Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 160 du 29 mars 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 160/VII - MOTIVI DELLA REVOCA DELL'AFFIDAMENTO DI UNA MINORE AD UNA FAMIGLIA RESIDENTE IN COMUNE DI ISSOGNE.- (Interrogazione).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interrogazione presentata dal Consigliere Pedrini:

INTERROGAZIONE

Letto sul n. 9 di venerdì 5 marzo 1982 del Monitore Valdostano l'articolo in prima pagina in riferimento al "dramma" della piccola mulatta "Monalise" di Issogne con l'appello dei "genitori" ed alcuni gravi interrogativi;

Ravvisando nella pratica denunciata (se vera) un comportamento inqualificabile sia sul piano umano che sui rapporti sociali;

SI INTERROGA

l'Assessore competente per avere risposta agli interrogativi posti dai "genitori" e che si ripropongono in questa interrogazione:

1) Come mai dal 5 maggio 1978 solo il 24 giugno 1981 gli uffici competenti si accorsero che i cosiddetti "genitori", a cui il Tribunale aveva affidato regolarmente la piccola Monalise, erano vecchi?

2) Come mai i fatti susseguenti si sono svolti in maniera non corretta, così almeno dichiarano con tanto di firma i coniugi Schiavo di Issogne?

3) Pur ammettendo anche giustamente di lasciare trascorrere un certo lasso di tempo tra il "togliere la bimba" ed il vederla, al fine di non creare traumi nè alla piccola nè ai "vecchi genitori" è possibile ammettere un comportamento da cui traspaiono ispirazioni di altri tempi nel negare addirittura dopo mesi, di sapere se Monalise è viva, se sta bene, se è contenta della sua nuova situazione?

4) Giunti a questo punto si chiede formalmente che l'Assessore chiarisca il tutto, e dichiari: dove è stata portata la bambina; a chi è stata affidata; chi ha condotto tutta la pratica; se il Tribunale dei Minorenni ha concesso tutti i relativi visti di competenza; cosa ha a che vedere con detto problema una persona dell'Asilo di Issogne che avrebbe, secondo quanto dichiarato dai coniugi Schiavo, preso netta posizione in favore dell'allontanamento di Monalise da Issogne forse per motivi personali; come mai sono state raccontate tante frottole e tante bugie ai coniugi Schiavo, ricordando che viviamo nel 1982, in un clima democratico e dove certe azioni, sia pure legali, devono essere svolte alla luce del sole, senza sotterfugi e con un minimo di umanità, cosa che è totalmente mancata in questo caso e ciò (si dice) anche a giudizio della maggioranza della popolazione del Comune di Issogne.

Sentite le dichiarazioni dell'Assessore competente, ci si riserva di presentare una mozione in merito a tutte quelle azioni che ci derivano dall'essere Consigliere regionale eletto con i voti di valdostani e come tale a disposizione degli stessi, sia per la difesa dei loro interessi (se giusti ed onesti) che delle situazioni particolari che investono l'opinione pubblica e quindi di primaria importanza come questa.

Si allega il Monitore Valdostano n .9 di venerdì 5 marzo 82.

PRESIDENTE: Risponde l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin, che ha facoltà di parlare.

ROLLANDIN - (U.V.): In merito a questo caso, si sono avuti già diversi interventi e a più riprese se ne sono occupate sia la stampa che la radio. Purtroppo, in relazione allo spinoso problema dell'affidamento familiare, sia la legge a livello nazionale che le situazioni locali impongono determinate scelte, che penalizzano sovente anche una parte di comportamento e quindi rendono piuttosto difficili i rapporti con le famiglie affidatarie.

Va detto innanzitutto che mentre c'è una grossa richiesta - bisogna dirlo - da parte di famiglie che chiedono di avere dei bambini in affidamento, per il periodo di preaffido, cioè da quando un bambino è dichiarato affidabile al momento in cui viene assegnato, nonostante la richiesta di collaborazione a livello dei Comuni, non abbiamo avuto nessuna famiglia che abbia dichiarato la sua disponibilità per venire incontro a questo problema.

Ma tornando al caso specifico della bambina di Issogne, io rifaccio brevemente la storia, che chiarisce i motivi per i quali si è arrivati alla situazione attuale.

In data 5 marzo 1978 la minore in oggetto indicata veniva affidata, in forma strettamente privata, dalla propria madre ai coniugi Schiavo-Allemand di Issogne. All'inizio del 1979 i Signori Schiavo denunciavano ai Carabinieri di Verrès la presenza della bimba e la scomparsa della di lei madre, e il Tribunale per i Minorenni di Torino, messo al corrente della situazione della piccola, provvedeva con regolare decreto in data 19 giugno 1979 ad affidarla provvisoriamente - ed è questo il caso che richiamavo - ai coniugi Schiavo, nell'attesa di poter espletare tutti gli accertamenti previsti dalla legge necessari ad identificare la madre, la sua nazionalità, e quindi ad adottare il provvedimento più adeguato in favore della minore. Dal 1° luglio 1979 la Giunta regionale come previsto dalla delibera n. 4103 in data 7 agosto 1975 - cioè quella che prevede interventi economici in favore delle famiglie che hanno i bambini in preaffidamento - istitutiva del servizio di affidamento familiare, concedeva in favore alla Signora Allemand Maria in Schiavo un assegno mensile di L. 180.000 quale sussidio per il mantenimento della minore di cui trattasi. Detto sussidio veniva elevato a L. 215.000 a decorrere dal 1° gennaio 1981 e sospeso in data 12 agosto 1981.

Si fa presente che la ricerca da parte del Tribunale per i Minorenni dei genitori della bimba fu assai difficoltosa; in particolare, la madre, ricercata dalla Polizia, risultava essere in possesso di tre passaporti diversi, e il padre irreperibile; è da sottolineare che anche le iniziali generalità della bimba si rivelarono false, tant'è che Vicchi Denise Michela, nata a Bologna, risultò poi essere invece Denise Monalise Michèle, che è il nome con il quale veniva registrata a Roma con atto di nascita in data 4 gennaio 1978. Il 24 settembre 1980 il Tribunale per i Minorenni perveniva alla dichiarazione dello stato di affidabilità della minore, decreto che divenne definitivo, data la difficoltà di effettuare le notifiche ai genitori come previsto dalla legge, in data 24 aprile 1981. In conseguenza di ciò, la minore in oggetto è stata collocata in affidamento preadottivo a scopo adozione speciale il 7 agosto 1981.

In conseguenza di questo, c'è stata la difficoltà di mantenere questi contatti, il che ha fatto sì che la famiglia che ha avuto questa bambina durante questo periodo non ha potuto avere tutte le notizie che, tenuto conto dello stato affettivo che si era instaurato, richiedeva. Ora, il Tribunale per i Minorenni ha emesso tutti i regolari decreti per pervenire all'adozione speciale, e per quanto riguarda i rapporti con l'Asilo di Issogne, nessuna persona di quell'Asilo è mai stata interpellata, interrogata o sentita da parte del Tribunale per i Minorenni di Torino nè da altri organismi a ciò preposti in merito alla minore.

Invece, per quanto riguarda le richieste di conoscere dove si trova la bambina e quali siano i suoi rapporti con la nuova famiglia affidataria, do lettura di una lettera che è stata inviata dal Presidente del Tribunale per i Minorenni e che penso riesca a chiarire alcuni particolari e il perché di un certo riserbo da parte degli organismi regionali che non hanno potuto dare le informazioni che sul piano umano si richiedevano, cosicché era apparso incomprensibile l'atteggiamento degli operatori sanitari, e sociali in particolare, che avevano seguito il caso.

Nella prima parte della lettera il Presidente del Tribunale fa riferimento a quanto è stato detto della piccola, al fatto che la Comunità Montana Evançon aveva segnalato il caso, e riferisce quanto ho appena detto nella relazione; poi aggiunge: "Purtroppo, la procedura è stata lentissima per l'estrema difficoltà di ritrovare la madre. Dall'atto di nascita risultava anche un padre di cittadinanza svizzera: anche questo è stato cercato - ma non trovato - a Ginevra, dove risultava essere nato. In particolare è chiaro che la madre della piccola ha sempre fatto dichiarazioni false, ovunque.

Il provvedimento che dichiarava adottabile la Denise Monalise è dunque diventato definitivo soltanto il 24 aprile 1981; da questo momento la minore aveva il diritto di essere adottata con l'adozione speciale come tutti i bambini in stato di abbandono. L'articolo 314/4 del C.C. chiarisce che lo stato di abbandono è escluso solo dall'assistenza fornita dai genitori o dai parenti molto prossimi, non dunque da estranei. A sua volta l'art.314/2 vieta che tra le età degli adottanti e degli adottati vi siano più di 45 anni di differenza.

Il Signor Schiavo è nato nel 1919 e Denise nel 1978; Denise doveva dunque essere adottata ma non poteva esserlo dai coniugi Schiavo".

Mi risulta che tra numerosissimi candidati all'adozione fu scelta una coppia con tutte le caratteristiche richieste dalla legge; che questa coppia cercò di entrare in rapporto, certo non facile, con la famiglia affidataria che doveva cedergli la bambina; che si rese ad un certo punto inevitabile allontanare la bambina da casa degli Schiavo - e non sto qui a entrare nei particolari di questa vicenda, perché si può ben comprendere con che stato d'animo sono stati vissuti; - sembra anche che si sia approfittato di un'occasione in cui la bambina non era a casa, per evitare clamorose scene di disperazione di fronte alla bambina stessa. Con questo si risponde ad un episodio che viene richiamato nell'interrogazione.

Va detto infine che il Tribunale per i Minorenni, e per lui l'ente tutore, in questo caso la Regione Valle d'Aosta - Assessorato all'Assistenza, hanno il preciso dovere giuridico di non dire a nessuno dove e con chi si trova il bambino dichiarato adottabile. Questa lettera è inviata all'Assessore, e con essa si danno disposizioni perché venga mantenuto il riserbo su questo fatto.

Io penso che non ci siano altre motivazioni da aggiungere; questo documento chiarisce alcuni aspetti del caso che comunque lasciano l'amaro in bocca perché l'aspetto umano della vicenda non può essere spiegato con formule giuridiche.

Nel contempo, si deve capire quanto sia difficile intrattenere rapporti soprattutto in una situazione che si era deteriorata per il lungo periodo durante il quale questa bambina era rimasta con i Signori Schiavo, che lei chiamava nonni e dai quali è stata allontanata. Quanto ho detto penso che possa essere sufficiente a chiarire questa situazione.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Pedrini, per la replica.

PEDRINI - (Ind.P.L.I.): Debbo dire, Signor Presidente, che l'ultima parte dell'esposizione dell'Assessore ha riportato nella giusta luce questa dolorosissima vicenda, perché quando si parla di senso umano e si riesce a esternare la durezza dei rapporti che vengono a crearsi con altre persone, in riferimento all'allontanamento di una bambina che per tre anni si è tenuta in casa propria, effettivamente direi che non c'è altro da aggiungere. Mi risulta oltretutto che nel frattempo i Signori Schiavo sono stati informati anche di dov'è la bambina; insomma, sanno grosso modo dove essa si trova; quindi verrebbe a cadere anche una parte di quello che era stato detto sulla scomparsa di questa bambina di tre anni.

Voglio aggiungere ancora una sola cosa: forse si sarebbe dovuto agire con più tatto da parte di qualche persona che non voglio qua citare: sono state raccontate anche alcune bugie, e l'Assessore lo sa; io penso che le bugie siano state raccontate a fin di bene perciò cerco di dimenticarle e voglio credere che il motivo sia stato solo questo.

Comunque, bisogna sempre tener presente che quando sono in gioco affetti e sentimenti umani di tal genere c'è anche da capire la reazione, oltreché delle famiglie coinvolte, anche della popolazione che ha sofferto questo caso come l'ha sofferto la famiglia Schiavo.

L'unico augurio che posso fare è che Monalise nella nuova famiglia trovi lo stesso affetto e lo stesso calore che aveva nella famiglia Schiavo.

PRESIDENTE: Passiamo alla trattazione dell'oggetto iscritto al n.13 dell'ordine del giorno.