confusione, perché si parte da una situazione industriale primitiva, costituita da insediamenti realizzati in Valle per sfruttare il minerale e le acque per la produzione dell'energia elettrica, e si parla di ristrutturazione, quasi che ci sia stato un passaggio dalle precedenti realtà ad una nuova. Questo non è vero. "Ristrutturazione" è un termine un po' eufemistico, simpatico e gentile, che nasconde il vero significato dell'operazione, cioè "chiusura", tant'è che ai rappresentanti sindacali, non appena lo sentono, si rizzano i capelli.

Quella realtà industriale è finita e la Regione non ha dovuto affrontare il problema della riconversione o modificazione della struttura industriale, ma ha dovuto fare una scelta politica del tipo: la Valle d'Aosta, per il suo futuro, deve avere una dimensione industriale al suo interno, sì o no? Se la risposta è sì, ce la dobbiamo inventare, perché il resto se n'è andato via: Brambilla, Châtillon, Ilssa-Viola... Queste aziende non sono state ristrutturate nel senso di riconvertite, ma se ne sono andate.

In mezzo, però, s'è attuata una scelta politica importante: ci siamo dati una nuova struttura industriale. Questa scelta politica è stata importante, ha dato dei risultati e ci darà magari dei problemi, ma è stata una scelta, condivisa anche da gran parte di questo Consiglio, che non deve essere messa in discussione.

E' vero quello che si dice nella relazione, cioè che sarebbe bene cercare di legare queste aziende con le realtà geografiche vicine, però questi problemi noi li abbiamo proprio perché la nuova realtà industriale non è venuta su da sola, ma è stata creata. Questo è molto importante.

Lo stesso discorso vale per la realtà della Cogne: non c'è perché è voluta rimanere, ma c'è perché si è voluto che ci rimanesse. Il concetto è ben diverso, altrimenti la Cogne sarebbe già via, sollecitata magari anche da qualcuno di qui.

Ora abbiamo una struttura industriale industrializzata. Si obietta che non è diffusa sul territorio, ma non tutto il territorio valdostano si presta ad essere industrializzato, perché sono poche le aree che si prestano a questo scopo. Dobbiamo invece riconoscere che abbiamo realizzato una dimensione industriale, che oggi dobbiamo tendere a rafforzare, aumentando magari i vincoli ed i collegamenti perché la nostra industria possa meglio inserirsi nel mercato. Dobbiamo dire che partiamo da questo punto.

Si dice che non esistono più le ragioni per una localizzazione industriale in Valle. Sono d'accordo sul fatto che non esistono più le vecchie ragioni, tant'è che il minerale, ad esempio, non è più sfruttato, ma io vorrei elencare alcune valide ragioni per una localizzazione industriale in Valle.

L'acqua è la fonte più preziosa per la produzione di energia elettrica per caduta, è rinnovabile ed è una ricchezza permanente per l'economia regionale. L'accordo con l'ENEL non ha lo scopo di dare dei vantaggi temporanei, ma permanenti all'industria. L'acqua è un vantaggio.

La posizione geografica. Certo, era un handicap notevole in una Valle di Aosta a "cul de sac", ma oggi, nella dimensione europea, la Valle d'Aosta si trova in un'area di cerniera interessantissima. La Seiko è venuta qui perché voleva insediarsi in una zona europea strategica, altrimenti non sarebbe venuta. Posso anche aggiungere che, se avesse dovuto scegliere un'alternativa, non sarebbe andata a Caserta, ma a Trento o ad Udine.

Oggi è un valido motivo di localizzazione anche la qualità dell'ambiente, cioè del sito. I centri di ricerca, infatti, vanno appunto in queste aree.

Quarto motivo di localizzazione è la propensione al lavoro della popolazione. Ricordo con molta soddisfazione che gli industriali che venivano in Valle davano un giudizio molto positivo sulla manodopera locale.

Non è vero, quindi, che non esistano più validi motivi di localizzazione industriale, mentre è vero che non esistono più quelli vecchi. Oggi, oltre ad alcuni dei motivi ormai storici, ve ne sono altri che possono giustificare nuovi insediamenti.

Per quanto attiene al settore agricolo, proporrei di fare una correzione. Un'analisi di tipo meramente economico porta a dare un giudizio non accettabile sul mondo dell'agricoltura, perché l'addetto al settore agricolo non può essere considerato solo come il giardiniere del verde, anche se è di moda.

Se mi è consentito, vorrei fare due osservazioni in proposito, e poi mi avvierò rapidamente alla conclusione.

Qui si può fare un discorso di qualità, non di quantità. E' possibile che in Valle d'Aosta si riesca a mangiare prodotti più sani che non altrove, perché oltre i 1600 metri non c'è bisogno di anticrittogamici e la qualità del prodotto può giustificare la presenza di un'attività agricola, al di là ovviamente della funzione di conservare il verde.

L'altra osservazione è relativa al fatto che il fondamento culturale della Valle d'Aosta discende dal suo essere realtà rurale. Non va fatta prevalere solo una logica prettamente economicistica.

Faccio un'ultima annotazione sul turismo. L'apparente disseminazione o frantumazione di iniziative deriva dal fatto che la nostra realtà pochi anni fa ha affrontato un enorme problema sociale e culturale, identificabile nel passaggio dal mondo rurale a quello turistico-alberghiero. Questa transizione non è facile, per cui vanno studiati i modi affinché questa trasformazione avvenga nel miglior modo possibile, ma sono sicuramente da evitare certi discorsi che, letti in chiave di razionalità e funzionalità, emarginino i protagonisti della vita di montagna dallo sviluppo turistico.

Il nodo politico di fondo è che non bisogna sostituire i modi improvvisati e rabberciati degli agricoltori, con quelli di manager più preparati e più bravi, che ben sappiamo perché vengono qui, emarginando magari gli operatori locali. Questo discorso è piuttosto delicato e probabilmente non va affrontato in termini radicali, ma tenendo a mente questa osservazione di fondo.

Per quanto concerne l'occupazione, nella relazione si fanno due osservazioni che proporrei di ritoccare. Si parte dalla constatazione del dato di fatto che le percentuali di disoccupazione della Valle d'Aosta sono tra le più basse delle Regioni italiane. Nel leggere la relazione, forse la mancanza di dati e di riferimenti numerici ci porta ad esprimere un giudizio che non corrisponde alla realtà.

Esistono dei problemi di disoccupazione, quantitativamente ridotti, per risolvere i quali però la Regione si è munita di appositi strumenti, tant'è che, ad esempio, l'Agenzia del lavoro è stata appunto creata per affrontare queste situazioni particolari.

In secondo luogo, mi pare importante ricordare che alcune caratteristiche del mondo del lavoro della realtà valdostana, come è già stato ricordato da qualche altro Consigliere, sono la pluriattività e la stagionalità. Questi aspetti non sono da considerare in modo negativo, ma parte di un patrimonio culturale che, per mantenere la massima garanzia personale, ritiene preferibile giocare su più tavoli la propria disponibilità al lavoro.

Non mi sento invece di condividere "il rischio di una realtà troppo aperta". Non so esattamente che cosa ciò possa significare. Probabilmente chi ha steso quella dizione aveva in testa qualcos'altro, per cui io cerco di interpretare. Non vorrei che il discorso del "troppo aperto" conducesse ad una linea negativa, a pensare cioè che la Valle d'Aosta, chiudendosi in se stessa, possa sopravvivere. Il vero problema è quello di regolare i rapporti tra l'interno e l'esterno, in modo da non essere né troppo aperti, né troppo chiusi, cercando però di mantenere le chiavi della gestione della Regione in mani valdostane.

Queste sono le annotazioni che farei alla parte della relazione in cui manca l'evoluzione socio-economica della Regione.

Ciò però che porta ad una mia astensione nei confronti del bilancio, considerato nel suo insieme, concerne le scelte di programma, che, a mio parere, mancano di quei riferimenti precisi e di quei punti forti cui collegare l'attività amministrativa e di routine. Questo limite l'avevo già evidenziato in sede di presentazione del programma di maggioranza, quando avevo detto che più che altro si trattava di un elenco di cose da fare.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Bich; ne ha facoltà.

BICH (PSI): Egregi colleghi, l'esame del documento fondamentale, finalizzato all'impostazione programmatica ed al controllo dell'azione politica dell'Amministrazione regionale, è stato oggetto, quest'anno, di una profonda e vivace disamina e di un'appropriata attenzione da parte di tutte le forze politiche presenti qui in Consiglio.

Cercherò quindi di non ripetere tematiche e concetti già ampiamente sciorinati da altri, ma mi limiterò semplicemente ad una breve dichiarazione di voto. Lo farò esprimendo il mio punto di vista sulla situazione politica, perché ritengo vero ed incontrovertibile che l'esame della legge finanziaria costituisca una verifica dell'operato del Governo e della maggioranza ed un giudizio sulle scelte amministrative che si intendono adottare nel corso dell'anno.

Prima di tutto vorrei esprimere all'Assessore alle Finanze il mio apprezzamento per aver letto una relazione, per una volta non di immagine e di vetrina sullo "status" della nostra Regione, ma che, nell'analisi socio-economica, ha colto alcuni aspetti della realtà che appaiono anche gravi e preoccupanti.

Eravamo abituati ad un ottimismo forzato dalla necessità di dare un'immagine positiva del Governo e quindi ad un'amplificazione dei dati socio-economici propri dell'opulenza e dell'abbondanza e ad un abbassamento dei toni, invece, delle dolenti note del disagio e dei cambiamenti peggiorativi. Indubbiamente questo metodo serviva a creare fiducia ed ottimismo nella popolazione, ma non era un indicatore attendibile e trasparente della realtà sociale ed economica valdostana, dove non di rado si sentono scosse di fenomeni negativi e segnali di malessere e di ristagno.

Ora, invece, l'esame del programma viene fatto con lenti meno rosee e più realistiche. Mi sembra che questa sia una buona partenza.

Mi sembra anche lodevole aver voluto allacciare il programma presentato un mese fa dalla maggioranza al bilancio triennale, mediante lo strumento della pianificazione programmatoria con il relativo e puntuale dislocamento delle risorse finanziarie.

Buono è anche il trend favorevole per la progressiva riduzione dei valori percentuali relativi ai residui attivi e passivi, nonché il migliore equilibrio tra le spese correnti e gli investimenti, a favore di questi ultimi.

Dopo l'esperienza di molti anni, non credo comunque che un buon bilancio di previsione sia tautologico riscontro di una buona amministrazione. Guardate, egregi colleghi, come i consuntivi divergano dai preventivi e come, a posteriori, molte previsioni appaiano errate o mancate per attribuire un valore simbolico al bilancio.

Mi sembra piuttosto necessario andare al di là delle cifre e dei programmi, per esaminare, come ho detto all'inizio, la situazione politica, così come oggi essa si presenta.

Nella sua relazione il Presidente della Giunta sostiene che il 6 giugno si è provocato un "elettroshock" a livello istituzionale, che ha consentito una profonda svolta nel modo di governare, ricreando un quadro politico più vivace, più ricco di soggetti, più rappresentativo delle componenti della società valdostana.

Tutto questo è senz'altro vero, ma occorre andare un po' più in profondità nell'analisi dei vari aspetti politici. Si è detto molto del ribaltone del 6 giugno scorso. Si è cercato di porre l'accento sulla colpevole degenerazione monocratica ed oligarchica della gestione dei pubblici poteri, addossando, forse in modo un po' troppo ingeneroso e deviante, le cause e le colpe ad una o a poche persone.

In verità, ben altro è stato il detonatore del mutamento: c'è il risultato delle elezioni comunali e le conseguenti reazioni dei partiti sconfitti; c'è l'eclatante vittoria dell'Union Valdôtaine, che dal 1978 non conosce soste al suo smagliante incremento di consensi; c'è l'analisi dei flussi elettorali, dai quali si comprende l'effetto gravitazionale esercitato dall'Union Valdôtaine su quasi tutti i partiti ed in particolare sugli alleati più stretti; c'è infine la frustrazione di chi molto ha seminato, ma poco ha raccolto, per capire il panico, l'allarme di chi non vede scampo alla prossima fine. Quando potrà succedere? Alle prossime comunali, alle prossime regionali? Chi sa quando.

E' la paura di scomparire, la vera causa della smagnetizzazione della vecchia maggioranza e della nascita della nuova. Una specie di istinto di conservazione, dunque, di legittima difesa e non l'opera di qualche grande manovratore.

Dall'altra parte, c'era la frenetica corsa dell'Union Valdôtaine e della sua leadership, verso modelli tedeschi di maggioranza assoluta e plebiscitaria, come la CDU bavarese di Franz Joseph Strauss o il Partito popolare tirolese o la Sudtiroler Volskspartei. Questa corsa ha evocato fantasmi preoccupanti in chiave di costituzione di un gruppo dirigente monoculturale, egemonico, invasivo della gestione del potere, con le caratteristiche e le analogie tipiche dei partiti di raccolta.

Di là, come di qua, un forte e talvolta ambiguo rapporto con la gerarchia ecclesiastica. Di là, come di qua, una autarchia nella gestione economica e finanziaria dei centri di sviluppo agricolo, artigianale e piccolo-industriale, nonché dei servizi legati al terziario produttivo; insomma, una visione di blocco omogeneo della cultura dei centri direzionali del potere pubblico e privato.

La nuova maggioranza si pone all'antitesi di quel disegno e di quella tendenza, accetta e stimola il pluralismo, sollecita forme consociative paritarie fra i contraenti o almeno così dovrebbe essere.

Voglio evitare i toni trionfalistici, perché sono sempre irreali. La nuova maggioranza, in verità, così come appare oggi, si dimostra un pochino gracile ed incerta, non tanto per l'aritmetica parlamentare, quanto per la contraddittorietà e per la storica incompatibilità per le forze politiche convergenti. Tutto ciò, in verità, è già stato detto.

Non è credibile che una maggioranza stia insieme per la sola paura del ritorno al passato, per il conseguimento della sopravvivenza direi quasi biologica. Per questo è nata una maggioranza scompensata, molto pesante al centro e molto debole a sinistra, con una forza importante che appoggia dall'esterno, in una specie di "revival" degli anni '70, allorché le incompatibilità erano soprattutto ed esclusivamente ideologiche e non poteva essere accettata contiguità al Partito comunista nell'esecutivo.

E' indubbio, invece, che le configurazioni di governo stabili accolgono nel loro seno tutte le componenti partitiche della coalizione, senza alcuna riserva e senza alcun preconcetto.

Se oggi non è così, questo deve essere comunque un obiettivo da conseguire e che si intenda raggiungere per creare una coerente stabilità, sempreché si voglia mantenere questa configurazione.

Basta un fugace sguardo agli organigrammi, e non parlo solo di quelli di governo, ma di tutto l'insieme del potere, per capire come sia labile la presenza della Sinistra storica nelle sue anime più radicate. Non è ipotizzabile, né accettabile, che nel lungo periodo la Sinistra resti così debole e così divisa nel laboratorio politico valdostano, che è, come abbiamo detto, come tutti hanno detto e come ha ribadito un momento fa in modo egregio il Consigliere Lanivi, "un microcosmo del tutto originale e del tutto speciale", una specie di monade, dove gli echi della politica nazionale si smorzano e si affievoliscono, dove le parole di Occhetto e di Craxi devono avere un impatto molto più leggero e molto meno decisivo.

Mi sembra ormai necessario ed improcrastinabile che in queste componenti si inneschi un processo di "maîtres chez-nous", che tenda ad esaltare ed a valorizzare l'opzione federativa ed autogestionale dei due partiti. Il partito monolitico è un modello che non risponde più ad una realtà così complessa e frastagliata come quella che si presenta ai nostri occhi; è superata e perdente anche nei confronti del fenomeno del leghismo, che è nato proprio in opposizione all'insopportabile protervia ed egoistica miopia degli apparati centrali dei partiti e dalla loro burocratizzazione periferica.

Nei ristretti confini dell'ambito regionale è molto più facile trovare la saldatura per uomini che vivono le stesse esperienze. L'ambiente è un elemento fortemente modificatore dell'intuito e del carattere umano. Non vedo seri motivi ostativi a che, inizialmente, le sezioni e gli apparati del PCI-PDS e del PSI, per poi estendersi alle altre espressioni della Sinistra, intreccino in Valle d'Aosta esperienze ed iniziative in un'ottica di comuni proposte e programmi politico-amministrativi.

Se è vero che l'ideologia marxista e la pratica leninista sono ormai superate, è altrettanto vero che le ideologie sono state sostituite da ideali ed idee e che viviamo in una società aperta, ancora ricettiva, nelle masse, dei concetti che furono espressione peculiare e storica del movimento dei lavoratori degli ultimi duecento anni, con le solite idee cardine, che io ripeto, anche se può sembrare inutile: uguaglianza, equità, libertà nella sua massima espressione possibile, solidarietà.

Non servono autocritiche intempestive od inutili. Cogliamo quel che di buono c'è stato nella nostra esperienza nel tempo, anche e soprattutto in Valle d'Aosta, dove ci siamo battuti con successo per vincere la paura disaggregante della contiguità di diverse etnie; dove siamo riusciti a far convivere, senza grandi traumi e affliggenti ingiustizie, uomini, culture e linguaggi dalle origini più disparate; dove abbiamo imparato a rispettare ed a rispettarci, senza disprezzare nessuno.

Conosciamo bene le miserie dello storicismo, ma se è vero che oggi non esiste più il socialismo scientifico per governare i fenomeni sociali ed economici del nostro mondo e che quindi la Sinistra non ha più una spina dorsale su cui appoggiare l'intera connotazione della dottrina filosofica, è altrettanto vero che anche le altre dottrine sono in crisi: da papa Pecci, così spesso conclamato per l'Enciclica "Rerum novarum", all'uso autonomistico di Prudhomme, che fa comodo per la sua opera "Il principio federativo", ma che l'Union Valdôtaine dimentica "tout court" nella teoria della proprietà, nel trattato su "Il sistema delle contraddizioni economiche".

Siamo quindi in presenza di un crollo generalizzato dei miti, ma viviamo anche in un periodo fecondo, non nel migliore dei mondi possibili, ma disponiamo almeno degli strumenti e delle risorse per generare e creare nuove forme di equilibrio. Così sta germinando un binomio a suggello della Sinistra storica, almeno così come si evince dal nuovo dibattito politico: l'altruismo e la ragione.

L'altruismo ci appare in diverse forme: amicizia, solidarietà sociale e religiosa, amor di patria, amore universale...

La ragione non può far sbocciare questi sentimenti, però può considerarli dei beni preziosi, da coltivare e portare a compimento. La ragione trasforma l'impulso altruistico in attività intelligente e continuativa rispetto al fine.

Visto che per ora non è possibile cambiare gli organigrammi di governo, come ha sostenuto il Consigliere Mafrica, nell'immediato è almeno indispensabile che la Sinistra eserciti almeno un maggior potere contrattuale sull'esecuzione di programmi, che sono propri di una società che non vuole essere preda di inaccettabile accumulazione di ricchezza a favore di ridotte "élites", a fronte dell'evidente emarginazione e marginalità creata da nuove ed antiche povertà.

E' troppo presente oggi nella società valdostana la cultura del guadagno facile, parassitario. Una certa borghesia vorace e individualista, che stenta a reinvestire ed a ridistribuire la ricchezza. Chiedo che si mediti su questo squilibrio.

Anche il bilancio, tradotto in atti amministrativi, non sia cassa di risonanza di provvidenze e di interventi in una sola direzione, anche se è vero che, alla palestra di un certo "rampantismo" di una parte della nostra imprenditoria, fa in verità da contrappunto il "salotto buono" di una classe media sempre più vasta, attiva ed operosa, propensa ad accettare il rischio come normale componente del sistema economico e finanziario, cioè la legge del mercato.

Per certi temi specifici di questo bilancio occorre più chiarezza, più attenzione ai problemi significativi che toccano gli interessi di grandi masse di cittadini. Già Saragat negli anni '50 li citava come nodi da sciogliere per superare i conflitti sociali. Allora si diceva: "Casa, scuola, lavoro ed assistenza". Sono sempre gli stessi temi, molto semplicistici e semplicizzati, ma ognuno di essi comporta un sofisticato sistema di interventi e soprattutto l'esercizio diuturno di una continua volontà politica.

E' su questo punto che si possono stimolare piattaforme per nuovi confronti, nuove sinergie politiche, dunque un dialogo più attento e risolutivo su questi temi.

E' a questo proposito che ho apprezzato in alcuni punti il documento del Sen. Dujany e del Consigliere Lanivi, laddove chiedono un rinnovamento all'Union Valdôtaine ed un radicamento della Sinistra nell'ambiente locale. Mi sembra che tale proposta meritasse più attenzione, anche se si profila come proposta a lungo termine, da sviluppare, quindi, e da confrontare, comunque stimolante di un dibattito ancora tutto da verificare.

Al riguardo, dal dibattito di ieri non sono però venute risposte in questa direzione da parte dell'Union Valdôtaine. Mi sembra che ci sia un po' di confusione nel Movimento di maggioranza relativa. Nessuno è riuscito a capire se l'Union Valdôtaine ha rinunciato alla politica dell'egemonia, al conseguimento del 51 per cento, all'intendimento di governare un giorno da sola, così come si stava delineando fino al 6 giugno, oppure se intenda tessere una nuova tela di alleanze e non più chiudersi in se stessa, arroccandosi su posizioni pregiudizialmente contrapposte.

Se è in questo caso, allora scelga nuove alleanze e nuovi dialoghi, indirizzi la sua proposta verso la riedizione di un asse privilegiato Union Valdôtaine - Democrazia Cristiana, una specie di "governissimo", altrimenti dica se sia disponibile all'apertura di un confronto a sinistra. Neppure la sofisticata e sottile dialettica forense del Consigliere Louvin è servita a sciogliere questo nodo "gordiano" e neppure l'appoggio poetico di una favola di La Fontaine pare possa farci uscire da questo amletico dubbio: "Nondum matura est".

D'altronde, per ora abbiamo tutti i nostri problemi, per non capire quanto sia difficile superare positivamente l'attuale posizione di stallo, problemi esterni di rapporti complessi tra le forze politiche, ma anche problemi interni, dove la dialettica è spesso scambiata per disfattismo - chissà poi perché? - e, addirittura, il dissenso scambiato per colpa.

Si è affermata una specie di trasversalità all'interno di tutti i partiti. Vecchie amicizie, dopo il 6 giugno, si sono rotte e se ne sono costituite di nuove. Tutto questo mi sembra normale. Giustificare questi profondi cambiamenti con la sprezzante definizione fatta ieri da qualcuno, di nostalgia del potere, tout court, o con la vecchia frase liquidatoria, sempre usata, quasi con lo stampino, tutte le volte che c'è qualche difficoltà, "soffre di turbe psichiche", non fa certamente onore a questo prestigioso "Sinedrio", né ai rispettabili Consiglieri qui presenti.

Ricordo che anche all'Est, in tempi andati e meno piacevoli, chi dissentiva veniva prima adagiato sul lettino e poi veniva mandato tout court in manicomio. Io mi chiedo: "Ma esiste la malattia mentale in Consiglio regionale?". Già è difficile che esista all'esterno, dopo il varo della 180, ma in Consiglio regionale non dovrebbe affatto esistere.

La verità, reale e vissuta, è che siamo alla perpetuazione di uno scontro tra due classiche concezioni di fare politica, presenti anch'esse sull'Enciclopedia UTET.

Da un lato c'è chi ha letto ed assimilato Machiavelli, dilettandosi con "Il Principe", che peraltro è un bel libro, anche di facile lettura, non dimenticando che i principi fondamentali della dottrina di ser Niccolò sono: "Indipendenza della politica dalla morale e riconoscimento delle dure leggi della politica come pratica quotidiana", cosa non certo di poco conto. In effetti, e questo la dice lunga, la prima opera di Niccolò Machiavelli aveva un titolo molto più emblematico e molto più preconizzatore, forse era la prima opera giovanile, e si intitolava: "Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nell'ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagoro et il Duca Gravino Orsini". Questo la dice lunga sui machiavellici.

In antitesi a questa posizione, per fortuna ce n'è un'altra, compensatrice, che si ispira al positivismo moderno, ad un nuovo evoluzionismo, dove la scienza e la tecnica sono condizione dell'incremento progressivo di molti valori dell'umanità ed in particolare quelli della solidarietà e della fratellanza, ma questo lo sappiamo.

Vedremo in seguito quale sarà lo sbocco di questa prorompente dialettica dai toni shakespeariani fra le due tesi tra loro inconciliabili. Non è detto che vincano sempre i furbi machiavellici, perché ormai sono note le loro ripetitive abitudini, i vizi e le virtù.

Concludo, signor Presidente, questo mio intervento che non voleva essere nulla di più che una dichiarazione di voto, nulla di carismatico, annunciando un voto favorevole al bilancio di previsione per il 1991 ed a quello triennale per il 1991-1993. Questa è la frase di rito.

Devo aggiungere che si tratta di un voto dato con tutte le riserve che ho enunciato prima. E' un voto dato con cordialità e generosità, ma che non rappresenta una fiducia acritica e permanente al Governo regionale. Valuterò di volta in volta, con vigile attenzione, con lealtà, ma anche con fermezza, la direzione del cammino che ci apprestiamo a fare insieme.

Che Dio ce la mandi buona!

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione; ne ha facoltà.

ANDRIONE (UV): Je dois, d'abord, faire mes excuses au Conseil si mon intervention sera décousue et hachée, parce que je préfère présenter quelque petite note, quelque glose à ce qui vient d'être débattu depuis plus d'un jour, à une répétition de tout le savoir humain et de différentes positions qu'on peut assumer par rapport au budget de prévision.

Il me semble, d'abord, que l'analyse présentée par l'Assesseur aux Finances - analyse que sur le plan local a certainement des qualités - manque d'une correspondante analyse de la réalité italienne, européenne et mondiale dans laquelle nous sommes immergés.

Il est hors de doute que nous vivons une époque de vastes changements et que l'on peut dire que la restauration, suivie à la fin de la deuxième guerre mondiale, va à sa fin. Cette longue période de restauration est aujourd'hui, mise en cause par des mouvements qui secouent la société mondiale, une société que la technologie et l'avancement des techniques a rendu planétaire. Il me semble qu'il aurait fallu souligner la crise qui investit le monde politique, non seulement à l'Est, non seulement dans le difficile travail d'une construction européenne, mais qui investit tout particulièrement les partis politiques italiens qui sont secoués par une situation qui n'avait pas été prévue.

Pendant très longtemps, nous avons vécu une dichotomie simple, la dichotomie établie par la guerre froide: d'un côté il y avait les bons, de l'autre les mauvais et vice versa. On pouvait remarquer que les bons d'un côté étaient les mauvais de l'autre et que les mauvais d'un côté étaient les bons de l'autre. Aujourd'hui ce monde est brisé, est fini et les partis politiques italiens n'ont pas su trouver à temps une réponse. Ils vivent dans une crise profonde.

La réponse a été, pendant quelques années, depuis même trop d'années, celle d'un lotissement sauvage de tout ce qui pouvait être loti. La réponse a été celle, en Vallée d'Aoste, d'une coalition de partis parce que la peur - et Monsieur Bich vient de l'expliciter d'une façon remarquable - faisait de façon que l'on dût surmonter certaines vieilles incompatibilités pour faire face à un ennemi qui ne venait ni de l'Est, ni de l'Ouest, mais qui était à la maison.

Cette crise des partis était également provoquée par une méthode, une gestion du pouvoir - surtout mise en acte par la Démocratie Chrétienne, mais non seulement par elle - qui a conduit l'Italie, au milieu d'un progrès général, d'un bien-être beaucoup plus diffusé, à une situation d'endettement très très grave. On a oublié de dire que nous avons tous, de l'âge de zéro à l'âge de cent ans, quelque chose comme vingt millions de dettes à payer. S'il est juste de se préoccuper de ce qu'il arrivera au premier janvier 1993, au moment de l'ouverture des frontières, je crois qu'il serait encore plus juste de se préoccuper de la note que nous devons payer.

Vous lisez les journaux comme moi et vous avec certainement lu que Monsieur Poëhl, président de la Bundesbank, a, de cette raideur typiquement teutonique, agité le doigt, en disant: "Ne vous faites pas d'illusions: nous ne payerons pas pour vous. Europe à deux vitesses, Europe avec les comptes en ordre". Cette situation ne pourra pas ne pas se répercuter sur la Vallée d'Aoste, ne pourra pas ne pas avoir une influence très forte sur ce que ferons et sur ce que nous pourrons faire dans notre pays.

Il me semble également que la réponse que les partis ont donnée en Vallée d'Aoste, à cette crise qui les secoue, est une réponse vieille, est une réponse surannée, celle qu'on a appelée titch quand la Russie était encore sainte, et qu'on appelle aujourd'hui nomenklatura, autrement dit on est allé contre courant. Alors qu'on se préoccupe dans le Parlement national de trouver de nouvelles institutions, une deuxième république qui puisse permettre aux électeurs de choisir directement quel sera l'exécutif et non pas seulement l'assemblée; ici, on vante un gouvernement d'assemblée parce que les notables prétendent obtenir de la voix populaire un blanc-seing, un mandat illimité qui leur permet de faire une campagne électorale dans un sens et d'agir dans un sens exactement inverse.

Or, cela nous semble contraire au mouvement profond qui secoue la société italienne, qui demande une plus grande participation, une participation effective à la politique et non une délégation générale à faire ce qu'on veut dans cette salle. Cela est tellement vrai qu'il y a, dans la relation du Président de la Junte, une autosatisfaction, un peu enfantine, si vous voulez, un peu trop évidente, et vous me pardonnerez cette petite pique, Monsieur Bondaz et Messieurs les Assesseurs, elle ne veut pas être méchante. Quand Monsieur Bondaz lisait le texte, qu'il a courtoisement distribué aux Conseillers, je n'ai pu m'empêcher de penser à mes origines piémontaises, parce que les Piémontais ont un beau proverbe qui dit: "A fan come j'aso 'd Cavour ch'ass lodo da lor".

C'est un peu la présentation d'une opération politique, parfaitement légitime, où l'on veut, par contre, voir un renversement de situation qui n'existe pas, parce que si vous vous confrontez à la population, si vous demandez l'avis des gens de la rue, vous remarquerez que ce soupir de soulagement qu'aurait dû tirer la Vallée d'Aoste pour la chute du "tyran", n'a pas eu lieu. Au contraire, il y a eu de l'étonnement, il y a eu encore plus fort un décollement de la population de la politique, parce qu'on ne comprend pas comment l'on puisse renverser les rôles, avec cette facilité, sur une base qui n'est pas idéale, mais qui est purement numérique.

Il a été dit - et cela me parait une nouveauté très intéressante - qu'en Vallée d'Aoste il y a une réorganisation de différentes forces politiques et que d'un côté, à gauche, il se passe des faits nouveaux et intéressants, qu'il y a une tentative de fédération de différents partis et, à notre avis, un changement d'hégémonie. Monsieur Milanesio aspire à être le "petit Mitterand" de la Vallée d'Aoste et Monsieur Mafrica a une tendance masochiste, qui rappelle un petit peu Monsieur Georges Marchais, car il aime travailler pour le roi de Prusse. Mais il y a une nouveauté positive, puisque nous sommes contre le fractionnisme, nous sommes contre le principe pour lequel il n'y a pas de possibilité de vastes agrégations, et il nous semble qu'en Vallée d'Aoste il y a grosso modo, sans oublier évidemment les positions minoritaires différentes, trois grandes forces politiques: d'un côté la Démocratie Chrétienne, qui représente un peu la droite, pour employer une terminologie éculée; la gauche, qui est en train de se restructurer - et nous réputons que cela est un bien - et l'Union Valdôtaine. Mais il ne faut pas vouloir nous faire croire qu'il y a de fortes différences entre ces mouvements et la réalité nationale et internationale. Nous ne croyons pas que la Démocratie Chrétienne de Fénis soit très différente de la Démocratie Chrétienne d'Aoste et que la Démocratie Chrétienne d'Aoste ne soit pas liée à la Démocratie Chrétienne romaine, avec toutes les différences que cela peut comporter.

Nous voudrions rassurer Monsieur Milanesio: nous n'avons jamais confondu, par exemple, Monsieur Beneforti avec Monsieur Andreotti. Evidemment il y a des différences, mais nous croyons qu'il y a la possibilité d'avoir des agrégations idéales, d'avoir de vastes systèmes dans lesquels les hommes se reconnaissent. Si cela est vrai, nous trouvons parfaitement légitime que ces forces puissent s'agréger d'une façon différente, mais nous croyons également que ces agrégations devraient être soumises préalablement à l'électorat, pour éviter que les votations ne soient

qu'une petite cérémonie qui n'intéresse que tous les cinq ans les citoyens, qui après oublient et se détachent de la chose publique.

Les sophismes pour lesquels l'Union Valdôtaine serait la Démocratie Chrétienne en Vallée d'Aoste et, par conséquent, en Emilie, en Toscane la Démocratie Chrétienne serait le Parti Communiste nous semblent brillants, mais seulement comme sophismes, cela politiquement ne représente absolument rien.

Il nous semble également positif qu'on parle, encore une fois, de plan de développement, mais nous ne voudrions pas que l'on reprenne la vieille habitude de faire des plans où tout le savoir humain est compris, ces plans que Monsieur Fanfani a appelé "Il libro dei sogni ", où l'on finis pour discuter de la verticalisation de l'industrie sidérurgique ou d'autres choses qui ne dépendent absolument pas de nous et qui sont au dehors des possibilités d'intervention politique de la Région. Nous aimerions que, quand on parle de plan, l'on fasse recours aux ressources propres, à celles qui sont nos capacités d'intervention et que, par conséquent, l'on arrive à parler de territoire valdôtain, de ses richesses et de ses possibilités d'exploitation.

La Junte Rollandin - mais c'était l'Assesseur Fosson, par conséquent, je ne fais de louanges ni de critiques à personne dans la situation actuelle - a présenté un bon projet de loi sur l'exploitation des lithoïdes, des gravier et d'autres choses de ce genre. Nous demanderions, comme première chose, que cette loi soit appliquée, qu'il y ait la volonté de suivre les directives que nous nous donnons, et non pas d'avoir l'idée qu'il est bien de présenter une loi et puis continuer exactement comme auparavant, selon les intérêts de quelque grande ou petite société ou entreprise.

Nous croyons également qu'il serait intéressant de nous percher sur les possibilités que le bois donne à la Vallée d'Aoste, ainsi que les carrières, les mines, le marbre. Là aussi on a déjà légiféré et on peut encore ajouter autre chose. Il nous semble qu'un plan de ce genre pourrait augmenter notre capacité au point de vue industriel, au point de vue de la richesse, au point de vue de la formation et de la création de nouvelles places de travail.

Cela doit être fait avec un minimum de concorde politique, de tout le Conseil régional, parce que les affrontements, les mur-à-mur et la petite polémique ne servent strictement à rien. Il n'y a pas de majorité qui ne soit pas renversable, il n'y a pas de stabilité politique qui ne prépare une transition. Quand on emploie le mot transition pour le budget ou bien on veut dire que la transition va du 1er janvier au 31 décembre, et là nous y arrivons tous, ou bien on veut dire que l'on se prépare à quelque chose qui est purement comptable parce que le budget est avant tout un document comptable.

Voilà les quelques lignes sur lesquelles nous voudrions que ensemble nous nous penchions, parce que seulement si nous sommes capables de surmonter les petites divisions nous pouvons surmonter les grands problèmes qui nous attendant.

Il y a quelque mois, je crois au moment de la formation de la nouvelle Junte, Monsieur Riccarand avait employé des mots que j'avais beaucoup appréciés - une fois n'est pas coutume - il avait dit: "Il me semble que nous avons les capacités, l'intelligence, les forces nécessaires pour faire certaines choses qui sont indispensables et nous préférons, au contraire, nous diviser pour une raison de polémique purement de politique politicienne". Eh bien, cherchons à mettre ensemble ces capacités que nous avons: la capacité d'analyse, avant tout, et celle de trouver de justes solutions aux analyses faites! Et si jamais il arrivera que ces propositions seront présentées, n'ayez pas de doutes que les voix de l'Union Valdôtaine ne vous feront pas défaut.

Il faut cependant, d'un autre côté, pour un autre volet de la réalité politique, que nous disions notre manque de confiance dans la gestion du budget, parce que une chose - et Monsieur Bich vient de le dire - est de préparer un budget et une chose toute différente est celle de le gérer. Je vais vous faire une petite confidence: nous fondons de grands espoirs, de solides et raisonnables espoirs électoraux sur la gestion que vous êtes en train de faire de la chose publique. Ceci non pour une raison purement polémique, mais pour une raison de fond, c'est-à-dire pour le manque de cette vision unitaire et globale des nécessités de la Vallée d'Aoste, qui a été dénoncée, non seulement des bancs de l'opposition, dans cette discussion.

En résumé, nous voterons contre le budget, mais en laissant une porte ouverte à des possibilités futures et plus vaste. Probablement, nous serons démentis - enfin c'est notre opinion par les faits, mais nous n'avons ni l'intention hégémonique de représenter toute la réalité valdôtaine, ni la prétention d'être indispensables ou infaillibles en matière politique. Nous savons - nous avons passé de longues périodes à l'opposition - que très souvent, pour ce qui concerne l'idée, l'opposition fait du bien, elle mûrit et elle prépare l'avenir. C'est à vous de savoir nous garder, avec une majorité qui est à peu dire hétérogène, à l'opposition. C'est à nous de savoir revenir en majorité.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.

GREMMO (UAP): Signor Presidente e signori colleghi, i due importanti interventi politici dei colleghi, ben più importanti di me, che mi hanno preceduto non sono stati mirati all'argomento del bilancio, ma hanno avuto un notevole spessore ideale e di visione. Mi pare che, sia il Consigliere Andrione sia il Vicepresidente Bich, abbiano portato degli elementi di riflessione che, per me che sono molto negato nell'affrontare cifre, numeri e cose del genere, portano la discussione, il confronto ed il ragionamento su un terreno più politico, più analitico e di valutazione prospettica.

In effetti, secondo me, l'avv. Andrione "ha volato" molto alto, cioè ha guardato con grande lungimiranza i nodi dei vari problemi e bisogna dargliene merito, ed ha colto bene altresì le dinamiche che si stanno muovendo nella realtà politica valdostana. Per la verità già il Vicepresidente Bich, al di là delle recriminazioni interne di partito, peraltro interessanti, aveva colto molto bene tutte le questioni sul tappeto.

L'altro giorno, su "L'Avanti", giornale del partito del Consigliere Bich, leggevo una lunga intervista, una specie di semisaggio di un prete genovese, Baget Bozzo, un politologo mandato dai socialisti al Parlamento europeo, che, come i nostri colleghi, affrontava l'attuale situazione di crisi del sistema dei partiti.

Egli incentrava la sua valutazione sul dato di fatto che la trasformazione, nel passaggio dei quarant'anni della vita politica italiana, ha fatto in modo che il Partito della Democrazia Cristiana, che aveva gestito il potere in un certo modo e con certe caratteristiche, cioè che ha avuto il merito storico di essere centrale nella stabilità istituzionale, amministrativa e politica dello Stato, ha in qualche modo esaurito o superato questa funzione, per cui si trova in una fase di ripensamento, di rifondazione, di ricollocazione e di "riragionamento".

Faccio due esempi in merito. La proposta di Orlando, che in qualche modo rimette in discussione gli equilibri, anche di natura psicologica, all'interno della Democrazia Cristiana ed il primo timido, ma importante, emergere di proposte di partiti cattolici, tant'è che a Milano, un parlamentare intelligente, una donna, ha cominciato a proporre l'idea di un partito democristiano cisalpino, federato con la Democrazia Cristiana, nelle forme attuate dalla CDU bavarese, e nel Veneto, i parlamentari della Democrazia Cristiana veneta stanno cominciando a fare dei ragionamenti di "veneticità".

C'è, insomma, un fermento interessante che, dice Baget Bozzo, è in realtà la dimostrazione che l'assioma per cui il partito democristiano che, al di là della dialettica interna, riusciva ad essere centrale e monolitico nel momento della gestione dello Stato, è ormai passato, per cui sta cominciando ad interrogarsi, a perdere o, comunque, a non avere più quell'impostazione, già richiamata, molto egemonica e ferma nel panorama politico italiano.

Credo che questo sia vero e credo che il fenomeno della nascita delle forze autonomiste fuori dalle tradizionali zone di stanziamento (Val d'Aosta, Sud Tirolo e parzialmente la Sardegna) abbia aiutato e forse è stata la spia di questo cambiamento di situazione all'interno della Democrazia Cristiana, che è il partito centrale della vita politica italiana.

Se questo è vero, cioè se è vero che c'è un fermento per cui non è più possibile pensare alla Democrazia Cristiana come si pensava negli anni '50, '60 e '70, ma bisogna prendere atto che la forza centrale del panorama politico italiano è diventata o comunque sta lentamente - non a caso, infatti, il suo soprannome è quello di "balena bianca", con dei tempi molto lenti - entrando in un momento di ricollocazione, io penso che la definizione o l'analisi del collega Andrione, sulle tre forze presenti qui in Valle d'Aosta (la DC che rappresenta i ceti conservatori, la Sinistra in ristrutturazione e poi c'è l'Union Valdôtaine) sia insufficiente.

Non lo dico con spirito di critica, ma dico che la visione di una Valle in cui - con tutto il rispetto per ciò che è stato detto dal Consigliere Andrione e per tutti gli altri che, secondo lui, non contano nulla - ci sono solo questi tre aggregati e poi anche i salvatori della patria, io credo che non sia sufficiente.

Io non credo che oggi si possa leggere la realtà valdostana in questo modo, dicendo cioè che c'è una DC conservatrice, una Sinistra che non capisce niente ed è allo sbando - questo è stato detto dal Consigliere Andrione - e poi ci siamo noi che sappiamo tutto. Io credo che anche in Valle, proprio per il tipo di trasformazioni e di cose che si stanno muovendo a livello nazionale ed internazionale, è vero - noi abbiamo spesso la tendenza ad esaminare le cose che avvengono oltre Pont-Saint-Martin come altra cosa - è vero che le dinamiche sociali interagiscono e che le dinamiche politiche influenzano.

Noi abbiamo la fortuna di avere un valido parlamentare a Roma e riusciamo a farci sentire spesso nel dibattito politico nazionale, benché capiti solo una volta ogni due anni che venga citata anche la presenza del parlamentare valdostano alla Camera, quindi riusciamo a farci sentire a livello nazionale, ma le cose nazionali in qualche modo ricadono, purtroppo o per fortuna, secondo i punti di vista, anche da noi, nel senso che siamo inseriti in un insieme e quindi certe dinamiche interagiscono anche da noi

Ecco allora che io non credo che questa sia la lettura della nostra realtà, non credo che la DC sia la forza conservatrice, non credo che la Sinistra, che si sta ripensando, sia la forza un po' progressista di questa visione un po' manichea e non credo neanche, anzi non credo proprio, che l'Union Valdôtaine sia il terzo polo. Se questa fosse davvero la realtà politica della Valle di Aosta, francamente dovremmo preoccuparci.

Penso che la realtà sia molto differente. Vediamo intanto l'ultima forza delle tre citate, che poi è la prima, la più importante.

Io non credo che il quadro dell'Union Valdôtaine, delineato da tutti i colleghi unionisti che hanno parlato, sia davvero quello di una forza autonomista così compatta, così potente, così sicura di sé, così chiara e lungimirante, che sa da dove viene e che sa dove va. Io credo esattamente il contrario.

E' vero, come diceva il collega Andrione, che non bisogna confondere il collega Beneforti con Andreotti, ma non bisogna neanche confondere il collega Andrione con l'ultimo militante della sezione, il Gruppo consiliare regionale dell'Union Valdôtaine con quello del Comune e la base popolare dell'Union Valdôtaine con la "nomenclatura"; non bisogna dimenticare, infatti, che oltre alle nomenclature istituzionali, ci sono anche le nomenclature politiche.

Ora, non mi si venga a dire che questa forza è compatta e solidale nel pensare di dover fare il muro contro muro, perché questa è la politica che ricondurrà ai cambiamenti quando, furbescamente, si saranno trovate delle scappatoie laterali. Io so molto bene, anzi lo sappiamo tutti - non solo il Consigliere Andrione ascolta la gente per la strada - che un Movimento numericamente così consistente come quello dell'Union Valdôtaine è composto da una realtà molto variegata.

Mi pare che il Consigliere Riccarand a suo tempo abbia accennato ad una strana polemica sul fatto che molti immigrati di origine calabrese ad un certo punto avessero deciso di votare per l'Union Valdôtaine. Ricordo che in quella circostanza era stato scritto che le motivazioni del voto non erano propriamente quelle di un'adesione al programma di Emile Chanoux. Quanto detto vale per ribadire che si tratta di un Movimento con molte anime e con molte realtà.

Cominciamo, allora, a considerare questo fatto, perché, se davvero un Movimento come l'Union Valdôtaine ha molte anime, realtà e sfaccettature, non è possibile pensare ad un blocco che sia esaustivo di una presenza istituzionale dell'autonomia, quasi depositario per diritto divino.

Non è neanche vero, secondo me, che la Sinistra, specialmente quella valdostana, sia "la Sinistra". E' vero, come ricordava il Vicepresidente Bich, che ci sono delle dinamiche interne di rifondazione e di ricollocazione, ma io direi anche di confusione e di abbandono delle tematiche forti. Penso, ad esempio - ma questa è solo una mia opinione - che sia uno sbaglio, per il PCI, buttare a mare la sua immagine di forte partito di opposizione popolare, per diventare una "cosa".

Credo però che nella Sinistra stia in realtà emergendo un fenomeno nuovo, che mi spiace non sia stato colto dai colleghi dell'Union Valdôtaine, e mi riferisco al grande fenomeno per cui l'elettorato popolare, che tradizionalmente si sentiva garantito dalla Sinistra, comincia a volersi sentire garantito da altri soggetti politici, cioè dagli autonomisti. Questo fenomeno è ormai verificabilissimo fuori Valle, ma sta cominciando ad essere verificabile anche qui in Valle. Posso portare, in proposito, l'esperienza del Piemonte, dove c'è gente che fino a ieri votava il PCI e che ora vota per me, mentre in Lombardia vota per la Lega lombarda. Questo non perché io sono bravo - io non sono mai bravo, per carità! - ma perché gli autonomisti, o comunque quelli che si presentano o caratterizzano come autonomisti, agli occhi della Sinistra diventano un'aggregante più credibile di quella che si muove all'interno dei partiti tradizionali della Sinistra.

La lettura che io faccio è quella di una DC che non può essere considerata conservatrice e che, in subordine, all'interno dell'elettorato che tradizionalmente si colloca o vorrebbe muoversi o che comunque finora si è sentito garantito dalla DC, stanno cominciando ad aprirsi delle dinamiche anche lì, per un fenomeno molto interessante di ricerca di nuovi soggetti, perché anche nel mondo cattolico si stanno cercando delle nuove collocazioni ed anche in esso appaiono cose altrettanto curiose.

Penso, ad esempio, al settore tradizionale che in qualche modo era condizionato dalla Coldiretti, nel quale, specie di fronte alla vertenza del latte, che sta preoccupando enormemente i nostri coltivatori; ebbene, consistenti settori, che ieri si sentivano garantiti, quasi con un rapporto ombelicale, dalla Coldiretti e quindi dalla DC, stanno cercando nuovi interlocutori. In Piemonte, ad esempio, noi abbiamo appena fondato un sindacato autonomista dei coltivatori, proprio perché ci siamo accorti che c'era una richiesta in tal senso: il mondo cattolico che, nella visione un po' statica del collega Andrione, è conservatore e quindi democristiano, cerca nuovi soggetti e li identifica negli autonomisti. Noi abbiamo preso voti nelle campagne, cosa impensabile fino a qualche anno fa, perché anche lì c'è una ricerca molto pressante, sia pur meno che a sinistra, di un nuovo soggetto.

Allora, se il quadro è questo e, secondo me, almeno per certi versi lo è, cioè che, se l'elettorato tradizionale di sinistra - non gli apparati o le persone importanti dei partiti, che hanno dei tempi di reazione diversi dalla base - perché popolare, si sentiva garantito a sinistra, adesso non si sente più garantito e quindi è in fuga, se nel mondo tradizionalmente cattolico e conservatore c'è la ricerca di una nuova garanzia, finalmente indirizzata per la prima volta sul mondo autonomista, io credo che, se la lettura è esatta, sarebbe un errore da parte degli autonomisti in generale, riproporsi o riproporre degli scenari passati. Secondo me, riproporre lo scenario che ha posto il collega Andrione, è uno sbaglio.

L'Union Valdôtaine dice: "Noi autonomisti siamo tradizionalmente i portabandiera della petite Patrie, la Sinistra è il progresso, mentre gli altri sono i conservatori". Questo scenario è sbagliato e, secondo me, partendo da questo scenario si fa l'errore politico, che colgo nell'atteggiamento dell'Union Valdôtaine, che è quello di muoversi sulla base di una rendita di posizione e di immagine.

Io ho sempre detto che la Giunta Rollandin ha lavorato bene, che la gestione del potere ha dato a qualcuno una notevole forza di consensi, che derivava comunque dalla gestione del potere e non da una visione ideale. Tuttavia, se questo è il terreno scelto per avviare un confronto, io credo che il confronto sia già perso. Questo l'ho verificato e lo continuo a verificare dal 6 giugno in poi: la scelta di muoversi all'interno di questa dinamica, che è sfasata rispetto alle dinamiche sociali che si stanno aprendo e che vede solo rivendicazioni sulla propria primogenitura autonomista, ha portato a questi tre splendidi giorni di dibattito interessante, in cui i colleghi dell'Union Valdôtaine hanno fatto sfoggio di grande capacità di critica. Questa è condivisibile per certi aspetti, ma non porta a cogliere la necessità, che io considero centrale, di creare una nuova dimensione in cui, dalla comprensione dei fenomeni che stanno emergendo a livello di società, il mondo autonomista, quello cioè che a mio parere può costituire l'alternativa al sistema dei partiti ed a tutto quello che non va e che non funziona in questo tipo di Stato, per certi versi centralizzatore, deve pensare ed ipotizzare una dimensione nuova, che esige l'abbandono della prassi o della impostazione portata avanti finora.

Io mi ero segnato tre punti della critica, peraltro giusta e condivisibile, fatta dal Consigliere Andrione nei confronti della gestione "romana" del potere: lottizzazione selvaggia, gestione forte del potere e nomenclatura.

Colleghi dell'Union Valdôtaine, io non sono prevenuto nei confronti di nessuno, ma, per quel poco di buona memoria che ho, "lottizzazione selvaggia, nomenclatura - credo voglia dire: gerarchizzazione della cosa - e gestione - aggiungiamo magari "clientelare" - del potere", non sono state fatte soltanto a Roma. Il collega Mafrica, nel suo primo intervento dopo il cambio di maggioranza, ricordava come per anni è stato costretto a dire alcune cose, che adesso sento riecheggiare da altro pulpito. Muovendoci quindi in questo modo, la critica risulta chiaramente spuntata, perché non tiene presenti le cose nuove che sono emerse e la necessità di porre qualcosa di differente.

A questo punto, che cosa, secondo me, dovrebbe essere fatto da parte degli autonomisti?

Apro una parentesi, quasi di carattere personale, per ribadire che io continuo a pensare che sia sbagliato il tono. In questo ha avuto ragione il Consigliere Milanesio ed io non sono d'accordo con il Vicepresidente Bich.

Trovo sbagliati, da parte di una forza sicuramente equilibrata come l'Union Valdôtaine, i toni nei confronti di chi non la pensa come "si pensa la pensi" l'Union Valdôtaine. La verifica non c'è stata, perché ho visto la telecronaca dell'ultima assemblea del vostro Movimento, ma credo che ci fossero quaranta persone. La colpa era sicuramente della neve, ma voglio dire che il fatto di demonizzare chi non la pensa come "si pensa la pensi" l'Union Valdôtaine - non è detto, però, che la pensi proprio così - io penso che sia un errore di fondo.

Non voglio recriminare, però io penso allo sbaglio enorme che continua a fare l'Union Valdôtaine nei confronti del Movimento degli ADP. Questo lo dico ad alta voce. Gli ADP, che non hanno certamente bisogno di essere difesi dal sottoscritto, perché sanno benissimo difendersi da soli, hanno fatto una scelta ragionevole, direi in qualche modo di conquista di una propria dimensione, che veda la capacità degli autonomisti di amministrare, senza però che tutte le volte che essi cercano di amministrare, ci sia qualcuno più grosso che alla fine si mette le medaglie per quello che è stato fatto da tutti.

Gli ADP hanno fatto una scelta da autonomisti, che io mi sento sempre di fare. Personalmente vivo anche delle realtà dove ci sono movimenti autonomisti concorrenti o comunque paralleli all'attività che svolgo io, ma la mia grande esigenza, o l'esigenza che un movimento ha nei confronti di un altro, è sempre quella di conquistare una propria dimensione specifica, perché, nel momento in cui non esiste più una dimensione specifica, un proprio ruolo o una propria collocazione, l'assorbimento diventa inevitabile.

Ebbene, io considero sbagliato il fatto che, ad esempio, non sia mai stata convocata un'assemblea comune tra l'Union Valdôtaine - io ci verrei - il collega Maquignaz, che credo sia attento a queste cose, il collega Lanivi e gli ADP. Un'assemblea di questo genere avrebbe un grande valore politico. Perché non ipotizzare, magari in primavera, in un giorno in cui non ci sia la neve, un confronto politico, vasto, aperto, una grande "convention" autonomista, dove finalmente la si smetta di girare "le crotte", casa per casa, per andare a dire: "Questi si sono venduti, questi sono dei banditi, questi sono la peggiore feccia dell'universo, sono stati comprati..."?

Questa sarebbe una grande iniziativa politica che cambierebbe il quadro politico valdostano. Il collega Bich diceva: "Qui c'è un grande confronto politico". Francamente, non vedo grandi confronti politici, credo piuttosto che la grande cosa che dovrebbero fare gli autonomisti che contano più di me, perché io non conto niente, dovrebbe proprio essere quella di aprire un confronto con gli ADP.

Questi ultimi, ovviamente, non dovrebbero essere considerati come i due cattivi che siedono in Giunta con i partiti di Roma, perché fino a quando l'assioma è questo non c'è alcun confronto. Fino a quando sul vostro ebdomadario, tutte le volte che potete mi accostate al Consigliere Aloisi, con tutto il rispetto e la stima che ho per lui, ma che rappresenta da sempre una parte politica alternativa alla mia; fino a quando questi sono i toni, è chiaro che siamo ancora alla caccia alle streghe e di fronte all'impossibilità di avviare un confronto.

Allora io dico, come mai una forza come l'Union Valdôtaine, che oggi suona l'arpa e ieri suonava il violino per il PCI, pensava, chissà perché, che il PCI dovesse furbescamente mettersi a fare le capriole, perdendo la faccia, per farla contenta? Chissà perché, l'Union Valdôtaine, che suonava l'arpa per fare la corte al PCI, non ha capito quello che è nei fatti, che anche il mondo autonomista si deve rifondare, perché ormai nella vita politica della Valle di Aosta - lo schiaffo che tutti ci siamo presi, anch'io, quando è caduta un'epoca; purtroppo, dobbiamo capirlo - e nel mondo autonomista si deve aprire una fase di rifondazione e di dibattito? Il dibattito, però, non si fa con i metodi del partito, dove contano le maggioranze, i numeri e le tessere, perché io che ho sempre rifiutato le maggioranze, i numeri e le tessere, pensando che bisognasse andare alla democrazia diretta, cioè al confronto con la gente e le cose, tenendo presenti le dinamiche, dico che, se qualcuno pensa che l'alternativa al blocco dei partiti sia un partito migliore, un partito con la bandiera rosso-nera, ma comunque sempre un partito, ha già perso, perché io penso che ormai il mondo autonomista debba avere una dimensione differente, delle dinamiche differenti. Lo stesso confronto politico deve avvenire sulle cose, tenendo presente che si stanno comunque aprendo dei ragionamenti nuovi.

Non so se posso dire che l'altro ieri il Consigliere Maquignaz faceva una battuta in qualche modo divertente, ma che io credo emblematica di una realtà psicologica, più che politica. Il collega Maquignaz diceva: "Adesso sono stufo di tutti, la gente è stufa di tutti: sarebbe ora che andassi anch'io nella Lega Nord...". Mi rendo conto che era una battuta, però, in un certo senso, è vero quello che diceva il Consigliere Maquignaz, perché c'è un'area di gente che chiede che la collocazione del mondo autonomista sia una ricollocazione, una riproposizione di posizioni.

Torno a dire che non voglio aprire polemiche più di tanto, ma qual era la vecchia immagine dell'autonomismo? Il punto debole di tutti i ragionamenti fatti dall'Union Valdôtaine - e su questo vincerà sempre il Presidente Bondaz - sta proprio nel rinfacciare a questa Giunta di fare male alcune cose. Dall'alto della Giunta, a loro basta ricordare che voi avete fatto esattamente le stesse cose ed a questo punto la minoranza ha perso. Questo è il problema.

E' un po' il gioco delle parti che si fa a Torino, dove l'attuale maggioranza, tutte le volte che il PCI o certi settori del PSI rinfacciano alcune cose, risponde: "Nei dieci anni di Giunta rossa le cose erano esattamente le stesse".

Allora, se questo è il tipo di opposizione che si è scelto, secondo me si è perso; ma si è perso prima, all'inizio, perché a questo punto il Movimento dell'Union Valdôtaine nell'immobilismo e nella riproposizione di un passato glorioso o meno glorioso, ma questo è un altro discorso, corre veramente il rischio di avere delle lacerazioni all'interno e quindi di non riuscire poi puntuale ed operativo.

A questo punto apro una parentesi, ma senza alcun intento polemico. La storia delle Olimpiadi è stata veramente una delle immagini più evidenti dell'incapacità, da parte di alcuni settori del mondo autonomista, di cogliere le nuove dimensioni che stanno emergendo.

Questa è un'altra mentalità che, purtroppo, io colgo in alcune forze autonomiste: si è pensato che, come si è sempre fatto, basti dire una cosa a destra, una a sinistra ed un'altra al centro, per risolvere il problema. Il gioco delle parti consisteva nel mandare qualcuno in certi settori a dire: "Le Olimpiadi? Ma per carità, siamo noi che le abbiamo volute, siamo noi che le abbiamo portate avanti...", ma di mandare altri a dire altrove: "Stai tranquillo, perché stiamo già mettendo su un vasto movimento di opinione, perché siamo contrari...". Credo proprio che questa sia bassa cucina.

Senza voler fare polemiche più di tanto, posso dire che qualche tempo fa ho letto sui giornali i resoconti dei bellissimi interventi del Consigliere Stévenin in Corsica, leggendo i quali si ha quasi l'impressione che arrivi un semiguerrigliero: "Arriva il vessillifero delle piccole nazionalità da questa Valle d'Aosta... Socialismo libertario, autogestione... Infiamma la Corsica libertaria...". A questo punto tutti si convincono che la riscossa delle piccole patrie parte dalla magica Aosta, dove c'è questo fortissimo leone, che in realtà non è un leone, ma un insieme di forti propugnatori dell'Europa delle patrie.

Questo capita fuori Valle, mentre in Valle, almeno fino a ieri, era tutt'altra cosa. Evitiamo, allora, di voler sempre essere dei furbetti. Qualcuno ricordava dei proverbi. Io non ne voglio citare e ricordo che sono quelli del Vesuvio che hanno la peculiarità di essere molto furbi, ma quella è una cultura della furbizia che, almeno dal mio punto di vista, non ha mai pagato.

Avviandomi alla fine, penso allora che bisogna favorire una fase di ripensamento del ruolo degli autonomisti. Penso che bisogna dare tempo al tempo e fare in modo che, all'interno delle forze autonomiste che contano di più, ma anche delle altre, perché tutte devono avere pari dignità, ci sia il tempo per ripensare strategie, obbiettivi, dove andare e cosa fare. Ecco perché condivido poco dell'impostazione generale di programma che si è voluta dare negli ultimi tempi.

Ricordo che non faccio parte di questa maggioranza e che mantengo una posizione quanto più mi è possibile autonoma, ma sono favorevole al fatto che per un po' di tempo ci sia una stabilità politica in Valle. E' bene che ci sia il tempo per tutti di riflettere. E' bene che ci sia il tempo per aprire tutte le contraddizioni che si devono aprire, tra chi ha una visione ormai sbagliata e superata dell'autonomismo, che deve essere politicamente sconfitto. Non c'è niente di più utile di una mucca a pancia vuota, per sentirla gridare. Allora, quelli che ritenevano che la politica autonomista volesse dire riempirsi la pancia, lasciamoli stare per un po' di tempo, anzi per molto tempo, a pancia vuota, così la mucca o muore o va a cercare un altro padrone;. Questo è il risanamento del bestiame che deve essere fatto: lasciamoli un momentino senza mangiare, in questa maniera vuotiamo le stalle e facciamo il risanamento.

Questa è la transizione politica che deve cominciare ad aprirsi, perché solo allora può venire fuori quel ragionamento, cui ho fatto cenno prima, per far nascere una ipotesi autonomista di tipo nuovo.

Io non ho il problema della rielezione, perché non è questo il mio problema; non ho il problema di conservare rendite di posizione, perché non è questo il mio problema; non ho il problema di crearmi una nuova etichetta, come diceva il Consigliere Maquignaz, che magari possa garantirmi... Non ho questo.

Io ho l'obiettivo di pensare che, come altre forze hanno avuto il coraggio di ripensarsi, bisogna che anche gli autonomisti si ripensino. Non è più possibile andare avanti con i parametri adoperati negli ultimi dieci anni. C'è stata una sberla, la si è presa ed ora si tratta di capire che non è dando sberle alla cieca che si risolve il problema e che non è neanche il caso di continuare a dire e a fare le cose che si facevano prima, perché bisogna cercare strade nuove.

Cominciamo allora a pensare - ed ho finito - che abbiamo un elettorato di sinistra che non si riconosce più nei partiti tradizionali; cominciamo a pensare che c'è un elettorato cattolico contadino che cerca delle aggregazioni nuove e delle garanzie in mezzo agli autonomisti, ma non le trova in un mondo autonomista chiuso ed arroccato su posizioni di potere; le vuole trovare - secondo me, proprio questo è in gioco adesso - in un mondo autonomista che sappia presentarsi con un'immagine nuova, che però può essere fatta cominciando a mettere in discussione se stessi. Questo è il grande compito che hanno oggi gli autonomisti in Valle d'Aosta.

Si dà atto che alle ore 12,06 assume la Presidenza il Vicepresidente Bich.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Bajocco; ne ha facoltà.

BAJOCCO (PCI): In questi giorni il Partito Comunista Italiano sta svolgendo i vari congressi regionali, che precedono quello nazionale in cui si dovrà decidere qualcosa in merito alla linea politica ed al simbolo da assumere.

Ascoltando il primo intervento di ieri mattina, quanto l'ultimo di oggi, mi è sembrato di trovarmi già all'interno del congresso della mia sezione, che si svolgerà questa sera, ma al quale non so se potrò partecipare per dare il mio voto alla mozione numero due, perché bisognerà vedere a che ora termineranno i lavori del Consiglio regionale.

Nel primo intervento di ieri, infatti, si è subito parlato dei comunisti che sostengono la maggioranza, tant'è che l'oratore diceva: "Il PCI è ormai legittimato, il compagno Bajocco è ormai rassegnato...", Mi sembrava che anche gli altri discorsi sarebbero andati avanti su questo tono, invece mi ha fatto piacere constatare che ieri e questa mattina il contenuto dei vari interventi è stato alquanto diverso.

E' vero, il PCI è entrato in questa maggioranza, alla quale dà il suo appoggio, pur non facendo parte dell'organigramma dell'esecutivo, ma prima o poi ne discuteremo e ci arriveremo. Siamo solo all'inizio del cammino e la posizione che abbiamo raggiunto non l'abbiamo mai ottenuta da altri. L'Union Valdôtaine, che pure è stata in maggioranza per tanti anni, non ci ha mai proposto di entrare nella maggioranza. La DC, invece, e le altre forze interessate, ci hanno detto: "Vorremmo cambiare le cose e questo ci pare il momento opportuno".

Questa maggioranza cerca di fare qualcosa che, a mio parere, è stato dimenticato dall'altra maggioranza. Oggi stiamo discutendo sul bilancio, ma io sono convinto che il dott. Vitali abbia scritto più o meno le stesse cifre dell'anno scorso, ma, come già diceva il mio Capogruppo, è stato cambiato qualcosa in più sui fondi globali.

A me sembra che non dovremmo neppure discutere del bilancio, perché vi si ritrovano, sia pure tradotte in cifre, le stesse voci dei fondi globali che abbiamo indicato presentando il programma della nuova maggioranza. E' naturale che come maggioranza, grazie anche allo stimolo che ci viene dall'opposizione, dobbiamo cercare di realizzare quello che abbiamo scritto.

Qualche Consigliere dell'Union Valdôtaine ha detto che una parte del bilancio è stata stilata dal compagno Mafrica. Lo sappiamo tutti che il compagno Mafrica è bravo, tant'è che gliene avete sempre dato atto, anche se di tanto in tanto gli avete dato qualche piccola legnata in testa, ma lui ha la testa grossa e può sopportare questo ed altro. Allora, visto che queste cose sono state scritte da lui, cercate di credergli e state tranquilli che in un modo o nell'altro le porteremo avanti.

L'amico Mostacchi ha detto che noi non abbiamo più il simbolo. Io, comunque, faccio sempre parte del PCI, che ha per simbolo la falce, il martello e la stella. Quando ci avvieremo lungo la strada del PDS, mi adeguerò anch'io, ma prima vorrò vedere che tipo di linea politica ci verrà proposta.

L'amico Mostacchi ha invitato il PCI ad essere più dinamico. Dovete darci atto, però, che da quando c'è la democrazia il PCI è sempre stato dinamico e battagliero nell'affrontare i problemi che interessano la gente.

Dovete darci atto di tutte le iniziative assunte in tema di occupazione in Italia e nel mondo intero. Dateci atto di aver affrontato con dinamismo i problemi della Cogne, dell'Ilssa Viola... Non è colpa nostra se la Multibox è finita come è finita...

(...Interruzione...)

visto che si vuole parlare in questo modo, posso garantire che non c'erano una maggioranza con l'appoggio del PCI, ma c'era una maggioranza che comprendeva il Movimento del Consigliere Stévenin, cioè la presidenza era dell'Union e vi erano anche alcuni assessori democristiani. Penso e mi auguro che questi ultimi si assumano le loro responsabilità ed effettuino un piccolo ripensamento anche su questo genere di problemi. Comunque, non potete sicuramente dirci che non siamo stati all'avanguardia in tema di occupazione.

Per quanto attiene al tema dei trasporti, dobbiamo convenire che le grandi iniziative sono state avviate dal Consigliere Riccarand, ma dobbiamo riconoscere che anche il PCI ha avviato grandi iniziative sul problema della ferrovia, proponendo di assegnare a quest'ultima una funzione diversa.

Veniamo al problema della casa. Diamo atto all'Assessore ai Lavori Pubblici che, da quando si è creata questa nuova maggioranza, ha inserito in bilancio una voce diversa per poter finanziare con i mutui tutte le domande presentate sulla base della legge n. 76 e giacenti da un anno e mezzo o due anni a questa parte. Di questo problema si è già discusso e sono già state sollevate delle polemiche, ma ci tengo a precisare che oggi non vi sono problemi finanziari per poter accogliere tutte le domande di mutuo giacenti presso l'Assessorato.

Problema dell'Istituto Autonomo Case Popolari. Le case stanno crollando, ma l'ex Presidente della Giunta, Rollandin, ha bocciato tutte le nostre mozioni. Eppure, alla presidenza dell'IACP non c'era un comunista, ma un uomo che parteggiava per la maggioranza passata. Egli chiedeva del denaro per poter tenere in piedi quelle strutture. Quel denaro gli è stato negato, mentre oggi vediamo che nel bilancio è inserita anche questa voce.

Problema dei tumori. I pazienti che sono colpiti da questa malattia devono sempre recarsi ad Ivrea per sottoporsi alla cobaltoterapia. Avevo fatto un'interpellanza, per chiedere che fosse almeno sostituito il mezzo di trasporto di quei pazienti. L'Assessore alla Sanità era un democristiano, ma la maggioranza della Giunta era dell'Union Valdôtaine ed anche allora mi fu risposto negativamente. Adesso, invece, dobbiamo dare atto al nuovo Assessore Beneforti, con cui avrei tante cose da esaminare, specie in tema di servizi, perché la gente non vuole solo parole, ma risposte concrete: dovrebbero essere già arrivati due piccoli pullman. Gli auguro anche di poter realizzare al più presto possibile un servizio di cobaltoterapia presso l'ospedale di Aosta, perché non bisogna discutere troppo sul costo di un servizio sanitario. Rimaniamo pure senza tante altre cose, ma cerchiamo di creare questi servizi che servono alla gente.

Problema degli anziani. Oggi ho ascoltato con attenzione il Consigliere Lanivi, che è sempre bravo e che potrà sicuramente far parte del nuovo partito...

(...ilarità...)

... ci faccia pure un pensierino, ma egli è sicuramente uno di quelli che potranno far parte del nuovo partito. Comunque, per quanto attiene agli anziani, non dobbiamo fermarci solo alla questione del biglietto ridotto o gratuito sui mezzi di trasporto. Questo è solo un primo passo, perché occorrerebbe creare un'apposita casa per gli anziani, completa di tutte le strutture, e non solo delle piccole comunità, anche se è bene che siano state fatte e mi auguro che se ne facciano ancora di più. Occorre però realizzare anche una struttura affinché queste persone anziane possano incontrarsi, discutere, leggere e divertirsi.

Dobbiamo fare di più anche per i giovani, perché altrimenti potranno essere attratti da ben altro che le siringhe.

In questo momento non è presente la mia collega, che mi ha sottoposto tanti problemi relativi al mondo delle donne, ma sono convinto che dovremmo creare qualcosa di serio anche per il mondo femminile.

Nel bilancio sono già inseriti sia l'acquedotto del Monte Bianco, sia la questione del metano. Del traforo del Monte Bianco si è parlato per vent'anni prima che venisse realizzato: mi auguro che anche l'acquedotto del Monte Bianco, visto che l'acqua è vita, sia finalmente avviato e portato a compimento, visto che se ne parla ormai da circa un ventennio.

Lo stesso discorso valga per il metano. E' del tutto inutile che noi parliamo di inquinamento e di ecologia, se poi non riusciamo ad utilizzare il metano che ormai è arrivato ad Aosta.

Ho già detto di aver apprezzato molto gli interventi di ieri e di questa mattina. Devo onestamente riconoscere che alcuni interventi dei Consiglieri dell'Union Valdôtaine sono stati svolti in modo pacifico ed umano, senza astio. Gli interventi devono appunto essere svolti così, in modo pacato, tali comunque da dimostrare di saper stare al proprio posto: oggi all'opposizione, ieri in maggioranza, domani non si sa. Non ci deve essere alcuna forma di astio ed occorre dimostrare rispetto anche nei confronti di coloro con i quali ieri collaboravano ed oggi non più.

Mi ha fatto piacere constatare che i Consiglieri sono intervenuti sui vari settori di competenza. Mi è piaciuto molto anche l'intervento del Consigliere Marcoz, dal quale però mi sarei aspettato sentir dire qualcosa dell'autostrada, cioè di quella grande opera faraonica. Egli, invece, ha fatto il suo discorso, che io rispetto, ma gli ricordo che prima ha dato una mazzata addosso alla Democrazia Cristiana e poi ha detto che la DC ha preferito stringere dei rapporti con il PCI, anziché dialogare con l'Union Valdôtaine. Vorrei fargli notare che, per dialogare, bisogna discutere e non solo dare bastonate o mazzate.

Non voglio dire di più, ma, visto che per tanti anni ho sempre votato contro il bilancio, così come voi avete sempre votato a favore, questa volta giriamo le carte, così voi voterete contro e noi a favore.

Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola, per il secondo intervento, il Consigliere Voyat; ne ha facoltà.

VOYAT (UV): Mi auguro di fare un intervento pacato ed umano, come auspica il Consigliere Bajocco, e non troppo aggressivo o addirittura personale, per il solo fatto che sono all'opposizione. Senza alcun intento offensivo, vorrei suggerire al Consigliere Bajocco di prendere in esame anche gli interventi fatti dai Consiglieri del PCI in questi ultimi anni, quando erano all'opposizione, e verificare se anche quelli erano tutti pacati ed umani. Ben sappiamo, comunque, che le funzioni di maggioranza o di opposizione favoriscono l'assunzione di certi ruoli, ma, come facevo notare ieri, la cosa importante è che questi interventi siano fatti con l'intento di tornare utili al dibattito, di correggere quel che non va e di fare delle proposte che, quand'anche non possano essere realizzate oggi, lo potranno essere un domani.

Visto che si è parlato per un giorno e mezzo e si è continuato a ripetere di attendersi dall'opposizione dei contributi e delle idee da discutere, devo trarre ora un'amara conclusione. Ovviamente, non tutte le idee che abbiamo proposto saranno state buone, non tutti i nostri rilievi saranno stati piacevoli per la maggioranza, ma mi sarei aspettato che almeno ad alcuni si fosse risposto con dati precisi e circostanziati. Invece, tranne qualche rara eccezione cui mi richiamerò nel corso del mio intervento, si è passata la velina degli interventi da un Consigliere all'altro dello stesso partito, quasi che la cosa fosse del tutto naturale, e si sono dette le stesse cose, concordate magari qualche giorno prima, senza ascoltare quello che veniva detto nel corso dei lavori del Consiglio.

Il Consigliere Ricco ha cercato almeno di dare una risposta, sia pure imprecisa, sulla valutazione delle entrate.

Egli ha detto che i dati in mio possesso erano sbagliati. Questo non è possibile, perché io ho una lettera, in risposta ad una mia interrogazione con risposta scritta presentata circa due mesi fa, che mi è stata inviata - purtroppo non c'è la data - sia pure in due tranches dall'Assessore Lavoyer, nella quale si dice: "IVA e diritti doganali:

- ottobre 1989: 352.720.563.400,

- ottobre 1990: 359.176.728.465".

Se ora il Consigliere Ricco mi viene a dire che questi dati sono sbagliati, c'è veramente di che arrabbiarsi e con tutta tranquillità io posso dire che questa maggioranza e questa Giunta prendono in giro i Consiglieri. Visto, inoltre, che il Consigliere Ricco può dire queste cose con cognizione di causa, perché è lui che trasmette alla Regione le cifre del riparto che deve essere percepito dalla Regione, io mi chiedo chi, tra il Consigliere Ricco e l'Assessore Lavoyer, abbia ragione, e pretenderei di saperlo.

Il Consigliere Ricco dice inoltre che oggi il bilancio è reale, mentre ieri era sgonfiato: vorrei potergli rileggere l'intervento che ha fatto l'anno scorso, quando sosteneva che quel bilancio era reale perché prevedeva tutte le entrate ed era chiaro nella previsione delle uscite.

I dati che dava il Consigliere Ricco, danno effettivamente ragione a quanto egli diceva sui bilanci precedenti, perché, fermandomi ai suoi dati del 1989 (sulla base del titolo I: 750 miliardi circa realizzati, contro i 731 previsti), posso dire che non c'è nemmeno un 5 per cento di differenza tra il previsto ed il realizzato. Si può giustamente parlare di entrate veritiere.

In proposito, mi permetto di dire in Consiglio che, per me, sono più ufficiali i dati che mi vengono forniti e firmati da un Assessore, che non quelli che mi vengono forniti da un Consigliere, quand'anche questi avesse dati molto più precisi di quelli dell'Assessore.

Dati alla mano e stando ai 359 miliardi comunicatimi ad ottobre dall'Assessore, nel 1990, mancando ancora due mesi per finire l'anno, sapendo che negli ultimi dieci giorni di dicembre c'è una diminuzione del flusso dei TIR e quindi anche degli sdoganamenti, e conoscendo le difficoltà di transito, corriamo il rischio di una maggiore diminuzione rispetto a quella che è scritta qui.

Ritengo quindi che noi siamo nel giusto quando diciamo che non è e non era da prevedere un introito per l'IVA da importazione pari a 460 miliardi. Per carità! Io mi auguro che questi 460 miliardi entrino veramente, comunque ricordo che ho sempre preferito prevedere una cifra inferiore, sperando che se ne realizzi una superiore, anziché prevederne una maggiore per poi vederne realizzata una inferiore.

Senza alcun intento polemico, al Consigliere Ricco, il quale, per quel che mi riguarda, ha fatto un intervento prettamente tecnico, motivato in parte anche alla sua posizione di dipendente dello Stato, che sosteneva che prima i bilanci erano sgonfiati per avere la possibilità di apportare al bilancio delle variazioni all'insaputa del Consiglio, voglio solo precisare che l'articolo 44 della legge 27 dicembre 1989 n. 90, concernente: "Norme per la formazione del bilancio e norme di contabilità generale della Regione Valle di Aosta", prevede che le variazioni di bilancio siano approvate con leggi regionali, salvo quanto prescritto dall'articolo 42, dove si dice che solo le assegnazioni che la Regione riceve dallo Stato con programmi precisi possono essere iscritte in bilancio con un semplice atto amministrativo, purché siano poi destinate come indicato dallo Stato.

L'intervento del Consigliere Ricco è stato, in ogni caso, uno dei pochi che mi ha permesso di rispondere da un punto di vista tecnico.

Sorvolo su quanto detto dal Consigliere Trione, ma vorrei dire che, prima di parlare di interventi schizofrenici, sarebbe meglio attendere la fine della discussione generale, così...

(...Interruzione del Consigliere Trione...)

... Per carità! Io lo ringrazio. In ogni caso, volevo solo dire che, se avesse aspettato la fine della discussione generale, forse avrebbe avuto la possibilità di mettere nel conto anche alcune relazioni svolte da Consiglieri della maggioranza.

La ringrazio, Consigliere Trione, di aver precisato che non si riferiva al mio intervento. Comunque, nella mia umiltà, non pensavo minimamente che il mio intervento avrebbe potuto essere preso in seria considerazione e quindi già sapevo che non poteva essere confuso con quello cui lei si riferiva...

(...Interruzione del Consigliere Trione...)

... Lo so, infatti, che lei non si riferiva al mio intervento. Dico solo che, se lei avesse atteso la fine della discussione generale, avrebbe avuto la possibilità di parlare e di riferirsi anche ad altri interventi.

Il Consigliere Mafrica dice: "Finalmente, dopo quindici anni, il PCI può esprimere un parere favorevole!". Ne sono contento per il Consigliere Mafrica e per i Consiglieri del PCI.- Mi è sembrato, però, un po' strano che nel corso dell'intervento egli abbia parlato di "bilancio di transizione", nel senso che non mi era chiaro se non fosse molto convinto del bilancio che ci era stato presentato oppure se lo considerasse proprio come bilancio di transizione, in attesa di giungere, nel prosieguo degli anni, ad un completo stravolgimento dell'amministrazione della cosa pubblica.

Il Consigliere Mafrica ci ha detto ancora che le critiche mosse al bilancio sono state piuttosto esagerate. A volte, qualcuno può effettivamente essere preso dalla smania di dire le cose in modo più esagerato del dovuto, ma posso confessare che, nel complesso, noi abbiamo cercato di centrare il discorso sulla valutazione delle entrate, sull'impostazione del bilancio per settori di intervento o per assessorati, sulla valutazione delle spese e sulla chiarezza delle varie voci dei fondi globali.

Ritengo giusto che all'opposizione sia lecito muovere delle critiche e che le stesse siano recepite in modo costruttivo, senza comportarsi come chi, avendo magari la coda di paglia, travisa il tutto, recependolo al contrario.

Il Consigliere Mafrica auspica che in futuro il bilancio regionale possa essere sempre più veritiero nella parte relativa alle entrate. Anch'io me lo auguro ed anche noi l'auspichiamo, proprio in funzione di quanto abbiamo detto nel corso dei nostri primi interventi.

Il Consigliere Mafrica promette anche che la maggioranza sarà più disponibile alla discussione. Tengo a precisare che, almeno dal punto di vista personale, sono più propenso a credere al Consigliere Mafrica, che non ad altri. In effetti, ci riesce un po' difficile credere alla volontà di dialogo e di discussione nei nostri confronti da parte di forze politiche che, dopo aver collaborato con noi per sedici anni, ci hanno abbandonati in modo alquanto strano. Con questo, non voglio negare loro la libertà di abbandonarci, perché ognuno è certamente libero di fare le scelte che crede ma ciò doveva essere fatto in un modo diverso e, soprattutto, chiaro e con motivazioni ben diverse da quelle indicate.

Ora mi voglio soffermare sull'intervento che ieri mi ha colpito in modo duro, perché proprio non pensavo che il Consigliere Milanesio potesse dire certe cose su di un Consigliere dell'Union Valdôtaine. Non sta certamente a me difendere il Consigliere Viérin, che voi tutti conoscete per la sua attività di Assessore e di Consigliere, per cui sono convinto che anche molti della maggioranza non condividono quanto è stato detto ieri.

"Sublimazione degli istinti". Se volessimo veramente parlare di sublimazione degli istinti, allora dovremmo parlare anche degli istinti che ieri trasparivano dall'intervento del Consigliere Milanesio.

Ricordo che nel mese di giugno, il Consigliere Milanesio, passeggiando tra i banchi della minoranza, ci consigliava di parlare in termini politici, ci suggeriva di non parlare delle persone e di non personalizzare i discorsi politici o amministrativi. Da un Consigliere che ci diceva quelle cose non mi sarei mai aspettato un intervento come quello da lui fatto. Il Consigliere Milanesio aveva forse la coda di paglia e temeva che noi parlassimo di cose che a lui non piacevano? Noi non ne abbiamo parlato ieri e non ne parliamo nemmeno oggi, ma parleremo del suo recente comportamento in seno al Consiglio regionale.

Il Consigliere Milanesio può certamente dire che noi coltiviamo delle illusioni nell'auspicare una nuova maggioranza in tempi brevi, medio-brevi o lunghi. Personalmente voglio solo precisare che noi non coltiviamo nessuna illusione: siamo all'opposizione e lavoriamo come forza di opposizione. Le reazioni del Presidente della Giunta e del Consigliere Milanesio ci convincono sempre più che il nostro ruolo è svolto in maniera perfetta. Non cambiamo parere e non coltiviamo illusioni di cambiare questa maggioranza, nemmeno dopo l'intervento del Consigliere Bich.

Anche per quel certo senso di rispetto dovuto al passato, al tempo cioè in cui abbiamo collaborato con il Consigliere Milanesio, mi permetto di precisare che, qui dentro, egli è l'ultima persona, specie per il suo comportamento come Presidente del Comitato olimpico, a potersi ritenere indignata.

Se vogliamo parlare più a fondo di quello che è stato detto in questo Consiglio dal Consigliere Milanesio, dobbiamo ricordare, ad esempio, che egli ha affermato di non ritenersi obbligato a rispondere a questo Consiglio per quanto fa come Presidente del Comitato olimpico. Credo che queste affermazioni siano piuttosto gravi e tali comunque da non poter essere dette qui dentro, in particolare da chi continua a sostenere di voler restituire dignità a questo Consiglio.

Non accettiamo lezioni di politica o di etica da parte del Consigliere Milanesio. Non accettiamo lezioni di questo genere da molti altri, ma non le accettiamo soprattutto dal Consigliere Milanesio.

E' risaputo - ben lo sanno, del resto, i Consiglieri della maggioranza che il Consigliere Milanesio è stato l'uomo capace di mettere insieme queste forze politiche e nello stesso tempo è riuscito a frenare la volontà di qualche Consigliere della maggioranza di allora, ed attualmente Assessore, che invece voleva far precipitare anzi tempo le cose. I suoi stessi compagni di partito affermano che il Consigliere Milanesio, come segretario, è quasi un despota.

Egli è un uomo cui piace il potere e che, forse proprio perché malato di protagonismo, pensa di potersi valere delle competenze dell'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni culturali; inoltre, non solo pensa, ma agisce anche come Presidente della Giunta: basti ricordare, in proposito, i fax inviati a nome del Presidente della Giunta e le lettere inviategli per non pubblicare delle leggi.

Mi auguro che l'episodio di ieri sia stato un fatto sporadico, che non abbia più a ripetersi in futuro, in modo che neanch'io sia più costretto a riprendere discorsi di questo genere, ma soprattutto perché si sappia, cosa del resto che ho già scritto, ch'io ritengo che il Consigliere Milanesio, nella sua qualità di dirigente del Partito Socialista Italiano da più di 25 anni, sia un uomo - e quindi una forza politica destabilizzante per la vita politica valdostana.

Se noi infatti ripercorriamo i tempi dal '66 ad oggi, scopriamo che tutte le crisi verificatesi in Valle d'Aosta sono state causate dal PSI guidato dal Consigliere Milanesio: nel 1966, con l'abbandono della "maggioranza del leone", per realizzare il centrosinistra; nel 1974, con il cambio di maggioranza, dagli ADP ai comunisti, per formare una maggioranza con l'Union e la Democrazia Cristiana, per poi arrivare ai fatti del 1990 che già conosciamo. Ogni volta, però, il PSI è passato da una maggioranza all'altra, a differenza di altre forze politiche che, invece, sono passate dalla maggioranza all'opposizione o dall'opposizione alla maggioranza.

Il PSI è l'unica forza politica che è passata da una maggioranza all'altra e questo ci fa pensare che tale partito coltivi una certa ideologia politica che può tradursi nei seguenti principi: maggioranza per la maggioranza e potere per il potere.

Cerco di concludere pervenendo a quanto detto dal Consigliere Bich nel corso del suo intervento, che ritengo di elevata statura politica e soprattutto di chiara analisi politica. Egli dice cose che anche noi avevamo detto, anche se non erano state ascoltate perché dette da una forza di opposizione. Oggi, invece, abbiamo la legittimazione delle nostre affermazioni, che sono state ripetute da un membro della maggioranza. Egli, riferendosi alla nuova maggioranza, ha parlato di "aggregazione di partiti sconfitti" e soprattutto "della necessità di trovare una soluzione per fermare l'espansione di una forza politica che trovava consensi anche e soprattutto nelle basi dei partiti che più strettamente con essa collaboravano". Queste cose noi le avevamo già dette ed oggi sono state legittimate dal Consigliere Bich.

Mi sia permesso di dire al Consigliere Bajocco che io capisco la posizione del suo partito. Egli ci ha testualmente riferito: "La DC ci ha detto che voleva cambiare qualcosa e ci ha chiesto di andare con lei". Forse è opportuno analizzare meglio questo cambiamento, perché io mi rendo conto che è cambiato molto per la DC, ma non mi accorgo affatto dei grandi cambiamenti del PCI.

Egli ci ha detto che l'Union Valdôtaine non ha mai chiesto niente al PCI. Se il PCI ci avesse detto di voler dare solo un appoggio esterno, tale richiesta avrebbe potuto senz'altro essere presa in considerazione; se invece i discorsi erano altri, non sarebbe nulla. Può sembrare una battuta, ma se il PCI voleva dare un appoggio esterno, poteva darlo anche allora, anche se non sarebbe stato accettato dalla Democrazia Cristiana.

Per terminare, e al di là di ogni intento polemico, di merito o di volontà politica, vorrei ricordare al Consigliere Bajocco che il rifinanziamento della legge per la prima casa era già stato previsto, anche se in modo leggermente diverso. Il Consigliere Bajocco è con me nella Commissione competente, per cui a fine anno potremo verificare la reale capacità di spesa della Finaosta ed accertare se l'uso dei miliardi versati darà ragione ai Consiglieri Bajocco e Mafrica oppure al sottoscritto. Questa risposta l'avremo tra qualche settimana e su di essa avremo ancora modo di confrontarci.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola, per il secondo intervento, il Consigliere Viérin; ne ha facoltà.

VIERIN (UV): Je crois que la démocratie est synonyme de confrontation et de dialectique sur le plan politique, c'est-à-dire sur les idées ou les initiatives liées aux fonctions politiques remplies. Par ailleurs, afin que cette confrontation puisse s'exprimer, la liberté d'expression s'avère indispensable. Et ceci est d'autant plus nécessaire pour les mouvements et les partis d'opposition.

A cet effet, au sein de cette assemblée, nous essayons, avec dignité, de remplir notre rôle d'opposants à cette majorité, en la critiquant quand il est nécessaire, en critiquant notamment ses choix, ses projets et ses réalisations, mais en formulant également des propositions alternatives. Sans mépris, je veux l'affirmer, sans personnaliser la confrontation, comme quelqu'un le prétend, sans avoir comme seul et unique point de repère le pouvoir ou sa nostalgie, mais, tout simplement, parce que nous croyons dans nos idées. Le ton, les façons de présenter ces idées peuvent être différents, mais les contenus sont les mêmes.

Après cette réflexion, force nous est de constater, avec un certain regret, l'éclat d'un vieux routier de la politique, qui, dans un certain sens, permettez-le nous, est sorti de ses gonds et qui a voulu déplacer le sens de la discussion en la personnalisant, en donnant une réponse qui, à notre avis, n'est pas une réponse politique, mais une réponse émotionnelle. Permettez-nous également de réclamer une égalité de chances, parce que si d'autres peuvent faire des affirmations politiques, même provocatoires, c'est dans leur droit, nous avons également - je pense - la possibilité d'exprimer nos critiques et nos réserves, sans, comme cela a déjà été fait, être traités toujours d'imbéciles ou sans, à cet effet, parler de criminalisation.

Monsieur Bich a déjà eu la bonté de le dire, ce matin, je lui en sais gré. On ne peut pas, quand il y a une confrontation, réduire cette confrontation simplement à des prétendus troubles psychiques de ceux qui ne partagent pas une analyse - je le répète - politique. Quelqu'un l'a déjà dit, l'accusation de troubles psychiques, ou vouloir réduire le tout sur le plan de la psychanalyse sont des méthodes qui étaient employées ailleurs et que, je pense, ne peuvent prétendre une légitimité au sein de cette assemblée.

Je veux, en tout cas - et je termine - rassurer le Conseil. Les Conseillers de l'Union Valdôtaine et moi-même, sommes tous encore sains d'esprit et en bonne santé. Nous voyons simplement les choses d'une façon différente. Nous réclamons à cet égard - et nous le faisons avec force - le droit à la différence, le droit à la dialectique et le droit à la confrontation.

PRESIDENTE: I Consiglieri del Gruppo dell'Union Valdôtaine, ed i Consiglieri Maquignaz e Riccarand hanno proposto una serie di emendamenti, che sono già stati fotocopiati e distribuiti ai colleghi, che possono prenderne visione e farne una valutazione.

Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.

MILANESIO (PSI): Ho chiesto la parola per fatto personale.

Chiederei che venisse fatto un resoconto stenografico testuale del mio intervento, così tutti potranno leggere che, al massimo, io ho parlato di "psicanalisi" e non di "psichiatria". Credo che questo sia legittimo e non offensivo. In ogni caso, mi sembra abbastanza strano che qualcuno voglia confondere la psicanalisi con la psichiatria.

PRESIDENTE: Se non ci sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale ed anche la seduta antimeridiana.

Nel pomeriggio passeremo alla replica del Consigliere relatore Ricco, dell'Assessore alle Finanze Lavoyer e del Presidente della Giunta Bondaz.

La seduta antimeridiana è sospesa e quella pomeridiana è convocata per le ore 16,00.

La seduta è tolta