Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 472 du 20 mai 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 472/XVII - Discussione generale sul Parere sullo schema di decreto legislativo recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di concessioni di derivazione d'acqua".

Aggravi (Presidente) - Punto n. 4.01 all'ordine del giorno. Pour l'illustration du rapport, la parole au président Testolin.

Testolin (UV) - La proposta normativa s'inserisce nel mutato quadro normativo europeo e statale, nonché nel progressivo rafforzamento del ruolo delle Regioni, anche a statuto ordinario, nella gestione delle grandi derivazioni idroelettriche.

In tale scenario, la disposizione in esame assume una funzione di adeguamento e di completamento dell'assetto statutario, consentendo alla Regione di esercitare in modo più pieno ed efficace le competenze già riconosciute, superando il precedente assetto in cui la disciplina delle concessioni e delle subconcessioni risultava fortemente ancorata alla normativa statale.

Lo schema, infatti, consente di superare le modalità attuali, per cui il rilascio delle concessioni e delle subconcessioni da parte della Regione per l'utilizzazione di dette acque è stato disciplinato dalle norme legislative statali integrate e da norme di legge regionale, in coerenza con lo Statuto speciale, a mente del quale le subconcessioni saranno istruite secondo la procedura e le norme tecniche per le concessioni fatte dallo Stato.

La nuova disciplina prevede invece che, con legge regionale adottata nel rispetto dei principi eurounitari e dei principi generali fondamentali dell'ordinamento statale, vengano disciplinate le modalità e le procedure di assegnazione delle concessioni e delle subconcessioni di derivazione d'acqua.

Quanto alle concessioni per grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico, è previsto un tempo rapido per l'approvazione della legge regionale di disciplina - nel rispetto dell'articolo 12 del decreto legislativo 79/1999 - delle modalità e delle procedure di assegnazione.

Lo schema prevede altresì delle disposizioni specifiche in punto alla durata massima delle concessioni, con possibilità di estensione, riassegnazione delle concessioni, determinazione del canone e diritto in capo alla Regione di ritirare quote di energia dai produttori a vantaggio di servizi pubblici sul territorio regionale o di particolari categorie di utenze.

Nell'ambito delle procedure di assegnazione delle concessioni per grandi derivazioni idroelettriche, lo schema contempla, in aggiunta ai modelli elencati dalla normativa statale e avuto riguardo al particolare contesto della Regione sopra richiamato, anche la possibilità di affidamento della concessione a società a totale controllo pubblico, purché ricorrano i presupposti dell'in-house providing, costituite per soddisfare preminenti interessi generali connessi alla produzione dell'energia nel territorio regionale, in linea generale non precluso dalla normativa europea.

In tale caso si prevede, inoltre, che la Regione adotti il provvedimento di assegnazione della concessione sulla base di una qualificata motivazione, che dia espressamente conto della scelta effettuata e delle ragioni del mancato ricorso alle modalità di affidamento di cui alle lettere: a) operatori economici (comprese le società a partecipazione e controllo pubblico) anche totalitari, individuati attraverso l'espletamento di gare con procedure di evidenza pubblica; b) società di capitale misto pubblico-privato, nelle quali il socio privato è scelto mediante procedure di evidenza pubblica; c) mediante forme di partenariato pubblico-privato del comma 3 dell'articolo 3.

Per quanto attiene infine ai rapporti con l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico, la proposta introduce un sistema di consultazione preventiva nel rispetto del principio di leale collaborazione, limitatamente agli atti di regolazione del servizio idrico, che la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto di esclusiva competenza legislativa e amministrativa delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome nei rispettivi territori, così implementando, nel rispetto delle reciproche prerogative, il sistema di collaborazione con le dette autorità.

Come vi è noto, lo schema di norma di attuazione oggi all'esame dell'aula è già stato oggetto di parere positivo all'unanimità, ai sensi dell'articolo 48-bis dello Statuto speciale da parte del Consiglio nell'adunanza del 28 gennaio 2025.

A seguito dell'espressione del parere del Consiglio regionale, nel mese di febbraio 2025 il capo del settore legislativo del Ministero per gli Affari regionali e le autonomie ha invitato i Ministeri interessati a comunicare direttamente al Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi i rispettivi concerti e, dunque, il loro "ok" in ordine allo schema di decreto legislativo in questione.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica e il Ministero per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione hanno formulato, rispettivamente in data 4 marzo 2025, 15 dicembre 2025 e 5 febbraio 2026, alcune osservazioni sul testo del suddetto schema di decreto legislativo, anche riprendendo pareri resi in precedenza nella fase istruttoria.

Il nuovo testo, oggi all'esame del Consiglio regionale, rispetto al precedente, esaminato nell'adunanza del 28 gennaio 2025, presenta modifiche rispettivamente al comma 1 dell'articolo 3, alla lettera d) del comma 3 dell'articolo 3, al comma 6 dell'articolo 3 e all'articolo 5, apportate dalla Commissione paritetica nella seduta del 9 aprile 2026 e finalizzate a superare le osservazioni rappresentate dai ministeri citati.

Si tratta di modifiche introdotte al fine di recepire le osservazioni formulate in sede ministeriale, volte a una più puntuale delimitazione nell'ambito di competenza in materia di concessioni di derivazione d'acqua, anche alla luce dei vincoli derivanti dall'ordinamento eurounitario.

Tali interventi, tuttavia, non incidono sulla sostanza, né alterano l'impianto delle disposizioni già approvate dal Consiglio regionale in data 28 gennaio 2025, configurandosi piuttosto come un punto di equilibrio tra le esigenze di adeguamento e la salvaguardia delle scelte normative già operate.

Le modifiche al comma 1 dell'articolo 3: le parole "in coerenza" sono state sostituite con le parole "nel rispetto di" ed è stato eliminato l'inciso "salvo quanto previsto dal presente decreto".

Tali interventi di modifica recepiscono le osservazioni formulate dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica (MASE) con parere del 15 dicembre 2025, nonché i rilievi espressi dal Ministero per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione in data 5 febbraio 2026.

In particolare, è stata evidenziata l'esigenza di rafforzare la formulazione normativa sostituendo l'espressione "in coerenza" con "nel rispetto di", al fine di rendere più esplicito il vincolo ai principi fondamentali dell'ordinamento statale e ai limiti derivanti dal diritto eurounitario.

Analogamente, l'eliminazione dell'inciso "salvo quanto previsto dal presente decreto" risponde alla necessità di evitare possibili ambiguità interpretative che avrebbero potuto prestarsi a una lettura estensiva delle competenze regionali.

La modifica, invece, della lettera d) del comma 3 dell'articolo 3: "nel rispetto dei principi dell'affidamento in house" è stata sostituita dall'espressione "nel rispetto di quanto previsto dal diritto dell'Unione europea per l'affidamento a società in house"; detta modifica segue alle osservazioni rassegnate dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica (MASE) in data 15 dicembre 2025.

È stato inoltre aggiunto all'interno del testo la dicitura: "Nel caso di affidamento in house, la Regione adotta il provvedimento di assegnazione della concessione sulla base di una qualificata motivazione che dia espressamente conto della scelta effettuata e delle ragioni del mancato ricorso alle modalità di affidamento di cui alle lettere a), b) e c) del presente comma". La modifica prevede che, in caso di affidamento in house, la Regione è tenuta ad adottare il provvedimento di assegnazione sulla base di una motivazione qualificata che dia espressamente conto delle ragioni della scelta effettuata e del mancato ricorso alle procedure di affidamento mediante gara.

Anche tale integrazione risponde alle indicazioni ministeriali, richiedendo che la scelta tra le diverse modalità di assegnazione resti ancorata a una valutazione caso per caso, sorretta da un onere motivazionale rafforzato in coerenza con i principi eurounitari e nazionali.

Il comma 6 dell'articolo 3, che disponeva "le concessioni di grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico assentite nel territorio della regione, con termini di scadenza anteriore alla data di entrata in vigore del presente decreto, restano efficaci per il periodo utile al completamento delle procedure di assegnazione disciplinate dalle gare regionali di cui al comma 1 e comunque non oltre 15 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ovvero entro il diverso termine eventualmente stabilito dalla legislazione statale" è stato eliminato.

Tale modifica deriva da quanto osservato da parte del Ministero degli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione nel parere in data 5 febbraio 2026. Nello specifico, il Ministero ha evidenziato che la disciplina recata dal comma 6 dell'articolo 3 contemplava una proroga delle concessioni di grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico ben oltre il termine massimo previsto dal legislatore nazionale, entrando anche in contrasto con il quadro normativo nazionale e con gli impegni assunti dall'Italia nel PNRR. La milestone M1C2-6, infatti, impone l'avvio di procedure comparative per l'assegnazione delle grandi derivazioni idroelettriche, obiettivo già realizzato e approvato dalla Commissione europea grazie alle modifiche introdotte nel 2022 dall'articolo 12 del decreto legislativo 79/1999.

La previsione, pertanto, risultava non compatibile con la disciplina recata all'articolo 12, comma 1sexies, del decreto legislativo 79/1999.

Tuttavia, da approfondimenti con il Dipartimento Ambiente e territorio, è stato accertato che non vi sono situazioni, cioè concessioni di grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico, assentite nel territorio della nostra regione, con termini di scadenza anteriori alla data di entrata in vigore del presente decreto, che potevano rientrare in quest'ipotesi prevista dall'articolo 3, comma 6, la cui eliminazione, pertanto, non comporta alcun tipo di conseguenza.

L'introduzione dell'articolo 5 su richiesta del Ministero dell'Economia e delle finanze (MEF) reca la clausola di invarianza finanziaria con la previsione che gli oneri connessi allo svolgimento delle procedure di assegnazione delle concessioni sono posti a carico del bilancio regionale nel rispetto dei limiti previsti dalla relativa programmazione e della normativa vigente.

Al termine di quest'illustrazione, anche io intendo ringraziare la Commissione paritetica per il lavoro svolto, sia dalla parte regionale che dalla parte statale, e la disponibilità anche data dalle strutture governative e dalle strutture ministeriali che in qualche modo, in seguito ai confronti sia politici che tecnici che ci sono stati in questi mesi, hanno portato a conclusione un iter molto articolato che speriamo possa chiudersi nel più breve tempo possibile per dare i risultati che gli stessi ci hanno permesso di individuare.

Ringrazio anche, per quanto di competenza e per il supporto, gli uffici regionali che in qualche modo da anni hanno sviluppato attenzione rispetto a questi temi e che ci hanno permesso anche di avere un inquadramento complessivo rispetto alle due tematiche di queste due norme di attuazione che rivestono, come sottolineato da molti colleghi, un'importanza capitale nel prosieguo delle attività normative che la nostra Amministrazione dovrà svolgere nei prossimi mesi, nei prossimi anni, in due contesti molto delicati e che dovranno sviluppare una normativa adatta al nostro territorio che possano dare delle risposte che ci aspettiamo da tempo.

Dalle ore 12:08 assume la Presidenza la vicepresidente Petey

Petey (Presidente) - Dopo l'illustrazione dello schema di decreto, apro la discussione generale. La parola alla consigliera Minelli.

Minelli (AVS) - Finalmente torniamo a discutere in Consiglio di questo atto molto importante, che è lo schema di norma di attuazione dello Statuto in materia di concessioni per le derivazioni d'acqua.

Com'è noto, com'è stato anche ricostruito, il Consiglio lo aveva già esaminato più di un anno fa, nel gennaio 2025, ma poi questo testo si è arenato per un anno sulle scrivanie del Governo nazionale, che doveva procedere all'ultimo atto approvativo.

Molto di quanto dirò ora è per forza di cose una ripetizione di quanto già avevo detto nel gennaio 2025, ma oggi ci troviamo anche con una composizione nuova del Consiglio e credo che sia utile ripetere alcuni concetti e vedere che cosa ci sia di diverso rispetto a un anno fa.

Il punto di partenza di questa vicenda è la primavera del 2019. Sono passati sette anni da quando è stata messa a fuoco la necessità di questa norma di attuazione. Nel 2019 sono stata la prima firmataria di una mozione che portava anche le firme di Luigi Vesan per il Movimento 5 Stelle, di Roberto Luboz per la Lega e di Elso Gerandin per il MOUV', in cui si sottolineava la necessità di definire al più presto la norma per affidare alla Regione la potestà legislativa in materia di concessioni. Una mozione che venne approvata all'unanimità dal Consiglio regionale il 19 marzo 2019.

Allora era presidente della Commissione paritetica il professor Roberto Louvin, che recepì immediatamente l'importanza del tema e in un'audizione in I Commissione ci spiegò che teoricamente, visti i precedenti di norme che aveva seguito, se ci fosse stata determinazione e volontà politica da parte della Regione, la norma avrebbe potuto concludere il suo iter ed essere approvata entro nove mesi.

In effetti, la Commissione paritetica di allora si mise subito all'opera. La prima bozza di schema di norma di attuazione fin dall'estate 2019 era pronta; è poi in sostanza la bozza che è arrivata fino a oggi, soltanto con alcune modifiche, anche discutibili e non positive, ma comunque non sostanziali.

L'impianto dello schema è rimasto lo stesso, risale quindi al 2019. C'è da chiedersi come mai si sia accumulato un simile ritardo, che ha delle ragioni tecniche, ma non soltanto.

Ci sono delle responsabilità politiche, in particolare l'assenza di un chiaro indirizzo da parte del partito che ha guidato la politica valdostana in questi anni, l'Union Valdôtaine, e poi c'è la disattenzione, per non dire l'ostilità, nei confronti della bozza di norma di attuazione da parte di chi, a partire dal 2022, ha gestito la Compagnia Valdostana delle Acque, che è il soggetto economico più interessato al rinnovo delle concessioni idroelettriche.

La bozza di norma di attuazione, pur pronta da metà del 2019, è stata tenuta in frigorifero per cinque anni, fino alla fine del 2024, e poi, improvvisamente, c'è stata un'accelerazione ed è stata approvata. Guarda caso, proprio nel momento in cui il professor Francesco Saverio Marini, del noto Studio Marini di Roma, che presiedeva allora la Paritetica, era in corsa, ma con qualche affanno, per entrare a far parte della Corte costituzionale ed aveva bisogno di adeguati sostegni politici.

Sta di fatto che nell'autunno 2024, con delle modalità e dei tempi che non sono mai stati chiariti del tutto, e sulla base di riunioni di cui non si sono potuti avere i verbali, lo schema della norma era stato infine approvato dalla Paritetica ed era arrivato in Consiglio.

Avevo detto lo scorso anno che in quella bozza c'era poca fierté autonomiste. Era una norma di attuazione che arrivava con grande ritardo, visto che le concessioni idroelettriche che attualmente utilizza CVA scadono a breve, nel 2029, e semplicemente allineava la Valle d'Aosta alle altre Regioni italiane che, tutte, avevano già da tempo la potestà di legiferare in materia di concessione per le grandi derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico, in base a un decreto legge del dicembre 2018, il cosiddetto decreto "Semplificazioni", poi convertito nella legge 12/2019.

In sostanza, la norma di attuazione versione 2024 stabiliva semplicemente che anche la Valle d'Aosta, come tutte le altre Regioni, poteva disciplinare con propria legge le modalità per le concessioni di produzione idroelettrica. Attualmente, infatti, lo sappiamo, lo Statuto non consente di legiferare perché la materia è affidata allo Stato. Con la norma sarà finalmente possibile superare i limiti attuali dello Statuto.

La potestà legislativa - e qui veniamo a una valutazione sulla valenza autonomista di questa norma - è sì trasferita alla Regione, ma è delimitata dai paletti dell'articolo 3, comma 3, che prevede quattro tipologie per l'assegnazione delle concessioni.

Secondo noi non è una norma pienamente positiva per una regione autonoma; buona sarebbe stata una norma che avesse assegnato più ampia potestà a una regione come la nostra, che è istituzionalmente autonoma. È di conseguenza, come dicevo, a nostro avviso, un testo di scarsa valenza autonomista.

Per fortuna, però, c'è un elemento, c'è un aspetto che era già presente in quella bozza del 2019, che è rimasto anche nella seconda, seppur annacquato, che dà un maggiore margine di descrizione legislativa alla Valle d'Aosta rispetto a tutte le altre Regioni. Quest'aspetto è rappresentato dal punto d) dell'articolo 3, punto che esiste soltanto nella nostra norma e in quella di nessun'altra Regione.

Questo punto, nella versione approvata lo scorso anno, diceva che le concessioni si possono assegnare, cito, "a società a totale controllo pubblico costituite per soddisfare preminenti interessi generali connessi alla produzione dell'energia nel territorio regionale, nel rispetto dei principi dell'affidamento in house". A condizione, cioè, che si trattasse di una particolare tipologia di società pubblica, quella appunto in house, cioè di società su cui la Pubblica amministrazione ha poteri d'indirizzo e controllo e che sono finalizzate ad assicurare un servizio alla comunità più che a ricercare un profitto.

Il testo, approvato all'unanimità dal Consiglio regionale nel 2025, come dicevamo, è rimasto fermo un anno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ora torna all'esame dell'Aula perché è stato modificato dalla stessa Paritetica che lo aveva varato nell'autunno 2024.

È successa una cosa a nostro avviso inaccettabile, ma che pare venga considerata come del tutto normale da parte di chi guida la Regione. È successo che, dopo sei anni di istruttoria in Commissione paritetica, dove si erano acquisiti nel tempo i pareri di tutti i ministeri competenti, una volta questo schema approvato dalla Paritetica e dal Consiglio regionale è stato sottoposto a una nuova istruttoria da parte del DAGL, il Dipartimento degli Affari giudiziari e legislativi, come ci ha illustrato il presidente Testolin in audizione.

Sono quindi stati nuovamente interpellati i ministeri competenti in ordine allo schema di decreto legislativo già approvato e, dopo la nuova disamina, i ministeri hanno presentato alcune osservazioni, in particolare il Ministero delle Imprese e del made in Italy, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, il Ministero degli Affari europei, del PNRR e delle Politiche di Coesione, formulando questi loro pareri in data 4 marzo 2025, 15 dicembre 2025 e 5 febbraio 2026.

Questo è un modo di procedere, un iter procedurale, che a nostro avviso non è accettabile, perché lo Stato è presente in Paritetica con tre suoi rappresentanti, così come li ha la Regione, ed è lì che si istruisce il testo e si devono acquisire tutti i pareri. Dopo che il testo è stato concordato, votato dalla Commissione e poi dal Consiglio, come si fa a ripartire un'altra volta, com'è successo questa volta e com'è successo anche altre volte?

Questa è una questione procedurale di cui abbiamo sollevato l'esistenza e la problematica con una mozione firmata da tutti i gruppi di minoranza, che giace lì da tempo nell'ordine del giorno e che sarà esaminata più avanti nella giornata. Ci auguriamo anche che venga sostenuta da tutti, perché riguarda un modo di procedere, un iter, che secondo noi non va bene.

Gli interventi correttivi della nuova versione nella norma di attuazione 2026, come dicevamo, hanno riguardato soprattutto l'articolo 3, al primo e terzo comma. Nella versione precedente, nel primo comma, si diceva che la Regione aveva potestà di rilasciare le concessioni con propria legge, in coerenza con la normativa nazionale, ovviamente attraverso una legge, "salvo - c'era scritto - quanto previsto nel presente decreto".

Un piccolo inciso, un piccolo inciso ma molto importante, perché la normativa nazionale non si applica alle Regioni a statuto speciale. È scritto esplicitamente in legge, è il modo per salvaguardare le autonomie. si fa la norma di attuazione proprio per colmare un vuoto normativo.

A noi quindi sembra assurdo richiamare, come avviene ora al primo comma, la normativa nazionale, e ancora più assurdo cancellare quell'inciso "salvo quanto previsto dal presente decreto". È una cancellazione inopportuna perché la norma di attuazione non dice le stesse cose della legge nazionale.

L'altra modifica è al punto d) del comma 3 dell'articolo 3, dove si cerca di rendere residuale l'utilizzo del punto d), dicendo in sostanza che bisogna privilegiare le modalità a), b) e c) e che, se proprio si vuole utilizzare la modalità di assegnazione della lettera d), allora bisogna motivarlo in modo specifico. È stato scritto nella norma con motivazione qualificata, ci è stato spiegato con motivazione rafforzata.

Noi immaginiamo che su questo punto specifico ci sia stata una discussione, una contrapposizione con i funzionari statali e che si sia dovuto accettare questa formulazione, che comunque non ci appare positiva.

È vero che le modifiche rispetto al testo che abbiamo votato qui nel 2025 sono nel complesso limitate e non vanno a scardinarne l'impostazione, ma sono comunque peggiorative. Abbiamo purtroppo perso un anno per ottenere un testo che, invece di migliorare, è peggiorato. E meno male che c'era il grande sostegno di Forza Italia e del vicepresidente Tajani!...sennò chissà che cosa sarebbe successo, ce lo chiediamo.

In ogni caso il punto d), che è pure un po' pasticciato, è rimasto. Rappresenta una possibilità, secondo noi, che dovremmo studiare subito e a fondo, perché permette di riassegnare le concessioni senza gara e direttamente alla CVA, evitando quindi di ricorrere alle rischiose ipotesi opzioni dei punti a), b) e c) del comma 3.

Dobbiamo evitare le gare, perché sono un'operazione insidiosa, che si può concludere positivamente ma si può anche concludere negativamente. In questo caso, poi, sarebbero delle gare di valenza europea, quindi potrebbero partecipare, perché così è, importanti e agguerrite società energetiche anche straniere. Un rischio che, a nostro avviso - e questa è la nostra posizione - è bene evitare.

C'è poi, oltretutto, un'ulteriore complicazione che è rappresentata dall'esistenza di un potenziale vizio di ammissibilità per la partecipazione di CVA a una gara indetta dalla Regione, che la controlla e la dirige. Se ci sarà una gara per l'assegnazione di 29 concessioni, si tratterà di una gara miliardaria, che farà gola a molti, e cavilli e ricorsi per eliminare dei concorrenti crediamo che non mancheranno.

È una strada, quella delle gare, che a nostro avviso non bisogna percorrere. Perché, se si fa una gara, CVA rischia; ma in questo momento non è neppure pronta perché si possa utilizzare a suo vantaggio quel punto d) di cui abbiamo detto, per il motivo molto semplice che attualmente CVA non opera nel rispetto dei principi di una società in house, anzi, in questi ultimi tre anni la società è andata in una direzione opposta, si è buttata sul mercato nazionale, vuole diventare un'azienda leader nel campo delle rinnovabili, ma su scala nazionale. Rimane una società totalmente pubblica, lo abbiamo detto altre volte, sottoposta ai poteri d'indirizzo della Regione, ma non ha i requisiti per avere le assegnazioni secondo i criteri di cui al punto d).

E allora? Allora bisogna pensare a una trasformazione di CVA in una società che abbia le caratteristiche per poter avere la riassegnazione delle concessioni nelle modalità dettate dalla norma. È un'operazione che ovviamente richiede l'espressione di una volontà politica chiara e ferma da parte della Regione e richiede anche uno studio attento per riorganizzare e trasformare la Compagnia Valdostana delle Acque.

Non è un'operazione di poco conto e ne siamo assolutamente consapevoli, però per noi l'obiettivo è chiaro: mantenere le concessioni in capo a una società interamente pubblica, che è strumento operativo della Regione e che agisce al servizio della comunità valdostana e della transizione energetica della Valle d'Aosta.

Occorre fare presto una discussione di grande valenza politica e di grande valenza autonomista. Si è perso del tempo, adesso bisognerà accelerare.

Concludendo e riassumendo, ci troviamo a esaminare un testo che migliora il nostro Statuto speciale, che trasferisce alla Regione una competenza ora in capo allo Stato e riporta quindi la Valle d'Aosta a pari livello con le altre Regioni italiane sulla materia delle concessioni idroelettriche. È un trasferimento di competenza utile e necessario, ma formulato con dei paletti restrittivi, che comprimono le prerogative di una regione autonoma.

Si poteva probabilmente fare prima e si poteva probabilmente fare meglio, però è anche vero che è un testo che contiene un elemento utile e importante, costituito da questo punto d) più volte citato.

Noi riteniamo quindi che si debba fin d'ora approfondire la materia e sapere, ancora prima di discutere la legge regionale sulle modalità delle concessioni, in quale direzione vogliamo andare. Il nostro voto sullo schema sarà favorevole, pur con le riserve che sono state espresse.

Ci auguriamo poi che l'iter di emanazione del decreto legislativo con la nuova norma si concluda questa volta rapidamente e, nel frattempo, invitiamo senza indugio a studiare a fondo la tematica della società in house e la modalità di assegnazione delle concessioni, su cui, a nostro avviso, bisogna lavorare con grande attenzione.

Presidente - La parola al consigliere Zucchi.

Zucchi (FdI) - Ringrazio anche la collega Minelli che ha ripercorso nel suo intervento l'iter e anche il tempo di gestazione di questa pratica importantissima per il futuro della nostra regione, per le implicazioni che ha dal punto di vista economico, occupazionale, che vedono in questo momento coinvolta la società Compagnia Valdostana delle Acque, quindi si prende atto del fatto che si è parlato di questa cosa fin dal 2019.

Però vede, consigliera Minelli, è pur vero che si è giunti al termine di questa vicenda, per cui noi siamo lieti di essere qui oggi a votare convintamente questa norma, e prendiamo anche atto che quanto sia avvenuto sia frutto poi di rallentamenti che sono stati imposti dalla questione del PNRR e del Covid, che poi ha introdotto appunto il Piano nazionale di resilienza e che - lo ricordo per l'ennesima volta in quest'aula, l'ho fatto qualche mese fa - è stata frutto comunque, questa situazione di approfondimento, di un patto che il governo precedente a quello attuale, il Governo Draghi, aveva posto in essere siglando un impegno, quello dell'effettuazione delle gare per l'ottenimento delle tranche; in particolar modo quella terza tranche di 19 miliardi e mezzo, che è stata ottenuta.

I governi passano ma gli impegni devono rimanere tali, non vogliamo essere ascrivibili a una definizione di paese "di pulcinella", "di saltimbanchi", noi gli impegni li rispettiamo, anche se non sono stati da noi in qualche modo presi.

Ci sono stati questi rallentamenti e, consigliera Minelli, io credo che siamo qui di fronte a una situazione che definire la migliore possibile sia riduttivo, perché di fronte agli scenari che a un certo punto si sono venuti a creare proprio con l'obbligo che a un certo momento era stato imposto di fare queste gare, obbligo che era stato preso per impegno del Governo Draghi, noi sappiamo benissimo - avendo interloquito con il Governo attualmente in carica, con i ministri che si sono succeduti, mi riferisco al ministro Fitto, allora Ministro per gli Affari europei, a cui è succeduto il ministro Foti - quali erano le difficoltà che erano presenti per effetto di questa situazione.

Ringrazio allora anche io le interlocuzioni avvenute, quindi gli uffici regionali, ma mi sento di dire il Governo Meloni, tutto, nella sua interezza, che ha provveduto, e io so con quale attenzione, per arrivare a questa definizione.

Io credo che tutti noi nel vedere gli emendamenti, che lei giudica come critici... io li giudico fortunatamente il minimo sindacale dell'ottenibile per quanto riguarda non delle richieste pervenute dai nostri ministeri, non è il Governo nostro cattivo che ha imposto queste norme di precisazione, cioè di dare le motivazioni, il famoso comma d) dell'articolo 3, che ha modificato una definizione che sicuramente era più semplice e adesso diventa un po' più complicata, ma non impossibile, ma che era l'unica possibile in questo momento per poter arrivare a una prospettiva che era di grande, grande pericolo qualora fosse rimasto l'obbligo di fare le gare.

Io allora sono sicuro che questa è una situazione dettata dall'attenzione che i ministeri competenti hanno posto in essere preventivamente con gli uffici europei, quindi non sono i funzionari o i ministri del Governo che hanno imposto queste cose, è che si sono preoccupati che quanto fosse stato scritto in questa norma non andasse poi in contrasto con le normative comunitarie europee. Si sono preoccupati di poter scrivere, così come hanno fatto, delle precisazioni che vadano a scongiurare questo pericolo.

Per questo quindi noi diciamo, nell'accogliere favorevolmente questa norma di attuazione, che è un frutto condiviso da parte di tutti, non ci sono dei meriti particolari, c'è stata l'attenzione della Regione, c'è stata l'attenzione di questo Governo, che ha voluto veramente arrivare a una definizione. Certo, ci è voluto del tempo in più, ma è stato necessario per scongiurare i pericoli di cui ho parlato prima.

Noi quindi, nel ricordare questi iter che ci sembrano doverosi in quest'aula, perché non è stata una perdita di tempo per effetto della negligenza o della colpa di qualcuno, ma proprio per una questione precauzionale, siamo lieti di essere qui oggi a votare favorevolmente questa norma.

Siamo convinti che il Consiglio dei Ministri, dopo il voto di oggi, possa validare questo nostro atto e mi auguro che quelle che saranno le iniziative che...

Scusate, io non riesco a parlare. Signor Presidente, veda un po' lei.

...Che nel rispetto di quanto previsto dal diritto dell'Unione europea per l'affidamento a società in house, ci sia una qualificata motivazione che renda veramente possibile l'effettuazione di questo comma, così come formulato, per evitare di correre dei pericoli che noi, francamente, crediamo di non poterci permettere.

Presidente - La parola al consigliere Perron.

Perron (LEGA VDA) - Sono già stati ripercorsi i passaggi della norma, tecnici. Pur avendo noi dei referenti nelle varie parti nazionali, non è quello il punto che io seguirò. Cercherò di dare qualche elemento per favorire la comprensione di questo dossier, che è altamente tecnico, altamente complesso e che mi pare che spesso non venga compreso in tutti i suoi dettagli, nemmeno da noi che siamo qui. Ripeto, è un tema molto complicato.

Innanzitutto, bisogna capire che la norma di attuazione in questo caso fa sì che la Regione possa muoversi autonomamente con legge regionale - è specificato - nel determinare il futuro della questione. Non è quindi la norma di attuazione in sé che determina le scelte precise, le scelte precise vengono demandate, giustamente, a livello regionale, all'interno però di un quadro che nella norma di attuazione viene specificato.

Questo quindi è il primo punto, perché quando si dice: "La norma di attuazione è fatta, quindi è tutto a posto, abbiamo finito il discorso", assolutamente no, è il quadro entro il quale noi possiamo e dobbiamo muoverci entro un tot di tempo, che adesso vedremo. Questo quindi è il primo punto da capire per avere una discussione sul tema che sia di tipo proficuo.

Si disciplinano all'articolo 1 anche le modalità di assegnazione e la durata delle concessioni. All'articolo 2 ci sono altri riferimenti, "Disciplina dei beni al termine della concessione": anche lì sono parti tecniche.

Il punto importante arriva, come molti sanno, all'articolo 3, cioè chiaramente si disciplina che con legge regionale, che deve arrivare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto (e sappiamo che avremo ancora il passaggio ai ministeri, quindi ci sarà ancora un pezzo da fare) quando avremo ciò, in un tot di tempo, praticamente, noi dovremo disciplinare e decidere il futuro della questione delle concessioni, che, ripeto, è il dossier probabilmente più importante anche dal punto di vista storico per la nostra regione. Non è quindi un dossier sui generis, è il più importante, perché già i nostri padri costituenti hanno utilizzato la nostra forza idroelettrica per in qualche modo consentire l'autonomia valdostana, in quanto alla nazione serviva la nostra forza idroelettrica e noi siamo riusciti con ciò a ritagliarci un'autonomia.

È quindi una questione davvero vitale per i Valdostani e tanto più oggi, che siamo dentro una transizione energetica, quindi la nostra forza idroelettrica è un punto, è oro per la transizione energetica.

Qui c'è il punto di divergenza, nazionale però, non solo regionale, perché la Regione Valle d'Aosta e le sue 1.000 tonnellate di CO2 non cambiano assolutamente nulla.

La nostra produzione idroelettrica viene in gran parte portata fuori dal territorio regionale, perché giustamente serve alla transizione a livello nazionale. Energia pulita della miglior qualità, sappiamo che l'idroelettrico è così, pur avendo degli effetti collaterali, dei problemi (sono costosi gli impianti, ci vanno investimenti ingenti, ecc.).

Questo quindi è un punto fondamentale per la questione che dobbiamo capire, quindi toccherà a noi muoverci in un certo solco.

Qual è il solco? Ecco che arriva la parte importante, cioè la parte in cui si dice: "La Regione può assegnare le concessioni - ovviamente può, può assegnare, disciplina un quadro - di grandi derivazioni idroelettriche: a) operatori economici, comprese le società a partecipazione o controllo pubblico, anche totalitari, individuati attraverso l'espletamento di gare con procedure di evidenza pubblica". Le gare, quindi. Sappiamo benissimo, perché a volte sento dire "noi dobbiamo andare a gara", che per noi che abbiamo già una società costruita, grazie a dio, con una visione lungimirante, per cui abbiamo già in pancia, quindi nelle mani dei Valdostani, una società di questo tipo, ovviamente le gare sono deleterie.

Su altre regioni, dove c'è la Lega, chiaramente avrebbero voluto le gare perché volevano invece fare il contrario, cioè che delle aziende pubbliche potessero gestire questo patrimonio.

Qui quindi c'è il primo punto, quello delle gare. Su questo però ci sono delle amnesie, nel senso che bisogna ricordare - come ha già ricordato il collega Zucchi - che c'è una questione legata al PNRR. C'è un livello europeo, perché l'Italia, essendo dentro l'Europa, e noi siamo stra-critici sull'Europa, chi vuole più Europa non vedo perché dovrebbe essere critico che si vada a fare delle gare, perché altrimenti questo è puro sovranismo. Noi siamo ben contenti se lo Stato, la nazione, può affidarsi e gestirsi i dossier strategici ed energetici.

Chiaramente, purtroppo - noi diciamo purtroppo, e siamo coerenti - in questo caso non è. Altri paesi se le sono riassegnate, le concessioni, senza grossi problemi, mentre noi invece abbiamo fatto un errore, nel Governo Draghi c'eravamo dentro anche noi, quindi ce lo prendiamo, ma certamente legandolo al PNRR questo problema c'è, ovviamente. Per il livello europeo, non nazionale, europeo.

Ora però il PNRR sta volgendo al termine, questo è un elemento importante e sarà importante nel prosieguo dei lavori, perché la clausola era relativa fino alla fine del 2026. Avremo un orizzonte temporale più avanzato. Non è però possibile che chi è favorevole all'Europa e usa l'Europa come la panacea di tutti i mali, oggi dica: noi vorremmo riassegnarcela. Purtroppo questo è il gioco e ci siamo finiti dentro. Non potete lamentarvi, noi sì perché siamo appunto sovranisti e, quindi, queste cose le vediamo con un'altra ottica.

Il punto b): "società a capitale misto pubblico-privato, nelle quali il socio privato è scelto mediante procedure di evidenza pubblica". Il punto c): "mediante forme di partenariato pubblico e privato".

Su queste opzioni, compresa quella dopo, su cui apro una parentesi, bisognerà muoversi da qui in poi. Noi chiediamo approfondimenti tecnico-giuridici e anche economici su ognuna di queste potenziali opzioni, perché saremo chiamati a decidere, sempre tenendo presente che c'è un livello europeo che potrebbe comunque impugnare un qualcosa che viene fatto.

Avremo quindi sempre quella spada di Damocle, ce l'avremo sempre e questa non ce la possiamo togliere, o meglio, la potrebbe togliere lo Stato nazionale se riuscisse a ottenere migliori condizioni a Bruxelles. Ecco perché serve un livello nazionale, ecco perché, su dinamiche così complesse e così importanti... perché l'energia è un dossier strategico, non solo economico, l'hanno capito tutti, con la guerra in Iran, con la guerra in Russia, è una questione strategica: un paese che riesce ad avere la sua energia si gestisce ed è autonomo; un paese che dipende dagli altri, quando gli chiudono il rubinetto, è "fregato". È quindi molto semplice la questione, molto banale, ma noi ci siamo dentro.

Il punto d), sul quale noi abbiamo espresso le nostre critiche, e qui darò alcuni dettagli perché le continuiamo a esprimere. Non ho ben capito il collega Zucchi: anche se per voi questa modalità dell'assegnazione, della creazione di una in house è un'ipotesi plausibile. Vedete, noi facciamo un bel distinguo: a nostro avviso "No" e saranno da valutare, quindi attiveremo tutte le commissioni, perché su questo dovremo vederci molto chiaro. Ripeto, su ogni aspetto, e questo sarà il nostro lavoro, secondo me, fondamentale. Poi ognuno prenderà le sue posizioni, ma dovremo avere tutti gli elementi sul tavolo.

Da questo punto di vista, e noi lo rivendichiamo, l'avevamo già detto tempo fa, l'ipotesi in house assolutamente, secondo noi, è un'ipotesi capestro. Lo diciamo, siamo contrari. Avevo personalmente capito che qualcuno andava in quella direzione, non solo a sinistra, probabilmente, non solo a sinistra, ma vedremo, vedremo. Finalmente le carte verranno messe fuori e ognuno spiegherà la sua visione.

Perché no alla questione in house? E non siamo i soli: il collega Aggravi, l'ho già citato altre volte, è molto più tecnico di me e aveva espresso motivazioni contrarie. Poi penso che, vedendolo tra le persone qui, ci dirà la sua... fra i comuni mortali, ecco, fra i comuni mortali, rispetto agli immortali, che stanno di là.

Per quale motivo siamo estremamente critici sulla questione in house? Il primo punto è che potrebbe essere comunque passibile di una procedura a livello europeo. Una riassegnazione è problematica perché viola la concorrenza e, quindi, chi vuole l'Europa dovrebbe essere contento che ti arrivi uno da un'altra parte dell'Europa a prendere sul territorio italiano. Che problema c'è? Vi piace l'Europa, no? Benissimo, prendetevela. Questo è il caso. Il problema della riassegnazione quindi rimane, a nostro avviso, comunque sul tavolo. Punto uno.

Punto secondo, il più grosso, quello economico: l'80% del fatturato nei confronti del socio che affida il servizio sarebbe legato alla Regione. Voglio dire che una in house potrebbe dare un servizio soltanto alla Regione, non più agire sul mercato. È soltanto legato a un fatturato regionale. Questo è un vincolo gigantesco per, invece, i fatturati che abbiamo della società interamente pubblica, che tra l'altro - collega Minelli, continuate a insistere - per legge non ha direzione e coordinamento. Per legge, al di là di ogni vostro parere.

C'è la legge lì, chiarissima: "non ha direzione e coordinamento", quindi la smetta di dire questa cosa. Per legge non è così, non è così, e sa benissimo a quali rischi si va incontro a continuare a sostenere questa battaglia. Lo sa benissimo e indulge. Vada avanti ma dev'essere detto chiarissimo: in legge non c'è direzione e coordinamento della società. È molto chiaro questo. È inutile continuare ad andare su quel tema lì; anzi, non solo è inutile, è pericoloso. Lei lo faccia, ma chiaramente noi ci togliamo da ciò che lei fa.

Come si gestirebbe una in house? Sarebbe come gestire un assessorato, dev'essere chiaro ai colleghi. Chi si prenderebbe la responsabilità? Ammesso che si possa fare tecnicamente, ammesso che sia una scelta che non va a intaccare il livello europeo. I chilowatt vanno bene per una micro attività, non certo per un gigante come CVA, quindi quest'idea di una trasformazione così com'è a noi pare impossibile.

Punto 4: significherebbe rinunciare al 90% e oltre del fatturato che si fa all'esterno della regione. Ma scusate, io mi chiedo: ma siamo consapevoli del gettito, dei benefici? Mi pare che gli ultimi bilanci siano stati attorno agli 80 milioni di euro... non bilanci, gli utili che sono arrivati a noi, qua, da gestire. Poi, secondo noi, sono gestiti male, noi faremmo molto meglio. Ma siamo consapevoli di un danno erariale di quel tipo? Ma veramente, quando abbiamo un qualcosa di performante a livello nazionale, che compete sul mercato, un'azienda interamente pubblica, noi pensiamo di spacchettarlo in qualche modo, di distruggere questa cosa che ci dà utili?

Questo è il tema, questa è la follia, dal nostro punto di vista.

CVA produce 3 terawattora, la Regione ne compra 2,4. Poi cosa fa del resto? Rivende energia? Non può farlo. Voglio dire, Finaosta è una in house, la società informatica è una in house, ma chiaramente è un servizio dato direttamente alla Regione. Non possiamo ragionare in questi termini con la produzione idroelettrica che abbiamo, sarebbe soltanto una minima parte. E tutto il resto che fine fa? Noi non lo sappiamo, qualcuno che sposa questa tesi probabilmente lo sa benissimo.

Sul tema degli investimenti, sempre riguardo a questa questione, anche qui, se fosse una società in house... innanzitutto servono investimenti ingentissimi. L'altro problema è che sarebbero dei funzionari a dover gestire degli investimenti. Poi vi immaginate una società di quel tipo gestita come fosse un assessorato, dove giustamente chi deve prendere decisioni, prima di muovere un dito, ci pensa centomila volte e una ancora?

Ma voi vi immaginate una cosa del genere? Voi vi immaginate il danno erariale che potremmo fare con una visione di questo tipo? A meno che non abbiate soluzioni da apprendisti stregoni, che saremmo lieti di vedere. Ma, appunto, verranno messe tutte sul tavolo, perché a questo punto riteniamo che ci dovrebbe essere uno spacchettamento della società. È questo che vogliamo? Si vuole spacchettare una società pubblica di questo tipo, così performante a livello nazionale? Il fiore all'occhiello lo vogliamo spacchettare? Siete convinti? Vi guarderemo fare.

Una parte alla Regione e una parte a chi? Ci saranno comunque delle gare sulla parte che non va alla Regione, oppure no? O qualcuno pensa che, trasformando in una in house, poi in qualche modo si possano bypassare le norme con soluzioni da apprendisti stregoni? Fate voi gli apprendisti stregoni su queste tematiche, noi non ci saremo.

L'ultima questione tecnica che riguarda la questione in house è il controllo analogo. Lo dicevo già prima, sarebbe formalmente un nuovo assessorato, mentre CVA opera sul mercato. Tra l'altro, non tutti i Valdostani prendono l'energia da CVA. Non è perché l'azienda è pubblica che allora tutti i Valdostani hanno l'energia presa lì; opera sul mercato. Sono quindi cose diverse, bisogna capire questi meccanismi.

Piacerebbe anche a noi dire che i Valdostani avranno da adesso in poi il 50% delle bollette. Ci piacerebbe, sarebbe fantastico. Oppure che le imprese valdostane avranno la metà dell'energia da pagare. Saremmo tutti molto, molto contenti. Se mi spiegate come lo fate e se mi fate vedere come lo fate senza le spade di Damocle, che arriverebbero da tutte le parti, se non peggio, benissimo, molto bene. Però, voglio dire, ci paiono opzioni che non hanno alcuna possibilità. Ma staremo a vedere.

Chi si prenderà responsabilità di tipo erariale nel caso che la società, o una parte della società spacchettata, sia gestita come un assessorato? Il Consiglio? I singoli Consiglieri verranno qui a votare che investimenti fare? Forse è meglio che capiamo di che cifre stiamo parlando e di cosa stiamo parlando.

In ultimo, c'è un punto, e qui lo metto sul tavolo: "Nelle concessioni di grandi derivazioni d'acqua a uso idroelettrico i concessionari hanno l'obbligo - sto parlando del comma 5, sempre dell'articolo 3 - di fornire annualmente e gratuitamente alla Regione - per servizi pubblici, per categorie di utenti determinati con la legge regionale di cui al comma 1 - 220 chilowatt per ogni chilowatt di potenza nominale media di concessione con le modalità stabilite dalla Regione".

Io vi dico chiaramente che questo punto non l'ho capito, non so come si potrebbe sviluppare. Su ciò però posso, e l'ho già fatto una volta, agganciarmi alle dichiarazioni che aveva fatto il collega Marquis un po' di tempo fa, dichiarazioni a mezzo stampa, e chiederò al collega Marquis di spiegarci come questo punto può essere messo sul tavolo per avere una scontistica forte per i Valdostani.

Ripeto, è un punto tecnico che io non ho capito, ma ce lo potrà spiegare, dato che a mezzo stampa lei aveva detto: "La Regione avrà a disposizione 1,14 milioni di chilowatt annui da mettere a servizio di Valdostani, famiglie e imprese...".

Bel punto interrogativo. Ci piacerebbe. Voglio vedere gli aiuti di Stato, se tu dai alle tue imprese energia a metà costo. Bellissimo, siamo i primi a essere sovranisti, quindi ci farebbe un gran piacere, però ci dovete spiegare come lo fate. Benissimo. "…attraverso una scontistica e attuare le previsioni del progetto di legge che abbiamo presentato - tra l'altro aveva il parere finanziario contrario - per ridurre i costi energetici dei Valdostani".

Io quindi, onestamente, non ho capito come questo punto sulle norme di attuazione si intersechi con la vostra legge, che avete presentato, però ce lo spiegherà lei perché l'ha dichiarato a mezzo stampa, quindi ci darà dei dettagli in più.

Per chiudere, la nostra visione, la ribadiamo, è di una società pubblica forte, lontana dalle interferenze della politica, interferenze che sono deleterie, deleterie, perché lo sappiamo benissimo che le influenze della politica sono deleterie su attività così delicate.

Noi siamo per una gestione performante, che porti risultati, che porti utili, che favorisca la transizione energetica, ma ça va sans dire, perché non abbiamo un'azienda che produce carbone. Io capisco gli ambientalisti, se avessimo un'azienda che produce carbone si arrabbierebbero perché dicono: no, stiamo risfruttando il carbone per fare energia. Ce l'avrebbero e darei loro anche ragione. Questa produce idroelettrico. Che venga utilizzato qui, in Valle d'Aosta, o venga portato a Carema, un chilo di CO2 di Carema e un chilo di CO2 ad Aosta sono uguali. Qual è il problema, quindi?

Noi però vogliamo che le cose funzionino e soprattutto vogliamo avere risorse economiche da poter redistribuire sulla Valle d'Aosta. Questa è la visione della Lega, è sempre stata fortemente coerente con qualsiasi iniziativa abbiamo preso: vogliamo che si producano utili e che la transizione energetica possa avvenire, chiaramente, ma al di là dei confini. È quello che la nostra società, che diventa un fiore all'occhiello e in prima fila su questo tema, può fare a livello nazionale. Ripeto, è un tema non solo economico, ma anche strategico.

Per noi ogni soluzione che andrà a depauperare il patrimonio (in realtà, dei Valdostani) di quest'azienda che, ripeto, è pubblica - che non significa che debba fare quello che vogliono i singoli Consiglieri, sono due cose ben diverse: perché altrimenti non si ha una concezione del pubblico se si pensa che perché un'azienda è pubblica debba fare quello che vuole il singolo Consigliere o il singolo Consigliere, debba votare per degli investimenti. Quello è tutt'altro paio di maniche, quella per noi è follia.

Si valutano quindi i risultati e si valutano le opzioni. In futuro noi dovremo valutare le opzioni sotto ogni aspetto, ripeto, tecnico, giuridico ed economico, per fare la scelta migliore, ben consapevoli però che abbiamo delle spade di Damocle; quelle sono a livello europeo e solo lo Stato italiano, la nazione italiana, può trattare a livello europeo per rompere quel meccanismo. Se così fosse, saremmo tutti felici.

Nel frattempo le opzioni sono quelle sul tavolo e, quindi, toccherà a noi - non tanto con la norma di attuazione, che è un quadro entro il quale muoverci - toccherà a noi prendere decisioni fondamentali per il bene della Valle d'Aosta, non solo dei prossimi anni, ma probabilmente dei prossimi decenni.

Presidente - Gentili colleghi, la seduta è terminata e riprenderemo la discussione generale alle ore 15:00.

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La seduta termina alle ore 13:05.