Objet du Conseil n. 3813 du 3 juin 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 3813/VIII - REIEZIONE DI RICORSO AMMINISTRATIVO PER CAUSE SOPRAVVENUTE DI INELEGGIBILITÀ NEI CONFRONTI DI QUATTRO CONSIGLIERI REGIONALI.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere ricorrente, Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Ringrazio il Presidente, però, prima d'inoltrarmi nell'oggetto del ricorso sulla ineleggibilità dei quattro Consiglieri regionali, vorrei brevemente ricordare le figure degli onorevoli Giorgio Almirante e Pino Romualdi, che sono deceduti nei giorni scorsi; due italiani, due grandi italiani, due italiani puliti, coerenti, coraggiosi e tenaci, due maestri di vita e di pensiero.
Giorgio Almirante e Pino Romualdi sono stati gli alfieri di quella Italia che ha dato al mondo sapienza, leggi, poemi; gli alfieri di quell'Italia che non cambia bandiera, che non si vende, che non rinnega, che non tradisce e che non offende. Per quarant'anni Giorgio Almirante e Pino Romualdi hanno rappresentato la politica della coerenza quando era difficile essere coerenti, la politica della pulizia in un momento in cui troppe volte essere politici significava essere corrotti, e, soprattutto, hanno rappresentato la politica del coraggio.
Passionali, irruenti, generosi e profondamente umani. Erano della vecchia guardia, di quelli che nel dopoguerra fecero il Partito, ridando motivo di speranza a tanti giovani che si erano ritrovati sbandati, vilipesi e braccati nell'Italia del C.L.N..
Giorgio Almirante e Pino Romualdi, avviandosi verso l'ultima dimora, hanno ricevuto l'omaggio non soltanto del popolo che, sempre con fedeltà e con assoluta onestà, hanno rappresentato, ma anche di tutta la classe politica del Paese, che con grande civiltà si è chinata di fronte a loro, scrivendo una pagina nuova nella storia dei rapporti umani e politici in Italia. Saranno certamente piaciuti ad Almirante ed a Romualdi le parole di Giancarlo Pajetta e di Nilde Jotti; avranno sicuramente apprezzato il cordoglio di Ciriaco De Mita e di Bettino Craxi: avversari sì, nemici no. Talvolta la morte dischiude spazi di civiltà davvero impensabili.
La loro onestà, la loro lezione di vita e di stile, per noi del Movimento Sociale Italiano, resterà sempre un patrimonio da conservare e un comandamento da seguire.
Nel ringraziarvi per l'attenzione da voi prestata nell'ascoltare queste parole, mi addentro nell'oggetto del mio ricorso. Non tratterò argomenti di carattere prettamente morale, perché ritengo che in quest'aula ci sia poco da dire sulla questione morale. Il fatto stesso che ci troviamo qui a discutere, per la seconda volta, su questo ricorso sta a significare che il problema morale rimane sicuramente fuori da quest'aula e non al suo interno. Non mi riferisco, ovviamente, a tutte le forze politiche: alcune infatti hanno a cuore questo problema, altre un po' meno, mentre altre, addirittura, non sanno nemmeno che cosa significhi.
Illustrerò il ricorso, quindi, soltanto sul piano tecnico, specificando quali sono le motivazioni, qual è la legge e quali sono i motivi per i quali noi chiediamo la decadenza da Consiglieri regionali dei vari inquisiti: Mario Andrione, Giuseppe Borbey, Guido Chabod ed Angelo Pollicini.
Ci tengo a premettere un'altra cosa: nel momento in cui è stato presentato il ricorso, non si sapeva quali personaggi si sarebbero candidati per le prossime elezioni politiche, per cui il ricorso è stato presentato nei confronti di tutti e quattro i Consiglieri che sono oggetto di un procedimento di carattere penale.
Se, prima della presentazione del ricorso, fossimo stati a conoscenza o avessimo previsto che alcuni Consiglieri avrebbero, correttamente e finalmente, riconosciuto e preso atto, soprattutto sul piano morale, dell'opportunità di non presentarsi, il ricorso sarebbe stato fatto esclusivamente nei confronti di quei personaggi che si sarebbero ricandidati per le prossime elezioni regionali. Il ricorso, invece, interessa tutti e quattro i Consiglieri inquisiti nel processo sul Casinò soltanto perché è stato presentato prima della definizione delle candidature per le liste elettorali.
Esso trova il suo fondamento, sia dal punto di vista procedurale che da quello sostanziale, nella legge n. 1257 del 5 agosto 1962, recante: "Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Vale d'Aosta". Tale normativa deve ritenersi quella espressamente e specificamente applicabile al caso in ispecie. Questa affermazione è confortata da un duplice ordine di considerazioni: la prima considerazione è che ci troviamo di fronte ad una normativa speciale e perciò non derogabile o abrogabile da altre di carattere generale, eventualmente sopravvenute; la seconda considerazione è che l'articolo 16 dello Statuto regionale valdostano, legge costituzionale n. 4 del 26.2.48, al primo comma stabilisce: "Il Consiglio della Valle è composto di trentacinque Consiglieri, eletti a suffragio universale, uguale, diretto e segreto secondo le norme stabilite con legge dello Stato sentita la Regione".
Orbene, la legge che qui viene invocata è l'unica, o comunque è l'ultima, in materia di elezione del Consiglio regionale, relativamente alla quale sia stata sentita la Regione. Quindi, al di là di ogni ragionevole dubbio, possiamo tranquillamente affermare che detta legge è l'unica applicabile al caso nostro.
Ci tengo a ricordarvi che noi stiamo affrontando le elezioni regionali della Valle d'Aosta con questa legge che, quindi, è tuttora valida, tuttora applicabile e deve essere tenuta nella dovuta considerazione da questo Consiglio, perché è su questa legge che noi ci dobbiamo pronunciare.
L'articolo 25 della legge elettorale n. 1257, al primo comma, statuisce: "Quando... un Consigliere regionale venga a trovarsi in una delle condizioni previste dalla legge come causa di ineleggibilità, il Consiglio regionale, con la procedura prevista dal proprio regolamento interno, ne deve dichiarare la decadenza, sostituendolo con chi ne ha diritto".
Voglio soffermare la vostra attenzione su questa frase: "...il Consiglio regionale... ne deve dichiarare la decadenza...", se sussistono gli elementi idonei all'applicazione della legge. La legge oggetto del ricorso è quella attualmente in vigore nella nostra Regione e, quindi, è quella la legge alla quale noi dobbiamo fare riferimento. All'articolo 25 essa dice testualmente: "...con la procedura prevista dal proprio regolamento interno, ne deve dichiarare la decadenza...", se esistono i presupposti in base alla legge. In base alla legge, i presupposti esistono.
La normativa da applicarsi al caso nostro (art. 7, lett. b, della legge n. 1257) configura, quale norma di ineleggibilità, la pendenza di una lite con la Regione.
Secondo un consolidato insegnamento giurisprudenziale, tale situazione di incompatibilità deve ritenersi integrata da un procedimento penale in corso. Non meno rilevante è il fatto che l'Amministrazione regionale si è già costituita parte civile contro i personaggi oggetto del ricorso.
Non va dimenticato, colleghi Consiglieri, che ci troviamo di fronte ad un processo penale in corso, con accuse molto pesanti, quali la concussione, perpetrata dall'avv. Mario Andrione quale Presidente della Giunta regionale e con abuso delle sue qualità e della sua funzione; l'accusa di peculato, con l'aggravante di aver cagionato all'ente pubblico regionale danno patrimoniale di rilevante gravità, perpetrato attraverso atti eccedenti il potere assegnato al Presidente della Giunta e agli Assessori alle Finanze (ex Assessore Chabod) ed al Turismo (ex Assessore Pollicini), e con l'aggravante di aver cagionato all'ente pubblico regionale danno patrimoniale di rilevante gravità (accuse di peculato nei confronti dei Consiglieri Andrione, Pollicini, Chabod e Borbey); accuse ancora di malversazione e falso per il Consigliere Mario Andrione.
Non dobbiamo dimenticare, colleghi Consiglieri, che noi, in questo Consiglio regionale, abbiamo votato una delibera di costituzione di parte civile per conto della Regione Valle d'Aosta, che noi rappresentiamo. Oltre tutto, sarebbe veramente amorale e vergognoso, sul piano politico, votare una delibera con la quale si richiede la costituzione di parte civile contro i Consiglieri inquisiti, se poi in questa occasione ed in questa riunione, in cui proprio noi dovremmo chiedere che questi personaggi siano allontanati dal Consiglio regionale, votassimo a loro favore. Sarebbe veramente una disonestà morale e politica per quei Consiglieri che si comportassero in questo modo, perché ritengo assurdo ed inaccettabile costituirci noi parte civile e chiedere noi i danni, contro gli amministratori coinvolti in questo processo, e poi, a nostra volta, essere proprio noi a votare a loro favore e quindi a votare perché essi rimangano in Consiglio regionale, contro l'applicazione di una nostra legge.
Posso affermare con assoluta certezza che, a fronte del processo penale in corso ed a fronte della costituzione di parte civile da parte del Consiglio regionale, che noi rappresentiamo, e dell'Amministrazione regionale, l'ipotesi di ineleggibilità, ai sensi dell'art. 7, lettera b, della legge n. 1257 del 1962 e successive modifiche ed integrazioni, è pienamente applicabile ed è quindi su questo che io inviterei le forze politiche a discutere ed eventualmente ad intervenire. Se l'atteggiamento delle varie forze politiche fosse contrario alla logica applicazione della legge, esse dovrebbero avere almeno il coraggio politico di dichiarare quali sono le motivazioni per le quali respingono questo ricorso.
Ad avvalorare questo giudizio posso citare il parere espresso in data 15 giugno 1987 dal prof. avv. Claudio Dal Piaz, consulente della Presidenza del Consiglio. L'avevo già citato la volta scorsa, ma ci tengo a segnalarlo anche questa volta, perché si tratta del parere di un grande avvocato, che è al di sopra delle parti e che dà dei giudizi prettamente favorevoli alle motivazioni del ricorso. L'avv. Dal Piaz dice:
"Discende con evidenza che, ritenendosi tuttora vigente, per la Valle d'Aosta, la citata legge statale n. 1257 del 1962, è e rimane sufficiente, per determinare una situazione di ineleggibilità e quindi di decadenza, il solo fatto della pendenza di un procedimento penale, in qualsiasi stato o grado del procedimento stesso, indipendentemente dalla intervenuta o meno costituzione di parte civile della Regione".
Ribadisco per l'ennesima volta che vi è già stata costituzione di parte civile da parte dell'Amministrazione regionale.
"Per quanto poi si riferisce alle ipotesi sub b 1, la situazione di ineleggibilità, e quindi di decadenza, sussiste del pari nel caso di giudizio pendente di fronte alla Corte dei Conti per l'accertamento di responsabilità amministrativa, costituendo tale giudizio, secondo la corrente interpretazione, una lite pendente (secondo la vecchia normativa statale) e comunque un procedimento amministrativo (secondo la nuova) sufficiente in ogni caso a determinare appunto la situazione di ineleggibilità".
Penso che il parere di questo illustre avvocato allontani da noi ogni ombra di dubbio sulla validità del ricorso.
Ho voluto fare una disquisizione di carattere tecnico per dimostrare senza ombra di dubbio che sussistono tutte le cause di ineleggibilità e che quindi il Consiglio regionale, oggi, deve provvedere alla decadenza dalla carica di Consigliere regionale dei signori Mario Andrione, Giuseppe Borbey, Guido Chabod ed Angelo Pollicini.
Riconosco che per tre dei quattro personaggi che ho citato il problema è puramente formale, considerato che hanno avuto, il Consigliere Pollicini prima, i Consiglieri Chabod e Borbey dopo, la sensibilità politica e soprattutto morale di non ripresentarsi candidati alle prossime elezioni regionali.
Per questi motivi vi invito al senso di responsabilità, accogliendo il ricorso e dando così dimostrazione alla pubblica opinione ed all'intera comunità valdostana che la moralizzazione viene fatta veramente, con i fatti e non soltanto con le parole. Vi ringrazio per l'attenzione. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.
DE GRANDIS (P.R.I.): Innanzitutto vorrei rivolgere al Movimento Sociale Italiano le condoglianze del Partito Repubblicano per la morte di Giorgio Almirante e di Pino Romualdi.
Per quanto riguarda il ricorso presentato dal Consigliere Aloisi, io sono estremamente perplesso, non tanto perché il ricorso non potesse essere presentato, come fu presentato tempo addietro dallo stesso Consigliere Aloisi, ma perché, per la stessa questione, il giudizio sulla sopravvenuta ineleggibilità dei Consiglieri Andrione, Borbey, Chabod e Pollicini è sospeso presso la Corte d'Appello di Torino, perché quest'ultima ha ritenuto di sottoporre le norme in questione al giudizio della Corte Costituzionale, per valutare se non vi sia una manifesta illegittimità costituzionale.
Ora, la domanda che mi pongo come Consigliere regionale e come cittadino, non avendo le doti per disquisire giuridicamente, come fa il Consigliere Aloisi, è se sia proponibile un ricorso quando un ricorso identico è già all'esame della Corte d'Appello di Torino e della Corte Costituzionale.
A me viene un dubbio e cioè che qui si vogliano tranciare giudizi in modo sommario, che si voglia trasformare quest'aula in una sorta di tribunale speciale di infausta memoria e che si voglia, infine, approfittare di alcune disgraziate vicende giudiziarie per farsi della facile pubblicità elettorale.
Io non sono disponibile a camminare su questa strada. Sono pienamente convinto che il ricorso a suo tempo presentato dal Consigliere Aloisi, attualmente all'esame della Corte d'Appello, debba fare il suo corso; che correttezza ed onestà intellettuale ed anche morale, della quale il Consigliere Aloisi si riempie la bocca, ci impongono di attendere quel giudizio, dopodiché potremo, o potranno eventualmente coloro che lo riterranno opportuno, avanzare altri ricorsi per altri o per gli stessi motivi, ma certamente non in questa fase.
Ora vi è un giudizio in corso e noi abbiamo il dovere di attendere l'esito di questo giudizio. Ogni manovra che si può inserire in questo periodo, secondo me, non ha significato, non ha valore giuridico, ma, soprattutto, non ha nessun valore morale, anzi ha un valore amorale, perché vuole approfittare di una situazione di difficoltà per trarne benefici di carattere elettorale per il proprio partito o per la propria persona.
Per queste ragioni io non voterò per l'accoglimento del ricorso.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Devo dire che la vicenda del Casinò pesa ancora sulla testa di questo Consiglio e pesa ancora sulla testa della collettività valdostana. Devo riconoscere che chi, con molta superficialità, aveva detto che, con il deposito della sentenza di rinvio a giudizio, il caso della vicenda Casinò era chiuso, ha commesso, a mio avviso, un errore politico notevole.
Questo caso è ancora qui, ben presente: è iniziato cinque anni fa e tiene ancora banco in un Consiglio che avrebbe già dovuto chiudere i battenti e attende una presa di posizione da parte di tutti noi.
Dal punto di vista politico il nostro giudizio è estremamente negativo: è un giudizio che ci fa pensare, che ci fa riflettere e con noi dovrà riflettere l'intera comunità valdostana; tuttavia, non entriamo nel merito, non l'abbiamo mai fatto e tanto più non lo facciamo in questo momento elettorale, difficile e tormentato, in cui una parola in più o in meno si presta ad interpretazioni di parte.
Noi riteniamo che il Consigliere Aloisi, dal suo punto di vista, abbia svolto il suo mandato, interpretandolo in un certo modo. Sarà lui a farsene carico di fronte agli elettori. Credo che uno stesso giudizio, obiettivo e sereno, possiamo pretenderlo noi socialisti, che abbiamo tenuto un atteggiamento sostanzialmente diverso. Riteniamo però che, a questo punto, ogni giudizio non spetti più a noi.
Volutamente non mi addentrerò in sottili questioni giuridiche. Quando la politica si confonde con i codici, finisce per essere una strana cosa che non ha più valenza; quando la politica rischia di essere influenzata da interpretazioni di carattere giuridico, sovente finisce per non essere più tale e per non svolgere più la propria funzione di raccordo con la collettività, quella funzione di tipo diverso, che serve alla gente per partecipare alla gestione della cosa pubblica.
Proprio perché abbiamo un concetto della politica di una certa natura, io credo che in questo momento dobbiamo stare attenti ad evitare che si strumentalizzi, anche da un punto di vista elettorale, la vicenda Casinò. Lo diciamo perché, fin dall'inizio, abbiamo avuto sentore che se noi avessimo inciso su quell'argomento più di quanto hanno già fatto le vicende giudiziarie, avremmo commesso un errore, in quanto l'immagine della Valle d'Aosta avrebbe patito un ulteriore contraccolpo di origine, questa volta, interna.
Io credo che in questo momento sia difficile valutare serenamente le cose, interpretare i codici ed emettere altri giudizi di ordine morale e politico. Il corpo elettorale è ormai sollecitato da ogni parte e, nella piena consapevolezza delle sue funzioni, emetterà un giudizio su tutti noi e sul nostro operato.
Devo dire che, nella vicenda Casinò, si sono manifestati atteggiamenti diversi, che anche noi giudichiamo in maniera diversa: alcuni colleghi Consiglieri hanno ritenuto di fare un passo indietro, mentre altri hanno ritenuto di assumere un atteggiamento diverso. Alla fine della legislatura, pur apprezzando coloro che hanno ritenuto di dover fare un passo indietro, io ritengo che il voler riproporre qui un dibattito sulla opportunità o meno di chi invece ha scelto una strada diversa, sarebbe estremamente pericoloso, perché, torno a ripetere, il clima rischierebbe di far emettere dei giudizi che non sarebbero sicuramente all'insegna della serenità.
Noi, fedeli ad un principio che fin dall'inizio abbiamo sempre adottato in quest'aula, come tengo a sottolineare, e fedeli ad un'impostazione che non ci ha mai visti cavalcare nessuna tigre, non vogliamo farlo neanche in questo momento. Abbiamo apprezzato certe sensibilità politiche ed abbiamo apprezzato meno altre insensibilità. Con questo, però, non vogliamo entrare, qui, nel merito di una vicenda che, peraltro, ha un valore molto, ma molto relativo.
Il 26 ed il 27 giugno il corpo elettorale valdostano esprimerà un giudizio e io credo che saprà valutare tutte queste cose e saprà dare, sull'intera questione del Casinò, una valutazione anche alla luce delle considerazioni che ogni cittadino avrà maturato da una vicenda così difficile e tormentata.
Io non ho altro da aggiungere e credo che, sotto questo aspetto, il nostro compito sia esaurito. Se si verificheranno situazioni analoghe, sarà il prossimo Consiglio ad esprimere con molta più serenità di noi giudizi definitivi, alla luce del giudizio che sarà stato emesso dal corpo elettorale. Quel giudizio non si riferirà solo a quanto previsto dai codici, ma sarà confortato anche dal parere degli elettori.
Ecco perché, dando un significato a ciò che abbiamo rappresentato in questi anni, in Consiglio, sulla vicenda Casinò, il nostro atteggiamento sarà di attesa e pertanto il Gruppo del Partito socialista si asterrà dalle singole votazioni. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Vorrei esprimere, innanzitutto, il mio dolore personale per il compagno radicale Enzo Tortora. Io, che ho una doppia tessera e che da oltre cinque anni sono iscritto al Partito Radicale, ho avuto modo di conoscere il compagno Enzo Tortora a Milano, in via Patti, dove mi sono recato a fargli visita, durante il periodo dei suoi arresti domiciliari. L'ho anche incontrato in due congressi del Partito Radicale e così ho avuto modo di conoscerlo come uomo forte, vittima di una giustizia non giusta, che ha avuto il coraggio, e noi gliene dobbiamo dare atto, di aver provocato con le sue iniziative il referendum per una giustizia più giusta.
A quest'uomo coraggioso va la mia stima ed egli rimarrà per sempre nei miei ricordi, perché quando l'ho incontrato ho ricavato un'impressione fortissima.
A nome del Partito Socialdemocratico, voglio esprimere al Movimento Sociale Italiano le condoglianze per la perdita del Presidente Almirante.
Veniamo ora all'argomento del giorno. Se fossi un giornalista "libero", domani farei uscire un pezzo intitolato "L'arroganza del potere che sfida l'opinione pubblica" e aggiungerei come sottotitolo "Ma l'opinione pubblica si accorge di questa arroganza del potere?", perché qui ci troviamo proprio di fronte a questa arroganza ed a questa sfida nei confronti dell'opinione pubblica.
Certo, chi ha il potere si può anche illudere di portare avanti questa sfida nei confronti dell'opinione pubblica, ma io mi auguro che, come ho detto sopra, oltre a dei giornalisti "liberi", ci sia anche della gente "libera". Sono convinto che esiste, e ad essa, a questa gente non compromessa con il potere, noi inviamo il nostro messaggio.
Oggi, noi ci troviamo di fronte ad una situazione assurda, ma distinguo subito due casi. Il primo è quello dei Consiglieri che hanno ritenuto di non doversi più presentare alle elezioni regionali; bisogna riconoscere la loro onestà politica ed io gliene do atto, anche se i rapporti politici con alcuni di loro sono sempre stati tesi. Devo dare atto della loro onestà politica ed a loro auguro veramente di poter dimostrare la loro innocenza nel corso del processo.
Il secondo caso riguarda l'Union Valdôtaine e noi non possiamo sottovalutare, anzi dobbiamo evidenziare, che l'Union Valdôtaine ha ritenuto opportuno ripresentare nelle proprie liste il Consigliere Andrione, in un momento delicato, in cui la campagna elettorale coincide con il processo al Casinò. Non si può far finta che nulla sia successo: ci sono state delle sottrazioni di denaro pubblico e ribadisco che il Tribunale dimostrerà da chi sono stati sottratti questi soldi, questi miliardi di proprietà dei cittadini della Valle d'Aosta.
Non possiamo dimenticare che questa maggioranza si è distinta in tre settori: ha prodotto degli scandali, ha prodotto la disoccupazione, la sottoccupazione e la chiusura di diverse industrie ed ha prodotto infine l'ultimo capolavoro, il capolavoro dei capolavori, e cioè i concorsi truccati. Sarebbe sufficiente evidenziare questi tre elementi per far capire l'arroganza del potere.
Il Consiglio regionale, all'unanimità, aveva votato la costituzione di parte civile. Tutti sanno che cosa significa per un ente o per un privato costituirsi parte civile: significa che si invita la magistratura a condannare ed a far risarcire i danni, perché si ha già la certezza, come in questo caso, che sono stati prodotti dei danni nei confronti dell'Amministrazione regionale e, quindi, nei confronti dei cittadini della Valle d'Aosta.
Qui, noi stessi ci siamo costituiti parte civile e noi stessi abbiamo votato la costituzione di parte civile; oggi, invece, l'atteggiamento di alcune forze politiche cambia.
Visto che siamo alla fine della legislatura, per opportunismo politico io avrei potuto fare un intervento prudentissimo, come ha fatto qualche altra forza politica. Ci sono di quelli che aspirano a tutti i costi ad entrare nella maggioranza e sono sullo zerbino da anni per coltivarsi il proprio orticello, per qualche lenticchia. Io credo, invece, che un Consigliere regionale abbia il compito di difendere gli interessi della comunità valdostana e non debba badare all'opportunismo politico. Lo facciano pure, forse avranno ragione loro e torto io! Forse li vedremo salire sul carro della maggioranza nel corso della prossima legislatura, ma speriamo che scivolino subito, anche perché è facile intuire come possano scivolare.
Io non uso questo metodo e, ritornando alla questione della costituzione di parte civile, ricordo che il voto del Consiglio regionale è stato unanime. Oggi, invece, nonostante la presenza di un elemento in più, rispetto alla prima volta, quando fu presentato lo stesso ricorso, quando cioè non c'era ancora la costituzione di parte civile - mentre oggi c'è la certezza della costituzione di parte civile e della richiesta del risarcimento dei danni nei confronti degli imputati e quindi è certo che noi, e cioè la Regione, nell'interesse dei cittadini, chiediamo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni -, non si vota e c'è chi si astiene. Vedremo cosa faranno le altre forze politiche, ma sono convinto che respingeranno questa richiesta di ineleggibilità.
Si usa, inoltre, la legge elettorale a proprio uso e consumo: eppure, noi andiamo alle elezioni con questa legge elettorale, che prevede anche una causa di ineleggibilità. A proprio uso e consumo viene applicata anche l'autonomia: diciamo che vogliamo essere regione autonoma, a differenza delle altre regioni, mentre adesso, gli stessi imputati chiedono l'incostituzionalità della legge elettorale regionale. Ma, allora, questa autonomia la usiamo quando vogliamo noi, secondo quello che ci interessa? Prima, questa legge elettorale ci andava bene, anzi eravamo in vantaggio nei confronti delle altre regioni; oggi, invece, diciamo: "No, noi non vogliamo essere diversi dalle altre regioni per la nostra autonomia, ma vogliamo essere come le altre regioni!". Forse, tra un mese, chiederemo il contrario di quello che chiediamo oggi, interpretando la legge ad uso e consumo, secondo i momenti e le necessità.
Riferendomi al Consiglio regionale che risulterà dopo le elezioni del 26 giugno, rivolgo questa domanda a voi colleghi Consiglieri: "Immaginate che cosa succederà nel primo Consiglio regionale?". Io penso che si riproporranno gli stessi casi di ineleggibilità.
Oggi, vogliamo rinviare questo problema? Ma voi pensate che le forze politiche dell'opposizione lascino stare e abbandonino questo discorso e non lo ripropongano nel primo Consiglio o nei primi Consigli della prossima legislatura? Credo che nessuno di voi pensi una cosa del genere. Allora questo problema va risolto, perché esistono chiare e specifiche condizioni di ineleggibilità e non si può far ricorso ai numeri, perché è assurdo ricorrere, ancora una volta, ai numeri.
Invito, quindi, tutte le altre forze politiche a riflettere su questo argomento. Certo, ci sono movimenti e partiti politici che non si preoccupano assolutamente dell'opinione pubblica, perché probabilmente sono legati da affari o da clientelismo, fattori questi ultimi che prevalgono sul fattore politico, tuttavia io invito le forze politiche a riflettere, perché credo che ci siano tutte le condizioni per votare l'ineleggibilità dei Consiglieri contro i quali è stato presentato il ricorso, e tra loro distinguo in modo particolare il Consigliere Andrione.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Nel settembre del 1983 abbiamo cominciato con la vicenda Casinò e, nel giugno del 1988, continuiamo ancora a discutere della stessa vicenda, che ha pesato molto e che ancora continua a pesare.
Oggi, per la seconda volta, ci troviamo a discutere di un ricorso per sopravvenuta ineleggibilità di alcuni Consiglieri. Si tratta di una votazione ripetitiva, che di fatto, rispetto a questa legislatura, non potrà avere alcuna efficacia pratica. La valutazione, pertanto, potrà essere soltanto di tipo politico.
Dal punto di vista tecnico-giuridico noi ci eravamo già espressi la volta precedente, quando avevamo detto di essere per il rispetto delle procedure o per il loro adeguamento. Fino ad oggi, la legge elettorale che riguarda la Valle d'Aosta prevede che, in caso di lite pendente, i Consiglieri siano da considerarsi ineleggibili. Per noi, queste norme vanno rispettate oppure la legge deve essere adeguata.
Riconfermiamo perciò la posizione che avevamo tenuto la volta scorsa e voteremo per la decadenza di tutti i Consiglieri che si trovano in queste condizioni, perché le norme sono queste e, finché non vengono modificate, a nostro giudizio vanno rispettate.
Un pochino più diversificato deve essere, però, il discorso politico. Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo che i Consiglieri rinviati a giudizio con l'accusa di aver danneggiato materialmente e moralmente la Regione avrebbero dovuto tener conto di questo fatto per loro iniziativa personale; ci troviamo invece nella condizione in cui alcuni Consiglieri, rispetto alla scelta da fare per la prossima legislatura, hanno voluto tener conto di questo elemento, mentre altri Consiglieri non lo hanno fatto.
Noi vogliamo solo ricordare il caso del Capogruppo alla Regione Piemonte, Revelli, e del Capogruppo al Comune di Torino, Quagliotti, che erano stati accusati di corruzione: si sono dimessi entrambi dai loro incarichi e, dopo cinque anni, sono stati riconosciuti completamente innocenti per non aver commesso il fatto e assolti con formula piena. Ci pare che questo sia il modo corretto di affrontare l'opinione pubblica; noi non pensiamo che debbano essere le forze politiche a costringere chicchessia a presentarsi o a non ripresentarsi.
Noi riteniamo che esista un rapporto tra il Consigliere e la pubblica opinione e che questo rapporto debba essere rispettato, pena la crescita della sfiducia nella pubblica opinione rispetto alle istituzioni. Ci pare che, in questo caso, alcuni Consiglieri abbiano tenuto conto di questa considerazione e che altri non l'abbiano voluto fare.
Dobbiamo dire che, sul piano politico, troviamo molto inopportuna la scelta di chi già è stato condannato, per aver danneggiato questa Regione, di ripresentarsi nelle liste per tornare in questo Consiglio e per riproporsi come amministratore di questa Regione. Ci pare che, in questa Valle d'Aosta, rispetto alla questione morale, ci siano alcuni punti da chiarire e che credo faranno parte del dibattito elettorale.
Noi non vogliamo fare questioni di tipo personale, perché sono antipatiche, però vogliamo che gli elementi politici vengano discussi con la dovuta pacatezza, ma con la dovuta fermezza. Riconfermiamo, quindi, il giudizio negativo su chi non ha sentito il dovere di mettersi da parte, in attesa che il procedimento giudiziario che lo interessava definisse completamente le sue responsabilità.
Ci dispiace dover dire queste cose, ci dispiace che questo Consiglio regionale si concluda ancora una volta con un dibattito sulla vicenda Casinò, ma ci dispiace soprattutto che nel prossimo Consiglio regionale, fin dalla prima seduta, perché non abbiamo dubbi su questo, debba riproporsi nuovamente la questione.
Noi siamo dell'idea che il Consiglio regionale abbia altri compiti e che tutti i Consiglieri-candidati dovrebbero avere l'obiettivo di dare alla Valle d'Aosta un Consiglio regionale che possa occuparsi delle grandi questioni di questa Regione. Abbiamo proposto che la prossima legislatura abbia un carattere fortemente costituente e che nell'ambito della discussione che si aprirà per le riforme istituzionali si possa andare a rivedere anche lo Statuto della Valle d'Aosta in senso più autonomistico. Certo è che se la prossima legislatura, come ormai appare certo, inizierà ancora con una discussione sulla vicenda Casinò, il lavoro del prossimo Consiglio forse non partirà con il piede giusto.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà;
SANDRI (N.S.): Nuova Sinistra, sull'"affaire Casino", ha sempre avuto una posizione chiara e precisa e pertanto non ritengo giusto abusare della vostra attenzione per ripetere tutto ciò che fa parte del nostro bagaglio politico su questo tema. Mi si consenta, però, di fare qualche osservazione strettamente legata all'occasione odierna, costituita dal secondo ricorso del Consigliere Aloisi contro l'elezione di quattro Consiglieri regionali: Andrione, Borbey, Chabod e Pollicini.
Credo che tutti abbiano la netta sensazione che il dibattito di oggi sia piuttosto morto e che non abbia più nulla da dire, perché è viziato alla base dall'inutilità dei suoi effetti. Se anche decidiamo di votare a favore delle ragioni dell'ineleggibilità, ciò non avrà alcun effetto pratico, mentre io credo che la gente voglia soprattutto chiarezza e cose concrete. Non è certamente con questi ricorsi che in Valle d'Aosta si può vincere la battaglia per la questione morale o perché l' "affaire Casino" vada in porto; si potrà ottenere ciò solo operando con correttezza e con precisione, senza lasciare nulla di oscuro o di grigio.
Mi si consenta anche di criticare chi, sfruttando l'occasione, ha voluto fare in quest'aula un briciolo di propaganda, citando anche dei morti. Mi dispiace che si debba parlare...
(...INTERRUZIONE del Consigliere BALDASSARRE...)
PRESIDENTE: Consigliere Baldassarre, ma non sa neanche cosa sta dicendo il Consigliere Sandri, lo lasci finire!
SANDRI (N.S.): Dicevo che si cerca di fare della propaganda elettorale in questa sede, utilizzando anche il fatto che, negli ultimi tempi, ci sono stati dei morti, vicini ad un grosso partito politico. Penso che si tratti di trucchi che non portano...
(...INTERRUZIONE dei Consiglieri ALOISI e BALDASSARRE...)
PRESIDENTE: Consigliere Aloisi! Consigliere Baldassarre, per cortesia! Il dibattito è stato tranquillo, lasciate finire il Consigliere Sandri, per cortesia!
SANDRI (N.S.): Io credo che in altri tempi non sarebbe passata inosservata la commemorazione di persone, sicuramente importanti per questo Stato, ma che qui in Valle d'Aosta sono ricordate per essere state molto confuse e legate a situazioni della seconda guerra mondiale e della Repubblica sociale italiana di Salò, che tante ferite ha provocato in questa Valle. Io penso che molti partigiani che sono stati qui dentro oggi si sarebbero opposti con grande fermezza alle pagliacciate a cui abbiamo dovuto assistere per strumentalizzare il dibattito. Bene hanno fatto, pertanto, quelli che mi hanno preceduto a staccarsene con tono pacato e tranquillo, proprio perché il dibattito non meritava quella impostazione.
Per quanto riguarda la situazione politica a cui si rifà questo ricorso, io sottolineo tre aspetti fondamentali.
Il primo, come è già stato sottolineato da molti, concerne la circostanza che, mentre alcune persone si sono comportate correttamente di fronte alle imputazioni ed al rinvio a giudizio in cui la Regione Valle d'Aosta si è costituita parte civile, altre non hanno saputo mantenere la stessa correttezza di giudizio e assumere le decisioni conseguenti. Crediamo di dover rimarcare che alcune persone hanno deciso di attendere il giudizio della magistratura e di non ricandidarsi per concorrere all'amministrazione della Regione.
Questo è un fatto positivo; lo avevamo già detto nelle precedenti discussioni e lo ridiciamo oggi con fermezza e con chiarezza.
Anche se il nostro giudizio sull'operato di queste persone nell' "affaire Casino" può essere pesante, e per alcuni aspetti sicuramente lo è, tuttavia, al di là delle differenti posizioni e giudizi, diamo loro il merito di aver tenuto conto della saldezza delle istituzioni.
Per contro, credo che chi si è voluto ripresentare debba essere ancor più accusato di non essersi reso conto che in questi cinque anni, grazie al lavoro di tutti all'interno della commissione sul Casinò, grazie al lavoro di tutti all'interno di questo Consiglio, nelle cose che abbiamo fatto e che abbiamo voluto costruire, pur nella differenza delle nostre posizioni, noi abbiamo dato la prova della volontà di uscire correttamente, pur senza dimenticare, da una determinata situazione. Secondo me questi cinque anni di storia sono stati estremamente importanti, perché in essi sono state fatte molte cose.
Io credo che il giudizio da esprimere su chi, malgrado questi cinque anni malgrado le conclusioni della commissione consiliare, si è voluto ugualmente ricandidare sia proprio quello di non essersi reso conto che la storia è andata avanti e che questa Regione ha saputo difendere le proprie istituzioni e mantenere saldo un riferimento politico di cui la gente aveva estrema necessità.
Pensiamo solo a che cosa sarebbe potuto succedere se ci fossimo lasciati andare alle istanze ed alle isterie dei soliti Consiglieri che utilizzano il moralismo per fini biecamente personalistici, a che cosa sarebbe diventato questo Consiglio se avessimo ceduto a questo bisogno di scandalismo. Questo, però, non è successo per l'apporto di molti, consci ognuno delle proprie posizioni e del proprio ruolo politico.
Oggi, senza nessuna difficoltà, possiamo tranquillamente dire che questa Regione è stata salvata proprio dal senso di responsabilità che ha unito molti di noi, ma non tutti e questo ci dispiace. Non ha unito, ad esempio, coloro che hanno voluto ripresentarsi alle elezioni del 26 giugno prossimo per il rinnovo del Consiglio regionale, non ha unito coloro che in questo Consiglio sanno presentare solo delle questioni formalistiche e che in cinque anni non hanno mai portato delle proposte concrete.
Per quanto riguarda più strettamente la parte cosiddetta "giuridica", Consigliere De Grandis, io credo che il rinvio a giudizio e la costituzione di parte civile siano delle motivazioni sufficienti per renderci conto che non si tratta del ricorso di uno che voglia interrompere il lavoro o che voglia mettere in crisi le nostre istituzioni. La nostra legislazione, peraltro, non esclude completamente questa possibilità, perché esistono dei meccanismi che effettivamente potrebbero disturbare il buon funzionamento del Consiglio, anche se nel nostro caso la situazione è estremamente diversa, perché questo Consiglio, con la costituzione di parte civile, ha espresso un giudizio ben chiaro.
Credo tuttavia che non ci siano dubbi sulla costituzionalità delle norme alle quali ci stiamo riferendo. Diciamolo pure con tranquillità, perché abbiamo una sentenza di quest'anno della Corte costituzionale, nella quale si ribadiscono piuttosto chiaramente alcune cose, e mi scuso se citerò alcune frasi di questo dispositivo. Si tratta di un ricorso per ineleggibilità che riguarda la Regione siciliana, ma le norme sono del tutto simili. La Corte dice testualmente:
"Con orientamento costante e da tempo consolidato....", e cita delle sentenze dalla n. 57 alla n. 85, "...questa Corte ha dato del diritto di accesso alle cariche elettive, garantite a tutti i cittadini dall'articolo 51 della Costituzione, un'interpretazione tendente a massimizzarne la parità di godimento su tutto il territorio nazionale e con riferimento ad ogni tipo di elezione, comprese quelle regionali, comunali e locali".
Dicendo questo già risponde, per esempio, alle diatribe che c'erano state in sede di commissione, anche se noi ritenevamo che la legislazione vigente per le elezioni comunali avesse dei riflessi anche per le regionali.
La Corte continua: "Più precisamente, proprio in riferimento a precedenti giudizi relativi alla Sicilia, che, come tutte le altre regioni ad autonomia differenziata, ha in materia una competenza legislativa esclusiva, questa Corte ha affermato che la disciplina sui requisiti di accesso alle cariche elettive, anche comunali, deve essere strettamente limitata dai principi della legislazione statale, dal momento che l'esigenza di uniformità in tutto il territorio nazionale ben può discendere dall'identità di interessi che comuni e province rappresentano nei confronti delle rispettive comunità locali, quale che sia la regione di appartenenza, di modo che deroghe ai principi ed ai criteri adottati nella legislazione statale sul diritto fondamentale di elettorato passivo sono ammissibili soltanto in presenza di condizioni del tutto peculiari alle regioni interessate ed in ogni caso per motivi adeguati e ragionevoli, finalizzati comunque alla tutela dell'interesse generale".
La Corte Costituzionale, quindi, da molto tempo afferma che la legge in base alla quale il Consigliere Aloisi ha chiesto la dichiarazione di ineleggibilità dei quattro Consiglieri è costituzionale e presumibilmente il giudizio della Corte si esprimerà in questo senso. Ovviamente non è che Nuova Sinistra si permette di dire che cosa dovrà fare la Corte Costituzionale, però riconosce che questa sentenza è estremamente chiara, per cui io credo che non ci si possa appoggiare a questa circostanza.
In conclusione, per le ragioni espresse in premessa, noi avremmo preferito che non si facesse questo ennesimo Consiglio regionale. Ci ritroviamo a farlo e lo facciamo con serietà, assumendo un atteggiamento corretto anche nel momento del voto che, si intende, sarà anche pesantemente condizionato dal diverso modo in cui i vari Consiglieri si sono atteggiati di fronte alle istituzioni.
Il giudizio che noi esprimeremo nell'urna sarà valutato anche da questo atteggiamento e ci dispiace dover verificare che qualche Consigliere non ha ancora capito che siamo nel 1988 e che oggi, per progredire, la Regione Valle d'Aosta non ha certo bisogno di residuati del passato, ma di forze nuove.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Le problème de la déchéance des différents Conseillers avait déjà été présenté au mois de mai 87, lors du premier recours du Conseiller Aloisi. A ce moment-là déjà nous avions formulé une série de motivations selon lesquelles la requête du dit Conseiller serait repoussée.
Ces motivations étaient avant tout liées aux articles de la loi 1257, article 7, lettre b), et l'on soulignait qu'il était indispensable d'établir un lien entre ce qui s'était passé et le fait que cela se soit passé pendant l'activité du conseiller ou lors de son mandat.
Parallèlement nous avons eu le premier prononcé de la Cour d'appel déclarant nécessaire le prononcé de la Cour constitutionnelle; à présent nous attendons cette première réponse. Par conséquent je crois qu'il serait inutile de reprendre l'ensemble des motivations que nous avions expliquées à ce moment, motivations qui restent les mêmes. En effet la question de la "lite pendente", au-delà de la constitution de partie civile, ne s'insère pas dans le discours que nous avons présenté et dans les motivations avancées par le Conseiller Aloisi, selon le raisonnement que nous avions déjà soutenu en mai '87.
Ainsi, compte tenu du fait que nous aurons le temps, pendant cette campagne électorale, de faire des considérations politiques, il me parait inutile qu'on les fasse ou les refasse à ce propos, dans cette salle du Conseil.
Chacun de nous fera les considérations qu'il jugera les plus opportunes; les partis et mouvements ont opéré des choix et ont vu un certain débat et certains résultats. Aujourd'hui nous sommes ici pour nous prononcer sur une requête de déchéance et étant donné cette attente du prononcé de la Cour constitutionnelle, comme l'ont déjà dit d'autres Conseillers, et étant donné que la sentence, à laquelle faisait allusion le Conseiller Sandri, de la Cour constitutionnelle, par rapport à un recours de la Région Sicile, il s'agit d'une question différente - j'ai lu ces raisons et je crois qu'il serait inutile de faire un débat technique -, nous nous abstiendrons sur la requête de déchéance présentée par le Conseiller Aloisi.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Sarò breve, ma ritengo doveroso fornire alcune risposte.
Innanzitutto non voglio accettare le provocazioni che abbiamo sentito pronunciare da un rappresentante di una piccola forza politica, quasi inesistente a livello nazionale. Lo ritenevo più intelligente, invece ha dimostrato di essere alquanto demente su certi argomenti, perché...
PRESIDENTE: Consigliere Aloisi! Consigliere Aloisi!
ALOISI (M.S.I.): No, mi riferisco all'intervento del Consigliere di Nuova Sinistra, perché lo ritenevo un po' più intelligente. E' veramente vergognoso che, di fronte a certi argomenti, come la commemorazione di certi personaggi, anche solo come uomini, al di là quindi dell'aspetto ideale, si facciano le dichiarazioni che sono state fatte in quest'aula.
Al di là di questo e rientrando nel merito dell'argomento oggetto di dibattito, io voglio ringraziare alcune forze politiche per la sensibilità, per l'impegno e per la volontà dimostrata nel voler portare avanti un discorso corretto che, ci tengo a ribadire, è soprattutto imperniato sull'applicazione della nostra legge elettorale.
Io ho l'impressione, ma non è solo un'impressione, perché è una prassi ormai consolidata, che si voglia volutamente fare confusione. Volutamente qualcuno continua ad insistere che il Consigliere Aloisi voglia fare in questa aula il pubblico ministero, che il Consigliere Aloisi voglia trasformare quest'aula in un'aula di giustizia... Sono tutte menzogne e falsità che servono soltanto a depistare e ad ingannare, non dico i Consiglieri regionali, perché sono sufficientemente intelligenti per capire certe cose, ma ad ingannare l'opinione pubblica. All'interno del Consiglio regionale, qualcuno, pur capendo certe cose, volutamente, si nasconde dietro la logica dei numeri, si oppone oppure si astiene perché non vuole prendere posizione per calcoli di carattere interno o di partito oppure per calcoli elettorali.
Rivolgendomi ai Consiglieri della maggioranza che hanno parlato ed anche al Consigliere di opposizione di Nuova Sinistra, che mi ha stupito, ricordo che il problema di fondo è l'applicazione della nostra legge elettorale, punto e basta. Abbiamo fatto il ricorso nel mese di luglio e sappiamo che la Corte d'Appello di Torino non l'ha respinto, ma ha accettato una richiesta di incostituzionalità avanzata dai vari Consiglieri inquisiti, per cui ha rimandato il tutto alla Corte Costituzionale.
Ma la legge elettorale valdostana della quale noi stiamo discutendo è la n. 1257 ed è quella che deve essere applicata. Cerchiamo quindi di entrare correttamente nel merito delle idee e di non fare soltanto della demagogia. Oggi, la legge elettorale valdostana è la n. 1257, proprio quella che è oggetto del nostro ricorso: è sulla base di questa legge che noi stiamo affrontando la campagna elettorale. Se fosse vero il contrario, noi non potremmo fare le elezioni regionali. Ditemi se sbaglio o se dico una cosa corretta. Noi, quindi, siamo chiamati ad esprimerci su questa legge.
In base a questa legge, la sopraggiunta ineleggibilità nei confronti dei Consiglieri inquisiti è pienamente dimostrata: l'ho dimostrata parecchie volte nel passato e l'ho dimostrata sul piano tecnico anche oggi. Non si tratta, quindi, di venire qui a fare il pubblico ministero, ma si tratta soltanto di avere la volontà politica e morale di capire e di voler veramente fare giustizia e pulizia morale nella nostra Regione. Solo questo è il problema.
E' vergognoso sentire certe affermazioni! Noi, come Consiglio regionale, votiamo unanimemente la costituzione di parte civile e chiediamo i danni alle persone inquisite, danni arrecati all'Amministrazione regionale e poi permettiamo che rimangano qui e che venga violata la legge.
Sono d'accordo con quanto detto da qualcuno e cioè che sarebbe stato loro dovere mettersi da parte e non ripresentarsi alle prossime elezioni. Riconosco la volontà politica ed esprimo apprezzamento nei confronti dei colleghi che si sono messi da parte e gliene do atto; se però non avessero questa volontà morale e politica di farlo, che cosa dovremmo fare? Dovremmo aspettare che siano loro a decidere, violando l'applicazione di una legge? No!
Non avrebbe dovuto fare ricorso solo il Consigliere Aloisi, ma l'avremmo dovuto fare tutti insieme, perché questo è il nostro dovere! Avremmo dovuto impedire la vergognosa situazione che un personaggio, che è stato latitante per quattro anni, che è scappato e che ha permesso che gente innocente andasse in galera, continui a rimanere qui in questo Consiglio e continui a ripresentarsi alle prossime elezioni come se nulla fosse successo. Questa è la vergogna di questo Consiglio e la vergogna di coloro che non hanno il coraggio di prendere posizione. Questa è l'amara realtà!
Non facciamo, quindi, della facile demagogia! Non facciamo della demagogia dicendo che il Consigliere Aloisi vuole fare propaganda elettorale! Il Consigliere Aloisi l'aveva fatto prima e prima aveva detto che, comunque, avrebbe ripresentato ricorso, quando per tentare una giustificazione si disse: "No, per il momento, visto che l'Amministrazione regionale non si è ancora costituita parte civile, soprassediamo". Adesso, però, c'è la costituzione di parte civile!
Ma non è tutto, qui davanti a me ho le dichiarazioni dell'avv. Andrea Comba, che è l'avvocato difensore dei personaggi oggetto del ricorso. Che cosa dice l'avv. Comba, l'avvocato che difende quei personaggi? Io lo cito per dimostrare la vostra malafede in questo ricorso e la vostra cattiva volontà di fare chiarezza sul piano politico e sul piano morale. Egli dice testualmente:
"Si può configurare, quindi, una decadenza soltanto quando l'Amministrazione sia parte costituta in un giudizio contro l'interessato e questi sia in grado di influenzare l'andamento della lite e sia quindi possibile ritrovarsi in una situazione di conflitto di interessi; inoltre la causa di incompatibilità deve poter essere sempre rimossa dall'eletto.
La manifestazione di volontà da parte dell'Amministrazione di costituirsi parte civile in un procedimento penale non configura certamente l'ipotesi di lite pendente. Questa si ha solo quando 11 rapporto processuale si è costituito e non già quando il conflitto di interessi è soltanto allo stato potenziale.
Nel caso in ispecie la costituzione di parte civile non è ancora intervenuta, in quanto la Giunta regionale non ha ancora provveduto alla costituzione nel giudizio penale, ma ha semplicemente manifestato l'intenzione di farlo. La manifestazione di volontà può sempre, come ogni intenzione, essere smentita dai fatti successivi o anche modificata o revocata".
Che cosa dice, quindi? Dice che non c'è stata ancora la costituzione di parte civile e che quindi la Regione può anche cambiare idea, può anche rivedersi. Invece poi i fatti hanno dimostrato che la Regione ha votato all'unanimità la costituzione di parte civile. Tutto questo lo dice l'avvocato della controparte. E allora, qui vogliamo fare del fumo o dell'arrosto? Vogliamo nasconderci dietro dichiarazioni fantasiose in mancanza del coraggio morale di assumersi le proprie responsabilità?
Noi non accettiamo questo modo di fare politica e respingiamo le denigrazioni nei confronti del Movimento Sociale Italiano, che ha avuto il coraggio di portare avanti questi problemi, che sono enormi e che investono la questione morale regionale e la nostra presenza in questo Consiglio. Che cosa ci stiamo a fare qui, se non abbiamo il coraggio di fare pulizia? Che cosa ci stiamo a fare qui noi, se non vogliamo fare chiarezza anche nei confronti dell'opinione pubblica e dell'elettorato valdostano?
Questo è il problema di fondo e non basta fare i falsi moralisti, come qualcuno fa, come il rappresentante di un partito che a livello nazionale è il partito della moralizzazione. Quale moralizzazione? In cinque anni è sempre stato legato alla maggioranza! E' sempre stato attaccato alla maggioranza! Mai una volta ha avuto il coraggio morale di dissociarsi ed ora ha il coraggio di venire a dire che il Consigliere Aloisi, o il Movimento Sociale, vuole strumentalizzare. E' vergognoso! Queste affermazioni sono solamente vergognose!
Noi abbiamo la coscienza tranquilla, perché abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere. Noi siamo coscienti che, comunque sia, questo ricorso non sarebbe passato. Lo sapevo da prima e ne ho la conferma adesso, ma si tratta in ogni caso di una questione di principio, perché con questa nostra azione vogliamo dimostrare che noi portiamo avanti dei discorsi seri, fino in fondo, con onestà e con serietà, ma soprattutto con coraggio. E' vergognoso che certe forze di opposizione cerchino di criticare, di deformare e di ingannare l'opinione pubblica attaccando proprio questa azione moralizzatrice del Movimento Sociale Italiano.
Non ho altro da dire. Io ho portato avanti questo discorso con obiettività, con serietà e con coraggio, ma non è finita qui, perché andremo avanti, pur sapendo che questo ricorso non passerà, non certo perché il Consigliere Aloisi abbia torto, ma perché qui dentro, da cinque anni a questa parte, è sempre prevalsa la logica dei numeri ed è sempre prevalsa la logica della maggioranza contro la minoranza, anche quando la minoranza aveva delle proposte costruttive. Non è vero, infatti, quello che dice il Consigliere di Nuova Sinistra, che noi abbiamo fatto soltanto della protesta, perché abbiamo anche fatto delle proposte. Chiedo ancora all'Assessore Voyat, ad esempio, che fine ha fatto la proposta di legge presentata dal Movimento Sociale Italiano sulla prevenzione, diagnosi e cura dell'AIDS. Era una proposta costruttiva, ma è stata ignorata ed accantonata. L'amara realtà è che, oggi come oggi, l'opposizione, per fare bene il suo dovere, deve fare opposizione, perché qualsiasi sua proposta costruttiva sovente viene ignorata.
Concludo rivolgendomi alla sensibilità di quelle forze politiche e di quei Consiglieri che hanno a cuore il problema morale e dico loro: "Nel segreto dell'urna potrete essere tranquilli con la vostra coscienza: non fatevi condizionare ed intimidire da delle posizioni di maggioranza, di partito o di movimento!". Da una parte si tratta di scegliere di voler veramente moralizzare la nostra Regione, la vita pubblica e politica valdostana, e dall'altra di far solo del fumo, ma niente arrosto, ingannando l'opinione pubblica.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Sarò molto breve. Innanzitutto intendo riparare ad una mia non voluta omissione nel non essermi associato, nel mio precedente intervento, alle condoglianze per la scomparsa di Almirante e Romualdi, nonché per la scomparsa di Enzo Tortora. Rivolgo, quindi, al M.S.I. ed al Partito Radicale le più sentite condoglianze del Gruppo socialista.
Voglio fare, inoltre, un'ultima brevissima considerazione. Mi sarei risparmiato anche questo secondo intervento se qualcuno non avesse avuto un atteggiamento un pochino provocatorio nei nostri confronti. Io credo che la seduta di oggi testimoni come, a volte, la politica si trasformi in tutt'altro, magari in un facile scandalismo al quale noi non siamo mai andati dietro e ci siamo costantemente rifiutati di farlo.
Io credo che sia estremamente difficile pronunciare un qualsiasi giudizio su tutta questa vicenda, dapprima perché siamo sotto l'assillo di una campagna elettorale che non ci consente di essere sereni, e poi perché, come ho già detto nel mio precedente intervento, quando un politico deve interpretare i codici rischia sempre di interpretarli a suo uso e consumo. Personalmente non critico la battaglia di altri colleghi, ma voglio ancora una volta ribadire che questo non è, nel modo più assoluto, il nostro atteggiamento.
Qualcuno, in quest'aula, sovente ha scambiato il nostro senso di moderazione con una forma di appiattimento nei confronti della maggioranza: intendo difendere la posizione del Gruppo socialista ribadendo che la nostra azione è stata improntata ad un senso di estrema serenità di giudizio.
Questa legislatura non è stata facile, anzi è stata difficile e travagliata, ma io credo che, se in determinate occasioni si è potuta fare chiarezza fino in fondo sullo scandalo del Casinò, ciò è stato reso possibile anche grazie al nostro atteggiamento equilibrato e moderato. Se abbiamo potuto approfondire, sul piano strettamente amministrativo, certi aspetti di questa vicenda, ciò è anche stato possibile perché noi non ci siamo collocati, come invece qualcuno ha voluto fare, sul carro di chi doveva parlare contro tutto e contro tutti, ma, prima di esprimere dei giudizi, ci siamo messi in una posizione intermedia e di attesa.
Questo lo voglio ribadire, perché in quest'aula è risuonata una frase che ritengo offensiva nei nostri confronti: noi non abbiamo mai fatto della piaggeria nei confronti della maggioranza e non siamo mai stati sullo zerbino, anche perché la nostra azione politica qui in Consiglio è stata sempre propositiva e la difendiamo. Non abbiamo mai fatto un'opposizione crudele, ma un'opposizione costruttiva, e di questo ce ne vantiamo. L'azione del Gruppo, nel suo complesso, rimane agli atti di questo Consiglio e sarà giudicata dagli elettori.
Abbiamo cercato non solo di approfondire alcune tematiche, ma anche di proporre qualcosa di nuovo, e di questo ce ne facciamo giustamente vanto, perché così facendo non abbiamo fatto altro che il nostro dovere di Consiglieri regionali.
L'esito delle elezioni non dipende certo da noi, ma dal corpo elettorale, che io ritengo tanto maturo da saper valutare l'operato di ognuno di noi, al di là delle strumentalizzazioni di parte, al di là del fatto che qualcuno è partito sovente all'arma bianca contro tutto e contro tutti, dimenticando che il nostro primo dovere in quest'aula è di difendere questo consesso, la sua dignità e quella dell'intera comunità valdostana. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Io... Quanto sei stupido! Quanto sei stupido! Anche...
PRESIDENTE: Consigliere Baldassarre! Consigliere Baldassarre!
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Per fortuna non ti avremo al prossimo Consiglio regionale! Quanto sei stupido!
PRESIDENTE: No, Consigliere Baldassarre! Mi consenta, ma certi epiteti lì potrà dire fuori, ma non in quest'aula!
BALDASSARRE (P.S.D.I.): Signor Presidente, mi censuri, mi censuri! Il mio atteggiamento nei confronti del Consigliere Borbey voleva essere differente, ma mi continua a provocare: evidentemente ha ancora poco tempo per farlo. Dopo anch'io cambierò atteggiamento nei suoi confronti.
Dicevo che quando un partito svolge il suo ruolo di maggioranza o di opposizione, lo deve svolgere nel migliore dei modi. Non credo che esista un'opposizione dura e un'opposizione morbida: esiste l'opposizione politica, che va fatta in modo determinante e serio.
Se i colleghi del Partito socialista si sono ritenuti offesi da una frase che io ho pronunciato, credendo che fosse diretta a loro, ciò vuol dire che evidentemente si sentono un po' in colpa.
Certamente, come ha detto il collega Torrione, l'opposizione non deve essere distruttiva, perché deve anche presentare delle proposte, però deve essere opposizione; ma per fare opposizione si deve avere una linea politica ben precisa ed esserle coerenti. Se altri partiti dell'opposizione avessero fatto vera opposizione, forse avremmo risparmiato ai cittadini della Valle d'Aosta molti dei danni provocati da questa maggioranza. Ma alcune forze dell'opposizione, in alcuni momenti, si sono trovate d'accordo con la maggioranza: erano prudenti e non ritenevano di gridare allo scandalismo. Ma qui nessuno ha gridato allo scandalismo, se non con i fatti e con i veri scandali che si sono susseguiti.
Non mi preoccupa la polemica con il Partito Socialista Italiano, non mi preoccupa assolutamente; noi abbiamo una nostra linea politica e la seguiamo. Certamente vorremmo essere più vicini ai compagni socialisti, ma quando i compagni socialisti si avvicinano alle stanze del potere cercano di snobbare. Noi vi auguriamo di salire sul carro della maggioranza nella prossima legislatura; ve lo auguriamo di tutto cuore. Visto che hanno questa enorme passione e libidine nei confronti della maggioranza, lo facciano pure!
Vorrei evidenziare un fatto molto importante: la paura, al gioco del lotto, è indicata col numero 90; questa maggioranza ha paura di confrontarsi anche in questo momento ed infatti è stata annunciata la sua astensione. C'è una enorme contraddizione in questo atteggiamento. Dapprima, infatti, votano all'unanimità la costituzione di parte civile, nel primo ricorso votano contro l'ineleggibilità e oggi, infine, si astengono perché sono preoccupati di essere impallinati dagli stessi esponenti della maggioranza.
Ma vi sembra politicamente corretto questo atteggiamento della maggioranza? Oggi si astengono usando il trucco dell'astensione, perché hanno paura e non si fidano di se stessi. Hanno paura delle urne e si astengono, perché così si possono controllare e conoscere i nomi ed i partiti della maggioranza, ed evitano che vengano impallinati i loro stessi esponenti. Così si astengono! Hanno scelto la strada dell'astensione, quella di Ponzio Pilato, che è anche la strada della grande contraddizione che si è verificata in tre diverse situazioni.
Bene, Se questo è il vostro atteggiamento, ne prendiamo atto; noi, invece, andiamo fino in fondo e voteremo a favore dell'ineleggibilità. Visto l'atteggiamento dei partiti della maggioranza, saremo forse in pochi a votare. Astenetevi pure! Astenetevi! Ma questo vostro atteggiamento è contraddittorio! E' contraddittorio! Siete impauriti!
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, procederemo con separate votazioni segrete.
Pongo in votazione il ricorso per la ineleggibilità del Consigliere Andrione.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 33
Votanti: 8
Favorevoli: 8
Astenuti: 25 (Beneforti, Berti, Bondaz, Borbey, Breuvé, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Pascale, Pedrini, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone, Torrione e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Pongo in votazione il ricorso per l'ineleggibilità del Consigliere Borbey.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 33
Votanti: 9
Favorevoli: 8
Contrari: 1
Astenuti: 24 (Andrione, Beneforti, Berti, Bondaz, Breuvé, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Pascale, Pedrini, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Pongo in votazione il ricorso per l'ineleggibilità del Consigliere Chabod.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 34
Votanti: 9
Favorevoli: 8
Contrari: 1
Astenuti: 25 (Andrione, Beneforti, Berti, Bondaz, Borbey, Breuvé, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Pascale, Pedrini, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone, Torrione e Voyat).
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Pongo in votazione il ricorso per l'ineleggibilità del Consigliere Pollicini.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 33
Votanti: 9
Favorevoli: 7
Contrari: 2
Astenuti: 24 (Andrione, Beneforti, Bondaz, Borbey, Breuvé, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Pascale, Pedrini, Perrin, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone, Torrione e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Do lettura della deliberalizione in oggetto.
IL CONSIGLIO
- Visto il ricorso presentato in data 6 maggio 1988 dal Consigliere ALOISI Domenico per la decadenza dalla carica di Consigliere regionale di: Mario ANDRIONE, Giuseppe BORBEY, Guido CHABOD e Angelo POLLICINI;
- Vista la raccomandata R.R., in data 9 maggio 1988, prot. n. 647, con la qua le il Presidente del Consiglio ha dato comunicazione ai Consiglieri interessati dell'avvenuta presentazione del ricorso e dei termini per la presentazione delle controdeduzioni;
- Viste le controdeduzioni fornite dai Consiglieri interessati in data 16 maggio 1988;
- Ai sensi del combinato disposto degli articoli 7, 25 e 26 della legge 5 agosto 1962, n. 1257, e dell'art. 5 del Regolamento interno per il funzionamento del Consiglio;
DELIBERA
di respingere il ricorso del Consigliere regionale ALOISI Domenico, tendente a chiedere la dichiarazione di decadenza, per sopravvenute cause di ineleggibilità, dei Consiglieri ANDRIONE Mario, BORBEY Giuseppe, CHABOD Guido e POLLICINI Angelo.
