Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 309 du 25 février 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 309/XVII - Interpellanza: "Morosità negli alloggi di edilizia residenziale pubblica".

Aggravi (Presidente) - Punto n. 36 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Ci tengo a chiarirlo subito, quest'iniziativa non è diretta a lasciare le persone prive di un alloggio e di un tetto sopra la testa, ma è diretta a evidenziare delle evidenti disparità, che, purtroppo, vengono adottate quando si gestiscono gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, degli evidenti mancati rispetti della legge, che è alla base della gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e delle imperscrutabili che mirano a comprendere quali siano le modalità con le quali queste leggi vengono superate.

Come l'Assessore sa, io, con una cadenza praticamente annuale, chiedo l'aggiornamento rispetto alle morosità e l'ultimo aggiornamento che ho richiesto ha restituito dei dati che sono piuttosto inquietanti, se non curiosi. Affinché si sappia, le morosità sono decisamente rilevanti per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma questo "Non ci deve preoccupare" perché non ci deve preoccupare? Perché è ovvio che il settore degli alloggi, delle case popolari, tanto per intenderci, è un settore che è fatto per dare un tetto sopra la testa a chi un tetto sopra la testa non ce l'ha, quindi non è una gestione di un condominio dove si deve semplicemente stabilire un prezzo e riscuotere l'affitto, ma è la gestione di una fragilità, quindi mettere e dare una risposta a persone che sono senza una casa e metterle con un tetto sopra la testa significa inevitabilmente avere a che fare con persone, che, essendo fragili, hanno difficoltà a reperire un alloggio sul mercato privato. Questo però si scontra con una previsione della legge regionale 3/2013, che cosa dice questo provvedimento? Nell'articolo relativo alla decadenza questa legge regionale 3/2013 ci dice che dopo quattro bollette non pagate si ha la decadenza dall'assegnazione, quindi, se io non pago per quattro mesi l'affitto, io decado dall'assegnazione: questo è quello che stabilisce la legge.

Possiamo anche immaginare, e lo dirò peraltro tra poco, che ovviamente i canoni di affitto siano in alcuni casi molto bassi, banalmente adesso c'è una delle morosità più rilevanti a un canone di 36,90 euro al mese, quindi non parliamo di cifre inenarrabili, ma a questo si aggiunge - e questo l'abbiamo sempre denunciato all'interno di quest'aula - il costo di quelle che vengono individuate come da una parte spese condominiali e dall'altra parte consumi, consumi che peraltro hanno avuto un'esplosione quando si sono voluti allacciare a forza con le minacce tutti gli alloggi, in particolare quelli di Aosta, al sistema di teleriscaldamento. Minacce vere, le ho portate anche in quest'aula, lettere minatorie: "Se non ti allacci e non lasci gli operai allacciarti al teleriscaldamento, perdi la casa e ti sbattiamo fuori", quindi non cose da poco. Ecco, a fronte di tutto questo sistema, cosa abbiamo visto? Che l'aumentare degli affitti in maniera esponenziale, e delle spese soprattutto, perché la bolletta che arriva a casa ovviamente comprende tutto, quindi la parte dell'affitto e la parte delle spese, ha prodotto una serie importante di decadenze che noi abbiamo denunciato all'interno di questo Consiglio, perché ovviamente parliamo di persone che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno la possibilità di migliorare la propria condizione personale, quindi, per esempio, una persona con disabilità che prende una pensione di accompagnamento di 380 euro al mese per tutta la vita prenderà 380 euro al mese, magari verrà rivalutata e prenderà 100 euro in più, ma tendenzialmente non migliorerà la propria condizione, non riuscirà a trovare un lavoro, non riuscirà a migliorare la propria condizione personale, quindi che questa persona abbia un affitto in questo caso, per esempio, non so se è il caso di una persona… qui non ci sono i nominativi, ma un affitto di 36,90 euro ci può stare, è commisurato al reddito. In realtà però abbiamo visto che c'erano persone che avevano, che so, 50-100 euro al mese di affitto e poi 250 euro di spese, quindi praticamente le spese che dovevano pagare ogni mese erano superiori all'affitto che pagavano ed erano superiori anche alle proprie possibilità economiche e per questo motivo finivano ovviamente cacciate dall'alloggio che avevano, senza la possibilità di averne un altro perché non avevano le possibilità, ma, a fronte - ed è questa la cosa curiosa - di queste decadenze a raffica che si sono sviluppate, e ricordo che allora ai tempi anche il Comune di Aosta fece un approfondimento su questo interrogandosi - vedo che la collega Forcellati fa sì con la testa -, quindi confermando che fu sollevato il problema delle tante decadenze nelle case popolari, quello che ha attirato la mia curiosità è ma se con quattro bollette non pagate tu vieni cacciato, e tante persone sono state cacciate, come è possibile che - e leggo ovviamente la tabella che ho - ci siano persone che non pagano e che hanno, per esempio, 180 bollette non pagate? 63,97-109-187… questa è una casa di Pont-Saint-Martin, 187 bollette non pagate, 192-184 mensilità non pagate nelle case popolari? Perché è curioso che una persona dopo cinque, sei, sette, dieci bollette non pagate arrivi la Polizia locale, bussi a casa e dica: "Senti, sai che c'è? Sei disabile, hai un problema, hai perso il lavoro, sei anziano, ha una pensione… A noi non interessa, domani vai fuori" e poi ci sono persone che per 184 mesi non pagano l'affitto. Non capiamo qual è la ratio che sta dietro al fatto che uno venga sbattuto fuori mentre l'altro per 184 mesi sta lì e non ci sono problemi.

Quello che poi suscita anche curiosità è l'entità del debito che accumulano alcune persone, perché partiamo e siamo partiti dalle cifre meno rilevanti, parto dall'ultima che ho di questa piccola tabella, mi sono fatto una cinquantina dei casi più eclatanti, parliamo, per esempio, di un alloggio che è situato a Verrès, con un affitto mensile di 280,60 euro, con 26 bollette non pagate, che assommano a un totale di 8.454 euro di debito con l'ARER e, per quanto la cifra sia rilevante, è una cifra minima se noi andiamo a guardare le cifre più importanti che vengono dopo, per esempio, le 180 bollette non pagate che corrispondono a un alloggio di Aosta, con un affitto peraltro di 54,60 euro, equivalgono a 19.674 euro di affitti non pagati, 180 mesi in cui non si pagano le bollette, però la persona continua a rimanere negli alloggi, ma questi non sono i casi più importanti, abbiamo, per esempio, 187 bollette non pagate, quello che dicevo a Pont-Saint-Martin con 28.462 euro di debito e un affitto che è di 30,60 euro al mese, abbiamo le 92 bollette non pagate di un alloggio sempre di Aosta che arrivano a un debito di 48.478,15 euro, per salire alle 192 bollette non pagate in un alloggio sempre di Pont-Saint-Martin che assomma a 59.171 euro di debito, un affitto peraltro di 36,90 euro, come dicevo prima, per arrivare al caso, forse quello monstre più eclatante di tutti: 184 bollette non pagate, un affitto di 180,60 euro e la morosità che assume la somma monstre di 111.995,22 euro, cioè c'è una persona che ha un debito di oltre 110.000 euro con l'ARER per 184 bollette non pagate.

Ora, come ho detto all'inizio, noi non vogliamo che queste persone vengano private di un tetto, ma la domanda che ci facciamo è: come è possibile che ci siano persone che sono state sfrattate dopo sei-sette bollette non pagate perché erano morose e va bene così e ci siano invece persone che hanno 184 bollette e un debito di 111 mila euro e l'alloggio lo mantengono? Perché l'istituto della morosità incolpevole è quello su cui noi abbiamo sempre chiesto di incidere, ma, fino a quando la morosità incolpevole non agisce, è evidente che questi casi continueranno ad accumularsi: ecco perché con quest'interpellanza, e concludo, le chiediamo quali siano le azioni che ARER abbia intrapreso o intenda intraprendere nei confronti dei contratti con morosità superiore ai 20 mila euro e per quali motivi non risultino applicate le procedure di decadenza previste dalla legge regionale 3/2013, articolo 21, nonostante morosità pluriennali e di importo elevatissimo.

Président - Pour la réponse, la parole à l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) - Inizio con una sintesi di alcune delle cose che lei giustamente ha rappresentato per arrivare a dare una visione più oggettiva, seppure anche la sua sia corretta ma più soggettiva, rispetto a un'interpretazione di un tema che lei ha richiamato e che, in conclusione della risposta, proverò anch'io a rifarmi alle sue premesse.

Ai sensi dell'articolo 44, come da lei richiamato, della citata legge viene considerata morosità il mancato pagamento di canoni o spese superiori alle quattro mensilità; tra l'altro, anche in questo senso, siamo stati garantisti rispetto a questa scelta.

Precisiamo innanzitutto rispetto a quanto citato che i dati corretti, quindi quelli che fanno riferimento all'articolo 44, sono i seguenti - e l'articolo 44 è quello che parla delle quattro mensilità - per cui naturalmente ci possono essere assegnatari che hanno delle morosità in numero maggiore, ma magari sono legate alla prima o alla seconda mensilità, mentre invece coloro i quali hanno quattro mensilità non pagate a dicembre 2025 sono fondamentalmente 138 contratti per circa 970.000 euro. Di questi 138 contratti morosi sono 35 quelli che possiedono un ulteriore contratto attivo, quindi questi 35 rappresentano circa il 25% del totale dei 138. Qui è da precisare che i citati "Altri contatti attivi" si riferiscono a pertinenze degli alloggi, come box e depositi, in larga parte già stipulati al momento dell'assegnazione del contratto.

Nell'ultimo regolamento, proprio perché siamo consapevoli di queste situazioni e quindi abbiamo cercato di intervenire con ARER proprio per razionalizzare e ridurre le quote dei canoni a favore di coloro che sono in difficoltà ARER ha disposto che, per poter stipulare rateizzazioni dei debiti accumulati, gli assegnatari devono prima rilasciare eventuali contratti accessori che risultano attivi oltre a quello dell'alloggio e che di solito peggiorano la situazione di morosità. Le poche rateizzazioni in presenza di ulteriori contratti attivi sono state quindi sottoscritte prima di questo regolamento. Gli importi rateizzati e non pagati di grande entità si possono verificare anche perché un ulteriore debito si può accumulare successivamente alla sottoscrizione del piano di rientro. Risultava un unico contratto con morosità superiore a 100.000 euro che è stato chiuso in seguito al rilascio dell'alloggio per decadenza ai sensi dell'articolo 44 che abbiamo citato.

Tutte le procedure di decadenza, ai sensi degli articoli 42 e 44, vengono puntualmente attuate secondo le prescrizioni di legge. I nuclei con le posizioni di morosità più rilevanti, che rappresentano un'assoluta minoranza rispetto alla morosità complessiva, sono già stati interessati dal procedimento di decadenza che prevede il conseguente rilascio dell'alloggio. Non si verificano, pertanto, tolleranze generalizzate verso la situazione di morosità grave e reiterata. Nei restanti casi di morosità, quindi quelli non gravi e non reiterati, sono previsti percorsi che consentono ai nuclei piani di rateizzazione o di rientro dei mancati pagamenti. Nelle situazioni più complesse, che prevedono la presa in carico dei servizi sociali, sono inoltre possibili percorsi di accompagnamento finalizzato al mantenimento dell'alloggio. Tutto ciò nell'ottica di prevenire e contenere il disagio ed evitare in prospettiva ulteriori costi sociali ed economici che comunque sarebbero a carico del pubblico, quindi sempre di Pantalone, tenendo sempre conto della funzione sociale che riveste l'edilizia residenziale pubblica. Quando si tratta il delicato tema infatti della morosità, è necessario distinguere tra quella colpevole e quella connessa a condizioni di fragilità economica e sociale, che viene naturalmente valutata dalle figure sociali, in termini naturalmente professionali, del caso ed è in tal senso che la legge regionale 3/2013 non prevede automatismi di espulsione, ma prevede invece una valutazione puntuale delle singole situazioni e posizioni in capo alle politiche sociali regionali. Per questi motivi il dato sulla morosità non può essere considerato in modo complessivo, ma necessita di una lettura disaggregata che consenta di interpretare il fenomeno, che non si manifesta quindi come uniforme morosità grave e reiterata, ma riflette situazioni che tra loro sono differenti per entità, durata e natura. A dicembre 2025, infatti, risultano essere 1.093 i contratti con morosità per un importo complessivo pari a euro 2.153.000 euro. 779 dei 1.093 contratti complessivi, quindi oltre il 70% del totale, presentano morosità inferiore ai mille euro; sono nel numero di 18, invece, le morosità importanti, quelle superiori a 20.000 euro, che equivalgono quindi all'1,6% delle posizioni totali, per un importo complessivo di euro 728.000, che corrisponde a circa un terzo dell'ammontare complessivo.

Rispetto a questi ultimi casi, quindi quelli che hanno morosità da 20 mila euro, non quelli che rappresentano morosità da mille euro corrispondenti al 70% del totale dei 1.093 contratti, rispetto quindi a questi casi più di entità maggiore, che sono oggetto di monitoraggio specifico da parte di ARER, la stessa prevede le seguenti azioni: 1) l'attivazione di diffide formali e i solleciti; 2) la verifica della situazione reddituale aggiornata; 3) la valutazione di eventuali piani di rientro che possono risultare sostenibili, perché ovviamente un piano di rientro non sostenibile non è null'altro che un procrastino dello stesso tipo di situazione; 4) la verifica della permanenza dei requisiti soggettivi previsti dalla normativa; 5) l'attivazione delle procedure di decadenza nei casi in cui ricorrano i presupposti di cui alla legge regionale, la 3/2013, compreso naturalmente l'articolo 42 richiamato.

Rispetto invece all'applicazione dell'articolo 21, sempre della 3/2013, la decadenza è prevista nei casi di morosità grave e reiterata. Questa norma deve essere applicata nel rispetto dei principi di proporzionalità e della funzione sociale dell'edilizia residenziale pubblica. La circostanza che un assegnatario risulti titolare di altri contatti attivi non comporta infatti automaticamente una violazione, ma richiede verifiche puntuali su una natura del rapporto e sulla legittimità della posizione, anche perché, come richiamato, questi contratti possono anche essere stati attivati tanto tempo fa, innanzitutto, e prima che l'assegnatario risultasse trovarsi in una situazione di morosità. Come detto, infatti, nei casi in cui la morosità sia collegata a comprovate condizioni di difficoltà economica si procede invece ai previsti strumenti di rientro del mancato pagamento e di accompagnamento del nucleo familiare che vive una situazione di difficoltà.

Non può tuttavia rilevarsi - e questo glielo dico naturalmente non a titolo personale, ma rifacendomi alle sue premesse - un'evidente contraddizione nel dibattito che si sviluppa su questo tema in ogni Assise eletta, questa compresa, perché di fatto da un lato si porta più volte all'attenzione dell'Aula casi puntuali di sfratto e situazioni di perdita dell'alloggio sollecitando interventi di tutela e sospensione delle procedure, invece, con iniziative come quella odierna, si richiede, correttamente, al contrario, un'applicazione generalizzata e rigorosa della decadenza per morosità. Si tratta oggettivamente di opposte impostazioni che risultano oggettivamente non conciliabili e rispetto alle quali non è possibile muoversi né sulla base di automatismi espulsivi, né sulla base di sanatoria discriminante. Se anche potessi cogliere perfettamente lo spirito della sua iniziativa - e posso essere d'accordo o meno, ma questo a lei non interessa, così come non interessa a me la cosa -, quello che invece conta è che non andiamo d'accordo rispetto alle premesse della sua iniziativa rispetto al fatto che non viene mantenuto un equilibrio, perché invece quello che chi governa, ma soprattutto chi poi dopo deve anche gestire le scelte che chi governa fa sta cercando di fare è proprio quello di cercare di garantire legalità, equità e sostenibilità del sistema. Ciò infatti equivale sia a intervenire con fermezza nei casi di morosità colpevole e reiterata, sia a evitare che situazioni di reale fragilità vengano trattate con logiche esclusivamente sanzionatorie non soltanto perché questo non è previsto quando si trattano dinamiche come quelle delle politiche sociali che sono legate alla singola vita delle persone, ma anche perché di fatto è sempre il servizio sociale che poi deve occuparsi sia di liberare un alloggio che poi di gestire, eventualmente in casi conclamati di problematiche sociali, la gestione del nucleo stesso. La gestione quindi dell'edilizia residenziale pubblica richiede equilibrio istituzionale ed è proprio su questo equilibrio che si intende continuare a operare, seppur con tutte le difficoltà del caso che richiamiamo.

Per quanto espresso si conferma, come già riferito, che al tema della morosità sarà data specifica attenzione all'interno della nuova legge sulle politiche abitative che è in itinere e che verrà presentata al Consiglio, ma nessuno meglio di lei e di me, collega Manfrin, sa che già l'anno scorso una proposta di legge per modifica della 3 era arrivata in Consiglio e giustamente la politica ha deciso in quella fattispecie di non presentarla.

Président - Pour la réplique, la parole au conseiller Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Grazie Assessore per la sua risposta. Parto dalla fine, dal fatto che lei dice che ci sarebbe una sorta di schizofrenia rispetto ad alcune iniziative che presentiamo e io ho volutamente fatto quelle premesse che lei però non ha colto e a questo punto procederò con una lettura che probabilmente potrà illuminarla maggiormente.

Se io, come lei ha cercato di tratteggiare, le avessi detto: "Quando butterete fuori le persone che hanno accumulato un debito totale da arrivare a integrare la fattispecie dell'articolo 24 della 3/2013?", io le darei ragione, perché io più volte sono venuto in quest'aula a dire che c'erano persone in difficoltà che voi stavate sbattendo fuori di casa e la collega Forcellati ne è buona testimone.

Io però non ho detto questo, io le ho presentato un rapporto, una premessa che evidenzia una parte delle cose che lei ha detto e poi le chiedo: per quali motivi non risultino applicate le procedure di decadenza previste dalla legge regionale 3/2013 nonostante morosità pluriennali e di importo elevatissimo. Se non le è chiaro, glielo spiego ancora meglio: mettiamo la famiglia A che ha un debito di 10 mila euro e la famiglia B che ha un debito di 50 mila euro, la famiglia A ha 20 bollette non pagate e la famiglia B ne ha 30. Se la famiglia A viene sfrattata e la famiglia B no, c'è un problema. Per quale motivo la famiglia A e la famiglia B, che entrambe integrano la fattispecie di quello che è previsto all'articolo 44, dovrebbero decadere e non vengono fatte decadere entrambe? Per quale motivo la famiglia B rimane lì e la famiglia A no? È questo il problema che io le ho posto e al quale lei non ha voluto rispondere, è di tutta evidenza. Se una persona e se la legge… lei ha detto che non è obbligatorio, che non è così perentorio l'obbligo che l'articolo 44 impone, io le leggerò l'articolo 44. Articolo 44, legge 3/2013: "La morosità superiore a quattro mesi nel pagamento del canone di locazione o nel rimborso delle spese dirette o indirette per i servizi prestati all'inquilino è causa di risoluzione del contratto, previa intimazione scritta all'ente gestore di adempiere entro 60 giorni con il pagamento della somma dovuta i relativi interessi al tasso legale", quindi, se c'è scritto questo, mi sembra che sia, tutto sommato, perentorio quello che c'è scritto su quest'articolo, non è opinabile dicendo: "Ma questo che è scritto in quest'articolo lo possiamo interpretare", non è interpretabile, non è discrezionale. Allora se questo non è interpretabile, quello che mi chiedo è: perché -torniamo a prima - la famiglia A deve essere sfrattata e la famiglia B no? Nel nostro comune sentire chi non ha le risorse per poter avere un tetto sopra la testa deve ricevere il supporto della Pubblica Amministrazione, oggi ormai è talmente diffuso che anche persone che hanno una serie di risorse personali non hanno possibilità di trovare un alloggio, ma questo è un altro tema, però il problema è perché se io sono una persona con disabilità o sono un anziano con la pensione minima e non mi posso permettere un affitto e ho una casa e non riesco a far fronte ai pagamenti vengo sfrattato e ci sono persone che accumulano 74 mila euro con 98 bollette non pagate invece in quell'alloggio rimangono? Se la persona che ha accumulato 74 mila euro di debito con 98 bollette non pagate ha i requisiti per rimanere lì, perché effettivamente non ha i soldi e continuate a chiederglieli è evidente che, se io ho una pensione di 280 euro e mi chiedete 300 euro d'affitto, cioè di più di quello che io ho, non posso pagare, ma allora ho la morosità incolpevole e allora lei dovrebbe dirmi: "Beh, quella persona non viene sfrattata perché non ce li ha, non glieli chiediamo, ma, anche se glieli chiedessimo all'infinito, non ce li ha e, se non ce li ha, non li possiamo strizzare. Questa è una risposta, ma allora vuol dire che l'applicazione della morosità incolpevole che è stata fatta fino ad oggi è stata fatta intuito personae o ad mentulam canis che dir si voglia. La risposta invece che rilevo è che: "Boh, si tratta, si definisce agli assistenti sociali, valutano loro", ma non è questa la risposta. La risposta è che, se una persona ha i soldi e non vuole pagare, allora va presa e sbattuta fuori di casa, se invece non ce li ha e voi continuate a chiederglieli, allora lì ovviamente la questione va trattata in maniera diversa, però nessuno mi ha ancora spiegato perché ci sono persone che si possono permettere di non pagare 187 bollette e rimangono lì e persone che non ne pagano 10 e vengono sbattute fuori di casa. Questo rimarrà un mistero e su questo continueremo a indagare.

Presidente - Colleghi, se siete d'accordo, farei una pausa di 15 minuti. I lavori consiliari sono sospesi.

La seduta è sospesa dalle ore 11:16 alle ore 11:43.