Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 453 du 23 avril 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 453/XVII - Discussione generale sul D.L. n. 9: "Disposizioni per il sostegno e la promozione del terzo settore, dell'amministrazione condivisa e della cittadinanza attiva. Abrogazione di leggi regionali".

Aggravi (Presidente) - Affrontiamo ora il punto n. 6 all'ordine del giorno. Pour l'illustration du rapport, la parole au rapporteur Trione.

Trione (CA) - Prima di presentare il disegno di legge n. 9, credo sia necessario fare un breve, ma importante riferimento al decreto legislativo 117/2017, il Codice del terzo settore, che è uno dei pilastri della riforma del terzo settore, come definita dalla legge delega 106/2016: "Delega al Governo per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale", che disciplina appunto organicamente gli enti del terzo settore, prevedendo l'iscrizione al Registro Unico Nazionale, il cosiddetto "RUNTS". Il codice è costantemente aggiornato, da ultimo nel 2025 e regola le attività di interesse generale, di volontariato, di associazioni di promozione sociale e il passaggio definitivo dal regime a Onlus. È importante partire da qui perché questa riforma, avvenuta a livello nazionale, di riordino e revisione organica di tutta la disciplina, prevede all'articolo 100, comma 1, che le disposizioni del codice stesso si applichino nelle Regioni a Statuto speciale compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. È una riforma che introduce tante novità, che recepisce un modo di concepire la realizzazione della solidarietà, del supporto alle persone più fragili, di vicinanza nelle nostre comunità diverso.

Una delle novità definite all'articolo 55, che cito perché è poi uno dei pilastri del nostro disegno di legge, è il tema dell'amministrazione condivisa: lo cito perché introduce un vero e proprio cambio di paradigma nei rapporti tra la Pubblica Amministrazione e gli enti del terzo settore. Si passa, infatti, da una logica competitiva, basata su gare e appalti, che non ha sempre prodotto buoni risultati per la cittadinanza, a una logica collaborativa, fondata sul principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall'articolo 118 della Costituzione, di cui leggo l'ultimo paragrafo, che è quello che ci interessa: "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà".

È necessario inoltre ricordare che c'è stata la legittimazione, con la sentenza n. 131 del 2020 della Corte costituzionale, del modello dell'amministrazione partecipata che ha definito gli enti del terzo settore come gli interlocutori privilegiati della Pubblica Amministrazione per lo svolgimento di attività di interesse generale.

Venendo ora al disegno di legge che andiamo a discutere, ricordiamo che questo approda in aula dopo essere già stato approvato in Giunta nella precedente legislatura e presentato alla V Commissione nel giugno del 2025. Per la sua elaborazione, l'Assessorato della sanità, salute e politiche sociali, in particolare il Dipartimento delle politiche sociali, oltre ad avvalersi di un'assistenza tecnico-giuridica, ha attivato dei tavoli di concertazione, coinvolgendo in particolare gli enti del terzo settore, il CPEL e i coordinatori regionali dei diversi settori in qualche modo interessati alla materia. È stata, insomma, usata una metodologia che in qualche modo poi il disegno di legge ripropone come modalità di lavoro virtuoso.

La V Commissione di questa nuova legislatura, che ho l'onore di presiedere, è quindi partita da qui, a seguito della nuova assegnazione avvenuta in data 10 febbraio, e ha concluso un lavoro che è durato più di un anno. È importante sottolineare questo aspetto, perché le organizzazioni che sono state audite nel mese di febbraio-marzo avevano partecipato ai tavoli di concertazione attivati tra il 2024 e il 2025, quindi si sono presentate in Commissione a esprimersi su un oggetto che per molti aspetti avevano collaborato a elaborare. Non è sicuramente quindi quello che si può definire un disegno di legge calato dall'alto. Non poteva che essere così, perché, se si imposta una legge che parla di condivisione, questa deve partire dalla sua stesura. Il lavoro di audizione della V Commissione è cominciato il 4 marzo con la presentazione del disegno di legge da parte dell'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, accompagnato dal Coordinatore e dalla Funzionaria PPR che se ne è occupata direttamente, seguita immediatamente dalle audizioni del portavoce del Forum del terzo settore, del Presidente del CSV, del Segretario generale della Fondazione comunitaria della Valle d'Aosta, mentre il Presidente della Fondazione Opere Caritas ha inviato un documento scritto. Nella seduta successiva del 18 marzo sono stati auditi i referenti delle Centrali Cooperative (Fédération des Coopératives valdôtaines-Legacoop VdA-Associazione generale Cooperative italiane), che hanno presentato un documento congiunto di osservazioni.

Il parere positivo del CPEL è giunto in data 3 marzo.

Tra le tematiche emerse dalle audizioni, mi sento di sottolineare la richiesta, da parte di quasi tutti gli attori dello scenario degli enti del terzo settore, di essere presenti all'interno della Consulta, piuttosto che rappresentati. La maggioranza della Commissione ha ritenuto di mantenere ciò che il DL proponeva e che più avanti verrà esposto, perché è garanzia di una rappresentanza equilibrata, senza prevaricazione di nessuna componente, non condividendo i criteri suggeriti.

Un'altra tematica che ha visto un approfondimento e confronto arricchente all'interno della Commissione è stato il tema del volontariato individuale, contemplato nel disegno di legge non in opposizione alle forme di volontariato associato, ma come una nuova forma di volontariato funzionale alla nostra società contemporanea, già peraltro presente e, da come ci è stato detto anche dal Presidente del CSV in svariate occasioni, che trova favore anche tra i giovani e nelle diverse forme di espressione. Ciò non comporta il fatto di sminuire in qualche modo la possibilità di offrire il proprio servizio di volontariato in un'associazione, che porta in sé, tra gli altri aspetti positivi, la possibilità di sviluppare, insieme ad altre persone, la cura del bene comune, ma di mettere a disposizione le proprie competenze ed energie in forme diverse e diversificate in base alle esigenze delle nostre comunità; insomma, un'ulteriore opportunità, da non interpretare come concorrente.

Nel corso dell'attività della Commissione si è poi approfondito il ruolo proposto dal disegno di legge del cosiddetto "Osservatorio regionale sul terzo settore, sull'economia sociale e sull'amministrazione condivisa", che sarà uno strumento per raccogliere dati di tipo qualitativo e quantitativo, anche su sollecitazione della Consulta, che permetteranno di interessare le politiche sociali in modo ancora più preciso e rispondente ai bisogni reali. L'Osservatorio sarà in capo all'Assessorato e potrà avvalersi di esperti del settore quando e se necessario.

La Commissione, oltre ad approvare un emendamento dell'Assessorato relativo all'incremento delle somme disponibili sul bilancio regionale per il finanziamento del disegno, ha proposto e approvato degli emendamenti che hanno accolto alcune richieste provenienti dalle audizioni, in particolare sulle materie per le quali la Consulta debba esprimere parere non vincolante e sulla possibilità che l'Osservatorio ragioni anche sull'analisi dei fabbisogni formativi delle persone che lavorano o prestano volontariato all'interno degli enti del terzo settore. Un altro emendamento introdotto invece aveva l'obiettivo di evitare inutili burocratizzazioni nelle modalità di reclutamento dei volontari individuali. Si è poi ridotta la cadenza entro la quale la Giunta deve presentare lo stato di attuazione della legge e i risultati ottenuti, da tre a due anni.

È stato quindi generato un nuovo testo di Commissione del disegno di legge.

In sintesi, questo DL vuole:

- sostenere gli enti del terzo settore, riconoscendo e valorizzando il ruolo che da sempre hanno nella nostra comunità come attori di coesione sociale;

- istituzionalizzare il confronto tra Regione ed enti del terzo settore;

- disciplinare l'amministrazione condivisa;

- promuovere la cultura del volontariato, istituendo anche la figura del volontario individuale, che può svolgere la sua attività nell'ambito di amministrazioni pubbliche;

- introduce infine misure di sostegno, quali il riconoscimento del merito delle finalità perseguite.

Il DL introduce:

- la Consulta regionale del terzo settore della Valle d'Aosta, che ha funzioni consultive, di monitoraggio e verifica e propositive in materia di terzo settore;

- lo strumento dell'Osservatorio regionale sul terzo settore, sull'economia sociale e sull'amministrazione condivisa, che è mezzo per studiare e fornire strumenti di interpretazione della realtà alla Consulta;

- i procedimenti della co-programmazione e co-progettazione come strumenti principali dell'amministrazione condivisa;

- i patti per l'amministrazione condivisa di beni comuni;

- la valorizzazione di beni immobili e mobili mediante la concessione in comodato a certe condizioni.

Il testo che proponiamo di approvare si compone di 24 articoli, che andrò ora a illustrare.

L'articolo 1 definisce l'oggetto e le finalità, sottolineando che la Regione riconosce, favorisce e valorizza l'autonoma iniziativa delle persone, singole o associate, per l'esercizio di attività di interesse generale, riconoscendo la funzione principe degli enti del terzo settore. A questi riconosce, nel rispetto delle specifiche forme di autonomia, la libera iniziativa nell'ambito dell'amministrazione condivisa. Negli strumenti di quest'ultima, in particolare al comma 4, individua le modalità per assicurare il coinvolgimento degli enti stessi.

L'articolo 2 contiene le definizioni di "enti del terzo settore", di "amministrazione condivisa", di "attività di interesse generale", di "amministrazione procedente", di "beni comuni", di "patti per l'amministrazione condivisa dei beni comuni e cittadini attivi".

L'articolo 3 prevede che la Regione, i propri enti strumentali, le aziende pubbliche di servizi alla persona e l'Azienda regionale sanitaria USL della Valle d'Aosta, nonché le forme associative tra gli Enti locali nell'ambito della loro autonomia, negli ambiti delle attività di interesse generale, favoriscano l'esercizio dell'amministrazione condivisa.

L'articolo 4 istituisce la Consulta regionale del terzo settore della Valle d'Aosta quale organo di consultazione e di partecipazione degli enti del terzo settore della Regione. Lo stesso articolo prevede che la Consulta abbia sede presso l'Assessorato regionale competente in materia di politiche sociali, che sia nominata dal Presidente della Regione e ne disciplina la composizione, prevedendo la presenza dell'Assessore regionale competente in materia di politiche sociali o di un suo delegato, di un rappresentante degli Enti locali o di un suo sostituto, designati dal Consiglio permanente degli Enti locali, di sei rappresentanti degli ETS iscritti nelle specifiche sezioni del RUNTS, o di loro sostituti e di un rappresentante designato da ciascun centro di servizio per il volontariato accreditato sul territorio regionale, o di loro sostituti. Lo stesso articolo prevede che la Consulta sia presieduta e convocata dall'Assessore regionale competente per materia, o suo delegato, e che la Giunta regionale adotti, con propria deliberazione e previo parere del Consiglio permanente degli Enti locali, i criteri di individuazione degli enti del terzo settore. L'articolo prevede inoltre che partecipino alla Consulta, senza diritto di voto, un rappresentante del Comune di Aosta e il Presidente della Commissione consiliare permanente competente in materia di terzo settore. Possono poi essere invitati, senza diritto di voto, gli Assessori regionali competenti in relazione ai temi o oggetti da trattare, o loro delegati. L'articolo stabilisce che la partecipazione alla Consulta sia gratuita, che si riunisca almeno una volta all'anno o ogni qualvolta un terzo dei componenti ne richieda, motivandola, la convocazione. Il comma 9 stabilisce le competenze della Consulta. La durata prevista è rapportata alla durata della legislatura regionale.

L'articolo 5 prevede il riconoscimento del ruolo dei Centri di servizio per il volontariato accreditati nel territorio della Valle d'Aosta e ne promuove l'attività, anche promuovendo convenzioni e accordi. I commi 4 e 5 prevedono l'erogazione di un contributo annuale previa presentazione di un programma di attività, secondo criteri stabiliti dalla Giunta regionale, previo parere del CPEL.

L'articolo 6 disciplina l'istituzione dell'Osservatorio regionale del terzo settore, sull'economia sociale e sull'amministrazione condivisa, che è strumento di studio per lo svolgimento dei lavori della Consulta del terzo settore. I commi 2 e 3 ne stabiliscono le funzioni.

L'articolo 7 detta i principi e reca disposizioni generali in relazione all'amministrazione condivisa. Vengono dettati i principi da garantire nel ricorso all'amministrazione condivisa. Il comma 4 prevede che la Giunta adotti, con propria deliberazione, previo parere del CPEL, le linee guida regionali sull'amministrazione condivisa e sulle modalità di attuazione della valutazione d'impatto sociale.

L'articolo 8 reca la definizione di co-programmazione, le finalità, gli interventi e le modalità di attuazione, nonché le risorse disponibili e attivabili.

L'articolo 9 individua i soggetti dei procedimenti di co-programmazione.

L'articolo 10 disciplina l'avvio e descrive il procedimento di co-programmazione.

L'articolo 11 prevede che il procedimento di co-programmazione si concluda con l'elaborazione condivisa di un documento istruttorio di sintesi e che le determinazioni conseguenti siano competenza dell'amministrazione procedente.

L'articolo 12 prevede la definizione di co-progettazione come il procedimento amministrativo con il quale l'amministrazione procedente e gli altri attori attivano rapporti di collaborazione finalizzati alla realizzazione di specifici progetti di servizio, in una o più attività di interesse generale.

L'articolo 13 individua i soggetti dei procedimenti di co-progettazione, l'articolo 14 disciplina l'avvio e descrive il procedimento di co-progettazione.

L'articolo 15 prevede che, al termine delle sessioni di co-progettazione, l'amministrazione procedente e gli ETS definiscano congiuntamente il progetto definitivo. Il comma 2 prevede che i rapporti tra l'amministrazione procedente e gli enti del terzo settore siano regolati da apposita convenzione. Il comma 6 stabilisce che gli enti del terzo settore rendicontino le attività realizzate e i contributi ricevuti, nel rispetto delle disposizioni del codice del terzo settore e delle linee guida regionali sull'amministrazione condivisa.

L'articolo 16 stabilisce che la Regione consideri la realizzazione di forme innovative di gestione dei beni comuni.

Il comma 2 disciplina i patti per l'amministrazione condivisa dei beni comuni.

L'articolo 17 disciplina le modalità per la valorizzazione di beni immobili e mobili di proprietà regionale e degli Enti locali, stabilendo che questi possano concedere, con esclusione delle imprese sociali, beni immobili e mobili di loro proprietà, ai sensi dell'articolo 71, comma 2, del codice del terzo settore.

L'articolo 18 stabilisce che la Regione promuova la cultura del volontariato, in particolare tra i giovani e che a tal fine possa stimolare convenzioni con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale o accordi con le amministrazioni pubbliche, Enti locali, strutture scolastiche, pubbliche e private, istituzioni universitarie, valorizzando le diverse esperienze di volontariato.

L'articolo 19 disciplina l'attività del volontariato individuale. Il comma 1 prevede che questa forma di volontariato possa essere svolta nell'ambito di amministrazioni pubbliche. Il comma 2 prevede che queste determinino l'istituzione, in ciascun ente, di un apposito registro dei volontari individuali, le attività da svolgere e i requisiti che i volontari devono avere.

L'articolo 20 prevede che nell'ambito dei procedimenti di co-programmazione vengano individuati ambiti e iniziative finalizzate all'innovazione sociale e interventi di particolare interesse regionale sull'analisi dei fabbisogni territoriali. L'articolo stabilisce poi la procedura per individuare le proposte progettuali presentate dagli enti del terzo settore, escluse le imprese sociali. Il comma 5 rinvia a una deliberazione della Giunta regionale la definizione di criteri e modalità per la concessione dei contributi.

L'articolo 21 prevede la clausola valutativa, stabilendo che il Consiglio regionale eserciti il controllo sull'attuazione della legge e valuti i risultati ottenuti nel sostenere il terzo settore.

L'articolo 22 reca le disposizioni transitorie.

L'articolo 23 reca le abrogazioni.

L'articolo 24 reca le disposizioni finanziarie.

Viene presentato un disegno di legge atteso, che riordina tutta la disciplina in tema di terzo settore e introduce sistemi efficaci per rendere più concreta la solidarietà e la risposta ai bisogni delle nostre comunità.

È assolutamente necessario ringraziare gli enti del terzo settore, il Centro servizi volontariato e gli uffici della struttura delle politiche sociali, che hanno lavorato assiduamente, con competenza e passione, per arrivare a questo risultato

Président - Pour l'illustration du rapport de minorité, la parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Desidero innanzitutto ringraziare i colleghi di Commissione che hanno riposto la fiducia nel sottoscritto come relatore di minoranze, quindi ringrazio ovviamente il collega Domanico.

Con la presente relazione, che speriamo possa essere gradita anche a chi invece aveva qualche riserva in più, andiamo, come detto, a illustrare quella che è un po' una visione differente rispetto al disegno di legge regionale 9/2026, che si occupa proprio del terzo settore, ovvero "Disposizioni per il sostegno e la promozione del terzo settore, dell'amministrazione condivisa e della cittadinanza attiva".

Il disegno di legge regionale 9/2026, presentato dalla Giunta il 9 febbraio del 2026, si propone di disciplinare il sostegno e la promozione del terzo settore nella nostra regione, recependo a livello regionale i principi del codice del terzo settore. La finalità dichiarata, valorizzare gli Enti locali… gli enti, chiedo scusa - locali va di default -, del terzo settore quali agenti di sviluppo e coesione sociale, è condivisibile, ma ovviamente solo nella sua formulazione teorica. Tuttavia, l'analisi approfondita del testo, alla luce delle osservazioni emerse nel corso delle audizioni presso la V Commissione consiliare permanente e dei contributi pervenuti dai soggetti portatori di interesse - che, ricordo sempre, è sempre più interessante che nominarli "stakeholder", che a me non piace per niente come termine -, rivela criticità strutturali e lacune significative che si ritiene necessario segnalare con chiarezza. Il disegno di legge, nella sua attuale formulazione, rischia di produrre un impianto normativo parziale, scarsamente efficace nella pratica e incompleto nella sua capacità di rappresentare l'intero ecosistema del terzo settore valdostano.

Naturalmente occorre, anche come fatto sulla variazione di bilancio, fare un disclaimer rispetto a quello che dirò. Gran parte delle cose presenti all'interno di questo disegno di legge sono ovviamente osservazioni che arrivano dalla minoranza e non solo da una parte, ma da tutta la minoranza e si dà atto all'interno di questa relazione, come poi ovviamente è avvenuto e chiunque può verificare e potrà verificare, immagino, nell'ampia discussione che seguirà questo disegno di legge, che una parte appunto dei colleghi hanno partecipato in maniera interessante e anche positiva rispetto a questo DL, con anche delle proposte di emendamento, in parte rappresentate anche nella giornata di oggi, in parte non accolte nella commissione, di cui però si darà comunque riferimento all'interno della relazione.

Uno dei profili più discussi nel corso dell'iter istruttorio riguarda la composizione della Consulta regionale del terzo settore della Valle d'Aosta, organo di consultazione e partecipazione istituito dall'articolo 4 del disegno di legge. Nella sua formazione originale la Consulta prevede la presenza di sei rappresentanti degli enti del terzo settore iscritti al RUNTS…

Presidente - Colleghi, per favore.

Manfrin (LEGA VDA) - …senza alcuna specificazione circa la loro provenienza dalle diverse anime del terzo settore regionale.

Le Centrali Cooperative (AGCI Valle d'Aosta, Fédération des Coopératives valdôtaines e Legacoop Valle d'Aosta) hanno segnalato con forza la mancanza di rappresentanza dedicata alla cooperazione sociale all'interno della Consulta, sostenendo che le Cooperative sociali operanti in Valle d'Aosta gestiscono servizi per un volume d'affari superiore ai 110 milioni di euro annui e impiegano oltre 1.200 lavoratori. Escludere dalla Consulta una rappresentanza specifica di questo settore significa costruire un organo consultivo che non riflette la reale composizione e il reale peso del terzo settore regionale. Su questo punto alcune forze di minoranza hanno proposto un emendamento che amplia a 10, o che ampliava a 10, ovviamente, in quella sede, il numero dei rappresentanti degli enti del terzo settore, riservando almeno due seggi alle organizzazioni di rappresentanza della cooperazione sociale. Si tratta di una proposta che va nella direzione richiesta dai portatori di interesse auditi, anche se è opportuno sottolineare due elementi - queste sono osservazioni che io obiettivamente faccio a livello personale e sicuramente non sono condivise invece da coloro i quali hanno presentato un emendamento che si proponeva appunto come obiettivo di ampliare questo tipo di organo -, il primo è di metodo: il semplice ampliamento numerico, senza una più chiara definizione dei criteri di designazione, non risolve il problema di fondo di una rappresentanza equa e proporzionata; il secondo è di merito e penso che su questo - peraltro mi sono anche confrontato con la collega Baccini rispetto ad altri organi in cui lei è inserita - possa testimoniare la plastica verità di quanto vado ad affermare, ovvero organismi troppo ampi, con rappresentanze pletoriche, rischiano di essere inconcludenti, soprattutto se limitati a una sola funzione consultiva.

Un'ulteriore criticità sollevata durante i lavori di Commissione riguarda la partecipazione dei rappresentanti del Consiglio regionale alla Consulta: il testo attuale infatti prevede la partecipazione senza diritto di voto del solo Presidente della Commissione consiliare competente in materia di terzo settore. Anche su questo è stato proposto un emendamento con l'obiettivo di modificare tale previsione, affiancando al Presidente un Consigliere di maggioranza e uno di minoranza. Devo dire e devo riconoscere che su quest'emendamento, tanto io quanto il collega Domanico, entrambi commissari della V, abbiamo votato favorevolmente. Ovviamente l'emendamento non è stato approvato. Tale proposta, secondo l'opinione dei proponenti, risponde a un'elementare esigenza di equilibrio istituzionale e di trasparenza: un organo che esercita funzioni consultive su temi di rilevante impatto sociale e finanziario non può essere presidiato solo dalla parte politica che governa. La presenza di entrambe le rappresentanze consiliari garantirebbe un controllo più ampio e una maggiore legittimazione dell'organo stesso.

La Fondazione Opere Caritas ha poi sollevato un interrogativo fondamentale sul funzionamento concreto della Consulta: in che modo gli enti del terzo settore partecipano al confronto e alla concertazione tramite la Consulta regionale? Quali sono gli spazi effettivi di confronto? I membri della Consulta esercitano una vera funzione di rappresentanza? Il testo però non risponde adeguatamente a queste domande, lasciando indefiniti i meccanismi attraverso cui la Consulta diviene luogo reale di partecipazione e non organo puramente formale.

L'articolo 6 invece, relativamente all'Osservatorio regionale, istituisce appunto quest'Osservatorio sul terzo settore, sull'economia sociale e sull'amministrazione condivisa. La previsione, questo va riconosciuto, è in linea di principio positiva, poiché uno strumento di monitoraggio e analisi sistematica del terzo settore valdostano risponde a una reale necessità. Tuttavia, il testo non prevede alcuna dotazione finanziaria dedicata all'Osservatorio, né stabilisce in modo preciso le sue risorse operative. La Fondazione Opere Caritas ha esplicitamente sollevato questo problema nel suo contributo scritto, chiedendosi se l'Osservatorio non rischierà di restare un organismo sulla carta, privo della capacità materiale di svolgere le sue importanti funzioni. Il rischio è concreto, la storia della legislazione regionale in Valle d'Aosta, come nelle altre regioni, è costellata di organismi previsti per legge che non hanno mai trovato piena operatività per carenza di risorse.

Sul piano delle funzioni, sia la Fondazione Opere Caritas che il gruppo di emendamenti della maggioranza hanno proposto di integrare i compiti dell'Osservatorio con la rilevazione dei bisogni formativi del terzo settore e la proposta di indirizzi per percorsi formativi alla Consulta, quest'integrazione appare condivisibile e necessaria.

Le Centrali Cooperative hanno a loro volta proposto di assegnare all'Osservatorio il compito di monitorare l'impatto occupazionale e la sostenibilità dei modelli cooperativi sul territorio regionale, con particolare attenzione all'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Anche questa proposta merita accoglimento in quanto inserisce nell'Osservatorio una dimensione di valutazione dell'efficacia sociale ed economica concreta del terzo settore.

Poi il problema della cooperazione sociale e della grande assenza nel disegno di legge. Tra le criticità più rilevanti e strutturali del disegno di legge vi è senza dubbio il trattamento riservato alla cooperazione sociale e, più in generale, alle imprese sociali. Il testo in più punti esclude esplicitamente le imprese sociali dall'accesso ad alcuni strumenti e benefici previsti dalla legge, creando una distinzione che non trova giustificazione né logica, né sistematica adeguata. In particolare, l'articolo 17 relativo alla valorizzazione dei beni immobili e mobili di proprietà regionale degli Enti locali mediante concessione in comodato esclude le imprese sociali dai soggetti beneficiari. L'articolo 20, relativo alle iniziative di innovazione sociale di particolare interesse regionale, esclude parimenti le imprese sociali dalla possibilità di presentare proposte progettuali e di accedere ai contributi regionali. Le Centrali Cooperative hanno contestato con fermezza queste esclusioni, come ricordato nel loro documento di osservazioni. Queste ultime sono spesso i principali attori dell'innovazione e dei servizi alla persona, operano su scala significativa nel territorio valdostano e rivestono un ruolo insostituibile nel sistema di welfare regionale. Escluderle dall'accesso ai beni pubblici inutilizzati e dai progetti di innovazione sociale significa penalizzare proprio quei soggetti che per natura e missione sono più attrezzati a trasformare risorse pubbliche in benefici collettivi. È di tutta evidenza che, come evidenziato dai summenzionati portatori di interesse, le esclusioni previste agli articoli 17 e 20 devono essere eliminate o quanto meno fortemente attenuate. La proposta delle Centrali Cooperative di introdurre un articolo: il 20bis, specificamente dedicato alla promozione della cooperazione sociale, appare ragionevole e meritevole di accoglimento in quanto colma una lacuna sistematica del disegno di legge, che, pur citando la cooperazione sociale nell'articolo 1 tra i valori fondamentali da promuovere, non ne declina poi operativamente il ruolo nei dispositivi concreti della legge.

Su questo tema alcuni gruppi di minoranza hanno presentato emendamenti analoghi sulle criticità evidenziate, convergendo con le posizioni delle centrali cooperative: l'eliminazione delle parole "escluse le imprese sociali" all'articolo 20 è la modifica minima ma sostanziale che si ritiene imprescindibile affinché la legge risponda coerentemente con le sue stesse finalità dichiarate appunto all'articolo 1, che è quello che ne riassume un po' il cuore.

Poi la trasparenza, la rendicontazione e il rischio di autoreferenzialità. Un profilo che il disegno di legge affronta in modo insufficiente è quello della trasparenza e della rendicontazione degli enti del terzo settore che beneficiano di risorse pubbliche regionali. La questione non è di principio, il terzo settore stabilisce già obblighi generali in materia, ma di effettività del contesto regionale. Il disegno di legge non introduce meccanismi aggiuntivi di controllo e verifica che siano adeguati alla scala e alla specificità dell'intervento pubblico valdostano. L'articolo 15, comma 6, si limita a stabilire che gli enti del terzo settore rendicontano alla conclusione dei progetti le attività realizzate e i contributi ricevuti nel rispetto delle disposizioni del codice del terzo settore e delle linee guida regionali sull'amministrazione condivisa. Si tratta di un rinvio generico a fonti esterne che all'atto pratico non definisce né la forma, né la tempistica, né le modalità di verifica della rendicontazione. Le stesse Centrali Cooperative nel loro documento di osservazioni hanno richiamato l'esigenza di individuare modelli semplificati per le fasi di rendicontazione al fine di contenere i costi ed evitare duplicazioni burocratiche, un'osservazione che contiene in filigrana il riconoscimento che l'attuale impianto del testo non offre ancora un quadro chiaro a questo riguardo.

Alla luce di quanto approfondito in Commissione, si ritiene quindi che la legge dovrebbe subordinare l'erogazione dei contributi di quegli articoli 5, 18 e 20 alla pubblicazione online in apposita sezione del sito istituzionale regionale di dati sintetici sui beneficiari, sugli importi erogati e sugli esiti delle attività finanziate. Tale obbligo, che non comporterebbe oneri aggiuntivi significativi, rafforzerebbe - questo anche secondo noi assolutamente in maniera importante - la fiducia dei cittadini valdostani nell'utilizzo delle risorse pubbliche destinate al terzo settore e consentirebbe al Consiglio regionale di esercitare un controllo più puntuale.

Vi è poi il rischio di autoreferenzialità istituzionale che merita di essere segnalato con chiarezza. La Consulta di cui all'articolo 4 è presieduta e convocata dall'Assessore regionale competente, ha sede nell'Assessorato, svolge funzioni consultive su atti della Giunta regionale e può proporre l'utilizzo di risorse pubbliche, com'è previsto dall'articolo 4, comma 9, lettera g), per iniziative di innovazione sociale. Nel contempo l'Osservatorio di cui all'articolo 6 opera come strumento di studio e supporto della Consulta stessa, con esperti individuati con provvedimento dirigenziale. Il circuito che ne risulta (Giunta che convoca la Consulta, Consulta che si avvale dell'Osservatorio, Osservatorio che propone iniziative alla Consulta) è un sistema chiuso che non prevede meccanismi di controllo esterno, né obblighi di rendiconto del proprio operato. È evidente quindi che l'assenza nel testo finale dell'obbligo per la Consulta di pubblicare i propri verbali e le proprie determinazioni, nonché di trasmettere annualmente al Consiglio regionale una relazione sintetica sulla propria attività, indipendentemente dalla clausola valutativa triennale prevista dall'articolo 21, rappresenta un grave vulnus difficilmente sanabile. Anche questo, secondo noi, è un elemento di cui tener conto nella votazione di questo disegno di legge.

Poi la coprogettazione e la tutela della concorrenza leale: un tema che so essere anche molto caro al nostro presidente Aggravi. Il Capo III del disegno di legge regionale disciplina i procedimenti di coprogrammazione e coprogettazione come strumenti dell'amministrazione condivisa. Sul piano teorico questi istituti rappresentano un'evoluzione significativa nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e terzo settore, fondata sulla collaborazione piuttosto che sull'appalto. Tuttavia il loro uso improprio o non adeguatamente presidiato rischia di generare effetti distorsivi sul mercato locale che il testo non affronta con sufficiente attenzione. Il problema è strutturale: gli enti del terzo settore godono per legge nazionale di un regime fiscale favorevole (le esenzioni IRES, l'IVA agevolata, l'accesso al 5x1.000, i regimi forfettari per organizzazioni di minori dimensioni) e, quando un ente del terzo settore partecipa a un procedimento di coprogettazione con la Pubblica Amministrazione in un settore in cui operano anche imprese private, la differenza di trattamento fiscale può tradursi in un vantaggio competitivo strutturale che non dipende dall'efficienza o dalla qualità del servizio, ma dal regime giuridico del soggetto erogatore. In Valle d'Aosta, dove il tessuto imprenditoriale è costituito prevalentemente da piccole e medie imprese nel settore del turismo, dei servizi alla persona e dell'artigianato, questo rischio non è astratto e il disegno di legge non affronta esplicitamente questa questione. È una questione su cui dibatteremo, penso, sempre tra noi e i colleghi dirimpettai e su cui abbiamo avuto già modo di confrontarci più volte.

L'articolo 18, comma 2, prevede che le convenzioni con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale siano stipulate se più favorevoli rispetto al ricorso del mercato. Si tratta di un'unica disposizione del testo che introduce un parametro di comparazione con il settore privato e si limita peraltro al solo ambito del volontariato. I procedimenti di coprogettazione di cui agli articoli 12 e 15, che possono riguardare la gestione di servizi di interesse generale per importi potenzialmente significativi, non contengono alcuna disposizione analoga. Ovviamente con questo non si intende mettere in discussione la legittimità degli strumenti di coprogettazione, né il valore sociale degli enti del terzo settore - questo credo sia stato evidenziato in larga parte quando abbiamo discusso in Commissione, anche dal commissario Domanico -; tuttavia, si ritiene che la legge debba introdurre garanzie esplicite a tutela della concorrenza leale, in particolare prevedendo che i procedimenti di coprogettazione non possono essere utilizzati per affidare la gestione stabile di servizi che, per natura e dimensione economica, rientrerebbero nell'ambito d'applicazione del codice dei contratti pubblici. Tale previsione, coerente con l'orientamento della giurisprudenza amministrativa… Tra l'altro, ringrazio ancora una volta perché ho avuto la possibilità di poter approfondire una serie di sentenze che sono state formulate dal Consiglio di Stato, ad esempio, come ho riportato, dalla Sezione V, la 6232/2021 e altre che vanno dal 2021 al 2024, che proprio su questo tema si sono espresse anche in maniera molto importante e molto interessante per la nostra realtà. Queste hanno chiarito i confini tra coprogettazione e affidamenti soggetti al codice dei contratti pubblici, evitando utilizzi elusivi, che ha chiarito i confini tra coprogettazione e appalto di servizi e consentirebbe di evitare che l'istituto venga utilizzato in modo elusivo a danno degli operatori privati. Io ho scritto "valdostani", ma ovviamente sappiamo benissimo che il mercato degli appalti pubblici è un mercato che non è chiuso soltanto alla nostra regione, ma ovviamente è aperto anche a tutti, prevalentemente sul mercato valdostano, tanto per essere chiari e per capirci.

Va altresì rilevato che il disegno di legge non prevede alcuna forma di preferenza o corsia privilegiata per gli enti del terzo settore con sede legale od operativa stabile in Valle d'Aosta rispetto a soggetti di dimensione nazionale. L'articolo 20, comma 3, ammette alla presentazione di proposte progettuali anche gli enti del terzo settore aventi un modello decentrato nell'ambito di una struttura unitaria nazionale purché abbiano sede o ambito di operatività in Valle d'Aosta, una disposizione che nella sua ampiezza apre di fatto alla partecipazione a grandi organizzazioni nazionali strutturate, potenzialmente in concorrenza con le realtà associative più radicate e di dimensione locale. Su questo punto si ritiene che la legge dovrebbe valorizzare esplicitamente il radicamento territoriale come criterio preferenziale nella valutazione comparativa delle proposte, in coerenza con la specificità autonomistica della Regione e con la vocazione di prossimità che il disegno di legge dichiara di voler promuovere.

Poi, ne ha parlato sia il collega Bellora che il collega Lattanzi in chiusura della votazione della variazione, il rischio di burocratizzazione e l'impatto sulle piccole realtà o associative. Una critica di carattere trasversale che si ritiene necessario sviluppare riguarda il rischio che il disegno di legge, nell'intento di strutturare e istituzionalizzare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e terzo settore, finisca paradossalmente per penalizzare le realtà associative più piccole, radicate e autenticamente volontaristiche a vantaggio di quelle più strutturate, professionalizzate e dotate di risorse amministrative adeguate a navigare in procedimenti complessi.

Il disegno di legge introduce o consolida numerosi livelli di formalizzazione: la Consulta regionale (articolo 4), l'Osservatorio (articolo 6), i procedimenti di coprogrammazione con avvisi pubblici, elenchi aperti, documenti istruttori di sintesi (articoli 10 e 11), i procedimenti di coprogettazione con definizione congiunta del progetto definitivo e la stipula di apposite convenzioni (articoli 14 e 15). Ciascuno di questi strumenti comporta adempimenti amministrativi, la redazione di domande di partecipazione, la presentazione di programmi di attività, la rendicontazione finale, che richiedono competenze specifiche non sempre disponibili nelle piccole associazioni di volontariato. Il rischio già segnalato in sede nazionale del dibattito sulla riforma del codice del terzo settore è quello di una selezione avversa. I procedimenti complessi attraggono soggetti già strutturati, quelli con personale dedicato alla relazione con le pubbliche amministrazioni, quelli in grado di investire il tempo e le risorse nella partecipazione alle selezioni. Le associazioni culturali, sportive e di protezione civile e di tutela del patrimonio locale, che costituiscono l'ossatura del volontariato valdostano, si trovano in una posizione di svantaggio strutturale non per carenza di valore sociale - questo è importante ovviamente dirlo - ma per carenza di capacità burocratica. Il CPEL ha segnalato questo problema dal versante degli Enti locali, richiedendo un adeguato supporto specialistico regionale per i Comuni. La stessa logica vale a maggior ragione per le piccole associazioni del terzo settore: il disegno di legge in discussione non prevede alcuna misura di accompagnamento, formazione o semplificazione procedurale specificamente rivolta alle realtà associative di piccole dimensioni. Risulta ovvio evidenziare come la mancanza di procedure semplificate per i soggetti di minori dimensioni, analogamente a quanto previsto a livello nazionale per le ODV e per le APS, con ricavi sotto determinate soglie, e l'assenza di misure di supporto tecnico-amministrativo erogate dalla Regione o attraverso il CSU, non possa essere colta positivamente, poiché l'accesso agli strumenti di amministrazione condivisa non può essere un privilegio dei soggetti già più forti.

Ancora: i procedimenti di coprogrammazione, effettività e risorse. Questo è dedicato appunto agli articoli dall'8 all'11. Il Capo III del disegno di legge disciplina i procedimenti di amministrazione condivisa introducendo gli istituti della coprogrammazione e coprogettazione. L'impostazione generale riprende il quadro delineato dall'articolo 55 del codice del terzo settore. Tuttavia, l'articolo 10, comma 2, stabilisce che le attività dei tavoli di coprogrammazione non comportano oneri per l'amministrazione precedente e alcuni gruppi di minoranza hanno proposto di modificare l'articolo prevedendo che agli oneri derivanti dall'attivazione dei procedimenti di coprogrammazione si possa provvedere nell'ambito delle risorse disponibili o mediante specifici stanziamenti definiti annualmente dal bilancio regionale. Su questo tema anche il Consiglio permanente degli Enti locali, pur esprimendo parere positivo sul disegno di legge, ha formulato un'osservazione significativa sottolineando la necessità che la Regione assicuri agli Enti locali un adeguato supporto specialistico operativo per promuovere e facilitare l'effettivo utilizzo degli strumenti di amministrazione condivisa. Quest'indicazione segnala un problema reale: i piccoli Comuni della Valle d'Aosta con risorse umane e tecniche limitate rischiano di non essere in grado di gestire autonomamente procedimenti complessi come la coprogrammazione e la coprogettazione, il provvedimento in discussione infatti non prevede meccanismi espliciti di accompagnamento e supporto per gli Enti locali. Ho quasi finito, lo giuro.

Al punto n. 9: volontariato individuale e semplificazione necessaria (articolo 19). L'articolo 19 introduce nel sistema normativo regionale il riconoscimento del volontariato individuale in attuazione dell'articolo 17 del codice del terzo settore. Si tratta di una previsione innovativa e positiva che merita sicuramente un apprezzamento del principio. Il Presidente della Commissione ha già ricordato un po' i richiami dell'articolo 17, di cui abbiamo parlato. Tuttavia, l'articolo 19, comma 2, lettera c) nella sua formazione originaria richiedeva che nella definizione dei requisiti per i volontari individuali si tenesse conto della necessaria idoneità psicofisica e attitudinale. La maggioranza ha proposto con un emendamento di eliminare questa frase, motivando la proposta con la necessità di evitare inutili burocratizzazioni delle modalità di reclutamento dei volontari individuali. Questa modifica risulta pienamente condivisa perché la verifica delle idoneità psicofisiche introduce un livello di formalizzazione eccessivo e scoraggiante per chi voglia avvicinarsi al volontariato in forma individuale, contraddicendo in termini lo spirito di apertura e inclusività che la legge stessa dichiara di voler promuovere.

Ancora: la clausola valutativa dalla triennalità alla biennalità, questo per l'articolo 21, che prevede che la Giunta regionale presenti al Consiglio con cadenza triennale una relazione sull'attuazione della legge. Su questa disposizione è intervenuto un gruppo di emendamenti che ha proposto di ridurre questa cadenza a biennale, sostenendo che la numerosità e l'importanza degli aspetti da monitorare, elencati in ben otto lettere del comma 1, rendono insufficiente un aggiornamento ogni tre anni. È una modifica condivisibile rispetto a una legge che incide in modo così pervasivo sull'organizzazione dei servizi di interesse generale e sui rapporti tra Pubblica Amministrazione e terzo settore e che quindi richiede un monitoraggio più frequente, specialmente nelle prime fasi di attuazione, un rendiconto triennale rischia di scoprire con ritardo criticità applicative che richiederebbero invece un intervento correttivo tempestivo. La biennalità appare pertanto non solo ragionevole, ma necessaria per garantire l'effettività del controllo consiliare sull'attuazione della legge, noi ovviamente questa la condividiamo.

In conclusione il disegno di legge regionale n. 9 si muove nell'intenzione di aggiornare e rafforzare il quadro normativo regionale in materia di terzo settore, adeguandolo ai principi del codice nazionale. Tuttavia, nelle sue attuali formulazioni, esso presenta lacune e criticità strutturali che ne limitano l'efficacia e la capacità di rispondere alle reali esigenze del terzo settore valdostano, nonché alla necessità di tutelare la trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche e la leale concorrenza tra diversi attori che operano nei medesimi ambiti. Per queste ragioni, per quanto riguarda ovviamente - e lo faccio così risparmiamo tempo, visto che vi ho tenuto qui per quasi 25 minuti - il livello personale, non possiamo ovviamente esprimere parere favorevole sul disegno di legge nella sua formulazione attuale. Si auspica che il Consiglio regionale possa valutare le osservazioni poste a fattore comune all'interno della presente relazione al fine di produrre una legge che risponda davvero alle aspettative e ai bisogni del terzo settore della Valle d'Aosta nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza leale e tutela della specificità del tessuto associativo locale.

Presidente - Le relazioni sono state presentate. Prima di passare alla discussione generale, se siete d'accordo, farei una pausa. I lavori consiliari sono sospesi.

La seduta è sospesa dalle ore 11:14 alle ore 11:42.

Aggravi (Presidente) - Colleghi, possiamo riprendere i lavori. È aperta la discussione generale sul disegno di legge n. 9. Ha chiesto la parola la collega Forcellati, ne ha facoltà.

Forcellati (PD-FP) - Un attimo, perché il Presidente ha fatto una battuta simpatica e, quando il Presidente fa una battuta simpatica, di questi tempi, bisogna accoglierla. Grazie Presidente.

Nel fare il mio intervento cercherò di mettere in luce alcuni elementi positivi e altri, a mio avviso, carenti di questo disegno di legge. Innanzitutto ringrazio la relatrice di maggioranza e il relatore di minoranza per le loro relazioni, relazioni esaustive, dettagliate, che io non riprenderò perché giustamente sono state già fatte. Il relatore di minoranza mi permetterà una battuta, perché, se il relatore di minoranza tesse sufficientemente le lodi di questo disegno di legge, in maniera imparziale ma non sempre imparziale, cioè nel senso anche positiva, io, dai banchi della minoranza, ma con un'esperienza di governo proprio in quest'ambito, mi sento abilitata a mettere in luce prima gli aspetti positivi di questo disegno di legge e poi, eventualmente, qualche carenza.

Il primo e forse il più importante aspetto positivo è rappresentato dal valore della sinergia e dalla cornice normativa nella quale questo disegno di legge si situa. Questo disegno di legge non è solo un atto burocratico di recepimento, di messa a terra in qualche modo del codice del terzo settore, del 117/2017, ma rappresenta il riconoscimento ufficiale di un lavoro svolto in sinergia per un lungo tempo tra enti del terzo settore e l'Amministrazione regionale, ma vorrei ampliare perché direi in questi anni, negli anni passati, c'è stato un lavoro anche di confronto con gli Enti locali, oltre che con gli enti appunto del terzo settore e coordinati naturalmente, come doveva essere, dall'Amministrazione regionale. Bene quindi perché, come ha detto la relatrice di maggioranza, non si può dire che sia un disegno di legge calato dall'alto e l'abbiamo visto anche nelle numerose audizioni in V Commissione. Questo testo quindi mira a normare le azioni e gli strumenti di un settore che è motore della coesione sociale e dell'innovazione nella nostra comunità. Guardate, questo è un punto fondamentale. È il frutto di un lungo percorso, abbiamo detto, di concertazione, che ha coinvolto tutti i protagonisti, come ho appena detto, e quindi rappresenta quella base solida - mi verrebbe da dire quasi una base sicura, ma non voglio esagerare - per definire quei futuri, ma anche quei presenti - ma oggi ancora di più dopo l'approvazione di questo disegno di legge… - rapporti di sussidiarietà orizzontale e tornerò su questo concetto di sussidiarietà orizzontale così importante in questo mondo, nel mondo appunto degli enti del terzo settore.

Il secondo aspetto positivo è dato dal recepimento del concetto di amministrazione condivisa. È direttamente collegato con il precedente concetto. È un cambio di paradigma, l'ha detto la consigliera Trione, l'ha detto anche, anche se un po' più sfumato, il consigliere Manfrin.

È importante perché il cambio di paradigma ci porta a passare da quella logica, che è una logica che noi non dobbiamo in qualche modo demonizzare, ma che poco attiene in un ambito in cui le cose migliori sono frutto di concertazione, di condivisione e di collaborazione e quindi con il passaggio da una logica appunto di appalto più competitiva a una logica collaborativa, attraverso la coprogrammazione e coprogettazione come strumenti e, quando abbiamo degli strumenti, dobbiamo poi essere molto attenti a utilizzarli, dobbiamo essere anche in grado di utilizzarli. Si passa quindi, appunto, abbiamo detto, a una logica collaborativa. Quest'aspetto è importante perché - lo dico anche per gli uffici e per quello che io ho visto - non è semplice anche per chi per anni, decenni ha lavorato in una logica più gerarchica in cui l'Amministrazione, si voglia dire regionale o comunale, è in una situazione asimmetrica rispetto a un ente del terzo settore, passare a una condizione di simmetria in cui ci si scambia, in cui si cresce entrambi. Questo è un pezzo, è una sfida molto importante che spero con questo disegno di legge… perché dobbiamo proprio uscire da una logica diversa per entrare in un altro campo, in un altro mondo.

Dicevamo strumenti come la coprogettazione, ma ancora prima la coprogrammazione, che sono strumenti fondamentali, importanti, peraltro normati dall'articolo 55 del decreto legislativo 117/2017, codice del terzo settore, che hanno bisogno però di una messa a terra importante, di un utilizzo consapevole. Coprogrammazione per analizzare i bisogni. Guardate, la comunità, le politiche sociali per molti decenni sono stati, purtroppo io dico, mi verrebbe da dire un po' ostaggio delle buone idee di coloro che governavano. Provo a spiegarmi meglio. Che cosa significa? Proprio perché non c'erano strumenti adeguati, norme adeguate, il rischio era che un bravo amministratore, una brava amministratrice potevano magari, senza fare un percorso di analisi dei bisogni, mettere in piedi, allora forse perché c'erano anche più possibilità economiche ma meno utilizzo scientifico anche in ambito sociale, magari servizi, percorsi che non erano adeguati o non erano richiesti dalla popolazione. Qui si cambia, si cambia perché la coprogrammazione - e sarà un elemento di un emendamento che noi abbiamo proposto - fa l'analisi dei bisogni insieme agli enti del terzo settore, insieme alla Pubblica Amministrazione e poi mette in atto quello che è emerso attraverso la coprogettazione, solo così il percorso è un percorso virtuoso, non semplice.

Il terzo aspetto positivo consiste nell'incremento economico che è stato messo a disposizione del CSV per i prossimi tre anni. Sappiamo bene, è un emendamento proposto dall'Assessore, sappiamo bene il lavoro che mette in atto il CSV, sappiamo bene quante associazioni fanno parte, ma non solo per le attività, anche e soprattutto per una formazione, per rendere questo mondo del volontariato, quindi associazioni di volontariato, questo mondo che sembra un ossimoro, però non lo è, professionale. Guardate, questo è un aspetto importante, perché anche questo, anche il mondo del volontariato, attraverso una formazione continua… proprio l'altro giorno sentivo appunto alla radio la promozione di un percorso che adesso il CSV sta mettendo in atto sul benessere delle associazioni che ne fanno parte. A questo si aggiunge - è bene che sia stato aggiunto - un incremento anche economico. a questo si aggiunge il numero di associazioni che si iscrivono, che naturalmente prima si iscrivono al RUNTS, non semplicissimo per piccole associazioni, che hanno bisogno di essere supportate nel percorso, oggi parliamo delle pro-loco, parliamo dei volontari del soccorso, quindi tutte associazioni che entrano a far parte. Il testo di questo disegno di legge mette in risalto il volontariato introducendo anche quella figura di volontario individuale che era necessaria, perché, è stato detto e non lo ripeto, il volontariato è fatto anche da coloro che vogliono fare volontariato ma non vogliono essere magari imbrigliati, o non vogliono far parte di un'associazione di volontariato. Sappiamo quindi che questo disegno di legge è un atto atteso e necessario, ma, per essere davvero efficace, deve saper leggere la complessità del nostro territorio senza operare distinzioni, che noi abbiamo sentito, di serie A e di serie B tra chi opera nel sociale.

Vengo quindi a una criticità, una criticità che noi non possiamo ignorare, che è emersa anche in Commissione: la disparità di trattamento tra volontariato e cooperazione sociale. Questo, naturalmente, rischia di creare un terzo settore a due velocità: se da un lato il testo riconosce, giustamente, il valore inestimabile del volontariato, ed era necessario, dall'altro sembra quasi temere - e so che non è così - la natura imprenditoriale della cooperazione sociale, escludendola da passaggi chiave. Io spero che nel lavoro emendativo che noi abbiamo fatto in qualche modo alcuni suggerimenti, alcuni emendamenti possano essere colti e accolti. Le Centrali Cooperative hanno giustamente evidenziato come le imprese sociali siano state inizialmente escluse da misure cruciali (l'accesso alla valorizzazione di beni immobili, ai contributi per l'innovazione sociale), quindi è essenziale che la legge riconosca appieno questo ruolo imprenditoriale e occupazionale delle cooperative sociali, che in Valle, abbiamo detto rappresentano un pilastro con più di 1.200 dipendenti.

Il lavoro emendativo quindi fatto dal gruppo AVS e dal mio gruppo, dal gruppo del Partito Democratico si è concentrato su alcuni punti fondamentali: il primo, il pieno riconoscimento della cooperazione sociale e dell'impresa sociale, con l'emendamento n. 1. Mi porto avanti con il lavoro e almeno alcuni emendamenti provo a descriverli. Dicevo appunto che, se è vero che il volontariato è l'anima pulsante della nostra comunità, la cooperazione sociale però ne è lo scheletro professionale e strutturale, quindi non si può parlare di amministrazione condivisa se poi all'articolo 20 escludiamo proprio le imprese sociali dai percorsi di innovazione sociale. Forse non è così, forse l'Assessore ci "illuminerà d'immenso" dopo, però questo è quello che emerge dalla legge, purtroppo. È un controsenso naturalmente normativo, se è vero… e anche un po' una miopia politica che noi con alcuni emendamenti abbiamo cercato appunto di correggere. L'emendamento n. 1, per esempio, all'articolo 1 punta proprio a inserire nelle finalità di legge il ruolo strategico della cooperazione e dell'impresa sociale, non si tratta di un'aggiunta formale, ma di un atto politico che riconosce queste realtà non solo come prestatori di servizi, ma come soggetti produttori di welfare, occupazione e sviluppo economico, così anche l'emendamento che noi portiamo, per esempio, rispetto alla rappresentatività della Consulta. Avevamo proposto in Commissione un ampliamento, ma anche perché questo suggerimento è arrivato. Noi abbiamo cercato di cogliere alcuni suggerimenti, che sono suggerimenti di persone che sono sul campo e quindi quotidianamente capiscono quello che funziona e quello che non funziona.

Rispetto alla rappresentatività della Consulta, questa problematica è stata portata da tutti. Se allora in un primo momento, abbiamo cercato di ampliare il numero di rappresentanti, nella Consulta invece vedrete con la presentazione dell'emendamento stesso che si è voluto dire bene… perché mettere sei rappresentanti senza citare le diverse sezioni del RUNTS significa che ci possiamo trovare con tre rappresentanti di una sezione, uno di un'altra e due di un'altra ancora, ma quindi che non rappresentino tutti, almeno uno, tutte le sezioni del RUNTS stesso. È quindi giusto che noi immaginiamo di garantire che tutte le tipologie di enti (ODV, APS, enti filantropici, imprese sociali) siano rappresentati. Per fare questo e per avere una voce paritaria per fare questo, naturalmente abbiamo cercato di portare il nostro contributo con un emendamento specifico.

Il terzo, l'inclusione delle imprese sociali nell'innovazione. L'emendamento n. 3, all'articolo 20, è uno degli emendamenti che per noi sono sostanziali. Perché escludere dall'innovazione sociale, che poi nella realtà non è così, in un testo di legge le cooperative sociali? Anche di questo discuteremo, però questa è la ratio dell'emendamento stesso. Come dicevo, sulla coprogrammazione e coprogettazione naturalmente noi accogliamo con favore il recepimento di questi strumenti. Tuttavia, dobbiamo essere onesti: nel disegno di legge la coprogrammazione non prevede risorse economiche specifiche per la sua fase istruttoria. Questo è un vulnus, questo è un problema. Sappiamo invece che questo è un investimento necessario per garantire poi quella qualità nel percorso di analisi dei bisogni. Io capisco che si parli di cose abbastanza… non so come dire, ma non complesse, forse fuori dal quotidiano per molti di voi, ma non per chi, come me, ma come altri, hanno potuto vedere e fare un percorso di coprogrammazione come deve essere fatto, perché poi noi possiamo declinarlo in tanti modi, immaginare di avere delle risorse - guardate, io le ho cercate, queste risorse - per fare in modo che un ente esterno ci guidasse in una coprogrammazione nell'analisi dei bisogni delle persone anziane nella nostra città. Per fare questo, delle risorse economiche le abbiamo dovute mettere. Diciamo quindi, non in conclusione, ma in questo primo momento di discussione, che questo disegno di legge deve essere lo strumento per superare quelle che oggi ancora, forse, ma sono sicura che lo farà, sono frammentazioni.

Il cuore di questo disegno di legge - ho detto prima - è il riconoscimento della sinergia e quindi esso non deve limitarsi a normare, ma deve abilitare. "Abilitare" vuol dire rendere abili: abilitare la cooperazione sociale a fare impresa nel sociale, abilitare il volontariato a crescere, obbligare, perché è già abilitata la Pubblica Amministrazione - obbligare, lo dico da ex amministratrice che oggi siede in questi scranni - a sedersi al tavolo non come superiore gerarchico ma come partner. Guardate che questo non è semplice né scontato. Il sistema è sano ed è sano quando tutte le parti sono integrate e valorizzate. Valorizzare una legge che riconosca il volontariato come linfa sociale e la cooperazione sociale come struttura professionale indispensabile.

Noi speriamo che l'Aula accolga alcuni dei nostri emendamenti, almeno alcuni - sento il collega Torrione che dice "tutti", si parte sempre dal tutto, speriamo, per non arrivare al nulla - e che non sia miope di fronte alla complessità di questo mondo: il mondo appunto della cooperazione, il mondo del volontariato, il mondo dell'associazionismo, che non merita superficialità e merita invece molta attenzione da quest'Aula. Vi ringrazio.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Torrione.

Torrione (AVS) - Questo è un tema, non perché gli altri non meritino la stessa attenzione, che merita attenzione, non è un tema da addetti ai lavori e non lo dico solo perché provengo da questo mondo. Non faccio premesse sul percorso per cui si è arrivati a questo momento di approvazione, è già stato chiarito molto bene dalla Presidente di Commissione: la Regione deve recepire il codice del terzo settore e quindi è un passaggio necessario e obbligatorio. Tutti i temi che sono toccati da questo disegno di legge sono stati ben delineati, quasi tutti, dalla collega Forcellati, ma ancora prima, in maniera estremamente corretta e precisa e dettagliata, dalle due relazioni. In questo senso ringrazio entrambi i relatori per la completezza della relazione. Mi spiace che la relazione della collega Trione sia stata ascoltata forse da tre o quattro persone, ma io l'ho ascoltata attentamente e anche gli altri colleghi. Purtroppo magari il sociale non è un tema che appassiona e soprattutto non è un tema sul quale quest'Aula può scatenare le varie posizioni, come magari una variazione di bilancio può fare, però, come ho detto prima, è un tema che comunque merita attenzione: merita attenzione perché questa non è solo una legge necessaria, è una legge che, com'è stato ben detto, induce un cambio di paradigma importante, un altro cambio di paradigma. Il nostro Assessore vive un'epoca impegnativa, però devo dire anche molto ricca, perché poter assistere a dei cambi di paradigma e delle rivoluzioni così importanti in quest'ambito del sociale è un privilegio, io penso, poi c'è tanto da lavorare, ma diventa anche un privilegio. Ovviamente cito anche l'altro cambio di paradigma rivoluzionario: quello della riforma della disabilità, di cui abbiamo già più volte parlato.

Anticipo che la nostra posizione rispetto a questa legge sarà di voto favorevole, innanzitutto perché è una legge comunque che contiene tutti gli elementi necessari che discendono appunto dal codice del terzo settore e perché è una legge che bisogna fare, perché è assolutamente necessario. Come ha detto la collega Forcellati, noi abbiamo presentato 12 emendamenti su questa legge, di cui dopo parlerò in maniera superficiale perché è già stato detto comunque tanto.

Faccio solo un piccolo approfondimento e mi scuso con la collega Trione, non voglio sminuire la sua di relazione, ma devo ammettere che ho particolarmente apprezzato la relazione del collega Manfrin perché l'ho ritenuta molto completa, esaustiva rispetto a tutte le criticità che sono emerse, alcune dette da noi, alcune uscite da tutte le audizioni e anche con quell'elemento di neutralità che devo riconoscere, perché comunque sentire il collega Manfrin che parla di cooperazione sociale, dopo le battute a volte infelici sulle quali ci siamo parzialmente scontrati, ma che io continuo a pensare che discendano da una non conoscenza precisa del tema… come ho detto prima, apprezzo.

Dico solo due cose sulla relazione e, ovviamente, anche sul disegno di legge. Sulla composizione della Consulta, come ha detto la collega Forcellati, noi abbiamo cercato semplicemente con gli emendamenti di rendere migliore un articolo che era corretto, perché garantiva la rappresentanza, ma non era così preciso da renderlo efficace. Fondamentalmente quindi abbiamo proposto una precisazione, che si può ulteriormente, perché poi ieri, parlando anche con l'Assessore, mi ricordava giustamente che le sezioni sono sette, non sono sei. È vero che la settima praticamente conta molto poco, se non addirittura non c'è. Se si vuole mettere sette rappresentanti, anziché sei, si può fare, noi su questo siamo assolutamente d'accordo.

Altro elemento importante che diventa anche oggetto dei nostri emendamenti è la dotazione finanziaria, i dubbi sulla dotazione finanziaria dell'Osservatorio, perché manca effettivamente un elemento.

Altro elemento che è oggetto dei nostri emendamenti è proprio una carenza generale sulla legge, che, dal nostro punto di vista, enfatizza non troppo, enfatizza giustamente la parte dell'associazionismo. Manca una parte, non mi ricordo con quali parole, però le due gambe di questo terzo settore sono rappresentate dall'associazionismo e dal mondo della cooperazione, forse la parte di volontariato, la parte di professionalità, ha usato questo termine la collega Forcellati… condivido, insieme fanno una forza non indifferente, è un supporto assolutamente necessario per la Pubblica Amministrazione, cioè quello che dobbiamo ricordarci è questo.

Peraltro, aggiungo un piccolo particolare: per anni la legge istitutiva delle cooperative sociali che prevedeva l'interesse per la collettività delle cooperative sociali e quindi il fatto che la Pubblica Amministrazione potesse utilizzare come risorsa le cooperative sociali per l'interesse della collettività non è stato molto considerato. Finalmente questa legge e la legge a monte del codice del terzo settore lo riconoscono in maniera piena, ma è una cosa che risale alla 381 della cooperazione, quindi parliamo veramente di tanti anni fa.

Arrivo a un punto sul quale, ovviamente, non abbiamo la stessa posizione rispetto al collega Manfrin, cioè quello del favore, apparente o reale, che viene riservato alle cooperative sociali. Come ho detto prima, è un favore che riconosce la legge, non è un favore così campato per aria, perché, quando si intende… ma poi arrivo all'ondeggiamento della mano del collega Manfrin… la legge, come ho detto prima, è la legge istitutiva delle cooperative sociali, la legge e la riforma del terzo settore, tutto il tema dell'amministrazione condivisa. L'amministrazione condivisa la si fa non con organizzazioni private e qui introduco la differenza: perché viene riconosciuto un favore al mondo del volontariato, al mondo delle cooperative sociali? Perché comunque hanno nelle loro finalità non il profitto, ma sono organizzazioni onlus, cioè non a scopo di profitto e quindi sono organizzazioni che, se gestite correttamente… perché poi sappiamo benissimo tutti che nel mondo c'è di tutto. Io sono stato un fiero guerriero contro le grandi cooperative che hanno fatto tanto male al nostro sistema, pensiamo anche solo al periodo delle cooperative rosse e pensiamo a Roma: non so se vi ricordate Buzzi e quella banda di squali che hanno lavorato a Roma e che hanno dato l'alibi a qualcuno di smantellare il sistema dell'accoglienza in Italia perché mal gestito. Noi non dobbiamo ragionare su chi lavora male, dobbiamo ragionare su chi lavora bene e su una logica per cui comunque un'impresa sociale non redistribuisce niente ai propri soci, ma semplicemente le persone vengono retribuite per il lavoro che fanno e basta. Gli utili della cooperativa… se una cooperativa sociale chiude e chiude con un avanzo, quell'avanzo finisce alla cooperazione in generale e al fondo della cooperazione nazionale. C'è quindi una bella differenza fra un'impresa profit e un'impresa no profit e ci tengo a precisare al collega Manfrin che questa è la differenza sostanziale che dà quel tipo di vantaggio. Mi collego a questo su un passaggio che il collega Manfrin ha fatto sempre sulla relazione e cioè su un altro tema che a me è molto caro, forse se lo ricorda anche il collega Bertschy ai tempi in cui era Assessore alla sanità e alle politiche sociali e cioè il grande tema, se vogliamo, delle esternalizzazioni, che è un tema delicato, su cui bisogna fare attenzione, bisogna studiarlo bene, eccetera, eccetera.

Poi al tema correlato della venuta in Valle di cooperative sociali che non hanno la natura di cooperative sociali, se non scritto nell'oggetto sociale, ma per le azioni e come si muovono non hanno nulla della cooperazione sociale, perché comunque una cooperativa sociale che ha 70 milioni di fatturato e 1.000 dipendenti ci si chiede come possa applicare al proprio interno i principi della partecipazione e delle regole. "Una testa, un voto" è la regola fondamentale della cooperazione sociale, che è un'altra delle differenze, collega Manfrin, con le società private. Io in cooperativa posso avere 10.000 euro di capitale sociale o 250, perché è l'ingresso minimo per entrare in cooperativa sociale, ma in un'assemblea io ho un voto e l'altra persona ha un voto, esattamente come il mio, anche se ho magari messo, perché sono lì da più anni, più soldi nel patrimonio della cooperativa. Il tema di pensare come pubblico - e lo dico veramente in maniera molto costruttiva - a un sistema in Valle in cui si favoriscono, ma in senso buono, le organizzazioni che operano in Valle… purtroppo, collega Manfrin, l'avere una sede in Valle non vale niente, perché anche tutte le grandi cooperative che sono arrivate qui si sono aperte la piccola sede in Valle e quindi saltano, come ha detto, il passaggio. Pensare però a un sistema - e io mi offro con tutta l'umiltà di lavorare in Commissione su questo - in Valle in cui, con questa logica di coprogrammazione e coprogettazione, si collabora con le organizzazioni della Valle e l'ente pubblico per un sistema dei servizi sociali in Valle che siano sulla disabilità, che siano sugli anziani, per mettere in piedi un sistema valido a regia pubblica, ma con un sistema di esternalizzazioni sensato ed equo, secondo me, è un passaggio che andrebbe fatto e che bisogna in qualche modo perseguire.

Concordo anche con il collega Manfrin sul fatto che serve, come in tutti i passaggi, seguire i più deboli. In questo caso, parlando di terzo settore, i più deboli sono le piccole organizzazioni, le piccole associazioni e anche gli Enti locali stessi, che vanno supportati con adeguata formazione e informazione per applicare i principi dell'amministrazione condivisa. Per fare l'altro esempio di paradigma rivoluzionario, come quello sulla riforma della disabilità, se c'è ignoranza - e lo dico in senso buono - da parte di tutti, diventa difficile poi applicare dei principi che sono assolutamente validi. L'ultimo elemento specifico è sul volontariato individuale, di cui è già stato detto, e condivido peraltro le modifiche che sono state fatte.

A parte questo volo breve sui temi specifici della legge, dico che noi abbiamo presentato comunque 12 emendamenti, com'è stato detto, in generale li ha abbastanza affrontati nel dettaglio la collega Forcellati: puntano al rafforzamento della cooperazione sociale e dell'impresa sociale, definiscono meglio, com'è stato detto, la rappresentanza della Consulta, qualificano il ruolo dell'Osservatorio, chiariscono alcuni strumenti fondamentali come la coprogrammazione e la coprogettazione, introducono, dal nostro punto di vista, ovviamente, alcuni principi di equità, come, ad esempio, il tema del cofinanziamento - ovviamente, nel dettaglio degli emendamenti, entreremo al momento della votazione degli articoli - e correggono, come ha detto la collega Forcellati, quello che noi riteniamo un elemento sbagliato, ma non lo diciamo solo tanto per dire, nel senso che un pochino abbiamo studiato e forse "un pochino" è esattamente sbagliato da dire.

Abbiamo lavorato tanto, abbiamo avuto anche dei pareri legali in tal senso, quindi c'è un'interpretazione su quest'esclusione delle cooperative sociali dall'articolo sull'innovazione sociale, noi abbiamo appunto presentato in emendamento perché crediamo che invece sia giusto togliere quell'esclusione.

Chiudo il ragionamento con però un approfondimento che mi preme tantissimo. Mi spiace che non ci sia il collega Bellora, perché volevo citarlo, ma gli verrà riportato. Noi abbiamo presentato gli emendamenti, per presentarli abbiamo studiato, ci abbiamo lavorato sopra, alcuni li avevamo già evidenziati in sede di Commissione.

Chiedo scusa, torno indietro di un secondo. Io devo riconoscere comunque che il lavoro che la collega Trione ha presentato, del percorso prima del passaggio in Commissione e anche del passaggio in Commissione, è stato un lavoro estremamente serio e completo. Va quindi riconosciuto che la partecipazione a questo percorso è stata veramente condivisa e comunque il risultato… è una legge condivisibile e infatti noi abbiamo detto che la votiamo, cioè non è che andiamo per partito preso a commentare negativamente una legge che va assolutamente votata.

Nel presentare gli emendamenti noi abbiamo seguito un metodo che, secondo me, dovrebbe essere il metodo che tutti applichiamo, cioè li abbiamo comunque preparati insieme alla collega Forcellati, sentendo ovviamente di nuovo in alcuni casi le persone audite e le conoscenze e mettendoci molto del nostro nel redigere questi emendamenti. Li abbiamo poi trasmessi preventivamente alla Presidente di Commissione: preventivamente, prima che venissero mandati, perché li abbiamo mandati ovviamente anche al Legislativo perché venissero controllati negli aspetti formali. Li abbiamo mandati preventivamente perché fortunatamente per lei sapevamo che poi sarebbe stata assente, quindi non avrebbe avuto modo di leggerli, quindi in maniera condivisa abbiamo concordato che glieli passavamo prima. Abbiamo quindi interloquito anche con la Presidente di Commissione e questo è il lavoro che abbiamo fatto.

Qui entro un po' nel focus che vorrei mettere su quest'intervento, che c'entra relativamente con questa legge, cioè il modo in cui noi personalmente vogliamo e stiamo lavorando in questo Consiglio.

Noi votiamo i provvedimenti, gli emendamenti, le leggi, gli articoli di legge, i singoli articoli, ce li studiamo uno per uno, non in base a chi li propone ma in base al contenuto. Mi sembra che siamo un po' delle "mosche bianche" in questo senso e questo sinceramente un pochettino mi amareggia, mi dispiace, poi non posso dire diversamente. Abbiamo visto anche oggi, la mia citazione del collega Bellora, sull'emendamento che è stato votato questa mattina, che non è stato votato, anche qui un emendamento di buon senso, condivisibile, che però di default non è stato votato. Noi cioè siamo abituati a questo refrain in cui, appunto, di default, salvo rarissimi, rarissimi casi, sistematicamente le proposte della minoranza sono bocciate e sinceramente non so se gioire del fatto che informalmente ci sembra che qualche emendamento oggi possa passare. Non so se gioire o se considerarlo come il buon detto: "una rondine non fa primavera" e quindi considerarla un'eccezione che conferma la regola, non lo so, lo vedremo poi con il prosieguo del tempo. Questo mood però in cui per partito preso - forse sarebbe più corretto dire per maggioranza presa - a cui abbiamo assistito e che ha visto questa maggioranza votare contrariamente, ovviamente quasi sempre con astensione, ma nel migliore dei casi anche dicendo: "noi condividiamo". Quando ci sentiamo dire: "condividiamo", già dobbiamo essere contenti, poi sappiamo che viene bocciata, però condividiamo. Ancora meglio quando ci viene detto: "lo stiamo già facendo". Lì è il punto più alto di questa soddisfazione che noi proviamo quando presentiamo delle cose. Questo però cosa vuol dire? Che la scelta della maggioranza è una scelta politica e non è un giudizio sul merito delle cose. È una scelta già fatta a monte, una scelta, chiedo scusa, non voglio offendere nessuno, che io trovo ottusa, ma perché non serve a noi, non serve ai Valdostani, non serve al funzionamento di questo Consiglio. Secondo me, svilisce quest'istituzione, riduce il confronto a una formalità, a volte a un teatrino delle parti. Infatti, quand'è che questo Consiglio si agita un po' di più? Quando ci sono delle mozioni, quando possiamo metterci lì. Siamo anche stati redarguiti che facciamo un po' di teatrino sui temi tra noi e i nostri dirimpettai, sui quali magari non siamo d'accordo, però almeno noi discutiamo, possiamo anche litigare su alcune cose, però ci confrontiamo e questa è una ricchezza maggiore. Lo ricordo e so che è assolutamente banale e pleonastico, però, per presentare degli emendamenti, si studia, si perde del tempo, si approfondisce, si sentono persone, non è un esercizio formale.

Mi è stato detto che io non faccio abbastanza opposizione. Sono assolutamente d'accordo, infatti a me il termine "opposizione" non piace e io non lo uso. Io faccio parte della minoranza e faccio quello che posso in minoranza, con una finalità che però è leggermente diversa da quella di chi vuole fare solo opposizione, tanto perché vuole opporsi alla maggioranza. Io non voglio oppormi alla maggioranza; mi piacerebbe e a noi piacerebbe collaborare con la maggioranza. Permettetemi una metafora sportiva: una squadra non è fatta soltanto dai titolari, ci sono anche i panchinari, ci sono quelli che lavorano durante la settimana, c'è chi durante gli allenamenti contribuisce a far crescere anche quelli che poi magari la domenica giocano e cresce il livello complessivo della squadra. Io continuo a pensare che noi, come minoranza, non siamo un ostacolo, non siamo qui per fare opposizione, non siamo un problema. Credo che dovremmo essere dei collaboratori di questa maggioranza. Il fatto che sistematicamente, è un dato statistico, non è possibile che statisticamente diciamo solo delle cose che non vanno bene e che non hanno una credibilità, o che non hanno un minimo di fondatezza, non è pensabile, quindi è evidente che la scelta è un'altra. Ovviamente, siccome ingenuo non lo sono, mi sembra abbastanza evidente. Questo mood quindi, questa modalità non mi piace, non ci piace, perché chiude ogni spazio, respinge ogni contributo, ma aggiungo un pezzo… mi sembra un segno di debolezza, perché, se non si è in grado di accogliere, come peraltro in questo percorso, invece un po' di accoglimento io l'ho sentito, delle proposte serie e solo perché si fa parte della maggioranza si pensa che… non lo so, perché io non ho ancora capito qual è il motivo per cui di default tutto viene respinto, non l'ho assolutamente capito. Mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse, perché non è una regola, almeno non mi sembra di aver visto nel Regolamento del Consiglio che c'è una regola per cui quello che propone la minoranza deve essere sistematicamente bocciato. Una maggioranza forte non ha paura del confronto, non teme le proposte degli altri, sa distinguere, sa accogliere. A volte ho trovato anche un leggerissimo filo di arroganza in questo, ma anche qui non voglio spingermi troppo.

Chiudo. Avevo un appunto su un punto di un articolo sul quale noi siamo estremamente convinti che sia da approvare, ma l'ha già fatto la collega Forcellati. Noi ovviamente ci asterremo su alcuni articoli, in particolare su quelli nei quali non verranno accolti i nostri emendamenti; ne voteremo molti altri. Come ho già detto prima, il voto finale sarà quello di voto favorevole, perché riteniamo comunque che sia una buona legge, migliorabile, pensiamo anche, con presunzione, che i nostri emendamenti potrebbero migliorarla, ma vedremo cosa accadrà nel prosieguo della discussione e della giornata.

Président - La collègue Petey a demandé la parole.

Petey (UV) - Il disegno di legge che stiamo esaminando rappresenta un'importante svolta per il welfare e la coesione sociale della nostra Regione. Questa riforma non si limita a recepire passivamente il codice nazionale del terzo settore, invece crea un modello valdostano di sussidiarietà orizzontale che è moderno ed efficiente. Il fulcro di questa normativa consiste nel passaggio da una logica esclusivamente burocratica o commerciale a una di amministrazione condivisa, adottando il concetto di partnership tra Pubblica Amministrazione ed enti del terzo settore. Attraverso strumenti come la coprogrammazione e la coprogettazione la Regione, insieme agli Enti locali, potrà identificare i bisogni della comunità e le soluzioni più appropriate, assicurando trasparenza, parità di trattamento e soprattutto una maggiore corrispondenza alle reali necessità dei cittadini valdostani. Questo disegno di legge riconosce finalmente gli enti del terzo settore non come semplici esecutori, ma come veri protagonisti dello sviluppo.

Un punto che mi sta particolarmente a cuore è il rapporto tra il terzo settore e i nostri Enti locali. Penso soprattutto ai piccoli Comuni e non solo, dove la collaborazione con i volontari è vitale. Viene infatti introdotto il riconoscimento del volontariato individuale, un chiaro segnale di attenzione verso quelle forme di cittadinanza attiva che spesso sfuggono ai vincoli burocratici, ma che costituiscono la linfa vitale delle nostre comunità. Non è più solo buona volontà, è cittadinanza attiva, riconosciuta e tutelata. Questa è una novità di grande impatto per i Comuni valdostani. Spesso nei nostri Paesi esistono cittadini che al di fuori di un'associazione strutturata si mettono a disposizione della comunità per la manutenzione del verde, pedibus e molte altre attività. Ciò permette ai Comuni di disciplinare e assicurare queste forme di aiuto, dando una cornice legale, di sicurezza assicurativa e di responsabilità a chi decide di dedicare il proprio tempo al bene comune senza far parte di un'organizzazione formale.

La legge prevede poi un altro aspetto molto importante in quanto valorizza il patrimonio pubblico. Molti Comuni hanno immobili o terreni inutilizzati che rappresentano un costo. Il disegno di legge favorisce infatti la possibilità per gli enti di concedere beni immobili in comodato gratuito agli enti del terzo settore per lo svolgimento di attività d'interesse generale. Questo strumento permette di riaprire spazi chiusi nei Paesi (ex scuole, locali comunali), affidandoli ai volontari che li trasformano in centri di aggregazione sociale o culturale e ridando vita al tessuto del proprio comune. Si tratta quindi di una legge che promuove con determinazione l'innovazione sociale, premiando progetti capaci di fornire risposte nuove a problemi consolidati e valorizzando il merito e l'utilità sociale delle attività realizzate, un provvedimento che incarna pienamente i valori e la visione politica dell'Union Valdôtaine.

Desidero sottolineare infine che questo testo non è stato imposto dall'alto, rappresenta il risultato di un profondo processo di concertazione con gli Enti locali, con gli enti del terzo settore, con il CPEL e le strutture regionali. L'istituzione della Consulta regionale del terzo settore garantirà che questo dialogo non sia sporadico, ma diventi un metodo operativo costante. In un contesto quindi come il nostro, dove la rete associativa è storicamente forte e diffusa, questa legge offre finalmente la cornice giuridica necessaria per liberare completamente le energie locali, garantire trasparenza, proporzionalità e ragionevolezza nei rapporti tra pubblico e privato, sociale significa contribuire alla costruzione di una comunità più equa e solidale. Mettere il cittadino e le associazioni al centro della gestione del bene pubblico è la traduzione moderna di quel principio di sussidiarietà che l'Union Valdôtaine difende da sempre: decidere il più vicino possibile ai bisogni della gente, valorizzando le energie del territorio.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Sorbara, ne ha facoltà.

Sorbara (FI) - Cari colleghi, intervengo su questo disegno di legge con un senso di responsabilità particolare, perché il tema che affrontiamo oggi non è soltanto normativo o amministrativo, ma riguarda la qualità umana delle nostre comunità, la capacità delle istituzioni di essere davvero vicino alle persone e il valore concreto della solidarietà.

Il terzo settore non è un comparto come gli altri, è il luogo in cui lo Stato incontra la società nella sua forma più autentica, è lo spazio in cui la risposta ai bisogni non nasce solo da un obbligo istituzionale, ma da una scelta, da un impegno volontario, da un senso profondo di responsabilità verso gli altri. Per questo motivo il lavoro che è stato fatto su questo disegno di legge merita rispetto, è il risultato di un percorso partecipato, di audizioni, di confronti, di contributi che hanno coinvolto molte realtà ed è giusto riconoscerlo. Proprio perché stiamo parlando di un ambito così delicato, credo sia nostro dovere andare oltre al riconoscimento formale e interrogarci fino in fondo sull'efficacia reale di questo provvedimento.

Mi permetto di inserire un elemento personale non per spostare il piano del dibattito, ma per dare concretezza a ciò di cui stiamo parlando. Ciò che fa la differenza non è solo l'istituzione, sono le persone, sono le associazioni, sono i volontari, sono quei soggetti del terzo settore che entrano dove spesso lo Stato da solo non riesce ad arrivare davvero. Ho visto con i miei occhi cosa significa un gesto di attenzione, un percorso di accompagnamento, una presenza che restituisce umanità e ho visto anche cosa succede quando questi strumenti non ci sono o quando non sono messi nelle condizioni di operare. Per questo, quando oggi discutiamo di amministrazione condivisa, di coprogrammazione, di coprogettazione, non stiamo parlando di categorie astratte, stiamo parlando della possibilità concreta di incidere sulla vita delle persone, soprattutto di quelle più fragili.

Il passaggio da una logica competitiva a una logica collaborativa è senza dubbio un passaggio importante e, per certi versi, necessario, ma è anche un passaggio delicato che richiede equilibrio - mi ricordo l'intervento in Commissione del collega Torrione, specialmente all'ultima audizione in Commissione - perché la collaborazione non può prescindere dalla trasparenza, non può prescindere da regole chiare, non può prescindere da strumenti di controllo che garantiscano che le risorse pubbliche siano utilizzate nel modo corretto e nell'interesse generale. Se questo equilibrio viene meno, il rischio non è teorico, è quello di creare distorsioni, di generare sfiducia e di indebolire proprio quel sistema che vogliamo rafforzare.

Un altro aspetto su cui ritengo sia necessario riflettere riguarda la rappresentanza. Il terzo settore non è solo un blocco uniforme, è un ecosistema complesso fatto di associazioni, cooperative, enti grandi e piccoli, realtà strutturate e realtà spontanee. Ognuna di queste componenti porta un valore, una competenza e una visione. La Consulta regionale, così com'è pensata, deve essere in grado di rappresentare realmente queste pluralità. Non si tratta solo di garantire la presenza formale, ma di costruire un luogo di confronto autentico, capace di incidere sulle scelte, capace di incidere sulle persone e sulle difficoltà. Allo stesso modo l'Osservatorio regionale non può essere concepito come un organismo accessorio, deve essere uno strumento operativo dotato di risorse, capace di leggere i bisogni del territorio, di anticipare le criticità, di supportare le politiche pubbliche con dati e analisi reali. Ricordo che a livello nazionale la Valle d'Aosta ha la più alta percentuale di volontariato in tutta Italia, senza di esso, il rischio è che rimanga un contenitore vuoto.

C'è poi un tema che considero centrale: quello delle realtà più piccole. Sono spesso loro a rappresentare il primo presidio sul territorio, sono quelle che intercettano il disagio prima che diventi emergenza, sono quelle che operano in silenzio, con poche risorse, ma con grande dedizione, passione e cuore, ma sono anche le più esposte a rischio di esclusione quando i processi diventano troppo complessi, quando la burocrazia supera la capacità operativa. Questo disegno di legge riesce a semplificare, ad accompagnare, a sostenere queste realtà, a costruire un sistema che funziona non solo per chi è già strutturato, lasciando indietro proprio chi ha bisogno di essere sostenuto.

Un ulteriore elemento riguarda il tema delle risorse. Non possiamo pensare che strumenti innovativi, come l'amministrazione condivisa, funzionino senza un adeguato supporto economico e organizzativo. Le buone intenzioni da sole non bastano, servono investimenti, servono strumenti e serve continuità.

Infine, ritengo fondamentale rafforzare il monitoraggio. Una legge come questa non può essere considerata definitiva, deve essere uno strumento dinamico, capace di adattarsi, di correggersi e di migliorare nel tempo. Servono verifiche periodiche, conformali, ma sostanziali, che ci permettano di capire cosa funziona e cosa no. Il bisogno o il disagio non ha tempo, ha immediatezza.

Colleghi, questo disegno di legge rappresenta un passaggio importante, ma il suo valore non si misurerà nelle intenzioni che lo hanno guidato, bensì nella sua capacità di produrre effetti concreti. Permettetemi di dirlo con grande chiarezza: quando si parla di terzo settore, non possiamo permetterci di costruire qualcosa che funzioni solo sulla carta, perché dietro ogni norma, dietro ogni scelta ci sono persone reali, non ci sono dei nomi e cognomi, ci sono delle famiglie, dei papà, dei nonni, dei genitori, ci sono fragilità, storie, percorsi di vita che chiedono risposte vere. Questo l'ho visto, l'ho vissuto e proprio per questo ho il dovere di dire che dobbiamo fare tutto il possibile affinché questo provvedimento sia non solo giusto nell'intenzione ma efficace nella realtà.

Riprendo l'affermazione dell'Assessore alla sua audizione, che ringrazio. Nella sua audizione, la sua missione è stata nell'affermare: "sta a noi fare in modo che non sia solo una buona legge, ma una legge utile".

Presidente - Ci sono altri interventi? La parola alla collega Trione.

Trione (CA) - Proprio solo per sottolineare un po' anche al di fuori della formalità della relazione di presentazione della legge alcuni aspetti che sono stati ripresi dai colleghi, soprattutto colleghi che hanno partecipato ai lavori di Commissione. Questo da Presidente di quella Commissione non posso che dire che mi fa piacere, perché il tentativo è stato quello di intanto audire qualunque tipo di organizzazione i Commissari proponessero. Lo dico anche un po' per sfatare il mito per cui sembra che i presidenti non concedano audizioni. Parlando dei lavori della V Commissione, non credo che questo possa essere detto né per questo disegno di legge, né per gli altri.

Voglio sottolineare alcuni aspetti sui quali mi sembra importante dire che chi ci ha lavorato, chi ci ha ragionato, chi ha studiato… poi emergono in maniera trasversale.

Il primo elemento, messo in evidenza soprattutto dalla collega Forcellati, ma mi sembra un po' da tutti, anche ripreso adesso dal collega Sorbara, è il tema della sinergia, quindi pubblico-privato assieme, come responsabilità di tutti. Una legge può creare le condizioni affinché la sinergia si verifichi, poi sono gli attori reali, le organizzazioni di volontariato, le cooperative sociali, dall'altra parte le istituzioni che realizzano la sinergia.

Noi quindi quello che possiamo fare in quest'aula è creare le condizioni perché ciò avvenga, ma è un lavoro fatto neanche a metà, è un terzo del lavoro, tutto il resto è da costruire. Nella nostra regione, per fortuna, tanta sperimentazione si è già fatta, quindi non si parte proprio da zero.

Sul tema della rappresentatività, che è un'altra tematica che mi sembra che sia uscita molto, ci sono state delle proposte da parte degli auditi, delle proposte di emendamento in Commissione. Mi fa piacere che l'emendamento che è stato anticipato, poi non so se verrà approvato, in qualche modo precisi, perché io credo che, proprio per questo meccanismo di responsabilità condivisa che crea sinergia, anche il tema della rappresentatività sia una responsabilità di tutti. Non è che se io sono lì presente fisicamente, partecipo, ma la rappresentatività - e noi ne siamo un esempio - implica il fatto che poi le diverse organizzazioni si incontrino, condividano, divulghino quanto è stato detto in Consulta, cioè non è che tutto il processo di condivisione dei bisogni della comunità si esaurisca nella Consulta: la Consulta è il luogo in cui io mi aspetto che i diversi attori che vengono rappresentati lì portino del materiale che arriva dal territorio.

Io questo me lo auguro, me lo auguro veramente ed è per questo motivo che la scelta della Commissione è stata quella di mantenere un rappresentante per ogni anima degli enti del terzo settore, perché il criterio non poteva essere il numero di dipendenti, il criterio non poteva essere il fatturato, ma il fatto di esserci e di fare delle cose diverse. Anch'io arrivo da quel mondo e credo che una delle caratteristiche del mondo del terzo settore sia quella di essere molto vario e molto variegato. La Consulta quindi questo deve riprendere, non sottostare ad altri criteri. Legato a questo quindi dico che non mi sembra che la legge riporti enti di serie A ed enti di serie B. Le cooperative sociali sono un ente del terzo settore e sono rappresentate. Mi spiace non ci sia il collega Manfrin, che nella sua relazione dice: "l'assenza delle cooperative sociali nella Consulta". Nel momento in cui ci sono i rappresentanti degli enti iscritti al RUNTS, una delle sezioni è dedicata alla cooperazione sociale, quindi assolutamente saranno rappresentate, anche perché, com'è già stato detto, costituiscono un pilastro sul nostro territorio.

L'ultima cosa che voglio dire - a differenza di chi mi ha preceduto sono più sintetica - è che non ho capito tutto questo ragionamento sugli emendamenti, che, collega Torrione, me lo consenta, mi sembra anche un po' strategicamente non giocata bene, perché deve parlare del fatto che non vengono approvati degli emendamenti prima che li discutiamo? Io sono fiduciosa.

Presidente - Se qualcun altro vuole intervenire, altrimenti, visto l'andamento del dibattito, se siete d'accordo, riprenderei alle ore 15:00. Va bene. I lavori consiliari sono terminati per questa mattina.

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La seduta termina alle ore 12:04.