Oggetto del Consiglio n. 1424 del 1° ottobre 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1424/IX - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Bondaz; ne ha facoltà.
BONDAZ (DC):Aggiungo innanzitutto le mie parole di cordoglio a quelle già espresse dal Presidente del Consiglio e da alcuni Consiglieri per i decessi che ancora una volta hanno colpito le nostre guide, i nostri sciatori ed i nostri maestri di sci e che, specie quando si verificano a breve distanza di tempo l'uno dall'altro, non sempre possono essere serenamente accettati.
Credo poi che sarebbe opportuno rendere edotto il Consiglio su quanto è successo a Roma, in relazione alla manovra finanziaria predisposta dal Governo, e su quali potranno essere o meno le conseguenze a carico della nostra regione.
Ho già provveduto ad emanare in merito, unitamente al collega Lavoyer, un comunicato stampa che mi sembra abbastanza preciso in ordine a quanto è avvenuto; ma direi che l’ostacolo più difficile che abbiamo dovuto superare è stata l'ipotesi del Governo con la quale si intendevano sterilizzare gli incrementi di qualunque genere di imposte e di tasse.
Mi spiego meglio. Il Governo, attraverso l'interpretazione dell'articolo 8 della legge che regola il nostro riparto fiscale e quello delle altre regioni a statuto speciale, riteneva che gli incrementi non dovessero essere sottoposti al vincolo dei nove decimi e dei quattro decimi per il Friuli.
Con estrema decisione abbiamo ribattuto che questa interpretazione violava uno dei punti fondamentali della legge di riparto, cioè l'acquisizione dei nove decimi sul complesso delle imposte o tasse di competenza della regione; dopo una lunga discussione, si è acceduto che questa sterilizzazione sulle compartecipazioni degli incrementi delle tasse non sarebbe avvenuta. Per quanto attiene alla Regione Valle d'Aosta, quindi, l'importo globale delle tasse e delle imposte pagate in Valle d'Aosta manterrà i suoi nove decimi nella sostanza completa del gettito.
E' evidente che, per quanto riguarda i tagli previsti, rimangono in vigore quelli che erano già stati definiti nello scorso anno, perché l'articolo 1 della legge 39/90, che ha avuto il benestare delle Regioni a Statuto speciale e quindi anche della nostra, prevede che questi tagli continueranno ad esserci, "dal 1990" e quindi non solo "nel 1990", nei settori dei trasporti, del turismo e dell'agricoltura. Per la verità si tratta di tagli di non grande rilevanza, ma che rimangono perché sono previsti da un'apposita legge.
Per quanto riguarda invece il settore della sanità, il governo ha definito alcune valutazioni che però in questa fase non sono state accettate non solo dalle regioni a statuto speciale, ma neanche da quelle a statuto ordinario.
Mi corre l'obbligo al riguardo, specie per chiarezza di intenti, di leggere in Consiglio la posizione delle regioni a statuto speciale, in quanto vi sono delle situazioni differenziate tra le regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario. Le prime hanno fatto una riunione ed hanno individuato una linea comune di intervento nei confronti del governo, che può essere riassunta in queste due paginette di cui vi do lettura.
"All'On. Presidente del Consiglio dei Ministri e all'On. Ministro degli affari regionali.
Le regioni ad autonomia speciale e le province autonome, in relazione agli orientamenti e alle richieste rappresentate dal Ministro per le regioni, a nome del governo, nella seduta della Conferenza Stato-regioni del 27 settembre 1990, dichiarano la disponibilità a concorrere e conseguentemente contribuire all'azione di risanamento della finanza pubblica, richiamando peraltro l'apporto concreto e responsabile già dato attraverso i provvedimenti collegati alla finanziaria 1990.
Accettano altresì il progetto di regionalizzazione della spesa sanitaria, da attuare attraverso il decreto legge di riforma, attualmente all’esame del Senato.
Precisano tuttavia che tale adesione resta condizionata e subordinata alla contestuale assunzione, da parte del Governo, di un preciso impegno politico sui punti rappresentati e che di seguito si ribadiscono.
Per la sanità:
1°) - definizione precisa dell'ulteriore disavanzo 1990, la cui copertura deve essere determinata solo con il parziale concorso delle regioni e per le regioni speciali secondo le quote percentuali già stabilite col disegno di legge 415/89, convertito in legge 38/90;
2°) - quantificazione precisa e non sottostimata del fabbisogno per il servizio sanitario per il 1991;
3°) - riconoscimento alle regioni dei poteri di determinare con effetto immediato le forme di amministrazione straordinaria delle unità sanitarie locali, in attesa dell'entrata in vigore della legge di riforma;
4°) - introduzione nel disegno di legge di riforma di disposizioni univoche che garantiscano il pieno controllo da parte delle regioni del governo della spesa sanitaria regionale, anche con riferimento ai processi decisionali (vedansi quelli relativi ai contratti ed al controllo farmaceutico, dai quali sono attualmente escluse).
Sulle problematiche generali delle autonomie:
1°) - assunzione dell'impegno di avviare immediatamente una trattativa Governo-regioni per una nuova definizione delle competenze e delle autonomie finanziarie di tutte le regioni, nonché la ridefinizione dei rapporti generali tra lo Stato e le regioni ad autonomia speciale e le province autonome;
2°) - tale azione dovrà mirare ad un effettivo recupero dei livelli di competenza e di autonomia costituzionalmente riservati alle regioni, in particolare attraverso le seguenti azioni:
a) ulteriore perfezionamento delle modalità di funzionamento della Conferenza Stato-regioni, che deve diventare sede decisionale e organo di effettivo confronto paritetico; a tal fine dovranno essere perfezionati i sistemi di partecipazione delle regioni sin dai lavori preparatori della Conferenza;
b) ridefinizione della ripartizione delle risorse allocate nei capitoli di bilancio e nei fondi globali tra Ministri e regioni nei settori e per le materie di competenza regionale;
c) miglioramento e completamento dei 1i velli di compartecipazione finanziaria tra le regioni a statuto speciale, per le quali questo non è ancora avvenuto ".
Questo è il testo che sarà consegnato da tutte le regioni a statuto ordinario e da quelle a statuto speciale in relazione alla manovra fiscale che dovrà essere fatta.
Come notizia posso dire che il Ministro De Lorenzo, in sede di Conferenza Stato-regioni, ha fatto pervenire alcune stime dei competenti uffici ministeriali, che quanto prima farà pervenire anche all'Amministrazione regionale, in relazione alle spese sanitarie.
Da tale stima si evince che, a fronte di una spesa media di 1.071.000 lire pro capite in tutte le regioni, la regione Valle d'Aosta ha una spesa media di poco meno di 1.300.000 lire. Questo dato potrebbe anche non essere negativo, nel senso che potrebbe essere interpretato come indice di un servizio meglio strutturato rispetto a quelli offerti da altre regioni. A questo maggiore importo potrebbe contribuire qual che fattore specifico, come ad esempio il contratto relativo alla lingua francese, che in altre regioni non esiste.
In merito al piano di riparto dei disavanzi, già definiti da tutte le regioni per il 1990 e che per noi ammonta a 47 miliardi circa, come è stato indicato dal Presidente dell'USL, siamo al primo posto in Italia rispetto alla media nazionale che si aggira intorno alle 47.000 lire circa. Anche in questo caso, però, vale il discorso che è già stato fatto prima, perché si tratta di un esame che deve essere valutato più analiticamente, perché può darsi che le strutture ed i servizi che abbiamo siano di qualità migliore rispetto a quelli di altre regioni.
Come ho già detto la volta scorsa in Consiglio, sarebbe opportuno che la regione verificasse il proprio piano sociosanitario con i servizi effettivamente dati alla generalità degli utenti.
Certo è che se passasse, come sicuramente passerà, il disegno di legge del Governo sulla regionalizzazione della sanità, ricadrebbe sulla Regione la necessità di assumere una maggiore coscienza dei propri doveri nei confronti degli utenti. Non saremo più un semplice ufficiale pagatore, cui lo Stato invia i soldi da dirottare all'USL, ma, grazie anche alle ulteriori competenze regionali, dovremo prevedere e cercare nuovi strumenti per meglio gestire il servizio sanitario.
Veniamo ora alla Centrale del latte. E' nata in merito una certa polemica, della quale mi posso interessare solo relativamente, nel senso che non mi piace fare alcun tipo di polemica e, almeno per quanto mi riguarda, sono propenso a far sì che le cose vengano fatte nel miglior modo possibile per l'Amministrazione.
In relazione ai nuovi soci, che in articoli di giornale sono stati sbandierati come dei "toccasana" finalmente arrivati in Valle d'Aosta, devo comunicare che, ad un primo esame, le informazioni raccolte sulla società Proveco, nuovo azionista di maggioranza della Protecal, vecchia azionista di maggioranza, sono abbastanza negative. Siamo venuti a sapere, tra l'altro, che tale società, con delibera del 23 giugno 1990, ha portato il proprio capitale sociale da 200 milioni a 25 miliardi, con la collaborazione di un certo numero di azionisti che hanno ritenuto di aderire alla nuova società.
In questa sede, però, mi preme dire che la società Proveco sta cercando di vendere in Valle le proprie azioni, per trovare dei finanziatori e dei finanziamenti privati, cosa che del resto io non contesto e che può essere fatta da qualunque società per azioni. Voglio precisare qui in Consiglio, però, che l'Amministrazione regionale è completamente estranea a tale azione della Proveco, che la porta avanti al proprio in terno, senza che l'Amministrazione regionale ne sia mai stata messa al corrente o che abbia dato il proprio assenso.
So che molte persone sono già state contattate, così come è già accaduto a delle cooperative, e so anche che qualcuno di voi forse è più al corrente di me in merito; ma voglio precisare qui in Consiglio, in modo che i Valdostani lo sappiano, che l'Amministrazione regionale non ha nulla a che fare con l'azione di recupero finanziario portata avanti dalla Proveco. Si tratta di un'azione fatta esclusivamente dalla Proveco, che, come azionista e come società, ha pienamente diritto di cercare i propri finanziamenti dove ritiene più opportuno.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliera Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (UV):Au moment où j'ai lu le communiqué de presse qui concerne l'intervention de l'Etat pour ce qui est du budget 1991 et qui se réfère à l'ensemble de la manoeuvre pour l'année prochaine, j'ai pensé qu'il y avait de la part de l'Etat, une modification par rapport à l'année précédente. En effet on disait que l'Etat, ou bien le Gouvernement, n'avait pas l'intention de prévoir des réductions pour ce qui est des régions à statut spécial.
Le communiqué est là et il dit que pour l'année prochaine il n'y aura pas de problèmes pour la Vallée d'Aoste...
(...Interruption...)
... ce qui, au contraire, ne parait pas être vrai.
On ne va pas seulement maintenir ce qui était déjà prévu et qu'on n'avait pas accepté et contre lequel on avait présenté recours, mais on va aussi faire des réductions.
Je voudrais rappeler que les régions n’avaient jamais accepté la manoeuvre prévue par le Gouvernement. En effet, les régions à statut spécial et les régions à statut ordinaire, pour leur compte, avaient présenté un recours à la Cour Constitutionnelle; ce qui ne signifie pas que les régions avaient accepté les propositions du Gouvernement. On avait même demandé au Ministre de l’époque de modifier cette adresse.
A ce moment-là on nous avait répondu que, pour l'année 1990, ce n'était pas possible, mais qu’ils penseraient à un changement pour l'année à venir, c’est-à-dire pour le budget 1991
Or, ce qui est le plus grave, et je crois qu’on reviendra sur cela pour en discuter, c'est le problème qui concerne le domaine de la santé. Le problème de la régionalisation signifie uniquement que c’est la région qui va payer, car au niveau des compétences rien ne change par rapport à la situation actuelle.
Je crois alors que le problème va empirer et contre cet état de choses et qu’il faudra prendre une position encore plus cure par rapport à celle adoptée dans le passé. Il faudra envisager des interventions pour faire face aux problèmes concernant les autres deux domaines, c'est-à-dire le domaine des transports, qui est très important, et le domaine agricole.
Je crois que notre région ne peut pas accepter d'empirer encore le problème de la santé. Par conséquent, je demanderais d'intervenir de façon encore plus radicale par rapport à des prises de position, de la part du Gouvernement, que - je répète - on n'a jamais accepté et auxquelles on n'a jamais donné un avis favorable.
PRESIDENT:Le Conseiller Voyat a demandé la parole; il en a la faculté.
VOYAT (UV):Io credo che, oltre alla Valle d'Aosta, anche tutte le altre regioni dovrebbero far sentire la loro voce, perché si continua a discutere di finanziarie dell'anno successivo solo a cose già fatte.
Negli anni precedenti avevamo chiesto che le regioni venissero convocate prima, in modo che il governo potesse predisporre la finanziaria dopo aver al meno sentito il parere delle regioni, ma questo non si è mai verificato.
Sono convinto che il Presidente della Giunta e l'Assessore alle finanze non potevano fare a meno di rifiutare la proposta del Governo di ridurre praticamente a zero, dai nove decimi, l'eventuale aumento dell'IVA.
Ricordo che a questa proposta del Ministro Amato, che era già stata temuta diverse volte negli anni scorsi dalla Valle d'Aosta, lo stesso Ministro Maccanico aveva fermamente risposto precisando che tale eventualità era praticamente impossibile dal momento che la legge di riparto per la Valle d'Aosta stabiliva che ogni modifica avrebbe dovuto essere concordata con il Consiglio regionale.
Il Ministro Maccanico aveva anche aggiunto che non era possibile togliere la percentuale di aumento dell'IVA, in quanto la legge non garantiva che, in presenza di un'eventuale diminuzione, alla Valle d'Aosta sarebbe stato comunque garantito lo stesso tetto finanziario.
Ecco allora che, se questo problema non sarà oggetto discusso dalla seconda Commissione, chiederei, come avevo già proposto l'altra volta, di poter avere la documentazione relativa alle proposte del Governo, per riuscire a quantificare l'ammontare del taglio che graverà sulla Valle d'Aosta nel 1991. Qui, infatti, si parla di "stessi tagli dell'anno precedente", ma non si spiega che i fondi settoriali variano tutti gli anni, perché vengono suddivisi tra le varie regioni tenendo conto anche della qualità dei programmi presentati.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Un commento molto breve alle comunicazioni del Presidente della Giunta che mi impongono di dire una cosa che penso da tempo.
Io mi accorgo che sono sempre molto deboli, come del resto lo erano anche quando c'era la Giunta precedente, le azioni che si riescono concretamente a fare nei confronti del Governo, per una ragione che vorrei pacatamente sottoporre all'attenzione del Consiglio.
Voi vi muovete sempre nell'ambito di un contesto artificiale, quello delle regioni a statuto speciale, dimenticando che almeno due di queste regioni, cioè la Sardegna e la Sicilia, hanno delle realtà sociali ed economiche, ma direi anche delle possibilità di incidenza nei confronti di Roma, molto differenti dalle nostre, perché si tratta di autonomie assistite, deboli e fragili.
Io noto spesso che questo contesto impedisce di avere davvero voce in capitolo, perché in qualunque momento ci può essere rinfacciata la debolezza di questi partner.
Ora, per dare una certa forza, una prospettiva ed un certo sbocco alle cose che si vogliono fare e sulle quali credo che siamo tutti d'accordo, io proporrei di sganciarci dal contesto passato, visto che l'autonomia delle regioni a statuto speciale risale al dopoguerra - momento in cui è stata assegnata a certe regioni che si trovavano in un particolare contesto - e di raccordarci in modo diverso nelle nostre rivendicazioni.
Cerco di spiegarmi meglio. Tranne che per l'appartenenza ad un unico Stato, noi abbiamo molto poco a che spartire con la Sicilia, che però rappresenta forse il più chiaro esempio di come le autonomie non vadano intese. Ecco allora che, da un lato, io suggerirei di realizzare un migliore raccordo con il Friuli Venezia Giulia e con le Province autonome di Trento e Bozen, e dall'altro con le grandi regioni della pianura padana. Se ci muovessimo meglio in quest'ottica, forse anche la nostra credibilità e quindi la nostra forza sarebbero maggiori.
Del resto lei, Presidente, prima ci ricordava che nel settore della sanità il coltello dalla parte del manico ce l'ha un Ministro napoletano, che peraltro è una degnissima persona, ma che non può certamente dimenticare, come non dimentica, gli interessi della sua regione, tant'è che (e questo è vero nodo del contendere) se non fossimo corsi ai ripari ci avrebbero imposto il pagamento del debito della Campania; nel senso che anche noi ci saremmo dovuti assumere la nostra parte di fardello.
Allora, se come lei disse (ed io gliene diedi atto), molto opportunamente che bisogna lavorare per una trasformazione in senso federale dello Stato italiano, io credo che muoversi in questa direzione potrebbe dare peso anche a quello sbocco strategico che lei, diventando Presidente della Giunta regionale, qualificò come centrale nelle sue intenzioni.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta; ne ha facoltà.
BONDAZ (DC):Cercherò di essere chiaro e di farmi capire, perché ho l'impressione ch’io non mi sia spiegato bene, o che qualcuno abbia forse travisato le mie parole o che infine il testo del comunicato stampa non sia stato di facile lettura.
In quel comunicato, tra le altre cose, vi era scritto: "Nulla di mutato, quindi, rispetto alla situazione dello scorso anno. I tagli previsti dalla legge 38/90 ad alcune leggi di settore, tra le quali sanità, servizi sociali e trasporti, resteranno, avendo la norma carattere permanente". Non ho mai detto, quindi, che non ci sarebbero stati tagli rispetto alle leggi precedenti, anzi ho detto che ci sarebbero stati dei tagli, proprio perché nell'articolo 1 della legge approvata dal Parlamento c'è un "dal" anziché un "per", nel senso che vi si precisa che dal 1990 queste somme saranno pagate, cioè ripianate, dalle regioni. Le valutazioni in merito saranno fatte in sede ministeriale e poi ci verranno comunicate.
Colgo l'occasione per dire al Consigliere Voyat che non ho alcuna difficoltà a fargli pervenire la documentazione richiesta, non appena mi sarà pervenuta dal Ministero.
Noi ci siamo battuti per evitare, come del resto poi abbiamo ottenuto, la sterilizzazione degli incrementi dell’IVA, che il Governo non ha potuto portare avanti proprio in virtù di quanto è previsto dallo statuto.
Per quanto riguarda, invece, le spese sanitarie, che sono una specie di bubbone, vorrei ricordare che la loro regionalizzazione è stata sempre richiesta dalle regioni. Non si tratta pertanto di una mia invenzione, o della scoperta dell'acqua calda. Con la regionalizzazione della sanità noi non diventeremo degli ufficiali pagatori del Governo o del Parlamento, ma avremo le competenze per la conduzione della sanità ed i relativi fondi.
Per questo motivo, nel testo che vi ho letto prima e che in parte vi rileggo perché forse qualcuno non ha capito bene, noi abbiamo chiesto che la regionalizzazione sia subordinata alla sua effettiva compatibilità, altrimenti non ce ne assumeremo l'onere, perché ci ritroveremmo con un bilancio indebitato sino all'inverosimile. Noi abbiamo chiesto, infatti, che vi siano delle condizioni ben precise:
"1°) Una definizione precisa dell'ulteriore disavanzo del 1990, la cui copertura deve essere determinata solo con il parziale concorso delle regioni.
2°) Quantificazione precisa e non sottostimata del fabbisogno per il servizio sanitario del 1991, oltre al riconoscimento degli organi del le unità sanitarie locali".
Le regioni hanno quindi posto queste condizioni e non hanno accettato passivamente le decisioni del Governo. Del resto, sono convinto che nessuna maggioranza avrebbe mai accettato una proposta del genere. Noi l'abbiamo accettata, ma solo alle condizioni che ho appena letto ed in assenza delle quali, cioè della manopola delle entrate e di quella delle uscite, le regioni non possono assolutamente addossarsi l'onere della sanità. Questo è il punto nodale di quanto è stato chiesto.
Non c'è stato alcun tipo di asservimento, anzi devo riconoscere che, visto che delle 22 regioni e province autonome, ben 17 sono a guida democristiana, c’è stata una pesantissima presa di posizione da parte del mio partito nei confronti del Governo nazionale, che pure è a guida democristiana; e non mi vergogno affatto di dire la verità. Speriamo, comunque, di avere degli amici che ci possano dare un grosso colpo di mano.
Qualcuno ha poi accennato alla questione dei nove decimi del riparto: vi posso garantire che non saranno mai toccati. Nessuno li ha mai posti in discussione ed io non ho mai detto che sarebbero stati toccati, anzi, essi costituiscono il punto focale e centrale di tutta l'Amministrazione regionale: nessuno toccherà mai i nove decimi. Del resto, come diceva prima il Consigliere Voyat, ciò non sarebbe possibile, perché i nove decimi sono ormai una norma quasi statutaria, perché vi si prevede l'intesa dell'Amministrazione regionale, che però non è mai stata data. Il sottoscritto, infatti, non ha dato alcuna in tesa in sede di Consiglio dei Ministri e quindi nessuno potrà dare i nove decimi del nostro riparto.
Visto che non abbiamo alcuna difficoltà a dire le cose belle, ma anche quelle meno belle, è giusto che si sappia che invece potrà verificarsi quanto concerne la sanità, perché io mi sono accorto che la regione Valle d'Aosta era al primo posto in ordine al ripianamento dei debiti (vi dicevo prima che 330.000 lire costituiscono il tetto massimo per abitante previsto dagli esami dei funzionari del Ministero della sanità) rispetto, ad esempio, alla Calabria o alla Campania, che sono sicuramente più indebitate di noi ed il cui ripiano pro capite è nettamente inferiore al nostro.
Al Consigliere Gremmo preciso che nessuno ha mai detto che noi avremmo provveduto al ripiano dei debiti della Campania, anzi è stato proprio il Ministro Pomicino il primo a riconoscere che ciò non sarebbe mai avvenuto, perché una cosa del genere sarebbe stata assolutamente immorale.
Consigliere Gremmo, per quanto riguarda i "raccordi", potrei dirle semplicemente: "Déjà fait", come ha risposto l'altro giorno l'Assessore Lanièce, perché i raccordi con il Friuli Venezia Giulia e con il Trentino Alto Adige, che sono regioni a statuto speciale come noi, sono già in corso.
Mi consenta Consigliere Gremmo, ma io aggiungerei anche la Sardegna, che ha uno statuto molto simile al nostro. Sappia, ad esempio, per sua notizia, che il Presidente della Sardegna é molto contrario a questa manovra finanziaria, anche perché è saltato il piano di risanamento della Sardegna. Non accadrà, quindi, neanche a loro di perdere i soldi da una parte, per poi riprenderli da un'altra.
Io mi auguro, anzi sono sicuro, che, in ordine a questa manovra fiscale e finanziaria che è già stata emanata per decreto dal Governo, i nostri parlamentari saranno particolarmente attenti, precisi e presenti nel corso del suo iter legislativo. Collaboreremo con loro se sarà necessario, ma le posizioni dell'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta dovranno essere e saranno certamente tutelate nel modo più completo e preciso.
