Objet du Conseil n. 961 du 10 janvier 1990 - Resoconto
OGGETTO N. 961/IX - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.
BICH (Presidente del Consiglio):Le comunicazioni in oggetto inquadrano l'attività del Consiglio dal 18 dicembre in poi.
Disegni di legge vistati:
Disegno di legge n. 115, concernente: "Rifinanziamento della legge regionale 15 maggio 1974, n. 13, e successive modificazioni: Provvedimenti intesi a favorire la più ampia informazione sulla attività della Regione".
Disegno di legge n. 116, concernente: "Completamento di interventi inclusi nei programmi di cui alla legge regionale 18 agosto 1986, n. 51 (FRIO) e successive modificazioni, per i trienni 1986/88, 1987/89 e 1988/90".
Disegno di legge n. 117, concernente: "Interventi finanziari a favore di enti pubblici territoriali per l'acquisto di beni immobili tramite procedure espropriative".
Disegno di legge n. 120, concernente: "Acquisto di unità immobiliari site in Comune di Aosta".
Disegno di legge n. 121, concernente: "Accettazione di una donazione ed acquisto di un fabbricato sito in Comune di Ayas. - Approvazione di ordine del giorno".
Disegno di legge n. 128, concernente: "Acquisto del Castello di Sarre con annessi arredi e suppellettili".
Disegno di legge n. 129, concernente: "Acquisto di un immobile sito in Comune di Charvensod, località Plan Félinaz".
Disegno di legge n. 130, concernente: "Acquisto di un terreno sito in Comune di Verrès, Via Giardini".
Disegno di legge n. 110, concernente: "Modificazioni ed integrazioni alla legge regionale 18 agosto 1986, n. 49, recante l'applicazione in Valle d'Aosta del regolamento delle comunità economiche europee n. 797 del 12.3.85, relativo al miglioramento dell'efficienza delle strutture agrarie".
Disegno di legge n. 111, concernente: "Norme in materia di bilancio e di contabilità generale della Regione Autonoma Valle d'Aosta".
Disegno di legge n. 123, concernente: "Rifinanziamento della legge regionale 28.12.1984, n. 76, recante costituzione di fondi di rotazione per la ripresa dell'industria edilizia".
Disegno di legge n. 125, concernente: "Modificazione alla legge regionale 12.8.1987, n. 78, recante costituzione di una banca regionale"
Disegno di legge n. 119, concernente: "Rifinanziamento della legge regionale 5 marzo 1987, n. 12, recante interventi per la realizzazione di iniziative promozionali per la commercializzazione di prodotti regionali".
Disegno di legge n. 131, concernente: "Autorizzazione di spesa per l'istituzione di un centro fieristico ed espositivo permanente"
Disegno di legge n. 118, concernente: "Aumento della spesa annua per l'applicazione della legge regionale 21 ottobre 1986, n. 55, recante disposizioni per agevolare il funzionamento delle scuole gestite da istituti ed enti morali".
Disegno di legge n. 122, concernente: "Rifinanziamento della legge regionale 22.12.1987, n. 106, concernente l'applicazione nella Valle d'Aosta del Regolamento CEE n. 1401 del Consiglio del 6.5.1986 che costituisce un'azione comune per il miglioramento dell'agricoltura in alcune zone svantaggiate".
Disegno di legge n. 132, concernente: "Nuovo sistema funiviario di trasporto pubblico collettivo regionale di persone e di merci Chamois-Antey-Saint-André".
Disegno di legge n. 135, concernente: "Promozione di iniziative sociali, formative e culturali a favore dei giovani"
Disegno di legge n. 136, concernente: "Approvazione ed avvio nella scuola del programma di iniziative di lotta all'abuso di sostanze lecite ed illecite nella Valle d'Aosta ed adozione di linee guida per la prevenzione".
Disegno di legge n. 137, concernente: "Impiego temporaneo e straordinario di lavoratori disoccupati in cantieri vari della Valle d'Aosta".
Disegno di legge n. 134, concernente: "Concessione di contributi per la realizzazione di impianti di risalita e di strutture ad essi funzionalmente connesse".
E' stata altresì vistata la proposta di Regolamento n. 3, concernente: "Norme per la concessione di mutui ad interesse agevolato a favore di privati nel settore dell'edilizia residenziale".
Disegno di legge non vistato:
Disegno di legge n. 133, concernente: "Norme transitorie per il rilascio dell'autorizzazione al funzionamento di Presidi socio-assistenziali privati".
Deliberazioni vistate: n. 19.
Con sentenza n. 547 in data 30 novembre - 14 dicembre 1989, pubblicata nella G.U. - la serie speciale n. 51, del 20 dicembre 1989, la Corte Costituzionale ha ritenuto non fondato il ricorso governativo, promosso in data 23 giugno 1989 dal Presidente del Consiglio dei Ministri, contro la legge regionale: "Interventi finanziari a favore delle imprese aderenti al Consorzio garanzia fidi fra gli industriali della Valle d'Aosta"
La legge, che era stata approvata dal Consiglio il 27 aprile 1989, rinviata non vistata dal Presidente della Commissione di Coordinamento e riapprovata, ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 31 dello Statuto, in data 7 giugno 1989, può ora entrare in vigore.
Riunioni:
- Conferenza Capigruppo: 1
- Ufficio di Presidenza: 3
- I Commissione: 1
- II Commissione: 1
- III Commissione: 1
- V Commissione allargata ai Capigruppo: 1
In riferimento alla relazione della Società Air Vallée sull'utilizzo dell'aeromobile nei primi due semestri di attività, che, per decisione assunta dall'Ufficio di Presidenza, era stata trasmessa alla I Commissione consiliare permanente, faccio presente che il Presidente della Commissione, con lettera in data 20 dicembre 1989, ha comunicato che la Commissione stessa ha esaminato la relazione "prendendone atto".
Il Presidente della Sezione regionale dell'ANCI ha fatto pervenire a questa Presidenza i testi di tre ordini del giorno, approvati dall'Assemblea regionale in data 5 dicembre 1989, concernenti rispettivamente
- il trasferimento delle competenze, in materia di enti locali, dallo Stato alle regioni;
- le norme di attuazione dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta in materia di Parco Nazionale del Gran Paradiso;
- il disegno di legge regionale relativo all'istituzione del sistema bibliotecario regionale e nuove norme in materia di biblioteche regionali, comunali o di interesse locale.
I documenti, che sono stati trasmessi ai Capigruppo ed ai competenti organi consiliari, sono depositati in Segreteria a disposizione dei Consiglieri che intendano consultarli.
E' pervenuta a questa Presidenza copia della mozione approvata all'unanimità dai Presidenti delle Sezioni Tosco-Emiliane-Romagnole del C.A.I. durante i lavori dell'Assemblea che si è tenuta a Carpi (MO) il 17 dicembre 1989, in favore del mantenimento dell'unitarietà amministrativa del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il documento è depositato in Segreteria a disposizione dei Consiglieri che intendano consultarlo.
In data 5 gennaio 1990 i Consiglieri regionali Alder Tonino ed Elio Riccarand hanno presentato a questa Presidenza, ai sensi dell'articolo 36 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio, una petizione popolare sottoscritta da 981 cittadini residenti in Valle d'Aosta e da 325 cittadini residenti fuori Valle, concernente la richiesta di una sede adatta all'insediamento di un Centro sociale autogestito dai giovani.
A norma dell'articolo 36 del Regolamento interno, l'Ufficio di Presidenza del Consiglio, nella riunione dell'8 gennaio 1990, ha dichiarato ricevibile la petizione in quanto i due Consiglieri regionali che l’hanno presentata si sono resi garanti del possesso dei requisiti da parte dei sottoscrittori.
Ai sensi del terzo comma dell'articolo 36, l'Ufficio di Presidenza del Consiglio, nel decidere sulla ricevibilità e ammissibilità della petizione, ne ha avviato l'istruttoria, con richiesta di informazioni al Presidente della Giunta regionale in quanto rappresentante della Regione e all'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale in quanto direttamente competente in materia di servizi sociali.
Copia della petizione è stata anche trasmessa alla Commissione consiliare per i Servizi sociali per il relativo esame.
Con lettera presentata a questa Presidenza in data 5 gennaio 1990, il dottor Raffaele Ricco ha comunicato di non poter accettare l'incarico conferitogli dal Consiglio regionale, in rappresentanza della Regione Autonoma Valle d'Aosta nel Consiglio di Amministrazione dell'Istituto di Credito Valdostano.
Ha informato, inoltre, di non aver mai ricevuto alcun avviso di convocazione da parte del Consiglio di Amministrazione, anche per l'inesistenza dell'atto costitutivo del suddetto Istituto.
E' pervenuta inoltre a questa Presidenza una relazione della Coinop in cui si illustra la situazione tecnica, economica e finanziaria della cooperativa.
E' scomparso nei giorni scorsi, a Roma, all’età di 79 anni, il Prof. Augusto Del Noce, una delle figure più prestigiose della filosofia italiana, molto legato all'idealismo di Giovanni Gentile, di cui aveva ultimato recentemente un'opera monumentale, intitolata "Monografia filosofica", che si presenta come l'evento più significativo di una ripresa di interesse per il grande filosofo siciliano.
"Considero assai significativo - aveva scritto Del Noce nel 1986 - il ritorno dell'attenzione alla filosofia idealistica che aveva dominato nel primo quarantennio del secolo".
Oltre che studioso dell'idealismo di Gentile, Del Noce ha scritto numerosi saggi sul marxismo, evidenziandone i limiti che avrebbero presto portato al crollo dell'ideologia comunista là dove si era imposta.
Ha anticipato pertanto, già circa 10 anni fa, il tramonto del comunismo verificatosi in questi ultimi mesi nell'Europa dell'Est.
Cattolico fervente, Augusto Del Noce è stato anche per una legislatura Senatore della Democrazia Cristiana.
Gli ultimi giorni del 1989 sono stati caratterizzati da ulteriori sconvolgimenti nell'assetto geopolitico dell'Europa dell'Est. Dopo l'Ungheria, la Polonia, la Germania dell'Est, la Cecoslovacchia, anche in Romania si sono verificati grossi sommovimenti, sfociati addirittura in una vera e propria guerra civile, che hanno determinato il crollo della dittatura di Nicolae Ceausescu. Tutto ciò ha determinato un bagno di sangue, testimoniato anche dalle dolorosissime e drammatiche immagini diffuse dalla televisione. Dopo la dittatura incontrastata, durata oltre 25 anni, ecco che finalmente anche la Romania può riprendere la sua vita di paese democratico e libero. Noi ci auguriamo che questo avvenga nel rispetto di tutte le garanzie a tutela dello sviluppo democratico del popolo rumeno.
Penso di interpretare il pensiero e la volontà dell'intero Consiglio regionale nell'augurare una rapida normalizzazione in senso democratico alla Romania, che ci è cara anche per il gemellaggio tra la città rumena di Sinaia, che in diverse circostanze è stata visitata da delegazioni valdostane, e la città di Aosta. Auspichiamo, quindi, che questa normalizzazione possa avvenire nel rispetto della massima libertà e della piena espressione democratica del popolo rumeno.
A questo punto invito il Consiglio regionale a levarsi in piedi ed a rispettare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della guerra civile in Romania.
Si dà atto che alle ore 9,52 il Consiglio si leva in piedi per un minuto per commemorare in silenzio le vittime della guerra civile rumena.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Bondaz; ne ha facoltà.
BONDAZ (DC):Unisco le mie parole a quelle del Presidente del Consiglio per ricordare la recente scomparsa del Prof. Augusto Del Noce, del quale, a nome del Gruppo della Democrazia Cristiana, voglio brevemente ricordare la figura di eminente studioso e filosofo.
Oltre che filosofo di fama internazionale, Del Noce fu per una legislatura Senatore della Democrazia Cristiana, distinguendosi per il grande contributo di idee e di proposte.
Mi voglio tuttavia soffermare soprattutto sulla sua attività di filosofo. Grande conoscitore del marxismo, visto da lui come punto di arrivo della direzione atea del pensiero moderno, fu uno dei pochi a prevederne, in tempi non sospetti, l'inevitabile crollo.
Significativo al riguardo è il saggio "Il suicidio delle rivoluzioni", scritto in un momento in cui l'arcipelago comunista sembrava alquanto solido, che anticipò di quasi un decennio la grande svolta degli ultimi mesi del 1989.
La sua posizione nel panorama filosofico italiano è stata singolare e, perciò, isolata. Ragionando contro corrente, in anni in cui imperversava l' "intelligentia" laicista, si è attirato l'ostilità di quanti mal tolleravano l'esistenza di un originale pensiero profondamente cristiano.
Da cristiano convinto, egli ha sempre sostenuto la modernità del messaggio cattolico. Per lui, infatti, il cattolico non è in opposizione al moderno, anzi vive nel moderno e parla all'uomo del nostro tempo come a quello di ogni tempo.
In Del Noce c'era una domanda d'infinito, che egli cercava di appagare con il razionalismo attraverso un'azione storica e politica; ed in ciò sta la sua originalità.
Con la scomparsa di Del Noce la cultura italiana perde un geniale pensatore, che sta alla cultura cattolica come Norberto Bobbio sta alla cultura liberalsocialista.
Signor Presidente, mi permetta a questo punto di esporre alcune osservazioni su quanto è stato detto degli avvenimenti verificatisi alla fine dello scorso anno.
Sicuramente il 1989 sarà ricordato come un anno di grandi cambiamenti e rivolgimenti: abbiamo vissuto e stiamo vivendo un momento storico. Negli ultimi giorni dello scorso anno, dopo il crollo dell'ideologia comunista in Polonia, Germania Orientale, Ungheria e Cecoslovacchia, anche la Romania è stata investita da un improvviso ciclone libertario, che ha posto fine alla venticinquennale dittatura di Ceausescu. Il dittatore comunista ha pagato con la vita l'esercizio autoritario, dispotico ed assoluto del potere ed è stato vittima dei sistemi liberticidi da lui stesso posti in essere in più di un quarto di secolo. Certo, dal nostro punto di vista, avremmo preferito che la fine di Ceausescu avvenisse con un processo regolare e non con una esecuzione sommaria, come invece è avvenuto.
La Democrazia Cristiana non può non salutare con favore la crisi del comunismo, di una ideologia totalitaria che ha sempre negato il pluralismo.
Visto l'epilogo delle vicende di questo 1989, che cosa sarebbe successo dopo la 2a guerra mondiale se in Italia non ci fosse stato un partito come la Democrazia Cristiana, che ha posto un argine alle ideologie marxiste?
Se da un lato ci può soddisfare pienamente la piega degli eventi in Cecoslovacchia, dove alla Presidenza della Repubblica è stato chiamato il noto dissidente Havel, un combattente della libertà, non ci appare altrettanto soddisfacente la situazione in Romania e nella stessa Germania dell'Est, ove sono in corso tentativi per frenare il corso degli eventi e per mantenere nelle mani del partito comunista le redini del potere.
A nostro giudizio, occorre uno sforzo congiunto di tutto l'Occidente per far maturare una stagione di libertà nell'Est europeo, contro ogni tentativo, purtroppo ancora oggi in atto, di ricupero di vecchi e screditati sistemi e regimi già condannati dalla storia.
La "casa comune europea", tanto vagheggiata anche da Gorbaciov, che è una aspirazione di tutti i popoli del vecchio continente, potrà essere realmente costruita solo se ci sarà un profondo processo per aggirare le situazioni ambigue tuttora esistenti e che non lasciano presagire nulla di buono per il futuro.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (MSI):Certamente anch'io, a nome del Movimento Sociale Italiano, mi associo al cordoglio per la morte di Augusto Del Noce, però il mio intervento vuole riferirsi prevalentemente a quanto è accaduto nei Paesi dell'Est ed in specie in Romania.
Il dato più importante che emerge da quanto è avvenuto in Romania ed in tutti i Paesi dell'Est è di ordine ideologico: il fallimento del comunismo. Qualcuno tenterà di correggerci e dirà: "Fallimento non del comunismo, ma di quella particolare forma di comunismo che si è realizzata con la leninista rivoluzione d'ottobre del 1917 e che, come hanno dimostrato i fatti, non fu vero comunismo, ma, come ha detto recentemente anche il segretario del Partito Comunista, Occhetto, è collettivismo burocratico e capitalismo di Stato. Non si dovrebbe dunque parlare di fallimento del comunismo, ma di fallimento del socialismo reale, leninista e stalinista".
A noi sembra invece che si debba parlare proprio di fallimento del comunismo e non solo di questa o di quella forma di comunismo, perché noi non conosciamo nessuna realizzazione storica del comunismo che non porti l'impronta del marxismo-leninismo. Finito il partito, ritorna la nazione: questa è la lezione che ancora una volta ci viene da un Paese dell'Est la Romania.
Nicolae Ceausescu, il despota, il tiranno, il sanguinario comunista, è stato travolto dal furore popolare ed è stato giustiziato...
(...Interruzione del Consigliere Gremmo...)
Quello che è avvenuto in Romania deve farci capire che il problema vero è ormai la cacciata dall'Europa di ogni comunismo, qualunque ne sia la sua momentanea veste, la sua occasionale faccia e la sua pretestuosa trasformazione. Ad essere intimamente perversa è la natura stessa del comunismo, che resta tale anche se furbescamente cambia nome ed immagine, senza cambiare concetti e contenuti.
Intanto, però, la confusione continua, e non solo da oggi. L'inganno e la disinformazione non sono caratteristiche esclusive dei giorni nostri. Questa confusione è sicuramente aumentata ed è stata alimentata da larga parte dei mass media ed in particolare da un'ampia schiera di giornalisti, i quali, più che sprovveduti, appaiono sicuramente in malafede, tanto in malafede da non usare mai o quasi il termine "comunista", sia che si riferissero a Ceausescu, che alla sua efferata dittatura. Qualcuno, arrivando alla follia pura e alla più sfacciata malafede, ha addirittura tacciato di fascista il regime rumeno.
I comunisti, in ragione di una collaudata esperienza, sanno assai bene che uccide molto di più una menzogna, che non un'arma. Di questa professione di fede, che è anche una metodologia politica di sicuro effetto, si sono fatti scudo in ogni tempo i marxisti-leninisti, nel tentativo di accreditare come vero il falso, soprattutto in ossequio alle direttive del comunismo internazionale.
Questo vizio è stato ripetuto dai sedicenti e colti rivoluzionari de "Il Manifesto", che dell'arte della menzogna politica sono campioni indiscussi. L'ultimo esempio di tale attitudine a capovolgere i fatti lo hanno dato nel riferire gli avvenimenti romeni, quando hanno avuto addirittura l'ardire di porre in prima pagina sul loro giornale il seguente titolo: "Abrogate le leggi fasciste di Ceausescu". I mentecatti de "Il Manifesto" sanno che nessuno li censurerà per le loro bravate. Chi non ricorda le falsità e le menzogne nel periodo criminale delle Brigate Rosse, che, per questi campioni della verità, erano addirittura nere?
Essi, purtroppo, vivono in un Paese dove la legge non sempre è uguale per tutti, soprattutto la legge sulla stampa, che vieta espressamente di divulgare notizie false e tendenziose. Mentono su "Il Manifesto" e dimostrano di non conoscere la storia, ma soprattutto non hanno il coraggio del loro passato.
Le recenti vicende rumene hanno però anche riproposto in termini perentori la domanda: "Ma in definitiva, qual è l'autentico comunismo?". Per trovare una risposta occorre partire da un po' più lontano.
Per anni, per decenni si è inneggiato a Giuseppe Stalin, quale padre del comunismo internazionale. Abbiamo ancora davanti agli occhi le scene di disperazione dei comunisti italiani il giorno in cui giunse la notizia che il dittatore comunista se ne era andato. Dopo qualche tempo si è scoperto che Stalin non era stato altro che un efferato carnefice e si è detto che non poteva essere considerato comunista.
Per anni si è inneggiato a Mao e alla sua rivoluzione culturale, e si è detto che il vero comunismo era nella lontana Cina. E' arrivato il massacro di Piazza Tienammen ed è stato sconfessato anche il comunismo erede di Mao.
Tutti ci ricordiamo gli anni in cui in Italia ed altrove si manifestava a favore del Vietnam e della Cambogia, di Pol Pot e di Ho Chi Min. Anche là si è scoperto che il comunismo imperante ha commesso uno dei genocidi più terribili della storia e sono crollati tutti quei miti. Anche il comunismo vietnamita e cambogiano non poteva essere considerato tale. "E' stata senza dubbio una deviazione", questo è stato detto da comunisti e giornalisti nostrani.
Poi ci si è attaccati alla Cecoslovacchia, alla Romania, alla Germania dell'Est ed all'Ungheria. Ad ogni festa de "L'Unità" non mancavano fino a ieri degli stand dedicati a coloro che venivano definiti "i compagni dell'Est, gli autentici modelli".
Poi è crollato il muro della vergogna a Berlino; in Cecoslovacchia è ritornato come un trionfatore Dubcek, che era stato allontanato nel '68 dai carri armati sovietici come traditore del comunismo; in Ungheria sono stati riabilitati i martiri della rivolta del '56; i fatti di Romania sono cronaca di questi giorni: il popolo ha cacciato e giustiziato il comunista Ceausescu, è crollata la sua venticinquennale dinastia. Per l'occasione si è detto e si è scritto che Ceausescu non era un comunista.
Ovunque, da Stalin a Ceausescu, si scopre che il comunismo è sempre lo stesso e ad ogni nuova scoperta ci si affretta a dire che questo o quello non rappresentano il vero comunismo.
E' legittimo il sospetto che in Romania Ceausescu sia stato levato di mezzo con tanta fretta per favorire e garantire una successione comunista al capo comunista, che veniva fucilato perché avrebbe potuto ricordare tante cose sui suoi successori.
La "perestroika" è certo meglio dello stalinismo, è di mano più lieve, ma impressiona la rapidità con cui si va affermando, su comando di Mosca, in tutti i Paesi satelliti. Nel giro di qualche settimana, non è rimasto più nessun oppositore alla nuova linea di Gorbaciov in tutto l'Est europeo.
E' pur necessario registrare questo nuovo unanimismo sulla linea di un comunismo che ancora si sforza di succedere a se stesso mantenendo salde le vecchie alleanze ed usando come espediente di riqualificazione il penoso trucco di chiamare non più "comunisti," ma genericamente "dittatori, tiranni", se non addirittura di lasciar credere che fossero un po' "fascisti" i costruttori del socialismo appena sostituiti.
Non siamo i soli ad avere interesse ad una maggiore precisione terminologica, perché lo sono anche i popoli che si vogliono definitivamente liberare dal marxismo-leninismo. Chi favorisce, per dissennata faziosità, delle confusioni di concetti e di linguaggi, si fa servo sciocco di chi cerca ancora di prolungare con l'inganno quel sistema di potere comunista, contro cui i popoli dell'Est europeo, e soprattutto la Romania, si stanno rivoltando.
Grazie.
PRESIDENTE:Raccomando a tutti i colleghi di contenere gli interventi entro i cinque minuti, anche perché il Regolamento consente solo brevi interventi in riferimento all'argomento in oggetto.
Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (PCI):Voglio esprimere, anche a nome del Gruppo comunista, la partecipazione al cordoglio per la scomparsa del filosofo Del Noce, che abbiamo seguito nella sua attività per la serietà della sua riflessione politica e morale sui fatti nazionali ed internazionali. Tale serietà, lasciatemelo dire, era ben diversa dalle molte banalità e dai molti schematismi interessati che abbiamo sentito negli interventi che mi hanno preceduto.
(...Interruzione...)
di tutti e due gli interventi che mi hanno preceduto.
Noi ci rallegriamo di quello che è avvenuto nei Paesi dell'Est. L'avvio di un fenomenale processo di democratizzazione di quelle società, la fine di una concezione distorta, derivante dalla pratica dello stalinismo, il grande moto di autodeterminazione dei popoli che sta avvenendo in quei Paesi, sono un fatto di indubbia portata, che noi dobbiamo cercare di favorire e rispetto al quale noi dobbiamo operare senza avere una visione di parte, ma cercando di intervenire come quella parte dell'Europa che ha tutto l'interesse a fare progredire in quei Paesi un processo che non potrà che portare effetti positivi in tutto il continente europeo.
Torno a ripetere che io non ritorno su alcune banalità e su alcuni volgari tentativi di strumentalizzare questi avvenimenti. Non si tratta della fine del comunismo, se per comunismo, come abbiamo detto in altre occasioni, intendiamo quel moto straordinario che nel mondo ha investito il bisogno di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza e di riscatto della parte più debole e più povera della società. In quei Paesi non si tratta neppure del trionfo del capitalismo e dei modelli occidentali. Chi è osservatore attento di quei fenomeni non può non vedere che si tratta di una ricerca assai più complessa e, per molti aspetti, assai più interessante.
Ho detto che noi abbiamo vissuto quegli avvenimenti con grande speranza. Il Presidente del Consiglio non ha tuttavia ricordato che la fine dell'anno scorso e l'inizio del 1990 sono stati segnati anche da alcuni avvenimenti preoccupanti. Mi riferisco in particolare all'invasione e alle centinaia di morti di Panama ed anche ai fatti di questi giorni, caratterizzati dalla presenza della flotta americana di fronte alle coste colombiane.
Sia ben chiaro che non dico questo per tirare fuori un diversivo, ma perché noi riteniamo che non c'era giustificazione alcuna per l'invasione di Panama, nemmeno quella della cattura di un dittatore con le mani sporche di sangue ed implicato nel traffico della droga, come Noriega.
Io confesso che a dicembre, mentre in Romania si verificava un vero e proprio bagno di sangue, ho tirato un sospiro di sollievo appena ho capito che l'Unione Sovietica non sarebbe intervenuta in quel Paese, perché l'avvenire e la possibilità di autodeterminazione dei popoli non possono essere realizzati con le cannoniere delle superpotenze, proprio perché quella non sarebbe autodeterminazione.
Questo è un problema che ci riguarda, perché il tema dell'autodeterminazione ci è particolarmente caro. Noi esultiamo quando in una parte del mondo avanza un processo di democratizzazione e di autodeterminazione dei popoli. Non possiamo tuttavia dimenticare che questo sta avvenendo in una piccola parte del mondo, mentre in tre quarti del mondo e dell'umanità questo processo non è ancora avviato. Allora, meno lacrime e più fatti; più azione politica, che spetta a noi, al nostro Paese ed all'Europa.
Di fronte ai morti che ci sono stati a Panama, i governi occidentali non hanno versato lacrime, anzi hanno espresso, come si dice, comprensione.
Noi non siamo d'accordo ed in tutti questi processi che avvengono nel mondo noi vediamo la necessità di combattere con maggiore forza per un completo disarmo e per la vera affermazione di una cultura della non violenza. Se è vero infatti che dei popoli sono scesi in campo per conquistare l'autodeterminazione, noi dobbiamo utilizzare questo moto per dare vita ad un grande movimento che punti davvero al disarmo generalizzato e ad estendere a tutte le parti del mondo un processo democratico e non violento.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
GREMMO (UAP):Signor Presidente e signori colleghi, intervengo brevemente per chiosare il comizio elettorale del collega missino, che sicuramente merita una puntualizzazione, perché, essendo stato tirato fuori da qualche armadio, dove è rimasto fermo per alcuni decenni, trattandosi di argomentazioni passatiste ed improntate ad una visione schematica delle cose.
In effetti, questo tipo di ragionamento a me è parso...
(...Interruzione del Consigliere Aloisi...)
PRESIDENTE:Colleghi, per cortesia, lasciate parlare il Consigliere Gremmo.
GREMMO:Mi fa piacere che il Consigliere Aloisi esca, perché questo dimostra che il dialogo è sempre più intenso.
Dicevo, comunque, che questo tipo di ragionamento dimostra l'incapacità di capire che il discorso ideologico, cioè delle formule partitiche o partitocratiche, ha ormai perso ogni senso.
E' vero che in Romania c’è stata una grande ansia di libertà, però è anche vero che la scintilla che ha fatto scattare la ribellione popolare è stata il problema nazionale e soprattutto quello delle minoranze nazionali ungheresi, le quali, oppresse da un processo di colonizzazione che prevedeva addirittura lo sradicamento di seimila villaggi, ad un certo punto hanno fatto scoccare la scintilla che ha portato alla ribellione popolare.
Qui si può discutere e disquisire su qualunque cosa, ma è questo il vero dato nuovo della politica e della situazione mondiale: i popoli oppressi da sempre o che comunque vedono oppressa la loro identità, ad un certo punto cercano delle strade per farla emergere.
L'insegnamento che io sento di trarre dagli avvenimenti, peraltro drammatici e tragici e comunque non conclusi, ma forieri di pericolose evoluzioni - è preoccupante il fatto che dei militari impediscano, limitino o incanalino le dimostrazioni degli studenti - è che i popoli, le nazionalità e le minoranze chiedono di essere soggetto unitario e protagonista della politica e non più oggetto da stiracchiare, sezionare e separare ad uso e consumo delle varie ideologie politiche.
Il Consigliere Aloisi ricordava il '68, mentre io colgo l'occasione per ricordare ai colleghi che pochi giorni fa ricorreva il ventennale del '69, cioè delle bombe di Piazza Fontana e della morte del libertario Pinelli, vicende che toccarono la mia giovinezza e quella di tanti altri come me, che allora, ma non solo allora, continuavano a pensare che la grande ansia di libertà del movimento dei giovani e degli studenti doveva trovare delle forme che non venissero banalizzate ed incanalate dal sistema della politica dei partiti, cioè dal sistema della politica tradizionale.
Ebbene, quegli avvenimenti, che da vent'anni, anche nel nostro Paese, stanno cercando di coagulare una ribellione, una opposizione o una possibilità per la politica di avere forme nuove, non possono essere lasciati fuori, non possono essere dimenticati e considerati come non importanti.
Voglio ricordare che per gli autonomisti e per chi crede nell'autonomia - autonomia vuol dire anche capacità e possibilità di cercare delle strade nuove della politica, che vedano, ad esempio, forme in cui il federalismo, che è massima espressione del pensiero libertario, possa esprimersi anche come auto gestione, capacità e volontà di intervenire sui processi sociali - questi nuovi modi di fare politica, secondo me, devono avere priorità rispetto ai vecchi modi di fare politica.
Ecco allora che vorrei ricordare al Consigliere Aloisi, ma anche agli altri colleghi così attenti a vicende internazionali, lontane ed importanti, che la politica che interessa noi, quell'ideale verso cui intendiamo e dobbiamo muoverci noi, è al di fuori delle ideologie ed è al di fuori degli schemi soliti in cui la politica vorrebbe essere portata. Ecco perché io ho sentito in qualche modo di dover puntualizzare il tentativo ricorrente, quello di voler riportare agli schematismi ideologici, un dibattito che ormai, secondo me, deve superare questi schematismi.
Credo che il nostro avvenire politico ed istituzionale si proietti in una dimensione diversa, che è appunto quella scoperta dalla ribellione dei giovani del '68, che dicevano quello che solo i movimenti autonomisti avevano già capito, cioè che la democrazia, l'assemblea e la partecipazione dei cittadini, che sono i principi basilari del vecchio federalismo cantonale elvetico, costituiscono l'unico modo di uscire dall'impasse di quella politica ormai stantia.
Io credo che sia sbagliato ricadere negli schemi ideologici (e mi sembra che in qualche modo anche il Consigliere Tonino sia ricaduto in questo tipo di schematismo), perché ormai la grande richiesta di rinnovamento, che gli avvenimenti della Romania, ma non solo quelli, dimostrano essere presente anche nel nostro Paese, è quella di riproporre dei modi di concepire la politica che non siano quelli soliti dei partiti, delle forze tradizionali o di una ideologia che ormai ha fatto il suo tempo.
Sarà importante misurare la capacità del Consiglio regionale della Valle di Aosta e quella nostra di essere all'altezza di questa nuova ondata che coniuga autonomia con libertà e che considera inscindibili i due termini, perché ormai tutti i popoli, tutte le regioni e tutte le nazionalità si muovono in questa direzione. Sarebbe sbagliato se noi non riuscissimo a capire questo nuovo vento di libertà autonomista, che sta spirando con grande forza anche da noi.
PRESIDENTE:Ha chiesto la parola il Vicepresidente Dolchi; ne ha facoltà.
DOLCHI (PCI):Signor Presidente, sarò brevissimo. Il Consigliere Bondaz nel corso del suo intervento ha chiesto a se stesso ed al Consiglio cosa sarebbe accaduto in Italia se, dopo la liberazione, non ci fosse stata la Democrazia Cristiana.
Io ho vissuto quegli anni di ricostruzione unitaria, in cui operai, intellettuali, contadini e lavoratori di tutto il Paese operarono assieme. In quegli anni ci furono lotte democratiche per conquiste sociali e ci fu anche un Ministro degli interni che si chiamava Scelba che faceva sparare contro i lavoratori disoccupati che chiedevano posti di lavoro. E nel 1953 ci fu anche un tentativo di "legge truffa". Nel 1956 ci furono anche dei giovani che, ad Aosta, come del resto avveniva in parecchie piazze d'Italia, guidati dall'allora studente Gianni Bondaz, bruciavano le bandiere rosse e volevano "in modo democratico" defenestrare un sindaco, solo perché era comunista.
Ebbene; la domanda che io pongo a me stesso e che pongo anche al Consiglio regionale è la seguente: "Che cosa sarebbe avvenuto in Italia dopo la liberazione, se non ci fosse stato, e se non ci fosse ancora, il Partito Comunista Italiano?".
