Objet du Conseil n. 471 du 20 mai 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 471/XVII - Parere sullo schema di decreto legislativo recante "Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di coordinamento della finanza pubblica e di sistema territoriale integrato".
Aggravi (Président) - Point n° 4 à l'ordre du jour. Pour l'illustration du rapport, la parole au Président Testolin.
Testolin (UV) - Con nota in data 23 aprile 2026, il Ministero per gli Affari regionali e le Autonomie ha trasmesso al Consiglio regionale lo schema di decreto legislativo recante "Norme di attuazione per la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di coordinamento della finanza pubblica e di sistema territoriale integrato", al fine di acquisire il parere previsto dall'articolo 48 bis dello Statuto speciale.
Il testo dello schema, corredato di relazione illustrativa e di relazione tecnico-finanziaria, è stato approvato dalla Commissione paritetica nella riunione del 9 aprile 2026.
Il 30 aprile 2026 la I Commissione consiliare ha rilasciato a maggioranza parere favorevole e ora l'Assemblea consiliare è chiamata a esprimere il parere di competenza al fine della prosecuzione dell'iter di approvazione.
Lo schema di norma di attuazione in questione è volto a disciplinare i rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione nel rispetto delle prerogative statutarie e del principio di leale collaborazione. La proposta normativa individua nell'accordo lo strumento ordinario per la definizione delle modalità di partecipazione della Regione agli obiettivi di finanza pubblica. In tal modo viene formalizzato un metodo di regolazione dei rapporti fondato sull'intesa tra i livelli di governo, in coerenza con gli orientamenti espressi dalla giurisprudenza costituzionale in tema di autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale.
Lo schema introduce, inoltre, il concetto di Sistema territoriale regionale integrato, inteso come l'insieme coordinato dei soggetti pubblici operanti sul territorio regionale, comprendente la Regione, gli enti locali, gli enti strumentali, l'Azienda sanitaria regionale e l'Università. In tale ambito, alla Regione è attribuito un ruolo centrale di coordinamento quale interlocutore unico nei rapporti finanziari con lo Stato, anche in rappresentanza degli altri enti del sistema territoriale, secondo un modello di governance già in larga parte consolidato nella prassi.
Con riferimento al concorso agli obiettivi di finanza pubblica, la norma prevede che il contributo regionale di carattere temporaneo possa essere assicurato sia mediante trasferimenti finanziari allo Stato, sia attraverso la realizzazione di interventi o di opere pubbliche d'interesse nazionale o regionale.
Resta ferma la competenza della Regione a disciplinare con propria legge le modalità di partecipazione degli enti locali al conseguimento dei predetti obiettivi, nel rispetto dell'autonomia finanziaria degli stessi.
Le disposizioni recate dalla norma di attuazione fanno seguito all'impegno espressamente assunto dal Governo e dalla Regione nel recente accordo in materia di finanza pubblica per gli anni dal 2025 al 2032, sottoscritto in data 20 ottobre 2024, e intendono dare piena e definitiva attuazione a quanto già da tempo enunciato dal legislatore ordinario con l'articolo 27 della legge 42/2009.
La necessità di definire con il presidio procedurale proprio delle norme di attuazione dello Statuto speciale le modalità del concorso della Regione agli obiettivi complessivi di finanza pubblica discende inoltre dalla recente sentenza n. 154/2024, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Regione avverso l'articolo 6ter, comma 4, del decreto legge n. 132/2023, convertito nella legge n. 170/2023, che ha modificato l'articolo 1, comma 853, della legge n. 178/2020, "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021" e "Bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023", imponendo a tutti gli enti territoriali italiani, compresi quindi i comuni valdostani, di versare un contributo a favore delle finanze statali in considerazione delle esigenze di contenimento della spesa pubblica e della necessità di rispettare gli obblighi imposti dall'Unione europea.
In detta sentenza, la Corte costituzionale, dopo aver ribadito l'obbligo per le autonomie speciali di concorrere agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica, aveva rimarcato che non vi era, a legislazione vigente, una disposizione espressa che consentiva di considerare in modo esplicito il sistema degli enti territoriali della Valle d'Aosta come un sistema complessivo da considerare unitariamente ai fini dell'individuazione dell'an e del quantum dei doveri finanziari nei confronti dello Stato,sia in termini di concorso agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica, sia in termini di coordinamento della finanza pubblica, diversamente da quanto, sempre secondo la Corte, è espressamente previsto dalla normativa di attuazione per le Regioni Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
Pertanto questa pronuncia, questa pronuncia, ha sollecitato un intervento di aggiornamento della normativa di attuazione al fine di superare le criticità derivanti dalla predetta decisione; sollecitazione che noi abbiamo colto con la presentazione dello schema di decreto legislativo che oggi portiamo all'esame del Consiglio.
Il testo si compone di quattro articoli.
L'articolo 1 chiarisce che la Regione, gli enti locali situati sul suo territorio, i rispettivi enti strumentali, l'Azienda sanitaria regionale USL e l'Università della Valle d'Aosta costituiscono, ai fini del coordinamento della finanza pubblica, il Sistema territoriale regionale integrato degli enti della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste. Dispone altresì che la Regione provvede per sé e per gli enti del Sistema territoriale regionale integrato alle finalità di coordinamento della finanza pubblica contenute in specifiche disposizioni legislative dello Stato. La Regione diventa così l'unico interlocutore con lo Stato in materia di finanza pubblica.
L'articolo 2 detta i principi generali in materia di concorso al risanamento della finanza pubblica. È previsto che il contributo regionale per il concorso al risanamento della finanza pubblica, di durata transitoria, previamente concordato tra lo Stato e la Regione con le modalità di cui all'articolo 3, sia corrisposto dalla Regione per conto dell'intero Sistema territoriale regionale integrato, oppure mediante la realizzazione sul territorio regionale di opere pubbliche aventi interesse nazionale o regionale, concordate con lo Stato e le cui risorse siano iscritte sui pertinenti stati di previsione del bilancio statale con oneri a proprio carico. Inoltre, è previsto che la Regione definisca con legge regionale le modalità mediante le quali gli enti del sistema integrato regionale contribuiscono al conseguimento degli obiettivi di risanamento e di coordinamento della finanza pubblica previsti in specifiche disposizioni legislative dello Stato.
L'articolo 3 concerne il metodo dell'accordo, prevedendo che lo Stato e la Regione regolino con il metodo dell'accordo i rapporti finanziari tra lo Stato e il Sistema territoriale regionale integrato e disciplinino l'applicazione al medesimo sistema delle norme statali in materia di coordinamento e di concorso al risanamento della finanza pubblica. Dispone inoltre che, nel rispetto del principio di leale collaborazione, le trattative dirette alla conclusione dell'accordo si svolgano in un tempo adeguato a garantire un confronto effettivo, mediante lo scambio di proposte e controproposte motivate e orientate al superiore interesse pubblico. Salvo diverse indicazioni espresse da parte della Regione, le intese concluse nell'ambito della conferenza di cui all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, non sostituiscono il metodo dell'accordo. Il comma 4 dell'articolo 3, infine, prevede che le disposizioni contenute negli accordi conclusi ai sensi del comma 1 sono recepite con leggi ordinarie dello Stato.
L'articolo 4, infine, reca la clausola di invarianza finanziaria.
Presidente - Il punto è stato presentato. Ci sono colleghi che intendono intervenire?
La parola al collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) - Solo per esprimere parere favorevole su questo riconoscimento alla Regione come unico interlocutore per i rapporti Stato-Regione per quanto riguarda il risanamento della finanza pubblica. Sappiamo che la posta in gioco è molto alta e ogni volta che si fa un piccolo passo avanti nel delimitare, nel definire il ruolo della Regione come interlocutore finanziario nei rapporti con lo Stato, per quanto ci riguarda è cosa buona e giusta.
Peraltro, ricordiamo che il contributo che questa Regione dà allo Stato per il risanamento delle proprie finanze è una cifra importante, parliamo di decine di milioni di euro ogni anno, che non vengono cambiate in questo accordo, rimangono le stesse, quindi sono invariate, ma apprendiamo con favore che si sia trovato su quest'aspetto... e tra l'altro ringrazio anche gli uffici per le relazioni tecniche allegate, che hanno chiarito in maniera molto esaustiva, oltre naturalmente alla relazione del Presidente, il quadro normativo all'interno del quale ci muoviamo.
È un tema che viene definito provvisorio, non ha una scadenza. Noi sappiamo che la scadenza è quella del popolo italiano che deve risanare il suo debito pubblico anche nei confronti della Comunità europea, alla quale sono vincolati poi tutti i fondi sociali europei, i finanziamenti di tutti i PNRR, di tutte le opportunità che l'Europa può riconoscere all'Italia solo se continua in quel percorso di risanamento delle finanze pubbliche che, mi permetterete di dire, il Governo Meloni ha iniziato con quest'ultima legislatura e sta portando a compimento.
Presidente - La parola al collega Centoz.
Centoz (PD-FP) - Colleghe e colleghi, lo diciamo subito, il nostro gruppo esprime voto favorevole su questa norma con piena convinzione e voglio dire brevemente perché, ma anche e soprattutto voglio fare un ragionamento un po' più largo di quello che il singolo provvedimento richiederebbe, perché questa norma non merita solo un'analisi tecnica, merita una riflessione politica sul sistema che essa contribuisce a consolidare, su ciò che funziona, su ciò che andrebbe ripensato, su dove vogliamo andare.
Le norme di attuazione dello Statuto speciale sono uno strumento costituzionale peculiare, che spesso non viene compreso nella sua portata. Non sono leggi ordinarie, non sono semplici accordi amministrativi, sono decreti legislativi elaborati da una commissione paritetica, composta in modo paritario tra i rappresentanti del Governo e i rappresentanti della Regione, che hanno la funzione di dare attuazione alle previsioni dello Statuto e di armonizzare la legislazione nazionale con l'ordinamento valdostano. Il loro rango è superiore alla legge ordinaria: una legge statale ordinaria non può derogarle senza passare per lo stesso procedimento. Sono, in sostanza, una forma di costituzione materiale dell'autonomia.
Questa norma utilizza quello strumento per fare una cosa precisa e importante: prende i principi che già reggevano i rapporti finanziari tra lo Stato e la Valle d'Aosta - principi affermati dallo Statuto speciale, ribaditi dalla Corte costituzionale, praticati nella realtà degli accordi - e li eleva a rango di norma di attuazione. Li rende opponibili, li blinda.
Il cuore della norma è il metodo dell'accordo. Lo Stato non può imporre alla Valle d'Aosta contributi al risanamento della finanza pubblica, tagli di spese e limitazioni unilaterali senza un negoziato effettivo, bilaterale, fondato su proposte e controproposte motivate.
Chi conosce la storia finanziaria degli ultimi vent'anni sa quanto questo presidio sia stato necessario e quanto spesso, nelle fasi di emergenza economica, sia stato aggirato con legge ordinaria. Questa norma sposta l'asse, il presidio procedurale viene messo prima e non dopo. La norma fa anche un'altra cosa, che ha un valore forse ancora maggiore nel lungo periodo: riconosce esplicitamente che la Valle d'Aosta, i suoi comuni, i suoi enti locali, la sua Azienda sanitaria, la sua Università, costituiscono un sistema territoriale integrato ai fini del coordinamento della finanza pubblica. Questo sistema ha un unico interlocutore verso lo Stato: la Regione. È la Regione che risponde per il sistema nel suo complesso, che si fa carico del concorso degli obiettivi di finanza pubblica per tutti gli enti del territorio, che ridistribuisce internamente le risorse e le responsabilità.
Fino a oggi questa logica era implicita nella prassi e desumibile dall'insieme della normativa, ma non affermata in modo esplicito in una norma di rango adeguato.
La Corte costituzionale, com'è stato ricordato, nella sua sentenza del 2024 aveva segnalato proprio questa lacuna: non esisteva nella legislazione vigente una disposizione che consentisse di considerare in modo esplicito il sistema valdostano come un sistema unitario. Il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia avevano già quella disposizione, la Valle d'Aosta no.
Questa norma colma quel vuoto e ci equipara. È un risultato che va riconosciuto per quello che è.
Detto questo, voglio fare il ragionamento che mi preme invece di più. Perché questa norma, consolidando il modello, ci obbliga a interrogarci su quel modello, non per metterlo in discussione nella sua essenza, ma per capire se regge ancora, se è adeguato alla realtà di oggi, se produce i risultati che ci aspettiamo. Il modello valdostano ha una sua coerenza profonda, costruita in decenni di lavoro istituzionale. La sua logica è molto semplice: la Regione incassa le entrate fiscali generali sul territorio, lo Stato non trasferisce risorse agli enti locali valdostani attraverso i canali ordinari, è la Regione a distribuire le risorse ai comuni e agli enti locali secondo la propria programmazione.
La Regione fa da schermo e da garanzia verso lo Stato e da motore verso il territorio. È un modello che assomiglia, nella sua architettura, a quello dei sistemi federali più evoluti, in cui il livello federato si assume la responsabilità dell'intero sistema verso l'alto e verso il basso.
Tuttavia, proprio perché il modello è così coerente, proprio perché questa norma lo consolida ulteriormente, credo che sia giunto il momento d'interrogarsi su come questo modello funziona nella pratica. Il tema quindi non è se funziona, perché nessuno di noi ha dei dubbi, ma come funziona e se funziona bene per tutti.
La legge regionale che disciplina il riparto della finanza locale, la famosa 48/1995, è uno strumento che ha ormai trent'anni. Nei suoi principi fondamentali è ancora solida, garantisce la perequazione tra comuni grandi e piccoli, collega le risorse alle funzioni esercitate, prevede meccanismi di responsabilizzazione degli enti. Ma nei fatti - e l'ho già detto in quest'aula in occasione del bilancio del 2026 - quella legge viene applicata ogni anno in deroga.
Anno dopo anno, il meccanismo automatico di calcolo che essa prevede viene sostituito da una determinazione discrezionale in sede di legge di stabilità. Quest'anno erano poco più di 292 milioni di euro, stabiliti non da una regola ma da una scelta politica annuale. Quando il sistema ordinario non regge, si ricorre a trasferimenti straordinari che confermano esattamente questa diagnosi.
Questa non è una critica fine a se stessa, è una presa d'atto: quando uno strumento viene sistematicamente derogato, il problema non è la deroga, ma è che lo strumento non è più adeguato alla realtà. La deroga annuale toglie certezze ai sindaci, impedisce la programmazione pluriennale, trasforma il rapporto tra Regione ed enti locali da un rapporto basato su regole certe a una contrattazione politica ricorrente. Serve dunque una riforma strutturale e non un'altra deroga.
C'è un secondo problema strutturale collegato al primo: i comuni valdostani sono nella stragrande maggioranza piccoli, alcuni piccolissimi, con risorse umane, tecniche e finanziarie che non sono sempre adeguate alla complessità delle funzioni che devono svolgere. Non è una colpa di nessuno, è un dato strutturale che è aggravato dal tempo. La demografia cambia, le aspettative dei cittadini sui servizi crescono, la complessità normativa aumenta e i comuni, da soli, non riescono a starci dietro.
Cosa succede in questo quadro? Succede che la Regione interviene, che le deleghe si moltiplicano, che le funzioni che dovrebbero essere locali vengono gestite centralmente perché il livello locale non ha la capacità di gestirle in modo autonomo, è comprensibile e in molti casi è persino necessario nel breve periodo, ma ha un effetto collaterale di cui dobbiamo prendere atto.
La Regione, a forza di supplire, perde di vista la sua funzione principale. La funzione principale della Regione non è di gestire i servizi, è di programmare, di legiferare e di garantire le condizioni perché il sistema funzioni. È fare la regia, non recitare tutte le parti.
Quando la Regione si occupa di gestire funzioni che dovrebbero essere invece comunali, distoglie energie, attenzioni e strutture alla sua vocazione naturale. Il sistema nel suo complesso diventa più rigido, meno capace di adattarsi, più dipendente dal centro. Questo è il rischio che vogliamo nominare, il rischio di un centralismo regionale, non per cattiva volontà, ci mancherebbe, ma per necessità, che però poi diventa struttura, abitudine e, infine, sistema. Una Regione che fa tutto e un territorio che aspetta: è il contrario di ciò che l'autonomia speciale dovrebbe produrre.
La risposta a questo rischio non è indebolire il ruolo della Regione, è esattamente l'opposto, è rafforzare gli enti locali per consentire alla Regione di tornare a fare il suo ruolo.
Le Unités des Communes valdôtaines sono lo strumento che il legislatore regionale ha identificato come livello intermedio tra i Comuni e la Regione. Sono lo strumento giusto? Non ho la risposta a questa domanda, ma dobbiamo interrogarci sulla loro funzione, perché con il tempo stanno perdendo le funzioni per cui erano nate: il servizio idrico integrato trasferito e gestito dal BIM tramite la SEV, la gestione del ciclo dei rifiuti organizzato in cinque sub-ATO che accorpano le Unités e, in futuro, la gestione dei servizi degli anziani, su cui incombe l'ente unico strumentale regionale.
Dobbiamo quindi interrogarci sulla loro esistenza e sulla loro funzione, perché, se devono continuare a svolgere un ruolo reale, hanno bisogno di funzioni reali, di strutture adeguate, di risorse proporzionate. Un'Unité che esiste sulla carta ma non ha la capacità operativa non è una soluzione, è un'occasione persa.
I Comuni, dall'altra parte, devono essere messi in condizioni di concentrarsi su ciò che li rende insostituibili: la prossimità ai cittadini, la conoscenza del territorio, la capacità d'intercettare i bisogni reali delle comunità locali. Quelle sono funzioni che nessun livello superiore può esercitare con la stessa efficacia. Ma, per fare bene quelle funzioni, i Comuni devono essere liberati dal peso di gestire servizi complessi che superano le loro capacità strutturali. Questo richiede riforme di sistema che non sono più rinviabili, richiede di mettere mano a un sistema delle autonomie valdostane con una visione coerente. Non si tratta assolutamente di smantellare l'esistente, si tratta di adeguarlo ai tempi, di ridisegnare le responsabilità tra i livelli istituzionali, in modo che ciascuno possa fare davvero bene la propria parte.
La riforma del sistema non è nemica dell'autonomia, ma è la condizione perché l'autonomia sia reale, non solo formalmente riconosciuta, ma concretamente esercitata.
Dunque, e concludo, voteremo a favore su questa norma di attuazione con piena convinzione. Essa consolida le garanzie essenziali: che la Valle d'Aosta possa sedersi al tavolo con lo Stato da una posizione di forza istituzionale, con un sistema riconosciuto, con un metodo codificato e con diritti opponibili. È un risultato che appartiene all'intera comunità valdostana e non solo a una maggioranza, non a un accordo di coalizione, ma al lavoro istituzionale di decenni. Proprio perché appartiene a tutti, il mandato che questa norma porta con sé appartiene a tutti: costruire un sistema di autonomia che sia all'altezza delle garanzie che abbiamo appena consolidato, una Regione che programma e governa, gli enti locali che gestiscono e servono, un livello intermedio che aggrega e coordina. Ciascuno nel suo ruolo, ciascuno con le risorse e le competenze per svolgerlo.
Presidente - La parola al collega Torrione.
Torrione (AVS) - Intervengo molto brevemente, anche perché non ho le competenze del collega Centoz, che ringrazio per l'intervento e anche per l'analisi molto dettagliata del provvedimento.
Intanto sottolineo una cosa, nel senso che è chiaro che quest'atto ha una visibilità nettamente inferiore rispetto a quello di cui abbiamo parlato in questo Consiglio e in altri Consigli, però ciò non toglie che ha in realtà un'importanza sostanziale sul piano istituzionale e autonomistico, come peraltro è già stato ben evidenziato sia dal Presidente che dall'intervento del collega.
Questa norma, infatti, affronta un tema centrale, il rapporto finanziario tra lo Stato e la Valle d'Aosta, e lo fa introducendo quel principio che il Presidente ha presentato, quello appunto del cosiddetto Sistema territoriale regionale integrato. Cioè, in sostanza si afferma che la Regione, gli enti locali, gli enti strumentali, l'USL e l'Università costituiscono un unico sistema territoriale ai fini del coordinamento della finanza pubblica ed è in questo senso che la Regione diventa il soggetto di riferimento principale nei rapporti finanziari con lo Stato, il garante dei trasferimenti anche agli enti locali, come ha precisato il collega Centoz.
È un impianto che non nasce per caso, nasce appunto dall'accordo finanziario sottoscritto nell'ottobre 2024 tra Governo e Regione, ma anche dalla necessità di colmare una carenza normativa evidenziata dalla Corte costituzionale nella sentenza 145/2024. Una carenza che, come viene ricordato nella relazione illustrativa, non riguardava altre autonomie speciali come il Trentino-Alto Adige o il Friuli-Venezia Giulia, che da tempo dispongono di strumenti analoghi.
Da questo punto di vista, quindi, siamo davanti a una norma che rafforza e chiarisce il quadro dell'autonomia speciale valdostana, e questo è indubbiamente un elemento positivo.
Così come consideriamo positivo il richiamo molto forte al metodo dell'accordo nei rapporti tra Stato e Regione, perché purtroppo negli anni abbiamo visto troppo spesso politiche finanziarie imposte in maniera unilaterale dallo Stato alle autonomie territoriali: tagli, vincoli, concorsi o contributi al risanamento della finanza pubblica decisi dall'alto. Qui, invece, si riafferma il principio della leale collaborazione e della bilateralità istituzionale, ed è un principio che noi condividiamo.
Naturalmente questo non significa che non esistano alcuni elementi di attenzione.
Il primo riguarda il rapporto con gli enti locali, perché è evidente che questa norma rafforza il ruolo della Regione come interlocutore unico dello Stato. Allora bisogna fare attenzione - come ha ben sottolineato il collega Centoz - affinché questo non comporti un'eccessiva compressione dell'autonomia dei comuni e delle realtà locali, che in Valle d'Aosta rappresentano un patrimonio istituzionale e democratico fondamentale. Quel richiamo al centralismo regionale che appunto ha fatto il mio collega e quindi condividiamo quest'aspetto.
Il secondo elemento riguarda, invece, il tema del concorso alla finanza pubblica. La norma parla di contributi transitori, ma sappiamo bene che troppo spesso nella storia dei rapporti finanziari tra Stato e autonomie speciali ciò che nasce come straordinario rischia poi di diventare permanente. Qui sarà quindi il caso di mantenere alta l'attenzione su questo punto.
Concludendo, faccio una riflessione politica più in generale, perché penso che rafforzare l'autonomia finanziaria ha senso se quell'autonomia poi viene utilizzata per difendere i servizi pubblici, il welfare, la sanità, la scuola, la coesione del territorio, altrimenti il rischio è che l'autonomia venga ridotta soltanto a un meccanismo tecnico e amministrativo.
Per queste ragioni, pur con le osservazioni e le attenzioni che ho richiamato, riteniamo che questo schema possa rappresentare un passo molto utile e importante nel rafforzamento dell'autonomia speciale valdostana e del principio pattizio dei rapporti con lo Stato. Di conseguenza, come risulta chiaro dall'intervento, il nostro parere sarà favorevole.
Président - La parole à la collègue Petey.
Petey (UV) - Oggi scriviamo una pagina importante per l'autonomia della Valle d'Aosta, con questo parere passiamo dalle parole ai fatti nella difesa dei nostri bilanci. Lo schema di decreto legislativo recante le norme di attuazione in materia di coordinamento della finanza pubblica è a tutti gli effetti un pilastro che va a consolidare le fondamenta della nostra autonomia speciale.
Come sappiamo, le norme di attuazione rappresentano lo strumento più alto e raffinato del nostro ordinamento statutario. È qui che il dialogo paritetico tra Stato e Regioni si fa legge, armonizzando le esigenze nazionali con la nostra irrinunciabile specificità.
Il punto di forza di questo provvedimento è la positivizzazione del metodo dell'accordo: finalmente non saremo più soggetti a decisioni unilaterali calate dall'alto in materia di concorso agli obiettivi di finanza pubblica. La norma sancisce che il contributo della Valle d'Aosta dev'essere frutto di un'intesa. È un principio di civiltà istituzionale che trasforma la nostra partecipazione al risanamento dei conti da un obbligo subito a una scelta condivisa e negoziata.
L'altro pilastro fondamentale è il chiarimento dell'ambito soggettivo del sistema territoriale regionale integrato. Definire con precisione il perimetro del coordinamento della finanza pubblica significa dare certezze non solo alla Regione, ma a tutti gli enti locali e agli enti strumentali.
In un momento in cui le regole della governance finanziaria europea e nazionale sono in continua evoluzione, avere un quadro unitario e coerente è l'unica vera garanzia di stabilità per i nostri bilanci.
Questo atto non nasce dal nulla, è la dimostrazione che quando la Valle d'Aosta si siede ai tavoli romani con serietà, competenza e con la forza del proprio Statuto, i risultati arrivano.
Voglio ringraziare i membri della Commissione paritetica per il lavoro svolto. Essere riusciti a tradurre in norma di attuazione l'articolo 27 della legge n. 42, una delega che attendeva da tempo una piena attuazione, è un successo di tutto il sistema regionale.
È fondamentale sottolineare che questa norma non introduce nuovi oneri, ma introduce chiarezza. Proteggere la nostra specialità finanziaria non significa volersi sottrarre ai doveri di solidarietà nazionale, ma rivendicare il diritto di gestire le nostre risorse in modo efficiente, secondo modelli che tengano conto della nostra geografia e della nostra identità di montagna.
Approvare questo parere favorevole significa dire sì a una Valle d'Aosta più forte, più sicura dei propri diritti e più autorevole nel rapporto con lo Stato. Significa blindare le nostre risorse e garantire che il coordinamento della finanza pubblica sia sempre un esercizio di cooperazione e mai di subordinazione.
Presidente - La parola al collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Ovviamente il nostro gruppo voterà favorevolmente, ma la norma di attuazione che ci accingiamo a votare oggi è, secondo noi, quello che è un atto di, potremmo definire, portata storica per l'autonomia finanziaria della nostra Regione, e non si tratta sicuramente di un provvedimento di ordinaria amministrazione, né di una semplice formalità procedurale.
Mi ritrovo molto nelle parole della collega Petey, che mi ha preceduto: stiamo positivizzando, con la forza propria di una norma di attuazione statutaria, principi che la Valle d'Aosta ha sempre ritenuto fondanti della propria specialità. Ma, e purtroppo questo è un limite, fino a oggi rimanevano esposti alle incursioni della legislazione ordinaria statale.
La Lega Vallée d'Aoste, come detto, voterà a favore e spiegherò perché questo voto favorevole non è scontato, ma frutto, ovviamente, oltre che di un lavoro, anche di una valutazione attenta e convinta.
Questa norma, innanzitutto, era necessaria e urgente, perché la Valle d'Aosta ha pagato un prezzo alto nell'ultima decade per l'assenza di un presidio procedurale adeguato a proteggere la propria specificità e specialità finanziaria.
La Corte costituzionale, con la sentenza 145/2024, ha chiarito con precisione il problema: a legislazione vigente non esisteva una disposizione che consentisse di considerare esplicitamente il sistema degli enti valdostani come sistema complessivo e unitario, ai fini delle determinazioni di quanto la Valle d'Aosta deve allo Stato in termini di concorso al risanamento della finanza pubblica. Questa lacuna, purtroppo, ci ha reso assolutamente vulnerabili.
Il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia già disponevano, ovviamente, di questa copertura, la Valle d'Aosta no e oggi andiamo a colmare quel divario. L'articolo 27 della 42/2009 sul federalismo fiscale aveva già riservato alle norme di attuazione degli statuti speciali la disciplina di queste materie, ma quella riserva era rimasta lettera morta per oltre quindici anni. L'accordo del 20 ottobre 2024 tra il Ministero dell'Economia e il Presidente della Regione ha finalmente impresso una svolta, Governo e Regione si sono impegnati congiuntamente a dare attuazione a quel dettato legislativo.
Quello che però riportiamo è il valore assoluto, il valore politico di quest'accordo, e soprattutto il significato profondo di quello che è scritto all'articolo 3. Per troppi anni, nei momenti di crisi della finanza pubblica nazionale, lo Stato ha imposto alla Valle d'Aosta e alle altre autonomie speciali sacrifici unilaterali, derogando il metodo dell'accordo, che la Corte costituzionale aveva più volte indicato come principio cardine dei rapporti tra Stato e Regioni a statuto speciale. Abbiamo subito tagli non concordati, limitazioni di spesa decise in modo autoritativo, contributi aggiuntivi imposti senza negoziazione.
Questa norma, invece, inverte la rotta, inverte la rotta con forza perché lo fa al livello più alto della gerarchia delle fonti delle autonomie speciali, quello della norma di attuazione statutaria, che è fonte rinforzata e sovraordinata alla legge ordinaria, ma questo ovviamente, colleghi, lo sappiamo bene. D'ora in poi, quando lo Stato vorrà chiedere alla Valle d'Aosta un contributo al risanamento dei conti pubblici, dovrà sedersi al tavolo, negoziare, motivare le proprie richieste, ascoltare le controproposte della Regione e non potrà più semplicemente legiferare e imporre. Questo è un risultato di civiltà istituzionale che la Lega Vallée d'Aoste non può che sostenere con convinzione.
Poi la Valle d'Aosta come "regista del proprio sistema finanziario", e questo è un altro elemento di assoluto interesse. Questa norma produce quest'altro risultato di straordinaria importanza, "attribuisce con definitiva certezza alla Regione il ruolo di regista del sistema finanziario regionale integrato", per usare le parole della relazione illustrativa.
La Regione, che già finanzia i propri enti locali e strumentali senza ricevere trasferimenti dallo Stato, come ricordato sempre dalla sentenza 82/2015, diventa l'unica interlocutrice dello Stato per tutto il sistema: Comuni, partecipate, USL, Università, tutti sono rappresentati dalla Regione nel rapporto finanziario col Governo centrale. Questo rafforza la nostra capacità di programmazione, ci consente di gestire internamente le risorse in modo coerente con le priorità che quest'Assemblea stabilisce e ci protegge dalla frammentazione delle pretese statali nei confronti dei singoli enti.
Con legge regionale, la Regione potrà disciplinare come i singoli enti del sistema contribuiscano agli obiettivi concordati con lo Stato; questo è un potere che dobbiamo esercitare con responsabilità, ma è anche una garanzia di autodeterminazione che va presidiata.
Infine, è ovvio, come già detto all'inizio di quest'intervento, che la Lega Vallée d'Aoste voterà favorevolmente su questa norma di attuazione perché essa rappresenta la concretizzazione di principi che abbiamo sempre difeso. L'autonomia non è un privilegio da subire passivamente, ma una responsabilità da esercitare attivamente, con tutti gli strumenti che l'ordinamento mette a disposizione.
Questa norma è, di tutta evidenza, uno di quegli strumenti, uno strumento che ci protegge, che rafforza la nostra posizione negoziale nei confronti dello Stato e che riconosce alla Valle d'Aosta la dignità istituzionale che le compete.
Il lavoro ovviamente non finisce qui, bisognerà vigilare affinché il metodo dell'accordo venga rispettato nella pratica, affinché le trattative si svolgano davvero nel rispetto dei principi di leale collaborazione, affinché la legge regionale che dovrà disciplinare il contributo degli enti del sistema sia elaborata con rigore e trasparenza. Ma oggi, con questo voto, la Valle d'Aosta fa un passo avanti importante nel consolidamento della propria autonomia e noi siamo qui, con assoluto orgoglio, a sostenerlo.
Presidente - La parola al collega Marquis.
Marquis (FI) - Siamo chiamati a discutere un atto di straordinaria importanza, visto che parliamo di norma di attuazione che sostanzialmente è tesa a rafforzare le nostre prerogative autonomistiche, perché, quando si ragiona di norme di attuazione che migliorano la situazione finanziaria, sono delle norme che danno garanzie e consentono alla nostra regione, al nostro territorio, di avere una maggiore protezione nei confronti dello Stato.
Viene colmato, con quest'iniziativa, un vuoto sui rapporti finanziari che a livello di ordinamento finanziario era già stato garantito dalla norma di attuazione, ai sensi del combinato disposto della legge 690/1981 e del decreto legislativo 320/1994.
Oggi si disciplina il concorso al risanamento della finanza pubblica. Sostanzialmente si afferma un principio importante: la Regione sarà l'unico interlocutore del territorio regionale nei confronti dello Stato, a nome e per conto delle partecipate, degli enti locali e di tutti gli enti strumentali e dell'USL della Valle d'Aosta. Questo quindi porterà ad avere una chiarezza e a migliorare la situazione nei rapporti, ma non solo sotto il profilo della forma, ma anche sotto il profilo della sostanza, perché questa norma metterà la Regione nelle condizioni di poter trattare alla pari con lo Stato il contributo di partecipazione al risanamento dei conti pubblici; cosa che, sappiamo tutti bene, non è avvenuta sino a oggi, perché ci siamo sempre trovati a dover operare nel regime dell'ordinarietà legislativa dello Stato, che da un giorno all'altro ha dovuto imporre delle condizioni, sulle quali poi si è espressa anche la Corte costituzionale e da cui discende anche questa norma.
Pertanto, credo che questo sia un segno importante anche dell'attivismo e dell'attività politica svolta in questo periodo e a questo riguardo va ringraziata la Commissione paritetica, sia la componente di nomina regionale che quella di nomina statale, per il contributo che ha dato alla definizione di questo schema di norma di attuazione.
Vanno ringraziati anche i rappresentanti dello Stato che ricoprono dei ruoli a livello istituzionale, per il contributo fattivo che hanno dato a far sì che la norma venisse messa a disposizione nel minor tempo possibile per arrivare alla sua definitiva approvazione.
Pertanto, oggi siamo di fronte a un passaggio importante per la nostra Regione, perché la deliberazione di approvazione di questo schema da parte del Consiglio regionale metterà successivamente nelle condizioni di poter arrivare all'approvazione del decreto legislativo nell'ambito del Consiglio dei Ministri e di dare conclusione e compimento a questo percorso; un percorso che sicuramente è molto positivo e metterà la Valle d'Aosta in una condizione migliore rispetto a quella che ha avuto sino a oggi, a tutela dell'esercizio delle nostre prerogative e per la valorizzazione degli interessi della comunità valdostana.
Presidente - La parola al collega Viérin Marco.
Viérin M. (CA) - Certamente, come hanno detto tutti, questa norma ci fa fare un passo avanti nell'autonomia valdostana e concretizza un principio importante, cioè il sistema pattizio con lo Stato. A tal riguardo, anche come gruppo del Centro Autonomista, poniamo un ringraziamento sentito a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato, ai commissari della paritetica e non solo.
Ma una riflessione va fatta. Non è per noi certamente solo questo un obiettivo che dovevamo raggiungere, perché si è raggiunto quest'obiettivo da parte di tutti, perché come ha detto anche il collega Centoz, è un obiettivo di maggioranza e di opposizione, che colmava un vuoto, certamente anche questo, ma la stessa norma che stiamo per approvare ci porta doverosamente a fare un'altra riflessione.
Questa norma ci porta anche a una maggiore responsabilità della Regione, una situazione che dovrà farci interrogare e riflettere per il prossimo futuro: se e come rivisitare l'attuale situazione delle funzioni e competenze, soprattutto tra Regioni, Unitès des Communes e Communes; argomento che noi avevamo già toccato qualche seduta fa in questo Consiglio regionale analizzando, secondo noi, soprattutto alcuni parametri che potrebbero essere migliorati, quali rapporto costi-benefici, burocrazia e servizi resi ai cittadini, concretezza e tempi d'attesa. È su questo che noi dovremmo lavorare prossimamente quando la norma ritornerà, approvata definitivamente dallo Stato, ed è lì che dovremmo confrontarci per cercare di migliorare le situazioni, perché ogni situazione, anche se positiva, può essere ancora migliorata.
Questo è un compito che spetta a tutti, certamente al sottoscritto in primis, come I Commissione, e quindi a tutti i Consiglieri regionali. È un augurio che faccio a tutti perché, com'è stato detto da tutti, alcune cose in più positivamente si possono fare.
Voteremo certamente a favore di questa norma.
Presidente - Ci sono altri interventi? Sennò, chiudo la discussione.
Se non ci sono altre dichiarazioni, pongo in votazione lo schema. Apro la votazione.
Chiudo la votazione.
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 35
Il parere, all'unanimità, è positivo.
