Objet du Conseil n. 2865 du 13 juillet 2017 - Resoconto
OGGETTO N. 2865/XIV - Interpellanza: "Interventi assistenziali a favore di persone anziane".
Rosset (Presidente) - Punto n. 24 dell'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz per l'illustrazione; ne ha facoltà. Chiederei all'Assemblea un po' di silenzio, grazie.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Giusto per non perdere l'abitudine, cerchiamo di presentare almeno una iniziativa in ogni Consiglio allo scopo di sensibilizzare le istituzioni su argomenti che riguardano specifiche categorie di persone, in particolare quelle più fragili e più vulnerabili. Ricordo anche all'ex Assessore Fosson che ieri, al termine dei lavori della I Commissione - spero scherzando - cercava di minimizzare questo tipo di iniziative dicendo che ci concentriamo su questioni che riguardano poche persone, gruppi ristretti di utenti e pazienti. Ricordo anche al collega Fosson che negli scorsi Consigli abbiamo affrontato argomenti attinenti alle disabilità, a tutto il problema dell'odontoiatria per le persone poco collaborative. Abbiamo parlato di terapia del dolore per i malati oncologici. Abbiamo trattato dei problemi pratici connessi alla gestione ordinaria e quotidiana delle persone gravemente malate e pertanto bisognose di particolari attenzioni; dei problemi di tipo logistico e organizzativo che devono affrontare le famiglie di alcune categorie di malati. Facevamo riferimento ai malati di leucemia, ma il discorso è allargabile anche oltre. Abbiamo sollecitato la presa in carico di situazioni delicate che richiedono una sensibilità particolare, un approccio psicologico, come per esempio la questione relativa al lutto prenatale o la perdita del bambino immediatamente dopo la nascita.
Il nostro gruppo è stato promotore - lo ha scritto materialmente - dell'emendamento sul "fattore famiglia". Ci siamo occupati del servizio di ossigenoterapia (seicento persone interessate); di questioni apparentemente banali come il problema del pagamento del ticket, operazione che per alcune persone è di una difficoltà direi invalicabile. Certo, collega Fosson, sono argomenti che riguardano categorie specifiche, ma che - ho avuto più volte occasione di ribadire - attengono al grado di civiltà di un sistema. Quando ci si prende cura dei più deboli e dei più fragili, anche se appartengono a categorie poco rappresentate o poco rappresentative da un punto di vista anche elettoralistico, visto che per qualcuno questo è il problema più grande - è vero, poche persone a volte per qualcuno sono poco interessanti - ci si prende cura dell'intera comunità. Se ci si occupa degli anziani, dei disabili, delle famiglie in difficoltà e dei malati non è che ci si disinteressi del popolo nel suo complesso e ci si distragga dai grandi temi. Tant'è che oggi abbiamo presentato proprio un'interpellanza addirittura sulla qualità dell'aria nella città di Aosta; spero che chi è stato citato abbia ascoltato le repliche dell'Assessore Roscio, perché dico che sono molto interessanti.
Ho fatto questa lunga premessa, perché volevo spiegare al collega Fosson, ma anche a tutte le persone che ci ascoltano, che un'opposizione costruttiva e propositiva si costruisce anche sui piccoli temi, su argomenti che, se messi insieme, assumono comunque una rilevanza significativa. Il nostro compito è sicuramente quello di parlare di bilanci, di rapporti con lo Stato, di alte strategie, magari del Casinò, ma è anche di sollecitare la presa in carico dei problemi di target di popolazione, magari circoscritti, ma non per questo meno importanti.
Per tornare all'interpellanza, oggi vogliamo trattare una questione: il problema dell'assistenza a domicilio degli anziani non autosufficienti, non tanto dal punto di vista della presa in carico da parte dei servizi territoriali, dell'assistenza domiciliare integrata, per esempio dell'ADI, quanto di un'eventuale forma di sostegno economico per le famiglie che intendono tenere in casa l'anziano non autosufficiente, curarselo e assisterselo direttamente. Naturalmente ciò non esclude la possibilità di usufruire poi dei servizi territoriali infermieristici o sanitari. Per capirsi, parliamo dell'alternativa domestica rispetto alla presa in carico di queste persone presso strutture pubbliche all'uopo attrezzate e progettate: la cosiddetta "istituzionalizzazione" degli anziani non autosufficienti. Torno su un argomento che in più occasioni abbiamo trattato come gruppo, argomento che è sempre stato a cuore al nostro gruppo, di cui abbiamo proposto a più riprese delle soluzioni.
Ad onor del vero, Assessore, preciso che esistono in Valle d'Aosta dei contributi per l'assistenza alternativa all'istituzionalizzazione, ma che riguardano - a meno che io non abbia letto male - il sostegno alla cosiddetta "badante", un sostegno variabile in base all'ISEE fino ad un massimo di 700 euro per i redditi più bassi. Credo che esista anche una sorta di scontistica - mi pare di averlo letto in mezzo alle varie proposte - a favore degli utenti, ma non dei familiari, una scontistica credo del 50 percento sul progetto attivato dal nucleo di valutazione per coloro che usufruiscono di questi progetti e che decidono di restare in famiglia in luogo all'istituzionalizzazione. La questione che poniamo oggi, però, non riguarda questa specifica tipologia di contributi o di sconti sull'assistenza domiciliare, ma la possibilità che venga erogato un aiuto economico, una sorta di riconoscimento a quei familiari che, per scelta o per altri motivi, decidono di assistere direttamente a casa il proprio anziano non autosufficiente senza l'ausilio di assistenti familiari (badanti).
Ci sono Regioni e Province italiane che riconoscono l'assegno di cura, oltre che per il pagamento di prestazioni assistenziali e di cura, ad esempio per la copertura dei costi per i fondi pensionistici e previdenziali dei parenti curanti, o per consentire l'attuazione delle cosiddette "misure di vita indipendente". Cito ad esempio la Provincia autonoma di Bolzano, che prevede assegni di cura indipendenti dal reddito e dal patrimonio della persona non autosufficiente, calcolati sul fabbisogno assistenziale: vengono erogati assegni che vanno da 558 euro a 1.800 euro, in base alla necessità di ore di assistenza.
Vi sono poi altre realtà che riconoscono il lavoro di cura familiare in misura variabile in base all'ISEE o al livello di non autosufficienza. Cito le Marche, l'Emilia-Romagna, la Toscana, il Piemonte, la Lombardia. Certo, il modello bolzanino è quello che personalmente preferisco, perché riconosce il lavoro di cura familiare come un'attività che ha dignità di lavoro, che è retribuita non in base alla situazione economica preesistente, ma in virtù del carico assistenziale, della fatica che il familiare fa per assistere i propri anziani; riconosce sostanzialmente che quello dell'assistenza è un lavoro e, pertanto, va retribuito come tale. Per capirsi, la retribuzione di un dipendente non varia a seconda del proprio ISEE o del patrimonio che possiede il dipendente, ma varia in base alla qualità e alla tipologia della prestazione.
Può apparire come una boutade questa proposta, un qualcosa di irrealizzabile, ma qualcuno si rammenterà che già qualche anno fa esisteva un contributo per i familiari - poi abolito alla fine del 2013, credo proprio dall'allora Assessore Fosson - che, se ben ricordo, era legato al reddito; un contributo che non era riservato all'assunzione di assistenti familiari professionali, ma proprio ai familiari che mantenevano presso l'abitazione l'anziano non autosufficiente, e comunque non lo istituzionalizzavano. Non erano grandi contributi, erano alcune centinaia di euro, ma erano significativi perché riconoscevano comunque un'attività di cura. Io credo che vada riaperto un ragionamento sul possibile ripristino dell'assegno ai familiari, magari con modalità che si avvicinino più a quelle di Bolzano che non a quelle delle Marche, in cui si parla di un'erogazione non so se biennale, al massimo due o tre anni, di 200 euro al mese fissi indipendentemente dal reddito, ma sulla base di un quid disponibile. Credo che il favorire il trattenimento degli anziani non autosufficienti presso il proprio domicilio o quello di familiari e conoscenti, riconoscendo a questi ultimi il cosiddetto "caregiver familiare" (lavoro di cura e di assistenza domestica) sia un importante segnale politico.
Ricordo che solo qualche mese fa - credo a febbraio - questo Consiglio ha votato una risoluzione su iniziativa dell'allora Assessore alla sanità Laurent Viérin, per incoraggiare il caregiver familiare, colui che volontariamente si prende cura, in ambito domestico, di una persona cara in condizione di non autosufficienza a causa delle severe disabilità di cui è afflitto. Questa risoluzione, che abbiamo votato tutti, sostiene l'idea che tale attività sia un vero e proprio lavoro; necessita quindi di tutele giuridiche, di una sorta di riconoscimento economico e previdenziale come fosse un vero e proprio lavoro domestico. Credo sia necessario passare magari dalle intenzioni ai fatti, perché di buone intenzioni sono lastricate tante strade. Proprio in virtù di quella risoluzione che avevamo votato tutti convintamente, credo sia ora di cominciare a fare qualcosa di ufficiale per questo tipo di iniziative.
Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Bertschy per la risposta; ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Il tema del governo delle politiche degli anziani passa per iniziative come queste, ma passa per tavoli molto più allargati, con discussioni che coinvolgono ormai da tempo più istituzioni, soprattutto gli Enti locali, che oggi hanno in carico la gestione dei servizi, l'azienda che si occupa di completare con i suoi servizi sanitari l'azione di assistenza.
Ha citato giustamente dei tempi che non ci sono più, la Regione è profondamente cambiata, tempi in cui l'Assessore Fosson, non credo con piacere, aveva dovuto rinunciare ad una parte della legge n. 23/2010, quella relativa all'assistenza, sospendendo tutta una serie di istituti. Su quel capitolo c'erano più di 3 milioni di euro che permettevano di fare interventi come quelli e permettevano di sostenere una cifra, attraverso un investimento ancora più importante, quello delle badanti sul territorio. Il bilancio che abbiamo appena approvato - credo lo conosca come me - al pari degli ultimi due bilanci ha dato una risposta, ma sono bilanci che, rispetto a quei bisogni, hanno necessità di essere implementati. Vanno trovate nuove risorse.
Attualmente è rimasta la possibilità di ottenere delle disponibilità economiche per non istituzionalizzare i nostri anziani attraverso l'utilizzo delle badanti o il servizio di assistenza domiciliare. È però un servizio molto limitato e, per chi riesce a realizzarlo evitando l'istituzionalizzazione - quindi dopo aver verificato attraverso l'unità di valutazione che sono persone che avrebbero dovuto essere ricoverate in una struttura per anziani - c'è la possibilità di avere uno sconto del 50 percento sul costo orario di assistenza. Evidentemente è molto poco per scelte come queste. C'è necessità di avere una famiglia che, oltre ad essere disponibile in termini di tempo, sia capace di completare l'assistenza della quale una persona non autosufficiente necessita.
Detto questo, sappiamo tutti bene che stiamo al lavoro per organizzare le politiche, il governo degli anziani del futuro. Si è parlato molto dell'idea di costruire un'organizzazione di gestione diversa; la proposta è quella di un'azienda, ma magari ne arriveranno altre. Qualche giorno fa, in V Commissione, avete deciso di accettare la proposta degli Enti locali di formare ancora un tavolo di lavoro informale per fare ulteriori valutazioni al riguardo. Evidentemente la politica di gestione non va confusa con la politica e la visione del governo di una popolazione che, collega Guichardaz, non è assolutamente poco numerosa. La popolazione anziana, le persone purtroppo non autosufficienti, il crescere di malattie croniche e tutta una serie di condizioni che si stanno avverando ci fanno dire che, prima di arrivare alle urgenze, evidentemente dobbiamo trovare delle soluzioni e una progettualità. A questo proposito stiamo cercando di analizzare insieme all'università un progetto che, attraverso l'analisi di dati anche di altri territori legati ai nostri, possa completare i nostri confronti politici.
Vengo alla proposta dell'assegno di cura: oggi la legge n. 23 lo ha sospeso in attesa di finanziamenti, ma su questo si potrebbe ritornare. Credo che la strada di provare a tenere i nostri anziani a casa sia quella giusta, visto che sappiamo tutti che costi oggi hanno le strutture, i mille posti che abbiamo in struttura e i costi che sosteniamo per gestire gli anziani con questa organizzazione. È anche vero che tutta una serie di condizioni sociali vanno tenute in considerazione: l'aumento dell'età del lavoro, la necessità di avere intorno alla famiglia un'organizzazione pubblica differente dal passato, pubblica o anche privata, nel senso che bisognerà capire come rendere complementare tutta una serie di servizi. Se per le malattie purtroppo gravi come le malattie oncologiche si è riusciti ad organizzare servizi efficaci, valutati in maniera molto positiva dalle famiglie come quelle dell'ADI che prevede questa assistenza integrata, molto si può fare ancora per garantire una politica migliore di assistenza, pensando anche che qui si possono aprire, investendo delle risorse, delle opportunità di lavoro probabilmente da valutare con una visione diversa da quella completamente pubblica che abbiamo avuto finora.
Pertanto l'assegno di cura e la valutazione se rifinanziare questa misura sarà sicuramente un ragionamento da fare, ma non lo vedrei in via esclusiva. Non è solo l'assegno di cura che può permetterci di far fronte a queste situazioni, ma è una visione un po' più legata proprio a quello che stavamo dicendo. Abbiamo passato anni a cercare di dotare i nostri Comuni di strutture per anziani. Queste strutture sono passate da microcomunità per persone abili, bisognose di stare insieme per non rimanere isolate, a ospedali sul territorio che devono rispondere in maniera sempre più efficace a bisogni che non riusciamo più a soddisfare negli ospedali per acuti.
Come realizzare una politica che sappia mantenere questi presidi e queste risorse? Oggi la legge n. 23 è finanziata per circa 19 milioni di euro. A queste risorse però bisogna aggiungere quelle degli Enti locali, bisogna aggiungere la contribuzione delle famiglie e la spesa, solo per il sistema delle strutture, supera abbondantemente i 30 milioni di euro, anzi, si avvicina ai 35 milioni di euro. Credo si sia capito che aggiungere investimenti in questa direzione non è la strada, perché purtroppo nelle nostre famiglie rimangono ancora tanti anziani da curare e da sostenere. La legge n. 23, oltre a questa possibilità, ne dava anche altre. Ritengo pertanto che nel prossimo futuro il finanziamento dell'assegno di cura debba essere legato ad un'organizzazione politica, che spero possa uscire anche dai lavori che sapremo fare nei prossimi due mesi insieme agli Enti locali. Non è solo una questione di risorse, ma credo anche di educazione, di messaggi culturali e di un'inversione di tendenza rispetto a quello che si è fatto negli ultimi anni. Bisogna riuscire ad arrivare alle famiglie proponendo delle risorse, ma anche un modello di società differente da quella attuale. Dobbiamo riprenderci cura dei nostri anziani, delle persone che hanno dato tanto alle nostre famiglie e alla nostra comunità. Dobbiamo riprenderci cura di queste persone con una politica che sappia guardare al presente ma con una sostenibilità per il futuro, perché è inutile poi ritrovarsi nella condizione di finanziare un anno sì e un anno no progetti come questi.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz per la replica; ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Lei ha citato un dato: questi assegni, prima del 2014, costavano 3 milioni di euro. Mi sembra un po' tantino, visto che tra l'altro erano assegni poco importanti da un punto di vista economico, ma estremamente significativi per il significato, assegni che riconoscevano proprio la fatica e il valore del lavoro di cura familiare. Credo che in una situazione come questa, tra l'altro di progressivo invecchiamento della popolazione, quindi di un aumento costante del fabbisogno assistenziale da parte degli anziani, non ci si debba neanche porre il problema che le misure alternative possano togliere lavoro a quelle già esistenti, perché abbiamo fatto un dibattito in V Commissione e il timore di alcuni amministratori locali è che abbiamo costruito una rete di servizi, ma io credo che siano perfettamente compatibili e che i servizi di istituzionalizzazione, quelli residenziali, possano convivere perfettamente con altre forme di servizi.
Peraltro, non so se vi ricordate, quando abbiamo votato questa risoluzione sul caregiver familiare, due piccole annotazioni scritte in premessa mi hanno fatto anche un po' riflettere: "Letto che il Premio Nobel 2009 per la medicina Elizabeth Blackburn ha dimostrato che i caregiver familiari hanno un'aspettativa di vita fino a diciassette anni inferiore alla media della popolazione; Osservato drammaticamente che secondo quanto emerso dalle ricerche condotte su questo delicato tema, i caregiver familiari, logorati da un carico assistenziale senza pari, sono stati costretti nel 66 percento dei casi a lasciare del tutto il lavoro, e nel 10 percento dei casi a chiedere il part time o il telelavoro". Colleghi, questa è la realtà: c'è gente che rinuncia all'istituzionalizzazione, rinuncia ad uno stile e ad un'aspettativa di vita media, che magari accetta di ridurre la propria vita in termini anche temporali e accetta di perdere il lavoro pur di tenere gli anziani in casa. È una situazione che sto vivendo in questo momento; conosco tantissime persone che hanno i propri anziani in casa e che si rifiutano di istituzionalizzarli per motivi che ognuno può liberamente accettare o non accettare. Ci sono poi famiglie che hanno la possibilità di rinunciare all'istituzionalizzazione e altre che non possono assolutamente permetterselo; quindi, secondo me, le due offerte sono assolutamente compatibili le une con le altre.
Assessore, io ribadisco che i nostri servizi sono ottimi. Noi ci differenziamo rispetto a tante altre Regioni per una rete di servizi costruita nel tempo attraverso energie di tutti, io credo. Qua non ci sono maggioranze e minoranze, qua si sono intercalate - credo - persone che hanno probabilmente l'idea che il mantenere una rete di assistenza familiare, mantenere un contesto e cercare di mantenere anche un familismo protettivo e positivo sia un valore aggiuntivo. Io invito pertanto adesso, non so se in questa fase con la variazione di bilancio o nel prossimo bilancio, a ripensare di avere una politica di incentivazione. Questo, tra l'altro, proprio in virtù del fatto che aumentano in maniera sempre maggiore i casi di anziani non autosufficienti, significa anche assicurare contemporaneamente una sostenibilità di sistema. Sarebbe opportuno che noi ragionassimo, così come altre Regioni, anche nella direzione dell'assistenza domestica, del riconoscimento dell'attività di cura come un lavoro, quindi non come un qualcosa che vada parametrato in base all'ISEE. Voi non siete pagati in base all'ISEE, noi non siamo pagati in base alle nostre proprietà e ai nostri patrimoni, siamo pagati per il lavoro che facciamo. Abbiamo scritto sulla risoluzione che questo è un lavoro domestico che va riconosciuto come un lavoro.
L'invito che estendo adesso in V Commissione e nei prossimi ragionamenti che si faranno è proprio di porre l'attenzione sul tema dell'assistenza familiare per cercare di incentivare sempre più questa pratica, che è anche socialmente positiva.
