Objet du Conseil n. 392 du 26 mars 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 392/XVII - Interpellanza: "Desertificazione commerciale".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 49 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla consigliera Baccini.
Baccini (LRV) - Siamo nuovamente a discutere di un tema a noi molto caro. Da quando sono qui, penso sia già la terza o la quarta volta che viene portato in aula, l'ultima volta in apertura dei lavori ieri dal collega Manfrin. Tra l'altro, un tema trattato da diversi colleghi di partiti differenti, quindi segno che è un argomento sicuramente sentito in maniera trasversale.
Quest'iniziativa non è solo un atto politico, ma è un grido d'allarme che arriva direttamente dalle strade della nostra città. I dati diffusi da Confcommercio e ripresi dalla stampa locale dipingono un quadro che non possiamo più permetterci di ignorare: Aosta sta perdendo la sua anima commerciale. Non stiamo parlando di una percezione soggettiva, ma di un'emorragia documentata. Tra il 2012 e il 2025 la nostra città ha registrato una perdita netta di 102 attività al dettaglio, un crollo del 21,5%, ma il dato più inquietante, riportato anche nelle recenti cronache della "Gazzetta Matin", è l'accelerazione di questo fenomeno: solo negli ultimi due anni abbiamo perso 44 attività rispetto al 2023. Aosta oggi si posiziona tristemente al 14° posto nazionale per calo del numero di imprese. Settori storici come le edicole, l'abbigliamento e il settore ferramenta sono in crisi profonda, con punte di decremento che superano il 50%.
Come sottolineato nella nostra interpellanza, il commercio di vicinato non è solo economia, è un presidio sociale. Un negozio che chiude non è solo una serranda abbassata, è meno sicurezza per i cittadini, è meno vitalità per i nostri centri storici e i nostri piccoli Paesi.
Mentre assistiamo a un boom del 200% di altre forme di alloggio legate al turismo, dobbiamo chiederci: che città stiamo costruendo? Il rischio concreto è quello di trasformare Aosta in un dormitorio, tanti turisti sì, ma una città vuota, priva di servizi essenziali sia per i turisti stessi e soprattutto per i residenti. Ieri l'Assessore ha confermato che ci sarà la famosa cabina di regia e che si riunirà il 10 aprile. Bene, non posso però condividere l'eccessiva cautela sui tempi di attuazione. Mentre l'Amministrazione attende di definire quadri complessi, i dati di Confcommercio ci dicono che Aosta ha già perso il 21,5% delle sue attività. La crisi è strutturale, è vero, ma proprio per questo non serve una gestione ordinaria. La cabina di regia non deve essere solo un luogo di ascolto, ma un organo decisionale. L'Assessore inoltre afferma che non esistono soluzioni semplici e siamo d'accordo. Tuttavia, esistono strumenti, già testati in altre realtà, che non necessitano di anni di studio ma di volontà politica. Mi auguro che la sperimentazione citata non diventi un alibi per il rinvio, ma che si traduca in interventi immediati. Basta poco, basta ascoltare. Le associazioni di categoria, per esempio, hanno già individuato alcuni strumenti.
L'istituzione dei distretti del commercio, come suggerito appunto da Confcommercio, deve superare la frammentazione. I distretti non sono solo aree geografiche, sono partenariati pubblico-privati, dove Comune, Regione e commercianti progettano insieme l'arredo urbano, la sicurezza, gli eventi e la logistica. È lo strumento per gestire il centro storico come un centro commerciale all'aperto, capace di competere con la grande distribuzione e l'e-commerce.
I colleghi della Lega già qualche anno fa avevano portato avanti una proposta di legge sui distretti del commercio, purtroppo mai nata perché non ritenuta all'epoca necessaria, eppure, a distanza di tre anni, le associazioni di categoria chiedono a gran voce la creazione di questi distretti. I colleghi sono dei veggenti? Io non credo.
Leva fiscale e canoni moderati. Dobbiamo avere il coraggio di toccare i costi fissi. Proponiamo agevolazioni su IMU e TARI, non a pioggia, ma mirate per chi avvia nuove attività, per chi mantiene l'insegna accesa in zone critiche e soprattutto per i proprietari di immobili che accettano di calmierare i canoni di locazione. Un locale sfitto è una perdita per tutti, un locale affittato a prezzo equo è un investimento sulla sicurezza della via. Dobbiamo contrastare il fenomeno delle vetrine cieche, trasformando i locali sfitti in spazi espositivi, temporanei o di servizio, mantenendo il decoro e la percezione di una città viva.
Supporto al ricambio generazionale. Molte chiusure avvengono perché non c'è chi subentra. Serve un fondo di garanzia regionale che aiuti i giovani imprenditori a rilevare le attività storiche, fornendo non solo capitale ma anche formazione specifica sulla digitalizzazione e sui nuovi modelli di consumo.
Gestione attiva dei locali sfitti. Dobbiamo mappare ogni singola vetrina vuota e agire come facilitatori tra domanda e offerta, evitando che il degrado di un singolo civico trascini verso il basso l'intera via.
Adottare un sistema di monitoraggio continuo e strutturato, come previsto dal progetto "Cities", per intervenire prima che le attività chiudano e non dopo: Cities Analytics, una piattaforma d'intelligenza territoriale, sviluppata in collaborazione con un operatore telefonico per supportare le decisioni urbane su mobilità, economia e turismo attraverso dati oggettivi. Attivo in diverse regioni, lo strumento trasforma le associazioni territoriali in partner strategici delle Amministrazioni, consentendo di misurare l'impatto di eventi e politiche, come pedonalizzazione e ZTL, con approcci basati su evidenze quantitative.
Queste soluzioni richiedono quella cabina di regia di cui parla l'assessore Grosjacques, ma con una differenza: non deve essere un tavolo burocratico, deve essere un organo operativo che scarichi a terra risorse e decisioni entro i prossimi mesi.
Président - Pour la réponse, la parole à l'assesseur Grosjacques.
Grosjacques (UV) - Torniamo su un tema che è trasversale, nel senso che non c'è nessuno che si permette di non tenere conto della gravità della situazione del commercio.
Ovviamente noi siamo al Governo, questa maggioranza certamente si assumerà tutte le iniziative che emergeranno da questa cabina di regia, alla quale, contrariamente a quello che si può pensare, noi diamo una grande importanza e, proprio per quello, vogliamo che sia la più partecipata possibile da tutti i portatori d'interesse, ovviamente anche da questo Consiglio regionale. A questo proposito ho già informalmente informato - scusate il bisticcio di parole - la Presidente della IV Commissione che chiederò all'interno della delibera la presenza di un membro di maggioranza e di un membro di opposizione della IV Commissione proprio perché tutti possano portare il loro contributo, ovviamente unitamente a tutti i portatori d'interesse.
Credo però che siano opportune alcune considerazioni generali riguardo alle premesse dell'interpellanza, che tocca una tematica che purtroppo non coinvolge soltanto la città di Aosta, come nelle premesse dell'interpellanza, che ovviamente viene costantemente inserita nelle rilevazioni e nelle statistiche in quanto capoluogo di Regione, ma anche il resto del nostro territorio. Io dico "purtroppo" il resto del nostro territorio, perché la situazione, pur essendo strutturale, la monitoriamo tutti i giorni e, parlando di numeri piccoli, tutti i giorni ci rendiamo conto che questa è un'emorragia che con le nostre misure riusciamo solo parzialmente a fermare. Il settore del commercio al dettaglio è influenzato da dinamiche che non sono controllabili dalla Regione e che si ritrovano su tutto il territorio nazionale e in gran parte di quello europeo.
L'evoluzione tecnologica, la crescita dell'e-commerce, lo sviluppo della media e grande distribuzione e l'evoluzione delle esigenze e delle abitudini dei consumatori non possono essere fermate. Si tratta di prendere atto che molti schemi e modelli che funzionavano molto bene vent'anni fa oggi non sono più remunerativi e si tratta di cercare quindi nuove soluzioni, nella consapevolezza che sui prezzi dei prodotti standard è molto difficile per un esercizio al dettaglio essere competitivo nel mercato globale.
I colleghi hanno fatto l'esempio del calo significativo delle edicole. Dobbiamo però prendere coscienza - lo dico come dato che emerge dalla situazione che lei ha evidenziato - che oggi il giornale cartaceo è sempre meno diffuso, moltissime persone si abbonano online e ci sono ormai giornali che escono solo in versione digitale, per cui temo che nessuna politica regionale potrebbe portare a incrementare il numero delle edicole rispetto al 2012. Come per l'esempio delle edicole, dobbiamo renderci conto che il tessuto commerciale cambia e che alcune attività commerciali stanno cedendo il passo ad attività di somministrazione di alimenti e bevande o attività artigianali o di servizi, che sono comunque un presidio sociale, di sicurezza e di vitalità urbana. L'Amministrazione guarda con grande attenzione al commercio al dettaglio e lavora per sostenerlo, ma credo che nessuno di noi possa pensare di preservarlo così com'era nel 2012.
Un altro aspetto da precisare sono le proposte avanzate dalle associazioni di categoria. L'Assessorato segue le dinamiche del commercio, dialoga costantemente con le principali associazioni di settore e condivide con esse le proprie azioni, ma, nell'ambito di questi confronti, non ha mai ricevuto delle vere e proprie proposte.
Lei ha citato i distretti del commercio. Non voglio entrare nel merito, perché sarà sicuramente uno dei primi temi che affronteremo nella cabina di regia. Abbiamo dei dati che non corrispondono a quelli che sono evidenziati da Confcommercio, ma comunque ne discuteremo quando riuniremo la cabina di regia. Questo lo dico quindi non per avanzare dubbi sulla credibilità delle associazioni di categoria, ma per evidenziare che siamo di fronte a problemi complessi per i quali non è facile trovare delle soluzioni concrete ed efficaci e gli stessi vertici dell'associazione in più occasioni, anche durante le audizioni nelle Commissioni consiliari, hanno purtroppo dovuto ammettere che non esiste al momento una cura efficace. Un conto è commentare i dati statistici e lasciarsi andare, per esempio, nell'ambito di un'intervista, a dire che bisogna fare qualcosa oppure che basta cambiare una legge del 1999, un altro conto è definire una proposta concreta e fattibile che possa arrestare l'emorragia di chiusure.
Infine, è opportuno precisare che questa maggioranza, diversamente dalle statistiche riferite ai capoluoghi di provincia, non si limita a considerare la città di Aosta - che peraltro è molto viva e attiva tutto l'anno, quindi credo che definirla un dormitorio stagionale sia banalizzare l'attività anche di coloro che cercano di renderla viva e accogliente -, ma si preoccupa anche delle realtà dei paesi di fondovalle e di quelli delle vallate laterali, dove la riduzione degli esercizi al dettaglio in qualche caso porta a un loro azzeramento e rischia di accelerare lo spopolamento, anche se in quelle realtà i numeri possono essere più piccoli, per questa maggioranza sono situazioni prioritarie al pari dei centri più grandi.
Venendo alla risposta alla prima domanda, gli interventi urgenti che l'Assessorato ha messo in campo sono i contributi per l'apertura e il mantenimento degli esercizi di vicinato. Non mi dilungo perché in tutte le risposte li ho citati, quindi voglio solo dare un dato: nel 2025 abbiamo consentito la promozione e il mantenimento di 157 attività e l'apertura di 7 nuovi esercizi. Questa misura diventerà strutturale in un prossimo disegno di legge, così come nello stesso disegno di legge abbiamo cercato di sostenere in misura maggiore i centri polifunzionali di servizio previsti all'articolo 12 della legge regionale 12/1999. Non è una misura pensata per il Comune di Aosta, anche se potrebbe essere attivata nelle sue frazioni, ma ha lo scopo di promuovere un presidio commerciale anche nei Paesi dove non ci sono più attività di commercio al dettaglio, con un aiuto che consenta a chi conduce l'attività di poter avere un sostegno economico che garantisca continuità nel tempo.
La cabina di regia - ne ho parlato anche ieri in risposta - è adesso in apertura, quindi avrà al proprio interno tutti i portatori di interesse, compresi ovviamente il Comune di Aosta, che soffre in misura maggiore di questa chiusura, e il CELVA.
Per quanto riguarda il secondo quesito, il progetto "Cities" è un progetto su scala nazionale e individua una serie di obiettivi e strategie condivisibili, che fanno riferimento per lo più a grandi criticità che emergono a livello nazionale. Su alcuni di questi obiettivi riteniamo che la Valle d'Aosta sia più avanti di molte altre realtà nazionali, ad esempio, su riqualificazione urbana, vivibilità urbana, mobilità sostenibile, turismo urbano e transizione green. Su altri temi, come quello dei distretti o delle città policentriche, abbiamo dei forti dubbi sulla loro reale efficacia nella nostra Regione. Infine, su altri principi, come dialogo, formazione, innovazione e recupero di spazi dismessi, siamo sicuramente in sintonia con il progetto "Cities", ma si tratta di tradurli in iniziative concrete che siano efficaci sul nostro territorio.
Rispetto ad alcuni dei principi e obiettivi indicati nel progetto "Cities", come quelli dell'innovazione e della transizione green, voglio evidenziare che la nostra Regione, anche se non aderisce al progetto, lo scorso anno ha dato corso, con la legge regionale 25/2025, a una nuova misura di sostegno per le attività commerciali che investono nella digitalizzazione, nell'ammodernamento dei locali, nell'efficienza energetica e nel risparmio idrico. Questa misura sta riscuotendo un notevole interesse da parte delle imprese e anche in questo caso siamo riusciti a tradurre dei principi largamente condivisi in misure concrete per gli operatori.
Oggi non abbiamo gli elementi per risolvere il problema della desertificazione commerciale, che, come ho evidenziato in premessa, dipende largamente da dinamiche che non sono controllabili dalla Regione. Riteniamo che le ulteriori misure debbano essere sviluppate nell'ambito della cabina di regia, che, come le ho detto, intendiamo costituire e convocare fin dalle settimane successive alla sua approvazione. Nello stesso tempo crediamo nelle misure urgenti che finora sono state messe in campo e intendiamo portarle avanti.
Personalmente ritengo che la Regione non possa compensare da sola le dinamiche globali che ho citato in premessa, o il fatto che molti giovani scelgano di fare attività diverse e che le soluzioni debbano venire primariamente dagli operatori, che settore per settore, negozio per negozio, devono sviluppare le loro strategie di adattamento, decidere quali nuove attività aprire e quali servizi fornire ai clienti, per poter offrire qualcosa in più rispetto ai canali della grande distribuzione e dell'e-commerce. La Regione può stimolare queste scelte e questi percorsi, ma non può sostituirsi alle imprese per realizzarli. Questo è un punto di vista che sicuramente porterò nella cabina di regia, ma il Governo regionale sarà ovviamente disponibile a prendere in seria considerazione altre possibili strategie se concretamente applicabili alla nostra realtà.
Président - Pour la réplique, la parole à la collègue Baccini.
Baccini (LRV) - Grazie Assessore, mi permetta una battuta: il collega amico Bellora senza le edicole non penso che possa vivere, senza la sua settimana enigmistica, quindi non vorrei…
Battuta a parte, quello che mi preoccupa è che lei ha elencato una serie di iniziative messe in campo da questo Governo, però, se fossero delle mosse per aiutare tutti gli esercizi di vicinato, non avremmo 50 attività chiuse negli ultimi due anni. Anche qui, quindi, non vedo l'ora di partecipare alla cabina di regia perché vorrei vedere dal vivo il confronto tra voi e le associazioni di categoria.
Non voglio entrare nella polemica, però comunque mi è stato riferito anche dai colleghi che erano state portate delle iniziative che poi non sono state messe in atto. Attenderemo quindi con impazienza.
