Oggetto del Consiglio n. 1425 del 1° ottobre 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 1425/IX - COMMEMORAZIONE DI DANTE CORNELI.
PRESIDENTE:Ai sensi dell'articolo 42 del Regolamento, il Consigliere Gremmo ha chiesto di procedere ad una commemorazione e, come previsto dallo stesso articolo, ne ho dato comunicazione ai Capigruppo.
Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Grazie, signor Presidente; sarò telegrafico.
Ho chiesto di poter avere l'onore di commemorare in questo Consiglio regionale una persona che mi fu cara e che credo fosse emblematica di una realtà poco conosciuta. Nei giorni scorsi è morto a Tivoli Dante Corneli, uno dei pochi antifascisti italiani sopravvissuti ai lager sovietici, nei quali ha trascorso ben ventisei anni.
Io ho chiesto di poter dire due brevi parole, perché ritengo che il dibattito sulla realtà dei morti, massacrati in un modo o nell'altro dallo stalinismo totalitario nel corso degli anni, sia tuttora aperto e debba essere portato avanti.
Al Comune di Torino ho chiesto anche che tre vie della città siano dedicate a tre piemontesi massacrati dallo stalinismo, dopo la fine della guerra. Uno fu massacrato ad Asti per il solo fatto di essere un comunista non stalinista e addirittura il segretario particolare di A. Gramsci: Codevilla; fu massacrato da sicari staliniani in America.
Volevo attirare l'attenzione su questa città, perché è noto a tutti come, grazie ad un comunista coraggioso, a Reggio Emilia si è cominciato a riparlare di questi problemi dello stalinismo e del totalitarismo.
Un mio amico, anch'egli scomparso da poco, Guelfo Zaccaria, due anni fa scrisse un libretto, intitolato "A Mosca senza ritorno", che nella prima fase uscì con il titolo "Duecento comunisti italiani tra le vittime dello stalinismo".
Io volevo ricordare questo problema, perché troppe volte, nell'accostarsi all'antifascismo o alla Resistenza, si dimenticano queste cose, e volevo cogliere questa occasione per collegarmi ad una questione che sicuramente dovrebbe essere ripresa in Valle d'Aosta.
Nel suo splendido libro, dedicato alla ricostruzione degli avvenimenti dal '43 al '45, il prof. Marc Lengereau fa un accenno alla tragica fine di Emile Chanoux. Io credo che sulla questione l'Istituto storico della Resistenza o il Consiglio regionale debbano riprendere dei ragionamenti ed avviare opportune ricerche o testimonianze, perché non è certamente per caso che il sottoscritto, parlando dei crimini staliniani, ha voluto in qualche modo fare un collegamento con la questione della fine di Emile Chanoux.
