Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 380 du 26 mars 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 380/XVII - Interpellanza: "Castello di Saint-Germain a Montjovet - Stato di conservazione, progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio storico-culturale".

Aggravi (Président) - Point n° 36 à l'ordre du jour. Pour l'illustration la parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Prima dell'illustrazione mi consenta di rivolgere un pensiero commosso al pronubo dell'accordo della maggioranza regionale che ha dovuto rassegnare le dimissioni da Capogruppo. Ci auguriamo che possa essere valorizzato come merita, ed entriamo nel merito della nostra iniziativa.

Con quest'interpellanza vogliamo portare all'attenzione del Consiglio regionale un bene culturale di straordinario valore storico che rischia giorno dopo giorno di andare perduto per sempre, il Castello di Saint-Germain a Montjovet, noto anche come Castello inferiore di Montjovet.

Il Castello di Saint-Germain è una delle testimonianze più significative dell'architettura militare e medievale valdostana, risalente al XIII secolo, la cosa interessante è che i documenti lo menzionano, pensate, fin dal 1270, e sorge in posizione strategica a controllo della media Valle d'Aosta, lungo quella viabilità storica che per secoli ha collegato la pianura padana con i valichi alpini.

Non si tratta di un rudere qualsiasi. Questo castello faceva parte di un sistema difensivo articolato, con funzioni militari e amministrative di controllo del territorio e conserva ancora, nonostante tutto, elementi architettonici di grande interesse, resti di mura perimetrali, torri, una cappella, strutture abitative che raccontano secoli di storia valdostana e un elemento identitario per la comunità di Montjovet e per l'intera regione.

Eppure oggi questo castello è inaccessibile al pubblico per ragioni di sicurezza, versa in grave stato di degrado e abbandono: crolli parziali delle murature, vegetazione infestante che si insinua fra le pietre, infiltrazioni d'acqua che minacciano la stabilità delle strutture ancora in piedi, rischio concreto di ulteriori cedimenti e non c'è manutenzione ordinaria né straordinaria da decenni, come ben sappiamo.

Il paradosso è evidente: un bene pubblico riconosciuto come elemento identitario fondamentale dal piano territoriale paesistico è chiuso ai cittadini e ai turisti perché nessuno l'ha tutelato nel tempo e ogni anno che passa il danno diventa più irreversibile. Occorre anche riconoscerlo con franchezza.

Il tema non è nuovo in quest'aula, diverse iniziative consiliari sono state presentate negli anni passati per sollecitare gli interventi. Voglio ricordare la grande attenzione data dal collega Distort su questo tema negli anni di Consiglio passati insieme su questi banchi. Nel corso del tempo sono stati poi elaborati studi e progetti preliminari per il recupero, alcuni dei quali anche finanziati con risorse regionali. Nessuno di questi progetti è però mai giunto nella fase esecutiva.

Questo è il punto e non possiamo accettare non la mancanza di attenzione ma la sistematica incapacità di tradurre le intenzioni in cantieri aperti. Credo che l'esempio del Forte di Bard sia lampante, è stato fatto un ottimo lavoro di valorizzazione, oggi il Forte di Bard rappresenta un unicum all'interno del panorama culturale valdostano e credo che questo castello, anche data la sua posizione, possa essere, non dico all'altezza del Forte di Bard, ma sicuramente valorizzato come merita.

La Regione non è senza strumenti: la legge regionale 56/1983 prevede specifici interventi per il recupero del patrimonio edilizio di particolare valore storico e culturale; la 12/2010 ribadisce l'impegno regionale nella tutela e valorizzazione dei beni culturali; il Piano territoriale paesistico riconosce i castelli come elementi meritevoli di tutela prioritaria.

A livello europeo - questa è una cosa su cui abbiamo fatto alcuni approfondimenti - esistono fondi dedicati: i programmi FESR, i programmi Interreg per la cooperazione transfrontaliera, Europa Creativa, Horizon Europe nel cluster "Cultura e patrimonio" e le risorse accessibili tramite bandi nazionali che attingono al Next Generation EU, fondi che altri territori sanno intercettare e che noi non possiamo permetterci di ignorare. Ovviamente, per carenza di tempo non vogliamo neanche eccedere nella presentazione, ma abbiamo voluto indicare che sulle risorse europee ci sono maggiori o minori possibilità d'intervenire, ma su qualcuno c'è, soprattutto intercettando avanzi di bandi non spesi che ci si trova poi davanti.

C'è anche la disponibilità del Comune di Montjovet, che ha più volte espresso la volontà di collaborare per la valorizzazione del castello in un'ottica di sviluppo turistico e culturale del territorio.

Con quest'interpellanza chiediamo quindi qual è lo stato di conservazione attuale del castello, con la seconda chiediamo se esistano dei progetti di recupero e a che punto siano e, infine, se la Giunta abbia intenzione di valorizzare e di avviare concretamente ogni iniziativa utile al recupero e alla valorizzazione della struttura lavorando in sinergia con il Comune di Montjovet e con gli altri enti locali del territorio.

Président - Pour la réponse la parole à l'assesseur Lavevaz.

Lavevaz (UV) - Il Castello di Saint-Germain si presentava già purtroppo come rudere nel XVIII secolo. Jean Baptiste de Tillier nel 1737, parlando del Castello di Saint-Germain, lo definiva come un rudere. In queste condizioni poi l'Amministrazione regionale l'ha acquisito nel 1984 e da allora lo stato di conservazione ovviamente non è certo potuto migliorare da solo.

Al netto di questo, ovviamente, tutta una serie di studi, giustamente come lei ha detto, sono stati fatti e sono in corso. Peraltro, per puro caso, ho fatto un sopralluogo una decina di giorni fa al Castello di Saint-Germain - cerco di mantenere due mezze giornate al mese per dei sopralluoghi sul territorio per verificare lo stato dei luoghi, soprattutto dove ci sono dei progetti in corso, anche perché sennò è difficile poi anche definire delle priorità, perché sulla carta è un conto, poi rendersi conto sul luogo dello stato dei lavori e delle progettazioni è assolutamente importante, insomma. È stato un sopralluogo peraltro molto interessante.

Questi studi negli anni hanno già previsto una serie d'interventi puntuali in buona sostanza per mantenere questo stato, in modo che non peggiorasse ovviamente col tempo, quindi interventi di tutela, di consolidamento e anche di messa in sicurezza, in particolare per quanto riguarda il muro di cinta, perché ovviamente questi siti, come altri, come il Castello di Cly, come il Castello di Graines, sono castelli molto antichi che possono essere anche pericolosi, perché giustamente, come lei ha detto, ma non venivano fatti lì a caso, si trovano in luoghi anche molto pericolosi. Questo in particolare. Effettivamente, facendo un giro sulle mura di cinta, ci sono degli strapiombi e, se uno soffre di vertigini, rischia di svenire, perché sono effettivamente molto impattanti.

C'è quindi innanzitutto una messa in sicurezza sia dello stato, sia della sicurezza per eventuali visitatori estemporanei, diciamo così, perché già nel tempo erano state poste delle recinzioni che puntualmente venivano divelte. C'è quindi un problema anche di mantenimento della sicurezza del luogo.

Detto questo, però, ovviamente l'obiettivo della valorizzazione è un obiettivo assolutamente condiviso dall'Amministrazione regionale e anche da questo punto di vista è già stato avviato ed è in corso un intervento di manutenzione straordinaria e di ulteriori rilievi archeologici, proprio sulla parte di antico accesso del castello, sono stati fatti dei rilievi archeologici che sono in fase di ultimazione.

Questo proprio perché la volontà già condivisa con l'Amministrazione comunale di Montjovet, con la quale ho avuto un incontro un mese fa (e questo è il motivo per il quale ho messo in calendario il sopralluogo), il ragionamento che era già stato fatto negli anni precedenti, l'obiettivo era quello di raggiungere almeno il pianoro iniziale, quello più sicuro, per organizzare dei piccoli eventi o comunque delle attività di questo tipo.

Le indagini che si stanno facendo sono proprio finalizzate almeno a raggiungere quella parte più sicura, perché è un po' più lontana dalle parti più pericolose, perché quello che ho visto anche io con i miei occhi, al di là dello stato ovviamente di un castello che ha quasi mille anni, è comunque il buono stato di queste mura, che però sono molto alte. Sono delle mura che sono effettivamente di 7-8 metri, quindi con il rischio di crolli, seppur ancora perfettamente a piombo, ma possibilità di cadute di pietre da quest'altezza ovviamente sono molto pericolose.

Diciamo che la messa in sicurezza di un sito di questo tipo è complessa, per quello che dicevo prima: gli strapiombi laterali, le mura di cinta che sono ovviamente nello stato in cui si trovano, le questioni appunto di questi pericoli creati da queste mura comunque molto alte e anche dalle pietre affioranti, eccetera, oltre che i tratti ripidi anche interni, creano una difficoltà oggettiva nel rendere fruibile totalmente il sito.

Il discorso diverso, invece, è la raggiungibilità di quel pianoro, che è comunque molto bello, perché si trova proprio sotto il donjon centrale e può essere effettivamente fruibile per delle attività, per piccoli concerti o comunque per delle visite.

Al netto ovviamente della prosecuzione della progettazione, che adesso sarà una progettazione definitiva ed esecutiva, adesso non si chiama più così, comunque una progettazione preliminare a dei passaggi poi definitivi di lavori, al di là di questo, appunto, con il Comune di Montjovet si è provato a fare dei ragionamenti di prospettiva un po' più di fruizione parziale, ma comunque di una parziale iniziale fruizione del sito, e sono di due ordini.

Il primo è quello appunto di rendere accessibile questo sito centrale, questo pianoro centrale, mettendo almeno questo in sicurezza per quello che si può fare, cosa che si può oggettivamente fare senza grandi interventi strutturali su tutto il sito. L'altro è anche eventualmente di organizzare delle visite più ridotte, con dei gruppi ridotti, di tutto il sito, ovviamente con delle necessarie sottoscrizioni di manleva di responsabilità. Insomma, comunque un giro con gli esperti si può fare a piccoli gruppi ed è effettivamente molto interessante, perché è un sito, anche rispetto al Castello di Cly - che conosco bene, vicino a casa mia - che ha un tessuto anche interno ancora molto interessante. Sicuramente questo è un primo passo.

Queste quindi sono due cose: la fruizione del pianoro e le visite guidate a piccoli gruppi, che contiamo di mettere in atto insieme al Comune di Montjovet già nei prossimi mesi.

L'altra questione, invece, che abbiamo visto è quella dell'illuminazione che, non so se avete visto negli ultimi anni, è un po' peggiorata, non so se è anche per il fatto che sono partite delle lampade, ma sono comunque illuminazioni ormai di vecchia tecnologia. Anche lì è intenzione, nel corso di quest'anno, di sostituire quei fari con delle soluzioni più efficienti e anche più efficaci, con la tecnologia LED, in modo da ripristinare almeno tutta l'illuminazione.

Questo è quello che si può fare nell'immediato. Invece in prospettiva, si procede con una progettazione più approfondita per capire fin dove si riesce ad andare nella fruizione del sito, che, come dico, è sicuramente molto interessante, ma anche molto complesso.

Président - Pour la réplique la parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Grazie davvero, Assessore, per il suo resoconto. Credo che sia uno dei racconti più interessanti che io abbia ascoltato in quest'aula. Credo che lei abbia approfondito nella maniera migliore, conoscendolo ovviamente anche a braccio, rispetto a quello che abbiamo detto, e quindi le voglio dare atto e merito di innanzitutto aver fatto un sopralluogo, come ho fatto io. Io ho avuto la fortuna di poter fare poi tutta la strada in bicicletta, quindi salire su fino a quella "salitissima", insomma, molto, molto ripida, e poter visitare, perlomeno quello che si poteva visitare, perché ovviamente, come giustamente ha ricordato, ci sono dei rischi. Poi anche per quello che è da una parte l'approfondimento storico: non sapevo che fosse già rudere addirittura nel 1737, quindi effettivamente c'è un problema che arriva da lontano.

Di certo, però, immaginare che - ovviamente questa non è sua competenza né sua responsabilità - un castello venga acquistato nel 1984 e da allora non venga posto in essere nessun tipo di manutenzione, se non quella ordinaria per evitare che si ammalori ulteriormente e, quindi, non venga immaginato, ipotizzato anche un piano di ripristino, di restauro, non è accettabile. Non soltanto, e ci fa piacere, sapere del pianoro, ma anche di tutto il resto della struttura, che ha una sua visibilità eccezionale.

È un po' come il Forte di Bard, quando si arriva in autostrada. Si vede tendenzialmente più andando da Pont-Saint-Martin ad Aosta, che il contrario, è molto più visibile, ma è un'immagine anche evocativa: si attraversa l'autostrada, si vede il cartello e poi si vede questo castello, che però ovviamente ha queste criticità.

Accolgo quindi positivamente le informazioni che ci ha fornito. Quello che le chiediamo è però anche, a fronte di questi piani, di ipotizzare un progetto che possa vedere tutto il recupero di quel castello, che potrebbe essere veramente uno spazio utile, sicuramente non ampio come il Forte di Bard, ma sicuramente utile e, diciamo, anche turisticamente attraente e attrattivo, per dare e confermare l'immagine della Valle d'Aosta.

Peraltro, guardando l'altro giorno, è venuto fuori che la Valle d'Aosta ha addirittura un castello ogni 1.000 abitanti, se facciamo la suddivisione. È quindi una valutazione veramente eccezionale, un numero di castelli superiore rispetto a qualsiasi altra realtà. Proprio per questo, per quelli che abbiamo e che sono maggiormente affascinanti, evocativi e anche visibili, proprio per quella collocazione che ho detto, trovare un modo di poterli valorizzare sarebbe assolutamente opportuno e auspicabile.