Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 193 du 29 avril 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 193/81 - SITUAZIONE CONSEGUENTE ALLO STATO DI AGITAZIONE DEI MEDICI DI FAMIGLIA. (Interpellanza)

Presidente - Do lettura del testo dell'interpellanza presentata dai Consiglieri Péaquin, Bajocco e Mafrica:

INTERPELLANZA

Considerato lo stato di disagio per i cittadini, creato dall'agitazione dei medici di famiglia, agitazione proclamata delle Organizzazioni Sindacali di categoria (FIMMG, SNAMI, FNOM), i sottoscritti Consiglieri regionali

INTERPELLANO

L'Assessore alla Sanità per sapere:

1) quante richieste di sospensione temporanea della convenzione per le visite ambulatoriali o a domicilio sono pervenute alle SAUB da parte dei medici di famiglia della Valle d'Aosta;

2) se vi sia anche nella nostra Regione il pericolo di una accentuazione delle forme di lotta da parte dei medici di famiglia (con la non effettuazione delle visite ambulatoriali per alcuni giorni alla settimana, neppure a pagamento diretto);

3) quali iniziative abbia preso l'Assessore alla Sanità per attenuare i disagi della popolazione valdostana, coinvolta suo malgrado in una vertenza il cui prolungarsi accentua la sfiducia nel servizio sanitario pubblico e crea effettive difficoltà ai cittadini in un campo primario come quello della salute.

Presidente - Illustra l'interpellanza il Consigliere Péaquin, ne ha facoltà.

Péaquin (PCI) - Io credo che possiamo tranquillamente dire che l'assistenza sanitaria è in crisi. I medici di famiglia protestano per la mancata attuazione della convenzione che era stata firmata già a gennaio con il Ministro competente; ci pare dalle ultime informazioni che stiano minacciando un nuovo sciopero, una nuova chiusura degli ambulatori che dovrebbe protrarsi dal 1° al 10 maggio, proprio per questi chiarimenti che non possono avvenire e per la proposta che viene dal Governo e dal Ministero della Sanità di far slittare l'attuazione della convenzione - già firmata come dicevo a gennaio - fino ai primi di luglio.

Abbiamo poi l'agitazione dei medici ospedalieri, specialmente quelli a tempo pieno, che si ritengono discriminati da una diversità di trattamento abbastanza notevole e che sono ancora in attesa che si riaprano le trattative per discutere delle loro questioni. E anche i medici ambulatoriali ci pare che non siano del tutto tranquilli nelle loro posizioni. È evidente che di questa situazione fanno le spese anche i cittadini della nostra Valle con quelli dell'intero paese, e che dalle parti interessate viene data spesso e volentieri colpa di questa situazione alla riforma sanitaria - e qui ci sarebbe da discutere molto. Sommato a questo, dobbiamo ricordare che i tagli fatti proprio nel senso della spesa sanitaria e i ritardi nell'approvazione in Parlamento del Piano sanitario triennale danno dei colpi duri alla riforma sanitaria. - e che i cittadini debbano sapere da questo Consiglio e in particolare dall'Assessore alla Sanità, quale è realmente la situazione e a cosa si prevede potrà andare incontro nei prossimi mesi.

Per questo abbiamo fatto questa interpellanza: per sapere qual è la situazione nella nostra Regione; se ci sia anche nella nostra Regione il pericolo di un'accentuazione di queste forme di protesta da parte di alcune categorie di medici, e quali iniziative l'Assessore alla Sanità abbia preso in questo senso.

Tutto questo per chiarire la situazione a noi, Consiglio regionale, che siamo espressione della popolazione della Valle d'Aosta, ma anche all'esterno , in modo che anche i cittadini possano essere informati nel modo dovuto, e non debbano subire una situazione di disagio senza vedere quali potrebbero essere le ripercussioni e quale potrebbe essere la situazione nei prossimi mesi.

Presidente - Risponde l'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) - Sulle argomentazioni di fondo che sono state portate per illustrare la situazione concordo pienamente. In effetti a Roma, in una delle ultime riunioni del Consiglio sanitario, alla presenza del Ministro, da parte delle Regioni si era lamentata la difficoltà nella gestione della riforma decentrata al livello regionale, in quanto ai ritardi che sono già stati sottolineati si aggiungono le difficoltà di interpretazione di norme che vengono emanate al livello nazionale, e in quest'ultimo periodo le difficoltà economiche legate ai contratti.

La riunione si era svolta prima della decisione del Consiglio dei Ministri dei tagli della spesa per arrivare ai 5 mila miliardi - che poi sono stati quattromila e otto - che era necessario fare in quel periodo, ed era stato chiesto agli Assessori quale fosse la loro posizione nei riguardi dei tagli della spesa che, come poi è risultato, erano rivolti a quella sanitaria. In quella occasione è stato chiaramente espresso dai rappresentanti di tutte le Regioni in netto rifiuto ad accettare quella soluzione; rifiuto che si sapeva già a priori non avrebbe cambiato nulla perché quella spesa che, come poi è risultato, erano rivolti a quella sanitaria. In quella occasione è stato chiaramente espresso dai rappresentanti di tutte le Regioni un netto rifiuto ad accettare quella soluzione; rifiuto che si sapeva già a priori non avrebbe cambiato nulla perché quella spesa era già stata decisa, come era già stato deciso l'aumento del ticket, ed era già chiaro lo slittamento della convenzione. Difatti la convenzione che, come Péaquin ricordava, era già stata siglata all'inizio dell'anno, non era entrata in vigore proprio perché al momento della firma necessaria i soldi, come è risultato, mancavano. Quindi era stato promesso ai medici della convenzione un compenso per la quota capitarla che ha scatenato la comprensibile reazione dei medici ospedalieri e ciò proprio nel momento in cui si vuole andare verso il contratto unico. Questo è l'aspetto più grave della questione; a giugno avrebbe dovuto esserci il contratto unico per tutti i dipendenti della futura Unità Sanitaria Locale, e proprio in questo momento c'è una corsa al rialzo, che certo non facilita un'operazione quale quella che dovrebbe essere portata in porto. Quindi agitazione dei medici generici, che è poi alquanto anomala perché riguarda due situazioni giuridiche diverse: una è quella del medico cosiddetto convenzionato, che rimane un libero professionista che accetta un determinato rapporto di lavoro; l'altra è quella dell'ex medico condotto, che accetta di lavorare a convenzione per un certo numero di assistiti, ma che continua a rivestire una parte pubblica in quanto ufficiale sanitario.

Al momento quindi la situazione - a quanto ci risulta, perché di ufficiale non abbiamo ancora ricevuto nulla - presenta lo slittamento della convenzione al 1° luglio, che ha scatenato la reazione dei medici condotti che si astengono dal lavoro, e una nuova agitazione che, come si ricordava, dovrebbe essere per maggio e non è stata ancora confermata.

Al livello locale la partecipazione a questo sciopero non è stata totale in quanto 23 medici non vi hanno aderito. Per adeguarci a questa situazione sono state emanate delle direttive agli Uffici competenti perché si passi dalla forma diretta alla forma indiretta, vale a dire che l'assistito che ha avuto bisogno di ricorrere al medico si fa rilasciare una ricevuta che poi, presentata agli Uffici competenti delle Strutture Amministrative Unificate di Base, dà la possibilità di avere il rimborso in tempi brevissimi.

Le tariffe che sono state concordate e di cui è stata data ampia notizia - e la vogliamo dare ancora adesso, in accordo con i Comuni, in quanto abbiamo pensato di mettere degli avvisi di questa procedura in tutti i locali pubblici e in tutti i luoghi dove fosse possibile notarli per dare la possibilità al cittadino di essere informato sulla procedura - sono di 10 mila lire per la visita ambulatoriale e di 15 o 20 mila per la visita domiciliare - 20 quando viene rilasciato il certificato. Queste tariffe vengono rimborsate.

In questo periodo sono casi sporadici, ma abbiamo notato delle anomalie nel comportamento dei medici, i quali suggerivano delle prassi anomale ai singoli assistiti, proponendo al paziente che, a conoscenza della prassi, chiedeva che gli venisse rilasciata la ricevuta per poter avere il rimborso della visita, di pagare solo una parte della cifra e rinunciare alla ricevuta. Ripeto, con un'informazione corretta speriamo che questo non succeda e che quindi il cittadino, anche in questa situazione di disagio, faccia valere i suoi giusti diritti. Questo, riguardo alla situazione locale, è quello che è stato fatto per quanto era di nostra competenza.

In alcune regioni dal 21 aprile scorso l'agitazione è stata ampliata con la chiusura degli ambulatori. Tale forma di agitazione non è stata attuata, né programmata, per ora, nella nostra regione.

Per quanto riguarda la situazione della riforma in generale, devo solo dire che ai ritardi si assomma la difficoltà oggettiva, di cui avevo già riferito in precedenti occasioni, di trovare specialisti che siano disposti a lavorare negli ambulatori pubblici alle tariffe attualmente fissate; il che vuol dire, in pratica, avere le strutture e non avere il personale sanitario che vi opera. È chiaro che una situazione di questo genere non può che portare la gente a pensare che nel settore sanitario si fanno passi indietro anziché in avanti, e questo avviene a mio avviso, perché all'inizio è stata data l'illusione di fare un cambiamento radicale, su cui si sapeva già di non poter contare. Era chiaro che le strutture periferiche non avrebbero retto a tante variazioni, e così improvvise. Quindi le difficoltà a cui si cerca di dare soluzione al momento attuale sono enormi, soprattutto perché difficoltà strutturali si sommano a difficoltà economiche. Le difficoltà economiche le singole Regioni non possono superarle, e in questo senso ultimamente è arrivata la circolare del Consiglio dei Ministri, nella quale si vieta tassativamente alle Regioni di prendere qualsiasi iniziativa in questo senso. Il che, se può essere giustificato in quanto altrimenti ogni Regione cercherebbe di arrangiarsi, significa anche che praticamente ogni Regione è congelata nella situazione che si verifica localmente senza alcuna possibilità di porvi rimedio, perché la parte economica non è trattabile, ed è la parte di fondo che invece reclamano gli operatori singoli.

Presidente - Risponde il Consigliere Péaquin, ne ha facoltà.

Péaquin (PCI) - È abbastanza amaro constatare come, dopo decenni di sforzi e di lavori fatti in tutte le direzioni per la riforma sanitaria, ci si trovi oggi in una situazione di disagio e in un momento di piena controriforma. Mi ricordo che in questo Consiglio, già in occasione dell'approvazione della Legge di organizzazione dell'Unità Sanitaria Locale, la legge n. 2 dell'80, avevamo fatto presente gli sforzi che avevano dovuto essere fatti e i pericoli che potevano venire da atteggiamenti non responsabili. Siamo il paese del Bengodi, il paese che vive tranquillamente alla giornata, ed è, mi ripeto ancora, molto deludente e amaro vedere come dagli organi preposti vengano siglate delle convenzioni, dei contratti tra le parti, già sapendo di non poterli mantenere, e già sapendo di andare ad inasprire una situazione. Questa leggerezza è da condannare in modo deciso, bisogna che sia detto chiaramente; ed ha scatenato una reazione di tutte le varie categorie di medici che purtroppo sarà molto difficile arrestare. Gli Assessori si sono ritrovati, come diceva bene l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Rollandin, ed hanno rifiutato i tagli previsti sulla spesa sanitaria; comunque la situazione è estremamente grave per quello che riguarda l'attuazione della riforma sanitaria. Proprio per questo io credo che il Consiglio debba prenderne pienamente coscienza, perché ne va di mezzo la difesa della salute dei cittadini e, per quanto ci riguarda, di tutti i cittadini della Valle d'Aosta. Per questi motivi noi riteniamo che la propaganda all'esterno, verso la popolazione, non sia mai sufficiente, affinché i cittadini della Valle d'Aosta rivendichino con forza la soddisfazione delle loro giuste esigenze e necessità, e si facciano anche sentire in modo deciso verso quei medici - mi auguro pochi - che si prestano a fare degli sconti purché quanto da loro richiesto venga reso pubblico.

Ecco, e mi ripeto, sono soddisfatto delle risposte date oggi dall'Assessore Rollandin in questo senso, ma credo - senza per questo voler mettere in second'ordine altri problemi della nostra Regione - che su questi temi della difesa della salute di tutti i valdostani ci debba essere la più ampia unità di azione e soprattutto una presa di coscienza da parte del Consiglio. Che si cerchi di andare fino in fondo a vedere quali sono i pericoli che si corrono, e ci sia pertanto, per l'avvenire, questo lavoro unitario del Consiglio che possa portarci tutti a delle posizioni precise, e fare uno sforzo unitario per superare almeno in parte le inevitabili difficoltà che ci troveremo davanti proprio per la mancanza di serietà, direi, nel proporre le cose, da parte di organi che sono anche superiori alla nostra Regione.