Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 1007 du 6 février 1990 - Resoconto

OGGETTO N. 1007/IX - PRESA DI POSIZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE SUL TEMA DELLA RIFORMA ISTITUZIONALE E FINANZIARIA DELLE REGIONI. (Approvazione di risoluzione)

BICH (Presidente del Consiglio):La richiesta di convocazione dell'adunanza straordinaria è stata avanzata dal Presidente della Giunta, con lettera in data 31 gennaio 1990.

All'ordine del giorno è stata posta una risoluzione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, che è centrata principalmente sul decreto legge 28/12/1989 n. 415, meglio conosciuto come legge finanziaria, e sulla richiesta da parte delle Regioni di revisione del noto DPR n. 616/1977, che identificò lo sforzo più significativo da parte dello Stato di superare l'assetto centralizzato, rivolgendo agli enti territoriali (Regioni, Province e Comuni) una serie di competenze e di funzioni che poi però sono state disattese.

Do ora lettura della risoluzione in oggetto.

RISOLUZIONE

IL CONSIGLIO REGIONALE

DELLA VALLE D'AOSTA

Rilevato che, anche a seguito della approvazione della legge finanziaria nonché della definizione di importanti provvedimenti legislativi di grande riforma, viene ad essere confermata una situazione generale di persistente disattenzione e di costante contenimento del ruolo e della funzione delle autonomie regionali, ritiene necessario ribadire gli obiettivi e le istanze considerati come prioritari ed urgenti:

- Reputa come assolutamente prioritaria la sollecita definizione della nuova legge sulla finanza regionale, sia al fine di superare un regime transitorio non più accettabile, sia al fine di recuperare quella effettiva autonomia finanziaria garantita dalla Costituzione.

- Non ritiene coerenti con tali obiettivi i provvedimenti adottati dal Governo in particolare con il d.1. 28/12/89 n. 415.

- Considera necessario che in tutti i provvedimenti legislativi che riguardano materie di competenza regionale, il Governo e il Parlamento riservino maggiore rispetto e considerazione per le attribuzioni proprie delle Regioni stesse, garantendo la funzione di governo decentrato sul territorio spettante, in base alla Costituzione, al sistema delle autonomie.

Analogamente devono venire salvaguardate le attribuzioni differenziate delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome.

- Ribadisce l'imprescindibile esigenza di recuperare la funzione quadro del d.p.r. 616/1977, rilevato che l'attuale situazione appare determinata soprattutto dalla sua progressiva disapplicazione.

- Sottolinea pertanto che le Regioni e le Province autonome devono costituire punto di riferimento principale per la predisposizione delle leggi di settore previste dallo stesso d.p.r. 616/1977.

- Riafferma la necessità che vada rivista e riportata entro i limiti fissati dalla Costituzione la disciplina del controllo sulle leggi regionali.

STABILISCE DI

- inviare la presente risoluzione al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri competenti e alle forze politiche presenti in Parlamento:

- informare e sensibilizzare compiutamente l'opinione pubblica, anche attraverso una Conferenza stampa da convocare nei tempi più brevi a Roma.

BICH (Presidente del Consiglio):In riferimento all'argomento in oggetto, del quale si è già parlato anche in sede di Conferenza dei Capigruppo, vorrei leggere una breve nota illustrativa riguardante il decreto legge 28 dicembre 1989 n. 415, recante: "Norme urgenti in materia di finanza locale e di rapporti finanziari tra lo Stato e le Regioni, nonché disposizioni varie".

Il decreto legge 28 dicembre 1989, n. 415, consta di tre parti: la prima (articoli dall'1 al 16) riguarda le norme in materia di finanza locale e non contiene particolari novità, limitandosi ad attribuire a Comuni, Province e Comunità Montane i fondi necessari per la loro attività, anche se con finanziamenti, in termini reali, inferiori a quelli dell'anno precedente, non essendo il loro aumento pari a quello del tasso annuo di inflazione.

La parte più importante, però, è quella centrata sugli articoli compresi tra il 17 ed il 24, perché più interessa l'odierno dibattito consiliare, in quanto riguarda le norme in materia di rapporti finanziari fra lo Stato e le Regioni e riduce, agli articoli 18, 19 e 20, i fondi attribuiti alle Regioni a statuto speciale ed alle Province autonome. Va rilevato che i tagli non si limitano all'anno 1990, ma decorrono dal 1990, il che significa che sono operati a tempo indeterminato, assumendo così una gravità maggiore di quella che si sarebbe determinate attraverso una manovra contingente di contenimento della spesa pubblica. L'articolo 18 (riduzione di fondi per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome) esclude tali Regioni dai finanziamenti previsti dalle seguenti leggi: - L. 29 luglio 1975, n. 405 (art. 5): consultori familiari;

- L. 23 dicembre 1975, n. 698 (art. 10): trasferimento delle funzioni esercitate dalla disciolta opera nazionale per la protezione della maternità e dell'infanzia;

- L. 22 maggio 1978, n. 194 (art. 3): norme sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione della gravidanza;

- L. 29 novembre 1977, n. 891 (art. 1): piano per gli asili-nido;

- L. 10 aprile 1981, n. 151 (art. 9): riparto del fondo nazionale per il ripiano dei disavanzi di esercizio delle aziende di trasporto.

- L'articolo 19 (riduzione del fondo sanitario nazionale per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome) riduce, a decorrere dal 1990, le assegnazioni di parse corrente del fondo sanitario nazionale dei seguenti importi:

- 20% per la Valle d'Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano;

- 10% per la Sicilia ed il Friuli-Venezia Giulia;

- 5% per la Sardegna.

Queste sono le principali norme in materia finanziaria che concernono l'ordine del giorno che vi è stato trasmesso .

Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (UV):Je remercie le Conseil d'avoir accepté cette séance extraordinaire que j'ai demandée, étant donné qu'il y a eu une rencontre des Présidents des Juntes, le 17 du mois de janvier. Pendant cette rencontre, que, comme vous savez, a été institutionnalisée, d'après la loi n° 400, en préparation des rencontres Etat-Régions et donc Gouvernement-Régions, on a fait le point sur ce qui s'était passé par rapport aux positions qui avaient été présentées au mois de novembre, avant de présenter la loi financière, à propos des rapport entre Régions et Gouvernement, soit pour les Régions à statut ordinaire que pour les Régions à statut spécial. On avait présenté un dossier qui reprenait les points principaux des rapports entre Régions, soit ordinaires que à statut spécial, face aux indications du Gouvernement, en prévoyant des réponses pour une série de questions qui concernaient la finance des Régions, notamment pour 1990 et années suivantes, c'est-à-dire la possibilité d'accéder à la Caisse Dépôts et Emprunts et toute une série d'autres remarques pour permettre aux Régions de prévoir des programmes spécifiques.

Il y a eu par la suite le problème que vous connaissez de la proposition de loi n° 1894. En principe c'était un programme, donc une loi cadre, mais qui n'a pas été discuté et donc il a été ensuite substitué par un décret-loi, qui est le n° 415 dont on a parlé. Il y a eu, par conséquent, toute une série d'attitudes qui sont contraires aux positions des Régions, soit à statut ordinaire, soit à statut spécial. Voilà donc la raison de la requête de cette séance extraordinaire: c'est pour faire comprendre quelle est la difficulté des Régions, non seulement pour l'année qui nous concerne, l'année 1990, mais surtout face au rapport avec les institutions, et donc le Gouvernement et les Régions. Le changement d'attitude a des conséquences immédiates, soit pour les Régions à statut ordinaire que pour les Régions à statut spécial, pour l'année 1990, mais il aura des conséquences encore plus graves dans les années suivantes.

Comme vous savez, en tant que Région à statut spécial, on avait présenté une requête afin qu'il y ait au moins une modification du plan des transports et du fond sanitaire, étant donné que les services qui doivent être présentés dans les différentes Régions, doivent avoir un minimum d'égalité. A ce sujet il y avait eu une entente des Régions à statut spécial, qui ont nommé le même légal pour présenter un recours à la Cour Constitutionnelle. En effet toutes les Régions à statut spécial ont présenté recours à la loi financière en raison du fait que c’était insoutenable qu'il y ait des différences entre la situation financière des citoyens qui vivent dans les Régions à statut spécial, qui ont une quote-part différenciée, face aux mêmes problèmes qui se posent dans les autres Régions à statut ordinaire.

On avait demandé, en même temps, de modifier l'implantation cadre des lois annexes à la loi principale. Il s'agit de lois qui vont financier de façon extraordinaire les grands programmes qui sont décidés sans la participation des Régions. Jusqu'à aujourd'hui nous n'avons pas encore eu une réponse à cette requête de modifier une attitude centralisatrice de la part du Gouvernement face à des exigences, à des requêtes, à des possibilités de mieux comprendre les réalités locales et donc de donner une réponse qui soit conséquente. On risque, au contraire, d'avoir toute une série de programmes qui sont réalisés et prévus entièrement par le Gouvernement sans qu'il y ait la participation des Régions.

La conférence Etat-Régions, donc la conférence des Présidents de Junte, a demandé alors cette séance, pour discuter de tous ces problèmes. Dans différentes Régions cette séance extraordinaire a déjà eu lieu, aujourd’hui il y a la séance extraordinaire du Frioul et de la Toscane. L'Emilie-Romagne a déjà présenté cet ordre du jour donnant suite à l'accord que nous avons eu. Il y a donc l'exigence de faire comprendre que le rapport entre l'Etat et les Régions est malheureusement très détérioré. Il y a une requête d'éclaircissement et il y a une position très difficile surtout pour ce qui est des Régions à statut spécial. Pour cette raison il y aura une rencontre, au mois de mars, à Cagliari, afin d'examiner spécifiquement les problèmes des Régions à statut spécial et les rapports entre elles.

A présent on est en train d'examiner les problèmes des Régions à statut ordinaire. On fête les vingt ans des Régions à statut ordinaire. Là aussi la réponse est malheureusement catastrophique: les Régions n'ont aucune importance; les Régions à statut ordinaire n'ont aucune possibilité de prévoir la plus petite programmation.

Pour ce qui est des Régions à statut spécial, vous connaissez l'attitude de démanteler petit à petit les raisons de la spécialité, et donc c'est dans ce sens qu’il faut réagir, qu'il faut prévoir qu'il y ait une réponse qui soit généralisée.

Toutes les Régions ont accepté de programmer une séance extraordinaire, qui n'a pas eu lieu dans la même journée parce qu'il y a eu des entraves, des difficultés de la part de certaines Conseils, à cause de questions liées à la disponibilité des Conseillers régionaux. Tout de même, dans les dix ou dans les quinze jours, il y aura, de la part des Conseils régionaux, une prise de position face au même problème que nous allons discuter.

Voilà donc le sens de cette séance spéciale. Il faut rappeler que les possibilités d'exploiter notre Statut deviennent de plus en plus réduites, pour une raison liée au budget, mais aussi à cause d'une attitude qui devient de plus en plus centralisatrice.

On a déjà présenté un document contre l'implantation de la "Finanziaria 1990". Je crois que aujourd'hui, par l’ordre du jour qui va reprendre les points principaux de l'annexe que vous avez eu, on va soutenir encore une fois, avec force, qu'il faut reprendre l'expérience régionale et donner tout l'appui nécessaire pour que cette expérience soit mieux connue afin de mieux la soutenir et la défendre.

Voilà le sens de cette séance extraordinaire, qui n'est pas pour défendre les dix milliards d'un côté plutôt que les dix milliards de l'autre. C'est une question institutionnelle, c'est une question de rapports, qui, je crois, est à la base de compréhension et donc de soutien d'une reforme qui, d'ici quelque temps, ira intéresser aussi les autres organes. Mais, je crois qu'on ne peut prévoir d'autres reformes institutionnelles, s'il n'y a pas une base sérieuse d'attitude face à une expérience régionale et, d'une façon particulière, face aux Régions à statut spécial.

Voilà le sens de cette séance et de cette rencontre. Merci.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin; ne ha facoltà.

LOUVIN (UV):L'illustration qu’a faite le Président du Gouvernement nous a donné le tableau de la situation, sur laquelle nous nous sommes déjà penchés à maintes reprises pendant ces derniers mois, soit à l'occasion de la discussion de la loi financière soit à l'occasion de la discussion du projet de loi Maccanico.

Une fois de plus nous en sommes à parler d'un moment de crise de la dynamique régionale en Italie. Une fois de plus nous nous trouvons dans une situation, pour ainsi dire d'impasse, où les Régions continuent à devoir jouer un rôle secondaire par rapport à une politique de centralisation. Nous sommes tout à fait persuadés que la politique de réduction des frais et des coûts de l'Administration publique est une politique juste et saine. Nous sommes un peu moins d'accord lorsque l’on décide que à faire les frais de cette reconduction dans des limites plus correctes de la finance publique soient une fois de plus les Régions. C'est pourquoi nous estimons cette initiative des Présidents des Gouvernements régionaux importante et nécessaire et nous apprécions qu'elle puisse trouver une très large convergence soit des Régions ordinaires soit des Régions à statut spécial.

Il y a, en effet, un grand nombre de problèmes en commun. Nous avons le devoir de défendre également l'autonomie financière des Régions ordinaires qui est devenue tellement modeste et insuffisante qu'elles sont réduites à des entités purement administratives.

Il est, par ailleurs, indispensable de souligner que notre autonomie spéciale, mais surtout notre autonomie financière, a subi pendant ces dernières années des contraintes extrêmement lourdes, auxquelles il est temps de réagir. L'initiative qu'ont entrepris les Présidents des Gouvernements régionaux des Régions spéciales, au niveau du jugement de légalité constitutionnelle, me parait à ce sujet extrêmement importante. Il faut cependant qu'à l'intérieur de ce Conseil (et ce sera d'une part le devoir de la Commission pour les reformes institutionnelles de préparer ce travail, mais de cette Assemblée également de se pencher sur ce problème) on puisse aller à fond dans l'analyse du respect des mécanismes d'autonomie financière que le Statut spécial nous accorde.

Nous sommes persuadés que, si cette autonomie sera encore réduite, nous serons très rapidement dans l'impossibilité de mener une politique réellement autonome. Notre Commission n'a pas pu présenter pour cette séance du Conseil un point de vue unanime et raisonné sur cette question, puisqu'elle a été soumise à ce Conseil dans de délais relativement courts, par une convocation extraordinaire et urgente. Nous avons cependant un engagement très précis et c'est celui de proposer à l'attention de ce Conseil, dans les mois à venir, une réflexion globale sur l'état de notre autonomie et tout spécialement sur notre autonomie financière.

Cela pour relancer donc le régionalisme au niveau de notre Région, mais également pour relancer la transformation de l'Etat italien, dans son ensemble, dans un véritable Etat régional.

La Conférence des Présidents des Régions nous a livré, il y a quelques semaines, un rapport extrêmement touffu, détaillé, qui met l'accent d'une façon extrêmement lucide, je dirai même dramatiquement lucide, sur l'état d’inaccomplissement du système régional en Italie.

J'estime que nous devons bientôt nous pencher sur ces questions toujours dans cet esprit de solidarité à la défense de toutes les Régions d'Italie, mais également, en ce qui nous concerne, dans la défense de notre spécificité régionale.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.

TONINO (PCI):Noi salutiamo con favore l'opportunità di riunirci in seduta concomitante con analoghe iniziative di altri Consigli regionali e provinciali, per esprimere una forte protesta rispetto ad una situazione che, come dicono tutti i documenti, nel nostro Paese è caratterizzata da un pesante e, per molti aspetti, pericoloso ritorno neocentralistico.

Noi riteniamo che non sia un caso che si registri questo ritorno nel momento in cui il Governo di questo Paese è affidato a quella che viene normalmente definita una "stabilizzazione moderata", che ha pochi precedenti, con fenomeni inquietanti non solo di assenza di riforme, ma di vera e propria involuzione politica.

Mi riferisco in particolare a patti di potere, perché così vengono ormai de finiti dalla stampa di qualsiasi orientamento, per la divisione pura e netta del potere nel nostro Paese. Mi riferisco ad una volontà di comprimere il Parlamento, anche quando su alcune questioni, come la legge elettorale, la coscienza dei singoli parlamentari va in direzione opposta alla volontà delle segreterie di alcuni partiti. Mi riferisco alla compressione del sistema dell'informazione (vedasi le lotte oggi in atto per la concentrazione). Mi riferisco al fatto che intere aree di questo Paese vedono Regioni ormai disarmate, senza poteri e che, specie in alcune aree del Sud, sono ormai controllate da sistemi mafiosi e criminali, anziché dal potere democratico costituito dalle assemblee elettive.

Questo è il quadro che ci impone una forte ripresa dell'iniziativa politica e di un'azione che, come leggo nel documento approvato dai Presidenti dei Consigli delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, deve tendere a "sostenere con un'opera di informazione e sensibilizzazione delle forze politiche e sociali sui valori dell'autogoverno, sull'esigenza di mantenere alto e vivo l'interesse per le forme ed i contenuti delle peculiarità proprie delle singole istituzioni". Non mi dilungo, ma questo è il livello in cui dobbiamo attestare la protesta e l'iniziativa.

Torno a ripetere che noi salutiamo positivamente il fatto che questa esigenza sia oggi sentita in modo tutto particolare dalla Conferenza dei Presidenti delle Giunte regionali e che una iniziativa analoga sia portata avanti anche dalle Presidenze dei Consigli regionali.

Per entrare nel merito del problema, devo dire che noi ci siamo già pronunciati in questo Consiglio regionale sia sulla finanziaria sia sulla debolezza e, per alcuni aspetti, sull'ambiguità del progetto di legge Maccanico, per cui non starei a ripetere qui le cose che già abbiamo avuto modo di dire. Dovremmo però sottolineare e sviluppare un'iniziativa molto più forte sul fatto che i tagli finanziari sono inseriti in una logica assai più sottile e pericolosa di depauperamento delle potestà legislative dei Consigli e delle Regioni, siano esse a statuto ordinario o speciale. Questo è un punto che noi riteniamo di particolare importanza e gravità.

Nei documenti si fa riferimento a questa tendenza con una legislazione spicciola e normativa, nel senso che con una piccola legislazione normativa lo Stato tende a rientrare delle competenze che sono proprie di tutte le Regioni. Per quanto ci riguarda, tale tendenza utilizza a volte anche in modo davvero scandaloso il principio della grande riforma o della legge cornice nazionale per toglierci anche competenze che sono proprie delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome.

E' su questo fronte che vedo il pericolo maggiore. In altre parole, da un lato rischiamo di avere un indebolimento della potestà di autogoverno nel campo normativo-legislativo, mentre dall'altro lato, come è stato sottolineato anche dal Presidente della Giunta, scopriamo che i tagli della finanziaria non sono più solo straordinari, visto che ormai si ripetono ogni anno e quindi hanno una certa continuità. Nei fatti si tratta di un trasferimento di risorse dalle Regioni allo Stato e quindi di un ritorno indietro, anche rispetto al passato.

Noi riteniamo che le Regioni debbano combattere una battaglia di questo tipo avendo ben presente che il sistema politico italiano è profondamente malato. Ciò, a mio avviso, è detto in modo molto efficace dal documento votato dai Presidenti dei Consigli delle Regioni a statuto speciale. Qui si tratta di affrontare una situazione che vede il sistema politico italiano caratterizzato da una profonda crisi.

Per quanto ci riguarda, mi auguro che grazie a quell'importante lavoro che è stato avviato dalla Commissione speciale per le riforme istituzionali, emerga da questa Regione una forte richiesta di riforma del sistema politico nazionale, perché, se non si parte da questo elemento, probabilmente non saranno neanche del tutto comprensibili le ragioni per cui oggi siamo portati a lamentarci di questo stato di fatto.

Quando parlo di riforma del sistema politico, mi riferisco in particolare alla riforma di alcuni meccanismi, ma perché no? - anche alla riforma del rapporto tra istituzioni, sistema economico e cittadino, perché anche questo rapporto deve essere profondamente rinnovato.

Io concludo con un'aggiunta finale, che non vuole avere nessun senso polemico: questi ragionamenti valgono anche per la Valle d'Aosta. Io non sono tra coloro che credono che il male del sistema politico italiano, cioè il rapporto che esiste tra istituzioni e cittadini, tra partiti e cittadini in Italia, sia estraneo al modo in cui lavoriamo ed operiamo in Valle d'Aosta.

Ravviso qui due necessità. La prima è che in quest'aula ci sia una discussione più approfondita sulla dislocazione dei poteri e sull'utilizzo dei poteri di questa Regione. Lamento qui (era già stato fatto egregiamente dal Consigliere Mafrica nello scorso Consiglio regionale), ad esempio, il fatto che di alcune norme di attuazione noi non solo non abbiamo mai discusso, ma non conosciamo neppure nel dettaglio di che cosa si tratti o quale incidenza potranno avere sull'operare in questa Regione. Beh, questo non può non essere un segnale negativo di come qui si discute delle competenze che abbiamo, del modo di esercitare l'autogoverno in questa Regione.

Mi riferisco, d'altro lato (ma questo è tema del confronto tra le forze politiche), anche a come in questa Regione superiamo l'eccessiva centralizzazione del potere politico e del potere economico, e come riusciamo davvero a costruire un sistema di autogoverno fondato sull'autonomia comunale, sulla autonomia diffusa e sulla partecipazione.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz; ne ha facoltà.

BONDAZ (DC):Signor Presidente e signori Consiglieri, a nostro parere, l'odierna sessione straordinaria del Consiglio è senz'altro utile, perché consentirà un pronunciamento chiaro ed univoco su temi di grande e scottante attualità, nonché di vitale importanza per il futuro dell'ordinamento regionale.

A giudizio della Democrazia Cristiana, bene ha fatto la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome a predisporre l'articolato ordine del giorno in merito a questioni di ordine istituzionale e bene ha fatto pure il Presidente della Giunta a portarlo all'esame del Consiglio regionale.

Il nostro Partito, da sempre regionalista e fautore del decentramento politico ed amministrativo, non può che far sue le preoccupazioni espresse nel documento, perché è in atto un progressivo processo di erosione delle autonomie, in modo particolare di quelle speciali, da parte del potere centrale, sempre più orientato a proseguire sulla strada di un nuovo accentramento, cercando di invertire il lento processo di decentralizzazione iniziatosi con la creazione delle Regioni a statuto speciale e culminato con l'istituzione, proprio venti anni fa, delle Regioni a statuto ordinario.

Tale istituzione ha sancito la creazione dello Stato regionale prefigurato dai costituenti, soprattutto su iniziativa dei rappresentanti della Democrazia Cristiana, che già in quella sede si erano battuti, fedeli all'impostazione sturziana delle autonomie locali, quando altri Partiti, che oggi vogliono erigersi a tutori del regionalismo, erano orientati in tutt'altra direzione.

Perché questa inversione di tendenza? Perché questa generalizzata ostilità, nei confronti dell'ordinamento regionale, da parte di vasti settori non solo dell'Amministrazione dello Stato, ma anche dell'opinione pubblica amplificata dai mass media, soprattutto sugli organi di stampa che, per dovere di cronaca, fanno informazione, vediamo infatti susseguirsi interventi più o meno ostili alle esperienze regionali. A volte vengono fatti rilievi carichi di critiche ingiustificate, amplificate al massimo?

Si dice che le Regioni non funzionano, che hanno copiato le carenze della Amministrazione centrale, che a volte hanno mancato i loro obiettivi, che hanno disatteso fortemente le aspettative dell'opinione pubblica, la quale nella sua grande maggioranza aveva salutato positivamente questi nuovi organismi di autogoverno locale.

E' evidente che c’è qualcuno a cui interessa sfruttare questo clima di malessere e di incomprensione e magari c’è anche qualcuno che coltiva il sogno di riportare al centro competenze e risorse. Questo tentativo rappresenterebbe per le Regioni, ma soprattutto per quelle ad autonomia differenziata, come la Valle d'Aosta, un salto all'indietro, con il rischio di mettere in discussione determinate conquiste ottenute a prezzo di una dura contrapposizione e contrattazione.

A questa offensiva, che ha molti padrini, le Regioni devono rispondere in modo energico, non ricorrendo a generici piagnistei, ma attraverso una coraggiosa iniziativa politica, mirata a valorizzare il ruolo dell’ente Regione ed a potenziarne le strutture.

A giudizio della Democrazia Cristiana occorre ricreare consensi intorno all'ente Regione, attraverso una coerente azione politica. Occorre che i cittadini vedano nella Regione la casa di tutti e non un centro di potere avulso dalla realtà e, pertanto, inviso al cittadino stesso. Occorre snellire la burocrazia regionale, affinché la gente possa toccare con mano che quest'ultima funziona meglio di quella statale. Occorre cioè il nostro massimo sforzo per raccogliere la sfida lanciataci. Occorre un rilancio di immagine della Regione come istituzione.

La Valle d'Aosta ha fatto molto in questi anni. Il Governo regionale e la maggioranza che lo sostiene sono certamente in grado di pilotare la nostra Regione verso nuove mete di progresso sociale, civile e morale. Penso che il dibattito odierno sia un'utile occasione per proiettare all'esterno un'immagine del Consiglio regionale teso non solo a respingere gli attacchi delle forze centralistiche, ma anche a dare una più nitida immagine di se stesso.

Proprio in questi giorni hanno avuto larga eco nelle istituzioni e nell'opinione pubblica i severi moniti lanciati dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nel corso della sua visita ufficiale in Francia. E' utile per me, ma penso che sia certamente utile per tutti noi, ricordare alcune delle cose dette dal Capo dello Stato nel suo discorso in Francia.

Egli ha detto testualmente: "Si diffonde e si rafforza nel nostro Paese la richiesta di una democrazia più moderna, matura e consapevole, in cui le istituzioni lavorino meglio ed in modo più incisivo per il comune benessere e per una sempre maggiore libertà. Riuscire a coniugare maggiore capacità dello Stato nel dare soluzione ai problemi e più concreta partecipazione dei cittadini alla vita politica ed alle decisioni che riguardano la collettività, è la sfida più alta che le forze politiche, non soltanto italiane, si trovano oggi a dover affrontare.

Le riforme istituzionali rischiano di non superare la soglia di uno sterile esercizio di fantasia, se il sistema politico, struttura portante e strumento essenziale di libertà, affrancandosi dalle illusioni di una semplice gestione del potere, non saprà, con l'urgenza imposta dai tempi, riscoprire il proprio ruolo fondamentale di organizzatore della presenza dei cittadini nello Stato.

Affinché le riforme si facciano, necessario che si costruisca nella società politica e nella società civile una cultura riformatrice, che esalti le ragioni comuni contro le divisioni paralizzanti e la solidarietà contro gli egoismi laceranti.

Una stretta connessione tra le aspirazioni individuali e gli obblighi della solidarietà di tutti, a cominciare dalla classe politica, costituisce la chiave, già indicata nella nostra Costituzione, della soluzione del problema fondamentale della democrazia, il rapporto tra il cittadino e la politica".

Penso che le osservazioni del Presidente Cossiga siano di scottante attualità ed investano le istituzioni a tutti i livelli: Governo, Parlamento, Regioni e Comuni. Esse suonano, insomma, come un monito indirizzato a tutta la comunità.

A nome della Democrazia Cristiana in tendo ribadire la piena adesione al documento proposto, che costituisce una ferma e dignitosa rivendicazione del ruolo e delle competenze delle Regioni, minate dai recenti provvedimenti governativi, quali il decreto legge recante: "Norme urgenti in materia di finanza locale e di rapporti finanziari tra lo Stato e le Regioni".

Le decisioni contenute nel decreto legge del 28 dicembre 1989, n. 415, sono infatti altamente punitive nei confronti della Valle d'Aosta e delle altre Regioni a statuto speciale, e costituiscono una inaccettabile ed indiscriminata decurtazione di risorse finalizzate ad interventi di primaria importanza nel settore della sanità ed in altri di non minore rilevanza.

Concludo dicendo che le Regioni non sono aprioristicamente contrarie a politiche di contrazione delle entrate, ma chiedono che il risanamento della finanza pubblica avvenga con criteri di maggiore equilibrio.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.

MAQUIGNAZ (Indipendente):Anch'io, come è già stato fatto dai Consiglieri che mi hanno preceduto, desidero esprimere la mia soddisfazione per la convocazione straordinaria del Consiglio regionale per l'esame di un ordine del giorno predisposto dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome su questioni di ordine istituzionale e finanziario, in quanto penso che dal dibattito odierno possa scaturire una chiara posizione della nostra Assemblea, che esprima la perplessità della Valle d'Aosta per la persistente disattenzione del Governo centrale nei confronti delle autonomie locali .

Passare sotto silenzio certi atteggiamenti, sostanzialmente prevaricatori della nostra autonomia e delle nostre competenze statutarie, sarebbe un errore imperdonabile e significherebbe una totale abdicazione ad ogni responsabilità da parte delle Regioni nei confronti del Governo italiano.

Nel nostro Paese, da troppo tempo è ormai in atto una pericolosa manovra in dirizzata contro le autonomie speciali, alle quali si vuole sottrarre la giusta autonomia che loro compete. Vorrei ricordare in proposito: la complessa questione del Parco Nazionale del Gran Paradiso e la mancata approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del decreto che recepiva le istanze della Regione sulla sua gestione; i tentativi di limitare le nostre entrate finanziarie; il prossimo varo di un progetto di legge sull'autonomia locale, approvato a colpi di voti di fiducia, che per alcuni aspetti non soddisfa le attese delle comunità locali ed in modo particolare quelle delle Regioni a statuto speciale.

Voglio ricordare in proposito che la proposta che sta per essere varata dalla Camera dei Deputati è già stata giudicata negativamente dalle Regioni, che non la ritengono adeguata ad affrontare i nodi dell'ordinamento periferico dello Stato ed il ruolo di raccordo delle Regioni tra lo Stato ed il sistema delle autonomie. In altri termini, siamo in presenza di continui segnali negativi, che non lasciano ben sperare sul futuro stato delle autonomie, riconosciuto espressamente dalla Costituzione italiana oltre quarant'anni fa.

Bene quindi ha fatto la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome a stigmatizzare il contenuto del decreto legge 28 dicembre 1989, n. 415, che crea notevoli preoccupazioni per la nostra Regione. E' stato bene evidenziato, in modo molto blando dal Presidente del Consiglio, ma in modo più deciso dal Presidente della Giunta, che, anche sul piano delle competenze finanziarie, relativo ai fondi che spettano alla nostra Regione, esistono dei problemi che devono essere affrontati con grande serietà, a cominciare, giusto per fare qualche esempio, dal piano dei trasporti e da quello sanitario, per arrivare alle leggi sui grandi programmi, che non tengono conto nel modo più assoluto della partecipazione delle Regioni a statuto ordinario, ma non tengono conto, in modo particolare, delle prerogative delle Regioni a statuto speciale.

Per concludere, quindi, anch'io esprimo il mio voto favorevole all'ordine del giorno proposto, che però deve segnare l'avvio di iniziative concrete, volte a frenare il nascente centralismo, che rischia di vanificare anni di intenso lavoro svolto dalla nostra Regione.

PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (UV):Je veux avant tout remercier les Conseillers qui ont pris la parole pour souligner encore une fois l'importance de ce problème et surtout l'attitude qui doit être tenue de la part du Conseil régional face aux initiatives que le Gouvernement est en train de mener. Je crois que ce sera encore plus important si le même effort sera fait en liaison avec ce qui se passe à Rome. Je crois que c'est sans doute la base des rapports à n'importe quel niveau.

Si aujourd’hui on a voulu prévoir cette séance, c'est pour remarquer les dangers qui existent et surtout ce qui s'est passé pour l'année 1990. On a voulu souligner qu'il ne s’agit pas d'une question uniquement budgétaire, mais d'une question d'attitude face à un rapport qui existe entre institutions, ce qui est, je crois, quelque chose de bien plus haut, bien plus important. S'il sera possible de maintenir la même attitude, surtout dans un débat qui va se faire sur ce qui sont les rapports entre les différentes institutions et sur ce qui sont les modifications qui doivent y être, au niveau des autonomies locales, par rapport à la Région et même des Régions par rapport au pouvoir centrale, je crois que, pour ce qui est de l'intégrité de l'autonomie spéciale, on pourra avoir encore des espoirs.

Sans doute c'est nécessaire. Comme vous avez pu comprendre, à travers ce document on a essayé de reprendre dans leur ensemble les problèmes, soit des Régions à statut ordinaire que des Régions à statut spécial, car il est très important de maintenir cette unité d'intentions face à un problème qui se pose. Mais c'est tout à fait normal que, pour les Régions à statut spécial, il y ait un effort supplémentaire à faire, car là le risque est malheureusement une réalité. On sait qu'ils sont en train de grignoter de plus en plus les différents pouvoirs, surtout, comme quelqu'un l'a rappelé, le pouvoir législatif. C'est là le vrai risque. Souvent on va insérer des problèmes qui concernent des Régions à statut spécial dans le cadre de lois qui sont, au contraire, prévues pour des Régions à statut ordinaire. En agissant de cette façon on va créer un problème très important et malheureusement on va insérer une détérioration graduelle, mais constante, des possibilités des Régions à statut spécial.

Il y aura, je veux le rappeler, une tentative qui sera faite par les Régions à statut spécial avec le CNEL, le Comité qui s'occupe des différentes possibilités de liaison et de modification qui existent, pour examiner dans le détail les problèmes que les Régions à statut spécial ont eu dans ces quarante ans et comment transposer les solutions qui ont été adoptées pour les Régions à statut ordinaire, comment donner une nouvelle vitalité aux Régions à statut spécial. C'est justement l'argument qu'on est en train d'examiner avec le CNEL. Jeudi prochain il y aura une première rencontre. Je donnerai un compte rendu et par la suite il y aura des rencontres spécifiques, qu'on pourra faire aussi avec la Commission compétente et avec les Chefs de Groupe, afin de pouvoir suivre dans le détails les différentes démarches. La même chose sera faite pour les programmes entre Régions à statut spécial face au problème de la défense de la spécialité.

On sait très bien qu'il est beaucoup plus facile de trouver des ententes entre Régions à statut ordinaire, car elles ont les mêmes problèmes. Pour ce qui est des Régions à statut spécial c'est plus difficile, car il y a des nuances qui parfois deviennent très, très importantes. Pour ce qui concerne l'analyse qui doit être faite, il s’agit d'une analyse qui doit être menée dans le plus bref délai pour soutenir cette bataille.

Voilà donc le sens de cette motion qu'on va voter. Il y aura une rencontre avec le Président du Conseil des Ministres, prévue dans cette quinzaine, donc avant le quinze du mois d'avril on devrait avoir la rencontre officielle de la Conférence des Présidents de Junte avec le Conseil des Ministres, auquel on soumettra les différents problèmes et on portera les relations et les résolutions que les différents Conseils régionaux ont adopté. Voilà donc le sens de cette séance extraordinaire.

PRESIDENTE:Se nessun altro Consigliere chiede la parola per fare dichiarazioni di voto, pongo in votazione la proposta di risoluzione in oggetto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 28

Il Consiglio approva all'unanimità

PRESIDENTE:Con questo argomento si chiude la seduta straordinaria. Rammento che il Consiglio è convocato per il giorno 14.

Buona sera a tutti.

La seduta è tolta