Objet du Conseil n. 93 du 26 octobre 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 93/VIII - COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE SPECIALE PER LO STUDIO DI PROPOSTE PER LA REVISIONE DELLO STATUTO SPECIALE (Reiezione di mozione).
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Torrione, Breuvé, Pascale:
MOZIONE
Il Consiglio regionale
PRESO ATTO che lo Statuto Speciale per la Valle d'Aosta, di cui alla legge costituzionale 26.2.1948, 4, riflette ovviamente nella sua impostazione giuridico-istituzionale condizioni proprie del periodo storico-politico-sociale in cui è stato approvato;
ACCERTATO che specie in questi ultimi anni numerose forze politiche, tra cui in primo luogo il P.S.L., hanno posto in evidenza, mediante anche la presentazione di specifiche iniziative legislative, la necessità di operare una revisione delle norme statutarie per colmare alcune lacune e per adeguarle nel contempo alle mutate esigenze dell'attuale realtà regionale;
CONSIDERATO che, ai fini di un confronto serrato ma al tempo stesso aperto e costruttivo su un argomento di così vasta portata e di natura complessa e delicata, sia indispensabile operare in un ambito istituzionale, ma contemporaneamente più ristretto quale può essere quello di una Commissione consiliare;
RILEVATO pertanto che una speciale Commissione nominata all'inizio della legislatura, avendo a disposizione prospettive temporali molto lunghe e scevre da condizionamenti di tipo elettoralistico, ha in effetti la possibilità di approdare a risultati concreti sul piano della predisposizione di un progetto complessivo di revisione statutaria da sottoporre poi ai competenti organi dello Stato;
VISTO l'art. 18 del regolamento interno per il funzionamento del Consiglio
DELIBERA
1°) di nominare una Commissione speciale, rappresentativa di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale, per lo studio delle norme di revisione dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, riservando alla Commissione stessa la facoltà di richiedere alla Giunta regionale, vista la complessità e delicatezza della materia, la nomina, quali consulenti, di giuristi ed esperti particolarmente qualificati; 2°) di delegare il Presidente del Consiglio ad attuare la nomina di tale Commissione con apposito decreto, su designazione di tutti i Gruppi consiliari.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Abbiamo il rammarico di non poter affrontare, prima di questo argomento, altre due mozioni che per ragioni varie, indipendenti dalla nostra volontà e da quella della maggioranza, hanno subito ormai un ritardo di alcuni mesi. Niente di grave se si tratta di un breve rinvio al pomeriggio o comunque a questa sessione del Consiglio regionale.
Su questo argomento che stiamo per affrontare e cioè la nomina di una Commissione speciale per la revisione dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta, come P.S.I. abbiamo preso una ben precisa posizione ormai da alcuni anni a questa parte, partendo dalla considerazione che lo Statuto, il riconoscimento del regime di autogoverno concesso alla Valle d'Aosta, è pur sempre uno strumento che denota alcune incongruenze, alcune lacune dovute al fatto che rispecchia nella sua impostazione giuridico-istituzionale una realtà sociale politica che è quella del 1900, degli anni immediatamente susseguenti alla guerra.
Nel caso nostro c'è da fare una riflessione in più perché la Valle d'Aosta, se ha ottenuto lo Statuto Speciale nel 1948, è altrettanto vero che dal 1945 al 1948 ha goduto di un regime di autogoverno per effetto del decreto luogotenenziale del 1945, un decreto che creava la circoscrizione autonoma della Valle d'Aosta. La trasposizione, anche in sede di elaborazione dello Statuto, di alcune cose contenute nel decreto e la formalizzazione degli articoli risente indubbiamente di questo atto pre-esistente, dovuto al fatto che la Regione aveva già per qualche verso una sua autonomia; però attenzione: una autonomia che in parte era limitativa rispetto a quella sancita dallo Statuto, per altre invece era evidenziata in termini più chiari rispetto a quella recepita in seguito nello Statuto stesso. Credo che a distanza di oltre un trentennio, sia opportuno che tutte le forze politiche meditino sull'efficacia, sull'utilità e sulla capacità di incidere di questo strumento che è lo Statuto, verificando se le norme statutarie corrispondono ancora alla realtà sociale e politica della Valle d'Aosta degli anni '80.
Non scenderò certo nel dettaglio delle singole proposte, ciò che ci preme sottolineare è l'aspetto politico del problema perché riteniamo che anche in questo si siano sfatate alcune prese di posizione, per cui lo Statuto doveva essere una specie di tabù intoccabile, di fronte al quale tutti dovevamo avere un senso di deferenza, per cui non si doveva assolutamente parlare di modificazioni della sua impostazione giuridico-costituzionale.
Per primi abbiamo fatto questo discorso ed abbiamo constatato con piacere che un'altra forza regionalista come l'Union Valdôtaine ha sentito la stessa esigenza ed ha presentato un suo preciso disegno di legge di modificazione della legge costituzionale relativa allo Statuto. Le iniziative di legge nella passata legislatura sono state tre: la nostra del 9.6.1982 a firma dei Consiglieri Nebbia e Tripodi, quella successiva dell'Union Valdôtaine del 22.12.1982 e l'ultima quella del P.S.D.I., presentata dall'allora Consigliere Minuzzo. Un primo raffronto delle diverse impostazioni, vuoi anche per effetto delle diverse visioni che ognuno di noi ha dell'autonomia, porta a dire che le tre proposte di legge hanno sì delle parti in comune ma anche delle parti che sono notevolmente lontane le une dalle altre. Però io credo che sia possibile, attraverso un lavoro comune, un raffronto che auspichiamo da tempo e che può essere anche serrato, duro, far emergere questa volontà che è comune a tutte le forze politiche che operano in Valle d'Aosta, ridare cioè un contenuto di tipo diverso al nostro regime di autogoverno. Questo lo diciamo perché riteniamo che l'autonomia non sia patrimonio nostro, ma sia un patrimonio della collettività valdostana, che va esaltato ad ogni costo, quindi lo strumento che abbiamo in mano in questo momento per confrontarci nella sede istituzionale più consona in merito ad un problema di così vasta portata e di così vasto spessore come la revisione statutaria, credo che quello possa essere il Consiglio stesso tramite un'espressione più ridotta, che si può configurare in una Commissione "ad hoc" nominata dal Consiglio. Ritengo che questo argomento, specie in questi giorni in cui sono emerse anche considerazioni di tipo diverso su problemi che abbiamo avuto occasione di affrontare in questa sede, si possa innestare un dibattito che però non sia espressione di questo Consiglio, ma che riesca a permeare la collettività valdostana; deve essere un dibattito che non sia assente da quella che è la vita esterna a questo Consiglio, un dibattito che attraverso lo strumento della Commissione deve essere portato all'interno della comunità valdostana, perché non abbiamo la presunzione di rappresentare "in toto" le istanze che emergono da questa realtà regionale degli anni '80, e vogliamo che sia la stessa collettività valdostana ad esprimere il parere sul nostro regime di autogoverno.
Ecco il motivo che ci ha spinti a presentare questa mozione; c'è ancora un elemento che vorrei sottolineare ed è che questo consesso è stato insediato, per effetto delle ultime elezioni regionali, da pochi mesi e quindi ha davanti a sè cinque anni di attività; il discorso sulla revisione statutaria potrebbe prestarsi per alcuni versi - cosa che non vogliamo assolutamente - a speculazioni di ordine politico, ed è per questo che riteniamo che una Commissione nominata all'inizio della legislatura possa lavorare con sufficiente tranquillità per esaminare i problemi con estrema obiettività al di fuori ed al di sopra di condizionamenti elettoralistici che tutti noi siamo costretti a volte a subire quando si avvicinano le tornate elettorali. Abbiamo apprezzato, lo diciamo a voce alta, lo sforzo che altre forze politiche hanno fatto per adeguare il sistema di auto-governo alle mutate aspettative ed esigenze, del popolo valdostano. Proprio su questo terreno, che può essere d'incontro, noi vogliamo trovare un elemento di mediazione anche fra quelle che sono le nostre impostazioni politiche e quelle che sono le impostazioni politiche di altre forze. Ho avuto la sensazione, consultando gli atti del precedente Consiglio, che su questo argomento, forse perché eravamo a fine legislatura - mi rifaccio qui al discorso che ho fatto poc'anzi - non ci sia stata convinzione sufficiente per portare a soluzione il problema. Le Commissioni se ne sono occupate in varie occasioni, ho visto dai verbali in data 19.11.1982 che c'è stato un primo rinvio di un nostro progetto di legge; nella seduta, sempre della Commissione Affari Generali, del 23.12.1982, per effetto della successiva presentazione da parte dell'Union Valdôtaine di un suo progetto di legge, si è verificato un punto di incontro per addivenire d'accordo con la Presidenza del Consiglio regionale ad una valutazione del problema; l'incontro fra la Commissione Affari generali e l'Ufficio di Presidenza c'è stato, in data 23.2.1983, è chiaro che eravamo poi al limite delle elezioni, per cui dopo una successiva riunione del 29.4.1983 per esaminare la proposta presentata dal P.S.D.I. siamo caduti nel rinvio.
Consultando i verbali, ho condiviso l'impostazione di quei Consiglieri che ritenevano che un argomento di così vasta portata e di così vitale importanza per la vita della nostra Regione meritasse un approfondimento nella sede più opportuna, che può essere appunto una Commissione speciale creata "ad hoc". Non condivido l'ipotesi che era stata fatta di investire di questo problema la prima Commissione, che è già mastodontica e faraonica di per sè, gravata da un lavoro che, a mio avviso, è sproporzionato rispetto alle sue forze e rispetto alle competenze che hanno le altre Commissioni, per cui se vogliamo ridurre il tutto ad un normale argomento, dimenticandoci che questo invece ha una rilevanza ben diversa per quanto riguarda il nostro futuro, possiamo anche trasferirlo come un qualsiasi problema nell'ambito di una delle Commissioni consiliari pre-esistenti, probabilmente la Prima, sulla quale tra l'altro presenteremo, in sede di revisione del regolamento, degli emendamenti, perchè a nostro avviso è una Commissione già oberata di problemi.
Se invece la disponibilità del Consiglio, come ci auguriamo, è tale da modificare questo atteggiamento e da addivenire con voto unanime alla costituzione di una Commissione speciale, ebbene credo che allora avremmo fatto un grosso servizio alla nostra autonomia. Dico questo perché il problema della revisione dello Statuto può innestare un dibattito di tipo culturale, che può servire a rivitalizzare il nostro sistema di autogoverno, bisognoso di una sua esaltazione specifica e, dopo quasi quarant'anni, anche di una riflessione critica. E' un'impostazione che portiamo avanti da tempo, non condividendo l'atteggiamento di chi si limitava a ricordarsi dello Statuto nelle occasioni celebrative per cui la data del 26 febbraio ha un suo rituale.
Riteniamo che sia ora di sfrondare il nostro regime di autogoverno da alcuni orpelli che mal si adattano alla semplicità della gente valdostana: vogliamo piuttosto che questa sia l'occasione per gettare un seme nella collettività.
A volte siamo stati critici nei confronti di altre forze politiche ma siamo stati critici anche nei confronti di noi stessi. Abbiamo sbagliato anche noi l'impostazione: non abbiamo però la vocazione a fare i primi della classe dicendo che nel regime di autogoverno della Valle d'Aosta siamo immuni da pecche; vogliamo però che questo discorso della messa a punto dell'autonomia valdostana sia fatto con estremo senso di responsabilità da parte di tutti coloro che sono i legittimi rappresentanti del popolo valdostano.
Non ho altro da aggiungere se non augurarmi - questo lo dico con profonda convinzione rispecchiando lo stato d'animo del mio partito e del gruppo consiliare - che questa nostra proposta non cada nel vuoto, altrimenti ritengo che tutti insieme avremo perso un'occasione per rendere un servizio alla nostra autonomia.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Vice-Presidente Dolchi, ne ha facoltà.
DOLCHI - (P.C.I.): Devo premettere che a nome del Gruppo comunista siamo d'accordo - vedete che qualche volta siamo anche d'accordo - sulla mozione presentata dai Consiglieri socialisti. Questo accordo vorrei motivarlo con due brevissime considerazioni che riguardano un po' il passato. Esattamente il 30.6.1982 avevamo presentato una mozione con cui chiedevamo di nominare una Commissione speciale proprio perché al di fuori anche del Consiglio regionale, delle forze politiche, si stava discutendo sulla vetustà dello Statuto Speciale, sulla necessità di alcuni miglioramenti, sulla mancata attuazione di molte parti dello Statuto Speciale, e se quindi fosse più importante una revisione oppure un'azione politica per l'attuazione dello Statuto.
Siamo d'accordo quindi per la Commissione speciale come lo eravamo prima, quando lo avevamo proposto in quella nostra mozione che non è stata accolta dalla maggioranza e che è stata trasformata in un invito alla I^ Commissione consiliare, integrata dai rappresentanti dei Gruppi consiliari - questo è il testo della decisione del 30.6.1982 - "non presenti nella Commissione stessa ad esaminare la materia per giungere eventualmente ad una proposta unitaria del Consiglio in merito alle modifiche dello Statuto Speciale".
Ritorniamo quindi alla stessa discussione e mi sembra che nell'illustrazione il Consigliere Torrione abbia portato un elemento in più a favore della Commissione speciale, cioè il fatto che siamo all'inizio della legislatura, che ci sono alle spalle degli studi e delle proposte legislative che potrebbero anche essere ripresentate, che ci sono per esempio - e parlo a nome del Gruppo comunista - non un testo elaborato ma appuntamenti in occasione del 26 febbraio che il P.C.I. ha proposto per tre anni alle forze politiche e sociali, e riunioni in occasione dell'anniversario dell'autonomia in cui sono stati affrontati temi quali: E' ancora reale, attuale, valido questo Statuto? Quali sono le ragioni per cui non è stato attuato? Quali variazioni possono essere fatte per renderlo più aderente alla realtà valdostana ma anche più aderente alle possibilità di confronto con il potere centrale?
La Commissione speciale potrà fare un lavoro di raccolta di elementi, di rapporti, al di fuori della sede del Consiglio regionale e potrà anche lavorare sulla base di esperienze recenti ed importanti.
IL "Comité central ouvert de l'Union Valdôtaine" di sabato è stato un momento importante della vita politica valdostana ed una iniziativa che ha fatto uscire questo tema dalla Commissione e dall'aula consiliare; credo che la via da seguire sia anche quella del confronto e dell'allargamento di questa partecipazione popolare ai temi fondamentali della nostra vita politica. Il Presidente Perrin ha ricordato, nell'intervista televisiva che penso abbiate visto, come il problema dell'autonomia non è solo un problema di oggi, di statuti e di loro applicazioni, è un problema di educazione del valdostano allo spirito dell'autonomia, ai suoi diritti ed ai suoi doveri come cittadino, più per intima convinzione e comportamento di ogni giorno che non come rivendicatore - scusatemi la parola che forse non è in perfetto italiano - di attuazione da parte dello Stato.
Esprimo una perplessità che può essere considerata anche a titolo esclusivamente personale: lo Statuto Speciale è stato un patto fra la Valle d'Aosta e la Repubblica, avvenuto in un particolare momento dopo lotte popolari, dopo le prese di posizione nella vita della Regione valdostana; tutto questo è stato ricordato anche da eminenti studiosi in occasione dei convegni di Saint-Pierre Uno e Due, dove si sono approfonditi questi temi.
E' stato il momento storico che ha portato a questo Statuto. Si pensava che la Repubblica fosse più autonomista di quello che è stata, più regionalista; i Governi che si sono succeduti, e sono stati numerosissimi da allora, non hanno invece brillato per volontà di decentramento e di attuazione dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta.
Se fosse qui fra noi l'Onorevole Caveri ci ricorderebbe, anche perché lo ha fatto in parecchie occasioni, di fare molta attenzione alle variazioni di una legge costituzionale, perché si può partire in un periodo storico diverso da quello in cui è avvenuto il dibattito alla Costituente, si può partire con degli obiettivi di miglioramento dello Statuto e nel clima romano del Senato e della Camera dei Deputati, che molte volte è diverso da quello valdostano, arrivare al termine del dibattito parlamentare con l'avere una legge costituzionale che faccia fare dei passi indietro all'autonomia anziché dei passi avanti. Quindi verifichiamo prima se le norme contenute nello Statuto sono corrispondenti alla realtà valdostana, quali sono le possibili richieste di variazione.
Nella mozione si indicavano alcuni esempi, come rappresentanza della Valle d'Aosta in sede europea, tutela della comunità Walser, competenze in materia di parchi, politica industriale ed energetica, elezioni regionali e comunali (potere che del resto hanno già le Province autonome di Bolzano e Trento), adeguamento quindi ad altre autonomie speciali. Ma, a monte di tutto questo, va fatta anche una valutazione politica: mi sono permesso di ricordare le preoccupazioni del Presidente dell'Union Valdôtaine, che erano state sempre da noi condivise, di trovare, tutte le volte che si poteva avere un contatto con i Governi che si sono succeduti ed anche con il Parlamento, un clima non certo improntato alla decentralizzazione, ma anzi semmai un clima contrario.
Quindi esprimiamo il nostro accordo per la Commissione speciale,. tenuto conto che ha del tempo avanti a sè, cosa che non aveva forse la Commissione speciale proposta nel 1982, tempo però che non deve essere illimitato. Noi ci permettiamo di suggerire al Consiglio, ed in primo luogo ai presentatori della mozione, che sia dato alla Commissione speciale, che pensiamo il Consiglio stavolta sarà d'accordo di votare, un certo termine per riferire al Consiglio su quello che ha potuto fare, e mi pare che un anno possa essere un termine accettabile.
Proporremmo che la parte deliberativa della mozione presentata dai compagni socialisti possa essere integrata da questo termine, che permetterebbe di fare un primo lavoro arrivando dopo un anno a delle proposte concrete da dibattersi in sede di Consiglio regionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.
TAMONE - (U.V.): J'espère que mes déclarations ne déclencheront pas une discussion, comme c'est déjà passé pour d'autres arguments, et j'espère aussi de pouvoir donner une réponse ponctuelle aux requêtes du représentant du parti socialiste, en me tenant au thème de la discussion.
En ce qui concerne notre groupe, et nous l'avons démontré dans les faits, nous avons volontiers essayé de reprendre le Statut et de l'adapter à celle qui, à notre avis, est une réalité différente de celle qui était en 1946, même si nous pourrions déclarer avec toute tranquillité - et nous le faisons même tous les jours, quand nous parlons de la question du Statut - que nous n'étions absolument pas satisfaits de la loi du 1946, parce qu'elle ne représentait absolument pas les exigences, je ne dis pas les aspirations du peuple valdôtain, mais même pas les exigences du Conseil régional de la Vallée d'Aoste, qui s'était exprimé avec une proposition de loi à lui, qui n'a pas été acceptée en ce moment par la Constituante. Il y a un fait que nous voulons rappeler ici: si le Statut proposé par le Conseil régional de la Vallée d'Aoste aurait été accepté par la Constituante, nous aurions aujourd'hui un Statut beaucoup plus avancé que ce qui nous a été octroyé. Fait ce petit rappel, je vais dire que, comme nous avons eu dans les années '60 la mode de la mini-jupe, et comme nous avons toujours des modes, il y a en ce moment en Italie la mode de remettre en discussion la Constitution et d'autres arguments de grande importance. Cette mode facilement est importée dans les différentes réalités régionales et alors un peu partout on voit réapparaître des réformes qui parlent de modification des Statuts des différentes Régions.
Alors, nous sommes préoccupés parce que nous avons vu que les réformes qui sortent à l'égard de la modification de la Constitution de l'Etat italien sont bien intéressantes, mais on a l'impression que plutôt qu'avancer dans le degré de la démocratie ces réformes nous feraient arrièrer sur ce plan; et là nous ne pouvons qu'accepter l'option qui a été faite par M. Dolchi, en rappelant les déclarations de notre Président Caveri: attention, toucher le Statut en ce moment et surtout le toucher, non dans le moment dans lequel en parlait le Président Caveri, qui était encore favorable aux autonomies, - il suffirait de rappeler dans cette salle la discussion que nous avons faite, il y a quelque jour, sur une question extrêmement importante, c'est-à-dire la répartition financière, et je ne parle pas de quantité, je suis d'accord avec M. Riccarand qui, j'espère, sera d'accord avec nous, mais je parle de la question de principe - mais le toucher en ce moment si défavorable pour n'importe quel type d'autonomie, je crois que là il faudrait faire bien attention à nous mettre sur ce chemin, parce qu'on sait comme l'on part, et à ce propos je partage l'avis de M. Dolchi, mais on ne sait pas où l'on arrive. Dans ce sens je propose de faire des discussions, de promouvoir des initiatives de façon que le peuple valdôtain, les écoles, les étudiants, les gens de culture, les différentes associations qui oeuvrent en Vallée d'Aoste, puissent discuter le Statut: cela sera non seulement accepté mais bienvenu de la part de l'Union Valdôtaine.
L'Union Valdôtaine dans son coeur n'a pas même le dernier projet de Statut qui a présenté en décembre 1982, mais a dans sa tête un autre projet; quand même nous sommes disponibles à discuter sur ce sujet en apportant notre contribution.
Sur le problème de principe je voudrais ajouter que nous aimerions, après toutes les discussions qu'on voudra faire et si on arrivera à demander des modifications du Statut, que cela soit fait à l'unanimité de la part de ce Conseil. En ce qui concerne au contraire la création des Commissions spéciales, je déclare au nom de la majorité toute entière, que la majorité est contraire en principe à la constitution des Commissions spéciales formées par des Conseillers régionaux, parce qu'en 1979, quand nous avons voulu arriver à la modification du règlement qui concernait les Commissions, nous avons diminué le nombre des Commissions normales de 7 à 5, en concentrant le travail dans ces Commissions, qui résument finalement toutes les exigences au niveau du Conseil; nous retenons qu'elles soient suffisantes, en tant que Commissions formées par des Conseillers régionaux, pour débattre de tous les problèmes qui regardent le Conseil régional. D'ailleurs, si nous allons à la formation d'une nouvelle Commission spéciale sur le problème du Statut, elle sera quand même formée par les Conseillers régionaux qui sont les mêmes personnes qui ont déjà des difficultés à travailler dans les Commissions qui existent.
Et cela c'est une première considération. La deuxième, la plus importante, c'est qu'en ayant personnellement une petite expérience de travail dans la première Commission, qui s'appelle d'une façon suffisamment claire "Commissione Affari Generali, Finanze, Programmazione, Decentramento e Partecipazioni", il me semble que dans cette Commission sont résumées pratiquement toutes les choses qui sont demandées dans la motion dont nous parlons en ce moment. Au sein de la Ière Commission, dans la législature qui est terminée au mois de juin de cette année, nous avons affronté le problème du Statut Spécial, comme venait de l'évoquer M. Torrione, et là nous avons eu des difficultés à en parler, parce qu'il s'agissait d'un problème délicat et nous étions à la fin de la législature, mais surtout parce qu'un peu tous les représentants des différentes forces politiques avaient des difficultés à parler d'un certain problème; on aurait pu commencer un débat et une discussion.
Au contraire, par exemple, sur un problème extrêmement délicat comme celui de la zone franche, je peux dire d'être satisfait du travail qui a été fait à l'intérieur de la Commission Affaires Générales parce que sur ce sujet on a su et on a pu aller jusqu'au fond; nous avons eu des réponses ponctuelles sur un problème si délicat et complexe. Je crois que les membres de la Commission qui sont présents ici, peuvent dire que la Ière Commission a fait un travail très valable et nécessaire aussi pour ceux qui voudront approfondir l'argument de la zone franche.
Cela démontre que si l'on veut se pencher sur un problème sérieusement, à l'intérieur des Commissions qui sont déjà constituées au sein du Conseil, on peut le faire. C'est pour cela que nous sommes contraires à la formation des Commissions spéciales formées par les Conseillers régionaux. Nous retenons que cette question très importante peut être tranquillement discutée à l'intérieur de la Ière Commission et les Groupes de la majorité s'abstiendront dans la votation de la motion qui a été proposée par le parti socialiste.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Intervengo su questa mozione del P.S.I. con alcune perplessità che derivano da un lato dalla constatazione della opportunità che una Commissione approfondisca un esame della validità attuale dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta, dall'altro della difficoltà di affrontare questo argomento e dell'opportunità di affrontarlo attraverso una Commissione speciale.
Non crediamo che quello della revisione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta sia un problema prioritario da parte di questo Consiglio regionale. Siamo anche noi convinti che esistono delle parti dello Statuto, degli articoli che sono invecchiati diciamo così naturalmente, che non rispecchiano più le attuali esigenze amministrative e politiche, però riteniamo che fondamentalmente lo Statuto nella sua composizione, nella sua sostanza globale sia uno strumento ancora valido. Abbiamo dato un giudizio positivo su come questa legge è nata ed è stata approvata da parte della Costituente, e la riteniamo un compromesso dignitoso ed anche saggio fra le due tendenze che c'erano in quel momento, cioè la tendenza ancora fortemente centralistica e quella separatista che pigiava strumentalmente sulla tendenza annessionistica. Credo che la Costituente abbia trovato un punto di equilibrio saggio e questo ha fatto si che lo Statuto abbia potuto essere uno strumento importante per l'autonomia valdostana in questi anni.
Quindi la nostra posizione è che si possono anche rivedere alcune parti dello Statuto, senza però stravolgerlo completamente e mantenendo quella che è la sua sostanza attuale che rimane, a nostro avviso, valida.
Il problema fondamentale non è tanto quello della revisione dello Statuto quanto piuttosto la sua applicazione e la capacità di gestirlo che ci darebbe dei grandi strumenti di autogoverno. Lo stesso discorso - ed in questo condivido pienamente quello che ha detto il Consigliere Tamone - va fatto rispetto alla Costituzione; guardiamo con estrema preoccupazione a queste proposte di revisione della Costituzione che ci sembrano andare in un'ottica di restrizione degli spazi e degli strumenti di democrazia. Quindi non siamo favorevoli certo ad una revisione globale della Costituzione italiana ed abbiamo una certa cautela anche rispetto allo Statuto speciale per la Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda la Commissione, siamo favorevoli che ci sia un organismo (può essere la Commissione Affari Generali), che faccia una analisi approfondita di quelle che sono le carenze, i limiti e le parti che possono essere modificate dall'attuale Statuto, senza però avere la pretesa e l'ambizione di arrivare ad un nuovo testo complessivo da presentare al Parlamento, perché sarebbe rischioso e forse non è neanche necessario: dubito molto che arriveremo a concordare un nuovo Statuto Speciale della Valle d'Aosta superando le diverse posizioni che abbiamo su questo problema. Sarebbe invece opportuno intervenire su alcuni aspetti limitativi della legge per proporre, come è già stato fatto in passato, alcune modifiche sui singoli articoli, sui singoli aspetti che sono ormai superati dall'attualità dei fatti, che richiedono una rapida revisione, chiedendo quindi al Parlamento di pronunciarsi su modificazioni limitate.
In questo senso, da parte di Nuova Sinistra, verranno presentate delle proposte di modifica allo Statuto su punti circoscritti.
Se la mozione viene mantenuta, il mio voto sarà favorevole con le riserve che ho espresso.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Obiettivamente devo riconoscere one alcune argomentazioni che sono state portate alla nostra attenzione hanno anche della validità, però credo che sia necessario che in questa occasione ripuntualizziamo un po' la nostra posizione anche perché abbiamo apprezzato alcune precisazioni che ha fatto il Consigliere Dolchi.
Riteniamo che la Valle d'Aosta sia in debito nei confronti dello Stato, le cui responsabilità sono pesantissime, anche perché questo Stato non era certo permeato di un tessuto regionalista; era uno Stato che usciva da un'epopea di popolo quale è stata la lotta di liberazione, ma nella sua struttura era uno Stato accentratore, che voleva ancora far sentire il peso di una direzione unica e non di un rispetto di quelle che erano le autonomie locali, dovute per almeno venticinque anni a considerazioni che riguardano solo le Regioni a Statuto Speciale, perché sappiamo che il dettato costituzionale è stato attuato solo nel 1970.
Sono responsabilità evidenti che noi proprio in occasione della revisione dobbiamo prospettare allo Stato in maniera dura, anche perché ha senso una revisione dello Statuto se lo Stato prende atto che nei confronti di questo strumento indispensabile per la vita della nostra Regione obiettivamente si è comportato come uno Stato in alcuni casi borbonico e anche papalino. Le inadempienze sono evidenti, nessuno sta qui a voler difendere ciò che non è difendibile, però dobbiamo almeno prendere atto che le preoccupazioni che esprimeva il compianto Presidente Caveri erano preoccupazioni che si riferivano anche ad un'Italia un po' diversa, ad un Parlamento italiano che aveva un altro tipo di indisponibilità nei confronti delle autonomie locali. Questo discorso, per effetto della creazione delle Regioni a Statuto ordinario, ha fatto un passo avanti per cui allora si poteva dire che era pericoloso innestare un processo di revisione statutaria perché - riprendo una frase che mi sembra sia del Consigliere Tamone - si sa dove comincia ma non si sa dove va a finire; oggi credo che si possa accordare allo Stato una certa fiducia - con tutte le responsabilità che gli abbiamo addossato - perché non possiamo dimenticarci che questa Repubblica finalmente ha un tessuto regionalista.
Ma il discorso della revisione, e qualcuno lo ha detto meglio di me, serve anche a colmare alcuni divari che esistono fra il nostro Statuto e Statuti ordinari di altre Regioni. Obiettivamente, in certe materie, lo Statuto è più limitativo di altri e quindi la revisione servirebbe oltretutto a mettere al pari la Valle d'Aosta con quella che è l'altra realtà del paese che non ha la specificità e la peculiarità della nostra Regione. Ebbene qui, anche se in maniera molto episodica e breve, diciamo al Consigliere Tamone che siamo d'accordo con lui con le analisi che ha fatto: lo Statuto del '48 è limitativo rispetto al progetto che era stato votato dal Consiglio regionale. Indubbiamente alcune norme erano più vicine al modo di essere della collettività valdostana nell'ambito della proposta e non hanno poi trovato un riscontro nello Statuto stesso. Su questo siamo d'accordo, come siamo d'accordo nell'usare quel termine "octroyé" che in effetti ha una sua ragione storica, perché le condizioni della Valle d'Aosta - direi alcune condizioni anche internazionali - erano tali per cui il discorso sul patto che faceva il Consigliere Dolchi può anche far riflettere perché in certi casi credo sia stata un'esigenza ed una necessità.
E' proprio perché vogliamo anche riguardare con occhio spersonalizzato la nostra storia che vogliamo occuparci della revisione dello Statuto e mi permetta, Consigliere Tamone - non voglio fare della polemica, ma puntualizzare - non per seguire pedissequamente la moda della revisione istituzionale, di cui il nostro partito si è fatto promotore in campo nazionale, anche perché non credo che si possa interpretare come una moda il fatto che, per riconoscimento di tutte le forze politiche presenti nel nostro paese le nostre istituzioni non funzionano più con quella celerità con cui la società civile si sviluppa, abbiamo un Parlamento che è stanco, che non consente al governo di governare e che è in ritardo rispetto al paese; è farraginoso il suo modo di legiferare e qui potremmo citare altri mille modi di non essere di questo Stato, perché allora la democrazia in effetti resta una parola vuota e qui farei il ragionamento contrario, cioè se le istituzioni non recepiscono le istanze di chi forma la società civile, dei cittadini, allora è chiaro che poi il riflusso, il ritorno indietro diventa a volte una chimera cui troppi sono suscettibili di richiamo.
Questo pericolo esiste anche nei riguardi del nostro sistema di autogoverno; non scendo nel dettaglio però voglio tranquillizzare il Consigliere Riccarand: i progetti di legge - lui li avrà esaminati meglio di me - che sono stati presentati dal P.S.I., dall'Union Valdôtaine e dal P.S.D.I., non riguardano la revisione globale dello Statuto; lungi da noi e dai proponenti un'operazione di questo tipo che, fra l'altro, se dovesse essere condotta porterebbe a risultati sostanzialmente diversi da quelli, perché avrebbe delle implicazioni di ben altra portata. Si tratta di modifiche dello Statuto là dove è un po' vecchio, anacronistico oppure non sufficientemente adeguato alla realtà della Valle d'Aosta del 1983, alle esigenze della sua popolazione.
Il testo ce l'ho qui (non è che voglia citare il nostro, poiché ci sono cose che sono anche comuni): obiettivamente, il alcune materie, siamo in una posizione di retroguardia e la cosa non mi sembra sia favorevole allo sviluppo del nostro sistema di autogoverno. Faccio un esempio che mi sembra importantissimo in un contesto di autonomia:
la competenza legislativa in materia di Enti locali, poiché è sciocco che abbiamo l'autonomia e poi non possiamo regolare le collettività minori che nell'ambito di questa vivono e prosperano. Anche la legge elettorale è una stortura del nostro Statuto, così come la composizione numerica del Consiglio regionale che esclude attualmente -e mi rifaccio anche al discorso dell'autonomia - una Comunità come quella Walser: sono esigenze che sono venute maturando perché il nostro sistema di autogoverno è quello sancito dallo Statuto e non è quello che invece nella nostra Regione si esplica nell'attività quotidiana. La rappresentanza nel Parlamento europeo non poteva certo prevederla lo Statuto nel '48, quando la situazione europea era ben diversa da quella che è attualmente.
Credo che per l'esame di questo problema, proprio per quelle garanzie che si sono richieste in quest'aula, sia opportuno, ai sensi del regolamento, nominare una Commissione; il ridurre tutta la revisione statutaria ad un qualsiasi altro progetto di legge mi sembra sia poco riguardoso oltretutto nei confronti del nostro sistema di autogoverno. Il dibatterlo all'interno della Commissione Affari Generali ci troverebbe un po' imbarazzati, perché il P.S.I. in quella Commissione non è rappresentato. E' vero che può essere integrata, ma anche dal punto di vista della rappresentanza e della dignità dei Gruppi mi sembra che trovare un terreno su cui siamo tutti d'accordo, che è quello della Commissione speciale potrebbe dare una diversa dimensione, dando anche la possibilità alla Commissione, che non è quella degli Affari Generali ma che è quella ad hoc, di scendere fra la gente. Quel discorso che facevo, che ha trovato consenzienti anche altri Consiglieri, riguarda una Commissione che può essere limitata nel tempo, che può andare a dibattere le istanze sociali espresse dalla popolazione o dal monda della scuola, i presupposti secondo cui ogni forza politica chiede questa revisione, per far sì che la gente partecipi a questo lavoro di elaborazione e in modo che lo Statuto diventi un fatto di coscienza per ogni valdostano. Ed anche sotto questo aspetto, se vogliamo "culturale", ha un significato nominare una Commissione speciale.
Non ho altro da aggiungere. Ritengo che sia un atteggiamento un po' lontano dalla realtà quello di riproporre, in fondo, quello che era già stato l'iter che aveva subito una precedente mozione del P.C.I. che chiedeva una Commissione speciale, investendo di nuovo del problema la Commissione Affari Generali. Se questa nostra istanza non verrà accolta, presenteremo il progetto di legge, che riteniamo abbastanza compiuto nel suo articolato, e lo discuteremo secondo l'iter normale, con senso di rammarico per tutte le considerazioni fatte poc'anzi ed anche perché non mi stupirei per la nomina di una Commissione sull'Autonomia, visto che in passato sono state nominate Commissioni per problemi che avevano una dimensione ben diversa, ad esempio la Commissione per l'Energia, che è un problema importante ma credo che fosse un'espressione consiliare. Non abbiamo i numeri, non abbiamo la forza, ritenevamo che fosse tra l'altro un modo per avvicinare certe posizioni che invece paiono allontanarsi, che fosse un terreno non di scontro ma di confronto, ringraziamo le forze politiche che hanno dichiarato di votare a favore della nostra mozione, riprenderemo l'iter che ci è consigliato, della Commissione Affari Generali, sperando che questo dibattito sia proficuo egualmente, seppure in un'ottica più limitata, nell'interesse della collettività valdostana.
PRESIDENTE: Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il Vice-Presidente Dolchi, ne ha facoltà.
DOLCHI - (P.C.I.): Nous confirmons notre avis favorable à la motion du Groupe socialiste et prenons acte, en même temps, de la position de la majorité, qui n'a pas changée depuis le 30 juin 1982. Je crois que c'est un peu se cacher derrière un doigt parce que, comme a dit le Conseiller Torrione, un Conseiller qui présente une loi a le droit de participer aux réunions de la Ière Commission, et la Ière Commission a le devoir, dans le délai de trente jours, d'examiner ce projet de loi, si non ce sera le Conseil qui l'examinera.
Nous, et c'est pour cela que nous votons la motion, nous sommes dans la même position de l'année passée: le problème statutaire est très important et nous croyons qu'une Commission spéciale, limitée dans le temps - un an - aurait pu mieux que la Ière Commission avoir tous les relais, les contacts avec la vie valdôtaine, les associations, les partis, avec des experts de la vie politique, pour faire un travail plus suivi, plus conforme à ce que les Conseillers et même le Conseiller Tamone on dit, c'est-à-dire nous présenter un travail de recherche, avec les dangers et les avantages d'une initiative de ce genre.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): La mozione presentata dal P.S.I. mi trova d'accordo perché se a livello nazionale si avverte la necessità di una certa revisione della nostra Costituzione, questa si sente anche a livello regionale nei confronti del nostro Statuto, poiché la storia va avanti e non dobbiamo perdere il passo con essa.
Non sono d'accordo sulla proposta del Consigliere Tamone di delegare alla Commissione Affari Generali la discussione, perché é molto diminutiva, non essendo rappresentativa di tutte le forze politiche.
Sono d'accordo a creare una Commissione dove siano rappresentate tutte le forze politiche rappresentate in questa assemblea e voterò in favore della mozione del P.S.I..
PRESIDENTE: Metto in approvazione la mozione in oggetto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 27
Votanti: 11
Astenuti: 16 (Beneforti, Bondaz, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Ricco, Stévenin, Tamone, Voyat)
Favorevoli: 11
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: IL Consiglio sospende i suoi lavori e li riprenderà alle ore 16. La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 12,52.
