Objet du Conseil n. 444 du 22 avril 2026 - Resoconto
OBJECT N° 444/XVII - Communications du Président du Conseil.
Aggravi (Président) - À la présence des 34 collègues on peut commencer notre ordre du jour. Point n° 1 à l'ordre du jour.
In apertura di quest'adunanza, desidero esprimere il cordoglio della nostra Assemblea per la scomparsa improvvisa di Giovanna Rabbia, insignita dell'onorificenza di Chevalier de l'Autonomie nel 2025. La ricordiamo per il suo impegno a favore dell'inclusione, in particolare attraverso la riabilitazione equestre che sempre nel 2025 le aveva valso anche un riconoscimento nell'ambito del Premio regionale per il volontariato promosso dal nostro Consiglio. Alla sua famiglia vanno le nostre più sentite condoglianze.
Permettez-moi de rappeler une date fondatrice pour notre communauté. Le 24 avril 1949 pour la première fois dans l'histoire les Valdôtains élisaient leurs représentants au Conseil de la Vallée. Ces premières élections marquaient une conquête, fruit d'un long chemin de reconstruction et de renouveau démocratique après les épreuves de la guerre et la fin du régime. À la veille du 25 avril, date de la Libération, ce rappel s'inscrit dans la continuité des faits qui ont permis le retour à la démocratie et à l'exercice du vote. Ce moment historique a posé les bases de notre autonomie et de notre vie institutionnelle. Il nous rappelle aujourd'hui encore la valeur de l'engagement civique, du dialogue et du respect des institutions. Poursuivons nos travaux avec ce même esprit de responsabilité et de service envers notre communauté.
L'8 aprile l'Ufficio di Presidenza ha depositato il rendiconto della gestione 2025 e l'assestamento del bilancio di previsione 2026 del Consiglio Valle. Gli atti sono stati assegnati alla II Commissione.
Il 10 aprile la Giunta ha presentato il piano regionale dei trasporti, assegnato alla IV Commissione.
Il 20 aprile sempre la Giunta ha presentato l'atto pluriennale di indirizzo delle attività della Regione nell'ambito delle politiche promosse dall'Unione europea e dei rapporti internazionali ai sensi della legge regionale n. 8/2006. L'atto è stato assegnato alla I Commissione.
Sempre il 20 aprile è stata depositata una petizione per l'abolizione delle spese condominiali fino al termine dei lavori di ristrutturazione delle Case Giachetti. La petizione, corredata da 73 firme validate, sarà ora esaminata dall'Ufficio di Presidenza che ne delibererà l'ammissibilità e l'assegnazione alle Commissioni competenti. Preciso che il numero di firme, essendo inferiore a cinquecento, l'istruttoria si esaurisce in Commissione.
La Conferenza dei Capigruppo, riunita ieri, ha deciso la trattazione congiunta delle seguenti iniziative ispettive: 8.02 e 8.03 (norma di attuazione); 19 e 21 (collegamento Pila-Cogne); 25 e 26 (Casinò); 44 e 46 (Codice argento Pronto soccorso); 45 e 47 (riforma disabilità).
Il 16 aprile ho ricevuto una nota dal gruppo consiliare Fratelli d'Italia-Giorgia Meloni riguardante le notizie di stampa relative alla linea difensiva nel giudizio contro l'elezione del Presidente della Regione. Nella giornata di ieri ho dato riscontro trasmettendo la risposta a tutti i Consiglieri in un'ottica di piena trasparenza. Considerato che la giornata odierna coincide con l'udienza fissata sulla vicenda, invito tutti i colleghi a tenerne il debito conto nei rispettivi eventuali interventi.
Le 13 avril dernier le président délégué de la section valdôtaine de l'APF, Marco Viérin, a participé à la Conférence des Présidents de la Région Europe de l'Assemblée parlementaire de la francophonie. Son rapport de mission sera transmis dans les prochains jours. À cette occasion la candidature de la Vallée d'Aoste à accueillir la prochaine Conférence des Présidents au printemps 2027 a été approuvée.
Le collègue Zucchi a demandé la parole.
Zucchi (FdI) - Anche a nome del gruppo, intendo ringraziarla per la comunicazione che lei ha fatto ieri pomeriggio che ha trasmesso anche tutti i Consiglieri; una comunicazione che possiamo definire sicuramente prudente visto e considerato il suo ruolo, ma che contiene alcuni elementi che noi condividiamo e che anche abbiamo apprezzato.
Io non intendo soffermarmi sugli aspetti strettamente giuridici della vicenda, come anche dal suo richiamo, tenuto conto che tra poco ci sarà l'udienza su aspetti tecnici, che personalmente nel nostro gruppo non ci attengono, il punto è che però oggi non siamo soltanto di fronte a una questione tecnica, siamo di fronte prima di tutto a una questione politica e istituzionale di estrema gravità.
Consentitemi due brevi osservazioni di natura tecnica, che però hanno un peso politico molto rilevante. La prima riguarda la decisione della Giunta di incaricare l'Avvocatura regionale di sostenere nei fatti una tesi difensiva relativa a un ricorso di natura personale concernente l'elezione del Presidente della Regione. Ci è stato detto che ciò sarebbe stato fatto nell'interesse della Regione. Noi su questo dissentiamo, ma allora la domanda è semplice: se era davvero l'interesse della Regione, perché il Presidente non ha partecipato al voto della delibera? Ci risulta che il Presidente abbia partecipato a tutte le delibere nel giorno fissato per questa delibera di assegnazione della costituzione, meno questa, perché si è assentato? Normalmente ci si assenta proprio quando sussistono questioni di carattere personale o possibili conflitti di interesse ed è esattamente ciò che noi ravvisiamo in questa vicenda. Se l'interesse fosse stato realmente dell'Ente, il Presidente, che è il legale rappresentante della Regione, avrebbe dovuto essere il primo ad assumerne la responsabilità politica.
Il secondo punto è ancora più grave, nella linea difensiva si arriva a evocare la possibile incostituzionalità della legge regionale del 2007, richiamando presunti contrasti con la Costituzione e con lo Statuto speciale; per la cronaca, gli articoli 3 e 51 della Costituzione e 15 dello Statuto speciale. Qui la domanda è inevitabile: come può una Regione arrivare a mettere in discussione una propria legge approvata 19 anni fa? Gli articoli richiamati del resto erano tali allora come lo sono adesso, gli articoli della Costituzione e dello Statuto speciale non sono cambiati. Se vi fosse stato un problema, sarebbe dovuto emergere nel 2007 e, se un dubbio fosse sorto successivamente, vi era tutto il tempo per intervenire legislativamente modificando la norma nell'esercizio della nostra autonomia. Scegliere invece di sollevare oggi queste ipotesi e farlo nel contesto della difesa di una posizione personale è per noi un fatto politicamente gravissimo, è un atto che ferisce la dignità di quest'Aula e mette in discussione la sua autonomia legislativa primaria. Vengo al punto centrale che per noi è quello politico: Signor Presidente, della Regione intendo, il solo fatto di aver consentito che per difendere la sua posizione personale venisse evocata l'incostituzionalità di una legge regionale rappresenta una macchia politica profonda, indelebile, una macchia che, a nostro giudizio, incide sulla credibilità necessaria per continuare a svolgere la funzione che oggi lei ricopre. Forse sul piano tecnico potrà anche uscirne indenne, ma la politica non si misura con i cavilli, la politica si misura nella responsabilità, nella coerenza e nel rispetto delle Istituzioni ed è per questo che ci chiediamo come lei possa non riconoscere la gravità dell'errore commesso e ancor più come il suo partito, che quella legge nel 2007 l'ha votata convintamente, non possa avvertire il peso di quello che è accaduto, un partito che ha fatto della difesa dell'autonomia e delle prerogative di questo Consiglio il fondamento della propria identità e non può accettare che per tutelare una posizione personale si arrivi a mettere in discussione una legge di questa Regione. Ci sono limiti che non possono essere superati, a nostro avviso, questi limiti sono stati oltrepassati.
In quella frase che c'è davanti a tutti noi dietro la sua testa, Signor Presidente, ci sono le due prime righe che dicono: "Il y a des peuples qui sont comme des flambeaux". La frase che sovrasta quest'aula richiama la dignità e la forza morale del nostro popolo. Per questo noi riteniamo che quanto è avvenuto rappresenti una ferita politica profonda non solo per la Presidenza, ma per l'intera Istituzione regionale.
Président - Le conseiller Centoz a demandé la parole.
Centoz (PD-FP) - Sarò (incomprensibile). Colleghe e colleghi, ho letto con interesse la lettera di Fratelli d'Italia e la risposta del presidente Aggravi che ha replicato con il rigore istituzionale che gli compete. Ha preso atto della delicatezza della questione, ha espresso - cito testualmente -: "Una marcata riserva sul piano personale e politico rispetto alla strategia difensiva della Giunta". Non è una mia valutazione, è quella del Presidente di quest'Assemblea. Quello che sta accadendo in queste settimane è un problema politico che si sta cercando in tutti i modi di trasformare in un problema giuridico. Il problema politico ha un solo indirizzo: 29 Avenue des Maquisards. Perché l'Union Valdôtaine? Perché il Presidente e il Vicepresidente della Regione sono due autorevoli esponenti di quel Movimento, perché l'Union è il partito che ha vinto le elezioni, che ha il gruppo di maggioranza relativa in questo Consiglio, che ha il diritto e il dovere di governare questa Valle, ma non sta scritto da nessuna parte che debba farlo con questo Presidente e con questo Vicepresidente, creando questa situazione al limite del grottesco.
L'Union ha o, meglio, aveva due strade genuine davanti a sé, entrambe dignitose, nessuna delle due è quella che ha scelto. Prima strada: se ritiene che Testolin e Bertschy siano indispensabili per governare questa Regione, presenti una proposta di legge che abroga la norma sui limiti di mandato in Giunta, ha una maggioranza e può cancellare quel divieto nell'arco di poche settimane in quest'aula, con voto palese, assumendosi la responsabilità politica davanti ai Valdostani. Seconda strada: se ritiene invece quel limite non valicabile perché frutto di una legge che lei stesso ha contribuito a scrivere e votare 20 anni fa, può trovare tra i suoi 12 Consiglieri figure altrettanto capaci di guidare questa Regione. Tra di loro vi sono ex Presidenti della Regione, ex Assessori, attuali Assessori, ex Sindaci e Vicesindaci, persone assolutamente in grado di ricoprire quelle cariche. Non necessariamente il criterio per la scelta delle figure apicali passa solo ed esclusivamente dal numero delle preferenze raccolte. Nel 2020, ma non solo, per esempio, fu indicato il collega Lavevaz, che non era il più votato, ma che rappresentava in quel momento storico la soluzione migliore per guidare la Valle d'Aosta.
Mi rivolgo direttamente al presidente dell'Union Valdôtaine, Joël Farcoz, lei conosce bene quest'Aula perché l'ha presieduta con autorevolezza, guida oggi il movimento autonomista per eccellenza, oggi non è tra noi, ma sono sicuro che seguirà i lavori di questo Consiglio e mi rivolgo anche al collega Aurelio Marguerettaz, che rappresenta in quest'aula l'Union Valdôtaine, il quale dichiara sui giornali - cito ancora testualmente -: "A titolo personale ritengo che il punto di vista politico sia inopportuno" e ancora: "Avrei dubbi sull'opportunità di sollevare una potenziale incostituzionalità come posizione della Regione".
Eh bien, je vous demande - et je pense que beaucoup de personnes dans cette Assemblée sont d'accord avec moi - d'assumer la responsabilité politique de ce moment. Décidez si pour vous c'est plus important de confirmer ce Gouvernement et alors proposer franchement de modifier la loi sur les limites des mandats, ou bien si c'est plus important de maintenir le principe qui limite la concentration de pouvoir, principe qui a été soutenu par l'Union dans le passé avec conviction, mais évitez-nous, je vous en prie, la honte d'une Région qui se présente devant la Cour constitutionnelle non pour défendre ses prérogatives, mais pour demander qu'une de ses lois soit abrogée, renonçant ici à 80 ans d'autonomie et humiliant le Conseil.
Cher Président et Chef de groupe de l'Union, vous êtes appelés à choisir, bien que j'aie l'impression que le choix a déjà été fait. Les gens restent, l'Union passe.
Président - Le collègue Bellora a demandé la parole.
Bellora (LEGA VDA) - Io vorrei allargare un attimo la tematica, perché io non credo che qui sia un problema della difesa di Testolin o della difesa della Giunta. Qui, secondo me, è un problema di capire cosa si intenda per autonomia e di distinzione tra autonomia e retorica dell'autonomia.
Io parto da un presupposto, che conosco per esperienza personale ma che credo chiunque conosca: non credo, non è pensabile che un avvocato non informi il cliente della linea difensiva che intende assumere. Questo lo dico perché conosco, per esperienza diretta, questo tipo di dinamiche e solo un avvocato poco serio non informa il cliente della linea difensiva e sicuramente gli avvocati dei quali stiamo parlando non sono persone poco serie. Normalmente - e sono sicuro che è accaduto anche in questo caso - si manda al cliente una bozza dell'atto, il cliente lo vede e se ne parla.
Visto quindi che parliamo di un'eccezione avanzata in via subordinata sia dal difensore del Presidente della Regione, sia dal difensore della Giunta regionale, io non credo, ma penso che nessuna persona di buon senso possa credere, che non solo il Presidente, ma tutta la Giunta non fosse informata di questa eccezione. Allora si pone un problema, che è un problema serio, perché, attenzione, io non discuto, ho fatto anche un question time su questo, non discuterò mai una scelta tecnica difensiva, ci mancherebbe, anzi, dico che tecnicamente è anche una scelta brillante, perché sicuramente, se passa questa questione di costituzionalità, come minimo si guadagnano 2-3 anni legati ai tempi tecnici per il passaggio in Corte costituzionale, quindi tecnicamente è anche un'ottima scelta da parte del difensore. Politicamente il giudizio è opposto, politicamente è una scelta, consentitemelo, vergognosa ed è per questo che dico che allargo il campo, anche perché a me le mattanze non sono mai piaciute e non mi è mai piaciuto l'attacco concentrico su una persona; qui non è un attacco a una persona, qui è un attacco a un sistema. Io qui non critico una persona, una difesa, io qui critico - e lo voglio fare con fermezza, l'ha già accennato il collega che mi ha preceduto e lo voglio ribadire oggi - un sistema che è quello che distingue tra autonomia e retorica dell'autonomia, perché essere autonomisti non significa fare i discorsi metà in italiano e metà in francese, o parlare di autonomia a ogni piè sospinto, o inventarsi finti attacchi all'autonomia per dire: "Noi la difendiamo" o parlare in patois o andare alle manifestazioni pubbliche. Essere autonomisti significa difendere in concreto l'autonomia e significa avere rispetto per l'autonomia ed è per questo che io mi associo a quello che ha detto il collega che mi ha preceduto quando ha posto un problema legato a un partito, perché un partito che si definisce autonomista, un partito che fa tutte le cose che ho appena descritto non può, per salvare sé stesso o qualcuno dei suoi uomini o la sua Giunta, abdicare al ruolo che si è autoattribuito di difensore dell'autonomia. Questo significa prostituire l'autonomia, significa dire: a me non frega nulla dell'autonomia pur di salvarmi - perdonatemi l'espressione - la poltrona e questo è qualcosa, a mio modo di vedere le cose, di gravissimo ed è per questo che io chiedo conto, come già ha fatto chi mi ha preceduto, al Capogruppo dell'Union Valdôtaine, non alla persona, all'Istituzione, al Presidente della Regione, agli Assessori della Giunta, perché qui non parliamo di persone, qui parliamo di un Partito, parliamo di un'idea e io dico che andare addirittura a chiedere all'odiato Stato, alla Corte costituzionale di tirare una riga con la matita blu sul vostro stesso lavoro è clamoroso. Io mi chiedo cosa sarà il prossimo passo? Vi chiederete di commissariarci?
Président - Le collègue Manfrin a demandé la parole.
Manfrin (LEGA VDA) - Ovviamente non possiamo fare finta che non sia successo nulla, anzi, quanto è stato fatto rischia di diventare un precedente pericoloso per la nostra autonomia. Chi per difendersi, occupando la massima carica regionale, si appella alla legittimità costituzionale di una legge, approvata peraltro dallo stesso Consiglio, l'Union Valdôtaine in primis, sta mettendo sé stesso prima della Regione che amministra. Da quello che abbiamo letto, inoltre, a fronte dell'affermazione che il Consiglio regionale 19 anni fa avrebbe varato a larga maggioranza una legge che potrebbe aver violato due articoli della Costituzione "in modo - leggo quello che è stato riportato dagli organi di informazione - palesemente sproporzionato, arbitrario e privo di ragionevole giustificazione"… cioè un Consiglio regionale vota una norma che viola gli articoli della Costituzione e peraltro l'articolo 3, uno degli articoli forse più importanti della nostra Costituzione, in maniera palesemente sproporzionata, arbitraria e priva di ragionevole giustificazione.
Il diritto ovviamente dell'elettorato passivo, cioè di chi si candida al Governo… non lascia indifferente nemmeno chi questa maggioranza la sostiene, l'ha già detto il collega Centoz, ma dalla Giunta, che sarebbe stata - ma spero che magari qualche collega della Giunta possa prendere la parola per spiegarci e svelare l'arcano, se effettivamente era conoscenza o meno delle motivazioni che sono state fornite - tenuta all'oscuro di tutto, che però giustamente, come è stato ricordato, vota, ma - e come è stato ricordato - il Capogruppo dell'Union Valdôtaine arriva a dire - e cito anche qui le parole -: "Avrei dubbi sull'opportunità di sollevare una potenziale incostituzionalità come posizione della Regione, è una richiesta in subordine marginale, ma è poco opportuna politicamente, potrebbe metterci in difficoltà nel caso in cui dovessimo rivendicare competenze su materie nostre". Collega Marguerettaz, io sottoscrivo in pieno tutto quanto.
Ho letto anche reazioni degli alleati, che risultano sorpresi quanto la Giunta, che non posso, ovviamente, quando ho letto queste dichiarazioni, di qualcuno… qualcun altro si dimostra come sempre una tigre di carta, ma di qualcun altro… leggendo queste dichiarazioni, non posso che tornare e sono tornato a quanto fece diversi anni fa, proprio in quel periodo, Augusto Rollandin, che rispettò quella legge proprio per non indebolire la nostra autonomia. L'errore oggi è proprio questo: una Regione a Statuto speciale che, invece di difendere con orgoglio le proprie norme in materia di competenza primaria, le impugna davanti alla Corte costituzionale per salvare un singolo caso. Se la norma non convince più - e questo è assolutamente legittimo -, la si cambia qui in Consiglio con un atto politico, non si chiede alla Corte di fare il lavoro sporco, altrimenti la si svuota di significato e si svuota di significato l'autonomia legislativa, che si indebolisce e si indebolisce la credibilità della Valle d'Aosta proprio mentre chiediamo - e questo credo sia un tema - più spazi di autonomia a Roma o potenzialmente si discute di chiedere più spazi di autonomia proprio al Governo nazionale. Noi difendiamo le norme della nostra Regione non per convenienza, ma per principio. L'autonomia non è una bandiera da sventolare quando fa comodo e da accantonare quando diventa scomoda.
Président - La collègue Forcellati a demandé la parole.
Forcellati (PD-FP) - C'è un filo rosso che lega liberazione, autonomia e coerenza delle Istituzioni. Siamo in prossimità di due date che definiscono il perimetro della nostra esistenza politica: il 25 aprile 1945 e il 24 aprile 1949. Il 25 aprile non è stata solo la fine di un'occupazione militare, per noi Valdostani è stata la rottura dalle catene di un centralismo fascista che per vent'anni ha tentato di soffocare la lingua, la cultura e l'identità di un popolo. Senza il sacrificio dei partigiani e senza la mobilitazione di chi ha resistito nelle nostre valli, oggi non saremmo in quest'aula. La Valle d'Aosta difficilmente avrebbe ottenuto lo Statuto speciale e la liberazione dell'Italia dal nazifascismo ha consegnato alla Valle d'Aosta le chiavi del proprio destino. Abbiamo trasformato la resistenza in ricostruzione, passando dalle armi alle leggi, dal conflitto al contratto sociale. Se il 1945 è stato l'anno della libertà riconquistata, il 24 aprile 1949 rappresenta la maturità di quella libertà. In quella data i Valdostani si recarono per la prima volta alle urne per eleggere il proprio Consiglio regionale. Fu il passaggio fondamentale dalla gestione provvisoria e nominata dai comitati alla piena legittimazione popolare. Votare in quel 24 aprile significava dire: siamo capaci di autogovernarci. Fu la prima vera assise democratica e autonomista.
Tuttavia, celebrare queste date oggi richiede un esercizio di verità che non può prescindere dalla cronaca di questi giorni. Non possiamo onorare la prima Assise democratica del 1949 e al contempo assistere in silenzio a una strategia difensiva della Giunta che rischia di minare le fondamenta stesse della nostra architettura legislativa. Mi riferisco alla decisione di difendere la posizione del presidente Testolin, arrivando a ipotizzare, seppur in via residuale, l'incostituzionalità di parte della legge 7 agosto 2007, la n. 21. È un atto che solleva un interrogativo profondo: come può un'Istituzione, nata per esercitare il potere legislativo, in nome dell'autonomia, chiedere alla Corte costituzionale di dichiarare incostituzionale una propria legge pur di tutelare un singolo interesse di parte? Quando un leader o una Giunta mettono in dubbio la validità delle proprie regole interne per risolvere una crisi contingente, generano un senso di incertezza e sfiducia nei cittadini. Questa scelta rischia di creare un precedente pericoloso, pericolosissimo, dove la norma non è più il binario comune, ma uno strumento flessibile a seconda della convenienza del momento. Questa liquidità del diritto non è forse l'opposto di quella solidità che i Padri costituenti valdostani cercavano di costruire nel 1949? È un atto di auto-delegittimazione. Un'Istituzione funziona se agisce da contenitore sicuro. Ecco, onorare, e concludo, il 25 aprile 1945 e il 24 aprile 1949 significa difendere l'autonomia non solo a parole, ma rispettando la dignità delle leggi che quest'Assemblea - termino - ha promulgato. L'autonomia non è uno scudo per la conservazione del potere, ma un impegno verso la coerenza e la stabilità delle nostre regole democratiche.
Président - La collègue Baccini a demandé la parole.
Baccini (LRV) - Oggi ci troviamo di fronte a una vicenda che va ben oltre un semplice caso giudiziario, parliamo di una situazione che mette in discussione i principi fondamentali della nostra democrazia, la legittimità delle Istituzioni, la trasparenza politica e il rispetto delle regole. È in corso un ricorso che riguarda l'elezione del Presidente regionale, al centro della controversia c'è un tema delicato: il rispetto dei limiti di mandato previsti dalla legge regionale, ma ciò che rende questa vicenda ancora più complessa è la strategia difensiva adottata. Si valuta addirittura di mettere in discussione la costituzionalità della stessa legge regionale che disciplina questi limiti. È qui che nasce il vero nodo politico, invece di difendersi nel perimetro delle norme esistenti, si sceglie di mettere in discussione la norma stessa. Una legge regionale, voluta, votata e approvata diventa improvvisamente un ostacolo da rimuovere e non attraverso un confronto politico trasparente, ma attraverso una strategia giuridica che punta a delegittimarla, è qui che sta un ulteriore elemento che rende questa scelta ancora più grave. Questa legge sui limiti di mandato non è piovuta dall'alto, è stata voluta da questo Consiglio, è stata sostenuta dall'Union Valdôtaine, la stessa forza politica che oggi esprime il Presidente e in quest'aula siedono ancora Consiglieri che quella legge l'hanno votata, difesa e approvata, perché, quando una maggioranza di Governo si trova a difendere la propria posizione, mettendo in discussione le regole che essa stessa ha contribuito a creare, si apre una frattura, non solo giuridica, ma anche etica e politica. Come è possibile che ciò che ieri era considerato giusto, necessario per la qualità della nostra democrazia oggi diventi improvvisamente incostituzionale? Come è possibile che una regola pensata per limitare il potere venga messa in discussione proprio nel momento in cui quel limite entra in gioco? Infatti questa scelta ha generato tensioni interne alla maggioranza, alcuni Consiglieri hanno espresso dubbi sull'opportunità di una simile linea difensiva, ritenuta politicamente inopportuna. Questo è un segnale importante, significa che non siamo davanti solo a uno scontro tra maggioranza e opposizione, ma a una crisi più profonda che attraversa le stesse Istituzioni, una crisi di fiducia. Quando una Regione autonoma mette in dubbio la propria legge per difendere chi governa, non siamo più nel terreno della normale dialettica istituzionale, siamo in una zona grigia, dove il confine tra interesse pubblico e interesse personale rischia di sfumare.
C'è un ulteriore elemento emerso in questi giorni che aggrava questo quadro che non possiamo ignorare, apprendiamo infatti, dagli organi di informazione, che su un tema cruciale come quello delle concessioni idroelettriche si è assistito a una comunicazione avvenuta durante un congresso di partito, anziché attraverso i corretti canali istituzionali. Non è solo una questione di metodo, è una questione di rispetto, è una mancanza di rispetto verso il Consiglio regionale che è stato tenuto all'oscuro dei contenuti delle modifiche. È una mancanza di rispetto verso la Regione autonoma, che dovrebbe essere protagonista e non spettatrice nelle decisioni che riguardano le proprie risorse ed è soprattutto una mancanza di rispetto verso la nostra autonomia speciale, perché l'autonomia non è una formula astratta, è il diritto e il dovere di partecipare pienamente ai processi decisionali che incidono sul nostro territorio. Le concessioni idroelettriche non sono un tema marginale, rappresentano una leva strategica fondamentale per l'economia e per il futuro della Valle d'Aosta e allora è legittimo chiedersi come è possibile che un passaggio così rilevante venga annunciato in un contesto di partito, mentre le istituzioni regionali non sono messe nelle condizioni di conoscere, discutere e valutare. Questo modo di procedere svuota il ruolo delle Istituzioni, indebolisce il confronto democratico e rischia di trasformare l'autonomia in un elemento formale, anziché sostanziale. L'autonomia non è un privilegio da usare quando conviene e da aggirare quando diventa scomoda. L'autonomia è responsabilità, è la capacità di darsi regole e rispettarle, ma anche di pretendere rispetto da parte degli altri livelli istituzionali. E allora la domanda diventa inevitabile: quale messaggio si dà ai cittadini? Che le regole valgono finché non toccano chi governa? Che una legge può essere messa in discussione non perché è ingiusta per tutti, ma perché è scomoda per qualcuno? Che decisioni fondamentali per il nostro territorio possono essere comunicate altrove senza un reale coinvolgimento delle Istituzioni che lo rappresentano? Questo non è un buon segnale, non lo è per la credibilità delle Istituzioni, non lo è per il rispetto di questo Consiglio e non lo è nemmeno per l'autonomia speciale della Valle d'Aosta, che rischia di apparire come uno strumento piegato a esigenze personali.
Président - Le collègue Carrel a demandé la parole.
Carrel (ADC) - Prendo la parola in questo giorno che posso definire almeno triste per la nostra autonomia, se non forse uno dei più tristi degli ultimi 80 anni o, meglio, degli 80 anni di storia della nostra autonomia e parto proprio dall'ultimo messaggio che ha lasciato la collega Baccini a cui mi aggrego, ma mi auguro - in quanto la Coordinatrice di Forza Italia ci ha annunciato sui giornali che lascia per bon ton al presidente Testolin la possibilità di illustrare i dettagli sulla norma di attuazione della Commissione paritetica, quindi la norma di attuazione sull'idroelettrico - che dopo potremo approfondire questo tema nelle comunicazioni del Presidente.
L'altro punto, un punto sicuramente centrale, sul quale si sono già espressi i colleghi, è un punto dirimente per il futuro della nostra autonomia o per come interpretiamo la nostra autonomia. Quest'Aula, questa sala è il cuore pulsante, dal nostro punto di vista, del concetto di autonomia, la volontà dei Valdostani di avere delle regole autonome e di essere in grado di discutere, con diversi punti di vista, di trovare degli accordi laddove è possibile, di trovare delle leggi e di rispettarle. Ecco, è questo il punto grave, il punto che mi vede preoccupato, il punto che oggi mi fa dire: "Siamo in una situazione brutta e in uno dei punti più bui dei nostri 80 anni di autonomia", perché, vedete, se Renzo Testolin, in quanto persona fisica, intende nelle sue difese usare il concetto di incostituzionalità, forse non vi è un problema, se la Giunta regionale ritiene corretto di costituirsi parte civile e, leggendo la delibera si dice chiaramente che questo atto è volto a tutelare la corretta applicazione della legge regionale 21/2007 sulla forma di governo e l'equilibrio complessivo degli organi regionali, ebbene, leggendo questa delibera forse possiamo anche capire che possiamo anche costituirci parte civile; vi sono però poi degli altri aspetti che non sono secondari. Renzo Testolin non è solamente una persona fisica, ma è anche e soprattutto il Presidente di questa Regione, la Regione autonoma, almeno fino ad oggi, Valle d'Aosta. Vi è l'altro aspetto: la Giunta regionale ha deliberato di costituirsi parte civile, ma nelle sue difese vi è - anche se in ultima istanza, ma poco importa in quale posizione della relazione viene essa messa - la possibilità di dichiarare incostituzionale una legge che questo Consiglio e che questa nostra forma di autonomia ha voluto e votato. Questo è grave, è gravissimo e non la metto dal punto di vista politico, perché tutti noi qui, in diverse campagne elettorali, abbiamo espresso il principio e il valore dell'autonomia, tutti noi fino a sei mesi fa andavamo in giro nei nostri comuni a dire: "Nous sommes pour l'autonomie, nous sommes des autonomistes vrais" e chi è più vero e chi è più puro e poi, quando arriviamo qui, facciamo esattamente l'opposto.
Ebbene, io non so se vi è stata la consegna del silenzio e quindi della maggioranza nessuno parlerà, qualcuno a titolo personale ha già parlato sui giornali e ci piacerebbe ovviamente sentire la sua versione anche qui, perché ovviamente questo è il luogo dove bisognerebbe discutere di questi temi e di questi argomenti e non esclusivamente sui giornali, ma è qui che il dibattito politico andrebbe fatto e bisognerebbe portarlo avanti soprattutto con determinazione, ma io credo, presidente Testolin, che oggi, al di là di tutto, al di là delle posizioni personali e politiche, lei abbia ancora un'occasione per dare un segnale chiaro che ha veramente a cuore l'autonomia valdostana. Ammetta che c'è stata una svista, ammetta che c'è stato un errore e una poca valutazione politica di quanto vi era scritto in quelle memorie difensive, ammettetelo e prendete le decisioni che ne conseguono e politicamente possiamo riniziare un percorso tutelando in primis il Consiglio regionale, tutelando veramente gli interessi della nostra Regione e della nostra comunità, così non lo stiamo assolutamente facendo.
Président - La parole au collègue Campotaro.
Campotaro (AVS) - Dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto è chiara la gravità e l'inopportunità della vicenda introdotta nelle sue comunicazioni a seguito della lettera dei colleghi di Fratelli d'Italia, vicenda che è scivolata in un pericoloso paradosso ai danni della nostra autonomia. Dagli atti depositati emerge un dato inequivocabile: il ricorso promosso dai colleghi Minelli e Torrione non ha impugnato alcun atto amministrativo della Regione, ma mira esclusivamente ad accertare il diritto soggettivo del presidente Testolin a ricoprire una carica in Giunta per la quarta legislatura consecutiva. È dunque singolare che la Giunta abbia scelto di intervenire in giudizio, impegnando oltre 21 mila euro di risorse pubbliche, per sostenere una posizione che attiene alla sfera personale del singolo e non all'interesse generale dell'Amministrazione. Affiancare allo studio legale, scelto dal Presidente, per la sua legittima difesa, ulteriori legali pagati dai Valdostani è una scelta che rilevo inopportuna e un danno economico per la Pubblica Amministrazione. Non solo, ancora più grave e inaccettabile è la strategia difensiva adottata. Gli avvocati incaricati dalla Regione hanno chiesto, seppur in via subordinata, ma comunque lo hanno chiesto, di promuovere una questione di legittimità costituzionale proprio su un articolo della nostra legge regionale n. 21/2007. Siamo davanti a un precedente pesantissimo: l'organo esecutivo, tramite i propri legali, chiede di annullare una norma approvata da questo Consiglio, pur di non applicarla al caso di specie. Mi chiedo - e chiedo a questa Giunta - come possa una maggioranza che si proclama autonomista avvallare una linea che invita lo Stato, e la Corte costituzionale, a intervenire d'imperio per limitare la potestà legislativa della Valle d'Aosta. È una posizione che indebolisce le fondamenta della nostra specialità, barattando la certezza del diritto e l'autonomia regolamentare con una contingente necessità di conservazione del potere. È anche una confessione di incapacità politica - come è stato detto - visto che la Giunta poteva agire a tempo debito e proporre al Consiglio una modifica della legge, qualora l'avesse mai considerata sbagliata nella sua impostazione.
Condividiamo le posizioni già espresse da altri membri di questa minoranza in merito alla degradazione del ruolo del Consiglio. La scelta di mettere in discussione la legittimità delle nostre leggi regionali colpisce la dignità dell'Assemblea legislativa e le sue capacità di disciplinare autonomamente i propri profili ordinamentali. Nella lettera dei Consiglieri di Fratelli d'Italia si chiedeva alla Presidenza del Consiglio di attivarsi in ogni sede opportuna per tutelare l'autorevolezza di quest'istituzione contro chi, dall'interno della stessa Regione, ne contesta la validità normativa. La risposta del presidente Aggravi non è però per nulla soddisfacente e ancora una volta, come è già successo nella scorsa legislatura, la Presidenza del Consiglio non prende una posizione netta e chiara. Il prospettato ricorso alla Corte costituzionale viene minimizzato, mentre la critica dovrebbe essere drastica e netta. Una cosa - me lo consenta presidente Aggravi - si poteva e doveva fare: invitare l'avvocato della Regione, l'Avvocatura regionale e il Presidente della Regione ad abbandonare, a stralciare la richiesta di ricorso alla Corte costituzionale. Tutto il resto, come ad esempio dire che AVS non doveva partecipare al voto, mi suona davvero come delle chiacchiere inconcludenti.
Infine, siccome la mia età mi porta a utilizzare le nuove tecnologie messe a disposizione dei Consiglieri, vorrei far notare che è paradossale che in questa vicenda la Giunta si trovi a percorrere strade opposte persino a quanto indicato da Consilium, cioè l'intelligenza artificiale a disposizione del Consiglio regionale. Interrogato sul punto, più volte con formule diverse, il sistema è stato lapidario: il limite al mandato è chiaro e non prevede deroghe per una quarta legislatura consecutiva. Fa sorridere, se non fosse tragico, che un algoritmo istituzionale mostri più rispetto per la ratio delle nostre leggi di quanto non faccia chi quelle leggi dovrebbe proteggerle e attuarle.
Per concludere, mi sarei aspettato che, a fronte di questa bagarre istituzionale, venissero fornite direttive chiare, affinché non si proseguisse sulla strada della segnalazione della legge alla Corte costituzionale che mette in pericolo la nostra potestà legislativa. Non si può difendere l'autonomia a parole e poi chiederne lo smantellamento nelle aule di un Tribunale.
Presidente - Prima di dare la parola al collega Guichardaz, mi consenta, collega Campotaro, visto che ha interessato questa Presidenza, sottolineando in premessa che lei fa parte di un gruppo che è parte molto più interessata nella vicenda… ne prendo atto e prendo altrettanto atto che forse nella mia risposta ci sono degli elementi molto sensibili, lei me lo ha confermato, che forse sono importanti per sottolineare una serie di cose, quindi la vostra o la sua insoddisfazione per me è comunque la conferma che ho scritto il giusto, quindi la ringrazio molto. La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Anche se il calendario dei lavori non coincide con il 25 aprile, credo sia giusto, come deciso in Capigruppo, che questo Consiglio trovi oggi il tempo per rivolgere un pensiero serio a quella data. Il 25 aprile non è una pagina da archiviare nel passato, è una memoria viva e la memoria, quando è autentica, non serve a coltivare nostalgia, serve a mantenere viva la coscienza civile e a ricordarci ciò che è stato perché non torni magari sotto forme diverse e meno riconoscibili. Il 25 aprile è il giorno in cui l'Italia celebra la liberazione dal nazifascismo, la fine di un regime fondato sulla repressione, sulla guerra, sulla negazione del dissenso, sull'idea che lo Stato potesse pretendere obbedienza assoluta sacrificando la persona al potere, ma dentro la parola "liberazione" c'è già il significato più profondo di questa ricorrenza. Liberazione e libertà hanno la stessa radice, non è solo un fatto linguistico, è un fatto storico, civile e morale. Ci si libera da qualcosa per poter finalmente essere liberi: liberi dalla paura, dalla censura, dall'omologazione forzata, dalla violenza politica, liberi dall'idea che il cittadino debba essere suddito e che il pensiero unico debba sostituire il pluralismo. Per questo il 25 aprile non rappresenta soltanto la caduta di un regime, rappresenta l'inizio di una costruzione nuova: quella della democrazia repubblicana. Dopo la liberazione arrivano i referendum tra la monarchia e la Repubblica, il voto delle donne, l'assemblea costituente, l'incontro tra culture e politiche diverse che seppero riconoscersi in un bene comune più grande delle divisioni. Nasce così la Costituzione italiana ed è importante ricordare che quella Carta è figlia della libertà negata, è la risposta democratica a ciò che il fascismo aveva cancellato. Quando tutela la libertà di pensiero, di stampa, di associazione, di culto, la libertà personale, non enuncia formule astratte, dice agli Italiani: "Questo non dovrà mai più essere eliminato ed essere tolto". Quando riconosce il diritto al lavoro, alla salute, all'istruzione, alla dignità sociale, all'uguaglianza formale e sostanziale tra i cittadini, afferma un principio altrettanto essenziale: la libertà non è vera se resta solo proclamata, ha bisogno di condizioni concrete per essere vissuta. Per questo la democrazia tiene insieme diritti e doveri, libertà individuale e responsabilità collettiva.
La libertà non è arbitrio, non è legge del più forte, vive dentro regole condivise, nel rispetto reciproco, nel riconoscimento dell'altro ed è qui che il 25 aprile continua a parlarci, perché, quando la memoria si affievolisce, si indebolisce anche la capacità di riconoscere i pericoli. Le forme cambiano, ma certe tentazioni ritornano… il culto dell'uomo forte, dell'uomo solo al potere, il disprezzo delle regole, la delegittimazione dell'avversario, la paura usata come strumento politico, il dissenso trattato come un fastidio invece che come una ricchezza democratica, che non riguarda solo il nostro passato; basta osservare il mondo di oggi: guerre, aggressioni, civili colpiti, repressioni interne, diritti compressi, libertà ridotte in nome della forza e della sicurezza. Colleghi, nessuna democrazia è perfetta, ma la democrazia conserva una qualità decisiva, permette la critica, il controllo, l'alternanza, la correzione degli errori senza ricorrere alla violenza o alla prepotenza, consente di cambiare strada senza distruggere tutto. Per questo il 25 aprile non è una festa contro qualcuno, è una festa per qualcosa: per la libertà, per la pace, per la dignità della persona e per una convivenza civile fondata sul rispetto. Anche qui in Valle d'Aosta, terra di autonomia, di pluralismo linguistico e culturale, questa data assume un significato particolare: ci ricorda che anche l'autonomia vive soltanto dentro la democrazia, dentro istituzioni credibili e dentro una cittadinanza vigile e consapevole. Onorare quindi il 25 aprile non significa soltanto commemorare chi ha lottato: significa essere degni di quell'eredità, difendere ogni giorno la qualità della vita democratica, la scuola, la cultura, l'informazione libera, il rispetto delle minoranze e la giustizia sociale, perché la libertà non è conquistata una volta per sempre, ogni generazione la riceve in consegna e ogni generazione deve decidere se custodirla o consumarla.
Presidente - La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Il 24 e il 25 aprile non sono semplicemente due ricorrenze consecutive nel calendario, sono due passaggi della stessa storia. Il 24 aprile 1949, con le prime elezioni regionali valdostane, si apre concretamente una stagione nuova, in cui una comunità, la nostra, torna a scegliere, a rappresentarsi e a decidere. Quattro anni prima, il 25 aprile 1945, con la liberazione, al termine del periodo della resistenza, si erano poste le basi affinché quella possibilità diventasse reale: la fine della dittatura e dell'occupazione, l'inizio della libertà. A mio avviso, non è retorica dire che lì nasce la nostra democrazia, nasce dalla resistenza, dal rifiuto del fascismo e della guerra e prende forma nella Costituzione italiana che traduce quei valori in regole, diritti e doveri condivisi e poi nello Statuto speciale del 1948 e nel primo Consiglio regionale eletto dalla popolazione, dalle Valdostane e dai Valdostani.
Oggi non viviamo in un periodo in cui la democrazia è seriamente in pericolo, no, ma è evidente che esistono pressioni, semplificazioni, tentativi di svuotarla nella delegittimazione delle Istituzioni, nella riduzione degli spazi di partecipazione, nella fatica a riconoscere il valore del pluralismo. Proprio per questo le due date che commemoriamo parlano al presente, ricordarle significa ribadire che la democrazia non è un dato acquisito una volta per tutte. è una costruzione continua che vive se viene praticata, se viene difesa e aggiornata. Il 24 aprile, e soprattutto il 25, Festa della liberazione, ci ricordano che libertà e autonomia non sono parole astratte, ma responsabilità concrete e direi oggi più che mai, sta a noi tenerle vive, esercitarle, senza retorica, ma davvero con coerenza.
Président - Y a-t-il d'autres interventions? La parola all'assessore Bertschy.
Bertschy (UV) - Cari colleghi, ci sono stati momenti migliori per prendere la parola in aula. Io volevo semplicemente, da un lato, ringraziare chi è intervenuto, perché credo che la cosa più bella che possiamo fare qua è esprimerci con trasparenza e con piena attività a livello politico. Quello che mi sento di dire è che noi ci riserviamo di entrare in questo dibattito distanti da questa giornata, perché oggi, anzi, in questi minuti, dove comincerà… per quanto riguarda il dibattito, abbiamo scelto come gruppo, come linea di maggioranza di rispettare l'Autorità giudiziaria, siamo in una posizione diversa politicamente, capisco l'atteggiamento dei gruppi di opposizione, non schiviamo la discussione, avremo modo di entrarci.
Io dico solamente che mi dispiace che anche gli interventi di questa mattina siano stati viziati da un'interpretazione di chi ha ricorso contro di noi, non avete potuto ovviamente leggere gli atti della tesi di difesa, vi siete basati su quello che avete potuto leggere dai giornali, noi ci riserviamo di mettervi a disposizione tutto questo perché, come voi, amiamo la nostra Regione, amiamo la nostra autonomia, mai ci sogneremmo di mettere in difficoltà il Consiglio regionale. Quello che noi stiamo cercando di fare è di tutelare quel principio, perché il principio va nella direzione di creare il rinnovo delle cariche, di dare la possibilità di crescere all'interno anche di quest'Assemblea e di dare a tutti la possibilità di intervenire, evidentemente un conto è salvare un principio, un conto è creare un'applicazione differente dalla finalità per la quale questo è stato pensato.
Vi ringraziamo quindi, vi chiediamo un minimo di rispetto per il fatto che questa mattina riteniamo che il Tribunale debba poter continuare la sua attività e noi poi politicamente sapremo all'interno dell'Union e all'interno di quest'Assemblea in maggioranza prendere piena coscienza di quello che politicamente è stato detto.
