Oggetto del Consiglio n. 1654 del 13 dicembre 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1654/IX - LEGGI DI BILANCIO 1991 - PROSECUZIONE DELLA DISCUSSIONE GENERALE.
PRESIDENTE: Si sono iscritti a parlare i Consiglieri Maquignaz, Riccarand, Voyat, Ricco e Aloisi. La Presidenza chiede alla cortesia dei colleghi che intendono prendere la parola di voler manifestare questo loro desiderio, in modo da poter ordinare il più possibile gli interventi alternando i Consiglieri della maggioranza a quelli dell'opposizione.
Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (Indipendente): I bilanci di previsione della Regione per l'anno 1991 e per il triennio 1991-93, come è stato detto e ribadito dall'Assessore alle Finanze e dalla nuova maggioranza, presenterebbero delle importanti novità rispetto a quelli precedenti. Mi pare di non poter condividere questa tesi, perché secondo me, quando si parla di novità in sede di bilancio, si deve badare più alla sostanza che alla forma.
Sul piano della sostanza, infatti, questo bilancio non presenta novità di rilievo; ci troviamo anzi di fronte ad un bilancio che definirei di routine, che, da una parte, ha dovuto recepire gran parte delle indicazioni della precedente maggioranza, mentre, dall'altra, ha tentato, con difficoltà, di rispecchiare gli intenti delle dichiarazioni programmatiche della nuova maggioranza.
Diamo ora un'occhiata alle innovazioni formali e tecniche, dovute anche all'entrata in vigore della legge regionale 27 dicembre 1989, che ha sostituito la precedente legge di contabilità regionale, prevedendo appunto l'istituzione del bilancio di cassa. Il bilancio è stato, quindi, ricomposto sulla base delle competenze degli Assessori, come già avveniva in passato fino al 1979.
Desidero ricordare che allora tale impostazione venne abbandonata al fine di evitare una eccessiva frammentarietà dell'attività regionale sulla base delle specifiche competenze assessorili.
Come è stato ricordato, ora ci troviamo di fronte ad un bilancio articolato su due livelli, uno determinato sulla base delle competenze degli Assessorati e l'altro sulla base delle funzioni dell'ente regionale, nella speranza di rendere l'attività regionale più comprensibile e di più facile lettura. Ovviamente, io me lo auguro, ma vedremo nel corso dell'anno se le innovazioni riusciranno a semplificare o a complicare la lettura e la gestione del bilancio. Per ora, l'unica certezza sta nella nuova forma grafica, che è nuova più nei costi che non nella forma.
Non è chiaro, infine, per quale motivo nella legge finanziaria si è mantenuta l'impostazione funzionale, quando è stata modificata quella del bilancio, strutturata invece per ripartizioni amministrative.
Si dice che la legge finanziaria sia per sua natura uno strumento dinamico, a fronte della staticità del bilancio. Ma come conciliare le esigenze di dinamicità del bilancio con quelle della chiarezza? Auguriamoci, comunque, che la natura della legge finanziaria si concili con quella del bilancio e che, alla fine, le inevitabili interconnessioni tra i due strumenti amministrativi non diventino fonte di confusione.
Nel merito del bilancio, rileviamo con preoccupazione, come è stato giustamente fatto notare ieri dal Consigliere Ricco, che purtroppo assistiamo, ancora una volta, al continuo aumento delle spese correnti, al punto che quest'anno ammontano al 52,26 per cento, provocando una conseguente diminuzione delle spese di investimento, che ammontano al 47,73 per cento. Questo fenomeno, come da più parti si dice, è suscettibile di diverse interpretazioni, ma ciò che oggi a me preme porre in evidenza è la necessità di evitare un'eccessiva burocratizzazione della nostra Regione e dell'ente Regione.
Il pareggio del bilancio è ancora una volta garantito, come negli anni scorsi, dall'accensione di un mutuo di 200 miliardi e da un avanzo di amministrazione stimato in 50 miliardi.
Sulle entrate, anche se gonfiate, non vi sono novità di rilievo. Esse sono ancora costituite dal riparto fiscale, dalla Casa da gioco, dal trasferimento dallo Stato all'USL... Devo dare atto all'Assessore alle Finanze che non possiamo considerare eccessive queste entrate, specie se teniamo conto delle competenze della Regione e delle sue difficoltà di intervento su un territorio complesso ed impervio, dove non è sempre facile intervenire.
In relazione alle spese, rileviamo che la cifra spendibile è poco più di 1492 miliardi (52 per cento per le spese correnti e 47 per cento per quelle di investimento).
Come è già stato ricordato, 556.155 milioni sono destinati al finanziamento di leggi già approvate e 156.147 milioni, i cosiddetti fondi globali, al finanziamento dei nuovi progetti del piano triennale.
E' ovvio che, negli investimenti, la nuova maggioranza non ha potuto che riconfermare la quasi totalità delle scelte operate dalla precedente.
Sulle nuove scelte devo, invece, subito dissentire sulla diminuzione, sia pur leggera, degli interventi nel settore dello sviluppo economico. Gli investimenti legati a questo settore sono di vitale importanza per l'intera economia della nostra Regione e si tratta di investimenti che, di conseguenza, sono destinati ad incidere direttamente sulla qualità e sul tenore di vita di chi abita nella nostra comunità. Secondo me, la penalizzazione, o il tentativo di penalizzare questi investimenti, rappresenta una scelta sbagliata.
Non condivido neppure la filosofia politica che, da una parte, ha voluto un progetto "ad hoc" per la città di Aosta e, dall'altra, un aumento dei finanziamenti a favore dei comuni e delle comunità montane. Si tratta della classica soluzione che vuole dare un colpo al cerchio ed un colpo alla botte, per rendere tutti contenti. Sta di fatto, però, che qui sono tutti infelici, perché non si capisce questa distinzione fra la città di Aosta, che deve avere un suo autonomo progetto di sviluppo ed il ruolo dei comuni e delle comunità montane, che dovrebbero accontentarsi di qualche soldo in più. Io credo che i comuni, nella loro dignità, non aspirino solo ad aumentare i propri finanziamenti, ma intendano invece essere anche protagonisti consapevoli di un processo di crescita della comunità valdostana, dove il comune di Aosta, gli altri comuni e le comunità montane devono svolgere ciascuno il proprio ruolo.
Tra l'altro i finanziamenti previsti dal bilancio regionale per rilanciare il capoluogo, sono assolutamente ridicoli: due miliardi! L'Assessore all'urbanistica del comune di Aosta dichiara che sono necessari 120 miliardi per l'auditorium, per il palazzetto dello sport e per il recupero del centro storico, a fronte dei quali i due miliardi sono assolutamente ridicoli, perché assolutamente insufficienti; per cui mi chiedo che tipo di politica stiamo portando avanti.
Sono anch'io convinto che si debba dare una risposta positiva, anche con finanziamenti massicci, se ritenuti necessari, alle esigenze della città di Aosta, ma, come è già stato ricordato da altri, occorre optare per una visione che abbia come obiettivo di fondo la realizzazione di una sintesi culturale e sociale tra Aosta ed il resto della Valle. In altre parole, la città di Aosta non deve diventare un capoluogo di provincia, ma la capitale delle Alpi, che affonda le sue radici nella cultura e nella tradizione dell'intera comunità valdostana.
Desidero ancora sottolineare la necessità di intensificare gli sforzi a favore dello sviluppo dell'artigianato. Ieri, nella relazione dell'Assessore alle Finanze, non ho sentito parlare dell'artigianato. Si è parlato di industria, di agricoltura, di turismo e di tante altre cose, ma si è appena accennato in qualche passo al problema dell'artigianato che, secondo me, non va invece sottovalutato, anche per ricreare quel clima di distensione e di fiducia, che è venuta a mancare in seguito alla vicenda dell'IVAT. Io credo che l'artigianato possa dare alla nostra gente quegli sbocchi economici che difettano nel settore dell'industria. Gli investimenti in questo settore sono, a mio avviso, una garanzia per un lento, ma sicuro sviluppo economico della società valdostana.
Non bisogna dimenticare che abbiamo la fortuna di avere degli artigiani artisti, che onorano la nostra Regione e che, con le loro opere, hanno contribuito a diffondere all'esterno un'immagine positiva della nostra Regione. Credo che a queste persone dobbiamo garantire il nostro pieno appoggio, affinché il senso dell'arte e l'amore per il bello ed il buon gusto si diffondano nella nostra comunità. Troppo sovente i nostri artisti non vengono neanche considerati dal potere politico, nella comune e banale convinzione che una Regione piccola come la nostra stenti a proporre artisti di valore.
Consentitemi di soffermarmi per un attimo sulle Olimpiadi. Questo argomento ha ormai invaso i "mass media" ed è diventato oggetto di discussione in ogni occasione e circostanza, tant'è che il dilemma sembra essere: "Olimpiadi sì, Olimpiadi no". La cosa più singolare, a mio avviso, sta nel fatto che fino a pochi mesi fa l'opinione pubblica, i partiti, i movimenti politici ed i cittadini guardavano questo avvenimento come un fatto naturale e positivo per la Valle d'Aosta. Io stesso confesso di aver sostenuto con forza questo discorso .
In questi ultimi tempi c'è stata, in vece, una netta inversione di tendenza e tutti si interrogano sui motivi che hanno fatto cambiare gli umori e le valutazioni della pubblica opinione.
Cerchiamo di capirci qualcosa. Per un certo periodo, quando si prospettò la possibilità di portare le Olimpiadi in Valle d'Aosta ci fu un entusiasmo crescente: per un attimo, tutti ci eravamo convinti che la nostra piccola Regione, interessata da un fenomeno così grande, potesse diventare grande come il fenomeno che l'affascinava. In quel momento l'entusiasmo fu grande e rappresentò un fatto positivo, perché indicava la volontà della nostra Regione di crescere, di vivere e di svilupparsi.
Un po' alla volta però, come per un incantesimo, si passò dal mondo delle fiabe a quello della realtà ed il problema cominciò ad essere esaminato in tutti i suoi aspetti. La gente comincia ora a porsi delle domande: chi costruirà le strutture sportive? Da chi verranno pagate? E' proprio vero che tutti trarranno dei benefici dalle Olimpiadi? Le opere che verranno realizzate rispetteranno l'ambiente? Sul piano culturale, sociale e morale, quale impatto avranno quelle opere sulla comunità valdostana?
Ciò che oggi intendo sottolineare con fermezza è che, a mio avviso, ciò che ha più disorientato l'opinione pubblica è stata innanzitutto la politicizzazione della vicenda olimpica ed in secondo luogo la mancanza di credibilità del Comitato promotore, composto essenzialmente da politici, e di una Giunta nata nel modo che sappiamo o che forse non sappiamo, ma nata comunque nell'ombra e nella clandestinità, all'insaputa della maggioranza di coloro che operano nel mondo politico della nostra Regione, e progettata, in sostanza, da pochissime persone, che hanno imposto agli altri la loro volontà.
L'ex segretario politico degli ADP, nell'articolo di risposta al documento politico del sen. Dujany e del Consigliere Lanivi, ha chiesto di fare i nomi dei faccendieri e dei rassegnati. Credo che non ve ne sia bisogno, perché, caro Bajocco, in questo Consiglio e nella nostra Regione tutti sanno quali sono i faccendieri e quali sono i rassegnati. Sta di fatto che la gente non ha fiducia in questa maggioranza. In altri termini, siamo passati da una gestione della cosa pubblica considerata troppo autoritaria, ad una gestione certamente meno autoritaria, che però non gode della credibilità della comunità valdostana.
Nella nostra Regione, i partiti nazionali si sono comportati in modo inaccettabile, contribuendo ad alimentare la crescente sfiducia della pubblica opinione nei confronti della politica. Tale situazione mi consente e mi obbliga a fare alcune considerazioni sulla partitocrazia e sulle sorti della prima Repubblica.
Mio malgrado, mi sto sempre più convincendo che la partitocrazia non è più in grado di interpretare le esigenze della gente, soprattutto perché ha prodotto un sistema politico di potere che dai più è considerato ormai incapace di governare e di garantire il rispetto dei principi basilari che sostengono le democrazie. Basti pensare al clima di incertezza che domina il nostro Paese ed alla litigiosità congenita nei partiti, nel Governo e nel Parlamento, a fronte di problemi gravi e drammatici, che scuotono e violentano i sentimenti dell'opinione pubblica.
Basti pensare alla paralisi sociale ed economica del Sud, dove le organizzazioni mafiose imperversano, seminando terrore, morti e stragi; ai problemi connessi al funzionamento della giustizia, che sovente diventa fonte di ingiustizia, provocando una situazione di insicurezza collettiva; alle tesi sostenute da intellettuali di primo piano, che parlano di convivenza tra malavita organizzata e lo Stato, di continui intrecci tra mafia e politica, di tangenti assunte come metodo di lavoro; alla insufficienza dei pubblici servizi, specie se confrontati con quelli degli altri Paesi europei; agli squilibri tra il Nord ed il Sud, che sicuramente creeranno serie difficoltà al processo di integrazione in atto in Europa. Detto in altre parole, ci troviamo di fronte all'impotenza dei governanti di pilotare un processo di modernizzazione, senza il quale non è possibile pensare ad un futuro sereno. Ci troviamo certamente di fronte ad un panorama desolante, dinanzi al quale si prova un profondo senso di disagio.
La stessa Democrazia Cristiana, alla quale bisogna pur riconoscere il merito storico di averci preservato dalle dittature di destra e di sinistra per più di quarant'anni, sembra disorientata ed incapace ad interpretare i segni che emergono da una realtà in rapida trasformazione ed in continuo movimento. Personalmente sono rimasto molto deluso che la Democrazia Cristiana abbia rifiutato di trasformarsi, come proposto da Romano Prodi, in una federazione di partiti regionali.
Ciò che più mi ha deluso, però, è che la nostra Democrazia Cristiana locale non abbia battuto ciglio di fronte a quel diniego, ben sapendo che noi viviamo in una Regione a statuto speciale, fiera di una lunga e consolidata tradizione autonomistica e regionalistica. Mi pareva, perciò, che la proposta di Romano Prodi, di trasformare la Democrazia Cristiana in una federazione di partiti regionali, potesse essere più che naturale per la nostra Regione.
Mi preme oggi evidenziare la necessità di pensare ad una alternativa al sistema dei partiti, il cui ruolo è messo sempre più in discussione. Certamente è rischioso parlare di una alternativa ai partiti, forse è un'utopia, ma io credo che oggi solo l'utopia sia assennata, nel senso che forse è solo l'utopia a permettere ad alcuni di continuare a far politica e di credere al cambiamento.
Ebbene, io credo che si debba togliere potere ai partiti, ai lottizzati, ai politici che vivono da incompetenti nei vari consigli di amministrazione, agli inetti ed agli incapaci. Quando la partitocrazia produce queste iniquità, o cambia o se ne deve andare.
Non ci si deve stupire, in proposito, del successo delle Leghe, che hanno registrato un consenso elettorale senza precedenti e che sono state zittite in modo abbastanza superficiale, con le accuse di qualunquismo e di razzismo. Signor Presidente, non si può invocare il consenso elettorale soltanto quando fa comodo. A mio avviso, le Leghe sono il primo consistente segnale di qualcosa che non funziona nella nostra comunità, sono il primo segnale di una profonda volontà di cambiamento.
Non possiamo, proprio noi che crediamo nelle autonomie, sottovalutare almeno alcune delle istanze autonomistiche. D'altra parte, anche nella nostra Regione si sta creando un vasto movimento autonomista, che a mio avviso sta superando i confini dell'Union Valdôtaine e che non è più disponibile ad accettare i compromessi dei partiti tradizionali. Se andiamo avanti di questo passo, la radicalizzazione dello scontro tra la partitocrazia, da una parte, e gli autonomisti e tutti quelli che non credono in una maggioranza considerata dai più un compromesso inaccettabile, dall'altra, diventerà inevitabile.
Personalmente credo che questo scontro vada evitato, perché potrebbe provocare dei risultati e delle ferite insanabili. Ecco perché, a mio avviso, nell'interesse della comunità valdostana, bisogna cambiare questa maggioranza e ridiscutere il tutto a bocce ferme.
Torno a ripetere che questa Giunta non rispecchia le aspettative della comunità valdostana, perché non ne può interpretare le esigenze.
Essa non interpreta le esigenze del Partito Comunista Italiano, che si ritrova delegittimato nel suo tradizionale ruolo di opposizione e che nel contempo non è legittimato come forza di maggioranza, perché deve accontentarsi di stare a guardare. Caro Bajocco, qualche volta è duro stare in maggioranza!
Questa Giunta delegittima il ruolo della Democrazia Cristiana, che non sa come spiegare alla gente la sua presenza in questa maggioranza, se non con generici attacchi alla prepotenza unionista. Alla DC si rimprovera di essere senza pantaloni, senza quei pantaloni che, prima, non le hanno consentito di reagire all'arroganza unionista e che ora non le consentono di resistere alle imposizioni del segretario socialista Milanesio. Alla DC si rimprovera, in sostanza, di essere incapace di esprimere un progetto politico, di non essere più in grado o di non volere interpretare non solo le esigenze del Cristianesimo, ma neanche quelle dell'autonomismo valdostano.
Ad ogni modo, ognuno è libero di fare quello che vuole e di seguire la strada che ritiene più opportuna. Io rimango dell'idea che questa maggioranza debba cambiare, nell'interesse della comunità valdostana e dell'autonomia, ma debba soprattutto cambiare per ridare coerenza politica alla politica con la "p" maiuscola.
Permettetemi di concludere questo mio intervento con una nota di tranquillità e di pace...
(...interruzione...)
...Caro collega, la nota di pace io me la posso anche tenere per me, ma credo che essa possa essere oggetto di riflessione anche per te e per il tuo partito. Questa nota di pace, che mi viene suggerita da Réné Gerard, dice: "La violenza è il fondamento di ogni società. Il rito religioso è il fondamento di ogni cultura. La rivoluzione cristiana ha modificato radicalmente questi fondamenti, sostituendo l'amore alla violenza".
Si dà atto che alle ore 10,52 assume la Presidenza il Vicepresidente Stévenin.
PRESIDENT: Le Conseiller Riccarand a demandé la parole, il en a la faculté.
RICCARAND (VA): Vorrei partire dalla relazione letta ieri dall'Assessore alle Finanze, per sviluppare le mie considerazioni sulla legge finanziaria e sul bilancio di previsione del 1991 e del triennio 1991-93.
Il quadro dell'economia valdostana che è stato delineato nella relazione dell'Assessore alle Finanze non è certo dei più esaltati, anzi direi che è un quadro decisamente negativo. Nella relazione si dice, infatti, che nell'industria valdostana "il livello tecnologico e l'innovatività sono molto bassi", che il settore agricolo non è "capace di autosostentarsi e non è in grado di costituire un'alternativa in caso di crisi", che la crescita del turismo "spesso è avvenuta in modo disordinato e con logiche speculative, di breve periodo e di corto respiro", che la crescita del settore terziario "risulta concentrata in comparti non innovativi e con strutture poco avanzate", che inoltre, sempre nel comparto del terziario, tutto il comparto della pubblica amministrazione è accompagnata da una elevata occupazione accompagnata da una bassa efficienza. Sono tutte citazioni dalla relazione.
Si dice ancora che i problemi strutturali non sono stati affrontati, che "gli indici invidiabili di benessere (bassa disoccupazione, alto reddito, discreta dotazione di servizi, ecc.), non cancellano la realtà di una struttura economica fragile e continuamente bisognosa di interventi di sostegno", un'economia quindi che è definita "da ristrutturare, da mettere al riparo dalle congiunture esterne, da sottrarre alla dipendenza di risorse esogene, per puntare su risorse endogene autocentrate".
Si tratta di un'analisi molto critica dell'economia valdostana, che noi condividiamo e che avevamo già esposta in molti documenti ed interventi nel corso di tutti gli anni '80.
Ho portato con me una relazione che ho svolto a Saint-Pierre, nell'ottobre del 1986, nel corso di un'assemblea del mio Movimento, che allora si chiamava "Nuova Sinistra". Ve ne leggo una pagina, perché concorda quasi alla lettera con quanto è stato scritto dall'Assessore alle Finanze. Dicevamo nel 1986:
"Ogni anno i grandi organi di stampa diffondono i dati ISTAT, Censis..., che descrivono la Valle d'Aosta sempre più ricca e florida: abbiamo il più alto reddito pro-capite d'Italia, il maggior consumo di benzina, il maggior numero di automobili, siamo ai più alti livelli nei consumi di energia elettrica per uso domestico e per numero di collegamenti telefonici.
Se poi consideriamo che una recente e qualificata indagine internazionale, per individuare i paesi in cui si vive meglio, colloca l'Italia al secondo posto mondiale, preceduta dalla sola Danimarca, allora potremmo arrivare facilmente alla conclusione che noi Valdostani viviamo nel migliore dei mondi possibili ed a questo punto il compito di una forza politica non potrebbe che essere quello di conservare l'esistente e di assecondare quelle dinamiche economiche, sociali e culturali che hanno portato all'attuale situazione.
In realtà, noi sappiamo che alcuni di questi primati sono, purtroppo, primati di inciviltà, di sperpero e di inquinamento. Sappiamo che i dati sulle ricchezze valdostane derivano dallo sfruttamento di una precaria e contingente rendita di posizione. Conosciamo il ruolo determinante di un'amministrazione regionale che, con le sue enormi disponibilità finanziarie, sorregge artificialmente un'economia fragile e squilibrata. Sappiamo infine che quasi la metà delle entrate del bilancio regionale provengono da due voci, IVA da importazione e proventi del gioco d'azzardo, che non sono certamente il frutto del nostro lavoro e dell'uso oculato delle nostre risorse.
Per questo, da tempo, mettiamo in guardia dai facili ottimismi e trionfalismi, e non solo diciamo che occorre pensare ad una ridistribuzione più equa delle ricchezze, ma che occorre anche preoccuparsi di innescare un meccanismo radicalmente diverso di sviluppo, che non dipenda più in modo determinante, come oggi, da fattori esterni alla nostra Regione, da rendite di posizione, da privilegi furbescamente carpiti ad uno Stato colabrodo, da un intenso e distruttivo sfruttamento del nostro territorio, ma che si basi sul principio dello sviluppo autocentrato".
Queste sono le cose che noi abbiamo detto più volte in questo documento ed in altri. Adesso, dopo quattro anni, le ho ritrovate quasi tali e quali nella relazione dell'Assessore alle Finanze. Verrebbe da dire: "Meglio tardi che mai". E' opportuno, però, valutare questo ritardo nell'analisi, per scoprire quali sono le sue reali cause e motivazioni, e poi bisogna vedere se, fatta questa diagnosi, su cui noi concordiamo, c'è la stessa proposta e determinazione nella cura di una situazione delicata.
Sul ritardo con cui si fa un'analisi critica dello stato dell'economia valdostana, noi esprimiamo un giudizio severo e diciamo che negli anni '80 noi tutti abbiamo perso una grande occasione. Fra il 1980 ed il 1990, la Valle d'Aosta si è trovata nelle condizioni ideali per fare delle grandi scelte strategiche, per dotarsi di una struttura economica solida, forte e proiettata nel futuro.
Questa grande occasione derivava da due grandi fattori, che erano presenti negli anni '80 e che non c'erano prima congiuntamente e che non sappiamo fino a quando ci saranno in futuro.
In quegli anni abbiamo avuto a disposizione molti soldi. Sappiamo che questo fattore è determinante per qualsiasi tipo di amministrazione. Nel corso dei dieci anni che vanno dall'80 al '90, la Regione Valle d'Aosta ha gestito quasi 10.000 miliardi di risorse finanziarie. In tutto il periodo precedente, dal 1948 al 1980, cioè in 32 anni, la Regione ha gestito complessivamente meno di 1.000 miliardi, che avevano sicuramente un diverso valore, ma le proporzioni sono tali da indicare che, a partire dal 1981, c'è stato un enorme salto quantitativo, che è stato legato alla nuova legge sull'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta ed al ruolo dell'IVA da importazione. Quel salto ha messo la nostra Regione nella condizione di poter utilizzare una tale abbondanza di risorse, quale mai essa ha avuto nel corso della sua storia.
Sempre negli anni tra l'80 ed '90, noi abbiamo avuto la possibilità di usare quelle risorse in una condizione di autonomia, sia pure non in condizione di totale mano libera, perché così non è stato, ma sicuramente eravamo nelle condizioni di poter effettuare scelte decisive ed importanti, perché quelle condizioni erano state consegnate nelle nostre mani e nelle mani di chi amministrava la Regione Valle d'Aosta. Sicuramente lo Statuto speciale d'autonomia, con tutti i suoi limiti, ci consegna e ci dà delle grosse possibilità di scelta, che io definirei decisive, nella gestione del nostro territorio.
Badate che nei dieci anni fra l'80 ed il '90 la Valle d'Aosta ha gestito più risorse finanziarie, non solo più di tutte le altre Regioni a statuto ordinario e speciale, ma, sempre in proporzione al numero degli abitanti, ha gestito più risorse finanziarie anche rispetto allo stesso Stato italiano.
Noi siamo stati come un piccolo Stato che però ha avuto le possibilità finanziarie e decisionali di un grande Stato.
Allora, se dopo dieci anni, i risultati di questa congiuntura estremamente favorevole sono quelli delineati ieri dalla diagnosi e dall'analisi dell'Assessore alle Finanze, che mi pare facesse riferimento a valutazioni e dati dell'Ufficio della programmazione regionale, sono quelli così eloquenti che sono davanti agli occhi di tutti, ne va scoperta la causa e vanno individuate le responsabilità.
A me pare che il discorso che fa questa maggioranza, a volte più apertamente ed a volte più tra le righe, di addebitare sostanzialmente queste responsabilità ad una forza politica, all'Union Valdôtaine, cioè al partito di maggioranza relativa del decennio appena trascorso, non stia in piedi. Dico questo pur sottolineando che noi, nel corso dello scorso decennio, più volte abbiamo duramente contrastato le scelte della maggioranza in cui l'Union Valdôtaine era determinante. Quando era necessario, abbiamo anche attaccato duramente e frontalmente i Presidenti di Giunta unionisti espressi da quelle maggioranze.
Noi riteniamo che l'Union Valdôtaine abbia sicuramente delle evidenti responsabilità nel non aver saputo utilizzare nel migliore dei modi un decennio particolarmente favorevole per fare delle grandi e valide scelte strategiche.
Non siamo, però, neppure così deboli di memoria da dimenticare che le decisioni di questi dieci anni sono sempre state assunte con la partecipazione ed il consenso determinante della Democrazia Cristiana, di un partito che è sempre stato in maggioranza in Giunta e che adesso si comporta come se fosse rimasto per quindici anni all'opposizione.
Ad effettuare le scelte dello scorso decennio, spesso e volentieri, hanno anche concorso gli Autonomisti Democratici Progressisti ed il Partito Socialista Italiano, nonché il Partito Repubblicano Italiano, che è sempre rimasto in maggioranza da quando siede in Consiglio regionale.
Allora, se grandi errori sono stati commessi (e ne sono stati commessi), se grandi opportunità sono state sprecate (e ne sono state sprecate), se le responsabilità politiche devono essere pagate con cambiamenti di ruoli, se veramente si volesse fare con serietà questo discorso, ecco allora che, per una vera scelta e per una vera svolta, ci vorrebbe un vero ribaltamento e non una Giunta ad egemonia democristiana, come quella attuale, ma qualcosa di ben diverso, come, ad esempio, una Giunta dei Verdi col Partito Comunista Italiano, cioè un bicolore rosso-verde con l'appoggio esterno dell'Union Valdôtaine e della Democrazia Cristiana.
Così facendo, chi è stato in maggioranza va in minoranza e comunque non è più in Giunta e chi è stato all'opposizione va, coerentemente, in maggioranza. Altrimenti è solo un "camaleontismo" o un trasformismo che non rispetta la situazione reale.
In realtà, io non credo affatto che il problema principale sia la formula della maggioranza; non credo affatto che il problema principale sia quello dello schieramento.
Secondo noi, il problema fondamentale è un altro e riguarda un po' tutti quanti: è il problema di una cultura politica che è stata ed è inadeguata ai compiti ed ai ruoli che deve svolgere una Regione autonoma come la nostra, con le sue possibilità di intervento. Questa inadeguatezza riguarda tutti i partiti politici, compreso evidentemente anche il nostro.
Il vero problema è che c'è un'affannosa rincorsa per occupare posti di potere, ma non c'è una vera e propria cultura di governo. Nella relazione si parla di orizzonti lunghi e di programmazione strategica, ma questa capacità e volontà di avere orizzonti lunghi e programmazione strategica, che mancavano nella vecchia maggioranza, non ci sono neanche nella nuova. La logica clientelare, gli interessi di partito e talora anche quelli personali soffocano, distorcono e deprimono la cultura di governo.
Per cambiare realmente, bisogna cambiare anche le regole ed i meccanismi della politica. Bisogna, ad esempio - e questo, secondo noi, è un passaggio determinante - studiare nuovi meccanismi elettorali che riportino in primo piano i contenuti, i programmi e le scelte di fondo, ed impediscano i trasformismi e le logiche corporative. Questa è la vera, fondamentale e prima riforma da fare non solo in Valle d'Aosta, ma anche in Italia.
Del resto, quando Achille Occhetto è diventato segretario del Partito Comunista Italiano, ha giustamente individuato nella nuova legge elettorale e nel nuovo meccanismo delle rappresentanze istituzionali il nodo fondamentale perché ci possa essere una reale alternativa in Italia. Secondo me, avviene la stessa cosa qui da noi, altrimenti abbiamo dei trasformismi, ma non cambiamenti o alternative reali.
Insomma, a noi sembra troppo semplice, troppo banale ed in definitiva falso, dire: "Le cose non sono andate bene per colpa dell'Union Valdôtaine, ma adesso cambiamo tutto". E' falso perché, andando a vedere nel concreto, si scopre intanto che questo cambiamento non c'è. Se c'è stato qualche cambiamento in questi mesi, a noi sembra di aver visto qualche peggioramento, ma sicuramente non un miglioramento.
Questa analisi è anche falsa, perché in realtà ci troviamo ancora una volta di fronte ad una totale schizofrenia, nel senso che vi è una assoluta separazione fra le parole ed i fatti, per cui la diagnosi molto critica dell'Assessore alle Finanze sullo stato dell'economia valdostana, che noi condividiamo, non è seguita da alcuna scelta conseguente.
E' vero che un capitolo della relazione è intitolato: "Le scelte di programma", però basta leggerlo per capire che manca il succo del discorso; queste scelte innovative e correttive non sono indicate né nella relazione, né nel bilancio di previsione del 1991.
Vorrei anzi evidenziare che ci sono delle forti contraddizioni tra la relazione, l'analisi della relazione e le cifre del bilancio. Faccio alcuni esempi.
In più parti della relazione si esprime preoccupazione per il costante incremento delle spese correnti, si dice che bisogna ridurre tale crescita... In realtà, nel bilancio di previsione del 1991 si prevede non solo una crescita, ma addirittura un fortissimo salto esponenziale dell'espansione delle spese correnti. Altro che contenimento! Si parla di contenimento e si dice: "Bisognerà fare del contenimento...", ma questo contenimento è rimandato ad anni indeterminati o, almeno ci sembra, che sia rimandato a dopo il giugno del 1993, perché le scelte che noi facciamo per il 1991 e per il triennio 1991-93 non sono sicuramente tese ad un contenimento delle spese correnti, perché anzi si registra un aumento molto più alto degli anni precedenti.
Anche per quanto concerne l'occupazione nel settore della pubblica amministrazione, che da una parte si dice che è troppo elevata e dall'altra che è scarsamente efficiente, nel bilancio ci sono delle previsioni che fanno pensare ad una campagna di nuove assunzioni, piuttosto robusta, da parte della pubblica amministrazione, con una nuova pianta organica, che amplia i posti un po' in tutte le direzioni. Come si conciliano allora queste due affermazioni?
Alla pagina 17 della relazione dell'Assessore alle Finanze, si dice che il comparto delle costruzioni è troppo grande e ciò rappresenta "un segnale strutturalmente non molto positivo" dell'economia valdostana. Se poi andiamo a vedere il bilancio di previsione del 1991, scopriamo che ci sono circa 120 miliardi - ho fatto il conto - per la costruzione di strade, autostrade, piste forestali, strade interpoderali... Abbiamo poi decine di miliardi per una legge regionale che ha un titolo molto eloquente: "Fondi regionali di rotazione per la ripresa dell'industria edilizia", che ha anche qualcosa a che fare con la casa, perché in realtà rappresenta un modo molto discutibile ed in gran parte distorto di dare una risposta al problema reale di diritto alla casa ed all'abitazione, ma che rappresenta soprattutto un elemento per la ripresa dell'industria edilizia. Eppure nella relazione si dice che questo comparto è troppo rigonfiato.
Sempre nella relazione si dice che in agricoltura bisogna superare una logica assistenziale, ma sotto i nostri occhi c'è tutto un fiorire di nuove forme di assistenzialismo, dal modo in cui è stata impostata l'ultima legge sulla siccità, ai nuovi premi, adesso decisi persino con lettera dell'Assessore, per l'abbattimento di bovine improduttive...
Faccio ancora un ultimo esempio. Nella relazione c'è anche un'osservazione abbastanza interessante, perché si dice che in Valle d'Aosta "ci troviamo di fronte ad un'economia troppo aperta verso l'esterno... Rischiamo di essere sì un carrefour, ma solo nel senso di luogo di rapido transito". Noi siamo d'accordo, perché è vero che stiamo correndo questo rischio molto grosso. Allora, che facciamo? Facciamo in modo di diventare ancora di più "un luogo di rapido transito"? La scelta autostradale che cos'è, come abbiamo sentito dire tante volte, se non un modo per andare più rapidamente da Londra a Palermo e per passare rapidamente, magari a 130 o 150 all'ora, attraverso la nostra Regione? Come si concilia, quindi, l'affermazione di consapevolezza, col fatto che poi nel bilancio di previsione triennale si mettono altri 105 miliardi di nuovi ed ulteriori finanziamenti per l'autostrada? Siamo completamente fuori da ogni coerenza rispetto ai discorsi che vengono fatti.
E' curioso, fra l'altro, che della scelta autostradale, che poi è stata l'unica strategica, sia pure sbagliata a nostro avviso, fatta negli anni '80, non si parla mai: non se ne è parlato nel programma triennale della maggioranza, non c'è un rigo nella relazione dell'Assessore alle Finanze, nella quale ci sono anzi delle affermazioni che fanno pensare a delle scelte diametralmente opposte. Eppure è la voce più grossa presente in bilancio: 105 miliardi nei tre anni e 30 miliardi nel 1991.
Riassumendo il ragionamento svolto sin qui, mi pare che ci troviamo di fronte ad un'economia fragile, da ripensare e reimpostare; e su questo noi concordiamo. Ci troviamo altresì di fronte ad una grande occasione sprecata negli anni '80 ed alla necessità di cambiare strada, di usare in modo diverso le risorse finanziarie, per innescare un diverso modello di sviluppo, basato comunque sul concetto delle risorse endogene.
Su questi tre punti c'è la consapevolezza dell'attuale maggioranza, dalla quale però non discendono delle scelte conseguenti. Guardate che il tempo stringe, perché la situazione non sarà sempre così favorevole. Sono in vista, infatti, grandi cambiamenti, che probabilmente faranno perdere alla Valle d'Aosta alcune situazioni particolarmente favorevoli delle quali ha finora goduto.
Sappiamo che il primo e più importante di questi cambiamenti è rappresentato dalla creazione del Mercato unico europeo. Questo processo è ormai avviato e giungerà in porto in pochi anni. E' un fattore che cambierà molto, sia perché taglierà brutalmente la più alta entrata del bilancio della Regione, il pilastro del bilancio regionale, sia perché sposterà molte sedi decisionali e molte scelte dalla contrattazione lungo l'asse Aosta-Roma a quella lungo l'asse Aosta-Bruxelles, con molte più difficoltà di riuscire ad ottenere risultati.
Lo stesso Stato italiano, di fronte al processo di unificazione europea, deve cambiare, deve assolutamente ridurre il suo livello di indebitamento e deve decentrare sempre di più, come ha già iniziato a fare sia pure con molta confusione, delle responsabilità di reperimento di risorse finanziarie e non potrà più fare del facile assistenzialismo.
All'interno di questo processo occorre tener presente anche un altro fenomeno, prima evocato dal Consigliere Maquignaz, in particolare quello della Lega lombarda, ma anche quello delle leghe più in generale. Guardate che fra la vicenda valdostana degli anni '80 e la Lega lombarda ci sono molte correlazioni, non solo perché quella Lega è nata in un certo senso nel grembo dell'Union Valdôtaine - in tutte le interviste, Bossi dice di essere stato un allievo di Bruno Salvadori, dal quale ha sicuramente imparato alcune cose - ma perché il caso della Valle d'Aosta, al di là del rapporto Bossi-Salvadori, e quello delle altre Regioni a statuto speciale, in particolare il Trentino-Alto Adige e la Sicilia, sono stati un fattore scatenante della Lega lombarda.
Il ragionamento è molto semplice: quando Bossi, o chiunque altri e lo si chiami come si vuole, comunque il "Lumbard " va a dire che in Valle d'Aosta, in Trentino-Alto Adige o in Sicilia gli abitanti mantengono e gestiscono i nove decimi delle loro risorse, e talvolta anche di più perché in Sicilia sono i dieci decimi, mentre il lombardo gestisce un solo decimo e forse due delle proprie risorse, è chiaro che la Lega lombarda convince ed evidentemente non convince solo in Lombardia.
Se questo fenomeno andrà avanti, se le leghe non verranno comprate, come è stato proposto da qualcuno nel senso di dar loro dei posti di governo o sottogoverno o qualche prebenda, se il gruppo dirigente di quel movimento si sottrarrà a quel tipo di abbraccio e punterà diritto, come sembra che stia cercando di fare, verso un'Italia federale, verso un federalismo che abbatte una gran parte del potere centrale e decentra molte più risorse, ma anche una gran parte delle responsabilità di attingere a queste risorse e di tassare a livello locale, guardate che non sarà più come prima, perché sarà molto più difficile pensare di poter ottenere molto di più da uno Stato che si troverà a dover far fronte non solo alle richieste delle Regioni a statuto speciale, ma anche a quelle della Lombardia, del Piemonte e del Veneto, cioè di quelle Regioni che producono la vera ricchezza finanziaria dello Stato italiano. Badate che questo fenomeno avrà fortissime ripercussioni su tutto l'assetto politico e finanziario italiano.
Da quest'insieme di fenomeni noi quindi prevediamo che la stagione delle "vacche grasse" non durerà per un altro decennio: non abbiamo più moltissimi anni. Ecco, allora, che bisogna fare in fretta e bene.
Probabilmente, si sarebbe dovuto fare bene sin da questo bilancio di previsione per il 1991, che poi è anche un bilancio triennale che ci proietta fino al 1993, quindi fino alla fine di questa legislatura; ma in questo bilancio, pur senza alcuna volontà di fare il gioco delle parti e di muovere critiche pregiudiziali, non troviamo niente di positivo rispetto alla necessità di fare in fretta e bene.
Vorrei soffermarmi su alcune cifre del bilancio, per fare alcuni ragionamenti un po' più dettagliati, anche se il giudizio globale che noi diamo, sull'impostazione del bilancio di previsione, è fortemente negativo e notevolmente in contrasto con l'analisi fatta ieri.
Nelle entrate, ad esempio, non si registrano sostanziali cambiamenti, nel senso che nel 1991 e probabilmente anche nel triennio 1991-93 ci troveremo di fronte ad una situazione di risorse finanziarie molto alte e crescenti. Nel 1991, l'aumento reale dell'entrata, eliminando le contabilità speciali ed i mutui, è di quasi 300 miliardi, perché noi passiamo da un bilancio di previsione reale, al netto dei mutui e delle contabilità speciali, di 887 miliardi nel 1989 e di 1011 miliardi nel 1990, a 1292 miliardi nel 1991.
Le somme realmente spendibili dalla Regione Valle d'Aosta nel 1991 sono naturalmente molto più alte, perché, fra la competenza di 1498 miliardi (entrate reali più 200 miliardi del mutuo che si prevede di attivare) ed i residui che sono pari a circa 500 miliardi, ammontano a circa 2000 miliardi, come del resto viene detto nella relazione, anzi nella tabella 1C di pagina 29 viene indicata in 2152 miliardi la possibilità di spesa della Regione nel 1991. Si tratta, quindi, di una capacità di spesa notevolissima, che costituisce una grande ricchezza finanziaria.
Gli incrementi dell'entrata sono presenti in quasi tutti i titoli dell'entrata, ma direi che l'incremento reale c'è solo nel titolo I (tributi propri e compartecipazione ai tributi dello Stato). Si tratta ancora una volta di incrementi legati ai fondamentali pilastri dell'entrata:
- l'IVA ( 500 miliardi), anche se ho dei dubbi sul fatto che sia realistica la cifra di 460 miliardi, indicata nella relazione, per l'IVA da importazione, perché mi sembra sovradimensionata ( 26 per cento in più rispetto all'anno precedente);
- Casinò: 150 miliardi ( 24 per cento in più );
- Irpef: 195 miliardi ( 30 per cento in più); questo aumento è un dato molto positivo, perché è indice di una ricchezza reale controllata da noi.
Il ruolo determinante dell'entrata dell'IVA da importazione diventa evidente se si considera che, su una spesa della Regione nel 1991 prevista in 1500 miliardi al netto delle contabilità speciali, nei fondi globali ci sono soltanto 156 miliardi, cioè le ulteriori spese ed i progetti da definire ed avviare sono 156 miliardi, mentre tutto il resto, cioè circa 1350 miliardi, sono a legislazione corrente.
In questo contesto, alla notevole e potrei dire spropositata incidenza dell'IVA da importazione, noi riteniamo che sarebbe stato quanto mai oculato ed opportuno seguire la proposta che noi abbiamo fatto da alcuni anni a questa parte e che fra l'altro era stata sostenuta anche dal Partito Comunista Italiano: scorporare nella parte entrata l'IVA da importazione dal resto dell'IVA, mettendo due capitoli diversi nel bilancio, in modo da seguirne la dinamica reale (l'IVA normale è destinata a rimanere, mentre l'IVA da importazione è destinata ad essere tagliata), ed usare il capitolo dell'IVA da importazione solo per spese di investimento, cioè per le grandi scelte strategiche.
Questa sì, sarebbe stata una scelta qualificante ed innovativa nel bilancio, però non viene fatta. Siamo quindi nel solco della tradizione e della ripetizione di schemi molto discutibili.
Nel solco di una tradizione molto discutile c'è anche la conferma della scelta, operata ormai da anni, di inserire in bilancio la previsione di un forte mutuo. Qui si prevedono 200 miliardi per un indebitamento, che non solo non è necessario, ma che noi riteniamo anche del tutto inopportuno, vista la grande disponibilità di risorse finanziarie. Perché mai dobbiamo andare ad attingere ad un mutuo?
Fra l'altro, abbiamo anche la possibilità di attivare dei nostri tributi, perché questa, non ce lo dobbiamo dimenticare, è una nostra specifica prerogativa, anche se fa molto comodo non pensare a questo tipo di utilizzo. In ogni caso, perché prevedere un indebitamento, quando c'è la possibilità di far fronte alle necessità di bilancio con altri strumenti?
Alcune cose vanno dette anche rispetto al titolo II (trasferimenti di settore dello Stato), in cui è previsto un notevole incremento (52 per cento in più), che però è solo un dato aritmetico, perché in realtà l'incremento è più fittizio che reale. Nel dire questo rimando al discorso che facevo prima rispetto al ruolo sempre più netto che lo Stato assumerà col passare degli anni.
I 214 miliardi del titolo II sono infatti rappresentati da una nuova entrata (50 miliardi della finanza locale), che prima non passavano attraverso le casse della Regione e che quindi non possono essere calcolati come un'ulteriore entrata.
Anche la previsione di 158 miliardi per il fondo sanitario nazionale ci sembra fortemente sovrastimata. Alla luce infatti delle restrizioni in tema di spesa sanitaria, decise dal Governo italiano, noi riteniamo che il trasferimento di 158 miliardi non si realizzerà. Del resto, anche se facciamo il confronto con l'assestato del 1990, siamo ben lontani da queste cifre.
A nostro avviso, quindi, nell'impostazione della parte entrata del bilancio ci sono una ripetitività ed una certa approssimazione rispetto ai dati reali che ci preoccupano notevolmente in funzione della capacità di seguire l'evoluzione dei fenomeni reali e di controllare effettivamente la dinamica delle entrate della nostra Regione.
Per quanto riguarda la spesa, mi vorrei soffermare su due dati particolari: il primo è la questione, più volte citata nella relazione dell'Assessore alle Finanze, della crescita delle spese correnti, mentre il secondo è la questione dei fondi globali.
Per quanto riguarda la spesa corrente, noi abbiamo già un aumento piuttosto significativo in termini percentuali, perché nel 1985 tale spesa rappresentava il 40 per cento del totale della spesa al netto delle contabilità speciali, nel 1988 è diventata il 48 per cento, mentre nel 1991 essa ammonta al 52 per cento della spesa totale, sempre al netto delle contabilità speciali. In termini assoluti gli aumenti sono notevolissimi, perché dai 462 miliardi di spesa complessiva corrente nel 1988, passiamo ai 583 miliardi nel 1989, ai 597 miliardi nel 1990, per raggiungere addirittura una previsione di spesa di 779 miliardi nel 1991, cioè quasi 200 miliardi in più rispetto alla previsione dell'anno scorso...
(...Interruzione...)
... è evidente che qui c'è qualcosa che non funziona, perché i 50 miliardi non spiegano certamente i 200 miliardi di aumento.
Di fronte al cospicuo aumento delle risorse, che dovrebbe permettere una significativa riduzione in percentuale della spesa corrente, non solo non c'è alcuna riduzione, ma si prevede addirittura un notevole aumento della spesa. Qui sarebbe necessario effettuare delle scelte, che però non sono contenute nel bilancio di previsione.
Veniamo ai fondi globali. Nella relazione si dice che tali fondi "sono stati riservati alle sole spese realmente qualificanti".
Intanto c'è da dire che i fondi globali sulle risorse realmente spendibili non rappresentano una voce molto grossa e significativa, perché sono il 10 per cento delle risorse spendibili, mentre l'anno scorso tali fondi rappresentavano il 18 per cento. Già in partenza si registra quindi una netta riduzione proprio di queste spese che sono realmente qualificanti.
Se poi andiamo a vedere da che cosa essi sono costituiti, ci rendiamo conto che in realtà essi sono per lo più dei fondi piccoli, dotati di alcune centinaia di milioni e a volte di alcune decine di milioni. Sono per lo più fondi che, per essere benevoli e cercando di vedere la cosa con ottimismo, serviranno a fare degli studi; ma, volendo essere più pessimisti, potremmo dire che serviranno a pagare delle parcelle. Del resto l'Amministrazione è piena di studi fatti e messi nel cassetto. Qui abbiamo un fiorire di studi, che non so cosa produrranno nel concreto.
Si parla del carattere qualificante delle spese globali, ma vedo, ad esempio, che tra i fondi globali ci sono 55 milioni per "sports valdôtains". Sono queste le spese qualificanti?
Nei fondi globali c'è anche qualcosa di buono, perché sono previsti persino dei finanziamenti su alcune proposte di legge del nostro Gruppo: difensore civico, veicoli non inquinanti...
(...Interruzione...)
... c'è sempre qualcosa di positivo e va rilevato, però si tratta di cose piccole, perché le scelte di "orizzonte lungo" e di strategia qui non ci sono.
Se noi andiamo a vedere gli unici fondi globali significativi sopra i 10 miliardi, scopriamo che ce ne sono solo tre.
Uno è quello della legge sulla siccità, ma che cosa ha di qualificante? Qui siamo in pieno assistenzialismo. Questo fondo è magari anche da istituire, ma non siamo molto lontani dall'assistenzialismo.
Ci sono poi 12,5 miliardi per la Finaosta. Cosa c'è di nuovo anche in questo fondo?...
(...Interruzione...)
... ma sicuramente non è una scelta qualificante. Ci sono infine i 30 miliardi per l'autostrada.
Questi sono gli unici tre fondi globali per il 1991 sopra i 10 miliardi. Il resto è costituito da cifre abbastanza modeste.
Ecco, allora, che l'unica vera novità di questo bilancio del 1991 è costituita dai finanziamenti per l'autostrada, cioè da questi 30 miliardi che vanno ad aggiungersi ad una spesa già eccessiva, sostenuta dalla Regione, che ha già sborsato 200 miliardi, coprendo tutto quello che doveva coprire come aumento di capitale. La legge prevedeva una partecipazione della Regione fino a 200 miliardi, per cui non capisco per quale motivo adesso si viene a riproporre un ulteriore stanziamento che nel triennio ammonta a 105 miliardi.
La centralità economica di questo bilancio è di nuovo basata sulle strade. Altro che rinnovamento! Qui siamo ancora all'economia trainata dalla politica stradale, perché torno a ripetere che, fra autostrada, strade regionali gestite dai lavori pubblici, fondi FRIO ai Comuni, per strade, piste forestali e piste interpoderali, arriviamo alla bella somma di 120 miliardi.
Ho fatto l'esempio delle strade, ma potrei fare anche quello dello sci, in cui c'è di nuovo una marea di finanziamenti a pioggia, in un settore che peraltro è già fortemente assistito. Se sommiamo i vari capitoli dedicati all'innevamento artificiale, alla manutenzione delle piste, al rifacimento degli impianti di risalita... raggiungiamo la bellezza di 35 miliardi.
Per quanto attiene alle Olimpiadi, abbiamo non solo i 2,5 miliardi della legge già votata dal Consiglio, ma anche altri 2 miliardi previsti per la campagna pubblicitaria di sostegno alla candidatura olimpica. Abbiamo ben 6,5 miliardi di finanziamento all'autoporto per incentivare il traffico dei TIR, stanziati con una scelta piuttosto discutibile. Abbiamo persino segnali di ripresa abbastanza preoccupanti della politica delle arginature dei corsi d'acqua, che era stata un pochino abbandonata nell'ultimo anno, mentre si preannuncia una massiccia iniezione di cemento sui nostri corsi d'acqua. D'altra parte io non vedo scelte nuove. Trasporti pubblici. Noi dovremmo e potremmo essere una Regione all'avanguardia, nel senso che con le nostre possibilità potremmo avere il sistema di trasporti pubblici più efficiente d'Europa, invece siamo sicuramente alla retroguardia, Per la ferrovia siamo sempre e comunque all'anno zero, perché anche in questo bilancio ci sono solo poche centinaia di milioni per degli studi, niente di più.
Per quanto riguarda il discorso della casa, tutto viene centrato sul mutuo per la prima casa e, fondamentalmente, si tende sempre ed ancora alle nuove costruzioni. Questa impostazione non è sicuramente la migliore possibile, perché intanto taglia fuori una fascia di popolazione a basso reddito che non può pensare all'acquisto della casa, che comporta notevoli oneri, ma che non può neanche muoversi con tranquillità in un mercato dell'affitto che non esiste e su cui non si interviene. Non c'è poi alcuna proposta organica per il recupero abitativo, in particolare del centro storico di Aosta.
Qui si fanno solo discorsi molto generici, senza alcunché di concreto. C'è solo un po' di manutenzione dell'edilizia economica e popolare, ma questo non cambia il segno di fondo dei limiti di impostazione rispetto al discorso della casa.
Per quanto attiene al termalismo, come diceva ieri l'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali, siamo sempre all'anno zero.
In tema di recupero ambientale prevalgono gli studi e gli incarichi, dei quali molto poco è poi tradotto in pratica.
Sul risanamento delle acque abbiamo accumulato dei ritardi gravissimi.
Le previsioni di spesa per lo smaltimento dei rifiuti, per le bonifiche e per le discariche sono fortemente al di sotto delle necessità.
Non mi sembra che da questo bilancio di previsione emergano indicazioni precise sulla politica del lavoro e della occupazione.
Per quanto riguarda la spesa sanitaria, più che una qualificazione dei servizi, mi sembra che ci sia uno sforzo di limitazione e di contenimento delle risorse.
Queste sono le valutazioni che noi facciamo sul bilancio di previsione per il 1991 e per il triennio 1991-93. Questa valutazione è sostanzialmente negativa.
Dico lealmente che noi apprezziamo l'impostazione ed i rilievi fatti nella prima parte della relazione dell'Assessore alle Finanze, dove sono stati messi in luce degli elementi che, secondo noi, sono reali. Manca, però, la parte conseguente e non c'è coerenza fra la premessa e quello che segue, nel senso che non ci sono delle scelte che qualifichino in modo innovativo e coerente, rispetto agli enunciati, questo documento contabile per gli anni successivi .
PRESIDENT: Le Conseiller Voyat a demandé la parole, il en a la faculté.
VOYAT (UV): Devo confessare che è stato piuttosto lungo e difficile poter analizzare il bilancio di previsione per il 1991, soprattutto per quattro ragioni:
- il bilancio di quest'anno è stato impostato per assessorati, anziché per settori di intervento, com'era consuetudine dell'Amministrazione regionale;
- la documentazione richiesta dalla II Commissione, per confrontare il bilancio di previsione del 1990 con quello del 1991, è arrivata un po' in ritardo;
- la suddetta documentazione era inesatta, perché prevedeva solo i capitoli utilizzati nella prima stesura del bilancio, che non coincidevano con quelli della stesura definitiva;
- la documentazione per il confronto con l'assestato del 1990 era incompleta, perché, pur riportando il numero del capitolo, non ne registrava la denominazione, così si è dovuto continuare a sfogliare tra il bilancio di previsione del 1990 e quello del 1991.
Voglio subito dire che sono contrario a questa tanto conclamata nuova impostazione del bilancio. Secondo quanto ci ha detto l'Assessore alle Finanze, essa dovrebbe consentirne una comprensione ed una valutazione anche ai non addetti ai lavori. Per ottenere ciò, forse sarebbe stato sufficiente rifare la pubblicazione dell'anno scorso, magari migliorandola e completandola, così tutti i non addetti ai lavori avrebbero avuto a disposizione un bilancio più chiaro.
Io mi chiedo quanti non addetti ai lavori o quanta gente della strada legga il bilancio regionale e mi chiedo anche che differenza faccia, per lui, che un finanziamento sia scritto sotto un Assessorato o sotto un particolare settore d'intervento, come ad esempio quello dello sviluppo economico. Sono convinto che per l'uomo della strada ciò è del tutto indifferente, mentre la differenza è grande per un amministratore, che, nel secondo caso, così può tenere sotto controllo e verificare l'impegno finanziario nei vari settori di intervento in cui agisce l'ente pubblico, può seguire l'azione dell'Amministrazione nell'assetto del territorio, nella tutela dell'ambiente, nello sviluppo economico, nella sicurezza sociale...
Mi chiedo perché qualcuno ritenga più importante sapere che i Lavori Pubblici hanno a disposizione 129 miliardi, secondo la tabella 2S, o che il settore dello sviluppo economico ne ha ben 291, o vedere in che settori dello sviluppo economico vengono investiti i fondi regionali.
E' vero, come diceva il Consigliere Maquignaz, che si conserva anche la suddivisione per settori, ma solo ad un secondo livello, quindi in realtà si premia la distribuzione per Assessorati, rimandando alle ultime pagine del bilancio la raccolta dei dati che si riferiscono ai vari settori.
Trovo strano, poi, che la legge del bilancio sia impostata per Assessorati, mentre quella della finanziaria sia impostata per settori. Questo crea confusione e gli amministratori che vogliono seguire l'andamento dell'Amministrazione regionale si trovano in difficoltà.
Io ritengo che, tornando alle origini, cioè a prima della modifica apportata alla fine degli anni '70, dagli allora Presidente Andrione e Assessore alle Finanze Ramera, abbiate imboccato una strada piuttosto pericolosa. Allora si era data un'impostazione moderna, con dei criteri amministrativi moderni, ben visti e consigliati, tra l'altro, anche da alcuni ambienti ministeriali romani.
Ora rischiate di ricreare dei compartimenti stagni, in cui ogni Assessore sarà più occupato a gestire il suo piccolo orticello, anziché a seguire l'intero andamento della cosa pubblica. Per assurdo, si potrà verificare che un Assessorato, per lo stesso settore d'intervento, abbia a disposizione fondi per spese superflue e che un altro non abbia neppure fondi sufficienti per interventi veramente importanti. Questo accadrà perché i capitoli saranno di stretta competenza di un Assessorato, mentre prima c'erano alcuni capitoli che servivano più Assessorati e obbligavano gli Assessori a parlare tra loro sull'utilizzo dei relativi fondi.
Sono convinto che l'introduzione di questo sistema è ancor più grave per una maggioranza in cui tutti, sentendosi determinanti ed indispensabili come il diciottesimo Consigliere, riusciranno ad ottenere tutto quello che farà comodo a loro. Neanche gli Assessori accetteranno intromissioni nel loro settore, per cui si determineranno squilibri nella spesa pubblica.
Questa sensazione, per la quale ciascuno si ritiene un po' come il diciottesimo Consigliere, è già riuscita a modificare l'iniziale composizione della Giunta, ma io ritengo che il fatto si ripeterà ancora.
A questa maggioranza sarà sicuramente ben accetto, come del resto è già accaduto, l'intervento determinante dei Consiglieri Aloisi e Gremmo. Questa maggioranza di diciotto avrà ancora la necessità di ricorrere a questi due Consiglieri, che pure, come essi stessi dicono, non fanno parte della maggioranza.
Una siffatta maggioranza, così risicata ed eterogenea, anche se solidale ed unita per ragioni di interesse e di potere e per ridimensionare l'Union Valdôtaine, ha prodotto uno degli aspetti più negativi di questo bilancio: ha gonfiato in modo esagerato le entrate. Poiché tutti i membri della Giunta volevano essere accontentati e tutte le forze politiche volevano finanziare quanto loro più interessava, ecco che si è scelta la soluzione di aumentare in modo esagerato la previsione delle entrate.
Io chiedo all'Assessore come e con che tasso di incremento sono state calcolate queste entrate. Nel 1991 sono previsti 1.499 miliardi, contro i 1.161 del 1990: 338 miliardi in più.
Gonfiare le entrate è un errore madornale, tipico di una politica amministrativa italiana ed in particolare del Centro-Sud Italia. Dove sono finiti quei tanto decantati principi di buona, sana ed onesta politica amministrativa?
Devo sottolineare che questo è ancora più grave per la Valle d'Aosta, perché, oltre a tutti i riflessi negativi di un bilancio gonfiato, attirerà su di noi nuove e più gravi attenzioni ed invidie, visto che siamo già indicati come la Regione più ricca, sia pure a torto, perché non si tiene assolutamente conto delle nostre maggiori competenze. Questo non farà altro che aumentare le polemiche e le resistenze contro la nostra Regione e contro i nostri diritti.
Il grave rischio del bilancio gonfiato è rappresentato dal fatto che, non verificandosi le entrate, ma verificandosi per contro gli impegni e le uscite, anziché ottenere il previsto avanzo di amministrazione, avremo sicuramente un disavanzo.
Come ha già fatto il collega Riccarand, anch'io voglio analizzare le entrate.
Nel titolo I, senz'altro il più importante, l'unica entrata che ha un'effettiva possibilità di attuazione è quella relativa alla concessione della Casa da gioco di Saint-Vincent, prevista in 150 miliardi. Se i dati continueranno a progredire come fino a pochi mesi fa, nel 1990 supereremo i 140 miliardi, per cui è logico prevederne 150 per l'anno prossimo, con un incremento vicino al 5 per cento.
Vorrei sapere come mai l'Irpef passa da una previsione di 162 ad una di 195 miliardi. Vorrei avere delucidazioni in merito.
Mi permetto di contestare l'IVA, calcolata in 500 miliardi, 460 dei quali relativi all'IVA da importazione. Stando ai dati che mi sono stati trasmessi dall'Assessorato, previa una mia richiesta scritta, a fine ottobre le entrate dell'IVA da importazione ammontavano a 359 miliardi, contro i 353 del 1989. Mi chiedo come si possa prevedere per l'anno prossimo un aumento tanto cospicuo. Questa voce delle entrate è stata quindi calcolata in modo esagerato e non troverà conferma nel corso dell'anno, con tutte le conseguenze cui abbiamo già fatto cenno.
Lasciando da parte le altre voci, veniamo a quella relativa al fondo sanitario nazionale, che nella tabella 1E è registrata con 158 miliardi. Vorrei sapere con precisione a quali cifre si è fatto riferimento, per la Valle d'Aosta, nel corso delle riunioni per la suddivisione del fondo sanitario nazionale, perché, se le voci che mi sono giunte sono esatte, si è parlato di non più di 120-122 miliardi. Perché allora prevederne 158? Perché non scrivere la cifra reale, senza correre il rischio di dover ridurre l'avanzo di amministrazione o di creare un disavanzo?
Se si voleva gonfiare il bilancio, si poteva elevare il mutuo di 200 miliardi sino a 230 o 250, perché, stando alle tabelle dell'Assessore, noi potremmo contrarre mutui quasi fino alla concorrenza di 800 miliardi. Bisogna sapere, però, che la capacità di contrarre mutui dipende dalle entrate effettive.
Nel titolo III, che concerne le entrate da redditi patrimoniali, si passa da 13 a 16,5 miliardi. Vorrei sapere se questi 3,5 miliardi in più sono da imputare a "maggiori previsioni sui recuperi di contributo a carico degli utenti per servizi a favore delle persone anziane", come dice la relazione. In questo Consiglio alcuni nostri alleati nella precedente maggioranza ci chiedevano di lasciare a disposizione degli anziani quote più alte e di non far pesare su di loro il contributo per i servizi sociali, mentre proprio in questo settore ora si prevedono 3,5 miliardi in più.
Lasciando perdere il titolo V, su cui sono già state fatte delle osservazioni, voglio far notare che mancano le spiegazioni relative al titolo VI (entrate per contabilità speciali). E' vero che le partite di giro non sono interessanti, ma non sempre. Non ci viene spiegato, infatti, come mai da 366.763.000.000 si passa a 167.272.000.000. Credo di sapere che ciò sia dovuto al fatto che la Regione Valle d'Aosta non è più tenuta alla tesoreria unica centrale e che quindi non dovrà più versare le quote di cassa esuberanti in bilancio. Se la ragione è un'altra, chiedo all'Assessore di spiegarmela.
Veniamo ora alle spese correnti. Io non ho mai sollevato problemi sul rapporto tra spese correnti e spese di investimento, perché si sa benissimo che certe spese correnti possono essere considerate spese di investimento, specie se si tien conto della loro produttività nell'economia regionale. Faccio notare, però, che finora le percentuali del bilancio di previsione sono state modificate in modo notevole a consuntivo, perché di solito tutte le maggiori entrate sono state impiegate in spese di investimento.
Quest'anno ciò non sarà più possibile, perché non ci saranno maggiori entrate, anzi saranno minori, per cui questa percentuale, anziché scendere a consuntivo, tenderà ad aumentare.
Un altro rilievo, sul quale vorrei delle spiegazioni, lo muovo al bilancio di cassa e premetto subito che quanto detto al secondo paragrafo, pagina 7, della relazione dell'Assessore non mi trova totalmente d'accordo. A mio avviso, quella funzione del bilancio di cassa è solo marginale, perché quella fondamentale è di consentirci di controllare le effettive entrate e spese e di darci la possibilità di correggere negli anni futuri i finanziamenti dei vari capitoli secondo le capacità di spesa.
Non vedo come un bilancio di cassa per capitoli possa regolare le entrate. Cosa faremmo se avessimo in tesoreria un saldo attivo elevato? Non accetteremmo più alcun versamento? Allora cosa vuol dire "regolare le entrate e le uscite"? Se questo vuol dire che le uscite non devono superare le entrate, è un conto, ma allora bisogna sapere che questo non viene fatto solo quando si mette in funzione il bilancio di cassa, perché questo era già fatto in passato, tant'è che tutti i miei predecessori possono confermare che, quando i depositi in tesoreria erano bassi, per un certo periodo si rallentava anche il flusso delle uscite.
Sempre in merito al bilancio di cassa, vorrei sapere se è vero che esso sarà gestito dai vari Assessorati secondo i capitoli di loro competenza, cosa significa l'ultimo paragrafo di pagina sette ed infine quanto e quale personale è stato addestrato per la gestione del bilancio di cassa.
Senza voler analizzare tutte le spese, cosa che potrà essere fatta dai miei colleghi quando verrà esaminato il bilancio pagina per pagina ed articolo per articolo, mi soffermo su un paio di spese che non trovano corrispondenza nei finanziamenti, stando almeno a quanto dichiarato in linea di principio al momento della formazione di questa maggioranza e nella relazione dell'Assessore.
La prima spesa concerne i trasferimenti agli enti locali per il 1991. Per le spese correnti nel 1990 c'erano 18,5 miliardi, mentre nel 1991 ne troviamo 15,8, cioè circa 3 miliardi in meno. Per le spese in conto capitale nel 1990 avevamo 46,8 miliardi, mentre nel 1991 ne troviamo 48,7, con un aumento pari all'l,9 per cento.
Bisogna però tenere conto - cosa che non era possibile con il solo bilancio di previsione del 1991 - che nel 1990 avevamo un residuo di circa 7 miliardi per le spese correnti e di circa 29 miliardi per spese di capitale. Nel 1991 abbiamo circa 5,8 miliardi per le spese correnti e 16 miliardi per le spese in conto capitale.
Nel 1990 i comuni avevano a disposizione per spese correnti 25,5 miliardi e 75,85 miliardi per spese in conto capitale, contro i 21,16 per spese correnti ed i 64,7 del 1991, con una differenza in meno di circa 4 miliardi per le spese correnti e di 11 per quelle in conto capitale.
Questa maggioranza non aveva detto che avrebbe voluto tenere nella massima considerazione gli enti locali, aumentando il decentramento finanziario ai comuni? Che forse vuole ripetere quello che fece lo Stato italiano, agli inizi degli anni '70, quando istituì le Regioni a statuto ordinario alle quali delegò delle competenze, ma non i relativi finanziamenti? Non vorrei che, quando si parla di delegare, si pensi a delegare solo compiti, senza il relativo ed adeguato decentramento finanziario.
Sempre in tema di spese, vorrei anche un altro chiarimento. Nel mese di maggio si chiedeva un ulteriore finanziamento della legge per i fondi di rotazione degli alberghi, perché la legge era stata modificata e prevedeva degli interventi più alti rispetto al passato. Nello stesso tempo veniva fatto presente che nel 1991 la necessità sarebbe stata pari a circa 41 miliardi. Vedo invece che il finanziamento per il 1991 è limitato ad 11 miliardi, molti di meno cioè di quelli già previsti l'anno scorso e poi rifinanziati.
Veniamo ora ai fondi globali. Prima il Consigliere Riccarand ha giustamente detto che non c'è molta chiarezza nella volontà di andare avanti, perché i fondi globali sono indicati con denominazioni estremamente generiche, con finanziamenti inadatti ed in certi casi addirittura ridicoli, e poi perché non si è previsto, o almeno nessuno ce lo ha detto nel corso delle sedute del Consiglio né ce lo ha spiegato nelle relazioni, come risolvere i vari problemi inseriti nei fondi globali. E' ovvio, infatti, che l'entità del finanziamento varia in funzione della soluzione che si vuole dare ai vari problemi.
Faccio un piccolo esempio. Se per realizzare il campo da golf si vogliono acquisire i terreni a prezzo di mercato, i fondi da mettere a disposizione raggiungono una certa cifra, ma se li si vogliono espropriare la cifra a disposizione è sicuramente diversa. Si potrebbe dire la stessa cosa per le terme, come ha già detto il Consigliere Riccarand.
Riservandomi di intervenire in modo più approfondito sulle previsioni di spesa, voglio ora dire che, in questi sei mesi circa, da tutte le forze che compongono questa maggioranza non ho sentito altro che grandi proclami, quali: chiarezza, trasparenza, serietà, nuovo modo di gestire la cosa pubblica, impegno per il decentramento finanziario, contro il clientelismo, contro l'accentramento del potere, contro la personalizzazione della politica del potere - ovviamente, questo riguarda solo qualcuno, ma non chi si interessa di Olimpiadi - restituire dignità al Consiglio regionale...
Sempre lasciando da parte l'esame definitivo del bilancio, potrei dire, però, che finora abbiamo assistito solo all'esatto contrario, ben condito da una grande incapacità amministrativa. Tutto questo è dimostrato dal numero di leggi e deliberazioni respinte o rinviate dalla Commissione di Coordinamento, dalla legge per le Olimpiadi, dalla revoca dei membri dell'IRRSAE, dalle lettere di Assessori prive di un supporto legale ed amministrativo per l'abbattimento di 1700 capi di bestiame per una spesa di oltre 3,5 miliardi, che non può essere finanziata, non solo perché manca una deliberazione o una legge, ma perché i soldi non sono ancora disponibili...
Tutto questo è anche dimostrato dagli incarichi per centinaia di milioni a persone che, per gli stessi incarichi, dalla maggioranza precedente ricevevano alcune decine di milioni: un consulente che prima di giugno prendeva circa 20 o 30 milioni all'anno, dopo ne ha presi o ne prenderà ben oltre 200.
Vi sono poi incarichi a società, che dovrebbero pubblicizzare l'attività della Giunta ed in modo particolare del suo Presidente. Abbiamo visto revoche a tutto spiano per sistemare i vari sostenitori. Abbiamo visto quadruplicare il finanziamento dei capitoli relativi ai contributi e modificare leggi per aumentare la percentuale dei contributi al solo scopo di attirarsi simpatie e riconoscimenti futuri. Si è cercato di esautorare il Consiglio regionale delle sue competenze, impedendogli di discutere il famoso dossier sulle Olimpiadi, tant'è che se non ci fosse stata la presa di posizione di un Consigliere della maggioranza, quel dossier non sarebbe stato discusso dal Consiglio regionale, ma solo dalle Commissioni. Si è assistito al mancato rispetto degli enti locali, tanto è vero che i Comuni non sono stati interpellati sulle Olimpiadi, come invece era stato chiesto dall'Union Valdôtaine.
Dati alla mano, abbiamo dimostrato che qui si fanno solo dichiarazioni di principio, ma quando non si è di fronte al pubblico od alle forze di opposizione si agisce in modo ben diverso.
Come ha già chiesto ieri il Consigliere Louvin, anch'io vorrei chiedere all'Assessore quando pensa che la società Gamma possa inviare una relazione e fornire utile assistenza alla redazione della relazione del programma di bilancio per il prossimo esercizio. Non vorrei che il prossimo esercizio fosse quello del 1992, perché personalmente ho capito che è quello del 1991.
Questa relazione è praticamente inutile, perché non l'abbiamo potuta avere a disposizione per la discussione di questo bilancio. Ciò vuol dire che la relazione dell'Assessore, senz'altro elegante e molto lunga (55 pagine, contro le circa 18 che facevo io), sia pure debitamente riveduta e corretta, potrebbe fare le veci di quella che ci avrebbe dovuto presentare la società Gamma.
A questo punto, credo di poter proporre il ritiro della delibera di Giunta con la quale si assegnava quell'incarico, perché i termini di consegna sono ormai passati e quel documento non ci servirà più. Mi dispiace per chi ha amici e parenti in quella società, ma si sa che la gestione della cosa pubblica non può tener conto né delle amicizie, né delle parentele.
PRESIDENT: Merci au Conseiller Voyat. Je pense pouvoir dire qu'avec la prochaine intervention on va conclure la matinée. Je demanderais quand même de s'inscrire, pour programmer les interventions dans l'après-midi.
Le Conseiller Ricco a demandé la parole, il en a la faculté.
RICCO (DC): Cari colleghi, prima di accingermi a fare il mio modesto intervento sul bilancio di previsione della nostra Regione, credo opportuno accennare, sia pure in modo breve, alla situazione economica italiana.
Ritengo che non possiamo dimenticare che la nostra Valle d'Aosta è una delle venti Regioni italiane e più in modo specifico una delle cinque Regioni a statuto speciale. Pertanto, la nostra situazione economica, cioè quella italiana, positiva o negativa, si ripercuote anche nella nostra casa. Consentitemi, quindi, un breve accenno a questa situazione.
Nell'anno corrente '90, il prodotto interno lordo è regredito, anche se in misura minima, rispetto all'anno precedente, segnando una debole flessione. La contrazione delle importazioni di beni e servizi ha comportato a sua volta una riduzione delle risorse disponibili. Vi si è associato un aumento del tasso di disoccupazione ed un pesante ricorso alla cassa integrazione.
L'economia italiana è stata investita da tensioni valutarie di una certa intensità, che, alimentate dall'apprezzamento di alcune monete straniere sul mercato dei cambi, hanno impresso ulteriori spinte al processo inflazionistico e reso più netto il deterioramento dei conti con l'estero, inducendo altresì pressioni sul valore esterno della nostra lira.
Il riproporsi di nuove tensioni a livello mondiale e l'accentuarsi di quelle in atto hanno finito quindi per imporre un progressivo irrigidimento alla politica economica e su tutti gli effetti è spiccato il rialzo dei tassi, che si è generalizzato in quasi tutte le economie industrializzate.
Le tensioni sul tasso di cambio vengono fronteggiate dalla politica di interventi a sostegno da parte della Banca d'Italia. La situazione produttiva ha avuto un leggero raffreddamento e non è tuttavia ancora sfociata in una caduta marcata dell'attività grazie al sostegno che ogni componente della domanda finale aggregata ha fornito con intensità e cadenze congiunturali sue proprie nel corso di questo anno.
Abbiamo quindi un quadro congiunturale dimesso sul piano reale e non molto disteso sotto il profilo delle varie tensioni per una leggera accelerazione dell'inflazione e per uno squilibrio degli scambi con l'estero.
L'inflazione, questa maledetta e grave malattia della nostra società, durante il suo periodo di manifestazione, ha sempre comportato conseguenze inique per i soggetti più deboli, cioè per i creditori, i possessori di risparmio in forma liquida, i lavoratori dipendenti, i pensionati... praticamente per i percettori di redditi fissi.
Tali soggetti cercano di difendersi dall'erosione, derogando al principio nominalistico di inflazione, attraverso strumenti di indicizzazione. Tuttavia, il derogare ai principi nominalistici attraverso forme di difesa della svalutazione monetaria, porta con sé il rischio di accrescere ulteriormente, per questa via, gli impulsi inflazionistici del sistema economico.
La dinamica dell'inflazione consiste infatti in una continua rincorsa tra redditi e prezzi, fra i redditi dei diversi gruppi e soggetti economici, in quanto i prezzi condizionano i redditi ed il loro potere di acquisto. Dare a tutti i soggetti danneggiati dall'inflazione una copertura totale, anche se ciò appare praticamente inattuabile, significa dunque accelerare tale rincorsa fra redditi e prezzi, rendendola incontrollabile.
Le tendenze che si verificano in questo campo non fanno che riflettere un vero e proprio conflitto nella distribuzione del reddito tra i diversi gruppi sociali, realizzata attraverso l'ottenimento di forme di indicizzazione da parte di alcuni anche a discapito di altri. Infatti, poiché è indubbio che la logica dell'indicizzazione rappresenta una resa all'inflazione, se si vuole evitare che quest'ultima esploda, non può rimanere parziale o, se per alcune categorie sociali è totale, bisogna che per altri sia minore. In conclusione, qualcuno deve per forza pagare l'imposta rappresentata dal processo inflazionistico.
L'esigenza dell'indicizzazione è nata nel nostro Paese in primo luogo per tutelare dall'inflazione i redditi da lavoro dipendente, anche se l'istituto della scala mobile è da molti indicato come uno dei maggiori propagatori dell'inflazione. Si insiste, infatti, sulla necessità di un suo ridimensionamento, attraverso la revisione del paniere ed una sterilizzazione degli scatti determinati dall'aumento di tanti prodotti importati, vista la necessità che l'Italia paghi la tassa petrolifera e dell'energia elettrica importata con l'aumento delle esportazioni, da realizzarsi o attraverso una diminuzione della domanda interna o attraverso una più elevata produttività del sistema economico.
Quando però si parla di indicizzazione, non bisogna limitarsi a considerare il fenomeno di quella dei redditi dei lavoratori dipendenti, bensì dobbiamo tener conto anche dell'esistenza di forme di adeguamento alle variazioni del livello generale dei prezzi esistenti in numerosi settori della nostra attività economica. In pratica, l'esistenza dei meccanismi rappresenta una forma di convivenza con l'inflazione, che risponde al fine di salvaguardare almeno nel breve periodo alcune grandezze prioritarie dall'erosione del fenomeno monetario inflativo.
Bene ha fatto il Direttore Generale della Banca d'Italia, Dini, a ricordare che non ci sono più spazi per accomodare comportamenti incoerenti riguardo a prezzi, salari e deficit di bilancio. Per l'Italia non c'è alternativa. I nostri comportamenti devono divenire più coerenti con le scelte fondamentali fatte. Le imprese devono sapere che la competitività deve essere ottenuta contenendo i costi e non attendendo svalutazione della nostra moneta. Il settore pubblico deve perseguire con determinazione il programma di risanamento. I lavoratori devono raggiungere la profonda consapevolezza che, solo rivendicazioni salariali in linea con le possibilità produttive del sistema economico in condizioni di stabilità dei prezzi, permettono di accrescere il potere di acquisto reale e di difendere posti di lavoro.
Ed ora, amici, alcune considerazioni di carattere generale sul bilancio di previsione, che possiamo definire un atto complesso, che si esterna in un documento avente una grande importanza, in quanto ad esso sono collegati i rapporti tra i diversi soggetti.
Dal bilancio traspare il programma dell'azione politica che si deve svolgere nell'anno finanziario successivo, ma è diretta manifestazione di esso, ossia è la trascrizione in termini contabili dell'indirizzo e del programma approvati.
A differenza degli altri enti locali, che traggono le loro entrate da una legge finanziaria nazionale annuale, che naturalmente risente della situazione economica finanziaria nazionale, la nostra Regione autonoma trae la massima parte delle sue entrate dalla legge di riparto fiscale n. 690 del 1981, che tutti conoscete.
La parte "entrata" prevede compartecipazioni erariali per circa 863 miliardi di lire. Sono previste assegnazioni e trasferimenti, come dicevo ieri nella relazione introduttiva, per il fondo sanitario nazionale per circa 150 miliardi. Abbiamo entrate dal Casinò di Saint-Vincent per circa 150 miliardi e, "dulcis in fundo", sono previste entrate per 200 miliardi per un mutuo da contrarre nell'esercizio in corso. Non accenno alle entrate "partite di giro", che tanto si compensano con quelle delle uscite. E' evidente che il nostro bilancio nazionale fornisce la massima parte al bilancio della nostra Regione.
Vorrei fornire a questo Consiglio alcuni dati, aggiornati al 1990, delle entrate erariali di cui alla legge di riparto, erogate dallo Stato, sempre in base ai nove decimi, a partire dal 1981, così potranno essere contenti sia il Consigliere Riccarand, sia l'amico Voyat.
Anno 1981: 174.378.484.000, di cui 104.400.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1982: 237.664.970.000, di cui 149.357.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1983: 372.906.153.000, di cui 219.588.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1984: 438.688.976.000, di cui 264.932.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1985: 480.535.940.000, di cui 279.515.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1986: 537.185.270.000, di cui 295.148.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1987: 560.621.283.000, di cui 284.522.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1988: 646.704.940.000, di cui 296.978.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1989: 750 miliardi circa (la chiusura è in corso), di cui 350.419.000.000 per IVA-Autoporto.
Anno 1990: (può darsi che all'amico Voyat abbiano fornito dei dati sbagliati, ma io non posso sbagliare) 375 miliardi prevedibili per i nove decimi di IVA fino ad ottobre, mentre, secondo calcoli molto semplici (basta dividere e moltiplicare), si possono prevedere per fine anno 450 miliardi di IVA. Non posso darti il totale del riparto, perché le macchine non sono veloci come l'uomo.
Per quanto riguarda la parte "uscita", è da mettere in evidenza che le spese destinate ad investimenti, come dicevo ieri, sono leggermente inferiori al 50 per cento. Non potendo controllare le spese correnti, possiamo definire positivo questo dato, in quanto traspare la volontà della maggioranza di dare impulso a tutte le diverse attività produttive che rappresentano il fulcro della nostra economia valdostana, sociale, cercando di ridurre la qualifica negativa di Regione assistita, come dice spesso il Consigliere Riccarand.
Basta leggere la serie dei progetti di spesa che si prevede di realizzare nel 1991 e seguenti, per rendersi conto della volontà innovativa di questa maggioranza. Tutti sapete che, fra le spese di investimento, sono da notare, per il decentramento ai comuni e per le spese di gestione, l'accrescimento del patrimonio comunale, che va sempre nell'indirizzo di migliorare il territorio, il risanamento dei nostri centri storici; la manutenzione ed il rifacimento di strade che non piacciono per nulla all'amico Riccarand; gli interventi della nostra agricoltura; il continuo potenziamento del turismo, che è il settore più importante; la costruzione degli ultimi tratti dell'importante e necessaria autostrada Aosta-Courmayeur.
Alla data odierna, nessuno può affermare, a mio giudizio, che le entrate previste in bilancio siano sovrastimate o sottostimate, in quanto nessuno è in possesso dei dati effettivi dell'anno 1990 e nessuno può stabilire che cosa accadrà nel settore delle imposte e delle tasse in campo nazionale, come non é possibile stabilire con esattezza i proventi del nostro Casinò.
Personalmente ritengo che le previsioni siano oneste e vicinissime alla realtà. E' naturale che l'opposizione cerchi di criticare il bilancio di previsione, presentando le entrate come non tutte previste, le spese come tutte o quasi non pertinenti, oppure l'avanzo presunto di amministrazione come non perfettamente determinato.
Ritengo che questo bilancio sia serio, onesto ed aderente alla vita economica e sociale della nostra popolazione.
Termino qui questa parte dell'intervento. Ascolterò le critiche dell'opposizione con attenzione e alle critiche costruttive potrò anche associarmi ed eventualmente integrarle.
E' inevitabile che in questa discussione ci siano pareri favorevoli e contrari, non solo per il dimostrabilissimo gioco delle parti, ma anche per i differenti punti di vista delle parti stesse, che tendono a risolvere i problemi economici e sociali secondo un differente punto di vista politico.
Qualche volta le richieste dell'opposizione sono delle necessità sacrosante, però la maggioranza è costretta a non accettare, per non rivoluzionare l'approvando bilancio, impegnandosi logicamente a soddisfarle nell'immediato futuro con l'eventuale maggiore accertamento delle entrate.
Amici dell'opposizione, fate e dimostrate un gesto di buona volontà: nell'interesse della comunità valdostana, votate come me a favore di questo bilancio di previsione.
Il collega Maquignaz ha fatto un intervento critico, logicamente di parte avversa, con spunti intelligenti, come è suo solito; però ha detto che questo bilancio è di "routine", normale. In sintesi, secondo lui, sarebbe una fotocopia dei bilanci precedenti, mirante a portare a compimento le spese ed i fatti già avviati negli anni precedenti. Se è convinto di questo, lo prego amichevolmente di votare questo bilancio, come documento contabile, al di là di coloro che lo gestiranno, in considerazione anche del fatto che il bilancio è un documento quasi rigido, che chiunque è obbligato a rispettare.
Per quanto poi riguarda l'accusa fatta agli uomini della DC di non avere i pantaloni, rendo noto al dinamico amico Maquignaz che i nostri pantaloni sono rinforzati nelle parti importanti, affinché qualcuno venga deluso nei tentativi di carattere particolare.
Il collega Riccarand, come è dovere di un Consigliere di opposizione, si è sforzato di vedere il bilancio 1991 tutto in negativo, in sostanza ha ripreso il bilancio con la macchina fotografica al contrario. Ha fatto anche la Cassandra, profetessa di disgrazie, per quanto riguarda le nostre risorse finanziarie. Lo preghiamo di avere fiducia e di confidare nella nostra capacità e nella nostra forza di volontà, che sono tese non solo a mantenere, ma anche ad aumentare le nostre entrate regionali.
Chiudo, ringraziandolo per quelle poche "positività" che ha voluto evidenziare nei fondi globali. Non lo ringrazio, invece, per la "negatività" espressa circa i numerosi interventi per le strade e per il turismo. Capisco che ci vorrebbe far camminare tutti a piedi, ma il turista non può venire dalle altre regioni a piedi. Deduco che vorrebbe godere da solo delle nostre bellezze alpine, affossando il turismo, che è la forza trainante della nostra economia.
L'amico Voyat, tra le tante critiche pertinenti, ha affermato anche che le entrate del bilancio sono gonfiate. Io ritengo di no, specialmente in virtù delle nuove leggi e leggine statali, che sfuggono spesso a molti, e che hanno aumentato le imposte indirette, meglio definite "tasse". Normalmente, invece, caro amico Voyat, le amministrazioni "sgonfiano", ma non gonfiano, i bilanci, per poter fare dopo delle variazioni e finanziare delle spese particolari che vogliono fare sfuggire alla discussione generale in occasione della presentazione del bilancio ai Consigli. Noi, invece, abbiamo scelto la via più chiara, più cristallina e più veritiera: tutto quello che dovevamo prevedere in entrata ed in uscita, lo abbiamo previsto. Speriamo anche nei saldi degli arretrati del 1989 e del 1990, non ancora potuti accertare, per cause non dipendenti dalla nostra volontà.
Chiudo, ricordando al Consigliere Voyat, che leggi e delibere sono sempre state respinte o vistate con correzioni dall'organo di controllo; non è una novità. L'organo di controllo ha lo scopo di verificare il rispetto delle leggi e non può compenetrarsi nei problemi politici che gli amministratori sono costretti a sostenere.
Chiederei al Presidente due minuti di tempo per dare una risposta al mio amico Louvin, non in relazione al bilancio, ma ad una domanda posta nell'ultimo Consiglio circa una costruzione avente caratteristiche storiche e che trovasi in comune di Ayas, frazione Magneaz, denominata "Casa del capitano Quey".
Quella casa ha notevole interesse artistico e storico. Si tratta di un fabbricato di notevole mole, con pregevoli finestre riquadrate in pietra, di stile gotico. Nella facciata si nota un affresco religioso; nell'interno, vi è una vasta sala con pavimento e soffitto in legno.
La presenza nella suddetta casa di finestre di stile gotico, ossia con il noto motivo a goccia o a chiglia rovesciata, non deve comunque trarre in inganno circa la sua datazione. Infatti, tale motivo decorativo, molto popolare in Valle d'Aosta, fu molto in voga ben al di là di quella che può essere considerata, secondo gli schemi cronologici canonici, come epoca del gotico.
Secondo la sua denominazione, la costruzione della casa può essere attribuita a Paolo ed Emanuele Quey, che, come risulta dalle cronologie del De Tillier, fu capitano delle milizie del Ducato di Aosta, per il mandamento di Challand, nel 1670. Egli era figlio di quel Claudio Quey che, per aver prestato servizio a fianco del duca di Savoia Emanuele Filiberto, fu fatto sindaco di Aosta nel 1571 ed infine, per analoghi e successivi servizi, fu nobilitato dal duca Carlo Emanuele I, con patenti del 19 maggio 1614.
E' da ricordare che, assieme al previsto blasone, il motto da lui scelto, in corrispondenza del significato in provenzale del cognome Quey, cioè "zitto", fu: "Tacendo loquor", un bel motto, che corrisponde al nostro: "Un bel tacer non fu mai detto", che si adatterebbe a tante situazioni, sulle quali è meglio sorvolare.
Come capostipite della famiglia Quey, padre del primo nobile della famiglia, ossia di Claudio, e nonno del nostro capitano Quey, secondo il De Tillier (ved.: "Nobilier", pagina 509), fu Jean, cittadino di Aosta, originario del mandamento di Graine, più precisamente di Extrapieraz, in comune di Brusson. Fu un famoso commerciante e mise assieme una grossa fortuna, che gli permise di acquistare molti beni. Fu uno dei sindaci di Aosta del 1552 e fra i suoi meriti vi fu la costruzione, "a spese dei denari della comunità", come dice il De Tillier, "della prima pila della grande Pont Suaz, che fu presto travolta dalle acque della Dora fino alle fondamenta".
Per le sue caratteristiche artistiche, per i ricordi storici che essa evoca, la casa del capitano Quey è notificata, ai sensi della legge 1° giugno 1939, n. 1089, sulle "Cose di interesse artistico o storico" e, come tale, merita di godere delle provvidenze previste dall'ente pubblico regionale, per la sue tutela e conservazione.
Si dà atto che dalle ore 12,43 riassume la Presidenza il Presidente
Dolchi.
PRESIDENTE: Termina qui la seduta antimeridiana ed i lavori riprenderanno alle ore 16.
Pregherei i Consiglieri che intendono prendere la parola di voler informare la Presidenza.
La seduta è tolta
