Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 69 du 5 octobre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 69/VIII - DIBATTITO SULLA PROPOSTA GOVERNATIVA DI RIDUZIONE DELLA QUOTA DI RIPARTO FISCALE SPETTANTE ALLA VALLE D'AOSTA.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Credo sia doveroso osservare in merito alla notizia che è arrivata nei giorni scorsi di un taglio di 2/10 alla quota di riparto fiscale, che a storia della Valle d'Aosta in questi anni tende a ripetersi. Si registra ormai per la quarta volta, nel giro di due anni, il tentativo di ridurre le quote di riparto fiscale. La prima volta è successo nella primavera del 1981, dopo che il governo aveva concordato con il Consiglio regionale una quota di riparto pari a 9/10; lo stesso governo, con un colpo di mano, presentò un disegno di legge, il 1493, con cui le quote di riparto venivano decurtate a 7/10. Si trattò allora di una decisione molto "facilona", nel senso che non si era tenuto conto, in questo primo testo del fatto che per esempio lo Statuto della Valle d'Aosta prevede almeno per una voce - i canoni per le concessioni idroelettriche - la quota di 9/10, quindi riducendo tutte le quote a 7/10 si andava contro un disposto costituzionale. In quell'occasione la Giunta e la maggioranza ebbero un atteggiamento rinunciatario; il nostro gruppo ed altri della minoranza chiesero che il Parlamento ripristinasse i 9/10. Seguì un'iniziativa del P.C.I. in Parlamento, cui poi si associarono tutte le altre forze, che consentì di riportare a 9/10 il riparto fiscale. La seconda volta in cui ci fu un tentativo di mettere in discussione il riparto fiscale fu il 26 novembre del 1981; ricordate tutti quando, come una bomba, in questo Consiglio è giunta la notizia che il Presidente Pertini non aveva approvato il riparto fiscale della Valle d'Aosta, ritenendolo uno strumento che privilegiava una Regione rispetto alle altre. Il giorno dopo ci fu da parte del Presidente Pertini una smentita e si disse che quel comunicato era venuto da parte dei funzionari. Tuttavia ancora era nell'aria questa volontà di colpire la Valle d'Aosta perchè nel novembre scorso, al momento dell'approvazione del bilancio 1983, il Presidente della Giunta ci parlò di una lettera del Ministro del Tesoro Andreatta che intendeva ridurre per il 1983, con la legge finanziaria, a 7/10 le quote del riparto fiscale della Valle d'Aosta. Siamo adesso al quarto tentativo; il bersaglio è ancora una volta il riparto fiscale della Valle d'Aosta. Credo che si debba dire che questa volta il tentativo è più pericoloso ed ha più possibilità di riuscire, perchè è stato preparato con cura. Nell'art. 14 della legge finanziaria, mentre per altre questioni si dice che questi provvedimenti valgono per il 1984, per ciò che riguarda la Valle d'Aosta si dice: "a decorrere dal 10 gennaio 1984", il che significa esserci nel disposto dell'art. 14 della legge finanziaria la volontà precisa di fare un taglio non per un solo anno, in una situazione difficile, contingente, in cui tutti devono fare dei sacrifici, ma definitivo. Pur nella brevità dell'art. 14, si ha cura di portare a 7/10 tutte le voci, tranne quella dei canoni idroelettrici, per non correre il rischio che ci sia un ricorso alla Corte Costituzionale, perchè la legge tocca lo statuto. C'è quindi la volontà precisa di raggiungere un obiettivo. C'è anche il fatto, non trascurabile, che questa volta la manovra contro la Regione Valle d'Aosta è inserita in un quadro più generale, per cui ovviamente le pressioni che potranno essere fatte dalla nostra Regione saranno meno significative in un contesto che tocca tanti ceti, tante categorie, tante popolazioni. Credo che comunque questo Consiglio regionale si debba esprimere in modo chiaro. Per ciò che ci riguarda, abbiamo già detto in un comunicato del nostro direttivo che non condividiamo il metodo e neppure la sostanza di questa operazione. Non condividiamo il metodo perchè qui con una legge calderone, con un articolo di poche righe, si è andati a toccare una legge, la 690, che invece è fondamentale per l'autonomia valdostana; è la legge che rappresenta il fondamento stesso dell'autonomia finanziaria e quindi della possibilità concreta dell'autogoverno in Valle d'Aosta. Certamente è sempre possibile ridiscutere tutto, anche la legge 690, ma non credo che il metodo migliore sia quello seguito oggi di inserire, con molta disinvoltura, in una legge quadro generale come la legge finanziaria questo articolo che riguarda la Valle d'Aosta. E' stata anche un po' burrascosa a chiamata a Roma del Presidente della Giunta, che da un punto di vista del metodo è criticabile, come è criticabile il Presidente della Giunta quando usa metodi analoghi nei confronti di altre Associazioni o Enti che gli chiedono un incontro in Valle d'Aosta. Ma il Presidente della Regione è stato informato all'ultimo momento ed il tempo dedicato dal Consiglio dei Ministri a questa cosa è stato limitato. La critica che inoltre facciamo è soprattutto di sostanza. Ci teniamo a dire che diamo un giudizio molto negativo su come la Giunta regionale spende i propri quattrini. Abbiamo detto, e lo ripeteremo ancora in altre occasioni, che secondo noi c'è una incapacità di spesa: nel 1982 non sono stati impegnati quindi ci sono 68 miliardi disponibili; nel 1982 i mandati di pagamento sono saliti da 43 mila a 52 mila, fra cui 13.000 - il 25% - sono inferiori alle £ 100.000. Un quarto delle operazioni che impegnano l'apparato burocratico dell'Amministrazione regionale - dietro ogni mandato, c'è un lavoro degli uffici, c'è una pratica, una delibera - è rivolto all'emissione di mandati di importo inferiore a £ 100.000. Nel 1981 avevamo già denunciato come grave la cosa e la percentuale di mandati era del 21%; nel 1982 tale percentuale è salita al 25%!

Dobbiamo anche dire che bisognerebbe esaminare con più attenzione il modo di spendere della Giunta regionale perchè, per esempio, prendendo in esame il bilancio del 1983 si vede che la Regione spende direttamente solo il 51% e delle proprie risorse il restante 49% lo trasferisce. Di questo 49%, una somma pari al 13%, cioè 59 miliardi, li trasferisce direttamente a privati, non ad associazioni, enti pubblici o istituzioni. Quindi ci sarebbero molte considerazioni da fare sui meccanismi di spesa della Giunta regionale; ma pur sottolineando questi aspetti, dobbiamo distinguere fra i metodi utilizzati dalla Giunta regionale oggi e quelle che sono le necessità della popolazione valdostana. La crisi economica della Valle d'Aosta è grave, i lavoratori oggi presenti qui ne hanno dato una testimonianza efficace ed indiscutibile: anche se questi soldi fino ad oggi sono stati spesi non nel modo migliore, credo comunque che per gli investimenti che bisognerà fare siano necessarie alla nostra Regione delle risorse.

Diceva stamani il Consigliere Millet, ricordando una ricerca del Sindacato, che nell'arco di due anni gli occupati nell'industria effettiva, lasciando da parte le costruzioni e considerando proprio le aziende metalmeccaniche, del legno, alimentari ecc., sono calati da 8050 addetti a 6026: si sono persi 2024 posti di lavoro in due anni, il 25% dal 1981 ad oggi. Ci sono, al di là di questi posti già persi, 1248 posti in pericolo alla Cogne ed anche quelli dell'Ilssa-Viola. Ci sono ancora dei posti in pericolo in altre piccole aziende. Fare investimenti in Valle d'Aosta, una area periferica rispetto all'area economica industriale italiana, richiede delle risorse a disposizione superiori a quelle necessarie in altre zone del paese. Quindi, tagliare questi 2/10 di riparto significa togliere ala popolazione valdostana la possibilità di vedere risolti dei problemi concreti. Non crediamo d'altronde che la Valle d'Aosta possa essere chiamata a pagare due volte, questo è stato sottolineato anche da altri. I cittadini valdostani subiscono, come tutti gli altri cittadini italiani, i tagli sulle pensioni, sulla sanità. La Regione valle d'Aosta, in quanto istituzione, si vede effettuare i tagli per esempio sul fondo sanitario, sui trasporti e su altre voci. Il ricorso ad un taglio speciale come quello sul riparto non ci sembra giustificato. Ci sembra anzi che a pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Craxi, di particolare attenzione alle realtà autonomistiche, a pochi giorni di distanza dal voto dei parlamentari valdostani a favore del Governo, perchè si era dimostrata questa sensibilità ai problemi delle autonomie locali, sia venuta un'azione che sconfessa in parte queste dichiarazioni.

Chiediamo ai Parlamentari valdostani di prendere tutte le iniziative necessarie in Parlamento, chiediamo alla Giunta regionale di fare altrettanto, sottolineiamo che nella Giunta regionale sono presenti forze che hanno i loro Ministri in questo Governo, pensiamo che si debba chiedere al Governo di tornare sui suoi passi, si debba chiedere al Parlamento di non approvare questo articolo della legge finanziaria.

Noi, come partito, siamo contrari a questa legge finanziaria, perchè ci sembra che nonostante determinate e roboanti affermazioni di tagli necessari, di criteri di equità, non si sia seguito un tipo di politica fondata sull'equità. Ancora una volta prevalentemente sono stati colpiti i lavoratori a reddito fisso, i pensionati: non mi risulta che ci siano articoli di questa legge che colpiscono altre categorie. Ci sembra quindi che questa legge finanziaria vada rivista: all'interno di questa revisione, si deve tenere conto anche della necessità di ripristinare quella che è la quota di riparto una volta decisa dal Parlamento per la Valle d'Aosta. Faremo la nostra parte, siamo quindi favorevoli a votare l'ordine del giorno che c'è stato proposto; dobbiamo dire che vogliamo anche verificare un po' più in profondità la serietà della volontà politica della maggioranza di fare questa battaglia in difesa dell'autonomia valdostana. La nostra fiducia nella decisione della Giunta nel condurre questa battaglia è anche messa in discussione dal fatto che oggi vediamo presenti due Assessori e non sappiamo dove siano gli altri, dove sia il Presidente della Giunta. Non ci sembra che a questo problema del riparto si dedichi forse tutta l'attenzione dovuta.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.

PASCALE - (P.S.I.): L'unica cosa che condivido del discorso pronunciato dal Consigliere Mafrica è l'ultima frase riguardo al rammarico per l'assenza del Presidente della Giunta. Io credo, se vogliamo fare un dibattito produttivo su questo provvedimento governativo, che esso vada innanzitutto sfrondato da ogni strumentalizzazione politica per cercare di etichettare questo provvedimento come volontà di questo o di quel partito nazionale. La proposta, come tutti sanno, è venuta dal Ministro del Tesoro Goria, che è un democristiano, ma non per questo noi riteniamo che si possa o si debba accusare la D.C. nazionale o locale di voler assumere un atteggiamento punitivo nei confronti della Valle d'Aosta: siamo in presenza di un provvedimento del Governo che è un organismo collegiale e che non può essere identificato con questo o quel partito.

E' una strumentalizzazione anche parlare di violazione dello statuto della Valle d'Aosta e quindi di possibile ricorso alla Corte Costituzionale, perchè sappiamo tutti che non esiste nessuna norma dello Statuto che prevede un riparto complessivo di 9/10; l'art. 12 dello Statuto parla di una quota di tributi erariali da concordare fra Stato e Regione e fa solo riferimento ai canoni idroelettrici per i 9/10. E' vero che l'ordinamento finanziario del 1971 aveva già assegnato alla Regione i 9/10, ma è anche vero che questo non può costituire un diritto acquisito, avente una valenza costituzionale, perchè va collegato alla situazione di quell'epoca e soprattutto va collegato al tipo di cespite che faceva parte di quel riparto.

E mi pare che sia una strumentalizzazione, forse la peggiore, quella di ridurre l'autonomia ad una semplice monetizzazione, fatta di qualche decimo in più o in meno; l'autonomia è soprattutto espressione culturale e non bisogna mai confondere uno strumento, sia pure importante come quello finanziario, con l'essenza, lo spirito, la finalità di una cultura.

Fatte queste precisazioni, mi pare che questo provvedimento ci riporti indietro precisamente di due anni, ad una dibattito che abbiamo già fatto fra tutte le forze politiche, per quanto ci riguarda noi socialisti non cambiamo una virgola di quello che abbiamo sostenuto allora. Dicemmo allora che si trattava, rispetto alla proposta che aveva presentato il Governo con l'assegnazione dei 7/10, di un riparto equo e soddisfacente: equo, perchè se da un lato sembrava punire la Valle d'Aosta in quanto assegnava solo i 7/10 anzichè i 9/10 del reddito effettivamente prodotto in Valle, dall'altra la premiava in quanto includeva in questo riparto un gettito doganale che, per essere frutto di un'economia di transito, difficilmente potrebbe essere considerato sotto il profilo giuridico-costituzionale un diritto statutario. E vorrei ricordare che la primitiva ipotesi, oggetto di stesura al Ministero delle Finanze da parte del Ministro Reviglio, prevedeva l'assegnazione di 9/10 per quello che riguardava il reddito effettivamente prodotto in Valle e di 5/10 per quello che riguardava il gettito doganale. Se fosse passata questa proposta, sicuramente le entrate regionali sarebbero state minori, ma nessuno avrebbe potuto contestare questo riparto, nè qui nè a Roma. Si preferì invece, d'accordo anche con la Regione, e per ragioni di facilità contabile, trovare una mediazione che fu quella dei 7/10. Una soluzione che fu ritenuta soddisfacente dall'allora Giunta regionale, che è poi l'attuale, e da tutti i partiti della maggioranza, compreso il P.S.I. ed escluso il P.C.I..

Fu proprio il P.C.I.,. che non perde mai occasione per cercare di dimostrare di essere il primo della casse, che portò poi una sua proposta in Parlamento e con un gioco a scavalco fece approvare dal Parlamento il solito compromesso pasticcione. La soluzione pasticciona era questa: 7/10 per i primi due anni, perchè a situazione del paese richiedeva dei sacrifici, 9/10 dal 1983 perchè gli ottimisti prevedevano una situazione politica - economica di sviluppo del paese. Fra l'altro vorrei sottolineare che era una decisione superflua perchè nessuno, tantomeno il P.S.I., aveva sostenuto nel 1981 o sostiene adesso che i 7/10 debbano considerarsi un dato definitivo da valere per sempre. Era un dato collegato con una determinata situazione del paese, è un dato che può mutare in presenza di situazioni diverse, in presenza di una situazione di pieno sviluppo. Ma allora, se le considerazioni che furono ritenute valide due anni fa, approvate anche dal Parlamento in una situazione economica particolare del paese, a maggior ragione queste considerazioni dovrebbero essere ritenute valide oggi, perchè ritengo che la situazione del paese non sia cambiata se non in peggio. Non sto qui ad elencarvi i dati fallimentari della nostra economia: chi non vuole intendere questi dati, chi vuole continuare a giocare allo sfascio, a mio avviso o è un irresponsabile o vuol fare solo della demagogia; oppure è un ipocrita che grida da Aosta e magari poi veste la pelle di agnellino a Roma, oppure, al di là delle dichiarazioni di facciata, non crede in quel che va predicando. Noi ci crediamo e siamo coerenti ad Aosta come a Roma e diciamo subito che se si vuole oggi, in questo Consiglio, porre il Governo sul banco degli imputati perchè così è più facile per tutti, su queste posizioni che sono posizioni strumentali e demagogiche, non ci sarà l'assenso del P.S.I., e non perchè siamo meno autonomisti degli altri - perchè lo spirito autonomistico fa parte della nostra essenza di socialisti e non sentiamo affatto il bisogno di dimostrarlo attraverso una quantificazione monetaria -e nemmeno perchè come partito ci identifichiamo completamente nella manovra economica che il Governo ha adottato - anzi su di essa abbiamo le nostre riserve e le nostre perplessità - ma perchè siamo consapevoli che dopo anni di rinvii, di non scelte, di non governo, siamo giunti al limite della rottura di tutto il sistema produttivo socio-economico italiano e che se non si avvia subito una azione di risanamento con sacrifici da parte di tutti, le conseguenze saranno peggiori e lo saranno per tutti, anche per la Valle d'Aosta, e potrebbero essere non solo di tipo economico ma anche di tipo politico, istituzionale, con pericoli questa volta sì per l'autonomia, per la vera autonomia, perchè la storia ci insegna che è nella situazione di sfascio che crescono le tentazioni autoritarie ed involutive.

Quindi è in questo contesto che va inquadrato il provvedimento governativo che riduce il riparto di 2/10 ed è in questo contesto che questo provvedimento, a nostro avviso, ha una sua validità politica e morale, anche se sono errate le altre valutazioni che sono state addotte a giustificazione di questo provvedimento. Non è possibile parlare di equiparazione della Valle d'Aosta alle altre Regioni, perchè anche sul piano finanziario la Valle d'Aosta ha una sua specificità, in quanto ha nel suo bilancio spese che sono di competenza dello Stato, che altre Regioni non hanno, come quella del personale scolastico. Evidentemente questo è frutto di una disinformazione che esiste in tutti gli ambienti governativi: sta al Governo regionale o a chi tiene i contatiti con il Governo centrale spiegare queste cose ed anzi porle sul tavolo della discussione come uno dei primi punti di una trattativa da aprire con il Governo centrale. L'altro punto è quello di far presente che se è vero che la situazione del paese è peggiorata, è anche vero che è peggiorata la situazione economica della Valle d'Aosta, con un settore industriale che è in via di smantellamento, quindi con una necessità di investimenti produttivi che rilancino l'occupazione; la nostra proposta è questa: senza irrigidirsi su questioni di principio che non sarebbero capite e quindi risulterebbero improduttive in questo momento, chiediamo che il Governo regionale apra una trattativa con il Governo centrale perchè questo è il momento più favorevole e ponga sul tavolo della trattativa, da un atto quelli che sono i problemi prioritari della Regione Valle d'Aosta, dall'altro quelle che sono le proposte operative concrete per investimenti produttivi che si vogliono fare in Valle d'Aosta per poter accedere a quel fondo nazionale di investimenti per il quale mi sembra che il Governo abbia già dato la sua disponibilità, ma senza garanzie certe.

E' per questi motivi che non possiamo votare l'ordine del giorno proposto dalla maggioranza; lo possiamo votare se questo può essere emendato nel senso di accogliere le nostre richieste.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Prima di affrontare il problema posto dall'art. 14 del disegno di legge sulla finanziaria, vorrei fare una premessa di carattere generale su questo disegno di legge, perchè se è vero che l'articolo del disegno di legge che ci tocca più direttamente è il 14 - ci tocca direttamente in quanto Regione Valle d'Aosta - l'intero disegno di legge ci tocca in quanto cittadini, in quanto lavoratori, amministratori, in quanto appartenenti ad una U.S.L., in quanto appartenenti ad un Comune.

Quindi se è giusto in questa sede riservare un'attenzione particolare all'art. 14 del disegno di legge, è però anche doveroso esprimere un giudizio complessivo sulla manovra economica di insieme prefigurata dal disegno di legge per a finanziaria 1984. Una manovra su cui noi diamo un giudizio nettamente negativo per alcuni motivi molto semplici, che sinteticamente elenco: perchè, ad esempio, questa manovra opera dei drastici tagli sulle pensioni e sulla spesa sanitaria in modo indiscriminato; perchè ancora una volta sottrae risorse che dovevano essere destinate ai Comuni e rimanda ad un futuro non definito il ripristino della autonomia impositiva dei Comuni; perchè nella manovra delle entrate, nel cercare di tamponare il disavanzo dello Stato, si introduce questo sconcertante condono dell'abusivismo edilizio che è veramente un gesto che non può one essere criticato per tutte le conseguenze che potrà comportare.

Infine, è una manovra inaccettabile perchè ancora una volta si rinuncia a colpire adeguatamente l'evasione fiscale, si rinuncia ad andare ad attingere là dove si sono formate le grandi rendite.

Quindi noi diamo un giudizio nettamente negativo sulla manovra economica delineata dal Governo attraverso questo disegno di legge e crediamo che su questo debba esprimersi anche il Consiglio.

Che giudizio dare, all'interno di questo ampio disegno di legge, dell'art. 14 che riguarda direttamente la Regione Valle d'Aosta? A questo proposito facciamo una netta distinzione tra il metodo con cui è inserito tale articolo ed il merito della riduzione di 2/10.

Per quanto riguarda il metodo, riteniamo che il modo in cui ha agito il Governo sia grave, inaccettabile e profondamente lesivo dell'autonomia valdostana. La legge del 1981 era stata il frutto di una lunga trattativa, era stata concordata fra Regione e Stato, al di là del merito della legge su cui avevo e mantengo una serie di obiezioni, era stata - come del resto prevede lo Statuto - elaborata attraverso una contrattazione, mentre invece questo non è accaduto con questa legge finanziaria che si configura oggettivamente come un colpo di mano.

Aveva ragione il Consigliere Perrin stamani quando diceva che proseguendo di questo passo, ogni anno, ogni legge finanziaria, potremmo trovarci decurtati di 1/10, 2/10, 3/10, ecc., cioè si crea una situazione di estrema incertezza. Questa situazione di incertezza per quanto riguarda le entrate viene poi ad ostacolare quello che è il compito programmatorio della Regione (a parte il fatto che la Giunta regionale della Valle d'Aosta non fa programmazione, ma se volesse farla, è chiaro che dovrebbe contare su entrate certe e non solo per un anno, ma per un arco di tempo ben definito), quindi è necessario che non possa essere manomesso attraverso una legge finanziaria.

Né vale, a nostro avviso, il discorso, che mi pare sia stato fatto da alcuni rappresentanti del Governo, che la Regione non riesce a spendere adeguatamente i suoi soldi: questo riguarda la nostra capacità di spesa, è un dibattito che dobbiamo fare all'interno del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, non può essere motivo per il Governo di sottrarre altre risorse alla Valle d'Aosta. Per quanto riguarda il metodo, ribadiamo il nostro giudizio estremamente negativo, anche con un ordine del giorno che presenterò successivamente; crediamo che sia necessario aprire una battaglia da parte di tutte le forze politiche perchè la quota di tributo erariale che spetta alla Valle d'Aosta sia inserita all'interno dello Statuto, in modo che questa non sia più modificabile attraverso una legge ordinaria.

Si parla tanto di revisione dello Statuto; uno dei punti fondamentali -è un discorso questo che poi si potrà fare parlando del programma di legislatura - dovrà essere quello di inserire all'interno dello Statuto la quota di tributo erariale che spetta alla Valle d'Aosta per impedire che una qualsiasi legge finanziaria elimini una parte delle nostre entrate.

Per quanto riguarda il merito della riduzione da 9/10 a 7/10, il nostro giudizio è completamente diverso: l'aveva- mo già detto anche rispetto alla legge del novembre 1981. Riteniamo che non fosse giusto dare alla Valle d'Aosta i 9/10 delle entrate di tutti i tributi erariali riscossi in Valle d'Aosta, ed io credo che un qualsiasi Consigliere di questa Assemblea che voglia affrontare con sincerità questo problema, che voglia fare dei calcoli onesti, non potrà che giungere a questa conclusione: che con quel tipo di legge del novembre 1981 la Regione Valle d'Aosta veniva ad avere non i 9/10 degli introiti dello Stato, ma i 12/10, i 13/10 di quello che lo Stato incassa in Valle d'Aosta. Questo dato è facilmente dimostrabile; a legge sul riparto fiscale del novembre 1981 prevedeva che su quasi tutti i tributi erariali - ce ne sono alcuni che sono rimasti esclusi - a Valle d'Aosta veniva ad avere i 9/10, però oltre a questi la Valle d'Aosta ha tutte le entrate che le derivano da leggi settoriali dello Stato, sui trasporti, sui consultori, ecc.; non è che lo Stato sospenda queste erogazioni perchè abbiamo i 9/10 del riparto, ma continua a pagare al di fuori dei 9/10 e questo fa sì che a Valle d'Aosta abbia i 12/10, i 13/10 rispetto a quel che versa lo Stato. Questa non è una condizione di autonomia finanziaria: la legge del novembre 1981 configurava una situazione di privilegio della Valle d'Aosta, ed in proposito condivido, anche se non appartengo a quel partito ed anzi critico il comportamento del P.S.I., l'opinione dell'On. Amato quando ha parlato di privilegio, ritengo che abbia usato il termine giusto. Il Consigliere Pascale ha accennato ad un altro fatto anomalo di questa legge del novembre 1981, per cui a Valle d'Aosta veniva e continua ad avere i 9/10 delle entrate sull'I.V.A. di importazione, su merci che casualmente transitano attraverso la Valle d'Aosta ma che sono dirette in qualsiasi parte d'Italia. Non si tratta di pochi miliardi, ma di 150-170 miliardi che non sono frutto del lavoro valdostano, e che ritornano per i 9/10 nelle casse della Regione in modo che è altamente discutibile. Era giusto proporre una quota di quelle entrate perchè abbiamo un danno dal passaggio dei TIR ed abbiamo dei costi sociali, ma non i 9/10 perchè è un'entrata ingiustificata. Noi abbiamo raccolto dei dati e li abbiamo pubblicati su un libro, edito prima della campagna elettorale, in cui abbiamo fatto un'analisi di quella che è a situazione del bilancio regionale; abbiamo fatto un confronto per quanto riguarda i bilanci di previsione del 1982 fra Regione Valle d'Aosta e le altre Regioni del Nord Italia e lo Stato italiano. Risulta da questo confronto che la Regione Valle d'Aosta aveva entrate previste nel 1982 - il consuntivo diventerebbe troppo complicato farlo, ma non è cambiato molto - di ca. 4 milioni per abitante, cioè il doppio di quelle previste dai bilanci di previsione di altre Regioni - badate bene - a statuto speciale del Nord Italia: Friuli, Trentino Alto Adige. Erano entrate da 4 a 6 volte superiori rispetto alle entrate di Regioni ordinarie del Nord Italia: Piemonte, Lombardia, Veneto. Non solo, ma c'era questo dato stupefacente, che le entrate della Regione Valle d'Aosta, in proporzione agli abitanti, erano superiori alle entrate dello stesso Stato italiano, per cui se lo Stato italiano nel 1982 prevedeva di incassare 2,5 milioni per ogni abitante e prevedeva di dare alla Valle d'Aosta una quota consistente di questi tre milioni 799 mila, di fatto veniva a dare alla Valle d'Aosta più di quanto riceveva mediamente dagli abitanti. Ultimo dato: i 9/10 che a Valle d'Aosta introita sono imposti e riscossi dallo Stato, quindi la Valle d'Aosta non ha nessuna spesa per la riscossione perchè tutto il personale è pagato dallo Stato, non solo, ma non ha nessun problema politico, di impopolarità, derivante dall'imposizione fiscale; poiché raccoglie semplicemente quanto arriva dalle imposte one lo Stato pone e aumenta, pertanto non possiamo negare che la Valle d'Aosta si trovi in una situazione di privilegio, tanto è vero che la Regione, pur avendo competenza in materia fiscale perchè ci sono due articoli dello Statuto che le danno potestà impositiva e di controllo sull'evasione fiscale, non ha mai voluto nè vuole oggi usare questi articoli, perchè vorrebbe dire andare a controllare i cittadini, fare una certa politica che procura una certa impopolarità.

Se questo è il quadro della situazione, in questi due, tre anni che sono passati dall'approvazione della legge - non dico queste cose per la prima volta, le abbiamo dette in diverse sedi - non ho mai trovato una risposta convincente. Se qualcuno mi avesse detto che quel che dicevo era sbagliato, ne avrei preso atto. Alla luce di queste considerazioni, se non vengono modificate, è chiaro che la situazione di 9/10 era di particolare privilegio e del resto anche il Parlamento se ne era reso conto, tant'è vero che per farla passare si è dovuto prevedere il regime transitorio di due anni con i 7/10. E' stata una situazione di mediazione, è stato un pasticcio attraverso il quale si è fatto passare questo disegno di legge. E quelli che il Consigliere Mafrica definiva gli attacchi alla legge, alla autonomia che ci sono stati con Reviglio, il Presidente Pertini, la lettera di Andreatta e quest'ultima legge finanziaria, può darsi che siano degli attacchi ad una certa situazione che si era determinata, ma il fatto stesso che questi tentativi si ripetano sta ad indicare non una malvagità particolare, immotivata da parte dello Stato nei confronti della Valle d'Aosta, ma la constatazione che è debole la legge in sè, che non sta in piedi con i 9/10 così concepiti. Per questo continuamente viene fuori il problema e continuerà a venire fuori se manterremo questo sistema. Per cui, se diamo un giudizio profondamente negativo sul metodo, diciamo anche che questi 9/10 non stanno in piedi se non si vuole avere una situazione di privilegio. Se si vuole una situazione equa, certamente i 7/10, oppure i 9/10 sul resto ed i 5/10 sull'I.V.A. di importazione, rappresentano una soluzione molto più equilibrata.

Un'ultima osservazione riguarda il modo con cui in Valle d'Aosta si da informazione su questi problemi. Leggendo i giornali di questi giorni ci si accorge che sono state dette le cose più assurde su questa disposizione della legge finanziaria. E' stato detto che si decurtava il bilancio della Regione del 1983, quando l'articolo parte dal 1984. Ci sono state tante cose errate, persino il Presidente della Giunta - e questo mi stupisce - stamani nel suo intervento ha detto delle cose inesatte, affermando che la legge finanziaria riduce da 9/10 a 7/10 tutte le imposte previste dalla legge del novembre 1981. Questo non è vero, perchè, come ha detto il Consigliere Mafrica prima, su una voce il Consiglio dei Ministri ha avuto cura di mantenere i 9/10, perchè previsto dallo Statuto. Ritengo che dobbiamo contrattare in modo che venga stabilita una ripartizione più equa fra Stato e Regione e che questa ripartizione venga inserita all'interno dello Statuto, in modo che non sia più facilmente modificabile.

Sulla base di queste considerazioni, ritengo che l'ordine del giorno presentato dalle forze di maggioranza sia inadeguato, sia perchè limita il discorso all'art. 14 e non fa nessun cenno al problema più complessivo della legge finanziaria, sia perchè contiene delle affermazioni che a mio avviso non stanno in piedi. Quindi propongo un diverso ordine del giorno all'attenzione del Consiglio.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.

TAMONE - (U.V.): Oggi non ero preparato, ma quando parla il Consigliere Riccarand sono sempre stupefatto e poi non parliamo di quello che ha detto il Consigliere Pascale, che conosco meno, ma che mi fa drizzare i capelli sulla testa, perchè lui purtroppo in Italia conta più del Consigliere Riccarand.

Intanto cominciamo a dire che se a questo punto il Consigliere Riccarand la mette così, noi nello Stato italiano non ci vogliamo più stare.

Evidentemente il discorso è di questo tipo, è un discorso di principio che va alle radici della nostra autonomia; noi qui non abbiamo voluto starci, ci hanno obbligati a rimanere senza neanche chiederci un parere, che noi volevamo dare nel 1945. E' da questi presupposti che parte il nostro discorso perchè se dimentichiamo tali presupposti, tutto cade. E' questo il discorso politico sostanziale, poi, se vogliamo anche entrare nel merito amministrativo, ricordo quello che diceva Luigi Einaudi quando, nel 1948, si è votato lo Statuto della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

Lo ripeto, sono poche righe ma molto chiare, che spiegano perchè noi continuiamo a ribadire, anche da un punto di vista di giustizia e di equità, al di la del fatto politico più vasto che riguarda la nostra autonomia, che i 9/10 sono giusti per la Valle d'Aosta, il perchè lo diceva allora un signore che era molto qualificato a farlo, non amante delle autonomie ma sicuramente statista valido, che aveva presente il problema di una popolazione che conosceva benissimo in quanto veniva sovente in Valle d'Aosta e della Valle d'Aosta aveva una concezione molto più precisa di altri valdostani. Luigi Einaudi diceva che, data la piccolezza del territorio, visti i bisogni della Valle, lo stato le doveva assegnare anche i 9/10 di tutte le sue entrate erariali, dando anche di più di quello che ha dato alle altre Regioni. Questo non l'no detto io: questo era il frutto del dibattito ala Costituente quando si è discusso lo statuto della nostra Regione. Lo Stato italiano questo lo aveva gia fatto nel 1971 accordandoci i 9/10 dopo una trattativa che era stata serrata e lunga, ma che aveva dato questi risultati; una trattativa alla quale avevano partecipato tutti i partiti italiani, in particolare la Democrazia Cristiana, che l'aveva iniziata a suo tempo con il compianto avv.to Bionaz; in seguito l'avv.to Dujany, a nome della maggioranza che c'era in quel momento, aveva concluso questo discorso. Quindi i 9/10 erano gia stati accettati nel 1971 e non si vede perchè nel 1983 devono essere rifiutati.

Per quanto riguarda a questione delle competenze, ripeto che la Valle d'Aosta ha competenze diverse da quelle di altre Regioni a Statuto Speciale, e da una ricerca fatta dagli uffici della Regione, ce ne sono per cinque pagine di queste competenze, e possiamo anche leggerle. Non c'è solo la scuola, non ci sono solo i servizi forestali, ci sono per esempio le strade e la viabilità, che non sono competenze di nessun altra Regione che costano una barca di soldi alla Valle d'Aosta; ci sono i compiti della Prefettura, che svolgiamo tutti e che costano parecchio alla Comunità valdostana. Per cui i 9/10 ce li hanno dati perchè da calcoli fatti, anche da un punto di vista di giustizia amministrativa, lo stato italiano nel 1971 ha riconosciuto che alla Valle d'Aosta questo riparto è necessario per adempiere alle funzioni che ha. Poi non bisogna dimenticare che quando è stata votata la legge 690, è stata fatta solo la modifica per quel che riguarda i 7/10, lasciando fuori l'energia idroelettrica; però non si sono ricordati di eliminare, per esempio, gli artt. 17,18 o 19 della legge 690 che prevedono che anche con passaggi di competenza di altro genere alla Regione non ci saranno più altri finanziamenti, che con i 9/10 dovrà fare tutte quelle cose che le sono state delegate nel 1978 e quelle che le verranno delegate in avvenire.

E' stato affermato da qualcuno del P.S.I. che noi siamo dei privilegiati: parlo dell'On. Amato, che ha detto, in risposta a questa domanda: "Resta la contemporaneità di una manovra che colpisce due volte i valdostani, come italiani, come tutti, e poi in termini particolari come Regione Valle d'Aosta o lei dice che invece con questa manovra il Governo ha voluto togliere un privilegio?". - "Ma insomma, ecco, in qualche modo io dico con franchezza che anche se lei ha detto in modo brutale entrambe le cose, rimanendo nella brutalità della sua alternativa mi pare più corretta la seconda della prima". La seconda è quella di togliere un privilegio.

Adesso voi siete più sensibili dell'On. Amato, voi qui ci vivete, capite meglio i problemi, però che un Sottosegretario di Stato non abbia la memoria storica di ricordarsi certi discorsi che sono stati fatti dalla Costituente, e venga qui a predicare... INTERRUZIONE...

Non so se il Ministro del Tesoro se n'è ricordato, ma ritengo che quando si è alla guida di un Governo si hanno anche responsabilità maggiori di quelle degli altri. Sono convinto che se l'On. Craxi avesse detto alla riunione del Consiglio dei Ministri che la modifica dell'On. Goria non sarebbe stata accettata, certamente non se ne sarebbe parlato per più di trenta secondi. Di questo sono certo, come sono certo che particolari posizioni danno anche possibilità di agire maggiori di altre. Non per niente Craxi si è battuto per cinque anni per diventare Presidente del Consiglio, o forse conta meno degli altri adesso?

Anche noi crediamo alla collegialità del Governo, ma sappiamo che nella collegialità ce ne sono gia otto che sono più grandi degli altri ed uno che è più grande degli altri otto.

Siamo convinti che quello che abbiamo presentato come ordine del giorno sia un ordine del giorno da approvare; eventualmente si potrebbe dire, accettando certe idee del Consigliere Pascale, che si faccia come si è fatto quando si è approvato per la prima volta il riparto fiscale, cioè stante la situazione di difficoltà del resto del paese, per un anno o due riduciamo a 7/10 e torniamo poi al regime di 9/10. Ma se rinunciamo al regime di 9/10 siamo perduti, questo è un diritto acquisito per la Valle d'Aosta.

Se poi in questo momento in Valle d'Aosta c'è una entrata particolare che è quella dello sdoganamento dei. TIR, ci sarebbe da fare un lunghissimo discorso che coinvolge tante problematiche. Secondo me, è il minimo che si può fare prendere su quell'I.V.A. i 9/10 per pagarci solo una parte dei danni che i TIR arrecano più generalmente a quello che è un discorso della Valle d'Aosta.

Sul resto, sulle altre entrate che sono nostre non c'è da discutere. Non crediamo inoltre one costruire l'autostrada vorrà dire aumentare il passaggio dei TIR: per noi vuol dire solo diminuire il disagio delle popolazioni che devono subire il danno del passaggio dei TIR.

Speriamo che l'ordine del giorno che abbiamo presentato stamani sia accettato e, al limite, se si vuole integrarlo con quella idea che era venuta fuori all'ultimo momento che possa tener conto dell'esigenza dello Stato italiano che versa in particolari difficoltà, potremo anche accettare che si discuta su questo, per vedere di arrivare ad un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI - (M.S.I.): In questa aula si è affrontato un discorso molto delicato. Ho sentito l'intervento del Consigliere che mi ha preceduto, il quale ha fatto alcune affermazioni che se venissero ascoltate dai nostri governanti a Roma, farebbero loro drizzare i capelli in testa. Sono affermazioni molto pungenti, che denotano one nell'animo del partito di maggioranza relativa serpeggia una tendenza autonomistica, che c'è gia, però in senso disgregatore. Sta succedendo in Italia che in alcune Regioni a carattere autonomistico come la Valle d'Aosta, il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, si ha un eccessivo spostamento di questa autonomia, che proseguendo di questo passo, porta necessariamente alla disgregazione dello Stato nazionale.

Chiaramente non possiamo accettare questo modo di concepire l'autonomia: è stata fatta un'affermazione molto dura quando si è detto che nel 1948 si sarebbe anche potuto scegliere in altro modo se fosse stata data a possibilità, e questo è grave.

Entrando nel merito del riparto fiscale, condivido l'impostazione che qui è stata data, di violazione legislativa da parte del Governo, perchè viene ad essere modificata una legge dello Stato che è stata votata in Paramento. Per quanto riguarda il riparto fiscale sono d'accordo sull'ordine del giorno presentato dall'Union Valdôtaine. Per quanto riguarda il privilegio che può venire alla Valle d'Aosta, in base anche allo Statuto Speciale del 1948, bisogna accettarlo, perchè se è una legge dello Stato che lo stabilisce, bisogna prenderne atto. Quindi voterò a favore dell'ordine del giorno dell'Union Valdôtaine, però le affermazioni fatte sono molto pesanti.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Questo attacco che il Consigliere Tamone ha fatto, attacco anti italiano, è sproporzionato, fa tornare le autonomie indietro di trent'anni. Non penso che sia un metodo democratico quello di attaccare con atteggiamenti violenti, come ha fatto il Consigliere Tamone.

Ma per tornare brevemente alla riduzione ai 7/10, penso sia stata necessaria in un contesto economico nazionale. Naturalmente la Giunta può avviare delle trattative con il Governo nazionale per quanto riguarda l'autostrada, per quanto riguarda la programmazione delle industrie. Per questo io chiedo una sospensione del Consiglio, perchè non voterò a favore dell'ordine del giorno, ma sono disponibile a discuterlo con altri gruppi qui presenti, se c'è la possibilità di portare degli emendamenti. Formalizzerò la richiesta di sospensione prima del voto.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson, ne ha facoltà.

FOSSON - (D.C.): Riesaminando quella che è stata la campagna elettorale delle scorse elezioni politiche, durante la quale la D.C. era stata accusata da malte parti, ma anche soprattutto dal P.S.I., di rigore di stampo inglese (quello della Lady di Ferro) o di stampo americano (quello del Presidente Reagan), trovarsi oggi con provvedimenti e di questo tipo condotti da un governo di tipo socialista - il primo governo della storia italiana - può anche farci, per certi versi, piacere. Cioè, quando noi abbiamo sostenuto in campagna elettorale che occorreva prendere delle decisioni, al limite anche drastiche, per risolvere delle situazioni ormai incancrenite, siamo stati accusati in particolar modo dal P.S.I.. Che questo partito sia oggi addivenuto alle nostre tesi può anche farci piacere e ci fa piacere. Diciamo questo: decisioni drastiche occorreva prenderne e le ha prese il Governo nella sua unita. Non ci è piaciuta la battuta del Segretario socialista, quando sostiene che è il Ministro Goria ad aver preso certe decisioni. In effetti il Consigliere Pascale oggi ha corretto il tiro. C'è o dovrebbe esserci un'unita di intenti all'interno del Governo nel predisporre certi obiettivi per l'intero Stato italiano. E' chiaro che queste decisioni possono urtare e urtano di fatto pesantemente contro degli interessi precostituiti e anche contro giuste aspettative, imponendo sacrifici a chi è meno in grado di accoglierli. E proprio in questa ottica noi crediamo che una serie di provvedimenti che sono configurati nel disegno di legge debbano essere modificati in Parlamento: quello che è stato proposto dal Governo è una traccia importante di lavoro, che deve essere però suscettibile di modificazioni e le forze politiche nella loro autonomia in Parlamento devono apportare dei correttivi che siano validi a loro giudizio.

Per quanto riguarda il caso specifico della Valle d'Aosta, ho firmato a nome della D.C. l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza ed in questo ordine del giorno ci riconosciamo. Sosteniamo che c'è una legge approvata dal Parlamento che riconosce i 9/10 di riparto fiscale alla Valle d'Aosta, la quale non può essere disattesa. Quindi per quanto ci riguarda sia come D.C. valdostana, sia come maggioranza che regge il governo valdostano, ci faremo portavoce di un'azione nei confronti del Governo centrale, ci faremo parte di una dialettica per addivenire ad una modificazione dell'art. 14 del disegno di legge proposto dal Governo. occorre che ci sia un dibattito fra le diverse forze politiche, ma anche fra le diverse entità dello Stato, fra lo Stato e le Regioni; questa è la democrazia, dibattito e dialettica continua, quindi pensiamo che l'ordine del giorno che abbiamo firmato, che voteremo, sia l'inizio o a continuazione di un dibattito e di una trattativa con il Governo. Ed è in questo senso che non siamo perfettamente d'accordo su quanto diceva il Consigliere Tamone; nel prefigurare cioè nell'ordine del giorno l'ipotesi di 7/10 per altri due anni e di 9/10 a partire dal terzo anno successivo.

Mi pare che nel corso del dibattito dall'argomento specifico del riparto fiscale si sia passati a discutere di altri argomenti più ampi, che richiederebbero ben altro tempo. Diceva giustamente il Consigliere Pascale, l'autonomia non è monetizzabile, è un fatto culturale, ed è vero; però riteniamo che l'autonomia non possa essere solo un fatto culturale o solo un fatto economico: l'autonomia della nostra Regione, così come la vita di ogni uomo, copre un ampio arco di interessi e non si può prefigurare il distacco della cultura, dello spirito, dell'azione e quindi anche dall'economia. Vi è un tutt'uno; l'autonomia è un'affermazione culturale di iniziativa autonoma, ma è anche la possibilità reale di poter incidere nella realtà economica. Questo è il nostro pensiero.

Per quanto riguarda un'altra battuta del Consigliere Tamone, che diceva che nel 1948 non ci è stata data a possibilità di scegliere, non so se a sua tesi sarebbe passata - ammesso che si fosse arrivati ad un referendum. Io dico che non si è arrivati ad un referendum anche perchè allora, in Valle d'Aosta, c'era una precisa opinione da parte della maggioranza della popolazione: avere sì l'autonomia, ma averla nel quadro preciso dello Stato italiano.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): E' chiaro che il dibattito dall'argomento specifico dei 2/10 del nostro riparto, è andato ben al di la, ha toccato anche il tema dei presupposti stessi della nostra autonomia, ha toccato due concezioni diverse di concepire la nostra potestà ai autogoverno ed ha toccato addirittura un temo molto più scottante, one divide le forze politiche valdostane, sull'appartenenza della Valle d'Aosta ad un'area italianofona o ad un'area francofona o di altro tipo, o ha prefigurato perlomeno un'ipotesi di autodeterminazione sulla quale poi vorrò dire qualcosa, perchè la storia non può essere assolutamente addomesticata a tesi politiche, a seconda che la si guardi da destra o da sinistra. Questo mio intervento prende le mosse da un'affermazione contenuta nel programma - che io condivido totalmente e che potrebbe costituire un elemento di riflessione per tutti, inserita in questo nuovo contesto della discussione sul provvedimento relativo al riparto - che dice: "l'autonomia significa poter, saper essere più responsabili in un momento in cui la situazione impone il massimo di responsabilità".

Se questo è vero, e non ho motivo di dubitarne visto che è scritto in un programma sottoscritto da tutte le forze politiche, allora dobbiamo andare ad individuare cosa significa, non solo autonomia ma anche responsabilità, ed a mio modesto avviso responsabilità in questo caso vuol dire solidarietà, perchè se ci si mette a guardare il problema nei limiti angusti della nostra Regione, obiettivamente perdiamo di vista il problema generale, che non è solo un problema nazionale ma un problema sovranazionale.

Dico sovranazionale perchè non è in forse la struttura della nostra autonomia; ma è in forse la struttura dello Stato, così come noi lo abbiamo concepito, e anche noi come le sinistre dobbiamo avere il coraggio, ogni tanto, di fare l'autocritica.

Questo Stato assistenziale significa forse lo Stato del benessere? Noi riteniamo che questo modello abbia fatto un po' il suo tempo perchè ha ipotizzato una specie di statalismo invadente, che ha inserito in sè il germe della burocratizzazione ed è quindi uno Stato che divora sè stesso; è uno Stato che interviene con una politica di servizi perchè, partendo dal presupposto di una società opulenta che bada a sè stessa, offre poi i servizi ai ceti meno abbienti e così facendo sovente mangia anche la sua stessa essenza.

Mi chiedo se in una crisi che investe non solo il nostro Stato Italiano - e sottolineo per qualcuno "italiano" -, che ha portato a provvedimenti drastici - e qualcuno lo ha fatto notare e noi condividiamo, in certi casi difficili da assumere - sta a significare che questo Stato è arrivato al limite della rottura; è uno Stato che se non provvede finisce per non esistere più.

Ebbene, dicevo prima, la responsabilità uguale autonomia, la responsabilità uguale solidarietà di un piccolo verso il tutto; ed in questo ritengo che la Valle d'Aosta possa anche contribuire, dalla sua piccola realtà in un quadro addirittura planetario, a far si che questo Stato sopravviva, e sopravvivendo questo Stato sopravviva anche la democrazia in Italia, perchè come diceva giustamente il Consigliere Pascale, quando scricchiola la struttura stessa dello Stato le tentazioni totalitarie si evidenziano con maggiore pericolosità.

Se questo è vero, è possibile che i 2/10 in meno precludano al nostro regime di autogoverno di espandersi in un periodo di totale crisi? Io credo che questa affermazione vada rivista, non per fare un discorso a favore dello Stato, ma perchè se andiamo a riflettere su cosa sta a significare, noi monetizziamo - e qui torniamo al discorso di prima - esclusivamente l'autonomia mentre riteniamo che sia l'autonomia non solo la capacita di autogestirsi, ma anche la capacità di spendere bene il denaro della collettività.

Cosa significa spendere bene? Sono d'accordo nel dire che non può esistere autonomia se non c'è il presupposto dell'autonomia finanziaria, questo è un dato di fatto incontestabile; ma in uno Stato disastrato io credo che sacrifici possano essere chiesti anche alla nostra collettività. Con questo noi non veniamo meno al fatto di essere più o meno valdostani e non veniamo meno al fatto di inserirci in un processo generale di cambiamento della nostra società, dove anche la Valle d'Aosta acquista il suo ruolo.

Bisognerà riflettere, d'ora in avanti, su quale ruolo vorrà avere la Regione, ed un contributo lo potrà dare anche quel programma che fra poco andremo ad esaminare, perchè guardando indietro ci accorgiamo che anche la nostra è stata una Regione di tipo assistenziale per troppo tempo, quindi dovremo operare dei tagli nel nostro bilancio per evitare una pioggia di contributi, come abbiamo visto. Non parlo di questa Giunta o delle precedenti, ma faccio un riferimento di carattere storico dal '45 in poi, perchè anzichè incidere sulle riforme di struttura che potevano cambiare volto alla Valle d'Aosta, anche noi - coinvolgo tutte le forze politiche - abbiamo creduto di poter tamponare situazioni con contributi a volte mal dati. Ebbene, io credo che questa riflessione a dobbiamo fare per ridare credibilità alla nostra forma di autogoverno.

E' chiaro che su questo ci troviamo in una posizione un po' diversa dagli altri, perchè come ha gia spiegato il Consigliere Pascale obiettivamente avevamo detto alcuni sì all'atto dell'approvazione dello Statuto, la nostra posizione è rimasta tale e quale, non ci si può accusare - e lo vogliamo dire a chiare lettere - in questo momento di essere solidali solo con il Governo perchè è a Presidenza socialista. Lo diciamo con fermezza anche per smentire alcune informazioni della stampa che non ci sono assolutamente piaciute.

Abbiamo detto in quest'aula che volevamo essere giudicati in Valle d'Aosta per quello che erano i socialisti che operavano in questo consesso, senza richiedere benemerenze o credenziali che ci potevano venire da un'eventuale partecipazione al Governo nazionale, quando era in forse il nostro ingresso nella maggioranza. E' con lo stesso vigore che rivendichiamo il fatto di aver detto nel 1981 alcune cose e le ribadiamo oggi con a stessa chiarezza di impostazione. A noi certi tipi di trasformismo piacciono ben poco.

Il discorso ha preso un taglio sostanzialmente diverso; non è più in forse il discorso del riparto, che ha una sua importanza, ma indubbiamente deriva da una connotazione di carattere culturale che tutte le forze danno al significato di autonomia.

Il Consigliere Perrin stamani ha parato di attentato all'autonomia, alla specificità della Valle d'Aosta: sono temi tipici dell'Union Valdôtaine, lasciamo al Consigliere Perrin la paternità di queste affermazioni. Ma mi scusi, Signor Presidente, quando poi rileggiamo in un documento del "Comité exécutif" dell'Union Valdôtaine che - e traduco per comodità - "il riparto fiscale non è che una piccola contropartita allo sfruttamento forsennato che lo Stato ha fatto e continua a fare delle nostre risorse, miniere, acque, territorio - su cui poi bisognerebbe andare a fare gli opportuni distinguo - dopo l'annessione non chiesta nè sanzionata dal popolo della Valle d'Aosta all'Italia".

Credo che questo meriti una piccola spiegazione di carattere storico, perchè io avevo ancora i capelli in testa e i calzoni corti e mi ricordo che c'è stato in Valle d'Aosta un discorso che riguardava l'annessione, ma non certo quella alla Francia, perchè oltre a "nous voulons le plébiscite" c'era anche scritto "annexion", ma almeno la storia e per esempio Langereau hanno detto che su questo processo chiarezza, in Valle d'Aosta, non s'è fatta. Ma non mi risulta però, come dato storico incontrovertibile che ci sia stata l'annessione da parte di questo povero Stato italiano, che si è. un po' rivalutato quando ha mandato le truppe in Libano ma che non ha avuto certo delle vocazioni imperialistiche, per annettere la Valle d'Aosta allo Stato italiano. E' un falso.

Questo lo dico perchè ritengo che il discorso vada fatto in termini molto più pacati e mi sembra di aver capito che lo stesso Consigliere Fosson, nell'ultima parte del suo intervento, non abbia condiviso - e qui scendo al discorso che più lo riguarda - l'affermazione del Consigliere Tamone che ha detto "noi nello Stato italiano non ci vogliamo stare".

Se è vero questo assunto, noi ci sediamo, non abbiamo più da discutere nè sui 9/10 nè su altro. Apriamo un dibattito su chi ci vuole stare, su questa possibile annessione della Valle d'Aosta a qualsiasi altro Stato europeo nell'anno di grazia 1983, perchè ha ragione il Consigliere Tamone quando dice che il discorso non è sui 2/10, ma è politico. Allora spostiamo i termini del problema in una visione diversa della nostra autonomia, per cui non vanno bene nè i 9/10 nè i 20/10, ma va bene un altro discorso sull'autonomia. Ma non diciamo che lo Stato italiano è vessatorio nei confronti della Regione, quando noi per primi affermiamo che nello Stato italiano non ci vogliamo stare; questa mi sembra una lieve contraddizione, Consigliere Tamone.

Dico a chiare lettere, ribaltando la frase del Consigliere Tamone, che noi nello Stato italiano invece ci vogliamo stare perchè non abbiamo ragioni per non starci, nè storiche nè culturali, per cui il discorso è chiuso sotto questo aspetto.

L'altra questione, mi consenta Consigliere Tamone, non vale a pena di estrapolare una frase di Luigi Einaudi dal discorso complessivo sullo Statuto - la cui elaborazione, fra l'altro, è stata lunga e difficile - perchè ricordo che un Senatore, il quale non era un socialista ma credo appartenesse al gruppo comunista, che fu citato sovente dal compianto Avv.to Caveri quale difensore strenuo della Valle d'Aosta, disse nel contesto del regime finanziario che in questo quadro bisognava comunque garantire l'italianità della Valle d'Aosta. Citazione per citazione, a braccio fra l'altro.

Vengo alla posizione assunta dal P.C.I.: ritengo che a volte i compagni comunisti siano un po' contradditori. Sparano contro la Regione quando ci sono degli sperperi, quando questo discorso lo fa lo Stato, cercando di contenere una spesa pubblica che è ormai al limite dell'insostenibile, sono contrari. Chiedo scusa al Consigliere Mafrica, ma questo Stato, questo gattone sempre lì nell'angolo che quattro volte tira fuori la zampa per dare "sta legnata" sul riparto, non mi sembra un'immagine giusta, perchè va inserita nel contesto di uno Stato che è quello che è, che ha necessita di recuperare dei finanziamenti anche a livello regionale. Ed il fatto che lo Stato non volesse essere prevaricatore in questo caso - ribalto il discorso del Consigliere Mafrica - è che l'intera manovra fiscale, che riguarda anche tagli dolorosi in altri settori sui quali potremo discutere, è inserita in un discorso di carattere generale e non singolo, ad hoc per la Valle d'Aosta. in quest'ultimo caso si poteva evidenziare una volontà prevaricatrice dello stato, ma poichè il taglio è stato inserito in una legge finanziaria, in una legge quadro che dovrebbe rimettere un po' di ordine in una finanza pubblica completamente dissestata, lo Stato non è quel gattone ringhioso che punisce a Valle d'Aosta, ma è uno Stato che si comporta anche nei confronti delle collettività minori in termini di reperimento delle risorse disponibili.

Abbiamo valutato questo problema con estrema chiarezza. Il Consigliere Pascale ha detto molto chiaramente quale era a nostra posizione e quale in questo momento essa è; non stiamo a ribadirla, ma attenti, non abbiamo detto che si debba chiudere la porta perchè il Governo centrale, pur inquadrando il provvedimento in una legge quadro di tipo finanziario, non debba ridiscutere questo problema.

Ci rendiamo conto della difficoltà della trattativa, siamo aperti e voteremo un ordine del giorno in cui ridiscuteremo il problema in termini più concreti, senza andare a chiedere cose che fra l'altro lo Stato deve fare perchè sono suoi compiti. Non condivido neanche il discorso "togliamo i 2/10 e ti facciamo l'autostrada" perchè questo è un discorso di carattere generale; gia siamo stati un po' sciocchi noi a farci carico di un'arteria che è di importanza sovranazionale. Quindi ribaltiamo questo discorso, andiamo a discutere a fronte alta, senza dire che dobbiamo fare l'autostrada: quest'arteria lo Stato la deve fare ed anche in fretta, perchè è in gioco la sorte della viabilità europea, non solo quella della Valle d'Aosta. In questa battaglia siamo a fianco della Giunta, se riuscirà a condurla in maniera corretta, tenendo conto anche delle nostre osservazioni. Ma se si ripropone l'ordine del giorno nei termini in cui è stato letto stamani terremo un atteggiamento diverso.

Si da atto che alle ore 17.41 assume la Presidenza il Vice Presidente De Grandis.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.

LANIVI (Féd. D.P.-U.V.P.): Innanzitutto inviterei il Consiglio ad attenersi al tema in discussione.

E' mio compito quello di motivare l'adesione della Federazione Democratici Popolari e Union Valdôtaine Progressiste all'ordine del giorno che riguarda la decisione presa dal Consiglio dei Ministri di diminuire di 2/10 le entrate tributarie. Seguirei il filo logico con il quale il Consigliere Riccarand ha eseguito il suo intervento: vi è una manovra complessiva del Governo e di questa manovra l'ordine del giorno della maggioranza sottolinea quella parte che mette in discussione la questione più importante per la Regione Valle d'Aosta e che riguarda la sua autonomia, il suo essere all'interno dello Stato italiano. Questo mi pare sia il problema principale sul quale forse vale la pena spendere alcune parole.

L'intervento del Consiglio dei Ministri in questo settore è politicamente condannabile non solo nel metodo, ma perchè si vanno a toccare i rapporti fra Stato e Regione.

Non è vero, e questo lo vorrei dire al Consigliere Torrione, che la Regione e la popolazione valdostana non partecipino solidalmente ad uno sforzo che tutto il paese deve fare per risanare la sua condizione economica, perchè c'è tutta una serie di misure che andranno a toccare l'insieme dei cittadini della nostra Regione.

Ma il punto che abbiamo voluto sottolineare con una certa forza, è che in questa manovra si è andati a toccare un tema estremamente delicato e politicamente importante dei rapporti fra Stato e Regione. Motivo queste dichiarazioni, che non vogliono essere solo delle parole; il risanamento dell'economia e dello sviluppo del paese non passa solo attraverso episodiche vicende di rastrellamento di soldi, riguarda anche la ristrutturazione ed il risanamento complessivo del paese, che non possono non passare attraverso una valorizzazione delle autonomie regionali.

Questo non per una questione di araldica o di differenziazione, ma per il fatto che in seguito allo sviluppo moderno e post-industriale che si è avviato da pochissimi anni - sono anche reduce da un convegno in cui le maggiori forze politiche si sono confrontate su questi temi e qualcuno ha voluto definire questo l'anno ottavo della rivoluzione elettronica - la valorizzazione delle autonomie è una delle scelte fondamentali di ristrutturazione complessiva dell'economia del nostro paese. E' cadere nella vecchia logica pensare che oggi l'operazione di risanamento, che è morale, economica, sociale del paese, passi attraverso operazioni di accentramento e verticalizzazione. Questa è una via sbagliata. L'errore colossale della manovra finanziaria, in questo taglio, è - al di la delle quantità e della moneta - quello di aver toccato, politicamente segnato, in termini negativi, la manovra stessa, andando ad incidere, nel senso di ridurre, questa tendenza che invece dovrebbe essere affermata valorizzando le autonomie regionali.

Il Consigliere Torrione ha poi sottolineato una parte del documento, la dove si dice che autonomia significa poter essere più responsabili in un momento in cui la situazione impone il massimo di responsabilità. Questo è profondamente vero ed è uno dei motivi che informa l'insieme del documento. Mi riallaccio a questa informazione per dire quanto segue - e voglio fare anche un piccolo aggancio all'episodio di stamani, ala presenza dei lavoratori della Cogne in questo palazzo e al comportamento che le forze politiche e sociali nel loro insieme possono e debbono tenere: se vi è una modificazione profonda nel modo di essere autonomi è quello di non rivendicare una forma di autonomia esclusivamente di richiesta, continuamente borbottona, ma è di richiedere allo Stato un atteggiamento utile, positivo, corretto di valorizzazione della nostra autonomia e di riconoscimento di risorse perchè a Regione possa essere responsabile della sua vicenda economica, sociale, culturale e morale.

Se lo Stato non agisce in modo corretto nei confronti delle Regioni e nei confronti di una diffusione non solo di potere ma di un potere che consenta anche maggiore responsabilità per il risanamento generale, secondo me andrà continuamente incontro a sconfitte sul piano politico, perchè in un paese come l'Italia in cui sono presenti culture, situazioni territoriali, umane, sociali completamente diverse, pensare che regole generali stabilite al centro possano superare l'enorme ventaglio di differenze è un errore colossale.

La nostra richiesta di autonomia non è richiesta di privilegio, è richiesta di mezzi per poter essere responsabili della nostra vicenda, ed in questo modo essere solidali e partecipi al risanamento generale.

Mi pare che l'ordine del giorno sottolinei questo aspetto: non si tratta di tradurre in moneta l'autonomia. E' chiaro che questa è la capacità di poter gestire il proprio destino e quindi di averne soprattutto le risorse per tradurre in fatti concreti questo dato, ed è vero che questa scelta del Governo è in contraddizione con una linea politica positiva per il paese che è di valorizzazione dell'autonomia, ed obiettivamente limita le possibilità della Regione di conoscere ciò su cui può contare per gestire il suo destino.

Qualcuno lo ha gia detto: la Valle d'Aosta, nel campo della sua autonomia finanziaria, ha compiuto grandi passi in avanti. Se ci ricordiamo, per certi anni la Valle d'Aosta ha potuto contare solo su una quota fissa, ma su una quota anche variabile che dipendeva dall'occhio più o meno benevolo del Governo centrale nei confronti della Regione. Ad un certo punto il riparto fiscale ha dato maggiori certezze e quindi maggiori possibilità per la Regione di progettare il suo futuro non solo economico ma complessivo. L'atteggiamento del Governo in questo caso rimette in discussione tutto: a pochi anni dall'approvazione da parte del Parlamento di risorse finanziarie che sarebbero spettate alla Regione, un atto di governo va a toccare alla radice, nel profondo, il rapporto fra autonomia regionale e potere centrale. L'ordine del giorno sottolinea soprattutto questo aspetto e secondo me dal punto di vista politico generale è un gravissimo errore - e purtroppo è una specie di sentimento diffuso - pensare che i 9/10 spettanti alla Regione siano una sorta di privilegio.

Consigliere Riccarand, al di la delle competenze a cui la Valle d'Aosta, a differenza di altre Regioni, deve far fronte con risorse proprie, vorrei sottolineare questo dato che rende diversa la nostra Regione: abbiamo una popolazione di 114.000 abitanti, altezza media del territorio 2160 mt., superficie del territorio 3200 Km. q. circa, il che vuol dire grande diffusione della popolazione sul territorio, vuol dire costi superiori dei servizi, vuol dire che in quasi tutti i servizi c'è necessita di stabilire delle condizioni non ottimali, cioè più costose, pur di dare il servizio alla gente. Tutto questo rappresenta dei costi in più. Sono questi i fatti che ci rendono diversi e per quanto riguarda i 9/10 i casi sono due: o era folle il Parlamento che ha approvato il riparto, perchè mi rifiuto di credere che la pressione della Valle d'Aosta sia stata talmente grande da sconvolgere un intero parlamento, oppure ha tenuto conto che vi è questa situazione assolutamente particolare della Regione. Questi sono i motivi che ci spingono ad assumere oggi questo atteggiamento, che non è di rifiuto, ma di consenso ad entrare in una logica di solidarietà. Anche qui vorrei smentire - e ci terrei a farlo in maniera ufficiale nella sede del Consiglio regionale - l'immagine di una Valle d'Aosta come popolo ristretto, gretto, chiuso, insensibile alle esigenze degli altri. Questa è la Regione che magari non ha saputo fare grandi dichiarazioni, ma che in tutti i momenti in cui alla sua popolazione, a questo Consiglio, sono stati richiesti atti di solidarietà, per combinazione è stata fra le prime in Italia a rispondere. Quindi, al di la delle dichiarazioni o polemiche, non è che la Valle d'Aosta, richiedendo il rispetto di ciò che un Parlamento ha approvato, rifiuti questa solidarietà: non solo l'accetta, ma politicamente si qualifica dicendo che lo sforzo di risanamento del paese non può che passare attraverso la rivalorizzazione delle autonomie locali. Nell'attuale momento di passaggio da uno sviluppo industriale consolidato, che però è in crisi, cioè è in un momento di grande trasformazione, non valgono più le regole del 1968 ed anni precedenti, in cui si pensava di trovare soluzione ai problemi semplicemente gridando più forte od usando a forza dei numeri. La Regione è la dimensione entro la quale possiamo assumere delle responsabilità, a condizione che questo livello di responsabilità ci sia riconosciuto, ci sia consentito, e richiediamo questa valorizzazione per tutti, come regola per superare la crisi economica.

Ho l'impressione che questo momento si possa superare solo se l'insieme dei soggetti sociali, l'insieme degli Enti locali, sapranno assumersi delle responsabilità, ma questo comporta un modo diverso di essere anche del potere centrale, il quale non può perseguire due politiche contraddittorie: da una parte richiedere responsabilità, dall'altra impedire che condizioni di responsabilità si stabiliscano. Ecco, queste secondo me sono le motivazioni per le quali la Federazione ha sottoscritto questo ordine del giorno che va nel senso non di richiedere privilegi, ma di sottolineare l'importanza fondamentale dell'autonomia della Regione e del rispetto che il Parlamento e potere centrale devono avere nei confronti dell'autonomia valdostana, come di tutte le autonomie.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

Si dà atto che alle ore 18.06 riassume la Presidenza il Presidente Bondaz.

ALOISI - (M.S.I.): Volevo attirare l'attenzione del Consiglio sul fatto che stiamo discutendo di un argomento della massima importanza, che interessa i rapporti fra la Regione e lo Stato. Durante tutto il dibattito il Presidente della Giunta non ci ha dato neanche l'onore ed il piacere di averlo cinque minuti fra noi. Considerato che un esponente del partito di maggioranza relativa ha fatto delle affermazioni che ritengo molto pesanti e considerato il fatto che il M.S.I. alcuni mesi or sono aveva presentato un'interrogazione al Parlamento nazionale sul Presidente della Giunta, che era stato accusato di non aver mai prestato giuramento ala Repubblica Italiana, chiedo al Presidente del Consiglio di richiamare il Presidente della Giunta, affinchè giustifichi o almeno dia il suo giudizio politico sulle affermazioni fatte da un esponente del suo partito.

Sono nuovo del Consiglio, per cui chiedo se è possibile richiamare il Presidente della Giunta e farlo venire in aula.

PRESIDENTE: Qui ognuno è libero: posso, in via privata, chiedere al Presidente della Giunta di venire, ma se il Presidente della Giunta non intende essere presente non posso mandarlo a prendere.

Ha chiesto di parare il Consigliere Voyat, ne ha facoltà.

VOYAT - (U.V.): Solo per rinfrescare qualche idea anche al Consigliere Aloisi.

Non si creda che il Presidente della Giunta possa o meno avallare quello che dice un esponente dell'Union Valdôtaine, perchè quando un Consigliere unionista fa certe affermazioni le fa a nome dell'Union Valdôtaine e le fa anche a titolo personale. Quindi il fatto che venga il Presidente della Giunta e ci dica che è d'accordo o meno su certe valutazioni, come Union Valdôtaine non ci interessa. Noi ci prendiamo le nostre responsabilità: quanto è stato detto oggi è scritto sullo Statuto dell'Union Valdôtaine, è stato detto anche dal Presidente della Giunta altre volte.

Altra cosa da dire è che si sta discutendo un ordine del giorno e non questioni che concernono direttamente la Giunta, quindi, indipendentemente dalla sua presenza o meno in aula, il Presidente della Giunta accetterà quanto verrà deciso dal Consiglio sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Vice Presidente Dolchi, ne ha facoltà.

DOLCHI - (P.C.I.): Sono d'accordo con il Consigliere Torrione quando dice che oggi abbiamo affrontato un problema di notevole importanza politica, ed aggiungerei di notevole importanza per la politica autonomistica. Mi compiaccio che il Consiglio abbia affrontato con un certo calore il problema del riparto fiscale, che è uno dei cardini della vita politica autonomistica della nostra Regione, non tanto perchè si vuole monetizzare l'autonomia o la funzione regionalistica della Valle d'Aosta, quanto perchè le vicende del riparto fiscale sono profondamente legate alla vita della Regione valdostana ed io che ho il privilegio, non certo invidiabile, di aver vissuto dal 1944 in poi le varie vicende di questa Regione, ritengo che il Consiglio abbia fatto bene a soffermarsi sul provvedimento governativo e faccia bene a prendere una posizione precisa in merito.

Ritengo che non si possa esprimere un voto sull'ordine del giorno che è stato presentato dalla maggioranza senza sottolineare come nel corso di tutti questi anni la Regione abbia dovuto combattere una dura e costante battaglia contro le posizioni centralistiche dei Governi ed in alcuni casi anche dello stesso Parlamento della Repubblica italiana.

Ricordo come lo Statuto valdostano, che alcuni affermano addirittura che ci va stretto, non sia una norma costituzionale ancora interamente attuata e come parecchie volte mediazioni, accomodamenti e compromessi abbiano caratterizzato i rapporti fra la Regione e lo Stato. Basterebbe ricordare l'art. 14 relativo alla zona franca; un accomodamento nel 1956 ha trasformato questo diritto, che allora poteva essere fondamentale per la trasformazione economica e sociale della nostra Regione, in una legge dello Stato che - ce lo ricordava l'Assessore Pollicini - inizia dicendo "in attesa dell'attuazione della zona franca alla Valle d'Aosta vengono assegnati in esenzione alcuni contingenti ecc.", quindi, in questo settore, c'è una battaglia non ancora terminata. Altro esempio è quello del riparto fiscale; nelle norme transitorie dello Statuto è precisato, ma non è mai stato attuato, che nei due anni dall'entrata in vigore si dovevano definire con legge statale i rapporti fiscali e finanziari fra Stato e Regione previsti all'art. 12 e 13. Ebbene, tutti ricordano quanto sia stata difficile sotto l'aspetto finanziario la vita della Regione, e ci è stato rammentato in diverse occasioni dal Presidente Andrione che l'apertura della Casa da Gioco fu necessaria, in quel lontano 1948, per far fronte alle esigenze di cassa, in assenza di un rapporto corretto stabilito fra Regione e Stato. Tutti noi ricordiamo la "politica dei rubinetti", ce ne parlava il Presidente Caveri, e le battaglie sostenute allora dal Consiglio regionale per fare in modo che la quota di cui parla lo Statuto, spettante alla Valle d'Aosta, fosse definita con quella legge dello Stato a cui si richiamano le norme transitorie dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta. I "rubinetti" che erano quelle due quote, una fissa ed una variabile, da concordarsi volta per volta e spesso questa seconda quota, quella variabile, era soggetta agli umori del Governo o comunque alla posizione che via via andava assumendo il Governo regionale. Occorre ricordare le difficoltà che incontrò la così detta Giunta del Leone, sia sul piano finanziario che nei rapporti con lo Stato; ci fu una continua lotta anche durante la Presidenza Bionaz, perchè se si riuscì a pareggiare il bilancio - l'ex Consigliere Bordon ce lo ricorderebbe se fosse qui - fu ottenendo in modo anomalo un contributo previsto al 2° comma dell'art. 12 per costruire opere pubbliche di interesse generale, come prevede lo Statuto, ma che poi non si facevano perchè i fondi servivano a pareggiare il bilancio.

Ho ricordato queste cose perchè ritengo che quando si è giunti nel 1971 alla legge che stabiliva i 9/10 e che finalmente fissava "una" quota, come vuole lo Statuto, e dava un assetto da considerarsi perlomeno continuativo e non aleatorio ai rapporti finanziari fra Regione e Stato, molti di noi hanno creduto che quella legge fosse l'attuazione delle norme transitorie che stabilivano che una legge dello Stato avrebbe fissato i rapporti fra Regione e Stato.

Ma nel 1981 abbiamo avuto il primo contraccolpo, ed io l'ho vissuto in prima persona: ricordo le delegazioni che si erano recate dal Presidente del Senato Fanfani, dal Presidente della Camera, presso a Commissione interparlamentare per le questioni regionali, ala I^ Commissione del Senato; l'affermazione che allora il Consiglio regionale ha fatto - sempre all'unanimità - e cioè che se sacrifici si dovevano fare, li dovevano fare anche i cittadini valdostani ma questo doveva essere un regime transitorio, che non poteva incidere sul riparto che si era avuto con la legge del 1971. Credo che in quella occasione il Parlamento, abbia dato ragione alla Valle d'Aosta proprio perchè si è rifatto alle norme transitorie dello Statuto: si è rifatto alla legge del 1971 e ha detto, conserviamo i 9/10, ma per due anni - tenuto conto dei sacrifici a cui è chiamato il paese - si attribuiranno i 7/10.

Ci ritroviamo ora nella stessa situazione del 1981. Si chiedono sacrifici, c'è la crisi, il Consigliere Pascale ha usato la parola "sfascio", la necessità del riequilibrio economico, dei tagli e nello stesso tempo della possibilità e dell'intenzione di diminuire il deficit statale.

Non ritengo il risparmio di 70 miliardi dalla mancata corresponsione dei 2/10 riduca od elimini lo sfascio e ribadisco che quella dei 9/10 rimane una questione di principio. Se miliardi servissero, anche pochi, da parte di altre Regioni, non si capisce perchè al Trentino Alto Adige non è stato richiesto un analogo sacrificio sul riparto fiscale anzi si prevede un aumento del 1,0%. su quelle che erano le somme del 1983. Della Sicilia non si para, si chiede un sacrificio alla Valle d'Aosta per tutte le considerazioni che sono gia state fatte prima. Io ribadisco che i valdostani - lo ha gia detto il Consigliere Mafrica - fanno i sacrifici come tutti gli altri cittadini della Repubblica italiana ed in questo ribadisco "cittadini della Repubblica italiana" residenti nella Regione Autonoma Valle d'Aosta, convinti autonomisti e regionalisti, perchè ci sono i pensionati, perchè ci sono i tagli, perchè ci sono le difficoltà nel settore sanitario per noi come per quelli di Catanzaro, come per quelli di Trieste; oneri che subiamo per il provvedimento generale.

Però, nel particolare, non ritengo che si possa attribuire alla Valle d'Aosta la qualifica di privilegiata perchè ha stabilito un patto con il Parlamento - e noi consideriamo tale quello del 1971 - proprio perchè lo facciamo derivare dallo Statuto speciale che attribuisce al bilancio della Regione Valle d'Aosta i 9/10. Ci possono essere tutte le obiezioni che sono state gia fatte: gli sdoganamenti, i TIR, la questione autostradale ed anche io sono d'accordo con il Consigliere Torrione, quando dice che non si può barattare - e lo dico proprio per avvalorare la mia tesi della validità dei 9/10 e perchè la disposizione va all'infinito e non si limita ad un anno o due - la costruzione da parte dello Stato dell'autostrada come offerta e il taglio dei 2/10 come controproposta. L'autostrada, a sistemazione viabile nazionale ed internazionale, compete allo stato, quindi provveda lui ad assicurarla anche in Valle d'Aosta. Ma non per questo, anche se la Valle d'Aosta se n'è fatta una preoccupazione e si è presa l'iniziativa di certe soluzioni a livello regionale per la viabilità fra l'autostrada Torino-Aosta ed il Traforo del Monte Bianco, si può ridurre quella quota di riparto che è stata stabilita con una legge dello Stato. Ecco perchè ritengo che noi siamo coerenti con tutta un'azione che dura in Consiglio regionale dal 1946 e che è strettamente legata allo Statuto, alla cui revisione non ci sottraiamo dicendo però che prima di tutto deve essere attuato. Riconoscendo nella legge 690 un'attuazione statutaria, in questo senso - il concetto dei 9/10 - non possiamo, in seguito a questa nostra azione coerente, che essere propensi a fare la battaglia in questo Consiglio regionale - mi auguro in modo unitario - ed anche in Parlamento affinchè questo diritto statutario della Valle d'Aosta, e non privilegio, sia mantenuto, proprio perchè la Valle d'Aosta per la sua particolare collocazione nel quadro delle Regioni a Statuto speciale della Repubblica italiana, possa far fronte alle sue necessita ed il bilancio regionale possa soddisfare meglio alle esigenze di progresso, di rinnovamento, della Valle d'Aosta, fermo restando che non siamo d'accordo, che non siamo sempre stati d'accordo su come sono stati spesi questi soldi.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Ricco, ne ha facoltà.

RICCO - (D.C.): Volevo ringraziare il Consigliere Torrione per il suo intervento che, almeno nella prima parte, voleva essere equilibratore. Non poteva essere altrimenti, data la sua consumata esperienza politica ed anche amministrativa: ha riportato la discussione nel suo giusto alveo. Non concordo quando dice, seppure con affermazione dubitativa, che i 2/10 in meno non possono mettere in crisi il nostro - aggiungo io - sacrosanto sviluppo sociale, culturale ed autonomistico. Le esigenze dei cittadini - questo mi pare sia noto a tutti - sono sempre in aumento e quindi siamo costretti, come Amministratori, a reperire nuove entrate. Su questo argomento ci sentiamo di condividere almeno in parte quanto dicono i Consiglieri Mafrica e Dolchi; non certamente ci può trovare d'accordo l'intervento del Consigliere Pascale, anche se altamente condito da parole che vogliono apparire dettate da alto senso di responsabilità nazionale, sia sul piano economico sia finanziario che sociale. Era raro sentire parlare di alta responsabilità politico-finanziaria un esponente del P.S.I.: potrebbe sembrare che le leve del potere centrale in mano ai socialisti li rendano improvvisamente più responsabili di coloro che da sempre sono stati attenti alle sorti economiche e politiche del paese.

Noi dobbiamo intervenire energicamente nei confronti del Governo centrale per farci riassegnare i 9/10 attribuitici da sempre, cioè dalla legge di riparto del 1955, del 1971 e l'ultima del 1981. Ogni Regione ha necessità di programmare e deve contare su una somma certa negli anni, se vuol portare avanti una programmazione seria ed efficace in modo da arginare la crisi occupazionale, la crisi industriale, la crisi commerciale e via di seguito.

Non vogliamo nessun privilegio, come, forse diceva bene il Consigliere Dolchi, hanno altre Regioni; vogliamo solo i nostri diritti, anzi ricordo a molti di noi che la Valle d'Aosta sopporta un ingente peso finanziario addossandosi da sempre a spesa per la pubblica istruzione. Anzi, come gia da me detto altre volte, dobbiamo pretendere che le entrate affluiscano presso la cassa regionale e non presso quella centrale, perchè i 9/10 pervengono sempre in ritardo e solo in questi mesi abbiamo una temporanea sufficienza di fondi. Le esigenze dei cittadini sono sempre in aumento e noi dobbiamo cercare di aumentare le entrate, attrezzando fra l'altro, diceva qualche altro ed è giusto, sempre meglio il nostro autoporto, fornendolo di strumenti di personale qualificato in modo da poter soddisfare le nostre esigenze.

Colgo infine l'occasione per pregare l'Assessore alle Finanze di riprendere in esame per portare a compimento l'iniziativa dei suoi predecessori, per potenziare, ristrutturare i servizi finanziari, in modo che possano essere attuati alcuni dettami della legge di riparto, vedi per esempio l'art. 6. Perchè questo invito? Nella malaugurata ipotesi che i nostri interventi, tendenti a ripristinare i nostri diritti, non andassero in porto, almeno potremmo disporre di mezzi parzialmente sufficienti a soddisfare le nostre esigenze finanziarie.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore Martin, ne ha facoltà.

MARTIN - (Féd. D.P.-U.V.P.): Per fortuna intervengo dopo il Consigliere Ricco, perchè onestamente ero preoccupato di intervenire dopo tutti quegli oratori che mi hanno preceduto e che hanno dato un saggio della loro eloquenza ed anche della loro coreografia. Sarò molto breve perchè in effetti è stato detto tutto sia per quanto riguarda il riparto sia per quanto riguarda i problemi più completi concernenti l'autonomia e lo Statuto, la zona franca: è stato ricordato anche cosa è successo in passato ed a me ha fatto anche piacere perchè quei tempi non li ho vissuti. Non mi addentrerò molto nelle cifre, perchè sono sicuro che farei una pessima figura nei confronti del mio collega... e "Assessore alle Finanze" Mafrica - naturalmente Assessore espresso dall'opposizione - in quanto io faccio questo mestiere solo da due mesi e mezzo, lui invece sono perlomeno sei anni che fa questo lavoro ed al contrario di me sa quanti mandati facciamo, sa chi li compila, in poche parole sa tutto, per cui non potrei per il momento reggere il confronto.

Un noto giornalista alcuni giorni fa diceva che ero un Assessore fortunato in quanto avevo avuto la malaugurata idea, ma in fondo era una realtà, di dire che tutto sommato per il 1983 stavamo abbastanza bene quanto a finanze, perchè contrariamente a quanto era successo per gli anni precedenti, per il 1983 lo Stato era stato abbastanza sollecito nel rilasciarci i soldi del riparto fiscale. Guarda caso, proprio due giorni dopo è successo il "patatrac" per cui dovrei dire che non sono un Assessore fortunato, ma che ho cominciato molto male il mio mandato in quanto subito ci è arrivata una stangata. Fortuna che avevo messo le mani avanti, avevo previsto, in quella intervista, che i tempi cui andavamo incontro erano molto brutti, quindi anche se non prevedevo un taglio di questo tipo, mi rendevo conto che qualcosa forse sarebbe successo. Una riduzione che per quanto riguarda il solo riparto fiscale probabilmente costerà alla Valle d'Aosta 70-80 miliardi, ma concordo con il Consigliere Riccarand quando dice che sarà molto più pesante, perchè in effetti ci sono diversi altri articoli della legge finanziaria che prevedono dei tagli anche su diverse leggi di settore, per cui la stangata che colpirà la Valle d'Aosta per quanto riguarda le entrate, sarà più pesante del taglio dei 2/10 che ci deriva seccamente dalla riduzione.

Il popolo valdostano sarà colpito anche per quanto riguarda le pensioni, gli aumenti sugli interessi bancari, la sanità, tanto è vero che gia sappiamo - l'Assessore Marcoz è stato molto impegnato la settimana scorsa proprio per questo problema - che gli ultimi dieci miliardi che dovevano arrivare per l'U.S.L. sono ridotti ad otto e questo comporterà dei problemi, verso fine anno, che dovremo in qualche modo risolvere. Questa stangata è ancora una volta dovuta al fatto che, perlomeno in quel settore siamo più onesti degli altri, essendo i fondi erogati in base a due parametri: la popolazione e la spesa storica.

Ora, avendo noi fatto molta attenzione nello spendere, al contrario di altre Regioni che hanno sperperato molto denaro, ci troviamo adesso penalizzati perchè vengono date esattamente le somme che spendevamo in passato e quindi siamo nelle condizioni di dover assumere del personale per far funzionare certi servizi ma ci mancano i fondi e le assunzioni sono bloccate, mentre altre Regioni continuano a sperperare; quindi siamo doppiamente castigati. Dicevo prima che probabilmente questa stangata sarà maggiore dei 70 miliardi che stimati per la riduzione dei 2/10, perchè vi sono delle ipotesi di riduzione anche su varie leggi di settore, quali i trasporti, l'agricoltura, eco..

Lo Stato non penso incasserà molto in Valle d'Aosta, rispetto a quanto invece incasserà da altre parti, per quanto riguarda l'abusivismo edilizio. Voi sapete che quello dell'abusivismo edilizio è il settore che più di ogni altro porterà soldi nelle casse dello Stato e in questo caso si verifica ancora una volta una cosa estremamente strana, perchè è proprio vero che l'Italia è la patria del diritto, un diritto che va evidentemente.... a rovescio, in quanto basta fare, poi si paga e tutto diventa lecito. In Valle d'Aosta, se non altro, siamo più onesti e penso che questo sia anche un nostro vanto perchè abbiamo dei piani regolatori che forse sono anche troppo vincolanti, ma ci evitano di fare queste cose. Questo è forse anche un modo di essere autonomi, perchè essere autonomi vuol dire anche essere diversi dagli altri, migliori degli altri.

Si è parlato molto di autonomia in questo Consiglio; si sono dette diverse cose che condivido, altre forse un po' meno, ma ritengo che l'autonomia sia essenzialmente due cose: avere delle competenze ed avere anche la possibilità di concretizzarle, quindi l'autonomia politica e l'autonomia finanziaria. Penso che l'una non possa essere scissa dall'altra: per avere una autonomia completa ci vogliono entrambe le componenti.

Ora, abbiamo l'autonomia politica, in quanto con le norme di attuazione della legge 196, a 382, ci sono state trasferite le ultime norme in materia amministrativa. L'autonomia finanziaria ce l'avevamo perchè il riparto fiscale, in effetti, significava proprio questo; fino a ieri ci spettavano i 9/10, da oggi invece i 7/10 e, cosa ancora più grave, e qui concordo con quanto ha detto il Consigliere Riccarand, l'art. 14 della legge finanziaria non solo riporta all'anno 1984 i 7/10, ma dice "a decorrere dal ° gennaio 1984". Quindi, se questa legge non verrà modificata, corriamo il rischio di avere per sempre i 7/10. E' per questo che noi non ci sentiamo ipocriti, caro amico Consigliere Pascale, a chiedere i 9/10; noi pensiamo di essere nel giusto perchè i 9/10 sono stati dati per legge, una legge che ha approvato il Paramento. Ritengo che dobbiamo gestire da soli le nostre risorse e abbiamo dimostrato di saperlo fare. Teniamo conto delle competenze che gia abbiamo - il Consigliere Tamone ha citato prima a forestale e la scuola - il solo personale scolastico, nell'anno 1982, ci è costato quasi 50 miliardi, che come cifra forse non dice molto, ma rapportata al bilancio regionale equivale a circa il 13% dell'intera spesa. Ma ci sono altri settori - se vogliamo parlare, Consigliere Torrione, non solo delle competenze che gia abbiamo - in cui, pur non avendo competenza diretta, agiamo come Regione. Faccio l'esempio dell'industria: stamani erano qui i lavoratori della Cogne, dell'Ilssa-Viola. Cosa sta facendo lo Stato per l'industria valdostana? Non sta facendo assolutamente niente, se non ci fosse la Regione che da anni sta investendo in questo settore con i diversi mezzi che ha a disposizione - vedi anche Finanziaria - non so dove andremmo a finire.

Altro esempio è il decentramento, che non è una competenza regionale perchè fa parte della finanza locale; la Regione ha però erogato ingenti somme in questo settore perchè i Comuni erano con l'acqua alla gola, alcuni non potevano nemmeno svolgere l'attività corrente. Ora dovrebbe essere lo Stato che, tramite la finanza locale, provvede ai Comuni in modo che possano funzionare. Con il decentramento, invece, è la Regione che finanzia i Comuni.

Settore della viabilità: prendete le strade regionali e quelle statali; per esempio a S.S. di Gressoney, che lascio giudicare a voi in quale stato è; prendete il problema della S.S. della Valtournenche: cosa ha fatto l'ANAS per la frana di Fiernaz, se non fosse la Regione che continuamente interviene? Guardate Cogne: siamo arrivati al punto che faremo il famoso trenino che va a Cogne - non solo per motivi di richiamo turistico, ma anche per assicurare un collegamento continuo con la Valle di Cogne, perchè questa strada è sempre interrotta, ed è una di quelle strade dove l'ANAS si muove a rilento e dove necessitano grossi interventi che non vengono fatti. Quindi concordo anche con quanto diceva il Consigliere Dolchi, perchè in effetti ci è stato detto che tutti dobbiamo concorrere a questi sacrifici, ma se si va a vedere la legge finanziaria presentata dal Consiglio dei Ministri a certe Regioni, addirittura, vengono aumentate le entrate: è il caso del Trentino, della Sicilia, la quale, contrariamente a quanto ha detto l'On. Amato e cioè che noi siamo gli unici a percepire i 9/10, su molte imposte percepisce i 10/10 ed io aggiungo che gode anche della Cassa del Mezzogiorno per altri interventi che noi non abbiamo. Detto questo, ritengo che sia giusta la posizione espressa dalla maggioranza, evidenziata nell'ordine del giorno che ha presentato e che la Giunta regionale condivide integralmente.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Vice Presidente De Grandis, ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Oggi, con la questione del riparto fiscale, è venuto alla ribalta un altro argomento di importanza politica ed istituzionale fondamentale per la nostra Regione, ma fondamentale anche per quello che vogliamo pensare sarà il futuro non solo della nostra Regione, ma anche dell'Italia e dell'Europa. Era fatale che un europeista ed un federalista come me venisse particolarmente sensibilizzato da questi discorsi, soprattutto perchè nonostante alcune posizioni apertamente contrastanti - e citiamo quelle del Consigliere Tamone e del Consigliere Aloisi - Credo che nelle due posizioni che sembrano così in contrasto ci sia una comune verità, che è quella che l'attuale Repubblica italiana è verso la fine della sua funzione e che occorre pensare ad una nuova Repubblica; occorre pensarla non come la pensa il M.S.I., sia chiaro, bensì in termini europei e quindi in termini di federalismo, perchè credo che la nostra autonomia, che fino ad oggi è stata così compressa, vessata in mille maniere sotto il profilo istituzionale dell'autonomia finanziaria, può trovare il suo vero spazio solo attraverso il federalismo. Non dimentichiamoci che ho sentito con gioia richiamare il concetto, anzi l'equazione autonomia uguale responsabilità; questa è un'equazione per me fondamentale, che deve caratterizzare un nuovo modo di essere dell'autonomia valdostana e di qualunque autonomia, cioè qui bisogna che si rovescino totalmente i rapporti, non dovremo mai più parlare di decimi che lo Stato concede alla Regione Valle d'Aosta, ma sarà la Regione valle d'Aosta - come le altre autonomie - che concederà allo Stato uno, due o tre decimi, quello che si vorrà stabilire nei rapporti futuri, che è cosa ben diversa perchè la responsabilità dell'autonomia nasce anche e soprattutto dalla capacità di imporre le tasse, perchè imponendole noi in maniera diretta sui cittadini ed essendo i responsabili della gestione di quelle tasse, sarà molto più facile per i cittadini verificare da vicino quale è la capacità di governo della propria Regione..

E' abbastanza invalsa l'abitudine di dire che lo Stato non ci dà i soldi, per cui la colpa è dello Stato se non ne abbiamo, mentre siamo bravi quando spendiamo. Ma quando saremo noi autonomi veramente, in una concezione federale dello stato e quindi si supereranno ormai i problemi di carattere storico che riguardano il '46 ed il '48, che non hanno più motivo di essere perchè la storia li ha superati, in quel momento verranno a galla le responsabilità e la capacità e l'attenzione nel governare e nel gestire i fondi che i cittadini, con sacrificio, verseranno per a collettività.

Rammento che quando venne approvata la legge 690 in questo Consiglio, avevo accettato i 7/10 nel discorso più generale che lo Stato italiano attraversava un periodo di grave crisi e quindi anche la Valle d'Aosta era chiamata a pesantissimi sacrifici per il benessere della collettività e per consentire la ripresa economica. E l'accettavo come soluzione transitoria, in attesa che la ripresa economica consentisse il giusto riconoscimento di quanto alla Regione Valle d'Aosta spetta, perchè sono convinto che i 9/10 ci spettano, anche se il discorso di altre assegnazioni, cui faceva riferimento il Consigliere Riccarand, va visto e valutato in un contesto più concreto, soprattutto quando avremo rovesciato la situazione. Quei 7/10 poi sono diventati 9/10 e ben vengano: oggi torniamo a 7/10, ma quello che io rifiuto in maniera categorica ed assoluta è il metodo con cui viene operata la riduzione. Mi spiace che nel Governo ci siano tre Ministri rappresentanti il mio partito e non sono d'accordo con loro, che hanno acconsentito anche se questa scelta è una responsabilità collegiale del Governo, ed io, quando lo ritengo opportuno, difendo i Ministri anche contro gli interessi della Valle d'Aosta, in questo caso però, per il metodo oppongo il mio rifiuto.

A seguito della riduzione che potrà verificarsi se il Paramento approverà l'articolo 14 della legge finanziaria, vorrei che facessimo un piccolo sforzo, che avevo gia richiesto all'ex Assessore alle Finanze Ramera: approfittiamo del periodo di magra per rimboccarci le maniche e per andare a raschiare il fondo della padella. Il periodo di "vacche grasse" ha fatto sì che non si sia provveduto alla revisione delle leggi di spesa (e sono ben due anni che l'ho proposta!).

Ma c'è una altra cosa che avevo allora raccomandato all'ex Assessore Ramera, che evidentemente non ha sentito o non ha voluto sentire: una verifica per sapere quanta parte dei decimi che ci spettano non incassiamo, perchè non abbiamo la certezza dell'ammontare introitato dallo Stato. E mi riferisco non solo a quello che lo Stato incassa in Valle d'Aosta, che noi abbiamo il dovere ed il diritto di verificare, ma soprattutto a quello che lo Stato incassa fuori dalla Valle d'Aosta relativamente però a somme erogate in Valle.

Pensate solo alle pensioni che paga l'INPS, la cui IRPEF si versa a Roma, a quello che versano le banche, i vari Enti alle direzioni centrali, a quello che versano la SIP, l'ENEL, la Cogne fuori della Valle d'Aosta. Sono convinto che se andremo a verificare, con una pattuglia di ispettori ben preparati, questi introiti dello Stato recupereremo gran parte di quei 2/10 che oggi ci vengono sottratti in maniera così proditoria. Questo lo chiedo al nuovo Assessore alle Finanze, che so essere un giovane pieno di buona volontà, che ha voglia di lavorare, di distinguersi, di far vedere che è capace di affrontare i problemi. E glielo chiedo formalmente, perchè facendo anche questi controlli dimostriamo serietà, responsabilità, rispetto per tutte quelle che sono le funzioni a cui siamo chiamati.

Detto questo, visto che molte cose sono state dette dai colleghi ed in parte le condivido non voglio aggiungere altro. Mi premeva di chiarire il punto istituzionale del federalismo, perchè come repubblicani, al di la delle intemperanze in occasione dei moti mazziniani o delle cinque giornate di Milano guidate dal Cattaneo, abbiamo acquisito la pazienza della storia, tanto è vero che abbiamo accettato, nel tempo, le fasi di realizzazione della nostra utopia, che era quella dell'unita, della Repubblica, del federalismo. All'unita ci siamo arrivati, addirittura rinunciando alla repubblica ed accettando la monarchia, purchè si facesse la riunificazione eclissando quei signorotti dispotici che governavano il nostro paese. Siamo arrivati alla Repubblica il 2 giugno 1946; e anche in questo caso abbiamo pestato i piedi, tanto che, unico partito, non siamo entrati nel primo governo nazionale perchè c'era il Re, quando nemmeno i Comunisti ebbero il coraggio di opporsi; ma noi lo facemmo, ed ora aspettiamo di vedere realizzato il federalismo, l'Europa. La strada da percorrere sarà ancora lunga, ma non è un caso che noi, durante la campagna elettorale del '78, scrivemmo sui nostri manifesti "Una Valle d'Aosta modello di convivenza civile per l'Italia e per l'Europa". Abbiamo in noi le strutture, la capacità e la cultura soprattutto per diventare un modello di autonomia per tutto il nostro paese ed anche per l'Europa; facciamo questo sforzo e facciamolo soprattutto attraverso atteggiamenti profondamente responsabili. In queste occasioni di ristrettezze, di difficoltà, abbiamo la maggiore occasione per dimostrare la nostra capacità di essere responsabili.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore Martin, ne ha facoltà.

MARTIN - (Féd. D.P.-U.V.P.): Mi corre l'obbligo di fare una precisazione di cui mi ero completamente dimenticato. Il Consigliere Ricco aveva posto una precisa domanda e il Consigliere De Grandis è ritornato su questo tasto che ritengo molto importante: anch'io sono convinto che molte di quelle imposte che vengono versate fuori dalla Valle d'Aosta, quelle che si riferiscono all'art. 6 della legge 690, probabilmente non sono adeguatamente controllate. Ora, per evitare tutto questo, stiamo gia lavorando per ristrutturare l'Assessorato alle Finanze e renderlo idoneo ai nuovi compiti che il riparto fiscale evidentemente ha portato all'Amministrazione regionale. E' una cosa che stiamo gia facendo, spero di poter portare in Consiglio questa ristrutturazione nel più breve tempo possibile. Evidentemente adesso c'è un altro grosso appuntamento che è quello del bilancio di previsione per il 1984, ma ritengo one terminata questa fase si debba subito affrontare questo problema.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Anch'io devo alcune risposte ad accenni polemici soprattutto del Consigliere Torrione che purtroppo in questo momento non vedo presente (ma il Consigliere Pascale raccoglierà).

Devo dire che l'entusiasmo per questo governo a direzione socialista è comprensibile, però non credo che per il fatto di avere un Presidente del Consiglio socialista sia iniziata una nuova era per l'Italia e per i lavoratori italiani. Credo anzi che questa legge finanziaria sia una iniziativa che è stata ben descritta da una vignetta che ho avuto modo di vedere sulla Gazzetta del Popolo di qualche giorno fa: si vedeva un piccolo barile ed una persona somigliante al nostro Presidente del Consiglio che raschiava il fondo, per non scalare un'alta botte su cui c'era scritto "evasioni fiscali". La mia opinione è che con questa legge finanziaria si sia ancora una volta scelto di torchiare i lavoratori dipendenti, quindi operai e impiegati, per non andare a colpire la grande evasione fiscale, quando i dati de "Il Mondo" parano di 3 milioni di cittadini che hanno un reddito superiore ai 50 milioni annui, ed al fisco italiano ne risultano 12 mia. Secondo me questo significa che per recuperare risorse c'è da seguire una strada ben precisa che non si vuole seguire, tanto è vero che nell'anno precedente c'è stato il condono fiscale, quest'anno c'è il condono per l'abusivismo edilizio. Ora è vero che in alcune realtà alcuni piccoli fenomeni di abusivismo edilizio hanno delle giustificazioni sociali, ma credo che i 9.000 miliardi che si vogliono incassare, si incassino soprattutto risanando delle speculazioni edilizie di grandi dimensioni a Roma ed in altre zone del paese. Non credo quindi che oggi tutti ci dobbiamo sentire investiti di questo spirito di crociata per il risanamento, esiste anche la demagogia dei sacrifici. Quando il nostro partito, con la proposta di austerità del Compagno Berlinguer, ha lanciato una proposta politica - e ci trovavamo nel governo di unita nazionale - ricordo che altri partiti, che pure facevano parte allora della maggioranza, hanno operato in modo tale da costringere il P.C.I. ad uscire dalla maggioranza, perchè ad ogni atteggiamento di volontà di recupero dell'economia italiana dimostrato dai comunisti, corrispondevano spinte al rialzo da parte di esponenti del P.S.I., all'interno del Sindacato, in altre organizzazioni. Oggi credo che tocchi a questo governo a direzione socialista applicare una politica che è quella che la D.C. aveva presentato nel suo programma pre-elettorale, e noi su questa politica non siamo d'accordo e non ci convince tanto più questa legge finanziaria che tra l'altro colpisce anche la Valle d'Aosta.

Pensiamo che il nostro atteggiamento in materia di riparto fiscale sia stato coerente in tutti questi anni, come ha ricordato bene prima il Consigliere Dolchi, e non cambiamo di una virgola la nostra posizione; anzi, credo che si debba dire ancora una volta che non conviene che il Consiglio regionale faccia delle concessioni, per cui la proposta del Consigliere Tamone di inserire nell'ordine del giorno la possibilità di accettare provvisoriamente, per alcuni anni, una decurtazione, non ci trova d'accordo. Questa semmai è una cosa che potrà fare automaticamente il Parlamento. Se il Parlamento vorrà modificare l'art. 14, basterà scrivere nella legge, dove si dice "a decorrere dal 1° gennaio 1984" la frase "per il 1984" e sarebbe gia un primo risultato perchè non sarebbe un provvedimento che va da qui all'eternità. Al Consiglio regionale tocca invece denunciare fermamente il metodo con cui si è operato, e mi sembra perfino Nuova Sinistra, che nella sostanza non è d'accordo, abbia concordato che il metodo è inaccettabile. Se il Governo vuole rivedere la materia fiscale, deve innanzitutto, come ha fatto nel 1981, rivolgersi al Consiglio regionale, alla Giunta regionale, fare una proposta, discuterla con la Valle d'Aosta. Nell'art. 50, che ricordava prima il Consigliere Dolchi, si dice, nella norma transitoria, che l'ordinamento finanziario sarà predisposto entro due anni d'intesa con la Giunta regionale, il che significa che l'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta non può essere modificato nè dal Governo nè dal Parlamento senza una intesa con gli organismi statutari della Valle d'Aosta.

Sulla questione di sostanza abbiamo detto e ribadiamo che questa Giunta spende male i quattrini, però sulla questione del riparto non facciamo questione di convenienza di partito e non diciamo "se questa Giunta avesse meno soldi da spendere farebbe meno clientele". Ci potrebbe anche andare come ragionamento gretto, ma non sarebbe un ragionamento nell'interesse della popolazione valdostana, che qui rappresentiamo, per la quale si stanno preannunciando tempi durissimi con la possibile chiusura dell'Ilssa, i tagli che potranno esserci alla Cogne; sono questioni che richiederanno, per essere risolte, investimenti enormi. Noi non crediamo che si possa quindi accettare nella sostanza un taglio alle risorse della Regione.

Per quel che riguarda il giuramento del Presidente della Giunta, a me sembra che tutti i Consiglieri qui presenti, appena messo piede in quest'aula, abbiamo giurato fedeltà alla Costituzione italiana ed allo Statuto. Se poi non ci credono sono affari che riguardano la loro coscienza. L'assenza del Presidente della Giunta la sottolineerei non per sfiducia rispetto ad un giuramento, ma perchè in questa situazione, nella quale il Presidente della Giunta in prima persona deve portare la volontà del Consiglio nei confronti del Governo, sarebbe stato opportuno essere presente; se il Presidente della Giunta non lo ritiene opportuno, avrà fatto le sue valutazioni e ce ne dispiacciamo proprio perchè facciamo un ragionamento nell'interesse di tutti e non di parte.

Tornando al problema del riparto, credo che per noi il rispetto dei 9/10 non vada misurato solo in termini di competenze - il Consigliere Tamone ne ha ricordate alcune, l'Assessore Martin altre, - non va misurato solo in termini di realtà valdostana economica, fisica, territoriale, come faceva il Consigliere Lanivi, ma va puntato soprattutto sul rispetto di un patto concluso fra lo Stato ed un popolo in una determinata fase della storia attraverso lo Statuto speciale. Quindi se il mantener fede allo Statuto da parte del Governo, da parte dello Stato, viene meno, il tutto entra in discussione. L'aver confermato nel 1971 i 9/10, che in qualche modo erano gia indicati nello Statuto, l'averli ribaditi nel 1981, impegna tutti i Governi a continuare su questa strada.

Non penso che - questa è una valutazione molto personale - si possa credere ad una annessione della Valle d'Aosta allo Stato italiano, perchè per la realtà della storia mi sembra invece che la Valle d'Aosta, all'interno del Regno di Savoia, abbia contribuito ad allargare progressivamente i confini dello Stato italiano, fino a raggiungere il Regno delle due Sicilie, da cui provengono i miei progenitori, fino ad includere Roma all'interno dello Stato italiano. Questa è una discussione che credo convenga lasciare da parte.

Dal punto di vista politica, siccome la storia non si fa con i se, nel 1948 c'è stato lo Statuto, questo deve avere validità politica, deve essere rispettato da entrambe le parti, deve essere il punto di riferimento per noi; ecco perchè non si può parlare di privilegio per ciò che riguarda la realtà valdostana, ma si deve parlare di rispetto della specialità.

Siamo disponibili a concordare un ordine del giorno unitario perchè così avrà maggiore possibilità di pressione sul parlamento; il parlamento è in grado di rivedere questa legge finanziaria che credo nonostante i proclami fatti in questo periodo verrà modificata anche a seguito di pressioni da parte di sindacati e altre diverse categorie all'interno della stessa maggioranza. In queste modifiche è possibile rivedere l'art. 14 almeno nel senso della temporaneità, o meglio, perchè sia cancellato del tutto.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il. Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Non ritorno su un argomento che abbiamo nel precedente nostro intervento cercato di evidenziare con la maggiore chiarezza possibile a tutti i Consiglieri. Non possiamo che prendere atto che all'interno di questa discussione si sono inseriti temi nuovi, direi forse anche più accattivanti di quelli delle aride cifre sui sette o nove decimi, rispetto ai quali abbiamo riportato alcune impressioni che vogliamo esternare.

Alcune prese di posizione: quella del Capogruppo della D.C. nella parte finale del suo intervento; un discorso di apertura anone se ci hanno diviso alcune valutazioni di ordine storico ed alcune affermazioni di carattere prettamente regionalistico - quello del Consigliere Tamone.

Se apertura c'è, siamo disponibili ad impostare un discorso che sia il più unitario possibile, per dare forza ad un'eventuale trattativa che rimetta in gioco il problema del riparto in termini estremamente corretti.

Abbiamo detto in un precedente intervento che il metodo che si è seguito nei confronti della Valle d'Aosta è un metodo che non condividiamo, siamo disponibili a tacciarlo per quello che è, vessatorio nei confronti dell'istituzione, quindi ci trova assolutamente contrari, anche perchè si va contro lo spirito statutario, essendo il parere del Consiglio regionale, nell'ambito dell'art. 12 - ° comma - uno dei dati incontestabili della formulazione del riparto fra Stato e Regione.

Non facciamo delle convenienze di partito, abbiamo ripetuto un atteggiamento gia assunto dal partito in periodi non sospetti, all'atto addirittura della formulazione del riparto, quando noi avevamo espresso con molta serenità quelle che erano le nostre idee.

Ho apprezzato il discorso che ha fatto l'Assessore Martin, che accettiamo; mi consenta, Consigliere Martin, dal momento che sono molto più vecchio di lei, purtroppo, ed ho anche un'esperienza amministrativa alle spalle, di ricordare che nell'intervento che feci all'atto dell'insediamento della Giunta affermai che in Valle d'Aosta sovente mancava un po' di fantasia. Questo lo dissi perché provengo da un'esperienza amministrativa in un Comune continuamente disastrato sul piano finanziario, dove quotidianamente i problemi della gente te li senti addosso. Credo che in questo grande calderone, e qui faccio un discorso che tocca il problema del riparto molto marginalmente, ci siano delle capaciti della nostra Regione di amministrare con maggiore incisività. Ben vengano tutti quei provvedimenti che ha sollecitato il Vice Presidente De Grandis relativi ad una riqualificazione della spesa, perchè è inutile che ci riempiamo a bocca con il discorso del reperimento delle entrate se poi le spese finiscono come devono finire, se non abbiamo neanche la certezza delle nostre entrate, se è vero che certi accertamenti che potevamo fare, non sono stati fatti. E' in questo quadro che noi vogliamo inserire il nostro contributo: al di la di un cordone ombelicale con i problemi più grandi dello Stato, che noi non vogliamo rescindere, al di la della peculiarità valdostana, che ha un significato molto più culturale ed è bene che su questo un giorno si discuta con maggiore approfondimento.

Sovente, nella storia ormai quasi quarantennale dell'autonomia, si è detto che il nostro regime di autogoverno era privo di garanzie; si era ipotizzata addirittura nel 1945 una garanzia internazionale, che avrebbe dato un assetto totalmente diverso al nostro regime.

Però questo non c'è stato, quindi ci dobbiamo accontenta e di quello che lo Statuto sancisce. Ci sono ancora delle possibilità che non abbiamo sfruttato ed è il discorso della revisione dello Statuto, non perchè sia un tema che è caro ai socialisti, ma perchè se una garanzia come quella del regime riparto finanziario fosse stata inserita nel quadro di una norma transitoria, il discorso di un Governo che incide direttamente con una legge ordinaria su questo argomento sarebbe stato molto più difficile da realizzare. Noi su questo argomento, anche su quello della revisione statutaria, abbiamo le idee chiare e le esprimeremo e ci confronteremo, mi auguro in quest'aula, con tutte le altre forze.

Siamo disponibili a concordare un ordine del giorno che sia il più unitario possibile, purchè si tenga conto della nostra posizione, ed anzi se si volessero sospendere i lavori, come ha chiesto il Consigliere Baldassarre poc'anzi, nella riunione dei Capigruppo espliciteremo alcune forme di modifica all'ordine del giorno che possono portare ad un voto unitario da parte del Consiglio. Se questo non avverrà, nostro malgrado assumeremo un atteggiamento diverso da quello delle altre forze.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI - (M.S.I.): E' solo per precisare un'inesattezza del Consigliere Mafrica per quanto riguarda il giuramento prestato. Non mi riferivo al giuramento fatto dal Presidente della Giunta in qualità di Consigliere regionale, mi riferivo al giuramento che deve prestare il Presidente della Giunta, nelle sue funzioni di Prefetto, e nelle mani del Capo dello Stato oppure del Ministro degli Interni.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Je retiens que M. De Grandis, d'après ce qu'il a dit dans son intervention, a très bien cerné le problème; je crois qu'on ne peut pas séparer la discussion qui a été faite aujourd'hui sur cet ordre du jour, après cette menace de retranchement de 2/10 à notre répartition fiscale; de la question institutionnelle, je dirais même de la question constitutionnelle. Une vraie conception d'autonomie ne peut découler que d'une certaine vision d'un état. La vision actuelle de l'état italien n'est pas la notre et n'est pas celle qui peut correspondre au vrai concept d'autonomie. Des forces politiques se sont scandalisées parce que le Conseiller Tamone a fait certaines déclarations: évidemment nous sommes les héritiers de la Région Vallée d'Aoste qui a été combattue férocement par l'état fasciste, nous sommes les héritiers d'Émile Chanoux, qui a été arrêté, torturé et mis a mort par l'état fasciste et donc nous avons une conception très différente de celle qui, malgré tout, malgré la Constitution, est restée à travers les fonctionnaires, à travers tout son apparat bureaucratique, à travers une volonté toujours plus manifeste, même des gouvernants, de revenir à ce centralisme qui a caractérisé le temps avant la libération.

Je prends note du conseil donné par M. Lanivi; je ne veux pas me prolonger sur cette discussion, même s'il serait nécessaire de bien éclaircir ce que nous entendons par annexion à 1'état italien. A notre avis il y a annexion à l'état italien: nous sommes un peuple différent - puisque on ne peut pas dire que l'Italie est une nation, formée par un seul peuple, l'Italie, est un ensemble de différents peuples - et jusqu'à ce qu'à un de ces peuples n'est pas demandé s'il désire ou non être dans cet état, il s'agit la d'annexion. Comme M. Berti l'avait fait pour la question du français, je me propose à l'avenir de promouvoir une action à l'intérieur de ce Conseil, pour qu'on ouvre des cours d'histoire et de civilisation valdôtaine, qui pourront peut-être servir à plusieurs Conseillers qui siègent sur ces bancs.

En revenant à l'ordre du jour, on dit qu'il n'y a pas eu violation du Statut: à mon avis il y a là violation du Statut. M. Mafrica vient de le rappeler: dans les "norme transitorie" on dit que la répartition financière doit être faite avec 1'accord du gouvernement; s'il n'y a pas cet accord, c'est une violation d'une loi constitutionnelle qui est le Statut, mais si on modifie cet accord sans le consentement du gouvernement régional il y a, à mon avis, quand même violation.

Ici la partie adverse, ceux qui sont favorables à ce retranchement, ont essayé de bâtir leurs argumentations sur le fait que les 9/10 constitueraient un privilège, nous sommes d'autre part dans une période de crise et donc il faut supporter ce retranchement. Comme j'ai déjà dit ce matin, pour des raisons ethniques, historiques et culturelles, il ne s'agit pas d'un privilège mais de quelque chose qui nous est due parce que nous sommes différents et l'état, malgré lui, a reconnu cette différence et donc nous ne voulons pas que n'importe quel gouvernement, qui soit présidé par un premier Ministre d'une couleur ou de l'autre, puisse attenter à cette spécificité.

On parle de crise: c'est vrai, personne ne peut la nier, elle est très évidente. La visite que nous avons eu des ouvriers de la Cogne ce matin, en est une démonstration, mais je crois que si nous allons hors de la Vallée d'Aoste, les choses dans plusieurs Régions sont pires encore que chez nous. Donc il faut faire de sacrifices et je crois que les valdôtains les acceptent, mais ils demandent qu'ils soient faits d'une façon différente, que les sacrifices qu'ils doivent supporter maintenant puissent servir à résoudre cette crise. Ils sont prêts à être solidaires avec tous les autres peuples sous l'égalité italienne, mais ils voudraient que ces sacrifices aboutissent a quelque chose. Ils ont été solidaires dans le passé en acceptant toutes les conditions qui nous ont été posées, en acceptant de 1981 à 1983 une diminution de 2/10 de la répartition financière. Je crois que cette aide n'a pas servi à grande chose, mais nous avons été solidaires avec l'Italie parce que l'argent, qui nous devait revenir de la répartition financière, est toujours arrivé avec extrême retard, et donc nous avons payé de notre poche pour ce retard.

Avec l'inflation, l'augmentation des prix, le manque d'argent dans les caisses régionales, nous avons perdu la possibilité de faire plusieurs oeuvres, et de faire front à la crise qui à ce moment-là nous menaçait. Et donc nous ne sommes plus prêts maintenant à renoncer parce que nous voyons que cela ne servirait à rien. Nous supportons les sacrifices qui sont demandés à toutes les Régions, mais nous ne voulons pas faire des sacrifices supplémentaires, aussi parce que nous voyons que les armes que l'état emploie sont aléatoires; il faut viser vers d'autres buts pour ramasser de l'argent et au lieu du "condono fiscale" au lieu du "condono edilizio" essayer de rejoindre les gros évaseurs.

Quelqu'un a parlé de révision du Statut: c'est vrai, si nous avions un article du Statut qui dit clairement que la Région doit percevoir les 9/10, ce serait peut-être plus difficile retoucher ce montant, même si l'état, paraît-il, a suffisamment d'experts en matière pour trouver toutes les différentes possibilités, mais attention: vous ne pouvez pas nier que l'Union Valdôtaine n'est pas décidée à l'égard de la révision du Statut; nous l'avons présenté l'année dernière et justement un de ces articles allait dans cette double direction, parce qu'on parlait la de 9/10, mais on demandait que ce soit la Région Vallée d'Aoste a pouvoir percevoir les impôts, de façon à avoir immédiatement une somme disponible et être disposée à donner à l'état chaque jour ce qu'elle aurait dû. En ce moment aller revoir le Statut avec les temps qui courent, nous risqueront peut-être d'avoir un Statut tellement modifié que nous nous trouverons dans une position pire encore que celle de maintenant. Et donc l'Union Valdôtaine, mais la majorité toute entière qui a présenté cet ordre du jour, donne un jugement négatif à l'action du gouvernement italien, non seulement en ce qui concerne la méthode qui à notre avis est anticonstitutionnelle, mais aussi sur le contenu, parce qu'il représente un attentat à l'autonomie. On ne peut pas faire seulement l'équation autonomie égale expression culturelle; c'est vrai que la culture, je dirais même la civilisation, est une composante d'un peuple, mais autonomie signifie la liberté de se gouverner par ses propres lois, donc à notre avis ce n'est pas ce Statut qui signifie autonomie, c'est le Statut par exemple représenté par le Conseil régional de la Vallée d'Aoste, voté le 3 mars 1947, qui disait non celles qui étaient les compétences de la Région, mais celles qui restaient les compétences de l'état, c'est-à-dire celles auxquelles la Région renonçait parce que d'un niveau supérieur, l'armée par exemple ou la grande viabilité internationale.

Si nous voulons conquérir à nouveau la possibilité de régler par nous mêmes toutes les compétences, il faut que nous ayons avant tout une autonomie financière. C'est pour cela que le Groupe de l'Union Valdôtaine non seulement défendra cet ordre du jour, mais contrairement à la proposition faite par M. Tamone, nous sommes contraires a insérer une possibilité de ce genre dans un ordre du jour, parce si le Conseil donne cette possibilité, nous devrons renoncer à celui qui est notre droit.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Non credo sia necessaria una sospensione.

PRESIDENTE: Sono stati presentati due ordini del giorno, uno da parte della maggioranza ed uno da parte del Consigliere Riccarand; da una rapida lettura risulta che i due ordini del giorno sono abbastanza simili.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Chiedo al Consiglio, possibilmente con una votazione, la sospensione perchè ritengo possibile modificare l'ordine del giorno della maggioranza, nel senso di riprendere alcuni concetti sui tagli più generali della sanità, della previdenza, che a noi interessa sottolineare, e non credo che alla maggioranza possano creare dei problemi rispetto all'impostazione del documento.

PRESIDENTE: Se il Consiglio è d'accordo sulla sospensione, pregherei i Capigruppo di concordare l'ordine del giorno.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN - (U.V.): Je ne sais pas si j'ai mal compris, mais je demanderais qu'après 1'accord on puisse arriver à la votation de l'ordre du jour ce soir.

PRESIDENTE: La votazione dell'ordine del giorno concordato è rimandata a domani.

Il Consiglio è sospeso, riprenderà i suoi lavori domani mattina alle ore 9.30.

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 19.32.