Objet du Conseil n. 3210 du 12 novembre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3210/VIII - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "NORME PER IL RECUPERO DEI MATERIALI INERTI NATURALI AI FINI DELLE OPERE PUBBLICHE E PER IL RIASSETTO DELLE ESCAVAZIONI ABBANDONATE". (Approvazione di ordine del giorno)
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore ai Lavori Pubblici, Fosson; ne ha facoltà.
FOSSON (D.C.): Il disegno di legge n. 440 è già stato illustrato, nei suoi principi generali e nei suoi intendimenti, nella scorsa adunanza del Consiglio regionale. Successivamente, proprio per andare incontro alle esigenze prospettate da alcuni gruppi consiliari, la Giunta ha ritenuto di rinviare il disegno di legge all'esame della Commissione competente, per un suo ulteriore approfondimento. Ritengo che ciò sia stato utile, anche se non è valso a chiarire tutti i dubbi, che alcuni gruppi continuano ad avere, ed a far coincidere tutte le posizioni.
Dalle discussioni è emersa la volontà unanime di tutti i gruppi consiliari, e quindi di tutto il Consiglio regionale, di regolamentare una materia così delicata, com'è, appunto, quella delle cave, dalle quali si estraggono materiali inerti.
In sede di riunione della Commissione competente, avevo proposto alcuni emendamenti, che la stessa Commissione ha già avuto modo di vedere, mentre ora ne presento altri, dei quali i gruppi ed i Consiglieri interessati hanno già una bozza. Mi riservo di presentare questi emendamenti, riveduti e corretti, entro il termine della discussione generale, anche se, in sostanza, sono quelli già contenuti nella bozza distribuita ai Consiglieri interessati.
Invito i Colleghi ad avere solo un po' di pazienza, perché li stiamo ancora affinando e saremo in grado di presentarli, nella loro stesura definitiva, entro la fine della discussione generale. Provvedo fin d'ora, comunque, ad illustrare i loro principi ispiratori.
All'articolo 2, laddove si parla delle modalità per l'individuazione delle aree estrattive per la realizzazione di opere pubbliche, viene esplicitato chiaramente il concetto di piano generale regionale delle attività estrattive. Cerco di spiegarmi meglio. Nell'articolo 1 sono indicate le finalità della legge. che tendono a porre ordine nella materia delle escavazioni, per sopperire alle esigenze connesse alla realizzazione delle opere e degli interventi di competenza dello Stato, della Regione e di altri enti pubblici.
Per ottenere questo, la Regione disciplina tutta la materia con deliberazioni del Consiglio regionale, che tengono conto dei principi unitari previsti nel piano generale delle cave.
Viene introdotto il concetto, già esplicitato in Commissione, secondo il quale le deliberazioni assunte vengono pubblicate negli albi dei comuni, in modo che i privati possano prendere nota e atto di eventuali zone, di cave individuate sui loro terreni, cosicché possano. eventualmente. proporre delle osservazioni o avanzare dei ricorsi.
Viene inserita una modifica all'articolo 3, precisamente laddove si dice: "4. Per l'ipotesi che il proprietario non si attivi ad intraprendere i lavori di cava secondo le procedure sopra indicate. la Regione potrà avvalersi di quanto disposto dall'art. 45 R.D. 29 luglio 1927 n. 1443".
Questo articolo viene modificato in modo che risulti ben chiaro che la competenza è della Regione e non, come potrebbe desumersi dalla lettura del R.D. del 1927, del Corpo delle miniere o dello Stato. Tutto ciò, ovviamente, per ristabilire il principio statutario della competenza regionale in materia.
Nel corso della discussione in sede di Commissione, erano emerse altre valutazioni, che abbiamo già avuto modo di approfondire, ma che ritengo di dover sottolineare ulteriormente in questa sede.
Una riguardava la dizione: "sentiti i comuni interessati". Mi pare che in Commissione abbiamo chiarito a sufficienza che tale dicitura significa, effettivamente, che dovrà essere assunta una apposita deliberazione da parte di un organo collegiale del comune, o la giunta o il consiglio comunale, e che, in ogni caso, non è volontà della Regione superare le volontà dei comuni.
Era stato chiesto, inoltre, di imporre un limite temporale alla redazione del piano delle cave; noi, però, l'avevamo ritenuto superfluo ed io continuo a ritenerlo tale, proprio perché l'esperienza di altre regioni. che avevano stabilito limiti di due anni, dimostra che questi sono stati ampiamente superati, in seguito, di almeno altri tre o quattro anni. senza che le stesse regioni siano riuscite a stilare il piano delle cave.
Riaffermo che l'Amministrazione regionale è fermamente determinata a proporre all'attenzione del Consiglio, entro la prossima primavera, una redazione del piano delle cave, sulla quale svolgere, in Commissione o in Consiglio, tutte le discussioni più opportune. I tecnici incaricati mi hanno assicurato, anche ieri, che il piano delle cave, entro i prossimi mesi di marzo o di aprile, sarà redatto, almeno in bozza, cosicché il Consiglio regionale possa esprimere le sue valutazioni. Riconfermo, quindi, che la Giunta regionale è fermamente decisa a procedere in tempi molto stretti.
Era stata fatta un'altra valutazione sul punto in cui si dice: "La Regione. anche su segnalazione di privati, individua nel proprio territorio le zone di possibile escavazione". Penso di aver chiarito a sufficienza, in merito, che l'ente pubblico, e in ogni caso, i progettisti del piano delle cave non terranno conto in modo acritico delle segnalazioni dei privati. È ovvio che questi ultimi potranno fare le loro segnalazioni, ma esse verranno valutate in riferimento ad una logica di quadro globale, che tenga conto, naturalmente, dei vincoli idrogeologici, ambientali ed urbanistici. Non si tratterà, pertanto, di una semplice ed immediata trasposizione.
L'ultimo discorso importante può essere riferito all'intento di voler stabilire, con l'adozione di questa legge, una sorta di chiusura di tutte le nuove attività estrattive, fino all'approvazione del piano delle cave. Questa ipotesi può anche essere considerata con un certo favore; ad un più attento esame, però, può rischiare di chiudere totalmente le attività estrattive e penalizzare i lavori in corso.
A fronte di questo occorre dire, tuttavia, che la Giunta regionale sarà più attenta e severa nel consentire l'apertura di nuove cave, nel senso che sarà particolarmente restrittiva. Voglio precisare meglio il concetto dicendo che, laddove ci sono già vincoli idrogeologici o ambientali, non dovrebbero sussistere difficoltà a limitare, o addirittura ad eliminare "de facto", l'apertura di nuove cave, in attesa della redazione e dell'approvazione del piano delle cave.
Aggiungo ancora che le nuove cave possono essere aperte solo su richiesta del proprietario del terreno o dell'affittuario. A giustificare l'esistenza di un ulteriore freno o deterrente nei confronti dell'apertura di nuove cave. occorre precisare che si presuppone che si sia già svolta una trattativa e che si siano espresse delle volontà favorevoli.
Questa valutazione della Giunta regionale e dell'Assessorato non è eccessivamente drastica. proprio per evitare dei salti che avrebbero ripercussioni anche sull'occupazione e sul corretto andamento dei lavori. Tuttavia, intendo rassicurare il Consiglio regionale e tutti i Consiglieri, ribadendo che alla Giunta regionale ed al sottoscritto sta particolarmente a cuore l'opportunità che non si aprano nuove cave, se non in casi assolutamente eccezionali, accompagnati da tutte le giustificazioni di merito.
Aggiungiamo ancora che il lasso di tempo che ci separa dalla presentazione del piano, che prevediamo di poter presentare in Consiglio intorno a marzo o ad aprile, è piuttosto ristretto, ma cercheremo di tener conto di tutte le valutazioni possibili.
Con queste considerazioni e osservazioni penso di aver detto tutto. Non sto ovviamente a ripetere le discussioni e le affermazioni di carattere generale che ho già fatto in Commissione e nel corso del precedente Consiglio regionale. Rimango a disposizione per ascoltare con attenzione tutte le osservazioni e gli interventi del Consiglio regionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Questa legge, a parere del Gruppo di Nuova Sinistra. Meritava uno studio particolarmente attento e scrupoloso. Potrei dire che, rispetto al normale andamento delle nostre leggi, di cui anche ieri sera abbiamo avuto uno splendido esempio, essa è stata più meditata e discussa ed è stata portata anche all'esame delle Commissioni. Sono stati studiati e rivisti anche alcuni emendamenti, tant'è che in questo momento non abbiamo ancora la stesura completa della legge.
Faccio ora una breve considerazione di carattere politico. Come Consigliere regionale, anche per il poco tempo in cui sono stato e starò in questo Consiglio, mi piacerebbe lavorare in modo simile anche nella elaborazione di altri progetti. Succede, invece, che troppo spesso le leggi vengano spinte, anche brutalmente, verso una rapida approvazione, quando, forse, una rapida discussione, magari anche aspra, ed un duro confronto, in sede di Commissione, ci consentirebbero di creare una legislazione nettamente migliore di quella alla quale siamo ormai abituati.
Colgo l'occasione per fare alcune osservazioni "storiche" di quanto è accaduto nel corso degli ultimi due mesi. Nel corso dei lavori dell'ultima riunione della Commissione competente, mi è stata recapitata una serie di fogli di carta, sul cui frontespizio c'era una scritta un po' buffa: "Replica definitiva alle osservazioni del Gruppo di Nuova Sinistra". Non so se tale scritta sia stata apposta dall'Assessore o meno, credo però che, specie in campo legislativo, di definitivo ci sia molto poco, se non nulla. Probabilmente gli argomenti della maggioranza si esauriscono in quella semplice frase, ma questo contraddice i miei auspici, che vorrebbero mantenere sempre aperto il confronto sulla legge nel corso della sua discussione, sia in Commissione, sia in Consiglio, nonché dopo la sua approvazione.
Dicevo, comunque, che esistono dei problemi di forma, uno dei quali è quello citato, mentre un secondo può essere individuato nel fatto che non si sono potuti analizzare gli emendamenti, perché non c'era un testo da esaminare, che, del resto, non abbiamo di fronte neppure in questo momento; in sede di Commissione, infatti, ci sono stati solo dei "pourparlers".
Esiste una proposta di legge del Gruppo di Nuova Sinistra, che è stata presentata in accordo con il Gruppo Comunista e che identifica, in sostanza, due argomenti, dei quali ha già parlato anche l'Assessore, e cioè il regime delle autorizzazioni ed i provvedimenti in attesa dell'approvazione del piano delle cave. Non so di che morte morirà questa proposta di legge, ma credo che finirà nell'oblio, come tante altre, perché la maggioranza non ha accettato che venisse confrontata con il testo di legge da essa presentato.
Esistono dei dubbi sulla legittimità di questo provvedimento ed a me dispiace che in sede di Commissione non sia stato richiesto, in tempi utili, un parere di legittimità al servizio legislativo della Presidenza del Consiglio.
Queste premesse sono indispensabili per capire l'animo con cui affronto la presente discussione. Avevo intenzioni un po' più battagliere e spero che nessuno di voi me le faccia ricordare, tant'è che avevo preparato qualche centinaio di emendamenti, ovviamente per perdere un po' di tempo, perché le difficoltà incontrate in sede di Commissione, per discutere concretamente questo disegno di legge, avere gli emendamenti e capire la disponibilità della Giunta a modificare il suo testo non sono state soddisfatte ed avrebbero certamente meritato che l'opposizione ricorresse al boicottaggio della legge. Del resto il boicottaggio è una delle poche armi in mano all'opposizione.
Ho deciso diversamente invece perché voglio interpretare le parole dell'Assessore ed il rinvio dell'oggetto alla Commissione, da lui consentito nello scorso Consiglio, come espressione di una certa disponibilità ad affrontare il tema, anche con l'opposizione, superando le posizioni ideologiche e teoriche e privilegiando gli aspetti più concreti. Per questa ragione affronto subito i temi fondamentali della legge sulle cave, che, a mio parere, dovrebbero essere modificati drasticamente.
Il primo è quello relativo alle competenze. Nella legge che struttura e regola il funzionamento dell'Amministrazione regionale, la tutela dell'ambiente è fatta rientrare, molto chiaramente, tra le competenze dell'Assessorato all'Agricoltura e Foreste, al quale, infatti, in questi ultimi anni è stata associata anche la denominazione "Ambiente Naturale", tant'è che all'interno dell'Assessorato è stato creato un apposito servizio per la tutela dell'ambiente naturale.
Nel primo comma dell'articolo 1 del disegno di legge n. 440, laddove si parla delle finalità della legge, si dice esplicitamente che essa serve:"1. Per sopperire alle esigenze connesse alla realizzazione delle opere od interventi di competenza dello Stato. della Regione, dei Comuni e di ogni altro ente pubblico anche economico e per contemperare tali esigenze con quelle di tutela del territorio....". Credo che non si possa scrivere più chiaramente di così.
A mio parere, pertanto, c'è una grave contraddizione tra l'intento di tutelare l'ambiente, che, secondo logica, dovrebbe essere affidato all'Assessorato all'Agricoltura. Foreste ed Ambiente Naturale, e la sua tutela effettiva, che, in questo caso specifico, viene affidata all'Assessorato ai Lavori Pubblici. Io mi chiedo come possa questo Assessorato, anche se capace di eseguire con la massima attenzione le opere alle quali è preposto, avere un particolare "occhio" per la tutela dell'ambiente, specie in tema di cave.
Un altro problema è quello relativo alle competenze del Presidente della Giunta che, a mio parere, sono poco specificate o, anzi, volutamente dimenticate, specie in tema di vigilanza. I rapporti con il Servizio Miniere dello Stato non sono affatto chiariti e, a mio parere, si tratta di una grave dimenticanza che dovrebbe essere rivista, perché il Presidente della Giunta regionale deve avere compiti di vigilanza in materia di applicazione delle norme sulle cave e sulle torbiere, previste da questa legge. come pure sulle competenze che gli sono attribuite dalla legislazione ordinaria dello Stato.
Questa legge, quindi, evidenzia grossi problemi in merito a due scelte: la prima, che è collegata all'Assessorato ai Lavori Pubblici, piuttosto che all'Assessorato all'Agricoltura. Foreste ed Ambiente Naturale, e la seconda, che non specifica la questione della vigilanza.
Bisogna ancora rilevare un altro importante aspetto, sempre connesso a questa legge: solo con le ultime osservazioni fatte qui dall'Assessore ai Lavori Pubblici e, probabilmente, con gli emendamenti, che tuttavia in questo momento non ho sottomano, ci si è resi conto che questa legge mina pesantemente le basi del diritto fondiario. Sicuramente l'Assessore dirà che questo problema è implicito nella legge, ma a me sembra giusto renderlo più esplicito.
Faccio un esempio concreto. Nel momento in cui una zona è identificata come area utilizzabile a cava, non c'è diritto di proprietà, né di enfiteusi, né di affitto o comunque di uso del terreno, qualunque sia la sua destinazione (potrebbe avere un elevatissimo indice di edificabilità, potrebbe ospitare opere sanitarie o di altro genere,...), che difenda il proprietario e vieti ad un imprenditore che si occupa di estrazione di materiali inerti di aprirvi una cava. Sembra, anzi, che la cava debba essere aperta nei tempi e nei modi specificati nella legge.
Se questo aspetto viene sommato ad un altro, che consente ai privati di indicare la localizzazione di queste zone, per assurdo si potrebbe anche verificare che, nel momento in cui, per esempio, io entro in lite con il Consigliere Cout, segnalo all'Amministrazione regionale la presenza di materiali inerti, con la conseguente possibilità che si apra una nuova cava in un terreno di proprietà del Consigliere Cout.
COUT (fuori microfono): Non ho neanche un fazzoletto di terra!
SANDRI (N.S.): Meglio così, almeno si può dimostrare che la persona scelta per il mio esempio è al di fuori da ogni sospetto.
La rilevanza della circostanza da me evidenziata è apparsa netta anche all'Assessore, il quale ha pensato di riscrivere l'articolo che disciplina l'apertura di nuove cave da oggi sino al momento dell'applicazione del piano generale regionale per le attività estrattive.
Io credo che il non aver inserito nella legge la regolamentazione dei rapporti tra essa ed i piani regolatori, il non aver preso in particolare considerazione il modo in cui deve essere realizzato il piano delle cave ed il ruolo che può essere assunto dagli imprenditori di materie estrattive e cioè i cavatori, renda questa legge poco certa. Non è bello predisporre una legge senza elementi di certezza.
Io apprezzo la buona volontà dell'Assessore nel momento in cui giura, spergiura e rigiura che la legge va nel senso da noi indicato e che non si verificheranno assalti al territorio da parte dei cavatori... Credo effettivamente che sarà così, anche perché non ho alcuna valida ragione per sospettare il contrario. Mi sarebbe piaciuto, e mi piacerebbe ancora, tuttavia, vedere queste garanzie per iscritto. La principale caratteristica della legge, infatti, sta proprio nel dare a tutti la certezza del diritto. Non si deve prestare alcuna fiducia, pertanto, alla presenza di una implicita delega alla Giunta regionale, che oggi mi può dare delle assicurazioni, mentre un domani, con il cambio delle persone anche se non delle maggioranze, non me le potrà più dare.
Per non aver precisato con chiarezza i rapporti tra il diritto di proprietà dei terreni ed il diritto che consente l'apertura della cava, la legge è da considerare in maniera negativa.
Un altro problema è costituito dal rapporto con gli enti locali. Ieri, il Presidente della Giunta mi rimbrottava, perché nella proposta di istituire il Parco internazionale del Monte Bianco non si tenevano in sufficiente considerazione le popolazioni locali. Direi, però, che l'esempio fornitoci da questa legge, signor Presidente, è ancora peggiore, perché solo in un secondo tempo e grazie all'intervento e alle osservazioni "non definitive" di Nuova Sinistra è stato precisato che la dizione "sentiti i Comuni interessati", presente nel secondo comma dell'articolo 1, presuppone una delibera della giunta o del consiglio comunale. Noi invece, avremmo preferito che fosse ben precisato il riferimento ad una delibera del consiglio comunale, anche per tutelare i diritti delle minoranze in seno ad ogni consiglio comunale. A questo inconveniente si è cercato di ovviare con il meccanismo della pubblicazione all'albo comunale, che comunque ha un suo particolare significato.
I problemi connessi alla concreta attuazione di questa legge emergono anche dallo spirito implicito in essa. Io non apprezzo molto una legge che dice di voler tutelare l'ambiente di voler regolamentare le cave, come tutti auspichiamo, mentre, in realtà, si pone come unico obiettivo l'esigenza di realizzare il piano dei materiali che servono. Nella prima stesura della legge, infatti, questo era l'unico piano che esisteva e nel suo articolo n. 1 si diceva espressamente che sarebbero stati determinati "biennalmente i quantitativi e le quantità di materiali inerti naturali e degli altri materiali utilizzabili direttamente per le opere e per gli interventi" di interesse pubblico; mentre, per il piano delle cave, si parlava solo di deliberazioni.
Adesso, invece, vedo che negli emendamenti, almeno nella formulazione della quale io dispongo, si parla di "principi di unitarietà di piano generale regionale delle attività estrattive". È un piccolo passo in avanti, però io mi chiedo che cosa potrebbe succedere se, per un puro caso strano ed assurdo, in un particolare anno noi avessimo bisogno di una maggiore quantità di materiale inerte rispetto a quella che il territorio ci potrebbe offrire.
Io credo che innanzitutto si dovrebbero determinare con precisione le possibilità offerte dal territorio, per poi stilare un piano di lungo termine che indichi i quantitativi estraibili nei vari anni. In questo caso, invece, si è voluto fare proprio l'inverso.
In Commissione, l'Assessore aveva detto che la quantità di materiale inerte che serve ogni anno è sicuramente di gran lunga inferiore alle possibilità offerte dal territorio. I tecnici dicono che questo è vero ed anch'io credo che lo sia. Non capisco, tuttavia, come mai non lo si sia voluto precisare anche nel testo della legge.
Un secondo problema connesso allo spirito della presente legge è determinato dal fatto che essa attribuisce un interesse pubblico, non solo alle aree utilizzabili a cave e determinate dal Consiglio regionale con la ratifica di una precedente deliberazione della Giunta regionale, ma anche a tutte le opere accessorie. Non si capisce bene, però, se i piani ed i progetti delle opere accessorie, che possono interessare, ad esempio, le strade di accesso alle stesse cave, verranno portati in Consiglio regionale o meno. Credo che, in fase di replica, l'Assessore dovrebbe informare il Consiglio in merito.
Personalmente, non sono d'accordo che le ragioni di pubblico interesse sulle opere di cava possano essere giustificate con tanta facilità, specie perché non ci sono meccanismi validi per controllare che i materiali inerti servano effettivamente per realizzare, "in toto" o anche in parte, opere pubbliche. Considerando poi, come si è detto prima, che non è stata attribuita a nessun organo specifico la competenza sulla vigilanza in materia, mi permetto di mantenere dei dubbi sull'utilizzo successivo del materiale estrattivo.
Ancora peggiore, però, è la circostanza che vede attribuire la giustificazione del pubblico interesse a delle cose non ben determinate. Ad esempio. se occorre realizzare una strada lunga cinque chilometri per arrivare sino ad una cava, questi cinque chilometri di strada possono passare tranquillamente sopra qualsiasi terreno aggiungendosi alle migliaia di chilometri che ormai... (...INTERRUZIONE...)
SANDRI (N.S.): Non vorrei che fosse ingaggiato sempre lo stesso palista per aprire, con il proprio mezzo meccanico, le strade di accesso alle cave. Del resto, non credo che l'Assessore Fosson, che è un esperto in materia, possa decidere in tal senso. Ho motivo di credere, invece, che si interverrà con tutta l'accortezza possibile, ma nel testo della legge non si garantisce, a noi cittadini, che sarà sempre così. Possiamo convenire, quindi, che siamo in presenza, "de facto", di una delega in bianco alla Giunta regionale, sulla quale, però. non possiamo acconsentire.
Continuando ad esaminare i contenuti della legge e sorvolando su parecchi altri aspetti di minore importanza, non ci sono piaciute altre due scelte. La prima è quella che ci ha determinato alla presentazione della nostra proposta di legge, in accordo con il Partito Comunista, e che, in sostanza, si caratterizza nella mancata regolamentazione delle autorizzazioni. Si trattava di una scelta possibile e facile, che offriva anche certezza di diritto, perché chiedeva che nello stesso testo di legge fosse precisato che, per ottenere l'autorizzazione, occorreva presentare: le fotografie del luogo, la planimetria, la mappa catastale, il conto di redditività economica, il conto di ripristino ambientale.... Tutti quei procedimenti, analoghi o similari, che sono presenti nella nostra proposta di legge. Da parte della Giunta regionale, invece, non è stata data alcuna giustificazione plausibile al mancato inserimento di questa precisazione, oltre a dire: "Facciamo un passo alla volta!". Volendo essere piuttosto benevolo, dico solo che si tratta di una giustificazione dettata dal buonsenso.
Noi riteniamo, invece, che quanto da noi richiesto sia molto importante, tant'è che l'abbiamo inserito nella nostra proposta di legge, che è ancora all'esame della Commissione, ma potrebbe essere tranquillamente estrapolata ed inserita nel testo di questo disegno di legge. La disciplina delle autorizzazioni è molto importante e non può essere considerata aleatoria, basta osservare con senso critico e storico quanto è accaduto nelle altre regioni. Dovunque la disciplina delle autorizzazioni è molto simile e cambia solo in pochissimi punti. Ciò, a mio parere, varrebbe a giustificare la facilità della ricerca di un possibile accordo sul procedimento autorizzativo, che potrebbe essere subito inserito nel presente testo di legge.
Un punto, invece, sul quale presenterò un emendamento apposito, interessa la disciplina sull'apertura delle cave sino all'approvazione del piano generale regionale dell'escavazione di materiali inerti riguarda il divieto all'apertura di nuove cave. Io presenterò questo emendamento, che riceverà la convinta approvazione del sottoscritto e, forse, anche del Partito Comunista, perché nel progetto di legge che abbiamo sottoscritto in comune c'era una norma similare. Naturalmente non sono sicuro che la Giunta l'approvi, ma credo che essa stessa potrebbe fare qualcosa di molto simile.
Noi intendiamo proibire "tout-court" la facoltà di aprire nuove cave, perché, nel momento in cui si studia il territorio, non lo si può modificare, altrimenti si falsano i dati ed i parametri dello studio e quindi, del piano in corso di elaborazione. Oltretutto, non vorremmo che, "in itinere", si verificasse una specie di corsa per porre la Regione di fronte al fatto compiuto.
Sicuramente i gestori di cave che operano in Valle d'Aosta sono capaci e molto validi dal punto di vista imprenditoriale, non per niente il Presidente della loro associazione nazionale è proprio un valdostano, ma ho, comunque, motivo di credere che se la legge non è stilata in modo chiaro, noi rischiamo di assistere, in questo periodo transitorio, ad una notevole moltiplicazione delle cave sul territorio.
Sia il nostro Gruppo politico, sia il Gruppo del Partito Comunista, specie in quest'ultimo periodo, hanno presentato tutta una serie di osservazioni sulle cave tra Quart e Nus che hanno provocato un grosso disastro ambientale e sollevato le lamentele delle popolazioni locali. Nel progetto di legge presentato dalla Giunta regionale manca la normativa che dovrebbe regolare l'apertura delle nuove cave, da adesso sino all'approvazione del piano generale delle cave, mentre io credo che proprio la sua presenza potrebbe essere assunta come elemento fondamentale e qualificante della legge, perché solo con essa noi siamo in grado di garantire la certezza del diritto in materia.
Presenterò, infine, un secondo emendamento, di tipo conoscitivo, con il quale si prevede che chi abbia in concessione una cava o comunque si occupi di attività estrattive dovrebbe presentare all'Assessorato ai Lavori Pubblici, che è stato scelto dall'Amministrazione regionale, i dati relativi alla situazione attuale della cava. Questo non è scritto nel testo della Giunta regionale, ma io ritengo doveroso che le persone interessate presentino i dati conoscitivi ai quali ho fatto cenno, che, perlomeno, ci consentiranno di avviare un primo censimento delle cave.
Non è una richiesta particolarmente pesante o coercitiva, tuttavia, dalla mia esperienza di Consigliere, ho tratto l'impressione che manchi una certa circolazione di informazioni, che, talvolta, assumono addirittura tanto pregio da venir conservate nel chiuso delle casseforti di questo o di quell'Assessorato o ufficio.
Termino chiedendo all'Assessore, sempre se possibile, di presentare gli emendamenti annunciati entro un margine di tempo che ci permetta di esaminarli con una certa calma. In secondo luogo, gradirei avere delle informazioni sul problema delle cave in alveo, perché, nella presentazione dell'altra volta ed anche in quella di questa mattina, non ho potuto ascoltare nessuna osservazione o riferimento in merito.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, in questo momento vi vengono distribuiti gli emendamenti annunciati dall'Assessore Fosson e quelli depositati in Presidenza da parte del Gruppo Comunista. Quando perverranno alla Presidenza gli emendamenti già annunciati dal Consigliere Sandri, vi saranno distribuiti anch'essi.
Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): Il testo di legge che è stato presentato dalla Giunta regionale è molto deludente, ma dico anche che, grazie alla disponibilità manifestata dall'Assessore Fosson, vi è stata introdotta qualche modifica migliorativa. Ciò dimostra che il lavoro delle opposizioni e quello delle Commissioni non è sempre inutile e, quindi, non dovrebbe essere snobbato, come, purtroppo, molto spesso accade, da parte della Giunta regionale.
Ho detto che il testo è deludente. Tutti sanno, infatti, che la nostra Regione, in materia di cave, ha delle competenze che le derivano dal D.P.R. 182 del 1982 che ha attuato una parte della legge n. 196. C'era tutto il tempo, quindi, per pensare ad una normativa seria, in grado di governare l'intero settore e, soprattutto, in grado di salvaguardare l'ambiente, avendo anche una particolare attenzione per i problemi economici del settore. Questo avrebbe dovuto essere il taglio di una legge che, in questa Regione, si appropria di quelle competenze e ne disciplina il settore.
Il provvedimento che ci è stato recapitato dalla Giunta regionale, invece, è parziale. Ho già detto che è carente in alcune parti, ma, soprattutto, è incompleto. Voglio riproporre qui la domanda relativa al perché non si sia dato corso, immediatamente, ad una disciplina del rilascio delle autorizzazioni. A questa domanda, a mio parere, non è mai stata data, finora, una risposta convincente.
Anche nelle note che fanno parte del rapporto intercorso tra Commissione e Giunta e che ci sono state via via recapitate, la questione è affrontata in termini assolutamente insoddisfacenti. Faccio degli esempi.
In una prima nota redatta dall'Assessorato c'è scritto: "Come è stato sottolineato nella relazione la disciplina non si riferisce all esercizio delle attività estrattive. Il testo normativo ha riguardo unicamente all'intervento regionale sotto il profilo esclusivamente programmatorio e pianificatorio volto ad individuare le aree estrattive per sopperire alle esigenze delle opere e degli interventi pubblici in Valle d'Aosta"
Più avanti, sempre nella stessa nota si scrive:
"Per il momento non è opportuno istituire il sistema autorizzativo in quanto s'impone dapprima dar corso all'aspetto programmatorio e pianificatorio del settore
E' necessario anzitutto prendere posizione immediatamente - e lo sottolineo, perché ci ritornerò sopra - a livello di programmazione e pianificazione estrattiva che consente una razionale individuazione di zone estrattive volte a soddisfare i fabbisogni regionali per gli interventi e le opere di carattere pubblico rinviando l'introduzione del sistema autorizzativo avendo maggior chiarezza di impostazione sulle scelte concrete da operare con tale disciplina particolare"
Confesso di non capire perché si scelga una strada esattamente opposta a quella che è stata scelta nelle altre regioni, anche se ciò non è utile e ne spiego le ragioni.
La giustificazione portata in Commissione è stata la seguente: nelle altre regioni si è dato corso alle procedure per il rilascio delle autorizzazioni e si è stabilita la necessità di un piano regionale. Si è detto, poi, che alcune regioni non hanno ancora fatto il piano e sono in ritardo.
Insieme al rilascio delle autorizzazioni, tuttavia, le altre regioni hanno stabilito una disciplina estremamente rigorosa, analoga a quella che noi abbiamo inserito nella proposta di legge che abbiamo presentato insieme al Consigliere Sandri e che, appunto, potrebbe condizionare il rilascio delle autorizzazioni anche nella nostra Regione.
Per contro, invece, qual'è la situazione nella quale noi ci troveremo, da oggi alla data nella quale la Regione approverà il piano regionale delle attività estrattive, del quale, per ammissione dello stesso Assessore, si parlerà solo nel prossimo anno? Da oggi al prossimo anno, noi continueremo nello "status quo" e lo stesso Assessore, in una nota inviata alla Commissione, scrive che lo "status quo" significa: "indiscriminata possibilità di attivare coltivazioni di cava, ovunque". Non lo dico io, ma l'ha scritto l'Assessore, in una nota inviata alla Commissione: questo è lo "status quo".
Adesso, invece, si propone solo l'intenzione di fare un piano. È una legge di intenzioni, che ci promette che la Regione realizzerà un apposito piano. Nel frattempo, però, tutti sono avvertiti che in Valle d'Aosta lo "status quo", vale a dire l'"indiscriminata possibilità di attivare coltivazioni di cava, ovunque", sarà valido ancora per un anno. Gli operatori del settore e chi ha terreni appetibili sono avvisati che, per un anno, esisterà lo "status quo".
L'Assessore, allora, mi deve dire quante altre situazioni, tipo quella che si verifica tra Chétoz e Mezod, in Comune di Quart, noi vedremo quest'anno. Non credo neanche, come dimostra l'esperienza, che sia sufficiente l'applicazione del vincolo idrogeologico per evitare quelle cose. Oggi, dove non c'è vegetazione, anche il parere del vincolo idro-geologico si riferisce unicamente alla questione del possibile dissesto. Questa è la sostanza.
Chiedo, pertanto, che venga data una risposta convincente a questo interrogativo. Siccome, però, questa risposta non viene, è estremamente fondato, a mio avviso, il dubbio che qui si dia inizio ad un processo di pianificazione, non partendo dalla necessità di tutelare l'ambiente, ma partendo, invece, dalle necessità che possono venire da alcuni settori. Questa è la lacuna più grossa del provvedimento che ci viene presentato oggi.
Gli emendamenti che noi avevamo predisposto per la volta scorsa e che abbiamo ripresentato oggi vanno nella direzione che può aiutarci a superare questa situazione che potrebbe diventare pericolosa. In Commissione ho già detto che, se fossi un imprenditore del settore o se avessi qualche interesse ad utilizzare alcune mie proprietà, che però non ho, lo farei proprio in questi mesi, ovviamente prima che la Regione, con il piano regionale delle cave, mi venga a dire che lì, per ragioni paesistiche o per ragioni idrogeologiche, non si potrà più scavare.
A mio avviso, quindi, la parte qualificante degli emendamenti che abbiamo presentato è questa sorta di moratoria (il termine "blocco" non mi piace, anche perché non è vero che blocchiamo tutto), rispetto alle nuove cave. Se c'è davvero la volontà di dotarsi, in tempi brevi, di un piano regionale delle cave, allora, da qui a quel momento, per le attività economiche si dovrà completare lo sfruttamento delle cave esistenti. Ecco così spiegato il senso della moratoria che noi proponiamo con quell'emendamento.
Esaminiamo ora questioni più di dettaglio, ma ugualmente importanti. Con la proposta da noi inserita nel nostro progetto di legge, di introdurre anche il sistema delle autorizzazioni, sul quale chiedo un'ulteriore riflessione della Giunta regionale, noi volevamo indicare:
- primo, la possibilità di avere subito, anche in assenza del piano, un maggior rigore nel rilascio delle autorizzazioni;
- secondo, la possibilità di dire di no, perché, anche con il semplice sistema autorizzativo, c'è, in effetti, la possibilità di dire di no all'apertura di alcune cave in zone che presentano determinati rischi.
Tutto questo non certo per non ritenere importante il processo di pianificazione, anzi, rispetto al processo di pianificazione abbiamo sollevato, anche in Commissione, la questione della necessità che tale processo sia più democratico, partecipativo e che nella individuazione delle aree sia fondato su di una profonda e precisa conoscenza del territorio e di tutti gli elementi che vi interagiscono. In merito, io ho richiesto di discutere, se possibile, anche le metodologie che la Regione adotta per giungere alla definizione del piano regionale delle cave.
Noi siamo dell'avviso che il problema non debba riguardare soltanto l'Assessorato ai Lavori Pubblici; il settore delle cave, infatti, investe almeno quattro Assessorati ed investe anche competenze di diverso tipo. Tra gli emendamenti, i Consiglieri troveranno una nostra proposta di istituire una Commissione tecnico-scientifica, rappresentativa degli Assessorati interessati, ma aperta al contributo di alcuni esperti del settore, fin dal momento in cui nella elaborazione e nella maturazione delle scelte si ravvisa l'opportunità di un contributo interdisciplinare.
Le modifiche introdotte dagli emendamenti proposti dall'Assessore e che cercheremo di esaminare con attenzione, sul rapporto tra la Giunta regionale, il Consiglio regionale ed i comuni, sono leggermente migliorative rispetto al testo iniziale, dove esistevano due "cantonate" enormi. Una era quella di saltare il momento della pubblicazione delle scelte, precludendo, quindi, ai cittadini ed ai comuni la possibilità di intervenire in merito, che costituisce un elemento sostanziale di tutti i provvedimenti urbanistici. Una seconda, invece, era costituita dalla circostanza abbastanza buffa che vedeva il piano approvato dalla Giunta e poi ratificato dal Consiglio, quando è ormai chiaro che, nel nostro ordinamento, l'intervento pianificatore regionale appartiene al Consiglio e, quindi, è escluso che lo si possa trattare con una semplice procedura di ratifica.
Queste due "cantonate" sono superate in termini appena sufficienti. Guarderemo gli emendamenti proposti dall'Assessore e li valuteremo. Non aggiungerei altro all'intervento, anche perché i limiti generali del provvedimento sembrano essere proprio quelli che noi abbiamo sottolineato e che, ci pare, sussistano ancora in buona parte. Crediamo, naturalmente, che gli emendamenti che abbiamo presentato siano, da questo punto di vista, migliorativi.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Vorrei fare una premessa di ordine politico al mio intervento, che sarà molto breve, anche perché condivido gran parte delle osservazioni che sono state fatte dai Consiglieri Sandri e Tonino.
In questo momento vedo che l'Assessore Perrin si gratta la testa: è giusto che sia così, perché questo provvedimento doveva essere di stretta o strettissima competenza del suo Assessorato. Il fatto che l'Assessore non ci abbia messo occhio e mano, mi sollecita a ribadire quanto ho già detto in Consiglio e cioè che la questione della tutela ambientale, aggiunta al grosso Assessorato dell'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale, si trasforma in una competenza assolutamente insignificante. Se così non fosse, questa legge sarebbe dovuta passare al vaglio preventivo dell'Assessorato che sovrintende alla tutela dell'ambiente, il quale, anzi, ne avrebbe dovuto assumere l'iniziativa.
Mi stupisce il fatto che proprio l'Assessorato ai Lavori Pubblici, che ha tutt'altre funzioni, si sia fatto promotore di un'iniziativa di questo genere. Rimane, quindi, ed in termini piuttosto macroscopici, l'equivoco di fondo, perché in questo disegno di legge non c'è neanche un'osservazione di quell'Assessorato che, in materia, dovrebbe avere competenze più dirette, essendovi specificatamente preposto.
(...INTERRUZIONE dell'Assessore Perrin...)
TORRIONE (P.S.I.): Lo dico perché: - primo, non ti ho mai visto in Commissione; - secondo, l'Assessore Fosson si è appropriato del problema e l'ha gestito in modo esclusivo e totale, compresi gli emendamenti.
Se dico delle bugie, l'Assessore Perrin, da buon insegnante, mi dia una bacchettata sulle dita e mi metta in castigo; ma non credo di dire bugie.
Questo atteggiamento deve essere sottolineato in termini politici, perché è del tutto inutile che ci riempiamo la bocca di tutela ambientale solo quando si verificano inconvenienti notevoli, anzi grossissimi, come quello di oggi. Il problema del vincolo idrogeologico faceva parte della legge quadro, sulla quale è inutile tornare a discutere ancora, anche perché - e lo ripeto per la centesima volta - l'abbiamo messa in un cassetto sbagliato. Credo, pertanto, che non vi sia competenza più strettamente pertinente all'Assessorato della tutela dell'ambiente di quella sulle cave. Il silenzio totale, dovuto forse anche ad un certo imbarazzo, è stato, invece, piuttosto significativo ed io lo voglio sottolineare.
Spostando la mia attenzione sul promotore di questa iniziativa consiliare, do atto all'Assessore Fosson, come do atto anche alla Giunta, che le pause di riflessione da lui accettate sono sicuramente servite a migliorare sostanzialmente il provvedimento. Ciò è dovuto anche al fatto che, in sede di Commissione, specie da parte di due colleghi che avevano presentato una proposta di legge in materia, sono state avanzate osservazioni estremamente puntuali e precise, che hanno modificato sostanzialmente, rispetto alla prima bozza, tutto l'assetto normativo, rendendolo più proponibile e accettabile.
Faccio solo due considerazioni di ordine generale, riservandomi di fare in un secondo momento un esame più approfondito degli emendamenti che ci sono stati presentati. Una è relativa a quanto già sottolineato, molto opportunamente, dai colleghi che mi hanno preceduto: non capisco perché questa proposta di legge non preveda il cosiddetto sistema autorizzativo delle cave.
(...INTERRUZIONE...)
TORRIONE (P.S.I.): Sì, dopo; ma ci deve pur essere una ragione per la quale questo sistema autorizzativo non trova collocazione alcuna all'interno di questo provvedimento!
Visto e considerato che, nella nostra Regione, dovrebbero partire prossimamente dei lavori di una certa consistenza, nasce legittimo, pertanto, il sospetto che, nel frattempo, si voglia aprire qualche "cavetta" in più. L'Assessore scuote la testa ed io lo so che questo non è nelle sue intenzioni, però, analizzata la questione da questa parte, nasce legittimo il sospetto che qualche imprenditore, "illuminato" da questo provvedimento di legge, che lascia le cose come stanno, possa presentare una domandina sotto banco per chiedere all'Assessore: "Vedi di trovare un certo spazio, nelle more del piano di approvazione del piano generale delle cave, per questa mia cavetta!"
Assessore Fosson, grazie alle cave, qui, in Valle d'Aosta, si sono costruite delle fortune. Non cito nomi, cognomi ed indirizzi, tanto lei li conosce meglio di me.
Non voglio disconoscere all'Assessore una certa disponibilità e non voglio sottacere, specie qui in Consiglio, questo suo atteggiamento, perché sarebbe ingiusto nei suoi confronti, ma se non vuole introdurre il sistema autorizzativo, per rinviare la decisione definitiva a dopo, lo invito a sospendere, almeno per questo periodo di tempo, le autorizzazioni all'apertura di nuove cave, attuando una specie di moratoria, come ha detto il Consigliere Tonino, che ha evitato di parlare di blocco, che, fino ad allora, lasci le cose come stanno. Chi ha le cave, fa quello che deve fare; chi non le ha, risolverà i suoi problemi con l'approvazione del piano. L'Assessore ci deve dare, in merito, una risposta precisa che, nell'esame generale del provvedimento, deve essere valutata anche in un'ottica politica.
Credo di aver detto, in Commissione, che non siamo a favore di una regolamentazione eccessivamente rigida della materia: per carità, niente di tutto questo! Ci rendiamo perfettamente conto che abbiamo a che fare con attività economiche, che, tra l'altro, devono conciliare la tutela del territorio con la possibilità di scavare e sappiamo che quasi ogni cava arreca al territorio profonde ferite, difficili da rimarginare.
Orbene, l'introduzione, anche in questa prima fase, di un sistema autorizzativo potrebbe aiutarci a conoscere meglio:
- primo, dove si andrebbe a parare;
- secondo, i criteri posti in essere, nel frattempo, dalla Regione per autorizzare nuove cave;
- terzo, gli strumenti da utilizzare per negare, eventualmente, le autorizzazioni.
Tutto questo, però, manca nel presente provvedimento di legge; pertanto, se non c'è della malafede, suggerisco di approvare una norma transitoria, così come è stato proposto dal Collega Sandri, oppure chiederemo di inserire un articolo che vieti, da questo momento sino a quando sarà approvato definitivamente il piano generale delle attività estrattive, di concedere altre autorizzazioni.
Se l'Assessore si dichiarasse disponibile ad inserire nella legge tale norma transitoria, noi potremmo modificare, sostanzialmente, il nostro atteggiamento e ci sentiremmo di votare il provvedimento, proprio perché alle intenzioni dell'Assessore espresse in sede consiliare corrisponderebbero anche fatti concreti, riscontrabili in una precisa disposizione di legge; altrimenti, saremmo costretti ad attendere che le intenzioni dell'Assessore si traducano in fatti concreti.
Visto e considerato che si tratta di una legge di rinvio a successivi provvedimenti, io chiedo che, nel frattempo, non si agisca con il sistema autorizzativo attuale, dando luogo ad ulteriori inconvenienti e ad una rincorsa all'apertura di nuove cave, e chiedo che in questo senso l'Assessore introduca nel provvedimento la dichiarazione di intenti che ha già fatto in Consiglio e con la quale ha inteso garantirci che la Giunta regionale, in questo periodo, esaminerà con estrema oculatezza le eventuali richieste d'apertura di nuove cave. Cerchiamo di inserirla nel provvedimento legislativo, così noi ci sentiamo più cautelati e l'Amministrazione viene pungolata ad operare per evitare che il piano generale delle cave sia rinviato "sine die", con tutte le possibili conseguenze negative, in modo che il Consiglio, nel prossimo anno, prima del suo scioglimento, possa approvare il piano generale delle cave.
Torno a ripetere, quindi, che si tratta di una condizione di attesa. Se venissero inserite, anche solo attraverso una norma di carattere transitorio, le considerazioni che abbiamo ritenuto doveroso fare, noi potremmo decidere di votare a favore del provvedimento. In caso contrario, anticipando la dichiarazione di voto, noi saremmo costretti ad astenerci.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore ai Lavori Pubblici, Fosson; ne ha facoltà.
FOSSON (D.C.): Penso che il testo degli emendamenti proposti dal sottoscritto sia stato distribuito a tutti e che i Consiglieri li abbiano potuti leggere con attenzione.
Voglio ricordare che si tratta di emendamenti che prevedono la sostituzione degli articoli 2 e 3 e sottolineo che, all'articolo 2, si ribadisce con maggiore chiarezza la competenza del Consiglio regionale, specie laddove si dice:
"1. Le determinazioni e individuazioni di cui all'art. 1 sono proposte dalla Giunta regionale nell'ambito del piano regionale delle attività estrattive. Il piano è adottato con deliberazione del Consiglio regionale, previo esame delle Commissioni consiliari competenti, e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione".
Mi pare che, così, si compia un altro passo in avanti nella direzione di attribuire le dovute competenze all'organo istituzionale che ne è legittimamente depositario.
L'articolo n. 3 è stato riscritto, ma, nella sostanza, contiene quanto ho già annunciato. Vorrei far notare che, al punto 4 dell'articolo 3, laddove si dice:
"4. Tali progetti sono autorizzati dall'Assessore regionale ai Lavori Pubblici...",
si deve leggere, invece:
"4. Tali progetti sono autorizzati dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale ai Lavori Pubblici,...".
TORRIONE (fuori microfono): Allora, sono autorizzati con una deliberazione di Giunta?
FOSSON (D.C.): Sì, certo. Riprendo, ora, alcuni argomenti che sono stati toccati da tutti i Consiglieri.
Mi pare che, sostanzialmente, i dati di fondo sostenuti nella discussione siano due. Uno di essi riguarda il perché, in questa fase legislativa, non sia stato attuato il sistema autorizzativo.
Ripeterò, in proposito, la mia valutazione e quella della Giunta, che ho già anticipato in Commissione e ripetuto più volte anche qui in Consiglio: il sistema autorizzativo sarà regolamentato insieme, e cioè contestualmente, all'adozione del piano delle cave. Ripeto che altre regioni - e con questo non voglio dire che noi siamo più bravi - che hanno adottato il sistema autorizzativo, senza dotarsi del piano delle cave, si sono trovate, di fatto, nell'impossibilità di far funzionare il sistema autorizzativo. È un dato negativo che noi vogliamo evitare. Torno a ripetere che non vogliamo dire che siamo più bravi, ma che intendiamo fare tesoro dell'esperienza di altre regioni.
Sulla moratoria, che è un altro punto fisso sul quale abbiamo riflettuto e sul quale ho già espresso delle valutazioni, posso assicurare - anche se non saprei come inserire tale assicurazione nel provvedimento di legge - ed assicuro soprattutto il Consigliere Torrione, che è stato l'ultimo a parlare su questo fatto, che la Giunta sarà estremamente restrittiva nell'autorizzare l'apertura di nuove cave. Torno a ripetere che ci sono vincoli idrogeologici, ambientali ed urbanistici che diventeranno determinanti nell'impedire che vengano aperte nuove cave in attesa del piano regionale delle cave.
Aggiungo per inciso che è vero che qualcuno paventa una corsa all'apertura di nuove cave, ma la stessa corsa poteva esserci dal mese di luglio, da quando cioè questa legge è stata presentata dalla Giunta, fino alla sua approvazione definitiva, che non avviene oggi, ma dopo che la stessa avrà ottenuto tutti i visti e sarà stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.
(Voce fuori microfono): C'è già stata!
FOSSON (D.C.): Come, c'è stata! Non mi pare che, oltre ad un singolo episodio, ci sia stata una corsa particolare. Non ho elementi per affermarlo con certezza, ma potrei supporre, addirittura, che l'idea di sfruttare quella cava sia partita prima della presentazione del disegno di legge.
Ciò detto, vorrei esprimere il pensiero della Giunta anche su altre valutazioni. Ringrazio, innanzitutto, i Consiglieri che sono intervenuti nell'ampio e franco dibattito e che mi hanno ringraziato per la collaborazione prestata.
In riferimento alla legge presentata dal Partito Comunista e da Nuova Sinistra, ho già detto quanto attiene alla salvaguardia della moratoria. Per quello che riguarda, invece, il regime delle autorizzazioni, stiano pur certi i proponenti di questa legge che quel disegno di legge, che tra l'altro è scritto con notevole cognizione di causa, verrà tenuto nel debito conto al momento di redigere la normativa sulle autorizzazioni.
Posso assicurare, poi, che non esiste alcun conflitto di competenze; nella legge, infatti, è scritto esplicitamente che restano ferme tutte le altre competenze della Regione e degli altri enti. Intendiamo ricercare la massima collaborazione, dando, però, certezza a chi opera nel settore economico e, d'altra parte, garantendo il bene ambientale che è valido per tutta la comunità.
È vero che, per quanto concerne la vigilanza, dal 1982 ad oggi ci sarebbe stato tutto il tempo possibile per prevedere una normativa generale di merito; c'è, però, in particolare, una deliberazione del 1982 della Giunta regionale che demanda al Corpo delle miniere il...
(...INTERRUZIONE...)
FOSSON (D.C.): ...ed infatti è in previsione una particolare normativa, insieme a quella delle autorizzazioni. per far ritornare la Regione in possesso delle sue competenze, togliendole al Corpo delle miniere. Occorre, chiaramente, istituire tutta la normativa e creare un corpo di vigilanza. Non è un problema semplice, ma, comunque, lo affronteremo e lo risolveremo e, contestualmente, definiremo anche la normativa relativa alle opere accessorie.
Esprimo ancora un concetto sul piano dei materiali che servono e del quale abbiamo già avuto modo di discutere in Commissione. Noi riteniamo che sia un concetto valido, perché, il fatto di valutare tutto il materiale teoricamente estraibile in Valle d'Aosta, di qui all'infinito, e, conseguentemente, disegnare un piano cave che ne tenga conto, può scatenare una corsa alla escavazione di molto più materiale di quello strettamente necessario alle opere da realizzare in Valle d'Aosta e non è questa la nostra intenzione.
Noi intendiamo dimensionare il piano delle cave alle reali necessità e si potrebbe anche intavolare una discussione sulla necessità di eseguire effettivamente delle opere, necessarie all'apertura di cave, ma che potrebbero deturpare l'ambiente. Noi riteniamo che debba esistere una correlazione tra vivere, operare e fare certe opere in un particolare ambiente e le risorse che devono essere prelevate dallo stesso ambiente.
Per quanto concerne le cave in alveo, è già in corso la predisposizione di un disegno di legge, che potrà avere anche una certa correlazione con il piano delle cave. Stiamo valutando, ad esempio, l'ipotesi che l'escavazione di sabbia da cave fuori alveo possa essere un fatto ampiamente negativo rispetto alla creazione di alcune zone di minore velocità, nei fiumi o nei torrenti, che potrebbero essere delle sabbiere. È una valutazione che faremo in tempi successivi, ma la citazione vale solo per ribadire che prestiamo attenzione al problema.
In riferimento alla situazione delle cave. l'Assessorato ai Lavori Pubblici, fin dal mese di luglio, non appena la Giunta regionale licenziò il disegno di legge, ha provveduto a scrivere a tutti i più grossi cavatori, una ventina circa dei quali è nota l'esistenza. per indire una riunione. A loro è stato distribuito un questionario utile a farci ricavare i dati ai quali faceva riferimento il Consigliere Sandri. I tecnici incaricati del piano cave ed i tecnici dell'Assessorato ai Lavori Pubblici proseguono d'ufficio a fare ulteriori verifiche per avere un esame più completo.
Penso di aver risposto a tutte le valutazioni fatte dai Consiglieri. Capisco di non essere stato esauriente, dal loro punto di vista, ma mi auguro che si rendano conto della necessità di dover fare delle scelte, specie sulla moratoria, delle quali ci assumiamo la responsabilità, dopo attenta valutazione e non certo a "cuor leggero".
Sugli emendamenti presentati dal Gruppo Comunista, ho già avuto modo di dire, in Commissione, che l'articolo 1 contiene, sostanzialmente, gli stessi concetti dell'articolo 1 del disegno di legge della Giunta e, quindi, noi ci asterremo. Ci asterremo anche sull'articolo 2 (Norma di salvaguardia), per i motivi che ho già detto prima e non votiamo contro proprio per tener conto del notevole peso degli argomenti a favore di una moratoria.
Il contenuto dell'emendamento che recita testualmente:
"2. Le deliberazioni di cui al comma precedente dovranno essere approvate dal Consiglio regionale previo esame delle Commissioni consiliari competenti", è stato ampiamente recepito negli emendamenti presentati dalla Giunta regionale.
La questione della Commissione tecnico-consultiva, a mio parere, è stata superata proprio dall'incarico, affidato ad un gruppo di tecnici, di elaborare il piano delle cave.
A titolo personale aggiungo che mi assumo l'impegno, così come me lo sono assunto nei confronti del Consigliere Torrione in tema di restrizione in cambio della moratoria, di presentare ai Consiglieri e alle Commissioni consiliari competenti, non appena disponibile, e quindi prima della sua approvazione ufficiale, una bozza leggibile del piano cave, proprio perché il lavoro, pur nelle diverse posizioni, continui a svolgersi, come è stato, in un modo che presupponga l'apporto ed il supporto di tutte le componenti.
Riferendomi ai due emendamenti proposti da Nuova Sinistra, posso dire che il primo mi sembra superato da quanto ho affermato prima. Esso dice, infatti: "6. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge gli esercenti di attività di cava sono tenuti a comunicare all'Assessorato dei Lavori Pubblici il luogo di esercizio, i riferimenti catastali dei terreni interessati, la data di inizio della coltivazione, i risultati produttivi ed economici degli ultimi due anni".
Come ho già detto, però, già dal mese di luglio noi abbiamo scritto a tutti gli esercenti, che ci stanno restituendo i questionari compilati. Penso, quindi, che questo emendamento possa essere ormai considerato superato dai fatti e, pertanto, ci asterremo.
Sul secondo emendamento di Nuova Sinistra può valere la stessa valutazione che ho fatto in riferimento agli emendamenti proposti dal Gruppo Comunista sulla moratoria, perché noi garantiamo la massima restrizione e non riteniamo di dover adottare un "provvedimento-capestro".
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Credo di aver esplicitato con sufficiente chiarezza le condizioni che potrebbero orientare il nostro Gruppo a votare in favore del disegno di legge.
Non ho ben capito, però, le ragioni sulla base delle quali l'Assessore Fosson insista nel dire che non si può approvare la moratoria. Tuttavia se egli concretizza in un ordine del giorno, che non faccia parte della legge e che noi possiamo approvare quanto ha già esplicitato e precisando che nel periodo intercorrente tra l'approvazione di questa legge e quella del piano generale delle cave la Giunta regionale si impegna a valutare con estremo rigore questo discorso, noi potremmo anche accedere ad una votazione favorevole. considerato che l'impegno viene assunto dal Consiglio nel suo complesso e che, quindi, diventa vincolante nei confronti della Giunta.
Se i propositi corrispondono effettivamente alle intenzioni esplicitate dall'Assessore Fosson, ebbene mettiamoli per iscritto, così restano determinati dal Consiglio regionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): Voglio esprimere la mia insoddisfazione verso questa semplice manifestazione di buona volontà da parte della Giunta.
Se si deve fare l'ordine del giorno io sono d'accordo; mi consenta, tuttavia, l'Assessore ai Lavori Pubblici, di dichiararmi deluso dalle sue argomentazioni. Ancora una volta, infatti, non è stata spiegata la ragione per la quale la disciplina delle autorizzazioni dovrà vedere la luce quando ci sarà il piano generale delle cave. Quali garanzie abbiamo, tra l'altro. che questo piano verrà effettivamente attuato nel prossimo anno?
Vorrei che i Consiglieri mi ascoltassero con particolare attenzione. Quando si presenta una domanda per chiedere l'apertura di una cava, con la disciplina delle autorizzazioni si richiede: "1°) un progetto di coltivazione che illustri le opere da realizzarsi per l'esercizio della cava, i metodi di coltivazione, i macchinari da impiegare, il programma di coltivazione, il numero dei dipendenti occupati, degli impegni finanziari previsti ed i tempi di investimento;
2°) il progetto delle opere necessarie al recupero ambientale della zona da realizzarsi durante e al termine della coltivazione, con annesse planimetrie e sezioni quotate in scala idonea a rappresentare l'aspetto dei luoghi dopo l'intervento estrattivo;
3°) un rapporto geotecnico che illustri dettagliatamente la compatibilità dell'intervento estrattivo con la stabilità dell'area interessata;
4°) un rilevamento topografico che illustri la situazione plano-altimetrica dell'area esistente".
Questa è la parte che riguarda l'intervento "fisico" sull'ambiente. Non riesco davvero a capire perché non acquisiamo oggi una documentazione di questo tipo, quando sarebbe possibile. infatti, chiederla fin dal prossimo mese. È una documentazione che consente alla Giunta di dire di no anche fuori dalle zone di vincolo. Questo è il punto.
Non sono così sicuro, infatti, come dice l'Assessore Fosson, che si possa intervenire con rigore, utilizzando solo il vincolo idrogeologico e quello della legge Galasso. Quest'ultimo però è molto limitato, perché non abbiamo ancora il piano paesistico. L'Assessore Lanièce mi potrebbe dire se entro due mesi, cosa di cui io dubito, noi riusciremo ad avere il piano paesistico regionale che prenda in considerazione le questioni ambientali nel loro complesso, che tuttora sono ancora inadeguate, nell'uno e nell'altro senso della legge.
Quali altri strumenti la Giunta regionale potrà attivare? Nessuno. A parte il fatto che, anche utilizzando quegli strumenti, le valutazioni diventerebbero, comunque, di merito, io credo che continuerà la prassi secondo la quale per aprire una cava sarà sufficiente dare comunicazione del fatto all'ufficio delle miniere di Torino.
Tutto questo per dire che ovviamente, quella parte non ci soddisfa perché dietro scorgiamo il pericolo che, in realtà, si voglia fare il piano quando qualcuno avrà già ben individuato dove stanno le cave ancora da utilizzare o quelle il cui utilizzo è già iniziato, con il rischio che si chiuderà la stalla quando i buoi saranno già scappati.
Per non entrare anche nel merito degli emendamenti, noi insistiamo sulla Commissione tecnico-consultiva per una ragione ben precisa. Non sono entrato, prima, nell'ordine delle competenze all'interno della Giunta regionale, perché, forse, a rigor di logica, e guardando anche le norme di attuazione dello Statuto, mi pare che la competenza ricada sotto l'Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti. Ci sono poi dei riflessi che interessano l'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale; ve ne sono altri che ricadono sotto l'Assessorato al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali ed altri ancora sotto l'Assessorato dei Lavori Pubblici. Così è nelle norme di attuazione. Non ho bene in mente la legge regionale sulla ripartizione dei servizi dell'Amministrazione regionale, per cui non entro più a fondo nel merito della questione.
Mi preoccupa un po', invece, quanto sto per dire. Un conto è l'incarico professionale che viene affidato a tecnici per predisporre uno strumento; altra cosa è, invece, l'istituzione di una Commissione tecnico-scientifico-consultiva, che abbia il compito di esaminare i lavori di tipo professionale fatti dai professionisti incaricati. Non certo perché io abbia sfiducia nei professionisti, ma chiederei all'Assessore di consentirmi di fare una battuta sul legale scelto dall'Assessorato, che mi sembrava un legale che esaminasse le cose più con l'ottica dei cavatori che non con quella di chi si occupa della tutela dell'ambiente regionale.
Si tratta, ovviamente, di una battuta, anche perché non ho elementi per dire se questo corrisponda al vero o meno, ma è la dimostrazione che, un conto sono i professionisti incaricati, e altra cosa è la scelta dei rappresentanti degli Assessorati e degli esperti che gratifichino noi, Consiglieri regionali, nel momento della scelta. Credo di potermi mettere anche al posto della Commissione "Assetto del territorio" nel momento in cui avrà i primi risultati. Sicuramente, allora, incontrerà alcuni limiti. Mi garantisce di più, pertanto, l'insediamento di una Commissione che abbia quelle caratteristiche.
Tutto ciò, ovviamente, vale per dire che, a nostro avviso, nei confronti di questo disegno di legge permane tutta una serie di grosse perplessità.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Molte delle argomentazioni che avrei voluto svolgere in questo mio secondo intervento sono già state ben esemplificate dai Consiglieri degli altri partiti della Sinistra e, pertanto, non mi ripeterò. Mi si consenta, tuttavia, di esporre due o tre considerazioni sulle risposte dell'Assessore Fosson.
Io non ho insistito e non ho presentato emendamenti sulla questione della Commissione tecnico-consultiva, malgrado fosse uno degli elementi più qualificanti della legge, perché era già evidente la scelta che era stata fatta dall'Assessorato in materia e cioè quella di scegliere degli esperti di fiducia dell'Assessorato e della Giunta regionale e marciare con essi.
Fatte salve le battute del Consigliere Tonino, vorrei rimarcare come nella nostra proposta di legge si prevedeva che due tecnici venissero nominati dalla maggioranza ed uno su indicazione della minoranza. Non certo perché possano esistere dei tecnici di sinistra, di destra, di centro, autonomisti o nazionalisti, ma perché, a mio parere, esiste un diritto all'informazione che, sicuramente, viene meglio tutelato dalla presenza di tecnici che siano graditi alle differenti componenti del Consiglio regionale. Questo metodo, che è già stato adottato in altre occasioni, potrebbe essere adottato anche in questo caso e mi auguro che lo sia, nel senso che le osservazioni fatte prima dal Consigliere Tonino, anche a livello di battuta, ed alle quali mi associo, possono ancora essere recepite dall'Assessore, che potrebbe migliorare i suoi consulenti cooptandone altri che diano qualche forma di garanzia anche alla minoranza.
L'importanza dell'informazione viene anche evidenziata dall'emendamento che io ho presentato sul problema della comunicazione alla Regione, da parte degli esercenti di attività estrattive, entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge, dei riferimenti utili alla qualificazione della loro attività. Io non so, e del resto non mi è stato detto dall'Assessore, se i questionari a cui ha fatto cenno contengano o meno i dati che io ritengo importanti e cioè:
"...il luogo di esercizio, i riferimenti catastali dei terreni interessati, la data di inizio della coltivazione, i risultati produttivi ed economici degli ultimi due anni".
Secondo me questi dati sono fondamentali e, comunque, sarebbe opportuno che l'Assessore ne fornisse copia alla Commissione competente.
Rimane il fatto, sempreché questi dati esistano nel questionario dell'Assessorato, che, per l'ennesima volta, non si vuole inserire nella legge un qualcosa di cui, peraltro, si condivide il contenuto. È un giallo che, forse, solo il tempo riuscirà a sciogliere.
Concludo ribadendo che, dal punto di vista istituzionale, questa legge, pur essendo notevolmente migliorativa rispetto alla sua prima stesura, presenta ancora grossissime lacune e, soprattutto, una incertezza di fondo, perché è una evidente dimostrazione di imprecisione in fatto di diritto, tant'è che, in realtà, autorizza implicite deleghe alla Giunta regionale. Non mi sembra che questo metodo sia idoneo a creare buone leggi.
A furia di ringraziamenti ci si può anche spellare le mani; ci tengo, tuttavia, a sottolineare che l'atteggiamento dell'Assessore, malgrado la sua chiusura sugli emendamenti e sulle proposte del Gruppo consiliare di Nuova Sinistra, sia rimasto costruttivo. Mi auguro che, così come si è fatto per questa legge, ci sia ugualmente la possibilità di confrontarsi anche su altre leggi.
PRESIDENTE: Se non ci sono obiezioni, diamo per presentato un ordine del giorno, i cui concetti fondamentali sono già stati delineati a grandi linee dall'Assessore Fosson e la cui stesura dovrà avvenire nel più breve tempo possibile. Esso sarà posto in votazione prima che sia finito l'esame di questo oggetto.
Passiamo, ora, all'esame dell'articolato.
Do lettura dell'articolo 1.
Articolo 1
(Individuazione di aree estrattive per la realizzazione di opere pubbliche)
1. Per sopperire alle esigenze connesse alla realizzazione delle opere od interventi di competenza dello Stato, della Regione, dei Comuni e di ogni altro ente pubblico anche economico e per contemperare tali esigenze con quelle di tutela del territorio, la Regione determina biennalmente i quantitativi e le qualità di materiali inerti naturali e degli altri materiali utilizzabili direttamente per le opere per gli interventi sopra indicati.
2. La Regione, sentiti i Comuni interessati, individua nel proprio territorio le zone ove insistono i giacimenti dei materiali sopra indicativi comprese le aree di ampliamento possibile: sulle zone estrattive che saranno determinate, l'attività di coltivazione di cava può proseguire od iniziare anche se in contrasto con eventuale diversa destinazione prevista dagli strumenti urbanistici e le opere e gli impianti fissi a servizio della coltivazione sono considerati di pubblico interesse.
3. La Regione, inoltre, anche su segnalazione di privati, individua nel proprio territorio le zone indiziate di possibili giacimenti dei materiali di cui sopra e conseguentemente stabilisce per tali zone la destinazione estrattiva, tenuto conto dell'uso attuale del suolo, delle caratteristiche morfologiche delle zone e del loro riutilizzo finale: tale previsione di destinazione estrattiva delle zone indiziate sostituisce le eventuali diverse previsioni di destinazione contenute negli strumenti urbanistici.
4. Al riguardo la Regione stabilisce specifica normativa tecnica in ordine alla coltivazione ed al successivo recupero ambientale.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tonino; ne ha facoltà.
TONINO (P.C.I.): In due parole vorrei dire che non è del tutto vero che la formulazione dell'articolo 1 che abbiamo presentato noi sia uguale a quella presentata dalla Giunta. In particolare, a noi non piace che un provvedimento come questo, che riguarda l'esercizio, da parte della Regione, delle competenze derivanti dallo Statuto, inizi dicendo: "Per sopperire alle esigenze connesse alla realizzazione delle opere od interventi di competenza dello Stato, della Regione, dei Comuni e di ogni altro ente pubblico.....".
Credo, invece, che il problema debba essere impostato, anche a partire dall'articolo 1, in modo diverso e questo è, appunto, il senso del nostro emendamento.
PRESIDENTE: Do lettura dell'emendamento sostitutivo dell'articolo 1, proposto dal Gruppo Comunista:
EMENDAMENTO
Aggiungere il seguente articolo quale nuovo articolo 1:
Art. 1
(Finalità della legge)
Le attività estrattive e la coltivazione di cave e torbiere nel territorio della Regione Autonoma Valle d'Aosta sono disciplinate dalle norme della presente legge, allo scopo di conseguire un corretto uso delle risorse, nel quadro di una rigorosa salvaguardia dell'ambiente, nelle sue componenti fisiche, pedologiche, paesaggistiche, monumentali, e della massima conservazione della superficie agraria utilizzabile ai fini produttivi.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 28
Votanti: 11
Favorevoli: 11
Astenuti: 17 (Beneforti, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Marcoz, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Do lettura del secondo emendamento aggiuntivo, proposto dal Gruppo Comunista:
EMENDAMENTO
Aggiungere il seguente articolo quale nuovo art. 2:
Art. 2
(Norma di salvaguardia)
Ai fini della tutela dell'ambiente non potranno essere rilasciate concessioni e autorizzazioni per l'apertura di nuove cave o l'esercizio dell'attività di estrazione nelle cave dismesse fino all'approvazione dei provvedimenti regionali di cui ai successivi artt. 3 e 4.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 28
Votanti: 11
Favorevoli: 11
Astenuti: 17 (Beneforti, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Marcoz, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 1 nel suo testo originale:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 29
Votanti: 28
Favorevoli: 21
Contrari: 7
Astenuti: 1 (Aloisi)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 2.
Articolo 2
(Procedure)
1. La Regione provvede alle individuazioni e determinazioni di cui sopra con deliberazioni della Giunta regionale: tali determinazioni operano in salvaguardia delle attività estrattive indicate e delle zone indiziate.
2. Le deliberazioni in oggetto della Giunta regionale dovranno essere ratificate dal Consiglio regionale.
3. La Regione, ogni due anni, provvede a sottoporre a revisione le zone già individuate, onde salvaguardare l'approvvigionamento dal proprio territorio dei materiali indicati al precedente articolo ed al fine di sopperire alle esigenze sopra indicate.
PRESIDENTE: All'articolo 2 c'è un emendamento sostitutivo proposto dall'Assessore Fosson. Io lo metto in approvazione, perché questo emendamento congloba altri emendamenti o concetti espressi anche in altri emendamenti e, pertanto, la sua approvazione porterebbe alla decadenza di altri emendamenti.
Do lettura dell'emendamento sostitutivo dell'articolo 2, proposto dall'Assessore Fosson:
EMENDAMENTO
L'articolo 2 è sostituito dal seguente:
Art. 2
(Procedure)
1. Le determinazioni e individuazioni di cui all'art. 1 sono proposte dalla Giunta regionale nell'ambito del piano regionale delle attività estrattive. Il piano è adottato con deliberazione del Consiglio regionale, previo esame delle Commissioni consiliari competenti e pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione.
2. Nel termine perentorio di 30 giorni dalla pubblicazione possono essere presentate da privati ed Enti pubblici osservazioni e proposte di modifica.
3. Il piano regionale delle attività estrattive è approvato dal Consiglio regionale entro i successivi trenta giorni e diventa esecutivo il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
4. Con la stessa procedura il piano è sottoposto a verifica almeno ogni due anni, onde salvaguardare l'approvvigionamento del proprio territorio dei materiali indicati al precedente articolo ed al fine di sopperire alle esigenze sopraindicate.
5. La deliberazione del Consiglio regionale di cui al 1° comma opera in salvaguardia delle attività estrattive indicate e delle zone indiziate sino all'approvazione definitiva di cui al 3° comma.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 23
Favorevoli: 23
Astenuti: 7 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet, Sandri e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Con l'approvazione dell'emendamento proposto dall'Assessore Fosson, credo che possano essere considerati decaduti i due emendamenti all'articolo 2, del testo originale, proposti dal Gruppo Comunista e dei quali do lettura:
I EMENDAMENTO
Sostituire il secondo comma:
2. Le deliberazioni di cui al comma precedente dovranno essere approvate dal Consiglio regionale previo esame delle Commissioni consiliari competenti.
II EMENDAMENTO
Aggiungere all'inizio del terzo comma:
3. "Con la stessa procedura...".
PRESIDENTE: Il Consigliere Sandri propone di emendare l'articolo 2 sostitutivo, con l'aggiunta di due emendamenti, il sesto ed il settimo.
Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): L'Assessore Fosson ha detto, poco fa, di essere già parzialmente in possesso dei dati di cui, con questo comma, si richiede la comunicazione, per legge, all'Assessorato ai Lavori Pubblici. Io mantengo, tuttavia, questi miei emendamenti, che testimoniano significativamente l'articolata e varia fase di elaborazione della legge, nel corso della quale si dicono tante cose che, però, poi non vengono inserite nel testo. Mi sembra, del resto, che la Giunta potrebbe accettare con una certa tranquillità l'aggiunta di un sesto comma al nuovo testo emendato dell'articolo 2.
PRESIDENTE: Do lettura dell'emendamento aggiuntivo, proposto dal Consigliere Sandri, al testo emendato dell'articolo 2:
EMENDAMENTO
All'art. 2 del disegno di legge n. 440 è aggiunto il seguente nuovo comma 6:
"6. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, gli esercenti di attività di cava sono tenuti a comunicare all'Assessorato dei Lavori Pubblici il luogo di esercizio, i riferimenti catastali dei terreni interessati, la data di inizio della coltivazione, i risultati produttivi ed economici degli ultimi due anni".
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 10
Favorevoli: 10
Astenuti: 20 (Aloisi, Beneforti, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Do lettura del secondo emendamento aggiuntivo, proposto dal Consigliere Sandri, al testo emendato dell'articolo 2:
EMENDAMENTO
All'art. 2 del disegno di legge n. 440 è aggiunto il seguente nuovo comma 7:
"7. Sino all'approvazione del Piano generale regionale delle attività estrattive, è vietato iniziare nuove attività di cava".
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 10
Favorevoli: 10
Astenuti: 20 (Aloisi, Beneforti, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 3.
Articolo 3
(Provvedimenti relativi alle aree di cava dismesse)
1. La Regione provvede ad individuare le aree di cava dismesse ed a valutane la possibile riutilizzazione o recupero ambientale.
2. Ove tali aree presentino prevalente interesse pubblico al riutilizzo ai fini di coltivazione di cava, il proprietario dell'area sarà tenuto a dar corso all'attività di coltivazione, presentando idonei progetti di coltivazione e di recupero ambientale.
3. Tali progetti dovranno essere autorizzati dall'Assessorato regionale ai Lavori Pubblici, il quale potrà disporre ogni prescrizione ritenuta idonea per una più razionale coltivazione e per un più corretto recupero ambientale.
4. Per l'ipotesi che il proprietario non si attivi ad intraprendere i lavori di cava secondo le procedure sopra indicate, la Regione potrà avvalersi di quanto disposto dall'art. 45 R.D. 29 luglio 1927 n. 1443.
5. In caso di inadempimento da parte del coltivatore di cava alle prescrizioni di cui al 3° comma o a quelle contenute nel provvedimento di concessione sarà irrogata una sanzione amministrativa da £. 3.000.000 a £. 10.000.000.
6. L'Assessore regionale ai Lavori Pubblici potrà, inoltre, disporre la sospensione dei lavori in difformità.
7. In ogni altro caso, la Regione provvede a prescrivere le opere necessarie per la risistemazione ambientale delle aree abbandonate o per un loro diverso riutilizzo.
8. Per gli interventi di cui al precedente comma la Regione può prevedere contributi per l'esecuzione delle opere stesse.
9. La Regione può, inoltre procedere ad ogni altro intervento ai fini della sicurezza e dell'incolumità delle persone, ferma ogni altra competenza istituzionale in materia.
PRESIDENTE: Do lettura dell'emendamento sostitutivo dell'articolo 3, proposto dall'Assessore Fosson:
EMENDAMENTO
L'articolo 3 è sostituito dal seguente:
Art. 3
(Provvedimenti relativi alle aree di cava dismesse)
1. La Giunta regionale provvede con propria deliberazione ad individuare le aree di cava dismesse e a valutare la possibile riutilizzazione o recupero ambientale.
2. Ai sensi del 2° comma dell'art. 6 dello Statuto speciale della Valle d'Aosta appartengono al patrimonio indisponibile della Regione i giacimenti di materiali di cava la cui disponibilità sia sottratta al proprietario del fondo nei casi di pubblico interesse di cui al presente articolo.
3. Ove tali aree presentino prevalente interesse pubblico al riutilizzo a fini di coltivazione di cava, il proprietario dell'area sarà tenuto a dar corso all'attività di coltivazione, presentando all'Assessorato regionale ai Lavori Pubblici idonei progetti di coltivazione e di recupero ambientale.
4. Tali progetti sono autorizzati dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale ai Lavori Pubblici, il quale potrà disporre ogni prescrizione ritenuta idonea per una più razionale coltivazione e per un più corretto recupero ambientale.
5. Per l'ipotesi che il proprietario non si attivi ad intraprendere i lavori di cava secondo le procedure indicate entro il termine di sei mesi dall'autorizzazione di cui al precedente comma, la Giunta regionale dispone il passaggio del giacimento al patrimonio indisponibile della Regione ai sensi del 2° comma dell'art. 6 dello Statuto. Detto giacimento sarà dato in concessione a giudizio insindacabile della Regione a chi abbia, tra quanti hanno presentato relativa domanda, l'idoneità tecnica ed economia a condurre l'impresa.
6. In caso di inadempimento da parte del coltivatore di cava alle prescrizioni di cui al 4° comma o a quelle contenute nel provvedimento di concessione sarà irrogata una sanzione amministrativa da Lire 3.000.000 a lire 10.000.000.
7. L'Assessore regionale ai Lavori Pubblici potrà, inoltre, disporre la sospensione dei lavori in difformità.
8. Per gli interventi di cui al presente articolo la Regione può prevedere contributi per l'esecuzione delle opere stesse.
9. La Regione può inoltre procedere a ogni altro intervento ai fini della sicurezza e dell'incolumità delle persone. Restano ferme tutte le altre competenze regionali e istituzionali in materia.
10. Con successivo provvedimento legislativo saranno determinati gli oneri conseguenti all'applicazione della presente legge.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione il nuovo testo dell'articolo 3, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 23
Favorevoli: 23
Astenuti: 7 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet, Sandri e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: L'emendamento proposto dalla Commissione e che recita testualmente:
EMENDAMENTO
Articolo 3
È aggiunto il seguente comma 10:
"10. Con successivo provvedimento legislativo saranno determinati gli oneri conseguenti all'applicazione della presente legge",
è stato recepito interamente dal decimo comma della nuova stesura dell'articolo 3, che è stato approvato dal Consiglio, e, pertanto, considero decaduto l'emendamento proposto dalla Commissione.
Si passa ora all'esame dell'emendamento del Partito Comunista che, indipendentemente dalla numerazione, propone la costituzione di una Commissione tecnico-scientifica e del quale do lettura:
EMENDAMENTO
Aggiungere il seguente nuovo art. 6
Art. 6
(Commissione tecnico-consultiva)
Con deliberazione della Giunta regionale è istituita una Commissione tecnico-consultiva per le attività estrattive che esprime parere:
1) nell'adozione dei provvedimenti di cui agli articoli 3, 4 e 5 della presente legge;
2) ogniqualvolta venga richiesto dai Comuni o dalla Giunta regionale in merito ai problemi tecnici, economici, giuridici e di programmazione concernenti il settore estrattivo.
Fanno parte della Commissione:
a) l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici o un suo delegato con funzioni di Presidente;
b) un rappresentante dell'Assessorato regionale al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali;
c) un rappresentante dell'Assessorato all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale;
d) un rappresentante designato dall'Associazione valdostana degli industriali;
e) un rappresentante designato dalle Associazioni sindacali dei lavoratori;
f) un rappresentante designato dalle Associazioni protezionistiche operanti nella Regione;
g) quattro esperti: uno in geologia, uno in sistemazioni idraulico-forestali, uno in pianificazione territoriale, uno in ecologia e tutela dell'ambiente, designati dal Consiglio regionale.
Gli esperti devono essere scelti in base a documentata e riconosciuta attività scientifica e professionale svolta nel campo di specifica competenza.
La Commissione dura in carica cinque anni e scade comunque con lo scioglimento del Consiglio regionale.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 10
Favorevoli: 10
Astenuti: 20 (Aloisi, Beneforti, Bor-bey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 4.
Articolo 4
(Dichiarazione di urgenza)
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto Speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 4 testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 23
Favorevoli: 23
Astenuti: 7 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet, Sandri e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Signori Consiglieri, è pervenuto l'ordine del giorno, presentato dal Consigliere Torrione, del quale do lettura:
ORDINE DEL GIORNO
IL CONSIGLIO REGIONALE
All'atto dell'approvazione del disegno di legge recante "Norme per il recupero dei materiali inerti naturali ai fini delle opere pubbliche e per il riassetto delle escavazioni abbandonate"
DELIBERA
di dare mandato alla Giunta di osservare rigorosi criteri restrittivi nell'esame di richieste di apertura di nuove cave nel periodo intercorrente tra l'entrata in vigore della citata legge e l'approvazione del Piano generale delle cave.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'ordine del giorno testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità
PRESIDENTE: Il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi per votazione segreta sul complesso della legge:
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 31
Favorevoli: 22
Contrari: 9
Il Consiglio approva
