Objet du Conseil n. 2509 du 12 décembre 2016 - Resoconto
OBJET N° 2509/XIV - Communications du Président du Conseil régional.
Rosset (Presidente) - Con 33 Consiglieri presenti abbiamo raggiunto il numero legale e possiamo iniziare i lavori. Giustifico momentaneamente l'assenza del Vicepresidente Viérin che è alla presentazione di un libro in mia sostituzione.
Punto n. 1 dell'ordine del giorno.
Je vous informe qu'à partir du 29 novembre les réunions suivantes ont eu lieu :
Bureau de la Présidence : 2 fois ;
Conférence de Chefs de groupe : 1 fois ;
IIe Commission : 2 fois ;
3e Commission : 2 fois ;
4e Commission : 1 fois.
Porto a conoscenza dell'Assemblea l'ordine dei lavori: la Conferenza dei Capigruppo, che si è riunita oggi, ha deciso l'ordine dei lavori... ha chiesto la parola il Consigliere Bertin; ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Il referendum costituzionale del 4 dicembre è stato un fatto rilevante anche per questa Regione e questo Consiglio. Un risultato chiaro, che ha bocciato una riforma apertamente e fortemente centralizzatrice, che vedeva la soluzione dei problemi nella concentrazione del potere, nel taglio dei contrappesi democratici, nello svuotamento delle autonomie e nella semplificazione apparente, nonché nell'efficientismo senza popolo: una brutta riforma fortunatamente respinta. Inevitabili le ricadute politiche: innanzitutto la caduta del Governo Renzi, che su questa riforma aveva scommesso nel cercare consenso e legittimazione, ma inevitabili sono stati anche gli effetti politici per la nostra Regione. Innanzitutto il Governo regionale perde il suo principale interlocutore, Renzi: a Roma, dopo la fine del patto di Palazzo Grazioli tra Berlusconi e Rollandin, siglato nel 2010 e finito con la caduta del Governo Berlusconi nel 2012, ma anche con l'accordo Rollandin-Renzi, siglato a Courmayeur la notte di San Silvestro nella caserma Perenni; anche questo, a poco più di due anni di distanza, vede cadere uno dei firmatari. Questi accordi, oltre ad avere effetti disastrosi sulla nostra Regione, non portano neanche molta fortuna a chi li firma: accordi e patti politici che hanno poco di istituzionale e molto di pratiche partitiche e nulla più. Abbiamo poi visto gli effetti di questi accordi!
Anche la Valle d'Aosta ha respinto largamente la proposta di modifica costituzionale, nonostante lo schieramento per il "sì" fosse ampio e, teoricamente, maggioritario. Una bocciatura per i Parlamentari valdostani sostenitori della riforma ed espressione di movimenti autonomisti che, su una riforma che riguardava anche l'autonomia, sono stati smentiti dagli elettori valdostani. Un piccolo sisma politico, un terremoto che lascia tra le macerie anche la Commissione speciale che questo Consiglio ha voluto istituire: la Commissione per la revisione dello Statuto. Una Commissione imposta dalla maggioranza contro il buonsenso che imponeva di aspettare il risultato del referendum: una forzatura, la solita strumentalizzazione dell'istituzione per cercare di tenere incollata una maggioranza sempre più palesemente in crisi. Questa Commissione speciale credo che in due mesi si è riunita tre volte, ha lavorato per un totale di cinquanta minuti senza produrre praticamente niente, ma era inevitabile che fosse così, perché bisognava aspettare il risultato di questo referendum. Cinquanta minuti di lavoro - e non faccio altre considerazioni - si commentano da sole: utilità zero, come previsto. Si doveva aspettare il risultato referendario, questo imponeva il buonsenso, senza procedere ad inutili forzature.
Una cosa ci dice questo referendum costituzionale: non si devono strumentalizzare le istituzioni per fini politici e partitici contingenti. Le forzature e le strumentalizzazioni, chiunque le faccia, non producono niente, lasciano soltanto delle macerie.
Presidente - Collega Bertin, io stavo illustrando l'ordine dei lavori e lei mi ha anticipato con un suo comunicato. Volevo finire di dare le disposizioni all'aula e poi avrei letto le mie comunicazioni; comunque questa la do per illustrata. Intanto proseguo con il percorso sui lavori, dopodiché apriremo il dibattito sulla questione referendaria.
Stavo dicendo che la Conferenza dei Capigruppo, che si è riunita stamattina, ha deciso l'ordine dei lavori di questa adunanza dedicata alle leggi di bilancio della Regione 2017/2019. Nella seduta pomeridiana di oggi esamineremo i punti all'ordine del giorno n. 1 e 2 (Comunicazioni dei Presidenti), n. 3 (Approvazione verbali) e n. 4 (Comunicazione variazioni di bilancio), dopodiché procederemo all'illustrazione abbinata della legge di stabilità e della legge di bilancio della Regione con le relazioni del Presidente della II Commissione, Leonardo La Torre, dell'Assessore al bilancio e finanze, Ego Perron, e del Presidente della Regione, Augusto Rollandin. Domani, martedì 13, inizieremo la discussione generale abbinata della legge di stabilità e della legge di bilancio. Il deposito degli emendamenti, nonché dell'elenco per ogni gruppo consiliare degli approfondimenti su missioni e programmi con l'indicazione del numero di pagina sugli eventuali dettagli di spesa, è fissato per le ore 13:00 di domani; inoltre gli eventuali ordini del giorno dovranno essere depositati prima della chiusura della discussione generale. L'esame abbinato delle due leggi di bilancio proseguirà nelle giornate di mercoledì 14 e giovedì 15 dicembre, con la possibilità dei lavori in seduta notturna sino alle ore 1:00 nelle sedute di martedì e mercoledì, a seconda delle decisioni prese eventualmente dai Capigruppo. Dopo la chiusura della discussione generale vi saranno le repliche del relatore, dell'Assessore al bilancio e del Presidente della Regione. Si proseguirà quindi con l'esame dell'allegato sulla base degli elenchi degli approfondimenti richiesti e con l'esame e la votazione di eventuali ordini del giorno. Le dichiarazioni di voto congiunte sui due disegni di legge saranno effettuate prima della votazione della legge finanziaria nel suo complesso e, a seguire, vi sarà la votazione sul bilancio. Dopo la votazione sulle leggi di bilancio, l'Assemblea procederà con l'esame del disegno di legge n. 98 sul riconoscimento dei debiti fuori bilancio, ai sensi dell'art. 73 del d.lgs. n. 118/2011 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti locali e dei loro organismi). Era doveroso ricordare all'Assemblea come proseguiranno i lavori sul bilancio. Ci sono richieste su tale organizzazione? Non ci sono richieste.
Conseguentemente all'intervento del collega Bertin sugli esiti del referendum, chiedo se vi sono altre richieste di intervento. Ha chiesto la parola il Consigliere Chatrian; ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Il collega Bertin ha già messo in evidenza l'esito del referendum in Valle d'Aosta.
Faccio due considerazioni di natura generale. La prima: ci sono spiaciute, come gruppo ALPE - e le riteniamo anche un po' fuori luogo - le dichiarazioni che il Senatore Lanièce ha rilasciato ai giornalisti e alla stampa il giorno successivo, con le quali ha affermato che "il Consiglio regionale non ha mai approvato un atto sulla riforma e noi Parlamentari siamo stati soli". Probabilmente è rimasto solo all'interno del suo movimento, o volutamente è stato lasciato solo, e possiamo capire gli sfoghi di natura personale.
Riporto però la discussione su un piano più politico. Ho letto attentamente la relazione al bilancio della Provincia di Bolzano e ve ne leggo un passaggio, perché è interessante. Il Presidente di questa Provincia a Statuto speciale, dove il "sì" ha vinto oltre ad altre due Regioni a Statuto ordinario, dice questo: "Mentre la proposta di riforma costituzionale non ha trovato una maggioranza a livello nazionale, nella consultazione referendaria le elettrici e gli elettori altoatesini si sono pronunciati a netta maggioranza per la riforma costituzionale che era già stata approvata dal Parlamento. Considero questo risultato un chiaro mandato alla Giunta provinciale per proseguire nelle trattative con il Governo a Roma verso l'ulteriore sviluppo e consolidamento dell'autonomia". Come dire: questa è la confiance dei nostri elettori e della nostra maggioranza che va in quella direzione. Non è successa la stessa cosa da noi e oltretutto abbiamo letto i giorni successivi - come vi dicevo poc'anzi - le parole del Senatore. In più vi sono dei passaggi che non danno dignità a quest'aula, perché il Senatore forse si è perso qualche pezzo in questi giorni, probabilmente legato anche alla sconfitta elettorale secca in Valle d'Aosta, e ci ricorda che dall'inizio del percorso di questa riforma (2014), il Consiglio Valle non ha discusso la riforma costituzionale. Il Senatore forse non si ricorda che è stato convocato in I Commissione a fine settembre, e quest'aula si è comunque pronunciata il 24 ottobre con una risoluzione aperta a tutte le forze politiche, votata all'unanimità proprio su questa riforma costituzionale. Spiace che si sia sentito solo, o che sia stato lasciato solo all'interno del suo movimento, ma questo non è lo stato dell'arte. Lo stato dell'arte è un altro: questo Consiglio ha discusso e le forze politiche hanno poi preso posizione. Gli sfoghi non sono utili in un momento in cui i nostri accordi purtroppo non sono andati a favore della Valle d'Aosta; rispetto alle altre Regioni a Statuto speciale - come più volte ammesso in quest'aula - sono stati deficitari, soprattutto hanno fatto venire meno il rapporto tra Stato e Regione, sia nel 2010 che nel 2015.
Presidente - Permettetemi, a tutela dell'azione del Consiglio Valle, di ricordare come la nostra Assemblea, fin dall'inizio dell'avvio dell'iter parlamentare del progetto di riforma, abbia manifestato le proprie preoccupazioni ed espresso i propri rilievi sui contenuti della proposta, chiedendo ai Parlamentari valdostani di riferire in I Commissione l'iter di rinegoziazione che aveva riguardato la nostra Regione, di discutere delle ricadute e di condividere le azioni da intraprendere. Era stato inoltre convocato un Consiglio straordinario tematico che aveva portato all'approvazione di una risoluzione all'unanimità e che invitava i Parlamentari valdostani a farsi portavoce delle posizioni adottate in Consiglio regionale. Dico questo a tutela del ruolo istituzionale di questa Assemblea.
Ritengo che la nostra Assemblea non abbia abbandonato nessuno. Credo anche che nell'era globale non ci sia bisogno di inventare, basta prendere il meglio che c'è per la propria dimensione, farlo proprio e adattarlo per sensibilizzare l'auspicato coinvolgimento e penso che il Consiglio abbia attivato questo coinvolgimento. Sulle dicerie e sulle dichiarazioni credo che ognuno di noi farà le proprie valutazioni. Ho detto questo con l'intento di tutelare il ruolo istituzionale del Consiglio, un Consiglio che ha fatto il possibile per coinvolgere i Parlamentari.
Ha chiesto la parola il Consigliere Bertschy; ne ha facoltà.
Bertschy (UVP) - Era proprio per commentare quello che lei, Presidente, ha illustrato bene adesso: ha fatto alcuni passaggi, di questo momento anche di campagna elettorale sulla proposta di riforma costituzionale, dove c'è stato modo di sottolineare, senza intenti polemici, l'importanza che d'ora in avanti avrà - visto che per il passato oramai l'argomento si è concluso con la votazione di domenica 4 dicembre - il riprendere in maniera diversa un rapporto sull'argomento più importante della nostra autonomia e del nostro Statuto di autonomia. Mi era capitato di ribadire questo concetto in occasione dell'incontro svoltosi su invito del SAVT e di vedere già una reazione che non avevo trovato attinente all'espressione che poi, anche come movimento, avevamo voluto portare alla discussione.
Qui oggi non si tratta di dire chi doveva fare di più e chi di meno. Il problema è su quanto non è stato fatto da parte di chi, in quel momento, era il depositario della possibilità di attivare delle iniziative, che non andavano riferite solo al Consiglio regionale. Benché questa sia l'Assemblea più importante delle istituzioni valdostane, credo che quando si tratti di riforma e si tocchi l'argomento autonomia e Statuto il confronto deve essere fatto a trecentosessanta gradi con tutta la popolazione, la comunità, gli attori economici e sociali. Era ed è quindi in questo senso che sono andate le dichiarazioni del dopo voto: che questa non sia un'esperienza da ripetere ma di trovare tutti insieme le condizioni, perché quando si parla del nostro Statuto si argomenti al momento giusto, si trovi la capacità di confrontarsi e si trovi poi anche una visione comune dell'agire. In questo senso noi abbiamo fatto le nostre dichiarazioni, non per farci tirare le orecchie, come Consiglieri regionali, dal Senatore. Questo non è stato sicuramente un commento gradito. Tutti possiamo fare meglio, però, se poi alla fine di un commento siamo anche sgridati per non aver chiamato qua il Senatore, io penso che per tutti i trentacinque Consiglieri questa non sia stata la valutazione giusta del dopo voto.
Il Consiglio regionale coi suoi rappresentanti a Roma, i Sindaci e tutti quanti noi, secondo me faremmo bene a non disperdere l'interesse che c'è stato intorno all'argomento "autonomia e riforme" facendo un lavoro e un percorso che ci permetta, al di là delle Commissioni speciali, di attivare un confronto politico per ammodernare il nostro Statuto.
Presidente - Se non ci sono altri interventi, passiamo al punto n. 2... Ha chiesto la parola il Consigliere Restano; ne ha facoltà. Vi chiederei, per cortesia, di prenotarvi in tempo utile.
Restano (PNV) - Ritengo che l'analisi del voto non sia così semplice da fare come magari è stato fatto in certi ambienti. Sicuramente il nostro Statuto è a rischio e, in ogni caso, lo sarebbe stato con qualunque esito.
Io mi chiedo cosa intenda fare questo Consiglio e cosa intendano fare i valdostani a tutela della nostra autonomia e delle altre Speciali che ci sono in Italia. Se vogliamo farci trascinare verso il basso da eventuali riforme, chiunque sia il proponente, possiamo farlo; altrimenti non ci rimane che lottare per mantenere quelli che non sono dei nostri diritti ma delle nostre prerogative che si sono consolidate nel tempo, dettate da un modo di vivere e da un territorio difficile da frequentare. Questo è il messaggio che noi dobbiamo riuscire a trasmettere d'ora in poi al resto d'Italia, tutti insieme, tutti i valdostani, non solo coloro che frequentano l'ambiente politico: far capire che non è trascinando verso il basso le Regioni a Statuto speciale che si ottiene un risultato importante, ma cercando di elevare le altre Regioni al nostro livello; solo così si può andare avanti ed essere veramente federalisti.
Per quanto riguarda il comportamento e l'analisi del voto da parte del Senatore, io credo che lui sia stato assolutamente in buona fede e che avrà l'occasione di venire in questa sala a spiegare le sue motivazioni, permettendo così di confrontarci non sulle considerazioni passate ma sul futuro della nostra autonomia.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Gerandin; ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Semplicemente per dire che mi auguro che questo risultato referendario ci serva da lezione per quando andremo a giocare il futuro dell'autonomia, a Roma. Le partite giocate in solitaria - ne abbiamo avuto dimostrazione anche nel passato, quando si è parlato ad esempio della fiscalità locale portata avanti dalle altre autonomie (Trento e Bolzano), che qualcuno ha minimizzato in quest'aula - sia al Senato che alla Camera sono partite a perdere, e chi ci rimette sono i cittadini valdostani. Mi auguro che quella del Senatore sia stata solo una frase infelice e ringrazio il Presidente Rosset per aver ricordato i passaggi fatti in quest'aula. Nessuno ha abbandonato nessuno in quest'aula. Con lo spirito e con la speranza che questo ci serva da lezione dovremo soprattutto blindare il futuro della nostra autonomia, un'autonomia che deriva anche dalle risorse finanziarie che avremo, quindi sarà proprio con tale spirito, ma senza prendere lezioni da nessuno, questo no, perché sinceramente non mi sembra il caso di sentirci tirati in ballo. Ho già detto in altre occasioni che a fianco dell'Ufficio di Presidenza ci sono due poltrone libere, per cui sono sempre ben accetti i nostri Parlamentari.
Torno a dire, mi auguro che sia un incidente di percorso, però a questo punto che esca veramente l'immagine e soprattutto il messaggio di questo Consiglio: un fronte politico valdostano compatto sul futuro della nostra autonomia, che dipende anche dalla capacità finanziaria che avremo per l'avvenire.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz; ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Aggiungo due parole anche da parte nostra per dire che la riforma dello Statuto difetterà purtroppo del principio della previa intesa, principio che era contenuto nella proposta di riforma costituzionale. Non voglio commentare il risultato. Dal nostro punto di vista, noi, insieme a chi ha aderito a questo indirizzo, abbiamo fatto il possibile per spiegare le nostre ragioni, ma il risultato delle urne va accolto perché è l'espressione del volere popolare che, per quanto ci riguarda, non va discussa. Come ha ben detto il collega Bertschy, rimane però aperto un cantiere sul quale credo si debba d'ora innanzi lavorare. Penso sia priorità per tutti noi innanzitutto la messa in sicurezza del nostro Statuto, così come compito di quest'aula - non so se attraverso la Commissione speciale sulla revisione o con altre modalità - sarà proprio di lavorare per capire se vi è la necessità, oltre che di confermare la validità dello Statuto di autonomia, anche di ammodernarlo.
Aggiungo - come giustamente è stato detto dal collega Gerandin - che questa partita non può essere fatta se non con chi rappresenta tutti, perché poi, nel momento in cui il risultato delle urne comunque dà un risultato, non può non essere fatta con i nostri Parlamentari. L'invito di oggi, qui, accogliendo anche le considerazioni del Senatore Lanièce - ma penso che su questo anche il Deputato Marguerettaz non possa che condividere - è quello di cominciare a lavorare insieme proprio nell'ottica di portare davvero una maggiore solidità al nostro Statuto di autonomia.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Farcoz; ne ha facoltà.
Farcoz (UV) - Je crois que nous devons partir avec une considération banale, mais qui va regarder, avec une réalité alarmante, le résultat de ce referendum: une campagne politique contre un groupe, contre un Gouvernement, en particulier contre la personne de Monsieur Renzi. De l'autre côté nous ne pouvons pas négliger que les Régions à Statut spécial ont travaillé d'une autre façon. Je crois que le travail du Groupe pour les Autonomies au Sénat comme celui du Groupe pour les Autonomies à la Chambre des Députés ont eu une stratégie de synthèse et de collaboration, une stratégie qui allait dans une logique suprarégionale. À ce propos je crois que le Conseil régional, avec le Conseil extraordinaire d'automne 2014, avait donné des lignes bien précises, reprises après par les Parlementaires et portées de l'avant pour défendre les autonomies dans cette période tout à fait particulière. Cela dit, malheureusement, est évident que dans ces territoires le message n'est pas passé.
Je crois qu'il est nécessaire de faire une considération sur le Südtirol et admettre cette victoire des "oui" avec le 63 pour cent des préférences. Il s'agit d'une donnée politique qui fera raisonner toutes les Régions à Statut spécial, et en effet des différents constitutionnalistes sont déjà en train de dire qu'il y a des Régions un peu plus spéciales et d'autres moins: à nous de réfléchir sur ce thème. De l'autre côté nous devons regarder vers le futur avec pas trop d'optimisme, je crains, parce que je crois que celle-ci a été une des dernières possibilités pour insérer un principe qui, pour chacun de nous, peut être considéré plus ou moins important: le principe de l'entente avec la clause de la sauvegarde. Je crois que dans le futur nous n'aurons plus cette possibilité. Par conséquent, même une modification des Statuts aura sûrement la nécessité de créer des synergies à nouveau avec les Régions à Statut spécial, mais avec une force très très affaiblie. Évidemment si nous n'avons pas modifié les Statuts après la réforme de 2001 et après celle de 2006 c'est parce que nous n'avons pas eu la possibilité d'avoir cette entente État-Région.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Marquis; ne ha facoltà.
Marquis (SA) - Ritengo anch'io doveroso dire due parole sul risultato del referendum, l'esito delle votazioni. Credo sia stata una giornata con una straordinaria partecipazione in tutta Italia.
Noi, come Stella Alpina, abbiamo creduto sin dall'inizio che il principio dell'intesa introdotto in questa modifica costituzionale fosse un punto importante raggiunto per la Valle d'Aosta; tuttavia dobbiamo sottolineare che il risultato è stato che ha vinto il "no" e pertanto credo che occorra adeguarsi alle risultanze.
Dobbiamo lavorare tutti insieme per mantenere le nostre prerogative per cercare di difendere, in questo sistema istituzionale che è rimasto invariato rispetto a prima, le caratteristiche della nostra specialità, affinché possiamo garantire anche in futuro lo sviluppo del nostro territorio.
Presidente - Non ci sono altre richieste. Possiamo proseguire con le comunicazioni del Presidente.
La Commissione regionale per i procedimenti referendari di iniziativa popolare, che si è riunita martedì 6 dicembre, ha deliberato che il referendum propositivo sulla proposta di legge di iniziativa popolare in materia di ferrovie e sistema pubblico integrato dei trasporti non debba avere luogo, in quanto la legge regionale, approvata dal Consiglio Valle il 22 novembre scorso, pur con un nuovo testo, ne recepisce pienamente i principi ispiratori e i contenuti essenziali.
