Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 402 du 8 avril 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 402/XVII - Reiezione di mozione: "Tutela dell'autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e del pluralismo culturale nelle istituzioni scolastiche della Valle d'Aosta".

Aggravi (Presidente) - Alla presenza di 31 colleghi possiamo riprendere i lavori. Eravamo alla discussione generale del punto n. 6.

Prima di dare la parola al collega Guichardaz, sollecitato da alcuni colleghi, viste le temperature, do la possibilità di togliersi la giacca, ma ai Consiglieri che intervengono chiedo di reindossarla. La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Provo a riprendere alcuni passaggi del dibattito, perché credo che aiutino a chiarire meglio non solo il senso della mozione, ma anche alcune letture che sono state date questa mattina, a mio avviso, in modo un po' forzato. Parto dal collega Bellora. Devo dire, collega, che apprezzo lo sforzo, che non è scontato, di non trasformare ogni intervento in una lezione di diritto costituzionale; non sfugge però una certa impostazione sferzante, mi si permetta, nel giudicare il modo in cui è stata scritta questa mozione.

Io capisco che ogni atto venga letto con la lente di chi ha una formazione giuridica, che si cerchino incongruenze, imprecisioni e sfumature non perfettamente allineate a un certo linguaggio tecnico. Può darsi che non sempre il linguaggio - questo lo ammetto - sia impeccabile sotto quel profilo, ma qui non stiamo scrivendo dei trattati di diritto, né dei manuali di dottrina, non stiamo neanche scrivendo delle sentenze, per fortuna, stiamo scrivendo degli atti politici. Negli atti politici il linguaggio dovrebbe essere, per quanto possibile, chiaro, comprensibile e aderente al contesto e alla funzione che quell'atto svolge. Pretendere che tutto venga ricondotto a un canone giuridico unico rischia di diventare non un contributo al dibattito, ma un modo per delegittimare chi propone atti che, mi si permetta, hanno una natura diversa. Peraltro, se vogliamo essere onesti fino in fondo, le sfumature che si possono legittimamente criticare nei nostri testi si possono poi tranquillamente trovare anche negli atti presentati da altri gruppi. Ho riletto la nostra mozione e ho riletto anche la risoluzione che avete oggi ritirato e devo dire che, se vogliamo cercare il pelo nell'uovo, lo troviamo in entrambe. La differenza però è che noi non abbiamo costruito una critica sul piano formale, ma abbiamo cercato, magari non ci siamo riusciti, di cogliere il senso politico di ciò che era scritto. Qui vengo al punto per spiegare questa mia considerazione, perché non è vero, collega Perron, che la vostra risoluzione non contiene una generalizzazione nei confronti della scuola e degli insegnanti, come quello che lei ha detto in conclusione di mattinata. Quando si parla, colleghi, di clima omologante marxista, quando si suggerisce che vi sia una tendenza diffusa a orientare il pensiero degli studenti, quando si conclude - così è stato scritto - che occorre ricondurre la scuola - questo era nell'impegnativa - a un dibattito più corretto e plurale, io credo che non serva essere avvocati per capire qual è il significato implicito. Il messaggio è chiaro: la scuola sarebbe un luogo in cui prevale una certa cultura e quindi va riequilibrata.

Questa lettura, se la si porta alle estreme conseguenze, rischia di sconfinare in una ricostruzione storica, colleghi, che mi pare francamente eccessiva, perché richiamare Gramsci e addirittura far partire una lettura della scuola contemporanea da quella stagione significa spostare il discorso su un piano che non tiene conto né del contesto, né delle trasformazioni storiche. Siamo di fronte a un periodo, quello che voi avete citato nelle premesse della vostra risoluzione, quello tra gli anni Venti e il Fascismo, in cui, questo sì, la scuola fu oggetto di un controllo ideologico esplicito e istituzionalizzato. Ricordo semplicemente che nel 1931 agli insegnanti universitari fu imposto il giuramento di fedeltà al regime fascista, che è uno degli anni di quel periodo che sono citati nelle premesse della vostra risoluzione e chi non lo prestò venne allontanato dall'insegnamento, non è che gli fu data una sanzione disciplinare. Il controllo politico sulla scuola in quel periodo non era un'ipotesi, era una realtà normativa addirittura. Allora, se vogliamo utilizzare la storia con rigore - poi io non insegno niente agli storici, ma credo che l'utilizzo della storia sia anche una sorta di escamotage retorico, che ci sta assolutamente -, però dobbiamo usarla tutta e non la dobbiamo usare a pezzi. Tutto il resto, quindi questa lunga traiettoria che dalla teoria gramsciana arriverebbe fino alla scuola di oggi come luogo di egemonia sistematica di una certa Sinistra mi pare una semplificazione che non aiuta a capire. Noi abbiamo cercato di rispondere a questa impostazione riportando il tema dentro un quadro, secondo noi, più realistico e mi spiace che si continui a leggere la nostra mozione come fosse un atto di accusa generalizzata, perché non lo è. Se si legge bene il passaggio contestato, quel famoso punto 4 della nostra mozione, quello che viene detto è molto semplice. Tra l'altro, invito a leggere anche il "considerato che", all'ultimo punto: esistono regole, esistono codici, esistono strumenti disciplinari che intervengono quando qualcuno, come in qualsiasi altro ambito del pubblico impiego, supera i limiti, quello volevamo dire. Probabilmente ci siamo espressi male, ma, se lo si legge senza pregiudizi e tenendo in conto anche le premesse, quello significa. Non di prendere gli insegnanti che guardano a Destra e di ramenarli o di manganellarli in qualche modo, anzi, è proprio lì: chi usa la scuola per trasmettere messaggi politicamente inammissibili e inconcepibili è giusto che sia sottoposto agli strumenti, però quelli regolari, quelli stabiliti dai contratti, dai codici disciplinari, dal Codice del pubblico dipendente. Ovviamente questo non è un attacco agli insegnanti, lo voglio dire subito, perché non vorrei che poi si capovolgesse il senso: è esattamente il contrario secondo noi. È la tutela della libertà di insegnamento, ma anche e soprattutto della credibilità del sistema, che è ciò che sta a cuore anche a voi.

Vengo poi a un altro punto che è stato sollevato, cioè questa idea che la scuola sia storicamente orientata a Sinistra. Francamente faccio fatica a riconoscermi in questa lettura. Nella mia esperienza non ho mai colto un'impostazione così nettamente connotata. Se vogliamo portare degli esempi concreti, qualcuno ha portato il proprio insegnante di filosofia al liceo classico, eccetera, l'unico caso in cui ho avuto la consapevolezza dell'orientamento politico di un'insegnante è stato a posteriori, quando questa insegnante si è candidata. Ve la siete dimenticata nell'elencazione dei vari insegnanti, non sto a dirvi chi era. Nella sua attività didattica io sinceramente non ho mai percepito forzature ideologiche. Tra l'altro, insegnava italiano e storia alle scuole superiori e non ho mai colto questa impostazione se non quando l'ho vista candidata ed è diventata una nostra ex collega. Sulla questione degli anni di piombo e del richiamo a Sergio Ramelli che avete fatto all'interno della vostra risoluzione credo che anche qui serva un minimo di rigore, di spiegazione. Ramelli è una vittima indubitabilmente ed è giusto ricordarlo come tale, ma non è corretto, secondo me, utilizzare quel periodo per costruire una narrazione unidirezionale. In quegli anni, negli anni di piombo - detti così perché si usavano i colpi di pistola per eliminare quelli che secondo alcuni erano avversari politici - la violenza politica è stata trasversale e ha colpito giovani da entrambi le parti. Voi avete citato Ramelli, io cito Claudio Varalli, Fausto Tinelli, Lorenzo Iannucci, Valerio Verbano, uccisi da ambienti neofascisti e dell'estrema Destra. Allo stesso tempo mi si permetta di dire questo: le Brigate Rosse non colpivano solo… quelli che ho citato avevano tutti sotto i 18-19 anni ed erano tutti studenti. Dicevo che le Brigate Rosse - anche su questo cerchiamo di costruire una narrazione che sia corretta - non è che colpivano solo le persone di Destra. Ve lo ricorderete bene, io purtroppo sono un po' fissato rispetto a quel periodo storico, perché è un periodo tragico e che è bene probabilmente indagare: colpivano sindacalisti, giornalisti ed esponenti del mondo del lavoro e della Sinistra riformista considerati nemici perché non erano abbastanza rivoluzionari. Quella è stata una stagione di radicalizzazione estrema che ha travolto tutto e che oggi, a distanza di anni, dovrebbe insegnarci, colleghi, proprio il contrario, cioè che le semplificazioni ideologiche portano sempre a esiti incontrollabili. Lo dico da persona di Sinistra che ha guardato a quel periodo come a un periodo tragico per la libertà di espressione e per tutto il resto.

Vengo al tema della Cittadella, che questa mattina è stata citata dal collega Manfrin. Francamente io non colgo il nesso con questa mozione. Il lavoro fatto su quel progetto, anche negli ultimi anni, è stato quello di riportarlo, io credo, al suo spirito originario. Non un luogo di gestione calata dall'alto, ma uno spazio - io parlo degli ultimi anni - di partecipazione, di progettualità e di frequentazione dei giovani, costruito attraverso bandi. Negli ultimi anni si sono fatti dei bandi che valorizzano le idee e non la semplice assegnazione di spazi, che non individuano dei gestori in maniera precisa, quanto meno per quanto riguarda il ruolo che è stato ricoperto e che credo sia riportato e che sia portato ancora avanti dal collega Lavevaz.

Sul tema dei contratti questa mattina sono stati citati i contratti collettivi nazionali di lavoro, non voglio eludere nulla, è giusto dirlo: il rinnovo del contratto è un fatto assolutamente positivo, non ho nessun problema a dirlo. Il fatto che tutte le organizzazioni sindacali lo abbiano sottoscritto che cosa dimostra? Visto che io ho fatto il sindacalista per diversi anni e ho firmato anche molti contratti decentrati, in quel caso… e ho partecipato anche ad alcune contrattazioni nazionali… dimostra che è stato raggiunto un punto di equilibrio che non era scontato, colleghi, ma, proprio per questo, dobbiamo dirlo con chiarezza, perché altrimenti poi si fa la narrazione che abbiamo risolto e messo un punto fermo a una situazione. Il contratto è un atto di contrattazione, non è una concessione. I rinnovi contrattuali sono previsti da regole, da accordi quadro e da dinamiche consolidate. Io ho seguito, per esempio, i contratti della sanità, i contratti del pubblico impiego e devo dire che anche quelli sono stati utilizzati alle volte in maniera non del tutto consona. Questa mattina voi citavate il fatto che si usano e si sono usati i contratti in passato a fini elettorali, escludete che anche stavolta si sia raggiunto un accordo su quello, in ogni caso non sono concessioni da parte del Governo. Soprattutto, e lo ribadisco, non risolvono problemi strutturali. Gli aumenti medi di questo contratto, i 143 euro mensili medi, non hanno recuperato integralmente nemmeno l'inflazione, perché, non so se voi avete visto, recuperava mi sembra il 5-6% sul triennio e non hanno modificato in modo significativo il posizionamento dell'Italia nel panorama europeo.

Il contratto non interviene su nodi fondamentali, l'avrete letto, perché parliamo di un contratto normativo, perché voi parlate di tre contratti, ma guardate che i contratti sono il contratto normativo, mi sembra 2022-2025, e poi l'economico 2025-2026-2027, se non ricordo male. Non si parla di concorsi, non si parla di abilitazioni, non si parla di formazione permanente e non si parla di stabilità.

Peraltro, solo un dato: ho fatto una simulazione oggi rispetto alla parità di potere d'acquisto nei vari Paesi. Prima di noi, con 56.000 euro, c'è la Germania, poi il Lussemburgo, la Danimarca, la Spagna al quarto posto con 35.308 euro, i Paesi Bassi, l'Austria, la Svezia, il Belgio, la Finlandia, Malta, Francia, Irlanda, Cipro e Portogallo,

dopodiché con questo rinnovo contrattuale arriviamo noi con 25.366 euro medi…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

no, non fa schifo, ma il problema è che dopo di noi c'è la Lituania, la Croazia, la Slovenia, la Cechia, l'Estonia, la Romania, la Grecia, la Bulgaria, la Polonia e l'Ungheria - speriamo che a breve riprendano in mano i diritti anche dei lavoratori e non solo quelli non civili -, la Slovacchia e la Lettonia. Noi ci piazziamo esattamente a metà, ma non nella metà virtuosa, nella metà meno virtuosa. Questo per dire che non è colpa solo… diciamo così: non è colpa di questo Governo, ma non è che in questi anni, se voi leggete il contratto normativo, si siano assunti dei provvedimenti a livello normativo che tolgono il precariato, molto elevato. Tra l'altro, voi sapete che, per esempio, sul sostegno un insegnante su quattro è precario e questo incide, tra l'altro, sulla qualità complessiva del sistema. Uno su sette è ancora precario nella scuola pubblica e penso che lo vediamo anche qui, lo vediamo nelle nostre scuole, dove dipendiamo comunque dai concorsi nazionali, non possiamo mettere in piedi un concorso regionale né per gli insegnanti, né per i dirigenti, dobbiamo aspettare i calendari dei concorsi nazionali. Lo vediamo anche nelle storie personali di colleghi che da anni insegnano senza una stabilizzazione definitiva.

Infine fatemi dire una parola sulla questione dei cosiddetti "movimenti pro-Palestina". Stamattina non so chi ha accennato alla questione, forse il collega Domanico. Ridurre tutto a una lettura ideologica di Sinistra, mi si permetta di dire, è una semplificazione che non regge. Dentro quei movimenti c'è di tutto. Ci sono ragazzi che manifestano contro la guerra e per fermare le stragi di civili, la colonizzazione dei territori in Cisgiordania e ci sono frange - questo sì, avete ragione - più radicali. Io vi dico: facciamo attenzione, perché stanno emergendo sempre più chiaramente anche componenti di antisemitismo che non appartengono solo a una narrazione di una certa Sinistra radicale. Io ho seguito il dibattito francese sulla France Insoumise e l'idea che Mélenchon e i suoi accoliti in qualche modo propongano e propugnino una sorta di antisemitismo. Purtroppo devo dire - e questo lo potete vedere dagli attentati che si susseguono sempre di più - che anche certe frange di estrema Destra cominciano a uscire di nuovo fuori e cominciano a fare degli atti dimostrativi, che purtroppo diventano sempre più intollerabili da un punto di vista dell'idea che trasmettono. Su questo credo che, per quanto ci riguarda, noi non abbiamo nulla da rimproverarci. Abbiamo sempre affrontato il Giorno della Memoria con serietà e rispetto. Abbiamo sempre, almeno io personalmente, celebrato il Giorno del Ricordo senza strumentalizzazioni, cercando di tenere insieme il rispetto delle vittime e la complessità storica. Ne abbiamo parlato tantissime volte dentro quest'aula e non credo che ci si possa accusare a vicenda di essere favorevoli a una lettura storica che alle volte viene fuori dai dibattiti.

Vengo infine al senso della mozione. Questa non è una mozione ovvia, perché, se fosse davvero ovvia, non ci sarebbe difficoltà, colleghi, a votarla. È una mozione che interviene dentro un clima politico preciso e che chiede una presa di posizione.

Per riprendere la questione della mamma, come dicevo stamattina, è un po' come dire che se si vuole bene alla mamma… lo diciamo tutti e lo ripeto, ma non è indifferente dirlo quando serve, perché alle volte si dà per scontato e ci sono delle mamme disperate che credono che, fintanto che i figli non dicono che le vogliono veramente bene, i figli non gliene vogliano più.

Presidente - Se non ci sono altri interventi, chiuderei la discussione generale… la parola al collega Torrione.

Torrione (AVS) - Dopo l'intervento lunghissimo del collega Guichardaz, solo per fare alcune precisazioni su alcune cose che sono state dette questa mattina, velocissimamente.

Intanto al collega Perron dico: assolutamente sì, li preparo prima gli interventi. Probabilmente non ho la sua memoria e la sua capacità oratoria per parlare a braccio, quindi li preparo prima, ma li ho preparati su una risoluzione che era già stata scritta.

La mia affermazione ovviamente non era dire che avete detto che sono tutti di Sinistra, ma chiaramente il taglio della vostra risoluzione, soprattutto nelle premesse - perché, come è stato detto, l'impegnativa è condivisibile da tutti -, sembrava leggermente sbilanciato, la mia considerazione derivava da quello.

Peraltro all'epoca dell'intervento su Torino è stato lei a dire che le violenze sono prevalentemente di Sinistra. Ho citato semplicemente le sue parole e mi sono anche permesso di dire che forse ci si dimentica che qualche "stragina" è stata fatta anche dalla parte non proprio di Sinistra.

Giusto per precisazione comunque alcune occupazioni sono state fatte anche in scuole da ambienti di Sinistra e, peraltro, lo abbiamo guardato stamattina, c'è stato un esposto anche rispetto all'Azione studentesca nel questionario per capire se è una cosa legittima o meno, solo per precisazione ovviamente.

Secondo aspetto. Non credo che fosse nelle sue parole, però non vorrei che passasse che l'educatore è figlio di un Dio minore rispetto all'insegnante. Io semplicemente ho detto che nel ruolo la possibilità di influenzare i propri allievi o le persone che sono in convitto e nei vari luoghi educativi… anzi, mi viene da dire che forse nel ruolo da educatore si ha più facilità e più possibilità di intervenire se si vuole farlo in maniera negativa.

Terza cosa, velocissima, rispetto al collega Bellora. Lei ha citato giustamente degli esempi, la cosa che io contesto è che non si può ragionare su episodi, l'insegnante di filosofia, che peraltro abbiamo condiviso nel nostro percorso di liceo, magari lei con più fastidio, io un po' meno, vista la persona, l'abbiamo poi apprezzato o patito tutti quanti, solo per dire che sono episodi, non bisogna cadere nelle generalizzazioni, che diventano poi pericolose.

Sulla questione dei pro-Pal ha già detto il collega Guichardaz, ma anche lì, anche fosse vero che tutte le manifestazioni pro-Pal sono organizzate da forze di Sinistra, perché no? Si vede che alcuni temi sono più sentiti dalla Sinistra che dalla Destra, cosa c'è di male? Me lo domando.

In ultimo invece una considerazione che non c'entra niente, perché, se di fatto le mozioni sono sempre un momento interessante di questo Consiglio, quello che mi fa un po' specie è che spesso ce la cantiamo e ce la suoniamo in questi due lati opposti del quadrato e quello che mi manca è il parere degli altri colleghi Consiglieri. Spero che anche questa volta non si riducano a un intervento finale che dice una posizione unica, con una persona che riassume le posizioni di tutti. Personalmente farebbe piacere sapere cosa ne pensano i diversi colleghi su un tema che comunque non è marginale…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

…beh, certo, magari riduciamo il quantitativo degli interventi. Facciamolo di default, così almeno non ci limitiamo… nel senso che comunque a me questa dialettica piace molto, io apprezzo comunque anche lo scontro, se rimane ovviamente nei termini eleganti ed educati, perché lo scontro, che poi è un confronto, fa piacere e arricchisce tutti quanti. L'assenza di buona parte di questo Consiglio in una discussione come questa a me spiace e un pochettino mi fa specie; poi non so se è la prassi, la norma, non l'ho ancora capito in questi pochi mesi, spero che non lo sia e lo capirò nei prossimi.

Presidente - Chiudo la discussione generale. Per il Governo, la parola all'assessore Lavevaz.

Lavevaz (UV) - Quelques considérations de ma part, d'abord sur le débat d'aujourd'hui en partant du début et de la fin en considérant la dernière intervention du collègue Guichardaz. Vous voyez, ce n'est pas une question simplement de tautologie, parce que je crois que vous avez un peu banalisé mes considérations sur la réponse que j'avais faite à votre motion par rapport à l'Université. Vous l'avez fait, bien sûr, en sachant de le faire, mais je retournerai sur cela.

Vous avez omis volontairement, ôté, je dirais, le c?ur de la question, qui n'est pas celle de la tautologie ou de l'amour pour la mère, mais c'est autre chose.

Par rapport à l'occasion ou à l'opportunité que vous avez dite au début de dire ou de ne pas dire surtout quelque chose, je crois que sur cela on a peut-être des idées un peu différentes, mais je crois que la question est toujours plutôt la finalité pour laquelle on dit ou on ne dit pas quelque chose ou surtout on fait ou on ne fait pas n'importe quoi.

J'ai bien peur que votre but, le but de cette motion, laissant de côté la tautologie, comme je disais, c'était un peu de jouer ce match de ping-pong, comme le collègue Perron a dit tout à l'heure, c'est-à-dire de vouloir reporter ce débat à l'intérieur de cette salle, parce que - on l'a dit déjà plusieurs fois - la motion qui part de la résolution, qui arrive de l'interpellation, qui arrive de l'initiative, je ne sais plus de qui et d'où… c'est évident que la finalité c'était ce match, un match qui n'est sûrement pas négatif, de nulle façon quelque chose qui n'est pas à retenir dans un débat politique ou quelque chose qui est étrange. Cela fait partie de la politique, mais je crois que c'est quelque chose, en tout état de cause, qui n'est pas particulièrement utile à l'école, c'est mon idée, utilité de l'école, que, par contre, j'estime être la seule chose qui me concerne étant donné mon rôle et qui m'intéresse.

Ce débat entre déploiement de Droite ou de Gauche risque de produire, je l'ai déjà dit l'autre fois… plutôt que risque de produire c'est une certitude : produit exactement l'effet inverse de celui qui est affiché être l'objectif, ou que tous ceux qui sont intervenus prêchent être l'objectif, c'est-à-dire de défendre l'école, et cetera, et c'est là le point, parce qu'on affirme, d'un côté, de vouloir défendre l'école contre toute instrumentalisation politique, mais on se plaint si une motion divisive - il était une motion divisive - est retirée et il faut à tout prix déterrer la question et exhumer la polémique, parce que c'est cela qu'on tâche de faire; de l'autre côté, évidemment, on introduit une narration qui est, je dirais, fortement idéologique, présentant le monde scolaire vraiment comme un lieu d'hégémonie culturelle organisée. Je considère que tout cela est une erreur. C'est une erreur pour l'école, parce que l'école valdôtaine n'est pas un champ de bataille culturelle ; elle n'est non plus un lieu à surveiller, comme on a dit; elle n'est surtout pas un espace à soupçonner, c'est celui-ci le point. Elle est une communauté éducative qui est composée de professionnels de haut niveau, qui travaillent chaque jour avec sérieux, avec équilibre, avec un grand sens des institutions, dans le respect de l'autonomie scolaire, de la liberté d'enseignement et je dirais aussi des valeurs constitutionnelles. Évoquer surtout des scénarios d'endoctrinement généralisés revient à alimenter la défiance envers l'école, envers les enseignants et de quelque façon à affaiblir même l'autorité de l'école publique. Le véritable risque que je vois pour l'école aujourd'hui n'est pas celui d'une prétendue hégémonie culturelle, mais plutôt d'entraîner d'une quelque façon l'institution scolaire dans une confrontation politique permanente et je crois qu'aujourd'hui on en a eu, d'une quelque façon, un exemple manifeste. L'école doit rester en dehors de tout affrontement idéologique. Je crois que la mission des institutions scolaires n'est pas de classifier d'une quelque façon les idées des enseignants, ni de politiser l'acte éducatif, mais c'est plutôt d'assurer, quelqu'un l'a bien dit, la liberté, le pluralisme et aussi, évidemment, la responsabilité pédagogique.

Je crois qu'aujourd'hui il n'y a aucune situation qui justifie des représentations alarmistes ou des généralisations qui finissent par mettre vraiment en cause l'ensemble d'une communauté professionnelle. Je crois plutôt que défendre l'école signifie avant tout avoir confiance envers l'école, signifie reconnaître la professionnalité des enseignants, évidemment, signifie aussi maintenir l'éducation et l'école à l'écart des simplifications idéologiques.

Pour finir, je crois que nous avons le devoir de tenir la politique hors de l'école, mais surtout de tenir l'instrumentalisation de l'école hors de la politique. Comme on a fait pour la motion concernant l'Université, qui était très semblable à celle-ci, donc nous rejetons la motion et nous ne la voterons pas.

Président - Y a-t-il d'autres interventions ? La parole au collègue Perron.

Perron (LEGA VDA) - Per dichiarazione di voto. Saremo contrari. Al volo, assessore Lavevaz, mi aspettavo questa sua risposta, che fa anche un po' da equilibrista. Giustamente lei deve difendere l'istituzione scolastica nella sua posizione, ciò lo capisco, ma qui non è sotto attacco l'istituzione scolastica. Le posso dire che la sua visione di una scuola che in qualche modo non rappresenta, almeno in senso lato, anche una formazione politica dei giovani è piuttosto naïve, perché non potrà mai essere così. La scuola comunque rappresenta e può rappresentare una visione del mondo di un certo tipo e le visioni del mondo non saranno mai tutte uguali, quindi una certa direzione… ovviamente la scuola fascista andava alla costituzione di un uomo di un certo tipo, tramite la scuola, perché l'insegnamento è quello che forgia le coscienze; la scuola attuale ha certamente una forma di equilibrio, ma anche sull'egemonia culturale che è stata tentata, i colleghi continuano a non vedere la differenza tra voler in qualche modo cercare di arrivare a quel tipo di egemonia e si è cercato… e questo non è un'interpretazione, è storicamente accertato e scritto, perché così avviene, in tutte le università del mondo occidentale c'è una visione di un certo tipo. Oggi non è più marxista, ma è post marxista e non apro le parentesi sennò andiamo lunghi, ma questo è accertato. Esattamente come i regimi autocratici fanno il contrario, cioè lo utilizzano direttamente loro. Solo che siamo in forme democratiche, quindi, quando si vuole influenzare e cambiare la mentalità delle masse, anche in senso politico, si utilizzano gli strumenti della comunicazione e i fascisti furono i primi tra l'altro. Oggi c'è la comunicazione e ci sono anche la scuola e le università, che possono rappresentare una forma di indottrinamento. La nostra scuola riesce a mantenere una posizione e speriamo… tutte le nostre battaglie, quando ci muoviamo e sappiamo di associazioni e interventi che, secondo noi, sono politicizzati nella scuola, andiamo a tutelare l'autonomia della scuola, è esattamente quello che facciamo. Sappiamo e l'abbiamo portato nei dati: di tutti i professori che si sono candidati, o in gran parte, ce ne sono due afferenti più o meno alla nostra area, tutti gli altri sono afferenti a un'area di Sinistra. Questo significa che la scuola è un luogo tendenzialmente orientato a quel tipo, posto che è una statistica molto spiccia.

Le occupazioni nelle scuole: è inutile che dicano che adesso hanno fatto l'esposto, hanno fatto l'esposto sui ragazzi di Azione studentesca, bene, passa la palla al mondo giudiziario, ma le occupazioni delle scuole, e lo sapete benissimo, sono tutte state a Sinistra, quindi non si può dire che la scuola è un luogo sempre neutro, è impossibile che lo sia. Sta però all'Ente statale e, per quanto attiene a noi, all'Ente regionale, almeno mantenere dei parametri: che se dei professori sgarrano, giustamente devono pagare. Ci sono delle sanzioni interne che partono, benissimo, ma a volte certe segnalazioni e certi modus operandi sono conosciuti da tutti e non vengono mai sanzionati, perché così è e questo è un dato di fatto. Noi siamo sempre stati in difesa di questo, quando non vogliamo interventi di un certo tipo sulle scuole, afferenti all'educazione emotiva e a tutte queste robe, lo facciamo nella stessa ottica e lasciamo che siano gli insegnanti a fare il loro lavoro, ma su certe tematiche, compresa la questione della storia, è impossibile pensare che non ci sia una guerra di questo tipo. Avete una visione troppo bucolica della scuola, se lo lasci dire, un po' da Heidi, che qua in Valle d'Aosta ce la facciamo ad avere una scuola che sta fuori un po' da tutto questo, non siamo al di fuori di questo… sì, ma non siamo fuori da questi tentativi di egemonizzare e non saremo fuori. Noi chiaramente facciamo la nostra battaglia politica, potremo certamente spingere un po' di più l'acceleratore, ma questo fa parte dei giochi. Noi quindi non la voteremo ma, appunto, questa mozione è nata perché a Sinistra si preoccupano che qualcuno venga beccato con la mano nella marmellata. Questo è il tema e i ragazzi di Azione studentesca hanno sollevato un problema certamente esistente. A questo punto, se li hanno veramente deferiti alla Magistratura, vedremo cosa succederà. È un questionario che hanno fatto al di fuori, però tentativi di questo tipo abbiamo dimostrato e tutti lo sanno, tutti hanno degli aneddoti, che ci sono, ci saranno e ci sono sempre stati, a partire dagli anni Settanta, per cui poi molti professori arrivano da quel tipo di insegnamento. Il 1968 non è stato un momento sui generis, era una specie di guerra civile all'interno della nostra società, guerra civile che, per certi aspetti, è simile anche a quella che stiamo vedendo oggi tra Destra e Sinistra.

Faccio soltanto un appunto: noi, come Lega e con i Patrioti europei, avremo il 18 di aprile un evento a Milano e si stanno scagliando già tutti per il fatto che questo evento non debba essere fatto, sarà un momento molto caldo quello in cui si rischieranno certamente delle violenze. Collega, sì, si stanno muovendo, è esattamente così. I centri sociali hanno già detto che non vogliono che quella manifestazione venga fatta nella Milano antifascista. Allora, o aprite gli occhi, che il clima va verso degenerazioni di quel tipo e anche il mondo della scuola ne è parte, in qualche modo, in senso lato, oppure non vedete che c'è un riproporsi della storia, di cui gli anni Settanta sono un prologo più violento, speriamo qui ci sia molto meno violenza, ma il clima è molto, molto simile.

Presidente - La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Su posizioni diverse devo però dire che mi è piaciuto di più il collega Perron che non l'assessore Lavevaz, nel senso che il collega Perron, pur adducendo una serie di argomentazioni che possono non essere condivisibili, comunque ha posto un tema. Pone il tema della scuola ideologizzata, della scuola spostata a Sinistra, noi ribadiamo con le nostre argomentazioni che può darsi che ci sia una predominanza… ma d'altronde ci sono delle categorie che convenzionalmente a volte vengono indicate come di Sinistra e di Destra. I pubblici dipendenti fino a qualche tempo fa erano connotati più a Sinistra, i magistrati adesso oramai sono tutti dei pericolosi comunisti, anche quelli delle correnti che si collocano più a Destra, gli imprenditori, quelli che producono, sono sempre stati classificati come a Destra… le categorie ci sono sempre state e questo è un luogo in cui, secondo me, in maniera anche corretta si evidenziano dei punti di vista diversi e si assumono delle decisioni. C'è chi vota contro perché non è d'accordo, io avrei votato contro la risoluzione, anche se l'impegnativa era corretta, era l'impegnativa che tutti vorremmo, cioè una scuola indipendente, una scuola che forma i nostri ragazzi a prescindere dalle ideologie, poi il contenuto non mi piaceva, come probabilmente non piace ai colleghi della Lega, non so Fratelli d'Italia, il contenuto della nostra risoluzione, ma perlomeno ne abbiamo parlato e a quel punto abbiamo assunto una posizione. A me l'atteggiamento per cui, siccome ci si deve astenere per forza in tutte le cose che facciamo, poi va bene la mamma ucraina e magari, non lo so, forse l'Iran non lo voteremo perché già abbiamo concesso troppo alla politica internazionale e a questioni di altro genere… però poi ci sono dei temi, lo ha evocato il collega Perron da un punto di vista diverso del nostro, che non sono indifferenti nel dibattito pubblico. Il fatto che la scuola non debba essere tenuta fuori dal dibattito pubblico è qualcosa, a mio parere, di lapalissiano, come diceva nelle scorse sedute qualcuno, cioè è qualcosa che attiene al dibattito pubblico, ma perché? Perché nella scuola, fino a prova contraria, non si formano degli automi, non si formano solo delle competenze. Sarebbe veramente una follia immaginare che la scuola produca soltanto delle persone che non siano persone, ma che siano portatori di saperi. La scuola forma le coscienze, nella scuola i bambini, a partire dalla scuola dell'infanzia, che sempre di più viene integrata nel sistema attraverso lo 0-6, che piaccia o non piaccia, però della presa in carico complessiva dei bambini e dei ragazzi, che piaccia o non piaccia lì si passano otto, nove, dieci ore al giorno, si costruiscono i caratteri dei bambini, si costruiscono le idee, si costruiscono, non dico degli indirizzi politici… perché davvero io, quando andavo a scuola, avevo idee che erano completamente sfumate rispetto a quelle che mi sono formato poi successivamente in altri ambiti, nella politica, nel sindacato, nell'associazionismo, però la scuola è veramente un luogo non neutro. Non si può pensare che nella scuola i bambini, i ragazzi e i giovani adulti non debbano affrontare o non si debba affrontare la scuola anche sotto il profilo politico. I movimenti studenteschi nascono a scuola, che siano di Destra o di Sinistra, le sensibilità politiche nascono a scuola, così come nasce anche un certo rispetto delle regole, un certo rispetto delle convenzioni, quando queste però rientrano all'interno di un dibattito e di una dialettica. A scuola si insegna a parlare alle persone, si insegna a scrivere e si insegna a trasferire le idee. Da ciò che noi concepiamo, alle volte in maniera molto semplice, le trasferiamo e possiamo far diventare queste idee qualcosa di comune, qualcosa di cui tutti possono prendere conto. Come si fa a dire: "Dobbiamo tenere fuori la scuola dalla politica"? È come dire… no, è esattamente quello. Si è detto: "Teniamo fuori la scuola dalle strumentalizzazioni". Collega, ha capito le stesse cose?

Presidente - Colleghi, per favore.

Guichardaz (PD-FP) - …o io ho capito delle cose sbagliate, quindi che non si deve strumentalizzare, perché la scuola è già comunque un luogo libero e un luogo dove non ci devono essere condizionamenti. Certo che non ci devono essere condizionamenti, ma, quando nella scuola si parla, che piaccia o non piaccia, di fenomeni di radicalizzazione, da una parte o dall'altra, a quel punto non si può dire che la scuola non sia un luogo dove già quei fenomeni, che sono fenomeni sociali, si manifestano e ci sono, che siano da una parte o che siano dall'altra. Io avrei preferito, e preferirei, piuttosto che si dicesse: "Noi votiamo contro per A, B e C", perché non è vero che la scuola è un luogo in cui si trasformano le persone, si costruiscono. Non riesco francamente a capire quali sono le ragioni, adesso magari ce le dirà nuovamente, perché evidentemente io non ho capito, dopodiché andremo a vedere le registrazioni, però, nel momento in cui si dice: "Tenete fuori la scuola dalle polemiche", che siano le polemiche relative all'ideologizzazione degli insegnanti o che siano le polemiche nostre che riprendono quel concetto di ideologizzazione… e cercano di dire che magari è vero che a scuola predomina una sensibilità di un certo tipo, ma poi questa non necessariamente si trasferisce sulle persone, altrimenti oggi non avremmo un Governo di Destra. Lo vogliamo dire? Perché siamo tutti andati a scuola. Se tutti fossimo stati condizionati dagli insegnanti che portano avanti un tipo di educazione marxista, così come era scritto nella risoluzione, probabilmente noi saremmo come nella Corea del Nord, cioè il 99,9%... poi quello 0,1%, non so che fine gli fanno fare, magari lo mettono lì per dire quanto siamo democratici. Avremmo una società, così come succedeva nei periodi bui della nostra storia, dove le persone si collocano da una parte e, se non sono collocate dall'altra, bene, spariscono, scompaiono, magari finiscono in qualche campo di rieducazione o, nel caso migliore, perdono il lavoro o diventano reietti della società, non è così, ma allora non si può dire che la scuola deve essere tenuta fuori da questo dibattito.

Gli eventi che sono successi… ed è cinque anni che ne parliamo, perché, nel momento in cui si parla, con diverse ragioni, di una scuola che deve rivedere magari i testi, perché sono testi troppo spostati a Sinistra, una scuola dove non si può fare un certo tipo di educazione alle relazioni, all'affettività, perché poi ognuno ha le sue ragioni - io non voglio ritornare nuovamente su queste questioni, ognuno ce le ha - quella scuola diventa oggetto di dibattito politico e pubblico e su quello bisogna assumere una decisione: o la si difende o a quel punto si dice già così: "Vogliamo bene alla mamma", è tautologico, è lapalissiano, diciamo quello che vogliamo e diamo per scontato che noi in Valle d'Aosta siamo una scuola democratica… sì, però poi vediamo le circolari, vediamo le disposizioni e vediamo che questa volta da una parte, poi magari dall'altra, chissà quando la scuola in qualche modo viene tirata per la giacchetta, perché? Perché quello è il luogo della formazione per qualcuno. Il luogo della formazione politica? A mio parere, non necessariamente, dopodiché, se forma politicamente, forma dei cittadini che poi decidono di intraprendere una direzione, che è quella dei colleghi che hanno studiato e che dimostrano comunque di avere una visione diversa dalla mia, o quella di altri colleghi che decidono di andare da un'altra parte, però la scuola non la si può tirare fuori.

Président - Le collègue Martinet a demandé la parole.

Martinet (UV) - Non è per difendere l'Assessore, ma obiettivamente io non penso che abbia detto che la scuola è al di fuori del dibattito, o che non è un luogo dove non si formano i nostri ragazzi. Ha semplicemente sostenuto che, per quanto riguarda la Valle d'Aosta ed essendo noi responsabili delle nostre scuole, abbiamo una situazione di educazione corretta dei nostri ragazzi, indipendentemente da chi siano gli insegnanti, che evidentemente hanno delle posizioni che possono essere più di Destra o di Sinistra, o magari anche autonomisti ogni tanto per dire, però questo non vuol dire che non si riesca a formare dei giovani con delle idee proprie e che questi non riescano a farsi una propria coscienza politica. Si è semplicemente sottolineato questo aspetto, ma non penso che l'Assessore abbia detto che nelle scuole non ci siano delle prese di posizione da una parte o dall'altra. Mi sembra che si voglia ribadire che la scuola in Valle d'Aosta, tutto sommato, è una situazione in sostanziale equilibrio e i nostri giovani vengono formati con la cultura che deve essere trasmessa ai ragazzi, tutto qui.

Président - L'assesseur Lavevaz a demandé la parole.

Lavevaz (UV) - Anch'io brevemente per dichiarazione di voto. Parlo in italiano perché evidentemente il mio francese è approssimativo, lo è anche il mio italiano, posso provare in patois, ma non si può, quindi cercherò di spiegarmi in italiano. Evidentemente non sono stato capito. Non è evidentemente così, come ha detto il collega Martinet. Ovviamente la questione era soprattutto relativa all'utilizzo della scuola all'interno del dibattito politico, perché di quello parliamo. Ovviamente nell'ambito invece di quello che la scuola deve fare, che è l'oggetto dell'iniziativa, come abbiamo già detto, chi è che non condivide il fatto che la scuola deve essere libera? Abbiamo anche detto che la scuola deve essere il luogo in cui si formano le coscienze, il luogo del pluralismo, l'ho detto anch'io, il luogo del pensiero critico, quindi è ovvio che devi parlare di politica, la politica concerne tutto e concerne tutti. Io non ho detto che non si deve parlare di politica a scuola. Come si potrebbe pensare una cosa del genere? Ho detto che non possiamo strumentalizzare la scuola nell'ambito del dibattito politico, che è quello che invece facciamo da tutto il giorno sostanzialmente, perché ci diciamo delle cose sulle quali siamo assolutamente tutti d'accordo, perché siamo tutti d'accordo sul fatto che la scuola deve essere libera, ma è tutto il giorno che parliamo di Gaza, parliamo di tutto il mondo, di tutto lo scibile umano, forse quindi è uno strumento che non funziona tanto quello di usare la scuola per il dibattito, perché siamo partiti da una risoluzione, poi è diventata una mozione, è diventata un'interpellanza, perché ognuno deve dire all'altro che la scuola è qualcosa che attiene più alle proprie sensibilità, invece che all'altro lato del mondo politico. È questo che io ho detto che forse è inutile per la scuola e lo ribadisco: è inutile per la scuola. Parliamo di scuola, ma parliamo di organici, parliamo di edilizia scolastica, parliamo di ordinamento, di quello che volete. Stare qua una giornata a dire che la scuola deve essere un posto libero… grazie al cielo, è un posto libero la scuola. È per questo che non lo votiamo, non perché non siamo d'accordo, ma semplicemente perché questa mozione è solo uno strumento politico, come sono stati gli altri. È una risposta a uno strumento politico che è stato posto qui per fare la polemica politica - giusta, io non voglio dire che la politica sia negativa -, ma è stata messa qua… la mozione su Charlie Kirk è stata ritirata? No, vi ha dato fastidio perché è stata ritirata la mozione. È questo che sto dicendo della scuola, non che non bisogna parlare di politica a scuola. A scuola bisogna parlare di politica e anche molto per far capire ai ragazzi che la politica concerne tutto e concerne soprattutto loro, esattamente il contrario, ho detto. Mi dispiace che non l'abbia capito.

Presidente - Possiamo passare alla fase di voto della mozione. La votazione è aperta. Chiedo ai colleghi di votare. Chiudo la votazione.

Presenti: 35

Votanti: 13

Favorevoli: 6

Contrari: 7

Astenuti: 22 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bertschy, Borre, Carrel, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Viérin Laurent, Viérin Marco)

La mozione non è approvata.