Objet du Conseil n. 3000 du 10 juillet 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3000/VIII - DISEGNO DI LEGGI CONCERNENTE: "COSTITUZIONE DI UNA BANCA REGIONALE".
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Martin; ne ha facoltà.
MARTIN (A.D.P.): Il disegno di legge che la Giunta propone all'attenzione del Consiglio, prende lo spunto dalle possibilità statutarie e dalle leggi riguardanti la materia del credito, vigenti nella nostra Regione. Mi riferisco all'articolo 3 del nostro Statuto, che riguarda l'istituzione di enti di credito di carattere locale, nonché agli articoli 23, 24, 25 e 26 della legge n. 196, e cioè alle norme di attuazione del nostro Statuto, che prevedono l'esercizio, da parte della Regione, delle funzioni amministrative in ordine all'istituzione di enti di credito di carattere esclusivamente locale. Mi riferisco, infine, all'ultima legge regionale, la n. 22 dell'8 maggio 1986, che riguarda il recepimento, da parte delle regioni a statuto speciale, alle quali, in base alle norme di attuazione dei rispettivi statuti, sono riconosciuti poteri in materia di autorizzazione all'esercizio di attività creditizie nel territorio regionale della direttiva CEE in materia creditizia.
Si tratta, quindi, dell'attuazione delle norme statutarie in un settore fondamentale dell'economia regionale e della realizzazione di un progetto che questa maggioranza aveva inserito nel proprio programma di legislatura.
Questo disegno di legge non vuole essere solo un adempimento, in applicazione di una norma e di un programma politico, ma intende proporsi come la risposta ad una situazione che vede la nostra Regione dipendere in maniera totale da decisioni esterne e, sovente, penalizzanti per le nostre imprese, per la nostra economia e, in definitiva, per la nostra Regione.
Per l'utente valdostano, in effetti, il rapporto con gli istituti di credito esistenti in Valle è, a volte, difficile, sia perché la realtà valdostana è costituita da piccole e medie imprese, le quali incontrano certamente più difficoltà a spuntare condizioni favorevoli rispetto alle grandi imprese, sia perché gli interessi reali degli istituti di credito sono lontani e, comunque, esterni alla nostra Regione.
Nella situazione attuale, la Valle d'Aosta si pone nella condizione di figurare come un grande serbatoio di raccolta del denaro, che poi, in preponderanza, viene utilizzato fuori Valle. Nel 1986 i depositi bancari hanno raggiunto la considerevole cifra di 1.450 miliardi, dei quali circa 1.000 costituiscono i depositi delle famiglie. Questi dati evidenziano un deposito pro capite piuttosto elevato ed una propensione delle famiglie valdostane al risparmio.
Se poi consideriamo anche i depositi postali, queste cifre salgono ulteriormente e mettono in evidenza l'importanza degli sportelli postali nella nostra Regione. In effetti, il sistema postale, in generale parecchio trascurato per le operazioni di credito, viene, invece, utilizzato sovente, proprio per la particolarità della nostre Regione.
Se è vero, infatti, che l'indice della densità bancaria, ossia il numero degli sportelli bancari ogni 10.000 abitanti, è di 2,6, qui da noi, rispetto al 2,2 del resto del territorio nazionale, è altrettanto vero che la "bancabilità" del territorio ragionale si estende a meno di un terzo dello stesso. La "bancabilità", che è funzione della densità demografica, qui in Valle è di 35 abitanti per chilometro quadrato, contro i 188 abitanti per chilometro quadrato nel resto del territorio nazionale. In effetti, soltanto 23 comuni, su 74, sono provvisti di servizi bancari e, di questi, solo 9 hanno più di uno sportello.
Tutto ciò sta a dimostrare la possibilità e l'utilità di nuovi sportelli e, a maggior ragione, di un istituto di credito che si ponga, come obiettivo principale, il reimpiego nella nostra Regione del risparmio dei valdostani. La presenza di una banca regionale trova una sua legittimazione in quanto, a fronte di depositi per 1.440 miliardi, solamente 288 sono quelli che vengono reimpiegati in Valle, con una percentuale di circa il 20%, contro una media nazionale del 57,4%.
Non è neppure vero che il mercato valdostano non assorba più di quanto venga effettivamente reinvestito, perché il 23% della domanda locale è soddisfatto da banche non presenti nella nostra Regione. È evidente che nel sistema creditizio locale vi è qualche ingranaggio che non funziona perfettamente e questo ingranaggio non è da ricercare esclusivamente, come qualcuno vorrebbe far credere, nella politica della Regione, che, per certe iniziative economiche, ha favorito l'erogazione di prestiti a tassi agevolati, consentendo, quindi, la costituzione di fondi di rotazione, i quali, di fatto, hanno parzialmente sostituito il sistema creditizio ordinario.
L'individuazione di determinate difficoltà nell'impiego locale del denaro va ricercata, piuttosto, nella qualità dei servizi offerti alle imprese, nel fatto che i grandi interessi degli istituti di credito, presenti sulla piazza di Aosta, non si trovano in Valle, ma fuori. Le difficoltà vanno ricercate nella mancanza di grandi clienti, che, pur non dettando le condizioni, hanno, comunque, un grande potere contrattuale e, spuntando condizioni migliori, di fatto abbassano il costo del denaro anche per la restante clientela. Tutto ciò, purtroppo, non succede in Valle ed infatti nella nostra Regione il denaro costa mediamente mezzo punto in più rispetto alla media nazionale e rende un altro mezzo punto in meno, sempre rispetto alla media nazionale.
Ecco allora che esistono le condizioni per la creazione di un istituto di credito regionale che sappia porsi come interlocutore valido per l'utente valdostano e possa, quindi, attivare quella sana concorrenzialità che è un fattore indispensabile per migliorare l'operatività di qualunque servizio e, nello stesso tempo, possa sviluppare gli interessi locali, favorire lo sviluppo dei settori economici e migliorare la qualità dei servizi. Se, oltre a tutto ciò, si riuscisse a far crescere anche l'imprenditorialità locale, le prospettive della nostra Regione migliorerebbero sensibilmente.
Il disegno di legge proposto al Consiglio è abbastanza semplice, in quanto prevede, nella prima fase, di costituire una società per azioni, che abbia lo scopo di raccogliere il denaro e di fornire tutti i servizi creditizi della nostra Regione. I soci di questa società per azioni potranno essere, in un primo momento, altri istituti di credito, secondo un accordo che abbiamo raggiunto in sede di Commissione, ed in questo senso presenterò un emendamento, in modo che all'articolo 3 sia chiaro che, in questa prima fase, i soci saranno soltanto la Regione e altri istituti di credito.
Alla Regione Valle d'Aosta sarà riservata la maggioranza delle azioni e lo statuto della società dovrà essere approvato da una successiva deliberazione del Consiglio regionale. Come abbiamo detto ieri in Commissione, si ritornerà più di una volta in questa sede per parlare di questo nuovo istituto e si ritornerà a parlarne in una fase in cui le cose saranno anche più chiare di quanto lo siano oggi, quando, cioè, si tratterà di approvare lo statuto e di nominare il consiglio di amministrazione. Penso che, secondo gli accordi raggiunti ieri in Commissione, ci sia la possibilità, durante l'estate, o comunque immediatamente dopo, di avere degli incontri chiarificatori, richiesti da parecchi gruppi e che la Giunta ritiene che si possano effettuare.
Il capitale sociale, stabilito inizialmente dall'articolo 4 in 25 miliardi, è il minimo previsto dalla normativa della Banca d'Italia ed è previsto che eventuali suoi aumenti vengano deliberati dal Consiglio regionale.
Il bilancio della società sarà presentato al Presidente della Giunta, il quale, come è previsto dall'articolo 5, lo comunicherà al Consiglio regionale in ogni esercizio finanziario.
Il consiglio di amministrazione sarà composto da 9 membri e la Regione sarà rappresentata in base alla sua effettiva partecipazione in seno alla società e, tra i membri da essa designati, sarà scelto il presidente della società.
Il collegio sindacale è formato da 3 membri: un presidente e due sindaci effettivi.
La norma finanziaria (art. 9) prevede una spesa complessiva di 17,5 miliardi, in quanto si pensa che la Regione possa avere, al massimo, il 70% delle azioni.
Ho già detto dell'emendamento sostitutivo al primo comma dell'articolo 3, che comunque leggo per esteso:
"1. Potranno essere soci del Crédit Valdôtain la Regione Autonoma Valle d'Aosta, aziende ed istituti di credito", eliminando le parole "...Istituti Finanziari di diritto o di interesse pubblico,... e Compagnie di Assicurazioni".
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.
TORRIONE (P.S.I.): Per ragioni di correttezza, devo ringraziare il Presidente del Consiglio, che ieri ha consentito lo svolgimento di una riunione della 3^ Commissione, anche se il disegno di legge non era stato sottoposto al vaglio preventivo della stessa Commissione. Io credo che così facendo si sia fissato un principio in base al quale anche l'iter successivo, relativo all'applicazione di questa legge, potrà essere seguito dalla Commissione.
Noi non abbiamo molte cose da dire su questo argomento. Ricordo l'impostazione che noi avevamo dato 3 o 4 anni fa, in sede di discussione di bilancio, quando avevamo prospettato l'urgenza e anche l'utilità di dare vita ad un istituto di credito regionale. Le considerazioni fatte dall'Assessore Martin sono altamente condivisibili, sia per i dati forniti sulla massa del risparmio che giace nelle casse delle banche operanti in Valle, sia per la scarsità del suo reimpiego, nell'ambito regionale, in rapporto alla media nazionale.
Noi riteniamo che un istituto di credito così concepito possa fungere da volano per la stessa economia nazionale. Questo discorso ha una valenza maggiore, se il quadro della nostra Regione viene proiettato in una prospettiva temporale di lungo respiro.
Ieri, in Commissione, si sottolineava che la prossima legislatura dovrà occuparsi, per qualche verso, di un problema che non può non stare a cuore alla nostra Regione, e mi riferisco al riparto tra Stato e Regione. Non certo, ovviamente, perché lo Stato sia inadempiente, ma perché ci aspettano delle scadenze comunitarie che non possono non preoccuparci. In quest'ottica va interpretata anche l'utilizzazione di un istituto di credito, che, nella malaugurata e comunque scongiurabile ipotesi che il riparto dovesse subire qualche diminuzione per effetto di disposizioni comunitarie, non può surrogare, ovviamente, i cespiti del riparto, ma può comunque fungere da volano di una certa importanza.
L'Assessore Martin ha fatto un accenno, che noi condividiamo, all'utilizzazione dei fondi di rotazione e che, in un'ipotesi come quella citata, potrebbero essere surrogati dall'attività di un istituto di credito che offra alla propria clientela condizioni di particolare favore.
Ho apprezzato un'affermazione di principio dell'Assessore, che, inquadrata nello scenario da lui evocato, potrebbe avere una certa validità. Mi riferisco in particolare all'eventualità che la presenza della nuova banca potrebbe contribuire a far crescere l'imprenditorialità locale. Ciò può essere vero, perché, in effetti, abbiamo potuto riscontrare come un certo tipo di imprenditorialità locale, medio-piccola, sia potuta rimanere sul mercato, in tutti questi anni, grazie appunto alla presenza della Regione. Quel mercato è stato, indubbiamente, influenzato dai provvedimenti regionali, ma, a mio avviso, dovrebbe essere anche incentivato da un salto di qualità che dovrebbe essere compiuto dall'imprenditoria locale.
Noi riteniamo che una banca di interesse esclusivamente pubblico, come il Crédit Valdôtain, e senza altri interessi, possa favorire la crescita dell'imprenditorialità locale, intorno alla quale abbiamo già discusso e della quale conosciamo anche i limiti operativi circoscritti all'ambito regionale.
Non abbiamo altre cose da dire, se non accennare ad un fatto, già citato dall'Assessore, in Commissione, che è legato all'emendamento che prevede, in questa prima fase, una società per azioni costituita dalla Regione e da altri istituti di credito. Consideriamo questo emendamento con estremo favore, anche perché avremmo avuto delle perplessità nel caso in cui anche dei privati, sia pure in forma minoritaria, avessero avuto la possibilità di entrare nella banca; non per altro, ma perché la storia delle banche valdostane (e non voglio entrare in polemica con nessuno sul nome della banca), per effetti di carattere storico che hanno influenzato pesantemente l'attività delle banche stesse nel passato, è stata piuttosto travagliata. Un'intera generazione e forse più generazioni di valdostani hanno scontato sulla propria pelle le drammatiche conseguenze del fallimento di due banche valdostane, tra il 1928 ed il 1930, le quali avevano raccolto il risparmio, non certo della ricca borghesia di Aosta, che si è salvata, ma del piccolo risparmiatore valdostano, che, a prezzo di duri sacrifici, intendeva garantirsi un più tranquillo futuro.
Non presento più l'emendamento che avevo prospettato in Commissione, anche per un'altra ragione: si è chiamata questa banca "Crédit Valdôtain", rievocando in qualche modo un fantasma del passato. Io ho dato questa interpretazione, ma qualcuno mi ha suggerito di capovolgerla nel senso che occorre fare un atto di fede, dando alla banca regionale il nome di "Crédit Valdôtain" per riaffermare una certa volontà. Mi sono fatto convincere da questa argomentazione ed evito, perciò, di entrare in polemica con l'interlocutore, che, in questo momento, mi sorride piacevolmente e, quindi, preferisco un sorriso ad una polemica, che, oltretutto, sarebbe anche sciocca. Mi si lasci augurare, almeno, che il "Crédit Valdôtain" edizione 1987 non abbia a fare la fine del "Crédit Valdôtain" di deprecata memoria, altrimenti il nostro discorso assumerebbe tutt'altra impostazione.
Concludo dicendo che, tutto sommato, questa banca, sul piano dell'aspetto societario, ha un'impostazione che possiamo condividere e, pertanto, consideriamo quella che approviamo oggi come un'impostazione strutturale o una sorta di contenitore puro e semplice.
Ho apprezzato l'impegno assunto dal l'Assessore, a nome della Giunta, in sede di Commissione, e che poi ha ribadito in aula, e cioè che i passi successivi, quelli che ci interessano di più, saranno fatti in accordo con i membri della Commissione, attraverso una valutazione anche più approfondita dei vari aspetti che la creazione di una banca può avere nell'economia regionale.
Ho già proposto all'Assessore l'eventualità che la 3^ Commissione effettui, nel frattempo, tutta una serie di audizioni in merito, per determinare lo statuto della nuova banca, che ne costituisce l'atto fondamentale, sulla base di considerazioni maturate anche attraverso un confronto serrato con altre realtà e con gli operatori del settore.
Con questo spirito, il Gruppo socialista darà il suo voto favorevole al disegno di legge, impegnandosi, per quanto è possibile e sulla base delle considerazioni fatte dall'Assessore, ad apportare tutto il suo contributo di idee e di impostazione per rendere lo statuto più funzionale e aderente alle necessità del nuovo istituto bancario.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Possiamo dire che la discussione, in sede di Commissione, sulla banca regionale è stata solo avviata e credo che la maggioranza ci debba dare atto di aver comunque consentito che questo oggetto potesse arrivare in Consiglio, nonostante che tutte le discussioni possibili non fossero ancora concluse o non fossero state condotte in modo adeguato. A nostro parere, abbiamo ritenuto che se ne potesse discutere già oggi, perché il nostro Gruppo è favorevole al principio della costituzione di una banca regionale.
Già nel 1978, quando si discutevano in Parlamento le norme di attuazione, avevamo sostenuto l'opportunità per la Regione della costituzione di una propria banca. Si tratta, però, di vedere come dall'accettazione di un principio si passa alla realtà, in quanto il settore bancario è difficile, con una fortissima concorrenza che diventerà ancora più accentuata, quando, a partire dalla fatidica data del 1992, le frontiere europee saranno abbattute e sarà possibile anche alle grandi banche tedesche o inglesi aprire sportelli su tutto il territorio della Comunità e quindi anche in Italia ed in Valle d'Aosta.
L'Assessore Martin diceva prima che il vantaggio di avere una banca regionale consisterebbe nel poter offrire ai valdostani tassi più favorevoli sui depositi e sui prestiti: diciamo che ciò potrebbe avere benefici effetti anche rispetto ai tassi praticati dalle altre banche presenti sul territorio. È un aspetto positivo da mettere nel conto.
Deve essere tenuto presente anche l'obiettivo di favorire, se possibile, l'impiego del denaro raccolto nella banca in investimenti che riguardano la Valle d'Aosta. Questo non è tanto legato al fatto che ci sia o non ci sia la banca, quanto, piuttosto, alla capacità degli imprenditori di presentare progetti credibili e di restituire le somme erogate.
Credo che il discorso sulla banca regionale, per essere impostato correttamente, debba essere visto in termini di efficienza. Non basta dire che c'è la disponibilità a creare condizioni più favorevoli per chi deposita e per chi preleva; occorre anche dire che questo può essere fatto se il mezzo punto in più a chi versa ed il mezzo punto in meno a chi ricorre al prestito vengono applicati non in virtù di una particolare forma di privilegio, ma sulla base di puri calcoli economici. Intendo dire che deve essere l'efficienza organizzativa della banca e la rinuncia al lucro che fanno altre banche, a consentire il miglioramento dei tassi.
Ne deriva, quindi, che la banca regionale non può essere una banca nel senso tradizionale del termine, e cioè che prepara queste condizioni di favore senza preoccuparsi di altro; deve essere una banca, invece, che pensa anche ad una sua organizzazione interna, strutturata in modo tale da consentire il miglioramento dei tassi. Deve essere una banca che si addentra e mette a disposizione dei cittadini e delle imprese valdostane servizi che le altre banche non hanno ancora pensato di organizzare.
È molto importante, perciò, oltre a questo primo atto, con cui, in pratica, si dà avvio alla costituzione della società, avere precise indicazioni sul come sarà organizzata questa struttura. Si tratta di sapere quali uffici, quali "staff" direzionali e quali organismi di controllo saranno costituiti all'interno della banca, affinché la stessa abbia la capacità di stare sul mercato creando condizioni più favorevoli per i cittadini valdostani. Non possiamo correre il rischio che abbiamo già corso con la FINAOSTA, vale a dire di creare una struttura che, sulla carta, doveva avere determinate funzioni, mentre poi si è verificato che tali funzioni non sono state esercitate, perché l'organizzazione della struttura non era adeguata ed idonea a tali compiti.
Si deve partire con il piede giusto, avendo ben chiaro che tipo di organizzazione si vuole mettere in piedi, cercando delle persone capaci e preparate, rifuggendo da logiche spartitorie e puntando, invece, sulla massima efficienza.
Ancora oggi non abbiamo indicazioni sufficienti sul come si voglia procedere. La Giunta ha detto che i passi successivi verranno fatti con il conforto di tutto il Consiglio e che verrà fatto un approfondito esame nelle Commissioni competenti. Vogliamo ritenere che ciò sarà fatto, però oggi non abbiamo elementi sufficienti per poter dire che la banca avrà le funzioni, le capacità e l'efficienza che noi abbiamo indicato e, per queste ragioni, non siamo in grado di esprimere, oggi, un giudizio complessivo, per cui preferiamo astenerci dal votare questo provvedimento.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario, Tamone; ne ha facoltà.
TAMONE (U.V.): Possiamo ripetere le considerazioni fatte al momento della nascita della FINAOSTA. Si trattava, allora, di considerazioni critiche, che non avevano una grande giustificazione e che, probabilmente, erano originate anche dalla paura di compiere un passo complicato e difficile come la creazione di una finanziaria regionale.
Noi pensiamo che la FINAOSTA abbia e debba svolgere una certa funzione in Valle d'Aosta, ma pensiamo anche che il discorso iniziato con la creazione della Finanziaria possa essere completato con la creazione di una banca valdostana, che abbia come principale azionista la Regione.
Anche questa è una delle ragioni che ci sollecitano a rispondere positivamente alla proposta della Giunta ed è una delle considerazioni che devono essere aggiunte a quelle già fatte dall'Assessore Martin e dai Consiglieri Torrione e Mafrica.
Non pensiamo, ovviamente, che si possa essere certi della buona riuscita di questa iniziativa, perché, come è già stato sottolineato da coloro che mi hanno preceduto, la questione delle banche diventa sempre più complessa e dopo il 1992 lo diventerà ancora di più con la liberalizzazione del mercato bancario europeo e con la strenua competizione tra le grandi banche, che richiederà agli operatori del settore, anche in Valle d'Aosta, una grande professionalità.
Se le considerazioni e le raccomandazioni fatte dal Consigliere Mafrica saranno tenute nel debito conto, ed io mi auguro che così sia, avremo sicuramente uno strumento capace di raggiungere tutti gli obiettivi che noi ci proponiamo. Ciò non sarà facile, ovviamente, e occorrerà scegliere persone capaci e competenti, all'altezza, in ogni caso, di mansioni delicate come quelle della direzione di una banca. Anch'io, insieme al Consigliere Mafrica, condivido la necessità di saper scegliere quelle persone in funzione della loro professionalità, più che per altre ragioni.
Siamo altrettanto convinti che questo strumento potrà sollecitare l'impostazione di una diversa politica del credito anche da parte delle altre banche, che già agiscono in Valle d'Aosta, nei confronti degli operatori valdostani, in tutti i settori dell'economia. Si tratta certamente di uno stimolo nuovo, che obbligherà le altre banche ad un nuovo comportamento nei confronti dei valdostani e ciò potrà essere considerato come uno dei primi e più importanti risultati.
Come ha già detto l'Assessore Martin, anch'io credo che avremo ancora occasione di riparlare di questo argomento, perché l'atto di oggi costituisce solo un primo passo o, meglio, è la cornice che circoscrive il quadro o il discorso che è ancora tutto da definire. Credo che ne riparleremo ancora, sia in Commissione, sia in Consiglio, e posso dichiarare la disponibilità dell'Union Valdôtaine a discuterne nella maniera più franca e più aperta.
In questi ultimi momenti è stato proposto di aggiungere qualcosa al nome della banca "Crédit Valdôtain". Non so cosa possa pensare, in merito, il Governo regionale, ma credo che tale proposta possa anche essere accolta, perché non modifica la sostanza del problema. Ci dovremo dimostrare capaci di sostenere questa iniziativa e può anche darsi che quel nome ci sospinga ad operare con tutte e nostre forze in questa direzione. Grazie.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.
BALDASSARRE (P.S.D.I.): L'approvazione di questa legge ci trova, in via di principio, d'accordo, anche perché i successivi provvedimenti saranno ancora di competenza del Consiglio.
Tra le perplessità che questo disegno di legge fa sorgere c'è la preoccupazione per la scelta politica fatta da questo esecutivo di far assumere alla Regione la maggioranza delle azioni, lasciando solo il modesto rimanente agli altri istituti di credito. A questo punto c'è da chiedersi in che cosa consista l'interesse delle banche o degli istituti di credito che dovrebbero aderire ad una società per azioni la cui maggioranza assoluta è in mano alla Regione. Io credo che le banche private abbiano poco interesse ad intervenire, con la conseguenza che la loro esperienza non venga riportata totalmente all'interno del nuovo istituto regionale.
È una scelta politica che io non condivido, così come non condivido la chiusura ai privati. La Regione avrebbe potuto assumere una minore partecipazione, controllando sempre dall'interno l'andamento della banca. L'assunzione del 70% delle azioni, da parte della Regione, che diventa così il maggiore azionista, fa sorgere grandi perplessità e questa scelta non è condivisibile, per aver lasciato uno spazio troppo esiguo agli altri istituti di credito, o alle banche private, nonché agli stessi privati, mentre, a livello nazionale, le stesse banche cercano di dare maggiore spazio ai privati. È un modo come un altro, a mio parere, per partire con il piede sbagliato. Mi auguro che non sia così.
L'Assessore Martin dice che le decisioni esterne penalizzano lo sviluppo industriale; a mio parere, invece, non sono le decisioni esterne a penalizzare lo sviluppo industriale, ma è l'assistenza totale, fatta con tutti i mezzi che la Regione concede agli imprenditori, intervenendo in società, in quote azionarie e con tassi agevolati, a penalizzare lo sviluppo industriale, perché elimina ogni impegno e rischio imprenditoriale: o si inverte la politica regionale in campo imprenditoriale, e allora io sono d'accordo con l'Assessore Martin, oppure se le cose continuano in questa maniera, nessun imprenditore privato avrà interesse, con queste agevolazioni.
Nella PILA 2000 abbiamo visto addirittura che la Regione è intervenuta per salvare delle società private da un fallimento certo.
Bisogna modificare, quindi, la politica imprenditoriale regionale, perché non avrebbe alcun senso la presenza della banca, quando, nello stesso tempo, si continua a fornire lo stesso tipo di assistenza alle imprese industriali, che, ovviamente, non si servirebbero neppure più della banca stessa.
L'Assessore Martin ha detto che il denaro che affluisce nei grandi serbatoi e nei grandi depositi delle banche viene utilizzato fuori Valle. Anche in questo caso, la mancata richiesta di denaro da parte degli imprenditori privati è dovuta al fatto che c'è "Pantalone", e cioè la Regione, che paga e che interviene continuamente. Se si concepisce l'autonomia come sinonimo di assistenza, non ci troviamo assolutamente d'accordo e l'Assessore deve dire a noi, Consiglieri regionali, qual'è il futuro della linea politica dell'Amministrazione su questo "terreno".
I Colleghi che mi hanno preceduto hanno sottolineato l'importante necessità di avere a disposizione degli esperti e delle persone capaci di guidare con competenza questo istituto di credito, perché non vorremmo che facesse la fine della FINAOSTA, che, per riconoscimento ormai generale, è la testimonianza di un fallimento di ciò che avrebbe dovuto essere la Finanziaria, che si è trasformata in una centrale per la elargizione di mutui e di agevolazioni, ma che ha fallito il perseguimento dello scopo primario di favorire lo sviluppo industriale.
È necessario, quindi, avere delle strutture capaci ed utilizzare l'esperienza degli istituti di credito che già operano nel settore, perché imprimano alla banca una svolta positiva. Bisogna che dal 1992, con la liberalizzazione del mercato bancario, questa banca possa vincere anche la concorrenza dei grandi istituti di credito italiani e stranieri, altrimenti andremo incontro ad un altro fallimento. Mi auguro che sia possibile vincere questa specie di scommessa, ma, quando la concorrenza sarà spietata, la Regione sicuramente interverrà per sostenere la banca regionale nei confronti della concorrenza, altrimenti ci si dovrà rendere conto che anche questa banca avrà una vita breve.
Fatte queste considerazioni, noi voteremo a favore del provvedimento, anche se avremmo preferito una minore partecipazione della Regione ed una maggiore partecipazione degli istituti di credito privati e dei semplici privati. Seguiremo questo argomento con grande senso di responsabilità ed esprimeremo il nostro giudizio definitivo quando l'argomento tornerà in Consiglio per i successivi provvedimenti.
Si dà atto che alle ore 10,23 assume la Presidenza il Vice Presidente DOLCHI.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Sandri; ne ha facoltà.
SANDRI (N.S.): Ho recuperato il libretto giallo di Nuova Sinistra sullo "Sviluppo autocentrato", pubblicato lo scorso anno, dal quale leggo testualmente:
"Per invertire questa situazione (si parla del denaro inteso come risorsa) occorre agire a diversi livelli: rivedere il ruolo della Regione e della FINAOSTA, stimolare l'imprenditorialità locale, aprire nuove casse rurali e studiare la possibilità di fondare una vera e propria banca valdostana".
È ovviamente la testimonianza di una pubblicazione che smentisce alcune battute polemiche contro Nuova Sinistra, accusata di essere contraria all'istituzione di una banca valdostana.
ROLLANDIN (fuori microfono): Ma questo cosa vuol dire?
SANDRI (N.S.): Questa citazione vuole dimostrare che Nuova Sinistra non è, "preconcettualmente", contro l'istituzione di una banca valdostana, anzi, l'ha inserita nel suo programma. Il vero problema, come giustamente si sostiene anche qui, è che occorre rivedere il ruolo della FINAOSTA.
Uno dei dubbi che abbiamo nei confronti di questo disegno di legge è dovuto al fatto che nemmeno nella relazione dell'Assessore Martin è citato il ruolo della FINAOSTA. La rivendicazione di una certa autonomia nel settore bancario è estremamente positiva ed è prevista dallo Statuto e dalle leggi di attuazione.
Molto meno positivo è, invece, il non rendersi conto che una banca valdostana andrebbe incontro a grosse difficoltà se non venisse radicalmente rivisto il ruolo della FINAOSTA, che, di fatto, agisce già in parte come una banca. Questa circostanza è testimoniata con grande chiarezza dalla Banca d'Italia, il cui Direttore della sede di Aosta, nella sua sintesi-relazione alla Direzione Generale dice:
"L'abbassamento dei tassi attivi medi, nei confronti di una domanda di credito che risulta marginale, non produrrebbe benefici rilevanti sul rapporto impieghi-depositi, attesa la particolare struttura del mercato del credito in Valle".
Ciò significa che, se anche questa banca desse soldi ad un tasso inferiore rispetto alle altre banche, questo non modificherebbe il rapporto impieghi-depositi, come meglio si evince dalle parole che seguono:
"La ristrettezza del tessuto industriale, unitamente alla carenza di nuove intraprese, l'attività della FINAOSTA, Finanziaria S.p.A., operante nel medio-lungo termine a tassi agevolati in ogni settore di attività economica, lo sviluppo della Confidi, assicurante il soddisfacimento di una banda di credito protetta da una cintura di tassi agevolati, costituiscono limiti ad un libero ed equilibrato svolgimento del mercato del credito, che sia sollecitato unicamente dalla concorrenza.
A parità di altre condizioni la domanda di credito risulta anelastica al variare dei tassi di interesse.
Per assurdo, potrebbe verificarsi che, con la riduzione del costo del denaro, si riduca anche la domanda di credito".
Stando così le cose, Nuova Sinistra chiede che, nell'avviare la procedura per la costituzione di una banca locale, si avvii, contemporaneamente, anche la procedura per modificare lo statuto della FINAOSTA. Si sta elaborando lo statuto della banca locale, si riveda anche lo statuto della FINAOSTA, perché non è possibile pensare ad uno sviluppo solido ed armonioso di queste due strutture, se esistono ancora tanti punti di confusione tra i loro obiettivi.
Un secondo dubbio riguarda il fatto che ci sembra piuttosto riduttivo il voler limitare il discorso dell'autonomia nel campo del credito locale, parlando esclusivamente della costituzione di una società per azioni. A nostro parere è possibile sviluppare il credito locale, la capacità di autofinanziamento della Regione, e, quindi, l'utilizzo in Valle dei soldi (è molto preoccupante che il loro utilizzo in Valle d'Aosta sia in regresso, mentre l'utilizzo fuori, dei soldi raccolti in Valle d'Aosta, è aumentato del 73% rispetto al 1985) prevedendo alcuni interventi legislativi sui meccanismi stessi del credito in Valle d'Aosta.
Cerco di spiegarmi meglio. È possibile rivedere tutti i consorzi fidi regionali, facendo delle normative che favoriscano le banche locali e le casse rurali. Ciò è possibile e doveroso, perché, in questa maniera i "confidi" passerebbero attraverso il credito locale: "Crédit Valdôtain", casse rurali e "Banco Valdostano".
Questo rientra negli interessi della Regione, in quanto l'articolo 6 della legge sul riparto fiscale non è ancora applicato compiutamente, almeno per quanto mi era stato detto dall'Assessore in un precedente Consiglio, e, quindi, i soldi spettanti alla Regione, per le tasse pagate sugli interessi bancari dei nove decimi, non arrivano ancora alla Valle d'Aosta.
Uno dei modi per sviluppare l'interesse locale consiste, appunto, nel rivedere tutta la legislazione "Confidi", un altro consiste nel rivedere lo statuto della FINAOSTA ed un terzo nel determinare con precisione i settori di intervento del "Crédit Valdôtain".
Tra gli obiettivi fondamentali della nuova banca regionale, semprechè lo studio di fattibilità giunga in porto, noi suggeriamo quello di riportare in Valle d'Aosta tutta una serie di attività che attualmente vengono svolte da banche fuori Valle: l'attività para-bancaria nel settore del "leasing" ed in quello del "factoring".
Ieri, ad esempio, c'è stata un po' di "maretta" sul problema della messa in stato di liquidazione della Agraria Regionale, che si è venuta a trovare in difficoltà per tutta una serie di crediti scarsamente esigibili.
Quasi tutte le società di "factoring", che agiscono in Valle d'Aosta attraverso le banche qui presenti, sono società di fuori Valle. Un "leasing" può essere contratto con delle aziende di credito regionali, ma soprattutto con numerose altre aziende di fuori Valle che raccolgono moltissimo denaro in Valle d'Aosta.
A nostro parere, pertanto, il "Crédit Valdôtain" potrebbe porsi come punto di riferimento per le casse rurali in questo settore parabancario, anche perché queste ultime non hanno le dimensioni adatte per potersi inserire in questo settore. È importante, quindi, che nello statuto della nuova banca si preveda un netto sviluppo per questa attività parabancaria, che costituisce l'unica possibilità per superare le limitazioni della pur importante istituzione delle casse rurali, e per dare uno spazio di sicurezza a questa banca, che, come è già stato detto da altri Consiglieri, rischia forte in un mercato che, a partire dal 1992, sarà estremamente "duro".
Da più parti sono stati citati i ricordi storici della "Banca Bréan" e del "Crédit Valdôtain", ma ci sono ricordi molto più vicini relativi alle difficoltà nel settore dei prestiti fatti dalla "Cassa rurale di Gressan" e dal "Banco Valdostano".
Nel 1985 la "Cassa rurale di Gressan" aveva dei crediti inesigibili ("sofferenze") che erano superiori alla totalità dei fondi di garanzia di proprietà della stessa Cassa, per cui se ci fosse stato bisogno di questi soldi, si sarebbe dovuto intaccare il capitale della Cassa. Questa crisi sta pian piano giungendo a soluzione, però è giusto ricordare che si tratta di un episodio accaduto nel 1985.
Nello stesso anno il "Banco Valdostano A. Bérard", attualmente del "Monte dei Paschi di Siena", ha avuto un ammontare di "sofferenze" pari al 15% 16% del denaro prestato, contro una media nazionale, giudicata dignitosa dalla Banca d'Italia, del 6% e, ad esempio, contro una sedia dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino del 4%.
Ciò significa che nel mercato valdostano, in cui le aziende sane si autofinanziano, in cui le aziende un po' meno sane vanno alla FINAOSTA, alle banche capita più spesso che altrove di prestare soldi a gente che, per varie motivazioni, non riesce a restituirli.
Penso, pertanto, che debba essere fatto non solo uno studio sullo statuto della nuova banca, e quindi sui settori da privilegiare (banca di mercato, banca specializzata nel parabancario...), ma debba essere verificata soprattutto la validità economica dell'iniziativa. I margini sono stretti in termini dimensionali ed in termini operativi; occorre, quindi, ripresentarsi qui con dei conti estremamente precisi. Mi associo a tutti i Consiglieri che hanno parlato prima di me, con l'esclusione del Consigliere Tamone, nel ricordare che non vorremmo, di qui a qualche tempo, ritornare in Consiglio per constatare che le "sofferenze" del "Banco Valdostano" potranno essere assimilabili a quelle del "Banco Bérard" e della cassa rurale.
Termino suggerendo un'idea molto personale che consiste nell'individuare un provvedimento legislativo o, comunque, delle iniziative per favorire l'apertura di sportelli bancari in località dove non lo consigliano le normali ragioni delle "dimensioni". Uno dei grandi problemi del credito valdostano, evidenziato anche dalla Direzione della Banca d'Italia, è determinato dall'eccesso di credito postale, rispetto alle altre regioni. La Regione, perciò, potrebbe favorire l'apertura di sportelli, magari stagionali, in alcuni centri che, attualmente, non ne sono dotati o ne sono dotati in maniera insufficiente. È da valutare la possibilità di rendere economici questi sportelli con l'utilizzo di certi incentivi, per andare incontro alle esigenze della popolazione, che, in loro assenza, ricorre agli uffici postali.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ (A.D.P.): Ringrazio, innanzitutto, l'Assessore Martin per la sua puntuale e dettagliata relazione e poi ricordo che, da diversi anni, si prospetta l'utilità della costituzione di una banca locale, da parte dei risparmiatori, da parte della popolazione valdostana, degli imprenditori, degli operatori locali e credo anche da parte del mondo politico della nostra Regione.
Questo disegno di legge, quindi, risponde in modo puntuale a questa esigenza.
Tuttavia è importante, secondo noi, fare alcune considerazioni, per garantire che questo strumento sia agile e dinamico.
Il Consigliere Mafrica ha detto, giustamente, che questo nuovo istituto non dovrà essere una banca di tipo tradizionale e noi siamo d'accordo.
Il Consigliere Sandri, ricordando il libretto giallo di Nuova Sinistra, nel quale si parla dello sviluppo autocentrato, ci ricorda che questo discorso è molto importante, ma noi crediamo proprio che la banca possa diventare lo strumento più idoneo per realizzare in Valle d'Aosta uno sviluppo autocentrato, utilizzando al massimo le risorse della nostra Regione.
Dicevo che la banca dovrà essere uno strumento agile e dinamico; per realizzare ciò occorre stare molto attenti nella fase esecutiva ed operativa e, a tal fine, ci permettiamo di suggerire o ricordare alcuni principi che ci sembrano fondamentali: quello della flessibilità, quello della dinamicità e quello dell'autonomia gestionale.
Il principio della flessibilità consiste nella capacità di adattamento alla mutevole economia di mercato, con l'adottare con rapidità le modifiche e gli accorgimenti più utili per l'utilizzazione della ricchezza prodotta in Valle d'Aosta.
Il principio della dinamicità esige che la banca diventi uno strumento dinamico ed agile, evitando, quindi, da una parte, l'eccessiva burocratizzazione delle operazioni bancarie e di quelle relative alla concessione di finanziamenti a tasso agevolato o a tasso normale e, dall'altra, cercando di costituire al suo interno un apparato specifico altamente qualificato e specializzato, idoneo ad un corretto e remunerativo utilizzo del denaro raccolto in Valle d'Aosta.
Il principio dell'autonomia deve essere inteso nella sua accezione gestionale, nel senso che bisognerà svincolare la banca dai legami tipici del sistema bancario italiano. L'Assessore Martin ha ricordato il notevolissimo squilibrio tra i tassi di interesse attivi e passivi, la disparità di trattamento nella concessione dei finanziamenti e nella richiesta delle garanzie, la difficoltà delle operazioni bancarie con l'estero: io mi auguro che la nuova banca regionale possa essere abilitata a compiere anche operazioni bancarie con l'estero, perché voglio ricordare che, in questo momento, tali operazioni presentano dei costi molto elevati.
Tutto ciò, ovviamente, dovrà avvenire nel rispetto delle leggi vigenti e sotto la vigilanza della Banca d'Italia, perché non possiamo dimenticare che la nostra Regione ha, comunque, un'autonomia limitata, per cui dobbiamo tener conto anche dei limiti che ci vengono imposti dall'esterno. La banca, poi, dovrà sottostare ad un rigido controllo da parte della Regione, che è l'azionista di maggioranza.
Riteniamo, quindi, in sostanza, che l'autonomia gestionale permetterà alla banca di operare con dinamicità e flessibilità, rispondendo in modo adeguato, serio e corretto alle esigenze dell'economia valdostana e degli operatori della nostra Regione. Siamo, quindi, convinti che, operando in tal modo, sarà possibile evitare la creazione di un "carrozzone burocratico", inefficiente ed inutile, mentre sarà possibile incrementare la concorrenzialità del sistema bancario operante in Valle e stimolare le altre banche ad offrire servizi migliori ed a prezzi più competitivi.
Per concludere, quindi, ribadisco che noi non siamo a favore di una banca delle "lobbys", ma siamo a favore di una banca che tuteli gli interessi della popolazione valdostana.
Se tale banca sarà uno strumento moderno, dinamico ed agile, che terrà conto delle esigenze della popolazione valdostana, potrà veramente diventare uno strumento valido per il potenziamento dell'autonomia locale, di sostegno all'imprenditoria e alla gente della nostra Regione e, soprattutto e finalmente, potrà diventare uno strumento di attuazione dell'autonomia della Valle d'Aosta.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Vice Presidente, Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.
DE GRANDIS (P.R.I.): Io condivido l'impostazione data dall'Assessore Martin a questa realizzazione, così come condivido quanto ha detto il Consigliere Maquignaz.
Credo, però, che si debba cercare di sottolineare anche qualche altra cosa ed innanzitutto che la realizzazione di un istituto di credito regionale rappresenta l'utilizzazione delle competenze che derivano alla nostra Regione dallo Statuto di autonomia e dalle relative norme di attuazione: questo è un fatto positivo. Noi abbiamo il dovere primario di utilizzare nel miglior modo possibile il nostro Statuto di autonomia, perché, se in essa crediamo, come crediamo, dobbiamo cercare di concretizzarla nel modo migliore.
È chiaro che, con l'istituto di credito regionale, si realizza la possibilità di raccogliere una fetta non indifferente del risparmio, che è così connaturato nei nostri concittadini, e ci si pone nella possibilità di utilizzarlo nella nostra stessa Regione, con indubbio vantaggio per l'economia locale. Non è un caso, infatti, che gli imprenditori locali da parecchio tempo insistono per vedere realizzata questa istituzione.
Un altro importante risultato che si può ottenere è la possibilità di riequilibrare il mercato del credito, visto che le indagini che sono state svolte in materia ed i dati forniti dalla Banca d'Italia dimostrano che, attualmente, le condizioni del mercato del credito nella nostra Regione, gestito dalle banche nazionali, è meno favorevole di quello che si verifica in molte altre regioni italiane e non vediamo perché noi dobbiamo trovarci in una condizione di svantaggio rispetto agli altri, proprio noi che siamo una Regione che vede gran parte del proprio risparmio utilizzato nelle altre regioni italiane.
C'è anche da tenere presente che, dopo aver realizzato la FINAOSTA, che doveva e che deve essere un volano ed uno stimolo per l'economia, noi ci siamo visti costretti ad attribuirle compiti prettamente bancari, proprio perché mancava un istituto di credito regionale e, quindi, per necessità nate sia all'interno dell'Amministrazione regionale, sia, e soprattutto, per le richieste che provenivano dagli utilizzatori del credito nella nostra Regione e quindi dagli operatori economici.
Grazie alla presenza di questo istituto, si tratta di restituire alla FINAOSTA la funzione che le è propria e quindi di consentirle di utilizzare i propri fondi, le proprie energie e capacità nel modo più corretto e adeguato, così come si voleva nell'atto costitutivo, e, dall'altra parte, si tratta di riequilibrare il mercato del credito, consentendo alla Regione di essere autonoma, almeno in parte, anche sotto questo profilo, creando, oltretutto, anche dei posti di lavoro. Non dobbiamo nasconderci, infatti, che si tratta di un istituto che, se saremo capaci di realizzarlo nel modo più corretto, può avere uno sviluppo non indifferente, creando posti di lavoro qualificati, che vanno a favore dei nostri giovani, e, soprattutto, di quelli più preparati e che hanno perseguito con migliori risultati gli studi superiori e che quindi possono esservi impiegati.
È ovvio che a questo provvedimento, che è il primo passo verso la realizzazione dell'istituto di credito, ci sarà il mio voto favorevole, pienamente convinto e, soprattutto, fiducioso che lo sapremo realizzare nel modo più corretto e più efficace, per il migliore vantaggio della nostra economia.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.
ALOISI (M.S.I.): Il Movimento Sociale Italiano è, in linea di massima, favorevole alla costituzione della banca regionale. Noi facciamo un atto di fiducia in questa Amministrazione, augurandoci, però, che la costituzione dell'istituto di credito regionale possa permettere e favorire la correzione di un certo indirizzo, che, fino ad oggi, è stato portato avanti dalla Finanziaria regionale. Mi auguro che questa opportunità possa essere utilizzata per individuare con maggiore chiarezza il ruolo che la Finanziaria regionale dovrà assumere in futuro nell'interesse della nostra Regione, la quale, a mio avviso, dovrà affiancare l'Amministrazione regionale nel promuovere utili iniziative nei vari campi di intervento, a sostegno delle attività commerciali, industriali ed agricole della nostra Regione e, soprattutto, a salvaguardia del livello occupazionale.
Con queste premesse e con questo augurio, esprimo il voto favorevole del Movimento Sociale Italiano alla costituzione di questo nuovo istituto di credito.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.
RICCO (D.C.): Abbiamo preso atto della esauriente relazione dell'Assessore Martin; abbiamo seguito i lavori svolti dalla competente Commissione e, pertanto, annunciamo il nostro voto favorevole a questo disegno di legge.
L'apertura di un nuovo sportello bancario in Valle d'Aosta deve essere accolta con sollievo ed entusiasmo, perché, con la creazione del "Credito Valdostano", la nostra classe imprenditoriale potrà avere, finalmente, la possibilità di accedere al credito in modo più sicuro e vantaggioso, contribuendo, così, ad apportare uno sviluppo alla nostra economia valdostana.
Dobbiamo eliminare, come hanno riconosciuto anche altri colleghi, il grave inconveniente che il risparmio dei valdostani venga ancora drenato e convogliato verso altri "lidi".
Lo scopo principale di questa nuova banca è quello di sveltire le pratiche relative alle richieste di finanziamento, ma non riesco a fugare il dubbio che questo possa sempre avvenire, in quanto ben sappiamo che le banche devono osservare delle regole fisse, che sono fatte osservare dalla Banca d'Italia, come Istituto di vigilanza.
Noi abbiamo già un ente regionale agile e non sottoposto a molti controlli: la FINAOSTA. I compiti di questo ente verranno accuratamente e positivamente esaminati, in modo che si conservino quelli di promozione e di assistenza in campo economico, commerciale ed industriale.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pedrini; ne ha facoltà.
PEDRINI (P.L.I.): Signor Presidente, dopo questo ampio dibattito non c'è molto da aggiungere.
Sposo in pieno le parole dette dal Consigliere Tamone, che rappresentano una verità, sia per il nome dato alla nuova iniziativa, sia per le possibilità che il cittadino valdostano venga accolto, in questa nuova banca, meglio di quanto gli capita negli altri istituti, dove, spesso e sovente, si trova...., e lascio a voi esprimere questo giudizio che è sulla bocca di tutti.
Penso che una nostra banca regionale possa veramente dare soddisfazione alle richieste ed alla sensibilità del cittadino valdostano, specie di quello della periferia, che, quando si presenta in una banca, è afflitto da grande soggezione e timore.
Ovviamente, a nome del Partito Liberale, dichiaro di esprimere il mio voto favorevole per questo disegno di legge.
Si dà atto che alle ore 10,51, riassume la Presidenza il Presidente BONDAZ.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale; ne ha facoltà.
PASCALE (P.S.I.): Mi pare che il dibattito abbia evidenziato un diffuso ottimismo intorno alla costituzione di questa banca; io non lo voglio "rompere", ritengo, però, doverosa una certa cautela nell'approccio al problema.
L'idea di una banca regionale ha una sua validità, sia politica, sia economica. Tutte le volte, infatti, che noi abbiamo parlato dello sviluppo della Regione, abbiamo anche detto che, per avere uno sviluppo ottimale, bisogna utilizzare al meglio le risorse locali, non soltanto naturali ed umane, ma anche quelle finanziarie, che costituiscono uno dei fattori produttivi più importanti per lo sviluppo economico.
È chiaro, quindi, che, se si parte da questa considerazione e dalle grandi risorse finanziarie evidenziate dall'Assessore, e cioè dai 1.450 miliardi, che sono risorse locali e valdostane e che oggi vengono in gran parte utilizzate altrove per lo sviluppo di altre regioni, è evidente che l'idea di una banca valdostana, che si ponga determinati obiettivi, ha una sua validità ed una sua giustificazione. Approvata, però, l'idea, come appunto oggi facciamo con la realizzazione di questa specie di "contenitore", come ha detto il Consigliere Torrione, si tratta, poi, di vedere in che modo noi riusciamo a perseguire gli obiettivi e le finalità che ci proponiamo di raggiungere attraverso questa idea.
Mi riferisco, dapprima, all'intento di "drenare" una parte dei risparmi, che oggi vengono convogliati altrove, per lo sviluppo della nostra Regione. Mi pare che su questo punto, da qui alla costituzione della banca, ci debba essere una certa cautela e debba svolgersi un dibattito piuttosto ampio ed approfondito. Non vorrei, cioè, che, sull'onda di questo ottimismo, ci si cullasse per aver creato, oggi, uno strumento che quasi automaticamente ci dovrebbe far raggiungere gli obiettivi prefissati: questo non è affatto vero. Non è affatto vero, infatti, che, attraverso la costituzione di una banca valdostana, noi riusciamo a "drenare" la raccolta di risparmio effettuata, oggi, da altre banche e non è affatto vero che questa raccolta di risparmio possa essere utilizzata per lo sviluppo che vogliamo raggiungere.
Due sono i problemi che noi dovremo affrontare e sui quali, da oggi in poi, deve iniziare la discussione. Il primo è relativo al come sarà creata questa struttura e al come essa sarà gestita. Se sarà gestita con criteri esclusivamente privatistici, non ci differenzieremo dalla posizione delle altre banche private; mentre, se sarà gestita con condizionamenti da parte dell'azionariato pubblico, andremo, forse, in contro alle disavventure che sono state evocate. Si tratterà, allora, di trovare la formula giusta, e gli esempi, in questo senso, non mancano.
Sul piano nazionale ed anche mondiale, ci sono delle banche pubbliche, come ad esempio la Banca Nazionale del Lavoro, che hanno una gestione ottimale, pur esprimendo degli indirizzi diversi dalle banche private. Tanto per fare un esempio, mi pare che la Banca Nazionale del Lavoro favorisca in modo precipuo il movimento cooperativo, come, spesso, le banche private non riescono a fare o non vogliono fare.
Si tratta, quindi, di trovare, all'interno di questa struttura, la formula che consenta di conciliare la gestione privata, economica e redditizia, della banca con il fine pubblico che noi vogliamo perseguire.
Il secondo problema, che è già stato qui accennato e che io voglio sottolineare, è quello di capire il rapporto tra questa banca valdostana e la FINAOSTA. Non dimentichiamoci, infatti, che, quando abbiamo costituito la FINAOSTA e abbiamo dibattuto questo problema, uno degli intenti che volevamo perseguire, attraverso l'istituzione della Finanziaria regionale e con il coinvolgimento degli istituti di credito privati, era appunto quello di "drenare", attraverso la loro presenza, una parte del risparmio privato, anche di quello che affluiva altrove. Non siamo riusciti, tuttavia, a perseguire questo risultato e, pertanto, la FINAOSTA ha fallito i suoi obiettivi, anche sotto questo punto di vista.
È anche vero, però, che, fino ad oggi, la FINAOSTA si è comportata essenzialmente come una banca e, più che svolgere il ruolo istituzionale di propulsore dell'economia, ha funzionato proprio come una banca. Per non creare dei doppioni, ci dovremo, allora, porre il problema di quale rapporto ci dovrà essere, da oggi in poi, tra l'ente pubblico Finanziaria regionale e l'ente pubblico Banca valdostana.
Dicendo sì a questa idea giusta, io credo che non dovremo, poi, "cullarci sugli allori", ma, da qui a quando si concretizzerà quest'idea, dovremo cercare di svolgere una riflessione molto meditata ed effettuare un confronto molto ampio, servendoci anche dell'ausilio di tecnici preparati, per vedere come realizzare questa struttura e come collocarla all'interno del contesto istituzionale della nostra Regione e, quindi, nei suoi rapporti con la FINAOSTA e con la Regione.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Martin; ne ha facoltà.
MARTIN (A.D.P.): La mia replica sarà molto breve, in quanto mi sembra di aver capito che, almeno sul principio della istituzione della banca regionale, tutti i gruppi si siano dichiarati d'accordo, tant'è che non sono stati sollevati particolari problemi.
Approfitto dell'occasione per ringraziare tutti i colleghi e tutti i gruppi che sono intervenuti per il contributo dato alla discussione e per le raccomandazioni suggerite. Condividiamo i motivi di cautela, dei quali ha parlato il Consigliere Pascale, e, soprattutto, la ricerca della giusta formula, nella scelta tra pubblico e private, che dovrebbe eliminare gli scompensi ai quali si è fatto cenno, ma che dovrebbe anche aiutarci a perseguire il fine pubblico, che è uno degli intenti di questo provvedimento.
Sono anche convinto che l'istituto che sta per nascere, contrariamente a quanto diceva il Consigliere Baldassarre, debba avere la maggioranza delle azioni in mano pubblica, altrimenti quell'istituto, inteso come banca regionale, non avrebbe alcun senso. Se fosse vero il contrario, e cioè che la maggioranza fosse in mano ai privati, la presenza del nuovo istituto regionale non cambierebbe assolutamente nulla rispetto alle banche che già oggi operano nella nostra Regione e si tratterebbe solo di una partecipazione dell'ente Regione in uno di questi istituti. È fondamentale, quindi, il principio della maggioranza pubblica all'interno di questo decreto, altrimenti non risolveremmo il problema.
Penso anche che ci sarà parecchio interesse da parte degli altri istituti di credito, contrariamente a quanto invece pensa il Consigliere Baldassarre, e cioè che la partecipazione pubblica potrebbe ingenerare disinteresse negli altri istituti di credito. Io sono convinto, invece, che ci sarà parecchio interesse. Ovviamente, il Consiglio regionale dovrà far sì che i "partners" scelti siano affidabili ed effettivamente in grado di portare a compimento il programma.
In questa prima fase non si prevede l'inserimento dei privati, perché, come abbiamo detto in Commissione e con essa ampiamente convenuto, riteniamo che in questa prima fase sia molto importante una buona "messa in cantiere" dell'istituto e che, per far questo, sia indispensabile avere, in questo momento, esclusivamente due "partners", l'ente pubblico e l'ente privato, dotato però, quest'ultimo, di una certa capacità e di una certa esperienza, affinché ci consenta di operare con tempestività.
Nella mia relazione non ho accennato al ruolo della FINAOSTA, perché abbiamo avuto più volte occasione di parlarne in questo Consiglio. La Finanziaria, come tutti sapete, si sta pian piano ristrutturando, anche sulla base di quello studio che è stato portato all'attenzione del Consiglio regionale, e sono convinto che il suo ruolo, con la nascita di questo nuovo istituto, dovrà cambiare per necessità di cose ed essa ritornerà, prevalentemente, ai suoi compiti istituzionali e cioè alla ricerca, alla partecipazione ed al controllo delle aziende nelle quali partecipa, agendo sempre meno in quella sfera d'azione che oggi è diventata quasi preponderante.
Condivido quanto detto dal Consigliere Sandri, ed in effetti la Giunta regionale sta già operando a favore delle "Confidi" attraverso un maggior coinvolgimento degli istituti di credito presenti nella nostra Regione; pensiamo di allargare sempre più questo meccanismo, anche in considerazione del fatto che, proprio ultimamente, tra tutte le "Confidi" si sta realizzando un certo raggruppamento per raggiungere un potere contrattuale diverso nei confronti delle banche, e cercheremo di coinvolgere sempre di più gli istituti di credito locali.
Per quanto concerne il nome della nuova banca, è stato detto che si tratta di una sfida. Pregherei tutti di accettare fino in fondo questa sfida, altrimenti non sarebbe più totale, ma sarebbe una sfida dimezzata. Accettiamola sino in fondo, augurandoci, ovviamente, che tutto vada per il meglio.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Rollandin; ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Lors de la présentation du budget, nous avions pu éclaircir les choix que le Gouvernement voulait présenter en réalisant un établissement de crédit valdôtain. Au cours de tous ces mois et sur la base de l'expérience qui avait été faite dans d'autres secteurs, nous avons travaillé en vue de ce projet de loi.
Ce projet de loi, qui représente un premier pas, n'est que la déclaration de principe de notre volonté pour la mise en application du Statut et veut souligner que nous visons à changer un système de rapports sous le profil de l'économie. Il s'agit d'une attitude indispensable tant pour les choix économiques, que nous sommes en train de faire, que pour les choix qui nous seront imposés à une certaine échéance.
Il est indispensable de rappeler, comme l'ont fait l'Assesseur et d'autres conseillers, que les buts de cet établissement devront être examinés attentivement. Il est vrai que l'enthousiasme doit s'assortir d'un peu de crainte, car à chaque instant il s'agira de choisir un instrument délicat; c'est comme créer un institut de recherche.
Il ne faut pas croire qu'avec la loi notre tâche est finie: lorsqu'on propose un choix de ce genre, c'est le début d'une série d'attentions particulières, tant au monde économique, qu'au choix des rapports avec les autres établissements.
Pour avoir dans le futur la possibilité de créer une liaison entre les deux exigences, publique et privée, il est indispensable de donner, en tant que "publique", la direction, et d'utiliser la compétence du "privé".
Voilà le point difficile et je crois que l'enjeu est remarquable.
L'attitude de certains "personnages" des caisses rurales est à déplorer. Nous avons cru utile d'avoir un certain nombre d'adhésions, une "récolte" considérable, mais si cela doit déboucher sur un investissement en "BOT", nous refusons cette orientation.
Il faut absolument avoir l'humilité de prévoir une formation de personnes susceptibles de s'insérer dans ce domaine assez difficile.
Nous avons tout à faire et rien ne presse; en premier lieu une étude sérieuse s'impose pour parvenir à un statut qui prévoie que, selon les différents degrés et en choisissant les partenaires comme il se doit, aux fins du respect des exigences de notre Région, cet établissement régional ait la dignité d'un établissement régional sachant voir ce qui se passe à l'extérieur. Il convient surtout d'examiner les situations économiques locales pour les insérer dans un domaine élargi.
Ainsi, nous pourrons également résoudre les problèmes des rapports avec la FINAOSTA. Nous souhaitons trouver un accord sur les buts à suivre.
PRESIDENTE: Passiamo ora all'esame dell'articolato.
Do lettura dell'articolo 1:
Articolo 1
Natura giuridica
1. La Regione Valle d'Aosta promuove la costituzione di una Società per Azioni a carattere regionale denominata "Istituto di Credito Valdostano Società per Azioni", abbreviabile in "Crédit Valdôtain" o "Credito Valdostano" S.p.A..
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 1, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 2:
Articola 2
Oggetto sociale
1. La Società avrà per oggetto la raccolta del risparmio fra il pubblico e l'esercizio del credito ordinario in tutte le forme consentite dalla vigente legislazione, compiendo altresì le operazioni connesse e strumentali al conseguimento dello scopo sociale, con la specifica finalità di assistere e sviluppare le attività produttive e le risorse economiche regionali della Valle d'Aosta.
2. Essa avrà sede e sportelli esclusivamente nel territorio della Regione Autonoma Valle d'Aosta e potrà ivi istituire Sezioni Autonome per l'esercizio del credito a medio e lungo termine con le modalità e nei limiti previsti dal vigente ordinamento.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 2, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 3:
Articolo 3
Composizione della Società e Statuto Sociale
1. Potranno essere soci del Crédit Valdôtain la Regione Autonoma Valle d'Aosta, Istituti Finanziari di diritto o di interesse pubblico, Aziende ed Istituti di Credito comunque costituiti e Compagnie di Assicurazioni.
2. Alla Regione Valle d'Aosta dovrà essere riservata la proprietà della maggioranza assoluta delle azioni della Società.
3. Lo Statuto del Crédit Valdôtain dovrà essere approvato con deliberazione del Consiglio Regionale.
PRESIDENTE: Do lettura dell'emendamento al primo comma dell'articolo 3, proposto dall'Assessore alle Finanze, Martin:
EMENDAMENTO
Il primo comma dell'articolo 3 è sostituito dal seguente:
"1. Potranno essere soci del Crédit Valdôtain la Regione Autonoma Valle d'Aosta, Aziende ed Istituti di Credito".
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 30
Favorevoli: 30
Astenuti: 1 (Sandri)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 3 nel testo emendato:
Articolo 3
Composizione della Società e Statuto Sociale
1. Potranno essere soci del Crédit Valdôtain la Regione Autonoma Valle d'Aosta, Aziende ed Istituti di Credito.
2. Alla Regione Valle d'Aosta dovrà essere riservata la proprietà della maggioranza assoluta delle azioni della Società.
3. Lo Statuto del Crédit Valdôtain dovrà essere approvato con deliberazione del Consiglio Regionale.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 3 nel testo emendato:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 4:
Articolo 4
Capitale sociale
1. Il capitale sociale viene inizialmente fissato in Lire 25 miliardi suddiviso in 25.000 azioni di valore nominale unitario di Lire 1 milione ciascuna.
2. La Giunta regionale è autorizzata a sottoscrivere, all'atto della costituzione, una, quota del capitale sociale non superiore a Lire 17.500 milioni pari a n. 17.500 azioni, ferma quanto previsto dal 2° comma del precedente articolo 3.
3. La Regione Valle d'Aosta non potrà deliberare né sottoscrivere eventuali e successivi aumenti di capitale sociale senza preventiva approvazione a mezzo di apposito provvedimento legislativo regionale.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 4, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 5:
Articolo 5
Rapporti con le Regione
1. Il bilancio d'esercizio della costituenda Società, corredato delle relazioni degli amministratori e del collegio sindacale, nonché del verbale dell'assemblea, dovrà essere presentato al Presidente della Giunta regionale entro trenta giorni dalla data della deliberazione d'approvazione e comunicato dal Presidente della Giunta al Consiglio Regionale.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 5, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 6:
Articolo 6
Consiglio di Amministrazione
1. Il Crédit Valdôtain sarà amministrato da un consiglio composto da nove membri, con la possibilità di deleghe ad uno o più di essi ai sensi dello Statuto.
2. Alla Regione Valle d'Aosta sarà riservata ai sensi dell'articolo 2458 Codice Civile, la nomina diretta di un numero di consiglieri proporzionato alla propria partecipazione al capitale sociale con arrotondamento all'unità superiore.
Fra i membri nominati dalla Regione sarà designato il Presidente.
PRESIDENTE.: Do lettura dell'emendamento sostitutivo dell'articolo 6, proposto dalla la Commissione consiliare permanente:
EMENDAMENTO
L'articolo 6 è sostituito dal seguente:
Articolo 6
Consiglio di Amministrazione
1. Il Crédit Valdôtain sarà amministrato da un consiglio composto da nove membri.
2. Lo Statuto, approvato secondo le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 3, potrà prevedere la possibilità di conferire deleghe ad uno o più membri del Consiglio di amministrazione.
3. Alla Regione Valle d'Aosta sarà riservata ai sensi dell'articolo 2458 Codice Civile, la nomina diretta di un numero di Consiglieri proporzionato alla propria partecipazione al capitale sociale con arrotondamento all'unità superiore.
Fra i membri nominati dalla Regione sarà designato il Presidente.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 7:
Articolo 7
Collegio sindacale
1. Il Collegio sindacale sarà composto di tre membri effettivi e due supplenti.
2. Alla Regione Valle d'Aosta sarà riservata la nomina di due sindaci effettivi e di un supplente, nonché la designazione del Presidente del Collegio sindacale.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 7, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 8:
Articolo 8
Promozione e costituzione della Società
1. La Giunta regionale è autorizzata a provvedere a tutte le iniziative e gli adempimenti necessari per la promozione e la costituzione della Società seconda la normativa vigente.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 8, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE.: Do lettura dell'articolo 9:
Articolo 9
Norma finanziaria
1. La spesa di complessive Lire 17.500 milioni a carico dell'esercizio 1987, derivante dall'applicazione della presente legge, graverà sull'istituendo capitolo n. 23650 del bilancio di previsione della Regione per l'anno 1987.
2. Alla copertura dell'onere di cui al comma precedente si provvederà mediante prelievo di pari somma dal capitolo 50150 "Fonda globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo - Spese di investimento - del bilancio di previsione della Regione per l'esercizio 1987, a valere sull'apposito accantonamento, iscritto all'allegato n. 8: Interventi a carattere generale, al bilancio stesso; su detto intervento rimane, quindi, disponibile, la minor somma di Lire 7.250 milioni.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 9, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Do lettura dell'articolo 10:
Articolo 10
Variazioni di bilancio
1. Alla Parte Spesa del bilancio di previsione della Regione per l'esercizio 1987 sono apportate le seguenti variazioni:
in diminuzione
Cap. 50150 "Fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori progra mi di sviluppo
- Spese di investimento" £. 17.500.000.000
in aumento
2.1. Interventi a carattere generale 2.1.2. Altri interventi
Cap. 23650 (di nuova istituzione)
Codificazione 2.1.2.5.3.3.10.32.03 "Spese per la sottoscrizione di capitale sociale di una Società denominata "Istituto di Credito Valdostano S.p.A." L.R. n. £. 17.500.000.000
PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 10, testé letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
PRESIDENTE: Il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi per votazione segreta sul complesso della legge:
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 32
Votanti: 26
Favorevoli: 23
Contrari: 3
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio approva
