Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 490 du 17 septembre 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 490/VII - INIZIATIVE PER OTTENERE LA REVOCA DEI LICENZIAMENTI ANNUNCIATI DALLA "CHATILLON S.p.A." E PER OTTENERE UN PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DELL'AZIENDA - TRATTAZIONE DI INTERPELLANZE E APPROVAZIONE DI MOZIONE.

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Carlassare, iscritta al n. 13 dell'ordine del giorno e concernente: "Stato di crisi della Società per Azioni CHATILLON: prospettive di soluzione e ipotesi di intervento regionale".

INTERPELLANZA

Appreso della grave situazione che sta attraversando la S.p.A. CHATILLON, dove la direzione ha avanzato la richiesta di cassa integrazione per 300 dei 460 dipendenti;

Preso atto delle preoccupazioni espresse dalle Organizzazioni Sindacali che paventano la possibilità di una drastica diminuzione del numero de lavoratori occupati in detto stabili mento;

Verificato inoltre che non sono de tutto chiarite le cause di detta allarmante situazione e che esistono in me rito versioni contrastanti tra aziende sindacato;

Constatato che sono avvenuti gi incontri tra l'Assessore regionale al l'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti e le parti interessate (direzione aziendale, lavoratori, organizzazioni sindacali);

SI INTERPELLA

l'Assessore all'Industria, Commercio Artigianato e Trasporti per conoscere:

a) quali sono le cause che hanno determinato l'attuale stato di crisi del la S.p.A. CHATILLON;

b) quali sono le richieste avanzate alla Regione dai lavoratori;

c) quali sbocchi alla crisi attuale sono stati prospettati dalla direzione aziendale;

d) quali richieste alla Giunta e allo Assessore sono state avanzate dalla direzione aziendale della S.p.A CHATILLON;

e) quale è l'ipotesi di intervento che si prefigge l'Assessore competenti per impedire il precipitare della situazione che comporterebbe ulteriore perdita di posti di lavoro per la nostra Regione.

Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Maquignaz, iscritta al n. 15 dell'ordine del giorno e concernente: "Iniziative regionali per evitare la chiusura dello stabilimento MONTEFIBRE di Châtillon e garantire gli attuali livelli occupazionali"

INTERPELLANZA

Venuto a conoscenza dell'intenzione manifestata dall'amministrazione della CHATILLON S.P.A. di addivenire alla chiusura dello Stabilimento Montefibre Châtillon;

Tenuto conto che tale attività industriale occupa 460 lavoratori dislocati nei vari Comuni della Comunità Montana del Marmore oltre che nei Comuni limitrofi di Nus, Montjovet e Fénis;

Considerato che l'ex stabilimento Montefibre di Châtillon, nato nel 1919, rappresenta, per importanza e dimensioni, la terza attività industriale della Regione;

Ritenuto inoltre che la chiusura dello Stabilimento avrebbe delle conseguenze negative non solo per la Comunità Montana del Marmore ma per l'intera Regione;

SI INTERPELLA

la Giunta regionale per conoscere, in via principale, quali iniziative sono state intraprese nei confronti della CHATILLON S.p.A. e dei Ministeri del Lavoro e dell'Industria per scongiurare la chiusura dello Stabilimento; in via straordinaria quali provvedimenti si intendono adottare per garantire

1948, n. 4, detta Statuto Speciale per la Valle d'Aosta - e non vuole prendere atto neanche delle cose che la Giunta regionale fa.

Dunque, l'atteggiamento e la polemica del Partito Comunista risultano particolarmente sterili, pretestuosi e fine a sè stessi. Sono convinto che il Partito Comunista, tenuto conto che siamo anche alla vigilia delle elezioni, riuscirà nell'inverno prossimo ad attribuire alla Giunta anche la responsabilità delle valanghe che cadranno; perché sappiamo tutti che cadranno delle valanghe, però non sappiamo quando - sempreché nevichi naturalmente -; tuttavia ci sentiremo dire che la Giunta regionale o il Presidente della Giunta sono responsabili del fatto che saranno cadute le valanghe!

Se poi non nevicherà e quindi avremo problemi da quel punto di vista sarà colpa ancora della Giunta!

Questo è l'atteggiamento che sta dimostrando il Partito Comunista e, secondo me, è molto grave, perché se è legittimo fare delle critiche, queste devono essere per lo meno costruttive e non si può negare tutto e attribuire responsabilità a chi responsabilità non ha.

Collega Mafrica, tu hai chiesto all'Union Valdôtaine di indicare quali sono i fatti che seguono alle nostre affermazioni di principio della volontà di mantenere i livelli di occupazione.

Ebbene, ti faccio alcuni esempi precisi: quando è stata chiusa la miniera di Cogne sono stati adottati dei provvedimenti che hanno compensato quell'intervento, voluto al di sopra e contro la volontà dei valdostani e attuato senza che la Giunta e il Consiglio regionale potessero mai, nonostante ciò che è stato fatto, avere una qualsiasi influenza sul piano operativo e non solo sul piano delle parole.

Ma c'è dell'altro: di fronte alla diminuzione dei posti di lavoro che la Valle d'Aosta avrà, e sta già avendo, in conseguenza della ristrutturazione dell'ENEL e dell'automatizzazione nella conduzione delle centrali, ci siamo mossi e abbiamo ottenuto il trasferimento della direzione del gruppo impianti da Ivrea ad Aosta.

E qui veniamo ad un'altra verità: collega Mafrica, tu hai detto che la Giunta regionale e l'Union Valdôtaine in particolare, dimostra degli atteggiamenti rinunciatari nei confronti della grande industria; bene, l'ENEL mi sembra una grande industria! L'operazione è stata condotta nei modi che tu conosci perfettamente, perché fai parte della Commissione Speciale che io presiedo, e altrettanto bene sai che, con quell'operazione riusciremo a recuperare 30-40 posti di lavoro, oltre tutto qualificati perché non si tratta di bassa manovalanza. Sappiamo, inoltre, quali sono i vantaggi, anche dal punto di vista strettamente finanziario, per l'attività indotta che il Gruppo Impianti comporta.

Ciò nonostante, tu lo sai bene, la CGIL piemontese non era d'accordo con questa operazione e lo ha fatto sapere alla CGIL valdostana.

Stiamo attenti: il collega Mafrica dice che ci sono dei movimenti che sono brachimetropici, no?, hanno cioè una visione limitata dal momento che sono dei movimenti locali; "noi che abbiamo respiro" - lui dice - "nazionale" noi diciamo statale, perché la Nazione siamo noi, la Valle d'Aosta, i valdostani, - "vediamo molto più in là".

MARTIN - (U.V.P.): Dopo l'ampia esposizione del Consigliere Cout non mi rimane nulla da aggiungere; attendo di conoscere da parte dell'Assessore le risposte ai miei quesiti. L'unica cosa che vorrei aggiungere riguarda la proposta del Consigliere Cout di studiare qualcosa per evitare che la grandine provochi dei danni in Bassa Valle.

Da quanto ho sentito dire, pare che sia la prima volta, da trent'anni a questa parte, che si verifica in Bassa Valle una grandinata così violenta, perciò non so in che misura sia fattibile, e se convenga intervenire per evitare questi danni, visto che il fenomeno, per fortuna, è così sporadico. Non siamo nel Monferrato né nelle Langhe dove fenomeni di questo tipo sono purtroppo ricorrenti; non so quindi se valga la pena di operare in questo senso.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore all'Agricoltura e Foreste Marcoz.

MARCOZ - (U.V.): La grandine che è caduta nella notte del 30 luglio ed ha colpito in modo particolare i Comuni di Donnas, Pont-Saint-Martin, una parte di Perloz e una piccola parte di Hône è stata veramente un fenomeno che da parecchi anni non si verificava in Valle d'Aosta.

Rispondo subito a quanto diceva il Consigliere Martin: abbiamo visto se era possibile studiare dei sistemi antigrandine ma dati i costi proibitivi questa ipotesi è stata subito scartata; abbiamo valutato anche la possibilità di fare per il futuro una assicurazione per i danni ai vigneti, ma anche in questo caso il costo dell'assicurazione era altissimo. Quindi, le due ipotesi, valutate assieme alle associazioni di viticoltori, sono state accantonate in quanto non era possibile ottenere dei vantaggi con questi due tipi di difesa dalla grandine.

Subito dopo la notte del 30 luglio abbiamo inviato i tecnici della Regione per vedere il tipo di intervento che si poteva ancora fare su quello che era rimasto dopo la grandinata, per salvare il salvabile, cioè per evitare che i funghi penetrassero all'interno dei frutti, delle parti vegetative della pianta; già il sabato e la domenica mattina i tecnici avevano dato indicazione a tutti i viticoltori dell'intervento da fare, con anticrittogamico scelto ad hoc. Poi, assieme al Sindaco del Comune di Donnas e a rappresentanti dei Comuni viciniori si è provveduto ad effettuare un sopralluogo di tutta la zona colpita: i danni vanno dal 40% del prodotto lordo vendibile al 90%.

Non si è interpellato singolarmente ciascun viticoltore in quanto questa era una cosa impossibile ma si è suddivisa la zona della Bassa Valle in varie aree di danno omogeneo. Questa operazione è stata compiuta dai tecnici e non credo, tanto per fare un esempio, che questi abbiano valutato più la vite del Consigliere Cout che quella del Consigliere Carral!

Come dicevo, si è fatta una valutazione per zone omogenee ed esistono zone con danni del 20%, con danni del 30%, del 60%, fino ad un massimo del 90%.

Da tutti i dati che sono in possesso dell'Assessorato si ricava che per le colture erboree, vigneti e frutteti, gli ettari complessivi danneggiati sono 95, per un totale di prodotto lordo vendibile di 5202 quintali e una perdita economica di 410 milioni di lire.

Per quanto riguarda il seminativo e gli orti, sono stati danneggiati circa 43 ettari, per un totale di 2430 quintali e una perdita di 71 milioni di lire.

Per quanto riguarda le foraggere, cioè i prati, sono danneggiati 1157 ettari, per un totale di 6942 quintali e una perdita di 49 milioni. Il totale generale da una perdita di 530 milioni di lire.

Per quanto concerne i fabbricati rurali, il danno è valutato in circa 50 milioni.

Tutti questi dati che ho accennato sono stati raccolti e valutati dai tecnici dell'Assessorato.

Suito, la Giunta, visto che la legge ce lo permette, ha richiesto al Ministero la dichiarazione di calamità naturale, cosa che consente l'applicazione della legge statale n. 590 del 1981, art. 1, lett. b), c), d). La lettera b) - Fondo di solidarietà nazionale prevede che si possa intervenire nelle aziende colpite da calamità naturale con un contributo fino a lire l.500.000 nel caso che queste abbiano subito un danno superiore al 35% della valutazione lorda globale, esclusa quella zootecnica.

La lettera c) prevede capitali di esercizio e di ammortamento quinquennale.

La lettera d) prevede la ricostruzione o il ripristino delle strutture fondiarie aziendali. Con la delibera di Giunta n. 4520 abbiamo richiesto al Ministero dell'Agricoltura e Foreste di emettere il decreto che consenta l'applicazione di questa legge; non appena il decreto sarà emanato potremo dar corso ai pagamenti dei danni valutati dai servizi di assistenza tecnica. Ma poiché prevediamo che i fondi del Ministero tarderanno ad arrivare nelle casse regionali, abbiamo predisposto una proposta di delibera, che porteremo all'approvazione del Consiglio non appena sarà vistata dalla Commissione di Coordinamento; ciò dovrà avvenire entro il 4 ottobre, giorno in cui scade il termine di un mese dall'invio dello atto alla Commissione stessa.

Con la proposta di delibera si richiede che il Consiglio autorizzi la Giunta ad attingere ai fondi dell'Amministrazione regionale, considerato che nel bilancio, al Cap. 35361 - Spese per assegnazioni del Ministero dell'Agricoltura e Foreste sul Fondo di solidarietà nazionale - sono disponibili circa 380 milioni di lire.

Si porrà poi la questione dell'ammontare del contributo, perché la Regione non ha mai pagato interamente il valore stimato del danno. Ad esempio nel caso degli incendi, la Regione in-terviene con un contributo pari al 50% dell'ammontare del danno; nel caso di abbattimento di bovini o ovini, sempre per cause di calamità naturale, è previsto un contributo dell'80%. Bisognerà quindi discutere in Consiglio su questo punto, tenendo presente che la legge n. 590 prevede per ogni azienda un contributo massimo di un milione e mezzo a fondo perduto.

Per quanto riguarda la proposta del Consigliere Cout di notificare il deliberato della mozione, io ritengo superato il punto 1), in quanto tutta l'indagine conoscitiva ormai è già stata completata; per quello che concerne il punto 2), posso dire fin d'ora che non potremo mai, con tutta la buona volontà del Consiglio regionale, liquidare un contributo corrispondente alla entità del danno subito, proprio per le disposizioni della citata legge statale.

Se poi si vuole istituire una Commissione per vedere di destinare diversamente i fondi dovuti per danni, io credo che in questo caso non sia giusto utilizzare i fondi devoluti per i danni subiti per fare un impianto di irrigazione a pioggia; se si vuole fare un impianto di irrigazione a pioggia -è quello che diceva prima il Consigliere Cout - si interviene con altre leggi che sono già disponibili. A mio avviso, o diamo il contributo per i danni oppure non diamo niente. In fondo, lo scopo della mozione era quello di determinare e liquidare contributi per i danni subiti, non possiamo modificare radicalmente le nostre finalità. Perciò la mozione così formulata non è accettabile.

Ripeto ancora che entro il mese di ottobre il Consiglio voterà una proposta di deliberazione concernente la liquidazione dei contributi per i danni subiti dai coltivatori.

PRESIDENTE: E' aperta la discussione. Qualcuno chiede la parola?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Martin. Ne ha facoltà.

MARTIN - (U.V.P.): Per esprimere la mia soddisfazione.

Ho avuto delle risposte esaurienti e aspettiamo soltanto di avere in Consiglio questa proposta di liquidazione dei contributi per venire incontro ai viticoltori che hanno avuto dei danni per la grandine.

PRESIDENTE: Altri intendono intervenire?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout. Ne ha facoltà.

COUT - (P.C.I.): Dai chiarimenti che sono venuti dall'intervento dell'Assessore Marcoz, penso che tutta una serie di questioni, che avevamo posto nella mozione, sono in parte superate e in parte definite perché l'Assessore ci ha chiarito come intende intervenire la Giunta.

Modifichiamo perciò la proposta che volevamo fare e chiediamo che con questa mozione si voti un deliberato che impegni la Giunta regionale a presentare entro il mese di ottobre il piano dei contributi regionali a favore delle aziende colpite.

PRESIDENTE: L'Assessore accetta la modifica proposta?

Allora, per chiarezza, vi ricordo che vengono soppressi i punti l) e 2) e ad essi si sostituisce il seguente enunciato: "Presentare entro il mese di ottobre il piano dei contributi regionali a favore delle aziende colpite".

Do quindi lettura della mozione così. modificata.

MOZIONE

Constatati i gravi danni provocati alle coltivazioni dall'eccezionale grandinata che ha colpito nella notte del 30 luglio scorso i Comuni di Hône, Bard, Donnas, Ponti-Saint-Martin e Perloz;

Ravvisata la necessità di rilevare al più presto l'entità dei danni, diversi a seconda delle zone, nel modo più giusto e più equo;

Ritenuto indispensabile un intervento finanziario della Regione, utilizzando i fondi della legge statale n. 590 del 1981, per le calamità naturali, al fine di coprire i danni effettivi subiti, soprattutto dai viticoltori in un anno in cui il raccolto si preannunciava molto buono;

IL CONSIGLIO REGIONALE

DELIBERA

di impegnare la Giunta regionale a presentare entro il mese di ottobre il piano dei contributi regionali a favore delle aziende colpite.

PRESIDENTE: Metto in approvazione la mozione testè letta:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 23

Il Consiglio approva all'unanimità.

PRESIDENTE: Passiamo alla trattazione dell'oggetto isoritto al n. 46 dell'ordine del giorno.

Si tratta di una mozione a cui si abbinano, poiché trattano lo stesso argomento, gli oggetti iscritti ai nn. 13, 15 e 19 dell'ordine del giorno che sono tre interpellanze. Anche in questo caso vale quanto ho detto per il precedente argomento trattato. Ritengo di non poter rinviare l'interpellanza iscritta al punto 19 dell'ordine del giorno alla presenza del Consigliere Minuzzo, oggi assente.

OGGETTO N. 490/VII - INIZIATIVE PER OTTENERE LA REVOCA DEI LICENZIAMENTI ANNUNCIATI DALLA "CHATILLON S.p.A." E PER OTTENERE UN PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DELL'AZIENDA - TRATTAZIONE DI INTERPELLANZE E APPROVAZIONE DI MOZIONE.

PRESIDENTE: Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Carlassare, iscritta al n. 13 dell'ordine del giorno e concernente: "Stato di crisi della Società per Azioni CHATILLON: prospettive di soluzione e ipotesi di intervento regionale".

INTERPELLANZA

Appreso della grave situazione che sta attraversando la S.p.A. CHATILLON, dove la direzione ha avanzato la richiesta di cassa integrazione per 300 dei 460 dipendenti;

Preso atto delle preoccupazioni espresse dalle Organizzazioni Sindacali che paventano la possibilità di una drastica diminuzione del numero de lavoratori occupati in detto stabili mento;

Verificato inoltre che non sono de tutto chiarite le cause di detta allarmante situazione e che esistono in me rito versioni contrastanti tra aziende sindacato;

Constatato che sono avvenuti gi incontri tra l'Assessore regionale al l'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti e le parti interessate (direzione aziendale, lavoratori, organizzazioni sindacali);

SI INTERPELLA

l'Assessore all'Industria, Commercio Artigianato e Trasporti per conoscere:

a) quali sono le cause che hanno determinato l'attuale stato di crisi del la S.p.A. CHATILLON;

b) quali sono le richieste avanzate alla Regione dai lavoratori;

c) quali sbocchi alla crisi attuale sono stati prospettati dalla direzione aziendale;

d) quali richieste alla Giunta e all'Assessore sono state avanzate dalla, direzione aziendale della S.p.A

CHATILLON;

e) quale è l'ipotesi di intervento che si prefigge l'Assessore competente per impedire il precipitare della situazione che comporterebbe ulteriore perdita di posti di lavoro per la nostra Regione.

Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Maquignaz, iscritta al n. 15 dell'ordine del giorno e concernente: "Iniziative regionali per evitare la chiusura dello stabilimento MONTEFIBRE di Châtillon e garantire gli attuali livelli occupazionali"

INTERPELLANZA

Venuto a conoscenza dell'intenzione manifestata dall'amministrazione della CHATILLON S.P.A. di addivenire alla chiusura dello Stabilimento Montefibre Châtillon;

Tenuto conto che tale attività industriale occupa 460 lavoratori dislocati nei vari Comuni della Comunità Montana del Marmore oltre che nei Comuni limitrofi di Nus, Montjovet e Fénis;

Considerato che l'ex stabilimento Montefibre di Châtillon, nato nel 1919, rappresenta, per importanza e dimensioni, la terza attività industriale della Regione;

Ritenuto inoltre che la chiusura dello Stabilimento avrebbe delle conseguenze negative non solo per la Comunità Montana del Marmore ma per l'intera Regione;

SI INTERPELLA

la Giunta regionale per conoscere, in via principale, quali iniziative sono state intraprese nei confronti della CHATILLON S.p.A. e dei Ministeri del Lavoro e dell'Industria per scongiurare la chiusura dello Stabilimento; in via straordinaria quali provvedimenti si intendono adottare per garantire gli attuali livelli occupazionali anche mediante eventuali processi di ristrutturazione o di riconversione dello Stabilimento.

Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Minuzzo, isoritta al n. 19 dell'ordine del giorno e concernente: "Situazione di crisi della MONTEFIBRE di Châtillon: prospettive e necessità di strumenti per affrontare in Valle d'Aosta il problema dell'industria e dell'artigianato".

INTERPELLANZA

Tenuto conto che la questione della MONTEFIBRE è emersa in tutta la sua gravità "all'improvviso" e che sta creando grosse preoccupazioni non solo nella Comunità Montana del Marmore, ma in tutta la popolazione della Media-Bassa Valle per i minacciati 460 licenziamenti;

Lette le dichiarazioni rilasciate al mensile locale "Valle d'Aosta Famiglia";

Considerato che la crisi occupazionale è diventata un problema inarrestabile;

SI INTERPELLA

l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Guido Chabod, per conoscere:

1) quali iniziative abbia preso per cercare di risolvere la questione della MONTEFIBRE di Châtillon;

2) quale è attualmente la situazione reale e quali prospettive vi sono per lo Stabilimento di Châtillon;

3) se non ritiene opportuno istituire una agenzia per lo sviluppo per affrontare i problemi dell'industria, dell'artigianato in modo costante senza più improvvisazioni nel definire la politica industriale e artigianale nella nostra Regione, coordinando gli interventi degli enti statali, dei privati, della Regione, rilanciando i compiti delle piccole-medie aziende ivi comprese le aziende artigiane che sono state fino ad oggi settore trainante della nostra economia.

Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino e Carral, iscritta al n. 46 dell'ordine del giorno e concernente: "Iniziative per ottenere la revoca dei licenziamenti annunciati dalla CHATILLON S.p.A. e per ottenere un piano di ristrutturazione dell'Azienda".

MOZIONE

Fortemente preoccupato per gli effetti che la preannunciata chiusura della CHATILLON S.p.A. avrebbe sull'occupazione industriale in Valle d'Aosta, in particolare su quella femminile;

Nel respingere le manovre liquidatorie e le pretestuose argomentazioni Sulla competitività dell'azienda da parte di un gruppo industriale che per decenni non ha investito fondi per il rinnovamento degli impianti;

Ritenendo necessario un impegno unitario di forze politiche, enti locali e forze sociali valdostane in difesa di un patrimonio produttivo e di capacità professionali che rappresenta tanta parte dell'economia della Comunità del Marmore;

DELIBERA

di impegnare la Giunta regionale a prendere tutte le iniziative necessarie, in stretto collegamento con il Consiglio stesso, le organizzazioni sindacali e gli amministratori della zona, nei confronti della direzione aziendale e dei Ministri del Lavoro e dell'Industria, per ottenere la revoca dei preannunciati licenziamenti e la presentazione di un piano di ristrutturazione della CHATILLON S.p.A.

Colleghi, prima di dare la parola ai Consiglieri interpellanti e ai Consiglieri firmatari della mozione, faccio presente, perché forse può servire per il dibattito, che ho firmato il decreto di costituzione della Commissione Speciale di lavoro e di coordinamento per il mantenimento dell'attività industriale a Châtillon.

Prima di darne lettura, faccio presente, come si vedrà anche nelle premesse, che non abbiamo ancora avuto a designazione del rappresentante del Consiglio di fabbrica; però il rappresentante designato dalla CISL è anche presente nel Consiglio di fabbrica; abbiamo ritenuto di non aspettare oltre per emettere il decreto, perciò se il rappresentante della CISL sarà designato anche come rappresentante del Consiglio di fabbrica il decreto non sarà modificato, se invece il Consiglio di fabbrica riterrà di fare un ulteriore nominativo, faremo ricorso alla riserva contenuta nelle premesse del decreto, di integrare con un nuovo nominativo la composizione della Commissione Speciale.

Do lettura del decreto suddetto:

DECRETO N. 1 DEL 1982

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE

Oggetto: Nomina della Commissione Speciale di lavoro e di coordinamento per il mantenimento dell'attività industria le a Châtillon

Il Presidente del Consiglio

richiamato l'ordine del giorno, approvato dal Consiglio regionale con provvedimento n. 446 nel corso dell'adunanza straordinaria ed urgente in data 10 settembre 1982, nel quale si impegna il Presidente del Consiglio d'intesa con il Presidente della Giunta a promuovere la costituzione di una Commissione Speciale di lavoro e di coordinamento, composta da rappresentanti del Consiglio regionale, delle Organizzazioni Sindacali e degli Enti locali interessati, per la ricerca e la formulazione di proposte e di iniziative concrete tendenti al mantenimento dell'attività industriale a Châtillon;

sentito il parere del Presidente della Giunta regionale ed i Capigruppo consiliari;

preso atto della designazione dei rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali, del Comune di Châtillon e della Comunità Montana del Marmore;

con riserva di integrare eventualmente la Commissione con un rappresentante del, Consiglio di fabbrica della CHATILLON S.p.A. non appena perverrà la designazione già richiesta;

d'intesa con il Presidente della Giunta

DECRETA

La Commissione Speciale di lavoro e di coordinamento per la ricerca e la formulazione di proposte e di iniziative concrete tendenti al mantenimento dell'attività industriale a Châtillon è così costituita:

rappresentanti del Consiglio regionale: Lustrissy Ferruccio, designato dalla maggioranza; Nebbia Giuseppe, designato dalla maggioranza; Tamone Leonardo, designato dalla maggioranza; Carlassare Annunziato, designato dalla minoranza; Mafrica Demetrio, designato dalla minoranza;

rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali: Statti Raffaele, designato dalla CGIL; Gioia Claudio, designato dalla CISL; Guerraz Ivo, designato dal SAVT; Morrocu Salvatore, designato dalla UIL;

rappresentanti degli Enti locali: Luboz Alberto, designato dal Comune di Châtillon; Verthuy Francesco, designato dalla Comunità Montana del Marmore.

Aosta, 17 settembre 1982

Il Presidente del Consiglio Giulio DOLCHI

Aggiungo che si pensa di dare notizia della nomina e di convocare la Commissione nella prossima settimana.

Passiamo alla trattazione della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Carral, Bajocco, Cout e Péaquin.

Chi illustra la mozione? La parola al Consigliere Mafrica.

MAFRICA - (P.C.I.): Nel corso della seduta straordinaria, avevamo detto che era nostro intendimento continuare il discorso oggi e andare a verificare anche questioni magari più difficili e che non era il caso di discutere quando si doveva approvare un ordine del giorno unitario e costituire una Commissione Speciale.

Do, quindi, per scontata l'illustrazione della questione che era stata fatta in quella seduta, perché ritengo di dover parlare dei problemi che si sono manifestati successivamente e di dover fare considerazioni di carattere politico, a mio avviso necessarie in questa fase.

Innanzitutto, credo che la manifestazione di oggi abbia dimostrato come fosse un puntiglio del Presidente della Giunta quello di negare l'uso di Piazza Deffeyes per il comizio di chiusura ..... INTERRUZIONE ..... Noi, Faval, abbiamo tutti gli argomenti che vogliamo, e usiamo gli argomenti che ci pare di usare, come fa l'Union Valdôtaine, d'altronde, che a volte critica il Governo regionale, o cose di questo genere ..... INTERRUZIONE ..... Noi critichiamo il Governo regionale e critichiamo il Presidente; il Governo che vogliamo criticare è questo qui .....INTERRUZIONE ..... Per quello nazionale ci pensiamo a livello nazionale; qui critichiamo il Governo regionale!

Dicevo, non credo che la cosa debba essere passata sotto silenzio, perché può darsi che ai Consiglieri appaia relativamente poco importante tenere una manifestazione in un piazza piuttosto che in un'altra, mentre invece per molti lavoratori è stato un segno di sfiducia da parte del Presidente della Giunta il negare la piazza il giorno 17, in concomitanza con la riunione del Consiglio regionale, per motivi di ordine pubblico. E che sia un argomento non così banale e pretestuose è dimostrato dal fatto che era stato preparato un ordine del giorno delle Organizzazioni Sindacali, poi non diffuso, che in modo unitario condannava questo tipo di decisione.

Noi l'abbiamo ritenuta - questa volontà del Presidente della Giunta - un puntiglio: credevamo, e i fatti l'hanno dimostrato, che problemi di ordine pubblico non ce ne fossero e non ce ne sarebbero stati come infatti è avvenuto; la ragione principale de: rifiuto da parte del Presidente della Giunta era quella di evitare quella che simbolicamente poteva essere, da parte della manifestazione stessa, una chiamata in causa della Regione rispetto alla politica industriale che la Regione stessa fa.

Non potevano esserci altri motivi non c'erano quelli di ordine pubblico, non c'erano più quelli della concomitanza con la riunione del Consiglio; l'unico motivo reale è che si voleva impedire che simbolicamente un corteo di lavoratori chiedesse conto alla Regione presentandosi nelle vicinanze del Palazzo della Regione stessa!

Ora, come era prevedibile, la decisione del Presidente non è stata rispettata ed ha semplicemente costretto un insieme di persone ad un atto di disobbedienza, se la vogliamo chiamare così; disobbedienza che è stata poi anche portata a termine da parte di Assessori della Giunta, da parte di rappresentanti del movimento a cui il Presidente appartiene.

Quindi, si poteva evitare questa polemica semplicemente dichiarando che siccome il Consiglio aveva deciso di sospendere i suoi lavori, la manifestazione in Piazza Deffeyes era autorizzata.

Io non credo di aver detto niente di speciale e voglio anzi fare una osservazione a questo proposito: non vorrei - ma su questo punto potremo tornare anche in presenza del Presidente della Giunta - che la Giunta regionale avesse acquisito quasi la coscienza della inamovibilità, cioè che, siccome da tanti anni - ed effettivamente sono tanti, magari troppi - questa Giunta è al potere, qualcuno si sentisse in grado di imporre delle volontà che non sono rispettate dalla maggioranza della popolazione o dalle Organizzazioni interessate: ma su questo argomento, come ho detto, torneremo in seguito.

Il discorso che vogliamo ora fare è proprio quello della politica industriale regionale; il Presidente della Giunta, nella seduta straordinaria del Consiglio del 10 settembre, ha detto che la Regione non vuole essere accusata e non ha nessuna responsabilità per quello che capita alla Cogne, alla Montefibre, all'Enel, per quello che succede in aziende i cui centri di decisione sono esterni.

Noi contestiamo radicalmente questo modo di atteggiarsi rispetto alla politica industriale: diciamo che una politica industriale è necessaria e che avere tale politica in Valle d'Aosta significa soprattutto politica industriale verso i grandi gruppi; perché se è vero, e mi si dimostri il contrario, che ben 6000 lavoratori sono occupati in questi grandi gruppi (COGNE, ILSSA e MONTEFIBRE) rinunciare a priori alla possibilità di una politica industriale verso i grandi gruppi significa non occuparsi di 6000 lavoratori della industria su 7500. Quindi sostenere che non si può fare niente, avere un atteggiamento rinunciatario, a nostro giudizio, è non avere una politica industriale.

Con questo non voglio dire che ci sia una politica industriale per le piccole aziende; per queste si operano interventi, che abbiamo criticato in altre occasioni, senza i necessari controlli. Per esempio, ancora una volta la Giunta regionale, nella seduta del 3 settembre, ha deciso di intervenire per l'ALLUVER e per la MAXEL senza tener conto - e ne discuteremo ancora in Consiglio - della necessità di pretendere una serie di garanzie da parte di queste piccole aziende, che continuano a battere cassa senza rispettare gli impegni presi.

Ma, dicevo, mentre per le piccole aziende, anche se la politica non c'è, per lo meno si ammette la possibilità che ci sia, per le grandi aziende si rinuncia al fatto di poter intervenire, si ha un atteggiamento che quasi esclude l'intervento a livelli esterni rispetto alla Regione.

Questo forse può essere spiegabile per forze come l'Union Valdôtaine o altre che hanno, diciamo, un radicamento esclusivamente valdostano, ma non è assolutamente comprensibile e giustificabile per forze che invece hanno peso, carattere e collegamenti a livello nazionale.

Noi siamo convinti che la Giunta regionale avrebbe degli strumenti che però non vuole o non sa usare; entriamo in questo caso in polemiche che abbiamo già fatto, ma ricordo ad esempio che non siamo stati d'accordo con l'atteggiamento tenuto dalla Giunta un anno fa, quando si trattava di discutere il piano FINSIDER; ci sembra che il fatto di non aver partecipato a tutte le riunioni, di avere inviato ad alcune riunioni soltanto un funzionario e non il massimo responsabile, sia stato un segno di debolezza rispetto alle iniziative che potevano essere prese.

Noi quindi diciamo che per la COGNE bisogna fare qualcosa, che non si può aspettare che tutto vada secondo la volontà, che so, della CEE o di chi stila i piani a livello nazionale; bisogna fare delle proposte, bisogna intervenire e soprattutto bisogna essere sempre presenti e attenti a ciò che avviene.

In questo senso avevamo presentato nel mese di giugno, assieme al Consigliere Carlassare, una mozione per impegnare la Giunta a portare elementi per una discussione in Consiglio: crediamo che la Giunta debba effettivamente avviare questo dibattito.

Esiste, quindi, a nostro giudizio, un tipo di ragionamento che non è giustificabile. L'Assessore Chabod ha risposto, non posso neanche dire cortesemente, a "Le Travail" sulla situazione della MONTEFIBRE, sostenendo pari pari queste tesi. Noi facciamo di questo una colpa all'Assessore Chabod e diciamo che è un atteggiamento per noi non responsabile, ma ne facciamo una colpa anche alla Giunta regionale perché pensiamo che questa non può a volte comportarsi come un organismo collegiale, quando ci sono delle decisioni da assumere, e altre volte scaricare soltanto su uno dei suoi membri certe responsabilità. E qui entro nei particolari della questione MONTEFIBRE, perché avevamo detto la volta scorsa che ci sono alcune cose da chiarire.

Noi abbiamo pubblicato sul numero scorso di "Le Travail" una notizia e un giudizio politico: abbiamo detto che a nostro giudizio l'Assessore Chabod aveva tenuto un comportamento irresponsabile, perché essendo venuto a conoscenza di una lettera che parlava della chiusura della MONTEFIBRE non aveva dato notizia agli organismi sindacali della precisa parola "chiusura" e aveva continuato a partecipare a riunioni con i Sindacati in cui si discuteva sulla cassa integrazione; non aveva, quindi - è questa l'accusa che facciamo all'Assessore Chabod, non quella di aver portato la MONTEFIBRE ad annunciare provvedimenti di chiusura - mostrato alla Direzione della MONTEFIBRE l'immediata capacità di risposta, di rigetto da parte della Giunta regionale, ma aveva tenuto un atteggiamento di debolezza. Inoltre, non aveva immediatamente mobilitato i Sindacati e le forze politiche in difesa di quei posti di lavoro.

Noi diciamo che questo è un comportamento irresponsabile. L'Assessore Chabod disse che è un'ingiuria; secondo noi è un giudizio politico - glielo diciamo ancora - e ci deve dimostrare il contrario. Noi abbiamo avuto cortesemente dall'Assessore Chabod e dal Presidente della Giunta un documento di cui non conoscevamo il contenuto;

quando lo abbiamo esaminato e abbiamo visto la parola "chiusura" è come se avessimo ricevuto un pugno nello stomaco e abbiamo subito pensato: come si può ricevere una lettera di questo tipo e continuare a cincischiare con i soliti metodi, non allarmarsi e non ricorrere a strumenti straordinari?

Può essere una questione di punti di vista, però per noi questa era l'impressione. L'Assessore Chabod ci disse che si trattava di una lettera di un Dirigente, non avallata dalla MONTEFIBRE! Ma quel Dirigente non era un Dirigente qualunque, era il Capo del personale dell'intero Gruppo MONTEFIBRE, quindi era uno delle cui parole bisognava tener conto!

L'Assessore Chabod ci disse che anche i sassi sapevano che la MONTEFIBRE chiudeva! Ma non è vero! Tutti sapevano da anni che la MONTEFIBRE era in difficoltà, che c'era cassa integrazione, che gli impianti non andavano, però la parola "chiusura" non era ancora stata pronunciata!

Il quotidiano "La Stampa", in uno dei numeri del mese di agosto, dopo una riunione con l'Assessore Chabod in cui egli ha parlato di quella lettera, scrive: "Smentite le ipotesi di chiusura!" e invece in quella lettera c'era scritto "chiusura"!

Quindi non è vero che anche i sassi sapevano, perché alcuni sassi, se l'avessero saputo, pur con tutte le difficoltà, avrebbero cercato di fare qualcosa, avrebbero cercato di anticipare la risposta che probabilmente è quella che può cambiare la situazione.

Questi sono giudizi politici, non sono critiche generiche e accuse alla Giunta di essere responsabile della chiusura; si accusa la Giunta proprio di non aver innescato dei processi di risposta, che poi ci sono stati e che ci auguriamo siano sufficienti. Per noi la MONTEFIBRE non è ancora chiusa e faremo di tutto perché non chiuda.

Io credo che, comunque, al di là di queste cose che a nostro avviso dovevano essere dette, il problema principale sia quello a cui mi riferivo prima: se si vuole o no fare una vera politica industriale.

Quando alcune forze politiche, come l'Union Valdôtaine, dicono di voler difendere i livelli attuali dell'occupazione, ci devono spiegare come è possibile farlo, mantenendo 7500 occupati, se non si sta più che attenti e se non si riesce con tutti i metodi a difendere i posti di lavoro nella grande industria!

Nella piccola industria si può fare qualcosa, si possono creare alcuni posti di lavoro, ma 6000 posti di lavoro in Valle d'Aosta in questo settore non si possono creare! Non ci stanno tutte queste piccole industrie, non è pensabile! Diteci come volete passare dalla affermazione di principio ai fatti concreti!

Per noi difendere i livelli attuali di occupazione nell'industria significa difendere la COGNE, l'ILSSA VIOLA e la MONTEFIBRE! Non cedere su questo terreno, non cominciare ad avere un pezzo di MONTEFIBRE invece che tutta la MONTEFIBRE, perché altrimenti non si difendono i livelli attuali, si scende a livelli che sono l/6 di quelli attuali! Si crea, in definitiva, un equilibrio totalmente diverso, che magari qualcuno può anche augurarsi e poi il Consigliere Fosson spiegherà la sua frase dell'altro giorno, che è stata anche richiamata stamattina nella manifestazione sindacale - poiché qualcuno pensa ad una Valle d'Aosta in cui l'industria occupi 2000 persone; è possibile! Ma noi riteniamo che questo sarebbe molto deleterio per la struttura sociale ed economica della Regione.

Quindi, noi non crediamo che con le piccole industrie si possano risolvere i problemi delle grandi industrie! E per le grandi industrie, non pensiamo che siano possibili i miracoli, non pensiamo che la Giunta regionale sia in grado di cambiare i mercati mondiali, pensiamo però che la Giunta regionale possa fare di più, prestare più attenzione, dotarsi di strumenti che non ha rispetto alla situazione attua-le: questo pensiamo!

E pensiamo - il Consigliere Tamone magari me lo ripeterà di nuovo - che nel Piemonte l'Assessore all'Industria non risolve forse molto di più di quel-lo che riusciamo a fare noi, però il suo impegno, il suo lavoro, i tentativi quotidiani credo che gli siano riconosciuti da tutti. Questo è un elemento.

Quindi, noi chiediamo alla Giunta regionale di dotarsi degli strumenti necessari per avere una politica verso Le grandi aziende.

Gli strumenti necessari sono strumenti di conoscenza, prima di tutto: non è possibile che l'Assessorato - e Lo abbiamo già detto tante volte alla Giunta - non abbia nei tempi necessari La conoscenza dei dati relativi al mercato internazionale e nazionale di una erta produzione, non abbia i dati relativi alle principali aziende che operano in quel settore, non sia a conoscenza delle evoluzioni tecnologiche in determinati campi, per poter avere sottomano prima di tutti degli elementi onde contestare affermazioni che molto spesso vengono fatte, e non corrispondono al vero, da parte delle Direzioni aziendali, e soprattutto per poter avere un'azione di stimolo verso le aziende stesse, per poter dire se e quando occorre, per esempio, studiare la possibilità di cambiare produzione, di diversificare, di tentare qualcosa di nuovo perché il mercato dice che quel certo tipo di produzione non regge più.

Noi crediamo che uno strumento di questo tipo nelle mani della Giunta sia indispensabile, perché se non è in grado la Giunta regionale di dare questi elementi nessun altro può farlo; io credo che nè i Sindacati i lavoratori possano, senza questi elementi, contestare la volontà, o per lo meno le dichiarazioni, di chi ha intenzioni di liquidazione o di chiusure nei confronti dell'industria valdostana.

Su questo argomento credo che sia necessario continuare il dibattito; noi siamo su questo impegnati, abbiamo le idee che vi ho esposto schematicamente e che intendiamo anche approfondire in modo più concreto, però contestiamo la posizione politica della Giunta in questo senso.

Per ciò che riguarda la MONTEFIBRE, lunedì ci sarà un incontro; ci auguriamo che in quella sede qualcosa si muova.

L'Assessore Chabod, ieri, mi ha detto nel corridoio che lui aveva già tutto risolto: mi auguro che sia vero; ci piacerebbe avere notizie positive .....INTERRUZIONE..... No, ho precisato che me l'ha detto nel corridoio, poteva anche essere una battuta! Io mi auguro che lunedì si riesca a sbloccare la situazione; comunque, alla Giunta regionale, che rappresenta la popolazione valdostana, in quell'occasione si chiede di essere ferma su questo punto: dì ottenere il ritiro dei licenziamenti e di avviare una trattativa per mantenere ad alti livelli l'occupazione industriale a Châtillon, verificando le possibilità per il filo viscosa e per il filo acetato, verificando tutto quanto è possibile per mantenere con la partecipazione della MONTEFIBRE quei livelli industriali a Châtillon.

Se lunedì ci sarà una svolta positiva, tanto meglio; se questo non avverrà, io credo che il Presidente del Consiglio - credo sia compito suo - dovrebbe già martedì, possibilmente, convocare la Commissione Speciale perché si abbia un incontro tutti assieme per studiare, in collegamento con la Giunta, come procedere.

Se non si sblocca entro questo fine mese, la situazione probabilmente si trascinerà a lungo e diventerà sempre più difficile. Da parte nostra c'è l'impegno a lavorare in quella Commissione per premere nei confronti dei nostri Gruppi parlamentari affinché la situazione della MONTEFIBRE sia esaminata nel modo giusto e ci sia quindi un intervento del Governo, e per dare il nostro contributo anche a proposte da mettere a punto per risolvere il problema.

Ho già detto, e credo che sia stato chiaro, che questo non ci impedisce di verificare le responsabilità politiche di ognuno, responsabilità vere e non generiche accuse fatte tanto per fare. Sono questioni di impostazione politica.

PRESIDENTE: Sono iscritti a parlare i Consiglieri Faval e Nebbia, ma prima di loro devono ancora intervenire i colleghi Consiglieri Carlassare e Maquignaz, per l'illustrazione delle loro interpellanze.

La parola al Consigliere Carlassare.

CARLASSARE - (Dem. Prol.Nuova Sin.): In data 19 agosto, prima di andare in ferie, ho presentato un'interpellanza con la quale chiedevo notizie non sul licenziamento o sulla chiusura dello stabilimento, ma sulla cassa integrazione. Ora, vorrei richiamare l'attenzione sulle date: il 19 agosto ..... INTERRUZIONE ..... No, della cassa integrazione sapevo già il 19 agosto, così come lo sapevano i lavoratori, perché questa interpellanza l'ho presentata in seguito ad una discussione avuta con alcuni lavoratori e sindacalisti della CHATILLON .....INTERRUZIONE..... Può darsi, può darsi, tirami un sasso, ma mi viene così, che vuoi che ti dica!

Comunque, dicevo, con i lavoratori della CHATILLON avevo avuto una discussione dalla quale emergevano tutta una serie di perplessità e di paure: negli incontri avuti con la Direzione della CHATILLON e con l'Assessore all'Industria avevano colto una serie di contraddizioni, però in nessun modo era trapelato che ci fosse una presa di posizione da parte dei dirigenti di quest'azienda in merito alla chiusura dello stabilimento in tempi brevissimi.

Ora, dalla lettera che abbiamo poi avuto modo di vedere, sappiamo che questa notizia era più o meno ufficiale - perché una lettera firmata dal responsabile del personale penso che contenga una comunicazione almeno ufficiosa se non ufficiale - e sappiamo che almeno dal 23 luglio l'Assessore e alcuni funzionari dell'Assessorato sapevano di questa chiusura in tempi brevissimi; presumo che anche la Giunta lo sapesse, e comunque i dirigenti della CHATILLON - l'ho detto bene stavolta? M'è venuto bene? - lo sapevano molto tempo prima.

Questo si deduce dalle notizie banali che abbiamo appreso dopo, come quella dell'iscrizione dei figli ad una scuola di Vercelli appena finito l'anno scolastico 1981/82: per dei signori che lavorano in Valle d'Aosta, le cui mogli insegnano in Valle d'Aosta iscrivere i figli ad una scuola di Vercelli probabilmente aveva già un significato; questo ritengo che sia un comportamento grave e, secondo me, non casuale perché conseguente ad una logica politica che poi cercherò di illustrare.

Vorrei anche dire che corre voce - e vorrei che l'Assessore questa volta fosse sincero - qui non siamo nel corridoio, e spero che mi risponda delle cose vere senza cadere dalle nuvole o dare notizie false, come ha fatto con i lavoratori che chiedevano informazioni precise sugli incontri e sugli argomenti in discussione tra i dirigenti milanesi di quest'Azienda e l'Assessorato stesso - negli ambienti sindacali nazionali che l'elemento di contrattazione vera che c'è stata nelle stanze dell'Assessorato sia quello relativo ad un intervento di carattere finanziario della Regione, come proposta tendente a salvaguardare in qualche misura l'occupazione, in cambio del mantenimento del ciclo di lavorazione dell'acetato, che è quello di minore importanza per lo stabilimento di Châtillon magari con riduzione degli addetti e incremento dei ritmi di lavoro.

Alla Regione, come ho detto, si richiedeva un intervento finanziario di notevole entità.

Ora io vorrei innanzi tutto chieder all'Assessore cosa c'è di vero in questo, ma vorrei soprattutto richiamar l'attenzione su un fenomeno più generale e secondo me gravissimo. Si cogli sempre di più l'impressione che le forze politiche che si rifanno alla maggioranza vedano con molto distacco e sufficienza il fenomeno che porta a: ridimensionamento dell'occupazione industriale, in particolar modo nella grande industria, in Valle d'Aosta ci si muove con molta sufficienza, s: fanno battute, si dice che tanto, qui c'è il doppio lavoro, tanto qui, magari, si sviluppa il turismo!

Io ritengo che questo sia estremamente pericoloso, perché è vero che l'occupazione nella piccola industria nel settore del turismo, in certe attività commerciali, nel terziario pubblico regionale è molto più facilmente manovrabile sul piano della clientela politica e della raccolta di voti da parte di chi detiene il potere, in quanto è più influenzabile rispetto alle grosse concentrazioni industriali, dove pii facilmente si sviluppano posizioni politiche autonome anche in contrasto con la volontà del Palazzo. Ma questa è miopia, è egoismo di politicanti, cosa che, al di là delle distinzioni politiche e ideologiche, non dovrebbero sussistere nel modo più assoluto.

Noi ci troviamo di fronte ad una situazione gravissima di crisi a livello internazionale, situazione che comporta, come fenomeno prevalente, la progressiva incapacità di esprimere reale ricchezza da parte dei quattrini: ci sono delle cifre che aumentano a dismisura e che in effetti rappresentano sempre meno ricchezza reale: questo è il processo inflazionistico in corso.

A questo proposito vorrei richiamare l'attenzione sulla condizione, probabilmente irripetibile, di privilegio della Valle d'Aosta rispetto alle altre Regioni italiane: noi abbiamo un bilancio finanziariamente ricchissimo. Secondo me questa è una condizione che sarà presente per pochi anni, proprio per i motivi che dicevo prima; perciò chi ha effettivamente a cuore le sorti della società valdostana deve impegnarsi fino in fondo a investire quattrini, od una quota importante di questi quattrini, per creare le condizioni che consentano di impiantare strutture produttive effettivamente in grado di creare ricchezza.

La situazione di crisi a livello internazionale porta a dire che gli investimenti nel turismo sono una bellissima cosa, però possono favorire attività che danno ricchezza aleatoria e che può scomparire da un momento all'altro; la vera ricchezza, quella che può determinare un reale benessere ed un reale sviluppo per la comunità, è la ricchezza che deriva dal plusvalore che viene prodotto dal lavoro che questa comunità svolge.

Io ritengo che questa sia la scelta politica di fondo che deve essere fatta; ritengo che investire e prima di tutto pensare ad un piano di investimento per sviluppare l'occupazione industriale, creare le condizioni per l'industria e far sì che si sviluppi attraverso l'allestimento di zone attrezzate e la scelta di linee politiche che le consentano di vivere non perché foraggiata ma perché appunto esistono condizioni ottimali per il suo sviluppo; andare a contrattare pesantemente e non solo con delle prese di posizione che sono molto formali e poco sostanziali con i grossi gruppi che operano in Valle d'Aosta, cercare di ottenere che si avviino quei processi di ristrutturazione per cui l'occupazione sia effettivamente mantenuta, sia l'unica strada percorribile per creare una realtà che non sia tutta luccicante al di fuori ma bacata all'interno, perché non ci sono più le condizioni che permettono a questa comunità di svilupparsi autonomamente e in rapporto con le comunità circostanti.

Ritengo che i comportamenti tenuti sinora dalle forze politiche di maggioranza e dalla Giunta non vadano in questa direzione, e che si debbano correggere per ottenere i risultati che ho indicato.

Non è mia intenzione fare polemiche sul comportamento dei singoli Assessori; ho voluto semplicemente sottolineare un atteggiamento scorretto, che è probabilmente legato ad un certo tipo di rapporti con i potenti di questa società o con i potenti di Roma.

Tutte le notizie che riguardano la occupazione devono essere fornite, da chiunque ne venga in possesso, ai lavoratori interessati; perciò malissimo ha fatto l'Assessore Chabod a non comunicare ai lavoratori il vero contenuto di quella lettera, e se qualcun altro della Giunta ne era a conoscenza - poi magari l'Assessore ci dirà se lo sapeva solo lui o se lo sapeva tutta la Giunta: io penso che lo sapesse tutta la Giunta e che quindi la responsabilità non sia solo dell'Assessore Chabod - malissimo ha fatto a non dirlo, anche se magari questa poteva essere una notizia non facilmente divulgabile e spiegabile nel mese di agosto o a fine luglio.

Credo che sia necessario muoversi nel senso che dicevo prima e voglio ribadire il concetto che o noi nei prossimi anni, ma solo per pochi anni, abbiamo la capacità di utilizzare i quattrini e il potere d'acquisto dei quattrini del bilancio regionale nella creazione di strutture che siano in grado di garantirsi per la propria efficienza, per la propria dinamicità, per la capacità di coprire il mercato, o altrimenti ci troveremo in una situazione in cui circolano un mucchio di quattrini, derivati magari dal turismo, da processi speculativi, dall'aumento a dismisura del valore di alcune proprietà, ma la realtà sociale e produttiva sarà assolutamente inconsistente; tutto questo, immancabilmente, si ripercuoterà anche sulla capacità di autonomia politica e sulla capacità di espressione culturale di questa comunità.

PRESIDENTE: Per illustrare la sua interpellanza ha la parola il Consigliere Maquignaz.

MAQUIGNAZ - (D.P.): Io credo che non vi sia molto da aggiungere a quanto è stato detto nell'ultimo Consiglio regionale appositamente convocato per discutere la gravissima situazione che riguarda la MONTEFIBRE di Châtillon; e credo che non vi sia molto da aggiungere a quanto è stato detto in particolare dal Consigliere Lustrissy, a nome del Gruppo dei Democratici Popolari.

Voglio però cogliere l'occasione per esprimere il mio appoggio a quanto detto nell'ultimo Consiglio regionale dal Presidente della Giunta, e cioè

che non si possono attribuire alla Giunta e all'Assessore Chabod delle responsabilità che non competono alla Giunta e all'Assessore.

Per venire al caso concreto della MONTEFIBRE, se questa Società è in crisi noi riteniamo che la colpa non sia certamente della Giunta e tanto meno dell'Assessore Chabod, altrimenti basterebbe convincere l'Assessore e la crisi sarebbe risolta.

Questa considerazione doveva essere fatta, perché occorre evitare dei malintesi, degli equivoci e dire pane al pane e vino al vino; e quando ci sono delle responsabilità queste devono essere attribuite. Ma pensare di dare la responsabilità di una crisi, come quella della CHATILLON S.p.A. alla Giunta o all'Assessore Chabod è veramente una cosa assurda perché tutti sappiamo, e tutte le forze politiche in questo Consiglio hanno avuto modo di ribadirlo, che la crisi della MONTEFIBRE è una crisi strutturale, dovuta al fatto che la struttura produttiva ormai non è più adeguata e che la produzione non è più concorrenziale cor il mercato nazionale, con il mercato internazionale e con i mercati europei.

Fatta questa precisazione, noi Democratici Popolari intendiamo però dire chiaro e tondo che occorre che la Giunta faccia di tutto per risolvere questa situazione e intendiamo ricordare quanto già ebbe a dire il Consigliere Lustrissy nel suo intervento, e cioè quali sono le tre direzioni, secondo noi, che si debbono seguire.

Innanzitutto, occorre mantenere i contatti con la Direzione della MONTEFIBRE per ottenere l'immediata revoca dei licenziamenti; in secondo luogo - e questo l'hanno detto anche i rappresentanti di altre forze politiche - occorre continuare i contatti con i Ministeri competenti, tenuto conto anche della rilevante partecipazione pubblica alla CHATILLON S.p.A., per vedere le soluzioni che sono possibili a livello ministeriale. Infine, occorre che la Commissione Speciale, costituita per questo problema, operi nel più breve tempo possibile per trovare e suggerire delle soluzioni idonee.

In ultimo, permettetemi di chiedere alla Commissione Speciale che la Commissione Sviluppo Economico, che io ho il piacere di presiedere, venga informata dei lavori e degli eventuali sviluppi.

PRESIDENTE: Ritengo che, come osservatore, il Presidente della Commissione Sviluppo Economico possa essere invitato a partecipare alle riunioni della Commissione Speciale; non penso che ci possano essere particolari ostacoli.

E' iscritto a parlare il Vice Presidente Faval. Ne ha facoltà.

FAVAL - (U.V.): E' certo che se il contributo del Partito Comunista per la soluzione del problema della MONTEFIBRE di Châtillon è costituito in gran parte dalla critica al Presidente della Giunta per non aver concesso la Piazza Albert Deffeyes per la manifestazione sindacale, il Partito Comunista è ridotto male, ed è ridotto male perché dimostra di non voler prendere atto di quelli che sono i limiti dell'azione e delle possibilità d'azione che la Giunta regionale ha - limiti che sono contenuti nella legge 26 febbraio

Il fatto è che i lavoratori della Valle d'Aosta, difesi da questi Partiti, che vedono molto più in là, subiscono le scelte fatte sulla loro testa! E se c'è stato atteggiamento rinunciatario, rispetto per esempio a questo problema, non è certamente stato quello dell'Union Valdôtaine! e ci si guardi bene dal cercare da parte di qualcuno di rallentare in qualche modo l'operazione del trasferimento del Gruppo Impianti, perché a questo punto sulle piazze della Valle d'Aosta diremo chi difende veramente i lavoratori! Se quelli che hanno il respiro mozzato a livello regionale o quelli che hanno il respiro ampio a livello statale - o repubblicano se preferite, nel senso di Repubblica, non in senso ideologico.

Ecco qua la verità!

Quindi, la difesa dei livelli di occupazione deve avvenire con delle operazioni concrete sul territorio, al di là delle parole e al di là delle polemiche, anche se il Partito Comunista di qualunque operazione indicata da questa maggioranza e in particolare dall'Union Valdôtaine dice che non va bene; la MAXEL non va bene, la ROSSIGNOL non va bene, la Giunta regionale è responsabile del fatto che la SIV di Arnad si trovi nella situazione in cui si trova!

Salvo dimenticare, come è stato dimostrato, che anche qui abbiamo un intervento pubblico che fa sì che le aziende agiscano in regime di dumping - nel senso che si mantengono dei posti di lavoro per produrre e vendere a cento ciò che costa centoventi - e chi agisce correttamente - il Gruppo Carminati, ad esempio - deve fare i conti con i problemi che ci sono a livello internazionale nell'approvvigionamento delle materie prime e con i problemi finanziari, perché le materie prime si pagano all'atto del ricevimento, vengono trasferite in aziende e trasformate, ma il pagamento del prodotto è a 90 giorni e sappiamo tutti qual è il peso degli interessi bancari che si devono pagare.

E la Giunta sarebbe responsabile anche di queste cose?! Ma, dico, credete di prendere la gente per degli allocchi!

E' possibile magari che qualcuno ci caschi, ma, collega Mafrica, te lo ripeto molto sinceramente, se il Partito Comunista crede di aiutare non solo quelli della MONTEFIBRE di Châtillon ma tutti i lavoratori che in questo momento stanno vivendo situazioni ben poco piacevoli, con una sterile polemica, senza dare un vero e fattivo contributo, ebbene io credo che il Partito Comunista venga meno alla sua funzione e al suo ruolo, che pure io apprezzo e rispetto quando è concreto e serio.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Nebbia. Ne ha facoltà.

NEBBIA - (P.S.I.): Io voglio premettere che la mia partecipazione, e quindi tramite me del Partito Socialista, alla Commissione Speciale che è stata votata dal Consiglio sarà una partecipazione fattiva per evitare i licenziamenti, per trovare delle soluzioni al problema della CHATILLON. Questo voglio premetterlo perché in buona parte quanto dirò saranno delle critiche a molte delle cose che sono state dette in questo Consiglio e a molte delle azioni e dei fatti che sono avvenuti ultimamente in Valle.

Il problema che è stato toccato particolarmente dal Consigliere Mafrica credo che sia fondamentale per la nostra Regione, ed è il problema della programmazione generale e in particolare la programmazione industriale.

Ci sono dei posti di lavoro in pericolo e la Regione, in quanto amministrazione, probabilmente non ha fatto tutto quello che poteva fare. Un piano per il riassetto del settore industriale, un piano scritto, un documento, non c'è, però ci sono molte iniziative.

Sulla mancanza di un piano e sulle prospettive dell'industria in Valle d'Aosta credo che sia opportuno dire alcune cose.

E' stato detto che quello che la Regione potrebbe fare - ed è quello che il Consigliere Mafrica ha sollecitato presso i Ministeri competenti, presso i Partiti politici rappresentati in Consiglio regionale e al Governo nazionale - dovrebbe essere un'azione di stimolo, affinché le grandi industrie in Valle d'Aosta rimangano quello che sono. Io vorrei tratteggiare il problema più generale e poi il problema specifico della Valle d'Aosta.

In generale, ci troviamo di fronte ad una crisi internazionale e ad una crisi dell'industria italiana, in particolare dell'industria pubblica. Forse ne usciremo; per il momento si stanno posando le prime pietre di un'opera che dovrebbe fare in modo che l'industria pubblica italiana non sia più assistita, quindi strutturata in modo tale da consumare ricchezza invece di produrne, ma diventi un'industria produttiva. Nel settore siderurgico, negli ultimi anni, in Italia, l'occupazione è aumentata di qualche punto percentuale, mentre in Europa è calata di circa il 25%. Sempre nello stesso settore, la produzione negli Stati Uniti, negli ultimi mesi, si è dimezzata. In Italia la Finsider non riesce a piazzare le sue merci, malgrado esporti anche negli Stati Uniti.

L'Alfa Sud e l'Alfa Nord producono automobili con una perdita di più di un milione per unità; sappiamo, senza andare tanto lontano, che anche la Cogne produce in perdita; sappiamo che si finanzia il deficit nazionale mediante emissione di BOT e di CCT ma non si sa fino a quando perché si parla di congelamento di questi prestiti, dato che lo Stato non sarà capace di restituirli. Siamo in una situazione in cui obiettivamente le forze politiche regionali possono chiedere in sede nazionale se non altro di trattare la Valle d'Aosta meglio di altri, per riuscire, nella crisi generale, a sopravvivere meglio degli altri. Non c'è più la concorrenza per conquistare nuove posizioni ma per perderne il meno possibile!

Per quanto riguarda il quadro regionale, sarebbe opportuno fare un po' di storia, e riflettere ai motivi che hanno portato un insediamento delle grandi industrie: esistevano le fonti di energia, esisteva la materia prima, esisteva in parte, e in parte è stata importata, la forza lavoro.

Oggi, la situazione è diversa; le grandi industrie tendono a concentrarsi o a localizzarsi in aree nelle quali, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento, sia per quanto riguarda il mercato, è possibile ottenere delle economie di scala: esaminavo prima la rivista che credo tutti i Consiglieri abbiano visto della Regione Liguria, ove sono riportati i risultati dell'ultimo censimento: la Regione Liguri ha perso circa 200.000 abitanti da 1971 al 1981; la Regione Lombardia invece, ne ha conquistati più d 300.000; c'è stato quindi un trasferimento di attività economiche dalla Liguria alla Lombardia, perché la Lombardia si trova al centro di un mercato importantissimo.

Non va dimenticato che in Valle d Aosta queste grandi industrie hanno permesso all'economia regionale di sopravvivere e in qualche caso di viver bene sino ad oggi; d'altra parte, hanno contrastato l'iniziativa imprenditoria le locale, perché hanno esercitato un forte attrazione nei confronti della manodopera e non hanno portato attività indotte.

Non sono nate industrie minori, come invece è successo a lato della FIA negli anni dell'espansione in Piemonte Successivamente la stessa FIAT ha optato per una politica di decentramento Le grandi industrie sono più soggetti a condizionamenti e vincoli internazionali o, se non altro, gli eventi che interferiscono nell'attività economica delle grandi industrie sono maggiormente sentiti nel contesto economico lo cale: è chiaro che un'azienda di 501 addetti che chiude a Milano praticamente passa inosservata mentre nel caso di Châtillon è come se chiudesse 1 FIAT per Torino.

Questi sono problemi reali, e dobbiamo renderci conto che questi rapporti numerici esistono; quindi, la scelta che pare aver fatto il Partito Comuni sta in un ipotetico piano industriale di puntare sulla grande industria, ritengo che nel caso della Valle d'Aosta sia deleteria, perché la grande industria è eccessivamente assorbente rispetto alle limitate possibilità regionali.

Ora questa grande industria è in crisi: non voglio dire che si debba rinunciare ad una eredità che esiste ed è importante, anche perché ha creato una certa professionalità; è chiaro che dobbiamo difendere questa eredità e sostenere tutte le iniziative che possono permettere a questa grande industria di sopravvivere.

D'altra parte dobbiamo renderci conto che siamo in posizione di debolezza e che dobbiamo impostare iniziative per nuove soluzioni, in modo da attirare in Valle la piccola industria .....INTERRUZIONE..... mi sembra che un accenno in questo senso sia stato fatto dal Consigliere Carlassare quando parlava di aree attrezzate.

Non è vero che la piccola industria non sia produttiva, non è vero che non abbia portato ricchezza in molte zone d'Italia - senza andare a vedere in Francia o in Svizzera - e cito l'esempio della zona di Prato: basta percorrere l'autostrada da Pisa a Firenze e si vede quello che è successo da vent'anni a questa parte; lo stesso vale per la zona di Vicenza, per la zona di Arezzo o di Treviso o di Udine.

La scelta che la Regione deve fare nel settore industriale è quella della piccola industria e, particolarmente, quella collegata al traffico internazionale che attraversa la Regione.

Noi siamo consapevoli che non si deve puntare tutto sulle prospettive del turismo ma che occorre mantenere una quota di occupazione industriale. Si deve però effettuare una ristrutturazione industriale, altrimenti ci troveremo sempre spiazzati e alla fine le grandi industrie lasceranno la Regione perché non sarà più conveniente per loro avere qui gli impianti e tutta l'economia risulterà alla fine basata sul turismo.

In questo senso abbiamo appoggiato la creazione della Società Finanziaria, che ci è sembrato lo strumento adatto, se ben opererà - e il problema è sempre quello di come operare - per permettere la creazione di un'infrastruttura di servizi più ampia possibile, tale da incentivare la localizzazione di imprese nella nostra Regione.

Mi auguro, dunque, che questo dibattito, nato da una situazione contingente che dobbiamo risolvere, possa anche permettere ai Partiti di affrontare il problema industriale con un atteggiamento realistico.

Non vorrei - e questo è un appunto di carattere politico - che, invece, la difesa di certe posizioni in materia industriale corrisponda alla difesa di posizioni acquisite di carattere politico, che dovrebbero invece cambiare di fronte ad una modifica della società regionale.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, non c'è nessuno iscritto a parlare. Chi desidera prendere la parola?

Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.

FOSSON - (D.C.): Molto su questo argomento è stato già detto nella discussione del Consiglio regionale convocato appositamente per il caso della MONTEFIBRE. Altre osservazioni sono state fatte, con molta precisione, dal collega Maquignaz e dal collega Nebbia; potremmo ripeterle tutte, però mi sembra che usciremmo dal seminato.

C'è ovviamente un problema di programmazione, c'è il problema di mirare a una crescita armonica della nostra Regione, quindi non possiamo puntare tutte le carte del nostro futuro sul turismo, ma dobbiamo vedere di sviluppare armonicamente tutti i settori: che poi ci sia la crescita di un settore piuttosto che di un altro, se ciò si attua con continuità e in maniera armonica, può essere un fatto positivo.

In questo senso va intesa la frase che ho pronunciato nella scorsa seduta; forse volutamente è stata strumentalizzata o forse non mi sono spiegato in maniera sufficientemente chiara, ma dicevo che bisogna prendere atto guardando ai fatti, che vi è nel mondo occidentale un processo di terziarizzazione; parliamoci chiaro, fino a 3040 anni fa, in Valle d'Aosta, come in Italia, più della metà della popolazione era occupata nell'agricoltura, un 30% era occupato nell'industria - dico delle cifre indicative, ma credo abbastanza vicine alla realtà - e il restante 20% quando non addirittura soltanto il 10% o il 15% era impiegato in altre attività.

Oggi l'agricoltura rappresenta non più il 50% dell'occupazione ma il 10%, il 15%, forse anche meno.

Questi sono dei processi che si svolgono nel mondo, bisogna prenderne atto, la vita si evolve. Ma ciò non vuole assolutamente dire che il sottoscritto o la Democrazia Cristiana o la Giunta, che la Democrazia Cristiana appoggia e nella quale la Democrazia Cristiana è presente, siamo favorevole. alla chiusura delle fabbriche! Nel modo più assoluto! E' soltanto una considerazione di carattere generale. Dire che l'arroccarsi su certe posizioni di mantenimento ad ogni costo dello status quo può anche essere antistorico, vuol dire semplicemente che bisogni adattare la nuova azione alle condizioni che si stanno modificando; in questo senso io ho fatto una analisi molto sommaria e ovvia.

Per quanto riguarda il problema specifico della MONTEFIBRE, della CHATILLON S.p.A., ripeto quello che ho già detto e lo confermo: è pazzesco pensare di mettere sulla strada 400-450 persone dall'oggi al domani; occorre trovare delle soluzioni alternative nel senso che è stato indicato da altri: trovare delle forme di programmazione globale della vita regionale, trovare degli: investimenti alternativi e delle aziende alternative. Certo, tutti diciamo che occorre mantenere l'occupazione ma ci vuole uno sforzo di fantasia, e a me pare che questo non sia venuto nemmeno dal Partito Comunista, nessuno di noi ha le bacchette magiche o hi le soluzioni pronte; occorre lo sforzo di tutti senza però strumentalizzazioni, senza - e in questo sono d'accordo con quanto diceva il Consigliere Nebbia con una punta di polemica - voler mantenere degli status quo quando questi possono favorire una certa posizione politica; occorre essere più liberi, più elastici, più aperti nei confronti della realtà.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Chabod. Ne ha facoltà.

CHABOD - (D.C.): Io non penso che debba rileggere tutto il documento che ho letto il 10 settembre, perché sarebbe troppo lungo e poi l'hanno già sentito tutti.

Non voglio fare delle polemiche con nessuno perché penso che le polemiche non servano a niente e penso che i fatti contino di più; d'altronde il Partito Comunista è obbligato a fare delle polemiche, a cercare di fare dell'opposizione perché, come diceva prima l'amico Faval, non ha più tanti argomenti, ed è logico! Io scherzo con l'amico Mafrica nei corridoi, lui prende sul serio tutte le battute che faccio, ma nei corridoi io sono molto più a mio agio che non qui, tu lo sai Mafrica! Non sono un economista, non sono un oratore, e allora tu devi capirmi; nei corridoi le battute vengono meglio e così è molto più facile.

Ad ogni modo non sto a ribattere sulla questione di aver nascosto il contenuto della lettera, perché penso che sia inutile; in tutti i casi, siccome il Consigliere Carlassare non c'era quel giorno, gli farò avere la copia di quello che ho letto con la cronistoria di tutta la questione.

Ora, noi vi possiamo dire solo questo - come ho detto anche al quotidiano "La Stampa", e la Giunta ha ribadito - che noi ci opponiamo ai licenziamenti e penso che riusciremo senz'altro a non lasciar licenziare il personale; questo ad ogni modo lo vedremo il 20, ma credo che con l'aiuto dei Sindacati, con l'aiuto di tutti potremo ottenerlo.

Voglio dire anche un'altra cosa, perché non voglio nascondere niente; collega Mafrica, tu sai benissimo che la Cogne avrà sei mesi durissimi, i tre mesi di fine anno e i primi tre mesi del 1983; hanno circa il 30-35% in meno di commesse, e questo vuol dire cassa integrazione per molta, molta gente; io penso che tutti sapranno già questo, ad ogni modo io ve lo voglio dire anche se non ho dati ufficiali perché altrimenti poi il Partito Comunista è capace di dirmi che ho nascosto anche questo.

Mi preme anche dirvi che appena avrò dei dati precisi comunicherò al Presidente del Consiglio e ai Gruppi tutto quello che saprò sulle industrie che sono in grossissime difficoltà. Per il momento, vi garantisco solo che la Giunta farà tutto il possibile per non lasciar licenziare alla MONTEFIBRE.

PRESIDENTE: Ci sono altri che chiedono la parola? Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Il Consigliere Maquignaz aveva preparato un emendamento che teneva conto del fatto che è già stata costituita la Commissione Speciale; non so se l'ha già fatto vedere all'Assessore, comunque la mozione dovrebbe essere emendata, tenendo conto appunto che già in Consiglio è avvenuta una discussione. Non so se poi il Consigliere Maquignaz vorrà presentare l'emendamento.

Io intervengo perché credo che sia necessario - è un discorso iniziato che continuerà - approfondire alcuni aspetti di questo discorso. Innanzitutto, secondo il mio giudizio, ai colleghi Nebbia e Fosson piacerebbe che noi fossimo, come Partito, quello che loro ritengono che siamo; vale a dire: noi siamo un Partito di origine operaia, ma non siamo limitati da questo radicamento sociale: potete guardarvi gli studi fatti dal CESPE sulla composizione degli scritti e sulla composizione dei voti del Partito Comunista. Non è dunque questa la ragione che ci spinge a interessarci in modo particolare dell'industria;è invece un ragionamento sulle prospettive effettive dell'economia valdostana, perché ci sembra che ci sia già una agricoltura assistita, un terziario non produttivo, soprattutto pubblico; ci sembra anche che l'industria stia rischiando grosso. Quindi, noi vogliamo concentrare in questo momento l'attenzione sull'industria perché temiamo fortemente per il futuro stesso della Regione.

Noi crediamo di non essere un Partito molto elettorale - forse qui avremmo da imparare da alcuni colleghi - e se voi guardate, ci presentiamo sempre come Partito o come Gruppo e mai come uomini. Da questo punto di vista, forse, non ci potete attaccare facilmente, le nostre iniziative non guardano tanto a questi aspetti, forse altri dovrebbero guardarsi di più in casa! Le responsabilità che addossiamo alla Giunta, continuiamo ad addossarle: non ci convincono nè i discorsi del Consigliere Maquignaz né quelli del Consigliere Faval, e il perché l'ho detto in modo chiaro, ma lo ripeto: voi potete dire che vi accusiamo della chiusura della MONTEFIBRE, che vi accusiamo della chiusura della COGNE e della caduta delle valanghe, ma noi vi accusiamo di altro! Siete voi che deformate il nostro pensiero! Io l'ho detto, noi accusiamo la Giunta di non aver immediatamente gettato l'allarme sulla situazione, non di essere responsabile della chiusura! Di non aver favorito subito la mobilitazione, la cos è diversa! Per le valanghe, certo, no vi accuseremo; vi accuseremo, però dì non aver mai voluto fare un pian geologico regionale .....INTERRUZIONE ..... Oh, beh, tu dici che non c'entra va beh, è una tua opinione! Noi abbiamo fatto un Convegno, sono venuti qui de gli studiosi - forse era presente l'Assessore Borbey e qualcuno dei Consiglieri - che ci hanno detto anche alar cose sull'utilità di un piano geologico regionale! Noi diciamo che la Giunta non è responsabile direttamente dell'incidente, non è quella che guida la macchina che investe qualcuno; la Giunta è responsabile di omissione di soccorso, non interviene quando è necessario e nelle forme dovute! Questo, no so, mi sembra molto chiaro; se voi volete farci dire altro, ebbene, vi replicheremo!

Dire poi che facciamo soltanto della sterile polemica, oltre che falso anche ingeneroso, ma da avversari politici non ci aspettiamo la generosità! Vi ricordo, allora, dei dati di fatto: la volta scorsa, - me ne aveva dato atto il Consigliere Tamone - abbiamo lasciato perdere le polemiche perché era nostro intendimento arrivare all' costituzione di questa Commissione all'approvazione di un ordine del giorno unitario.

Abbiamo rimandato la discussione più dettagliata e magari anche più polemica ad oggi; quindi non è che facciamo solo della sterile polemica.

Ma per venire agli esempi, contro tutti i nostri interessi elettorale con l'impegno di uomini prestigiosi del nostro Partito, abbiamo fatto i modo che questa Giunta avesse nell'anno delle elezioni i nove decimi del riparto fiscale, in pratica cifre quasi duplicate. Non penso che qualcuno ci possa negare questo!

E io ricordo tutta la battaglia che abbiamo fatto sul riparto fiscale, quando dicevamo che la Giunta aveva rinunciato e voi ci dicevate che eravamo folli a volere i nove decimi perché ce li avrebbero tolti tutti; quella è stata una battaglia in difesa di interessi che ritenevamo generali della Regione.

Per quello che riguarda l'occupazione, a giugno, dopo aver lavorato per un mese abbastanza sodo, abbiamo portato a conoscenza dell'opinione pubblica i risultati del censimento e abbiamo verificato alcune trasformazioni del tessuto sociale, soprattutto abbiamo potuto vedere la gravità della situazione industriale. La replica della Union Valdôtaine è stata: "vi siete voluti fare un po' di pubblicità alla RAI"! Va bene, è un'interpretazione possibile, però noi abbiamo fatto un lavoro che crediamo sia utile.

La volta scorsa, per il caso della MONTEFIBRE, abbiamo cercato di portare anche degli elementi conoscitivi della situazione del mercato; non siamo venuti soltanto per polemizzare con la Giunta, abbiamo cercato di capire e di fare delle ipotesi: ipotesi sul perché si verificassero queste cose, abbiamo messo in evidenza delle contraddizioni nella politica della MONTEFIBRE. Anche questo non è un apporto sterile!

E ancora, su una questione di grande importanza, poiché ogni tanto ci si dice di fare delle proposte concrete, abbiamo dato un altro contributo: è il caso del metanodotto. Siamo stati i primi, come Gruppo, ad incontrare il Direttore Generale della SNAM per valutare le possibilità di costruire il metanodotto in Valle d'Aosta: si possono andare a controllare i giornali di quell'epoca e si vedrà questo. Questa del metanodotto, per esempio, è una proposta concreta, perché è vero che le aziende vengono quando hanno dei soldi, ma si insediano anche dove esiste una rete di strutture finanziarie, tecniche e di varia natura, che consentono la migliore funzionalità delle aziende stesse: e questa è la ragione principale per la quale si possono dare tutti i soldi che si vogliono al Meridione, ma laggiù l'industrializzazione non decolla, finche mancheranno strutture viabili, strutture energetiche, aziende di servizi finanziari e tutto quanto necessario per un proficuo svolgimento dell'attività industriale.

Noi quindi sosteniamo che abbiamo dato e continueremo a dare il nostro contributo, senza per questo stare zitti. Non potete chiederci di essere alla opposizione e di stare anche zitti, sarebbe troppo comodo!

Per l'ENEL, Faval, tu dovresti ricordare che c'è stato l'incontro di una delegazione della Commissione Energia, con Corbellini, e a me sembra ancora di ricordare una sua frase: "Vedo che qui comunisti e democristiani, siete tutti d'accordo! Quindi, questo centro ENEL in Valle d'Aosta bisogna farlo!" Queste sono le sue parole. Il nostro contributo in quel momento forse è da valutare nella sua importanza; se adesso tu mi dici che ci sono dei lavoratori di Ivrea che non vogliono spostarsi ad Aosta io non lo so; se si sono rivolti al Sindacato io non lo so, ma non c'entra niente con la nostra posizione politica su questo problema; noi abbiamo sempre voluto che venisse la Direzione Impianti in Valle d'Aosta!

Per quanto riguarda la miniera di Cogne probabilmente c'è un equivoco ancora da chiarire: personalmente, se fossi stato convinto che per il bene della Valle d'Aosta bisognava difendere la miniera cos. com'era, qualunque cosa potessero pensare a Roma o altrove dirigenti del Sindacato o del Partito, avrei sostenuto quella posizione: mi sono invece convinto che per il futuro stesso della Cogne e per la necessità di vendere meglio sul mercato prodotti con più alto valore aggiunto fosse opportuno avere il ciclo attraverso i forni elettrici che non il ciclo integrale. Questa è stata una mia convinzione, e fin quando non mi si dimostra il contrario non posso pentirmi di aver sostenuto, come i Sindacati, questa posizione .....INTERRUZIONE..... Beh, ma perché ci sono ritardi nell'applicazione del piano e ci sono una serie di difficoltà! Comunque della Cogne torneremo a parlare.

In sostanza, noi non facciamo delle polemiche, ma crediamo di dover fare sia la parte di proposta che la parte di critica; e la parte di critica, certo, sarà quanto possibile incisiva.

Questa estate, rinunciando anche ad una parte delle ferie, abbiamo esaminato tutti i 45.000 mandati della Giunta regionale per il 1981, uno per uno: vi assicuro che ci sono delle cose curiose; vi assicuro che viene fuori una fotografia del modo di governare della Giunta; col tempo necessario per elaborarli porteremo a conoscenza questi dati che crediamo convalideranno alcune nostre critiche: si può vedere esattamente come ciascun Assessore utilizza ogni capitolo e come, appunto, all'interno della dizione del capitolo, che è sempre generica o generale, vi faccia rientrare le varie spese. Faremo queste cose perché crediamo di dare un contributo sia criticando la Giunta regionale che facendo delle proposte ovviamente non definitive e da confrontare con tutte le altre.

Un'ultima cosa, per concludere: non siamo difensori della grande industria, a priori, come il Consigliere Nebbia aveva inteso. Crediamo però - e mi sembra di averlo detto - che in Valle di Aosta i 6.000 posti di lavoro della Cogne, dell'Ilssa e della Montefibre con la piccola industria si possono sostituire soltanto nel giro di cinquant'anni. Se nel giro di quattro o cinque anni viene a cadere il livello di occupazione, siamo in una situazione praticamente irreversibile e di difficilissima soluzione. Per questo si deve difendere questa grande industria, e non così com'è, ma cercando di portarla a condizioni di resistenza effettiva sul mercato, operando quindi tutte le innovazioni tecnologiche che possono servire, intervenendo con tutti i mezzi, tutti i finanziamenti che possono essere necessari; in sostanza, con un intervento della Regione sia in sede di programmazione che in sede di studio e di analisi degli strumenti tecnici che possono portare a questi risultati.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Chabod. Ne ha facoltà.

CHABOD - (D.C.): Solo per la questione del deliberato della mozione. Noi pensiamo che si possa modificare in questo modo: "di impegnare la Giunta regionale a prendere tutte le iniziative necessarie, in stretto collegamento con la Commissione istituita il 10 settembre, nei confronti della Direzione aziendale e dei Ministri del Lavoro e dell'Industria per ottenere la revoca dei preannunciati licenziamenti e il mantenimento dell'attività industriale a Châtillon".

PRESIDENTE: Ci sono osservazioni sulla proposta di emendamento presentata dall'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Chabod? Nessuno chiede la parola?

Per una questione puramente formale io proporrei di sostituire le parole "la Commissione istituita il 10 settembre" con le parole "la competente Commissione Speciale" perché può crearsi confusione tra la data della deliberazione del Consiglio e la data del decreto.

L'Assessore Chabod è d'accordo? E' solo per essere più precisi, in quanto la Commissione non è stata istituita il 10 settembre ma il 17.

Do lettura della mozione nel testo emendato:

MOZIONE

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Fortemente preoccupato per gli effetti che la preannunciata chiusura della CHATILLON S.p.A. avrebbe sull'occupazione industriale in Valle d'Aosta, in particolare su quella femminile;

Nel respingere la manovre liquidato-rie e le pretestuose argomentazioni sulla competitività dell'azienda da parte di un gruppo industriale che per decenni non ha investito fondi per il rinnovamento degli impianti;

Ritenendo necessario un impegno unitario di forze politiche, enti locali e forze sociali valdostane in difesa di un patrimonio produttivo e di capacità professionali che rappresenta tanta parte dell'economia della comunità del Marmore;

DELIBERA

di impegnare la Giunta regionale a prendere tutte le iniziative necessarie, in stretto collegamento con la competente Commissione consiliare speciale istituita ai sensi dell'ordine del giorno votato dal Consiglio regionale in data 10 settembre 1982, nei confronti della direzione aziendale e dei Ministri del Lavoro e dell'Industria, per ottenere la revoca dei preannunciati licenziamenti e il mantenimento dell'attività industriale a Châtillon.

PRESIDENTE: Metto in approvazione la mozione testè letta:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 23

Il Consiglio approva all'unanimità.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, i lavori sono terminati perché è stato annunciato ieri che l'oggetto iscritto al n. 47 dell'ordine del giorno, e cioè la mozione presentata dal Consigliere Minuzzo è stata ritirata.

Come sapete, il Consiglio è convocato per i giorni 6 e 7 ottobre, in sessione ordinaria.

La seduta è tolta.

L'adunanza ha termine alle ore 18,51