Objet du Conseil n. 393 du 26 mars 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 393/XVII - Ritiro di mozione: "Tutela dell'autonomia universitaria e rispetto della libertà accademica".
Aggravi (Presidente) - Passiamo ora al punto n. 50. Sarà l'assessore Lavevaz, se non erro, a occuparsene come Governo. On pourrait dire que l'Assesseur l'a pris en charge. Per l'illustrazione, la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Vedo che l'ora tarda favorisce anche un po' di allegria, un po' di sonnolenza dice qualcuno. Intanto presento questa mozione con uno spirito che vorrei fosse chiaro fin dall'inizio. Non la voglio presentare per riaprire una polemica su un singolo episodio, poi spiegherò, vedo i colleghi che ridono… e nemmeno per riportare in aula una discussione, che, per scelta dei proponenti, non ha avuto modo di svolgersi fino in fondo, ma la presento per provare a dare a quell'episodio, diciamo così, una lettura più ampia, più utile e più coerente con il ruolo che abbiamo come Consiglieri.
Nelle settimane scorse, come richiamato nella premessa della mozione, il dibattito pubblico valdostano è stato attraversato da una discussione molto vivace, diciamo così, partecipata, per certi versi, anche sorprendente per intensità, su un'iniziativa che riguardava l'intitolazione di spazi universitari, una discussione che si è sviluppata sui mezzi di informazione, sui social, tra cittadini, studenti e operatori culturali. Tuttavia, proprio nel momento in cui quella discussione avrebbe dovuto trovare il suo naturale approdo istituzionale, si è interrotta. La proposta - si ricorderanno i colleghi della Lega - è stata illustrata, ma poi ritirata, impedendo che cosa? Di fatto un confronto pieno in aula. Hanno lanciato il sasso e poi l'hanno ritirato. Diciamo che non ci interessa soffermarci sulle modalità di quella scelta, non mi interessa attribuire intenzioni, ognuno ha le sue strategie politiche. Mi limito però a constatare un dato: che un tema che ha attraversato la società valdostana, con una certa vivacità, come dicevo prima, non è stato discusso fino in fondo nel luogo che per definizione dovrebbe essere deputato a farlo.
Questa mozione quindi nasce esattamente da qui: non per riproporre ciò che non si è voluto discutere, ma per evitare che una questione reale, una questione interessante, perché è comunque interessante - e poi spiegherò anche perché - venga semplicemente archiviata senza una riflessione politica. Per questo dico con chiarezza - è quello che cercavo di anticipare prima - che non intendo impostare quest'intervento sulla figura di Charlie Kirk. Non lo conoscevo prima di queste settimane, non ho mai seguito la sua attività e quello che ho potuto leggere riguarda dichiarazioni pubbliche, alcune delle quali non condivido per nulla, ma che appartengono, come fu detto prima di ritirare quella mozione, comunque al legittimo pluralismo delle idee. Non è quindi questo il punto: il punto per noi non è esprimere un giudizio su una persona, ma interrogarsi su quello che quella proposta ha rappresentato sul piano istituzionale. Mi spiego: diciamo che, al di là del merito, quell'iniziativa ha però introdotto un'idea precisa, cioè che la politica possa farsi promotrice, o comunque possa suggerire - lo dico tra virgolette, perché non è indifferente un suggerimento da parte eventualmente di un Consiglio regionale - l'intitolazione di uno spazio universitario. È qui che nasce, secondo noi, il problema. L'Università, colleghi, non è un luogo qualsiasi. È una comunità autonoma, fondata sulla libertà di insegnamento e di ricerca, come richiamato nella nostra mozione, tra l'altro, sancita dall'articolo 33 della Costituzione. Non è questa una formula astratta, è un principio strutturale che definisce la natura stessa dell'istituzione universitaria. Significa che le scelte culturali, simboliche, identitarie appartengono a chi? Appartengono agli organi dell'Università. Nel caso dell'Università della Valle d'Aosta esistono organi ben definiti. Sapete meglio di me che esiste il Rettore, il Senato accademico, il Consiglio dell'Università ed eventualmente è in quegli organi che si potrebbe discutere di un'intitolazione, non qui, non in un Consiglio regionale e io credo neanche per iniziativa della politica.
Apro una piccola parentesi, perché mi ricordo che qualcuno disse che questo tipo di intitolazione fu fatta anche dalla rappresentanza degli studenti dell'Università di Ferrara, è cosa diversa che non da un Consiglio regionale. Dopodiché l'Università, da quello che mi ricordo, non ha preso in considerazione questa richiesta per motivi che non mi sono noti, ma in ogni caso partì comunque all'interno degli organismi rappresentativi dell'Università. La domanda allora molto semplice, ma, secondo me, anche seria, è questa: è giusto che la politica entri in quest'ambito? È opportuno, colleghi, che un Consiglio regionale si esprima, o tenti di esprimersi, su una scelta simbolica interna all'Università? Io chiedo se è questo il nostro ruolo. Io credo di no e lo dico non da osservatore, diciamo, esterno, ma anche in virtù di un'esperienza diretta che ho maturato quando facevo parte del Consiglio dell'Università, della Giunta esecutiva, quando avevo la delega all'istruzione e all'Università. Credo che chiunque abbia lavorato con me possa dire che non ho mai cercato di orientare contenuti culturali o simbolici dell'Ateneo non perché non fosse possibile, perché poi comunque le figure all'interno di questi organismi dell'Università possono dire la loro e possono in un dibattito anche dire delle idee, magari suggerire, convincere o portare la propria opinione. Dicevo quindi che io non sono mai intervenuto su questioni né simboliche, né sui contenuti culturali, non perché, ripeto, non fosse possibile, ma perché, secondo me, non era giusto, non era corretto.
Se devo essere sincero, questa vicenda mette in luce un elemento tutto valdostano - e qua lo offro alla discussione - che meriterebbe forse una riflessione più ampia, motivo per cui all'inizio dicevo che non mi interessa la questione dell'intitolazione a una persona, però questa mozione può essere l'occasione per discutere in senso più ampio di questioni che vanno al di là dell'intitolazione. Nel Consiglio dell'Università siedono - forse non tutti lo sanno - rappresentanti istituzionali e politici. Chi è che siede nel Consiglio dell'Università? Siede il Presidente della Giunta, siede l'Assessore competente, il Sindaco di Aosta, il Presidente del CELVA e siede un rappresentante del Ministero. Insomma, una configurazione, una selva di politici, diciamo così, che siedono all'interno di quel Consiglio perché l'Università della Valle d'Aosta ha una sua storia, ha una sua logica, che è legata probabilmente al sostegno pubblico dell'Università, ma che, secondo me - e lo dico proprio per l'esperienza che ho maturato lì dentro -, rende ancora più delicato il confine tra responsabilità amministrativa e possibile influenza politica, perché è vero che quello è un Consiglio dell'Università, però il fatto che siedano così tanti rappresentanti politici, tra l'altro, rappresentanti politici nominati direttamente, facenti parte della Giunta e nominati dal CELVA, il Sindaco di Aosta, eccetera, non è una questione da poco. Credo - e qui l'occasione penso sia anche di poter discutere di questo tema - che per questo, secondo me, dovremmo essere ancora più rigorosi vista questa presenza pervasiva della politica all'interno di quest'organismo dell'Università nel non trasformare quella presenza in indirizzo culturale.
C'è poi un altro aspetto che non può essere ignorato, è una riflessione che ho fatto. Se davvero si fosse voluto aprire un dibattito sull'intitolazione di spazi universitari, dibattito che, secondo me, non sarebbe stato opportuno e non è opportuno fare dentro un Consiglio regionale, ma se davvero si fosse voluto aprire un dibattito, non mancherebbero certo delle figure di riferimento, anche molto diverse tra loro, ma accomunate da cosa? Accomunate da quanto meno una riconosciuta statura culturale. Figure che incarnano l'idea di un'università come luogo di pensiero. A me vengono in mente, che ne so?, personaggi come Gandhi, come Martin Luther King, personaggi come Don Milani, oppure, restando nel nostro contesto culturale, Bobbio, Eco, Levi, Calvino, Sapegno, Gadda. Anche, tra l'altro, per non restare confinato all'interno delle persone che mi vengono in mente che possono appartenere e anche avere una certa assonanza con le mie idee, credo che in ambiti culturali lontani dal mio esistono intellettuali di area conservatrice che hanno prodotto eccome pensiero, che hanno inciso nel dibattito pubblico e che rappresentano una tradizione culturale strutturata. Mi viene da pensare a Gianfranco Miglio, per esempio. Perché no? Si sarebbe potuto aprire un dibattito, se proprio lo si fosse voluto fare, relativamente a un'intitolazione da parte di chi ha fatto questa proposta. Ci sono personaggi come Augusto Del Noce, Giovanni Gentile, Prezzolini, Pareto, ma anche, se vogliamo rimanere su personaggi comunque della Destra moderata liberale, Montanelli, possiamo pensare a Inaudi, a Gaetano Mosca. Insomma, i personaggi sui quali si sarebbe potuto aprire un ragionamento io credo sarebbero stati molteplici. Dico questo perché io credo che invece qui siamo di fronte a qualcosa di diverso e mi permetto di usare un termine con misura: siamo di fronte a una proposta che io definirei un po' bizzarra. Non una provocazione alta, io non penso che sia una provocazione, che magari apre un confronto, ma qualcosa che appare scollegato dalla natura dell'istituzione che si vuole coinvolgere, colleghi. Non si tratta in questo caso di offendere qualcuno, ognuno ha le sue idee, ma di prendere atto, secondo me, di un'evidente sproporzione tra il luogo e il riferimento proposto.
Aggiungo anche un elemento che considero rilevante: non credo nemmeno che si sia trattato di una provocazione consapevole. Se lo fosse stata, probabilmente sarebbe stata costruita in modo diverso. Io mi sono fatto quest'idea.
Io ho piuttosto la sensazione che si sia agito nella convinzione - e poi ascolteremo anche i colleghi, che vedo pronti e scaldati - che quella fosse una proposta sensata. Questo, se possibile, è ancora più interessante, diciamo così, perché ci dice qualcosa non tanto della proposta in sé, ma della visione che la genera, una visione che non dipende dalla persona o dal personaggio al quale si vuole intitolare eventualmente un'aula, ma una visione nella quale, colleghi, la politica si sente legittimata a intervenire anche nella costruzione simbolica delle istituzioni culturali. È esattamente qui che questa mozione interviene, e vado a concludere, non per contrapporsi a qualcuno, non m'interessa riaprire una polemica, ma per riportare, secondo me, il dibattito sul terreno dell'autonomia delle istituzioni sia del Consiglio regionale quanto dell'Università. Per questo, con questa mozione chiediamo tre cose molto semplici, che credo, poi vedremo l'Assessore se sarà capace comunque, magari con qualche artificio, di dire che non sono accoglibili, siano difficilmente contestabili: uno, ribadire formalmente il principio di piena autonomia dell'Università della Valle d'Aosta. Voi mi potrete dire: "sì, ma è nell'azione quotidiana che lo ribadiamo". Ribadiamolo in quest'aula visto che quest'aula è stata sfiorata da una proposta di questo genere. Ribadire anche il principio di piena autonomia delle proprie scelte culturali e simboliche, delle scelte culturali e simboliche dell'autonomia dell'Università.
La terza cosa è di evitare iniziative, come ho potuto leggere abbondantemente sui social, perché vi assicuro, andatevi a cercare gli articoli di ANSA, di "Aostasera" e anche gli articoli che sono usciti su media nazionali, i commenti, io non ne ho visto uno particolarmente generoso nei confronti di quella proposta, che possano essere percepite come pressioni o indirizzi politici su decisioni interne all'Ateneo. Ovviamente, anche di avviare poi una riflessione sul rapporto, e questo lo dicevo prima è, secondo me, qualcosa che finalmente, dopo tanti anni di presenza così pervasiva all'interno dell'organismo primario dell'Università, il Consiglio di amministrazione, che è quello del rapporto tra politica e governance delle istituzioni culturali. Non credo che ci sia in questo niente di ideologico, c'è semmai un'idea di politica che, secondo me, deve essere forse ancora più consapevole dei propri spazi, dei propri limiti d'azione e forse più rispettosa proprio di questi spazi che, a mio modesto parere, non dovrebbero appartenere alla politica. Se questa vicenda deve lasciare qualcosa, spero proprio che sia questo, cioè la consapevolezza che esistono dei luoghi come l'Università che la politica deve saper rispettare anche rinunciando a intervenire, perché una politica matura, e concludo, non è quella che occupa gli spazi culturali, colleghi, ma, secondo me, è quella che li protegge.
Presidente - Siamo in discussione generale. La parola al consigliere Campotaro.
Campotaro (AVS) - Intervengo su questa mozione perché il tema che abbiamo di fronte non può essere considerato come una singola vicenda, ma è una questione più ampia: riguarda il rapporto tra politica e autonomia delle istituzioni universitarie, come diceva giustamente il consigliere Guichardaz.
Non stiamo quindi discutendo semplicemente di un nome su una targa. Il dibattito che si è sviluppato nelle scorse settimane, soprattutto al di fuori di quest'Aula, ha avuto almeno un merito: riportare al centro una questione che non possiamo eludere, cioè il confine tra indirizzo politico e autonomia delle istituzioni culturali. Gli Atenei in tutta Italia si dotano di regolamenti interni per disciplinare l'intitolazione di aule e spazi. Non sono atti casuali o simbolici, sono scelte che rispondono a criteri precisi, coerenti con la missione accademica e con quella dell'Ateneo.
Cito due esempi concreti. L'Università di Pavia, ad esempio, prevede che possano essere dedicatari soggetti che abbiano specificatamente onorato l'Ateneo, con contributi significativi alla scienza, abbiano prestato servizio di particolare rilievo o siano state personalità di indubbia eccellenza. L'Università di Trento afferma che l'intitolazione deve riflettere i valori fondamentali dell'istituzione: eccellenza accademica, merito, integrità, inclusività e rapporto con la comunità. In entrambi i casi emerge un principio semplice, cioè che l'intitolazione deve essere coerente con la missione accademica e con il contesto dell'Università. Questi esempi non servono solo a entrare nel merito di singole vicende, ma a chiarire un punto fondamentale: l'intitolazione di uno spazio universitario non è uno strumento del dibattito politico, ma è un atto identitario dell'Università stessa. Se il Consiglio regionale intervenisse per orientare o sollecitare una specifica intitolazione, si rischierebbe di sovrapporre in modo improprio il livello politico a quello accademico.
L'Università della Valle d'Aosta deve essere un'istituzione autonoma, che è dotata di propri organi - lo ricordava il Consigliere prima -: il Rettore, il Senato accademico, il Consiglio di amministrazione, ai quali spettano le decisioni sulla vita scientifica, culturale e anche simbolica dell'Ateneo. Il ruolo di quest'Aula, semmai, non è quello di indicare nomi od orientare scelte specifiche, ma di garantire le condizioni per sostenere l'autonomia, valorizzare l'eccellenza e rafforzare il legame tra Università e territorio. Sostenere, finanziare, valorizzare. Quindi non orientare le decisioni interne. Perché l'autonomia universitaria non è un formalismo, è una garanzia di libertà, di pluralismo e di credibilità.
Allo stesso tempo credo sia utile - e in questo senso colgo uno degli spunti della mozione - una riflessione più ampia sul rapporto tra politica e governance degli enti culturali e universitari sostenuti dalla Regione. È un tema serio che merita attenzione, ma che va affrontato con equilibrio e senza sovrapposizioni. Se l'Università riterrà di procedere a intitolazioni, lo farà attraverso i propri organi, sulla base di criteri chiari e coerenti con la propria missione, come avviene in tutti gli atenei italiani, ed è giusto che sia così.
Per concludere, non è in discussione il diritto della politica di discutere di temi culturali; è in discussione il metodo e il rispetto delle istituzioni. Il modo migliore per difendere il pluralismo non è intervenire dall'esterno, ma è garantire che l'Università possa decidere in piena autonomia.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Una brevissima notazione, ma veramente breve. Dico subito che non intendo in alcun modo entrare nel merito, né di questa mozione né di altre che, checché ne dica l'assessore Guichardaz, in questa mozione vengono evocate.
Io vorrei semplicemente leggere a chi ha proposto questa mozione due righe: "Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". È l'articolo 21 della Costituzione, primo comma.
Voglio dire, io credo che chiunque sia libero di proporre senza minimamente intaccare l'autonomia di chicchessia, Università o qualunque altro ente, perché l'articolo 21 della Costituzione ce lo dice. Voi siete i difensori della Costituzione, siete quelli che dicono che la nostra Costituzione è la più bella del mondo, che non si tocca e poi mi venite a dire che però non si possono fare delle proposte di intitolazione, perché a me questa mozione, sinceramente, fa una paura tremenda.
Io leggo nella premessa: "La proposta o sollecitazione da parte di organi politici regionali rispetto a scelte simboliche può essere percepita come forma di pressione d'indirizzo culturale non coerente con il principio di autonomia". La proposta o sollecitazione, ma scherziamo? Ma neanche in Corea del Nord una cosa del genere. Un Consiglio regionale non è libero di proporre un'intestazione? Non è libero di dire: "a me piacerebbe che un'aula dell'Università venisse intitolata a Gandhi"? Non lo può fare? Lo può fare, credo, chiunque, può prendere un appuntamento con il Rettore e dire: "a me piacerebbe che…". Il Consiglio regionale non lo può fare. Perché non lo so, non riesco veramente a comprenderlo ed è per questo che io ritengo che questa, me lo si consenta, sia una non mozione, perché è un qualcosa che non ha assolutamente alcun senso, cioè nessuno mette in discussione l'autonomia universitaria, ma neanche quella mozione che il consigliere Guichardaz fa finta di non ricordare lo prevedeva, ma che un… Appunto la legge che… mica dice di imporre o di intestare. La mozione diceva: "a sostenere e promuovere". È una proposta, l'Università non l'accetta? Basta, finito.
Signori, che un Consiglio regionale non possa proporre o sollecitare, perché questo, sempre secondo quello che scrivete voi, dovrebbe distinguere, sarebbe un indirizzo culturale non coerente con il principio di autonomia, ma veramente neanche in Corea del Nord esiste una roba del genere, ma scherziamo? Proporre. Io penso che sia invotabile una mozione del genere, perché vuol dire che il Consiglio regionale non può esprimere un'opinione, una proposta. Usate voi il verbo "proporre" e "sollecitare". Se voi aveste usato il verbo "imporre", "decidere", "disporre", beh, nessuno di noi l'avrebbe toccato. "Proporre o sollecitare". Non so, mi sembra… cioè fateci una riflessione… perché vi chiamate Partito Democratico, ma questo è il contrario della democrazia.
Presidente - Qualcun altro vuole intervenire in discussione generale? Altrimenti chiudo la discussione generale. Per il Governo, la parola all'assessore Lavevaz.
Lavevaz (UV) - Devo dire che mi trovo per forza abbastanza d'accordo un po' con tutto quello che è stato detto. Non voglio avere una posizione democristiana, ma è abbastanza così, ma è anche ovvio, come si fa?
Oggi mi tocca veramente di nuovo citare l'epitaffio di Jacques de la Palice o del mio Capogruppo. Ogni volta che viene fuori qualcosa di tautologico, mi viene in mente la saggezza del mio Capogruppo che dice che è come dire che bisogna voler bene alla mamma. Qua siamo più o meno su questi livelli, perché, se diciamo che l'Università deve essere luogo di libertà, di pluralismo, di formazione critica e che deve essere sottratta a ogni forma di strumentalizzazione politica, è veramente come dire che dobbiamo voler bene alla mamma.
Sia quindi quest'iniziativa che la n. 55, che è del tutto simile ma riguarda non l'Università, ma il mondo scolastico, che invece è stata attribuita a me, questa era stata ovviamente attribuita alle competenze del Presidente per il fatto che ovviamente il Presidente è anche Presidente del Consiglio dell'Università, proprio per questi motivi credo che il nostro parere non possa che essere negativo rispetto a questa mozione, ma non perché diciamo delle cose lapalissiane, per una questione di coerenza. Una questione di coerenza rispetto a quello che si dice e a quello che si fa, perché il punto centrale qua è che si parla di una contrapposizione che non c'è da una parte e che non vuole esserci dall'altra, però ci riattacchiamo comunque a un'iniziativa che è stata ritirata da un'altra parte dell'opposizione e quindi ci inseriamo comunque in una dinamica di contrapposizione tra schieramenti politici. Insomma, veramente rischiamo di produrre l'effetto opposto rispetto a quello che dichiariamo di voler fare, perché ci infiliamo in una sorta di tourbillon, di spirale di contrapposizione che veramente ha poco a che vedere con la tutela dell'autonomia scolastica e accademica, perché siamo sempre nella contrapposizione politica, siamo sempre nell'ambito di posizioni e di dibattito politico, che è proprio quello che diciamo di voler togliere dalla discussione dell'Università. È quindi chiaro che noi siamo per la totale autonomia e libertà accademica sempre e ovunque, però, se davvero condividiamo l'obiettivo - e credo che su questo siamo tutti d'accordo -, l'obiettivo quindi di preservare in qualche modo la neutralità della nostra Università, l'indipendenza, credo che il primo passo che dobbiamo fare è proprio quello di evitare di trasformare questi temi in oggetto di confronto politico all'interno di quest'aula. Questa è la questione di coerenza che io credo debba essere messa al centro, cioè, in altre parole, per tenere fuori dalla scuola e dall'Università la politica occorre veramente iniziare da qui, evitare di portare in Consiglio regionale iniziative che, seppure animate da intenti che sono ovviamente condivisibili, finiscono per forza per inserirsi in una logica politica di contrapposizione che rischia veramente di contraddire gli stessi principi che l'animano, che sono principi assolutamente positivi.
Per questo motivo, ribadendo ovviamente la totale condivisione in maniera tautologica delle premesse, ovviamente noi non voteremo questa mozione per queste questioni.
Presidente - La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Premesso che sarebbe stato un po' democristiano sulla sua risposta, lo capisco dal collega Bellora, che di mestiere cerca di convincere, alle volte, anche tesi che non stanno sempre in piedi, ma che l'Assessore, insomma, dice che questa mozione, che riprende peraltro un discorso che è diventato un discorso importante nella società civile, poi forse lei i social non li legge, non legge i giornali, che magari su certi temi si sono sbilanciati… il dibattito sull'autonomia delle istituzioni, soprattutto delle istituzioni culturali, è un dibattito che è montato in maniera abbastanza interessante e considerevole. Perché è montato? Perché evidentemente il timore è ed è stato quello di avere una politica ancora più pervasiva.
Poi, mi permetta una battuta, lei, quando dice: "è come dire che si vuole bene alla mamma", non vorrei che fosse mamma Regione, perché così come l'Università viene comunque così fortemente pervasa da figure politiche, l'auspicio è proprio che si eviti quanto meno che la politica - io non dico le figure politiche - possano in qualche modo inserirsi all'interno dell'autonomia che è garantita anche dalla Costituzione. È stato citato dal collega Bellora l'articolo 21… è garantita dalla Costituzione. Lei ha citato l'articolo 21 per quanto riguarda la libertà di manifestare e di espressione. Noi siamo un Consiglio regionale, allora il Consiglio regionale, fino a prova contraria, non è il circolo del biliardo o il luogo in cui si discute del più e del meno e forse non è nemmeno il luogo di rappresentanza degli studenti dell'Università. Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta è quello che prende delle decisioni politiche, che impegna gli Amministratori con mozioni, risoluzioni, con atti che sono degli atti sì di invito… cioè lei nella vostra mozione dice: "impegna", non dice: "impegna la Giunta"… poi ognuno lo legge come vuole, lei fa l'avvocato anche qua e continua probabilmente a pensare che le persone si convincano ogni volta che lei fa la sua arringa.
Nel momento in cui voi scrivete: "impegna la Giunta regionale a sostenere e promuovere presso l'Università", la Giunta regionale, che è composta da Presidente e Assessore, che sono all'interno dell'organismo chiave che è il Consiglio dell'Università, nel momento in cui si impegnano le due figure politicamente più rilevanti all'interno di un Consiglio dell'Università, allora me la può raccontare come vuole ma, nel momento in cui una mozione come questa venisse votata, non fosse stata ritirata, è di tutta evidenza che se l'impegno non viene mantenuto…
Peraltro io sono qua da un po' di tempo, quando una mozione viene votata, questa poi viene trasmessa a chi di dovere e guai al mondo se non c'è poi una corrispondenza rispetto agli impegni che ci si prende, che sono sì degli impegni politici, ma qua non dimentichiamoci, ed è la terza questione che ho posto, che la politica non è solo un soggetto esterno, non è solo il finanziatore, perché ci sono situazioni in cui la politica finanzia, magari nomina i propri rappresentanti, ma non ha una diretta partecipazione, anche in termini di voti, perché poi il politico è quello che vota all'interno del Consiglio dell'Università e il suo voto conta, non è indifferente nel processo decisionale.
Nel momento in cui io pongo il tema, ed è il tema, non è tanto la questione se sì, se no, eccetera, eccetera, e pongo il tema di capire se è arrivato il momento, dopo tanti anni di esistenza dell'Università, che la politica si faccia da parte, magari, al posto che di infarcire, e lo dico perché ci sono stato dentro e devo dire che ci stavo dentro alle volte anche con imbarazzo, perché non è indifferente il ruolo politico all'interno di un'Università che dovrebbe essere un'istituzione autonoma. Questo io non lo dico da adesso, l'ho sempre detto, i miei colleghi lo sanno, io ritengo che probabilmente all'interno di quell'organismo, così come di altri organismi, probabilmente gli Assessori, e peggio ancora il Presidente, sarebbe il caso che se ne stessero fuori. Non per altro, ma perché hanno un potere comunque quanto meno di suggestione, se vogliamo dire così e, nel caso del Consiglio dell'Università, anche peggio, perché, votando, l'Assessore in più è anche nella Giunta esecutiva, quindi ha anche proprio un ruolo esecutivo.
Nella vostra mozione c'è scritto: "è opportuno che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, in virtù delle competenze in materia di istruzione e cultura, sostenga iniziative che valorizzino figure esemplari nel promuovere il pluralismo", l'avete scritto voi, allora, se dite che è opportuno, impegnate il Presidente e l'Assessore a sostenere e a promuovere l'intitolazione, io colgo su questo uno spunto, non colgo un pericolo. Tanto non accettano niente, anche se voi l'aveste mantenuta questa, ve la bocciavano sistematicamente, così come bocciano la nostra, con i mille giri dialettici che riescono comunque da oramai sei mesi a dare. È semplicemente un mettere rispetto a una proposta che ha avuto comunque una sua rilevanza, anche nel dibattito valdostano e non solo, a disposizione per alcune riflessioni. Peraltro l'Assessore mi pare che nell'invocare anche dei confronti interessanti, quelli della mamma, eccetera, di fatto ci ha dato ragione e ha dato pure ragione a voi. Se quindi non è democristiano questo, è veramente l'apoteosi, ma credo non fosse preparato a intervenire su questo. Doveva intervenire il Presidente, probabilmente il Presidente in trenta secondi ci silurava con una delle sue magnifiche uscite.
Io dico quello che a noi basta è che su questo il dibattito si sia aperto. Mi basta sapere che lei è il custode e il nume dell'autonomia dell'Università e quindi che ha ben consapevole - e lei parla per conto della Giunta, quindi immagino anche per conto del Presidente - che le cose che abbiamo evidenziato in questi tre punti sono sacrosante, sono lapalissiane.
Noi ritiriamo, come lei ci ha chiesto, perché tanto sappiamo che se non la ritiriamo ce la "segate", come tutto il resto, sapendo perfettamente che l'impegno che lei si prende, l'impegno che non è un impegno all'interno di quest'aula, all'interno del Consiglio regionale, quindi accogliamo la proposta di…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
…no, perché a voi non ha chiesto di ritirare la risoluzione, ma a noi l'ha chiesto, impegnandosi…
(intervento di un Consigliere fuori microfono)
ah, ecco… impegnandosi a diventare il custode dell'autonomia dell'Università. Ritiriamo quindi la mozione e la ringraziamo.
Presidente - La mozione n. 50 è stata ritirata.
Il Consiglio prende atto del ritiro.
