Objet du Conseil n. 2417 du 26 octobre 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 2417/XIV - Petizione per il mantenimento del Liceo Regina Maria Adelaide in via Torino. (Reiezione di due risoluzioni)
Rosset (Presidente) - Punto n. 22.01 dell'ordine del giorno. Ha chiesto la parola il collega Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (SA) - In relazione alla petizione che è stata presentata e sottoscritta dalla Signora Tendini e da 1475 cittadini in data 28 giugno 2016, che è stata poi è assegnata per la sua istruttoria alle Commissioni III e V, espongo a nome mio e del collega Bertschy, Presidente della V Commissione, e anche dei Commissari che hanno partecipato fattivamente ai lavori, le risultanze del relativo iter di esame.
In data 1° agosto 2016 le Commissioni III e V hanno effettuato un sopralluogo presso la sede del Liceo Maria Adelaide con la partecipazione dell'Assessore alle opere pubbliche, Mauro Baccega, il quale ha riferito che, dopo l'entrata in vigore della normativa antisismica nell'anno 2003, si è resa necessaria una verifica tecnica per valutare lo stato di conservazione dell'edificio e gli eventuali interventi necessari. Ha riferito che da questo approfondimento è emerso che l'edificio deve essere interamente adeguato alle normative sugli impianti e a quelle antincendio, che vi sono delle infiltrazioni d'acqua attraverso le cupole illuminanti poste sulle terrazze, che causano infiltrazioni d'acqua nell'auditorium sottostante e creano un dilavamento consistente. Spiega, pertanto, che parrebbe non esservi problematiche strutturali, che coinvolgono lo scheletro dell'edificio e la sua staticità, ma più che altro il sistema di impermeabilizzazione dei terrazzi. Ha comunicato che gli scenari all'epoca tracciati furono: 1) la ristrutturazione della sede attuale con un costo di 7 milioni di euro non sufficiente ad ospitare tutti gli alunni iscritti; 2) effettuare il finanziamento di interventi necessari per 1,5 milioni di euro, di cui 850 mila euro sono stati spesi fino ad oggi per evitare lo spostamento immediato e un intervento di ristrutturazione avrebbe avuto la durata di otto anni e mezzo, il costo di quest'ultimo è lievitato poi a 17 milioni di euro, più 2,5 milioni di spese di IVA e altri costi da sostenere. Ha reso noto che la scelta è andata nella direzione di realizzare una scuola che potesse ospitare due istituzioni scolastiche, con un intervento che si aggira intorno ai 24 milioni di euro, per cui è prevista la concessione di un finanziamento statale di 7 milioni di euro.
In data 23 settembre 2016 le Commissioni consiliari permanenti III e V hanno proceduto all'audizione di una delegazione dei firmatari della petizione, composta dalle Signore Tenedini, Feder e dal Signor Botti (rappresentanti degli insegnanti), la Signora Locatelli e il Signor Scandariato (rappresentanti dei genitori) e il Signor Talamo (rappresentante dei commercianti); successivamente i lavori sono proseguiti con l'audizione degli Assessori competenti Baccega e Rini, accompagnati dai dirigenti delle strutture regionali.
Il Signor Scandariato ha riferito le preoccupazioni dei genitori degli alunni in relazione allo spostamento della scuola Regina Maria Adelaide in località Tzamberlet derivanti da questioni di natura logistica: zona scarsamente servita da servizi di trasporto pubblico e poca presenza di pubblici esercizi che possano fornire i pasti agli alunni nei giorni di rientro pomeridiano. Ha inoltre evidenziato che in via Chambéry, dove sarà collocata temporaneamente la sede della scuola, è presente una sala ludica ed ha espresso le proprie perplessità in merito al fatto che lo spostamento degli alunni sia stato programmato nel periodo delle vacanze natalizie.
La Signora Feder ha fatto rilevare che, collocando il nuovo polo scolastico a Tzamberlet, si allontanano gli studenti dal centro città ove sono ubicati i servizi culturali e si va ad urbanizzare un'area destinata allo sport e al verde. Ha altresì posto una questione relativa al fatto che nel corso degli anni i costi di ristrutturazione della sede del Maria Adelaide sono notevolmente lievitati. Ha precisato che l'attuale ubicazione della scuola consente agli studenti di utilizzare la mensa scolastica, ha riconosciuto che l'immobile necessita di un intervento di ristrutturazione, pur ritenendo possibile proseguire l'attività scolastica e ha fatto presente di non aver avuto la possibilità di visionare i progetti della nuova sede.
Il Signor Talamo ha espresso le preoccupazioni degli esercenti di via Torino derivanti dallo spostamento della scuola per le ricadute negative che interesserebbero le attività commerciali presenti.
La Signora Tenedini ha evidenziato che lo spostamento della scuola nell'area periferica di Tzamberlet provocherà un impoverimento dell'offerta formativa dell'istituzione scolastica. Ha invitato la classe politica ad effettuare un'attenta valutazione di tutti i costi e benefici relativi allo spostamento definitivo della scuola. Ha riferito che nel corso degli ultimi anni l'edificio scolastico è stato oggetto di alcuni interventi edilizi e ha ribadito che l'attuale collocazione della scuola è maggiormente funzionale rispetto alle future ubicazioni ipotizzate.
Il Signor Botti ha riconosciuto la necessità che l'edificio scolastico di via Torino sia ristrutturato e ha evidenziato le difficoltà ad effettuare il trasferimento della sede nel corso delle vacanze di Natale.
L'Assessore Baccega ha proceduto all'analisi del testo della petizione facendo rimarcare che non si è mai parlato di alienazione della sede attuale del Liceo Regina Maria Adelaide e che la scelta di realizzare un nuovo polo scolastico nell'area di Tzamberlet discende da un programma di interventi nell'ambito dell'edilizia scolastica approvato dalla Giunta regionale nel mese di aprile 2016. Ha rammentato che il percorso individuato prevedeva lo spostamento dell'Istituto professionale dalla sede di via Chavanne alla sede storica del Corrado Gex in via Federico Chabod nell'estate del 2016 e il successivo spostamento del Maria Adelaide in via Chavanne. Ha ricordato che quest'ultimo trasferimento è stato posticipato nel periodo delle vacanze natalizie e che tale decisione è stata concordata tenendo conto dei suggerimenti dell'istituzione scolastica interessata. Ha formulato alcune obiezioni in merito a quanto indicato nella petizione relativamente ai costi di ristrutturazione dell'edificio di via Torino, specificando che attualmente i costi stimati ammontano a circa 20 milioni di euro; all'urbanizzazione di una zona verde della città; al fatto che lo spostamento della scuola influisca negativamente sugli esercizi commerciali della zona, ad eccezione di un'attività di pizza al taglio; all'impoverimento dell'offerta formativa per la distanza dai poli culturali del centro storico e i problemi di viabilità; alla mancanza di punti di ristoro nella zona di Tzamberlet, ricordando che in corso Lancieri sono presenti diversi bar e pizzerie.
L'Assessore Rini ha riferito che innanzitutto si è inteso perseguire l'obiettivo di fornire agli studenti un ambiente scolastico sicuro e di maggior comfort rispetto alle situazioni attuali. Ha sottolineato che, rispetto alla contestata lontananza della nuova scuola dai luoghi culturali, pur ritenendo non opportuno fare un ragionamento di mera distanza, la biblioteca regionale risulta essere meno distante dalla nuova sede rispetto a quella attuale. Ha ricordato inoltre che le attività commerciali sono presenti in tutto il territorio comunale e che attualmente potrebbero risultare penalizzate quelle di via Chambéry in quanto il Corrado Gex è stato ricollocato nella sede storica. Ha inoltre ribadito che il periodo di trasloco del Liceo Regina Maria Adelaide è stato concordato con l'istituzione scolastica interessata.
L'Assessore Baccega ha ricordato che l'area di Tzamberlet è stata individuata dopo aver escluso altre zone che non sono state ritenute adeguate per la realizzazione di un polo scolastico e ha riferito che sulla futura destinazione della sede del Maria Adelaide non è stata ancora assunta nessuna decisione. Ha infine ribadito l'opportunità di trasferire l'Istituto da via Torino a via Chavanne, in quanto la sede risulta essere maggiormente sicura e notevolmente più efficiente dal punto di vista energetico e ha ricordato che per la realizzazione della scuola di Tzamberlet la Regione ha ottenuto un finanziamento statale di circa 7 milioni di euro.
L'ingegner Blus ha fornito alcune informazioni relativamente alle problematiche inerenti l'edificio di via Torino e ha riferito che nel corso degli anni la scuola è stata monitorata dal punto di vista strutturale.
L'ingegner Cerise ha precisato che l'attuale sede del Maria Adelaide non risulta essere adeguata dal punto di vista sismico, ma che tuttavia l'immobile non presenta problemi di natura statica da pregiudicare la sua stabilità.
Il dottor Gentile ha fornito alcune informazioni in merito alle modalità del trasloco della scuola.
In data 12 ottobre 2016 sono stati poi auditi l'ingegner Cometto e l'architetto Rosset in qualità di progettisti della verifica sismica svolta nell'anno 2006, i quali hanno riferito che, nell'ambito delle indagini tecniche svolte sull'edificio, non si sono riscontrate fessurazioni importanti tali da compromettere la capacità statica del fabbricato, però si è verificato che lo stesso non è adeguato alle norme sismiche. Hanno reso noto che sono state messe nel piano sottotetto delle strumentazioni di monitoraggio sia delle fessure che un inclinometro per capire se vi fossero delle inclinazioni anomale in corrispondenza del giunto ed è stato avviato un periodo di monitoraggio periodico, che ha avuto inizio a partire dal 2010 ed è terminato nel 2013, da cui è emerso che le lesioni visibili sulla copertura sono essenzialmente delle aperture di cavillature dovute a fenomeni di dilatazione termica. L'ingegnere Cometto ha comunicato di aver svolto, al fine di verificare la stabilità dei controsoffitti e la stabilità dei nuovi manufatti realizzati, due sopralluoghi: uno in data 19 luglio 2016 e l'altro in data 7 settembre 2016, e di avere predisposto una relazione in merito nella cui conclusione ha riportato che è possibile stabilire, anche sulla base delle precedenti considerazioni relative ai quattro anni di monitoraggio, che l'edificio non presenta particolari problematiche statiche che possano pregiudicarne la stabilità, in quanto risulta chiaro che l'evoluzione dell'ampiezza delle fessure e del giunto riguardano i normali movimenti di tipo stagionale e sono legati alle temperature esterne e che, pertanto, la situazione statica è stazionaria. Ha riferito che nella relazione medesima ha raccomandato, in ragione alla sensibilità dei solai alle variazioni di umidità, di effettuare un'ispezione accurata dei controsoffitti ogni volta che dovesse verificarsi la rottura di una tubazione di carico dell'acqua sanitaria o un fortuito allagamento dei locali, che potrebbero provocare lo sfondellamento dei solai, e un'ispezione accurata con cadenza semestrale nel caso in cui l'edificio dovesse essere ancora utilizzato. Ha fatto infine presente che l'obbligo di adeguamento sismico esiste solo per le opere strategiche, tra cui le scuole. L'architetto Rosset ha reso noto che, sulla base delle normative vigenti nel 2007, l'intervento di riqualificazione comportava un costo su stima parametrica pari a circa 9,13 milioni di euro, compreso l'adeguamento sismico. L'ingegner Cometto ha poi specificato che "questa cifra, al di là delle attualizzazioni, riguarda l'adeguamento del corpo esistente alle norme dell'epoca, ovvero l'accelerazione 005 che corrispondeva alle norme sismiche. Adesso l'accelerazione è 015, quindi sicuramente dovrebbe essere suscettibile di un incremento abbastanza significativo dei costi".
In data 14 ottobre è stato audito il Sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, accompagnato dall'architetto Salvador, il quale ha riferito che sono in atto dei ragionamenti valutativi tra il Comune di Aosta e l'Assessorato delle opere pubbliche relativamente alla localizzazione della scuola in zona Tzamberlet in ordine al fatto che la destinazione della stessa non è più di tipo temporaneo, come prevedeva l'accordo di programma, ma vi è la volontà di trasformarlo in un polo scolastico definitivo. Ha precisato che ciò comporta chiaramente la variazione dell'attuale accordo di programma - di cui è in fase di esame la prima bozza di modifica - il quale prevedeva che l'area dove dovrebbe sorgere la nuova scuola, che è di proprietà del Comune, veniva concessa alla Regione per 15 anni. Ha reso noto che al termine di questo periodo l'edificio avrebbe dovuto tornare in proprietà al Comune, che ne avrebbe deciso successivamente la destinazione d'uso. Rimarca inoltre che il bene è di proprietà regionale e che quindi spetta all'Amministrazione regionale la prima valutazione sulla relativa destinazione d'uso, e che il Comune ha l'interesse di capire in che direzione vuole muoversi la Regione nello sfruttare o utilizzare in qualche modo il bene immobile. Ha riferito che allo stato attuale negli incontri che ha avuto con l'Assessore competente non si è parlato di nessuna destinazione e che quest'ultimo ha ribadito che vi è la volontà di mantenere pubblico quel bene e che a oggi non si è parlato né di vendita, né di destinazione d'uso ad edilizia residenziale ma genericamente di una destinazione pubblica, alla quale dichiara di attenersi.
L'architetto Salvador ha riferito che il nuovo accordo di programma aggiunge degli interventi complementari alla scuola provvisoria, con particolare riferimento alla parte infrastrutturale e alla costruzione di eventuali parcheggi complementari o alla trasformazione dell'attuale parcheggio sito davanti al centro di atletica e alla sistemazione della viabilità veicolare con un miglioramento della stessa. Comunica che il costo complessivo di tali interventi è stato stimato intorno ai 700-800 mila euro.
Nella medesima riunione sono stati nuovamente auditi gli Assessori Rini e Baccega. L'Assessore Baccega ha informato che la Giunta regionale in data 14 ottobre ha approvato una deliberazione concernente gli interventi per l'adeguamento di edifici scolastici alla normativa antincendio entro il 31 dicembre, a seguito dell'entrata in vigore del decreto ministeriale emanato a maggio del corrente anno.
Per quanto concerne l'Istituto in questione, il costo dell'intervento comporterebbe un costo tra i 500 e i 700 mila euro, ma lo stesso è stato ritenuto incompatibile con le tempistiche estive, perché avrebbe dovuto comportare dei lavori a livello di rifacimento dell'impianto elettrico e di compartimentazione antincendio in un momento in cui la scuola non è frequentata e che, pertanto, il tempo a disposizione - da luglio a fine agosto - non sarebbe stato sufficiente per realizzare tale intervento. Ha rimarcato pertanto che, anche alla luce dell'obbligo disposto dal decreto ministeriale sopra menzionato, il trasferimento della sede del Liceo deve avvenire prima del 31 dicembre prossimo venturo. Ha sottolineato che da parte dell'Assessorato non è mai stata fatta una comunicazione ufficiale ai genitori degli alunni dell'Istituto in questione che lo spostamento sarebbe avvenuto nel corso della scorsa estate. Ha riferito che l'individuazione della destinazione d'uso dello stabile in discussione rimarrà di carattere pubblico e che, a livello di Giunta regionale, sono state avanzate delle ipotesi tra cui un piano terra con servizi commerciali e ai piani sovrastanti degli appartamenti di edilizia residenziale pubblica e non di emergenza abitativa.
In data 14 ottobre 2016 è stata sentita nuovamente una delegazione dei firmatari della petizione, alla quale sono state riferite le risultanze degli approfondimenti fatti dalle commissioni interessate in merito alla tematica, a seguito dell'audizione degli stessi avvenuta in data 23 settembre. I firmatari hanno preso atto di quanto riferito e hanno espresso le loro considerazioni sull'argomento, ribadendo il loro disappunto in merito alla scelta adottata dal Governo regionale circa le modalità di trasferimento dall'attuale sede del liceo e all'opportunità di costruzione di un nuovo polo scolastico in regione Tzamberlet, la cui spesa stimata si aggira intorno ai 25 milioni di euro.
In data 20 ottobre 2016 le Commissioni consiliari III e V hanno concluso l'iter nei termini del tempo assegnato di discussione sulla petizione, approvando all'unanimità il resoconto testé resovi, rilevando che sull'argomento permangono delle visioni diverse.
Questo è quanto ha contribuito la commissione, io auspico che questo lavoro sia stato sufficiente ed esaustivo a tutti i colleghi per potersi formare un'opinione politica sull'argomento.
Presidente - In merito a questo punto dell'ordine del giorno, porto a conoscenza che sono pervenute due risoluzioni in merito a questa petizione, appena sarà terminata l'effettuazione delle fotocopie, saranno consegnate le copie. Siamo in discussione generale. Ha chiesto la parola la Consigliera Morelli, ne ha facoltà.
Morelli (ALPE) - Le commissioni che si sono occupate di questo tema si sono riunite più volte e hanno approfondito la questione, abbiamo anche fatto un sopralluogo durante l'estate all'Istituto Regina Maria Adelaide per renderci conto di persona di quale sia la condizione di quella scuola. Con l'iter della petizione in commissione però, com'è risaputo, non si arriva a nessuna conclusione, nel senso che il ruolo della commissione è quello di audire tutti i diversi protagonisti, le diverse parti che hanno interesse alla questione; il Consiglio invece ha un ruolo diverso perché qui, tenuto conto degli elementi che sono stati prodotti dalla commissione e dalla relazione molto dettagliata che ha appena letto il collega Marquis, invece è giusto arrivare a delle conclusioni ed evidenziare le eventuali posizioni diverse, oppure una sintesi se le posizioni sono simili. A nome del nostro gruppo, io intervengo quindi per illustrare il nostro punto di vista e voglio cominciare a farlo citando un genitore che è intervenuto in commissione, il quale ha detto: "un genitore tendenzialmente credo sia favorevole quando gli si propone un cambiamento della scuola: nuovo istituto, nuove strutture, questo cambiamento però genera qualche perplessità". Ho voluto citare questa frase pronunciata dal Presidente del Consiglio d'Istituto che è venuto in commissione per dire che è una frase che mi pare significativa, che capiamo, che condividiamo: costruire nuove scuole, nuovi istituti, migliorare la qualità degli ambienti in cui i nostri ragazzi passano tanta parte del loro tempo è sicuramente una cosa bella e giusta, è un investimento fatto per la cultura, è un investimento fatto per l'educazione dei nostri giovani, ma in questo caso vi sono delle perplessità perché i diretti interessati (gli studenti, le loro famiglie, il personale docente e non docente) non sono così certi che il cambiamento produrrà un miglioramento, anzi temono che vi sarà un impoverimento dell'offerta e ci chiedono, vi chiedono, le chiedono, Assessore, con molto garbo ma con molta fermezza, se veramente sul piatto della bilancia sono stati messi i costi e i benefici di questa operazione; se veramente la decisione finale sarà valutata adeguatamente.
In questo caso, nel caso dell'abbandono dell'Istituto Regina Maria Adelaide e della conseguente costruzione della scuola di Tzamberlet, le perplessità sono tante, sono di buon senso - abbiamo già avuto modo di dirlo in quest'aula - e sono ben esplicitate dai firmatari della petizione. Premesso che, dal punto di vista della normativa antisismica, è assodato che è necessario intervenire su quella struttura, abbiamo appreso che non è un adeguamento cogente, che non va fatto entro una certa scadenza, ma è sicuramente una buona cosa: tutti condividiamo la necessità di rendere le nostre scuole più sicure e questa è per tutti una priorità. Ciò detto, però, la cosa che riteniamo inopportuna, e direi anche scriteriata, è ormai la volontà manifesta, perché questo è emerso in commissione, di non procedere con la linea adottata fino ad ora di ristrutturare e di mettere a norma l'Istituto Regione Maria Adelaide, una scuola che ha una ragione di essere lì in quella posizione. Per anni, dal 2001, si sono affidati incarichi di progettazione che sono costati all'Amministrazione regionale decine di migliaia di euro, forse anche di più; si sono fatti lavori di consolidamento, di ristrutturazione delle palestre che sono attualmente perfettamente agibili, anche se non adeguate alla normativa antisismica; di costruzione di un nuovo ascensore; di sostituzione dei serramenti ancora poco tempo fa, un anno fa; si sono fatti interventi per continuare a rendere fruibile una scuola che per tutti questi anni, a quanto ci è stato detto, ha risposto adeguatamente alle esigenze degli studenti, degli insegnanti e di tutto quel mondo che vi ruota intorno. Tutto questo ha contribuito a rinsaldare la convinzione che viene espressa in modo molto chiaro nella petizione, che è una posizione che condividiamo, che abbiamo sostenuto da sempre: quella scuola è giusto mantenerla lì, ha un senso mantenerla lì, che dopo i necessari lavori di ammodernamento e di adeguamento alla normativa che comporteranno il trasferimento dell'istituzione nella scuola polmone di via Chavanne, l'Istituto Regina Maria Adelaide dovrà andare a recuperare la sua sede originale di via Torino e non essere dislocato completamente a Tzamberlet. Tutto questo per motivazioni diverse: didattiche, perché è bene che i ragazzi siano il più possibile vicini ai centri culturali, ma anche ai centri sociali. Non è questione di andare a misurare i metri di distanza dalla biblioteca regionale, ancorché, secondo me, è opinabile quanto sostenuto dall'Assessore Rini sulla distanza dalla biblioteca, ma è bene perché questi sono ragazzi delle scuole superiori, non sono dei bambini della scuola materna per i quali può avere un senso essere accolti in una scuola che si trova immersa nel verde, circondata dai prati. Questi sono ragazzi di un'età nella quale è bene che siano stimolati culturalmente, che vanno lasciati in quella parte di città dove si trovano anche le altre scuole superiori e non vanno ghettizzati in periferia. Stare nella città fa crescere i ragazzi in quanto persone molto di più che mantenendoli nella marginalità, anche ovattata, anche piacevole di una zona poco urbanizzata. Viceversa la città trae beneficio dalla presenza delle scuole, perché la scuola è un luogo di relazioni sociali, oltre che pedagogiche; le scuole vivono del rapporto con la città e la città vive del rapporto con le scuole. Io credo che questo sia verificabile anche nelle piccole comunità con il rapporto che esiste tra le scuole primarie ovviamente e la comunità.
Oltretutto, e lo dice anche la Buona scuola, le scuole devono diventare edifici polivalenti, aperti alle esigenze della comunità nella quale sono inseriti. Non lo dico io, non lo diciamo noi, lo dicono studi di esperti che sono stati interpellati da amministrazioni comunali, da amministrazioni provinciali, che si interrogano sul senso profondo del costruire le opere pubbliche e del costruire in particolar modo le scuole, in modo ancora più accentuato in una fase storica di difficoltà finanziarie. In questo caso invece - lasciatemelo dire, non voglio essere riduttiva - mi pare che ci si sia limitati un po' alle valutazioni proprio di tipo edile. Non si tengono in conto le ricadute economiche perché delocalizzare - l'abbiamo già detto ma è utile ripeterlo - un migliaio di persone tra studenti, insegnanti, personale e altri soggetti non sarà indolore per quella parte di città. Elemento di cui si è tenuto conto nel momento in cui si è deciso di trasferire la Facoltà di Ingegneria a Pont-Saint-Martin per dare in qualche modo una compensazione al fatto che a quel Comune venissero sottratte delle scuole superiori. È un ragionamento che è stato fatto ed è un ragionamento che ha un suo senso e che dovrebbe essere fatto anche per questa situazione.
Vi sono altri aspetti che ci lasciano perplessi: primo fra tutti che si possa sostenere una programmazione degli interventi sull'edilizia scolastica senza avere già le idee chiare in modo preventivo, senza sapere esattamente cosa poi si farà degli edifici che si vanno ad abbandonare. La delibera parla di altra destinazione, di alienazione; in commissione è stata ipotizzata la trasformazione in un edificio a destinazione commerciale al pianterreno e residenziale per gli altri piani, come non si può ancora avere un'idea precisa di che cosa si vuole fare di quell'edificio lì? Sembra assurdo al punto che viene il sospetto che invece l'idea ci sia, ma forse non la si voglia rendere pubblica. Non condividiamo e lo diciamo serenamente, senza polemica, la decisione di costruire una scuola definitiva e stabile a Tzamberlet, che è una zona vocata allo sport, dove vi sono impianti sportivi che è bene valorizzare, che è bene ampliare. È una zona - ci è stato detto - degradata: se così è, la soluzione non mi pare andare a costruirvi una scuola. La si bonifichi, la si renda fruibile e soprattutto vi si mantenga il maneggio, perché ha un senso mantenere il maneggio in un'area sportiva. Noi pensiamo che con una programmazione puntuale le scuole da ristrutturare si possano avvicendare all'interno della scuola polmone che già esiste, evitando di andare a costruirne un'altra, con una spesa ingente, andando ad occupare ulteriore suolo.
Quanto all'aspetto finanziario, dai conti parametrici, perché solo di quelli disponiamo, che ci sono stati presentati, la soluzione di Tzamberlet ci pare essere la più costosa perché, oltre alla spesa di costruzione dell'edificio, bisogna anche tenere conto delle spese di spostamento del maneggio, dell'infrastrutturazione di una zona che attualmente non è assolutamente urbanizzata e adeguata ad accogliere una scuola. Voi probabilmente ci obietterete come prima cosa che la scuola di Tzamberlet sarà fatta per accogliere ben due edifici scolastici, non solo uno, e allora forse è ancora il caso di soffermarcisi di più, perché trasferire il Manzetti e il Maria Adelaide vuol dire tra studenti e personale qualcosa come almeno 1500 persone sottraendole alla città e trasferendole lì. Ci si dice che c'è bisogno di spostare definitivamente il Manzetti a Tzamberlet per lasciare più spazio al Liceo; noi diciamo che forse bisogna anche considerare il Saint-Bénin: un edificio attualmente vuoto con una volumetria anche importante a destinazione scolastica, che potrebbe, ristrutturato, evidentemente andare a soddisfare anche le esigenze del Liceo.
In sintesi noi crediamo che le istanze dei firmatari della petizione siano fondate, siano di buon senso e vadano tenute in debita considerazione, cosa che ci pare - mi permetto di farlo notare - non sia stata fatta dal Governo regionale. Non ci risulta che gli Assessori - o perlomeno quando ne abbiamo parlato in commissione ancora non era stato fatto, e questo è avvenuto circa una settimana fa, quindi a mesi dalla presentazione della petizione - abbiano incontrato queste persone quanto meno per sentire dalla loro viva voce quali sono le istanze. E siamo rimasti - me lo lasci dire, Assessore Baccega - ancora più sorpresi dalla comunicazione di diniego rispetto al fornire loro la relazione che è stata fatta dagli uffici e che è stata fornita alla commissione. Non è stata fornita loro con un rifiuto subordinato ad una decisione che dovrebbe essere presa in seguito ad una valutazione: ma come si può rifiutare di fornire alle persone che sono direttamente interessate una relazione, che non ci pare contenga chissà quali segreti? Proprio non vediamo cosa si voglia nascondere di quel documento. Se le informazioni non vengono fornite direttamente ai cittadini, quel tipo di informazioni francamente ci chiediamo a chi debbano essere fornite.
Concludo, la sollecitazione, l'invito è a fare un'ulteriore approfondita riflessione per cercare di ottimizzare l'utilizzo delle risorse finanziarie, per cercare di utilizzare al meglio gli stabili pubblici che sono in città, per cercare di dare una destinazione adeguata a questi spazi evitando di disseminare la città di contenitori, di grossi contenitori vuoti, come dobbiamo constatare sta avvenendo per tanti edifici pubblici e poi, dando anche alle istanze dei cittadini la giusta considerazione, il peso che queste richieste meritano.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega La Torre, ne ha facoltà.
La Torre (UV) - Il mio sarà un intervento pacato, di confronto dialettico, anche perché credo che diventi estremamente difficile intervenire sulla sostanza e nel merito quando ormai gli Assessori si sono già espressi in più sedi sulla irrevocabilità del percorso, sostenuti giustamente da motivazioni di carattere tecnico. La sostanza quindi credo sia difficilmente mutabile, però sento il dovere di fare qualche riflessione su due elementi: la prima sul metodo, perché questo è un momento un po' particolare della politica, in cui la stessa viene messa in discussione e molte volte viene messa in discussione proprio per le azioni che fa quando queste azioni non vengono comprese dai cittadini, perché molte volte le azioni che noi facciamo hanno un senso e hanno anche delle motivazioni di carattere in questo caso tecnico, ma forse a volte la superficialità della politica fa sì che in qualche modo ci sentiamo superiori ai cittadini - poi in realtà lavoriamo per i cittadini e non viceversa - e non sentiamo la necessità di spiegare fino in fondo ai cittadini, nei termini e nei modi giusti, e insistere e insistere ancora per far loro comprendere qual è l'interesse per loro...e molte volte agiamo, com'è accaduto in questo caso, dove c'è stato sicuramente un cortocircuito da qualche parte all'interno della pubblica amministrazione, perché è evidente che non è normale che una scuola si trasferisca in corso d'anno: è normale che si trasferisca o alla fine o all'inizio.
Sicuramente quindi c'è stato un cortocircuito e questo metodo, un po' superficiale a mio avviso, ma di cui tutta la classe politica si deve fare carico, non spiega a 1400 cittadini cosa sta succedendo e dovrebbe far capire quindi le motivazioni forti e insuperabili che ci sono state. Questo fa sì che ci sia una petizione, fa sì che si crei veramente una frattura fra quelle che sono 800 famiglie di studenti, le firme complessivamente sono 1400...l'ennesima frattura tra quello che fa la politica e l'interesse dei cittadini, che deve essere rispettato. Questo mi dispiace proprio perché, come ho detto, si poteva tranquillamente superare in una programmazione un pochettino più precisa, ma anche semplicemente nella capacità di chiedere scusa a questi cittadini, semplicemente chiedendogli scusa. Non siamo stati forse sufficientemente capaci non per colpa sicuramente di una persona in particolare, ma nel complesso di una macchina che ha visto lo spostamento dell'IPR, che ha visto lo spostamento di altre realtà scolastiche, non siamo stati capaci di farla funzionare come avremmo voluto. Ci scusiamo con voi perché capiamo il vostro disagio, qui il disagio c'è, Signori! E si dovranno trasferire perché le motivazioni tecniche sono insuperabili. L'abbiamo visto, l'abbiamo analizzato, quindi non è colpa dell'Assessore Baccega, ci mancherebbe altro, non è un attacco a lui, né alla dottoressa Rini, ma i disagi ci sono.
Qui possiamo entrare nell'ordine della seconda riflessione, che non è più solo quella del metodo, che penso di aver spiegato abbastanza bene, ma su quello che è il riferimento e il ragionamento di una destinazione urbanistica. Qui non a caso quando si fanno o si pensano le città, le si leggono in modo urbanistico, dando a dei luoghi delle caratteristiche particolari. Quando si pensa agli edifici scolastici, quindi si pensa ad un'urbanizzazione che c'è intorno agli edifici scolastici, una funzione che essi hanno di carattere anche socio-economico o sociale, come diceva la dottoressa Morelli.
Evidentemente questi accordi di programma sono dibattuti, sono poi mutati. È chiaro che gli accordi di programma possono anche essere mutati, ma di nuovo i mutamenti dovrebbero essere leggibili dall'opinione pubblica. Tutti gli accordi di programma possono essere cambiati, molte volte è necessario cambiarli perché cambiano anche le città e cambiano le esigenze, ma questi accordi di programma devono essere leggibili dai cittadini, perché sennò di nuovo la politica non viene interpretata dai cittadini e di nuovo la politica viene vista come arroganza nei confronti dei cittadini, anche quando fa le cose giuste. Non entro nemmeno nel termine se sia giusto o meno delocalizzare le scuole di Aosta: su questo potremmo fare una lunga discussione su dove si potevano localizzare, delocalizzare, ma questo è un altro discorso ancora.
Restando solo sul discorso urbanistico, è evidente che c'è di nuovo un altro momento di cortocircuito, perché anche qui la città di Aosta ha un ruolo e noi non ci possiamo dimenticare che via Torino è uno dei punti strategici di cerniera tra tutta un'area più urbanizzata e meno urbanizzata, quindi parliamo del Puchoz su cui sappiamo benissimo che il Consiglio comunale di Aosta dibatte da dieci anni, dove ha approvato progetti, li ha cambiati, li ha riapprovati e poi li ha ricambiati, e anche lì mi viene da dire: come si può pensare che quella zona diventi commerciale se chi deve investire non sa nemmeno quello che si farà. Perché oggi un privato cittadino, un imprenditore deve andare ad investire quando non si sa nemmeno cosa succede in quella zona, cosa faranno in quella zona? La chiuderanno tutta? La apriranno tutta? Io perché devo andare ad investire i miei soldi lì, perché devo andare ad affittare un negozio lì quando non c'è neanche un progetto che duri cinque anni? Cambia ogni tre anni, cambia ogni due, cambia ogni sei...non si capisce più niente! Adesso viene fuori il problema - infatti lo pongo perché è interessante questo discorso sull'urbanizzazione - su che cosa ci faremo. Io non entro neanche più nel termine, mettetevi il cuore in pace, "non ci saranno i cittadini, i cittadini non verranno neanche più", il trasferimento sarà fatto e la scuola sarà chiusa. Che cosa ci faremo? Destinazione pubblica. Qualcuno ha spiegato bene che ci sono problemi di carattere sismico, statico, io non sono ingegnere e faccio confusione tra queste due cose, però se ci sono...qualunque destinazione pubblica manterrebbe gli stessi problemi. Io quindi credo che se ci fai la biblioteca o degli alloggi, comunque ci devi spendere dei soldi perché se il conglomerato cementizio è slegato, qualcuno lo deve andare a legare, non è che si lega da solo durante la notte, quindi lì dei soldi andranno spesi. Poi si possono fare anche dei ragionamenti e dire che in quella zona dove c'è un'affluenza ogni mattina - io vivo lì quindi per me diventa facile parlare di quella zona - stradale proprio urbanistica, in questo caso di macchine, di accessi, di persone che arrivano, di parcheggi, di funzioni di trasporto pubblico: tutte queste cose verranno meno in quell'area e verranno ribaltate in un'altra area. Ci dobbiamo però chiedere dove verranno meno che cosa succederà e dove verranno ribaltate che cosa succederà. Io anche lì dove verranno ribaltate non entro nel merito, perché se lo state facendo, sicuramente voi lo sapete; io mi chiedo invece dove abito io, dove verranno tolte, sottratte che cosa succederà. Apparentemente, perlomeno per i prossimi uno o due anni, ci sarà il Deserto dei Tartari. Già c'è il Puchoz, che sostanzialmente sappiamo quanto è a norma, sappiamo come devono trigare ogni volta per entrare negli spogliatoi e aprire una doccia. Diventerà il Deserto dei Tartari. Poi certamente lì c'era già tutto il discorso dell'Arco di Augusto, la pedonalizzazione...io ho l'impressione che non ci sia un progetto: non c'è il metodo e non c'è il progetto e queste due cose messe insieme sono terribili perché fanno sì che la politica non viene capita dai cittadini e se non c'è il metodo e non c'è il progetto e la politica non viene capita dai cittadini, io vi chiedo perché ci devono votare e mi chiedo se ci voteranno. Questa è una domanda che mi faccio: perché ci devono votare e poi mi chiedo se ci voteranno, però io non voglio fare un ragionamento di questo tipo. Le risposte le avete già date, quindi, come ho detto, era difficile intervenire perché tanto nella sostanza è già determinato che questo spostamento ci sarà, è già determinato che avverrà a Natale, speriamo che riescano a farlo nei tempi e nei modi giusti, perché, da quello che ho capito io, dal 1° gennaio, non essendoci più il certificato prevenzione incendi, in teoria uno non può neanche più entrare in quella scuola, quindi speriamo che facciano in tempo a farlo tutto entro il 31, perché se magari ne resta un pezzo per 20 giorni, quei 20 giorni è un rischio. Se ne resta un pezzo da fare dal 1° al 20 gennaio, siamo senza certificato, sarà bene che qualcuno vada a vedere che il 31 venga messo il lucchetto. Magari lo accompagno anch'io e magari viene anche Cognetta. Andiamo a vedere che il 31 venga messo il lucchetto, così dal 1° non entra più nessuno, quindi adesso si fa il trasferimento, però fatelo e fatelo entro il 31.
I cittadini il 28 giugno hanno presentato questa petizione, si poteva spiegare meglio, si poteva cercare la loro comprensione o quanto meno chiedergli scusa e dire la politica è al vostro servizio, non siete voi che siete a servizio della politica, quindi vi chiediamo scusa per il disagio e il disagio che proveranno i vostri figli.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Questo è il triste epilogo di una storia già scritta di un film sceneggiato diverso tempo fa; oggi siamo al finale. Una storia iniziata nel lontano 2010 quando è nata l'idea, il progetto di realizzare una scuola polmone nell'area Tzamberlet, nella zona dell'area verde poi spostata nella zona del maneggio. Un'idea allora nata per realizzare una scuola polmone, ma che già all'epoca, visto il notevole investimento che richiedeva questo intervento che nel tempo poi è lievitato, bisogna tener presente che il primo impegno di spesa per questa scuola era di 13,5 milioni nel 2010, successivamente è lievitata a quasi 18 nel 2011, 23 nel 2012 e siamo ai quasi 25 milioni attuali soltanto per la realizzazione dell'edificio, e c'è stata anche qui una lievitazione dei costi notevole nel tempo. Venticinque milioni per la scuola a cui bisogna aggiungere evidentemente tutti gli interventi relativi all'urbanizzazione della zona, che è una zona, come sappiamo, che attualmente ha una vocazione diversa. Innanzitutto ci sono i quasi 2 milioni previsti per delocalizzare il maneggio, a cui poi si dovranno aggiungere gli interventi per quanto riguarda gli impianti fognari, che sono di circa mezzo milione, se non mi sbaglio. Tra l'altro, la convenzione siglata con il Comune di Aosta nel lontano 2010 totalizzava in 2 milioni questi interventi di urbanizzazione, oltre ai 500 mila previsti per l'aspetto fognario. Si dovrà poi anche intervenire da un punto di vista del traffico, con una riorganizzazione dei trasporti per far sì che questa parte di città sia collegata con questa nuova scuola, che al momento si trova in una zona che non è facilmente accessibile dal punto di vista del trasporto pubblico. Se facciamo un calcolo totale di questo intervento, arriviamo sopra i 30 milioni. È ovvio che con una spesa del genere...ovvio no ma, al di là delle dichiarazioni, visto che si voleva a tutti i costi realizzare questa struttura, questa struttura sarebbe diventata una struttura fissa, anche perché le funzioni di scuola polmone sono state poi svolte dalla scuola di via Chavanne. In effetti, l'Istituto Regina Maria Adelaide andrà a finire in quella scuola, che, di fatto, è diventata la scuola polmone. Pertanto, la scuola di Tzamberlet, nata come scuola polmone, è assolutamente inutile; è uno spreco di risorse, 30 milioni e passa, che potrebbero essere tranquillamente utilizzati per riammodernare e intervenire sull'edilizia scolastica attuale, tenendo presente che gli attuali edifici scolastici della città sono sufficienti ad accogliere la popolazione scolastica attuale e anche quella prevista nei prossimi anni, anche le proiezioni...l'esistente è in grado di farlo. Evidentemente ci vuole un intervento generalizzato su questo settore e con una somma di oltre 30 milioni a disposizione per quanto riguarda la costruzione della struttura di Tzamberlet, le possibilità finanziarie ci sono per un intervento che metta in sicurezza e conservi l'esistente in città, è questo il problema...
Dietro questa idea di spostare le scuole fuori dal centro storico vi è un'idea di città, come si sottolineava in precedenza...e, tra l'altro, contraddice quello che si è fatto negli anni. Esistono diversi progetti sia comunali che regionali riguardanti la zona Arco d'Augusto, Puchoz, Cittadella dei giovani, progetti che vanno dalla pedonalizzazione di quella zona di via Torino e l'idea che stava dietro a questi progetti, che sono sia del Comune di Aosta e della Regione, era quella di trasformare via Torino in un percorso legato alle attività culturali scolastiche, perché troviamo partendo dalla zona ad est la Cittadella dei giovani, la scuola attuale Regina Maria Adelaide, nei vecchi progetti era prevista la trasformazione del Puchoz in un parco pubblico, poi se continuiamo in questo percorso, si arriva a Saint-Bénin come luogo espositivo, alle altre scuole, al Cinema Splendor, che purtroppo è rimasto un cinema, più che un cinema una sala polivalente, non è diventato quel teatro che si poteva sperare, per finire con la biblioteca regionale. Una zona che nelle tante parole spese in questi anni era vista come una zona viva, pedonale nella quale la presenza dei giovani era essenziale, questo è quello che ci siamo raccontati, perlomeno qua ad Aosta per anni. Se togliamo i 1500 giovani da questo progetto, evidentemente le cose cambiano e cambiano profondamente. Questa idea che ci siamo raccontati dello sviluppo di questa via è completamente stravolta da questa iniziativa che vede spostare tutti questi studenti in un'altra zona della città, andando ad occupare nuovo suolo in un'idea sbagliata, perché sappiamo che è essenziale...tra l'altro, ci sono delle indicazioni dell'Unione europea che, entro il 2050, bisogna arrivare a un consumo di suolo zero e non andare ad urbanizzare nuove zone. Qui andiamo ad urbanizzare una nuova zona che ha una vocazione: quella sportiva, ci sono tutti gli impianti, perché andare ad intervenire?
Al di là del danno diretto, vi è un grandissimo danno indiretto: quello del centro storico, che viene fortemente penalizzato già attualmente. Al di là dei progetti che stavano dietro agli sviluppi di questa parte della città, lo spostamento di queste mille persone da quella zona avrà un effetto diretto sulle attività economiche di questa parte di città. Vivo in quella zona e mi rendo conto di quale potrà essere l'impatto economico per le attività commerciali di quella zona, ma più in generale anche sugli aspetti sociali: avremo una città certamente meno viva, è una scelta che preclude quei progetti, di cui anche nel Comune di Aosta, e non solo, si è parlato per anni.
È evidentemente, a mio avviso, una scelta sbagliata, che si lega ad un'idea di città che non è quella che perlomeno ho io, un'idea di città legata ad un modello urbanistico tradizionale in Europa nel quale i centri storici hanno una funzione importante. Non è il modello americano nel quale...non è Los Angeles, la città che viene portata ad esempio, nella quale non vi è un centro e vi è uno spostamento delle persone perlopiù in automobile da una località all'altra, con un'occupazione di suolo estremamente elevata e anche da un punto di vista sociale e dei rapporti sociali certamente di qualità inferiore. Queste sono le due idee di sviluppo di una città.
Al di là di questo, restano però delle conseguenze negative sulla città dirette e immediate da questo spostamento. Mi stupisce anche l'atteggiamento del Sindaco di Aosta che vive questo aspetto come una cosa che non lo riguarda. Dà l'impressione di essere rimasto a fare il Sindaco di Rhêmes, ma oggi ha un altro incarico, dovrebbe entrare nella parte del Sindaco di Aosta e dovrebbe preoccuparsi per le conseguenze. Scelte peraltro fatte sopra la sua testa perlopiù dall'Amministrazione regionale e che avranno delle conseguenze gravi per la città di Aosta.
Come dicevo, questi sono una parte dei problemi che esistono collegati a questa decisione, resta poi quello - se malauguratamente si farà questa nuova scuola a Tzamberlet e si sposteranno tutti questi alunni: quelli del Manzetti e quelli del Maria Adelaide - a Tzamberlet dell'utilizzo di queste nuove volumetrie, che sono enormi e che rischiano anche in funzione delle poche disponibilità finanziarie della Regione e del Comune...perché lo stesso Comune anticipa che non ha nessuna volontà di acquisire questo immobile, perché non ha in nessun modo la capacità finanziaria anche soltanto di intervenire per una ristrutturazione. Questi immobili rischiano di rimanere vuoti, inutilizzati per decenni, finché non nascerà qualcosa di diverso. Questo sarà un grave problema per la città, oltre che l'abbandono di vari progetti che vedevano uno sviluppo diverso di quella zona. Ora vagamente si dice che il Sindaco immaginava di volere uno sviluppo turistico per quella zona, ma non vedo come si possa fare, perché mi sembra che richiederà tantissimo tempo e che al momento non vedo realizzabile. Al momento vedo dei gravi danni per la città, agli studenti che frequentano questa scuola del Manzetti nei prossimi anni, che, tra l'altro, saranno anche quelli che pagheranno il costo di questa operazione, perché, come sappiamo, questi finanziamenti sono fatti con l'accensione di un mutuo, sono debiti che pagheranno in particolare le prossime generazioni, le stesse che oggi frequentano scuole e che - oltre al danno anche la beffa - nel tempo dovranno anche pagare questo debito.
Resta una scelta sbagliata di fondo: quella di realizzare questa scuola a Tzamberlet. Peraltro annuncio che verrà presentata sull'argomento una risoluzione che è stata appena depositata e che affronteremo più tardi.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Cognetta, ne ha facoltà.
Cognetta (M5S) - È stato interessante ascoltare fin qui il dibattito, soprattutto per quanto riguarda ciò che ha detto il collega La Torre, fino adesso l'unico che si è espresso per la maggioranza, speriamo in altri contributi. In effetti, ha posto l'accento su cose sulle quali io spesso richiamo l'attenzione dell'aula: la partecipazione e il lavorare per i cittadini, vuol dire che pian pianino magari questi concetti stanno passando. È interessante notare che di tutte le petizioni che ho visto fino ad oggi in questo Consiglio presentate dai cittadini non ne è stata accolta nessuna. Vuol dire che sono sempre petizioni che non hanno senso, perché non sono mai accolte...ed è strano anche notare che anche quando scrive un Consiglio d'Istituto, quindi non parliamo solo di un gruppo di cittadini facinorosi che ce l'hanno assolutamente con la maggioranza, perché sono degli estremisti, ma un Consiglio d'Istituto che comprende tutte le parti e tutti i cittadini, nel senso più largo possibile, anche questo rimane inascoltato.
Vorrei sollevare solo un paio di questioni tecniche: la prima riguarda i certificati di prevenzione incendi. Sappiamo benissimo, perché ce lo siamo detti in quest'aula, che gli edifici scolastici non sono gli unici a mancare di questi certificati e la situazione di diversi edifici pubblici, scolastici e non, è più o meno la stessa sia da un punto di vista strutturale, sia da un punto di vista sismico, sia da un punto di vista dei certificati di prevenzione incendi. È una situazione che conosciamo da anni, in molti casi facciamo anche finta di niente: ricordo su tutti la questione di Pollein, dell'autoporto di cui ho parlato ultimamente, ma abbiamo fatto anche altri rilievi, che va avanti tranquillamente da anni senza avere il CPI, e prosegue in barba a qualunque tipo di discorso e di riferimento normativo. Alle volte quindi noto che si fa un uso un po' specioso delle leggi: a volte alcune si applicano in maniera ferrea e senza nessun tipo di deroga, altre invece non si guardano assolutamente e si va avanti come se niente fosse. Il che ad un occhio inesperto qual è il mio fa sembrare che non ci sia la volontà di risolvere il problema, ma ci sia semplicemente la volontà di utilizzare le leggi a seconda dell'indirizzo che voglio ottenere, il che non è tanto bello, perché o si applicano tutte bene o non si applicano. Non che facciamo che lì mi serve quella cosa e allora la applico; là non mi serve e allora non la applico, oppure è controproducente applicarla addirittura. Se facciamo così, non possiamo definirci un'amministrazione pubblica che lavora in favore dei cittadini, possiamo definirci un'amministrazione pubblica che lavora in favore degli Assessori, questo non va bene. È un'ipotesi, io non so se succede questo, dà l'impressione vista dal di fuori.
Così come mi sembra ovvio - ed è stata una volée molto veloce, non è stata approfondita - che chi patirà, oltre ai ragazzi che si sposteranno e ai professori, le conseguenze più pesanti e importanti sono i commercianti della zona. Il fatto che poi questi restino senza lavoro...è vero che i numeri sono piccoli, quindi alla fine che ci importa...10, 15, 20, 30 persone che perdono il lavoro e chiudono l'attività non è poi un numero così grande, tra l'altro, sono tutti frazionati, quindi non fanno neanche numero come un'azienda che chiude tutta insieme, però forse quando si prendono delle decisioni politiche così, magari un passaggio andrebbe fatto anche su questo. Magari un po' più di considerazione di queste persone bisognerebbe averla, invece si fanno le cose senza valutare tutto l'insieme o, meglio, si valuta solo una parte.
Penso di correggere, non me ne voglia, la collega Morelli: l'Assessore so che è andato poi a parlare con il Consiglio d'Istituto, con i ragazzi dopo però la nostra audizione e ha spiegato in maniera approfondita - da quello che so - la situazione. Mi fa piacere che l'abbia fatto, Assessore, magari lo poteva fare anche prima. Probabilmente, così com'è stato detto anche in commissione, alcune paure che avevano i genitori rispetto all'edificio, rispetto al fatto che si vociferava fosse un edificio pericoloso e pericolante, sarebbero state dimenticate subito, perché poi nella relazione sappiamo che non c'è questo pericolo, è un problema che non inficia la struttura, nel senso che resta in piedi questa struttura. Poi che non sia a norma, probabilmente neanche questo edificio è a norma, questo dove siamo noi adesso, quindi diventa un discorso molto particolare.
Ci sono però delle domande che restano inespresse, tipo: la mensa che c'è lì dietro riuscirà a restare aperta senza tutti quei numeri che gli danno i ragazzi? È una domanda. Magari resta aperta lo stesso, magari no. Per andare a mangiare i ragazzi quando saranno laggiù come faranno? Non avranno problemi, ci saranno dei problemi, avete già risolto tutto? Questa è una domanda che ho fatto anche in commissione e mi è stato detto: "vedremo come risolverla, non è una questione che abbiamo affrontato". Tutto questo ragionamento per dire che spesso vengono fatte delle operazioni senza valutare nel loro insieme ciò che accade quando si prendono certe decisioni. Io credo che la costruzione di questa scuola, che prima era una scuola polmone e adesso diventa definitiva, avrebbe potuto essere anche una cosa corretta, non dico mica di no, ma gestire poi tutti questi trasferimenti, il fatto che non si sia fatto un piano organico su tutte le scuole, il fatto di svuotare il centro della città, forse, prima di decidere di fare la scuola polmone e farla diventare poi definitiva, un ragionamento politico ci andava. Anche perché la totale mancanza di presenza politica del Comune si fa sentire, eccome, non posso parlare qui del Comune perché non c'è nessuno a difendersi del Comune, però quello che è emerso è che il Sindaco Centoz - e questo è nei verbali - ha cambiato l'accordo di programma senza parlarne con nessuno: ha preso un accordo con la Regione senza aver fatto nessun tipo di accordo preventivo con il suo Consiglio e neanche con la sua Giunta. Sono sempre molto perplesso di tutto questo, perché allora vuol dire che basta mettersi d'accordo in due e tutto quello che poi è il dialogo, il dibattito, le rimostranze, piuttosto che le sollecitazioni che arrivano dal territorio non importa. Io credo che le risoluzioni che poi approfondiranno ciò che è stata la petizione...ritengo che forse un ragionamento più profondo vada fatto, comunque mi riservo di parlarne quando ci sarà il momento di questi ordini del giorno presentati.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Certan, ne ha facoltà.
Certan (ALPE) - Intervengo per tre considerazioni puntuali perché gli interventi della collega Morelli e del collega Bertin sono stati più che esaurienti riguardo ai costi, al trasferimento, a tutto l'iter della commissione. Credo che però ci siano due o tre aspetti che vadano sottolineati. Ha ragione il collega La Torre quando dice che con questa operazione Maria Adelaide c'è l'ennesima frattura con i cittadini. Ennesima frattura che può anche essere - come lei ha ribadito - anche di mancato chiarimento, è un cambiamento che non viene spiegato, può essere. Poi noi, come gruppo ALPE, non siamo mai stati d'accordo su un certo tipo di discorso di utilizzo di scuola polmone, che passa da semplicemente 15 anni a 75 - ci ha detto Centoz -non cambia nulla nella programmazione del Comune di Aosta se non che la scuola da un utilizzo presunto di 15 anni diventerà di 75 forse. Noi non siamo mai stati d'accordo come gruppo ALPE, però posso anche capire che ci possano essere dei cambiamenti, ma questi devono essere spiegati. Perché c'è l'ennesima frattura? L'hanno già detto molto bene i colleghi: c'è una petizione e c'è la conferma, noi speravamo fosse stata un'eccezione la petizione della SOS École discussa...anzi è stata discussa fra noi perché giustamente i firmatari della petizione hanno osservato come sia stata approvata una legge che ha bypassato tutte le loro richieste, pertanto, non essendo stati auditi, hanno rinunciato a presentarsi in audizione. Speravamo che quella petizione fosse stata un'eccezione, invece è arrivata questa che ha confermato il metodo che l'Amministrazione regionale - e in qualche modo il collega La Torre la "definisce" la politica in generale - per l'ennesima volta non ha neanche preso in considerazione la petizione. Sono state fatte prima le delibere, sono stati quasi già impegnati i soldi, come a dire: "questo è quanto noi abbiamo scelto, questo sarà il nostro percorso, poi voi firmate, raccogliete firme, dite tutto quello che volete, quando avremo tempo, vi ascolteremo".
Io sono contenta, Assessore, che lei poi abbia partecipato al Consiglio d'Istituto, perché perlomeno il nostro lavoro in commissione è servito a sensibilizzare questo, e lei poi ha fatto il suo passaggio al Consiglio d'Istituto, quindi è interessante questo. Se dei cittadini si preoccupano di andare a ritirare delle firme, di far firmare una petizione però è perché probabilmente qualche problema, qualche criticità, qualche verità ci sarà nelle loro preoccupazioni, oppure noi come dei caterpillar passiamo sopra e poi diciamo: "va beh, adesso abbiamo già tutto fatto il percorso, diteci cosa volevate salvare lungo questo cammino". Il metodo - che ormai è un metodo, a mio avviso, arrogante, che ormai i cittadini si sentono addosso, ed è questa la frattura: questo metodo che arriva e che è incomprensibile - è stato confermato.
C'è un altro aspetto...nelle parole che sono state dette credo dal Presidente della NUV, il Signor Milanesio...quando è venuto l'ultima volta in commissione, mi pare abbia detto - sintetizzo il concetto - che era importante questo progetto dell'Université en ville, per cui era importante questo progetto che coinvolgesse tutta la città, perché era un prestigio avere l'Université nel cuore della città. Chi ha frequentato l'Università a Bologna, ma comunque in altre città, ha avuto questa esperienza di avere studenti nel centro della città e quindi è assolutamente interessante. È un aspetto che io condivido, è un rapporto anche fra città e studenti che credo sia assolutamente interessante al di là della vocazione dell'Università, al di là di quali studenti portiamo, credo sia un segno di prestigio avere l'università nel centro della città. Noi portiamo l'Université en ville e poi però prendiamo le secondaire e le mettiamo en périphérie, dove non ci sono servizi, dove saranno isolati beatamente fra di loro, dove fra qualche tempo faremo qualche non proprio parco giochi, perché ormai alle secondarie non c'è più bisogno del parco giochi, però faremo qualche area adibita di nuovo anche per loro, dove non c'è ancora stato, se non a livello di pourparler, dal punto di vista progettuale nulla di definitivo.
L'ultimo aspetto è che anche il trasferimento di questa scuola avviene al contrario, in patois mio nonno mi direbbe: t'a fi to a revertseboque", cioè si fa tutto al contrario e il trasferimento che doveva essere fatto dopo una firma, un accordo di programma, un qualcosa di chiaro fra Amministrazione comunale e Amministrazione regionale...no, si definiscono i trasferimenti per quanti anni, non più polmone ma definitivo, facciamo poi dopo tutto, e poi si fa l'accordo di programma. Tant'è che è stato interessante audire il Sindaco, perché ha detto che su questo si agirà di volta in volta, si andrà avanti passo dopo passo perché anche sulla destinazione del Maria Adelaide verranno prese le decisioni di volta in volta, non c'è nulla di sicuro, di sicuro c'è che né il Consiglio comunale di Aosta, né la Giunta comunale di Aosta hanno mai trattato questo argomento, mai se n'è parlato, tant'è che il Sindaco ha sempre parlato dicendo "io". Credo che anche questo sia un altro segnale di spaccatura netta fra politica e cittadini.
Alcune considerazioni che si aggiungono a quanto già detto dai colleghi. Assessore, noi crediamo che sia un errore veramente storico, perché una volta che si trasferisce definitivamente una scuola e si lascia vuoto un ambito cittadino come quello di via Torino...credo che sia un errore storico trasferire questa scuola e lasciare vuoto questo spazio, al di là di quello che si ha intenzione di fare. Io credo che sia un errore spostare questa scuola da via Torino perché va a colpire pesantemente tutto un reseau commerciale che ha un equilibrio precario, però per ora ce l'ha ancora, e che comunque fa da garante all'interno di una parte della città. Il Sindaco ci ha detto che di certo c'è solo la morte, quindi noi abbiamo ancora speranze e speriamo ancora che non sia scelta definitiva, però se questa sarà la scelta definitiva, sarà un errore gravissimo che peserà sulle future generazioni.
Dalle ore 19:29 assume la presidenza il Vicepresidente Farcoz.
Farcoz (Président) - La parole au Conseiller Restano.
Restano (UV) - Premetto fin da subito che io sono coinvolto emotivamente in questa discussione perché ho i figli che vanno a scuola in quel plesso scolastico e devo dire, cercando di analizzare asetticamente la questione come ho già fatto in commissione e cercando anche di dare una risposta al collega Cognetta, che è evidente che questo è uno dei tipici casi in cui gli eventi hanno superato la politica, sono stati più rapidi della politica. Se dobbiamo parlare di un cortocircuito, com'è stato detto, il cortocircuito è stato creato da una dovuta modifica ad un accordo di programma che non è ancora intervenuto, perché l'accordo di programma in quanto tale prevede una strategia, un progetto e in questo caso, a mio modo di vedere, per quanto sono le mie conoscenze, doveva anche prevedere eventualmente quella che era la destinazione futura del plesso che doveva essere abbandonato. Questo avrebbe permesso di portare in discussione l'accordo anche in altre sedi, quale quella comunale e quindi di far conoscere alla popolazione nei tempi dovuti la problematica e permettere a tutti di intervenire esprimendo il loro parere, compresi noi. Evidentemente i fatti sono stati talmente rapidi, scade un certificato di prevenzione incendi, personalmente - ve lo dico in tutta sincerità - non gradisco che mio figlio trascorra un anno scolastico in un plesso privo di certificato di prevenzione incendi. La soluzione di spostamento, per certi versi, quindi è ben gradita perché vuol dire che c'è un'attenzione alla sicurezza; poi il collega Cognetta ha sottolineato che forse vi sono altre realtà simili. Io non voglio pensare che possa succedere qualcosa in quelle realtà. Io mi limito ad analizzare questo e a non entrare neanche nel merito delle scelte che potrebbero fare altre amministrazioni locali.
Dico che sicuramente i disagi ci sono e ci saranno nel corso di questo anno perché, come mi hanno sottolineato parecchi genitori che mi hanno contattato - perché sanno evidentemente qual è il mio ruolo all'interno di questo Consiglio - hanno programmato il loro anno scolastico in base ad una scelta che era quella di portare il figlio in quella determinata struttura scolastica, sembrerà poco, ma per noi certe distanze sono importanti.
Bisognerà rivedere il bacino di trasporto degli alunni. Mi ricordo quando avevo un altro ruolo, ero amministratore di un Comune, la richiesta di fermare un pullman davanti all'Istituto tecnico per geometri ha generato innumerevoli problemi. Il pullman poi non si è mai fermato davanti all'Istituto tecnico per geometri. I disagi quindi ci saranno, saranno importantissimi, però, da quello che abbiamo sentito, non si può tornare indietro. Mi sono letto anche le risoluzioni ed entro nel loro merito, non si può tornare indietro. Non so cosa deciderà la maggioranza su queste scelte, io di una cosa sono sicuro, quello che farò io: io condivido appieno quello che ha detto il mio collega e non parteciperò alla votazione di queste due risoluzioni perché sono troppo coinvolto e non intendo esprimermi. Questa è la mia solidarietà nei confronti di tutti i genitori che hanno firmato quella petizione ed è la mia sensibilità che mi impone di fare una scelta di questo tipo.
Dalle ore 19:35 riassume la presidenza il Presidente Rosset.
Rosset (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Guichardaz, ne ha facoltà.
Guichardaz (PD-SIN.VDA) - Voglio premettere che qualunque iniziativa arrivi dalla società civile di per sé è già un segno di maturità e di impegno civico, perciò è apprezzabile al di là dei diversi posizionamenti dei vari gruppi politici. Da parte nostra, da parte del gruppo PD-SIN.VdA quindi va un plauso per lo sforzo fatto da tutti coloro che si sono spesi per raccogliere le firme a corredo della petizione, così come va un nostro convinto ringraziamento alla delegazione dei firmatari della petizione, che sono più volte intervenuti in commissione per esporre le motivazioni e le ragioni della raccolta firme di cui stiamo parlando. L'ho detto in commissione e lo ribadisco qui in aula: l'approfondimento della tematica è stato reso possibile proprio da questa petizione, per merito di questa petizione, che ci ha impegnati in sopralluoghi presso la scuola stessa, in audizioni con gli amministratori interessati, con i vari tecnici, con gli esperti; è stato un lavoro anche abbastanza complicato e certosino.
L'iter della petizione ci ha permesso di delineare un quadro della situazione attuale, partendo da informazioni storiche, relative alla storia della struttura, con riferimento soprattutto all'ultimo decennio: periodo che ha visto svariati interventi di riadeguamento strutturale, diversi studi sulle condizioni degli edifici, diversi pareri, diversi interventi. Da questo quadro storico che è stato fatto all'interno della commissione si è poi passati alla definizione degli scenari futuri, all'esplicitazione di un percorso, che a regime dovrebbe concludersi con un trasferimento definitivo della scuola presso la struttura prevista in località Tzamberlet ed è proprio tale scenario che ha sollecitato alcuni genitori, insegnanti e semplici cittadini, insieme ad alcuni operatori commerciali della zona, a presentare la petizione.
Cosa dicono sostanzialmente i firmatari della petizione? È stato letto un lungo elenco di interventi da parte del collega Marquis, io cerco di riassumere in quattro righe: che lo spostamento della scuola dall'attuale sede di via Torino alla sede di via Chambéry, spostamento temporaneo in attesa che venga costruita la nuova scuola di località Tzamberlet, presenta una serie - questo lo dicono i firmatari della petizione - di problemi di natura logistica, urbanistica, economica e anche didattica. Nel testo della petizione si legge, per esempio, della preoccupazione che l'allontanamento dai poli culturali avrebbe sull'offerta formativa. Sulla petizione si indicano anche cifre che, a detta dei firmatari, sarebbero necessarie per ricostruire e riadeguare l'esistente: sono cifre indicate nella petizione in 6 milioni di euro, contro gli ipotizzati 25 milioni - è scritto sempre nella petizione - occorrenti per la costruzione del nuovo polo di località Tzamberlet. Nella petizione si esprime altresì preoccupazione per lo spopolamento della zona e quindi per le conseguenze sugli esercizi commerciali delle vie attigue alla scuola, quindi si interroga la politica sull'opportunità di tale scelta invitandola, quindi invitandoci, ad una responsabile valutazione di eventuali alternative indicate nella petizione: la ristrutturazione e il riadeguamento della vecchia sede di via Torino.
A conclusione di questa breve panoramica mi corre l'obbligo di precisare che il nostro gruppo già nella scorsa legislatura, e ancora in questa, mentre era all'opposizione ha sempre manifestato una certa propensione verso la dismissione della struttura di cui stiamo parlando, anche andando contro l'opinione di parte dei nostri colleghi di opposizione, che valutavano negativamente la costruzione del nuovo polo. La nostra posizione è sempre stata dettata dall'idea che su temi così strategici e importanti per i nostri ragazzi e per la nostra comunità, si devono assumere posizioni non viziate da pregiudizi di schieramento, dalla volontà cioè di opporsi a qualunque iniziativa della maggioranza in quanto proposta dalla stessa. Noi crediamo che sulle opere strategiche non vi sia un vincolo di maggioranza o di minoranza, ma che debba prevalere una valutazione sul senso stesso delle opere, sulla loro utilità, sull'opportunità che queste vengano intraprese. Sarebbe stato più facile allora, e forse anche adesso, vista la situazione che si è creata, opporsi al progetto seguendo il sentire di una parte dell'opinione pubblica, quando eravamo all'opposizione, ma non lo abbiamo fatto.
Abbiamo valutato che quest'opera, così come quella di via Chavanne, fosse utile intanto per rinnovare il parco scuole, se così lo possiamo definire, rendendolo più efficiente dal punto di vista funzionale, architettonico, energetico e soprattutto più confacente alle esigenze di una scuola moderna. Lo stesso ragionamento lo facemmo nel 2006-2007, quando, assieme ad alcuni colleghi che oggi siedono nei banchi dell'opposizione, promuovemmo il referendum sul nuovo ospedale. Le logiche che ispirarono allora la nostra battaglia referendaria - parlo per me naturalmente, non mi permetto di interpretare il pensiero e le intenzioni altrui - non furono tanto diverse da quelle che oggi ci fanno propendere per la dismissione dell'edificio del Maria Adelaide e per la costruzione di un nuovo polo scolastico. Le esigenze lavorative e didattiche cambiano, le strutture diventano inadeguate, obsolete, poco flessibili, anzi direi rigide, onerose da un punto di vista dei costi di manutenzione e di funzionamento, i quali ci sono stati ben rappresentati nel corso delle varie audizioni. Un edificio moderno costruito con materiali più efficienti, più sicuri da un punto di vista sismico e della stabilità, più efficienti dal punto di vista energetico, più ecosostenibile come si dice oggi, secondo il nostro modesto parere, è da preferire ad un edificio vecchio, non del tutto sicuro - e questo è stato detto ed è stato ribadito anche dai tecnici - difettoso da un punto di vista della normativa antisismica e antincendio, estremamente dispersivo, soprattutto sul versante microclimatico ed energetico, ma anche degli spazi. Abbiamo visitato gli spazi interni, spazi spesso incoerenti con un moderno approccio didattico. Non mi intendo tanto di edifici scolastici e non credo che il semplice fatto di avere dei figli che vanno a scuola, o di averli frequentati in qualità di studenti renda le persone esperte in edilizia scolastica, ma credo e penso che la politica si debba fare un'idea ascoltando certamente i genitori, i fruitori, chi ci lavora, ma anche i tecnici, i progettisti, gli amministratori, coloro che hanno confidenza con i numeri, con i dati, con le norme; così facendo un amministratore che deve decidere può indirizzare il suo voto in un senso o nell'altro, può assumere delle decisioni con responsabilità.
Nel corso delle varie audizioni, dopo aver effettuato il sopralluogo estivo, ci siamo convinti ancora di più dell'esigenza per la nostra regione, non parlo della città di Aosta, perché quando parliamo di una scuola superiore, soprattutto parliamo di un patrimonio che è di tutta la collettività e di tutta la comunità valdostana, ci siamo convinti della necessità di un deciso rinnovamento del patrimonio scolastico: laddove possibile meno dispendioso attraverso il recupero del patrimonio esistente; laddove più difficile, oggettivamente più dispendioso, si deve ragionare anche sul lungo termine e non sull'immediato - noi abbiamo delle cifre che ragionano sempre sull'immediato - attraverso la costruzione di edifici moderni ed efficienti. Nel caso del Maria Adelaide le criticità evidenziate sono talmente evidenti da farci superare ogni dubbio sull'opportunità di intraprendere un nuovo percorso, anche se si mettono a raffronto i costi ipotizzati.
Evito quasi sempre di fare degli esempi personali o di calarmi, come giustamente prima qualche collega diceva, nelle situazioni in cui discutiamo in quest'aula per non condizionare il mio giudizio, io faccio politica per cui credo che mi qua debba esprimere come politico e non come padre, o come genitore, o come ex referendario; il giudizio del politico deve essere super partes, non deve essere viziato cioè dalle esigenze e dai miei desiderata personali, ma, parlando con alcuni dei firmatari della petizione, mi sono permesso di dire che, se le mie figlie studiassero in quella scuola oggi non adeguata sismicamente, senza parlare di tutte le problematiche che ci sono state raccontate: crolli di pignatte - non so se vi ricordate - ci è stato detto che ci sono stati cinque episodi, in uno di questi una pignatta è caduta addirittura su una cattedra, per fortuna, non c'era nessuno; laboratori e locali ancora chiusi per inagibilità, inadeguatezza da un punto di vista dell'antincendio e via dicendo...dicevo, se le mie figlie studiassero in quella scuola, non avrei dubbi a propendere per il trasferimento in una struttura nuova, efficiente, costruita secondo gli ultimi orientamenti e dettami dell'edilizia scolastica, vicina - perché, secondo me, è un valore aggiunto - alle strutture sportive della città, immersa nel verde. Com'è stato spiegato, la struttura non intaccherà i prati antistanti, i prati di Montfleury, che però rimarranno intonsi e godibili perlomeno da un punto di vista visivo. Lo ha detto qualcuno prima: sarà una struttura comunque immersa nel verde e vicina, tutto sommato, anche alla città. Dalla biblioteca, qualcuno ha fatto il calcolo, poi ognuno cerca di mettere un po' i numeri che vuole, il tragitto per il nuovo polo di regione Tzamberlet è più breve che dal Maria Adelaide, poi non parliamo della scuola di via Chavanne, dove le distanze sono davvero più brevi.
Non avrei dubbi neanche considerando i costi ipotizzati per la costruzione della nuova scuola - e ribadisco "nuova" - e quelli immaginati per un'eventuale ristrutturazione della vecchia. Ribadisco "immaginati", perché, quando si intraprende un'operazione di ristrutturazione di un edificio di questo tipo, interamente costruito in cemento armato, secondo delle logiche vecchie e con caratteristiche architettoniche e ingegneristiche tipiche delle epoche in cui fu costruito, si sa quando si inizia ma non si sa quando si finisce, e soprattutto non è dato sapere quale sarà il conto finale e soprattutto il risultato. Peraltro, colleghi, lo voglio ribadire, sono le stesse motivazioni che adducevamo quando giravamo la Valle per perorare la causa del nuovo ospedale.
Sul versante della viabilità e delle infrastrutture credo sia un falso problema, in quanto è accessorio alla progettazione della struttura lo studio di un nuovo piano della viabilità, di un nuovo piano dei trasporti, la previsione di un potenziamento delle opere infrastrutturali: delle fognature, degli acquedotti. Da che mondo è mondo, quando aumenta il carico di popolazione in una zona, si potenziano i servizi e le opere accessorie. Infatti tali argomenti sono oggetto di un accordo di programma con il Comune di Aosta, come ci è stato ricordato in audizione, accordo che dovrà tenere conto e dovrà essere rinnovato considerando la mutata situazione della zona e della nuova destinazione d'uso della scuola, che non sarà più una scuola polmone o temporanea, ma diventerà una scuola definitiva.
A conclusione qualche parola la vogliamo ancora dire sulla destinazione della vecchia struttura di via Torino, visto che è stato argomento di aspre discussioni in commissione e anche fuori. Crediamo che sia aperta ancora la valutazione sul possibile riutilizzo della struttura Maria Adelaide. Il nostro gruppo dall'inizio di questa legislatura, quando eravamo ancora all'opposizione - voglio ribadirlo e dirlo chiaramente - si è speso per l'approvazione di un piano di valorizzazione e alienazione del patrimonio regionale. Non ci scandalizzeremmo quindi se a seguito di attente valutazioni, sia di carattere urbanistico ma anche economiche e politiche, si decidesse di alienare la struttura magari con dei vincoli, o di inserirla all'interno di formule di partnership pubblico-private, cosiddette "PPP", non ci scandalizzeremmo - e lo abbiamo in più sedi ribadito e lo abbiamo detto anche in commissione - se l'edificio fosse addirittura demolito per recuperare spazio costruttivo, bisogna capire se costa meno ristrutturare o costruire ex novo. L'edificio d'altro canto, me lo potete dire tutti, credo che senza tema di smentita possa essere detto, non ha nessun pregio architettonico e ingegneristico che ne giustifichi l'esistenza. Sono aperte quindi varie opzioni, varie valutazioni che verranno fatte a tempo debito, così come si è fatto con altri edifici quali quello del Cral Cogne, del Palazzo Narbonne, dell'ex Centrale laitière, dell'ex Maternità, anzi su questi edifici le valutazioni sono ancora aperte, perché bisogna vedere se c'è un interesse pubblico, se ci sono delle idee, delle manifestazioni di interesse rispetto a queste. Oggi è difficile poter dire esattamente cosa si può fare di quella struttura. Abbiamo questi esempi che credo siano illuminanti, così come nella valutazione del patrimonio regionale ne abbiamo anche tanti altri, di cui stiamo discutendo e sui quali ci approcceremo in futuro. Il problema del riutilizzo della struttura o dell'area non potrà prescindere da valutazioni ampie e il più possibile condivise, possibilmente - e questo è un auspicio - con la popolazione della zona, con gli operatori commerciali, magari attraverso un processo di concertazione con i residenti e con i rappresentanti delle varie categorie interessate.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Roscio, ne ha facoltà.
Roscio (ALPE) - Volevo fare un paio di considerazioni su un dibattito che ha già avuto un suo svolgimento, sono state dette cose anche interessanti e ben vengano anche le voci della maggioranza, perché, da un lato, le scelte della Giunta le conosciamo già da tempo, ma comunque le scelte vanno sostenute dalla maggioranza, quindi ben venga il dibattito.
Alcune considerazioni mi sentirei comunque ancora di farle. Da un lato vi sono alcune incertezze che hanno caratterizzato tutta questa operazione, che ormai dura da un certo periodo, le prime avvisaglie sono di sette-otto anni fa. Da un lato vi è questa estrema incertezza dei costi, ad oggi noi abbiamo appreso che costi certi per un possibile recupero non ve ne sono. Vi sono delle stime che nel corso del tempo hanno avuto un'evoluzione tendenzialmente crescente, ma si è passati da una stima del 2007 che si aggirava intorno a 9 milioni fino a circa 20 milioni ed oltre ad oggi. Stime perché costi certi non ce ne sono. Ci hanno detto questo i tecnici in commissione che, nel momento in cui si sarebbe dovuti arrivare ad un computo metrico, si è stoppato tutto e non si è arrivati a questa definizione precisa, quindi ad oggi sapere esattamente quanto costi recuperare quell'edificio non è dato sapere. Ci sono delle stime parametriche, ma con certezza non si sa. Così come non si sa neanche di preciso quanto costerà adeguare dall'altra parte, perché, leggendo l'accordo di programma del 2011 e la bozza dell'accordo di programma, su cui poi volevo fare un rilievo, vi sono delle voci dove si parla di piano finanziario, che per la sola realizzazione del complesso scolastico si passa dai 15 milioni del 2011 ai 24,5 milioni del 2016. Stessa voce. Mentre le altre voci che sono quelle per l'urbanizzazione scompaiono completamente...
(interruzione dell'Assessore Baccega, fuori microfono)
...non è scritto se sono comprese, Assessore. Siccome di solito quello che viene scritto è quello che fa fede, io leggo quello che è stato dato alla commissione; quindi per quello che ad oggi io leggo nero su bianco, dal 2011 al 2016 vi è un costo quasi raddoppiato. Al di là di quello, qualcosa che da un lato lascia estremamente perplessi è che mentre l'accordo di programma del 2011 era stato firmato dall'allora Sindaco Bruno Giordano con il Presidente della Regione Augusto Rollandin, l'attuale bozza di programma assomiglia più ad un editto che ad un accordo: l'accordo non è che si fa tra due parti. Qui in commissione il Sindaco Centoz ci ha detto che non è sembrato molto disturbato dal fatto che si vedrà in futuro, riceverà l'accordo di programma. È sembrato quasi che non fosse cosa che lo interessasse direttamente, per cui quello che la proprietà deciderà andrà bene così.
Un'altra questione che lascia un po' perplessi, e qua riguarda il metodo con cui l'Amministrazione persegue le scelte e le porta avanti, riguarda una programmazione seria, l'elenco degli scatoloni vuoti della città di Aosta è già stato fatto e seguendo questa logica, un domani ve ne saranno altri e saranno il Regina Maria Adelaide e il Manzetti.
A nostro parere, prima di intraprendere un percorso che, dal punto di vista urbanistico, qualche cambiamento sulla città lo fa, non sarebbe male avere un'idea di cosa farne di tutti quegli edifici che nel tempo sono stati lasciati vuoti, anche perché - questa è una domanda che avevo fatto personalmente -: come si riesce a conciliare una vocazione che viene detta turistica della città di Aosta con il riempimento di scatoloni vuoti, di cui ad oggi non è dato sapere quale sarà la collocazione futura, però di certo c'è che quegli scatoloni vuoti rimangono ad Aosta e rimangono prevalentemente entro le mura romane, nella zona turisticamente vi è più l'interesse. Questa cosa qui noi sentir dire che sarà frutto di idee future non è che ci accontenta molto e, ragionando con una logica un po' personale, io a casa mia un percorso del genere non lo farei. Non so se questa cosa invece viene non condivisa dalla maggioranza, ma un metodo del genere: intraprendere strade nuove senza sapere i costi, senza sapere cosa ne farò di quello che avanza per andare da un'altra parte, io con i soldi miei a casa mia non lo farei.
Un'altra considerazione vorrei farla sulla petizione, qualcuno prima ha già detto del fatto che difficilmente i cittadini capiscono; sfido io che i cittadini facciano fatica a capire, nel senso che abbiamo fatto tutta una serie di approfondimenti, abbiamo audito vecchi progettisti, tecnici dell'Assessorato, abbiamo fatto i sopralluoghi, peccato che le decisioni, quando noi abbiamo fatto tutto ciò, erano già state prese. Peccato che, quando i cittadini hanno chiesto qualcosa, in altre stanze le decisioni fossero già state definite in tutto, quindi la possibilità di incidere, anche volendo, non c'era: ecco che viene difficile poter dare delle risposte ai cittadini. Come può la commissione andare ad incidere se altrove vengono fatte le scelte anche avallate dalle delibere di Giunta? Per cui noi ci troviamo di fronte al fatto compiuto, il collega Chatrian direbbe: "a babbo morto". Qua il babbo è anche sepolto, nel senso che la scelta è fatta e finita. Con queste perplessità noi non possiamo che non condividere il metodo, non condividere il modo di programmazione, che invece sembra che alcuni Consiglieri di maggioranza ritengono soddisfacente e adeguato alla tematica.
Presidente - Non ci sono altre richieste di intervento, siamo in discussione generale, quindi a questo punto credo che possiamo sospendere i lavori. Dichiaro chiusa la discussione generale. I lavori riprenderanno alle ore 21:00.
La seduta è sospesa dalle ore 20:01 alle ore 21:12.
Rosset (Presidente) - Possiamo riprendere i lavori. Abbiamo chiuso la discussione generale, ci sono richieste di intervento? Ha chiesto la parola l'Assessore Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (SA) - Intervenire dopo una pausa al termine di un dibattito così approfondito non è facile. Siamo chiamati all'esame della petizione presentata da un importante numero di cittadini di Aosta, mi preme innanzitutto ringraziare le due commissioni che hanno lavorato in modo piuttosto intenso quest'estate per audire tutti i soggetti coinvolti in questa tematica, per ascoltare le ragioni dei cittadini, degli insegnanti, dei commercianti, per ascoltare anche le ragioni della pubblica amministrazione. Una pubblica amministrazione che lavora, soprattutto nei lavori pubblici, attraverso una programmazione e una pianificazione degli interventi e soprattutto tenendo conto - come ha sottolineato il Consigliere Guichardaz nel suo intervento - dell'interesse generale della collettività. Per questo motivo dovrò ritornare su alcuni argomenti che sono stati trattati nella relazione del Consigliere Marquis e che vanno probabilmente a chiarire meglio i passaggi che ci hanno portato a questo percorso.
Rispetto a questa vicenda, tutto quanto pianificato, fa parte di un accordo di programma - l'abbiamo già detto e sottolineato - del 2011 fra Regione e Comune di Aosta, accordo che dopo cinque sarà sicuramente rivisto, ma che nella sua sostanza rimane tale: una scuola doveva essere realizzata, doveva essere realizzata in quella zona, che doveva avere quelle caratteristiche; l'unica variante è che sarà una scuola definitiva e non sarà più quella che forse erroneamente si chiamava "scuola polmone".
Il percorso che ci ha portato a questo parte dal 2015; la collega Rini e il sottoscritto, insieme ai propri uffici, hanno avviato una valutazione sullo stato di salute dei nostri edifici scolastici proprio per arrivare a quella che abbiamo chiamato nel dibattito "una responsabile valutazione". Nel frattempo sono cambiate le normative: nel 2003 la regione è diventata tutta sismica, nel 2009 sono cambiate le norme tecniche di costruzione, nel maggio 2016 è entrato in vigore il decreto ministeriale; quindi, verificando tutti i documenti già in possesso dell'Assessorato e con ulteriori specifiche relazioni tecniche dei professionisti incaricati, abbiamo fatto una valutazione di carattere generale piuttosto importante. Da questa valutazione veniva fuori che i 3500 alunni che frequentano le istituzioni scolastiche superiori di secondo grado che incidono sulla città di Aosta sono ospitati in 12 sedi differenti. Abbiamo fatto anche una valutazione economica di queste diverse sedi: alcune sono in locazione, quindi determinano delle locazioni passive, altre avevano dei costi di energia proibitivi; una di queste era proprio il Maria Adelaide e, da questo punto di vista, la scelta è stata evidente: individuare una pianificazione che consentisse di arrivare ad avere le 5 istituzioni scolastiche ciascuna in un unico edificio. Sempre con l'Assessorato all'Istruzione abbiamo valutato, parlando con i tecnici, oltre al disagio economico di sedi che costano importanti risorse per la Regione, che questi studenti per la città, che si muovono da una sede all'altra per andare in segreteria, in biblioteca e andare nella sede centrale dell'istituto hanno notevoli ricadute negative sulla didattica e sulle prestazioni scolastiche. È per questo che abbiamo predisposto quel piano di interventi pluriennale che è stato approvato dalla Giunta regionale il 28 aprile 2016, che vede il completamento nel 2021, con tutte e 5 le istituzioni scolastiche in un unico edificio sicuro, agibile, con impianti efficienti, uno ciascuno ovviamente, in regola con le norme tecniche di costruzione che garantisca sicurezza statica, che sia sicuro e certificato ai fini sismici e con il suo certificato di prevenzione incendi. Il provvedimento adottato dalla Giunta regionale il 28 aprile 2016 quindi va proprio in questa direzione.
Da dove si doveva iniziare il percorso? Una cosa è quello che si scrive e un'altra è quello che si fa. Avevamo una grande occasione: il Corrado Gex rientrava nella sua sede, ovvero all'ex IPR, e si sono accelerati i tempi affinché nell'estate scorsa si riuscisse ad effettuare il trasloco e il trasferimento di tutto il Corrado Gex presso l'IPR per liberare l'istituto di via Chavanne. Avevamo anche provato ad individuare la possibilità di fare due traslochi nello stesso momento, quindi il Maria Adelaide fin dall'estate scorsa si ipotizzava potesse andare nella scuola di via Chavanne, ma fu proprio l'istituzione scolastica a chiederci di traslocare nel mese di dicembre durante le vacanze di Natale. Era peraltro una richiesta che ci rasserenava perché avevamo valutato che due traslochi si potevano fare anche con costi più significativi, ma la forte preoccupazione era che potesse esserci un intoppo. Questa richiesta che arrivava dall'istituto, dal tavolo di confronto dove era presente il dirigente scolastico, ci aveva rasserenato portandoci ad assumere la decisione di arrivare a fine anno, visto che in quel momento avevamo la possibilità di prorogare, sennonché nel maggio 2016 entra in campo il decreto ministeriale che obbliga tutti gli istituti scolastici, entro il 31 dicembre, ad avere il certificato di prevenzione incendi. L'attività scolastica, quindi, non potrà essere esercitata in un fabbricato privo di SCIA o di certificato di prevenzione incendi. Secondo il parere dei vigili del fuoco coinvolti - estremamente collaborativi devo dire - sarebbe stato necessario effettuare una serie di interventi anche in altri istituti scolastici. Questa mattina abbiamo parlato dei vari interventi che si faranno in altri istituti scolastici per consentire di avere il certificato di prevenzione incendi, la delibera è stata approvata venerdì scorso, gli interventi si faranno. Per il Maria Adelaide le problematiche erano molto più complesse: bisognava progettare determinati interventi, appaltare e realizzare i lavori perché la soglia degli interventi era piuttosto significativa e avremmo potuto farlo solo nel periodo estivo con esami di Stato e di riparazione in corso. I lavori da fare sarebbero stati l'adeguamento dell'impianto elettrico e di illuminazione d'emergenza, la rimozione e la sostituzione dei rivestimenti e dei pavimenti non certificati, la realizzazione di alcune compartimentazioni di alcune vie di esodo, il tutto per un impegno di 550 mila euro più IVA. Questo senza andare a toccare gli interrati.
Voglio ricordare, ma è già stato detto in alcuni interventi, che l'Amministrazione regionale presso il Maria Adelaide negli ultimi anni ha investito e speso oltre 800 mila euro. Possiamo quindi affermare che l'edificio è agibile dal punto di vista statico, ma non lo è dal punto di vista sismico e non lo sarà al 31 dicembre per quanto riguarda il certificato di prevenzione incendi. Dalle progettazioni - qui entriamo un po' nel tecnico - e dalle relazioni tecniche che si sono succedute fin dal 2001, dal 2006 e poi nel 2008 e infine sulla base degli interventi fatti in questi anni, si evidenzia che si è data certezza e ragione alla scelta fatta nel 2011: quella di delocalizzare l'istituto. Va anche sottolineato che la scelta di andare a realizzare una nuova scuola in quel di Tzamberlet è stata una scelta molto ragionata. Io all'epoca stavo in un altro palazzo, al Comune di Aosta, e ricordo che siamo stati coinvolti in questo approfondimento. Prima si parlava dell'area di via Federico Chabod, quella che era in adiacenza all'antico cimitero di Sant'Orso, ma non era sufficiente; si era parlato dell'area Croix Noire vicino all'ex discoteca Divina, ma insiste nel cono di volo dell'aeroporto, quindi non è possibile realizzare scuole. L'area del Parco Abbé Henry era appena stata messa a punto, si è scelto quindi l'area di Tzamberlet proprio per dare una collocazione molto simile ai campus universitari inglesi e americani e anche per effetto dei numerosi impianti sportivi presenti in quella zona, su un'area dismessa, perché quella in cui insisterà la scuola è davvero un'area dismessa. Se qualcuno ha piacere, ho qualche fotografia da far vedere. Nella petizione si parla di occupazione di area verde: questo assolutamente non è vero. Inoltre l'accordo di programma siglato nel 2011 è vantaggioso anche per l'Amministrazione comunale, in quanto vengono realizzate una serie di sistemazioni a viale alberato, in corso Lancieri, si finanziano le realizzazioni e il potenziamento della rete idrica e della rete fognaria che in quella zona è molto critica, oltre a realizzare la scuola e a delocalizzare il nuovo maneggio nell'area della cascina Favre.
Con l'Amministrazione comunale abbiamo ulteriormente approfondito, ma per ora non abbiamo deciso nulla rispetto agli interventi di viabilità e di trasporti, che sono poi le problematiche che in realtà ci hanno sollevato nel mio incontro con l'istituzione scolastica di cui parlerò dopo, e ci siamo anche confrontati più volte sulla futura destinazione dell'area di via Torino che si libererà dopo la dismissione del Maria Adelaide. Sono state lanciate diverse suggestioni, ma è una decisione che si prenderà proprio proseguendo il confronto in sintonia con l'Amministrazione di Aosta. Al momento gli studenti e gli insegnanti e tutto il personale dovranno spostarsi nella scuola di via Chavanne, la vera scuola polmone, una scuola di assoluta qualità con strumentazioni adeguate, ideale per un'efficace attività didattica, che fino a mesi fa è stata frequentata da tutti gli studenti del Corrado Gex. Loro non hanno individuato o evidenziato problematiche di trasporti, perché quella zona, quella di via Chambéry, è parecchio servita e credo anche dal punto di vista di un'altra problematica che è stata evidenziata, quella della mensa, si possa risolvere in modo abbastanza semplice. Per i prossimi anni quindi, secondo il piano deliberato, fino all'anno scolastico 2020-2021 il Regina Maria Adelaide sarà collocato nell'istituto di via Chavanne.
Credo che sia noto a tutti in questi giorni...prima nei vari interventi si è parlato di che fine farà la mensa: la mensa di via Garibaldi sta vivendo giornate di criticità, perché, oltre agli studenti del Maria Adelaide, ci sono gli studenti del Corrado Gex che spesso non riescono a mangiare, quindi devono rivolgersi ai bar vicini.
La questione commerciale mi sembra un po' ridondante, io credo che i ragazzi vanno a scuola alle 8:00 e i negozi sono chiusi, escono alle 13:20 e i negozi sono chiusi, probabilmente ci sarà qualche pizzeria, quando rientrano alle 14:30 i negozi sono chiusi. Io non credo che i flussi vadano in quella direzione dal punto di vista commerciale, guardando gli 800 alunni che vanno a scuola, bensì ad un know-how che, dal punto di vista commerciale, sarà poi l'imprenditore a decidere. Nel frattempo dico che in questi ultimi due mesi sono nati cinque nuovi esercizi commerciali in quella zona, uno verrà inaugurato sabato prossimo.
Veniamo agli aspetti finanziari. Nel 2001 è stato presentato un preventivo di 7 milioni per la ristrutturazione dell'edificio, ma c'erano altre problematiche. Nel 2003 la regione diventa tutta sismica, quindi cambia tutto; nel 2008 vengono approvate le nuove norme tecniche di costruzione e nel dicembre 2008 - l'avete avuta tutti nei documenti che vi sono stati presentati - la relazione tecnica prevede un costo fatto su valutazione parametrica di 20 milioni. Ora, la valutazione parametrica è fatta su 1500 euro a metro quadrato, sta assolutamente nel mercato, è assolutamente realistica. Non si può dire che non si capisce il perché; è una valutazione parametrica assolutamente realistica su quello che si può andare a ristrutturare. La stessa relazione invece parla di un costo per la costruzione di un nuovo edificio, qui siamo nel 2008, per ospitare l'intero istituto magistrale di 25 milioni, ma l'intero istituto magistrale, è di 850 ragazzi, i 750 alunni più i 110 che sono attualmente in via Festaz, non potrà mai stare in un Istituto Maria Adelaide ristrutturato. Dal punto di vista urbanistico, in quell'area non si può crescere in termini di volumetria: ecco perché si è dovuti andare in questa direzione, nella direzione di dislocare la scuola in un'altra sede, perché la volontà di avere tutto l'Istituto e tutti gli studenti nella stessa sede era prioritaria rispetto a qualsiasi cosa.
Va ancora detto che per la scuola di Tzamberlet abbiamo ottenuto un contributo di 7 milioni dallo Stato. Oltre i 23,5 milioni che costa la scuola, ai quali bisognerà applicare un ribasso d'asta; credo che, dal punto di vista dell'economicità, abbiamo dato ampia risposta rispetto a questo trasferimento.
Credo che il percorso che noi abbiamo individuato vada nella direzione di valutare questa petizione come una petizione fatta da insegnanti che hanno anche un rapporto affettivo con l'Istituto che frequentano: io credo di averlo recepito nel colloquio che ho avuto con loro, è stato un lungo colloquio, un colloquio approfondito durato più di due ore, con persone che si sono relazionate in modo spontaneo. Non quelle che hanno la tessera di partito, perché lì c'erano anche quelle che avevano la tessera di partito ed erano quelli che volevano spostare l'ospedale a Quart e a Saint-Christophe; e io ho detto loro: voi volevate spostare l'ospedale e adesso vi lamentate se spostiamo la scuola? Da questo punto di vista, erano tesserati di partito. Ci siamo messi a fare politica per qualche momento, ma le persone che avevano recepito e capito che l'obiettivo di quest'Amministrazione e di questa maggioranza è di dare ai nostri studenti, ai nostri insegnanti e a tutto il personale delle scuole sicure. Questo era l'obiettivo e questo lo hanno recepito ampiamente, tant'è che il confronto finale è andato nella direzione di una richiesta di coinvolgimento da parte loro nel discorso di approfondimento rispetto alla sistemazione delle aule e anche della collocazione dell'altra istituzione che verrà con loro. Sono individuati nel percorso di spostamento i ragionieri: hanno chiesto di avere un liceo; è una valutazione che credo con la collega Rini potremo fare tranquillamente, abbiamo tutto il tempo di farlo. Vado a concludere, Presidente, noi abbiamo voluto andare in questa direzione perché riteniamo...
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
...sottolineo che noi spostiamo la sede del Maria Adelaide a dicembre perché non c'è il CPI e perché ce l'ha chiesto l'istituzione scolastica: questo è un dato di fatto. Avremmo dovuto spostarli l'estate scorsa, questo è stato sottolineato, detto in commissione, evidenziato più volte. In questa direzione noi siamo fermamente convinti di questa scelta, fortemente convinti e non c'è nessuna arrière-pensée dietro, non abbiamo neanche deciso che cosa si farà nel Maria Adelaide e non è una cosa grave perché è aperto un dibattito con il Comune di Aosta, un dibattito serio che va nella direzione - contrariamente a quello che dicevate voi prima - di discutere, di approfondire. Ci sono delle idee, per ora bisogna fare una valutazione molto importante. Io credo che sulla sicurezza dei nostri ragazzi - e devo dire che l'intervento del collega Restano è stato significativo - non si può scherzare.
Il Consiglio prende atto della petizione e della documentazione ad essa relativa.
Presidente - Ci sono le due risoluzioni, qualcuno le vuole illustrare? Ha chiesto la parola il collega Chatrian, ne ha facoltà.
Chatrian (ALPE) - Prima che i colleghi illustrino le due risoluzioni che abbiamo presentato, qualche considerazione a seguito delle riflessioni che l'Assessore Baccega ci ha nuovamente illustrato convintamente - la soluzione che, da come abbiamo capito, convince parecchio l'Assessore -, qualche considerazione di natura generale e non di natura puntuale. Se qualche giorno fa ha avuto modo di incontrare gli insegnanti ed è positivo se ci sarà un raccordo nel momento in cui ci sarà un trasloco in via Chavanne, ci mancherebbe, qui invece la partita è un'altra e va benissimo il raccordo che lei ci ha illustrato nel dettaglio che, aula per aula, ci sarà la possibilità di andare a calibrare lo spostamento del trasloco, però, collega Baccega, dal nostro punto di vista, il dibattito verte su un altro piano.
Solo pochi mesi fa tutto quello che lei in maniera molto diretta e convincente ci dice oggi non potevamo saperlo perché l'intenzione dell'Amministrazione regionale, collega Baccega, non so se era in Giunta, ma era tutta un'altra: l'idea era di costruire una scuola polmone che ristrutturasse tutte le proprietà pubbliche all'interno della città. Noi, come gruppo, avevamo messo un po' in discussione la necessità di investire 20 milioni di euro e più su una scuola polmone perché ci sembrava esoso andare ad investire 20 milioni di euro per ristrutturare tutte le proprietà pubbliche all'interno della città di Aosta e più facevamo i conti, più entravamo nel merito dello studio - non so se vi ricordate dicembre 2015 - i conti non tornavano, nel senso che o c'era una bugia, o la strategia era un'altra. Non era una bugia, ma la strategia era un'altra ma non ce l'avevate ancora detto, ma non a noi, alla comunità di Aosta, collega Baccega, lei semplifica molto il quadro. A dicembre-gennaio all'interno di questo Consiglio si discuteva ancora come scuola polmone per ristrutturare tutto il resto, tant'è vero che poi da gennaio ad aprile noi abbiamo fatto due iniziative al Consiglio per chiedere qual era il cronoprogramma per ristrutturare tutte le strutture pubbliche. La bugia aveva talmente le gambe corte che poi alla fine avete dovuto obtorto collo confezionare quella delibera dell'aprile 2016 e finalmente comunicare, una scelta politica, agli aostani e alla conurbazione attorno ad Aosta che non sarebbe più esistita la scuola polmone Tzamberlet, ma lì si faceva una scuola definitiva e che probabilmente avreste deciso di non più ristrutturare sicuramente il Maria Adelaide e adesso la certezza oramai che non andrete sicuramente a ristrutturare anche il Manzetti. Capite quindi che è stato modificato completamente l'assetto e la scelta politica che è stata assunta nel 2009, accordato con il Comune di Aosta nel 2011, con accordo di programma, con tanto di soldi, chi fa che cosa, chi deve intervenire, perché l'obiettivo era quello di ristrutturare. Capisce che chi ha ascoltato la sua relazione ha trovato il suo ragionamento stare in piedi: si era deciso di non ristrutturare i palazzi pubblici all'interno della città di Aosta, ma se lei propone alle famiglie aostane una scuola nuova, pulita, coibentata, bella, accattivante, moderna, flessibile, con due palestre, ma chi le dice che è meglio l'una o l'altra? È una domanda molto banale. Lei lo sa che noi siamo un po' preoccupati, ma lei farebbe questa operazione casa sua? Lei avesse un'azienda con mille dipendenti, 10.000 metri cubi e decidesse di dislocare fuori dalla città la sua azienda, a casa sua investirebbe 25 milioni per la nuova azienda senza sapere cosa fare della vecchia? Qui c'è il cuore del dibattito, qui è l'improvvisazione collega Baccega...
(interruzione dell'Assessore Baccega, fuori microfono)
...noi abbiamo ascoltato attentamente la sua relazione e chi l'ha ascoltata può dire: "però non è sbagliata la scuola figa, bella, nuova, moderna, interessante", ma chi dice il contrario! Dall'altra parte, però, lei a casa sua farebbe una cosa del genere? Lei andrebbe ad investire su 30.000 metri cubi, perché di questo stiamo parlando, lei andrebbe a fare un'operazione senza sapere cosa fare della vecchia struttura? Ha detto molto bene: noi ci siamo portati avanti come commissioni, abbiamo tribolato per avere quelle minime informazioni. Presidente Rollandin, le assicuro le difficoltà a scrivere le e-mail con i colleghi, Presidenti di commissione, e si è limato..."eh no, quella parola non possiamo scriverla perché non c'è un computo metrico", "come non c'è un computo metrico? La politica avrà già deciso cosa fare all'interno del Maria Adelaide!" "No, non c'è". Possiamo quindi scrivere solo a spanne un conto parametrico, che è tutta un'altra cosa. Una volta che abbiamo scritto quella e-mail, abbiamo dovuto richiedere: "per favore, ci potete dare anche questa informazione", come chiedere l'elemosina per avere quelle quattro informazioni per fare un dibattito sano dal punto di vista politico. Non su come entrare in via Chavanne e allocare le 40 aule. Stiamo parlando di un fabbricato che comunque ha 10.000 metri quadrati.
Poi incontriamo per la seconda volta i rappresentanti della petizione; Presidente, abbiamo dovuto sospendere la commissione, non abbiamo potuto dare ai rappresentanti le tre paginette che ci hanno fatto avere come Assessorato, perché era il segreto di Pulcinella quello, quindi non potevamo mica dare quei documenti ai rappresentanti di 1500 persone, perché bisognava verificare con i dirigenti se quella memo fatta veramente a livello di elemosina, dopo aver chiesto se, per favore, si poteva avere contezza dello stato dell'arte, che è stato costruito per rispondere alle nostre domande, perché non c'era lo stato dell'arte, e che quindi si chiudeva il cerchio dal punto di vista di quelle quattro informazioni per fare un dibattito non sano, normale. Mi scuso prima se ho detto una parola che non si doveva dire, ma era per mettere sul tavolo la doppia proposta...avere quelle minime informazioni per poter fare quel sano confronto, dibattito su una cosa così importante. I colleghi di maggioranza poi giustamente ci hanno anche invitato..."qui però manca un attore principale che è il Governo comunale", che poi alla fine, come Amministrazione regionale, siamo proprietari del bene, ma la competenza urbanistica e decisionale su cosa, dal punto di vista urbanistico, destinare a quella zona, è tutta comunale. Mi sono segnato qualche passaggio, ma ce ne sono talmente tanti che non saprei da dove partire, ma vi ruberò qualche minuto sull'imbarazzo che abbiamo avuto nell'audire il Sindaco Centoz su questo tema, come a dire che l'Amministrazione regionale ha deciso che lì si farà una scuola per i prossimi 75 anni, quindi non temporanea, ma per sempre, come per dire: "l'Amministrazione regionale ha deciso e noi abbiamo accettato la sua decisione". La domanda che abbiamo posto è stata: "quali sono le idee a livello di Comune su quell'immobile?" e la risposta è stata: "la città di Aosta è un po' turistica, quindi si potrebbe pedonalizzare, si può rendere fruibile, però per adesso dobbiamo ancora pensarci".
Terza considerazione: "avete una bozza di programma, avete già chiuso, il Consiglio comunale si è già espresso su questa scelta?". Stiamo parlando di scelta già fatta, perché giustamente il Governo regionale ha approvato una delibera dove indica la direzione. "Abbiamo ricevuto un po' di tempo fa una bozza di accordo di programma, dove la Regione ci ha inviato praticamente la bozza di programma, andremo a vedere se c'è un po' di margine per poter trattare, vedere, studiare; comunque, pur sapendo perfettamente che questa è una scatola importante, oggi noi non abbiamo ancora le idee chiare per poter valutare. In questi ultimi giorni però abbiamo iniziato ad incontrare l'Assessore competente Perron sulla valorizzazione dei beni che sono stati inseriti nel piano di dismissioni un anno e mezzo fa e abbiamo iniziato a parlare con il collega Perron - è il Comune che parla - e a pensare a che tipo di destinazione possiamo dare a questi fabbricati: Palazzo Narbonne, Cral Cogne, ex Centrale laitière, ma ad oggi sul Maria Adelaide non abbiamo ancora potuto incontrarci con l'Assessore Perron perché stiamo aspettando i desiderata dell'Amministrazione regionale". Era solo per dire, soprattutto per chi ci ascolta, che avete modificato le carte in tavola negli ultimi mesi, è legittima la scelta, capite il nostro imbarazzo e soprattutto la superficialità, nel momento in cui ad oggi si decide un'operazione legittima - noi siamo contrari - ma dall'altra non avete ad oggi minimamente idea di cosa fare e che tipo di destinazione dare a quell'immobile di proprietà regionale e di competenza comunale.
Presidente - La considero un'illustrazione della risoluzione...non è consentita la replica, prendo atto che il collega Chatrian abbia già illustrato la risoluzione...
(interruzione del Consigliere Chatrian, fuori microfono)
...è così, non può essere diversamente, non posso fare diversamente, collega Chatrian. Non è consentita la replica, io la considero come una sua illustrazione...
Chatrian (ALPE) - Scusi, Presidente, io ho preso la parola e lei mi ha dato la possibilità di intervenire come replica...
Presidente - No, no.
Chatrian (ALPE) - ...io non illustravo nessuna risoluzione, io ho preso la parola come replica...
Presidente - ...non è consentita la replica, mi dispiace...
Chatrian (ALPE) - ...se posso, Presidente. Qualcuno dai banchi della Giunta giustamente le ha chiesto: sta facendo la dichiarazione di voto o no? Io ho preso la parola in quanto replica, poi se lei vuole darmi come illustrata la prima risoluzione, veda lei...
Presidente - ...non è consentita la replica dopo l'intervento dell'Assessore. Lei può intervenire per l'illustrazione della risoluzione, dopodiché ci sarà la dichiarazione di voto: uno per gruppo. Non può essere fatto diversamente; è una petizione, non è che viene approvata, poi andremo soltanto sulla risoluzione. La considero quindi come illustrazione della prima risoluzione, se il collega Bertin vuole illustrare la seconda risoluzione ne ha facoltà...Ha chiesto la parola il Consigliere Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (ALPE) - Illustro utilizzando il tempo della dichiarazione di voto, diciamo così...non va bene, facciamo finta che vada bene.
Questa risoluzione richiama la petizione che ha visto ben 1500 cittadini, tra l'altro, sottoscrizione raccolta in pochissimo tempo relativa al mantenimento del Liceo Regina Maria Adelaide di via Torino, una petizione che ha avuto un successo notevole, in poco tempo si sono raccolte queste firme, anche perché il tema è sentito dalla cittadinanza, dagli studenti, dagli insegnanti e in generale da chi vive la città di Aosta. In effetti, abbiamo anche poi audito in commissione i vari attori di questa petizione e ci siamo resi conto dell'interesse generalizzato su questa vicenda.
Considerati i problemi sollevati dalla petizione relativamente alla logistica, ai trasporti, all'offerta formativa e a tanti altri aspetti minori che derivano dallo spostamento di tale plesso scolastico in regione Tzamberlet, sottolineando anche le ricadute negative che avrà questo trasferimento a titolo definitivo rispetto a quanto era previsto fino al marzo scorso, tra l'altro, mi fa un po' sorridere quando l'Assessore Baccega definisce quella di via Chavanne la vera scuola polmone, quando per anni - addirittura ho presentato una risoluzione proprio nel senso di affermare che non c'era bisogno di una nuova scuola polmone perché c'era quella di via Chavanne - lei ha detto esattamente il contrario. Oggi ci dice invece che via Chavanne è la vera scuola polmone. Mi fa piacere, evidenzio una certa contraddizione, c'erano quelle finte di via Tzamberlet, che è una scuola polmone finta, e abbiamo quella vera ma era probabilmente tutto già previsto, come sottolineavo in precedenza. Chiudiamo questa parentesi con l'Assessore Baccega.
Considerando anche le ricadute negative che questo trasferimento avrà da un punto di vista economico e sociale sul centro della città, non soltanto su quella via, che, tra l'altro, è una via che ha subito in questi ultimi anni diversi interventi negativi, che è veramente un po' disastrata da questo punto di vista. Come dicevo, c'è un altro aspetto; questa nuova scuola di Tzamberlet va a cozzare con quella che dovrebbe essere un'indicazione generale: evitare di consumare suolo ulteriore, è un principio generale, tra l'altro, affermato anche a livello internazionale. La priorità - spesso ce lo diciamo in quest'aula anche relativamente ai centri storici del paese - è il recupero del patrimonio edilizio esistente, prima di andare a costruire nuove case e nuove strutture. Tra l'altro, l'attuale edilizia scolastica presente nel comune di Aosta, se adeguatamente gestita e ammodernata, sarebbe sufficiente alle esigenze attuali e future della popolazione scolastica che frequenta le scuole superiori di secondo grado, anche le proiezioni dimostrano che sarebbe più che sufficiente.
Fatte queste considerazioni, si impegna il Governo regionale a "prevedere un piano di recupero e di ammodernamento dell'edilizia scolastica presente, ad iniziare - ovviamente - dall'edificio che accoglie attualmente il Liceo Regina Maria Adelaide in via Torino, utilizzando anche le risorse finanziarie previste per la nuova struttura di via Tzamberlet...", la cosiddetta "ex scuola polmone", la scuola polmone falsa visto che abbiamo saputo che ce n'è una vera: quella di via Chavanne.
Presidente - Ci sono interventi per dichiarazione di voto? Siamo sulla risoluzione n. 1. Ha chiesto la parola il Presidente della Regione, ne ha facoltà.
Rollandin (UV) - Credo che la discussione che ha impegnato su questa mozione tutti i colleghi e le due risoluzioni che vanno un po' a riprendere alcune considerazioni fatte abbiano avuto delle risposte che tecnicamente spiegano prima di tutto la ragione perché si è dovuto accelerare rispetto a una determinazione che, come logica, andava fatta o durante le vacanze estive o durante un periodo più lungo. Questo era nelle opzioni; poi, com'è stato detto, non è stato possibile, ma non per una volontà politica, questo è un aspetto tecnico che viene in qualche modo individuato.
Le puntualizzazioni che vengono fatte sostanzialmente in riferimento al problema scuola in senso generale sono di due tipi: da una parte diceva adesso il collega Bertin: "recuperiamo le scuole che ci sono e come...". Questo, laddove è stato possibile, è già stato in gran parte fatto. Sul tema della scuola polmone, che è l'altro tema che ha portato a dire che si è cambiato idea, in effetti si è cambiata l'idea sulla collocazione da provvisoria a definitiva, ma le ragioni sono legate a due aspetti sostanziali, Il primo: se le considerazioni per la ristrutturazione del Maria Adelaide portano ad una somma di 20 milioni, quando con 25 milioni si fa l'investimento che era provvisorio ma che logicamente ha una sua connotazione, capite che obiettivamente non ci sta. Il collega Chatrian diceva: "se tu fossi un imprenditore...", se fosse un imprenditore sicuramente avrebbe fatto anche meglio i suoi calcoli ma, obiettivamente, rispetto a queste due opzioni, conviene avere una scuola che abbia la possibilità di contenere nell'insieme una serie di istituti, che quindi possono essere localizzati definitivamente, in una zona che tutti voi avete anche evidenziato in altre occasioni essere una zona sportiva, sicuramente ideale anche per le scuole, io credo che anche questo aspetto non possa essere sottaciuto. Non c'è una zona migliore di quella di Tzamberlet. Io penso che anche per le famiglie il fatto di avere una scuola in quella zona, in quella località, sia un vantaggio, sia un aspetto molto positivo, anche da un punto di vista economico è sicuramente vantaggioso rispetto all'altra situazione. È cambiato il modo in cui si vedeva questa ristrutturazione: mentre prima si pensava di fare un intervento che in qualche modo fosse possibile con delle cifre modeste, adesso rifacendo tutto e tenendo conto dell'obbligo di mantenere quelle disposizioni che sono diventate impellenti...si è portati a dire che questo cambiamento è più che giustificato. Tutte le volte che si cambia qualcosa sicuramente vi sono dei disagi - di questo ce ne rendiamo conto -, però è un disagio che non va nel senso di peggiorare la situazione ma di renderla non solo per adesso ma anche per il futuro sicuramente migliorativa.
Rimane quindi il punto di che cosa fare del Maria Adelaide, sicuramente questa è una valutazione che ha diverse opzioni, com'è già stato detto, anche perché ci sono delle tempistiche, non è che oggi, immediatamente, possiamo dire che di quest'area facciamo A, B o C; ci sono queste opzioni che possono essere valutate, tenendo conto anche di come in quella zona si dovrà intervenire a livello comunale. Si parlava questo pomeriggio di come in quella zona ci sia il problema dell'Arco e di cosa farne, della pedonalizzazione di cui si parla da tempo; tutti questi problemi sono certamente collegati anche con una visione di questo stabile, che può essere in un modo piuttosto che nell'altro, con delle soluzioni che in qualche modo potranno essere poi attivate in un tempo relativamente breve. Io credo, quindi, che questa petizione sia comprensibile, però obiettivamente le risposte sono state date in modo esaustivo.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Gerandin, ne ha facoltà.
Gerandin (GM) - Approfitto di questa dichiarazione di voto anche per dire il mio pensiero in merito, anche dopo la replica dell'Assessore. Lei, Assessore, ha parlato di valutazione di carattere generale importante nell'interesse generale, io penso che chi fa amministrazione, chi fa politica, qualunque sua azione politica sia nell'interesse generale, poi posso non condividere dal mio punto di vista la scelta, ma penso che comunque sia stata fatta nell'interesse generale. Quello che voglio sottolineare è che questo interesse generale non va tenuto nelle segrete stanze; penso di cogliere anche un po' l'intervento del collega La Torre quando diceva che certe scelte, quando rimangono nelle segrete stanze, non vengono motivate, non vengono esternate ma per tempo, Assessore, non a tempo scaduto quando la scelta è irreversibile. Lei può avere tutte le ragioni di questa terra, può aver fatto la scelta migliore, ma se non la spiega ai cittadini come l'ha spiegata a noi, io penso che ci sia poco rispetto verso i cittadini, verso quelli che si sono mossi per la petizione e in ultima analisi per il Consiglio comunale di Aosta, e spiegherò anche il motivo. Questo perché questa scelta è una scelta irreversibile da quando la Giunta regionale ha deciso di destinare i 9 milioni che derivano dal decreto ministeriale del gennaio 2015 a questo intervento: è in quella sede che voi avete deciso che questa sarebbe stata la scuola permanente e non temporanea. È da allora che avete scelto e da gennaio quando è uscito il decreto ministeriale, se è marzo il tempo in cui dovevate decidere, dovevate spiegare i motivi alla gente, avreste probabilmente evitato una mobilitazione generale che è palese che è a tempo scaduto ormai. Chi può chiedere a quest'Amministrazione, alla Giunta di rinunciare a 9 milioni in questo momento? Obiettivamente è questo. Quello che non accetto di questo è che si è tenuta nascosta una scelta che già nel 2015 era stata definita.
Il secondo aspetto che, a mio parere, è poco giustificabile per l'azione amministrativa è legato al fatto che quando nel 2015 avete scelto, avreste dovuto allo stesso tempo decidere o almeno dare qualche indicazione su cosa volete fare. Io parlo del Maria Adelaide ma c'è anche il Manzetti, a regime avremo due volumi in mezzo ad Aosta che nessuno sa che destinazione avranno; questo, secondo me, è il punto debole di tutta questa questione. Ci sta la scelta, posso non condividerla ma ci sta. Chi non sceglie? Non sceglie chi non fa nulla. Su questo non c'è ombra di dubbio.
Era così difficile spiegare alla gente il perché era comunque una scelta da cui non si poteva tornare indietro? È poco rispettosa anche per il Comune di Aosta, Assessore, perché quando lei mi dice che alla fine tutto è frutto di un accordo di programma, è vero, ma un accordo di programma non si modifica in maniera unilaterale. Così è, Assessore, per il semplice motivo che l'accordo di programma è stato deliberato dal Consiglio comunale di Aosta, che ha deliberato quando nell'accordo di programma si diceva che la scuola di Tzamberlet era una scuola temporanea; lei capirà che l'accordo di programma che dice: io temporaneamente utilizzo quella scuole e poi eventualmente nella scelta definitiva riporto gli alunni al centro di Aosta...se la mia scelta definitiva è di svuotare Aosta è un altro accordo di programma. Su questo non dico che è colpa sua, ma il Sindaco non poteva avere, a mio parere, l'autorità di decidere per conto del Consiglio comunale. Questi sono, a mio parere, i passaggi che sono mancati, è per questo che io non voglio entrare oltre nel merito - chi è intervenuto ha detto tutto quello che pensava - ma nel metodo avete sbagliato a non informare i cittadini.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Fabbri, ne ha facoltà.
Fabbri (UVP) - Innanzitutto vorrei far rilevare come c'è stata una profondissima discussione su questo argomento, una profonda discussione in commissione, una profonda discussione qui in aula e dico questo per contestare bonariamente il collega Cognetta quando rimprovera le istituzioni e la politica di non dare ascolto ai cittadini. Mi pare che tutta la discussione verta soprattutto su tre punti, su tre focus problematici che, a mio avviso, sono quelli che centrano a trecentosessanta gradi la discussione: innanzitutto i tempi del trasferimento dell'Istituto. Effettivamente qui ha ragione il collega Leo quando dice che probabilmente c'è stato un cortocircuito fra le istituzioni; le famiglie sono state - io penso - interpellate attraverso gli organi di istituto e attraverso gli organi di istituto, attraverso il direttore della scuola era stato fatto un programma che purtroppo non si è potuto rispettare - come ha detto il Presidente - per problemi tecnici.
Il secondo grande problema è questa riproposizione urbanistica che questo trasferimento comporterà. È vero, questo sarà un grosso problema da affrontare, che la comunità sia politica che civile dovrà affrontare perché viene a cambiare decisamente la struttura urbanistica e anche la struttura sociale di una parte della città. Ci saranno degli sconvolgimenti, ci saranno delle persone che avranno dei danni com'è stato messo in evidenza, però io voglio far notare che la città si compone di due poli: un polo est ma anche un polo ovest, quindi speriamo che con questa delocalizzazione questo polo ovest della città possa avere uno sviluppo sociale e uno sviluppo urbanistico. La scuola non è distante da una zona abitata, da una zona viva, da una zona anche culturalmente effervescente.
Per ultimo direi che il focus principale - è stato detto - al di là di tutte le analisi economiche che sono state fatte profondamente, è quello della sicurezza. Noi così riusciamo a garantire la sicurezza ai nostri ragazzi e questa è la cosa fondamentale e principale a cui dobbiamo guardare. Oltre a dare delle strutture che sono più moderne, più fruibili e decisamente anch'io credo - non sono insegnante - che, dal punto di vista didattico, potranno essere più efficaci ed efficienti di quelle attuali.
Presidente - Se non ci sono altri interventi per dichiarazione di voto, metto in votazione la risoluzione n. 1. Dichiaro aperta la votazione. La votazione è chiusa.
Presenti: 31
Votanti : 7
Favorevoli: 7
Astenuti: 24 (Baccega, Bertschy, Bianchi, Borrello, Donzel, Fabbri, Farcoz, Follien, Fosson, Grosjean, Guichardaz, Isabellon, Lanièce, Marguerettaz, Marquis, Nogara, Péaquin, Perron, Rini, Rollandin, Rosset, Testolin, Laurent Viérin, Marco Viérin)
Il Consiglio non approva.
Qualcuno vuole intervenire sulla risoluzione n. 2? Ha chiesto la parola il Consigliere Cognetta, ne ha facoltà.
Cognetta (M5S) - Con questa risoluzione si chiede di procrastinare lo spostamento del Maria Adelaide, docenti e allievi, a luglio 2017, che è poi la missiva che ci è stata inviata dal Consiglio d'istituto e con la quale ci si chiedeva di fare questo passaggio, perché giustamente era un problema di organizzazione anche del lavoro scolastico. In sostanza, con questa risoluzione vorremmo dare seguito a ciò che ci è stato chiesto dal Consiglio d'istituto e trovare la maniera, la modalità più corretta, che può essere quella di fare una SCIA, o cose del genere, che conoscono benissimo anche i tecnici, per fare uno spostamento durante le vacanze estive, come peraltro era previsto prima che succedesse ciò che è accaduto: doveva essere fatto nelle vacanze estive di quest'anno, ma purtroppo, per questioni tecniche che sappiamo, si è dovuto procrastinare, però se adesso riusciamo ad andare al 2017, secondo noi, sarebbe la cosa più opportuna.
Presidente - Ci sono interventi per dichiarazione di voto? Ha chiesto la parola l'Assessore Baccega, ne ha facoltà.
Baccega (SA) - Com'è stato sottolineato, il problema è prettamente tecnico, il 31 dicembre la SCIA non si può più ottenere, un CPI non si può più avere e i tempi per fare gli interventi di ristrutturazione che consentirebbero di avere il CPI non sono sufficienti perché ovviamente fra tre mesi bisognerebbe fare gli interventi, e sono anche interventi parecchio onerosi perché sono, come ho detto poco fa, 550 mila euro più IVA. Non è che noi non ci siamo adoperati...visto che la scelta era stata fatta e il decreto ministeriale che ha chiuso il percorso è uscito a maggio, anche a maggio non avremmo avuto il tempo per poter intervenire secondo la tipologia di lavori che si devono eseguire, per questo ci asteniamo.
Presidente - Ha chiesto la parola, per dichiarazione di voto, il Consigliere Cognetta, ne ha facoltà.
Cognetta (M5S) - Io sosterrò lo stesso questa risoluzione e credo anche i colleghi di opposizione, ma comunque avranno modo di specificarlo meglio. Assessore, però mi deve chiarire un aspetto che proprio non riesco a capire: che succede il 1° gennaio? Che abbiamo i vigili del fuoco davanti a tutte le scuole? Succede questo? Che succede il 1° gennaio, avremo il CPI di tutte le scuole? Caspita! Il 2 gennaio voglio vedere tutti i CPI delle scuole a questo punto. Se è così, il 2 gennaio lei me li farà vedere, sarò veramente felice di questa cosa, grazie. Voglio vedere poi anche i vigili del fuoco davanti alla scuola Maria Adelaide a fare subito il controllo, poi sa meglio di me che ci sono 45 giorni di tempo dal momento della visita dei vigili del fuoco. Magari poi li mandiamo anche a Pollein a vedere l'autoporto e a vedere se c'è il CPI anche lì, già che ci sono che fanno il giro. Assessore, veramente adesso stiamo esagerando. Tutto qua.
Presidente - Non ci sono altre richieste per dichiarazione di voto, metto in votazione la risoluzione n. 2. Dichiaro aperta la votazione. La votazione è chiusa.
Presenti: 31
Votanti : 7
Favorevoli: 7
Astenuti: 24 (Baccega, Bertschy, Bianchi, Borrello, Donzel, Fabbri, Farcoz, Follien, Fosson, Grosjean, Guichardaz, Isabellon, Lanièce, Marguerettaz, Marquis, Nogara, Péaquin, Perron, Rini, Rollandin, Rosset, Testolin, Laurent Viérin, Marco Viérin)
La risoluzione non è approvata.
Ha chiesto la parola il Consigliere Marquis, ne ha facoltà.
Marquis (SA) - Chiederei una breve sospensione per una riunione della Conferenza dei Capigruppo.
Presidente - La sospensione è concessa.
La seduta è sospesa dalle ore 22:15 alle ore 22:23.
