Objet du Conseil n. 298 du 28 décembre 1974 - Resoconto
OGGETTO N. 298/74 - Seguito repliche alle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.
Dolchi (Presidente) - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Chanu, Bordon, Milanesio, Jorrioz, Pedrini e Manganoni. Iniziamo quindi il dibattito.
La parola al Vice Presidente Chanu.
Chanu (DP) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, non credevo di dover andare a fare un corso accelerato di storia romana dalle ore 13 alle ore 16, anche perché francamente ero in forti difficoltà, come non siamo andati a lavare i panni in Arno, noi Democratici Popolari, tanto meno in questi ultimi periodi siamo andati a bagnarci i panni nel Tevere e quindi giustificherete queste mie povere e poche iniziali argomentazioni storiche per rinfrescare la memoria la pretoriano avvocato Bondaz, il quale ha fatto una lunga, dotta e storicamente e scientificamente ritengo valida, dissertazione e mi scuserà l'amico Mario Andrione se continuerò a chiamarlo Mario Andrione e non Diocleziano Mario Andrione.
Siamo fatti così, noi poveri Democratici Popolari, comunque l'amico Bondaz, nella sua dissertazione erudita di stamane, forse in buona fede ha emesso alcuni passi che sarebbe bene ricordare a tutti noi, sui ruoli giocati dai pretoriani nella successione del potere imperiale e, infatti, mi spiace che Bondaz non sia qui, comunque certamente i nastri, dico come dice Bordon, le cose rimarranno a verbale, comunque, se invece di aver avuto un po' troppa fretta, Gianni Bondaz, e correre innanzi per descriverci con dovizia di nomi e di citazioni com'è giunto al potere Diocleziano e ripeto, amico Mario Andrione, conoscendo bene Diocleziano, non voglio paragonarti a Diocleziano, un imperatore che tornava comodo alla tesi Bondaz, se Gianni avesse avuto la bontà di soffermarsi nell'excursus storico, non so se sui libri/romanzo di Montanelli o altro, a quello che accadde un secolo prima rispetto al secolo preso a fuoco dallo stesso Bondaz, egli si sarebbe ricordato che l'impero romano cadde in mano ai pretoriani verso il 190 dopo Cristo, infatti proprio in quell'anno essi ottennero da Commodo l'appalto del terrore e ne approfittarono - senti, non ti farà mai male, sei maestro in pensione quindi potrà servirti - e ne approfittarono per uccidere lo stesso imperatore, fra l'altro con la complicità di una certa Marzia, amante dello stesso imperatore, la quale amava fregiarsi dell'etichetta di cristiana, mal conciliante, evidentemente, tale sua pretesa con il mestiere di complice in assassinio. Sono comunque dissertazioni storiche, Andrione, si fanno così, per rivivere l'Aula di romanità che abbiamo rivissuto stamattina, comunque dicono gli storici che correva l'anno 192 dopo Cristo ed era il 31 dicembre e tale data ha segnato l'inizio del periodo della cosiddetta grande anarchia. Tutti infatti sappiamo che a Commodo succede Pertinace, il quale per rimettere in sesto le finanze, e qui ogni mio appunto all'amico Fosson è puramente casuale, fare economia e per fare economia pensò bene di licenziare molti pretoriani considerati fra i profittatori ma i pretoriani, a loro volta, dopo appena due mesi che li fecero, uccisero Pertinace e mettendo il trono all'asta; vinse l'asta e divenne imperatore un certo Didio Giuliano, il quale offrì tanti sesterzi da permettere a ciascun pretoriano di intascare una somma parificabile, beh, coi tempi della svalutazione, grossomodo, a circa quattro milioni di oggi, questo inizio non vuole dire niente e certamente non ha niente a che vedere con l'elezione di Mario Andrione a Presidente della Giunta ma, dato che ci si è buttati nella storia tiberina questa mattina, abbiamo voluto in questo intermezzo, in questo interludio, ristabilire una verità che certamente in buona fede o per non aver fatto l'excursus di tutti i secoli della storia romana, dall'amico Consigliere Bondaz era stata pretermessa e concludo questa parte pseudo-storica o storica, e vorrei entrare nel vivo della discussione, quindi lasciamo stare le voci di Roma, lasciamo stare i ricordi dell'Impero romano e veniamo alla nostra piccola Valle d'Aosta.
Vorrei prendere le mosse da due affermazioni o da due concetti che sono stati portati avanti dal Presidente della Giunta stamane e che già riverberavano in alcune dichiarazioni che sono state lette sulla stampa.
Sono i concetti di necessità e di transitorietà: si è fatta una Giunta necessitata, si è fatta una Giunta transitoria, bene, mi si permetta di contestare la validità di queste due affermazioni; necessità, quale necessità? E qui vorrei riallacciarmi a fatti recenti, a fatti che hanno visto il nostro movimento compartecipe di incontri, di proposte, di discussioni, di accordi di massima presi con i movimenti autoctono-regionalisti, i quali avevano, e non gliene facciamo certamente colpa perché erano in buona fede in questo invito, avevano preso l'iniziativa da noi accolta perché evidentemente tornava a conferma di una nostra impostazione che abbiamo sempre e in tutte le sedi ampliamente portato avanti, avevano invitato a incontri, a confronti, a soluzioni che avessero visto i movimenti regionalisti, tutti, quelli di serie A e quelli definiti di B, non so per quale motivo, non l'ho ancora capito, allo scopo si formare quella maggioranza, quel nucleo regionalista che avrebbe dovuto dare caratterizzazione e impulso al nuovo corso della politica e dell'Amministrazione della Regione della Valle d'Aosta e noi abbiamo accettato di buon grado questo invito, ci siamo trovati disponibili all'incontro, abbiamo discusso naturalmente ponendo avanti alcune pregiudiziali, strano a dirsi, ma le pregiudiziali di coloro i quali hanno, con me e con gli altri amici Democratici Popolari, partecipato a queste riunioni, strano a dirsi, non hanno mai fatto centro sul cosiddetto organigramma.
Abbiamo ritenuto, per coerenza e per logica di discorso, di dover dire e di dover pretendere, per avere un appoggio e una collaborazione organica, di sottolineare due punti: un programma e una Giunta che non si vendesse al miglior offerente; queste sono state le uniche nostre due pregiudiziali sulle quali non demordevamo e non demorderemo mai; un programma perché ritenevamo e riteniamo che il programma significhi qualcosa, che il programma non significhi soprattutto la comoda scarpa che può andare a calzare qualsiasi piede e un programma orientato a sinistra, senza etichette, ma orientato a sinistra e su questo concetto ritornerò, e da questo discendeva la seconda pregiudiziale poiché i gruppi regionalisti, di cui noi ci onoriamo di fare parte anche se stamattina da qualche banco ci si è gettati allo strame, non erano maggioranza assoluta; dovevano per forza di cose trovare un appoggio su altre forze che prescindevano dalla nostra caratterizzazione comune regionalista, per razionalità di programma non dovesse essere, non dovesse trovarsi altro che a sinistra e su queste due pregiudiziali abbiamo discusso parecchio, io non voglio fare la cronistoria giorno per giorno dei tanti incontri, degli incontri che hanno trovato i gruppi regionalisti impegnati a discutere il programma sul quale , prima del fatidico 20 dicembre si era trovato l'accordo, non voglio parlare delle lunghe riunioni nelle quali si è discusso dell'appoggio, del problema politico, dell'appoggio che, ripeto, noi ponevamo così come ho detto prima, e su cui alla fine, prima del 19 e del 20 dicembre esattamente, se la memoria non mi fa difetto, nella sera del 18 dicembre si era trovata una linea di abbordaggio, direi, nel fatto che i movimenti regionalisti tutti, Democratici, Popolari, Union Valdôtaine, Union Valdôtaine Progressiste, Rassemblement Valdôtain, avrebbero portato il loro programma e la loro iniziativa a conoscenza di una delle forze di sinistra, del Partito Comunista, ecco, come mai non il Partito Socialista?
E io qui vorrei chiamare a testimone la coscienza di quanti presero parte a quegli accordi, quando da parte nostra si diceva: "Noi vogliamo un appoggio a sinistra" e quando, da parte di coloro i quali, poche ore dopo questi fatti, pretendevano un appoggio esterno del Partito Socialista Italiano, ci si rispondeva quasi con pudore virgineo: "Oh mais non les socialistes, pour les communistes nous avalons la couleuvre, mais pour les socialistes, ah, non!" questo è il discorso che è stato fatto e su questa base, e qui mi riallaccio al discorso che faceva Monami, per l'ultimo approccio del 19 dicembre, ore 16 o 17, si andò a parlare con il Partito Comunista Italiano, facendo presente che tra le forze dei Democratici Popolari, lo faccio così, per ordine alfabetico, non è che voglia mettermi prima degli altri, del Rassemblement Valdôtain, dell' Union Valdôtaine Progressiste e dell'Union Valdôtaine si era trovato l'accordo anche sull'organigramma, quel famoso organigramma che è sembrato essere quello che doveva distinguere i Democratici popolari da assetati di potere a quello che invece era in effetti la realtà; perché, e qui apro un'altra parentesi, nell'occasione di quelle riunioni nelle quali i Democratici Popolari - mi scuso della mia immodestia - erano rappresentati dai generali, l'Union Valdôtaine era rappresentata dai luogotenenti perché i tenenti generali erano fuori Valle, vedremo dove, quando si giunse al problema dell'organigramma nel quale tutti credevano che qui venivano i noti al pettine, ebbene ditemelo se ci sono state difficoltà serie, se ci sono stati appigli di potere seri, portati avanti dai Democratici Popolari.
I Democratici Popolari, se avessero voluto mantenere le loro poltrone, e questo lo sanno parecchi componenti di questi banchi, potevano trovare soluzioni di comodo ben più facili anche se a loro meno accette ma, poiché i Democratici Popolari questioni di potere non ne hanno mai fatte, hanno preso quello che loro veniva nel 1973 e si sono dichiarati disponibili nel 1974 a mettersi in gioco, evidentemente non seguivano questa linea ma a loro interessava di più perseguire quella che era un'idea che li trovava consenzienti perché trovava rispondenza nel loro intimo, cioè di portare avanti questo incontro che non doveva più essere scontro fra regionalisti, di poter portare avanti una Giunta con una maggioranza ben orientata, tuttavia una Giunta dalle caratteristiche fondamentalmente regionali e quindi sul problema, sull'impasse dove tutti credevano che si dovesse rompere tutto, eh no, i Democratici Popolari non fecero, non fanno e non facevano e non faranno nessuna questione, i Democratici Popolari arrivano a dire: "Ma se proprio le cose stanno così, potremo sempre vedere la possibilità anche di un appoggio esterno nostro"; ebbene, superate le difficoltà si va all'incontro con i comunisti, naturalmente con l'ipoteca della preclusione socialista non mandata avanti da noi, non certo mandata avanti da noi, addirittura a un intervento in appoggio all'esterno e si fa il discorso e i comunisti, come abbiamo sentito stamattina, naturalmente dicono quello che dovevano dire: "È una proposta che dobbiamo valutare e ci riserviamo di dare a tempi brevi una risposta". Ma c'è di più, e questo è sempre per parlare della Giunta necessitata, perché tra le forze regionaliste, serie A e serie B che saremmo noi, si era anche detta un'altra cosa: si fa questa avance, naturalmente dobbiamo pensare e prevedere che da quarte del Partito Comunista Italiano la risposta può essere o un sì o un no o, come è più probabile, un "la studiamo e vi diciamo quello che pensiamo", comunque si è d'accordo che per il girono successivo, 20 dicembre, tutte le forze regionaliste ivi compresi noi, ivi compreso il Rassemblement Valdôtain, ivi compresa l'Union Valdôtaine, ivi compresa l'Union Valdôtaine Progressiste, dovranno dire: "Ci sono delle trattative che puntano su questa soluzione, sono trattative che non si sono ancora perfezionate, e rinviamo la seduta ed è con questo accordo che ci siamo lasciati, ed è sulla base di questo accordo che l'indomani mattina avevamo ancora, Dujany e il sottoscritto, contatti con i rappresentanti dell'Union Valdôtaine, questa volta con il rappresentante massimo, nel senso dell'organigramma di esecuzione, se non nel senso della Presidenza del Movimento con i rappresentanti nei Gruppi consiliari del Rassemblement, con i rappresentanti nei Gruppi consiliari dell'Union Valdôtaine Progressiste e ci si disse ancora alle ore 9,10-9,15: "Ah, va bene, dato che i comunisti non ci hanno dato ancora una risposta, facciamo un discorso molto alla leggera per non ingenerare possibilità di equivoci, di speranza nell'opinione pubblica, comunque, a parte che non accettiamo la tesi comunista, che si sapeva già in procinto di essere avanzata, del mandato esplorativo al Consigliere e Presidente, ragioniere Dolchi, eh beh comunque, dato che c'è questo, non facciamo delle dichiarazioni esplosive, comunque teniamoci sulle generali".
E va bene, poi è successo quello che è successo, coran populo, e quello che è successo coran populo è inutile che lo ripetiamo perché evidentemente è successo come è successo - proposta - proposta accettata di votazione immediata, cosa faccio, cosa non faccio, cosa facciamo, cosa non facciamo, comunque abbiamo avuto la prova del nove, forse abbiamo aspettato troppo, che evidentemente qualcosa bolliva in pentola, e questo mi fa fare giustizia nell'altra qualificazione di transitorietà della Giunta, che qualche cosa in pentola era bollito, non sotto l'ombra del campanile di Saint Bénin, dove facevamo la discussioni sui programmi e sugli organigrammi e sugli appoggi, ma evidentemente all'ombra del cupolone qualche cosa era successo, per cui tanti pudori di accettare i socialisti e appoggiare o cosa, passavano sotto silenzio, per cui formule che dovevano essere escluse in partenza dovevano venire invece immediatamente ingurgitate e quindi quando mi si parla della Giunta di necessità, sì caro Andrione, necessitas non habet legen, è vero, necessità non conosce rispetto, come si dice anche in italiano, ma quale necessità se non la necessità, evidentemente, e me lo permetterai di dire, di portare avanti un nome, una persona, Presidente della Giunta che, e qui non sono parole mie ma solo parole del tuo rappresentante nelle trattative dell'Union Valdôtaine, che ne corso delle trattative non avrebbe neanche dovuto essere messo in discussione, anche se i Democratici Popolari mettevano tutto in discussione, ed è questa la necessità.
Ecco perché l'ammantarsi di questo vestito di salvatore della Patria o della Valle d'Aosta non ci convince e tanto meno non ci commuove, così come non ci convince e non ci commuove e non ci lascia certamente speranze se non agganciandoci alla speranza espressa da Monami stamattina, il concetto di transitorietà, ma l'abbiamo sentita stamattina la vostra transitorietà per bocca dell'avvocato Andrione: questa è la transitorietà di Andrione, qui c'è stato un peana, un rinnovarsi, di una convergenza politica e no amministrativa e non sui problemi urgenti e poi vedremo come questa urgenza è stata trattata.
È una proposta che è stata presa dalla democrazia e giustamente dalla Democrazia Cristiana e vedremo poi, e giustamente, come un rilancio politico che certamente non è contingente, non è necessitato, ma che è definitivo per loro ed evidentemente di questo bisogna tenerne conto, e quindi, quando mi si viene a dire: "Le forze avranno tempo di trovare la loro collocazione, le forze politiche avranno tempo di preparare i loro arnesi di guerra, i loro arnesi di pace e disporsi nell'ambito del Consiglio regionale come meglio crederanno" e, nello stesso tempo dobbiamo sentire affermazioni quali quelle che sono state portate avanti dalla Democrazia Cristiana per bocca dell'avvocato Bondaz, evidentemente il concetto di transitorietà di cui ha parlato il Presidente della Giunta è un concetto che si identifica con l'ipocrisia; e questo ritengo che dal punto di vista politico si doveva e si deve dire: qui c'è stata una manovra che ha trovato una specie di "triangle de l'amitié" e stamattina venivo giù e vedevo "triangle de l'amitié", io sono un po' feticista dei simboli e delle lettere Chamonix-Chanoux; Martigny-Milanesio; Aoste-Andrione; un triangolo che evidentemente si è formato e si è saldato a mio avviso al di là e la di sopra delle povere delegazioni nella quali i poveri delegati dei Democratici Popolari partecipavano, sudavano e ponevano programmi e aggiornavano programmi e facevano collimare tesi e tendenze diverse, sempre in quell'ambito e in quella prospettiva a cui noi credevamo e a cui ci spiace, forse, di essere costretti a non dover credere in questo momento, anche se spesso... ebbene evidentemente questo triangolo, ah, non mi dite che si è saldato nella notte di San Bartolomeo, tra il 19 e il 20 di dicembre, quanto qualcuno dei delegati, dei rappresentanti dei movimenti autenticamente fra virgolette "regionalisti" ci faceva la manfrina del: "Noi socialisti" non possiamo credere che questa manfrina del "Noi socialisti" abbia potuto dissolversi come neve al sole nell'ambito di poche ore e perché? E questo perché noi lo ributtiamo a voi e ce lo spiegherete voi, e ce lo spiegheranno coloro i quali dall'inizio di questa legislatura hanno sparato a zero, contro il Partito Socialista Italiano a coloro i quali hanno portato avanti mozioni di fuoco che dovevano portare la "ruine" dappertutto e poi la "ruine" forse è venuta qui, perché la "ruine" di lassù ha continuato e vende i suoi appartamenti e tutto è naufragato nel più rassegnato silenzio, comunque, tornando a quello che è l'aspetto odierno della vicenda, ripeto, nessuna giustificazione di transitorietà e di necessità, qui si e voluto forzare la mano e dare corpo a questa convergenza che Monami ha definito di centro-sinistra perché, Monami, l'hai definito di centro-sinistra, no, guarda, adesso io la storia romana, ho mutato qualche cosetta prima per rispondere al mio caro amico Gianni, ma forse tu hai letto un libro di Calvio, il Visconte dimezzato, si trattava di una persona, di un nobile che, facendo la guerra contri i turchi, ha avuto la mala avventura di trovare qualcuno che con un assestato colpo di durlindana, ha tagliato a metà, non è morta né la metà di destra, né la metà di sinistra, ebbene questo tuo centro-sinistra è un centro-sinistra che vede una parte delle forze regionaliste, il Partito Socialista, con la parte di destra del Visconte dimezzato, che è stato riportato giù dalla soffitta ed è stato rispolverato per l'occasione e questo è quello che tu chiami la ricostruzione del centro-sinistra in Valle d'Aosta, no, non sono un saraceno e non ho tirato fuori la durlindana, caro Chabod, comunque sia, per conto nostro, questa maggioranza, questa specie di maggioranza, e qui ripeto le parole dette stamane assai meglio di me dal collega Dujany, questa specie di maggioranza, mi spiace, certo, certe volte le etichette pesano e mantenerle come il saio francescano, evidentemente, non può essere che una maggioranza di centro-destra e la destra è rappresentata da quel pezzo di Democrazia Cristiana che avete ritenuto di riverniciare e di riportare qui all'onore delle cronache, agli altari, anche se siamo in periodo natalizio e di Epifania, è questo, pensateci bene, è questo ed è questo, stai bravo, Chabod, guarda, ti ho sopportato e quindi andiamo avanti, vuol dire che tu risponderai caro Chabod, ma perché non ti senti di rispondere ma rispondi pure Chabod, anzi, siamo qui per parlare, risponderà Bordon, che credo che adesso avrà rimpolpato di ulteriori spingarde la sua colubrina, eh beh, ma questa è la politica, caro Chabod, ma non prendertela tanto e, d'altra parte, agli onori subentrano gli oneri, quando siamo andati noi a cavallo della tigre, non certo l'amico Chabod, ci ha detto: "Cara, vai avanti", adesso a cavallo della tigre o del tigrotto, non so cosa sia, del leoncino, ci sei tu e va beh, permetti che dica: "Guardate di che colore e con quali penumatici va questo leoncino o questo tigrotto", io non dico altro, caro Chabod e, se permettete, mi avvio alla conclusione perché ho visto che sto approfittando troppo... guarda Chabod, a me non fa né caldo né freddo, anzi, fa piacere, evidentemente per una volta mi sono preso questa soddisfazione di vederti un po' arrabbiato, mi sono sempre trattenuto tanto dal farti arrabbiare eh beh, permetti che una volta, no?
Comunque, concludendo, ripeto, è una maggioranza che noi qualifichiamo non di centro-sinistra, come formalmente potrebbe essere, ma di centro-destra e forse con una leggera colorazione, e qui la colorazione, mi spiace, gliela danno i socialisti, quel leggero rosé che può far dire: "I problemi della sinistra sono portati avanti da parte dei socialisti i quali hanno fatto una scelta", lo diceva stamane Monami, hanno fatto una scelta, hanno ritenuto, a mio avviso sono andati addirittura oltre la sponda destra, di rientrare nell'alveo delle impostazioni governative e va bene, lo vedremo, è certo però, e qui devo soffermarmi soltanto su alcuni punti dell'esposizione programmatica del Presidente della Giunta, che io ho avuto questa strana sensazione, non togliamoci, non mettiamoci i bavagli davanti agli occhi, soprattutto coloro che hanno fatto parte della maggioranza, ci sono problemi che scottano, ci son problemi nei quali effettivamente ci siamo già trovati in posizione di difficoltà ideologica, l'uno con l'altro, ci sono problemi che sfuggivano e che sfuggono, ebbene, questi problemi come vengono affrontati dal Presidente della Giunta, della nuova Giunta, con un sistema veramente ottimo, ottimo lo dirò per che cosa poi; un sistema ottimo dove è sufficiente la semplice petizione di principio, va bene, si fa la petizione di principio dove è sufficiente ritenere di risolvere i problemi dell'istruzione con l'incentivazione delle biblioteche e va bene, lo si dice, ma dove vengono i nodi non si dice niente e ci saranno i conti, e ci saranno le programmazioni, e si vedrà e non pretendete che, e non abbiate fretta che, però... eh beh, allora devo dire: avete trovato la formula per rimanere al potere più a lungo possibile, l'unica formula è quella di non affrontare seriamente i problemi, di continuare a parlarci, di continuare a dire che ci saranno i calcoli da fare, ci saranno le questioni da verificare, il problema della casa lo si vedrà così, la legge urbanistica la si vedrà cosà, bah, io qui addirittura non riesco più a capire niente, si riporta avanti il progetto, che noi Democratici Popolari sostenevamo anche in sede di maggioranza, della famosa legge varata in Commissione presieduta da Manganoni e da Maquignaz, ma da chi questa legge è stata sabotata, da chi questa legge è stata insabbiata se non dal Partito Socialista Italiano? Ma il Partito Socialista Italiano non è più con noi, è con voi e questa, Andrione, questa patatina te la vedrai tu, come tutte le altre, ma se le patatine vengono viste come le hai fatte vedere oggi nella tua esposizione programmatica, ebbene, si è trovata, a mio avviso, una soluzione che ti garantirà anche venticinque anni di potere ma che non garantirà la soluzione di nessuno di questi problemi alla Valle d'Aosta.
E con questo, come detto già dal collega Dujany, i Democratici Popolari non vogliono fare né i rissosi né i bizzosi, certamente vogliono dire e dicono le cose che ritengono di dire e di dover dire, faranno la loro opposizione in un gruppo, nonostante tutto e nonostante gli sforzi di tanti, che si presenta omogeneo con i suoi otto componenti e che continuerà, nonostante gli sforzi e le speranze di tanti, a rimanere omogeneo e faranno, e svolgeranno il suolo della loro opposizione , lo vogliono svolgere come diceva Dujany non rissosamente; e qui Andrione, vorrei che questo discorso che non è un discorso, queste considerazioni mie non devono suonarti come dichiarazione di guerra a oltranza, noi non dichiariamo guerra a nessuno.
Noi diciamo le cose come riteniamo che siano e siamo pronti a confrontarci con chiunque a riconoscere anche dove abbiamo sbagliato e a sperare che altri che sono nell'errore riconoscano di esserlo e cerchino di riparare agli errori stessi. Ed è questa la nostra missione, ed è questo il nostro impegno che ci assumiamo di prendere di fronte a tutto il Consiglio regionale e lo vogliamo assumere in maniera chiara e precisa nel nostro ruolo di oppositori e qui vorrei, chiudendo, aprire una piccola parentesi sulla questione che è stata portata avanti, del congelamento, mi sfugge il termine, del potere istituzionale a livello legislativo di Commissione, cioè le Commissioni rimangano così come sono, l'Ufficio di Presidenza rimanga com'è.
Per conto nostro, per quel che riguarda le Commissioni siamo invece dell'idea che sia necessario ricorrere al Regolamento, che la minoranza, l'opposizione sappia quali sono i suoi limiti, ma anche quali sono i suoi diritti.
Avrà i suoi tre rappresentanti sui sette che fanno parte delle Commissioni, senza creare quindi situazioni anormali che evidentemente finirebbero per dare sensazione di scarsa credibilità.
Noi il ruolo dell'opposizione intendiamo recitarlo in maniera coerente.
Per quello che riguarda l'Ufficio di Presidenza, anche se personalmente mi sento pronto, e d'altra parte l'amico Monami stamattina lo diceva, a declinare il mandato di Vice Presidente, in quanto eletto Vice Presidente da una maggioranza che adesso non è più, evidentemente e disciplinatamente mi atterrò a quelle che sono le decisioni del Consiglio regionale, non facendo in questo momento alcuna riserva se non quella di verificare ulteriormente nel futuro, qualora la situazione non dovesse essere precisata a livello di Consiglio regionale, per stabilire quelle che saranno le nostre determinazioni.
Ringrazio e ho finito.
Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Bordon.
Bordon (DC) - Io vi dirò innanzitutto che Iddio me la mandi buona perché so da dove parto ma non so dove arriverò.
E la massa degli appunti è tale, qui sul mio tavolo, che ancora una volta l'unica mia preoccupazione sarà quella di essere coerente e di cercare di seguire un discorso onesto e sincero perché mi sembra che in questa sala, specialmente oggi, questa sincerità abbia difetto di molto.
Abitualmente noi, quando veniamo qui dentro, ci diciamo, colleghi Consiglieri: "Io sarò breve" e poi ci piantiamo delle mitragliate di chiacchiere nella schiena che ci addormentiamo a vicenda.
Invece stasera, lo dicevo già stamattina quando si voleva inviare la seduta, io devo dirvi che non sarò breve, sarò lungo e probabilmente più noioso di quello che è stato l'amico Chanu, però io penso più noioso sicuro, ma è altrettanto vero che cercherò di essere tranquillo, sereno perché ho una grande fortuna: la Democrazia Cristiana è da un po' di anni che ha le carte sempre più a posto per poter partecipare a questi pubblici dibattiti tranquillamente, senza nessuna preoccupazione.
Naturalmente l'unica preoccupazione che ho è quella di essere un povero vaso di argilla in mezzo a tanti vasi di ghisa, ho paura che mi schiaccino perché da questo sapere che ne è venuto fuori oggi qui dentro, una certa preoccupazione per chi non ha dei grandi studi classici, come abbiamo sentito adesso ripetere qui dentro, una certa preoccupazione la dà indubbiamente.
Io non sarò certamente in grado di andare a disturbare né Danton, com'è stato fatto prima, né Victor Hugo, com'è stato fatto dopo, né tutta una sequela, una lunga sequela, Cesarino non farmi perdere il discorso se no ti aspetto fuori, tutta una lunga sequela di imperatori romani che francamente mi hanno ubriacato, perché io fin lì non ci arrivato, fra pretoriani, mancava soltanto più la rivoluzione dei... non so che cosa poteva venir fuori e poi io vi garantisco che mi sarei ritirato in buon ordine.
Quindi io non disturberò nessuno di tutti questi, disturberò forse qualche modesta figura ma la figura che disturberò è la mia, di vecchio nonno valdostano, se mi consentite, abbastanza salasso perché le targhe che abbiamo nei nostri cimiteri ci indicano da quando siamo in Valle e a me i pretoriani, gli imperatori romani non mi interessano un fico secco, questo tanto per incominciare; una battuta all'amico Cesarino Dujany perché siamo sempre stati amici e lo continueremo malgrado certe amarezze, che noi non abbiamo dato a loro ma loro hanno dato a noi ed è questa: io conoscevo solo un piccolo imperatore in Valle d'Aosta ed era Giulio Cesare Dujany, è rientrato nei ranghi con noi; quando ci sono rientrato io, ero felice come tu adesso perché quella sedia scotta, perché anche se scottasse soltanto per motivi amministrativi, e la politica e le beghe interne che la fanno scottare è quindi l'evoluzione democratica che ci porta lì, detto questo piccolo cappello, io che cosa dovrei aggiungere, e uno lo disturbo anche io... i lumi a dei vicini, mi sembra che potrei dirvi: "Amici, la crisi è finita" e penso che qui potrei disturbare Monsignor La Palisse perché lo sappiamo tutti, quindi io credo di poterlo chiamare in mio aiuto perché non pretendo niente altro, mi sembra di potervi aggiungere che a noi democristiani questa situazione non ci ha preoccupati, non ci ha stupiti, siamo abituati, come Democrazia Cristiana a sottostare a tante battaglie perché ogni tanto, consentitemelo, da trent'anni sopportiamo il penso, anche di più quasi, il peso di una situazione ereditata dopo il fascismo, noi abbiamo ereditato una situazione in Italia che abbiamo portato avanti e se non molte cose siamo riusciti a fare, anche per il boicottaggio che altre forze politiche hanno fatto, indubbiamente abbiamo difeso la libertà degli italiani perché credo che oggi in Italia, se c'è una grana, se c'è qualche cosa che si può criticare, è che c'è forse troppa libertà per cui si arriva addirittura a raggiungere il disordine.
Quindi, innanzitutto la libertà e a chi avesse voglia di ricordare qui dentro, onestamente, quale era la situazione morale, economica dell'Italia, basta ricordare quella che era l'Italia nel 1945 e venire avanti, ma su questo eventualmente ritorneremo se a qualcuno verrà in testa di dimenticare anche questo, invece noi vi diciamo tranquillamente che la Democrazia Cristiana è abituata a queste battaglie e finché l'elettorato, ed è tanto, gli darà fiducia, andremo avanti e la Democrazia Cristiana valdostana, che molte volte deve portare certe ingiuste colpe del Governo centrale, dico ingiuste colpe perché non dimentichiamo mai che la Democrazia Cristiana anche quando aveva il 51% dei voti e poteva amministrare da sola non ha mai potuto farlo, ha sempre chiamato a fianco suo gli altri partiti democratici che hanno voluto darle un colpo di mano.
Quindi se ci sono delle responsabilità, si sono delle responsabilità di tutti perché allora cadremo nel ridicolo, perché io vi accennavo alla seduta del 20, dove laggiù si criticava la Democrazia Cristiana che doveva fare il governo immediatamente con il partito di maggioranza relativa e voi che partito di maggioranza relativa eravate qui ad Aosta, non riuscivate a combinare niente.
Quindi andiamo avanti serenamente e tranquillamente, non guastiamo questa atmosfera perché ho l'impressione che oggi qui dentro si facciano proprio delle discussioni serene e tranquille -"Mica tanto" dice l'amico Chabod - cercheremo di dimenticare le cose che ti hanno scioccato di più e di portare avanti con serenità, quindi allora consentite a un anziano di questo Consiglio regionale di dirvi quello che pensa del momento, di quella che è la mancanza di coerenza che noi abbiamo visto in questo Consiglio regionale e se per caso venisse fuori qualche piccola offesa, non dico personale, perché io non mi baso noi sulle offese personali, non attacco mai nessuno ma su certe impostazioni, perdonatemelo, d'altronde quando di tratta di insultare noi della Democrazia Cristiana mi sembra che non si mettano da parte vostra i guanti di velluto e allora che cosa vi voglio dire? Che siamo proprio felicissimi, che diamo manifestazioni grandiose di gioia con dei fuochi d'artificio, noi siamo qui, siamo lieti di quanto è avvenuto e siamo lieti perché? Per tutto un cumulo di fattori che io cercherò di elencarvi brevemente.
Innanzitutto siamo lieti che questa crisi sia finita nell'interesse della Valle d'Aosta perché noi tutti qui siamo venuti - lo dicevamo l'altro giorno - con tutto un bagaglio di buone intenzioni e di preoccupazioni, preoccupazioni di non dare più i contributi, preoccupazioni a un certo momento di vedere mancare la linfa vitale della moneta alla regione valdostana e tante altre preoccupazioni.
Bene, quindi questo è risolto e da oggi, perché mi sembra che si siano già messi al lavoro e questo mi preoccupa perché non vorrei che stancassero poi subito troppo, ma da domani da dopodomani gli impegni che la Regione deve prendere entro il 30 e il 31 di dicembre potrà prenderli la Giunta che è in funzione regolarmente eletta e quindi su questo punto è già un risultato positivo che noi abbiamo avuto.
Secondo risultato: e qui, consentitemi, cercherò di essere molto, molto moderato, però qualche cosa scapperà perché sennò, a un certo momento, non rispondendo a certe battute, si dà l'impressione di avere la coda di paglia e noi questa volta la coda di paglia non l'abbiamo, forse l'abbiamo avuta in altre occasioni e allora non vi dirò che questa crisi per noi della Democrazia Cristiana non è durata quaranta, cinquanta giorni, per noi è durata quattro anni perché la crisi grave che abbiamo avuto in questo Consiglio regionale, signori, e qui perdonatemi queste battute, l'abbiamo avuta quando voi signori Democratici Popolari avete instaurato in questo Consiglio regionale la cosa più deleteria che si era mai vista, vale a dire i franchi tiratori perché voi qui, ogni tanto, dimenticate di essere assurti alla platea, sulla platea come se fosse stata una cosa normalissima e vi dimenticate il modo con il quale voi siete arrivati.
A me piacciono le battute di spirito anche se non sono capace di tirarne fuori ma, per esempio, il "triangle de l'amitié", accidenti al cavolo, Signori, altro che "amitié" quando noi... a fianco, e se ci facevano una faccia, dall'altra parte ci rispondevano in un altro modo e quando abbiamo trovato le palline nere nelle urne, dopo aver votato trentacinque volte il bilancio, eh beh Signori, io vi lascio giudicare, io ve lo ricordo soltanto perché si capisce che il mio giudizio non è molto simpatico, lo lascio fare a voi questo e a quelli che ci ascoltano.
Quindi, primo discorso, ma vi voglio dire di più: vi voglio dire che questa crisi, che è durata quattro anni, doveva cessare per un cumulo enorme di carenze, di mancanze che si verificavano in questo Consiglio regionale perché, per esempio, questo fatto di aver portato avanti e di aver cercato una soluzione di questa crisi, noi Democratici Popolari riteniamo di averlo fatto nell'interesse di tutto il Consiglio regionale e qui faccio delle constatazioni, faccio una cronistoria di quello che ho sentito perché stamattina Dujany si stupiva e diceva che non si è rispettata la volontà popolare perché noi abbiamo avuto quindicimila voti ma, Cesarino bello, noi ne abbiamo avuti quattordicimila e i rotti te li regalo, ma i sette Consiglieri li abbiamo avuti anche noi, quindi cosa ne viene fuori? Questi sette Consiglieri rappresentano, se non sbaglio, la seconda forza, con il Partito Comunista, della Regione eppure questa terza forza, chiamiamola così se volete per simpatia, non è neanche stata interpellata in queste trattative, arrivati a un certo momento, qui dentro, ecco perché abbiamo difeso la serietà di questo Consiglio, si siamo battuti durante tanti anni, chi molto prima come noi, dal '43 in poi, per avere questa autonomia e io ve lo ricordavo l'altro giorno e vi dicevo: siamo in trentacinque qui dentro e dovevamo risolvere i problemi nel migliore dei modi e al più presto e non ci riuscivamo; abbiamo sentito la cronistoria delle trattative ma io un po' le ho seguite, poi mi sono disgustato perché, arrivati a un certo momento, sentiamo dire mentre A trattava con B, B trattava con C, indubbiamente non siamo stati noi quelli che trattavamo perché noi eravamo emarginati, messi in un angolino tranquilli, dove noi ci siamo poi trovati discretamente bene. Perché? Perché sapevamo che questo arrivava, perché quando noi abbiamo detto che non si possono servire due padroni e quando vi abbiamo detto che non si po' basare niente sull'equivoco, perché a un bel momento tutto cade, avevamo visto giusto e difatti che cos'è accaduto qui? A un certo momento fra quattro alleati noi abbiamo visto le diatribe che sono venute fuori, ci siamo sentiti dire, per esempio, che il Partito Socialista Italiano e il Partito Union Progressiste volevano la crisi, erano i partiti della crisi, poi siamo venuti avanti, abbiamo sentito quali erano le carenze e alcuni che dicevano: "Voi Democratici Popolari non ci lasciavate amministrare, voi Democratici Popolari avevate tutto il potere nelle mani", io non voglio fare i nomi ma penso che tutti abbiamo sentito dire questo, lo abbiamo sentito dire, parte della maggioranza stessa, che questa Giunta a un certo momento era caduta nell'immobilismo ma, d'altronde, basterebbe vedere i verbali delle sedute consiliari dove a un certo momento, da parte di qualcuno, si criticava l'immobilismo o l'immobilità e poi si votava a favore; ma come volevate che andassero bene le cose se si andava avanti in questo modo? Quindi noi siamo veramente lieti che questa crisi sia finita, anche per questo.
Ma, e qui non c'è l'amico Chanu, non m'interessa perché non dico niente di grave, ma l'altro giorno quando la Democrazia Cristiana ha portato avanti la proposta delle votazioni e adesso si vedono congiure dappertutto, perché chi ha il difetto delle congiure ne ha il sospetto, ebbene, si parla di cupoloni, si parla di Fanfani, si parla di questo, si parla di quello, noi siamo venuti qui, eravamo veramente scioccati di vedere il Consiglio regionale ridotto a questo punto e abbiamo creduto bene di portare avanti la proposta di votazione pe avere un Presidente eletto o un Presidente designato; mi sembra che sia la cosa più normale. Naturalmente qui una piccola battuta personale: siamo stati accusati di aver portato avanti una proposta bersagliesca e superficiale, se non sbaglio; amico Chanu, non sa che mi ha dato un dispiacere, forse, perché ho fatto il militare dal 40 al 44 al 4° alpini ed essere chiamato bersagliere forse, per spirito di corpo, non mi andava molto a genio ma se bersagliesco vuol dire accelerare i tempi e portare a conclusione, ben venga anche il bersaglieresco. Sul superficiale si potrebbe poi discutere, e qui una battuta un po' cattiva perché Chanu non ci risparmia mica. Chanu ha parlato di superficialità perché non se ne intende di risoluzione di crisi, Chanu apre piuttosto le crisi perché quando era al Comune di Aosta, se ben ricordate portato avanti con i voti di quella famigerata Democrazia Cristiana, a un certo momento ritenne di dimissionare, portando a mo' di giustificazione motivi che, grazie a Dio, si dimostrarono poi infondati perché si trattava della salute del proprio genitore che noi rispettavamo, come rispettiamo ancora adesso, attraverso tutto, ma questa è la verità, quindi cerchiamo di prendere in esame le cose nel migliore dei modi e di portare avanti una discussione molto serena; quindi, diceva l'amico Chabod, si capisce che urta, ma dopo urtano certe affermazioni fatte da chi proviene dalla propria casa, ma questa è la politica, questa è la vita, insomma se uno non si sente di sopportare queste cose qui in politica, si capisce che avrà la vita difficile e non so se potrà resistere.
Arrivati naturalmente a questo punto, che cosa possiamo dire? Qui abbiamo sentito criticare, io penso, i socialisti e i progressisti, io, è logico, rappresento un partito che era qui in minoranza, io li ringrazio invece per il coraggio che hanno dimostrato perché hanno provocato questa crisi. Però queste critiche che noi sentiamo fare oggi qui dento, mi sembra che non siano molto sincere perché oggi si critica apertamente il partito Socialista e l'Union Valdôtaine Progressiste ma, chiedo scusa, posso anche sbagliarmi nelle mie valutazioni, se questi due partiti e movimenti fossero rimasti in questa maggioranza democratica popolare senza nulla chiedere di più e andando avanti accontentandosi di questo tran tran di vita, ma io penso che non li avrebbero criticati perché non è mica vero che siano i Democratici Popolari che hanno cacciato il Partito Socialista Italiano e i progressisti, a me pare che sia il contrario perché se il Partito Socialista Italiano e i progressisti sono usciti, avevano i loro buoni motivi e quindi io mi felicito con questi movimenti e partiti e, se mi consentite un giudizio politico, io mi compiaccio profondamente anche con il Partito Socialista perché il Partito Socialista ha dimostrato, tappando la bocca a tante critiche forse inutili e infondate, che rimanendo fuori non era poi quell'assetato di potere che si diceva perché la Democrazia Cristiana lo ha detto al primo momento che restava fuori; il Partito Socialista Italiano era in Giunta e l'abbandonare il Governo, perché io credo che tutti i partiti facciano la battaglia per andare al Governo, è una cosa penosa ed è una cosa che non la si trangugia con molta soddisfazione.
A ogni modo, sono naturalmente felice per la nomina dell'attuale Presidente che ha scatenato però una canea di critiche, di discussioni, ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori. Naturalmente da quel momento lì è cominciata la solita cagnara contro la Democrazia Cristiana, perché l'interessante è vedere come si svolgono queste cose. Qui, a un certo momento, se A va con B, è un Governo di sinistra, ma se la Democrazia Cristiana va di là, è un Governo di destra perché fa comodo a chi lo dice. Ha detto bene il Presidente Andrione questa mattina: noi qui faremo il confronto sulle cose e non sulle etichette e io non è che protesto, sono abituato, io credo di essere un ottimo regionalista, io penso, e ne parlerò magati ancora dopo, di non dover prendere lezioni di regionalismo da nessuno perché mi sono sempre battuto per questo, i venti e più anni di milizia qui dentro in queste sale ci danno questa garanzia, non c'è un provvedimento che sia sorto per le autonomie speciali e ordinarie che non porti la firma di un democristiano, Ministro e non Ministro, ma lì è la pecca solita, ecco, la mancanza di coerenza: se le cose vanno bene il merito è di tutti, non di coloro che hanno ottenuto, gridando, dopo una aspra lotta, se le cose vanno male, è della Democrazia Cristiana.
Ora, mi sembra che questo modo di ragionare sia molto e troppo facile; qui ho paura di andare oltre i limiti, Signor Presidente del Consiglio, ma ho un appunto, e molti hanno aperto delle parentesi più o meno quadre, ne voglio aprire una anche io. Avete visto come questa povera Democrazia Cristiana abbia sempre un trattamento di favore anche attraverso la stampa, abbiamo visto e sentito parlare da mesi di pluralità dell'informazione e qualcosa di più, dell'imparzialità, prendetevi la Gazzetta del Popolo, con la pagina, e non è un rimprovero perché non abbiamo niente da rimproverare a nessuno, abbiamo sempre difeso e difenderemo la libertà di stampa perché senza quella non c'è niente da fare, quindi non è una critica ma una osservazione sulla quale io voglio richiamare la vostra attenzione: una sera qui dentro c'è stata una votazione, siamo stati messi in minoranza e non sto neanche a dire il perché, perché non ne vale la pena, bene, la Gazzetta del Popolo l'indomani portava: "Cala la sera sulla Democrazia Cristiana" e. naturalmente una lacrima mi è venuta all'occhio, ho pensato alle conseguenze, ho pensato più ancora alla dizione "Non corone, non fiori ma opere di bene". L'altro giorno abbiamo visto, grossomodo, una certa vicenda in questa Giunta con voti che erano venuti fuori con lo stesso sistema di allora, a base di palline nere. Io, Signori, non è che pretendessi che mi si venisse fuori dicendo: "La caduta degli Dei demopopolari", ma io pensavo che un piccolo trafiletto sul crepuscolo, magari, degli Dei demopopolari, si potesse mettere; speravo che, come si era pensato allora a certe situazioni di "Cala la notte", si potesse vedere anche un crepuscolo, ma si vede che in questo caso non era un crepuscolo. Poi c'è di più, se mi armassi di documenti che ho qui... è solo un'eclisse, ma io ve la auguro, ma io poi vi dirò poi sul fatto dell'eclisse o meno, ma a me non preoccupa che sia un'eclisse o no, è il gioco democratico che fa fare l'eclisse e solo in certi posti e dove ci sono certi Governi di cui tu tieni la coda, non si cono mai eclissi, c'è sempre e solo quel sole, sempre il medesimo.
Ma andiamo avanti. Qui, a un certo momento, si vede l'abito stretto del centro sinistra perché Andrione - forse è ancora della vecchia scuola ma bisogna che tu cambi se vuoi fare il Presidente della Giunta - non si è auto votato, mentre tutti gli altri si erano auto votati e allora abbiamo avuto solo diciassette voti su trentatrè presenti; se per caso si votava, faceva diciannove, se c'era poi anche l'assente Caveri che votava per te, faceva diciannove. La maggioranza di diciannove su trentacinque mi sembra che corrisponda ampiamente a quella che è prescritta e richiesta, quindi questo abito più o meno stretto, di vede che si vuole vedere lo stretto dove non c'è.
Ma c'è di più. Per i Democratici Popolari è un Governo di centro destra, "Anche i socialisti prendono le distanze" sul giornale di oggi ancora si legge: "Pare che si faccia questa Giunta", pare o si spera di vedere la Giunta che non riesca; ora, non so chi abbia fatto questo articolo, non m'interessa, da dove vengono i titoli più o meno eleganti e più o meno azzeccati, ma io dico solo che se vogliamo parlare di pluralità e di imparzialità, il giornalista potrà avere in tasca tutte le tessere di questo mondo, avere le simpatie di tutti, ma mi sembra che non sia questo il modo per informare il Paese e il corpo elettorale.
Detto questo, che mi scuserete, come parentesi, voglio andare avanti e voglio andare avanti dicendovi che, in conclusione quindi, noi siamo soddisfatti di come sono andate le cose perché se noi esaminiamo un po' il tutto, un certo risultato lo abbiamo ottenuto.
Naturalmente per una volta tanto mi ero preparato un qualche cosa, almeno una trama, cosa che non faccio mai, e poi invece è andata a quattro e quarantotto per cui, ancora una volta, vedo che sono sforzi inutili.
Cercherò di seguire grossomodo quello che è qui. Io sono arrivato questa mattina e mi aspettavo i soliti attacchi violenti, non adoperiamo delle parole grosse, attacchi che qualche volta offendono e che invece noi vogliamo dimenticare perché in questa sede le beghe personali ecc. non servono a niente.
Ebbene, io devo dare atto ai comunisti - e quindi dirò Monami per tutti - della loro correttezza; io sono stato veramente compiaciuto di questo perché è indubbio che noi non possiamo condividere certe affermazioni da lui fatte perché, in fondo in fondo è sempre stato così, c'è poco da fare. La Democrazia Cristiana e il Partito Comunista sono due partiti che hanno due ideologie diverse. Io ritengo però, e questo credo, che anche se la battaglia politica ci può portare a delle considerazioni qualche volta più calde, io ritengo che siano dei partiti che una certa serietà hanno avuto sempre perché indubbiamente si sa che chi vota comunista certamente non si troverà il giorno dopo i voti con la Democrazia Cristiana e neanche viceversa. Ora, consentitemi e non suoni offesa a nessuno, beh, io penso che questa coerenza in tanti altri casi sia venuta meno e diremo poi anche il perché di questo. Naturalmente, mi perdoni l'amico Monami, io sto solo buttando qui sopra, così, alla svelta, un'occhiata, che qui abbiamo sentito parlare: alle ore sedici del 19 dicembre si stava trattando con i Democratici Popolari e l'Union Valdôtaine e quindi la sera ancora dovevamo dare una risposta e l'indomani la cosa era già tutta cambiata. Beh, io vi chiedo scusa, su questo punto l'abbiamo sentito ripetere, ripeto anche io, lascio il giudizio a chi lo ha sentito, per dire come venivano portate queste trattative e quindi non mi soffermo.
Invece sulla seconda o l'altra parte, io devo dirvi altre cose; avevo l'impressione che il Presidente della Giunta non fosse Andrione unionista ma fosse un democristiano perché, arrivati a un certo momento, qui si elencava e si diceva... noi siamo veramente preoccupati, Signori unionisti, perché siete andati a finire nella mani dei democristiani, ma i democristiani sono anti-autonomisti sono anti-democratici, noi non li consideriamo progressisti; beh, io chiedo scusa su questo, è giusto che tu dica questo di noi perché fa parte di quello che viene fuori perché se no viene meno uno dei motivi di contendere, però io lascio giudicare a quelli che vogliono giudicare serenamente se la Democrazia Cristiana è stata un partito anti-autonomista, io non lo credo, l'altronde, neanche io dicessi il contrario sarebbe non valere niente, ma io penso che si siano tutti i verbali, i documenti agli atti, il Governo, che questo possono affermare.
Ma quando mi si dice che siamo anti-democratici, chiedo scusa, ditelo pure, perché se vi serve ditelo, ma noi non riteniamo assolutamente che questo sia vero e che l'elettorato valdostano a quanto possa credere, perché il bello è questo: che progressisti, ma a un certo momento, uno si alza e qui mi spiace, perché entro già nell'argomento dei Democratici Popolari, questa mattina il Presidente della Giunta dice: "Noi siamo nati regionalisti", insomma, vogliamo un po' scherzare su queste cose? Io sono nato regionalista. Volete pensare, amici, che io scherzo sempre e dicevo al mio segretario: "Noi siamo sei Consiglieri, se tu domani mattina ce lo consenti, rimani solo tu nella Democrazia Cristiana, noi usciamo, da quel momento lì diventiamo regionalisti, progressisti e, naturalmente, democratici perché questo è logico" il giorno in cui fosse, non so se per bene augurare vicenda o cattiva vicenda, concesso di trattare a noi col Partito Comunista, non farmi parlare, e allora, e allora io vi direi, ma indubbiamente noi saremmo vilipesi perché una parte della Democrazia Cristiana se ne andasse perché ha avuto i suoi motivi, che a noi non sono andati a fagiolo, indubbiamente io penso che se ci andassimo noi, sarebbe una cosa spaventosa; pensate sul giornale "Nouvelles Valdôtaines", avevano già visto il titolo; hanno richiesto non so che cosa per formare un Governo con i comunisti. Si diceva: "Rispondiamo" ma come "Rispondiamo"? ma siamo matti, ma da quando danno i numeri così, dobbiamo lasciarglieli dare perché, probabilmente, mettono le mani avanti per evitare quell'equivoco nel quale hanno sempre fatto cadere l'elettorato, perché, diciamoci di più, a un certo momento qui, perché certe combinazioni sono state rifiutate, ma io non ho niente da criticare perché i Democratici Popolari, il Partito Comunista e il Partito Socialista Italiano non hanno fatto una Giunta? Perché non conveniva ai Democratici Popolari. Perché da quel momento probabilmente avrebbero forse dovuto cedere qualche posto e il cedere qualche posto mette in difficoltà le compagini, sì sì, te lo dico io, e allora, cosa ne sarebbe venuto fuori? Anche il piccolo reverendo sperduto nell'ultima parte della Valle d'Aosta, al quale si era dato un piccolo coraggio, forse con dei contributi regionali o per il pavimento o per l'organo o per la mansa parrocchiale, quel parroco avrebbe dovuto dire: "No, no perché sono qui". Naturalmente voi, che siete dei politici, cercavate di aiutare questo gioco ma se non sono state fatte altre combinazioni, ma io, chiedo scusa, ma io ero uno di quelli illusi, pensa Cesare, ero uno di quelli illusi che, servendosi forse dei contributi di Lustrissy, dei contributi regionali per il piano cerna, avremmo ingrassato il vitello proprio bello grasso per offrirlo a voi, venendovi incontro per un approccio, per un qualche cosa, io ero uno di quelli illusi, lo riconosco. E qual è stata la risposta? La risposta è stata una cosa meravigliosa: "Noi non siamo per andare con la Democrazia Cristiana perché è una involuzione, noi vi diciamo che andiamo a sinistra" ebbene Signori, io non ho niente da dire, andate dove volete perché è più che logico però, arrivati a un certo momento, quando una forza dalla quale voi provenivate, perché il grave è questo, mentre io a Monami posso permettere qualsiasi critica, qualunque cosa, ma per esempio la tua battuta di questa mattina, les pigeons, comme tu les as appelés, démochrétiens, ma non è facile, se non fossimo in questo clima natalizio, in questo clima dove, non so, dovrebbe ragnare sulla Terra la pace per gli uomini di buona volontà, se non fossimo in questo clima ci sarebbe da rispondere molto di più, perché tante volte quando noi abbiamo fatto la battaglia contro i comunisti, tu eri qui a questo banco, tu hai aiutato a portare avanti questo e quando si dice che la Democrazia Cristiana è centralizzatrice, ecc.., beh Signori, io chiedo scusa ma mi risulta che quando siete andati a Roma voi non avete mai criticato la Democrazia di Roma, voi vi presentate sotto il cachet della Democrazia Cristiana di sinistra perché, ecco, uno dei vostri vantaggi è quello di essere stati più regionalisti dei regionalisti, più progressisti dei progressisti, dei comunisti e ovviamente più cattolici cristiani di quelli che ci sono rimasti dentro perché i cachet poi di quelli che ci sono rimasti lo date voi; quelli sono di destra, lasciateli stare, non toccateli perché chissà che lebbra hanno addosso mentre noi siamo puliti, noi che siamo quelli che siamo usciti con le palline nere, ebbene, a un certo momento io voglio che la gente giudichi questo e se ha giudicato e ha avuto anche dei momenti equivoci, noi chiediamo solo che questo equivoco venga a cessare.
Pertanto io penso che il venire avanti dicendo come ha detto Monami questa mattina: "Il viaggio di Fanfani", povero Fanfani anche lui, ne ha tanti di quei fastidi, è venuto ad Aosta e abbiamo detto a Fanfani, non il partito, forse io stesso personalmente, ho detto: "Come sarebbe facile risolvere la crisi in Valle d'Aosta se io potessi chiedere un'alleanza con i comunisti, non una alleanza ideologica perché non lo possiamo fare, ma una alleanza sui fatti concreti e oggi ci si stupisce per esempio, a Venezia, per i problemi di grande importanza di Venezia ci si incontra su dei fatti concreti e non lo possiamo fare", questo abbiamo detto a Fanfani e Fanfani ha detto: "Ragazzi, pensate che le differenze che voi avete qui, che ha il vostro segretario e che altri hanno avuto prima, grazie a Dio se ne sono liberati, io ce le ho moltiplicate alla ennesima potenza perché i fastidi sono veramente grossi" ma, arrivati a un certo momento, non è vero quello che è stato detto qui quando si dice che lo strapotere della Democrazia Cristiana, ma questa povera Democrazia Cristiana che ha il quarantasette, non so quanto ha dei voti, a un certo momento, quaranta, quarantadue, per arrivare a fare una maggioranza deve trattare con i quattro o cinque partitini i quali indubbiamente non vengono a dire, come è accaduto sempre anche qui alla Regione... partitini di numero non di ideologie perché io accetto anche questo discorso sono partiti che io penso non abbiamo quel gran numero di deputati, eppure, questo è il discorso, ma anche qui alla Regione quando la Democrazia Cristiana aveva tredici Consiglieri, per arrivare a diciotto faceva le capriole, dovevano prendere tre o quattro altri partiti con noi, indubbiamente arrivavano; vedi Monami, quando dicevamo scherzando, tredici democristiani e otto comunisti, io lo ripetevo sempre, ma non è possibile perché voi siete troppo cattivi e noi troppo buoni ancora, bisognerà fare la strada metà ciascuno.
Naturalmente qui non voglio continuare oltre ma c'è stata una battuta tue che non mi è piaciuta, ti volevo parlare di Berlinguer invece no, ti sei comportato bene oggi, perché poi qualche volta qui si insulta la Democrazia Cristiana mentre a Roma - e te l'ha detto il mio segretario e questa parte la lascio a lui perché altrimenti mi caccia dal partito, come vedo che accade in certi partiti, dove anche solo ieri sera ne hanno cacciato fuori uno - ebbene, Berlinguer è a Roma, che cosa ci fa a Roma Berlinguer? Insomma, giustamente secondo il mio punto di vista, dice: "Signori, incontriamoci su dei fatti concreti" e, visto o non visto, c'è questo invito a partecipare al Governo che io forse non critico perché, ripeto per l'ennesima volta, io sono accusato da certe persone di essere di destra e da altre di essere troppo a sinistra. Io vi ripeto qui dentro: ideologicamente con il Partito Comunista non possiamo andare d'accordo, abbiamo dei problemi come sulla proprietà, sul collettivismo, perdonatemi forse questa parola che non è cattiva, forse col vostro sistema avete, non distrutta, ridotta la personalità umana per portare avanti un collettivismo che noi condividiamo per certe cose, che invece per altre non condividiamo. Mi sia concesso di ricordarti solo una cosa, io penso che sia una specie di lapsus, quando tu mi hai detto che l'opposizione dei lavoratori a un certo momento accelererà questa precarietà di questa Giunta perché se non saranno soddisfatti, ecco, lì mi vorrei soffermare un momentino. Io penso che, e ho avuto soltanto ultimamente il piacere di avere dei contatti con i sindacati, due sedute; io prima non avevo mai avuto questo piacere. Ebbene, io sono contento di quello che ha detto il Presidente nel suo programma oggi perché ho trovato queste persone, a parte il loro entusiasmo che qualche volta li porta oltre certi limiti, ma Signori chi è immune da peccato di irruenza o di che cosa, lanci la prima pietra, io non la lancerò certamente, però arrivano, e si ragione, e si discute e io non voglio fare dei nomi qui dento perché sarei ineducato, ma io sono venuto via profondamento demoralizzato quando ho sentito certi giudizi dai dai sindacati sulla Giunta passata, perché è stato detto, testuali parole: "Se si dovesse continuare con questo sistema noi ci serviremo di quello che possiamo avere in mano per farci valere". Quindi stia tranquillo l'amico Monami come tutti coloro che seguono questi problemi sindacalisti, che la Democrazia Cristiana sarà sempre a fianco dei sindacati, si troverà sempre a fianco perché io sono sicuro che i sindacati non vorranno indubbiamente portare alla rovina la classe dei lavoratori, perché quando io domani farò vedere che c'è una spesa che supera magari centinaia di milioni e che porterebbe il bilancio alla rovina, io sono sicuro che i sindacati questo non vogliono. I sindacati vogliono forse un blocco dei pressi che tutti condividiamo, vogliono, come tutti noi, il problema della casa, il problema dei trasporti, della scuola, con quelle dovute priorità che i mezzi finanziari consentono perché non si può volere tutto e tutto insieme.
Quindi io non ho molto da aggiungere su quello che ha detto Monami. Dico soltanto che, per quanto mi riguarda, non spaventi troppo i nostri alleati, che non dica: "Vogliamo vedere come farete perché il nostro giudizio è negativo sulla Democrazia Cristiana". Io penso che tu non te l'abbia a male se io dico che il giudizio dei nostri avversari politici in questo momento ci fanno dispiacere se sono negativi ma non ci preoccupano; i giudizi che ci preoccupano sono quelli dell'attuale maggioranza e il giudizio sull'attuale maggioranza, sui componenti dell'attuale maggioranza si avrà soltanto quando si saranno portati avanti dei problemi perché non posso dire a uno "Tu non mi porti avanti i problemi sociali" se non gli dai il tempo. Per esempio io sono stupito se è vero che l'altro giorno sul giornale ho letto, ed è stato detto, che questo era il peggiore Presidente che la Regione potesse avere, io penso che l'avvocato, ed è avvocato, e una certa irruenza e un certo peso ce l'abbia, si sappia difendere da sé, ma io non trovo giusto fare dei ragionamenti di quella fattura. Però con il Partito Comunista io avrei finito.
Con i Democratici Popolari, ma con i Democratici Popolari, qui la parte mi diventa molto più difficile, abbiate pazienza, mi diventa più difficile perché uno potrebbe anche lasciarsi prendere la mano e tirare fuori delle battute che non voglio neanche dire, non ne vale la pena. Il passato è stato quello che è; chi ha voglia di andarlo a vedere serenamente, obiettivamente e non lo vuole dimenticare può vedere da che parte è il torto e la ragione e quindi neanche su questo ci sarebbe molto e molte cose da dire.
Io penso che quello che ha detto Dujany l'ho già rilevato in parte prima perché non è facile, anche io avrei voluto dire, prima il Partito Comunista poi i Democratici Popolari e allora mi salta un po' da palo in frasca, e qui ce n'è ben un po' troppo perché, a un certo momento, mi ricordo d'avoir, tu as dit l'Etat centralisé bourgeois, moi je me suis vraiment étonné que toi tu fasses certaines affirmations parce que, si nous sommes des bourgeois, moi je ne sais pas ce que tu peux être aussi toi, mais celles-ci se sont de petites discussions personnelles que ce n'est vraiment pas le cas de faire ici ce soir.
Allora, rimaniamo a quella che è la cosa più importante. Voi ci dite, quasi vi stupite, che noialtri abbiamo fatto di tutto per mettervi in minoranza; dite: "Avete gioito di questo", ma mi sembra che sia la cosa più umana di questo mondo, l'ha detto Chanu prima, con molta obiettività. D'altronde quando voi avete infilato le palline nere nell'urna non vi siete mica preoccupati di metterci in minoranza o no, quindi è logico, sono quelle conseguenze, quei giochi di cui io vi parlavo prima.
Per il resto anche qui noi potremmo dirvi: "Guardate, siamo un po' a margine". Noi ci eravamo permessi, forse così, onestamente e credo che questo, e pensavo che questo avrebbe potuto essere considerato buono, dimenticando tutti quei dispiaceri, lui, avvocato Bondaz, dice un'altra parola più semplice della mia, cioè più fine, meno grossolana, quindi sorvolo, volevo dire: tutti quei tradimenti, non lo poso dire, tutte quelle transfughe, posso dirlo? Sì, ebbene, arrivati a questo punto, dimenticando tutto questo, noi che cosa abbiamo fatto? Ma noi, guardando i voti ancora nelle ultime elezioni, noi ritenevamo e riteniamo ancora adesso che gli otto Democratici Popolari con i sette progressisti, unionisti, regionalisti, facevano quindici. Noi, ben lieti se avessero potuto tenersi anche quei socialisti che gli erano stati comodi prima, forse non avevano neanche più bisogno dei nostri voti, ma noi eravamo ben lieti di dare il nostro contributo perché il bello è questo: che la Democrazia Cristiana era accusata anche allora, ma molto tempo fa questo, di sete di potere, non so di che cosa, se ne parlava così malamente, addirittura delle... forchettoni, non parlarne perché allora lì mi fai venire ancora un'altra idea perché i forchettoni eravamo noi e invece adesso ci sono i mestoloni perché noi mangiavamo con la forchetta invece adesso mangiavano col mestolo, se entriamo in questo argomento. Ma non va bene in Consiglio regionale parlare di questo... (voce) ...sì, sì stai tranquillo perché tu poi, il bello, che l'hai mangiata con noi poi ce l'hai tolta e l'hai mangiata tutta tu: è tutta lì la differenza, ma di questo non preoccuparti, non ha importanza questo, guarda amico Chanu, te lo dicevo prima, mi spiaceva quando tu eri via, le tue battute spiritose mi sono piaciute, io ho l'inconveniente e la disgrazia di non saperle fare come le fai tu ma se mi solleciti per esempio in questo campo, mi ci trovi perché, vedi, tra noi c'è una differenza, hanno detto questa mattina: non avete fatto una distinzione tra Democrazia Cristiana e Democratici Popolari, no, no, per cortesia, fatela questa distinzione, una cosa è la Democrazia Cristiana e una cosa sono i Democratici Popolari, sia ben chiaro, ma non siamo noi che l'abbiamo detto, siete voi che siete venuti a dire: "No, con quelli lì, involuzione a destra". Ma da dove provenite voi? Da dove venite fuori, quale latte avete succhiato, da quale mucca siete venuti fuori? Chi vi ha presentato sulla ribalta politica della Valle d'Aosta, chi? Ditemelo. La tua mamma? Bravo. Ora ti dirò un'altra cosa, ancora ti dirò, perché venite qui, fate così, diciamo, un po' i disinvolti, accusando noi; ma lasciateci stare nell'angolino in cui ci avete relegati perché essere messi qui, e pazienza il gioco politico, l'ho detto prima, ma essere sfottuti no perché noi non dobbiamo niente a voi mentre voi a noi dovete qualche cosa, se non a noi personalmente, alla Democrazia Cristiana perché è quella che vi ha portati alla conoscenza della Valle d'Aosta, perché se no forse sareste ancora nel libo, e adesso vado fuori del seminato, ho detto che non mi arrabbiavo, e non ci vado.
Stabilito questo, detto questo, c'è l'ultima parte che si riduce a poco, quindi non sono poi mica andato fuori limiti perché neanche mezz'ora, trenta minuti, trentacinque. Naturalmente, forse indubbiamente, voi Democratici Popolari in particolare vi ho annoiati però è uno scambio di cortesie reciproche, è vero.
Ecco, allora vorrei concludere con i regionalisti. Cosa dovremmo dire noi, Signori regionalisti, noi vi ringraziamo di aver avuto fiducia nella Democrazia Cristiana malgrado tutte le accuse e i pericoli paventati dai nostri avversari politici.
Io ho detto prima: noi, con l'Union Valdôtaine abbiamo avuto il piacere e la disgrazia di fare delle terribili battaglie perché qui dentro, e qui non voglio toccare questo tasto perché se no non parlo più, ma con la concentrazione se noi non avessimo avuto la disgrazia che abbiamo avuto, le cose non sarebbero arrivate a questo punto nell'interesse della Valle d'Aosta.
Ma sorvoliamo, lasciamolo lì perché sono note troppo tristi, perché di fronte a quello che sto dicendo adesso non c'è nessuno che possa ridere, però andiamo avanti. Noi, ai regionalisti, diciamo: guardate, non preoccupatevi, la Democrazia Cristiana, io sono stato autorizzato dal mio Segretario, dai miei colleghi, è qui per collaborare con il Presidente della Giunta, non come collaboratori ma come amici, amici fraterni. Noi portiamo a disposizione di questa Giunta quella modesta capacità che abbiamo, vorrei poter dire, ma non lo posso dire perché assurdo, potrei dire tutta quella enorme potenza che ha la Democrazia Cristiana a Roma che voi sentite citare qui quando serve a darci in testa e quindi io voglio dire alla Giunta: noi tireremo avanti portando avanti la carretta, vi dimostreremo che non siamo per niente di destra o di sinistra, che siamo qui per esaminare i problemi della Valle d'Aosta perché se sarà necessario per tranquillizzarvi, invece di fare il segno della croce con la mano destra, lo faremo con la sinistra, se solo questo vuol dire andare a sinistra, faremo quello che riterremo di poter fare per aiutarvi.
Vi diciamo di più. A coloro che vi dicono: "State in gamba ragazzi che la Democrazia Cristiana quando sarà il momento, vi farà pagare questo errore" ebbene, noi fin da adesso vi diciamo: "Non preoccupatevi per la Democrazia Cristiana, non vi ha chiesto niente oggi, non vi chiederà niente domani", sia ben chiaro questo. Se dovessimo entrare in Giunta sarete voi a dircelo se riterrete necessario questo intervento, ma noi non abbiamo certamente sete di potere e non abbiamo certamente avuto i 6/8 della Giunta, tanto per cominciare. E con questo potrei continuare a darvi della garanzia ma sarebbe una assurdità perché quando ci si conosce, noi non abbiamo mai tradito, noi non siamo mai usciti da nessun partito, abbiamo iniziato lì e moriremo lì, questa la base de discorso. Naturalmente l'abbiamo sentito, siamo alla fine dell'anno, stiamo per fare gli auguri. Anche io mi auguro che sia una Giunta che può continuare perché è una Giunta che deve continuare, è una Giunta che se porterà avanti i problemi che ha trovato adesso in sospeso non può che continuare e qui non voglio entrare nei ventiquattro miliardi, non voglio entrare nell'inefficienza della piscina di Pré-Saint-Didier, dello psicopedagogico, del geriatrico e di tutto quello che voi volete, ne riparleremo a tempo debito; ma se noi vogliamo, possiamo andare avanti perché certamente non troverete nella Democrazia Cristiana una remora bensì un valido aiuto e l'augurio che faccio è proprio questo: "Caro Mario, non ti preoccupare, ti daremo tutto l'aiuto che possiamo dare e ti auguriamo solo una cosa, che questo treno che sa partendo da Prè-Saint-Didier per andare a Pont-Saint-Martin e nelle valli laterali non si fermi alla prima stazione e coloro che non hanno voluto salire sul treno ci aspettino al terminal, ci aspettino a Pont-Saint-Martin per vedere quello che siamo riusciti a fare perché noi lezioni di regionalismo, lezioni di interessa per la Valle d'Aosta non le accettiamo da nessuno, non ne vogliamo dare ma non le tolleriamo".
Milanesio (PSI) - È certamente arduo a questo punto della discussione poter prendere la parola e rispondere e ricordare gli spunti che meritavano e meriterebbero di essere ripresi, che sono emersi nella discussione che è seguita alla relazione del Presidente della Giunta.
Probabilmente il mio intervento conterrà delle omissioni e di questo ne chiedo già scusa in precedenza ai Consiglieri.
Voglio però cercare, in un tempo ragionevole, di esprimere la posizione del Partito Socialista in ordine alle vicende politiche che si sono svolte in questi ultimi mesi, in questi ultimi tempi e poi, successivamente, esprimerò la valutazione sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta.
Ero indeciso se chiedere la parola a nome del Partito Socialista Italiano o a nome del "Triangle de l'amitié", ma la chiedo comunque, giudicheranno poi i Consiglieri. Per intenderci, la vicenda politica che ha travagliato la nostra Regione in questi ultimi tempi è molto confusa, anche se trae origine e ragione da una situazione di fondo mai rimossa nella quale esisteva la tendenza a occupare, da parte di diverse forze politiche, un certo spazio elettorale.
Noi riteniamo che la politica obbedisca a delle leggi logiche, leggi che sono molto sovente sfuggono, lì per lì, agli osservatori delle vicende politiche, sfuggono agli stessi protagonisti delle vicende politiche, ma che da una analisi storica alla fine emergono e si possono trarre delle linee di tendenza e delle decisioni, e comunque delle valutazioni si possono fare.
Quando nacque il movimento dei Democratici Popolari, noi socialisti salutammo questa nascita come un fatto politico qualificante, che aveva rilievo a sinistra nello schieramento politico della nostra Regione e, essendo noi una forza di sinistra, ancorché non pretendiamo di aver la rappresentanza dell'intera sinistra o la rappresentatività dell'intera sinistra, salutammo con gioia il sorgere dei Democratici Popolari e dalle loro dichiarazioni ritenemmo che fosse possibile impostare nella nostra Regione, assieme al Partico Comunista e ad altre forze che avrebbero voluto o potuto collaborare in questa direzione, una possibile politica di sinistra.
Per intendersi, non è che puntavamo a una specie di partitismo imperfetto, però si sarebbero potuti determinare degli schieramenti che avrebbero avuto un significato logico, comprensibile all'opinione pubblica, comprensibile a tutti i cittadini, discutibile per questo ma, di fronte a questi due possibili schieramenti, uno schieramento che io non voglio definire di destra perché non sarebbe stato più moderato, da una parte, e uno schieramento orientato a sinistra dall'altra, i cittadini avrebbero potuto scegliere e avrebbero potuto esprimere le loro preferenze.
Ebbene, questo tipo di ipotesi politica noi l'abbiamo eseguita e inseguita con una certa coerenza fino a qualche giorno or sono.
In realtà ci eravamo già accorti, e i segni premonitori erano stati moltissimi, che questa ipotesi rischiava di rimanere tale, cioè, per intendersi, non si era compiutamente concretizzata in atti che noi potevamo ritenere qualificanti, molto qualificanti per una politica di sinistra, per diverse e svariate ragioni.
Primo perché il Partito Socialista che partecipata al Governo della Regione con i Democratici Popolari non poteva da solo esercitare un peso che invece competeva anche al Partito Comunista, se politica di sinistra si doveva portare avanti.
D'altro canto i Democratici Popolari avevano dichiarato una incompatibilità, non so come definirla, non alla collaborazione del Partito Comunista ma alla gestione da parte del Partito Comunista di quella responsabilità che deriva necessariamente da un'alleanza quando si contrae un'alleanza, per cui noi abbiamo incominciato a sostenere, ed eravamo convinti di questo e all'inizio non ne eravamo convinti, i compagni comunisti poi si sono fatti sempre più convinti, anche se a loro interessava il campione nazionale da additare in altre Regioni, in altre Province, in altre situazioni, ci siamo accorti che di sinistra questa politica in realtà aveva un'etichetta, aveva un certo confuso sociologismo e stamattina ne abbiamo avuto un'altra dimostrazione, però negli atti concreti, nei provvedimenti concreti certe scelte non sono state compiute, anche perché in tutta questa vicenda ritengo che a intorbidire le acque sia stato proprio il successo elettorale, lo stragrande, lo strepitoso successo elettorale avuto dai Democratici Popolari nell'ultima consultazione.
Successo elettorale avuto, sia ben chiaro, in nome di una certa qual confusione. Per intenderci, i Democratici Popolari si sono fatti in quella circostanza vessilliferi di almeno tre tendenze e mi pare che queste tre tendenze fossero un po' troppe per un movimento che era nato come estrazione della sinistra cattolica e quindi con una certa configurazione e con un certo ruolo.
I Democratici Popolari, con un'abilità che io riconosco, con una capacità anche personale dei loro esponenti e rappresentanti, avevano cercato di occupare contemporaneamente lo spazio politico della sinistra, evidentemente non della ultra sinistra ma della sinistra, direi abbastanza spinta, più rosé forse, che non rossa; poi avevano cercato di occupare lo spazio elettorale e politico dei regionalisti e volevano, evidentemente, ed era logico che facessero quello, occupare lo spazio della Democrazia Cristiana, se non altro a livello di voti confessionali. E in questo sono stati insuperabili perché sono riusciti a dimostrare che erano più regionalisti di quelli che si sono sempre definiti regionalisti fin dalla loro nascita, forse più incisivi di quelli che si definivano della sinistra, anche perché detenevano ambo le chiavi del potere, e poi più cattolici, più integralisti, se vogliamo, degli stessi democristiani che, bene o male, loro i comunisti li tenevano al di fuori della gestione del potere, rigorosamente a stecchetto, come si dice.
E queste erano espressioni che venivano usate soventi in conversazioni neanche tanto private, però evidentemente, in assenza di elementi comunisti, certamente in assenza di elementi socialisti, i quali invece erano stati, a loro detta, ridimensionati opportunamente, così come richiesto da una certa parte dell'elettorato valdostano. Questa era la giustificazione.
Evidentemente, con queste premesse e con questa politica io ho sempre sostenuto e ho sempre detto nelle conversazioni amichevoli e private che ho avuto con i rappresentanti di questo movimento, che era difficile continuare con una collaborazione, che era difficile ipotizzare per il Partito Socialista una continuazione di collaborazione così, su una posizione molto equivoca che non faceva per nulla risaltare, diciamo così, l'orientamento sociale della politica stessa.
Ebbene, abbiamo fatto l'ennesimo tentativo quando è stata proposta la partecipazione organica del Partito Comunista a questa Giunta. Qualcuno sostiene che questa proposta era strumentale, qualcuno sostiene che questa proposta era un tranello che voleva preludere al ribaltamento delle alleanze e quindi a una specie di golpe come quello che siamo stati accusati di aver favorito o comunque realizzato.
Noi eravamo in buona fede quando abbiamo fatto questo tipo di discorso e abbiamo continuato pervicacemente a farlo per circa cinquanta giorni dopo l'apertura della crisi. Nel frattempo siamo stati gratificati "crisaioli" così, a buon mercato, di gente che voleva buttare nel caos e nel fango l'amministrazione e di "mestatore", siamo stati accusati di ogni possibile infamia politica, per contro ci si presentava, da parte di queste forze, come gli unici difensori della stabilità del Governo regionale e gli unici depositari della capacità del rigore amministrativo. Io vi lascio immaginare quale poteva essere la gioia con la quale noi socialisti, evidentemente, ricevevamo questi amorevoli messaggi da parte di chi, bene o male, in un'epoca non tanto remota, il nostro partito aveva definito e auspicato che fossero gli alleati naturali della sinistra tradizionale.
Evidentemente, caduta come è caduta l'ipotesi di una soluzione di sinistra perché se i compagni comunisti non hanno il coraggio di fare questa ammissione, noi abbiamo invece il coraggio di farla, e non è caduto per mancanza di volontà del Partito Comunista o del Partito Socialista, è caduta per mancanza di numeri e di volontà dei Democratici Popolari.
Del resto le vie che i Democratici Popolari avevano intrapreso per combinare una possibile maggioranza erano molto confuse, a mio avviso, e, se mi consentite, abbiamo prima ascoltato una versione dei fatti resa dall'avvocato Chanu; io non voglio fare il gioco delle sette facce della verità, come si poteva vedere in un film esemplare di produzione giapponese, Rashomon, dove un fatto di cronaca avvenuto in quel paese veniva raccontato dai protagonisti, diciamo così, individualmente in sette modi diversi, per cui la verità assumeva sette aspetti diversi e alla fine non si sapeva più quale era la verità.
Ecco, io non so e non voglio sapere esattamente quale è stata la verità di questa trattativa o di questa vicenda, voglio solo dire, scartata un'ipotesi di sinistra per il nostro partito, che è un partito che a livello nazionale in questo momento opera e collabora con la Democrazia Cristiana e con altre forze, che esisteva una politica , una politica per la quale noi non diciamo e non possiamo sostenere alcuno assenso trionfalistico ma una politica dignitosa che il nostro partito, se la farà, come ha iniziato a farla in questo momento, la farà con estrema lealtà, con estrema correttezza, assumendosi tutte le responsabilità. Perché noi non disdegniamo il contatto con la Democrazia Cristiana, noi riteniamo che la Democrazia Cristiana della Valle d'Aosta, anche se impoverita a suo tempo dalla componente di sinistra, non sia un partito da buttare alle ortiche, un partito verso il quale esercitare una pesante discriminazione politica o ideologica. Da Democrazia Cristiana ha, per noi socialisti, dei limiti politici che abbiamo sempre dichiarato, che abbiamo sempre riconosciuto. Però noi ci stupiamo che in tutta questa vicenda lo stesso Partito Comunista tenga nei confronti della Democrazia Cristiana un atteggiamento che è quanto meno, direi, antitetico rispetto a quello che in questi giorni si verifica in altre città d'Italia e si sta verificando con una certa insistenza da un po' di tempo a questa parte in Parlamento e nelle sedi politiche nazionali. Ma non è con dei rimproveri che noi vogliamo giustificare la nostra posizione. La nostra posizione non ha bisogno di giustificazione alcuna.
Abbiamo ritenuto di aprire un discorso che noi ci auguriamo che possa diventare sempre più costruttivo con le forze regionaliste, con quelle che lo sono sempre state, noi non facciamo distinzione, non crediamo che ci sia un regionalismo di serie A o di sere B; definiamo regionaliste quelle forze che si sono definite tali fin da quando hanno incominciato a esistere e con questo non vogliamo creare artificiose differenziazioni o divisioni. Riteniamo di essere, come Partito Socialista, regionalisti anche noi e da sempre, anche se polemiche, anche pesanti, hanno potuto dividere ne nostre strade con i movimenti regionalisti della Valle d'Aosta, anche un passato di diatribe certamente non rende facile una collaborazione.
Però da parte nostra non vi è nessuna differenza e nessuna recriminazione da fare nei confronti delle forze regionaliste e nessuna recriminazione da fare soprattutto sul passato; il passato, in politica, vale molto poco, quello che conta è il presente e l'avvenire, quello che conta sono le cose che si vogliono fare e le cose che si possono fare con onestà d'intenti e con chiarezza di enunciazione.
Quindi è logico, era naturale che il Partito Socialista, che evidentemente si vedeva negata la possibilità di un certo discorso politico e che si vedeva anche preclusa, e non so da chi e non voglio neanche saperlo, l'eventuale possibilità di fare politica in un'altra area, si sia comportato come una forza che non ha nessuna intenzione di rinunciare a dire la sua parola anche in Valle d'Aosta, come lo dice nel resto del Paese, come lo dice in tanti altri Stati europei. Siamo una componente che è nata parecchi anni fa, ha contribuito, direi fondamentalmente, all'evoluzione della società moderna e abbiamo ancora molte cose da dire. Non siamo integralisti, in Valle d'Aosta non siamo nemmeno un grande partito, l'abbiamo già detto in altre circostanze, quindi non possiamo pretendere grosse accettazioni programmatiche su quelli che sono i nostri orientamenti. Però riteniamo di aver il senso della misura e della dignità e, se ci dichiariamo disposti a una collaborazione, è solo per poter realizzare parzialmente quelle che possono essere le nostre opinioni, le nostre idee sul piano politico, sul piano amministrativo; e nella misura in cui un'alleanza è limpida, è chiara, è netta e ognuno ha il senso del proprio ruolo e i limiti del proprio ruolo, noi siamo pronti a collaborare onestamente e senza riserva mentale e ad assumerci tutte le responsabilità nei confronti dell'opinione pubblica e del corpo elettorale.
Quindi il nostro partito non vuole definire questa convergenza una convergenza di centro sinistra, ma non accetta nemmeno che venga definita convergenza di centro destra. L'avvocato Chanu è stato abilissimo, gliene do atto, e anche molto spiritoso, cosa che capita di sovente alla classe politica nei suoi interventi, ha cercato di dimostrare che questa Giunta era quasi più a destra di Attila, mi si consenta la battuta; beh, era un artifizio puramente retorico anche se costruito con un certo garbo e con una certa, ottima capacità dialettica, né pensiamo che la nostra sola presenza serva a tingere di rosa o di sinistrismo una possibile convergenza in una collaborazione di questo genere. Però noi siamo un partito della sinistra, siamo disponibili per risolver solo certi problemi e non per risolverne altri che, a nostro avviso, non esistono o sono falsi. Nell'enunciazione del Presidente della Giunta questa mattina, enunciazione che noi conoscevamo, evidentemente sono stati indicati precisi, anche se pochi, ma non poteva fare diversamente, obiettivi programmatici, basterebbe anche la sola risoluzione per una Giunta di transizione quale è stata definita e dichiarata dal nostro Presidente, basterebbe anche la sola soluzione di un punto solo di quelli enunciati e dichiarati per poter fare dire che questa Giunta avrebbe fatto già molto, avrebbe fatto già parecchio.
Ma evidentemente l'appoggio del nostro partito a questa Giunta non è un appoggio corretto, leale e, se il Partito Socialista in passato non ha mai accettato l'ipotesi di sostegno dall'esterno a Giunte che venivano indicate o formulate, in questo caso si siamo sentiti di poterlo dare anche perché ritenevamo che la situazione politica, che il quadro politico meritasse una maggiore definizione, una migliore decantazione e anche perché ritenevamo e riteniamo che se si devono instaurare dei rapporti di collaborazione con le forze regionaliste in fase di unificazione, questo debba avvenire nel pieno rispetto e nella piena fiducia reciproca.
Pertanto, tenuto conto del fatto che nel passato non sempre sono corsi dei rapporti di collaborazione, anzi, direi vi sono state anche delle fasi critiche, noi volutamente abbiamo proposto un appoggio esterno per cercare di creare un clima di fiducia, di rispetto, di collaborazione, clima che noi già fin da adesso ci dichiariamo disposti a instaurare.
Questa mattina nella relazione, nella prolusione del Presidente della Giunta sono stati indicati alcuni punti politici e programmatici. Evidentemente non si tratta di cose nuove, non si tratta di cose nuove perché si tratta di cose che si sono sempre dette e non si sono mai fatte, quindi, anche se non possiamo attribuirgli il dono dell'originalità, dobbiamo se non altro riconoscere che nel taglio delle sue dichiarazioni sono state fatte delle affermazioni abbastanza importanti circa i punti che sono stati isolati come punti prioritari e questi si riferiscono evidentemente alle norme di attuazione, discorso sul quale noi siamo disponibili, sia a livello regionale che a livello nazionale, con tuta la nostra modesta forza parlamentare ed elettorale. Riteniamo sia molto importante, anche noi, risolvere rapidamente, indipendentemente, o perlomeno anche come acconto di quegli studi che l'Isap sta facendo, la questione del personale, il discorso dei residui passivi: è un vecchio discorso, una spina nel fianco di tutte le Giunte, se questa riuscirà a risolverlo sarà un grosso risultato. Per quanto si riferisce al problema della casa, ecco, noi amiamo e riteniamo opportuno sottolineare le affermazioni che il Presidente Andrione ha fatto oggi, che erano abbastanza precise su questo argomento e abbastanza importanti. Il problema della casa è un problema che si riferisce agli strati sociali più umili della nostra Regione e questi non hanno differenza di provenienza, non hanno differenza di colore. È un problema che va risolto nell'interessa della gente più povera, è un problema che può vedere, saldate in un discorso comune, forze regionaliste e forze della sinistra.
È stato ricordato sia pure come problema di difficile risoluzione quello della legge urbanistica e l'avvocato Chanu ha pensato di trovare una contraddizione fra quello che aveva detto il Presidente Andrione e quello che ha sostenuto in certe circostanze il Partito Socialista Italiano.
Noi abbiamo preparato, e il Presidente Andrione le conosce, delle osservazioni; le avevamo preparate assieme ai progressisti in riunioni che si erano tenute sul piano economico e sul piano urbanistico alla proposta di legge che uscì dalla Commissione Manganoni. Quelle sono le nostre proposte, sono scritte, credo che le conoscano anche i Democratici Popolari, non abbiamo assolutamente modificato orientamento e opinione né credo che abbia modificato orientamento e opinione il Consigliere Andrione in materia, anzi, vi era una ampia convergenza fin da allora su quello che si doveva fare, su quello che era opportuno e possibile fare.
Quindi il nostro partito si appresta a esprimere evidentemente opinione, avviso favorevole; dopo aver votato per la Giunta, alla relazione del Presidente Andrione.
Si appresta a garantire una collaborazione che vuole essere una collaborazione leale, concreta sui problemi e non ritiene di doversi giustificare a sinistra per quanto fatto, non ritiene di doversi giustificare a sinistra perché l'ipotesi di sinistra che è stata inseguita dai comunisti e da noi per un po' di tempo non era un'ipotesi possibile, non era un'ipotesi realizzabile. Quindi non dobbiamo delle giustificazioni a nessuno sotto questo profilo.
Questo non significa che non ci nascondiamo le difficoltà che possono emergere in una collaborazione di questo genere per portare avanti un programma incisivo e avanzato; questo non significa che da parte nostra si debba fare un discorso trionfalistico. Il nostro partito oggi siede sui banchi del Consiglio, domani potrà sedere sui banchi di una Giunta o sedere ancora sui banchi anche del Consiglio, quello che conta è che noi rimaniamo sempre gli stessi. Siamo socialisti, vogliamo certe cose, le vogliamo nell'interesse della classe lavoratrice, le vogliamo nell'interesse degli strati più umili della popolazione, lo vogliamo nell'interesse della nostra popolazione perché siamo anche regionalisti, anche se il nostro atto di nascita non può portare questa, diciamo, estrazione, ma il nostro partito, a livello regionale, ha fatto battaglie fin dalla Costituente e la ha concluse assieme al Partito Comunista, alla Democrazia Cristiana, sia ben chiaro perché, se vogliamo essere sinceri, le forze che hanno ottenuto e realizzato l'istituto autonomista in Italia sono poi queste tre componenti, non sono mica altre.
Evidentemente non ci sentiamo né vogliamo prendere lezioni, anche noi, di regionalismo da nessuno, però riconosciamo ad altre forze una peculiarità e uno spazio politico che è il loro; noi non ci sogniamo né ci sogneremo mai di occupare questo tipo di spazio politico. Noi abbiamo un nostro preciso spazio politico. Certi discorsi che le forze regionaliste fanno, ci trovano consenzienti, ci trovano pronti a sottoscrivere idee, programmi e obiettivi. Noi vogliamo solo caratterizzare, per quanto possibile, e in questo riteniamo che non sia ipotizzabile e non è stato ipotizzato da nessuno, una chiusura a sinistra nei confronti del partito Comunista. Anche noi siamo d'accordo che un conto è il Governo, un conto è l'Assemblea regionale e che quindi certe attribuzioni o certi incarichi non vadano discussi, anche perché ne può solo guadagnare la democraticità e la partecipazione dei vari Gruppi al funzionamento del Consiglio e dell'Assemblea.
Non voglio dilungarmi perché altri Consiglieri hanno chiesto la parola, l'ora è tarda. Ribandisco che da parte del nostro partito vi sarà un atteggiamento si estrema onestà, di estrema chiarezza, noi ci assumiamo la responsabilità del voto che abbiamo dato a questa Giunta e della convergenza che vi è stata con le forze regionaliste e la Democrazia Cristiana. Non riteniamo che questo sia minimamente squalificante, non lo riteniamo perché questa è la politica che il nostro partito porta avanti a livello nazionale ed è una politica che si può proporre ragionevolmente anche in questa Regione dove, tra l'altro, il quadro politico è profondamente diverso da quello che si verifica a livello nazionale, dove occorre tenere conto della componente regionalista che è in fase di unificazione e alla quale io faccio tutti gli auguri possibili per un successo di questa operazione perché, tra l'altro, sarebbe anche un elemento di semplificazione della vita politica nella nostra Regione se questa unificazione avvenisse e quindi il quadro politico, cos+ già un po' confuso che sussiste in questo momento, potrebbe trarne giovamento e anche gli elettori potrebbero avere più agio nel compiere le loro scelte badando a quelle forze che rappresentano delle idee fondamentali e non idee superflue o complementari. Grazie.
Jorrioz (PSDI) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, non vi intratterrò sui romani né sugli imperatori romani perché se no dovremmo parlare anche un pochettino dei Salassi, almeno un tanti sulle vicende dei Salassi e allora andremmo molto lontano.
Non vi dirò niente di nuovo sugli incontri andati a monte perché ve ne hanno già parlato sufficientemente altri Gruppi che hanno partecipato a questi incontri, incontri ai quali non abbiamo mai partecipato.
Io vorrei soltanto, prima di tutto Signor Presidente, porgere il mio sentito ringraziamento a lei che ha voluto assumersi, con responsabilità, il difficile compito di reggere in un momento particolarmente delicato le sorti della vita amministrativa della nostra Regione. Il mio ringraziamento va esteso a quanti hanno accettato di condividere con lei questo grave compito.
Due mesi di stasi amministrativa, se prolungati ancora, non potevano che creare maggiori difficoltà a quanti in questo momento devono sopportare il peso diretto della crisi economica e politica che sta attraversando il nostro Paese che risente di quel rigurgito fascista e qualunquista che potrebbe portare alla fine della democrazia conquistata a prezzo di sangue e di sacrifici da parte di tutta la popolazione.
Il mio voto favorevole è un voto di necessità per la difesa delle istituzioni democratiche, è un voto favorevole alle linee di tendenza e d'impegno che da parte di questa nuova Giunta sono state prese su alcuni problemi che non sto a ripetere e che diciamo più urgenti per la nostra popolazione, inattesa che ogni Gruppo politico si assuma le proprie responsabilità per la formazione di una Giunta organica, omogenea e in grado di dare alla nostra popolazione sicurezza e fiducia nelle istituzioni democratiche, autonomiste e regionaliste.
Grazie e buon lavoro.
Pedrini (PLI) - Signor Presidente, Signor Presidente della Giunta, Onorevoli Consiglieri, è difficile per me questa sera prendere la parola perché evidentemente dopo i grossi calibri, dopo le quasi bombe atomiche che mi hanno preceduto, io che rappresento il Partito Liberale, che ne sono l'unico rappresentante, non posso che imbracciare un modesto moschetto 91 da alpino qual ero e di vedere nel mio piccolo di fare un esame della situazione, così come la vede il Partito Liberale.
Devo fare una premessa. Questa mattina, nello sciogliere la riserva, il Presidente della Giunta, in questo fedelissimo ai precedenti Presidenti, sia ben chiaro, ha ritenuto opportuno non citare nell'elenco dei partiti che appoggiavano questa Giunta, ha ritenuto non citare, dicevo, il Partito Liberale ed evidentemente non penso che sia una dimenticanza, in quanto a nome del Partito Liberale avevo detto chiaramente, prima della riunione della sua nomina in pectore a Presidente della Giunta, che avrei votato qualsiasi soluzione politica regionalista e democratica fosse uscita da quest'Aula senza guardare in faccia né alle persone né ai movimenti politici che questa soluzione avessero appoggiato. Mi spiace, ne prendo atto e alla fine dirò come voterò nella continuazione di questa Giunta perché evidentemente io ho sentito in quest'Aula tutti i rappresentanti dei grossi partiti parlare esclusivamente di trattative, di convegni effettuati o meno; evidentemente noi ne eravamo totalmente all'oscuro ma non ho sentito alcuno, tranne l'amico comunista Monami, porre il cenno su quanto si doveva dibattere in quest'Aula ossia non già i fatti personali, non già i panni sporchi, non già le cose di partito ma bensì quello che interessa alla gente valdostana, che era il programma, sia pure sintetico e ridotto, annunciato dal Presidente della Giunta Andrione.
Abbiamo preso atto di quello che i rappresentanti di questi partiti hanno detto, ne abbiamo preso atto anche con un certo dispiacere perché, comunque sia, noi liberali siamo convinti che nella vita politica ci voglia un minimo di educazione politica, di un fair play politico tale che ci possa ritrovare tutti, guardandoci in faccia tranquillamente, su un piano che veramente non viene a essere abbassato dalla piccole beghe personali, dalle invidiuzze, dall'eventuale perdita di una sedia, di una poltrona o meno. E allora io vorrei cominciare a dire, prima di parlare di quanto è stato detto di trattabile dei vari partiti, di quanto ha detto il Presidente Andrione.
Io sono perfettamente d'accordo con l'avvocato Chanu quando dice che le Commissioni vanno rivedute perché, Signor Presidente, o abbiamo un regolamento e a questo regolamento ci si attiene o, evidentemente, noi non siamo all'altezza di seguire una determinata prassi che è regolamentare e allora ognuno fa quello che vuole e iniziamo proprio da questo momento, una anarchia completa che, evidentemente, non può esistere se noi vogliamo seguire quelli che sono stati in precedenza e che sono i dettami scritti, nero su bianco, su quello che è il Regolamento interno del nostro Consiglio.
Non voglio entrare in merito alla Presidenza del Consiglio. Ho troppa stima e amicizia fraterna che mi lega, e per i periodi precedenti e per i post periodi - parlo della resistenza e dopo, va bene - che mi legano all'amico Dolchi, ma sono convinto che, da gentiluomo qual è, saprà egli da solo e non già consigliato da alcuno, nemmeno dal suo partito, prendere le decisioni che meglio riterrà opportune. Questa è la realtà di fatto. Su questi due problemi, di cui nessuno ha parlato tranne l'avvocato Chanu, evidentemente il punto si doveva fare.
E desidererei dire un'altra cosa: io ho votato gli Assessori che sono seduti su quelle poltrone. Mi hanno detto che avrei o che dovrei votare, nel prossimo Consiglio, per un Assessore tecnico. Io dico subito che, data la particolare situazione, anche se il mio voto è un surplus, se non conta nulla, mi metterò due mani sugli occhi e probabilmente voterò anche l'Assessore tecnico, in quanto il Presidente Andrione ha detto che è in una situazione contingente tale che voleva a quel posto una persona di fiducia ma, evidentemente, questo deve essere soltanto proprio per un periodo di transizione perché evidentemente io non posso tollerare che in un'Aula come questa, con a disposizione trentacinque persone, non vi sia una persona adatta a ricoprire il posto di Assessore alla Sanità Pubblica, anche se il Governo italiano a suo tempo voleva il centro sinistra, voglio meglio dire, voleva trovare la soluzione dei suoi problemi con dei Ministri tecnici; non ci è arrivato nemmeno il Governo romano, non è che noi dobbiamo copiare quanto a Roma si fa ma evidentemente può essere concesso al Presidente Andrione quello che gli è concesso, d'altronde, dalla legge ma non con il bene placet, almeno per quanto ci riguarda, di noi liberali.
Quello che mi ha fatto piacere è stato quando, con disinvoltura, egli ha parlato di un pacchetto tipo Volkspartei dell'Alto Adige e io ho sempre predicato nel mio piccolo pollaio che un pacchetto avrebbe dovuto avvenire anche a noi valdostani e non soltanto all'Alto Adige e quindi questo mi ha confortato in quelle che sono le nostre idee sul problema e saremo lietissimi di sentici dire che si è arrivati, d'accordo col Governo romano, a ottenere un pacchetto in favore della popolazione valdostana e non voglio fare qua della demagogia parlando di zona franca, di sigarette, di altro, che sono tutte quisquiglie, ma di come evidentemente debbono essere, sono i principi della nostra autonomia e che ci sono stati dati, riconosciuti e che ci devono essere dati proprio tramite questo eventuale pacchetto.
Dicevo, quello che maggiormente mi ha fatto piacere che è sentire dire, appena seduto sulla poltrona di Presidente che ha preso due provvedimenti: il primo è quello che riguarda la stampa. Direi che, come giornalista, come editore, mi congratulo con il Presidente Andrione perché effettivamente, soltanto e solamente se noi avremo una stampa completamente libera non leggeremo più certi articoli che da tanto tempo qui in Valle purtroppo si leggono perché o la stampa è libera di dire le cose che sono vere e gli eventuali mentitori saranno scoperti o la funzione della stampa non ha alcun valore perché, già in altri tempi e oggi in altri Paesi, determinata stampa e determinati giornali predicano un solo Vangelo, quando noi li vogliamo conoscere tutti, dalla A alla Z, per sapere giudicare col nostro cervello per sapere dire se quel Vangelo ci va o non ci va, per sapere giudicare da soli senza costrizioni né fisiche né mentali.
Un altro impegno, quello degli uffici per i Gruppi. Sono anni, io è dal 1969 che sono in quest'Aula e evidentemente ho sentito più volte parlare di questi uffici.
Noi oggi siamo nella condizione di ricevere la gente... l'amico Dolchi mi ha detto: "C'è una saletta che è della Presidenza, vedi tu se ti puoi aggiustare quando viene qualcuno a chiacchierare cinque minuti" e quindi io devo dire solo un grazie ma quel grazie lo dico di cuore alle due persone, non al Presidente del Consiglio perché evidentemente è una cosa: nessuna Regione d'Italia sia a Statuto Speciale che a Statuo Normale è nella nostra situazione, nessuna. Io non voglio arrivare agli estremi della Regione emiliana dove, addirittura, all'ultimo piano hanno il ristorante con tanto di baristi ecc. ecc. meravigliosi, non siamo noi valdostani, né abbiamo la mentalità di spendere i soldi in quella maniera, li spendiamo piuttosto per un piccolo acquedotto, per un abbeveratoio per le nostre mucche o per una fognatura e quindi non chiediamo questo, ma un piccolo buco in un palazzo come questo dove poter ricevere quando c'è una persona che viene a cercarci, penso che sia il minimo che si possa chiedere a un Presidente di Giunta e mi fa piacere che egli abbia detto - perché aveva sposato con me già da tempo questa causa - che egli abbia detto che si impegnava nella risoluzione di questo problema che qualcuno dirà, si è attaccato Pedrini al piccolo buso dell'ufficietto. No, non è per quello, è per quel minimo di dignità che ognuno di noi deve avere, non soltanto nei confronti dei cittadini valdostani che a noi si rivolgono e a cui noi dobbiamo, se siamo seduti in questo posto.
Ho sentito il Presidente Andrione parlare della casa. Nobilissimo intento, lo appoggerò con tutte le mie forze. Egli ha detto che la cosa non dovrà essere soltanto ad Aosta ma anche a Brissogne. Vogliamo vedere il nastro, sono convinto di quello perché me lo sono segnato; io vorrei pregare il Presidente Andrione, quando fa delle affermazioni del genere, di ricordarsi di un'Alta Valle che evidentemente è sempre stata molto ricordata dai Signori qui presenti e per la loro origine natia e per dei motivi affettivi perché, evidentemente, Villeneuve, Morgex e Courmayeur sono più vicine ad Aosta di quanto lo siamo noi della Bassa Valle, ma avrei voluto sentire e, se nella replica egli lo potesse accennare gli direi un grosso grazie, non già a nome mio, del mio partito, ma di quegli abitanti che formano una folta schiera di valdostani in Bassa Valle che evidentemente sono stati per anni e anni proiettati verso Ivrea e Torino e non già verso la loro naturale capitale che è Aosta; gli dirò grazie perché noi della Bassa Valle siamo sensibili a queste cose. Qua, alcune volte quell'integerrimo uomo che è stato, che è ancora, ma allora era Assessore e ora non lo è più, Maquignaz, in alcune discussioni amichevoli che avemmo, lui Assessore e io Consigliere, mi volle provare che anche in Agricoltura, l'Assessorato dell'Agricoltura, la Giunta regionale aveva fatto molte cose per la Valle d'Aosta in confronto a quello del Centro e dell'Alta Valle; io gli dissi allora, e confermo adesso che, come sempre, noi siamo abbandonati a noi stessi, noi vediamo che nelle feste che si svolgono ad Aosta, nei dintorni, in Alta Valle, quasi sempre vi sono rappresentanti di Assessori. Da noi, solo nelle feste principali o nelle feste particolari organizzate dal Signor Tonino a Donnas. È la verità, è la verità, egli riusciva, forse con il suo voto comunista, a portare, a far correre gli Assessori Democratici Popolari, aveva la forza di farlo, io te ne do atto, bravissimo, io non ne avevo la forza perché qualche volta ho provato ma non sono venuti e quelle poche volte che sono venuti ho detto quello che pensavo e forse non avrei dovuto dirlo perché mi hanno guardato di storto e, a un dato punto, forse era meglio che non fossi andato io a quella festa perché rovinavo veramente la festa nel dire la verità. Questo non riguarda soltanto i Democratici Popolari, riguarda anche i miei amici democristiani che per lungo tempo anche loro hanno tirato la corda in quel senso.
E mi pare, così, velocemente, di aver detto al Presidente Andrione, di aver citato, ecco, ha parlato di norme di attuazione, comunque abbiamo parlato di Assessori tecnici, abbiamo parlato di Commissioni, abbiamo detto di come non ci ha citato, siamo lieti della cosa, avremmo voluto sentire qualcosa di più sull'agricoltura, lieti della stampa e degli uffici, benissimo il pacchetto, ricordarsi della Valle, mi pare che ho toccato così tutti i punti principali che egli ha toccato, tenendo presente, dandogli atto che in una soluzione rapida e veloce come è stata questa, non poteva fare di più. Gliene do atto perché ha la possibilità, evidentemente, di esprimere concetti ben diversi e molto più ambi di quelli che ha espresso oggi, ma io penso proprio che la velocità di tutto il costrutto che si è venuto a creare non poteva dargli altro spazio.
E vorrei velocemente trattare di due piccole cosette che sono state dette in quest'Aula. L'amico Bordon dice che non è stata fatta una Giunta comunista-democratico popolare e socialista soltanto perché i Democratici Popolari volevano troppi posti. Non condivido l'idea del mio amico Bordon, non la condivido per il semplice motivo che non fosse questione di un posto o due o tre in più o in meno, ma perché evidentemente i Democratici Popolari sapevano perfettamente che andando da soli con i Comunisti avrebbero perso come minimo il cinquanta, sessanta per cento del loro elettorato che non è un elettorato né comunista né filo-comunista. Ecco, la sola e unica ragione per cui i Democratici Popolari non se la sono sentita di andare, così, "apertis verbis" con il Partito Comunista perché in caso contrario lo avrebbero fatto; hanno dimostrato una certa spregiudicatezza nel loro Governo, abbiamo visto, appunto, ritornando alla Bassa Valle, fiorire manifestazioni a destra e a sinistra sovvenzionate da questa Giunta, con una leggerezza... sembrava quasi di essere ritornati agli "annales" romani o ai giochi, ai baccanali ecc. ecc. No, tutto questo non ci interessa, noi vogliamo parlare solo e solamente un linguaggio politico e io non devo fare altro, caro Monami, oggi, che dirti quello che ti dissi nella penultima riunione: io mi auguro di vederti all'opposizione, così come io sarò all'opposizione e, se è il caso, spareremo tutti e due su quella Giunta, ma per il piacere di averti lì, di fronte a me, simpatici, carini, ecc. senza però dare gli ordini come facevate prima alla Giunta che era in piedi; lo facevate con molto garbo, ti do atto, con estrema eleganza, però si sentiva ogni volta che il Presidente della Giunta si alzava, e questo gli imputo e questo veramente, che nella penultima riunione mi ha dato leggermente... e questo che effettivamente mi ha fatto uscire un po' dal seminato, quando egli proclama: "La Giunta sempre più a sinistra". Penso sia stato forse, io l'ho ritenuto, lo ritengo, non soltanto un amico ma un ottimo amministratore l'ex Presidente Dujany ma penso che come valutazione politica, così come glielo dissi l'altra volta, egli abbia, con questa frase, commesso un grosso errore, e io glielo dico per la simpatia e per l'amicizia che mi lega a lui perché io non sparo alla schiena, non do pugnalate alle spalle. Le cose si dicono in faccia, reali e chiare come devono essere dette e mi spiace che egli si sia lasciato andare; aveva già dato atto al Partito Comunista di essere l'unico partito ad aver sempre camminato, così come e il Partito Comunista e di Democratici Popolari volevano, mi pareva che bastasse. No, ha voluto andare oltre ed evidentemente è stata una cosa che non soltanto ha scioccato me ma ha toccato un largo strato dell'opinione pubblica.
E a questo proposito, proprio a proposito dell'opinione pubblica, sono stato più o meno assalito da amici politici e non amici politici, i quali mi hanno detto: "Ma come farai tu a votare una Giunta che ha l'appoggio esterno del Partito Socialista? Tu ti confondi con i socialisti". A parte il fatto, e ripeto qua alcune cose, alcuni concetti già espressi, a parte il fatto che il Partito Liberale non ha mai assolutamente contestato le concezione di un altro partito, tanto meno quelle del Partito Socialista, io voglio dire a coloro che non intendono o che hanno qualche lacuna, che il Partito Liberale collabora con il Partito Socialista in Germania, in Belgio, nei Paesi del Nord, in un sacco di altri posti, va bene, e questo veramente, addirittura lasciando la Democrazia Cristiana: pensate che bello, i laici che riescono a spuntarla contro la Democrazia Cristiana e la mettono all'opposizione. Ma questo significa veramente avere una forza, avere un concetto dello Stato, dei suoi regolamenti, di quella che è ideologia politica, che è al di sopra di quello che può essere Marx nella sua grandezza o piccolezza dall'angolo visivo da cui noi lo vogliamo prendere e da come lo vogliamo prendere, grand'uomo per me, ma evidentemente le sue teorie possono stare bene in certi Stati, non in altri dove noi siamo abituati a una democrazia, dove noi effettivamente la parola libertà la sentiamo nel suo pieno intero, dove noi riteniamo che essere liberi significhi poter parlare liberamente, avere un'iniziativa privata valida, poter liberamente esporre i propri concetti senza essere subissati o senza essere mandati in qualche campo di concentramento.
Queste sono le nostre idee e ho detto anche io qualcosa di politico perché qua tutti hanno parlato di politica meno di quello che era il programma del Presidente, spiegato dal Presidente Andrione.
Credo di poter chiudere dicendo che prima di Natale io avevo detto che il 25 nasceva Gesù e che quindi anche io mi auguravo che, anziché nella greppia, su quella poltrona salisse qualcuno. Il mio augurio ha avuto effetto ma voglio aggiunger altro sempre in questo tema: il 6 di gennaio pare che vi sia una vecchietta che salga su una scopa, che viaggi e lasci ogni tanto nei vari comignoli, delle calzette con dentro cioccolatini e torrone ai buoni, carbone e legna marcia ai cattivi. Presidente Andrione, io non voglio paragonarla alla vecchietta, io assolutamente sono distante da questa similitudine ma mi consenta di salire effettivamente su quella scopa per tutti i motivi che lei sa e che evidentemente tornano a vantaggio della Valle d'Aosta e dei suoi cittadini e, nel finire, aggiungo che io, come ho detto prima, ho votato per questa Giunta anche se non richiesto. Voterò ancora se il caso che si presenterà sarà un caso che seguirà quelli che sono i dettami della mia ideologia politica. In caso contrario non ci sarà alcuno al Mondo che mi farà cambiare opinione e se sarà no, sarà un no detto chiaramente in quest'Aula, dichiarato senza false eresie, senza falsi scopi. Questo era per chiarire come, ancora una volta, così come ha detto l'amico Bordon, egli si è mantenuto su una strada dal '45 a oggi, qua siamo sulla stessa strada sia pure su lati opposti, benché ci divida solo un ruscello, non un fiume, e quando tu mi parli della tua diffidenza, della tua politica intellettuale contro la politica intellettuale comunista, non soltanto tu mi stupisci perché a Roma, tu sai, va di moda ormai, sta andando di moda la sottana nera e la camicia rossa sopra, ma perché evidentemente se vi è solo questo ruscello io posso capire come questo ruscello si possa facilmente scavalcare e trovare sempre, nell'interesse della nostra Regione, un punto di unione, così come noi riteniamo di trovarlo con tutti quei partiti regionalisti che si sono dichiarati tali e che in quest'Aula hanno fatto, nell'interesse della Valle, determinate dichiarazioni.
Un augurio, pertanto, che qua si possa continuare, sia pure per un periodo, diciamo non troppo lungo, nel senso che devono essere tolte quelle lacune a cui lo stesso Presidente Andrione accennava, al fine di trovare l'unità di intenti, di poter andare avanti per un certo, almeno fino alla scadenza, potendo lavorare tranquillamente nell'interesse dei cittadini valdostani.
Manganoni (PCI) - ... di non affliggervi con un lungo intervento e non è mia intenzione polemizzare. Ci siamo sorbiti delle dotte lezioni sulla storia di Roma, io non sono profondo in questa materia. Ho letto però qualcosa su di un Console o Proconsole romano che rispondeva al nome di Terenzio Varrone che con l'inganno ha ridotto in schiavitù il piccolo e fiero popolo salasso, vittima dei brutali sistemi colonizzatori di Roma che sono strati precursori dei colonizzatori moderni. Un piccolo accenno a questo periodo storico e a questo personaggio romano che si è inserito tristemente e tragicamente nella storia de "Notre petite patrie" ci avrebbe forse interessato quanto la storia dell'Imperatore Diocleziano.
Comunque, lasciamo da parte la storia romana e parliamo delle cose attuali della nostra Regione e dei problemi che aspettano di essere risolti nella nostra Valle.
Io non voglio ripetere quanto già è stato detto da parte nostra sulla politica generale che proponiamo per la Valle d'Aosta. Mi limiterò a sottolineare alcuni aspetti, pochissimi, delle dichiarazioni del Presidente.
Tutela del paesaggio, lotta alla speculazione, ai nuovi colonizzatori, difesa dell'ambiente, problemi da noi sollevati non oggi ma da molto tempo in questo Consiglio, e noi prendiamo atto delle dichiarazioni del Presidente però vogliamo vedere i fatti e io mi domando: le buone intenzioni del Presidente in questo campo, che già ha avuto occasione di manifestare in altre occasioni come Consigliere, come pensa di risolverle? Perché dovrà prendere delle posizioni, forse dovrà cozzare contro alcune delle forze che l'appoggiano, quelle forze sostenitrici della speculazione e responsabili del massacro del paesaggio italiano. Dicono i giornali inglesi rivolgendosi ai loro lettori: visitate presto l'Italia prima che gli italiani l'abbiano distrutta; ebbene, penso che questo possa valere anche per la Valle d'Aosta: visitate presto la Valle d'Aosta prima che la Valle d'Aosta sia distrutta.
Ebbene, voglio sottolineare un fatto concreto: L'Alpila. Il Presidente, prima che fosse Presidente in fatto di Alpila, ha preso delle posizioni che noi possiamo e abbiamo condiviso. Oggi, come Presidente, forse anche per ragioni di tempo gliene do atto, non ha accennato al problema dell'Alpila. Come pensa il Presidente di tagliare questo bubbone quando delle forze che appoggiano l'attuale Giunta sono legate come il neonato alla madre, con coloro che speculano sull'Alpila? Quindi al Presidente gli si presenta questa alternativa: o avallare l'Alpila venendo meno ai suoi precedenti impegni o tagliare questo bubbone e cozzare contro alcune forze alleate. Quale via sceglierà? Se sceglierà la seconda, cioè tagliando questo bubbone, denunciando l'Alpila e destinando la mezza dozzina di miliardi che la Regione, sotto diverse forme, dovrebbe versare all'Alpila, e destinando questi miliardi ai servizi, alle opere della "communauté valdôtaine", avrà il nostro totale, pieno, incondizionato appoggio. Se invece seguirà la prima via, cioè quella di avallare l'Alpila, ebbene, sappia il Presidente che avrà la nostra opposizione totale.
In una relazione trasmessa tempo fa al Consiglio, che accompagnava la bozza del piano urbanistico regionale, si sottolineava fra le altre cose la necessità e l'urgenza di non accentuare lo squilibrio sociale economico, culturale, esistente tra le varie zone della Valle cioè i cosiddetti poli di sviluppo e le zone depresse perché, vedete, in campo Nazionale abbiamo il Nord e il Sud, si parla da anni dal problema del meridione, di come risolverlo, però ci si limita a parlarne e non si risolve niente.
Nella nostra Valle non dico che le differenziazioni arrivino a quelle fra il Nord e il Sud dell'Italia ma comunque ci sono. Questo squilibrio c'è: abbiamo le zone che scoppiano sia dal punto di vista industriale, Aosta per esempio, che dal punto di vista turistico, Courmayeur e Breuil per esempio. E abbiamo le zone depresse, abbiamo i nostri Comuni di montagna, abbiamo le nostre frazioni che si spopolano paurosamente, che muoiono, presto queste frazioni saranno ridotte a un mucchio di ruderi, molte purtroppo lo sono già. Ebbene, se molte già sono ridotte a ruderi, lo si deve anche a un fatto: alle difficoltà frapposte per riparare, per sistemare queste vecchie case. I nostri contadini incontrano delle difficoltà, gli si dice di no e allora li si obbliga ad abbandonare le vecchie case e, a volte, anche a scendere in piano.
Ebbene, vogliamo affrontarlo questo problema e non dico di risolverlo ma di iniziare, di avvicinarci verso la soluzione, potenziando lo sviluppo agricolo - e qui non voglio farvi un discorso sull'agricoltura che sarebbe lungo e necessario e urgente - potenziando lo sviluppo turistico, ma intendiamo turismo popolare, non turismo tipo Alpila, non turismo per i colonizzatori nuovi, dicevo, vogliamo potenziare lo sviluppo di queste zone che muoiono, tentando di salvare il salvabile prima che sia troppo tardi destinando investimenti regionali in queste zone, dotandole di infrastrutture, innanzitutto; noi abbiamo le stesse funzioni di Aosta, a forse meno di un chilometro di distanza in linea d'aria dalla piazza Émile Chanoux, centro di Aosta, esiste il polo di Arpuilles ed Excenex, sprovviste di acqua potabile. Abbiamo i villaggi di Pléod e di Duvet che mancano di fognature, la gente non può mettersi l'acqua in casa e deve mantenersi i gabinetti sulla concimaia, come si usava secoli fa o anche come si usava quando sono nato io in campagna. Hanno una scuola costruita chissà quando; non essendoci l'acqua potabile, il gabinetto è esterno, quello in legno con il buco in mezzo come avevamo noi ai nostri tempi quando andavamo a scuola. Ebbene, questo, nella città di Aosta.
Per non parlare poi, e non voglio passare in rivista tutti i Comuni perché non finirei più, per non parlarvi poi di Perloz per esempio, ove venti frazioni, di cui una buona parte abitate tutto l'anno, sono sprovviste di strada, non parliamo poi di fognature e di tutto il resto, potrei parlarvi della collina di Lillianes, della collina di Fontainemore, potrei parlarvi di Chevrère a Champdepraz, di tutta quella zona ove non si arriva mai, non vi dico di fognature, di altre infrastrutture, ma neanche con la strada, non vi parlo di tanti altri Comuni.
Ebbene, se questo sarà il vostro indirizzo, cioè colmare questo squilibrio, colmare forse è una parola forte, perlomeno attenuare questo squilibrio e pensare anche a questa parte della popolazione valdostana, di lavoratori valdostani che sono cittadini anche loro e non devono continuare a essere cittadini di seconda categoria, ebbene, se questo sarà il vostro indirizzo, per le vostre azioni, avrete il nostro appoggio, la nostra collaborazione. Se invece l'indirizzo continuerà a essere quello di prima, cioè i miliardi per i poli di sviluppo, per i palazzi del ghiaccio, per le piscine tutte d'oro, per il turismo di élite, per il turismo dei ricchi e allora, sappiate, incontrerete la nostra opposizione accanita, ferrea, totale.
E questo vale per tutti gli altri problemi cui non voglio accennare. Per gli altri aspetti della politica amministrativa e l'amministrazione della nuova Giunta e le cose, se i fatti, non le parole, fatti concreti, saranno indirizzati nell'interesse della popolazione valdostana e per popolazione valdostana intendo quelli che lavorano, che sudano, che faticano, non i parassiti, tenendo conto delle loro richieste, delle loro necessità e allora, ripeto, avreste il nostro appoggio, la nostra approvazione, saremo al vostro fianco. In caso contrario la nostra opposizione sarà, come vi ho detto, dura, tenace, non opposizione per opposizione, non rissa, opposizione costruttiva, diciamo, pungolo per tallonarvi, per ricordarvi che gli impegni, le promesse vanno mantenute, vanno realizzate.
Dolchi (Presidente) - Sono iscritti a parlare i Consiglieri Ramera e Tonino.
Essendo assente il Consigliere Ramera, darei la parola al Consigliere Tonino.
Tonino (PCI) - Brevissimo intervento per far alcune considerazioni sia sull'intervento che ha fatto il Consigliere Bordon sia su altri interventi.
Premetto che è un intervento che non ha nessuna intenzione di voler fare della polemica ma di fronte a certe affermazioni mi pare che sia giusto dire alcune cose.
Dice Bordon che la Democrazia Cristiana è da venti anni che si batte per l'autonomia regionale. Ora, io mi rendo conto che la Democrazia Cristiana valdostana da alcuni anni a questa parte si è accorta che non aveva più credibilità, la politica che da anni stava portando avanti, e mi riferisco alla famosa politica che è sempre bene ricordare, la famosa politica dei rubinetti: "Se votate Democrazia Cristiana avrete dei soldi in più per i valdostani, se non votate Democrazia Cristiana noi vi chiuderemo anche questi rubinetti", ecco quale era in quel periodo il ricatto della Democrazia Cristiana di quei tempi. Ora, io prendo atto che la Democrazia Cristiana, specie in questo ultimo periodo, è cambiata, è notevolmente cambiata, senz'altro non c'è più questo clima, ma non mi si dica però che la Democrazia Cristiana romana, almeno alcuni settori della Democrazia Cristiana, ha ancora... su dei vecchi principi accentratori, non sia ancora quella stessa Democrazia Cristiana che lesina a dare quel contributo giusto che alle Regioni italiane, e tra queste anche la Valle, spetta. Tutte le Regioni d'Italia - e lo dicono gli stessi Consigli regionali - tutte le Regioni italiane rivendicano una maggiore autonomia finanziaria dal Governo romano, cioè dare il via tutti i decreti delegati per poter mandare avanti i problemi urgenti che ciascuna Regione italiana ha.
Ebbene, questo Governo italiano che è retto continuamente dalla Democrazia Cristiana non fa un passo avanti o, se fa dei passi avanti li fa debolissimi, in questa direzione, quindi è il collega Bordon che nella sua esibizione, nel suo intervento fiume che ormai siamo abituati a sentire, non può sottrarsi dalle responsabilità che hanno coinvolto sia la Democrazia Cristiana regionale, sia quella nazionale sul problema dei rubinetti aperti o chiusi, secondo da come i valdostani sono capaci, erano capaci di votare, e nemmeno può sottrarsi dalle pesanti ipoteche di ristrettezza finanziaria che la stessa Democrazia Cristiana si comporta nei confronti delle Regioni a Statuto ordinario e dico anche della nostra stessa Regione autonoma della Valle d'Aosta.
Purtroppo è che certi discorsi che si fanno, anche se in un certo senso assumono motivo di ilarità, non sono più credibili dalla comunità valdostana; la comunità valdostana ha bisogno di fatti e i fatti non vogliono dire solo sistemazione di Gruppi consiliari, che è già una cosa importante, snellire le procedure burocratiche sui pagamenti che, non nego, ha una sua grossa validità, né tantomeno i problemi della burocrazia regionale che anche queste hanno la loro validità.
La popolazione valdostana si aspetta altre cose più giuste, più concrete, più importanti, si aspetta in primo luogo il problema dei trasporti, abbiamo visto il blocco delle ferrovie in questi giorni, che bisogna dare una soluzione, ci aspettano i problemi della soluzione della casa, della sanità, della scuola, non ho sentito parlare della scuola in questo senso, sul decentramento amministrativo, quindi io non voglio fare delle polemiche sterili ma nemmeno penso che questi mini-programmi, con il giustificato motivo di una transitorietà di questa Giunta, possono avere una credibilità; transitorietà di questa Giunta che poi, tra l'altro, viene smentita dagli interventi che abbiamo sentito nella stessa Democrazia Cristiana, prima, stamattina, dal collega Bondaz e questo pomeriggio da Bordon, i quali nei loro interventi smentiscono questo periodo di transitorietà di questa Giunta dicendo, e l'hanno detto chiaramente, che questa Giunta ha tutte le carte in regola per continuare ad amministrare la Valle d'Aosta.
Ora, io a questo punto voglio fare una domanda ben precisa al Presidente della Giunta: "Questa Giunta che lei definisce Giunta di transizione, fino a quando lei pensa che potrà andare avanti in questo modo? Pensa che arriveremo al 1978 come Giunta di transizione oppure ci sarà un momento di ripensamento per vedere tutta una situazione interna a questo Consiglio regionale... che la compongono?".
Noi, Partito Comunista, siamo anche disposti a fare uno sforzo a credere, in questo senso, di carattere di transizione di questa Giunta; ma si sbagliano coloro che pensano che sugli allori di questo carattere transitorio si cerchi di ingannarci: noi comunisti non diamo composti solo da sette Consiglieri qui presenti in questo Consiglio regionale, abbiamo alle nostre spalle tutto un grosso movimento, sarà esso a fare giustizia di questa verità o meno verità. Sarà esso a dire se questa Giunta deve continuare ad amministrare la Valle d'Aosta, sarà esso, cioè sarà il movimento dei lavoratori, delle fabbriche, della campagna, delle varie categorie che dovrà decidere se questa Giunta ha le carte in regola per amministrare la Regione contro un responso elettorale che non indicava certamente una Giunta del genere.
La potranno approvare questa Giunta coloro che sono addetti al concetto della delega cioè: "Noi ti votiamo ogni cinque anni e poi tu fai quello che vuoi", non sono però le masse disposte, le masse popolari, coloro che giorno per giorno sono quelli che costruiscono qualcosa di positivo in Valle d'Aosta. Non saranno disposti a seguire ciecamente tutte quelle operazioni verticistiche o mille riforme che oggi la maggioranza ci propone.
Come Gruppo consiliare comunista terremo conto di tutte le indicazioni che ci prevengono dalla gente e di conseguenza agiremo disposti ad approvare tutto quanto questa Giunta ci proporrà di buono e altrettanto disposti a una netta opposizione su tutti quei problemi che non vanno nell'indirizzo dell'esigenza della comunità valdostana. Questa è la posizione precisa che il nostro gruppo - che è già stata sottolineata dal compagno Capogruppo Monami e seguita dopo dal compagno Manganoni - la posizione che il nostro gruppo renderà su un problema che il Presidente della Giunta eletto ci ha programmano nelle sue dichiarazioni programmatiche, però noi intendiamo con la nostra opposizione fare un'opposizione che sia un'opposizione costruttiva, naturalmente, però neghiamo qualsiasi... che questa Giunta abbia un senso di transizione allorquando noi sentiamo che nella stessa Democrazia Cristiana, cui avete patteggiato questa maggioranza, viene detto invece che questa Giunta ha tutte le carte in regola per continuare ad amministrare sine die.
Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Ramera.
Ramera (DC) - Mi sento davvero perplesso nell'iniziare questo intervento dopo quando detto dai colleghi Dujany e Chanu per i Democratici Popolari e soprattutto da Monami per il Partito Comunista Italiano sulla condotta della Democrazia Cristiana artefice, secondo loro, di tutta l'operazione per questa nuova maggioranza.
Come padrino, così mi sento qualificato, confesso che non sapevo che la Democrazia Cristiana fosse tanto forte e determinante e che la mia azione come Segretario del partito, continuamente appoggiata da Fanfani, abbia potuto essere tanto decisiva per questa svolta della crisi regionale.
Purtroppo, nonostante sia una riedizione di Don Vito Corleone, non posso venire in quest'Aula come Dujany, Chanu e Monami a riferire sulle trattative intercorse prima delle elezioni di Andrione.
Noi non contiamo così tanto come loro, tuttavia siamo lieti di aver contato al momento giusto; l'elezione di Andrione e della Giunta da lui proposta confermano infatti la validità della proposta dell'amico Bordon, decisa dalla Democrazia Cristiana il 20 scorso, in quanto non ritendendo più credibile né per noi né per l'opinione pubblica le motivazioni dei continui rinvii volti a strumentalizzare la crisi a fini non bene identificabili, abbiamo chiesto di votare e votando si è usciti dalla crisi.
È chiaro che alcune convergenze come quelle tra noi e alcuni gruppi regionalisti, maturate in sede di opposizione, fossero logiche ed evidenti.
Ora si sono aggiunti i voti dei progressisti e del Partito Socialista: questo crea quel largo fronte di forze regionaliste e popolari da noi sollecitato da tempo e auspicato da vasti strati dell'elettorato valdostano.
Come si vede è stato sufficiente mettere d'accordo il Consiglio e la crisi si è risolta, per cui appare evidente che i cinquanta giorni di trattative intercorse tra i vari gruppi della maggioranza sono stati spesi inutilmente alla ricerca di una convergenza, o meglio, alla restaurazione di una formula che aveva cessato da tempo di esistere per le troppe contraddizioni ideali e programmatiche che separavano in modo insanabile quelle stesse forze.
Sarebbe quindi stato più onesto passare la mano anziché perdersi in inutili incontri senza costrutto a tutto scapito dell'Amministrazione regionale, così come sarebbe stato più onesto da cose fatte accogliere con maggiore "fair play" il risultato senza ricorrere a oscure minacce che molto ricordano il tragicomico discorso dello "Spezzeremo le reni alla Grecia", riportato in luce nell'attuale occasione dalla poco educata decisione di distruggere questa formula e questo Presidente che sono i peggiori che la Valle d'Aosta abbia mai avuto e questo prima ancora che questi abbiano potuto operare.
Purtroppo non sempre si accoglie con sorriso un risultato negativo e così come abbiamo ascoltato e letto parole su questa crisi, che possiamo benissimo definire l'attuale vicenda, parafrasando il noto libro in francese "Le diable au corps", con quello più vero della "Rage au corps" dei Democratici Popolari che, invece di cattolici di sinistra, si sono dimostrati in questa occasione figli dell'antico testamento con la loro minaccia dell'occhio per occhio e dente per dente, invece di essere quei cattolici interpreti del Vangelo dell' "Ama il prossimo tuo" o di porgere eventualmente la guancia a chi ci aveva offeso.
I demopopolari chiamano le forze che hanno risolto la crisi con la comoda etichetta di centro-destra raccogliticcia e antiregionalista e dicono il falso poiché sanno benissimo che l'attuale non è una formula poiché non vi è Giunta organica; è una Giunta di transizione alla quale abbiamo dato il nostro voto solamente per evitare che la crisi potesse causare troppi guai all'economia della Regione e, come tale, non ha altra etichetta se non quella di tutelare gli interessi dei valdostani, lasciati orfani da una maggioranza che ha preferito dilettarsi in amene dispute di poltrone anziché preoccuparsi di prendere le opportune misure per scongiurare su di noi gli effetti del drammatico momento economico vissuto dalla Nazione.
E allora, non avendo né preveduto né provveduto in tale direzione, si viene in quest'Aula a confondere le idee con formule di centro-destra raccogliticcio e antiregionalista e questo in contrasto con le tesi del Partito Comunista che lo chiama invece centro-sinistra, e a minacciare distruzione di formule e di uomini, come se la politica si facesse con le parole e non invece con i numeri, che nel caso nostro dicono che otto può essere maggioranza relativa ma è ben lungi dal diciotto per essere maggioranza assoluta e quindi chi è ridimensionato si prepari magari alla rivincita, affilando le armi della polemica e della dialettica, ma aspetti prima di anticipare oroscopi non richiesti, aspetti la giusta congiunzione astrale che in questo momento presenta segni oltremodo negativi per i nati sotto la costellazione dei demopopolari.
Ai colleghi del Partito Comunista che ci hanno dedicato largo spazio attribuendoci la paternità di questa crisi, dobbiamo fare un discorso diverso e più consono a quello che i nostri due grandi partiti rappresentano sulla scena nazionale.
Innanzitutto ristabiliamo la verità perché non possiamo né vogliamo vederci attribuire meriti che non abbiamo e una potenza superiore al numero che qui rappresentiamo. Ma come si può pensare veramente che sei, sette democristiani abbiamo potuto, improvvisamente, sia pure galvanizzati da quel famoso incontro con Fanfani da voi condito in tutte le salse come elemento determinante della vicenda, come si può veramente accettare che questa nostra sparuta pattuglia democristiana abbia sopraffatto una maggioranza organica come quella esistente, disintegrandola e sostituendosi a voi come pilastro di questa nuova maggioranza? Così come diciamo che gli otto Democratici Popolari non possono modificare con le loro oscure minacce, altrettanto diciamo che per noi la Democrazia Cristiana con i suoi voti non è in grado di determinare né svolte né capovolgimenti politici ma, semmai, contribuire con efficacia alla politica delle cose.
Che poi un partito come la Democrazia Cristiana, emarginato da un colpo di palazzo da alcuni pretoriani più o meno di sinistra, cerchi di risalire alla luce del sole, credo che questa sia la logica, soltanto la logica condotta di ogni partito che tende a operare per divenire più forte e lasciare i banchi di minoranza per passare a quelli più ambizioni della maggioranza. Non credo che in questo nostro operare ci siano da riscontrare motivazioni di condanna da parte di chicchessia ma semmai ci sia, in una giusta analisi da parte vostra, da riconoscere che abbiamo bene operato per il nostro partito. Del resto, poi, sono davvero sorprendenti le affermazioni che provengono dai vostri banchi comunisti e che si leggono sui giornali locali poiché contrastano con chiara evidenza dall'impostazione politica e tattica del Partito Comunista che vuole, invece, a ogni costo la compagnia nostra, quella della Democrazia Cristiana, per una nuova direzione del Paese. E, per essere un partito che gli intenditori giudicano sulla via del tramonto come il nostro, come ho letto recentemente su una rivista, per essere un oscuro manovratore della crisi regionale, come dite voi, dobbiamo dire che mai abbiamo ricevuto tante offerte di compagnia come quelle che Berlinguer ci sta facendo da tempo, per cui il Partito Comunista Italiano da principale oppositore vuole diventare nostro amico e per questo si è riunito addirittura un Comitato centrale nel quale Berlinguer si è impegnato ad andare al Governo solo al fianco della Democrazia Cristiana. Di fronte a questi fatti non si può non essere perlomeno sorpresi dai vostri atteggiamenti in loco che dissento dalla linea della vostra segreteria politica nazionale e che, agli occhi degli intenditori, vi fanno apparire come degli accesi deviazionisti e buon per voi che certi metodi di un tempo siano rimasti solo un lontano ricordo.
Non è con questa polemica sbagliata che noi vogliamo il confronto con il Partito Comunista ma è sul terreno delle cose concrete, e voi lo sapete benissimo perché sapete che la Democrazia Cristiana non si sottrarrà di certo a questi appuntamenti che hanno come fine principale l'elevazione sociale, civile ed economica delle classi che formano la vostra base popolare, come quella del nostro Partito. Su questi temi, sui programmi che agitano la vostra, come la nostra, base, avremo modo di misurarci, di confrontarci e anche di scontrarci, ma con chiarezza. Per questa chiarezza noi vi diciamo che la Democrazia Cristiana siamo soltanto noi e con noi dovrete quindi discutere se vorrete avere un interlocutore valido, anche se per il momento questo interlocutore non è ancora disponibile.
Al Presidente Andrione, per chiudere, alla Giunta tutta, rinnoviamo la nostra solidarietà e il nostro impegno qui, come presso il Governo centrale, anche se dovessimo scontrarci con il Governo centrale perché, al di là dei traguardi che Andrione ha posto alla sua Giunta di transizione, si possano gettare le basi per una nuova maggioranza organica al servizio dei valdostani e della Valle d'Aosta.
Dolchi (Presidente) - Darei la parola al Presidente della Giunta per la replica.
Andrione (UV) - Permettetemi, Signori Consiglieri, nella mia breve replica di mescolare quelli che sono gli aspetti politici - e parlare quindi come militante dell'Union Valdôtaine - e quelli che sono gli aspetti amministrativi di colui che regge un'Amministrazione.
Sarà quindi un intervento frammentario e disordinato ma vi prego di volermi scusare.
Innanzitutto vorrei chiarire quella che è la nostra coerenza politica, che è differente dalla coerenza politica di altre forze. Noi non siamo da ieri federalisti e regionalisti. Noi rappresentiamo una minoranza e crediamo che non sia possibile difendere una minoranza accettando gli schemi politici della Nazione dominante. È per questo che siamo daltonici, è per questo che abbiamo una filosofia politica che ci contraddistingue ed è questo errore politico, a nostro avviso, che ci separa dai Democratici Popolari e teniamo a sottolineare le differenze non perché siamo convinti della buona fede del loro regionalismo, non perché vi siano dei regionalisti di serie A o di serie B, perché, caso mai, come ci è stato generosamente ricordato, saremmo noi di serie B poiché i suffragi che abbiamo ricevuto sono inferiori ai vostri, anche se potremmo fare qualche piccola polemica sul modo con il quale si ottengono certe adesioni, dico, non perché vi sia serie A o serie B, ma perché i discorsi devono essere chiari e deve essere in politica talvolta sottolineata più la differenza che la somiglianza.
Già una volta nella storia del nostro movimento siamo stati oggetto di una manovra analoga e già una volta è stato affermato sulle pubbliche piazze "Tan la D.C. e l'Union l'è tot totun, l'è la mema baga". E noi ci siamo preoccupati allora di dire che non era vero "L'è pas la mema baga" e ci preoccupiamo adesso di specificare che la nostra difesa della minoranza valdostana non è soltanto l'affermazione di un regionalismo politico nel quadro della Nazione italiana.
Su questi argomenti potremmo continuare a lungo il discorso ma vorrei soltanto dire che se non fosse per questo cemento, è evidente che coloro che militano nell'Union Valdôtaine potrebbero avere posizioni politiche differenti e potrebbe essere, per fare dei nomi, che l'Assessore Fosson si trovasse in un dato partito e che mi trovassi io in un partito differente. Abbiamo come prioritario un altro discorso e teniamo ad affermarlo e a portarlo avanti.
È quindi una posizione che ci permette di affermare l'indifferenza politica rispetto a quelle che sono le battaglie, che noi rispettiamo, della politica italiana. Ed è per questo che, più di una volta, ci siamo trovati alleati a delle forze differenti seguendo quello che è il nostro disegno politico e cercando di portare queste forze differenti sulle nostre posizioni. È vero che abbiamo cercato numerose vie di uscita a questa crisi ed è vero che vi sono stati contatti con tutte o quasi tutte le forze di questo Consiglio ma questo non implica assolutamente nulla; così come non implica assolutamente nulla il fatto che abbiamo avuto delle polemiche più o meno roventi con tutte le forze qui rappresentate. Quello che conta è che il momento politico della Valle era a nostro giudizio grave e che ci trovavamo in una situazione nella quale sembrava impossibile poter formare un Governo regionale.
Nel suo, dico una piccola cattiveria, nel suo eccellente intervento - e direi che l'opposizione è talmente connaturale al Partito Comunista che quando passa all'opposizione si eleva di un grado - nel suo eccellente intervento il Consigliere Monami ci ha posto la domanda: perché non abbiamo cercato un accordo con il Partito Comunista. La risposta è chiara: noi crediamo di aver osservato un vincolo particolare tra Partito Comunista e Democratici Popolari e se noi avessimo ricercato un accordo di questo genere, ci saremmo ritrovati di fronte a certe idiosincrasie e a certe incompatibilità che ci avrebbero impedito in quel caso di fare una Giunta. Saremmo di nuovo stati cioè nella situazione del serpente che si morde la coda.
E poiché, purtroppo, non siamo nati ieri, perché speriamo che l'avvenire sia migliore di quello di adesso per i nostri figli, poiché, dico, non siamo nati ieri, abbiamo perfettamente capito quale era il disegno dei Democratici Popolari. Attraverso una serie di tentativi falliti, si voleva arrivare a una affermazione semplice, alla indispensabilità di questo movimento per formare una Giunta. Noi riteniamo che tutti siano necessari ma che nessuno sia indispensabile; ed è vero che io ho voluto forzare la mano perché per capire una situazione del genere, dopo le chiare parole del Consigliere Monami il 20 dicembre, non ci volevano colpi di genio, bastava una normale intelligenza per vedere che non c'erano altre vie d'uscita.
Quanto all'accusa di ipocrisia, venendo da maestri dell'arte quale voi siete, la ricevo come uno dei rari complimenti che mi abbiano fatto piacere.
Non sto a parlare delle etichette perché mi sembra un problema molto secondario, dirò soltanto, contrariamente al gentile auspicio dell'avvocato Chanu, che la situazione politica in Valle d'Aosta, gli effetti della legge proporzionale, un certo spirito anarcoide che esiste nei valdostani, creano delle condizioni per le quali oggi qualsiasi Giunta avrà la vita dura e noi abbiamo piena coscienza che abbiamo fatto una Giunta di necessità che è transitoria e che durerà il tempo che potrà durare.
Ciò detto, diamo atto che sono state da tutte le parti fatte delle affermazioni di correttezza nell'opposizione; non solo, diamo atto al Partito Comunista di aver parlato un linguaggio concreto e preciso. Ed è vero che nel mio intervento di questa mattina mancavano molti punti, ma io non credo che sia compito di un Presidente della Giunta che espone un programma fare il giro d'orizzonte di tutti i problemi esistenti. È vero che io non ho parlato di industria, di agricoltura, dei fondi di rotazione e di altre cose, ma ritengo che se per esempio mi fossi messo a illustrare in questo Consiglio il perché vorrei proporre una norma di modifica al Codice Civile che renda indivisibile la proprietà agricola, discorso, a mio avviso, preliminare a ogni seria riforma in campo agricolo, saremmo, siamo già arrivati alla 20.12, saremmo potuti arrivare a quest'ora soltanto con l'intervento del Presidente della Giunta.
Vorrei però sottolineare il fatto che è stato sottolineato anche dal Consigliere Monami, cosa di cui lo ringrazio, che abbiamo chiesto e lo chiediamo specificatamente, la collaborazione: tutti i gruppi politici, i suggerimenti da qualsiasi parte vangano, saranno ben accetti e su tutte le questioni sociali ricordate oggi dal Partito Comunista, il nostro impegno è fermo, la nostra volontà di agire, assoluta.
Al mio personale amico Monami, con il quale già altre volte abbiamo collaborato, dimostrando che il nostro regionalismo va al di là delle etichette e che si possono fare giunte organiche con il Partito Comunista, per il quale non abbiamo allergie, dico che gli do ragione, come do ragione a Monami quando ha detto che questa Giunta si romperà sui problemi concreti. Non si romperà mai questa maggioranza, almeno per nostra volontà, sulle etichette; si potrà rompere, e anche di qui a quindici giorni, sui fatti.
Per riprendere, in considerazione proprio di questa amicizia e terminando così questa mia brevissima replica, quanto ha detto Manganoni, gli vorrei dire, fare una confidenza: anche s molto preso, ho cercato di avere delle informazioni sull'Alpila e, fatto stano che sottolineo in Consiglio, i funzionari regionali, che per funzione dovrebbero essere informati, non ne sanno niente, fatto che mi ha stupito e che sto esplorando e continuerò a esplorare i canali attraverso i quali potrò finalmente sapere a che punto è la situazione. Dopodiché riferirò al Consiglio e farò, nella misura in cui queste considerazioni a mio avviso rientreranno nell'interesse della Regione, farò tesoro dei consigli che verranno dalla tua parte perché non abbiamo intenzione di avallare niente e se c'è su un problema qualsiasi, ma in particolare su questo, da rompere, noi romperemo facendo nomi e cognomi. Questo è un impegno che io prendo non di fronte agli altri Consiglieri ma di fronte a te.
Per quanto riguarda i poli di sviluppo, per quanto riguarda gli altri problemi che sono stati sollevati dalla programmazione e giustamente sottolineato la pochezza di quello che ho detto questa mattina, vorrei solo dire queste parole: io sono uno di quelli che alla programmazione crede e ho detto che volevo attuare quanto era già stato fatto, verificare certe ipotesi; cercheremo insieme, io spero anche con voi, di lavorare tutti per il bene della Valle d'Aosta.
Dolchi (Presidente) - Signor Presidente e colleghi Consiglieri, vorrei, prima di chiudere i lavori di questa seduta, esprimere una brevissima considerazione sulle affermazioni che sono state fatte sia nel corso della dichiarazione programmatica del Presidente della Giunta, sia in alcuni interventi, sulla permanenza in carica del Presidente del Consiglio, dell'Ufficio di Presidenza e delle Commissioni. Ha già detto il collega Monami, ma voglio ribadirlo, che è ormai prassi consolidata che tali organismi e soprattutto la Presidenza, per le maggioranze e le presenze qualificate richieste all'atto della votazione e per le garanzie democratiche che deve fornire istituzionalmente, sia estranea alle vicende concernenti l'esecutivo. È mia convinzione però che debba il Consiglio esprimersi in tal senso e oggi è stato fatto solo parzialmente e poiché due forze politiche, due Gruppi consiliari che avevano concorso all'elezione di questa Presidenza passano all'opposizione, mi sembra doveroso e corretto annunciare a tutti voi, annunciare al Consiglio, la mia intenzione di rimettere il mio mandato a disposizione del Consiglio, così come potrà fare il compagno Consigliere segretario.
Così facendo e ponendo il Consiglio, le forze politiche, in condizione di pronunciarsi, nonché l'Ufficio di Presidenza e la Conferenza dei Capigruppo in condizione di esaminare la situazione anche alla luce del Regolamento come è stato ..., così facendo sono convinto di correttamente operare per la chiarezza da tutti auspicata.
Colleghi Consiglieri, possiamo, penso, considerare terminati i nostri lavori di oggi e, nel togliere la seduta, rinnovo a nome della Presidenza e per tutti voi i più fervidi auguri per l'anno nuovo.
Chanu (DP) - Una parola soltanto, tenuto conto della mia posizione di componente l'Ufficio di Presidenza, nella mia qualità di Vice Presidente e prendendo con atto un vero compiacimento della serietà e della correttezza che il Presidente del Consiglio ha inteso dimostrare con le sue dichiarazioni, annuncio, per conto mio, che, analogamente all'intento del Presidente del Consiglio, rimetterò il mio mandato di Vice Presidente al Consiglio regionale.
Dolchi (Presidente) - Il Vice Presidente Fosson, all'atto della proclamazione, è decaduto dall'incarico di Vice Presidente. Ritengo comunque che l'Ufficio di Presidenza abbia l'opportunità, anzi, ritengo che debba riunirsi per esaminare ed eventualmente proporre alla Conferenza dei Capigruppo le soluzioni, semmai, procedurali che intende formulare.
Colleghi Consiglieri, la seduta è tolta.
Il Consiglio, se non vi sono decisioni contrarie, è convocato per il 9 e giorni seguenti, in considerazione di un pronunciamento in tal senso della Conferenza dei Capigruppo.
Ancora grazie, la seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 20,21.
