Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 92 du 26 octobre 1983 - Resoconto

OBJET N° 92/VIII - INITIATIVES POUR LE DESARMEMENT NUCLEAIRE EN EUROPE. (Approbation d'un ordre du jour et retrait de motions).

PRESIDENTE: Se non vi sono obiezioni, le mozioni presentate rispettivamente dal Consigliere Riccarand e dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Bajocco, Millet e Dolchi, saranno discusse insieme perché trattano lo stesso argomento.

Ne do lettura.

MOZIONE

RILEVATO che il piano operativo per l'installazione in Europa occidentale dei missili a testata nucleare, Pershing e Cruise, procede regolarmente, nel rispetto dei tempi previsti dalla NATO;

CONSTATATO che i prossimi mesi saranno, quindi, decisivi, perché porteranno o ad una riduzione degli armamenti nucleari in tutta l'Europa oppure ad un nuovo, spaventoso balzo in avanti di tali armamenti con l'installazione di 108 Pershing e 464 Cruise e con il prevedibile ulteriore aumento dei missili SS-20 schierati nell'Europa orientale;

CONSTATATO altresì che contro la spirale del riarmo (che distrugge risorse e prepara un inaudito sterminio) si è ormai espresso un vasto movimento per la pace;

SOTTOLINEATO che recenti episodi, come l'atroce abbattimento di un aereo civile sud-coreano da parte dell'aviazione dell'URSS, dimostrano la pericolosità dell'attuale stato di tensione nei rapporti internazionali e accrescono i rischi di un catastrofico uso delle armi nucleari;

PRESO ATTO delle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Bettino Craxi, con cui il Governo italiano si è impegnato ad esperire tutti i tentativi possibili perché i negoziati in corso a Ginevra abbiano una positiva conclusione nell'ottica di evitare la installazione in Europa dei nuovi missili;

VISTE le proposte del Primo Ministro di Grecia, Andreas Papandreu, per un rinvio di almeno sei mesi della data fissata per l'inizio dell'installazione dei missili NATO in Europa occidentale, dando così più spazio alla ricerca di una soluzione diplomatica;

VENUTO A CONOSCENZA della proposta, espressa dal premier sovietico Yuri Andropov, di ridurre il numero degli SS-20 schierati contro l'Europa occidentale al livello corrispondente all'arsenale nucleare inglese e francese, distruggendo le parti eccedenti dei missili sovietici;

RICHIAMATA la decisione con cui il Consiglio regionale nella seduta del 24 febbraio 1983, ha dichiarato la Valle d'Aosta "zona libera da armi nucleari", ed ha auspicato un successo della trattativa per il disarmo nucleare;

il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

INVITA

il Governo italiano ad accogliere e sostenere la proposta avanzata dal Governo greco e a farsi interprete della volontà di pace della popolazione italiana direttamente presso i governi di Washington e di Mosca;

FA APPELLO

ai parlamentari valdostani perché sostengano attivamente tutte le iniziative in grado di portare quanto meno ad una sospensione dei lavori per la installazione dei missili nucleari in Italia;

DELIBERA

di inviare copia della presente mozione al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Capigruppo della Camera e del Senato, ai parlamentari valdostani, ai principali organi di informazione nazionali e locali.

F.to: E. Riccarand

MOZIONE

La fine del 1983 rappresenta una fase decisiva per le sorti della pace nel mondo.

In tale periodo, infatti, in caso di fallimento della trattativa in corso tra USA ed URSS a Ginevra, dovrebbe avere inizio l'installazione dei missili Pershing e Cruise in Europa, che imprimerebbe una nuova accelerazione alla folle corsa del riarmo nucleare, aumentando il già elevato pericolo che l'Europa costituisca il principale campo di battaglia di una possibile guerra nucleare.

La decisione di insediare i missili in alcuni paesi europei fu presa dalla NATO il 12.12.1979, contestualmente a quella di avviare negoziati con l'URSS, al fine di renderne possibilmente superflua l'effettiva installazione.

Della doppia decisione, però, la parte riguardante la trattativa è stata attuata con consistenti ritardi, tanto che i negoziati ebbero inizio solamente nel 1981, subendo in seguito anche lunghe interruzioni.

L'Italia è stata finora l'unico Paese ad individuare con sollecitudine il sito in cui installare i nuovi missili, mentre non ha assunto alcuna iniziativa per influire positivamente sulla trattativa ginevrina.

Altri Paesi, invece, ad esempio la Norvegia e la Danimarca, si sono decisamente pronunciati contro l'automatica installazione dei vettori nucleari a partire dal 31.12.1983, in caso di non raggiunto accordo tra USA ed URSS.

Numerose sono le prese di posizione di governi e partiti europei che sostengono la proposta di prolungare il negoziato di Ginevra per il tempo necessario perché sia trovata una intesa tra le due superpotenze, che preveda una riduzione dei livelli di armamento nucleare in Europa, che consenta la non installazione dei missili Pershing e Cruise e la distruzione degli SS-20 sovietici.

L'ultima proposta in tal senso è stata avanzata in modo ufficiale dalla Grecia. Un ampio ed articolato movimento per la pace, che unisce persone di diversi orientamenti politici, culturali e religiosi ha in questi anni denunciato all'opinione pubblica mondiale gli sprechi enormi di risorse materiali e scientifiche ed i pericoli sempre più ravvicinati di sterminio, derivanti dalla spirale del riarmo nucleare, dalla sempre maggiore potenza e precisione degli ordigni, dalla crescita del numero di Paesi che li possiedono o vogliono dotarsene.

Tutto ciò premesso, nella CONVINZIONE che le sorti dell'umanità non possono essere lasciate nelle mani di pochi potenti, ma debbano essere costruite dai popoli della terra;

SOTTOLINEATO come la volontà di conseguire effettivamente un accordo e la tenacia nel perseguirlo possano portare ad una positiva conclusione della trattativa di Ginevra (significativo in tal senso è l'esito della Conferenza di Madrid sulla Sicurezza e sulla Cooperazione in Europa);

RICORDATO che in Valle d'Aosta, attraverso una mozione del Consiglio regionale, è stata dichiarata ZONA LIBERA DA ARMI NUCLEARI, interpretando in tal modo le aspirazioni di pace del popolo valdostano;

DELIBERA

1° - di invitare con grande fermezza il governo italiano ad operare attivamente perché a Ginevra venga raggiunto un accordo sugli armamenti nucleari, utilizzando a tal fine il tempo necessario e sospendendo ogni collegamento automatico fra tempo prestabilito per il negoziato e data dell'installazione dei missili a Comiso ed in altre basi europee;

2° - di far presente altresì al Governo italiano l'opportunità di investire comunque nuovamente il Parlamento della questione prima di assumere decisioni definitive, al fine di consentire una aggiornata valutazione dell'andamento, dei risultati e della prospettiva del negoziato di Ginevra;

3° - di inviare copia della presente mozione al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri degli Esteri e della Difesa, ai Parlamentari valdostani, ai Capigruppo parlamentari delle due Camere, agli Ambasciatori sovietico e statunitense.

- F.ti: Demetrio Mafrica

E. Cout

Tonino Alder

I. Bajocco

Ruggero Millet

Giulio Dolchi -

PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare la mozione del Gruppo comunista il VicePresidente Dolchi, ne ha facoltà.

DOLCHI - (P.C.I.): Signor Presidente, Colleghi Consiglieri, malgrado che questo argomento sia stato rinviato per due volte, si può affermare che viene mantenuta tutta la validità, anzi la tragica validità, del problema che il Consiglio regionale è chiamato ad affrontare, su iniziativa del Gruppo comunista e del Consigliere di Nuova Sinistra, la cui mozione viene abbinata alla discussione di questa nostra iniziativa.

Il problema che andiamo a discutere è un argomento di tale importanza ed attualità che potrebbe anche non essere illustrato, o che, se fosse convenientemente illustrato, porterebbe via non solo l'ora che mi viene concessa per regolamento, ma anche di più. Vi devo confessare che quando il Gruppo comunista mi ha incaricato di esprimere, a nome del Gruppo stesso, la posizione e soprattutto i motivi che avevano indotto a richiamare l'attenzione del Consiglio su questo argomento, mi sono accinto a raccogliere tutti quegli elementi che fossero utili per un'illustrazione, ma soprattutto per il dibattito sulla mozione stessa. Quindi mi sono accinto, con molto impegno, a ricercare quelle che sono le ragioni di carattere politico, militare, quelle che sono le guerre cosiddette locali che dal 1946 vivono, vegetano e soprattutto producono distruzione, morte e rovina sul nostro pianeta. Mi sono anche documentato su una questione importantissima, su cui uomini di Stato si sono soffermati in questi ultimi tempi e cioè su quanto costa all'umanità l'armamento delle superpotenze URSS e USA ed anche di tutte quelle altre nazioni che hanno la bomba atomica, che hanno l'attrezzatura per produrre energia nucleare. Avrei potuto dirvi quante migliaia di miliardi si spendono per armamenti, mentre il 70% dei popoli che vivono sulla terra è ancora sottosviluppato, muore di fame, manca di scuole, ospedali, case. Mi ero anche documentato sui Pershing, sui Cruise, gli SS-20, sulle pretese della NATO, su quelle del Patto di Varsavia, sulle proposte che richiamiamo nella nostra mozione di rinviare di sei mesi, che sono venute dalla Grecia e dai Governi dei paesi nordici, per vedere se al tavolo delle trattative si trovavano delle soluzioni che mantenessero quell'equilibrio che, secondo alcuni, dovrebbe preservare l'umanità dalla guerra nucleare. Vi faccio però grazia di tutto questo perchè è scontato che dopo le manifestazioni che ci sono state in questi giorni, che hanno avuto per protagonisti milioni di persone, dopo le pagine che i giornali hanno dedicato a questi problemi, voi siate, malgrado che abbia cercato di approfondire questo tema, anche molto più informati di me. Mi limito quindi ad alcune considerazioni che sono forse di tipo più particolare ma che mi sembra possano essere interessanti per il Consiglio regionale, se il Consiglio regionale vuol dibattere questo problema, ed è questa la prima considerazione: se il Consiglio regionale vuol dibattere questo problema, perché l'impressione che se ne può avere è che in genere, mentre ci sono eventi di carattere mondiale, problemi di carattere nazionale ed europeo che vengono dibattuti da migliaia di persone, gli Enti locali della Valle d'Aosta - forse fa eccezione il Consiglio comunale di Aosta - e soprattutto il Consiglio regionale non abbiamo quello slancio, quell'impegno che si potrebbe auspicare per affrontare questi grossi problemi.

Abbiamo sentito nel passato e lo ricordano i Consiglieri che facevano parte delle passate legislature quanto fosse difficile affrontare questi problemi e come per alcuni, quelli cioè contrari alla limitazione del dibattito consiliare, ci si potesse considerare provinciali, per non dire regionali, quando da parte di certe forze politiche, di certi Consiglieri, si diceva questi problemi sono più grossi di noi, non ci interessano, non riguardano l'Amministrazione, qui siamo chiamati per decidere su problemi concreti: la pace, la guerra, la libertà, i diritti dell'uomo riguardano altri, quindi non possiamo che esprimere dei voti che poi rimangono tali, ma soprattutto non possiamo incidere, con una nostra iniziativa, su quanto altri vanno a decidere.

Le citazioni che potrei farvi, che partono da Einstein per arrivare attraverso Giovanni XXIII° fino a Willy Brandt senza dimenticare La Pira, affermano che non è vero che si possa delegare ad altri la soluzione di questi problemi, soprattutto non è vero che si può delegare ad altri l'esame delle cause che possono portare a grossi conflitti, per cui ogni uomo, ogni potere locale, ogni cittadino, ogni consesso eletto, ogni associazione rappresentativa di volontà e di desideri, ha il diritto/dovere di esprimersi. Credo che sia quello che hanno fatto centinaia di milioni di uomini, di donne e di associazioni di ogni tipo e fede religiosa in questi ultimi tempi in ogni parte del mondo. Quindi non solo siamo abilitati a parlare di questo problema, ma abbiamo il diritto/dovere di parlarne perché siamo coinvolti negli SS-20, nei missili a testata atomica che si vorrebbero installare a Comiso, nelle soluzioni di questi problemi che ci concernono direttamente, concernono il nostro Parlamento e concernono anche il popolo italiano, se fosse chiamato a pronunciarsi su delle scelte parlamentari di carattere costituzionale.

Vorrei insistere su questa considerazione, perché mi sembra, ed anche qui le parole non sono mie, che non si possa continuare a sperare che sull'equilibrio del terrore, della paura della guerra e della paura dell'utilizzazione di armi atomiche si possa basare la pace. Diceva La Pira che non si può, nel secolo XX°, continuare a sostenere, come i Romani 2000 anni fa, che "si vis pacem para bellum", bisogna dire che "si vis pacem para pacem", cioè si avrà la pace solo se la si costruisce giorno per giorno e lo si fa non solo evitando di costruire armi atomiche, ma cercando di eliminare gli squilibri fra Nord e Sud, attuando una politica di cooperazione mondiale che elimini la fame, le discriminazioni, il sottosviluppo di centinaia di milioni di esseri umani.

Quindi ci troviamo di fronte alla necessità di dover costruire la pace, perché l'equilibrio del terrore non porta alla pace; si può fare l'esempio che l'equilibrio del rumore, anche sempre più intenso, non porta al silenzio. Queste parole non sono mie ma le condivido perfettamente e ritengo che dobbiamo avere coscienza che qualcosa possiamo fare, così come hanno avuto coscienza quelle centinaia e migliaia di mani che si sono strette in quelle lunghe catene di centinaia di chilometri, in Germania ed a Stoccolma.

Queste considerazioni che faccio a voi mi hanno particolarmente fatto riflettere domenica quando, in occasione di una cerimonia religiosa, il sacerdote ha invitato i presenti - ed io ero presente a questa messa al campo anche se credente non sono - a scambiarsi un segno di pace. I partecipanti alla funzione religiosa si sono stretti la mano ed io ho stretto la mano ad una signora che era la sorella di un caduto in guerra che portava ancora il segno del dolore, colpita nei suoi affetti, anche se 39 anni fa. Alla mia destra ho stretto la mano ad un ufficiale degli alpini che rappresentava l'esercito della Repubblica, chiamato a difendere il nostro paese che dice - non solo con la coscienza dei propri cittadini ma soprattutto nella Costituzione, o se volete nella Costituzione e soprattutto nella coscienza dei propri cittadini - che "la Repubblica ripudia la guerra". Ed allora ho visto che questa stretta di mano in Valtournenche equivaleva per credenti e non, per quelli che in nome della PAX CHRISTI hanno sfilato a Roma in quell'immenso corteo o per quelli che, protestanti, forse non davano a questa stretta di mano lo stesso significato, ebbene questa stretta di mano significava la volontà di unità, di concordia, di tolleranza, di contatto fisico per realizzare l'obiettivo che non ci sia più violenza, non ci sia più una concezione che è drammatica e terribile se fosse vincente, quella del diritto del più forte.

Mi si dice che l'equilibrio del terrore è dato dal fatto che nessuno sarà mai così folle da schiacciare un bottone ed iniziare la guerra atomica. Di questo noi personalmente - ma credo in genere tutti - siamo convinti che non si può essere così certi; una mano ha schiacciato un bottone ed un missile ha abbattuto un "Jumbo" sudcoreano, una mano o una bocca ha dato un ordine e ancora ieri abbiamo avuto l'esempio di come, in una zona sperduta, ci possano essere lo scontro armato e l'invasione, da parte di una superpotenza, di una piccola isole con poche centinaia di migliaia di abitanti.

Ecco le varie considerazioni che ci inducono a dire che il Consiglio regionale ha il diritto/dovere di occuparsi anche di questi problemi. Diceva il Sindaco di Madrid, in un importante convegno sulla città e la pace, che dovrebbe esistere un "jus civitatis", un diritto delle città, dei poteri locali a far sentire la propria voce sui grandi problemi che vanno al di là dei problemi e della responsabilità della diplomazia degli Stati perché non si può - riprendeva questo concetto il Sindaco di Roma - considerare nel 1983, quando così rapidi sono gli scambi di esperienze, di informazioni, di comunicazioni, che solo la diplomazia ufficiale possa rappresentare le aspirazioni e le esigenze delle popolazioni.

Lo abbiamo visto in questi ultimi giorni quando nelle nostre case i televisori ci hanno portato da una parte le terribili visioni della morte a Beirut a causa della guerra che continua in quel paese, e le altre visioni di tutte quelle mani che si stringevano, di quei giovani che cercavano di attirare l'attenzione di altri giovani, di tutti i cittadini e anche nostra sulla necessità di far sentire sempre più forte la voce di quanti chiedono che ci siano degli interventi coerenti ed impegnati - del Governo italiano; che ci siano in tutto il mondo delle manifestazioni che sostengano la necessità della trattativa; del fatto che a Comiso non si arrivi al fatto compiuto prima di aver cercato in ogni modo di evitare l'installazione di quei missili; che a Ginevra si continui a discutere malgrado le difficoltà, malgrado le iniziative prese adesso dall'URSS di installare in Cecoslovacchia ed in Germania orientale i suoi missili.

I televisori hanno portato nelle nostre case queste due facciate della realtà che ancora non viviamo in Valle d'Aosta ma che tanti nel mondo vivono: la distruzione, la guerra e la volontà di pace. Non è retorica, ma da questo palazzo che è un po' la casa di tutti i valdostani, che viene citato alle volte con ironia ed alle volte anche con un certo disprezzo quando se ne parla come luogo dove si decide qualche cosa, mi augurerei che potesse uscire un documento, una volontà unanime, la sensazione che i Consiglieri regionali della Valle d'Aosta non sottovalutano questi problemi, si fanno interpreti delle esigenze, delle necessità che hanno i cittadini, di impegnarsi democraticamente per la difesa del posto di lavoro, per la difesa delle particolarità etniche linguistiche valdostane, che si impegnano per realizzare un'autonomia più efficace e moderna, ma che non chiudono gli occhi di fronte ai grandi problemi che riguardano anche noi.

Vorrei concludere con una considerazione che non vi deve sembrare demagogica perché è invece molto realistica. Abbiamo letto, almeno quelli della mia generazione, con orrore il libro di Emilio Lussu sulla guerra del '14-'18, dove i morti si contavano a centinaia di migliaia, siamo inorriditi per le decine di milioni di morti della II° Guerra Mondiale, dal 1939 al 1945. Leggevo alcuni giorni fa le statistiche per cui nelle cosiddette guerre locali, dal 1946 ad oggi, dalla Corea al Vietnam, dal Medio Oriente all'Afghanistan all'America del Sud, con il napalm e non ancora la bomba atomica, si sono avuti 11 milioni di morti.

Concludo dicendo che la nostra responsabilità è immensa, legata a quella di tutti coloro che come noi ripudiano la guerra e vogliono la pace, perché la prossima guerra non sarà più locale, sarà atomica; ebbene credo che mentre nel passato abbiamo potuto contare ed inorridire dopo il conteggio dei morti, dopo la guerra atomica non ci sarà più nessuno a contare i morti di questa guerra. Vi ringrazio.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Credo anch'io che la discussione di queste due mozioni, pur avvenendo due mesi dopo la loro presentazione, sia di estrema importanza e credo che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta debba affrontare questa discussione con estrema serietà ed attenzione perché si tratta di un problema vitale anche per la nostra Valle così come per tutta l'Europa e per tutto il mondo; non solo, ma perché, da quanto a me risulta, è la prima volta che il Consiglio regionale viene chiamato a pronunciarsi esplicitamente sul problema dell'installazione o meno dei missili Cruise a Comiso, in Sicilia.

Già in precedenza c'era stata in Consiglio regionale la discussione di una mozione per dichiarare la Valle d'Aosta zona libera da armi nucleari; in quell'occasione alcuni esponenti della maggioranza e dell'Union Valdôtaine chiesero che la discussione su Comiso venisse fatta in altro momento, in modo più specifico, e questa è l'occasione per discutere di questo problema perché le forze politiche che sono presenti in questo Consiglio dicano chiaramente alla popolazione della Valle d'Aosta cosa pensano sull'installazione degli euromissili in Italia. Il pronunciamento da questo Consiglio dovrà venire fuori estremamente chiaro e nessuna forza politica potrà eludere una sua precisa presa di posizione oggi.

La nostra posizione, è evidente, emerge già dal contenuto della mozione; chiediamo che non vengano installati i missili in Italia, che non vengano installati gli euromissili in Europa, che vengano smantellati i missili a testata nucleare che sono già installati. E' evidente che la questione degli euromissili che si vogliono installare nell'Europa occidentale rappresenta solo una parte limitata del problema, però è una parte estremamente significativa perché si tratta di decidere se si vuole dare l'avvio ad una nuova fase di colossale riarmo o se si vuole andare invece ad una fase di contenimento e possibilmente di riduzione degli attuali livelli di armamento nucleari.

Vorrei solo dare due dati per definire qual'è la situazione in cui ci troviamo a muoverci. Sappiamo tutti che attualmente sono già installati negli USA ed in URSS i cosiddetti missili intercontinentali, che sono in grado di assicurare la difesa a quei due paesi e distruggere due volte e mezzo l'intera URSS e gli interi USA, per cui abbiamo un sistema di difesa ed offesa nucleare già estremamente avanzato, senza poi aggiungere tutto il sistema missilistico degli SS-20, installati dall'URSS nella sua zona di influenza e tutti i missili nucleari che sono operanti in Europa occidentale, in Francia, in Inghilterra, nei sommergibili, sulle navi, sugli aerei, ecc. Anche in Italia, ed è forse un dato scarsamente noto ma su cui bisognerebbe riflettere, ci sono già attualmente, prima ancora che si parli di installazione di euromissili, 1170 testate atomiche depositate sul territorio italiano e pronte ad essere usate; 1170 testate atomiche che possono essere usate con diversi tipi di armi, da cannoni a missili antiaerei a mine, ecc., che sono in dotazione attualmente alle truppe sia NATO che italiane sul territorio italiano. Questi dati sono stati illustrati molto bene in una recente pubblicazione dell'IRDISP e sono frutto di una analisi compiuta sull'esercito italiano, sugli armamenti di cui è dotato.

E' chiaro che di fronte ad una situazione in cui esiste già un livello di armamenti estremamente elevato e pericoloso, l'installazione dei Pershing e dei Cruise in Inghilterra, in Germania e in Belgio, in Italia, significherebbe una "escalation" spaventosa della quantità di questi missili. Già sappiamo che l'URSS ha annunciato, come gesto di ritorsione nei confronti dell'installazione dei Cruise e dei Pershing, l'installazione di nuovi missili, non si sa ancora se SS-20 o 21-22, in Cecoslovacchia ed in Germania orientale. A quel punto l'equilibrio sarebbe di nuovo rotto e sarebbe necessario non solo installare i missili attualmente previsti dalla NATO, ma un ulteriore quantitativo, attraverso una rincorsa di un equilibrio del terrore che sarebbe veramente pazzesca.

La mozione cerca di inserirsi in questa situazione per fare in modo che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta dia il proprio contributo affinché l'installazione degli euromissili non avvenga, che come contropartita l'URSS distrugga almeno una parte del suo potenziale atomico puntato sull'Europa. La mozione parte anche da una serie di segnali positivi che erano venuti emergendo durante l'estate: mi riferisco alla proposta del primo ministro greco, il quale aveva chiesto un periodo di sospensione di almeno sei mesi rispetto alla data prevista per l'installazione degli euromissili, in modo che ci fosse il tempo, per le trattative di Ginevra

E per i rapporti fra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, di arrivare ad un accordo che potesse evitare l'installazione degli euromissili. Successivamente era venuta una precisazione da parte di Andropov, che a me pare estremamente interessante date le posizioni iniziali sovietiche che negavano la disparità di armamenti esistenti in Europa: l'URSS dichiarò che era disposta a smantellare una parte degli SS--20 puntati sull'Europa e nel mese di agosto Andropov andò ancora più in là, dicendosi disposto a distruggere tutta la parte degli SS-20 eccedente rispetto all'armamento nucleare dell'Europa occidentale, rappresentato dagli armamenti della Francia e dell'Inghilterra. Anche questa era un proposta ragionevole, su cui si poteva andare ad una discussione.

Infine le dichiarazioni fatte dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi, al momento della sua nomina, facevano presagire una maggiore disponibilità da parte del Governo italiano di rivedere questa posizione. Craxi disse che non sarebbe stata trascurata nessuna iniziativa per cercare di inserirsi nelle trattative fra le due superpotenze e cercare di modificare la situazione quale si era presentata in questo momento, A questi segnali di distensione, che erano emersi durante l'estate, è seguita una fase negativa e preoccupante che ha trovato una sua significativa svolta nell'abbattimento dell'aereo sud-coreano ed in tutta la campagna di stampa perchè si è sviluppata attorno a quell'episodio; la tensione si è poi rafforzata con la crisi libanese. E' di ieri la notizia di un intervento militare americano nell'isola di Grenada nei Caraibi, e questo dimostra che siamo andati verso una fase di acutizzazione dei rapporti internazionali. Eppure credo che oggi non ci siano tante vie che possano essere percorse; è nella coscienza di tutti che una guerra nucleare non avrà né vinti né vincitori, per cui l'unica strada ragionevole è quella del disarmo nucleare anzitutto e del disarmo convenzionale possibilmente.

La parte deliberativa della mozione propone tre punti: chiede che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si pronunci a favori, di un rinvio dell'installazione dei missili a Comiso, secondo lo spirito e la logica della proposta di Papandreu, primo ministro greco; si chiede che il Governo italiano scelga una posizione di maggiore autonomia nei rapporti fra le due superpotenze e che così come Craxi è andato a parlare con Reagan, vada nello stesso tempo a parlare direttamente con Andropov e l'URSS; infine si chiede un impegno chiaro, attivo senza equivoci, da parte dei due parlamentari valdostani che saranno chiamati probabilmente a pronunciarsi nuovamente in Parlamento rispetto all'installazione degli euromissili a Comiso.

Vorrei far notare che la parte deliberativa è stata presentata in modo tale che potesse raccogliere il consenso di tutto il Consiglio, ma non riflette esattamente la nostra posizione su questo problema, che è molto più radicale. Come Nuova Sinistra infatti siamo per il disarmo unilaterale, che vuol dire no all'installazione di missili nucleari anche senza contropartita. Crediamo che questa scelta del disarmo unilaterale sia l'unica strada che può permettere di fare dei passi in avanti concreti verso la via del disarmo, anche perché la storia recente ci insegna che se non c'è qualcuno che fa il primo passo l'equilibrio nel terrore è destinato ad accrescersi ed a diventare sempre più spaventoso. Comunque vadano le trattative a Ginevra siamo contro un'installazione degli euromissili a Comiso, come siamo sempre stati per un'uscita dell'Italia dalla NATO; siamo per una riduzione delle spese militari in Italia, siamo per l'obiezione di coscienza contro il servizio militare e per il potenziamento dei servizi civili, siamo per una riconversione della logica della cultura di guerra che domina anche la nostra società.

Ripeto, questo è un discorso nostro, non contenuto nella mozione, in cui invece si cerca di trovare il consenso di tutto quanto il Consiglio su una base molto più di mediazione, che può essere importante rispetto all'evoluzione successiva.

Vorrei fare un ultimo rapido accenno alla questione, che secondo me è veramente emblematica, dell'aereo sudcoreano abbattuto dai sovietici, non solo per la discussione che su questo episodio c'è stata, importante e significativa, ma perché credo che segni abbastanza - ancora più forse che il Libano e Grenada - una certa situazione da cui dobbiamo trarre degli insegnamenti. Ci sono state due ipotesi sull'abbattimento dell'aereo sud-coreano da parte dell'Unione Sovietica: che si fosse trattato di una scelta deliberata oppure che si fosse trattato di un errore. Qualunque sia stato il caso, le conseguenze sono ugualmente gravi e tragiche e la lezione che dobbiamo trarre è la stessa.

Non a caso ricordo che dopo quell'episodio gli organi di informazione dissero che il movimento pacifista dell'Europa occidentale era finito; dopo che i sovietici avevano dimostrato la loro carica aggressiva, la loro volontà di morte abbattendo quell'aereo, non c'era più possibilità di trattativa, non c'era più spazio per le idee e le aspirazioni del movimento pacifista.

Invece è successo l'opposto; da una riflessione proprio su questo episodio il movimento pacifista ha tratto nuova forza e vitalità e lo dimostrano le manifestazioni delle settimane scorse, in cui milioni di persone hanno riempito le piazze e le strade di quasi tutta l'Europa occidentale. Anche in Italia, a Roma, c'è stata una manifestazione imponente, alla quale hanno partecipato oltre cento valdostani, molti di questi non appartenenti a nessun partito politico, altri militanti di partiti politici e schierati in forze che sono presenti anche in questo Consiglio e che hanno voluto fare una scelta chiara.

L'episodio dell'aereo sud-coreano è significativo sotto due aspetti: se si è trattato di una scelta deliberata vuol dire che c'è il tentativo di mettere in difficoltà l'URSS da parte degli Stati Uniti, di negarle quel ruolo di superpotenza che attualmente essa ha e che difende; da parte dell'URSS si è affermato nel momento in cui si è rivendicato l'abbattimento dell'aereo - anche se non si sapeva, si è detto che era un aereo civile, si pensava che fosse un aereo spia - che l'URSS avrebbe risposto colpo su colpo, che non era disposta a farsi mettere in un angolo, che era pronta ad usare qualsiasi mezzo, quali che fossero le conseguenze di fronte ad un atteggiamento di tensione internazionale.

Si tratta quindi di una situazione di estremo pericolo che non è più sopportabile. Se non è stata una scelta deliberata ma un errore, il pericolo e la lezione che dobbiamo trarre è ancora più preoccupante. In questo ultimo caso mi chiedo cosa potrebbe significare un errore che si verificasse nel momento in cui saranno installati i Pershing, che impiegano 10 minuti per andare dalla Germania a Mosca. Quell'aereo è stato abbattuto due ore dopo che sorvolava lo spazio aereo sovietico; quando avremo i missili installati in Europa occidentale non ci sarà più margine di errore.

Non possiamo permetterci di vivere in una società in cui non c'è possibilità di errore, quindi la lezione da trarre da questo episodio deve essere chiara e profonda e tutto il Consiglio regionale deve pronunciarsi oggi su questo problema delicato.

PRESIDENTE: E' aperta la discussione generale sugli oggetti 4 e 8.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Tout le monde se rend compte que la tension est en train d'augmenter de jour en jour; l'épisode de l'abattement de l'avion civil sud-coréen, les conflits qui existent à peu près partout dans le monde, en Afghanistan, au Liban, dans l'Afrique ou dans l'Amérique du Sud ou Centrale, sont là pour le démontrer.

Face à cette tension le Conseil régional ne peut pas être insensible. Nous savons très bien que n'importe quoi puisse être délibéré par ce Conseil, n'aura pas une grande valeur, dans le sens de faire aboutir dans la direction que nous voulons les pourparlers; je crois cependant que si partout des voix de paix, des voix contre les armements se levaient, quelque chose pourrait quand même être modifiée dans le monde. Et donc nous, en tant que représentants du peuple valdôtain, nous avons non seulement le droit mais le devoir de nous exprimer à cet égard.

Nous devons essayer d'avoir une position nettement impartiale face à la gravité du problème. Nous représentons ici un petit peuple qui a subi très souvent dans le passé mais qui, dans le passé comme aujourd'hui, a toujours démontré sa volonté de paix, sa volonté de pouvoir vivre à travers sa culture, mais qui veut aussi permettre que tout le monde puisse vivre à travers sa culture et sans aucun conflit.

Et donc nous ne croyons pas que la paix dans le monde puisse être obtenue à travers la politique de l'équilibre des armements, parce que cette politique est contradictoire, parce que l'équilibre sera toujours instable et chaque puissance voudra, dès que l'équilibre aura été rejoint, dépasser son adversaire. Et donc une politique de paix ne peut pas être établie que sur la tolérance, la confiance réciproque des peuples et, dans ce cas, entre les grandes puissances qui possèdent les grands armements et surtout les armements nucléaires. Et pour cela nous sommes préoccupés et nous croyons que l'on doit intervenir, de la part de ce Conseil régional. Mais nous croyons que l'Europe a un devoir qui n'est pas celui d'assister passivement à cette tension entre les deux grandes puissances - Union Soviétique d'un côté et Etats-Unis de l'autre - mais qu'elle devrait intervenir à travers une politique à elle, elle devrait prendre conscience et donc oeuvrer ensemble pour être le noyau duquel devrait partir cette politique de paix, de tolérance, indispensable pour pouvoir arrêter les tensions et les possibles conflits du futur.

Pour cela, au nom des forces de la majorité, je vais présenter une motion qui essaie d'être suffisamment équilibrée, parce que nous ne croyons pas de pouvoir prendre position ni pour les uns ni pour les autres, parce que l'Europe ne doit pas devenir le théâtre d'une guerre future, ne doit pas devenir le territoire sur lequel avant tout pourrait se développer un conflit mondial qui serait la fin de l'humanité, la fin de l'Europe et de sa civilisation. La motion est la suivante:

MOTION

AYANT PRIS acte des propositions avancées par les Etats-Unis et par l'URSS à l'égard de l'installation des fusées nucléaires Pershing et Cruise en Europe occidentale et SS-20 en Europe orientale;

PREOCCUPE' pour l'augmentation de la tension entre les deux grandes puissances mondiales causée surtout par les problèmes des armements;

CONSTATANT que cette tension a déjà dégénéré en des actes criminels tels que l'abattement d'un avion civil sud-coréen par l'aviation militaire de l'URSS;

CONSIDERANT qu'un vaste mouvement populaire pour la paix réclame non seulement la réduction des armes nucléaires mais un désarmement complet;

SOULIGNANT que l'Europe ne doit pas se prêter à devenir le théâtre d'une guerre nucléaire et que, par contre, elle devrait adopter une politique qui fasse d'elle un élément de paix et de stabilité;

RAPPELANT que le Conseil régionale valdôtain dans la séance du 24 février 1983 a déclaré la Vallée d'Aoste "zone libre des armes nucléaires" et a souhaité que les pourparlers pour le désarmement nucléaire puissent aboutir par un succès;

ATTENDU que les négociations de Genève pour le désarmement ont repris;

LE CONSEIL REGIONAL DE LA VALLÉE D'AOSTE

interprétant la volonté de paix du peuple valdôtain

INVITE

le Gouvernement italien à oeuvrer efficacement pour un aboutissement favorable de ces négociations et à retarder, en attendant, l'installation des fusées nucléaires NATO sur le territoire italien;

DEMANDE

aux parlementaires valdôtains de soutenir toutes les initiatives qui peuvent conduire à une politique de coexistence pacifique et de détente;

DELIBERE

d'envoyer une copie de cette motion au Président du Conseil des Ministres, aux chefs de groupe de la Chambre et du Sénat, aux parlementaires valdôtains, aux ambassadeurs des états membres de la NATO et aux principaux organes d'information italiens et valdôtains.

Le but, comme vous voyez, est celui de montrer la voix de la Vallée d'Aoste à travers une délibération du Conseil régional face au grave moment qui incombe sur nous.

PRESIDENTE: Consigliere Perrin, volevo solo una precisazione; lei ha parlato di mozione che non può essere presentata a termini di regolamento, quindi si tratta di un ordine del giorno? Perfetto.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.

PASCALE - (P.S.I.): Credo che l'aspirazione alla pace e al disarmo sia ormai un ideale sentito dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, al di là di quelle che possono essere le adesioni ai vari Comitati per la pace o delle manifestazioni pacifiste che in questi giorni si stanno realizzando in Europa, che, anche se imponenti, vedono però una partecipazione minoritaria e non possono essere prese a metro di valutazione, nel senso che sono pacifisti anche coloro che non marciano, che non aderiscono a queste manifestazioni, così come certo sono pacifisti anche coloro che non possono marciare perché impediti da regimi autoritari. E questo perché penso che solo i folli oggi possono desiderare un conflitto nucleare al punto in cui è giunta la tecnica militare, con le conseguenze catastrofiche che si avrebbero per tutta l'umanità.

Il punto centrale allora non è se volere o non volere la pace, ma quali sono i mezzi, gli strumenti, le iniziative che si ritengono necessarie per preservare la pace e per arrivare al disarmo generale ed è su questo punto che ci sono opinioni differenti, in questo dibattito politico che si è aperto in tutta l'Europa ed anche in Italia, man mano che si avvicina la data dell'installazione dei missili a Comiso.

C'è un'opinione - l'ha espressa prima chiaramente il Consigliere Riccarand - che è quella del disarmo unilaterale, comunque vadano le trattative; a noi questa sembra una posizione molto pericolosa, perché il disarmo unilaterale per l'Italia significherebbe essere oggi alla mercè di quella che è già stata sperimentata come volontà di potenza e di dominio, cioè l'URSS, che non ha esitato ad intervenire in Ungheria, in Cecoslovacchia ed in Afghanistan.

Ci sono poi le opinioni che sono state espresse in modo molto accorato dal Vice-Presidente Dolchi, di fare tutto il possibile per evitare l'installazione dei missili a Comiso ed in tutta l'Europa, di portare avanti tutte le iniziative necessarie per impedire questa installazione perché la trattativa a Ginevra produca un effetto positivo e quindi quantomeno se non il disarmo totale, una riduzione dell'attuale situazione militare. E su questo siamo d'accordo: mi pare che il governo Craxi tenendo fede agli impegni che aveva preso all'atto dell'insediamento, stia svolgendo le iniziative necessarie per arrivare a questa soluzione, iniziative di carattere autonomo, iniziative di mediazione su quelle che sono le posizioni contrapposte. E' vero, è già stato in America, ma ha anche chiesto di andare a parlare con i governanti dell'Est, benché su questo ci siano delle difficoltà e certo non per volontà del governo italiano.

Siamo anche d'accordo che prima di procedere alla installazione dei missili a Comiso il Parlamento debba riesaminare l'intera vicenda. A tale proposito c'è un impegno preciso del Governo a ridiscutere la cosa alla luce di quella che sarà la situazione al momento della decisione.

Dove noi abbiamo delle forti perplessità, e lo diciamo con estrema chiarezza, è la dove si chiede un rinvio di sei mesi non condizionato, cioè un rinvio - in base a quella che è la proposta del governo greco - dell'installazione in Italia ed in tutta l'Europa anche se questa trattativa di Ginevra non desse nel frattempo dei risultati positivi.

Noi riteniamo che se c'è la volontà di trattare da parte sia dell'URSS che degli USA, se ci sono delle proposte operative concrete che fanno sperare in un esito positivo di questa trattativa, allora è giusto che questa installazione venga rinviata fino a che le trattative non vengano concluse. Ma se questa volontà non c'è e se il dialogo avviene fra sordi, come pare stia avvenendo, il rinviare autonomamente questa decisione ci sembra estremamente pericoloso, perché potrebbe significare una posizione di debolezza nei confronti di quelli che sono oggi i rifiuti da parte sovietica.

E' vero, come diceva il Vice-Presidente Dolchi, che l'equilibrio del terrore è instabile nel senso che un errore tecnico è sempre possibile, ma è anche vero che è più pericoloso il disarmo unilaterale perché questo equilibrio comunque ha consentito fino ad oggi di preservare la pace da un conflitto mondiale. Non ha consentito di evitare quelle che sono le guerre locali nell'ambito delle sfere di influenza delimitate, quindi abbiamo l'esempio dell'America centrale oggi così come avevamo ieri l'esempio dell'Afghanistan; ma cosa succederebbe se l'Europa nel suo insieme, o anche solo l'Italia, si estraniasse da questo ombrello - così come è stato a volte chiamato - della NATO e decidesse un disarmo nucleare unilaterale? Noi non potremmo che ricadere sotto un altro ombrello, quella della sovranità limitata sovietica, con i rischi che corrono oggi i paesi soggetti a questa influenza.

Quindi sulla base di queste considerazioni siamo disponibili a concordare un ordine del giorno possibilmente unitario con tutte le forze politiche, che però tenga conto di quelle che sono le nostre posizioni, altrimenti non potremmo votare nè le mozioni così come sono state presentate, nè l'ordine del giorno proposto dalla maggioranza.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.

FOSSON - (D.C.): E' giusto che il Consiglio regionale, in quanto espressione del popolo valdostano, si occupi di problemi che vanno al di là del piccolo dato amministrativo e del dato politico limitato al mondo valdostano. E' giusto che si esprima anche su temi più ampi e soprattutto su un tema importante ed indifferibile come quello della pace, pace che tutti quanti sentiamo al di là delle diverse posizioni, delle differenziazioni che ci possono essere, come esigenza fondamentale per l'umanità ed ovviamente per ogni uomo e per ogni comunità. E' già stata fatta da altri l'analisi estremamente precisa e circostanziata di quello che è l'equilibrio del terrore, di quello che è il potenziale di distruzione esistente negli arsenali di ogni Stato e soprattutto delle superpotenze; è un dato del quale tutti ci rendiamo conto, è estremamente pericoloso e tutti lo temiamo.

La domanda che tutti ci poniamo è come uscire da questa situazione di stallo, da questa situazione di equilibrio del terrone. Dicevo prima che la pace è un'esigenza fondamentale; intendiamo per raggiungimento della pace una modifica interiore dell'uomo nel senso che ogni iniziativa verso la pace deve guardare a modificare la mentalità di ognuno di noi, a rispettare ogni libertà, ogni cultura particolare e locale.

Non è pacifista, solo chi partecipa alle marce o alle manifestazioni a comando: rifiutiamo questo assioma, perché abbiamo visto negli ultimi anni la piazza riempirsi e manifestare per l'invasione americana del Vietnam; oggi la piazza non manifesta più contro le prevaricazioni del nuovo governo ad ispirazione comunista che nel Vietnam si è instaurato, forse ancora peggiore di quello che c'era prima. Fatti analoghi avvengono in Cambogia e nel Laos, ma oggi vengono relegati nelle ultime pagine dei giornali, non essendo più all'attenzione della grande opinione pubblica.

E' questo che ci fa pensare che molte volte le manifestazioni di pace di queste dimensioni siano forse il frutto di interesse precisi. Non intendiamo confonderci con gli interessi di una parte, intendiamo sostenere la pace, che sia per tutti come esigenza fondamentale ed interiore, non come vittoria di una parte piuttosto che dell'altra.

Parlava prima qualcuno dell'abbattimento dell'aereo sud-coreano denunciando la pericolosità di un tipo di mentalità; è vero, quando una nazione è abituata a sentirsi assediata, le conseguenze non possono essere che quelle del generale, o dell'ufficiale, che schiaccia un bottone e dà l'ordine di abbattere un aereo, ed esempi di questo tipo potremmo farne da una parte e dall'altra.

Per quanto riguarda il fatto specifico della base di Comiso, su cui qualcuno ha posto una domanda precisa, ci sentiamo di affermare che la pace può essere raggiunta solo se c'è un equilibrio che in questo momento è del terrore, purtroppo, un equilibrio che vorremmo di disarmo bilaterale, globale e bilanciato. Riteniamo - lo diceva già qualcuno prima - che non si possa andare alla pace avendo una parte completamente disarmata e l'altra armata. La storia ci insegna purtroppo che quando i popoli non hanno saputo difendersi sono stati sempre preda dei loro avversari, quindi noi ci muoviamo in questa prospettiva.

Lo stesso Consigliere socialista sottoscriveva questa posizione e questo dimostra quanta strada certe forze politiche hanno compiuto dal 1948-49, quando l'Italia è entrata nella NATO; allora forse avversavano questa posizione sostenuta da altre forze politiche, mentre oggi riconoscono che quella posizione dell'Italia in quel momento ci ha potuto permettere di essere ancora - malgrado le grandi contraddizioni - un paese libero.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI - (M.S.I.): Ritengo che la discussione che stiamo affrontando oggi sia necessaria ed utile, quindi non una perdita di tempo perché affronta un argomento che è attuale e drammatico. Sono contento perché intervengono quasi tutte le forze politiche presenti in questo consesso regionale: avremo così la posizione di ogni partito su questo tema. E dopo questa premessa voglio dire quale è la posizione del mio Gruppo.

Noi stiamo vivendo in un mondo diviso in due blocchi: da una parte abbiamo l'URSS, dall'altra il mondo occidentale e gli USA; ogni piccolo staterello ruota attorno a loro.

In questa situazione si inserisce il problema dei missili nucleari: da una parte l'Unione Sovietica, che a detta di quasi tutti è lo Stato più potente attualmente sull'emisfero, poiché i rapporti di forza fra il mondo occidentale ed i paesi dell'Est, in Europa, si aggira su 5-6000 testate nucleari occidentali contro 11-12.000 testate nucleari sovietiche. E allora d'accordo, ognuno di noi vuole la pace e penso che nessuno sia contrario a questo principio; abbiamo visto in questi giorni le grandi manifestazioni in Europa occidentale, però non abbiamo visto la stessa cosa nel mondo dell'Est, eppure anche là siamo convinti che la gente voglia la pace.

Da noi i movimenti pacifisti chiedono la non installazione dei missili nucleari americani, il disarmo unilaterale; le marce della pace nel mondo occidentale inveivano in Italia contro il Presidente Craxi, in America contro il Presidente Reagan, negli altri paesi occidentali contro i governanti di quei paesi ed in minima parte chiedevano il disarmo o la non installazione o la eliminazione degli SS-20 nei paesi dell'Est. Quindi abbiamo l'impressione che si voglia portare avanti un discorso unilaterale, come ha fatto notare il Consigliere di Nuova Sinistra, dicendo no ai installazione in Europa dei missili occidentali, perché così facendo possiamo contribuire a raggiungere l'obiettivo della pace. Questo discorso mi trova senz'altro dissenziente, in questo contesto, perché dal momento che ci sono in Europa testate nucleari sovietiche nel rapporto di 5000 a 12.000, come si può chiedere di non installare i missili in Europa occidentale, visto che dall'altra parte non c'è la volontà politica di arrivare ad una soluzione pacifica del problema?

L'Europa occidentale aveva preso la decisione di installare i missili americani nel 1979, e vi è una moratoria che si protrae ormai da quattro anni; infatti siamo nel 1983 e a tutt'oggi non sono stati installati.

L'occidente ha dato la dimostrazione lampante di voler raggiungere l'obiettivo della pace, di voler trattare con il mondo comunista, il quale però dà l'impressione di non sentirci perché vuole il predominio. E di esempi ne abbiamo che si ripetono nel tempo: nel 1956 c'è stata l'invasione dell'Ungheria, che non dobbiamo dimenticare, abbiamo avuto in seguito l'oppressione della Cecoslovacchia, della Polonia, l'occupazione dell'Afghanistan, tutti avvenimenti che dimostrano la volontà da parte di una grande potenza imperialista qual'è l'URSS, di dominare il mondo. E noi in questa situazione abbiamo il coraggio di chiedere di non installare i missili in Europa, per difenderci, per impedire che si continui con questo espansionismo militaristico? Su questo punto sono contrario; non è che noi non siamo per la pace, vogliamo che anche gli altri lottino per essa. Se c'è la volontà di pace da ambo le parti siamo d'accordo, ma poiché esiste una sproporzione enorme, a livello militare, fra i due blocchi e poiché per quattro anni si è temporeggiato prima di prendere una decisione, dimostrando così la volontà politica di arrivare ad un accordo mentre dall'altra parte i sovietici sono sordi, sono favorevole all'installazione dei missili.

PRESIDENTE: Il Consigliere Pascale intende formalizzare la richiesta di sospensione della seduta per trovare una intesa?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.

PASCALE - (P.S.I.): Ho sentito la disponibilità da parte del Consigliere comunista e del Consigliere di Nuova Sinistra a concordare un ordine del giorno unitario e chiederei la sospensione per verificare questa possibilità, perché è accaduto altre volte che alcune forze politiche dichiarano all'inizio dei loro interventi la loro disponibilità a concordare un ordine del giorno unitario e poi impongono il loro ordine del giorno, quindi vorrei verificare in concreto se questa disponibilità è solo a parole o è limitata ad alcune forze politiche, non a tutte le altre forze politiche.

PRESIDENTE: C'è una richiesta ufficiale di sospendere la seduta per trovare un documento comune da sottoporre all'approvazione del Consiglio.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Prima della sospensione vorrei fare un breve intervento su alcuni elementi che sono emersi nel corso del dibattito.... eventualmente potrò farlo anche dopo la sospensione, è la stessa cosa.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Sono d'accordo per la sospensione e credo che si debba fare uno sforzo per avere un documento del Consiglio che abbia il massimo consenso possibile. Per quello che ci riguarda siamo disponibili a discutere l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza, sia eventuali altri emendamenti che possono venire nel corso della sospensione.

Vorrei fare alcune precisazioni sul dibattito: ho partecipato alla marcia della pace che c'è stata sabato a Roma e devo dire che non tutti i pacifisti erano presenti in quell'occasione, ma sicuramente quelli che erano presenti non marciavano in difesa di uno schieramento o di una parte. La gente che era presente a quella manifestazione aveva posizioni diversissime, c'erano organizzazioni religiose, i francescani, le suore, c'era inoltre un desiderio comune che era il rifiuto della guerra e dei missili: può darsi che alcuni gruppi calcassero più la mano rispetto ad una parte o rispetto all'altra, ma il sentimento comune era il rifiuto della logica dei blocchi e questo sentimento è quello che ispira anche la parte politica che rappresento.

Quando l'URSS, in nome della difesa dei sacri confini della patria, abbatte un aereo civile con 269 persone a bordo, vuol dire che la tensione fra le due superpotenze, lo stato di paura reciproca, è giunto a un livello tale che non si rispettano più neppure elementari doveri di umanità, di controllo della realtà perché la paura dell'aggressione porta a non guardare più a nulla.

Quando gli Stati Uniti invadono un isoletta di 400 kmq di superficie con 100.000 abitanti che si trova a migliaia di km. di distanza dal loro paese, dicendo che i fatti interni di quell'isola rappresentano un pericolo per quella superpotenza e quindi c'è un'aggressione militare, c'è da pensare che davvero la logica dei blocchi sia arrivata a dei livelli che risultano incomprensibili per la maggior parte dei cittadini di questo pianeta: in nome della logica dei blocchi si vogliono giustificare atti che non hanno alcuna giustificazione. Questi fatti che ho citato, assieme ad altri che ricorrono quotidianamente da una parte e dall'altra, sia nelle dichiarazioni di Reagan che in quelle di Andropov, dimostrano come il pericolo di una guerra, di una scintilla che possa far esplodere tutto, sia sempre più vicino, per cui tutti abbiamo il dovere di dire no a questa logica, perché non possono due superpotenze avere una visione bipolare e manichea del mondo e dominare le sorti dell'intera umanità. Tutti i popoli del mondo debbono far sentire la loro voce, devono pesare perché continuino le trattative, perché si ponga fine a questo tipo di atteggiamento che è molto pericoloso per tutti i paesi.

Al di là di questo, c'è sempre da ricordare che le spese militari hanno una tale espansione da rappresentare un fattore che porta alla fame intere nazioni; quello che si spende oggi per le spese militari sarebbe sufficiente ad elevare il reddito di molti popoli della terra.

Da questo Consiglio regionale deve venire questa volontà di pace, di rifiuto della logica dei blocchi, ed in questo senso mi sembra che l'ordine del giorno proposto dal Consigliere Perrin, con alcune integrazioni che potremmo proporre nel corso della sospensione, sia una base che può essere accettata come discussione. Non credo invece che si possa accettare una posizione che sia all'interno di una visione che continua ad essere bipolare e che è sempre più lontana dal sentimento della popolazione, che è invece contraria a questi ragionamenti di equilibrio, che poi non hanno molte giustificazioni, quando ci sono già missili intercontinentali che possono tranquillamente distruggere sia una parte che l'altra.

Il senso della nostra mozione è quello che la Regione Valle d'Aosta si esprima contro la logica dei blocchi, perché il Governo italiano dia un contributo, perché continuino le trattative, perché si arrivi ad un disarmo graduale ma che va in una certa direzione, perché si ponga fine a questo clima di pericolo per l'intera umanità. Quindi accettiamo la sospensione.

Si dà atto che alle ore 11,03 assume la Presidenza il Presidente Giovanni Bondaz.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Sono d'accordo con la richiesta di sospensione fatta dal Consigliere Pascale, però penso che ci sia una enorme difficoltà considerato come sono state formulate le due mozioni e l'ordine del giorno.

Brevemente vorrei dire al Consigliere del P.C.I. - il quale parlava della marcia della pace svoltasi a Roma con la presenza di tante persone - che era una marcia pilotata dal P.C.I.. In Russia non si riuscirebbe a fare neanche una marcetta, in Italia è stato possibile considerare la marcia della pace dal punto di vista del P.C.I.. E l'invasione che il Consigliere Mafrica definisce "americana" nell'isola dei Caraibi, non è una invasione perché in quelle isole sono stati catturati 600 cubani e 30 militari russi, quindi l'invasione è stata quella precedente.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Non so chi sia più subalterno a certe propagande, se il P.C.I., la Sinistra, chi è andato a manifestare a Roma, oppure se non sia il Consigliere Baldassarre che evidentemente ha sentito al giornale radio che la metà dei volantini in preparazione della manifestazione di Roma sono stati stampati a Praga e spediti in Italia e ci ha subito creduto.

Pensa forse che chiunque è andato a Roma sabato, anche dalla Valle d'Aosta, appartenente al P.C.I. o a Nuova Sinistra o all'Union Valdôtaine o ai Democratici Popolari - componenti tutti presenti - sia servo di Mosca o comunque subalterno senza capacità di discernimento rispetto alle proposte che vengono fatte? Questa, come altre affermazioni fatte in questo Consiglio, sono più degli slogan che dei ragionamenti obiettivi e sereni e credo che di questi slogan ce ne siano stati molti. Vorrei solo soffermarmi su quattro di questi: il primo è quello del P.S.I. che dice: se non c'è la volontà di trattare a - cosa serve il rinvio? Io dico invece che la volontà di trattare è emersa: quando Andropov dice di essere disposto a distruggere tutti gli SS 20 che sono eccedenti rispetto al livello di armamento nucleare della Francia e dell'Inghilterra, fa una proposta discutibile - non dico che sia la cosa ideale - ma è pur sempre una disponibilità a trattare. Il problema di fondo non è quello che non c'è disponibilità a trattare, è che è stata fatta una scelta da parte della NATO, e da parte degli USA in primo luogo, che è quella di installare comunque gli euromissili entro le date previste, e che quindi non si voglia in questa fase accettare nessun livello di trattativa, come evidentemente c'è da parte dell'URSS la coscienza che, anche con alcune concessioni, riuscire a spostare la NATO rispetto alle sue decisioni sarebbe una sorta di vittoria. Chiaramente se si installano i missili succede che dall'altra parte ci sarà una ulteriore corsa agli armamenti, non si risolve nessun problema, anzi si aggravano tutti i problemi, per cui se vogliamo è meglio fare una scelta di debolezza - per così dire - da parte del mondo occidentale, che diventerà un elemento di forza domani, piuttosto che proseguire su questa strada che sappiamo ci porterà solo alla distruzione.

Un secondo slogan che ha espresso il P.S.I. è che se non si installano gli euromissili, l'Italia cadrà nell'orbita sovietica. Ma l'Austria, la Svizzera, la Jugoslavia, che pure non hanno missili americani o sovietici, forse sono nell'orbita sovietica? Il partito socialdemocratico tedesco, il partito socialdemocratico svedese, il partito laburista inglese, sono tutti pronti a gettare i loro paesi sotto il tallone dell'URSS? Non mi sembra: eppure sono partiti socialisti d'Europa.

E' preoccupante che l'unico partito socialista oggi in Europa a sostenere a spada tratta gli euromissili sia il P.S.I., fra l'altro in contraddizione con la sua storia che è all'insegna del pacifismo, all'insegna dell'internazionalismo.

Credo che il P.S.I. farebbe bene a fare una riflessione un po' più attenta sulle conseguenze derivanti da questa posizione sul partito stesso e sull'insieme della sinistra. Infatti è completamente isolato anche nel panorama europeo: l'abbiamo visto nell'incontro, ad Atene, di Craxi e tutti gli altri segretari dei partiti socialisti europei, nel bacino del Mediterraneo: la posizione del P.S.I. è l'unica che sostiene a spada tratta l'installazione degli euromissili, secondo la scadenza prevista dalla NATO nel 1979.

Ci sono altre affermazioni che sono, secondo me, degli slogan: una è che in Italia, in Europa, si può marciare, nei paesi dell'Est non si può, a detta del M.S.I. e della D.C.. E' vero, però si pensa forse che installando gli euromissili, rendendo l'Italia e l'Europa occidentale più subalterna agli Stati Uniti, rafforzando quindi questo clima di tensione, si permetta ai popoli dell'Est di allentare la repressione in cui si trovano a vivere? Pensiamo forse che installando gli euromissili, di là della cortina di ferro si potrà marciare più liberamente? Avverrà esattamente il contrario e lo verifichiamo già oggi, perché l'aumento di tensione acuisce la repressione interna ed i fatti della Polonia lo dimostrano. Quindi se abbiamo come obiettivo di fare in modo che si sviluppi una situazione di democrazia nell'Est, che anche in un paese dell'Europa orientale si possa marciare liberamente per la pace, noi non dobbiamo fare altro che cercare di allentare la tensione, fare in modo che da parte dell'URSS e da parte degli Stati satelliti dell'URSS ci sia un minor complesso di fortezze assediate. Altrimenti sempre meno potranno marciare i popoli dell'Est.

L'ultima osservazione, che riguarda questa concezione del mondo diviso in blocchi, è vera, però l'installazione dei missili rafforzerebbe proprio questo tipo di divisione. Quando si dice che il mondo è diviso in blocchi, che l'Europa non ha autonomia, per cui installando i missili americani in Europa rafforziamo l'autonomia politica o anche militare in Europa, si fa esattamente il contrario, rafforziamo semplicemente la logica dei blocchi. Basterebbe fare un minimo di ragionamento sereno, andando al di là degli slogan, per capire quanto sia sbagliata questa strada che è stata imboccata e come si debba invece svoltare per prenderne un'altra.

Sono favorevole alla sospensione perché ritengo che l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Perrin contenga delle posizioni accettabili, forse sarebbero necessarie alcune precisazioni, quindi si può concordare un testo che sia votato dalla maggioranza del Consiglio.

PRESIDENTE: Se il Consiglio è d'accordo, dichiaro la discussione chiusa e metto in votazione la sospensione in modo che poi a ripresa dei lavori si possa arrivare ad una dichiarazione di voto ed ad una votazione.

Il Consiglio all'unanimità approva la sospensione della seduta.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 11,14 alle ore 11,36.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Un accord global n'a pas été possible, mais il y a quand même un accord de la grande partie des forces de ce Conseil, qui prévoit certaines modifications à l'ordre du jour présenté. Dans la partie expositive au troisième point, nous retranchons une partie et donc il resterait uniquement "constatant que cette tension a déjà dégénéré en des actes criminels"; cela pour ne pas faire une longue liste de tous les actes qui ont été commis.

Dans la partie délibérative, nous voudrions ajouter tout de suite après "interprétant la volonté de paix du peuple valdôtain" les mots "réaffirme l'urgence et la nécessité que l'Europe entière, fidèle à ses valeurs de civilisation, exprime une volonté politique autonome pour supérer la logique de la contraposition des blocs".

Ensuite, dans la dernière partie, après "NATO", ajouter "et du Pacte de Varsovie".

Au nom des forces de la majorité, j'exprime après cette modification, notre volonté de voter cet ordre du jour.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Non siamo riusciti a trovare un accordo per votare unanimemente questo ordine del giorno a causa dell'intransigenza del P.C.I. e dei partiti della maggioranza. Noi facciamo una politica autonoma dall'Union Valdôtaine, non siamo in attesa che l'Union Valdôtaine ci rimorchi e questa è la seconda volta che ci troviamo, sempre per l'intransigenza del P.C.I., a non poter votare un ordine del giorno.

Avevamo chiesto che venisse modificata la prima parte, a condizione che si raggiungesse un accordo si era disposti al ritiro, alla non istituzione dei missili Cruise. Questo accordo non è stato trovato, quindi noi ci asteniamo.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.

PASCALE - (P.S.I.): Il Gruppo socialista si asterrà su questo ordine del giorno presentato dal Consigliere Perrin. Avevamo fatto, in sede di riunione dei Capigruppo, una sola richiesta, che non era neanche una modifica all'ordine del giorno, era solo un chiarimento esplicativo del disposto, là dove si parla di invitare il Governo italiano ad operare per ritardare l'installazione dei missili nucleari in attesa. Noi chiedevamo che il termine "in attesa" venisse spiegato, in modo da recepire quella che era la posizione del P.S.I., cioè ritardare l'installazione di questi missili purché a Ginevra venisse manifestata in qualche modo la volontà politica da ambo le parti di arrivare ad un accordo.

Questa piccola spiegazione ripeto non era una modifica - non è stata accettata nè dalle forze di maggioranza nè da parte del P.C.I..

Questo è un fatto che secondo noi deve essere preso in considerazione anche per certe valutazioni politiche che vanno fatte, perché é la seconda volta che vediamo molta disponibilità da parte della maggioranza a recepire emendamenti e proposte che vengono dal P.C.I., nessuna disponibilità nei confronti di quelle che sono le indicazioni del P.S.I., cioè mi sembra che si vada ad una sorta di compromesso strisciante fra la maggioranza ed il P.C.I., e questo dovrà essere evidentemente oggetto di riflessione politica.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.

FOSSON - (D.C.): A me pare che forse non ci siamo capiti sui termini - e d'altra parte la lunga discussione lo dimostra - poiché là dove c'è scritto che il Consiglio regionale invita il Governo italiano ad operare efficacemente per una conclusione favorevole dei negoziati di Ginevra ed a ritardare in attesa dell'installazione dei missili nucleari, non è poi molto differente da quello che pensano ed esprimono i socialisti; se loro ritengono il contrario, padroni di farlo.

A me sembra che questo Consiglio regionale debba esprimere ed inviare a Roma non dei termini precisi, delle date di scadenza o chissà cos'altro, ma una esigenza fondamentale di pace, sarà poi il Governo che farà la politica estera o la politica della difesa, noi esprimiamo un concetto di pace. In questo senso voteremo questo ordine del giorno così come è stato formulato e lo votiamo non essendo, come qualcuno lascia trapelare, al rimorchio di nessuno.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): L'ordine del giorno come viene proposto dopo la discussione avvenuta nel corso della sospensione rispecchia perfettamente, per quello che ci riguarda, le nostre posizioni, quindi non facciamo qui nessuna questione di maggioranza o di minoranza. Ho detto prima che sul problema della pace per noi ciò che conta è avere sentimenti ed obiettivi comuni, non stiamo a fare dei piccoli e meschini calcoli di schieramento addirittura all'interno del Consiglio regionale.

Siccome questo ordine del giorno chiede di ritardare l'installazione dei missili per favorire uno sbocco positivo delle trattative, rispecchia fedelmente quello che è il nostro obiettivo che era già contenuto nella mozione, quindi lo votiamo, non per fare un favore all'Union Valdôtaine o alla maggioranza, ma perché lo troviamo coincidente con le posizioni che avevamo voluto portare in questo Consiglio.

Se il Consigliere Baldassarre o i compagni socialisti ritengono che ci siano accordi sottobanco, dimostrano una visione un po' da corridoio della politica; per noi la politica è soprattutto un rapporto fra le forze su obiettivi, su principi e non sempre su tutte le cose devono valere i ragionamenti di maggioranza o di minoranza.

Sul problema del riparto abbiamo preso delle posizioni perché quelle sono state, sono ancora adesso e penso saranno le posizioni del nostro partito; sulla pace avviene la stessa cosa. Ovviamente ci saranno e ci sono argomenti di carattere amministrativo in cui diciamo "no" in modo fermo e netto, ma su queste cose siamo lieti che la maggioranza, comprese quindi alcune forze che a livello nazionale ci sembra la pensino come il P.S.I., votino un documento che secondo noi rispecchia la posizione del nostro partito.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI - (M.S.I.): Sull'ordine del giorno presentato dall'Union Valdôtaine mi asterrò per quella frase dove si chiede di ritardare l'installazione dei missili. Sono quattro anni che si continua a ritardare l'installazione dei missili da una parte, sono quattro anni che si continua ad aumentare la installazione dall'altra. La realtà - è questa e bisogna prenderne atto. La volontà da parte dell'Occidente di dialogare, di discutere, di arrivare ad una soluzione c'è stata, dall'altra parte - l'ho detto prima e lo ripeto - si fanno orecchie da mercante, quindi è ridicolo inserire quella frasetta per ritardare, poiché se c'è la volontà siamo ancora in tempo oggi a discutere e ad evitare l'installazione. Se manca questa volontà, sono d'accordo che vengano installati i missili.

PRESIDENTE: Ha chiesto dì parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Nella mozione che avevo presentato c'erano tre richieste fondamentali: primo, che non fosse rispettato il termine deciso dalla NATO nel 1979, del dicembre 1983 per l'installazione dei missili e che quindi ci fosse una dilazione di questa installazione in modo che le trattative potessero continuare; secondo, che il Governo italiano fosse invitato ad un'azione di maggiore autonomia rispetto all'atteggiamento finora tenuto; terzo, che ci fosse un impegno preciso su questi temi da parte dei due parlamentari valdostani.

Queste tre richieste sono sostanzialmente contenute nell'ordine del giorno concordato in sede dei Capigruppo, quindi sono favorevole a votarlo e ritiro la mia mozione.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Una brevissima precisazione, anche perché qui non vorrei che si cadesse in alcuni equivoci: la modifica che abbiamo proposto era di carattere formale, ecco perché il Consigliere Pascale ha fatto le considerazioni che giustamente riteneva di dover fare. Chiedere che il termine "in attesa" venisse spiegato anziché sottintenderlo, come è stato dichiarato in sede di riunione dei Capigruppo, a me sembra un tantino pretestuoso; è il non voler accettare un suggerimento, neanche una impostazione di carattere politico, perché in quel caso ci potevano essere delle sfumature ben diverse a seconda dell'ottica con cui si guarda questo problema. Non è la prima volta, ha ragione il Consigliere Mafrica, che il P.C.I. prende delle posizioni che sono coerenti con la sua impostazione politica e con la sua linea di tendenza. La storia del riparto è storia di pochi giorni fa e l'abbiamo presente tutti. Noi siamo altrettanto coscienti di aver detto il nostro parere su un argomento che ci toccava da vicino come quello del riparto, come da vicino ci deve toccare il problema della pace.

E' bene dire però chiaramente in questo consesso che a volte c'è questo stato d'animo che ci pesa un po' addosso e che vogliamo evidenziare: abbiamo avuto l'impressione, che il Gruppo comunista ha negato, di un'apertura del P.C.I. alla maggioranza, se non c'è lo vedremo poi nei fatti, ne prendiamo atto correttamente, come credo che correttamente si deve prendere atto, una volta per tutte, della nostra impostazione politica in questa sede. Abbiamo delle coerenze che intendiamo rispettare quale forza di espressione nazionale, lo facciamo credo con molta chiarezza, ci è parso che atteggiamenti altrettanto coerenti in questa occasione ed in altre non siano stati dimostrati da parte di forze di estrazione nazionale: ognuno anche qui si assuma le proprie responsabilità. Nessuna tragedia, anche se dispiace e lo diciamo con estremo rammarico, non poter votare un ordine del giorno di questo tipo, per cui la nostra adesione va vista anche sotto questa ottica, che ho cercato di spiegare ai Consiglieri.

PRESIDENTE: Metto in approvazione il testo dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Perrin, così modificato, e comunico al Consiglio che le due mozioni sono state ritirate, pertanto non verranno messe in discussione.

ORDRE DU JOUR

AYANT PRIS acte des propositions avancées par les Etats-Unis et par l'URSS à l'égard de l'installation des fusées nucléaires Pershing et Cruise en Europe occidentale et SS-20 en Europe orientale; PREOCCUPE' pour l'augmentation de la tension entre les deux grandes puissances mondiales causée surtout par les problèmes des armements;

CONSTATANT qu'un vaste mouvement populaire pour la paix réclame non seulement la réduction des armes nucléaires mais un désarmement complet;

SOULIGNANT que l'Europe ne doit pas se prêter à devenir le théâtre d'une guerre nucléaire et que, par contre, elle devrait adopter une politique qui fasse d'elle un élément de paix et de stabilité;

RAPPELANT que le Conseil régional valdôtain dans la séance du 24 février 1983 a déclaré la Vallée d'Aoste "zone libre des armes nucléaires" et a souhaité que les pourparlers pour le désarmement nucléaire puissent aboutir par un succès;

ATTENDU que les négociations de Genève pour le désarmement ont repris;

LE CONSEIL RÉGIONALE DE LA VALLÉE D'AOSTE

interprétant la volonté de paix du peuple valdôtain

INVITE

le gouvernement italien à oeuvrer efficacement pour un aboutissement favorable de ces négociations et à retarder, en attendant, l'installation des fusées nucléaires NATO sur le territoire italien;

DEMANDE

aux parlementaires valdôtains de soutenir toutes les initiatives qui peuvent conduire à une politique de coexistence pacifique et de détente;

REAFFIRME

l'urgence et la nécessité que l'Europe entière, fidèle à ses idéaux et à ses valeurs de civilisation, exprime une volonté autonome pour supérer la logique de la contraposition des blocs;

DELIBERE

d'envoyer une copie de cette motion au Président du Conseil des Ministres, aux chefs de groupe de la Chambre et du Sénat, aux parlementaires valdôtains, aux ambassadeurs des états membres de la NATO et du Pacte de Varsovie et aux principaux organes d'information italiens et valdôtains.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 23

Votanti: 18

Astenuti: 5 (Aloisi, Baldassarre, Breuvé, Pascale, Torrione)

Favorevoli: 18

Il Consiglio approva