Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 729 du 16 décembre 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 729/VII - DISCUSSIONE GENERALE SUGLI INTERVENTI A SOSTEGNO DELL'ILSSA-VIOLA - RINVIO ESAME DELLA PROPOSTA DI LEGGE N. 459.

PRESIDENTE: Come da decisioni adottate questa mattina, riprendiamo i lavori con l'esame degli oggetti 1-2-3 iscritti d'urgenza, facenti parte dell'ordine del giorno aggiuntivo. Rimangono all'esame del Consiglio ancora le mozioni 44 e 41 dell'ordine del giorno del 15 dicembre.

La Presidenza propone di discutere subito gli argomenti iscritti in via d'urgenza proprio per la loro importanza, e precisamente la discussione abbinata sui punti 1 e 2, aventi per oggetto rispettivamente: "Ammissione della ILSSA-VIOLA S.p.A. di Pont-Saint-Martin ai finanziamenti di cui alla L.R. 28.6. 1982, n. 16 - Incarico fiduciario alla FINAOSTA S.p.A." e Modifiche alla L.R. 28.6.1982, n. 16: "Costituzione della Società Finanziaria Regionale per lo sviluppo economico della Regione Valle d'Aosta". Preciso che ovviamente le dichiarazioni di voto saranno separate ma, per facilitare l'esposizione dei diversi punti di vista, la discussione unificata dei punti 1 e 2 sarebbe un elemento positivo. Il Consiglio ha obiezioni?

Do lettura del testo della deliberalizione n. 6672 presentata dalla Giunta regionale:

Oggetto n. 6672 in data 3 dicembre 1982: Ammissione dell'ILSSA-VIOLA S.p.A. di Pont-Saint-Martin ai finanziamenti di cui alla L.R. 28.6.1982, n. 16 - Incarico fiduciario alla FINAOSTA S.p.A.

LA GIUNTA REGIONALE

...Omissis...

DELIBERA

di incaricare la Finanziaria Regionale Valle d'Aosta - FINAOSTA S. p. A. di attuare il seguente intervento per ordine e conto della Regione Valle d'Aosta sui fondi di cui all'art. 9 della legge regionale 29.6.1982, n. 16, a favore dell'ILSSA-VIOLA S.p.A. con sede in Pont-Saint-Martin:

- apertura ai credito di Lire 4 miliardi assistita da fideiussione di pari importo da parte della S.p.A. SMI Gruppo Orlando, di Firenze, al tasso del 13% con rientro a decorrere dal 1° aprile 1983 in 12 rate costanti.

PRESIDENTE: E' aperta la discussione. Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

ANDRIONE - (U.V.): Tralascio di illustrare le ragioni che ci hanno portato ad una deliberazione d'urgenza perché già stamani mattina al momento dell'iscrizione abbiamo spiegato alcuni motivi di questa decisione.

Ci siamo trovati di fronte ad una situazione che si è improvvisamente aggravata nel settore industriale dello acciaio come conseguenza della crisi mondiale che perdura, ma come fatto specifico particolare della gravissima situazione che ha colpito lo stabilimento di Bagnoli a Napoli, per il quale il Governo ha rastrellato tutte le risorse disponibili in forza della famosa legge 675, che prevede dei finanziamenti. L'ILSSA-VIOLA, come altre aziende del settore, avrebbe avuto diritto a dei crediti agevolati, che non hanno più potuto venire essendo questi già quasi tutti utilizzati. La situazione delle vendite essendo estremamente pesante, l'ILSSA-VIOLA avrebbe dovuto indebitarsi con le banche per un'esposizione consistente (si parla di sei miliardi) per far fronte agli impegni immediati nei confronti dei propri dipendenti e fornitori, con uno sbilanciamento della propria economia tale da pregiudicare qualsiasi possibilità futura, quindi da indicare come sola soluzione la chiusura o - visto un certo tipo di andazzo perché quella non è economia - la pubblicazione dell'industria in quel vasto ed immenso calderone che si chiama Finsider.

La Giunta regionale si è trovata di fronte a questa situazione particolarissima, ad una richiesta di un finanziamento cospicuo, ma comunque sotto forma di prestito, rimborsabile nello arco di 14-15 mesi, e di fronte al fatto che la scelta poteva condizionare l'avvenire di questa industria, lasciando per adesso impregiudicata la questione se debba o meno la Regione Autonoma Valle d'Aosta aiutare l'ILSSA-VIOLA per un programma di risanamento, modernizzazione e ristrutturazione dello stabilimento stesso, che verrà discussa in un secondo momento.

Lo strumento a nostra disposizione è la FINAOSTA e come ho cercato di spiegare stamani, avevamo dei dubbi fondati circa la compatibilità della legge e quella che era stata la volontà del Consiglio al momento in cui avevamo votato la FINAOSTA. Allora abbiamo presentato un ordine del giorno al Consiglio regionale per sentire qual era l'orientamento ed in funzione della necessità di avere il visto della Commissione di Coordinamento abbiamo studiato quelle modeste - mi sia permesso dire - astuzie di natura giuridica che ci avessero permesso di percorrere la strada più comoda in questo settore.

Come credo di aver già detto in una precedente riunione, stiamo facendo la banca. Non è - e quanto aveva accennato stamani il Consigliere Mafrica è esatto - che la FINAOSTA abbia la funzione di fare la banca. Quello che stiamo facendo è giustificato in primo luogo dai tassi di interesse attualmente correnti che sono tali da soffocare qualsiasi possibilità di avere dei prestiti bancari, in quanto con il sistema del pagamento degli interessi e dell'accreditamento praticamente trimestrale superiamo il 30% di tasse effettive; in secondo luogo le banche, per concedere i prestiti, chiedono delle garanzie reali, perché solo gli Enti pubblici possono dare alle banche fideiussioni almeno quattro volte superiori al valore dei beni che effettivamente vengono ipotecati.

Di fronte ad una situazione di questa gravità, ad una crisi che continua ad aggravarsi, abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere impedire che la situazione diventasse irreversibile, prima di discutere quello che verrà dopo e cioè la ristrutturazione ed altre cose di questo genere.

In tal senso dunque abbiamo proposto questa delibera d'urgenza al Consiglio, con la quale oggi si prestano 4 miliardi all'ILSSA-VIOLA, prima della scadenza di gennaio se ne presteranno altri due, per un totale di sei miliardi di lire. I mesi di gennaio, febbraio e marzo passeranno tranquilli: a partire dal mese di aprile verranno restituiti questi sei miliardi e cinquecento milioni in rate mensili per 12 mesi con gli interessi al tasso del 13%. A noi sembra che, fatto salvo quanto discuterà il Consiglio regionale per quello che riguarda la possibilità della Regione di intervenire anche in aziende superiori a quella che noi riteniamo essere la media, e fatto salvo il caso specifico, se vorrà la Regione favorire le verticalizzazioni - che siano dello INPS e NUOVA SIAS, discuterà il Consiglio- sia dovere del Consiglio regionale impedire il deterioramento di questo tipo di industria al di là di un limite dopo il quale non si torna più indietro. Abbiamo gli esempi sotto gli occhi, sappiamo che per non aver salvato certe industrie quando dovevano essere salvate, una dopo l'altra, gli stabilimenti di certi settori vengono semplicemente chiusi. La nostra proposta è che oggi il Consiglio regionale voti la ratifica di questa delibera, riservandosi, con l'opportuna ponderazione e con l'oculatezza necessaria, sentendo magari in Commissione l'intero Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA, le scelte future perché oggi queste scelte non sono così urgenti come lo erano prima, quando ci siamo trovati in un momento difficile. Possiamo anche dire che oggi ci rifiutiamo a che la FINAOSTA continui e possa per il futuro avere questa caratteristica di banca, però quando la situazione è veramente grave bisogna avere il coraggio di correre ai ripari, quali che siano. Per noi o si tratta di una scelta discriminante fra il volere o il non volere che certe industrie rimangano in Valle.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, che oltre ad intervenire sul primo punto, è relatore del secondo punto, cioè la proposta di legge n. 459.

MAFRICA - (P.C.I.): Il provvedimento che discutiamo oggi è molto delicato, come ha già sottolineato il Presidente della Giunta, ed è decisivo per il futuro industriale della Regione o almeno per una sua gran parte. Abbiamo insistito stamani per iscrivere anche il disegno di legge "Modifica della legge istitutiva della Finanziaria" perché crediamo che il provvedimento che andiamo a prendere possa costituire un precedente importante, nel senso che una scelta fatta in un certo modo possa giocare un ruolo positivo per il futuro; fatto invece in un altro modo potrebbe avere effetti non positivi o del tutto negativi. Per essere chiari, cerchiamo di distinguere quello che è un discorso di procedure da quello che è un discorso di sostanza. Prima vorremmo vedere un momento la questione delle procedure.

Quando si è istituita la Finanziaria, la legge ha previsto degli scopi per essa a proposito dei quali al 2° comma dell'art. 2 si può leggere: "le finalità vengono perseguite con forme di intervento tendenti a favorire la nascita, lo sviluppo, l'ammodernamento, il consolidamento economico e la mutua collaborazione di imprese di medie e piccole dimensioni, con sede legale e prevalente attività nel territorio regionale". Quindi il fine è d'intervenire per le piccole e medie imprese. Poi si chiarisce cosa significa "prevalente attività regionale": "ai fini della presente legge l'attività di un'impresa si considera prevalentemente svolta nel territorio regionale quando qui siano ubicate la direzione tecnica e quella amministrativa" - e qui ci sarebbe un piccolo particolare per l'ILSSA perché non mi risulta che la Direzione amministrativa sia in Valle d'Aosta ma a Milano - " e siano localizzati per intero o in parte predominante gli investimenti fissi e l'occupazione". L'ultimo comma dice una cosa molto importante dal punto di vista della procedura: "La società determina con deliberazione del Consiglio di Amministrazione i parametri d'identificazione delle piccole e medie imprese, nonché i limiti minimi e massimi dei differenti tipi di intervento". Poiché l'art. 2 viene prima dell'art. 5, questo articolo - le finalità generali della FINAOSTA - si riferisce sia alla gestione ordinaria che a quella speciale.

Allora se andiamo a vedere cosa ha fatto il Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA per ottemperare a quanto diceva la legge, con delibera 11/82 la FINAOSTA per la gestione ordinaria ha deliberato che "gli interventi in gestione ordinaria della FINAOSTA possono essere rivolti alle imprese che da almeno sei mesi dalla data della richiesta di finanziamento occupino da un minimo di 11 ad un massimo di 300 addetti". Quindi per la gestione ordinaria non ci sono dubbi che per la FINAOSTA il limite è di 300. Per la gestione speciale ci sono delle procedure stabilite dal Consiglio di Amministrazione, trasmesse alla Giunta, che dicono alcune cose significative. La delibera 12/82 della FINAOSTA dice che "una gestione ottimale del fondo speciale deve essere governata con criteri analoghi a quelli che ispirano gli interventi ordinari della FINAOSTA, sia pure tenendo anche nel dovuto conto le finalità sociali degli interventi straordinari". Quindi la FINAOSTA è un primo punto preciso che anche la gestione speciale dovrebbe grosso modo essere analoga a quella ordinaria. Si chiarisce meglio il concetto sempre nella stessa delibera, al punto d) dove si dice "dimensione dell'intervento": "sarà opportuno fissare un limite orientativo per singolo intervento ed all'interno di esso un'adeguata proporzione negli apporti fra denaro pubblico e privato. Appare anche opportuno che gli interventi straordinari della FINAOSTA siano rivolti ad aziende di dimensioni non eccessivamente rilevanti; deve essere ad ogni modo osservato il principio del carattere risolutivo dell'intervento, in quanto soluzioni provvisorie e/o parziali senza ragionevoli prospettive provocano rinvii e spesso aggravamento dei problemi". Da questo deliberato del Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA appare chiara la intenzione di tenersi nell'ordine di grandezza stabilito per la gestione ordinaria. Allora sosteniamo - ed è per questo che abbiamo insistito stamani per iscrivere il disegno di legge che permetta di intervenire in favore dell'ILSSA - che era necessario prima di intervenire a favore dell'ILSSA, mettersi a posto dal punto di vista formale rispetto a quanto stabilito dalla legge istitutiva della Finanziaria e dalle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA. Che la nostra tesi non sia peregrina, è anche dimostrato dall'ordine del giorno che abbiamo votato il 2 dicembre, quando avevamo stabilito che la Giunta regionale doveva presentare le modifiche che si rendessero necessarie per permettere un intervento a favore dell'ILSSA-VIOLA. L'ordine del giorno conteneva l'idea che per poter intervenire a favore dell'ILSSA ci volesse una modifica di questa legge o perlomeno dei deliberati del Consiglio di Amministrazione. In questo senso andavano anche gli emendamenti-tipo che il Presidente della Giunta ci aveva allora presentati, che parlavano di deroga e dicevano che per situazioni particolari può essere fatta una deroga rispetto alle dimensioni dell'impresa. Questa decisione del Consiglio regionale del 2 dicembre scorso veniva modificata dalla Giunta in data 3 dicembre. La Giunta con la propria delibera, almeno con il primo comma, dava come un'interpretazione già oggi possibile il fatto che nel termine media impresa fosse contenuta anche la dimensione dell'ILSSA. Questa è una tesi che rispetto alla giurisdizione nazionale può anche avere un suo significato, perché probabilmente nel contesto italiano un'impresa con 900 addetti è una media impresa, ma se andiamo a pensare a cosa intendeva questo Consiglio quando si è istituita la Finanziaria, non era negli intendimenti di nessuno riferirsi a questo ordine di grandezza. Questa delibera che porta la data del 3 dicembre dovrebbe essere stata fatta in realtà il 9 dicembre, giorno della sua pubblicazione; comunque questo ha scarsa importanza. Quando ne siamo venuti a conoscenza abbiamo scritto una lettera al Presidente della Giunta chiedendo che venisse rispettato il mandato dato alla Giunta dal Consiglio.

Quando il 13 dicembre la Giunta ha presentato un disegno di legge, abbiamo pensato che si fosse tenuto conto della nostra osservazione; ma poi in quel disegno di legge abbiamo scoperto una nuova strada: invece di andare ad una deroga - quindi ad una situazione eccezionale - si cercava di regolamentare in modo diverso la dimensione delle imprese. Il disegno di legge presentato dalla Giunta diceva che in Valle d'Aosta deve intendersi per "media impresa" un'impresa che abbia fino a 900 dipendenti; questa è una seconda tesi, rispetto alla precedente, sostenibile e discutibile ma anche abbastanza pericolosa, perché fissare un limite numerico significa togliersi delle possibilità di analisi rispetto a domande che vi rientrino e siccome gli industriali sanno il fatto loro, temiamo che qualcuno con aziende anche più grosse, scorporando, crei nuove società in modo da poter rientrare nuovamente sotto il limite fissato di 900 ed usufruire a pieno titolo e diritto dei finanziamenti regionali.

Il 15 dicembre la Giunta ci ha fatto sapere che il proprio disegno di legge poteva essere rinviato, non era più urgente in quanto poi la Commissione di Coordinamento aveva tagliato la testa al toro approvando la delibera. Abbiamo preferito presentare un disegno di legge che riprende lo spirito originario di quegli emendamenti-tipo che il Presidente della Giunta ci aveva fatto vedere il 2 dicembre, in cui riprendiamo il concetto della deroga previa deliberazione del Consiglio. Il nostro disegno di legge dice: "per i casi normali valgono le norme stabilite dalla legge istitutiva della Finanziaria; per i casi eccezionali, previa deliberazione del Consiglio, si può fare qualcosa di diverso". Abbiamo pensato che questa fosse una soluzione migliore perché ci sembra che di fatto la delibera della Giunta rappresenti una deroga vera e propria rispetto alle intenzioni del Consiglio, rispetto ai normali interventi che fa la Regione. Se questa deroga esiste, il fatto di condizionarla con una modifica della legge istitutiva della Finanziaria fa sì che la deroga possa assumere un carattere permanente e si rimanga nell'ambiguità e che non si sappia bene, se casi analoghi si presenteranno, come procedere. Ecco perché pensiamo che approvare quel modesto disegno di legge da noi presentato, che metterebbe le cose a posto rispetto alla Finanziaria, sia un contributo e non un qualcosa che scombini le cose. E' un disegno di legge che riconosce una deroga che di fatto si è ormai portata avanti e la condiziona alla deliberazione preventiva del Consiglio regionale.

Comunque, siccome siamo convinti che le leggi devono servire agli uomini e non viceversa, abbiamo voluto ricorrere a questa, che è una interpretazione in cui noi crediamo di aver mantenuto, rispetto alla votazione del 2 dicembre, una certa coerenza, mentre non ci è ancora chiara la procedura della Giunta, che ci sembra si sia un po' adattata ai fatti senza seguire un indirizzo preciso. Se si ritiene opportuno mettersi a posto rispetto alla normativa, si può votare il disegno di legge da noi presentato; se si ritiene invece che per approfondire queste forme di deroga occorra ancora tempo ovviamente si può rinviare questo disegno di legge e discuterlo insieme a quello della Giunta, che è stato rinviato e non ritirato. Quello che ci interessa però qui è la sostanza del provvedimento che oggi la Giunta propone all'esame del Consiglio. Su questo, proprio perché è un atto di una certa rilevanza, vorremmo dire quello che pensiamo nel modo più serio.

La sostanza del provvedimento è che l'ILSSA chiede dei soldi alla Regione minacciando dei licenziamenti. Stamani, si era parlato di ricatto. Chiedere di essere ricevuti non mi sembra un gran ricatto, ma venire qui alla Regione e dire: "Abbiamo la lettera di licenziamento per 330 lavoratori, se voi non intervenite facciamo partire queste lettere di licenziamento", questo a me sembra onestamente un ricatto vero e proprio e non una schermaglia. La ILSSA nella comunicazione che ha fatto in forma un po' enfatica, dice: "Noi esistiamo dal 1931 e non abbiamo mai avuto aiuti pubblici". Dopo aver fatto questa affermazione si presenta all'Amministrazione regionale chiedendo un intervento volto a risolvere una situazione difficile di liquidità. A sostegno della sua richiesta presenta un piano che appare poco comprensibile, da cui si capisce però in modo chiaro che l'ILSSA vuole ridurre di 165 il numero dei posti di lavoro esistenti; quindi l'ILSSA viene alla Regione e chiede un finanziamento eccezionale di sei miliardi per suoi problemi di liquidità e dice che se verrà aiutata, invece di licenziarne 330 ridurrà solo di 165 i suoi occupati. L'ILSSA con questo piano richiede allo Stato 35 miliardi: qui mi dispiace ma non sono d'accordo con il Presidente della Giunta; le richieste di finanziamenti - dalle date esistenti sui documenti - sono state fatte allo Stato il 27 di settembre di quest'anno, quindi non so come possano pretendere di ottenerli vista la situazione difficile attuale. Per quello che ci risulta è abbastanza capzioso i ragionamento che è stato fatto, cioè che i fondi non vengono erogati perché sono andati tutti allo stabilimento di Bagnoli, il quale aveva già goduto di finanziamenti. L'ILSSA seguendo la politica che riteneva opportuna cioè della piena disponibilità privata nelle divisioni, non ha mai chiesto niente, però oggi non può lamentarsi se non riesce ad ottenere i soldi in due mesi.

Se andiamo ad esaminare questo piano che prevede 165 posti di lavoro in meno, vediamo altre cose strane; per esempio che il piano presenta di chiudere degli impianti che invece sono già stati chiusi. Questa osservazione l'abbiamo sentita direttamente dal Consiglio di fabbrica ed anche dalle Organizzazioni sindacali regionali in un incontro che è avvenuto con le forze politiche: si tratta di una questione poco chiara. Oltre a questo elemento molto dubbio, nel piano viene preventivata una riduzione che non appare giustificata rispetto al numero dei dipendenti che oggi sono nei reparti da chiudere. Si parla inoltre di abbandonare il settore della produzione di lamiere, una produzione che oscilla dalle 70 alle 80 mila tonnellate. Le notizie che compaiono in quei documenti parlano di scarsità della domanda. Siccome anche in questo settore, come in molti altri siamo importatori, non è molto chiaro come si conciliano questi due fattori.

In realtà l'unica cosa vera a cui possiamo credere - e non tanto a questo piano - è che l'ILSSA si trovi in difficoltà finanziarie; infatti, esaminando i bilanci per il 1981 vediamo che in quest'anno il suo fatturato è sceso rispetto a quello del 1980 di dieci miliardi. Nel 1980 l'ILSSA aveva un fatturato di 91 miliardi, nel 1981 di 81 miliardi, ed in questo stesso anno ha avuto una perdita di un miliardo 375 milioni. Gli oneri finanziari nel 1981, rispetto ad una perdita di quello ammontare, erano di 9 miliardi e 465 milioni. Quindi se facciamo la compensazione fra gli oneri finanziari e la perdita, vediamo che se non avessimo avuto questi oneri, l'ILSSA sarebbe stata in attivo. Da dove vengono allora questi oneri finanziari? Vengono da debiti per quasi 44 miliardi che la ILSSA ha. Questa situazione di pesantezza finanziaria dell'azienda sicuramente esiste e di questo possiamo discutere, ma dobbiamo anche chiederci come mai l'azienda ha tutti questi debiti.

Credo che si debba dire che l'ILSSA ha fatto gravi errori dal punto di vista delle scelte tecniche per gli impianti destinati a superare difficoltà che esistevano. Innanzitutto è stato installato un nuovo laminatoio, che ancora non riesce a funzionare come si deve; questo investimento, che è costato circa 30 miliardi, non ha messo in grado l'azienda di superare una strozzatura produttiva. Altri errori di questo tipo sono stati fatti: ci risulta che sia stata acquisita una pulitrice, del costo di due miliardi, che poi si è rivelata inadatta. Nel piano si parla di necessità di fare la colata continua dopo aver già fatto questo laminatoio nuovo, mentre probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso se fosse stato fatto un unico piano di ristrutturazione, in cui, fin dall'inizio, si fosse pensato alla colata continua. Un altro errore ancora dell'ILSSA: qualche mese fa in questo Consiglio abbiamo votato la concessione di una centrale elettrica ad un privato, che poteva essere messa a disposizione dell'ILSSA. Ora l'azienda costringe gli operai a lavorare nell'acciaieria il sabato e la domenica su tre turni e solo di notte, perché così l'energia costa meno. E' ovvio che queste turnazioni dal punto di vista umano sono piuttosto pesanti. Non era possibile pensarci prima, in questo caso, e parlarne anche con la Regione per ciò che riguarda la possibilità d'intervenire nel problema energetico? E' sempre aperta inoltre la questione del metanodotto, che può interessare dal punto di vista del processo delle lavorazioni, per una migliore qualità delle stesse. In conclusione, pensiamo che sia responsabilità dell'ILSSA essersi messa in queste condizioni.

Volendo dare poi un giudizio che magari può apparire moralistico non è che in questi anni si sia comportata molto bene verso i lavoratori. Un anno e mezzo fa stavamo discutendo in questo Consiglio della cassa integrazione per 200 lavoratori; in quell'occasione è stato smantellato il Consiglio di fabbrica precedente, che all'interno della azienda aveva condotto una battaglia per difendere le condizioni di lavoro degli operai. Anche il Consiglio di fabbrica attuale non viene lasciato operare: ai delegati si creano difficoltà anche soltanto per fare delle fotocopie o per passare da una parte all'altra. Quindi il giudizio sulla diligenza dell'ILSSA, oltre quello che abbiamo detto prima dal punto di vista tecnico, non è dal punto di vista sociale molto positivo. Non ci stupiamo di questo comportamento perché è entrato da alcuni anni nell'azienda un certo Signor Lucchini, che con metodi tutti particolari è riuscito, producendo tondini di ferro, ad avere nel 1981 un fatturato superiore a quello della NUOVA SIAS i dati sono reperibili sul "Mondo" NUOVA SIAS, 126 miliardi, la Lucchini Siderurgica invece 130 miliardi. Le condizioni di lavoro di quell'azienda sarebbe opportuno andarle a chiedere ai lavoratori; ma lasciamo da parte questo discorso ed arriviamo ala sostanza. Perché l'ILSSA ci ha chiesto sei miliardi e cosa se ne fa?

Sempre da questo bilancio, si vede che nel 1981 l'ILSSA ha speso per salari ed oneri riflessi una cifra pari a 16 miliardi 719 milioni; aumentiamo pure del 16% questo importo ed arriviamo quasi a 20 miliardi nel 1982. Il personale quindi costa all'azienda un miliardo e mezzo al mese, non di più. Ci sono stati chiesti sei miliardi, dicendo che servono per dicembre per la tredicesima: per tutto il personale - tenete conto che nel 1981 erano mille, adesso sono ottocento - sei miliardi rappresentano quattro mensilità di costo del lavoro, non due. A cosa servono dunque gli altri tre miliardi?

Questa è una domanda che facciamo al Presidente della Giunta.

Secondo noi non si tratta solo dello aspetto più clamoroso che può colpire la sensibilità della gente, ma il problema è che questo prestito serve a coprire errori fatti dall'ILSSA; inoltre alla Regione costa, perché se avessimo, come negli anni passati, venti o trenta miliardi giacenti in cassa, si potrebbe affermare che sarebbe cosa utile prestarli all'ILSSA al 13% senza alcun onere, e l'ILSSA avrebbe il suo vantaggio perché invece di pagare il denaro al 30%, lo pagherebbe al 13%. Con la situazione che abbiamo, invece, diamo sei miliardi all'ILSSA facendoceli prestare dalle banche al 22% come minimo e dandoli poi al 13%... Li abbiamo già versati alla FINAOSTA? Comunque su questa operazione di tipo finanziario abbiamo fatto una serie di domande perché sembra a noi che il costo sia rilevante, i fini non siano chiari, quasi che ci si chieda un finanziamento per poter ridurre il numero degli operai.

Nelle premesse della delibera si parla della questione di Bagnoli: abbiamo già detto a questo proposito che, secondo noi, questa è in parte una scusa. Si parla anche di garanzie ottenute dall'ILSSA riguardo la concessione di un finanziamento; noi non le abbiamo ancora viste, e poiché l'Avvocato Andrione sa che "il sentito dire" non è una forma molto convincente, visto anche il comportamento generale della ILSSA, non abbiamo in effetti nessun riscontro del fatto che abbia chiesto i fondi della legge n. 675. Unico elemento certo è il piano del 27 settembre, dove si chiedono i fondi della legge n. 46, che concede per ogni tonnellata prodotta in meno di acciaio 100.000 lire, e per l'acciaio lavorato lire 150.000: diminuiscono quindi la quantità di acciaio prodotto e chiedono in cambio 35 miliardi!

Per arrivare al concreto: diciamo che questa parte delle premesse è disposta in modo troppo favorevole alla ILSSA, nel senso che non abbiamo elementi per dimostrarle; ad ogni modo siamo favorevoli a dare questo finanziamento all'ILSSA a condizione che nella delibera si stabilisca che questa si impegni a presentare un piano che preveda il mantenimento degli attuali livelli di occupazione e la vigilanza della Regione sull'attuazione di questo piano. Altrimenti creiamo il precedente di dare del denaro in cambio di posti di lavoro tagliati ed in cambio di nessuna garanzia per il futuro.

Spero di essere stato chiaro: non abbiamo voluto fare un discorso demagogico ma fondato su cifre, dati e ragionamenti che possono essere contestati, ma che hanno questo fine. Presenteremo poi con il Gruppo di Nuova Sinistra gli emendamenti al Presidente del Consiglio.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

ANDRIONE - (U.V.): Sia ben chiaro che si tratta di intervento non per chiudere la discussione generale, ma per fare alcune precisazioni di modestissimo valore, dato il numero delle affermazioni fatte dal Consigliere Mafrica. Inizio dalle più facili: problema energetico. La Ditta Cravetto aveva per 60 anni la concessione di derivazione dell'acqua; il Consiglio regionale poteva impedire alla Ditta di vendere, ma non che i 60 anni scadano nel 1987. Quando tale concessione scadrà, sarà compito del Consiglio regionale stabilire a chi concedere l'acqua.

Può anche darsi che l'ILSSA non avesse i soldi per comprare, ma non è quello il problema; può darsi benissimo invece che l'ILSSA voglia usare il metano, dico solo che il Consiglio regionale fino alla scadenza della concessione non ha potere su quelle acque.

Punto secondo, sempre di quelli facili: noi siamo importatori di lamiere, ma bisogna anche vedere quanto costano le lamiere importate: siamo importatori anche di maiali, di mucche, di latte, di formaggi e di cose di altro genere. E' un problema di mercato poiché non è specificatamente possibile produrre lamiere a costi che in Italia sono due volte quelli degli stessi prodotti giapponesi, franco porto di Genova. Evidentemente chi è marginale, chi non sa produrre a costi validi, viene messo fuori mercato e chiude.

Per quanto riguarda la conduzione dell'ILSSA, non sono in grado di giudicare se sono stati fatti gli errori, e se questi siano imputabili a quel dato Consiglio di Amministrazione: a me sembra, da come va la siderurgia in Italia, che se errori ci furono, non furono unicamente dell'ILSSA, perché la TEKSID - che pure era proprietà prima di diventare pubblica di una famosa "holding" internazionale che si chiama FIAT - ha perso "barche" di miliardi; la FINSIDER, proprietà dello Stato italiano, ha perso "piroscafi o petroliere" di buona valuta. Quindi oggi fare il processo al Consiglio di Amministrazione dell'ILSSA vuol dire semplicemente affermare un principio che è questo: in realtà la conduzione delle aziende deve essere diretta.

Per quanto riguarda i 44 miliardi di debiti, non esiste un paese al mondo che fino ad oggi non abbia lavorato con le banche. Per fare un esempio che ci riguarda da vicino, l'autostrada Quincinetto-Aosta dovrebbe essere largamente in attivo perché l'abbiamo pagata in termini di lire non so quante volte. Purtroppo c'era fra gli altri un prestito in dollari stipulato quando la valuta statunitense valeva 680 lire; quando la devi restituire al cambio di 1.400 lire, hai voglia di correre! Quindi su questa parte ci sono delle puntualizzazioni da fare.

La questione del bilancio: ho qui uno schemino per quanto riguarda costi ed oneri per il lavoro: sono 2.700 milioni di lire per dicembre, 2.000 per gennaio e 1.700 per febbraio. E' vero che noi nelle premesse non abbiamo presentato l'intero bilancio, abbiamo solo rappresentato una situazione che voleva essere quello che è. Tutti questi fatti direi che sono marginali: ringrazio il Consigliere Mafrica di avere detto cose che in parte possiamo condividere. Sono marginali rispetto al fatto che qui si tratta solo di vedere se vogliamo mantenere una situazione sulla quale poi si possa discutere di un piano. Lo ripeto: se noi lasciamo che le cose vadano a ruota libera l'indebitamento dell'ILSSA aumenterà in maniera tale da diventare irreversibile. A me non sono stati fatti numeri per quanto riguarda licenziamenti o altro: mi è stato dato "brevi manu" il piano che per adesso non abbiamo ancora esaminato. Nel caso che la Regione intervenisse in quel piano, lo farebbe con la Società di Leasing o cose di questo genere, non certamente con un finanziamento industriale, facciamo solo la funzione di una banca. Diversamente, la massa di denaro che l'ILSSA dovrebbe rendere, ammesso che riesca ad ottenerlo, sarebbe tale da soffocare ogni speranza di rimanere in attività.

Per quanto riguarda infine la questione della delibera della FINAOSTA, che diligentemente è stata citata dal Consigliere Mafrica, avevamo risposto subito dicendo che "in relazione alla nostra del 20.9.1982 concernente l'oggetto, pur apprezzando la finalità del Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA, intesa una gestione attuale dei fondi speciali di cui all'art. 9 della L.R. 28.6.1982, n. 16, si ritiene indispensabile acquisire ulteriori elementi di valutazione, prima di definire il problema della gestione dei fondi speciali stessi". Poi continuano varie considerazioni e si conclude: "alla luce di tutto quanto sopraesposto, si conferma quindi la opportunità di soprassedere alla definizione del testo della convenzione sulla gestione dei fondi speciali". Questo non era certamente preordinato per la questione ILSSA, ma era che volevamo vedere i vari funzionamenti. Riteniamo infatti, contrariamente all'opinione rispettabilissima espressa dal Capogruppo del P.C.I., che sul problema dell'emendamento della legge occorra una riflessione ponderata per il fatto che anche noi siamo perfettamente coscienti che un precedente di questo genere non deve diventare un'abitudine. Se le condizioni sono tali da giustificarle, per potere poi fare dei discorsi delle strutturazioni industriali, il Consigliere Mafrica mi insegna che oggi la forza lavoro non può essere mantenuta nelle stesse condizioni, bisognerà per forza di cose investire in attività parallele. Sono anni che ci diciamo le stesse cose, non è possibile che si creda che basti alzare un po' la voce per ottenere qualcosa: gli Orlando se ne fregano e chiudono.

Per quanto riguarda infine la fideiussione, giunge oggi un corriere speciale - il Consigliere Mafrica potrà chiederlo direttamente al Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA - che porta la fideiussione del Gruppo SNI - Gruppo Orlando - che il Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA può accettare, mentre nessuna banca lo accetterebbe.

Per quanto riguarda la questione fondamentale, in questo momento non l'accettiamo perché dovremo prima discutere il piano dell'ILSSA. Siamo coscienti del fatto che se ci dovranno essere dei sacrifici sulla forza lavoro, ci dovrà essere parallelo l'intervento regionale per creare delle nuove condizioni di lavoro, perché nell'ILSSA non credo sia possibile oggi mantenere la stessa forza lavoro, quando la tecnologia si sta evolvendo in maniera tale da consentire un certo tipo di produzione solo attraverso macchinari che costano carissimi e diminuiscono il numero degli addetti.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. Nuova Sinistra): Vorrei partire da tre affermazioni che sono quelle conclusive fatte dal Presidente della Giunta: gli Orlando se ne fregano e chiudono, intendiamo questo intervento come eccezione e non come regola, stiamo svolgendo le funzioni di banca. Tutto questo sta a significare che a parte il discorso, verissimo, su una realtà generale di crisi, le funzioni e le ipotesi con cui questo Consiglio si è mosso quando ha deciso di dar vita alla Finanziaria sono completamente stravolte.

Avevamo precisato nel dibattito che si volevano effettuare, come Finanziaria, degli interventi promozionali; qui facciamo un primo grosso intervento con funzioni di banca al fine di risolvere un problema finanziario immediato. Questo significa per espressa precisazione del Presidente della Giunta che ci troviamo di fronte ad un aggravarsi della situazione, per cui questa eccezione rischia di ripetersi.

E' necessario quando si danno delle definizioni di media, piccola o grande azienda, tener conto non solo del numero degli addetti, ma anche della portata di questa azienda, di come sia collegata ad altre dello stesso gruppo e sicuramente l'ILSSA-VIOLA, che può essere considerata in una panoramica più generale una media azienda, non lo è più se teniamo conto che questa fa parte del Gruppo Orlando, cioè di un grosso gruppo monopolistico.

Comunque il problema di fondo è che è necessario avere degli strumenti che servano ad affrontare la situazione reale e non solo degli strumenti da utilizzare in situazioni ipotetiche; per cui sarebbe opportuno - e sono d'accordo con la proposta del P.C.I. - modificare subito le funzioni della Finanziaria, proprio perché rischiamo in qualsiasi momento di essere sollecitati ad effettuare delle operazioni finanziarie che teoricamente dobbiamo considerare eccezionali, quando la realtà ci porta che questa situazione eccezionale diventa riproposta in continuazione. Con una modifica come quella proposta dal P.C.I. avremo la possibilità di far intervenire uno strumento in grado di affrontare queste situazioni, fatta salva un'effettiva presa di conoscenza della realtà, un dibattito ed una scelta fatta all'interno di questo Consiglio.

L'altro aspetto riguarda invece l'esigenza di dover intervenire immediatamente nei confronti dell'ILSSA. Poiché dobbiamo fare da banca, dando dei prestiti ad un tasso di interesse più basso rispetto a quello di mercato e poiché gli Orlando hanno per loro abitudine quella di muoversi solo nel proprio interesse, senza tener conto delle realtà sociali che li circondano, si impone all'Amministrazione regionale di chiedere determinate garanzie, e cioè che il prestito non venga utilizzato per realizzare prima ancora che vengano discussi i piani, quegli obiettivi che sono probabilmente ben delineati nella mente della Direzione della ILSSA, o per effettuare riduzioni dei livelli occupazionali, cosicchè ci troveremo a discutere il piano con i lavoratori già fuori dello stabilimento, per cui ci sarà ben poco da discutere.

PRESIDENTE: ha chiesto di parare il Consigliere Tamone. Ne ha facoltà.

TAMONE - (U.V.): Très brièvement pour dire la position de l'Union Valdôtaine sur ce problème. Le Président de la Junte a déjà précisé la position du gouvernement régional, dans laquelle nous nous reconnaissons, mais nous voulons quand même ajouter quelque chose. Quant à la loi de la FINAOSTA, au moment où nous avons voté le projet de loi de la constitution de cet Institut, nous pensions à des entreprises d'autres dimensions; personnellement, j'avais beaucoup insisté à l'intérieur de la 1ère Commission, pour qu'on puisse chiffrer à ce moment-là le nombre des employés dans ce type d'entreprise. La Commission n'a pas voulu accepter ma position et maintenant nous sommes ici à discuter d'un problème qu'on pouvait déjà définir. Nous sommes douteux sur le projet de loi présenté par le gouvernement régional et c'est pour ça que nous demandons au Parti Communiste de bien vouloir renvoyer aussi la discussion de son projet de loi, et d'ailleurs le chef de groupe du Parti Communiste l'a déjà dit. Nous aussi, nous retenons nécessaire d'éclaircir à l'intérieur de la loi de la FINAOSTA la question des dimensions des entreprises vers lesquelles nous pouvons intervenir, mais il s'agit d'un problème dont on doit discuter dans une période de temps plus longue.

Nous partageons parfaitement l'avis du Président du Gouvernement, quand il dit que nous devons intervenir en ce moment d'une façon extraordinaire pour une situation dramatique. Pour cette raison nous donnerons notre vote tranquillement sur cette délibération.

Au contraire, nous pensons - et le Parti Communiste là a raison - qu'il est question quand même d'étudier jusqu'au fond ce que sera l'avenir de cette industrie. Nous n'avons pas eu encore l'occasion de lire le projet de plan que l'ILSSA-VIOLA présentera à la C.E.E. et au gouvernement italien, nous aimerons bien le voir. Et puis nous retenons nécessaire d'approfondir la discussion sur cette question, parce que nous croyons que l'ILSSA-VIOLA, après la requête de six milliards d'emprunt, viendra à demander à la Région Autonome Vallée d'Aoste d'autre argent pour d'autres objectifs, qui ne sont pas ceux d'un emprunt pour une situation contingente, mais ceux d'une intervention de type différent, à l'intérieur de l'entreprise elle-même. Dans ce sens nous croyons, les sociétaires de l'ILSSA-VIOLA étant M. Orlando et M. Lucchini, que là il y a des intérêts différents. Comme très souvent cela se passe - d'ailleurs quelqu'un a ici évoqué la question EGAM - le groupe Orlando travaille en syntonie avec le groupe Agnelli. Dans le domaine sidérurgique M. Orlando a encore la réalité en Toscane. Nous ne voudrions pas qu'il soit le prologue pour un détachement définitif, car le problème se poserait d'une façon dramatique.

Nous devons discuter sur un plan précis de l'ILSSA-VIOLA, si intervention devra y etre, et dans ce sens je demanderais encore au Conseiller Mafrica de bien vouloir retirer, comme il a déjà préconisé d'ailleurs, le projet de loi, surtout parce qu'il se pose un problème de règlement que je voudrais faire présent à M. Mafrica. A l'art. 21 du règlement du Conseil régional, dernier alinéa, on dit que: "si un projet de loi est rejeté par le Conseil, pendant six mois on ne peut plus discuter du même argument". Nous voudrions éviter cette impasse procédurale, car nous voulons rediscuter la fonction de la "Finanziaria" dans ce domaine.

En ce qui concerne au contraire les amendements que le Groupe communiste nous présentera sur la délibération du gouvernement régional, nous pensons que c'est impossible à ce point de demander à l'ILSSA-VIOLA quelque chose qu'elle ne peut pas nous donner. Moi, je suis content d'avoir entendu de la part du Président du Gouvernement qu'aujourd'hui arrive cette lettre signée par le Groupe SMI, qui est notre seule garantie.

Quant à la question de ce matin, dans laquelle nous nous sommes un peu débattus pour les problèmes concernant d'autres industries en crise chez nous, je tiens à dire dans ce Conseil ce qui s'est passé. Un ami que j'ai dans le Syndicat m'a arrêté ce matin et m'a dit: "Questa mattina siamo venuti al Consiglio regionale perché nessun politico del vostro partito, salvo il rappresentante del P.C.I., era presente all'Assemblea". Moi, je me suis rendu aujourd'hui à l'Union Valdôtaine et j'ai parlé avec mes collègues. Il y a simplement une chose à dire pour éliminer toute possibilité de spéculation, qui a été faite ce matin sur la conduite des partis: l'Union Valdôtaine n'avait pas été invitée ce matin à participer au débat sur l'industrie textile en Vallée d'Aoste.

Si le Parti Communiste est encore "la cinghia di trasmissione" et a C.G.I.L. a des rapports préférenciels avec le Parti Communiste, par lesquels ce dernier sait qu'il doit participer aux réunions auxquelles d'autres partis ne sont même pas invités, qu'est-ce que vous voulez?

Notre mouvement - comme a déjà dit le Président qui nous représente très bien dans le gouvernement régional - ne se refuse jamais de parler avec les forces sociales; au contraire, nous nous essayons dans les limites de notre capacité, d'être toujours présents avec nos propositions.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.

BORDON - (D.C.): Mai essere troppo educati lasciando parlare un altro prima di te, perché poi questo ti taglia l'erba sotto i piedi! Di fatti molto di quello che volevo dire lo ha detto il Consigliere Tamone. Cerchiamo allora di non ripeterci per non annoiare e di prendere in considerazione alcuni fatti.

Innanzitutto, consentitemi di dire, facciamo i dibattiti come li faccio io con il mio buon amico Consigliere Mafrica in Commissione Affari Generali, dove prendo la parola volentieri, perché ritengo che sia quello il sistema con cui si deve portare avanti una discussione in una sala consiliare a regime democratico. Neanch'io voglio fare qui della demagogia, però non v'è dubbio che stamani abbiamo avuto un'altra volta una lezione, noi della maggioranza. Non ci sappiamo organizzare, perché anch'io là in tribuna vorrei un centinaio di lavoratori a sentire che noi ci battiamo accanitamente per far passare questa delibera per Natale e ci preoccupiamo affinché percepiscano i loro salari, la tredicesima, ecc.; naturalmente in questo caso penso che certi Consiglieri modificherebbero in parte il loro tiro, anche se il buon amico Consigliere Mafrica ha appena detto che si preoccupano anche loro.

Ed è questo un po' il succo della discussione. Se avessimo organizzato anche noi oggi l'intervento di un centinaio di operai, probabilmente queste discussioni si abbrevierebbero di molto; devo però esprimere un po' di gelosia verso il Consigliere Carlassare, per tutti gli applausi che ha riscosso qui alle 12,30. Se fossero stati degli applausi e delle urla di"bravo" fatte da cento lavoratori non me ne fregava proprio niente, ma fatte da una novantina di donne mi andava a fagiolo; tant'è che (il Consigliere Carlassare è un individuo intelligente, non si offende) se non avete visto la sua faccia mentre riceveva applausi, era felice perché effettivamente non ne aveva mai presi tanti.

Fatta questa piccola premessa vorrei dire che mi offendo quando, per esempio, qui dentro ci sono dei partiti che vogliono continuamente fare la parte dei difensori del lavoratore. Ma cerchiamo tutti di difenderci qui dentro, noi tutti vogliamo che le cose vadano per il meglio e consentitemi questa battuta: da vecchio democristiano che è in quest'aula da trent'anni - lo dite sempre voi, ma io me ne frego regolarmente - sono abituato a queste piccole bufere che sono sempre create allo scopo non di andare a risolvere i problemi ma di andare a caccia di voti. Però ad un certo momento avviene una certa reazione e stamani avevo proprio voglia di prendere la parola. Ma noi qui abbiamo tutta la possibilità di portare avanti determinati problemi, cerchiamo di risolverli. Oggi arrivo qui dentro e mi si dice:"hai visto in Polonia che hanno fermato Walesa!" Ma questo povero paese italiano che si trova in difficoltà come tutta l'Europa, tutto il mondo, cosa deve fare? Deve avere la bacchetta magica per risolvere il problema? Siamo seri e coerenti!

Veniamo ad alcuni aspetti di questo problema: nel 1965-66 avevamo già esaminato la possibilità di fare una Finanziaria, anche se non proprio di questa potenza. Non l'abbiamo fatta perché ci mancavano i denari. Invece adesso, con il riparto, l'abbiamo potuta fare e si doveva già presumere che avrebbe potuto essere modificata, del resto, come tutte le cose in continuo addivenire. Io, che non ho più grandi prospettive politiche, ogni tanto in questo Consiglio mi permetto dire delle cose che non tutti possono dire e mi ricordo un giorno di avere detto qui dentro che sarei sempre stato contrario a stanziare anche una sola lira per l'insediamento di nuove industrie in Valle; però quelle che avevamo già le dovevamo aiutare, perché noi stessi le avevamo invitate a venire qui, quando si andava a caccia del datore di lavoro che insediasse le industrie in Valle d'Aosta.

Oggi alcune industrie insediate non riescono ad andare avanti in seguito alla crisi e noi le dobbiamo aiutare. Quindi quello che ho detto allora lo mantengo anche adesso. Anche l'altro giorno, quando abbiamo parato di questo, mi sono permesso di dire, sempre con quello spirito burlone: non vorrei che la FINAOSTA mi diventasse FINAOSTA-EGAM, perché allora aveva ragione il mio amico Einaudi. Se, ad un certo momento, in un Consiglio regionale che deve preoccuparsi di cose economiche creiamo un organismo perché l'Ente Regione così com'è non può sovvenzionare certe industrie e, per supplire a questo inconveniente, andiamo a creare una Finanziaria che debba poi aiutare tutte le industrie che non vanno avanti, abbiamo mancato al nostro scopo. Quindi FINAOSTA ma con la massima serietà.

Abbiamo visto con enorme piacere che in questo Consiglio di Amministrazione ci sono dei tecnici, pochissimi politici, per non gravare sempre sulle spalle dei politici e quindi ho la massima fiducia in questo organismo.

Ad un certo punto viene fuori la necessità di aiutare una vecchia industria come l'ILSSA-VIOLA, che ha bisogno di un colpo di mano. E qui ecco il colloquio che abbiamo fatto con il Consigliere Mafrica l'altro giorno e che continuiamo a fare perché anche lui è d'accordo con me su questo, anzi lo facciamo tutti questo discorso perché la preoccupazione di venire incontro ad una necessità urgente effettivamente ci tocca tutti. Questi sono i problemi che dobbiamo affrontare, siamo alla vigilia di Natale quando tutti diventiamo un po' migliori, anche se ci sono le elezioni del 1983 abbastanza vicine che tendono ad annullare questa bontà. Ebbene, dopo aver esaminato tutto questo, si è concluso che è necessario dare il denaro per vedere di aiutarli, però ha ragione il Consigliere Mafrica: non è che dobbiamo buttarli via questi denari, li destiniamo con buona volontà anche se non siamo tutti soddisfatti. Allora la prima cosa che mi sono permesso in Commissione Affari Generali con gli altri Consiglieri di dire al Consigliere Mafrica - che era d'accordo con me sia chiaro, perché non si tratta in quella sede di riscuotere applausi è stata che dobbiamo dare urgentemente questi denari e che vorremmo tutti approvare subito questa deliberazione perché effettivamente il Comitato di Coordinamento ci ha quasi invitato a farlo: guardate, noi l'approviamo questa delibera che potrebbe anche essere di dubbia interpretazione perché la legge nostra si presta a questo dubbio, quindi se c'è un dubbio noi del Coordinamento diciamo che l'approviamo, in via del tutto eccezionale, salvo ratifica del Consiglio regionale.

Devo anche aggiungere quello che pensate tutti voi: il Consigliere Mafrica, che fa dell'opposizione e la deve fare, ha fatto un'opposizione anche questa volta ben preparata. Ci ha portato un bilancio, lo abbiamo visto, la demagogia si può fare sempre o quasi, ma con le cifre non si fa mai perché non c'è barba d'uomo che possa fare due + due = cinque. Quindi il piano di programmazione del lavoro è quello che è, il Consigliere Mafrica ha fatto bene a riprenderlo in esame.

Ora, qual è la nostra preoccupazione? Questa legge noi la dobbiamo modificare, si dice all'art. 2:"Gli interventi della gestione speciale di cui al successivo art. 3 possono essere effettuati anche in deroga ai suddetti limiti, previa deliberazione del Consiglio... verso imprese di qualunque dimensione...". In fondo in fondo sono d'accordo con il Consigliere Mafrica il quale dice in proposito: "Noi abbiamo la FINAOSTA" ma per determinate decisioni di importanza che supera forse quello che avevamo in intenzione, chi è l'organo supremo che può decidere delle finanze regionali? E' il Consiglio regionale. Quindi se dovesse succedere ancora qualcosa di questo tipo, venga portato in Consiglio, non per mancanza di fiducia verso il Consiglio di Amministrazione della FINAOSTA, ma perché mi sembra che in quel caso il Consiglio debba intervenire". La verità è questa: abbiamo visto dare dei denari però, in linea di massima, l'ho letto sul giornale a quali società li avevano dati perché il Consiglio con certe deleghe finisce per non sapere più cosa è stato dato ed a chi.

La conclusione di tutto questo l'ha tirata il Consigliere Tamone: credo proprio che dobbiamo passare questa delibera e mi rivolgo al Consigliere Mafrica ed ai suoi compagni di opposizione. Naturalmente il Consigliere Mafrica mi fa un'altra battuta che mi preoccupa e mi dice: "Tu gli dai sei miliardi per pagare le competenze di fine anno agli operai e lavoratori ed invece ne usano solo tre. Gli altri a cosa servono?" Ma il Presidente lo ha detto: con questi sei miliardi vogliamo dare ossigeno a questa impresa. Effettivamente se ci fosse la possibilità di una mezza garanzia - e qui sarò sempre vicino al Consigliere Mafrica - che non si diminuisca il livello occupazionale sarebbe una grande cosa e ci soddisfarebbe molto più di adesso, però ripeto che se non approviamo subito la delibera ed entriamo nel merito delle proposte di legge presentate o dalla Giunta o dal P.C.I., perché poi la sostanza la vogliamo sempre tutti nel migliore dei modi, faremo solo delle chiacchierate e passerà il mese di dicembre. Dobbiamo avere un po' di fiducia in queste imprese che hanno anche uno scopo di lucro, come in parte è logico, quindi questa legge se la si può ritirare la ritiriamo e la ripresentiamo al più presto, ma sarebbe doloroso che per un'impostazione anche seria noi oggi non votassimo questa delibera in via d'urgenza per cui questi lavoratori abbiano un buon fine hanno.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia. Ne ha facoltà.

NEBBIA - (P.S.I.): Il dibattito su questo argomento probabilmente si prolunga e diventa più complesso perché coinvolge il problema più ampio della politica economico-industriale che la Regione, o in senso più lato l'Ente pubblico, dovrebbe assumere. E' chiaro che un provvedimento parziale di questo tipo deve essere inquadrato in una visione a carattere più generale. Siamo in un paese ove è stato detto già da molto tempo, e la cosa si è verificata, che l'economia è di tipo misto - pubblica e privata - e che l'economia pubblica in una prima fase ha potuto risolvere moltissimi problemi mentre negli anni più recenti ha mostrato la corda sotto molti aspetti.

Nella nostra Regione ci troviamo già da anni ad avere assunto delle posizioni di intervento nel settore economico e queste sono state regolamentate in modo più ampio e non direi definitivo, visti i provvedimenti che adottiamo con la costituzione della Finanziaria. Direi che il problema da discutere - e la cosa è stata anche accennata all'interno della Commissione speciale che è stata formata per il caso della Châtillon - è quali devono essere le linee di politica economica della Regione, quindi le modalità per attuare questa politica.

Mi spiace polemizzare con alcune posizioni che sono state prese dal Capogruppo del P.C.I., non perché sia una posizione preconcetta di contraddizione, ma perché diciamo che le motivazioni portate dal Consigliere Mafrica hanno una loro logica e giustificazione sulle quali sarebbe opportuno fermarci un momento per schiarirci le idee, se possibile, se non altro per raggiungere un mattone ad un dialogo che dovrebbe essere costruttivo.

Il Consigliere Mafrica ha terminato il suo intervento condizionando l'assenso del P.C.I. alla delibera di Giunta dicendo che questo sarebbe stato possibile solo nel caso fosse stato presentato un piano di ristrutturazione dell'azienda che non prevedesse una diminuzione della manodopera. Credo che in linea generale siamo tutti d'accordo su questo fatto ma sui modi e le modalità per raggiungere questo obiettivo ci sarebbe molto da discutere, nel senso che dobbiamo renderci conto - e purtroppo queste cose sono state dette già parecchie volte in quest'aula - che la situazione in cui operiamo fa parte di un contesto molto ampio che coinvolge il nostro paese assieme ad economie di almeno mezzo mondo, quindi non possiamo pensare che la nostra sia un'economia chiusa (senno dobbiamo scegliere l'autarchia, di funesta memoria) quando avvengono fatti in altre parti del mondo che coinvolgono scelte che dobbiamo fare noi. Mi riferisco, ad esempio, ad un fatto che non è marginale: la scelta fatta dalle Partecipazioni Statali e per queste dalla ASNA di importare lamiere già lavorate dal Giappone, perché il loro costo commerciale è decisamente inferiore a quello dello stesso prodotto fatto nei nostri stabilimenti. E dato che sul mercato mondiale, o diciamo anche semplicemente europeo, non si può pensare di vendere prodotti a pari qualità con costi superiori del 20%, se si vuole concorrere con aziende di questo tipo bisogna pensarci su. D'altra parte mi pare che la settimana scorsa il Parlamento svizzero, oltre ad aver votato un Presidente della Confederazione socialista, ha anche respinto d'altra parte una proposta di parte socialista, di riduzione di ore di lavoro settimanali da 44 a 42. E non è che la Svizzera sia un paese povero, è un paese moderno ed avanzato. Se vogliamo considerare o vedere sotto un aspetto morale questa concorrenza mondiale, credo sia l'unico modo, o uno dei pochi, per equilibrare il nord ricco con il sud povero quello di metterli in concorrenza e di fare in modo che l'acciaieria nigeriana possa competere con l'acciaieria di Bagnoli o Piombino, perché in questo modo sarà l'acciaieria nigeriana che venderà e non quella di Bagnoli o Piombino. In questo modo ci sarebbe una perequazione mondiale, però è chiaro che in quest'ottica, a parità di prodotti, noi come società europea perderemo e le società invece in crescita guadagneranno; quindi la soluzione è nel produrre prodotti più qualificati, più avanzati, che non abbiano concorrenza mondiale. A questo punto farei solo un riferimento che è quasi protostorico nel campo dell'industria: se non erro nel '600 in Inghilterra, che era il paese più avanzato nel settore industriale, ci sono stati dei grossi movimenti popolari che tendevano alla distruzione dei telai. C'era la trasformazione del lavoro da artigianale a industriale ed il telaio è stato lo strumento che ha permesso il decollo dell'industria, però la gente occupata in questi settori non capiva che non si poteva continuare a tessere ma si dovevano, caso mai, costruire telai per tessere.

Quindi la ristrutturazione delle nostre aziende deve essere in questa direzione, costruire macchine sempre più perfezionate per ridurre nei settori direttamente produttivi la manodopera; l'entità di manodopera nel contesto globale rimarrebbe però equilibrata ed identica. Se si deve operare in qualche modo per salvare queste industrie, bisognerà in questi piani di ristrutturazione operare con un concetto che pare sia della filosofia cinese, cioè non dare pesce a chi ha fame, ma insegnargli a pescare. Quindi insegnare a vedere il fenomeno industriale in un'evoluzione storica e in una dinamica continua e non fermarsi invece alla difesa sempre puntuale dell'attività come si è svolta per decenni. In questo modo si salvaguarda la manodopera, si migliora la società; diversamente può succedere, come è successo per la Châtillon, che è un caso che dobbiamo sempre avere presente che si abbiano 500 o più lavoratori a spasso.

Dobbiamo quindi cercare di anticipare gli eventi e non fare una difesa solo passiva. In questo senso credo che dobbiamo non solo pensare di operare con i criteri tipici dell'Ente pubblico che ha dei freni notevoli nella sua attività, ma se vogliamo entrare nel campo economico dobbiamo pensare anche con una mentalità diversa, più aperta ed elastica. Riteniamo che si debba approvare la delibera di Giunta che è stata presentata ma, d'altra parte, forse chiarirci le idee fra le forze politiche, anche se questo non è il momento migliore visto che siamo vicini alle elezioni, su quali debbono essere queste strategie, perché diversamente ci contrapporremo demagogicamente pur volendo tutti la stessa cosa, solo che gli strumenti che pensiamo di usare sono diversi.

Ore 18,22: Presidenza del Vice Presidente Angelo Mappelli

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Dagli interventi che mi hanno preceduto, in particolare da quelli dell'opposizione, credo di aver potuto rilevare un'interpretazione della legge istitutiva della Finanziaria non perfettamente coerente con quella che è la realtà. La Finanziaria è fatta di due gestioni: una ordinaria ed una speciale. La gestione ordinaria è quella tipica della Finanziaria, che essa opera a suo rischio sotto la sua responsabilità, che deve avere determinate caratteristiche di produttività e fornire anche un determinato utile alla società. La gestione speciale invece è quella che si sottrae a queste caratteristiche e proprio per questo è speciale perché tra l'altro la Finanziaria non ha responsabilità alcuna in questo caso per gestire questi fondi dell'articolo 5.

Infatti ha solo l'obbligo di applicare la normale diligenza del mandatario perché agisce su preciso incarico della Giunta regionale o del Consiglio a seconda dei casi. Quindi è evidente che l'intervento che riguarda l'ILSSA-VIOLA rientra in questa gestione speciale, con caratteristiche che non sono quelle della gestione ordinaria. Tuttavia, pur non essendo precisato negli articoli di legge il tipo di aziende per le quali si può intervenire - c'è una definizione piuttosto vaga di piccole e medie aziende - può essere interpretata un po' come si vuole. Rimane il fatto che nello spirito del legislatore c'era quello di considerare piccole e medie le aziende in relazione alla nostra Regione. Credo che proprio per rispetto a questo spirito della legge la Giunta abbia presentato l'ordine del giorno il ° dicembre, perché non si è sentita di dare un'interpretazione della norma di legge, che poteva benissimo dare a mio avviso, però non era conforme allo spirito del legislatore. Ecco che allora quando si è votato l'ordine del giorno o creduto, e lo credo ancora oggi, che si è autorizzata in deroga la Giunta ad assumere la delibera che oggi ci viene presentata per essere votata. D'altra parte di questa mia convinzione credo mi abbia dato una prova particolare il fatto che il Presidente della Commissione di Coordinamento ha vistato questa delibera e non ha fatto osservazioni. Evidentemente l'occhio dell'osservatore esterno, che non è tenuto a conoscere lo spirito con cui il legislatore ha operato, ha ritenuto corretto quel tipo di interpretazione e non ha sollevato obiezioni.

Ho apprezzato il fatto che la Giunta ha ritenuto di non scavalcare il Consiglio ma di rimanere rispettosa di quello che era stato detto qui approvando quella legge, ed anche che ha assunto la deliberazione solo dopo la approvazione dell'ordine del giorno. E' anche vero che alla seconda parte dell'ordine del giorno si parla di presentare subito una modifica alla legge istitutiva della Finanziaria per giustificare l'assunzione di questa deliberazione. Ma evidentemente questo allora come oggi era stato un surplus di garanzia nel senso che si trattava di un intervento che derogava da quelle che erano le nostre volontà ad approvare la legge e che avremmo inserito nella legge alcune modifiche che garantivano il Consiglio che qualunque fosse la Giunta che sedeva in quei banchi sarebbe stato rispettato questo tipo di spirito.

Ho anch'io la preoccupazione che non si crei un precedente che apra poi la strada a tutte le possibili interpretazioni, però c'è di fatto l'impegno a presentare questa modifica ala legge. La Giunta aveva già tra l'altro presentato una prima idea di modifica nello stesso momento dell'ordine del giorno, poi una vera e propria proposta che è mutata perché si è ritenuto di poter dare una interpretazione autentica alla luce di quanto era avvenuto nel frattempo; tuttavia questa proposta credo debba essere discussa a fondo come pure la proposta di legge presentata dal P.C.I., perché evidentemente su questa questione più ci si pensa più è necessario approfondire il problema per risolverlo in maniera corretta, non oso dire definitiva che potrebbe essere troppo. Per cui sono favorevole a questa deliberazione di Giunta e la voterò senz'altro.

Ho ascoltato anche con molta cura l'analisi fatta dal Consigliere Mafrica sulla situazione dell'ILSSA-VIOLA e non ho nessuna difficoltà a dargli atto della serietà con cui ha affrontato questo problema. Di più condivido una buona parte delle cose che ha detto: quello che non condivido è la conclusione, là dove chiede di modificare il deliberato aggiungendo una postilla che obbliga l'ILSSA-VIOLA, se vuole ottenere questo finanziamento, a garantire il mantenimento degli attuali posti di lavoro. Vorrei fare una considerazione: innanzitutto vorrei che tenessimo conto che noi in questo momento, e lo saremo purtroppo ancora in altre occasioni temo nel 1983, siamo costretti ad affrontare con le nostre forze crisi e difficoltà che sono totalmente estranee alla nostra Regione. Non sono dipese assolutamente da noi, non sono responsabilità nostre. E questo perché la crisi della siderurgia intanto non è neanche nazionale ma è europea, mondiale, ci travolge e non siamo assolutamente in grado di modificarla in alcun modo. Possiamo solo, se ne abbiamo la buona volontà, la coscienza, cercare con certi piccoli interventi di sanare il più possibile queste situazioni transeunti o permanenti. Però chiedere oggi ad un'azienda del settore siderurgico di garantire il mantenimento dei posti di lavoro è del tutto irrealistico.

Vorrei ricordare che una delle cause per cui la siderurgia italiana è più in crisi delle altre dipende dal fatto che sette-otto anni fa, quando si sono ristrutturate le aziende siderurgiche della Francia o della Germania, noi non abbiamo ristrutturato le nostre aziende siderurgiche e sarebbe interessante andare a verificare a fondo quanto ha pesato su questa mancata ristrutturazione la preoccupazione di non diminuire posti di lavoro. Adesso siamo nelle condizioni di scontare più pesantemente queste difficoltà perché ristrutturare adesso vuol dire essere costretti a riduzioni di personale più gravose di quelle che avremmo dovuto subire otto o dieci anni fa, quando sarebbe stato più facile ricollocare il personale espulso dalle aziende siderurgiche in altre aziende del nostro Paese. Per questo ritengo non si possa porre quella condizione, perché vorrebbe dire all'ILSSA-VIOLA che noi ci disinteressiamo di questo problema. Questo credo dobbiamo preoccuparci di non farlo perché sarà vero che tutti i sei miliardi del prestito che facciamo non sono destinati al pagamento dei salari e delle tredicesime, però è altrettanto vero che quello che ci preoccupa di più è quel problema, cioè il pagamento delle retribuzioni ai lavoratori. L'altro problema ci riguarda già meno e soprattutto è un problema sul quale non intendiamo incidere nè intervenire perché al di là delle nostre forze. Sta di fatto che a fronte di una difficoltà di liquidità di quest'azienda verrebbero compromesse le retribuzioni dei lavoratori.

Noi abbiamo il dovere di intervenire con questo intervento che è limitato nel tempo e che ci offre sufficienti garanzie di rientrare nei termini che sono stati stabiliti. Ribadisco che voto a favore della deliberazione senza la modifica proposta dal P.C.I. e chiedo anch'io al Gruppo Comunista, come il Consigliere Tamone, di ritirare il disegno di legge 459 per consentire al Consiglio di discuterlo prima che trascorrano i sei mesi previsti dal regolamento.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Alcune precisazioni sui fatti di stamani. Avevamo presentato le nostre interpellanze sull'IN.TE.VA, sulla SIV e sulla FORTUNA WEST senza avere nessuna idea che il Sindacato volesse poi fare un Convegno. Infatti la decisione del Sindacato è stata successiva ed hanno invitato i Capi Gruppo. Abbiamo discusso stamani le nostre interpellanze indipendentemente dal fatto che vi fosse il pubblico, anche se gli interessati si trovavano in un'altra sala. Quando i tessili hanno terminato il loro Convegno ed hanno preparato un documento da esporre ai Capi Gruppo che avevano invitato per far sapere cosa avevano deciso, abbiamo ritenuto di proporre la sospensione. Quindi non c'era nessun tipo di collegamento.

Il termine "cinghia di trasmissione" sarebbe un 'offesa per il Sindacato che lavora in modo unitario e nella più completa autonomia, ma sarebbe antistorico anche per noi. In quanto alla nostra presenza come forza politica - una risposta per il Consigliere Tamone - è solo che il Capo Gruppo del P.C.I., non potendo partecipare perché doveva essere in Consiglio ha avvisato il suo segretario pregandolo di sostituirlo; non so se è troppa efficienza.

Devo dire che il Sindacato - su questo do ragione al Consigliere Tamone - fa un po' di confusione perché quando interpella il Capo Gruppo pensa di aver interpellato le forze politiche. E' già successo che riceviamo come Capi Gruppo degli inviti e poi se ci siamo dicono che le forze politiche sono presenti, se non ci siamo, che mancano le forze politiche. Noi siamo una cosa distinta dalle forze politiche, siamo rappresentanti del Consiglio regionale. Probabilmente stamani hanno pensato di avere invitato il Presidente del Consiglio siccome avevano avvisato me, ma il Presidente del Consiglio è ancora una cosa a parte rispetto ai Gruppi consiliari.

Forse bisognerà avere la pazienza di chiarire questi elementi.

In quanto alla seconda questione, il ritiro, cioè della proposta di legge, siamo d'accordo per evitare il rischio evidenziato dal Consigliere Tamone cioè che un'eventuale bocciatura del nostro disegno di legge impedisca per sei mesi di discutere dello stesso argomento; riteniamo di rinviarlo alla Commissione per vedere se è possibile raggiungere un unico testo con quello presentato dalla Giunta. Diciamo che però non si debba dimenticarlo, si perdano dei mesi senza provvedere.

Qualche risposta al Consigliere Bordon che ogni tanto, quando capita l'occasione, tiene a sottolineare di essere un difensore dei lavoratori. Questo non lo posso escludere, però che il suo partito nella trattativa fra Sindacati e Confindustria abbia scelto di sostenere le posizioni della Confindustria e che su questo abbia cercato di fare un programma di Governo creando un rapporto nuovo con gli imprenditori, credo che non ci siano dubbi. E' vero che tutti a volte ricorriamo alla demagogia, però rifugiarsi in Polonia è una cosa un po' scomoda perché se mi permettete la battuta,la MONTEFIBRE era in difficoltà perché la Romania non pagava, l'ILSSA ci dice che la Polonia non paga, il Consigliere Bordon dice che dobbiamo preoccuparci di cosa capita in Polonia e poi se andiamo a vedere cosa sta succedendo in Italia, anche qui in Valle d'Aosta - ha detto - avremmo motivi di riflessione a sufficienza; voglio dire che dubito che queste giustificazioni siano valide; ovviamente i rapporti commerciali con l'Est non sono facili perché sono sistemi economici differenti, però non credo che neanche per le aziende sia vero che è determinante questo tipo di rapporto per le difficoltà del mercato.

Entrando nel merito di alcune osservazioni fatte dal Presidente della Giunta, per quello che riguarda il mercato delle lamiere è tutto da dimostrare; noi non diciamo che l'ILSSA racconti delle frottole, ma dobbiamo sottolineare come la Regione che interviene a favore dell'ILSSA non sia in grado fino a questo momento, neanche dopo aver istituito la Finanziaria, di poter accertare la verità di queste affermazioni sui costi e sulle difficoltà di mercato. Sarebbe opportuno se, autonomamente, la Regione riuscisse a fare quelle analisi economiche che possono suffragare o meno una richiesta, altrimenti se rimaniamo sempre sulla parola degli imprenditori magari qualcuna la indovineremo, ma forse ne sbaglieremo molte. Un'altra questione è quella della conduzione: il giudizio che abbiamo dato non nasce da particolari competenze tecniche perché non pensiamo di essere più competenti di altri, ci riferiamo alle considerazioni fatte da quelli che lavorano all'interno e che quindi giungono attraverso il Consiglio di Fabbrica alle Organizzazioni Sindacali. I lavoratori già da anni continuavano a dire queste cose e le loro previsioni, purtroppo, si sono rivelate esatte. Quando ancora nessuno credeva ad una possibile crisi dell'ILSSA, noi avevamo avuto un segnale allarmante appunto da parte dei lavoratori stessi.

Per arrivare infine al punto principale in questo caso il Presidente della Giunta ha ripetuto che facciamo da banca, facciamo un prestito a breve termine, quindi non vale la pena introdurre altre condizioni. La differenza fondamentale è però che noi non siamo la banca. La banca ha bisogno di garanzie, la FINAOSTA può chiedere garanzie più limitate; rallegriamoci che ci sia anche la fideiussione a copertura del denaro regionale però non rientra nei nostri fini quello di pensare in questi termini.

Noi dobbiamo condizionare a fattori di tipo più politico anche la somministrazione o la cessione di denaro pubblico. Secondo noi gestione speciale vuol dire quello, che non ragioniamo più in termini di favorire l'efficienza di un'azienda in base a piani presentati, ragioniamo in condizioni particolari in cui vi è un rilevante interesse sociale. Per noi l'interesse sociale, e questo è il punto principale, non è quello di pagare la tredicesima per far passare un buon Natale ai lavoratori, è quello di poterli pagare anche a Pasqua, è quello di garantire loro il posto di lavoro, perché se facciamo fare loro un buon Natale e poi il 10 aprile ci saranno 165 disoccupati non credo che abbiamo fatto un'operazione nelle finalità della gestione speciale e negli obiettivi che pensavamo dovesse agire questa gestione. Quindi il nostro emendamento non è una condizione restrittiva che impedisce all'ILSSA di ottenere i soldi, ma va nella direzione di condizionare questo prestito alla presentazione di un piano che preveda il mantenimento degli attuali livelli di occupazione e forme di controllo della Regione dell'attuazione del piano stesso.

Allora i livelli di occupazione noi li chiediamo come obiettivo politico, poi è ovvio che quando ci sarà presentato il piano vedremo cosa è ragionevole e realistico fare. Però se oggi rinunciamo a porre questo tipo di condizionamento credo che abbiamo costituito un precedente comodissimo per l'ILSSA che nel mese di aprile ci dirà che a Natale non poteva pagare la tredicesima, mentre adesso non può pagare lo stipendio per Pasqua, e dobbiamo intervenire di nuovo. Una volta fatta questa scelta oggi ci troveremo allora a non poter fare condizioni differenti.

La mia preoccupazione è anche per il piano di 35 miliardi che ci troviamo poi nelle stesse condizioni di dover dare soldi su richiesta senza nessuna garanzia sicura. Quel piano lì in qualche modo tornerà in questo Consiglio ed invece di un prestito a breve si tratterà di un mutuo a lunga scadenza di somme ben più consistenti. Pensiamo di fare semplicemente un segnale con questa condizione sui livelli di occupazione.

Siamo d'accordo con il Consigliere Nebbia sul fatto che non si possa essere contro le innovazioni tecnologiche e contro i mutamenti del sistema produttivo, però c'è un fatto su cui occorre riflettere: in Inghilterra, dove per la crisi dell'acciaio hanno licenziato la metà dei lavoratori, non è che oggi si trovino in condizioni migliori delle nostre. In Italia è successo che per la capacità contrattuale del Sindacato si è riusciti a mantenere all'interno di una crisi molto grave dei livelli di occupazione ancora non esageratamente ridotti. In altri paesi dove pure si sono fatte queste operazioni, negli USA dove si sono raggiunte percentuali elevatissime di disoccupati, non è che il problema della siderurgia sia in posizione migliore rispetto a quello italiano.

Quindi queste forme di contrattazione con le aziende, questo temporeggiamento rispetto ad un posto di lavoro, secondo noi è una forma opportuna da sostenere e la mobilità dovrebbe essere da posto di lavoro a posto di lavoro, che le aziende dovrebbero ristrutturare, senza far passare un gran numero di persone attraverso periodi molto difficili. Dovrebbe esserci all'interno di questo stato una possibilità di rallentamento e di tamponamento delle crisi che fanno superare i momenti difficili. E questo è un senso del mantenimento dei livelli occupazionali.

Poi chiediamo che si possa controllare - questo è un altro elemento fondamentale - come si attuerà il piano presentato e come si utilizzeranno i fondi eventualmente dati dalla Regione; diversamente si rinuncia ad un controllo che invece ci può garantire.

In sostanza siamo per rinviare alla Commissione per cercare di raggiungere un disegno di legge unitario, il disegno di legge di modifica alla Finanziaria regionale, mentre manteniamo i nostri emendamenti.

PRESIDENTE: Informo il Consiglio che prendiamo atto delle dichiarazioni del Capogruppo comunista sulla proposta di legge 459, pertanto se il Consiglio è d'accordo, onde non continuare la discussione su questo oggetto, questo viene rinviato alle Commissioni.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi. Ne ha facoltà.

LANIVI - (D.P.): Il mio intervento è per giustificare il voto del nostro gruppo a favore di questo provvedimento e per fare alcune considerazioni in merito ad alcuni interventi che hanno interessato il Consiglio. Condivido appieno l'idea del Capogruppo del P.C.I. di riportare quelle ipotesi di modificazione della legge istitutiva della Finanziaria in Commissione, anche perché ritengo che queste proposte siano parziali rispetto forse ad un esame più ampio; a mo' di esempio solo alcune considerazioni sulla dimensione dell'azienda, piccola o grande. Quella specie di barriera posta fra piccola e grande azienda è venuta e si è affermata soprattutto nel momento in cui pareva che sul territorio regionale potessero insediarsi anche aziende di grandi dimensioni e che la Regione potesse invece indirizzare queste nuove presenze nel campo della piccola-media impresa.

Ora la situazione, anche in pochissimi anni, è così mutata che è fantomatico e fantasioso pensare che aziende di grandi dimensioni vengano a stabilirsi in Valle d'Aosta. Lo stesso termine, piccola, media o grande impresa è molto ambiguo a seconda che lo si guardi sotto il profilo dell'occupazione, sotto il profilo del fatturato o sotto il profilo del capitale investito. Quindi sarebbe un discorso proprio da riprendere e vedere in termini più aggiornati. Vorrei tentare di giustificare il mio intervento in questo modo: approviamo la scelta della Giunta perché si tratta di una scelta obbligata e perché risponde agli obiettivi a cui crediamo, fondamentali della nostra Regione.

Perché scelta obbligata? Perché la Regione in questo momento paga il prezzo per mantenere il suo equilibrio economico interno, sia sotto il profilo occupazionale che sotto il profilo del reddito. La Regione in questo momento non può pensare e non può avere obiettivamente soluzioni alternative ad una chiusura delle sue massime aziende industriali che sotto il profilo occupazionale e di reddito rappresentano la struttura forte della nostra Regione. Quanto durerà questa condizione? Non possiamo stabilirlo e nessun futurologo è in grado di farlo, però sappiamo oggi che condizione fondamentale per l'equilibrio economico-sociale e politico della Regione è che queste aziende permangano e occorre essere anche molto realisti e brutali per dire che paga un prezzo senza poter pretendere grandi contropartite. Cercherò di illustrare per quali motivi.

Il problema occupazionale: sul piano mondiale e non solo su quello regionale lo sviluppo industriale non è più il settore che assorbe manodopera. Qui si pone un dato importante del momento di travaglio che stiamo vivendo perché innovazione tecnologica e ristrutturazioni aziendali non comportano aumento bensì riduzioni o al massimo mantenimento dell'occupazione. Questa è la condizione attuale nella quale siamo tenuti ad agire.

Prima di andare oltre e di rispondere alle due domande che mi paiono importanti, cioè se è bene intervenire nel settore industriale e quali potrebbero essere gli obiettivi della Regione, voglio dire che eviterei di dare al termine crisi un significato apocalitticamente negativo. E' un momento di grande difficoltà nel senso che c'è tutto un sistema di tipo mondiale che si sta ristrutturando e comporta responsabilità ed intelligenza, però non è un tipo di travaglio che porti alla morte. E' un travaglio di rimodificazione complessiva, di un riassetto che riguarda tutto il mondo.

Questo riassetto secondo me ha alle sue fondamenta due motivi: le innovazioni tecnologiche e le decisioni in campo internazionale, crisi del petrolio, aumenti dei prezzi del petrolio, le politiche estere, l'emergenza del terzo mondo. Questo è confortato - e questa è una mia ipotesi - dall'internazionalizzazione dei problemi, cioè i problemi non sono più racchiusi in piccole aree, e qui vorrei ricordare al Presidente della Giunta che un comune conoscente ci diceva che oggi lo scontro è sul Pacifico e non solo più sull'Atlantico: in definitiva i dati gli davano ragione. Si stanno verificando la ridistribuzione territoriale su scala mondiale degli insediamenti industriali, per cui oggi è concorrente la Nigeria, può esserlo l'India, o il Pakistan, la ristrutturazione degli impianti, la modificazione dei metodi di lavoro e la riconversione della manodopera. In questa fase di grandi rivolgimenti, secondo me, la Regione non ha obiettivamente - ed è bene che non l'abbia - la possibilità di gestire questo settore in prima persona. Si deve agire con i metodi indiretti del favorire o sfavorire certe presenze, del sostenere o non sostenere certe situazioni.

Alla prima domanda, se è utile che la Regione intervenga in questo settore, la risposta non può che essere sì perché è una componente fondamentale del suo equilibrio economico. Non solo, bisogna contenere fenomeni di terziarizzazione eccessiva, processo già in atto, che oltre a denotare una crisi che investe due settori confinanti - l'agricolo e l'industriale - comporta, se lasciato libero - cioè pensando che la terziarizzazione possa sostituire il ruolo dell'industria -, una insoddisfazione sociale diffusa perché i posti di lavoro che il terziario può offrire non sono in grado di soddisfare le esigenze di persone in possesso oggi di diplomi e lauree, che si pongono sul mercato non solo per avere uno stipendio ma anche per vedere ben utilizzate le proprio capacità. E' un ulteriore dato di tipo sociale e politico che interessa la Regione quello di mantenere queste presenza industriale che abbia un suo significato e non si tratti solo di sostenere delle cattedrali continuamente cadenti. Quindi alla seconda domanda diciamo sì con forza. Alla terza domanda, su come si può in queste situazioni ipotizzare l'intervento della Regione, in primo luogo la Regione non può fare un difesa miope dello status quo, cioè l'intervento della Regione deve essere collegato a programmi di ristrutturazione aziendale, perché è l'unico modo per garantire la sopravvivenza di queste aziende. L'altro giorno visitando la Cogne (l'avevo vista anni fa) mi sembrava di essere in una azienda diversa. Non so se ristrutturata la Cogne potrà avere futuro, dico che senza questo passaggio sarebbe comunque sparita. Quindi l'intervento regionale non può che accompagnare ed essere a fianco di programmi di ristrutturazione. Qui c'è da inventare un ruolo forse politico della Regione di contrattazione con le aziende, perché credo sia nella mente di tutti che situazioni delicate in questo settore continueranno a porsi in futuro. Non sappiamo e non possiamo dire a priori se questi interventi saranno positivi e daranno i frutti che ci aspettiamo; interessa che il denaro investito segua questo indirizzo, gli esiti saranno comunque incerti. E' una scommessa che giochiamo ed a cui possiamo dare tutti gli auspici positivi, però non ne abbiamo la garanzia.

Il secondo ruolo della Regione sarà quello in difesa degli strati più deboli. In dubbio quanto ho detto prima, riconversione industriale, ristrutturazione degli impianti; queste sono belle parole. In definitiva sono piccoli o mini vicino alle macchine che possono trovarsi con o senza lavoro o passare dal ruolo di qualificati nelle vecchie lavorazioni a lavori sotto-qualificati nelle nuove tecnologie; questo comporta anche degli scontri generazionali. L'innovazione tecnologica vuol dire anche apertura ai giovani. Ecco perché mi pare giustificata la notazione che ho fatto all'inizio. L'unico campo in cui la Regione può agire direttamente è quello della formazione professionale, intendo con ciò non il corsetto di due mesi per andare a fare bene il muratore, ma la ricerca di formule di utilizzazione delle risorse umane presenti in Valle d'Aosta per avere qui tecnici e dirigenti in grado di assumere delle responsabilità o adeguarsi ai nuovi sistemi di lavoro. La formazione dei quadri dirigenziali mi sembra l'unica operazione che può fare direttamente la Regione, oppure concordata con le grandi dimensioni aziendali, perché credo che a quel punto la prima responsabilità sia dell'azienda.

Quindi il nostro voto a favore dipende da queste considerazioni che ho fatto e in definitiva da una triplice risposta positiva che diamo a tre domande:

- è utile o meno la Finanziaria? Rispondiamo di sì. Averlo oggi questo strumento ci consente di fare un'operazione e di discuterla qui in Consiglio, cosa che non avremmo potuto fare se non ci fosse stata;

- è un intervento che va a salvaguardia della struttura industriale della nostra Regione? Ed è anche questa una risposta positiva;

- secondo me delinea anche una linea della Regione che potrà essere meglio chiarita anche in Commissione (di cui mi piacerebbe fare parte, comunque la mia assenza non deve essere motivo per interrompere i lavori della Commissione) quello di definire in queste nuove prospettive come l'Amministrazione regionale può collegarsi in questi interventi alle volontà delle singole imprese.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. Nuova Sin): Ha un aspetto positivo questa situazione di crisi, ed è quello che probabilmente apre tutta una serie di discussioni e di riflessioni che portano ad una maturazione e consapevolezza di amministratori rispetto alla realtà che dobbiamo affrontare ogni giorno ed al fatto che, se si vuole avere una buona conduzione della società, è necessario avere un equilibrio sui settori occupazionali e produttivi; rispetto al fatto che, nonostante la vocazione turistica della Valle d'Aosta il turismo non è la panacea che ci risolve tutti i mali, rispetto al fatto che è necessario rivedere l'agricoltura non più come settore da abbandonare e da tenere in piedi attraverso una politica contributiva, ma come un settore da sviluppare sul piano della cultura e della redditività, sul piano della modifica del lavoro stesso che consenta una migliore qualità di vita agli addetti di questo settore. Ci si deve rendere conto che non si può cancellare il settore industriale pensando di poter sviluppare all'infinito un terziario in sostituzione, come pure che l'edilizia non può essere legata solo allo sviluppo dei grossi centri turistici, ma deve essere una struttura industriale e produttiva soprattutto finalizzata a fornire un servizio essenziale come quello della casa.

Fatta questa riflessione si potrebbe riprendere una serie di affermazioni concernenti la situazione di crisi mondiale, le capacità produttive di certi paesi, i livelli di competitività di certi altri; si è discusso molto di bilanci, di quelle che sono le situazioni reali di ricchezza e di povertà di certe popolazioni. Vorrei ribadire un principio fondamentale generale che la vera ricchezza non è derivata dalle ricchezze che possono trovarsi nel sottosuolo ma la vera più importante ricchezza è la qualità degli uomini e la loro capacità ad essere dei soggetti sociali propositivi che abitano quei territori.

Vorrei anche ricordare che non è con l'ipotesi opposta rispetto a quella fatta dal Consigliere Nebbia sulla situazione nel 1600 in Inghilterra dove si volevano distruggere i telai, cioè puntando come unica possibilità sul fatto che bisogna avere l'industria elettronica o un'industria legata al futuro, che si risolve la situazione reale del paese, perché devo ricordare che in Italia ed in Europa i primi settori ad essere andati in profonda crisi, almeno sul piano occupazionale, sono stati proprio i settori più avanzati, legati alle produzioni elettroniche.

Vorrei ancora ricordare che l'elemento fondamentale, almeno dal mio punto di vista, da considerare come corretto sviluppo di una società, è quello che dà una reale possibilità di lavoro alla gente che abita queste zone, prima ancora dei bilanci che chiudono in pareggio o magari in forte attivo. Non vorrei che si verificasse che l'operazione è riuscita, il malato è morto. Perché mi pare che il grosso rischio che stiamo correndo con questi tipi di intervento è di riuscire a salvare i bilanci di queste società e di trovarci con metà o addirittura tutto lo stabilimento chiuso.

Condivido gran parte delle cose dette dal Consigliere Lanivi; dobbiamo porci delle domande se dobbiamo intervenire in favore dell'industria, sia che ci piaccia o meno, perché non possiamo lasciare crollare totalmente questo settore, in quanto comporterebbe dei riflessi estremamente negativi sul piano sociale per tutta la Regione e per gli altri settori.

Dobbiamo intervenire in favore dell'industria siderurgica pur sapendo che è in crisi perché gli altri settori non ce li inventiamo con la bacchetta magica. Dobbiamo cercare di garantire questa presenza avendo la capacità di prospettare un tipo di sviluppo e questo non vuol dire avere un piano già pronto che preveda tutto, ma un progetto di sviluppo che evidenzi certe volontà politiche, che tenda a creare i presupposti sui quali si sviluppino qui certi settori.

In Commissione, come assemblea dei Capi Gruppo, abbiamo discusso il problema della legge sulla formazione professionale. Un altro elemento fondamentale è proprio quello di formare gente qualificata per favorire un flusso di investimenti che garantisca posti di lavoro, un'economia che si sviluppa,perché alle soglie del 2000 avere manodopera qualificata corrisponde a quello che nella metà dell'800 erano le cadute d'acqua che consentivano di avere le fonti energetiche, essenziali per permettere uno sviluppo alle prime industrie manifatturiere.

Ritengo che sia necessario, quando abbiamo l'obbligo di intervenire, salvaguardare e garantirci che questi interventi siano finalizzati almeno a breve periodo alla garanzia del posto di lavoro, diversamente rischiano di tradursi in una medicina che guarisce la malattia e lascia il malato morto.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

ANDRIONE - (U.V.): Alcune brevissime considerazioni. Ha ragione il Consigliere Lanivi quando parla di rivolgimento che è in atto sotto i nostri occhi e che sta cambiando la realtà mondiale. Questo rivolgimento, che nuovamente chiamiamo crisi, può avere degli aspetti positivi, ma diventa apocalittico come possibilità perché sta spingendo tutti i paesi verso delle forme di protezionismo, verso l'autarchia e basta sfogliare un testo di storia per sapere che l'autarchia porta inevitabilmente alla guerra, all'occupazione di paesi vicini, a forme di colonialismo per le quali non si possono tollerare Sindacati o cose del genere, perché certamente chi è autarchico si trova chiuso nel proprio cerchio e deve uscirne. Quando si fanno certe allusioni, ad esempio al fatto che bisogna stabilire con una Commissione regionale se è vero che certe merci costano meno di altre, si dimenticano le regole di mercato.

L'altro grosso pericolo, e qui di nuovo non si ha il coraggio di spiegarsi bene, è che si voglia andare verso forme di industria assistita all'italiana e cioè mantenere la forza lavorativa anche quando questa porta alla bancarotta il paese o l'industria in questione. E' vero che oggi la United Steel ha licenziato ma quando ci sarà la ripresa vedremo chi saranno i primi della classe; non sarà certamente la Nuova Sias o altri dello stesso stampo. Lo ripeto: qui noi facciamo un'operazione di congelamento di una situazione che si deteriorerebbe al di là di ogni possibilità di recupero, dopodiché discuteremo il piano di ristrutturazione con l'industria in questione e vedremo quali sono le reali possibilità. Una cosa però deve essere chiara: noi all'industria assistita diciamo no. Vogliamo intervenire in un'industria sana e per essere tale deve accettare le nuove tecnologie, deve essere competitiva ed essere nel mercato.

Allora questo intervento ha solo questo scopo per cui oggi noi non approviamo gli emendamenti proposti dal Gruppo consiliare del P.C.I., non perché non riconosciamo che ci debba essere un profondo legame fra l'intervento regionale e gli scopi sociali che ci proponiamo, ma perché questo per adesso è un congelamento.

Quando discuteremo del piano di ristrutturazione faremo esattamente quanto è proposto in questi emendamenti.

PRESIDENTE: Passiamo alla votazione. Do lettura degli emendamenti presentati dal P.C.I., ad eccezione del Presidente del Consiglio Dolchi, alla deliberazione di Giunta n. 6672:

1° emendamento: sopprimere il 2° e 3° comma delle premesse;

2° emendamento: aggiungere il termine del deliberato, dopo aver sostituito il punto con una virgola, le parole "da condizionare alla presentazione di un piano di ristrutturazione dell'ILSSA-VIOLA che preveda il mantenimento degli attuali livelli di occupazione e forme di controllo della Regione sull'attuazione del piano stesso".

Se il Consiglio è d'accordo, proporrei un'unica votazione visto che le parti sono abbastanza chiare nell'esprimere la propria posizione; pertanto li metto in approvazione:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 26

Votanti: 25

Astenuti: 1 (Minuzzo)

Favorevoli: 6

Contrari: 19

Il Consiglio non approva