Oggetto del Consiglio n. 1653 del 12 dicembre 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1653/IX - ILLUSTRAZIONE DELLE LEGGI DI BILANCIO PER IL 1991.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin; ne ha facoltà.
LOUVIN (UV): Juste pour une petite question préjudicielle.
Nous avons appris par une délibération du Gouvernement régional, qui date du 2 novembre 1990, qu’il avait été confié à une société de consultants la tâche de réaliser une étude préalable à la rédaction de ce budget et nous apprenons, par la convention, que cette société s'est engagée à remettre au Gouvernement régional, dans le délai du 30 novembre 1990, ce rapport pour la partie qui concerne l'analyse préalable et "l'impostazione programmatica" du budget même.
Nous souhaiterions en avoir une copie pour pouvoir mieux examiner le budget et les rapports qui seront présentés.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Lavoyer; ne ha facoltà.
LAVOYER (ADP): La convenzione prevedeva infatti un primo rapporto o una prima relazione entro il 30 novembre, ma la società incaricata ha chiesto una breve dilazione per la consegna del rapporto su questa prima fase di studio...
(... Interruzione...)
... No, no; lo consegneremo senz'altro al Consiglio entro la fine dell'anno.
In questa prima fase di impostazione del bilancio c'è stata comunque una collaborazione con i tecnici della società per indirizzare il discorso verso la direzione che noi intendevamo seguire.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin; ne ha facoltà.
LOUVIN (UV): Nous avons cru comprendre, de la délibération que j'ai citée, que ce rapport devait servir à la préparation de ce budget. D'ailleurs, il était indiqué à maintes reprises qu'il était fait dans la finalité de le rendre plus lisible.
Alors, je voulais demander si nous pouvons jouir de cette lisibilité du document ou bien si le document est réservé au Gouvernement régional.
PRESIDENT: Il y a quelqu'un qui répond à cette question?
Il me semble que le document n'est pas là, donc il n'est ni lisible, ni illisible; il n'existe pas.
Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Lavoyer; ne ha facoltà.
LAVOYER (ADP): Come ho già detto, non è ancora stata predisposta la relazione scritta sulla prima fase del lavoro che avrebbe dovuto essere consegnata entro il 30 novembre; ma la faremo avere ai Consiglieri non appena sarà predisposta...
(... Interruzione del Consigliere Louvin ...)
... Nella fase dell'impostazione del bilancio ci siamo serviti della consulenza e dell'appoggio tecnico di quella società, ma si trattava di una consulenza tesa a supportare l'apparato tecnico, non quello politico, dell'Assessorato. Poiché nella riformulazione del bilancio c’era l'esigenza di fare anche il bilancio di cassa per l'anno 1991, ci è stata avanzata la richiesta di avere questo supporto tecnico.
PRESIDENTE: Il Consigliere Ricco ha chiesto la parola per illustrare i disegni di legge n. 245 e n. 246 iscritti rispettivamente ai punti 31 bis e 31 ter dell'ordine del giorno; ne ha facoltà.
RICCO (DC): Signori Consiglieri, per incarico ricevuto dalla II Commissione, oggi devo relazionare sui disegni di legge n. 245 e n. 246, cioè sulla legge finanziaria regionale e sul bilancio di previsione per il 1991.
Contrariamente alla mia abitudine, non aspettatevi delle relazioni lunghe ed esaurienti. Sarà già lunga, interessante ed a tratti anche noiosa la discussione sul bilancio di previsione, nel corso della quale si parlerà, come di consueto, di tutto e del contrario di tutto.
Il principale motivo della mia breve relazione è il seguente: oggi è e deve essere la giornata più difficile, ma anche più radiosa, campale, del nostro Assessore alle Finanze, che con molto impegno e fiero cipiglio ha lavorato alla presentazione del discutendo bilancio di previsione per il 1991. In sintesi, mi sembrerebbe di derubare, "ope legis", la massima autorità nella competenza del suo dicastero alle Finanze. Certamente, però, farò il mio solito intervento ed eventualmente, se necessario, ne farò anche un secondo in qualità di semplice ed ultimo dei Consiglieri di maggioranza.
Vediamo allora il disegno di legge n. 245. Tale disegno di legge può essere definito "legge finanziaria" e, in armonia all'articolo 19 della legge di contabilità generale regionale n. 90/ 89, consente di operare modifiche ed integrazioni alle disposizioni legislative che hanno riflesso sul bilancio, allo scopo di adeguare gli stanziamenti delle spese agli obiettivi di politica economica.
Questo disegno di legge armonizza le autorizzazioni di spesa, previste da leggi regionali in vigore, in relazione alle vere necessità tendenti alla realizzazione del programma della Giunta regionale. Questa legge finanziaria, come dicevo, autorizza interventi finanziari conseguenti a specifiche ed obbligatorie competenze, che discendono dal nostro Statuto speciale ed autorizza dei finanziamenti regionali in sostituzione di interventi dello Stato, soppressi oppure limitati in conseguenza della manovra finanziaria nazionale tendente a contenere la spesa pubblica.
In questo disegno di legge si è mantenuta l'impostazione funzionale, mentre si è modificata quella del bilancio, che ora è strutturato per assessorati.
Gli oneri derivanti dal presente disegno di legge ammontano a lire 652.929.000.000 nel triennio 1991-93, di cui 480.695.000.000 nell'anno 1991, e sono suddivisi in cinque titoli che, ad eccezione del primo e del quinto, sono a loro volta suddivisi in capi, mentre tutti si suddividono in articoli .
Disegno di legge n. 246. Il bilancio di previsione, come sapete, è un documento che rappresenta la futura attività finanziaria della Regione, esprimendo l'indirizzo politico e di programma annuale dell'attività del governo regionale.
Due sono le novità di questo bilancio di previsione per il 1991: l'introduzione del bilancio di cassa e la suddivisione del bilancio stesso sulla base delle specifiche competenze assessorili. Negli esercizi finanziari precedenti, le previsioni erano predisposte in rapporto alle funzioni tipiche dell'Amministrazione regionale. A partire dall'esercizio finanziario 1991, le previsioni sono predisposte in relazione all'organizzazione dell'Amministrazione regionale e articolate per funzioni.
Nel bilancio di previsione, oggi in discussione, la legge regionale ha introdotto anche il bilancio di cassa. Ogni assessorato è stato quindi costretto a fare le sue previsioni di competenza, ma anche le previsioni di effettivo flusso di cassa. Quanto detto sopra ha lo scopo di regolare, sia in entrata sia in uscita, i flussi di cassa. Si potranno così evitare, nei limiti del possibile, i saldi in "dare" ed in "avere", in modo particolare nei confronti della Cassa di risparmio di Torino, che funge da nostro tesoriere.
Cari colleghi, redigere per la prima volta anche le previsioni di cassa non è stato facile ed agevole, sia perché ciò deriva dalla somma delle previsioni dei residui e delle competenze, sia perché questo elemento nuovo presenta alcune incognite, che sono probabili a cause dell'esperienza, e poi perché non è sempre facile ragionare in termini di competenza.
Il bilancio di previsione del 1991, come di consueto, è inoltre integrato dal bilancio triennale 1991-93, che rappresenta il coacervo delle entrate e delle spese nel triennio. Questo bilancio rappresenta la volontà di programma dell'attività della nostra Regione.
Le entrate previste per il 1991 sono pari a lire 1.498.628.000.000. Le voci più importanti sono quelle del riparto fiscale per lire 862.900.000.000. Ricordo che l'IVA da sola ne produce circa il 60 per cento.
Abbiamo trasferimenti dello Stato per il fondo sanitario nazionale per 158 miliardi e proventi del Casinò per 150 miliardi. Non considero ovviamente, in questa parte, le partite di giro per 167.272.000.000, che si compensano con le corrispondenti uscite.
Per quanto riguarda le spese occorre fare presente la pesante cappa dell'ammontare di quelle correnti, che continuano ad incidere per oltre il 52 per cento e che non permettono di incrementare le spese di investimento. Il suddetto rapporto, come capite, penalizza le spese di investimento, in quanto la spesa corrente è aumentata di circa 108 miliardi per i seguenti motivi:
- 50 miliardi per nuovi stanziamenti, per il finanziamento di funzioni comunali;
- 40 miliardi per maggior quota rispetto al 1990 del fondo sanitario nazionale;
- 18 miliardi per l'utilizzo di risorse regionali per il ripiano del deficit della spesa sanitaria.
Possiamo riassumere così le entrate:
- 50 miliardi: avanzo di amministrazione che, come sapete, deriva dalla differenza algebrica del fondo di cassa al 31 dicembre 1990, prevedibile in 30 miliardi;
- 506.517.000.000: residui attivi;
- 486.517.000.000: residui passivi.
Abbiamo inoltre:
- 153.871.000.000: entrate proprie della Regione;
- 862.990.000.000: compartecipazione di tributi erariali;
- 213.961.000.000 circa: trasferimenti di fondi dello Stato alla Regione per funzioni proprie;
- 992.000.000: trasferimenti di fondi dello Stato alla Regione per funzioni delegate;
- 16.602.000.000 circa: rendite patrimoniali;
- 210.000.000: alienazione di beni;
- 200.000.000.000: accensione di mutuo;
- 167.272.000.000: partite di giro.
Le spese possono essere così riassunte:
- 6.117.000.000: Presidenza del Consiglio;
- 266.000.000.000 circa: Presidenza della Giunta;
- 176.802.000.000 circa: Assessorato alle Finanze:
- 145.072.000.000 circa: Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente naturale;
- 62.930.000.000: Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti;
- 89.696.500.000: Assessorato ai Lavori pubblici;
- 130.019.000.000: Assessorato alla Pubblica istruzione;
- 269.511.000.000 circa: Assessorato alla Sanità ed Assistenza sociale;
- 121.934.000.000 circa: Assessorato al Turismo, Urbanistica e Beni culturali;
- 397.793.000.000: oneri non ripartibili, che pareggiano con le entrate.
I residui attivi al 1° gennaio 1991, confrontati con quelli accertati al 1° gennaio 1990, sono inferiori del 14,40 per cento, mentre quelli passivi sono inferiori del 4,07 per cento.
Signori, ho completato la mia breve relazione, come vi avevo annunciato, e vi ringrazio per avermi sopportato.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Lavoyer; ne ha facoltà.
LAVOYER (ADP): Cette année le Gouvernement régional se présente au rendez-vous de la discussion du budget avec quelques nouveautés significatives d'agencement technique des données et d'approche globale des thématiques liées à ce moment très particulier de la vie administrative de l'institution régionale.
Pour ce qui est des premières, nous renvoyons aux considérations qui seront exposées plus tard sur la structure et le contenu spécifique du document en question.
Par contre, en ce qui concerne la matière dont nous nous présentons à ce rendez-vous, nous tenons à souligner notre entière disponibilité pour une confrontation non ritualiste et ouverte aux apports constructifs sur les thèmes fondamentaux pour le développement de notre Région, dans le respect des fonctions et des prérogatives du Conseil et des attentes de l'opinion publique.
A cet effet, il a été établi un document explicatif des contenus du budget plus riche et détaillé que dans le passé, afin de préciser le sens que nous voulons attribuer à cette occasion, en tant que moment d'illustration des contenus politiques et gestionnaires du budget, point de repère sûr et univoque, quoique flexible, de l'action du Gouvernement.
Il nous importe, par ailleurs, de souligner que, malgré les difficultés liées aux brefs délais dont nous disposions pour la rédaction de ce document de comptabilité administrative, le Gouvernement a voulu respecter les termes de rigueur pour la présentation du budget sans avoir recours, pas même pour une course période, à l'exercice provisoire.
Cela est important, car les actions politiques concrètes nécessaires pour affronter les problèmes qui se présentent, nécessitent un budget qui entre en vigueur dès le 1er janvier 1991.
LA STRUTTURA DEL BILANCIO 1991
I bilanci di previsione per l'anno 1991 e per il triennio 1991/1993 presentano elementi di novità, coerentemente con le dichiarazioni di principio formulate dalla maggioranza di governo.
L'elemento fondamentale che ha indirizzato la Giunta regionale è stato la ricerca della chiarezza e della trasparenza nell'impostazione di un documento la cui lettura si presenta solitamente ardua.
L'eccessiva tecnicità della struttura del bilancio, non sempre giustificata da oggettive esigenze contabili, va infatti spesso a discapito della chiarezza e della trasparenza dell'attività dell'Amministrazione nei confronti sia degli utenti istituzionali, sia degli amministrati.
L'intento della Giunta è stato perciò quello di fornire un documento che, senza per nulla rinunciare al rigore e alla completezza contabile, consentisse una comprensione ed una valutazione anche da parte dei non addetti ai lavori.
Questo è un primo segnale della volontà della Giunta di procedere in direzione di una reimpostazione degli strumenti amministrativo-contabili dell'Ente: il bilancio deve infatti acquistare pienamente la funzione che gli è propria, di strumento di pianificazione economico-finanziaria annuale collocato in un contesto di indirizzi ed obiettivi pluriennali, e non una semplice registrazione contabile delle tendenze in atto.
Si vuole superare una situazione in cui l'enfasi viene posta, di fatto, solo sul momento previsionale e non sulle fasi di controllo dell'avanzamento, né su quella di consuntivazione, essenziali per tradurre i risultati in indicazioni e guida per l'azione futura.
In questa logica, lo stesso Assessorato alle Finanze è chiamato ad assumere, al di là di quello tradizionale di stampo vagamente notarile, un ruolo innovativo, finalizzato all'impostazione programmatica e al controllo dell'azione amministrativa, orientato al servizio attivo degli altri assessorati, operativi per settori.
Ciò dovrà avvenire attraverso l'attivazione di appropriati strumenti tecnico-contabili, che consentano di offrire agli "utenti" delle situazioni sempre aggiornate e l'evidenziazione degli scostamenti rispetto ai programmi definiti; informazioni, cioè, essenziali per il costante miglioramento dell'azione di governo.
Descriveremo ora sinteticamente alcuni princìpi che sono stati seguiti per la definizione del bilancio in discussione ed alcune sue significative caratteristiche di struttura.
PRESIDENTE: Chiedo scusa, Assessore Lavoyer. Mi è stato chiesto se non sia più opportuno che venga distribuito il documento che lei sta leggendo, cosicché sia possibile seguirne meglio l'illustrazione.
Il Consiglio ritiene che questa procedura sia migliore?
Bene, allora, visto che le copie del documento sono sufficienti, penso che sia meglio distribuirle adesso.
Prosegua pure, Assessore.
LAVOYER (ADP): Le modalità utilizzate in questo esercizio per effettuare le previsioni di bilancio sono state improntate ad un nuovo principio volto a ridurre la tendenza all'automatico adeguamento verso l'alto della spesa (logica incrementale) ed a privilegiare invece l'effettiva e attenta considerazione, pur all'interno dei vincoli esistenti, del contenuto programmatico delle scelte. In questa ottica si sono contenute le spese, dal punto di vista sia dei settori di intervento sia delle ripartizioni amministrative, dove fossero presenti consistenti residui, al fine di modulare in modo più appropriato le previsioni di spesa con l’effettiva capacità e possibilità di spendere.
Una analoga attenzione, anche se i risultati effettivi richiederanno un periodo di assestamento, è stata posta per quanto riguarda le previsioni effettuate per il bilancio triennale 1991-93: si è introdotta infatti una modalità di previsione analitica per capitolo di spesa, in modo da rendere possibile un riscontro più efficace dell’evoluzione della spesa nel triennio e per iniziare ad introdurre concetti e strumenti di programmazione a medio termine dell'attività dell'Amministrazione regionale.
In sostanza, si è voluto iniziare ad introdurre princìpi di valutazione previsionale delle poste contabili in modo da renderle più aderenti ad una visione pianificatoria dell'attività amministrativa, adottando un approccio più vicino a quello utilizzato nella gestione budgettaria delle imprese, cui riteniamo debba in qualche modo ispirarsi anche la gestione della cosa pubblica.
Nelle imprese il ruolo del bilancio previsionale (budget) è infatti quello di fornire, per l'attività prevista nel periodo, un punto di riferimento certo e condiviso, al quale riferirsi costantemente per misurare gli eventuali scostamenti tra previsto e realizzato, per analizzarne le cause degli scostamenti e per definire le eventuali azioni di recupero o di modifica dell'attività prevista a fronte di eventi nuovi.
Si tratta quindi di uno strumento flessibile che non irrigidisce e non vincola minimamente le possibilità di mutare indirizzi e attività, ma fornisce anzi la base conoscitiva per guidare l'azione e renderla sempre coerente con le intenzioni.
Anche nella pubblica amministrazione, soltanto a condizione di potersi basare su previsioni "razionali", è possibile instaurare un processo di efficace controllo della spesa e di consuntivazione, tale da fornire utili indicazioni per l'azione politica e realizzativa attraverso il confronto tra risultati ottenuti e obiettivi pianificati.
BILANCIO PER ASSESSORATO E BILANCIO PER SETTORI DI INTERVENTO.
Rispetto agli esercizi scorsi, in cui le previsioni erano predisposte in relazione alle funzioni tipiche dell'Amministrazione regionale (settori di intervento) e solo in un secondo momento, con alcune difficoltà, c'era la possibilità di riconvertirle per Assessorati, a partire da quest'anno, il bilancio è costruito in relazione all'organizzazione dell'ente Regione e dettagliato per settori.
Ciò, da un lato, riconosce esplicitamente l'articolazione organizzativo-decisionale dell'Amministrazione e, dall'altro, va nella direzione di evidenziare il pluralismo decisionale delle scelte attuate e di responsabilizzare le singole strutture dell'esecutivo in relazione alle loro previsioni e agli impegni programmatici assunti, in coerenza con la volontà della Giunta di adottare strumenti gestionali ed organizzativi di pianificazione e controllo dell'avanzamento delle realizzazioni programmatiche.
Questa nuova impostazione, come si diceva, non ha sostituito le codifiche già vigenti sul bilancio regionale, ma, per le ragioni su esposte, è stata semplicemente adottata come criterio di 1° livello. Il riferimento dettagliato ai capitoli di spesa per funzioni (criterio di 2° livello) permette di ricostruire l'attività complessiva dell'ente, attraverso le sue ripartizioni, nei termini utilizzati nei trascorsi esercizi, di azione interassessorile (settori di intervento).
BILANCIO DI CASSA E BILANCIO DI COMPETENZA.
Oltre al consueto bilancio di competenza, dal 1.1.1991 la legge regionale del 27 dicembre 1989 ha introdotto il bilancio di cassa (art. 23). Ogni Assessorato ha quindi dovuto fare le sue previsioni, non soltanto rispetto alla competenza dell'anno, ma anche in funzione delle previsioni di effettivo flusso di cassa (erogazione).
Ciò consentirà di regolare i flussi di cassa, in ingresso e in uscita, in base alle riscossioni delle entrate regionali, da un lato, e in base alle previsioni di spesa degli Assessorati, dall'altro, evitando il più possibile saldi di tesoreria positivi e negativi.
La stessa struttura del bilancio per ripartizioni amministrative ha, come ulteriore risultato, quello di facilitare gli uffici regionali nella gestione del bilancio di cassa. Si è voluto infatti assegnare la gestione degli stanziamenti di spesa ad una sola unità organizzativa, in modo da favorire l'avvio della gestione per cassa (precisione e programmabilità) e in modo da individuare chiaramente le responsabilità.
LA SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA DELLA VALLE D'AOSTA E L'INTERVENTO DELL'AMMINISTRAZIONE REGIONALE
Con questa nuova impostazione del bilancio, la Giunta si trova ad affrontare una serie di problemi che emergono dall'analisi, che delineeremo più oltre, della attuale situazione socio-economica della nostra Regione.
La ragione della disamina delle problematiche relative alla struttura socio-economica della Valle d'Aosta è legata, da un lato, alla volontà della Giunta di orientare in modo esplicito la propria azione sulla base di un disegno strategico destinato ad affrontare al meglio, pur con le gradualità del caso, i nodi fondamentali dello sviluppo regionale. D'altro lato, la correlazione tra analisi economica e bilancio sottolinea l'intenzione di far sì che il bilancio diventi nel tempo uno strumento di carattere impostativo, programmatorio e realmente gestionale rispetto agli interventi definiti dall'Amministrazione.
La nuova Giunta inaugura, di fatto, gli anni '90.
Ricordiamo brevemente le caratteristiche del decennio trascorso, facendo ricorso ad una serie di dati e di informazioni elaborate dall'Ufficio di Programmazione: gli anni '80 sono stati, dal punto di vista dell'economia nazionale, gli anni della crisi, delle grandi tensioni occupazionali e della ristrutturazione.
Il settore industriale è infatti caratterizzato, all'inizio del periodo, dalla presenza di un ristrettissimo numero di grandi aziende accanto a numerose piccole unità produttive. Il tessuto industriale mostra scarsissime interdipendenze interne: sono pressoché nulli i fenomeni di indotto e di decentramento produttivo, che in altre regioni del Nord hanno rappresentato un consistente moltiplicatore dello sviluppo.
Non esistono più, come nel passato, significativi vantaggi localizzativi per le nuove iniziative e, anzi, la posizione geografica della Valle rappresenta, in certi casi, un fattore di svantaggio competitivo.
Mancano un tessuto di imprenditoria locale e delle qualificate professionalità tecniche: manca, per esempio, una significativa presenza di un vitale artigianato di produzione, in particolare nel settore meccanico, che in altre realtà è stato motore di uno sviluppo autonomo. Il livello tecnologico e l'innovatività del settore industriale sono molto bassi.
Il settore agricolo ha continuato nel decennio a perdere occupati e a contribuire molto marginalmente al prodotto lordo regionale. Tenendo conto del ruolo di tutela e conservazione dell'ambiente e del paesaggio che l'agricoltura ricopre in una regione montana come la Valle d'Aosta, è innegabile la sua estrema utilità, ma, in termini strettamente economici, esso non rappresenta un settore capace di autosostentarsi e in grado di costituire una alternativa in caso di crisi.
Il turismo ha fatto segnare nel decennio un consistente aumento della sua importanza, ma la sua crescita spesso è avvenuta in modo disordinato e con logiche speculative di breve periodo e di corto respiro, attraverso uno sviluppo sbilanciato in direzione soprattutto del turismo extra-alberghiero, che ha significato, in certi casi, uno spreco di risorse ambientali primarie. Verso la fine del periodo si sono registrati poi alcuni sintomi di rallentamento e, in certi casi, di vera e propria riduzione degli arrivi e delle presenze turistiche.
Il settore terziario ha avuto uno sviluppo molto rilevante, ma, se lo si analizza in dettaglio, la sua crescita risulta concentrata in comparti non innovativi e con strutture poco avanzate (piccolissimo commercio, servizi turistici spesso a carattere stagionale, pubblica amministrazione). Non si sono invece sviluppate in modo consistente iniziative di significativo interesse in comparti del terziario avanzato.
La crisi economica e quella che ha investito in modo particolare la siderurgia e la chimica, quei comparti cioè in cui erano presenti le grandi aziende industriali, ha creato delle fortissime tensioni occupazionali ed ha esteso i suoi effetti a tutto l'apparato industriale valdostano, all'economia dei comuni in cui erano localizzate e, in termini più generali, a tutti i settori economici regionali, caratterizzati da intrinseche debolezze strutturali.
In Valle si sono sentiti molto pesantemente gli effetti della congiuntura nazionale, che la relativa fragilità della struttura economica regionale ha, in certi casi, ingigantito ed aggravato.
Gli anni '80 sono stati però anche gli anni in cui si è concretizzato un nuovo rapporto tra la Regione e lo Stato, rapporto che ha dato come risultato la legge di riparto fiscale dalla quale l'Amministrazione trae importanti risorse finanziarie. Grazie all'autonomia finanziaria e a queste nuove disponibilità sono state indubbiamente effettuate delle importanti azioni volte a ridurre le conseguenze negative della crisi e a realizzare importanti iniziative di dotazione infrastrutturale.
Terminata, o almeno così ci auguriamo, l'emergenza, ci si affaccia agli anni '90, che vedranno la nostra Regione impegnata a costruire una Valle d'Aosta europea, dotata cioè di strutture economiche capaci di creare autonomamente ricchezza, al riparo delle congiunture esterne, e sempre meno dipendenti da risorse esogene ed in grado di affrontare con un ruolo definito le grandi problematiche che oggi si affacciano prepotentemente sullo scenario internazionale (relazioni Nord-Sud ed Est-Ovest).
Ma per raggiungere questo ambizioso risultato, vanno individuate con estrema chiarezza le aree di intervento prioritario di sviluppo e di razionalizzazione.
Diamo, qui di seguito, una sintesi dei punti di maggior criticità che caratterizzano l'assetto socio-economico della Valle d'Aosta all'inizio del decennio.
LA SITUAZIONE ECONOMICA ATTUALE
L'economia regionale, come abbiamo accennato, ha certamente superato i gravi problemi di crisi e di tensione occupazionale, grazie soprattutto agli interventi dell'Amministrazione regionale. Tuttavia, pressati dall'urgenza, gli interventi stessi hanno avuto spesso la caratteristica di puntare alla soluzione a breve del problema contingente, senza affrontare appieno i problemi strutturali di fondo.
Attualmente, perciò, la situazione economica della nostra Regione è caratterizzata, da un lato, da indici invidiabili di benessere (bassa disoccupazione, alto reddito, discreta dotazione di servizi, ecc.), ma anche dalla presenza di una struttura fragile e continuamente bisognosa di interventi di sostegno.
La Giunta ritiene che sia arrivato il momento di passare da interventi "a sostegno dell’economia" a interventi "di impulso per lo sviluppo": le problematiche che ci stanno dinanzi, infatti, non possono più essere affrontate con iniziative congiunturali, ma richiedono coerenti sforzi di ristrutturazione della nostra economia.
Il mantenimento e l'ulteriore miglioramento degli attuali indici di benessere richiede, infatti, che questo benessere si fondi sulla autonoma capacità propulsiva dei diversi settori economici, in una situazione in cui gli interventi dell'Amministrazione regionale siano mirati a creare le condizioni per lo sviluppo, ad orientarlo ed a proteggere attività strategiche o di rilevanza per la collettività (per esempio: il settore agricolo, le aziende innovative allo stato nascente, ecc.).
Analizziamo in sintesi quali sono i punti di debolezza e di criticità, da cui trarremo, in seguito, elementi di riflessione per l'impostazione programmatica che si riflette nel presente documento di bilancio.
Dal punto di vista demografico, la popolazione valdostana è caratterizzata, come nella maggior parte delle aree ad elevato tenore di vita, da una bassa natalità, dalla presenza di una quota crescente di persone anziane, da nuclei familiari di dimensioni minime o unipersonali, da bassi livelli di migratorietà, da elevata mobilità intercomunale.
Questa situazione, poi, non è omogenea su tutto il territorio regionale: le situazioni di maggior "malessere demografico" si riscontrano nei comuni montani non turistici.
I tassi di immigrazione sono attualmente abbastanza elevati e compensano il tasso naturale di crescita. Le persone che si trasferiscono nella nostra Regione, rispetto ai periodi di grande immigrazione, hanno caratteristiche molto diverse: non sono persone in cerca di prima occupazione, ma si tratta per lo più di maschi nel pieno dell’età lavorativa, provenienti da regioni del Nord, spesso già impiegati nel settore terziario, con un livello di scolarità e di professionalità elevato. A medio termine, si può facilmente prevedere, invece, un aumento di immigrati extracomunitari.
Questa situazione trova riscontro, evidentemente, nelle caratteristiche del mercato del lavoro locale.
La Valle d'Aosta registra un tasso di disoccupazione piuttosto basso (inferiore al tasso medio del Centro-Nord); permane tuttavia un nucleo di disoccupazione "non fisiologica" costituito da giovani descolarizzati e senza qualificazione adeguata, che svolgono attività di tipo saltuario, da donne in età superiore ai 24 anni e dai cosiddetti "disoccupati speciali" (ex-cassintegrati). E' questo un caso di offerta di lavoro strutturalmente incapace di soddisfare le esigenze della domanda. Nell'ambito del mercato delle professioni, infatti, si viene delineando una considerevole affermazione di tutte le componenti della fascia "alta" del mercato a discapito delle componenti meno qualificate. Si crea perciò una vischiosità nel mercato del lavoro locale, che si esprime nella difficoltà di soddisfare adeguatamente, con una offerta locale, una domanda di personale a medio-alta scolarità. Di qui l'accennato fenomeno di immigrazione di persone con un livello di scolarità e di professionalità mediamente elevato.
La forza-lavoro locale non presenta poi grande mobilità, cosicché si hanno una serie di mercati del lavoro locali, scarsamente intercomunicanti.
Nella nostra Regione non ci sono, quindi, gravi segnali di tensione sul mercato del lavoro, ma si percepiscono sintomi preoccupanti di squilibri strutturali tra domanda ed offerta, consistenti soprattutto nella mancanza di adeguati livelli qualitativi dell’offerta: scarsità di figure professionali con qualifiche medio-alte, carenza di tecnici qualificati.
Questa inadeguatezza è da imputarsi, da un lato, alle caratteristiche della struttura formativa presente nella Regione (mancanza di corsi di studio a livello universitario, scarsa diversificazione dei percorsi didattici nella scuola secondaria superiore, presenza di attività di formazione professionale continuativa limitata alla prima formazione), dall'altro al relativamente basso grado di istruzione, in particolare tecnico-scientifica, della popolazione attiva (i laureati sono in percentuale inferiore alla media nazionale, pochi sono i laureati in discipline non letterarie, sono rari i diplomati di scuole professionali).
In sintesi, lo sviluppo dell’occupazione locale risulta essere vincolato dalla scarsa disponibilità di risorse umane di livello professionale qualitativamente adeguato; non esistono forme preoccupanti di disoccupazione, ma sono troppo ampiamente presenti fenomeni di occupazioni saltuarie o stagionali, di sottoccupazione, di attività miste (part-time), che non costituiscono certo un valido presupposto per uno sviluppo sicuro della nostra economia.
Analizziamo ora le caratteristiche salienti dei principali settori economici.
L'agricoltura è un settore che in Valle non può essere studiato adottando i consueti strumenti dell'analisi economica: se li si utilizzasse, certamente i risultati in termini di occupazione, di prodotto lordo e di produttività sarebbero negativi. Ma, vogliamo ribadirlo, sono altre le logiche che devono presiedere all'analisi del settore e le considerazioni che ne debbono derivare: il suo contributo alla salvaguardia dell'ambiente, al mantenimento di insediamenti umani anche in zone decentrate, i suoi riflessi positivi sul turismo. Da questo punto di vista, malgrado qualche passo sia stato fatto, non si è ancora trovata una soddisfacente integrazione tra il settore agricolo e altri settori: turistico in primo luogo, ma anche industriale per l'utilizzo e la trasformazione dei prodotti locali
Il settore industriale continua ad essere caratterizzato da scarse interdipendenze che, se da un lato possono aver parzialmente limitato le conseguenze negative della crisi siderurgica,
dall'altro continuano a costituire un freno allo sviluppo endogeno del settore.
La struttura del settore è meno polarizzata (grandi aziende da una parte e piccolissime, dall'altra), ma non è ancora sorto un numero consistente di medie aziende e non si può quindi parlare di industrializzazione "diffusa", di "tessuto industriale" come in alcune regioni nord-orientali, per una assoluta mancanza di integrazione produttiva tra le aziende stesse.
Il settore oggi è un po' meno specializzato merceologicamente, ma non presenta ancora un soddisfacente livello di innovazione tecnologica.
L'aumento del comparto delle costruzioni è un segnale strutturalmente non molto positivo, poiché si tratta di una attività tradizionalmente caratterizzata da stagionalità e da cicli congiunturali. Non si tratta inoltre di un comparto particolarmente innovativo dal punto di vista tecnologico, né particolarmente qualificato, globalmente parlando, dal punto di vista delle professionalità.
Il trend del settore industriale sembra autorizzare a parlare di un processo di deindustrializzazione, che va bloccato e che deve essere adeguatamente gestito per evitare il disperdersi di un grande patrimonio di tradizione industriale e per garantire una equilibrata presenza dei diversi settori nel tessuto economico regionale. Il presupposto perché questo processo si realizzi con successo è tuttavia la possibilità di fare leva sulle competenze e sullo spirito imprenditoriale presente in loco: non si tratta di una condizione di poco conto giacché, come abbiamo visto, la carenza di questi prerequisiti costituisce proprio uno dei punti critici evidenziati.
All'interno del settore terziario il turismo riveste senza dubbio in Valle un ruolo fondamentale, sia per i suoi effetti diretti che per quelli indotti in altri settori e comparti. Senza addentrarci in analisi troppo dettagliate, è importante sottolineare, tuttavia, che l'attuale struttura del settore, sebbene in via di lenta modificazione, non è la più adeguata ad imprimere il massimo di impulsi moltiplicativi all'economia regionale.
Il settore risulta infatti ancora troppo sbilanciato in direzione delle strutture extra-alberghiere, dove la ricettività attiva un moltiplicatore molto inferiore a quello relativo alla ricettività alberghiera. Il settore extra-alberghiero, inoltre, ha intrinsecamente dei vincoli al suo sviluppo ulteriore, presenta un bassissimo grado di efficienza, crea poca occupazione, scarsamente professionalizzata, ed infine, ma non in ordine di importanza, costituisce un onere per la collettività, che spesso ha alienato un bene proprio, in termini di costi infrastrutturali, di impatto ambientale, di maggior "consumo" delle risorse del territorio.
Anche il settore alberghiero però non evidenzia una situazione particolarmente positiva: gli esercizi sono in massima parte piccoli e di categoria non elevata; a conduzione familiare, spesso troppo tradizionale, talvolta con logiche speculative; non inducono molta occupazione, se non stagionale e a bassa qualificazione; presentano indici di utilizzazione molto bassi per le eccessive chiusure stagionali.
Di conseguenza, anche se probabilmente questa situazione non è l'unica causa, si rileva una preoccupante contrazione degli arrivi e delle presenze turistiche e, soprattutto, la bassa "internazionalizzazione" della domanda turistica non di transito, soprattutto in confronto ad altre località turistiche nazionali ed estere (anche a noi vicine).
Il commercio è anch'esso ampiamente caratterizzato ancora da strutture tradizionali, piccole ed a gestione familiare. Senza negare l'importante contributo, più assimilabile al servizio sociale, che il piccolo commercio svolge specialmente in alcune zone decentrate della nostra Regione, tuttavia anche questo settore deve essere investito, in modo graduale e non traumatico da un processo di modernizzazione. Solo a queste condizioni esso potrà fornire dei servizi adeguati, sia alla popolazione locale, sia ai turisti in una logica di interdipendenza settoriale.
La Pubblica Amministrazione ha un peso rilevante nell'ambito del settore terziario, in termini sia di addetti, sia di valore aggiunto. Purtroppo ad una elevata occupazione corrisponde spesso una bassa efficienza; e questa critica va rivolta anche, e prima di tutto, agli apparati dell'Amministrazione regionale. La situazione di relativo privilegio goduta dai dipendenti regionali, dal punto di vista retributivo, della sicurezza del posto di lavoro, nonché, talvolta, del carico di lavoro, costituisce un effettivo elemento di concorrenza dell’occupazione regionale rispetto a quella in altri settori che spesso si vedono depauperati di valide risorse.
Per quanto riguarda, infine, il comparto dei Servizi, si deve notare la mancanza di servizi avanzati e, in particolare, di servizi reali alle imprese. Questa carenza, le cui cause sono molteplici e stanno in gran parte proprio nella struttura squilibrata del settore industriale e nella sua scarsissima terziarizzazione interna, sembra in certi casi indurre un circolo vizioso tra la rarità dei servizi stessi e la scarsa propensione delle aziende innovative ad insediarsi nella nostra Regione. Gli attuali fattori di localizzazione, infatti, non sono più quelli tradizionali, di cui la Valle nel passato era molto ricca (materie prime, energia, ecc.), ma sono piuttosto l'esistenza di un tessuto connettivo complesso, fatto di interdipendenze tra aziende e settori, di sinergie, di servizi avanzati, di risorse umane adeguate. Senza questi elementi, le sole provvidenze finanziarie non saranno mai sufficienti a garantire la localizzazione e soprattutto lo sviluppo di imprese di successo nella nostra Regione.
Se consideriamo, poi, l’economia nel suo complesso, in estrema sintesi, i punti di maggior debolezza e criticità stanno proprio nella sua scarsa integrazione, nella mancanza cioè di rapporti intra e intersettoriali tra le diverse attività economiche. Ci troviamo di fronte ad un'economia troppo "aperta" verso l’esterno, in termini sia di flussi di beni e servizi (specie in ingresso), sia di vulnerabilità alle crisi esterne. Rischiamo di essere sì un "carrefour", ma solo nel senso di luogo di rapido transito.
Soltanto a patto di creare le condizioni per una piena utilizzazione delle potenziali sinergie ottenibili da più strutturati legami funzionali tra differenti attività e settori economici, sarà possibile realizzare il "carrefour" che desideriamo: centro di comunicazione e di scambi, di beni, ma anche di idee e di cultura.
LE SCELTE DI PROGRAMMA
La breve analisi economica che è stata delineata, non è evidentemente fine a se stessa, ma rappresenta, secondo la volontà della Giunta, la base di riferimento per impostare una seria politica di sviluppo che consideri con estrema razionalità gli aspetti strutturali dell’economia regionale soprattutto nelle sue manifestazioni più critiche.
Il programma della Giunta nasce proprio su queste premesse ed identifica coerentemente le più importanti azioni da intraprendere. Non affronteremo dettagliatamente in questa sede l'analisi e l'illustrazione dei contenuti del programma che è già stato oggetto di una approfondita discussione consiliare, ma ci preme sottolineare alcuni elementi che qualificano le scelte effettuate precisamente in funzione dei problemi evocati.
* L'utilizzazione delle risorse, in modo da costruire un'economia regionale sempre più capace di creare autonomamente ricchezza.
* La salvaguardia del territorio, come risorsa economica e come elemento di qualità della vita.
* Le strutture regionali, dalla organizzazione dell'Amministrazione all'attivazione degli enti collegati, per offrire un valido supporto, in termini di servizi, ai cittadini e agli operatori economici.
* Gli interventi sulle attività produttive, rivolti in particolar modo all'agricoltura, al turismo e all'industria, perni, ciascuno con le sue peculiarità, del rilancio della nostra economia.
* La politica sociale, che dovrà qualificare gli anni '90 come anni della qualità diffusa della vita.
* La politica culturale, nei suoi aspetti diversi e in particolare:
- il bilinguismo, condizione naturale della identità valdostana;
- l'istruzione di base e professionale destinata a forgiare le risorse umane necessarie al nostro autonomo sviluppo.
* Le politiche del lavoro, di fluidificazione del mercato del lavoro locale.
E' sulla base di questi intendimenti che sono stati elaborati il Bilancio 1991 ed il Bilancio triennale 1991/93, strumenti di attuazione operativa delle volontà della Giunta.
Nelle pagine successive si procederà ad un’analisi dei punti chiave dei documenti in esame, ribadendo l'invito e la nostra piena disponibilità ad un confronto aperto e non ritualistico, consci del fatto che la soluzione dei problemi della nostra Regione richiede il fattivo contributo di tutti: forze politiche, cittadini, operatori economici e culturali.
ANALISI DEGLI AGGREGATI SIGNIFICATIVI DEL BILANCIO 1991
Entrate
I criteri sui quali si è fondata la previsione delle entrate non si discostano da quelli utilizzati negli esercizi precedenti e si basano sulla legislazione vigente, sull'analisi degli andamenti degli anni precedenti e sulla valutazione di quei fenomeni che potrebbero determinare degli scostamenti rispetto al passato (tasso di inflazione programmato, ecc.).
Per quanto riguarda l'entità e la composizione delle entrate, le somme acquisibili nell'anno 1991 ammontano a lire 1.498.628 milioni e le voci più significative sono:
- Casa da Gioco di Saint Vincent lire 150 miliardi (10 per cento);
- Riparto fiscale lire 862,9 miliardi (58 per cento) di cui 460 miliardi per IVA all'importazione (30 per cento);
- Trasferimenti dallo Stato per l'USL lire 150 miliardi (10 per cento);
- Mutuo a pareggio per lire 200 miliardi (13 per cento).
Si tratta innegabilmente di entrate nel loro complesso rilevanti e relativamente certe, ma sicuramente non eccessive, come talvolta si dice, rispetto alle grandi competenze della Regione.
Non ha molto senso fare dei raffronti con altre Regioni dal punto di vista dell'ammontare delle entrate pro-capite, in quanto profondamente diverse sono le competenze e le responsabilità. Si pensi, infatti, al personale scolastico (quasi 2.900 persone tra docenti e non docenti, di ruolo e non) e al Corpo forestale (114 persone), che costituiscono insieme oltre i due terzi del personale regionale. Si pensi ancora alle competenze sulla viabilità regionale (altrove a carico della Provincia), agli interventi regionali in numerosi casi di integrazione a normative statali, ecc.
Inoltre, molti trasferimenti dello Stato, devoluti nel resto del Paese alle Province, alle Camere di Commercio e ad altri Uffici dello Stato (p.es. alle Prefetture), entrano direttamente nelle competenze del nostro bilancio regionale, aumentandone la consistenza, ma rendendo il dato non confrontabile con quello di altre Regioni.
Queste entrate costituiscono, in ogni caso, come per il passato, una grande opportunità per garantire alla Valle d'Aosta uno sviluppo nell'autonomia, a patto che, tra l'altro, venga tenuto sotto controllo e mitigato il lievitare delle spese correnti, che erode la capacità di indirizzo strategico dell'Amministrazione regionale.
Permane lo sbilanciamento delle entrate dovuto al grande peso della voce "IVA da importazione" sul totale (30 per cento circa), rispetto alla quale la Giunta continuerà l'azione già intrapresa per definire valide alternative sostitutive. D'altronde non si ritiene opportuno utilizzare più ampiamente la prerogativa del ricorso ai "Tributi propri", che anche in questo esercizio rimane di importo molto contenuto.
Esiste tuttavia un più generale motivo di preoccupazione legato al fatto che una parte consistente delle entrate sia di origine esogena, derivi cioè da flussi di transito e non da ricchezza direttamente prodotta. Questo aspetto costituisce un punto di criticità evidenziato anche, per altra via, nella breve disamina sulla situazione economica della Valle, precedentemente illustrata.
La volontà della Giunta, di creare le condizioni per lo sviluppo e il consolidamento di una struttura economica più salda della nostra Regione, va, tra l'altro, nella direzione di diminuire la nostra dipendenza dall’esterno di porre le condizioni strutturali per una sempre maggiore e salda autonomia.
Un rapido cenno merita anche il mutuo passivo, iscritto a bilancio per un ammontare di lire 200 miliardi. Si tratta di una voce che ha sempre sollevato, in passato, critiche e discussioni, soprattutto per il fatto che, a fine esercizio, non si è mai evidenziata l’esigenza di farvi ricorso. In effetti, il mutuo serve per garantire il pareggio di bilancio, ma diventa l'indicatore di un modo di gestire la spesa regionale.
Il bilancio di competenza è stato sempre, infatti, sovradimensionato rispetto alla capacità di erogazione e, per tale motivo, la massa degli impegni non ha trovato, a fine esercizio, realizzazione nei pagamenti. Da qui il problema dei residui passivi, delle economie e degli avanzi di amministrazione, di cui si tratterà più oltre.
Nella logica suesposta il mutuo è servito nel passato a consentire la costruzione del bilancio ed ha permesso di dare esecuzione alle attività programmate. La ridotta capacità di erogazione, poi, non ha mai reso necessaria la contrazione del mutuo essendo buona, come è noto, la liquidità di cassa della Regione.
La volontà della Giunta regionale di dedicare una maggiore attenzione alle previsioni di competenza, nonché l'abbinamento tra il bilancio di competenza e il bilancio di cassa, dovrebbero tendenzialmente far superare gli inconvenienti evidenziati.
Per l’esercizio 1991 è prevista la contrazione di almeno una parte del mutuo, proprio in considerazione della ricerca di una maggiore precisione nella fase di previsione della spesa in funzione della effettiva capacità di pagamento.
Un’altra voce che merita una illustrazione è quella relativa all'avanzo di amministrazione.
Il bilancio infatti espone un avanzo di 50 miliardi. Esso deriva essenzialmente dalle difficoltà incontrate sia in fase di impostazione, sia in fase di realizzazione di opere pubbliche. Queste difficoltà saranno via via affrontate anche grazie ai già citati interventi di carattere organizzativo e gestionale che la Giunta ha la volontà di attuare.
L'avanzo, in sé non positivo, non costituisce però un fatto di eccessiva gravità, in quanto non si tratta di somme senza destinazione, ma di importi impegnati e non completamente spesi, per i motivi già indicati.
L'istituto della perenzione amministrativa contribuisce per il 90 per cento alla formazione dell'avanzo. Si tratta quindi di un rinvio dei tempi di erogazione delle spese che consente, da un lato, la migliore utilizzazione delle risorse regionali, ma, dall'altro, mette in evidenza una volta di più la necessità di apportare ampie modifiche organizzative alla struttura regionale.
Uscite
Le previsioni di uscita, per quanto attiene alla spesa corrente, sono basate sulla considerazione analitica dei fattori di possibile incremento (contratti in vigore o in rinnovo per le spese del personale, tasso di inflazione programmato per le spese di funzionamento).
Le previsioni delle spese di programma sono state effettuate per la finanza locale, sulla base della legislazione vigente, per gli interventi dell'Amministrazione, da ciascun Assessorato competente, sulla base delle indicazioni di programma, riviste e rimodulate in funzione dell'ammontare dei residui passivi.
La spesa complessiva della Regione per l’esercizio 1991 ammonta a complessive lire 1.665.900 milioni, comprensiva anche delle somme iscritte nelle contabilità speciali e la quota di capitale per rimborso di prestiti. Ne consegue un saldo netto di lire 1.492.124 milioni, che rappresenta la ricchezza destinabile alle necessità di bilancio per il 1991.
Nella mia veste di Assessore alle Finanze, considero importante analizzare, in questa sede, alcuni elementi, anche critici, di riflessione, riguardanti le macro-tipologie del documento in discussione.
Un primo elemento da evidenziare è costituito dal rapporto tra spese correnti e spese di investimento.
Il bilancio 7991 deve purtroppo scontare una situazione che la maggioranza di Governo ritiene negativa, ma che si è trovata, nel breve, nell'impossibilità di gestire nel modo che giudica più appropriato: l'eccessivo ammontare delle spese correnti che continuano ad assorbire oltre il 50 per cento delle risorse del bilancio, malgrado che questo indice sia stato raggiunto attraverso una attenta disamina delle poste in bilancio e con la riduzione, non facile, di alcuni stanziamenti.
Sebbene l'analisi economica indichi che la capacità di creazione diretta di occupazione sia relativamente più elevata per le spese correnti rispetto agli investimenti e che quindi esse abbiano un maggior impatto anticiclico, tuttavia la Giunta, in funzione della sua volontà di creare le condizioni per uno sviluppo autonomo ed autocentrato della Regione, ritiene che sia assolutamente necessario invertire questa tendenza nel corso dei prossimi anni.
E' pur vero poi che la continua creazione di servizi per la collettività e le spese di investimento, correlate in un dato esercizio alla creazione di questi servizi, provocano spese correnti continuative negli anni successivi e che non si può e non si vuole pensare ad un cambiamento peggiorativo nella politica dei servizi perseguita dall'Amministrazione regionale; ma probabilmente si devono cominciare ad introdurre concetti di controllo dell'attività invece che di gestione diretta. Si tratta cioè di andare in direzione della riqualificazione dell'attività "alta" dell'Ente regionale, affermando una maggiore capacità di governo nella gestione.
Non è infatti possibile continuare con la logica in atto, di assunzione diretta di oneri non flessibili, pena la progressiva riduzione degli spazi di pianificazione strategica dello sviluppo della regione e la progressiva trasformazione dell'ente Regione in un organismo gestore e diretto erogatore di servizi.
Al contrario, i prossimi fenomeni politico-economici, che toccheranno l'Europa, imporranno l’esigenza di avere capacità, risorse e spazi di manovra per inserire la nostra regione in un ambito sovranazionale con un ruolo significativo.
E' in ogni caso da sottolineare che, se si considera il trend delle spese correnti e quello complementare degli investimenti per gli anni 1989-1990-1991, si nota un netto rallentamento della tendenza negativa cui si faceva riferimento: da un aumento del peso delle spese correnti del 3,3 per cento dal 1989 al l990, si è passati ad una loro sostanziale costanza (+0,3 per cento) e, specularmente, per gli investimenti.
Considerando poi il fatto che una parte consistente delle nuove entrate è in realtà istituzionalmente destinata in toto a spese correnti (trasferimenti per la Sanità, trasferimenti ai Comuni, ecc.) ed eliminando questo effetto di trascinamento dalle entrate sulle spese correnti, il peso delle stesse sul totale migliora sensibilmente portandosi sotto il 50 per cento.
L'appesantimento delle spese correnti ha, d'altra parte, molte giustificazioni. Da un lato, esso risente di un ulteriore effetto di trascinamento, indotto da scelte attuate nei precedenti esercizi, sulle quali non si può intervenire in tempi previ, sia per l'oggettiva inerzia della "nave" Regione, sia per il fatto che non si vorrebbero in ogni caso introdurre degli elementi traumatici di disturbo.
Il bilancio per l’esercizio 1991 contiene già, infatti, una lunga serie di stanziamenti derivanti dal precedente esercizio e per i quali non è stato possibile, e non sarebbe stato neppure opportuno, operare dei bruschi cambiamenti. Si è quindi optato per un’azione di governo più graduale, confermando stanziamenti già deliberati e ponendosi l’obiettivo di riallinearli solo successivamente alle scelte della maggioranza con le opportune modifiche legislative. Dall'altro lato, l'aumento delle spese correnti è una conseguenza inevitabile dell'aumento dei costi legati a voci di spesa incomprimibili (rinnovi contrattuali del personale regionale, aumento del prezzo dei combustibili e, in generale, delle spese di gestione, ecc.).
Ma non ci sono soltanto cause, che definirei esogene, a spiegare questa lievitazione: esistono anche motivi legati a precise scelte, orientate al miglioramento e alla complessiva rivalutazione qualitativa della macchina politico-amministrativa. Ci si vuole qui riferire agli aumenti di spesa (tutta spesa corrente, questa) destinata alla riqualificazione del ruolo del Consiglio. La volontà di ripristinare appieno le competenze di indirizzo, di scelta e di controllo dell'Assemblea regionale, trasformatasi in questi ultimi anni in semplice organo di ratifica delle decisioni della Giunta, richiede infatti, per la sua attuazione, che vengano create condizioni logistiche e funzionali adeguate all'obiettivo, in termini di locali, personale, mezzi e servizi.
E' perciò innegabile che di spese correnti si tratti, ma di spese che riteniamo altamente qualificate e destinate ad un obiettivo realmente "super partes".
Un altro elemento fondamentale da mettere in discussione riguarda i residui attivi ed i residui passivi.
Le previsioni sulla consistenza dei residui si basano sui seguenti criteri:
- per i residui attivi, vengono analizzati i tempi degli accertamenti delle imposte ed i correlati tempi di versamento da parte dello Stato;
- per i residui passivi, si considera come storicamente si è esercitata la capacità di erogazione dei diversi Assessorati.
I residui attivi e passivi previsti al 1° gennaio 1991 fanno registrare una consistente riduzione sia in valori assoluti sia in percentuale rispetto a quelli accertati al 1° gennaio 1990. Ciò indica un netto miglioramento della capacità di riscossione e di spesa da parte dell'Amministrazione, anche se permangono alcuni problemi riguardanti la finanza locale (trasferimenti di fondi regionali agli Enti locali e interventi FRIO) e la formazione professionale. Questa situazione è stata comunque tenuta in considerazione in occasione delle previsioni di spesa per il 1991 ed ha portato ad un contenimento delle spese destinate alla formazione professionale. Questo contenimento non significa perciò riduzione dell'intervento, ma migliore programmazione rispetto alla capacità di erogazione.
Per quanto attiene ai trasferimenti agli Enti locali è intenzione della Giunta, tra l'altro, modificare la legge FRIO per snellire le procedure di erogazione dei contributi, limitando, per questa via la creazione di residui.
La predisposizione e l'attivazione operativa di strumenti e di procedure contabili e amministrative di controllo della spesa e della gestione, di cui si è parlato all'inizio di questa relazione, consentiranno all'Amministrazione di migliorare tendenzialmente la propria capacità di riscossione e di erogazione, riducendo significativamente il fenomeno dei residui, oltre a perseguire i suaccennati obiettivi di servizio e di qualità dell'azione amministrativa.
A qualificare l'azione della Giunta preme qui sottolineare l'aspetto che maggiormente assume il carattere della pianificazione programmatoria: la questione dei Fondi globali.
Si deve inoltre tenere presente che i fondi globali costituiscono sì le poste qualificanti, come si è avuto modo di dire, ma non rappresentano l'unico elemento della volontà programmatica della Giunta. A queste somme, infatti, si devono aggiungere gli stanziamenti già presenti nel bilancio per effetto delle scelte precedenti, per i quali i fondi globali costituiscono i correttivi attraverso i quali, gradualmente, si introducono gli elementi di novità programmatica"
Per chi segue la lettura della relazione, passo ora alla pagina 42.
"La riduzione del peso della formazione professionale è più apparente che sostanziale: la presenza di rilevanti residui passivi nel settore, dovuti alle notevoli incombenze burocratiche legate all'erogazione di questi fondi, ha indotto la Giunta ad operare un contenimento che non significa però riduzione, ma migliore programmazione rispetto all'effettiva capacità e possibilità di erogazione.
Per quanto riguarda la ripartizione percentuale della spesa per organismi amministrativi, si rileva una sostanziale costanza, rispetto al precedente esercizio, del peso degli Assessorati. Le uniche variazioni di un certo rilievo interessano, da un lato, la Presidenza della Giunta e sono legate, in questo caso, all'aumento delle spese del personale e della finanza locale; dall'altro lato riguardano l'Assessorato alle Finanze e sono la conseguenza dello sforzo di contenimento operato nelle spese di funzionamento".
Passiamo ora alla pagina 48.
"BILANCIO TRIENNALE
In relazione al disposto legislativo regionale n. 90/1989, il bilancio 1991 è accompagnato da quello per il triennio 1991/1993, che rappresenta il quadro delle risorse da acquisire e da impegnare durante il periodo e che costituisce istituzionalmente la sede per il riscontro della copertura finanziaria di nuove o maggiori spese pluriennali. Come si è sottolineato in precedenza, il bilancio triennale dovrebbe costituire anche uno strumento chiave di programmazione dell'attività dell'Amministrazione e tale dovrà diventare, a tutti gli effetti, nel corso dei prossimi anni, secondo la volontà della Giunta.
Certamente sarà necessaria un'attenta opera di formazione del personale regionale, intesa a guidare l'attività finanziaria su tali concetti. L'impostazione del bilancio triennale a livello di singolo capitolo, è il presupposto indispensabile per giungere a tali risultati. Sarà infatti necessario abituare la struttura regionale ad organizzare, specie per i grandi interventi, uno sviluppo del progetto finanziario in termini temporali più ampi, in modo da ottenere un risultato che sia coerente con il progetto del pubblico amministratore. La Giunta regionale ritiene infatti che gli interventi che si realizzano in tempi superiori al triennio debbano essere approvati nella loro interezza e, comunque, almeno per la durata del bilancio pluriennale.
Ciò rappresenterà un elemento di novità; il programma di interventi potrà avere uno sviluppo superiore all'anno, ottenendo così diversi risultati:
- il progetto di spesa verrà approvato nella sua interezza e troverà riscontro nel bilancio pluriennale;
- le singole quote di spesa annuali troveranno riscontro nel bilancio di competenza;
- il bilancio di cassa costituirà l'elemento di riscontro sullo stato di attuazione dell’operazione.
A ritroso potranno poi essere rimodulate, in sede di approvazione dei successivi bilanci annuali, le quote di spesa a scadere sugli esercizi successivi.
CONCLUSIONI
L'analisi fin qui condotta ha evidenziato una serie di elementi che vogliamo brevemente riassumere.
Dal punto di vista della situazione economica attuale, la Valle d'Aosta, ad una indagine un poco meno superficiale, non appare come l'isola felice che alcuni indicatori sembrerebbero avvalorare.
Esistono sintomi e fenomeni che evidenziano la relativa fragilità del suo tessuto socio-economico e che suscitano interrogativi rispetto alla sua capacità di indirizzarsi da solo verso una fase di sviluppo autonomo, fondato su risorse e forze proprie, senza un chiaro intervento di programmazione strategica.
Ne diamo uno schematico riepilogo.
- Se consideriamo l'economia nel suo complesso, i punti di maggiore debolezza e criticità stanno nella sua scarsa integrazione, nella mancanza cioè di rapporti intra ed intersettoriali tra le diverse attività economiche. Non si può quindi parlare di industrializzazione "diffusa", di "tessuto industriale", per una mancanza di integrazione e di sinergia produttiva tra le aziende stesse.
- Sono troppo ampiamente presenti fenomeni di occupazioni saltuarie o stagionali, di sottoccupazione, di attività miste (part-time).
- L'agricoltura non rappresenta un settore capace di autosostentarsi ed in grado di costituire un'alternativa in caso di crisi, malgrado l'importanza che tutti riconoscono a questo settore nella salvaguardia del nostro ambiente naturale.
- Il settore turistico risulta troppo sbilanciato in direzione delle strutture extra-alberghiere; ma anche il settore alberghiero non evidenzia una situazione particolarmente positiva: gli esercizi sono in massima parte piccoli e di categoria non elevata; a conduzione familiare, spesso troppo tradizionale, talvolta con logiche speculative; gli arrivi e le presenze sono in calo; il turismo internazionale non di transito è marginale.
- Il commercio è anch'esso ampiamente caratterizzato ancora da strutture tradizionali, piccole e a gestione familiare.
- Nei servizi, si deve notare la mancanza di servizi avanzati e, in particolare, di servizi reali alle imprese.
- La pubblica amministrazione ha un peso rilevante nell'ambito del settore terziario, sia in termini di addetti, sia di valore aggiunto. Purtroppo, ad una elevata occupazione corrisponde spesso una bassa efficienza.
- Il grado di istruzione, in particolare tecnico-scientifica, e di qualificazione professionale della popolazione attiva è relativamente basso (mancanza di corsi di studio a livello universitario, scarsa diversificazione dei percorsi didattici nella scuola secondaria superiore, presenza di attività di formazione professionale continuativa limitate alla prima formazione) e si percepiscono sintomi di squilibrio tra domanda ed offerta sul mercato del lavoro.
Il rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese per il 1990 mette in rilievo un preoccupante atteggiamento di "attendismo" di tutte le forze sociali, politiche ed imprenditoriali, in un periodo di trasformazione di ciclo, quale quello che stiamo attraversando.
Contro questo atteggiamento, per uscire da questa situazione di stallo, bisogna avere il coraggio di "fare la prima mossa", assumendosene i rischi.
E' necessario introdurre una nuova cultura dello sviluppo, in particolare in Valle d'Aosta, per la quale sembra si attagli perfettamente un'altra osservazione del rapporto CENSIS: "In una situazione di cristallizzazione... vince la voglia di "fare affari" rispetto a quella di "fare sviluppo"".
La Giunta invece vuole "fare sviluppo" ed in questa ottica ha elaborato il programma di governo ed i documenti di bilancio annuale e pluriennale qui illustrati, che ne costituiscono lo strumento di realizzazione operativa.
A questo proposito ricordiamo che l'intento della Giunta è stato quello di fornire un documento che, senza per nulla rinunciare al rigore e alla completezza contabile, consentisse una comprensione ed una valutazione anche da parte dei non addetti ai lavori.
Questo è un primo segnale della volontà della Giunta di procedere in direzione di una reimpostazione degli strumenti amministrativo-contabili dell'Ente: il bilancio deve infatti acquistare pienamente la funzione che gli è propria, di strumento di pianificazione economico-finanziaria annuale, collocato in un contesto di indirizzi ed obiettivi pluriennali, e non una semplice registrazione contabile delle tendenze in atto.
Si sono introdotti princìpi di valutazione previsionale delle poste contabili in modo da renderle più aderenti ad una visione pianificatoria dell'attività amministrativa, adottando un approccio più vicino a quello utilizzato nella gestione budgettaria delle imprese.
In questa logica, l'Assessorato alle Finanze stesso è chiamato ad assumere, al di là di quello tradizionale, un ruolo innovativo, finalizzato all'impostazione programmatica ed al controllo del l'azione amministrativa, orientato al servizio attivo degli altri Assessorati, operativi per settore.
Molti sono i problemi, oggettivi soggettivi, che ci stanno dinanzi e la situazione politico-economica generale (nazionale ed internazionale) rende difficile fare delle previsioni a lungo termine. Tuttavia è su di un orizzonte lungo che dobbiamo muoverci per realizzare gli impegni che ci siamo assunti.
Per questo motivo, ci presentiamo a questa discussione con un atteggiamento disponibile, chiedendo il contributo e l'apporto costruttivo di tutti, consci del fatto che solo un approccio che superi la contrapposizione formale e la sterile polemica possa permettere di affrontare positivamente l'attuale congiuntura e di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti:
- superare alcune distorsioni settoriali, con una migliore finalizzazione degli interventi regionali, in particolare:
. in agricoltura, stimolando innovazione e qualità, per superare una logica assistenziale;
. nel turismo e nel commercio, con interventi orientati al riequilibrio e alla modernizzazione del settore;
. nell'industria, creando le condizioni per la nascita e lo sviluppo di aziende innovative, coerenti con le esigenze e con le caratteristiche della nostra Regione;
- aumentare qualitativamente il livello culturale, scolare e professionale delle risorse locali, per favorire le possibilità di comunicazione, creatività, conservazione della identità della comunità valdostana e per riequilibrare il mercato del lavoro e favorire la nascita di elementi di imprenditorialità autoctoni;
- costruire occasioni di sviluppo, orientando conseguentemente le risorse, attraverso l'individuazione di direttrici strategiche coerenti con il profilo di competenza della Regione, tali da garantire uno sviluppo equilibrato, evolutivo e non dirompente rispetto alle strutture socio-economico-culturali dell'area;
- puntare all'aumento della qualità della vita della nostra popolazione, tenendo soprattutto conto delle fasce più deboli (donne, emarginati, disabili, anziani, minori, immigrati), attraverso il potenziamento delle strutture e dei servizi di sostegno;
- riqualificare l'azione della Regione, ridando dignità e prestigio al Consiglio regionale e procedendo a quelle azioni finalizzate ad aumentare il livello dei servizi e l'efficienza dell'Amministrazione, per renderla sempre più capace di realizzare efficaci interventi "di impulso per lo sviluppo", superando la logica dell'intervento "a sostegno dell’economia".
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Bondaz; ne ha facoltà.
BONDAZ (DC): Credo che la relazione dell'Assessore alle Finanze, puntuale e precisa, possa esentare il Presidente della Giunta dal fare una relazione particolarmente meticolosa, per cui mi limiterò ad alcune osservazioni di natura più prettamente politica.
L'esame della legge finanziaria costituisce da sempre un momento di verifica dell'operato di qualsivoglia Giunta e maggioranza e delle scelte politiche ed amministrative poste in essere nel corso dell'anno.
Tutti attendono questo momento, visto come un check-up per il Governo: lo attende la popolazione, lo attendono le forze di opposizione sempre pronte a cogliere sperati momenti di sbandamento nella maggioranza, lo attendono con animo sereno le forze di maggioranza, sicure di aver adempiuto agli impegni a suo tempo presi.
Quest'anno c'è dunque maggiore attenzione rispetto al passato per questo appuntamento. Il perché è semplice: da poco più di cinque mesi è nata una nuova Giunta, sorretta da una maggioranza nuova rispetto al passato. Si è delineato infatti, dopo sedici anni di quasi monopolio unionista nella gestione del potere, un quadro politico molto diversificato rispetto agli anni decorsi e caratterizzato da una distribuzione più equa di funzioni, di ruoli e di compiti ai singoli partiti e movimenti che operano sulla scena politica valdostana.
Un quadro politico più vivace, più ricco di soggetti, più rappresentativo delle componenti della società valdostana.
Ne è prova il fatto che il dibattito politico che sembrava inaridirsi progressivamente ha, in questa fase, ripreso vitalità, e credo che questo sia altamente positivo in un momento caratterizzato, ad altri livelli istituzionali, da un generale appiattimento, nocivo per la credibilità delle istituzioni.
In Valle, come dinanzi ricordato, abbiamo assistito ad un improvviso riaccendersi di una tensione ideale che sembrava ormai sopita.
Con la crisi della precedente maggioranza a guida unionista, a nostro giudizio, si è chiusa un'intera stagione politica.
La fine della gestione unionista non deve essere considerata come la fine di una formula di governo, ma piuttosto come la fine di un modo antiquato e pertanto superato di concepire la politica esclusivamente in chiave di potere, senza l'indispensabile attenzione che deve sempre esserci alle aspettative ed ai bisogni della gente.
Il grande merito della nuova maggioranza, formatasi il 6 giugno scorso, è stato quello di aver provocato un salutare elettroshock a livello istituzionale, di aver ribaltato il modo di far politica in Valle d'Aosta, di aver consentito una radicale svolta nel modo di governare, attraverso un cambiamento di alleanze e attraverso l'aggregazione di forze politiche che, pur di diversa ispirazione ideale e di diversa matrice culturale, oggi sono - ed i fatti lo stanno a dimostrare - in grado di trovare intese proficue su tutti i punti di particolare rilevanza politica ed amministrativa.
Signori Consiglieri, mi sembra che questa sia una grande vittoria sul piano politico, che farà risorgere nel cittadino la fiducia nelle istituzioni e nel ruolo fondamentale che le assemblee elettive devono esercitare in una moderna società, rispettosa di tutti i soggetti che la compongono.
Gli effetti - da qualcuno definiti devastanti e da altri invece salutari del grande cambiamento registratosi a giugno, non per il capriccio di questa o quella forza politica, come alcune maliziose interpretazioni vogliono lasciare intendere, facendo leva sull'emotività e l'irrazionalità, si fanno sentire nella popolazione e nell'opinione pubblica che, dopo un comprensibile momento di esitazione e di attesa, connaturale ad ogni cambiamento, oggi intravedono elementi di sostanziale novità nel nuovo corso politico regionale.
C'è infatti, oggi, più attenzione alla politica, a ciò che succede all'interno delle istituzioni liberate da quella sottile patina che rischiava di trasformarle in un corpo opaco e di renderle sempre più avulse dal paese reale.
Nello splendido volume "Emile Chanoux, tu n'es pas mort!", il canonico Joseph Bréan, una delle menti più lucide della cultura valdostana di questo secolo, ricordando gli sforzi immani compiuti, negli anni bui del fascismo, dagli aderenti alla "Jeune Vallée d'Aoste" per tener viva la fiaccola della libertà, riporta un significativo passo di una lettera che lo stesso Chanoux ebbe ad indirizzare, il 25 aprile 1929, all'Abbé Joseph-Marie Trèves, nella quale affermava: "Certes, si nous comparons ce que nous avons fait jusqu'ici à ce qui nous reste à faire, c’est immensément petit, mais c'est quelque chose".
Questo significativo passo della lettera di Chanoux è ancor oggi di estrema attualità, naturalmente in un contesto storico e politico profondamente mutato.
Anche noi riteniamo di aver fatto qualcosa nell'interesse della Valle di Aosta, pur nella brevità del tempo a disposizione. Abbiamo gettato le basi per l'impostazione di un nuovo modo di far politica e di amministrare, abbiamo lanciato un chiaro messaggio all'opinione pubblica, abbiamo dato il segnale di una significativa inversione di tendenza in termini di democrazia, di progettualità e di volontà di affrontare i principali problemi politici, istituzionali ed economici della Valle d’Aosta.
In poco più di cinque mesi, mantenendo scrupolosamente gli impegni, abbiamo presentato un programma triennale ricco e dettagliato, dotandoci di un progetto politico di ampio respiro e smentendo così i pronostici di coloro che avevano bollato aprioristicamente la nostra scelta politica, riconducendola ad una mera operazione di potere.
Il bilancio di previsione che oggi stiamo esaminando, presentato nei termini previsti - come ha avuto modo di sottolineare l'Assessore alle Finanze, nella relazione di accompagnamento - è una pietra miliare nel processo di cambiamento e rinnovamento che l'attuale maggioranza intende perseguire da qui alla scadenza naturale della legislatura.
Un bilancio profondamente innovativo, che recepisce, già per il 1991, gli indirizzi programmatici fatti propri dalla maggioranza al momento della sua costituzione.
A nessuno sfugge - a meno che si voglia far soltanto della vuota polemica - che abbiamo mantenuto gli impegni contenuti nella dichiarazione programmatica, indicando i provvedimenti legislativi che si intendono finanziare con i fondi globali: per cui per ogni voce del programma è stata prevista la disponibilità finanziaria per l'applicazione nel 1991.
Dopo queste brevi considerazioni di natura prevalentemente politica, si aprirà la discussione generale che, mi auguro, sarà serena, ricca di proposte concrete, al di fuori di quei rigidi schematismi che, purtroppo, in questi pochi mesi di attività abbiamo registrato in quest'aula consiliare.
Alle forze di opposizione intendiamo lanciare una sfida chiara e precisa: confrontiamoci sulle scelte programmatiche e sulle cose da fare. Solo dopo un confronto serrato, ma leale, sul programma, si potranno gettare le basi per un futuro migliore della nostra Regione, che tutti, pur nei rispettivi ruoli, dobbiamo concorrere a realizzare.
Purtroppo, nei giorni scorsi ho avuto modo di leggere con molta attenzione alcuni passi della sempre puntuale radiografia che ogni anno il Censis fa sulla situazione politica e sociale del Paese.
Un rapporto, quello di quest'anno, non certo esaltante, da cui emerge l'immagine di un Paese stanco, che sembra non nutrire fiducia nell'avvenire, impregnato di una cultura emergente del "no", caratterizzato da un atteggiamento di attendismo con venature di fatalismo. Un Paese che sembra orientato a stare in panchina, a guardare come si evolve la situazione, animato però - e questo è consolante - da una sotterranea volontà di cambiamento.
C'è la diffusa sensazione - come hanno fatto notare alcuni commentatori "di una mancanza di idee che siano capaci di agire come direttrici dei comportamenti collettivi".
Che fare in tale situazione di generale attendismo? A nostro giudizio occorre un impegno coerente e continuo dei pubblici poteri, per dare un’iniezione di fiducia in un Paese che, pur mostrando palesi segni di stanchezza, non è ancora del tutto rassegnato a rinunciare ad esercitare un ruolo nell'attuale delicato momento.
E' questa dunque un'occasione da non perdere: la Giunta regionale intende lanciare a tutta la comunità un chiaro messaggio contenente un invito a voler "camminare insieme", per consentire uno sviluppo armonico alla Valle d'Aosta.
Il documento finanziario che stiamo per approvare va in questa direzione ed interpreta le legittime aspettative di rinnovamento e di cambiamento largamente presenti nella società valdostana.
E' comunque necessario che tutti insieme facciamo uno sforzo onde consentire un salto di qualità che permetta al Governo regionale, al Consiglio regionale ed ai Comuni di sentirsi impegnati, ciascuno per la sua parte, in un progetto politico globale consono alle attese dei cittadini.
Riteniamo infatti che sia ormai definitivamente tramontato il tempo delle iniziative estemporanee e che sia giunto pertanto il momento di compiere scelte razionali finalizzate allo sviluppo del Paese.
Stiamo vivendo un momento difficile, ed il futuro, per quello che ci è dato prevedere, ci riserverà certamente sorprese e nuove difficoltà.
Prepariamoci perciò ad affrontare gli anni a venire con spirito di servizio, nella certezza che la democrazia e l'autonomia saranno rafforzate soltanto se ci sarà il coinvolgimento di tutto il nostro popolo nelle scelte da compiere.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, come previsto nell'accordo raggiunto in sede di Conferenza dei Capigruppo sullo svolgimento dei lavori, la seduta viene sospesa ed i lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10,30 precise.
La seduta è tolta
