Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 164 du 30 mars 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 164/VII - DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE N. 346 E N. 347 CONCERNENTI IL BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE AUTONOMA DELLA VALLE DI AOSTA.

PRESIDENTE: Nella seduta pomeridiana di ieri abbiamo ascoltata la relazione dell'Assessore alle Finanze sull'argomento di cui agli oggetti 21 e 22 dell'o.d.g. La relativa discussione generale verrà abbinata e l'esame di ognuna delle due leggi avverrà con la votazione degli articolati: prima il D.L. n. 346 e poi il D.L. 347. Poiché gli allegati sono numerosi, soprattutto al D.L. n. 347, anch'essi saranno esaminati in sede di votazione dell'articolato.

E' iscritto a parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Signor Presidente, Signori Consiglieri, credo che questo bilancio sia importante, perché permette di dare un giudizio su una Giunta che è quasi al termine del suo mandato. Siamo infatti all'ultimo anno prima delle elezioni regionali. Per anni ci si è lamentati per l'esiguità delle risorse. Il riparto fino all'anno scorso era inadeguato, mancavano - si diceva - le risorse per programmare, per fare degli investimenti. Finalmente l'anno 1981 è stato l'anno del riparto. Quella del riparto è stata una battaglia autonomistica importante; una battaglia a cui i comunisti hanno dato contributi coerenti, anche coraggiosi in alcuni momenti, quando sembrava che sostenere la richiesta dei 9/10 fosse una cosa molto impopolare.

E' stato un contributo incisivo anche per l'importanza che questo partito ha a livello regionale e soprattutto nel Parlamento. La battaglia del riparto è stata vinta, ma forse non si è ancora conclusa. Noi perciò siamo disponibili a continuarla se si verificheranno difficoltà per ciò che riguarda l'incasso delle somme che spettano alla Regione. Non siamo infatti d'accordo nell'accettare che il Ministro del Tesoro possa modificare con il flusso della Cassa le decisioni del Parlamento. Anche per quanto riguarda il completamento delle norme d'attuazione, il fatto che il Governo non abbia ancora approvato il decreto relativo ci preoccupa. Non vorremmo che fossero state introdotte in quel Decreto delle modifiche peggiorative rispetto al testo che era stato presentato al Consiglio regionale e poi riformulato con proposte nella Commissione interparlamentare per le questioni regionali.

Ma torniamo alla questione del riparto. In un nostro documento di alcuni mesi fa si dice: "L'approvazione definitiva da parte del Parlamento del nuovo riparto fiscale, permetterà finalmente alla Valle d'Aosta di poter contare su quella autonomia finanziaria che è alla base di ogni possibilità di reale autogoverno. Continua tale documento: "Se fino ad oggi le forze politiche che governano la Regione hanno cercato di giustificare il proprio immobilismo, rispetto alle scelte e ai problemi dello sviluppo economico e sociale della Valle d'Aosta, prendendo a pretesto l'esiguità e la precarietà dei mezzi finanziari, d'ora in poi nessuno potrà più sfuggire alle proprie responsabilità". Il documento di cui sto parlando è inserito nel programma-quadro quinquennale di spese del nostro Partito per un uso produttivo e socialmente avanzato delle risorse del riparto nel quinquennio 82-86. Con tale documento, molto prima che fosse pubblicato il bilancio per il 1982, il Partito Comunista, partendo da pochi dati, faceva una previsione sullo sviluppo delle entrate e formulava le sue proposte per sfruttare a pieno l'occasione data dal nuovo riparto fiscale.

Devo innanzitutto sottolineare l'utilità e l'unicità di quel programma che dava per la prima volta le dimensioni delle nuove entrate regionali. Si parlava, in quel documento, di circa 1000 miliardi nel biennio 82/83 e di circa 3000 nel quinquennio 82/86.

Il fatto di portare a conoscenza dell'opinione pubblica valdostana l'entità di queste cifre, ha permesso di impedire che si giocasse al ribasso. Questo, a nostro avviso, è stato tentato.

L'Assessore Ramera, cui si deve dare atto, rispetto a questo problema, di una certa linearità di comportamento, in risposta ad una domanda sull'attendibilità delle cifre contenute nel documento del nostro Partito, dichiarava al "Travail": "Le cifre sono abbastanza attendibili e vicine alle previsioni che hanno elaborato gli uffici del mio assessorato, relativamente agli anni 81/82".

Il Presidente della Giunta, in risposta ad una domanda analoga, dichiarava: "Secondo quanto so io queste cifre non corrispondono a quello che, effettivamente e anche in linea teorica, riceveremo. Le cifre, ma non quelle presentate dal Partito Comunista, possono essere attendibili limitatamente al 1982".

Nello stesso numero di "Il Travail", in cui si intervistava il Presidente della Giunta, su questo argomento si poteva leggere: "Gli interrogativi sull'entità delle entrate regionali non ci sarebbero, se la Giunta regionale avesse presentato un bilancio provvisorio per il 1982, impostato su dati credibili e non su cifre indicative. Entro un paio di mesi con la presentazione del bilancio definitivo per il 1982 tutti comunque potranno verificare chi aveva ragione, cioè noi.".

Credo che tutti debbano riconoscere che in effetti è così. Come in molti altri casi avevamo ragione, e ci teniamo anche a sottolinearlo, e i fatti lo dimostrano. Dopo alcuni maldestri tentativi di nascondere la reale entità delle entrate per il 1982, (per un certo periodo la Giunta regionale parlava di 370-380 miliardi, tant'è vero che è uscito nel mese di gennaio un articolo con queste cifre su "La Stampa") la Giunta stessa ha presentato un bilancio che iscrive, per il 1982, 430 miliardi di entrate. A questi 430 miliardi di entrate occorre aggiungerne altri 42 di arretrati della quota di riparto fiscale del 1981 che la Giunta riconosce spettanti alla Valle d'Aosta, ma che non iscrive nel bilancio di questo anno. Gli arretrati del 1981 ammontano, da quanto risulta dalla relazione, a 137 miliardi. Di questi arretrati soltanto 95 sono iscritti nel bilancio di previsione per il 1982, poiché la Giunta afferma che tale quota è stata applicata al bilancio 1982 solo per 95 miliardi al fine di adeguare i ritmi di impieghi alle erogazioni che si otterranno per il corrente anno a causa delle note difficoltà di cassa dello Stato, e allo scopo di non lievitare eccessivamente le poste residuali attive.

La quota eccedente di 42 miliardi sarà iscritta nel corrispondente capitolo del bilancio per l'anno 1983 come già si evidenzia nel bilancio pluriennale.

Noi crediamo che trasferire con questa giustificazione all'83 delle spettanze che risalgono ancora al 1982 sia un procedimento poco corretto e comunque politicamente debole.

Se si temono ritardi da parte dello Stato, il sistema migliore per favorirli è quello di giustificarli a priori, accettandoli palesemente nel bilancio del 1982. Il Ministro del Tesoro vedendo che la Valle d'Aosta non attende per quest'anno quanto le spetta, avrà una ragione in più per ritardare le erogazioni degli arretrati. Mentre, una pressione decisa e unitaria da parte della Giunta e del Consiglio regionale, avrebbe potuto favorire un sollecito incasso di queste quote. Consideriamo poi che se si temono ritardi nelle quote del 1981, quale fiducia possiamo avere rispetto all'incasso delle quote del riparto per il 1982? Oltre a questi 42 miliardi di arretrati, secondo la nostra valutazione, mancano altri 22 miliardi che sembrano essere stati dimenticati nella faticosa riemersione delle entrate reali del bilancio. Le diverse stesure del bilancio, con entrate sempre più vicine a quelle reali, credo sotto la pressione delle richieste degli Assessori, si sono susseguite ad un ritmo talmente convulso che ai Consiglieri sono state consegnate due versioni diverse della relazione al bilancio, con lo stesso numero di protocollo: una consegnata il 10 marzo, l'altra consegnata l'11 marzo.

Il Presidente Dolchi, con la cautela che lo distingue, nel trasmettere la seconda versione, scriveva: "Facendo seguito alla lettera prot. n. 274 del 10 marzo relativa alla trasmissione delle leggi del bilancio, mi pregio comunicare che il testo della relazione al disegno di legge di approvazione del bilancio, a causa dell'affrettata predisposizione, conteneva alcuni errori di trascrizione". Ecco, io credo che sia stata benevola la definizione del Presidente del Consiglio, perché i cosiddetti "errori di trascrizione" sono i seguenti: nella prima relazione le entrate che lo Stato ha avuto in Valle d'Aosta per imposte percepite sui redditi e sui patrimoni ammontano a 54.624.000.000; nella seconda relazione del giorno dopo, le entrate passano da questi 54 miliardi a 83 miliardi 194 milioni, e tra queste due cifre non c'è neanche una correlazione numerica.

In realtà - è questo il giudizio che noi diamo - sono ricomparsi quasi 30 miliardi di imposte percepite dallo Stato, i cui 7/10 che spettano alla Valle d'Aosta, corrispondono a 20 miliardi. Questi 20 miliardi hanno portato il totale delle imposte che spettano alla Regione per il 1981 da 173 miliardi a 193. Al capitolo 1200 - entrate per imposte sul reddito e sul patrimonio - invece di 67.554.000.000 che sarebbero i 7/10 degli 83 miliardi incrementati del 16%, c'è ancora registrata una entrata di 46 miliardi; cifra che corrisponde, invece, ai 7/10, incrementati del 16%, di quella entrata che era iscritta nella relazione poi annullata. Questi 22 miliardi dimenticati, aggiunti ai 42 che sono stati differiti nel 1983, porterebbero le entrate per il 1982 a circa 494 miliardi, e secondo i nostri calcoli, inattendibili dal punto di vista del Presidente della Giunta, queste entrate dovevano essere di 496 miliardi. Non è per amore di calcoli che ho ricordato queste cose. Ho tenuto a far questo per dimostrare la serietà degli studi fatti dal nostro partito e per verificare l'estrema rilevanza di questo bilancio regionale che, in sostanza, per il 1982 sfiora la somma di 500 miliardi. Ma non è quella delle sottostima delle entrate la critica principale che noi facciamo a questo bilancio. Anche con 430 miliardi il bilancio 1982 avrebbe permesso di intervenire in modo diverso sull'economia e sulla società valdostana, poiché con esso, attraverso un'inversione di tendenza, si potevano fare alcune scelte.

Secondo noi si doveva predisporre una programmazione pluriennale per ottenere un contenimento della spese tradizionale a favore invece di maggiori investimenti. Purtroppo, con amarezza e delusione, dobbiamo constatare che il bilancio 1982 rappresenta una grande occasione perduta. Nei tre anni che vanno dall'82 all'84, la Giunta prevede infatti entrate per circa 1300 miliardi. Si tratta di cifre molto rilevanti, nonostante una cautela che noi giudichiamo eccessiva, perché pensiamo che siano ancora sottostimate e riteniamo che sarebbe più attendibile, calcolando un incremento del 16% anche per gli anni 83 e 84, una cifra oltre i 1500 miliardi.

Ebbene, per i 1300 miliardi previsti nel triennio 82/84, la Giunta non ha presentato un piano di spesa pluriennale.

A pag. 8 della relazione si può infatti leggere: "Il mandato amministrativo scadrà con il prossimo 1983 per cui non è sembrato opportuno impegnare con investimenti pluriennali le nuove risorse allo scopo di lasciare uno spazio alla nuova amministrazione per un programma che comprenda un periodo più ampio ai fini di una corretta valutazione e organizzazione della spesa". Più oltre, nella stessa pagina della relazione si può leggere: "D'altro canto è in corso di attuazione il lavoro di revisione di buona parte delle leggi regionali di spesa pluriennale. Alcuni settori di intervento hanno evidenziato difficoltà di spesa dovute anche alla obsolescenza di procedure legate alla legge in vigore.

Ed infine si stanno aggiornando i dati di base per l'elaborazione di un piano regionale di sviluppo, le cui scelte da una parte non devono trovare eccessivi vincoli da una normativa di spesa in vigore e dall'altra prevedere un periodo di sviluppo certamente superiore alla scadenza elettorale del 1983".

Si tratta, a nostro avviso, di giustificazioni poco credibili. Come mai la Giunta non può inquadrare in un programma pluriennale delle risorse così rilevanti? E' accettabile la giustificazione che l'anno prossimo ci saranno le elezioni? Forse che anche i problemi della Valle d'Aosta si stabilizzeranno in attesa dei risultati elettorali? O invece non succederà che le situazioni già gravi, come abbiamo potuto verificare ancora ieri discutendo della SIV, diventeranno disperate, e problemi che oggi sono insolubili diventeranno irresolubili? Perché perdere ancora due anni, di fatto tutto l'82 e l'83, prima di avviare programmi di un certo respiro? Forse che per una nuova Giunta regionale, che noi ci auguriamo ci sia al più presto, non sarebbe più facile lavorare per modificare eventualmente gli indirizzi di un piano già esistente, piuttosto che ricostruire tutto da zero?

In realtà, il programma quadro del Partito Comunista che ho ricordato oggi è rimasto, purtroppo, l'unico, perché la Giunta regionale non ha neppure tentato di fare qualcosa di simile.

Il rifiuto del metodo della programmazione e una sostanziale ostilità al decentramento continuano ad essere le caratteristiche principali di questa Giunta. Non occorrerebbe esemplificare, ma certo non si può dire attenta ai problemi di programmazione una Giunta che regolarmente disattende una legge sulla programmazione approvata dal Consiglio regionale, al punto che il Comitato per la programmazione può non riunirsi per anni senza che nessuno se ne accorga.

Vengono anche accampate scuse per non programmare. Prima si diceva che le risorse erano insufficienti, oggi si dice che il Ministro del Tesoro vuole tenere chiusi i cordoni della borsa, non vuole rispettare i patti. E' sempre colpa di qualcun altro.

In realtà la Giunta regionale rifiuta il metodo della programmazione non perché altrove la programmazione è fallita - come cerca di sostenere - o perché la programmazione consiste soltanto nel riempire volumi; la Giunta rifiuta la programmazione perché per programmare non occorrono volumi, ma idee chiare e la volontà di realizzarle. La Giunta non programma, perché programmare significa scegliere; e scegliere significa non accontentare tutti, ma selezionare le richieste. Proprio ciò che la Giunta non vuole fare. Quando si pensa che dei 430 miliardi di entrate previste per il 1982, soltanto 130 sono stati riservati a provvedimenti legislativi nuovi, mentre, pur non tenendo conto dei 37 miliardi che vanno a coprire il disavanzo ?81 e non tenendo conto delle partite di giro, oltre 250 miliardi sono stati destinati alla spesa tradizionale, si ha ben chiaro che la maggior parte delle spese è stata destinata al consolidamento dei tradizionali metodi dispersivi e poco produttivi.

La discussione in Commissione Affari Generali è stata faticosa, perché in essa sono intervenuti soltanto pochi Consiglieri per chiedere chiarimenti o per esprimere delle valutazioni, perché quelli di maggioranza, per il fatto di dover comunque votare il bilancio, si preoccupavano soltanto di far terminare al più presto possibile i lavori.

In questa discussione è parso chiaro comunque che il metodo con cui si è redatto il bilancio è il seguente. Per il tale Capitolo ci sono richieste per tot miliardi, ad esempio per l'industria ci sono richieste per 5 miliardi; allora si mettono 5 miliardi perché evidentemente l'Assessore Chabod è uno che conta.

Per il restauro dei villaggi rurali ci sono richieste per 10 miliardi: se ne mettono in bilancio 5, forse perché l'Assessore al Turismo conta meno. Si predispongono i Capitoli, si aumentano più o meno gli stanziamenti in base alle richieste e ai rapporti di forza tra gli Assessori.

Questo è tutto il contrario della programmazione, è il metodo opposto, non quello di selezionare gli interventi, ma quello di censire e soddisfare le richieste. E' questa la critica principale che noi rivolgiamo alla Giunta e da qui viene anche il nostro giudizio sul bilancio. Ribadiamo che si è perduta una grossa occasione per cambiare strada. L'inerzia ha portato la Giunta ancora una volta sulla strada della dispersione delle risorse. Dei 130 miliardi che non confluiscono nella spesa tradizionale, soltanto 110 sono infatti destinati a nuovi investimenti. La parte più consistente del bilancio è quindi impegnata nei tradizionali Capitoli di spesa corrente e normale, questa volta capitoli più largamente finanziati.

Tra le proposte di nuovi investimenti le più rilevanti sono per il momento degli oggetti ancora misteriosi. Si destinano, ad esempio, 20 miliardi per la Finanziaria regionale, di cui per ora si sa poco. Essa dovrebbe consentire l'accesso al credito agevolato alle piccole industrie. Resta il fatto che la crisi dell'industria valdostana non è soltanto il frutto di carenze finanziarie, come ci sembra prevalga nella considerazione del Presidente della Giunta, ma è soprattutto il risultato della più completa assenza di una politica industriale e dell'assenza di strumenti reali di assistenza tecnologica alle imprese, di ricerca di mercato, di promozione delle vendite.

Pesano sul continuo calo occupazionale nell'industria, anche il disinteresse della Giunta regionale per i problemi della grande industria che, facendo parte di gruppi per lo più esterni alla Valle, pare ai nostri governanti come un campo in cui è inutile e forse inopportuno impegnarsi.

Pesa anche il rifiuto ostinato a voler difendere - questo potrebbe anche essere giusto - le prerogative regionali in materia di Camera di Commercio, senza però voler attrezzarsi come Assessorato per assolvere alle funzioni che le Camere di Commercio altrove esercitano.

La proposta di destinare ai Comuni 19 miliardi e mezzo per opere pubbliche, e di portare a 5 miliardi i contributi nelle spese di gestione, sono fatti positivi e che potrebbero essere considerati come un risultato della lunga battaglia dei Comuni per acquistare maggiore dignità e maggiori possibilità di intervento, ma sono anche proposte con gravi limiti. Innanzitutto si vuole avviare, da quello che si può capire, una forma di decentramento incompleto e per di più condizionato. Si tratta di un decentramento incompleto perché si trascurano del tutto le Comunità montane, e voler soffocare tali organismi è indice di una volontà di accentramento a livello regionale, ed è anche indice di una concezione del decentramento molto riduttiva, perché senza il funzionamento di entrambe queste strutture, Comunità e Comunità montane, il decentramento, a nostro giudizio, non può fare passi in avanti.

Il finanziamento delle opere pubbliche per i Comuni, anche se il progetto di legge della Giunta di cui si parla dal giugno 1981 non è ancora arrivato in Consiglio è, ancora una volta, condizionato dalla Giunta regionale che, impedendo alle Comunità montane di avere un ruolo di sostegno ai Comuni più deboli, ha forse l'intenzione di dimostrare che i Comuni non sanno fare da soli, pur avendo dei soldi a disposizione e quindi è meglio mantenere tutto nelle mani della Giunta regionale.

Per quanto riguarda le cifre del fondo globale di sviluppo, quelle che più meritano l'attenzione in questa fase della discussione, noi crediamo che francamente siano troppo esigue quelle destinate alla casa. Ci sono 3 miliardi per il quartiere Cogne e 2 miliardi per una revisione della legge regionale per l'edilizia economica e popolare. Con queste somme non si affronta in alcun modo uno dei principali problemi, quello del risanamento dei centri storici; e con queste somme non si affronta neppure seriamente, secondo noi il problema del quartiere Cogne, perché pare che per la sola acquisizione dell'area e del patrimonio già esistente in quell'area la Cogne abbia chiesto 15 miliardi.

Altre previsioni contenute nei fondi globali, di per sè positive (ad esempio lo stanziamento di 15 miliardi per il collegamento tra Aosta e il Traforo e i 12 miliardi e mezzo per il metanodotto, richieste che erano contenute anche nel nostro programma-quadro presentato a dicembre, sono destinate ad opere per la cui definizione completa, per la cui attuazione, passeranno ancora alcuni anni. Sono quindi finanziamenti che avrebbero trovato collocazione adeguata in un bilancio pluriennale; mentre si trovano collocati in modo disorganico in un bilancio annuale, al punto che abbiamo sempre il timore di possibili dirottamenti, nel caso non si riesca ad avviare tutti i meccanismi necessari per la spesa.

Concludo dicendo che la Giunta regionale, messa di fronte alla necessità di programmare la spesa di una massa enorme di risorse, non si è smentita. Invece di aprire un largo confronto con le forze politiche sociali, ha presentato il bilancio nei meccanismi tradizionali di spesa. Un bilancio su cui non ha sentito neppure l'esigenza di consultare preventivamente i sindacati che, a nostro giudizio, sono stati soltanto informati dopo, come d'altronde lamenta un documento delle ACLI valdostane.

Per mesi la discussione, invece, si è mantenuta ristretta all'interno della Giunta, secondo noi decisa a destinare il meno possibile alle spese straordinarie e a spartire invece il più possibile, secondo i tradizionali meccanismi di spesa.

Evidentemente, né l'ingresso dei Democratici Popolari, prima, né quello dei Socialisti, poi, ha modificato in nessun modo gli indirizzi di fondo della Giunta regionale; indirizzi che, a nostro giudizio, continuano ad essere quelli dell'Union Valdôtaine, per non dire quelli degli amministratori regionali unionisti. L'ingresso in Giunta di un Assessore Democratico Popolare, invece che portare a cambiamenti di impostazione sembra aver quasi ottenuto l'effetto opposto. L'Assessore Pollicini appare sempre più come un ostaggio nelle mani della Giunta che condiziona attraverso la sua persona gli stessi orientamenti (qui potremmo sbagliarci) dei Democratici Popolari; ma questa è l'impressione che abbiamo.

In tema di programmazione, di decentramento e nella concreta gestione dell'Amministrazione regionale, crediamo per rassegnazione delle stesse forze di maggioranza, che, come qualcuno diceva in un passato Consiglio, aumentano di numero ma non di importanza decisionale, su questi temi, dicevo, nella maggioranza, tenuta insieme più dalla necessità di rimanere al potere che da un disegno politico-amministrativo comune, prevalgono le impostazioni restrittive e in parte pericolose degli amministratori unionisti.

Cercherò di spiegare che cosa intendo dire. Ne risulta una politica del giorno per giorno, slegata da ogni più vasto contesto nazionale e internazionale; una politica ispirata al soddisfacimento di richieste di singoli e di gruppi, una politica restia a ogni innovazione. Da anni, per fare degli esempi, non vengono prodotte leggi degne di questo nome in campi importanti e qualificanti anche per una forza come l'Union Valdôtaine, quali quelli dell'agricoltura e della cultura, della pubblica istruzione: si fanno solo delle leggine ripetitive.

Si sta diffondendo nella nostra Regione, e qui spiego che cosa intendo con l'aggettivo pericoloso, un clima sempre più pesante, che rappresenta un pericolo perché abitua all'inerzia e all'assistenza pubblica generalizzata in tutti i campi, un clima che credo si possa giudicare paternalistico e che spinge al corporativismo.

Un clima in cui non è più necessario proporre idee valide, fare delle proposte finalizzate, per ottenere un finanziamento, ma basta chiedere e, forse, essere vicini alle forze al potere per ottenere una piccola o grande sovvenzione. Un clima di questo tipo può portare, oltre che a un peggioramento sostanziale nelle già precarie basi economiche e produttive della nostra Regione, anche a una grave distorsione della cultura e delle tradizioni morali del popolo valdostano.

Anche il bilancio regionale che oggi stiamo discutendo si inserisce, a nostro giudizio, in questo clima e anche per questo incontra l'opposizione del nostro gruppo. Noi non ci rassegniamo e, crediamo, con noi una parte importante della comunità valdostana, a una passiva accettazione di questo stato di fatto che a molti può parere immodificabile. Continuiamo perciò nella nostra battaglia di opposizione per fornire un punto di riferimento a quelle forze politiche e sociali, interne o esterne al quadro politico di maggioranza, che comunque vogliono battersi per un'alternativa agli attuali metodi di governo e vogliono impegnarsi per costruire il futuro della Regione Valle d'Aosta su basi più solide.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (P.R.I.): Quando il Presidente della Giunta annunciò al Consiglio, nella seduta del 25 novembre '81, che il Presidente della Repubblica Pertini aveva promulgato la legge istitutiva del nuovo ordinamento finanziario della Regione, ciascun gruppo consiliare espresse la sua soddisfazione e non mancò di ricordare la parte avuta per la soluzione della positiva conclusione di questa vicenda tormentata e sofferta. Solo qualcuno, per la verità, alla pur legittima soddisfazione per il varo di un provvedimento di importanza fondamentale per la nostra economia e per la nostra autonomia, contrappose un richiamo a non scivolare nel facile ottimismo per effetto della quantità delle risorse disponibili in conseguenza del nuovo riparto fiscale.

Richiamo quanto mai opportuno, a mio avviso, opportuno e pertinente, perché non può esservi condizione, per favorevole che essa sia, che consenta ad un pubblico amministratore di gestire il denaro della collettività prescindendo da un impegno responsabile e rigoroso; impegno che deve tenere conto della situazione dell'economia, non solo nella nostra Regione, ma anche di quella nazionale cui è strettamente connesso. Questo stretto collegamento fa sì che le misure anticongiunturali assunte a livello centrale dal Governo richiedano, in sede locale, non solo uno sforzo di carattere congiunturale, ma anche uno sforzo per il contenimento della spesa e soprattutto uno sforzo strutturale di riqualificazione della politica dell'intero bilancio. E ciò è tanto più necessario perché la Regione non si è dotata di un piano generale di sviluppo, né di piani programmatici settoriali, per cui si comprende come il bilancio annuale per il 1982 e quello triennale per l'82/84 assuma un'importanza economica e politica molto rilevante.

Quindi il bilancio in discussione non è solo uno strumento di gestione contabile delle risorse economiche, ma è un documento che si caratterizza per la sua importanza politica e programmatica. Se le cose stanno in questi termini, come io credo, il dibattito sul progetto di bilancio dovrà vedere ogni forza politica impegnata, attraverso le proposte o le critiche, a dimostrare la volontà e la capacità di svolgere il proprio ruolo nell'interesse esclusivo della comunità valdostana. E questo senza cadere nella tentazione di lasciarsi trascinare in uno sterile gioco delle parti.

L'Assessore alle Finanze ha fatto ieri sera una relazione molto apprezzabile ed ha spiegato i criteri tecnici e politici che hanno ispirato la stesura del progetto di bilancio. Ha fatto anche un richiamo ricordando un "incidente", se possiamo chiamarlo così, del 1977, ad evitare che questo dibattito si svolgesse attraverso delle contrapposizioni precostituite anziché attraverso una disamina attenta, sia pure critica, sulle reali possibilità di influire su questo bilancio che diventa lo strumento principe dell'economia della nostra Regione per il 1983.

Per l'esame approfondito del progetto di bilancio si deve tenere conto, a mio avviso, di due fattori essenziali che ne rappresentano la forma e la sostanza: quello tecnico-contabile e quello politico-programmatico. Fattori che, tra l'altro, interagiscono tra loro più strettamente di quanto non appaia, ma una lettura attenta e critica del progetto non può essere fatta separando nettamente i due fattori.

Mi sembra altresì importante richiamare le sostanziali riforme intervenute nella finanza regionale in questi ultimi anni. L'entrata in vigore della nuova legge di contabilità, la n. 68 della Regione, e la stesura del nuovo bilancio annuale e poliannuale per gli esercizi finanziari 1980/1981 e seguenti, avevano segnato l'introduzione di una logica e di un metodo di previsione di spesa nuovo, completamente nuovo.

Questa metodologia era stata caratterizzata sia dall'introduzione del bilancio pluriennale, sia della nuova concezione della struttura delle previsioni di spesa del bilancio annuale. Questa innovazione aveva il grande pregio di sostituire, alle vecchie rappresentanti funzionali ed economiche, una logica nuova di collegamento degli obiettivi particolari in un contesto programmatico di più ampio respiro. In altri termini, si voleva che la qualificazione della spesa rispettasse il coordinamento delle attività poste in essere nel territorio dai diversi livelli di intervento.

In questo modo era possibile ottenere un'utilizzazione più efficiente delle risorse esistenti e una migliore individuazione dei progetti che stavano alla base di queste scelte.

Questo sempre nella logica che, se determinati interventi vengono attuati congiuntamente, possono portare a risultati certamente maggiori e più significativi che non quelli che possono derivare dalla somma di tutta una serie di interventi frammentari.

Queste azioni disorganiche che erano concepite nei vecchi sistemi di fare bilancio, sono state superate con la nuova metodologia e sono state anche richiamate ieri sera nella relazione dell'Assessore alle Finanze. Lo ha affermato con una certa convinzione, mi è parso, e quindi sono linee che vanno costantemente seguite e perseguite. In effetti bisogna riconoscere che questa metodologia era stata correttamente applicata nei bilanci del 1980 e del 1981, mentre negli stessi bilanci, sotto l'aspetto sostanziale, avevamo ancora riscontrato alcune lentezze, alcune vischiosità, determinate da una parte dal fatto che i settori di intervento non corrispondevano esattamente alle competenze dei singoli assessorati, e dall'altra parte dalla scarsezza delle risorse a disposizione.

Il progetto di bilancio che ci è stato presentato per il 1982 segna, a mio avviso, una battuta d'arresto di questo processo e in effetti fa più di uno scivolone nella vecchia logica di bilancio. I programmi di settore, nella nuova tecnica, raggruppano spese organizzate in un sistema di azione e di interventi compresi nella stessa area di attività e soprattutto omogenei per la finalizzazione.

Quando abbiamo esaminato l'attuale progetto di bilancio, per conoscere e valutare l'importanza che in termini di risorse impiegate era stato attribuito a ciascun programma, ci siamo trovati più volte ad avere in mano un dato incompleto o erroneo. Per riuscire ad avere un dato completo ed esatto di quel tipo, abbiamo dovuto fare una ricerca raggruppando i vari interventi che erano stati posti qua e là nel bilancio, in localizzazioni diverse, al di fuori di quella logica unitaria che descrivevo prima.

Caso tipico mi sembra quello dello scorporamento degli specifici programmi di intervento di alcuni fondi che, per vari scopi, vengono trasferiti ai Comuni e che sono stati raggruppati secondo la categoria economica anziché secondo la omogeneità dei fini.

Per fare un esempio ancora più preciso, se andiamo a vedere gli interventi per il risanamento delle acque, lo troviamo nel settore relativo alla difesa del territorio, lo troviamo nel settore interventi per la finanza locale.

Troviamo scorporati questi interventi, per cui al momento vogliamo valutare l'ammontare delle imposte di bilancio che sono state attribuite a quel determinato fine, dobbiamo ricorrere ad una ricerca, cosa che invece la nuova metodologia indicava dovere essere fatta in partenza.

Evidentemente per valutare poi tutto quello che veniva attribuito agli Enti locali per gestire nei diversi settori alcune attività, sarebbe stato sufficiente ricorrere ad un allegato al bilancio che avrebbe potuto evidenziare questi dati.

Questi cambiamenti, a mio avviso, oltre che a rappresentare un fatto involutivo sotto l'aspetto formale, in quanto vengono riadottati i vecchi metodi ormai obsoleti, rende meno leggibile il documento e rende difficile, anche, e questo mi sembra particolarmente da sottolineare, il confronto con la spesa degli anni precedenti.

Il complesso delle entrate della Regione è stato previsto in 429 miliardi, e questa è una previsione prudenziale, a mio avviso opportuna, sia per la obiettiva difficoltà di una esatta valutazione del gettito dei tributi soggetti a riparto, sia per la lentezza del flusso delle entrate di provenienza statale.

E' noto come il Ministero del Tesoro incontri difficoltà di cassa, ma non è neanche escluso che questa lentezza nell'erogazione dei fondi sia parzialmente voluta per indurre gli Enti locali a una maggiore prudenza e a una maggiore parsimonia nella spesa.

Dicevo già in premessa che non si doveva scivolare sulla china del facile ottimismo, per effetto delle risorse disponibili, ma che invece è necessario mantenere un impegno vigile, stante il perdurare di una congiuntura economica sfavorevole. Bene ha fatto quindi la Giunta a scegliere la strada della stima prudenziale, tanto più che io non credo ci riuscirà di ottenere tutto quanto ci spetta nel corso dell'anno. A questo tipo di scelta fatto dalla Giunta soccorre oggi la pagina finanziaria del quotidiano "La Repubblica" in cui un articolo a firma di Marco Ruffolo viene così titolato: "Dramma per le finanze dello Stato. Meno entrate per 9000 miliardi"; e questa è una previsione che non viene da un qualunque centro studi, ma viene dal Dipartimento Affari Economici del Consiglio dei Ministri. Credo che in queste situazioni reali la prudenza sia opportuna.

Un fatto politicamente importante è la constatazione che oltre il 50% delle entrate sono destinate agli investimenti. E' una percentuale di tutto rispetto e che tra l'altro sarebbe molto più favorevole se il bilancio di quest'anno non dovesse scontare un disavanzo di 37 miliardi. Miliardi che vengono sottratti alle spese di investimento in quanto non potevano essere sottratti alle spese correnti.

Le spese di investimento vanno valutate su due fronti. Da una parte vi sono alcune scelte fondamentali di grandi investimenti, quale scelta della Giunta nella sua collegialità, e dall'altra gli investimenti per il finanziamento di leggi già esistenti che provengono da proposte dei singoli Assessori competenti per materia. Tra i grandi investimenti troviamo l'istituzione del servizio di protezione civile. E' questa una esigenza certamente sentita e strumento civilissimo a tutela dell'incolumità della collettività che era stato chiesto in questo Consiglio ormai da tempo (ricordo anche le proposte di legge avanzate dal Consigliere Nebbia in questa materia).

Nell'ambito di questo servizio si pone, secondo me, il problema della prevenzione e dello spegnimento degli incendi nei boschi. Circa due anni fa l'Assessore all'Agricoltura si era impegnato a presentare un disegno di legge in questa materia, e ora sarebbe particolarmente interessante sapere se è stato preparato, anche perché credo che un servizio di questo tipo interagisca strettamente con il servizio di protezione civile.

Anche il decentramento dei fondi ai Comuni è un provvedimento di notevole portata, perché è finalizzato per le opere pubbliche, ed è importante sia perché rivitalizza la funzione dell'ente Comune, sia perché va nella corretta direzione del decentramento valorizzando la funzione programmatoria peculiare dell'Ente Regione a scapito della funzione gestionale che meglio si addice ai Comuni.

Per quanto attiene invece lo stanziamento di 5 miliardi ai Comuni per contributi nelle spese di gestione, vorrei avere un chiarimento su come si pensa di superare l'ostacolo frapposto dalla legge statale sulla finanza locale per il 1982. Mi riferisco alla legge n. 51 del 26 febbraio 1982 che prevede che le spese correnti da iscriversi a bilancio per il 1982, per i Comuni, non possono essere superiori all'ammontare impegnato per il 1981, maggiorato del 16%.

Il collegamento stradale del casello di Quart al Traforo del Monte Bianco è un problema che non poteva più essere rinviato, una grossa responsabilità che non poteva essere elusa, ed era quindi dovere dell'esecutivo affrontarlo con un impegno finanziario diretto. La costituzione di un Consorzio tra Regione, A.N.A.S. e Società del Traforo, come ha detto nella sua relazione l'Assessore alle Finanze, è la strada obbligata per ottenere dallo Stato tutti i finanziamenti necessari per risolvere il problema della viabilità internazionale.

L'acquisizione del quartiere Cogne è un'altra scelta corretta, a mio avviso, per addivenire alla ristrutturazione del quartiere quale polo di riequilibrio della nostra città. Riequilibrio che può non solo favorire concretamente la soluzione dell'edilizia abitativa, ma può anche favorire il decongestionamento del centro storico e rendere quindi possibile la strada del recupero e del risanamento del centro storico stesso.

La realizzazione della dorsale del metanodotto mette a disposizione della piccola e media industria una fonte energetica pregiata; pregiata in termini di resa tecnica, alternativa al gasolio, di costo inferiore e meno inquinante. La disponibilità di gas metano renderà anche più convenienti e più appetibili nuovi insediamenti industriali nella nostra Regione.

Il metano, inoltre, consentirà notevoli risparmi ai privati per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda ed è, tra l'altro, una forma di erogazione di sostanze energetiche particolarmente adatta ai centri storici poiché non richiede lo stoccaggio come invece avviene per il gasolio.

A questo proposito, tuttavia, sarebbe interessante avere conferma se gli interventi del Presidente del Consiglio Spadolini sulla S.N.A.M. e sulla BEI hanno consentito di superare gli ultimi ostacoli che venivano frapposti dai due Enti.

Infine, la Finanziaria regionale. Questo strumento può veramente coordinare le risorse finanziarie e tecniche imprenditoriali, purché venga realizzato come struttura agile ed efficace, non rallentata, né dalle procedure complesse e farraginose tipiche dell'ente pubblico, né dalle strozzature che caratterizzano il sistema bancario. Ieri sera l'Assessore ha accennato ad alcuni indirizzi che guidano la Giunta nella scelta del tipo di finanziaria da adottare. Sono indirizzi che io condivido, però mi riservo di valutare più a fondo e di discutere il provvedimento che verrà presentato in Consiglio per la realizzazione della finanziaria stessa. E io mi auguro, che, come già affermato, non si tratterà di uno strumento di sostegno alle aziende "decotte" ma di uno strumento di rilancio dell'economia per favorire l'imprenditoria privata, magari con partecipazioni a capitali di rischio, pur se minoritarie; partecipazioni che poi dovrebbero rientrare nel breve e medio termine. Avremo allora creato non solo uno strumento utile per la nostra economia regionale, ma soprattutto uno strumento particolarmente interessante per la realizzazione di quei grandi progetti elencati prima.

Il complesso di questi investimenti trova il consenso del Partito Repubblicano, anche perché si tratta di scelte che il Gruppo consiliare repubblicano aveva suggerito alla maggioranza, ritenendo doveroso non limitarsi alla critica, ma assolvere anche a un preciso impegno propositivo.

Tuttavia, considerato gli effetti che questi interventi hanno per il loro peso finanziario sarebbe stato necessario avere degli stessi una quantificazione per ciascun progetto, unitamente alle prevedibili tranches annuali, al fine di valutarne l'incidenza in termini di assorbimento di risorse nei futuri esercizi.

Le indicazioni fornite ieri sera dall'Assessore con la sua relazione, sono certamente utili, ma dovrebbero essere, a mio avviso, approfondite e analizzate per essere meglio comprese e quindi collocarle nella giusta luce in cui devono trovare spazio.

Una esposizione pluriennale di queste stime sarebbe stata opportuna anche per permettere un'analisi sulla fattibilità della spesa, e ciascun intervento specifico avrebbe richiesto la stima e la verifica a livello pluriennale per non far venire meno quella funzione di copertura programmatica che è tipica e peculiare del bilancio pluriennale. A giustificazione di questa, che io considero una lacuna da non sottovalutare, l'Assessore alle Finanze ha detto che il 1983 segnerà la scadenza dell'attuale legislatura, quindi non si è voluto impegnare eccessivamente l'esecutivo che verrà espresso dalla prossima legislatura.

Da questa scadenza, secondo me, non deriverà certamente l'arresto di progetti la cui esecuzione è iniziata nel corrente anno e dovrà proseguire negli anni successivi: non è pensabile che, iniziando la costruzione del metanodotto nell'anno 1982, la Giunta del 1983 possa tagliare i fondi e abbandonare un tronco del metanodotto come cattedrale nel deserto. Il discorso può valere anche per altri investimenti. Io ricordo l'acquedotto del Monte Bianco rimasto incompiuto e abbandonato.

(Intervento dall'Aula: Per fortuna!)

Per fortuna, ma un miliardo è stato buttato via, indipendentemente dalla valutazione che si può fare sull'opportunità o no di costruire quell'acquedotto; sta di fatto che l'opera è stata iniziata, sono stati impegnati capitali non indifferenti e poi è stata abbandonata.

Ecco perché noi riteniamo che in un bilancio, in cui il 60% quasi delle risorse costituisce la cosiddetta spesa programmata, si dovrebbe poter rilevare la quota che di tale spesa programmata sarà assorbita dalla prosecuzione di spese del corrente esercizio, e lo spazio invece che rimarrà disponibile per nuove iniziative degli anni futuri. Un riscontro di questo genere ci sembra indispensabile in vista anche dell'auspicata revisione della legislazione regionale di spesa. Se ci si deve orientare verso questo obiettivo, e nella relazione dell'Assessore alle Finanze, sembrava confermare di voler imprimere un'ulteriore spinta a questo indirizzo, la riformulazione e la valutazione delle risorse effettivamente libere diventa particolarmente importante, oltre a quelle rese disponibili dall'abrogazione delle leggi in atto.

E' necessario, in altre parole, avere un quadro più chiaro di quelle che saranno effettivamente le risorse disponibili sull'uno e sull'altro fronte per effetto di questi due tipi di intervento che noi facciamo.

Passando all'esame di quanto proviene dalle gestioni passate al bilancio 1982, la relazione al disegno di legge di bilancio così prospetta il presunto saldo negativo ascritto al nuovo esercizio.

"Rispetto alla prospettata situazione debitoria di 42.307 milioni di lire, la Giunta regionale, dopo aver operato una serie di economie sulla parte corrente della spesa, chiude il bilancio dell'esercizio 1981 con un presunto saldo negativo di 37.000 milioni di lire".

A proposito delle citate economie che avrebbero avuto il pregio di far migliorare il presunto disavanzo, si fa notare che il miglioramento dipende solo in parte dalle economie mentre notevoli risparmi derivano da interventi previsti ma non realizzati. A tale proposito si veda la Tab. A allegata al progetto di Legge finanziaria, nonché l'art. 30 della stessa legge, in base al quale con la previsione di residui passivi relativi agli indicati Capitoli di spesa risulta che una cospicua massa di residui sono stati cancellati per essere reiscritti negli esercizi futuri a seconda delle necessità che si presenteranno.

A mio avviso questa è una manovra contabile apprezzabile, però non sta a dimostrare un recupero della capacità di spesa da parte dell'Ente Regione, ma viene, ancora una volta, dimostrata la necessità di quanto sia importante procedere con speditezza alla revisione della Legge regionale di spesa. Sarò monotono, ma io ci credo.

Sempre a tale proposito nella relazione si legge: "La diminuzione dei residui passivi nel 1982 rispetto all'anno precedente è da ascrivere ad un certo recupero nella capacità di spesa di alcuni Assessorati e ad una migliore formulazione delle tranches annuali di spesa".

Credo che qui una particolare attenzione deve essere posta dalla Giunta e dall'Assessorato alle Finanze perché in effetti questo recupero avvenga nella sostanza e non solo nelle speranze.

In ultima analisi, vorrei dire che abbiamo di fronte un progetto di bilancio che si caratterizza per il forte incremento delle entrate, derivanti dal nuovo ordinamento finanziario e per il significato politico e programmatico sottolineato dallo sforzo, operato collegialmente dalla Giunta, di destinare il 60% circa delle risorse agli investimenti, nonostante la mancanza di un piano regionale di sviluppo.

Abbiamo creduto nostro dovere esporre con tutta franchezza anche le critiche a questo progetto, perché, a nostro avviso, sono le lacune e i limiti di esso che debbono farci discutere, per ricercarne le cause, per trovarne le soluzioni. Le critiche che io ho esposto non servono certo a svilire il lavoro e l'impegno dell'esecutivo, ma ho la convinzione che sarà necessario un impegno ancora maggiore per riuscire a realizzare gli obiettivi che ci si è posti. Questo sforzo non deve essere fatto soltanto dall'esecutivo, ma deve coinvolgere tutte le forze presenti in Consiglio, se è vero che ciascuno di noi è, in via primaria, delegato non a rappresentare la propria forza politica, ma a rappresentare gli interessi dell'intera collettività della Valle d'Aosta.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri vi ricordo che se loro hanno intenzione di presentare ordini del giorno, sia sul D.L. 346 sia sul D.L. 347, sia di carattere generale sul bilancio e l'orientamento per l'Amministrazione nel corso dell'anno, vanno presentati in sede di discussione generale. Siccome la discussione generale è unica, quando sarà chiusa non saranno più accettati ordini del giorno sia per l'uno che per l'altro disegno di legge.

E' iscritto a parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.

NEBBIA - (P.S.I.): Pur essendo in sede di discussione generale, mi permetterà di fare anche delle valutazioni di ordine specifico, per non dover ritornare sugli stessi argomenti quando si esamineranno i singoli capitoli.

Innanzitutto, circa il problema generale del bilancio, vorrei dire che la nostra discussione è la stessa di ogni anno, però ha sempre una funzione relativa, in quanto tutti sappiamo che le linee di azione dell'Amministrazione seguono sì tendenze espresse nel bilancio, ma si adeguano e si adattano continuamente alle nuove esigenze che si presentano e ai nuovi fatti che possono intervenire. Quindi, per noi il bilancio rappresenta sia una linea di tendenza che deve essere seguita dall'Amministrazione, sia una serie di obiettivi che devono essere perseguiti, ma che possono essere anche modificati o integrati nel corso dell'anno e che, in effetti, sono modificati e integrati quando si discute di uno o più assestamenti di bilancio che avvengono verso fine anno.

Oltre tutto ieri sera l'Assessore Ramera ha detto che a ottobre verrà presentato il progetto di bilancio per il 1983, credo quindi che in quell'occasione la valutazione potrà essere più approfondita di oggi, perché, almeno dalle indicazioni date in Commissione, tutto il settore delle entrate è da verificare, voglio dire che, in base alla legge n. 690, spetterebbero alla Regione una serie di competenze fiscali, ma queste devono essere ancora accertate, nella loro globalità, e alcune di queste sono di difficilissimo accertamento e valutazione.

Quindi, l'ammontare totale delle entrate è ancora presunto e potrà subire delle modifiche in più o in meno, per cui anche noi valutiamo positivamente la prudenza dell'Amministrazione nella valutazione delle entrate, ritenendo che queste potrebbero essere addirittura inferiori. E in questo non siamo d'accordo con il capogruppo del Partito Comunista se considera che un gonfiamento delle entrate non farebbe che creare delle attese inutili che sarebbero probabilmente smentite.

Occorre perciò fare delle valutazioni prudenti, non solo per le entrate, ma anche per le uscite, occorre che l'Amministrazione predisponga degli accertamenti più precisi, che si strutturi per assumere nuovi compiti di accertamento fiscale, con modifiche di atteggiamento nei confronti di tutte le attività economiche che vengono ad essere il vero sostegno dell'Amministrazione regionale.

Siamo anche noi d'accordo sulla proposta circa un futuro percepimento diretto da parte dell'Amministrazione delle Imposte e per la successiva rimessa della quota spettante allo Stato dalla Regione allo Stato stesso. Questo permetterebbe alla macchina regionale di rendersi conto fino in fondo della complessità dei fenomeni economici e quindi di strutturare la sua azione e la sua attività per lo sviluppo economico, non più soltanto a parole, ma concretizzato in una serie di azioni.

Per quanto riguarda, globalmente, le uscite, e quindi gli interventi che l'Amministrazione regionale con il nuovo ammontare delle risorse intende effettuare, noi rileviamo come la nostra adesione alla maggioranza sia avvenuta per permettere di individuare una serie di grossi interventi concordati con le altre forze. Ci riferiamo alla difesa dell'occupazione, che si identifica con l'aumento dei fondi di rotazione, con la creazione della società finanziaria; ci riferiamo alla viabilità, che si concretizza nella previsione di una partecipazione regionale alla società mista per la costruzione del collegamento tra Quart e Courmayeur; ci riferiamo al problema della casa, del quartiere Cogne e del recupero di villaggi rurali con investimenti che sono valutati in circa 10 miliardi. Con questa precisazione vorrei correggere l'impressione del collega che mi ha preceduto circa gli scarsi investimenti nel settore dell'edilizia, in quanto ci sono ben 5 miliardi per il capo primo dei fondi di rotazione. Riteniamo, che, comunque, questi investimenti debbano essere incrementati e direi meglio utilizzati.

Un altro aspetto dell'accordo tra le forze di maggioranza era quello relativo al decentramento ai Comuni e alle Comunità Montane per dare a questi enti territoriali, subalterni alla Regione, una capacità operativa autonoma e nello stesso tempo alleggerire la struttura regionale da una serie di condizionamenti operativi che ne hanno molto spesso limitato l'attività.

Un problema sul quale avevamo accentrato l'attenzione era quello relativo al rifornimento energetico della Regione, tramite la realizzazione del metanodotto; e questo trova puntuale riscontro nei fondi globali previsti dal bilancio.

Su tutti gli aspetti marginali del bilancio, proprio per la successione dei tempi che ha condizionato la nostra partecipazione alla maggioranza, non possiamo avere avuto quel controllo che sarebbe stato opportuno, anche perché la mancata partecipazione all'esecutivo non ha permesso di valutare a fondo tutte le spese di ordinaria amministrazione. Su questi punti daremo alcuni suggerimenti in un'ottica che sarà ripresa in una valutazione finale del bilancio che tiene conto e delle aumentate risorse e del nuovo ruolo che, di fronte a queste la Regione deve assumere.

Quindi, tra le affermazioni di carattere specifico, abbiamo rilevato come le spese di funzionamento dell'Amministrazione regionale siano previste in aumento per circa il 50%, ma ci preoccupa che non sia possibile aumentare nella stessa percentuale l'efficienza dell'Amministrazione.

E' necessaria ed urgente la riorganizzazione dei servizi, con condizioni di lavoro più soddisfacenti per il personale e una maggiore responsabilizzazione dello stesso e, direi, anche un riconoscimento del merito. Perché di fronte al raddoppio degli investimenti, le funzioni dell'Amministrazione regionale aumentano ed essa deve essere in grado di assolvere a tutti i nuovi compiti che noi politicamente le attribuiamo, e quindi è necessario che l'Amministrazione risponda rapidamente ed efficacemente per non aumentare residui passivi che il Consiglio regionale non potrebbe né saprebbe utilizzare.

Per quanto riguarda invece la finanza locale abbiamo individuato alcuni punti marginali da chiarire, perché sugli altri siamo completamente d'accordo. Uno è quello relativo alle spese per speciali incarichi, che vede un aumento notevole, e ci preoccupa lo spirito con il quale detti incarichi dovrebbero essere commissionati, nel senso che con le nuove risorse la Regione deve assumere una nuova coscienza della propria funzione e deve anche rispondere a nuove esigenze che sinora l'hanno marginalmente interessata.

Vorrei meglio spiegare questo concetto per renderlo più chiaro. La Regione oggi ha una capacità di spesa - senza la parte relativa alla Sanità - di circa 3 milioni pro-capite; la capacità di spesa dello Stato è di 3.100.000 pro-capite, quindi quella della Regione è paragonabile a quella dello Stato, per cui ritengo che qualsiasi Stato sia sovrano nell'ambito dei suoi confini. Le funzioni che uno Stato deve assolvere sono diverse, ma anche l'indirizzo che la spesa deve assumere è diverso rispetto a quello di una entità amministrativa che finora ha derivato le sue competenze dalla Provincia, e quindi deve anche intervenire, la Regione, in settori sociali, culturali, economici, di ricerca, che sono più ampi, più estesi, e diversi anche qualitativamente rispetto a quelli che sinora ha cercato di affrontare.

Il suggerimento che noi diamo su questo capitolo, e che daremo anche su altri, circa gli speciali incarichi da attribuire, è quello di qualificare detti incarichi per una crescita culturale e sociale della Regione e non per la semplice soluzione di problemi pratici o contingenti, dei quali sinora la Regione si è occupata. Di avere, cioè, uno sguardo verso il futuro, non solo a breve termine, ma anche più lontano, perché oggi la Regione ha la capacità economica di fare questo e quindi deve avere anche la capacità culturale e tecnica di affrontare nuovi problemi e nuove soluzioni.

Un altro argomento che potrebbe essere collegato, e in parte lo è, a questo, è quello del Comitato Regionale Radiotelevisivo. Vorrei suggerire alla Giunta di prendere in considerazione le funzioni che questo Comitato ha per la crescita culturale e sociale della Regione attraverso il mezzo radiotelevisivo e quindi dare al Comitato stesso la possibilità di operare per riuscire a fare in modo che il condizionamento radiotelevisivo in Valle d'Aosta sia minore di quello che si prospetta, con una serie di reti che ammanniscono cultura di un certo tipo e illustrano problemi diversi molto spesso, da quelli che sono i nostri. Attribuire perciò a questo Comitato un'autonomia diversa per permettergli un'attività più ampia.

Parallelamente deve essere rivista la legislazione circa la più ampia informazione sull'attività della Regione nei settori che danno origine a eccessivi residui passivi e che non hanno quella pubblicizzazione, quella divulgazione all'esterno che dovrebbe avere.

Nel quadro, invece, dell'assetto del territorio e tutela dell'ambiente, è necessaria finalmente una nuova legislazione in campo urbanistico, al di là dei condizionamenti che di volta in volta possono avvenire per effetto dei Decreti Legge dei diversi Ministri che si alternano ai Lavori Pubblici e che modificano continuamente la legislazione in questo settore. E' opportuno che una delle attribuzioni che la Regione ha, e che tra l'altro, non costa nulla in termini di bilancio, venga finalmente realizzata per adeguare gli interventi alle caratteristiche del nostro territorio. Circa l'edilizia abitativa è opportuno che il fondo di rotazione, previsto dalla legge regionale n. 73 del 1979, venga o assimilato o compreso nella revisione della legge che è stata prevista nei fondi globali, oppure venga conglobato nel finanziamento generale ai Comuni per opere di investimento. Per la viabilità di carattere regionale, occorre individuare delle precise priorità, per evitare di sprecare le risorse che, finalmente, non sono più ridotte, però potrebbero non avere nessun effetto se fossero eccessivamente suddivise sul territorio.

Come è già stato richiamato dal Consigliere De Grandis, è opportuna una risoluzione definitiva del problema dell'approvvigionamento idrico di Aosta e dei Comuni contermini, perché, se è vero che l'acquedotto del Monte Bianco è stato iniziato, è altrettanto vero che i costi oggi possono essere eccessivi, ma comunque questo problema che interessa la zona più abitata della Regione deve essere affrontato e risolto.

Un grosso stanziamento è previsto per la viabilità rurale per non distruggere il nostro territorio, ma intervenire con opere paravalanghe, o di forestazione, o di regimazione idraulica, per sanare le ferite che le strade hanno generato ovunque, perché sarebbe uno spreco notevole effettuare investimenti che, più che provocare ricchezza, provocano danni.

Per il problema del turismo e per la sua promozione, richiamo ad una maggiore attenzione perché i fondi che sono stati previsti in aumento per le aziende autonome sono più che giustificati, ma non sempre ad un aumento di stanziamenti corrisponde un aumento di efficacia e quindi di incidenza sul mercato turistico.

Nel caso dei trasporti siamo favorevoli al collegamento Pila-Cogne, ma sarebbe anche da valutare a fondo il collegamento Aosta-Pila, considerando l'economicità o meno di una sostituzione della cabinovia ormai chiusa con un nuovo impianto; oppure, decisamente, la realizzazione di un collegamento stradale efficace e agibile tutto l'anno per qualsiasi mezzo.

Circa le attività culturali scientifiche vorrei, come parallelamente avevo fatto per gli speciali incarichi, soffermarmi un po' più a fondo, perché ritengo che questi siano i settori che meglio possano caratterizzare l'Amministrazione regionale, proprio nella prospettiva di una sua assunzione di ruolo più pregnante.

Il bilancio prevede che la spesa sia raddoppiata, ma dal bilancio non si individua bene con quali criteri e con quali metodi questa verrà indirizzata. Noi riteniamo che si debba attendere principalmente alla formazione di gruppi stabili di ricerca culturale e scientifica in Valle d'Aosta, sui quali si possa fare affidamento per avere una struttura culturale regionale, e non dover, se non per casi particolari, ricorrere a contributi esterni. Dobbiamo creare un coordinamento fra le diverse ricerche che si fanno, in analogia con quanto in campo nazionale fa il Consiglio Nazionale delle Ricerche che coordina, nei diversi settori, le ricerche che tutti gli Istituti di carattere scientifico effettuano. Collegare perciò le ricerche alla scala ed ai problemi della nostra Regione, mantenendo però, d'altra parte, collegamenti con Centri di ricerche italiani ed europei, per fare in modo che le nostre attività culturali non siano completamente avulse da quanto succede nel mondo.

Orientare le ricerche degli studenti universitari perché c'è una grossa capacità di lavoro che oggi non viene sfruttata e favorire corsi di specializzazione, tipo seminari, meetings vari, nella prospettiva di future strutture universitarie e utilizzare a fondo i nuovi strumenti di divulgazione, quali la radio, la televisione, i videotapes, i videotel, le registrazioni varie ecc.

Ma più che altro fare in modo che ci sia la massima diffusione a livello, non solo culturale e di élite della lingua francese, ma a livello popolare e collettivo in modo che si possa poter dire, fra un certo numero di anni, che finalmente in Valle ci sia l'effettiva realizzazione del bilinguismo.

Per i musei, i beni culturali e ambientali è opportuna la creazione di strutture fisse per l'esposizione del patrimonio regionale, ma anche il collegamento con altri musei per la realizzazione di mostre itineranti e di esposizioni temporanee che possano far crescere il livello culturale della nostra popolazione.

E un'integrazione di questi musei con tutte le attività culturali in modo che non siano anche loro le solite cattedrali nel deserto, ma siano un luogo di incontro e di scambio locale.

Per il settore della promozione culturale e sportiva, nel cui ambito denunciamo i 500 milioni relativi alle piscine, è opportuno che si prendano dei provvedimenti perché ritengo che oggi il prezzo del biglietto sia abbastanza basso, e perché non si fa sufficiente propaganda nelle zone turistiche per la piscina di Pré-Saint-Didier.

Nella pubblicità regionale, addirittura, la piscina di Pré-Saint-Didier fa parte del comprensorio di Morgex e Courmayeur risulta sprovvista di una piscina pubblica. Anche per l'informazione sportiva devono essere presi provvedimenti che superino l'attuale legislazione.

Infine, relativamente ai fondi globali, secondo noi, dobbiamo preoccuparci del problema delle associazioni culturali. E' prevista un'integrazione dei fondi con la legge n. 79 dell'81, ma è opportuna una ristrutturazione che, pur favorendo le pubblicazioni in francese, come indicava la prima legge, ammetta che le associazioni con valori culturali e scientifici elevati abbiano una certa prospettiva.

Infine, per i capitoli di carattere specifico, vorrei suggerire una leggera modifica, nella fase attuativa, tra le destinazioni dei fondi di rotazione tra il Capitolo I e il Capitolo II, ove risultano degli investimenti di pari importo; invece, ritengo che gli investimenti nel settore alberghiero, per il loro carattere produttivo e per la possibilità di creare nuove attività, debbano essere leggermente favoriti.

Dopo queste considerazioni su aspetti particolari vorrei brevemente ritornare su osservazioni di carattere generale. Cioè su quali sono le nuove responsabilità dell'Amministrazione regionale nel suo complesso, di fronte alle nuove risorse del bilancio, di fronte a questa massa di denaro che sembra sommergere la nostra Regione e crea, invece, nuovi problemi, non solo di tipo economico, per la loro spesa, ma direi nuovi problemi di coscienza, cioè su come utilizzarli, su come non sprecarli, su come fare in modo che non si crei un clima di "assalto alla diligenza" da parte di associazioni, gruppi, enti, singoli, ma come invece si debba fare in modo che questi fondi vengano canalizzati verso obiettivi e progetti di più ampio respiro, che collettivamente possano far crescere la comunità. Ci pare che in questo senso in buona parte il bilancio si sia mosso, quando ha individuato nei fondi globali una serie di interventi di grosso peso, alcuni dei quali fino a pochi anni fa erano di competenza o di finanziamento statale. Mi riferisco al collegamento stradale e al metanodotto, in particolare; e quindi la Regione ha già assunto questa nuova coscienza di dover intervenire in settori e in progetti di ampio respiro.

Però, questa mentalità deve non solo portare a questi grandi progetti, ma deve essere diffusa in tutti gli interventi. La cosiddetta politica del contributo singolo e spicciolo dovrebbe finalmente avere termine, per poter, attraverso una serie di piani settoriali ben individuati, essere invece indirizzata in un tipo di intervento diverso, più produttivo, a lungo termine, anche se in qualche caso potrebbe momentaneamente deludere qualcuno ed essere elettoralisticamente poco produttivo.

Però credo che la classe politica debba fare un salto di qualità; e per classe politica intendo tutti all'interno e all'esterno di questo Consiglio, e anche la popolazione deve capire che la Regione deve assumere un nuovo ruolo più autonomo, cioè ci deve essere finalmente quell'autogoverno prefigurato dallo Statuto, che in realtà quasi mai ha trovato applicazione.

Bisogna prendere coscienza delle nuove possibilità, ma anche delle nuove responsabilità, e non sarà più possibile, in futuro, attribuire ad altri nostre capacità di scegliere, ma se avremo sbagliato, lo avremo fatto pienamente responsabili.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Democrazia Proletaria - Nuova Sinistra): Nel prender la parola per esporre il mio pensiero su questo argomento di fondamentale importanza per la vita politica ed economica della Regione, vorrei iniziare riferendomi alla relazione dell'Assessore Ramera, in quanto ritengo che egli abbia fatto alcune affermazioni essenzialmente politiche che come tali vanno considerate, per cui, perlomeno nella discussione generale, il discorso deve essere essenzialmente di carattere politico, riservando l'illustrazione e le argomentazioni più tecniche, più nel dettaglio, ai vari Capitoli.

L'Assessore Ramera ieri, esponendo quelli che sono stati i principi ispiratori del bilancio e della legge finanziaria della Giunta, ci ha rivolto un invito molto garbato, che però sintetizzato significa: "Discutete pure, noi abbiamo fatto le nostre scelte, la minoranza può anche fare i suoi interventi, però, in effetti, non si modifica assolutamente niente".

Io ritengo questo un concetto molto politico. In effetti questa è una discussione molto accademica; tutte le scelte sono state fatte, può anche darsi che ci sia lo spostamento richiesto dal collega Nebbia, magari un miliardo verrà spostato da un fondo di rotazione all'altro, ma la sostanza rimane assolutamente immutata. Si potrebbe dire, adoperando un termine che non mi è congeniale, che questa discussione sia pleonastica. Questa parola significa inutile: ormai la scelta è stata fatta.

Noi dobbiamo cercare, nei limiti delle nostre possibilità, di far rilevare tutte le storture, tutte le carenze, tutte le deficienze e come una visione politica di segno diverso avrebbe potuto portare ad un utilizzo di tipo diverso dell'enorme massa di quattrini che sono a disposizione della Giunta, a partire dal 1982, e poi, se sarà possibile, anche negli anni futuri.

L'Assessore Ramera ci ha invitato anche a non criticare troppo, non dobbiamo dire che abbiamo troppi soldi, perché la cosa potrebbe suonar male in un periodo di vacche magre, dove tutti stanno tirando la cinghia; e De Grandis ci ha riferito di un articolo apparso oggi su "La Repubblica" dove si dice: "Le finanze dello Stato sono in discesa".

D'altra parte mi pare ci sia anche una situazione di cassa, derivata dal fatto che lo Stato non è un buon pagatore, non delle più floride e questo viene adoperato per fare tutta una serie di stime estremamente prudenziali per quanto riguarda le entrate.

"Ora - diceva Ramera - non diciamo di avere troppi soldi perché la cosa potrebbe suonare male, 'sta campana potrebbe suonare male a Roma, si potrebbe scatenare una gara per ottenere più fondi da parte di tutte le Regioni e da Roma potrebbero anche mandarci meno soldi di quanto ci mandano adesso, magari anche più lentamente".

E io ritengo che questo sia un atteggiamento un po' da furbetti dire: prendiamo i soldi però stiamo zitti, non solleviamo polemiche perché la cosa potrebbe risultare a nostro danno. E' un atteggiamento simile a quello usato per i posti letto dell'Ospedale, dove otteniamo qualche miliardo in più da parte dello Stato contando a metà i posti letto, legandoci ad un cavillo giuridico.

Io, invece, vorrei far rilevare alcuni aspetti che sono stati enucleati implicitamente anche da chi mi ha preceduto e soprattutto che il bilancio di previsione del 1982 della Regione Autonoma Valle d'Aosta è il più ricco in assoluto nella storia di tutte le Regioni d'Italia.

E voglio far rilevare un dato, che ci ha fornito il Consigliere Nebbia, cioè che la disponibilità pro-capite per ogni valdostano, derivata dal bilancio regionale, è simile alla disponibilità di ogni cittadino italiano relativa al bilancio dello Stato, scorporando le spese della sanità.

Se vogliamo fare questa correlazione bisognerebbe togliere allo Stato anche altre spese tipo quelle della difesa, quelle del commercio estero, tutta una serie di spese di rappresentanza, per cui scopriamo che la disponibilità derivata dal bilancio regionale, per il cittadino della Valle d'Aosta, è superiore a quella derivata dal bilancio statale.

C'è anche da dire che il bilancio dell'anno scorso in confronto a quello della maggioranza delle Regioni italiane, non era dei più poveri. In ogni caso quest'anno, mentre tutti gli enti e tutte le strutture pubbliche sono vincolate da quel famoso 16%, il bilancio e la disponibilità della Valle d'Aosta sono più che raddoppiati. Questo è bene, non voglio dire che sia male, voglio solo sottolineare che c'è effettivamente a disposizione una massa enorme di quattrini. Massa enorme di quattrini che viene utilizzata, secondo me, in modo casuale, ma non casuale in senso estemporaneo: viene utilizzata in modo casuale perché la casualità è la linea politica che questa Giunta intende perpetuare nel tempo.

In effetti, noi dovremmo aggiungere alle due grandi categorie di spesa, investimenti correnti e le spese di investimento, una sottovoce secondo me estremamente importante e fondamentale per quelle che sono le scelte politiche di questa Giunta, cioè gli investimenti correnti. Alludo a quegli investimenti che in effetti non sono investimenti, ma non sono altro che il perpetuare, con una disponibilità finanziaria molto più elevata, quei sovvenzionamenti a pioggia, quella politica del contributo spicciolo e ad hoc per categorie, per singoli individui, per momenti, per cui ci troviamo con un importo maggiore di fondi che viene utilizzato circa nello stesso modo in cui era stato utilizzato l'importo minore dei fondi del bilancio del 1981.

Vorrei fare anche un minimo di riflessione sul discorso dei piani di sviluppo. Qui è stato detto, è stato sottolineato anche da chi mi ha preceduto, che i piani di sviluppo proprio non sono stati trattati. De Grandis ha detto: "Qui, non solo, mancano i piani di sviluppo, ma mancano anche i piani generali, anche i piani settoriali, per cui questo bilancio assume di per sé la funzione programmatoria e di indicazione delle linee di sviluppo".

Questo bilancio non fa che confermare quelle che sono le scelte politiche portanti di questa Giunta. Ora, sui piani di sviluppo e sull'esigenza che questi piani di sviluppo siano formulati, vorrei ricordare che se ne parla da moltissimi anni, dal 1978, quando si è dato vita, alla fine della scorsa legislatura, a quella larga maggioranza per cui mi sembra che il Partito Comunista avesse dato la sua adesione a questa intesa di tutte le forze politiche.

Ci sono state le elezioni, è scaturito questo Consiglio, si è formata una Giunta. Nel 1979, la maggioranza è ampliata e si è modificata anche la composizione della Giunta con l'entrata in maggioranza dei Democratici Popolari. Elemento fondamentale di questo rimpasto era un documento dove veniva assunto l'impegno di formulare questi piani di sviluppo entro il 1980. Passa l'80, passa l'81 di piani di sviluppo non se ne parla.

Arriviamo all'82, si dice che nell'82 non si potevano formulare i piani di sviluppo perché non si sapeva bene come sarebbe andata a finire la vicenda del riparto fiscale, però noi sappiamo che il riparto fiscale ci sarebbe stato comunque, con una rilevanza più o meno forte. La via che l'Amministrazione regionale vuole percorrere, che la Giunta vuole far percorrere alla Regione per ottenere un certo tipo di sviluppo piuttosto che un altro, si sarebbe potuta delineare, magari non indicando con precisione le cifre da spendere, però le scelte politiche programmatiche si potevano fare.

Non sono state fatte, adesso si parla dell'83; ma l'83 è l'anno delle elezioni, e secondo me diventa difficile fare un piano di sviluppo negli ultimi tre mesi della legislatura e diventerà difficile farlo anche nei primi 3 o 4 mesi della prossima legislatura, per cui, nella migliore delle ipotesi, di questi piani di sviluppo si parlerà nell'84, se non nell'85.

Questo, secondo me, non è casuale, ma è derivato dalla scelta politica di non doversi impegnare seriamente nel definire il tipo di sviluppo che si vuole avvenga; sviluppo economico, culturale, sociale, nella nostra Regione, perché va bene così, perché ci sono degli spazi per poter fare tutti quegli interventi ad hoc, quegli spazi per i contributi a pioggia, quegli spazi per le sovvenzioni di vario genere.

Vorrei far rilevare ancora una cosa, secondo me molto importante e fondamentale. Con il 1982 si apre un capitolo nuovo dal punto di vista politico, economico, culturale, per la Valle d'Aosta. L'enorme massa di quattrini che viene messa a disposizione dell'Ente Regione, fa sì che questa divenga la principale struttura nella formazione del reddito della popolazione valdostana, oltre che, probabilmente, accentuare un dato esistente e pesantissimo di per sè che è quello di avere l'Ente Regione come principale e più importante datore di lavoro della popolazione valdostana.

Tutto questo in una situazione dove non si intravede nessuna seria volontà da parte della Giunta di intervenire affinché si sviluppino i settori produttivi reali, che sono l'agricoltura e l'industria.

E qui vorrei formulare un ragionamento abbastanza semplice, però fondamentale: che la vera ricchezza per una popolazione non deriva dalla grande disponibilità dell'ente pubblico, dell'ente amministrativo, se questa non è accompagnata dallo sviluppo di tutte le attività produttive che creano il plus-valore, quelle che in ultima analisi creano la vera ricchezza. Qui si corre il rischio di avere la Regione come la massima realizzazione di tutte quelle operazioni economiche e finanziarie, che a loro volta determinano il reddito stesso della Regione attraverso le tasse che poi ci vengono ritornate dallo Stato.

Ci troviamo di fronte ad un fenomeno dove il gatto si morde la coda e dove tutte le attività effettivamente produttive vanno scomparendo.

Vorrei far riflettere sul fatto che alle 5000 persone circa che attualmente possono considerarsi dipendenti dall'Ente Regione, sono da aggiungere tutti i dipendenti di quelle aziende, di quegli studi, di quei settori produttivi che, in qualche misura, vivono ed hanno ragione d'essere quasi esclusivamente in funzione degli appalti che riescono ad ottenere dalla Regione stessa. Questa è una situazione, secondo me, estremamente pericolosa perché ci porta ad avere la Regione Valle d'Aosta simile alla città di Roma dove abbiamo un'economia tutta impostata sull'occupazione derivata dai vari Ministeri.

In effetti, a Roma non si produce ricchezza, anche se il reddito degli abitanti di Roma è abbastanza elevato, a Roma si distrugge ricchezza, e sarebbe una realtà assolutamente incapace di reggersi autonomamente.

Noi stiamo creando - e se non interviene una volontà politica a modificare questo segno accentueremo questa realtà - in Valle d'Aosta una situazione simile a quella che viene in continuazione criticata ed esemplificata come la peggiore cosa esistente: la situazione romana.

Per dare un giudizio sulle spese correnti e sugli investimenti correnti, forse sarà opportuno intervenire quando si dovranno votare i singoli articoli. Vorrei soffermarmi ora su quella che dovrebbe essere la parte politicamente qualificante del bilancio che sono i fondi globali.

Fondi globali che ad un'analisi un pochino attenta si riducono ulteriormente per quanto riguarda le effettive scelte dal punto di vista politico, perché ci sono tutta una serie di investimenti sul funzionamento istituzionale che possiamo considerare in qualche misura spese correnti, investimenti correnti, come li ho definiti prima.

Per quanto riguarda quelle che dovrebbero essere le vere spese di investimento, mi pare di cogliere un'estrema indeterminatezza perlomeno per quello che concerne tutti gli stanziamenti importanti e significativi.

Riguardo alla legge sul decentramento, quindi, non si può dare un giudizio nel merito, ancora non l'abbiamo potuta analizzare.

Vorrei soffermarmi sul fatto che i fondi di rotazione possono essere uno strumento validissimo, però possono anche essere nient'altro che un rifinanziamento dei vecchi fondi di rotazione che non hanno fatto assolutamente scelta alternativa sull'andamento generale.

Io non so cosa significa "fondi di rotazione per il recupero dei vecchi villaggi", in che senso si vogliono recuperare questi villaggi? Per quale utilizzo? In funzione di cosa? (Questo è ancora tutto da vedere).

Ci sono poi quelle che possono essere considerate le spese più significative e importanti, quelle del 3° capitolo dei fondi globali, che riguardano interventi a carattere generale. C'è l'istituzione del servizio di protezione civile con uno stanziamento di 1.800 milioni, che potrebbero risultare tanti o pochi, giudicheremo in seguito se questa è una legge che deve essere molto elastica e di conseguenza prevedere, anche dal punto di vista degli investimenti, la possibilità di essere modificata sulla base della funzionalità che questo servizio deve avere.

Ci sono poi, molto importanti, i 15 miliardi di interventi a favore della viabilità, non meglio specificata se non "collegamento stradale Aosta-Courmayeur".

E qui vorrei soffermarmi, perché non è assodato che questi 15 miliardi diventino nel piano triennale 75, come ci ha detto l'Assessore Ramera.

Questa può sembrare una provocazione nei confronti del Governo, però potrebbe essere anche una provocazione nei confronti di questo Consiglio, perché questi fondi potrebbero venire stornati da qualche altra parte, nel caso che il Governo decida di non farlo questo collegamento, mentre, a mio avviso, sarebbe stato molto più opportuno arrivare ad una definizione più precisa di quelle che sono le reali esigenze di questo collegamento stradale.

Ritengo che invece di continuare a riproporre un'ipotesi faraonica di costruzione di un'autostrada o superstrada, ma di fatto si tratta di un'autostrada tra Aosta e Courmayeur che in ogni caso verrà costruita tra molti anni, sarebbe stato importante prevedere degli investimenti finalizzati al riassetto della viabilità esistente, garantendo norme di sicurezza che ora non ci sono, rendendola più scorrevole e non più veloce. Il problema non è di percorrere più velocemente i chilometri da Courmayeur ad Aosta perché anche per i TIR penso che sarebbe meglio se questa strada venisse resa scorrevole e non venisse bloccata un giorno sì e un giorno no per vari motivi.

Probabilmente i fondi sarebbero sufficienti e sarebbero visibilmente utilizzati in modo concreto, che diviene immediatamente utile anche per la popolazione che è toccata da questi problemi, mentre così vediamo che vengono stanziati una massa notevole di miliardi, tenendo presente che già due o tre anni fa, quando si era parlato del progetto di questo collegamento, questi stanziamenti sarebbero stati poca cosa rispetto al costo reale e diverranno ancora meno se questi conti li facciamo fra tre anni, quando si sarà raggiunta la quota di 75 miliardi.

Voglio aggiungere che una Finanziaria regionale indubbiamente può essere uno strumento molto utile, addirittura indispensabile, se vi fosse il piano generale di sviluppo, se ci fossero i piani settoriali di sviluppo. In carenza di queste ipotesi che dovrebbero guidare gli investimenti, la Finanziaria inevitabilmente si trasforma in uno strumento che serve a tamponare situazioni di crisi che si vengono via via creando, e io sarò un pessimista, ma in presenza di uno strumento pubblico di questo genere, non escludo nel modo più assoluto che queste situazioni di crisi vengano create proprio ad arte per poter usufruire della finanza pubblica.

Ecco, questo è, in linea di massima, il mio giudizio politico sul bilancio, giudizio che, non è neanche il caso di sottolinearlo, è estremamente negativo.

Vorrei, per chiudere, rimarcare quella che, secondo me, è una carenza sul piano politico in un bilancio di questo genere, tenendo presente il dato, fatto rilevare con molta precisione dal collega Nebbia, che ci troviamo di fronte ad un bilancio simile a quello di uno Stato e del fatto che non si sia ritenuto opportuno prendere una posizione, coprendola anche con debiti finanziamenti, per quanto riguarda le situazioni di sottosviluppo e di fame esistenti nel mondo.

Ritengo che sarebbe un gesto estremamente significativo ed importante sul piano politico ed estremamente caratterizzante della sensibilità della popolazione valdostana e delle forze politiche che rappresentano questa popolazione, se questo Consiglio deliberasse di stanziare una cifra e si proponesse di riuscire a fissare una legge per cui una quota di questo bilancio, che viene sottolineato da tutti molto ricco, fosse destinata a quelle popolazioni che stanno letteralmente morendo di fame.

So che anche la Giunta non si è mai rifiutata di dare certi contributi in questo senso, e io ritengo che sarebbe il caso - e politicamente sarebbe una scelta molto significativa e pregnante - di fissare organicamente questo principio.

Mi sono permesso di presentare un ordine del giorno che mi permetto anche di leggere:

"Considerato che i Governi degli Stati più ricchi, soprattutto le superpotenze, continuano ad affrontare il drammatico sconvolgente dramma della fame nel mondo, con grandi affermazioni di principio, ma con scarso impegno e ancor minori mezzi;

Verificato che "questi potenti" preferiscono spendere migliaia di miliardi di dollari in armi e strumenti di morte, piuttosto che intervenire per alleviare i sacrifici di centinaia di milioni di persone che sono ai limiti della sopravvivenza, e favorire lo sviluppo delle genti di questi Paesi che sono la maggioranza della popolazione mondiale;

Constatato con orrore che anche per il 1982 si prevede che decine di milioni di uomini, donne e soprattutto bambini moriranno di fame in varie parti del mondo;

Nel pieno rispetto della tradizione del popolo valdostano che, così come rivendica per sé i mezzi e gli strumenti atti a difendere i propri diritti di comunità, ritiene che tutte le popolazioni della terra debbano avere il minimo indispensabile per una vita dignitosa;

Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

DELIBERA

1) di impegnare per la realizzazione di iniziative atte ad intervenire per combattere la fame ed il sottosviluppo nel mondo lo 0,5% del bilancio di previsione dell'esercizio 1982;

2) dà mandato alla Giunta affinché predisponga tutti gli strumenti per dare esecuzione al deliberato e la impegna a relazionare trimestralmente nel merito al Consiglio".

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, il Consigliere Carlassare aveva presentato alla Presidenza l'ordine del giorno di cui vi ha dato lettura; pertanto viene distribuito nel testo che è stato letto dal Consigliere proponente.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO - (P.C.I.): Leggendo con attenzione le relazioni che accompagnano i progetti di legge finanziaria e di legge di bilancio, e ascoltando la relazione dell'Assessore Ramera, credo che, al di là della questione del gioco delle parti, non si possa non concordare su un'affermazione che ha fatto il Consigliere Mafrica; che al di là del giudizio politico, e al di là del fatto della sottostima delle entrate - rispetto alle quali io non entro nel merito - il fatto più negativo di queste proposte è che sono avulse da qualsiasi indicazione programmatica, non dico di carattere pluriennale, ma nemmeno comprensibilmente a livello annuale.

Ho detto prima che non entro nel merito delle entrate, ma voglio fare alcune considerazioni sulle scelte che riguardano la spesa. Un'affermazione che spesso si fa in questo Consiglio, è che l'autonomia finanziaria della Regione è alla base di ogni possibilità reale di autogoverno, e l'autogoverno, a cui noi teniamo in modo particolare, ha bisogno per vivere di due condizioni che sono essenziali. La prima è quella di un progetto di crescita autonomistica, un progetto dietro al quale si riconosca la comunità valdostana; e la seconda condizione, a nostro avviso, è che ci sia un largo coinvolgimento della popolazione nel momento decisionale e nella gestione.

Sono queste due condizioni essenziali per una politica autonomistica e per il raggiungimento dell'autogoverno. Se noi dovessimo valutare l'esistenza di queste due condizioni dalla relazione che ha fatto ieri l'Assessore Ramera, dovremmo concludere che il risultato è ben misero.

Il quadro che ha fatto l'Assessore è, secondo la mia opinione, alquanto desolante. Intanto il taglio della relazione è stato troppo ragionieristico, con vaghi accenni alla situazione economica della Regione; in secondo luogo l'immagine che ha dato di un tentativo di "assalto a questa diligenza" carica di soldi non soltanto da parte delle forze politiche, ma anche di altre forze esistenti nella Regione, dà un quadro alquanto preoccupante, di degenerazione anche, della vita politica, del dibattito politico nella Regione.

Credo di dover dire che il rifiuto di entrare nelle questioni politiche, secondo l'Assessore fonte di polemiche, rivela una concezione molto riduttiva della politica che è essenzialmente vista e ridotta a questione fra i partiti; mentre la politica è il complesso delle scelte, è quel progetto di rinascita e di avanzamento di cui parlavo prima, cioè, a nostro avviso, il dibattito politico.

Non c'è, ancora una volta, alcuna tensione autonomistica dietro a questo importante momento della presentazione del bilancio, ma una rassegnazione a svolgere un rituale che non serve a niente e a nessuno.

L'unico riferimento autonomistico l'Assessore lo ha fatto dicendo che il prossimo obiettivo è quello di chiedere che la Regione incassi diversamente le imposte; ed è una cosa egregia, importante. Tra l'altro, ricordo che nella dichiarazione di voto fatta in Parlamento il compagno Marcis ha sollevato espressamente questo tipo di problema. Credo che sia da segnalare, anche come elemento negativo, il fatto che sul bilancio non si sono riunite tutte le Commissioni, ma solo alcune ne hanno discusso.

Questa non è una norma del Regolamento però se la Commissione non si riunisce significa che considera marginale e secondaria la necessità di approfondire il bilancio regionale. Questi sono elementi, al di là delle questioni delle parti, che devono preoccupare tutti.

Noi avevamo detto, presentando il programma di spesa per l'82-86, che con l'arrivo del nuovo riparto fiscale si potevano individuare due rischi. Il primo è quello di una dispersione delle risorse attraverso provvedimenti, leggi, leggine di carattere assistenziale, clientelare, e, secondo, quello di un inceppamento della struttura burocratica della Regione con un conseguente gonfiamento dei residui passivi e una svalutazione rapida di questa massa di denaro. E su questi due rischi credo sia opportuno, anche oggi, riflettere.

Una analisi dei dati del bilancio mette in evidenza che non c'è stato alcun tentativo di rivedere la legislazione esistente, tuttavia ancora una volta, anche in attesa dello studio relativo, non c'è stato il ripensamento su qualche legge o su qualche gruppo di leggi.

Ed è dimostrato anche dai dati che dà la stessa relazione di bilancio. Sono 77 miliardi in più, previsti nei capitoli, per le leggi che esistono. A questi occorre aggiungere i 76 miliardi che nei fondi globali sono destinati all'aumento di leggi che oggi esistono, senza alcuna visione critica delle stesse; per cui in realtà noi abbiamo 54 miliardi destinati a nuovi programmi, a nuovi investimenti, e l'aumento sulla legislazione esistente è di 153 miliardi.

Il rischio, di cui parlavo prima, di una dispersione è un rischio presente nel bilancio che oggi esaminiamo.

Il secondo rischio è quello di un inceppamento della struttura burocratica. Qui occorre compiere un ampio trasferimento di competenze alle Comunità Montane e ai Comuni, però, credo sia giusto sottolinearlo anche oggi, non solo di competenze, ma anche di personale, assieme ai mezzi finanziari.

La nostra opinione è conosciuta in questo Consiglio. Noi siamo dell'avviso che una quota fissa delle entrate regionali dovrebbero andare agli Enti Locali i quali, sulla base di autonome scelte, operano e decidono come spendere questa quota di entrate.

Questo non è assolutamente sufficiente; occorre, poi, ristrutturare la Regione, fare un trasferimento di competenze, di personale, di mezzi finanziari alle Comunità Montane in modo da snellire l'apparato regionale. Rispetto a questo problema discuteremo della proposta della Giunta; gli elementi che abbiamo oggi ci fanno dire che siamo ancora lontani da questa posizione e sulla necessità di cambiare la macchina regionale credo non ci sia bisogno di molti esempi.

L'anno scorso abbiamo avuto 7000 delibere, 40.000 mandati, che sono una cifra assurda per una Regione come la nostra. Rispetto a questi temi vorrei che la Giunta rispondesse al Consiglio perché non si è scelta una quota fissa delle entrate regionali da assegnare ai Comuni e alle Comunità Montane, anziché scegliere la strada di portare a 5 miliardi lo stanziamento e poi per il resto si vedrà con una legge che deve ancora venire in discussione. Il rischio di inceppamento si può evitare riorganizzando la struttura regionale. Rispetto a questo tema voglio fare alla Giunta una domanda precisa. Gli stanziamenti che sono previsti nel bilancio sono interventi finalizzati al superamento del lavoro a compartimenti stagni negli Assessorati, alla precisazione dei compiti, alla responsabilizzazione dei singoli uffici, o sono stanziamenti che devono soltanto coprire i maggiori costi per un adeguamento dell'organico o per il costo del personale?

Perché questa necessità di rivedere la struttura regionale è un'altra di quelle esigenze indispensabili per evitare i rischi di cui dicevo prima.

Sul piano dei contenuti e sul modo con cui sono state presentate le scelte, io credo che occorra rilevare come, in attesa di un piano di sviluppo, a cui francamente non crediamo più perché da troppo tempo questa Giunta si limita a dire che il piano di sviluppo è in preparazione e che è questione di mesi, ancora una volta, nella relazione di bilancio si parla di piano che sta per essere predisposto, di dati che si stanno aggiornando.

Ma in attesa del piano di sviluppo sarebbe stato necessario presentare, almeno per i singoli settori, dei piani di intervento annuali o, meglio, pluriennali, su cui si possa discutere.

Noi abbiamo sentito parlare di piani presentati dagli Assessorati, di un grosso lavoro preparatorio - queste sono le parole usate dall'Assessore Ramera - però questi piani che cosa prevedevano? Quali sono i tagli apportati? Quali erano le proposte innovative non accettate? Se non discutiamo di questi piani diventa molto difficile entrare nel merito delle singole voci di bilancio. E da questo punto di vista deve essere sottolineato che la legge di contabilità è stata ancora una volta tradita nei suoi principi, perché il senso dei piani previsti dalla legge di contabilità, era quello.

Assieme a una ristrutturazione del bilancio è necessario che ci siano piani precisi predisposti da singoli Assessorati o da gruppi di Assessorati, che rendano comprensibili le scelte fatte nel bilancio.

Oggi come oggi questi elementi non ci sono. Ed è, lo ripeto, una manovra dilatoria quella di dire che poi ci sarà il piano di sviluppo.

Mi risulta che il Comitato tecnico per la Programmazione Regionale non sia stato informato sui contenuti del bilancio, e la Consulta Regionale sulla Programmazione, che per legge dovrebbe esprimere un parere sul bilancio, non è neanche stata riunita.

Queste sono le volontà programmatorie di questa Giunta regionale e questi sono dei dati di fatto.

Fatte queste premesse voglio anche fare un'altra considerazione.

Guardando al bilancio è ingiusto dire che esso non fa nessuna scelta.

Io credo che alcune scelte, minime, il bilancio le abbia fatte.

Scelte anche facili, in presenza di una quantità di finanziamenti notevole; e scelte che sono state indicate molte volte anche da noi; scelte che sono contenute nel programma di spesa che noi abbiamo presentato all'indomani dell'approvazione del nostro riparto fiscale.

E credo non si tratti di concessioni all'opposizione, ma semplicemente di riconoscimento di alcune indicazioni valide che noi abbiamo fatto in quella occasione.

Certo le scelte potevano essere molto più ampie, innovative, se si fosse avuto il coraggio di combattere effettivamente la dispersione e di destinare molti fondi in più per i nuovi programmi di sviluppo.

In questo senso la Giunta ha perso un'occasione che è irrepetibile, quella di avere a disposizione gli arretrati del 1981 che potevano dare a questo bilancio un segno significativo. Segno che non ha.

Rispetto a questa esigenza io voglio adesso concretamente e brevemente entrare nel merito di alcune scelte dei singoli settori per rilevare i punti in cui il bilancio riconosce proposte che noi avevamo fatto, ma anche per chiedere concretamente alla Giunta, ai singoli Assessorati, perché non si sono fatte altre scelte innovative che, secondo noi, sono importanti.

Nel settore industriale, le proposte che noi abbiamo fatto di una società per azioni che avesse la partecipazione della Regione con il compito della ricerca, dell'assistenza tecnologica alle imprese, della promozione commerciale, dell'accesso al credito per le aziende; così come le proposte che noi abbiamo fatto di una revisione della legge sui fondi di rotazione e anche della predisposizione di un piano per le aree attrezzate per l'industria e l'artigianato.

Si è detto che si discuterà con il progetto di legge relativo alla finanziaria. Io credo che non sia opportuno oggi, fare compiutamente questa discussione; la faremo, in Consiglio, però una questione ci interessa. Noi abbiamo fatto una scelta: revisione della legge per fondi di rotazione, in modo da rendere più accessibile questa forma di credito per l'industria, ma siamo oggi molto perplessi sull'opportunità che sia la Regione a diventare imprenditore e ad entrare con capitali di rischio nell'impresa.

Questa perplessità rimane, e vorremmo che la Giunta ci spiegasse quali sono le ragioni che inducono ad andare in quella direzione.

Per quanto riguarda il settore turistico molte delle indicazioni che noi abbiamo dato in quel programma di spesa non ci sono nel bilancio, e siccome il turismo rappresenta una parte importante della nostra economia, proprio in esso credo si rischi di perdere una occasione importante. Quali sono le proposte che avevamo avanzato rispetto alle quali vorremmo sentire l'opinione della Giunta? La promozione, accanto alle strutture tradizionali ricettive, anche di strutture che si rivolgano alla nuova forma che sta assumendo la domanda turistica, e parlo delle strutture giovanili, delle organizzazioni del tempo libero, delle iniziative che sono promosse da Enti Locali e da altri Enti, le quali hanno bisogno di strutture, nella Regione, adatte a questo tipo di turismo. E credo che, oltre al fatto economico, la presenza di queste strutture possa essere anche un incentivo per allargare l'utenza non solo di quel tipo, ma anche l'utenza indotta.

La seconda questione fondamentale riguarda la politica dei parchi regionali. La Giunta ha presentato in Commissione due proposte di legge sui parchi, che io definisco di vecchio stampo, vincolistiche. Noi crediamo che una politica di parchi regionali che si rivolga a quelle aree oggi emarginate nella nostra Regione, però estremamente interessanti da un punto di vista paesaggistico ed ambientale, possa essere un elemento di rinascita ed un elemento di richiamo turistico notevole.

Il piano dei parchi non è soltanto una serie di vincoli, ma deve consistere in una serie di incentivi economici per la realizzazione di strutture in grado di favorire in quelle zone l'accesso turistico. Di questo non abbiamo trovato traccia nel bilancio regionale. Così come, ed è un tema che ci sta particolarmente a cuore, non si parla del potenziamento degli impianti di risalita nelle zone oggi emarginate. E' una politica che deve essere fatta. E avremmo voluto che nel bilancio regionale ci fossero indicazioni più precise in questa direzione.

In un dibattito che abbiamo fatto a Forni di Sopra, con Consiglieri ed Assessori delle altre Regioni a Statuto speciale, l'Assessore della Provincia di Bolzano ricordava che la politica seguita dal suo Assessorato era di congelamento di qualsiasi iniziativa nei centri già sufficientemente sviluppati e l'attenzione era rivolta unicamente ai centri in via di sviluppo.

Queste sono scelte che, secondo noi, dovrebbero essere fatte e ne chiediamo conto alla Giunta regionale. Così come, da un punto di vista turistico, occorrerebbe che, rispetto ai vecchi villaggi abbandonati o semi abbandonati, oltre all'intervento per il recupero singolo, ci sia l'intervento pilota della Regione, con la possibilità per la Regione stessa di realizzare un intervento significativo, che valga da esempio.

Nel nostro documento, avevamo indicato altri progetti: il primo relativo al collegamento tra Aosta e la Conca di Pila e di Cogne, ma non mi sembra ci siano delle novità per il collegamento tra Aosta e Pila; mentre chiedo all'Assessore al Turismo quali possano essere i tempi per la realizzazione, e quali sono i fondi disponibili per il collegamento tra Acque Fredde e Cogne.

Nel campo delle infrastrutture, una indicazione che noi avevamo fornito per quanto riguarda la viabilità è stata accolta dalla Giunta. Ed è quella di una Società mista tra lo Stato, la Regione e la Società dei Trafori. Io credo che sia importante aver previsto in bilancio il segno della nostra volontà di andare in quella direzione. Quello che mi preoccupa di più è che il controllo su quello che si andrà a fare sia esercitato anche dalla Regione dato che ne è finanziatrice, e siccome ho partecipato con l'Assessore Borbey e con i progettisti allo studio, non sono così sicuro che ci siano le condizioni per dire con decisione quali siano i nostri intendimenti, anche da un punto di vista di rispetto della natura e perciò di modifica del tracciato.

Per le infrastrutture, invece, non vi sono indicazioni (e chiediamo anche qui conto alla Giunta), sui piani che riguardano il completamento della rete idrica e il completamento della rete fognante.

Per la rete idrica era emersa un'indicazione anche nella riunione che abbiamo fatto con alcune Comunità Montane. Sarebbe opportuno realizzare degli acquedotti di vallata che potrebbero evitare ai singoli Comuni di fare un eccessivo uso dei pozzi, che tra l'altro costano molto in termini energetici.

Altro elemento importante sarebbe la predisposizione di una mappa idrogeologica regionale per un piano di interventi per l'assetto e la difesa idrogeologica, perché le frane, le alluvioni, le valanghe sono avvenimenti troppo rilevanti.

Ho notato che nel bilancio 1982 non sono ripetuti gli stanziamenti previsti per l'81. Sono d'accordo che si tratta di interventi straordinari e che li esamineremo nei singoli capitoli, però non abbiamo in questo settore delle risorse significative.

Per la politica della casa io sono meno ottimista del collega Nebbia. E' positivo l'aver messo in bilancio lo stanziamento per l'acquisto del quartiere Cogne di Aosta, però si fa troppo poco per il risanamento dei vecchi centri. I 5 miliardi che sono previsti per la legge sui fondi di rotazione, sono proporzionalmente pochi per i grossi agglomerati storici in cui è necessario un intervento deciso. Oggi ci limitiamo ad usare i pochi fondi che arrivano dallo Stato, dalla legge 457, e tra l'altro questi fondi sono utilizzati malamente, perché i Comuni hanno grosse difficoltà nell'acquisire le case sfitte. Da questo punto di vista noi avevamo presentato una proposta di legge, e il Consiglio aveva bocciato una proposta analoga di iniziativa popolare. Questo bilancio era l'occasione per finanziare, finalmente, la legge n. 73, presentata dal collega Nebbia, e questo doveva essere doveroso atto di rispetto, anche riguardo al Partito Socialista che entra in maggioranza.

Ci troveremo invece, ancora una volta, a recriminare in Consiglio che in Val d'Aosta si costruiscono solo case nuove. Così come non ci sono in bilancio interventi, salvo una piccola integrazione dei fondi statali, a favore delle Cooperative edilizie, che sono una realtà che si sta sviluppando in tutta la Regione e che, secondo noi, meriterebbe un'iniziativa d'integrazione da parte della Regione.

Per quanto riguarda i trasporti non ci sono nel bilancio indicazioni sulla necessità di progettare alcuni interventi, soprattutto nel campo delle ferrovie. Già molte volte si è detto in quest'aula che i programmi poliennali delle Ferrovie dello Stato possono contenere dei finanziamenti che ci interessano solo se la Regione spende e predispone dei progetti realizzabili e fattibili.

Non ho trovato, nel bilancio, una voce che fosse significativa in tal senso.

Per lo sport credo che siano decisamente insufficienti i 3 miliardi per il finanziamento del piano poliennale. Con 3 miliardi oggi si realizza, malamente, una piscina. E siccome in quel piano ci sono scelte prioritarie molto significative, soprattutto per le palestre e per gli impianti di atletica, io credo che questa sia una cifra che deve essere aumentata. Questa Giunta si presenta senza prospettive pluriennali, per cui non si riesce a capire quanti anni impiegheremo per realizzare soltanto gli interventi prioritari previsti in quel piano pluriennale, con stanziamenti di questo livello.

Sulla politica del lavoro ci sono nei fondi globali piccoli interventi, ma non ci sono indicazioni per due proposte che ci sembrano fondamentali. Una, quella della realizzazione di un osservatorio regionale sul mercato del lavoro, per avere una maggiore conoscenza di quel settore e soprattutto per riformare tutto il settore della promozione professionale, dove stiamo spendendo soltanto finanziamenti che arrivano da altre fonti.

L'altra è che noi avevamo indicato la necessità di utilizzare il 3% delle entrate della Casa da Gioco a favore di un fondo regionale per la lotta contro la fame nel mondo. Se non ricordo male un'indicazione analoga era contenuta anche in un progetto predisposto dall'Union Valdôtaine.

Io giudicherei molto insensibile l'atteggiamento della Giunta che, nel momento in cui ha predisposto il bilancio, non ha pensato ad interventi di questo tipo, oggi necessari, soprattutto in presenza di un bilancio così sostanzioso.

Queste sono alcune indicazioni specifiche, ma nello stesso tempo di carattere generale, che devono essere date perché noi non conosciamo quali sono i progetti della Giunta nei singoli settori; progetti che erano invece estremamente necessari. Su questi argomenti potremo, probabilmente, ritornare in sede di discussione dei singoli settori di intervento del bilancio regionale, però, affinché la discussione non sia rituale, è necessario che anche nella discussione generale i Gruppi e la Giunta si pronuncino su queste possibilità innovative, su questi progetti nuovi che non sono stati inclusi in questo bilancio.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, sono iscritti a parlare in sede di discussione generale i Consiglieri Lustrissy, Fosson e Cout. La Presidenza propone pertanto che i lavori vengano adesso sospesi e ripresi alle ore 16 precise.

La seduta è sospesa.

La seduta termina alle ore 12.32.