Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 263 du 21 avril 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 263/VII - REGOLAMENTAZIONE DEL TRANSITO IN VALLE D'AOSTA DI TRASPORTI AD ALTO RISCHIO. APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO.

PRESIDENTE: Do lettura dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere De Grandis.

ORDINE DEL GIORNO

E' quasi un'ironia della sorte il fatto che proprio in questi giorni, mentre infuria la polemica sulla "scomparsa" dei 41 fusti contenenti la diossina di Seveso, si apra il processo per accertare se l'incidente del 10 luglio 1976 nello stabilimento della "La Roche Hoffmann" possa essere attribuito anche ad errore umano.

Quello che accadde in quella mattina di estate fu il più grave incidente ecologico che la storia del nostro paese ricordi. I segni di quel disastro sono ancora visibili a Seveso: delle tre zone di rischio, oggi ne rimane una sola, quella più vicina allo stabilimento, ma non per questo la vita in questa zona dell'hinterland milanese può dirsi tornata a prima di quella terribile ora "X"

Nessuno, tanto meno il processo, potrà ripagare Seveso della tragedia, nessuno potrà mai rifondere i danni all'equilibrio ambientale, e non certo solo a quello.

Oggi un altro problema, di dimensioni forse non inferiori alla catastrofe di sette anni fa, aleggia sul "caso diossina", dove sono finiti quei 41 barili di scorie? Nessuno pare saperlo, almeno ufficialmente, e chi sa, tace, visto che fra le clausole dell'accordo per lo smaltimento dell'inquinante carico pare ve ne sia una che prevede il ritorno al luogo di provenienza qualora il "nascondiglio" venisse scoperto. Dov'è mai ora la diossina? In Germania Ovest o nella RDT, in Belgio, in Francia, in Olanda o bruciata in un inceneritore o in fondo al mare? Il fantasma di questo mostro diossina si aggira ancora, nonostante i cinque metri di argilla sotto i quali sarebbe sepolta.

Tutto ciò considerato, non è superfluo fare un'ipotesi che concerne direttamente la nostra Regione quale possibile via di transito seguita dal mezzo di trasporto che ha provveduto all'evacuazione del materiale incriminato fuori dal territorio italiano.

E' ben vero che gli organi di informazione e le dichiarazioni degli organizzatori del trasporto indicano il posto di frontiera di Ventimiglia quale punto di passaggio dal territorio italiano a quello francese. Ma il fatto stesso della contraddittorietà fra diverse e troppo interessate dichiarazioni tese a sviare le indagini ed a confondere le idee dovrebbe indurci a riflettere seriamente sull'ipotesi di transito del carico di diossina in territorio valdostano.

Tale ipotesi è plausibile, in considerazione delle notizie riportate, per esempio, dal quotidiano "La Repubblica" di venerdì 15 aprile scorso: vi si apprende, infatti, che l'autista incaricato della guida del mezzo di trasporto "ha precisato di aver lasciato Seveso la mattina di venerdì. 10 settembre 1982." Ma in altra parte dello stesso articolo si dice che i "barili con le scorie tossiche della diossina sono rimasti incustoditi per due giorni e tre notti, dalla sera di venerdì 10 settembre alla mattina di lunedì 13. E' successo nel cortile dell'impresa francese Trajora a St. Martin du Fresne, vicino a Nantua, nel dipartimento dell'Ain.

Orbene, come è concepibile che per un mezzo di trasporto pesante e quindi lento, destinato al trasporto di materiale pericoloso e perciò costretto a non suscitare sospetti con una velocità eccessiva, sia stato scelto il tragitto più lungo per Ventimiglia (almeno 900 km.) e non quello più breve e naturale per il Monte Bianco (massimo 400 km.), interessante in territorio valdostano? La lunga sosta da venerdì sera 10 settembre a lunedì mattina 13 settembre, chiaramente preordinata perchè un sicuro cortile dell'impresa di trasporti responsabile in località vicino al Nantua, non può essere stata preceduta da altra sosta in altra località posta lungo il supposto tragitto Ventimiglia-Nantua, perchè troppo insicura.

Sono quindi leciti diversi interrogativi, inerenti tutti alla sicurezza passata presente e futura della nostra Regione, la quale accoglie una grande via di transito internazionale, portatrice non di soli vantaggi:

- è transitato o meno in Valle d'Aosta

- il mezzo di trasporto in questione?

- è frequente o meno in Valle d'Aosta il transito di mezzi di trasporto recanti a bordo sostanze pericolose di ogni genere?

Se si tiene conto della conformazione fisica della Regione e dell'alta densità degli abitanti sul fondo Valle non può sfuggire la necessità di intervenire in questo settore, per cui il Consiglio regionale

IMPEGNA

il Presidente della Giunta a prendere gli opportuni contatti con le competenti autorità nazionali allo scopo di escludere o almeno regolamentare il transito in Valle d'Aosta di trasporti ad alto rischio.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Il motivo che mi ha indotto a presentare questo ordine del giorno è la constatazione che in questi ultimi tempi il nostro mondo subisce sempre più inquinamenti, di dimensioni tali che non possono non preoccuparci. Il caso di Seveso, che ci ha toccato in maniera abbastanza drammatica e molto da vicino, si ripresenta oggi, con il fantasma di questi 41 bidoni di scorie inquinanti che stanno girando l'Europa e di cui non si riesce a conoscere la destinazione. Fra i rischi che possiamo correre a causa di queste scorie è stato messo in evidenza dalla stampa quello a cui andremmo incontro se non verranno distrutte o interrate in maniera corretta le scorie, in modo da non fare danno neppure in un futuro lontano: non dobbiamo certo lasciare eredità di questo genere. Vi è inoltre il grosso rischio che nelle operazioni di trasporto si possano verificare incidenti e quindi vengano colpite le zone in cui questo materiale transita. Non è un caso d'altra parte che questi trasporti siano stati fatti nella massima segretezza, con documentazioni non realistiche, addirittura false, proprio per nascondere il carico che veniva trasportato, ed è altrettanto impressionante il fatto che molte frontiere siano state valicate da questo carico senza che si sapesse che cosa transitava. Sul giornale "La Repubblica" del 15 aprile è apparso un articolo dal quale si apprende che l'autista del camion, Marc Pellissier, intervistato da una televisione tedesca, ha dichiarato di essere partito da Seveso la mattina di venerdì 10 settembre e di essersi fermato la sera dello stesso giorno a Nantua. Ha riferito inoltre che l'autocarro, sul quale erano stati caricati questi 41 bidoni di cui lui non conosceva il contenuto, era stato seguito in tutto il suo viaggio da una autovettura sulla quale viaggiava il senatore italiano Luigi Noè. Non si può credere a nulla di quello che ci viene detto perchè, nella ridda di notizie che la stampa riporta, ce ne sarà forse qualcuna vera, ma ce ne sono tante false perchè sono contraddittorie.

E' proprio questo il fatto che mi preoccupa, quello di non poter dare credito a tutte queste notizie che vengono date in modo ufficiale o ufficioso, che stanno diventando incredibili. L'autista dice inoltre di essere partito da Seveso la mattina di venerdì 10 settembre e di essere arrivato a Nantua la sera dello stesso giorno: mi chiedo come ha fatto un autocarro pesante a partire da Seveso e raggiungere Nantua, che è vicino a Ginevra, passando per Ventimiglia con un percorso autostradale che è di circa 1000 km., impiegandoci una sola giornata. Non è assolutamente pensabile.

Invece la strada più naturale per andare da Seveso a Nantua è quella che passa dalla Valle d'Aosta e dal traforo del Monte Bianco; sono ca. 400 km., tranquillamente percorribili da un autotreno di questo tipo, che fra l'altro avrà ben dovuto fermarsi, perchè non credo che l'autista abbia potuto fare 1000 km. senza fare soste sia per necessità organiche, per mangiare, bere o per fare rifornimento di carburante; inoltre si sarà dovuto fermare alla frontiera per le operazioni doganali.

Evidentemente, in questa situazione, anche noi siamo esposti a rischi. Non sono molto d'accordo con il Presidente della Giunta quando mi dice che esiste già una regolamentazione che vieta il transito, sotto il traforo del monte Bianco, dei carichi pericolosi; esiste anche una direttiva comunitaria che è stata richiamata in questi giorni dagli organi di stampa. Ma è stato anche detto che questa direttiva comunitaria ha bisogno di essere integrata con un'altra direttiva più severa, per evitare che avvengano fatti come questi dei 41 bidoni di diossina. Credo che abbiamo il dovere, come Amministratori di questa Regione, di preoccuparci che le norme che regolamentano il traffico di carichi pericolosi sotto il traforo del Monte Bianco vengano rispettate, se queste esistono; abbiamo il dovere di intervenire in prima persona con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Quindi il nostro Presidente della Giunta, che ha anche funzioni di Prefetto, credo abbia il dovere di intervenire per fare tutto quanto è in suo potere affinchè si possano evitare rischi di questo genere. Pertanto chiedo al Consiglio di votare questo ordine del giorno, che impegna il Presidente della Giunta in questo senso. Sono convinto che abbiamo una necessità estrema di difendere il nostro territorio da tutti i rischi di inquinamento.

Quello che non ho scritto nell'ordine del giorno, ma che attiene a queste preoccupazioni, è che abbiamo appena discusso di un nuovo stanziamento per completare la rete di collegamento radio per la protezione civile; evidentemente questo è un problema che rientra nel più grande quadro della protezione civile, ed è giunto, a mio avviso, il momento di discutere seriamente se non sia il caso di creare nella nostra Regione un Assessorato all'Ambiente ed alla Protezione Civile.

Mi sembra che siano due elementi molto legati e interdipendenti e che hanno bisogno di essere sviluppati. Certamente è una preoccupazione che penso sia ormai abbastanza diffusa, per cui rispondere con una struttura che sappia far capo ai problemi che riguardano cioè la difesa dell'ambiente, che per noi è fondamentale proprio per le caratteristiche della nostra Regione, e quella della protezione civile, può essere un modo di risolvere un problema che sta diventando veramente pericoloso.

Si dà atto che dalle ore 10,53 presiede il Vice - Presidente Faval.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Tamone, ne ha facoltà.

TAMONE - (U.V.): Je me déclare d'accord avec l'ordre du jour proposé par M. De Grandis; je pense que si ce T.I.R. a traversé la Vallée d'Aoste, le problème est très grave et délicat. J'ai lu l'autre jour, sur un journal italien, que la dioxine ne peut pas être éliminée dans la forme où elle se trouvait à Seveso, car elle n'est pas biodégradable, c'est-à-dire on ne peut pas la détruire avec aucun agent biologique ou bactérée connu à ce moment.

Moi, je comprends la préoccupation de M. De Grandis, mais à ce point il s'agit de savoir où ces fûts de dioxine ont été placés. La dioxine dont nous parlons maintenant, restera toujours dangereuse pour l'humanité; dans n'importe quel pays du monde seront placés ces fûts, le problème ne sera pas résolu. Dans ce sens, c'est créé un petit roman noir parce que tout le monde cherche à savoir où la dioxine est placée.

Quant à M. Noè, qui a été mentionné par M. De Grandis, au cours d'un débat à ce sujet à T.F. 1 la force publique a dû intervenir, parce que tout le monde voulait le battre.

Je voterai très volontiers cet ordre du jour, mais je suis convaincu que le problème qui concerne la dioxine de Seveso est beaucoup plus complexe et grave que son passage en Vallée d'Aoste.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Anche in nostro gruppo voterà a favore dell'ordine del giorno, condividendo la preoccupazione per questo tipo di problemi. In effetti esiste un problema delle scorie pericolose, in primo luogo quelle nucleari. Condivido quindi l'opinione del Consigliere Tamone, che la questione sia quella di sapere dove andranno a finire questi fusti di diossina e cosa avviene delle scorie nucleari; si tratta di materiali i cui passaggi e destinazioni sono sempre sconosciuti alla popolazione.

La parte più interessante dell'intervento del Consigliere De Grandis è stata però quella relativa alla possibilità di istituire un Assessorato all'ecologia e all'ambiente. Per la Valle d'Aosta, certamente, se c'è stato questo passaggio, può esserci stato un certo livello di rischio; ma ci sono altri fatti, che dipendono dal Consiglio regionale, i quali intaccano l'ambiente e che sono visibili a tutti, e sono quelli relativi all'aggressione a cui il territorio valdostano è sottoposto dalla speculazione edilizia. Sono i problemi gravi dello spopolamento delle montagne, per cui credo che possa essere utile prestare attenzione ai problemi dell'ambiente in Valle d'Aosta attraverso un Assessorato apposito, che possa consentire di affrontare problemi che sono a dimensione di Consiglio regionale.

Se il Consigliere De Grandis mi permette, devo rilevare una contraddizione nel suo comportamento rispetto a questo problema. Quando si è discusso della mozione presentata dal nostro Gruppo contro l'insediamento ed il passaggio di armi nucleari in Valle d'Aosta, il Consigliere De Grandis ha votato contro, dicendo che non si può tenere la Valle d'Aosta fuori del contesto internazionale rispetto a questi problemi, facendone una zona franca per quanto riguarda l'insediamento di armi nucleari o il loro passaggio. Oggi invece, si preoccupa del passaggio della diossina in Valle: mi fa piacere, vuol dire che ha sbagliato la volta scorsa a non votare la nostra mozione.

PRESIDENTE: Metto in approvazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere De Grandis:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 25

Il Consiglio approva all'unanimità.