Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 317 du 25 février 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 317/XVII - Reiezione di mozione: "Proteggiamo l'agricoltura e l'allevamento valdostano - No al Mercosur".

Aggravi (Presidente) - Colleghi, possiamo riprendere i lavori. Punto n. 44 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Con quest'iniziativa cerchiamo di mettere una chiosa politica a un tema che abbiamo discusso qualche Consiglio fa e che ci ha visto appunto muovere alcuni rilievi che sono stati gli stessi che la Lega ha posto a livello europeo proprio sull'accordo Mercosur.

Come sappiamo e come abbiamo già rappresentato in occasione della discussione di quell'interpellanza, dove abbiamo trovato con grande piacere una sintonia con l'assessore Girod, rappresentando appunto le evidenti criticità che il Mercosur rappresenta, farò soltanto un breve excursus ma solo per ricordare a me stesso, oltre che all'Aula, di cosa parliamo: un accordo tra Unione Europea e i Paesi appunto del Mercosur, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, che è stato approvato il 9 gennaio a cui è seguita poi una votazione a livello europeo che ha bloccato il percorso del Mercosur, perché si è chiesto alla Corte di giustizia europea di esprimere un parere rispetto alla possibilità che rispetto a quest'accordo (che in realtà ha degli aspetti che non possono essere decisi dal Consiglio ristretto d'Europa) se effettivamente si può derogare a queste criticità che rappresentano aspetti commerciali dei singoli Paesi - adesso non stiamo ad entrare nello specifico, e quindi se sia legittimo che si possa deliberare in questa maniera e che non sia, invece, una scelta che è delegata poi ai singoli Stati.

Rispetto a quest'accordo sicuramente dobbiamo dire una cosa, quest'accordo in maniera molto chiara favorisce i settori industriali come l'automotive e la chimica, sono due settori che vengono grandemente favoriti perché i paesi del Mercosur hanno una grossa importazione di questa tipologia di merci, ma ovviamente nasconde rischi gravissimi per l'agricoltura e l'allevamento, in primis una guerra commerciale che con il Mercosur viene fatta ai Paesi che hanno una vocazione agricola, tra cui ovviamente c'è l'Italia, tra cui ovviamente c'è la Valle d'Aosta che non ha né industria chimica né industria automobilistica, e che vede innanzitutto un rischio, come abbiamo detto, commerciale: vedersi importare, e quindi fare una guerra sui prezzi, prodotti a basso costo, quindi una guerra commerciale sui prodotti a basso costo che evidentemente andrebbe a penalizzare le nostre imprese, questo è di tutta evidenza, ma uno dei rischi più grandi è che proprio il fatto che ci sia un'importazione a basso costo di prodotti agricoli e di allevamento, questi prodotti vengano fatti sicuramente con costi di manodopera inferiori e anche con metodologie che hanno un costo sicuramente inferiore rispetto al costo che viene non dico adottato in Italia né in Valle d'Aosta, ma anche soltanto in Europa, allargando un po' il nostro sguardo, ma dall'altra parte anche con trattamenti, purtroppo, sanitari, vincoli che ovviamente non vengono imposti, per esempio quelli sul Green Deal, alle aziende e anche la deforestazione e l'uso intensivo di fitofarmaci che da noi sono banditi, quindi il rischio che questi prodotti che vengono irrorati di fitofarmaci da noi proibiti - ci sono stati anche dei servizi recentemente anche molto interessanti - purtroppo abbattono il costo da una parte però ci fanno una concorrenza sleale dall'altra.

In Valle d'Aosta, lo sappiamo, l'allevamento bovino è il cuore dell'economia rurale, abbiamo delle eccellenze come la Fontina Dop, il fromadzo, la carne di razze autoctone come la Pezzata Rossa e le proiezioni ci dicono che tutto questo potrebbe deprimere i prezzi del 10-20%, erodendo degli introiti che i nostri allevatori hanno già in maniera molto difficoltosa.

Un'altra delle questioni che si è detta e che è stata al centro della discussione è: "Sì, però noi promettiamo di aumentare del 30% i controlli alle frontiere", che questa è una cosa assolutamente legittima, ma quale era la percentuale dei controlli alle frontiere prima di quest'accordo del 4%? Evidentemente aumentare del 30% la percentuale dei controlli, che è del 4%, significa ovviamente fare un controllo che per il 90% non controlla nulla, quindi è chiaro che il rischio che entrino degli alimenti e dei prodotti che non sono al livello di quello che viene offerto in Europa, in Italia e nella nostra Regione è molto alto.

Questa somma di criticità ci fa propendere per una presa di posizione.

Ripeto, siamo stati, lo abbiamo anche comunicato, molto lieti che l'Assessore abbia comunicato la posizione del Governo, ovvero una critica all'accordo del Mercosur, evidenziando le criticità, riteniamo che proprio per questo motivo si debba andare fino in fondo, e quindi segnalare questa nostra contrarietà agli organi in cui questo si può segnalare.

Con questa mozione quindi impegniamo il Governo regionale a: esprimere formalmente la disapprovazione verso l'accordo UE-Mercosur, motivandola con le criticità ambientali, sanitarie, sociali ed economiche evidenziate: trasmettere tale posizione al Governo nazionale, al Parlamento europeo e alla Commissione dell'Unione Europea; partecipare attivamente, in sede di Conferenza Stato-Regioni, per sollecitare un parere negativo sull'accordo o la sua revisione, difendendo le produzioni tipiche valdostane e prevenendo rischi per la salute pubblica e l'ambiente; predisporre, in caso di ratifica provvisoria o definitiva, un piano regionale di sostegno al settore agricolo, con fondi dedicati alla compensazione di eventuali perdite di mercato e per il recupero della competitività.

Presidente - La mozione è stata illustrata, la discussione generale è aperta.

Chi intende intervenire? La parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) - Credo che sia nota a tutti la posizione che la nostra forza politica, Alleanza Verdi e Sinistra, ha avuto e ha nei confronti dell'accordo Mercosur e anche il voto che ha espresso al Parlamento europeo.

Credo che, almeno in parte, le motivazioni di base che hanno portato a questo voto differiscano un po' da quelle che hanno portato la Lega a fare la stessa scelta al Parlamento europeo, ma nella sostanza quanto viene proposto da questa mozione è in gran parte condivisibile.

Per quanto riguarda le nostre posizioni è chiaro che Alleanza Verdi e Sinistra si oppone fermamente a quest'accordo commerciale che non esitiamo a definire un attacco all'agricoltura italiana-europea ma soprattutto un rischio per quello che riguarda la sicurezza alimentare ed è una delle cause di quello che conosciamo essere oggi il dumping ambientale, cioè la pratica sleale di trasferire delle attività in paesi che hanno delle normative ambientali deboli, o addirittura inesistenti, e poi di vendere dei prodotti a dei prezzi inferiori, quindi creando una concorrenza che è sicuramente sleale.

Sappiamo che con quest'accordo uno dei rischi è sicuramente per i piccoli produttori, che sono quelli che faticano a far fronte a delle importazioni a basso costo, ma c'è anche un rischio d'importazione di alimenti che possono costituire un pericolo per la salute, come per esempio le carni che vengono trattate con ractopamina e altri prodotti che non rispettano gli standard europei.

Ovviamente la critica che facciamo poi è centrata anche su altri elementi, in particolare sulla questione della deforestazione in paesi come il Brasile, sugli impatti climatici che sono pesanti, sul mancato rispetto dell'accordo di Parigi e, come ho già detto, sull'assenza di clausole ambientali vincolanti e soprattutto sanzionabili.

Noi crediamo che la politica commerciale e agricola dell'Unione Europea sia da riformare in senso ecologico e pensiamo che - questa è la nostra opinione - la questione sia prioritaria ancora rispetto alla difesa del mercato agricolo interno, e in questo aspetto, per esempio, credo che l'impostazione possa essere un po' diversa.

Questa linea è stata sostenuta al Parlamento europeo, in particolare dalla deputata Cristina Guarda, che ha fatto una critica sistemica al modello commerciale dell'Unione Europea.

C'è una questione poi che è particolarmente significativa e che è il tema della reciprocità degli standard. Questa mozione sottolinea correttamente la mancanza di reciprocità sul benessere animale, sui pesticidi, sugli standard ambientali e sociali. Si tratta di elementi che condividiamo.

Pensiamo che ci debba essere una riforma profonda della PAC e critichiamo in particolare l'attuale modello agricolo europeo che è sostanzialmente intensivo, molto diverso per esempio da quello che caratterizza la nostra agricoltura, l'agricoltura di questa regione, una regione di montagna che, lo sappiamo tutti, ha un'agricoltura di qualità che è legata al territorio, che è legata alla sostenibilità, quindi a nostro avviso difendere queste produzioni - le DOP che abbiamo, per esempio - significa anche difendere un modello agricolo che è più rispettoso dell'ambiente e della biodiversità.

Chiediamo però ai colleghi della Lega e a Renaissance, alla collega Baccini, alcune modifiche, in particolare chiediamo che nella parte della penultima premessa, il Ricordato che: "La Valle d'Aosta, regione a vocazione agricola di montagna con produzioni tipiche DOP e eccellenze agroalimentari di qualità, è particolarmente esposta a queste ricadute, e questo minaccia le aziende locali già provate da costi energetici elevati, vincoli ambientali e tensioni internazionali", la prima richiesta che facciamo riguarda una piccola modifica che vado a leggere: "La Valle d'Aosta è particolarmente esposta a tutto questo". Poi dove c'è scritto: "Le aziende locali già provate da costi energetici elevati, dal fatto che altre realtà non rispettano i vincoli ambientali e da tensioni internazionali" e poi nella parte dell'impegnativa al punto 1, laddove si scrive che: "Si impegna il Governo regionale a esprimere formalmente la propria disapprovazione verso l'accordo UE-Mercosur motivandola", è qui che chiediamo di cambiare: "Motivandola con le criticità legate alla diversa applicazione delle regole ambientali, sanitarie, sociali ed economiche evidenziate".

Anticipo che ho chiesto al collega Manfrin se potevano accettare queste modifiche, mi ha detto che ne doveva parlare con il gruppo e con la collega Baccini, quindi aspettiamo di capire quali siano le decisioni.

Nel caso in cui queste modifiche siano accettate - il collega mi fa segno di sì - noi voteremo questa mozione.

Président - A demandé la parole le collègue Jordan.

Jordan (UV) - Colleghi, tutti noi condividiamo, credo, le preoccupazioni espresse in questa mozione riguardo all'accordo Mercosur, la mancanza, come già detto, di clausole di salvaguardia vincolante rispetto alle nostre produzioni tipiche e di reciprocità sugli standard sanitari rappresenta una minaccia reale per le nostre eccellenze agricole.

Il tema degli accordi commerciali mondiali sta attraversando una fase di profonda trasformazione, siamo passati dall'era del multilateralismo a livello mondiale a quella del regionalismo e degli accordi tra paesi vicini o accordi tra paesi alleati politici.

L'Organizzazione Mondiale del Commercio, WTO, è in crisi da anni, il sistema di risoluzione delle controversie è ormai bloccato e i grandi accordi globali sono fermi; questo ha spinto quasi naturalmente i Paesi a cercare intese bilaterali o regionali più agili.

Oggi il commercio mondiale è dominato da alcuni enormi accordi che coprono intere aree geografiche e l'Unione Europea fa e sta facendo accordi bilaterali per diversificare le catene di approvvigionamento, il cosiddetto de-risking, a fronte delle tensioni evidenti geopolitiche con la Cina, con gli Stati Uniti, e questi accordi sono una conseguenza e anche una risposta dell'Europa da un lato ai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti e dall'altro alla necessità di assicurarsi l'accesso ai minerali critici per la transizione ecologica senza dipendere totalmente dalla Cina.

Trovare le colpe nel contesto dei mercati mondiali è complesso, ma è un dato di fatto che nel biennio 2025-2026 la politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti sia stata il principale fattore di volatilità e incertezza.

Siamo in una fase di grande guerra commerciale, guerra fredda commerciale, il disordine è reale perché il vecchio sistema di cui parlavo prima, WTO, è stato sostituito da un sistema basato sulla forza del negoziato bilaterale, e questo evidentemente avvantaggia chi ha il mercato più grande, ma penalizza le nazioni esportatrici, come l'Italia, la Germania o altre, di conseguenza non sono da demonizzare gli accordi commerciali, ci sono sempre stati e ci saranno ancora.

Viviamo, ahimè, in un contesto così globalizzato per cui il problema non è l'origine dei prodotti alimentari ed è utopistico che a Roma qualcuno sostenga che il protezionismo assoluto debba funzionare, non è serio, se non per alimentare ancora una volta un populismo politico, mentre credo, siamo convinti, che sia necessario e indispensabile conoscere l'origine dei prodotti, il luogo di produzione, a prescindere dalla loro trasformazione, temi di cui nei prossimi giorni ci parlerà l'assessore Girod in Commissione.

Il mercato, qualunque sia, deve avere delle regole chiare e definite, in modo che il consumatore, chiunque esso sia, possa scegliere consapevolmente e non essere ingannato da codici e codicilli.

L'accordo Mercosur, così come attualmente configurato per il settore food - e non parlo degli altri settori, come già detto dai colleghi - rappresenta un rischio concreto e condividiamo la criticità della mancanza di clausole di garanzia e di reciprocità.

Non possiamo accettare che il trattato esponga i nostri agricoltori alla concorrenza di prodotti che non rispettano i nostri stessi standard, tuttavia - se l'obiettivo di questa mozione è davvero la protezione del mercato, la protezione dei nostri prodotti e la stabilità delle nostre imprese - non possiamo ignorare l'altra faccia della medaglia.

Il caos commerciale che stiamo vivendo non ha solo confini nel Sudamerica e subisce le pressioni della politica commerciale cinese, ma porta anche la firma delle politiche protezioniste di Donald Trump.

Non si può ignorare che la stabilità del mercato mondiale, pilastro su cui si poggia l'export delle nostre imprese, oggi è messo a dura prova.

Mentre giustamente critichiamo il Mercosur per le sue lacune normative, dobbiamo, con altrettanta forza, condannare il caos negoziale generato dai dazi; i dazi non solo come strumento economico, ma come leva di pressione politica, innescando quello che, per molti analisti, definiscono un caos strutturato.

La vicenda di questi ultimi giorni descrive un sistema privo di certezza di diritto, quest'incertezza ha un costo, le nostre aziende non possono pianificare investimenti se le regole del gioco cambiano tutti i momenti.

Queste barriere non sono solo un attacco ai nostri esportatori, ma un volano per l'inflazione globale, è evidente: è la cosiddetta inflazione importata, che finisce per colpire il potere d'acquisto di tutti noi.

È una doppia conseguenza: mentre da un lato ci preoccupiamo giustamente della carne argentina, per citare un prodotto, dall'altra parte le nostre aziende produttrici di vino, di olio, di meccanica, stanno già pagando il caos legale americano. Se la mozione vuole veramente proteggere il lavoro italiano deve farlo a 360 gradi, condannando ogni forma di dazio che non rispetti le regole del WTO.

Oltretutto è veramente curioso perché, mentre l'Unione Europea tratta con il Sudamerica per migliorare il Mercosur, e quindi tutelare giustamente la qualità dei nostri prodotti, ai primi di febbraio Trump e Milei, quindi Stati Uniti e Argentina, hanno firmato un trattato bilaterale, si chiama ARTI, in cui, tra l'altro, l'accordo stabilisce che 39 nomi di formaggi - tra cui Parmesan, Grana, Gorgonzola, e tra questi anche la nostra Fontina - sono prodotti che, secondo l'accordo, "Siano considerati termini generici e non indicazioni geografiche prodotte"; questo vuol dire che, grazie a quest'intesa, legalizzando l'Italian sounding in Sudamerica, le aziende statunitensi possono esportare in Argentina versioni fatte in America di questi formaggi usando i nomi tradizionali europei senza restrizioni.

La politica non deve funzionare a corrente alternata, per fortuna che qualcuno si dissocia da queste politiche del Governo nazionale.

I dazi del 15%, introdotti ieri colpiscono l'Italia esattamente come la Cina, come la Germania, non esistono corsie preferenziali per gli amici, esiste solo un disordine mondiale che questa mozione dovrebbe avere il coraggio di condannare integralmente.

La difesa dell'interesse nazionale non può essere a corrente alternata a seconda delle simpatie politiche verso questo o quell'altro leader straniero.

Noi dobbiamo fare in modo che nelle opportune sedi il nostro Governo possa farsi attivo per esigere reciprocità e clausole specchio, non solo nel Mercosur, ma in ogni accordo commerciale, garantendo che nessun prodotto entri in Europa senza rispettare gli standard. C'è tutto il tema dei dazi doganali di cui probabilmente parleremo in Commissione, ma soprattutto dobbiamo condannare il protezionismo unilaterale che bypassa le regole della WTO e della legalità internazionale, chiedendo agli Stati Uniti il rispetto delle sentenze e la stabilità delle tariffe.

Infine dobbiamo tutelare la certezza del mercato: le imprese italiane, le imprese valdostane hanno bisogno di un quadro di regole prevedibili e non di un sistema basato su minacce, esenzioni temporanee concesse a volte per benevolenza politica.

Presidente - La parola al collega Centoz.

Centoz (PD-FP) - Partiamo da quello che non è in discussione: le preoccupazioni degli agricoltori valdostani e italiani sull'accordo UE Mercosur sono legittime, la questione degli standard produttivi, il benessere animale, l'uso dei pesticidi e della deforestazione è reale, il tema dei controlli alle frontiere - oggi, come ricordava il collega al 3-4% delle merci - è un problema concreto che va affrontato e su questo quindi non c'è disaccordo.

Il disaccordo invece è su altro, è sulla coerenza di chi presenta questa mozione, è sull'analisi geopolitica che essa ignora completamente ed è sulla risposta che propone che non è una risposta, ma è un gesto.

Il 9 gennaio del 2026 il Consiglio dell'Unione Europea ha approvato l'accordo Mercosur con una maggioranza qualificata di 21 Stati su 27. L'Italia ha votato a favore. L'Italia, cioè, il Governo Meloni, Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia.

Il 21 gennaio del 2026 al Parlamento europeo la Lega ha votato a favore del rinvio dell'accordo alla Corte di Giustizia, una posizione contraria all'accordo, almeno in apparenza, e oggi, qui in Consiglio Valle, la Lega Valdostana presenta una mozione che impegna il Governo regionale a esprimere formalmente la propria disapprovazione verso lo stesso accordo che il suo partito a Roma ha contribuito a far passare.

Colleghi, questo si chiama parlare ai propri elettori agricoltori fingendo di difenderli mentre, a livello nazionale, si fa l'esatto opposto. Non è politica, è teatro, e gli agricoltori valdostani meritano di meglio.

Veniamo al merito, perché il PD in Europa invece ha sostenuto l'accordo del Mercosur? Viviamo un momento in cui, e lo ricordava prima il collega Jordan, Donald Trump usa i dazi come un'arma geopolitica contro l'Europa, in cui la Cina avanza con accordi commerciali che non includono alcuna clausola ambientale o sociale, in cui le catene di approvvigionamento globali si stanno ridisegnando; in questo contesto un accordo comunale di 300 milioni di persone, negoziato su basi di reciprocità e clausole di salvaguardia, non è un regalo agli industriali, è una scelta strategica per non isolare l'Europa.

I socialisti e i democratici europei, cioè il gruppo a cui appartiene il PD, hanno detto una cosa precisa: "Sostenere il Mercosur oggi è anche una risposta alla dottrina di Trump ed è dimostrare che l'Europa può costruire alleanze basate su regole condivise e non su tariffe punitive. Chi vota no al Mercosur non ha un'alternativa, ha solo un veto".

La mozione che ci chiedono di approvare non dice nulla di tutto ciò, non propone un'alternativa commerciale, non indica con quali altri partner l'Europa dovrebbe compensare le perdite di quest'accordo, dice solo: "No" e il no da solo non è una politica estera.

L'accordo include contingenti tariffari per i prodotti più sensibili (99 mila tonnellate per la carne bovina, 180 mila per il pollame, 190 mila per lo zucchero) e non sono numeri irrisori rispetto al mercato europeo, inoltre il Parlamento europeo nel dicembre del 2025 ha lavorato per rafforzare ulteriormente le clausole di salvaguardia ambientale e sanitaria.

La preoccupazione sui controlli alle frontiere è quindi assolutamente fondata, ma la risposta è investire nei controlli, non bloccare l'accordo. Le preoccupazioni sugli standard ambientali del Brasile sono reali, ma la risposta è usare le clausole di condizionalità già presenti nel testo, non rifiutare l'accordo e lasciare campo libero alla Cina, che quelle clausole non le avrebbe mai accettate.

Ci asterremo quindi su questa mozione non perché non ci importi degli agricoltori valdostani - ci importa e come - ma perché questa mozione non li difende, li usa, li usa per fare opposizione qui, mentre chi la firma ha contribuito ad approvare l'accordo altrove.

La coerenza politica non è un optional, o si è contro il Mercosur a Roma, a Bruxelles e ad Aosta, oppure si smette di presentare mozioni di questo tipo, sperando che gli elettori non se ne accorgano.

Presidente - Siamo sempre in discussione generale, la parola al collega Perron.

Perron (LEGA VDA) - Alcuni punti generali, poi in altri più specifici lascerò rispondere il collega Manfrin, che ringrazio tra l'altro per questa mozione che ha elaborato con aspetti appunto tecnici ai quali risponderemo volentieri, soprattutto in tema di coerenza da una sinistra PD che ha votato da sempre e ha appoggiato ogni politica globalista che ci sia stata fino a oggi e oggi chiaramente si scoprono fautori di un mondo che invece deve dividersi diversamente, ma su questo ci torno.

La nostra critica al Mercosur si pone nel solco della nostra critica alla globalizzazione imperante; a noi della Lega si può rinfacciare tutto tranne che questo, perché giustamente ci prendiamo degli xenofobi, ci prendiamo dei cavernicoli in continuazione, ma di certo non si può dire che non abbiamo sempre avuto il coraggio di anteporre gli interessi locali, di anteporre gli interessi nazionali in Europa, cosa che non è in antitesi, perché spesse volte è venuto fuori questo tema per cui noi saremmo incoerenti, perché la Lega è diventata un partito nazionale. La Lega è diventata un partito nazionale e ha nel suo Statuto di creare un'Italia federale, quindi noi distribuiamo le competenze che lo Stato italiano a nostro avviso deve mantenere, invece di perderle a livello europeo con una Commissione o qualcuno sopra di noi che poi prende delle decisioni e che non siamo più in grado di ribaltare.

Ecco perché non vogliamo un'Europa federale, cioè un'Europa che si muova e decida al di là degli Stati nazionali, ci servono gli Stati nazionali ancora, proprio per non perdere competenze e queste competenze redistribuirle sui territori con le autonomie, ad esempio le leggi sulle autonomie che abbiamo fatto vanno perfettamente in quella direzione. Potremmo quindi essere accusati di tutto, ma non di non essere coerenti.

Noi ci opponiamo alla sbornia della globalizzazione che abbiamo avuto, ricordo un attimo ai colleghi due dati storici, ma a partire dagli anni '90, quando avevamo un mondo diviso in blocchi, poi cadde prima il muro di Berlino nell'89, poi l'Unione sovietica nel '91 e ovviamente si creò un mondo unipolare, il mondo americano unipolare, che ha portato con sé alcuni valori, tra cui la globalizzazione imperante delle guerre successive, le abbiamo viste, abbiamo avuto l'Iraq, abbiamo avuto nel 2001 Afghanistan, nel 2003 Iraq eccetera eccetera, quindi tutto un mondo dominato dalla potenza americana che faceva quello che fanno gli imperi, cioè tentare di dominare il resto del mondo o quantomeno aree di influenza.

Poi c'è stato però un cambiamento, a partire dai primi anni 2000, e proprio per alcune dinamiche anche legate a temi commerciali: la Cina è stata fatta entrare nel WTO mi pare nel 2001 o nel 2004 (vado a memoria), per cui la Cina ha usufruito praticamente di possibilità di vendere i suoi prodotti su vastissime aree, tra cui anche l'Italia, ma faccio un esempio banale: fino agli anni '90 avevamo dei settori - tipo il tessile biellese, che funzionava benissimo- che erano protetti in qualche modo.

Arrivano i prodotti cinesi, entrati in questi grandi accordi sovranazionali, ma che riescono a produrre con il dumping, cioè a tariffe decisamente diverse, per ovvie motivazioni: sono 1 miliardo e 400 milioni i Cinesi e chiaramente hanno tutti altri diritti del lavoro.

Oggi la Cina si sta sviluppando in modalità sue e nessuno vuole demonizzare la Cina, però questo è successo: noi siamo stati invasi da una serie di prodotti che hanno danneggiato gravemente anche molte economie locali, ricordo benissimo quanti danni sono stati fatti, ad esempio, in un settore come quello tessile, proprio perché non poteva reggere la concorrenza di prodotti che arrivavano da fuori, e qui anche noi abbiamo il proliferare dei negozi cinesi che probabilmente fino agli anni fine '90 non c'erano.

Hanno, tra l'altro, anche dei capitali che possono mettere, perché lì c'è un capitalismo di Stato, quindi possono drogare il sistema, a noi ci arrivano e se uno una volta si doveva comprare un paio di mutande, per fare un esempio, se prima le prendeva dal tessile biellese - mia mamma aveva un negozio a Châtillon e vendeva biancheria intima e c'erano dei prodotti che ti duravano 15 anni - adesso con la stessa cifra compravi dieci paia di mutande in un negozio cinese e i negozi purtroppo chiudevano, questo abbiamo visto, e queste sono dinamiche globali.

La globalizzazione imperante dagli anni '90, che è andata avanti, ha cominciato a retrocedere proprio per queste dinamiche: l'ascesa della Cina, l'ascesa dei BRICS, paesi emergenti, mi pare che anche l'India oggi sia a 1 miliardo e 400 milioni di abitanti, pari alla Cina, sono 3 miliardi e l'Europa è un mondo che sta diventando ovviamente un vaso molto fragile rispetto a vasi che sono di ferro. Questo è il problema.

Oggi ci ritroviamo tra l'altro - e qui veniamo a due cose geopolitiche, ma proprio per abbozzarle - alla critica che viene continuamente fatta a quest'amministrazione americana, a Trump che sarebbe il male assoluto; bene, noi invece sosteniamo che queste politiche americane hanno avuto l'indubbio valore di rompere con dei meccanismi di questo tipo, tanto che con la questione dei dazi obbliga tutto il mondo a rivedere delle dinamiche che erano ormai fossilizzate su un mondo dove erano gli Americani a governare, e questo mondo qui non c'è e non ci sarà più, proprio perché gli Americani stanno ritornando sulle loro aree, guarderanno la loro zona continentale, ecco perché anche l'accordo Mercosur probabilmente che viene fatto dagli Stati Uniti con l'Argentina, ecco perché la questione Groenlandia, ecco perché la questione Venezuela, mentre dall'altra parte gli Americani stanno disimpegnando la loro forza, ad esempio mi hanno dato notizia tempo fa nell'ultimo anno 36 mila soldati americani in meno tolti dal territorio europeo e messi su altri territori proprio perché l'Europa agli Americani, da questo punto di vista, interessa sempre meno.

Siccome però noi siamo Europei, non possiamo sempre pensare che qualcun altro, che ovviamente ha fatto la guerra mondiale, ovviamente l'ha vinta assieme ai Russi, che poi però giustamente oggi li vediamo con atteggiamenti imperialisti, ovviamente, ma allo stesso tempo siamo stati sotto un ombrello che probabilmente non avremo più, ecco perché dobbiamo imparare di nuovo a tirarci su i pantaloni da soli e a ridefinire ciò che vuol dire essere Europei nel futuro.

La Lega critica quest'accordo proprio per motivazioni di ordine generale di questo tipo, al di là dei dettagli. É un accordo, tra l'altro, che va ovviamente a colpire alcune realtà locali, questa, ripeto, è una prerogativa fondamentale del nostro partito, la Valle d'Aosta ha un sistema, un fiore all'occhiello nella sua agricoltura, nel suo connubio, nel suo rapporto tra agricoltura e gestione del territorio, perché questa è la nostra forza: se vengono meno gli agricoltori, i territori purtroppo sappiamo che vanno indietro, ma è già successo, basta guardare alla riforestazione, che tra l'altro non è di qualità, perché se una volta avevamo le vigne dei nonni - faccio l'esempio di Châtillon - che arrivavano fino alla Dora, oggi non ci sono più, c'è un territorio che ovviamente non è lo stesso di prima, quindi noi abbiamo assoluta necessità di una tutela e abbiamo la necessità di tutelare anche il settore chiaramente dell'allevamento su questo.

A noi piacerebbe molto un mondo dove ti produci le cose vicine, te le consumi e ogni realtà ha la possibilità di muoversi al di là di accordi internazionali, è questo il mondo che a noi piace, proprio perché siamo contro le dinamiche globalizzatrici.

Dal nostro punto di vista, e a livello europeo, ci siamo mossi coerentemente con tutto ciò, poi facciamo parte di un Governo italiano, lì ci sono altre dinamiche, l'ho detto più volte, la Lega è un partito che si muove su tre livelli differenti: c'è il livello regionale, c'è il livello nazionale e c'è il livello europeo. È ovvio che qualcosa potrà sembrare distonico, però chi è un partito locale va d'accordo perché qui in Valle d'Aosta fa le cose che deve fare ed è coerente con il suo parlamentare, ma è uno. Noi abbiamo un quadro decisamente più complesso, quindi l'accusa d'incoerenza... bisogna un po' capire su che campi si sta giocando.

Tra l'altro, aggiungo, questo accordo è a detrimento di molte questioni, e concordo con la collega Minelli, questa volta, assolutamente sul tema della deforestazione di grandi aree, quelle sì che hanno un impatto gigantesco su tutte le dinamiche globali, e non solo il tema ambientale, perché quest'accordo è stato ampiamente spinto dai grandi cartelli latifondisti di quei Paesi, perché chiaramente anche lì c'è una lotta interna e questi grandi cartelli vogliono chiaramente portare i loro prodotti sulle nostre zone, sulle zone europee con degli standard più bassi, perché ci guadagnano in una maniera enorme.

Aggiungo un ultimo elemento: non solo siamo contro per queste dinamiche, non solo siamo contro anche per un tema ambientale, anche lì spesso si dice che i partiti di destra non siano interessati nell'ambiente, ma è falso e probabilmente dobbiamo farci un po' di autocritica anche noi, è vero che alcune volte utilizziamo i temi ambientali in maniera un po' grezza, però è un campo su cui dobbiamo lavorare.

La deforestazione non fa piacere a nessuno, specie in aree che possono dare degli effetti climatici così delicati.

In ultimo aggiungo un altro elemento poco noto, ma c'è anche un discorso delle popolazioni indigene che vivono in quelle zone. Le popolazioni indigene anche lì stanno lottando, stanno facendo una lotta identitaria molto forte, io personalmente sono sempre stato interessato, ho fatto vari esami di antropologia proprio perché amo quelle popolazioni e la loro capacità di resistere a dinamiche globali che ne estirpano completamente l'anima.

Ecco, le popolazioni indigene sono contro quest'accordo proprio perché vengono minacciate da interessi e grandi cartelli, quindi io direi un motivo in più dal nostro punto di vista, che teniamo a queste identità forti, per opporci a questo tipo di accordo.

Tra l'altro c'è un antropologo valdostano, adesso non sto a nominarlo, che conosciamo e che è con i popoli brasiliani per gran parte dell'anno e proprio lui ci aveva parlato di questi accordi e ci aveva sensibilizzato più volte in qualche modo a metterci contro questi accordi, proprio perché vive quella realtà e sa come i popoli indigeni vengono ampiamente penalizzati da accordi di questo tipo.

Per tutta questa serie di motivazioni ringrazio ancora il collega Manfrin per aver messo giù questa mozione interessante e ringrazio anche coloro che la voteranno perché penso che sia una battaglia che ci può unire anche su piani diversi.

Presidente - Grazie collega. Ha chiesto la parola il collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Mi spiace non vedere il collega Centoz in aula perché ho preso buona nota di quello che ha detto e ho piacere di... eccolo!

Innanzitutto comincio con il ringraziare, oltre al collega Perron, ovviamente, anche il collega Jordan per gli spunti nel dibattito sicuramente interessanti, il collega Jordan è persona che si prepara, parla poche volte, ma parla quando conosce e quando studia, e questo è assolutamente apprezzabile.

Sono ovviamente d'accordo in parte con quello che ha detto su alcuni temi, su alcune cose, uno su tutti, ma ovviamente tanto qui è una sorta di elefante nella stanza, spesso a volte si parla di dazi, e ovviamente una cosa che per esempio la Lega ha detto a più riprese, e che tanti hanno finto d'ignorare rispetto ai dazi, è che la necessità era quella di trattare in maniera bilaterale, perché è vero che si possono imporre i dazi a livello di Unione Europea sulla parte commerciale a titolo unico, ma è altrettanto vero che gli Stati Uniti hanno la possibilità di poter differenziare i dazi a seconda del Paese.

Ovviamente, se ci fosse una trattativa a livello bilaterale, gli Stati Uniti avrebbero la possibilità, a fronte dei buoni rapporti che abbiamo sempre avuto, di poter mettere i dazi inferiori o addirittura di rimuoverli, questo è quello che abbiamo sempre sostenuto e che purtroppo oggi è rimasto inascoltato.

Ma rispetto alla questione dei dazi io però, oltre a ringraziare il collega Jordan per averla introdotta, io lo inviterei a guardare anche i dati sulle esportazioni del nostro Paese, che a fronte del fatto che ci sono stati i dazi che sono stati evocati ad ogni piè sospinto, quest'anno ha fatto +7,6% con i dazi, quindi quando abbiamo detto che i dazi erano un'opportunità lo credevamo davvero, e lo credevamo perché la necessità era quella di andare a proteggere le nostre esportazioni e andare a proteggere i nostri settori d'interesse, se si fosse fatto con altri paesi esportatori, ad esempio la Cina, evidentemente avremmo colto l'occasione e magari ci saremmo protetti, ma questo sfugge al nostro controllo.

Venendo invece a quello che è di nostra stretta competenza - e guardando il collega Centoz - non posso che prendere atto del fatto che giustamente ha colto l'occasione per dargli un côté politico, côté politico di cui io non avrei voluto parlare, ma ritengo che a questo punto, giustamente, essendo stato evocato, sia opportuno trattarlo in prima persona.

Prendo atto del fatto, collega Centoz, che lei fondamentalmente ritiene che quando c'è un Governo, questo Governo, qualsiasi scelta prenda in qualsiasi luogo - anche se a esprimerla è uno solo di questi componenti, che giustamente è quello che assume il ruolo principale - rappresenti la posizione di tutti, che è stata espressa da tutti, ma in realtà, come lei dovrebbe ben sapere, non è così; il fatto che ci siano a volte delle contrarietà emerge spesso nel Consiglio dei Ministri quando c'è e quando chiaramente si delibera l'adesione a questo o a quel trattato... cosa di cui però non troverà traccia perché semplicemente la Lega è sempre stata contraria al Mercosur, ha sempre combattuto contro il Mercosur e non le sfuggirà neanche, l'ha detto, ma questo è bene dirlo: la votazione che poi ha portato a bloccare il Mercosur e a mandarlo alla Corte di giustizia europea bloccandolo perlomeno per un anno e mezzo, è passata con una differenza minima che corrisponde, guarda caso, esattamente al numero di Europarlamentari che la Lega ha in Europa.

Direi che questo ha inciso in maniera importante e determinante e quindi il fatto che il Mercosur sia stato bloccato, per quanto temporaneamente, è frutto di un grande lavoro della Lega, ovviamente anche AVS ha votato contro l'accordo, quindi chiaramente c'è la componente, è chiaro che è la somma che fa il totale, direbbe Totò, ma è anche per dirle che quando si è determinanti e quando si fanno scelte determinanti, è bene rivendicarlo, e se oggi il Mercosur non è ancora stato approvato e non è in applicazione è perché la Lega ha avuto una presa di posizione determinante.

Su quello che invece lei dice - cioè che qualcuno porterebbe delle iniziative per solleticare questo o quell'interesse o questo o quell'elettorato - questo mi stupisce molto da una persona che, in realtà, analizza ed entra nel dibattito in maniera qualificata e non in maniera così rozza - mi permetta il termine - ma proverò a spiegarglielo in qualche altra maniera.

In parte gliel'ha già spiegato il collega Perron: la Lega è un partito di territorio, il famoso sindacato del territorio lo ha sempre fatto, e la Lega, proprio perché è un partito di territorio, raccoglie le istanze del territorio, noi sappiamo benissimo che le istanze del nostro territorio, non soltanto qui in Valle d'Aosta ma anche in altre regioni, è fortemente contrario all'accordo del Mercosur perché, come sappiamo, non porta dei vantaggi dal punto di vista della parte agricola e dell'allevamento, ma ovviamente porta vantaggi a tutto un altro settore, che è quello che ho detto nell'illustrazione della mozione, ovvero sulla parte dell'automotive e sulla parte della chimica, su cui però noi non abbiamo queste grosse esportazioni, soprattutto da quando qualcuno ha consentito, mentre governava, fughe verso altri lidi di grandi industrie italiane.

Detto questo, noi riteniamo che ascoltare il territorio, ascoltare le sue esigenze e cercare di prendere delle misure di tutela del nostro territorio, e soprattutto comunicare che i territori, magari in maniera anche limitata, però hanno delle posizioni negative, sia sempre utile perché è importante andare là negli organi in cui si può parlare, si può esprimere la propria contrarietà nel dire quello che si pensa.

Per esempio lei si ricorderà, collega Centoz, che il Partito Democratico nella scorsa legislatura faceva parte della maggioranza, ricorderà anche il collega Guichardaz che quando ci fu un voto sulla legge anti Dpcm, che si schierava nettamente contro il Governo di Roma, e quindi per evitare che venisse applicato il Dpcm sul nostro territorio, pur facendo parte della maggioranza, ovviamente ai tempi il PCP e non soltanto il PD, ma tutta la sua componente non lo votò, questa legge passò con il nostro supporto, il nostro sostegno, assieme a quello degli autonomisti, eppure il Governo non cadde, rimase tranquillamente in opera e continuò per tutta la legislatura, anche se il PD avrebbe avuto tutti i diritti e anche la possibilità di poter dire: "No, sapete che c'è? Voi andate in una direzione che non mi piace, avete approvato una legge che non mi piace e quindi io adesso chiudo qui la mia esperienza".

Questo non è stato fatto, così come, ma mi corregga se sbaglio, quando c'è stata la legge sull'autonomia differenziata: noi abbiamo avuto delle posizioni che sono state variegate al limone, le speciali si sono schierate in un primo momento tutte per una revisione degli Statuti che avrebbe portato vantaggi a tutti in maniera contemporanea, e lo sa chi è che ha fatto franare tutto? L'elezione della cara governatrice Todde in Sardegna, governatrice Todde che governa grazie anche all'alleanza con il PD, che si è schierata nettamente contro l'autonomia, con il PD che si è schierato nettamente contro l'autonomia differenziata, a differenza di quello che oggi il PD in teoria, dopo aver fatto parte di un Governo con autonomisti per anni, sostiene dicendo che invece è a favore dell'autonomia.

Allora lei dice che sono posizioni antitetiche? Non lo so, me lo dica lei quali sono le posizioni e in questa maniera, nella maniera in cui sono state espresse, il problema è che, come tutti i partiti, noi viviamo il territorio come lo vivete voi, il territorio oggi ci chiede di agire nei limiti in cui possiamo esprimere, quindi oggi, non essendo il Governo a livello regionale, noi esprimiamo la nostra posizione con un'iniziativa, con una mozione che chiede una presa di posizione in sede di Conferenza Stato-Regioni, e ovviamente con delle misure compensative qualora l'accordo dovesse passare, questo è quello che noi possiamo fare in favore degli allevatori e degli agricoltori valdostani.

Lei ritiene che sia un azzardo o un modo per solleticare la pancia di qualcuno? Io non penso, però se lei ritiene, lei continui ad andare in giro a dire che voi siete favorevoli al Mercosur quando verrà - spero di no - invaso il mercato di prodotti sudamericani, e noi continueremo a dire che a quell'accordo siamo contrari e cercheremo di cambiarlo con tutte le nostre forze.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Torrione.

Torrione (AVS) - É chiaro che magari ha un certo effetto, però credo che sia anche nella dialettica giusta, secondo me, del funzionamento di questo Consiglio, che ci siano posizioni diverse anche in ali diverse di questo luogo.

Come ha detto già la mia collega Minelli, la posizione di AVS fin da subito è stata contraria a quest'accordo, poi probabilmente noi condividiamo la sostanza di questa mozione e magari non siamo d'accordo, come anche è già stato detto, sui motivi anche per cui è stata presentata questa mozione, nel senso che probabilmente il focus su cui la Lega, anche a livello nazionale, punta sempre può essere più una ragione competitiva, magari anche qualche aspetto di protezionismo.

Non sono gli aspetti sui quali noi poniamo l'attenzione rispetto a questa mozione, perché a noi quello che interessa di questa mozione sono gli aspetti di rispetto e di giustizia ambientale, che sono anche quelli per i quali abbiamo chiesto una modifica a questa mozione.

Giusto per fare un poco di chiarezza, è chiaro che la questione fondamentale, che ci porta a votare a favore di questa mozione, e anche io ringrazio comunque il collega Jordan che ha portato sicuramente dei punti di vista interessanti, quello che a noi sembra debole, che AVS anche a livello nazionale porta, è che i controlli sicuramente sono un tema importante ma nell'accordo non sono sufficienti, quindi questo preoccupa tantissimo, nel senso che le merci devono rispettare gli accordi dell'Unione Europea, e questo è chiaro, quindi sulla sicurezza alimentare, i controlli sanitari, fitosanitari; queste non sono norme negoziabili, peccato che non siano sufficienti, nel senso che i vincoli invece sulla sostenibilità e sull'ambiente non sono - chiedo scusa per la ripetizione - vincolanti, sono purtroppo negoziabili e negoziali.

Qual è la preoccupazione? Che entrino sì dei prodotti che sono controllati in base alle norme UE, ma entrino anche prodotti che a monte e in origine non hanno gli stessi vincoli e le stesse regole che invece tutti i nostri agricoltori e produttori devono comunque rispettare.

Lasciamo perdere il grande tema della deforestazione di cui si è già parlato, però i meccanismi - quindi il non rispetto delle regole a monte - non sono sanzionatori, cioè non si entra con quest'accordo nel dettaglio, quindi quello che succede a monte non è importante.

Faccio un piccolo esempio che sembra magari fuori luogo: io faccio parte di un GAS che si chiama "Gruppi di Acquisto Solidale", per cui noi compriamo direttamente dai produttori e lo facciamo con alcuni criteri. Uno dei primi criteri è quello di verificare che i produttori del caffè - ad esempio io sono referente del caffè in questo gruppo di acquisto solidale - siano retribuiti in maniera equa, che la produzione sia fatta in un certo modo, cioè una verifica a monte.

Quello che manca nell'accordo è questo: la possibilità di verificare a monte come sono prodotte le merci in questo caso. Molto poi dipende dai controlli in frontiera e lì è chiaro che dobbiamo sperare che siano assolutamente fatti in maniera adeguata.

Ultime considerazioni: come dicevo prima, se viene violato un impegno commerciale scattano delle misure rapide, se viene violato un impegno ambientale si entra in un meccanismo molto più blando, in cui i controlli non ci sono ma soprattutto non ci sono le sanzioni immediate, si va, come si suol dire, a discuterne.

Ultimo elemento: gli agricoltori europei devono rispettare dei sistemi normativi ambientali, climatici e sanitari, sono già stati citati, il PAC, il Green Deal, le restrizioni sui fitofarmaci, sul benessere animale; i produttori Mercosur devono solo garantire che questi prodotti rispettino le regole UE, quindi non sono soggetti a tutti questi controlli che sono molto tutelanti.

Chiaramente per noi c'è un rischio importante di dumping ambientale, di concorrenza sleale e di difficoltà di verifica a monte di alcuni aspetti.

Questi sono i motivi sostanzialmente per cui, pur condividendo alcune delle considerazioni che hanno fatto sia il collega Jordan sia il collega Centoz, non ci soddisfa l'accordo, quindi fondamentalmente siamo favorevoli a questa mozione.

Presidente - La parola al collega Zucchi.

Zucchi (FdI) - Trattandosi di tema riguardante il mondo dell'agricoltura, qui io credo che si rischi di parlare e di mettere il carro davanti ai buoi, perché intanto si sta parlando di un argomento che in questo momento è sospeso, come è stato ricordato da chi è intervenuto prima, e il fatto che sia stato sospeso significa anche che è possibile che ci possano essere anche delle valutazioni, per cui sembra in qualche modo anche prematuro parlare di questi effetti che sono comunque di competenza europea, una competenza europea che riguarda addirittura gli Stati.

Ricordo che la posizione dell'Italia, mi spiace, lo devo dire per onestà intellettuale agli amici della Lega, che francamente io faccio fatica a capire la logica dell'Uno e Trino, cioè l'Uno e Trino nella posizione del locale, del regionale, del nazionale e dell'europeo, addirittura uno e quadruplo, mi riesce difficile in nome di un concetto che si chiama coerenza, perché io ricordo che sui diversi Stati, non mi ricordo più, perdonatemi se sbaglio se sono 27 o 28, l'Italia ha espresso una posizione per nome del nostro Presidente del Consiglio a nome del Governo di cui fa parte anche la Lega, quindi io credo che questo sia un fatto che non possa passare sotto silenzio, anche perché si tratta di un tema, di una decisione assunta a livello di Governo che è stata portata a livello europeo; ciò non vuol dire che noi ci sottraiamo alle nostre valutazioni in merito alla posizione che l'Italia e anche Fratelli d'Italia ha espresso sul punto.

Qui nessuno ha parlato di quelli che erano i rischi per gli agricoltori, che erano molto ma molto forti sulla cosiddetta PAC, la Politica Agricola Comunitaria. Se vi ricordate bene, in una fase iniziale Fratelli d'Italia si era espressa in un modo molto critico sulle valutazioni che in una prima fase vedevano una decurtazione enorme del 20% delle risorse della politica agricola comunitaria e grazie all'impegno del nostro Governo, del nostro Ministro all'agricoltura è stato comunque raggiunto un risultato perché, colleghi, qui si parla di negoziazione, quando siamo in Europa, di fronte a dei rischi così forti, voi provate a immaginare se ci fossimo trovati di fronte al fatto che a un certo momento era stato paventato come tale, per cui c'era una decurtazione del 20% dei fondi per la politica agricola comunitaria, lì sì che ci sarebbero stati evidenti problemi.

Noi credo, attraverso un'azione negoziale in Europa, abbiamo evitato che si arrivasse in questa condizione e abbiamo aggiunto ulteriori 11 miliardi e non solo non abbiamo fatto pervenire la decurtazione che era stata paventata, l'abbiamo ripristinata e abbiamo aggiunto 11 miliardi, dando delle adeguate garanzie ai nostri agricoltori che se fosse stata espressa attraverso l'iniziale previsione della Commissione Europea sarebbe stati dolori.

La negoziazione ha imposto anche, da parte del nostro partito, una serie di altri elementi che qui sono stati ignorati e che vale la pena ricordare.

Noi abbiamo fatto dei passi in avanti che ci hanno portato come Partito, e credo anche come Governo, ad andare a sostenere questa posizione.

Ci sono state delle clausole di salvaguardia che si possono attivare su richiesta di un solo Stato membro, questo è stato ottenuto a seguito di una negoziazione.

Sono state richieste delle attività compensative? Sono state previste, è stato previsto un fondo da 6,3 miliardi di euro per sostenere i settori che dovessero risentire di effetti negativi e il pacchetto di norme sulla sicurezza alimentare.

Se è stato raggiunto quest'accordo, che sicuramente può porre delle problematiche, è stato raggiunto in una logica di mediazione attraverso tutti gli Stati membri e - dal momento che noi facciamo parte di un partito che ha sostenuto in questa logica di mediazione questo tipo di accordo e anche con la voce di un Governo che ha espresso questa posizione - evidentemente non possiamo in qualche maniera essere ad Aosta contrari a una posizione che è stata assunta in una sede che, oltretutto, è di competenza.

Mi sembra evidente che la nostra posizione sia quella di dare fiducia ai nostri rappresentanti di Governo, invito anche gli amici della Lega ad avere fiducia nel Governo e nelle istanze che sicuramente continuerà a porre in essere per salvaguardare le istanze dei nostri agricoltori, nazionali e locali, perché la partita sicuramente non è chiusa, secondo me è anche un bene che quest'accordo in qualche maniera, anche se noi non avevamo votato per l'accordo... ma è anche possibile che possano essere raggiunte delle intese supplementari per dare delle maggiori garanzie ai nostri agricoltori, anche se c'è il rischio che le intese raggiunte possano anche essere disattese, perché, se viene bloccato con la sospensione dell'accordo alla Corte di giustizia europea l'accordo medesimo - è evidente che potrebbero saltare certi accordi tra quelli che io ho nominato.

Per la logica di coerenza quindi Fratelli d'Italia non può votare questa mozione perché sarebbe come dare sfiducia all'operato del proprio Governo che ha espresso tale posizione in sede europea.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Marquis.

Marquis (FI) - Questo sicuramente è un tema importante, ho apprezzato in particolare l'intervento effettuato dal collega Jordan, dove ha dato una rappresentazione di cosa stia succedendo a livello mondiale a livello commerciale e credo che non siamo noi che riusciamo a cambiare l'ordine di funzionamento delle cose a livello generale, un ordine che è stato sconvolto ed è in profonda evoluzione per la politica dei dazi, perché noi la critichiamo fortemente la politica dei dazi, per noi non è una cosa positiva, perché è un intervento a gamba tesa su una situazione che è il frutto di un'evoluzione durata nel tempo, con tutti i suoi limiti, con tutte le sue criticità, che ci ha portato comunque a vivere in una condizione di benessere, perché bisogna anche evidenziare che le cose potrebbero andare anche molto peggio. Potrebbero andar meglio? Sì, è vero, ci potrebbe essere più equità sociale, più benessere economico, sì, sono obiettivi che si possono perseguire sempre meglio, però bisogna anche tener conto del punto di partenza, quello che è lo stato attuale delle cose.

Tutta questa politica che è stata introdotta dei dazi comporta di cercare nuovi sbocchi, comporta delle reazioni a livello mondiale, a livello di assetto commerciale, di assetti produttivi, quindi è del tutto evidente che ogni contesto territoriale deve trovare la forza per potersi difendere in un ambito che è in continua evoluzione.

Quest'accordo del Mercosur è un accordo intelligente, come si fa a criticare a 360 gradi questa scelta che è frutto di una mediazione che vede portare dei risultati all'Europa potenzialmente su diversi settori?

Quando si tratta e si arriva a delle mediazioni è del tutto evidente che ci sono dei punti di criticità, perché diversamente bisognerebbe alzare il confine, isolarsi come Valle d'Aosta, viviamo, consumiamo quello che produciamo e finisce lì il discorso, ma quando si devono fare degli accordi, già solo tra due Regioni, ci sono dei punti su cui si vince e ci sono dei punti su cui si perde.

Ora è del tutto evidente che è corretto trovare le soluzioni migliori per andare a risolvere i problemi dove sono state evidenziate delle criticità.

Noi non nascondiamo che sotto il profilo agricolo ci sono delle grandi preoccupazioni, ci sono delle preoccupazioni che vanno affrontate e credo che in questa fase non sia attivo l'accordo sostanzialmente e quindi in questa fase di sospensione ci possa essere ancora lo spazio per trovare delle possibili soluzioni.

Pertanto noi, come forza di Governo, come forza responsabile, come forza che è abituata ad affrontare i problemi per trovare delle soluzioni, non possiamo condividere quest'approccio e questa critica a chi si trova a Roma a dover affrontare delle questioni che interessano tutto il Paese e portarle soprattutto in un ambito sovraordinato, che è l'Europa, che deve trattare queste argomentazioni.

Non riteniamo che questo sia il modo per dare delle soluzioni al problema; forse, più che altro, è il modo per cercare di dare un po' di pubblicità a certe argomentazioni e per dare la dimostrazione del proprio attivismo.

Voglio ricordare però che a Roma comunque le decisioni sono sempre prese a livello collegiale all'interno del Governo, così come vengono prese in genere nella Giunta regionale a livello collegiale.

Credo quindi che ci sia a Roma un senso di responsabilità da parte di tutte le forze che compongono la coalizione nell'affrontare queste dinamiche.

Noi, per quanto ci riguarda, non possiamo sostenere quest'approccio e riteniamo che ci siano da affrontare tutte le situazioni di criticità che sono state evidenziate per tutelare l'interesse anche delle imprese agricole che rappresentano il nostro territorio valdostano.

A questo riguardo credo che a prescindere da quello che sarà il risultato del Mercosur, è giusto che si continui a investire nell'agricoltura, nell'innovazione, nel sostenere il settore, affinché si possa essere sempre più competitivi non solo a livello locale ma anche nelle esportazioni, quindi sostenere l'internazionalizzazione, l'introduzione della nuova tecnologia perché la nostra è un'agricoltura eroica, un'agricoltura difficile, un'agricoltura di montagna che necessita comunque di politiche adeguate per poter difendere chi le esercita in un mercato che è sempre più competitivo e più difficile da affrontare e gestire.

Per quanto ci riguarda il nostro voto non sarà sicuramente a sostegno di questa proposta.

Presidente - La parola al collega Carrel.

Carrel (ADC) - Intervengo dopo questo ampio dibattito che sicuramente ci ha rappresentato alcuni spunti molto interessanti per quello che riguarda anche il nostro territorio, altri ovviamente si sono concentrati più su dinamiche che riguardano altri palazzi, chi di Roma, chi di Bruxelles, e su questi io, perdonatemi, ma non mi dilungo.

Quello che credo che però possa essere utile da questa discussione è quello che sarà o potrà essere la ripercussione sul nostro territorio e sulle nostre aziende.

Come sapete amo affrontare i problemi e i dossier con un po' di concretezza, quindi cerco di guardare, senza dilungarmi troppo, a quello che può succedere alle nostre imprese valdostane.

Ebbene, le nostre imprese valdostane sono quelle che più hanno difficoltà e più soffrono questi cambi di macroeconomia, li chiamerei, perché ovviamente, come giustamente è stato bene esplicitato, non dipende da questo Consiglio regionale la soluzione del problema sul Mercosur, esattamente come non dipende la guerra in Iran o la guerra in Ucraina, però di questo spesso e volentieri parliamo perché è corretto che ognuno di noi abbia delle posizioni.

È vero che non possiamo cambiare degli accordi internazionali, ma è altrettanto vero che come Valle d'Aosta dobbiamo stare non attenti, di più, e questa mozione che io voterò sicuramente chiede una maggiore attenzione, e dove la chiede? La chiede anche nei tavoli della Conferenza Stato-Regioni perché è da lì che passano gli accordi, è da lì che è vero, spesso e volentieri con una previa intesa rapida e veloce, magari spesso e volentieri, almeno prima, succedeva con degli ordini del giorno iscritti poche ore prima dell'inizio della riunione che passano questi accordi; se come Regione Valle d'Aosta non ce ne accorgiamo, rischiamo di creare un danno enorme.

E questo perché? Perché è vero che ci sono degli accordi che dipendono dall'Europa, ma ricordiamoci che i nostri allevatori hanno all'incirca 20-30 capi nella propria stalla, che i nostri allevatori chiamano per nome le loro mucche rispetto al sistema che è quello nazionale e sicuramente è un sistema completamente diverso.

Cosa stiamo facendo come Valle d'Aosta? Cosa intendiamo fare come Valle d'Aosta, non per andare contro a delle politiche europee, ma per difendere le nostre prerogative? Qual è l'intenzione della nostra Regione per arrivare a essere incisivi e poter sfruttare delle opportunità, perché a me piace vedere le politiche europee come delle vere e proprie opportunità, ma tradurle realmente in qualcosa di concreto per i nostri allevatori.

Questa è la domanda che credo che sia e stia alla base del dibattito e che possa essere direttamente rivolta ovviamente alla politica, ma per avere delle ripercussioni sul nostro settore agricolo, perché spesso e volentieri parliamo di tutte le difficoltà che abbiamo, spesso e volentieri parliamo delle difficoltà di applicare le norme che stanno a monte, che vengono scritte dall'Europa.

Come Valle d'Aosta cosa facciamo, cosa intendiamo fare? Su questo avevamo avviato un percorso, so che la collega Girod sta continuando questo percorso per andare a discutere con le altre Regioni alpine di quello che vogliamo mettere nero su bianco per la PAC dal 2028 in poi, poi non sapremo se inizierà nel 2028 oppure verrà prorogata quella attuale, ma, comunque sia, dobbiamo arrivare con un decalogo, con delle priorità su cui lavorare.

Sicuramente dobbiamo tenere anche in considerazione i fattori imponderabili, che non dipendono da noi, ma che comunque hanno un'incidenza importante sul nostro settore e spetta lì invece a noi dare delle risposte.

Apprendo inoltre con grande soddisfazione le dichiarazioni del collega Marquis - che è anche compagno di gruppo dell'Assessore al bilancio - della volontà d'investire in agricoltura, che si allineano con quelle che ho anticipato questa mattina, sicuramente avremo gli undici milioni di euro utili per lanciare la nuova campagna per i giovani agricoltori e rendere realtà i loro piani aziendali, e questa credo che sia una buona notizia che sicuramente la collega Girod saprà spendere al meglio, ma è il risultato di tutti noi.

Presidente - La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Il dibattito sull'accordo tra l'Unione Europea e il Mercosur penso non debba e non possa essere ridotto a una contrapposizione ideologica tra chi è a favore del libero scambio e chi invoca la chiusura dei confini; è, a mio modesto parere, una scelta strategica, che riguarda il ruolo dell'Europa nel mondo, l'equilibrio (e poi spiegherò perché) tra industria e agricoltura, è già stato accennato dai colleghi che sono intervenuti prima di me, e la credibilità anche delle nuove regole.

In Europa - è stato detto dal collega Centoz - il nostro gruppo ha votato a favore dell'accordo. Perché lo ha fatto? Lo ha fatto perché noi crediamo nell'Europa e perché l'Unione è una grande economia esportatrice che non può rinunciare a costruire relazioni commerciali strutturate con un'area di oltre 260 milioni di persone.

Oggi il Mercosur applica, lo sapete meglio di me, dazi molto elevati su molti prodotti europei e con quest'accordo oltre il 90% di questi prodotti dovrebbe liberarsi da questi dazi e la loro riduzione significa che cosa? Un maggior accesso al mercato, significa una maggiore competitività per le nostre imprese, una maggiore diversificazione delle relazioni economiche in un contesto globale che possiamo osservarlo quotidianamente - e ancora ieri con il discorso fiume del Presidente Trump, ci è stato confermato - in un contesto globale segnato da tensioni, frammentazioni e nuove forme di protezionismo alle quali eravamo avvezzi, ma non eravamo abituati come ci stiamo abituando, soprattutto in quest'ultimo anno.

C'è poi una dimensione geopolitica che non possiamo ignorare, che è stata ben accennata da alcuni colleghi questo pomeriggio, in un mondo in cui le relazioni economiche sono sempre più strumento di pressione politica, e lo sappiamo bene, l'Europa ha interesse - e l'ha anche detto bene il collega Jordan - a rafforzare il legame con degli altri partner, in questo caso con l'America Latina, e a consolidare un ordine commerciale fondato su che cosa? E qui viene un po' il nocciolo del mio intervento: su regole condivise, non su blocchi contrapposti.

Questa è la logica, dicevo prima, che ha guidato il voto favorevole del nostro gruppo a livello europeo.

Riconoscere queste ragioni, quindi, non significa però ignorare le preoccupazioni del mondo agricolo, dicevano bene i colleghi intervenuti prima di me: l'Unione Europea impone i propri standard elevatissimi ai propri produttori in materia ambientale - diceva bene il collega Torrione - sanitaria e di benessere animale.

L'apertura commerciale quindi è sostenuta ed è sostenibile solo se accompagnata da una reale reciprocità; se ciò che è vietato dai nostri produttori è consentito a chi esporta verso di noi, non siamo di fronte a una concorrenza ma siamo di fronte a una distorsione.

La domanda quindi che è emersa anche oggi e che molti di noi e che molti si pongono è legittima: se l'accordo fosse passato e fosse oggi pienamente operativo e non fosse stato rinviato alla Corte, avremmo degli strumenti per tutelare i nostri standard? Perché è qualcosa che è stato posto, visto anche il dibattito in questi giorni dopo il rinvio dell'accordo al Parlamento europeo.

La risposta è sì: quegli strumenti esistono già nel diritto europeo e nel testo dell'accordo, gli standard sanitari e fitosanitari dell'Unione non vengono abbassati, qualsiasi prodotto che entra nel mercato europeo deve rispettare i limiti su: residui chimici, sicurezza alimentare e tracciabilità e per i prodotti più sensibili, come la carne bovina, sono previsti contingenti quantitativi e non una liberalizzazione indiscriminata e illimitata e lo dico perché conosco bene questa materia avendoci lavorato e avendo lavorato proprio in questo settore da quasi 40 anni, quindi è un tema che conosco abbastanza profondamente quello proprio dei controlli, degli standard e delle garanzie igienico-sanitarie e qualitative.

Tra l'altro è prevista una clausola di salvaguardia, come veniva accennato da qualche collega, che consente d'intervenire qualora un settore subisca dei danni.

Gli strumenti quindi, colleghi, esistono, la vera questione qual è? È la loro applicazione concreta, la tutela, quindi, non dipende dall'enunciazione delle norme ma dalla determinazione politica, ed è questo che è importante: non valdostana o italiana, ma la determinazione è più globale, è quella anche europea nell'attivarle e nel farle rispettare.

Se i controlli alle frontiere, diciamocelo chiaramente, sono, saranno rigorosi, se le clausole di salvaguardia verranno utilizzate tempestivamente, se il principio di reciprocità verrà difeso con coerenza, l'equilibrio può reggere e potrà reggere; se invece questi strumenti resteranno inerti, allora ovviamente il rischio aumenta e in questo senso, lo dicevo prima, il rinvio alla Corte può essere un passaggio utile e necessario e quindi anche questo rinvio io non l'ho letto come qualcosa di negativo fondamentalmente, e su questo devo dare atto anche a chi si è esposto direttamente e ha permesso che comunque ci fosse un'ulteriore possibilità di approfondimento che durerà qualche mese, se non probabilmente qualche anno addirittura, dicevo che questo rinvio alla Corte può essere un passaggio utile per chiarire proprio quei profili di compatibilità e rafforzare la solidità giuridica propria dell'impianto complessivo.

Venendo alla Valle d'Aosta, perché poi il tema che voi avete posto nella vostra mozione è anche relativo proprio alla nostra realtà, siamo il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, io credo che si debbano evitare sia l'allarmismo sia una certa non dico superficialità, ma l'utilizzo magari di un'ansia o di un'enfasi che potrebbe non essere compresa.

Questo perché noi non siamo una Regione agricola di massa - dobbiamo dircelo - esposta a una concorrenza diretta su grandi volumi, il nostro modello si fonda su qualità, denominazione di origine protetta, filiere corte, chilometri zero, integrazione tra agricoltura e territorio. Noi non competiamo sulla quantità, competiamo sulla distintività, sulla qualità.

Il dato, per esempio, anche solo della produzione enologica in Valle d'Aosta: noi produciamo due milioni e mezzo di bottiglie in Valle d'Aosta che sono la quantità di una cantina di medie dimensioni del Veneto o della Puglia, tanto per dare delle dimensioni complessive rispetto al nostro livello di produttività.

Questo ovviamente non significa - e lo dicevano bene anche il collega Carrel che è intervenuto prima di me e il collega Marquis - che siamo estranei dagli effetti di un accordo di tale portata, perché una pressione generale sui prezzi europei della carne, per esempio, potrebbe avere delle ricadute indirette anche sulle aziende di montagna: quando si aumenta l'offerta alla fine diminuisce comunque complessivamente il prezzo del prodotto, quindi è vero che noi siamo una piccola regione con la propria distintività, con una propria caratterizzazione in termini di qualità e di "biodiversità" - lo dico tra virgolette - dei nostri prodotti ma è ovvio che quando invadiamo l'Europa, magari di prodotti che arrivano da mercati diversi poi, in ogni caso, la politica dei prezzi può incidere anche sui nostri prodotti, però non siamo di fronte a un impatto strutturalmente distruttivo del nostro sistema produttivo, io credo che questo vada detto ai nostri agricoltori e credo che l'Assessorato e chi fa anche questo tipo di comunicazione in qualche modo l'abbia già fatto.

Per concludere, quindi, penso che il compito di quest'Assemblea, del nostro Consiglio regionale, sia presidiare con lucidità gli interessi del territorio, significa: vigilare, per quanto di nostra competenza, sull'effettiva applicazione dei controlli; sostenere con forza la piena reciprocità degli standard; pretendere che le clausole di salvaguardia, lo possiamo fare anche partendo da un accordo e da un'intesa, da un'alleanza con le altre Regioni, vengano attivate, se necessario; rafforzare strutturalmente la competitività della nostra agricoltura di montagna e poi l'elemento fondamentale perché la qualità deve essere una leva strategica e non una fragilità da proteggere con la paura.

Noi non possiamo denunciare un accordo, ed è il motivo della nostra astensione che a livello europeo abbiamo sostenuto, perché sarebbe incoerente, ma non possiamo neanche aderire allo stesso tempo a una mozione che riduce una questione complessa come questa di fatto a una bocciatura in blocco, proprio perché comunque il tema è un tema di una complessità tale per cui ridurre il tutto a un voto di quasi rinnegamento, se vogliamo, di un percorso e di un accordo che comunque è in itinere, quindi è in fase di ulteriore verifica, sarebbe qualcosa d'incoerente da un punto di vista istituzionale.

Presidente - Ci sono altri interventi? Sennò chiudo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il Governo la parola all'assessore Girod.

Girod (UV) - Intanto ringrazio tutti i Consiglieri, e in particolare i proponenti di questa mozione, che ha posto l'attenzione sulla nostra agricoltura, sull'agricoltura di montagna, sui nostri prodotti locali. Mi sembra che ci sia un'attenzione corale di tutti sul settore, un'agricoltura appunto di media montagna, come diceva la Minelli, quindi un'agricoltura di tradizione; per tradizione ricordo che ci sono anche gli abbruciamenti nelle zone più impervie sotto i vigneti piuttosto che la pulizia delle zone che non hanno accesso e quindi non hanno le strade.

È stata fatta già un'interpellanza in merito di cui abbiamo parlato, mi sembra il 19 di gennaio, non ci sono grandi novità rispetto a quella data, se non che potrebbe vedere dei mutamenti nella compagine con la preannunciata uscita dell'Argentina dall'area commerciale prevista dall'accordo.

Da quanto si legge sulla stampa specializzata, infatti, lo Stato sudamericano potrebbe preferire accordi con gli USA piuttosto che con l'Europa, proprio a causa, o in virtù, degli standard normativi europei.

Come riferivo a fine gennaio l'accordo UE-Mercosur ha superato un primo passaggio politico e allo stato attuale deve essere completato l'iter istituzionale europeo che, al netto del parere che la Corte di giustizia europea dovrà esprimere, dovrebbe vedere l'approvazione da parte del Parlamento, indicativamente nella primavera del 2026.

In relazione ai primi due punti che impegnano il Governo regionale a esprimere formalmente contrarietà all'accordo UE-Mercosur e ad attivarsi nelle sedi istituzionali competenti. Ribadisco che la Giunta regionale condivide le forti preoccupazioni del mondo agricolo in montagna rispetto a un accordo che, allo stato attuale, non garantisce pienamente il principio di reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, come avete detto un po' tutti nella discussione.

È peraltro vero che il percorso istituzionale, già in atto, vede la formalizzazione della posizione regionale nell'ambito della Conferenza Stato-Regione, come ricordava Carrel, chiedendo al Governo nazionale di sostenere in sede europea - quindi non a livello locale o nazionale - l'introduzione di clausole di salvaguardia automatiche per il settore sensibile e il rafforzamento delle regole di reciprocità sugli standard produttivi. Un'azione isolata, ancorché ben giustificata, dal nostro Consiglio regionale forse non sortirebbe presumibilmente gli effetti auspicati.

In merito al terzo punto, che impegna il Governo regionale a prevedere misure di sostegno in caso d'impatti negativi sull'agricoltura valdostana, lo avevo già detto l'altra volta, c'è la possibilità normativa d'intervenire in modo mirato a sostegno delle aziende agricole quando fattori esterni mettano a rischio la sostenibilità economica delle filiere.

La Giunta, pertanto, si riserva ogni valutazione qualora l'accordo venisse ratificato e si evidenziassero effetti negativi documentati in merito all'attivazione di misure compensative regionali già ipotizzate a gennaio, per esempio strumenti di sostegno ai maggiori costi legati alla qualità e ai disciplinari di produzione e iniziative per rafforzare la domanda di prodotti locali, anche attraverso politiche di valorizzazione nella ristorazione e nei consumi collettivi.

Inserire tali valutazioni nel quadro della programmazione agricola regionale e del percorso verso la PAC 28-34, già avviato grazie alla positiva esperienza partecipativa anche del progetto AGRI 28, in collaborazione con l'Università della Valle d'Aosta, venerdì ci sarà la restituzione e spero di vedervi numerosi proprio per capire quali sono le necessità del mondo dell'agricoltura valdostana.

A tal proposito aggiorno i colleghi in aula in merito all'attivazione di una nuova collaborazione, sempre con l'Università della Valle d'Aosta, per la predisposizione di un monitoraggio strutturato e periodico degli effetti dell'accordo sui principali comparti regionali: zootecnia, lattiero caseario e produzione DOP; grazie ai risultati di tale monitoraggio sarà possibile costruire una base oggettiva per eventuali richieste d'intervento mirato.

Per concludere, condividendo la preoccupazione dei proponenti, richiedo il ritiro della mozione in quanto l'accordo Mercosur mira alla liberalizzazione del commercio di beni, servizi e fattori produttivi e non solo esclusivamente dei prodotti agricoli, quindi aspettiamo l'esito della valutazione della Corte di giustizia europea, il completamento dell'iter istituzionale, la negoziazione e la mediazione a cui faceva riferimento Zucchi, evidenziando anche i risultati già ottenuti in merito all'aumento, o meglio, forse la minor riduzione dei fondi PAC, però vorrei segnalare che a tal proposito, in data 3 febbraio, quindi prima della presentazione di questa mozione, ho chiesto di essere audita in III Commissione proprio in merito all'applicazione del regolamento UE 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la cosiddetta "Disciplina doganale", questo per fare un approfondimento sul tema, avere un'azione condivisa in primis dalla Commissione e poi, mi auspico, all'unanimità da tutto il Consiglio regionale per cercare di fare un'azione forte sull'applicazione non corretta di questa disciplina, la quale stabilisce che l'origine di un prodotto sia fissato nel paese in cui il prodotto stesso subisca l'ultima lavorazione o la trasformazione sostanziale, la cosiddetta origine non preferenziale.

I rischi che tale applicazione letterale del disposto europeo potrebbero generare sulle nostre produzioni di nicchia e a denominazione d'origine sono concreti, per cui vorrei impegnare il Consiglio regionale tutto a:

sostenere nelle sedi istituzionali competenti, nazionali ed europee, ogni iniziativa volta alla revisione e al rafforzamento della disciplina sull'origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, al fine di garantire una maggior coerenza tra origine doganale, provenienza geografica e informazione al consumatore;

promuovere il riconoscimento e la tutela delle nostre produzioni agricole e alimentari regionali, valorizzandone la qualità, la tracciabilità e il legame con il territorio valdostano quale elemento culturale e identitario, riconoscimento necessario e quale principio distintivo e competitivo delle nostre filiere produttive regionali;

contrastare, nell'ambito delle proprie competenze, in collaborazione con gli organi statali dell'Unione Europea, i fenomeni di falsa evocazione delle origini di Italian Sounding, che arrecano pregiudizio ai produttori locali, ingannano il consumatore e compromettono l'immagine e il valore della produzione di qualità.

Sarà quindi necessario coordinarsi anche con tutte le altre Regioni di montagna affinché tali istanze siano rappresentate in modo unitario nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee, quindi una richiesta di un lavoro congiunto e unanime sul regolamento della disciplina doganale, mentre invece dare una contrarietà totale all'accordo UE Mercosur.

Presidente - Solo per dare atto che i proponenti chiedono una breve sospensione. Sospensione accordata.

La seduta è sospesa dalle ore 20:04 alle ore 20:07.

Aggravi (Presidente) - La parola al collega Manfrin, così ci rende edotti della sospensione.

Manfrin (LEGA VDA) - Ho voluto fare solo un momento di sospensione con coloro i quali nel dibattito hanno dichiarato di essere a favore di quest'iniziativa, perché ritenevo che fosse importante acquisire anche il parere di tutti per la prosecuzione di questa discussione.

Obiettivamente io mi trovo a ringraziare l'Assessore per quello che è stato posto un po' in essere, quello che è stato posto in evidenza, ovviamente saremo sicuramente presenti tanto in Commissione quanto all'evento per confrontarci ancora, riteniamo però che la proposta che è stata fatta, che non vede né impegni formali presi, né riformulazioni che vadano a disciplinare degli impegni concreti sul tema sia eccessivamente labile rispetto all'obiettivo che noi vogliamo ottenere, che rispetto a quello che è stato detto non ha nessuna velleità di cambiare i destini del mondo, ma riteniamo, come giustamente tante volte è stato detto, che tutelare ed esprimere la posizione della nostra petite patrie sia assolutamente imprescindibile per questo Consiglio, siamo autonomisti convinti e quindi riteniamo che proprio la voce dei territori vada espressa, per quanto piccola.

Essere contrari non significa esprimere i dubbi e le criticità sul Mercosur nelle sedi deputate, non significa ovviamente mettere dita negli occhi al Governo o, come è stato ipotizzato, ordire chissà quali piani mefistofelici, ma significa semplicemente ribadire che l'impatto di quanto è stato prospettato sul nostro territorio non sarebbe sicuramente positivo.

Alla luce quindi di quanto ci è stato detto riteniamo di mantenere la mozione e di portare al voto, ovviamente così come emendata, su proposta dei colleghi di AVS.

Presidente - Grazie collega. È stata trasmessa la mozione come emendata. Ci sono altri interventi? Sennò apro la votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 32

Votanti: 8

Favorevoli: 8

Astenuti: 24 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Centoz, Domanico, Forcellati, Girod, Guichardaz, Jordan, Lavevaz, Lotto, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent e Zucchi).

La mozione non è approvata.