Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2209 du 22 juin 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 2209/XIV - Interrogazione: "Iniziative per favorire una corretta gestione di attività di ristorazione e ricezione svolte in abitazioni private".

Rosset (Presidente) - Punto n. 9 dell'ordine del giorno. Per la risposta, ha chiesto la parola l'Assessore Marguerettaz, ne ha facoltà.

Marguerettaz (UV) - La collega Morelli pone all'attenzione del Consiglio un tema che, come in altre situazioni, propone delle formule del tutto nuove nell'ambito turistico e nell'ambito della ricettività. Oggi si parla del fenomeno cosiddetto "home restaurant", ovvero la possibilità di ricevere presso la propria abitazione degli ospiti e fornire un pasto, fornire un servizio ovviamente mediante un corrispettivo. Se guardiamo questa formula, è una formula che non trova nessun riferimento dal punto di vista normativo, perché ovviamente, per fare questo tipo di servizio, dobbiamo rispettare le norme vigenti: nell'ambito regionale, a seconda del servizio, abbiamo la legge n. 33/1984, la legge n. 11/1996, la legge n. 8/2002 e poi abbiamo tutte le norme che riguardano i requisiti igienico-sanitari, le disposizioni statali in materia di pubblica sicurezza, quindi queste attività non sono riconducibili a nessuna di queste formule.

Come vedete, se da un lato questa è un'offerta che ha un suo appeal, se voi guardate tutta una serie di recensioni, un po' di letteratura, trovate un po' di entusiasmo; dall'altra parte troverete una serie di contrarietà da parte degli albergatori, da parte dei ristoratori che devono ovviamente sottostare a tutte queste norme. In realtà, tutte queste attività le abbiamo già valutate, la collega Morelli si ricorderà la nostra vecchia disposizione sui bed & breakfast: c'era la norma che vincolava il titolare a offrire delle colazioni - perché quando parliamo di bed & breakfast, parliamo di colazioni - esclusivamente con prodotti confezionati e, proprio in virtù di una sollecitazione, abbiamo cercato di introdurre delle novità inserendo la facoltà dei titolari di sottoporsi a un corso: quello per la somministrazione, in modo tale che acquisissero tutte quelle autorizzazioni che consentissero loro di preparare delle torte, dei biscotti. La filosofia del bed & breakfast è di un'accoglienza domestica, che ovviamente ha una caduta di tono nel momento in cui si danno delle brioche preconfezionate. Per dare una coerenza, abbiamo cercato di interpretare correttamente la norma e devo dire che anche i gestori dei bed &breakfast sono stati molto contenti, anche perché hanno acquisito effettivamente delle competenze. La gestione e la conservazione degli alimenti non è banale; ognuno di noi a casa propria fa quello che ritiene più opportuno, ma nel momento in cui do un servizio e ricevo un corrispettivo, devo dare delle garanzie.

Questa norma che abbiamo introdotto per i bed & breakfast purtroppo ad oggi non è ancora all'orizzonte per gli home restaurant, perché è un argomento che seguiamo con attenzione, ma dobbiamo avere dei riferimenti sia a livello nazionale, sia a livello europeo. Ad oggi quindi noi invitiamo coloro che vogliono fare queste iniziative ad essere molto prudenti perché ad oggi queste attività non hanno nessuna copertura giuridico-amministrativa. Lasciamo perdere l'aspetto fiscale, che è ancora un altro argomento non secondario, ma prima di tutto c'è la salute e la garanzia nei confronti dei cittadini, dopodiché c'è l'altro aspetto: l'altro giorno abbiamo avuto l'Assemblea di Federalberghi a Saint-Vincent, qualcuno di voi si ricorderà l'intervento di Bernabò Bocca che ha fatto un attacco frontale nei confronti di quelle formule, a suo dire, abusive di offerte paralberghiere, ovvero quegli appartamenti che sfuggono a qualsiasi norma, non pagano la tassa di soggiorno, non pagano le imposte e quindi esortava coloro che devono fare i controlli (le Amministrazioni comunali) ad essere molto severi, perché è una concorrenza sleale.

Non voglio sottovalutare l'aspetto fiscale, ma già di per sé l'offerta è un'offerta che ad oggi non ha delle coperture né giuridiche, né amministrative; seguiamo con attenzione l'evoluzione della normativa nazionale ed europea e, appena ci saranno le condizioni, qualora vi siano, andremo ad individuare i provvedimenti legislativi da proporre. Ad oggi quindi quest'attività non è un'attività coerente con i disposti normativi.

Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola la Consigliera Morelli, ne ha facoltà.

Morelli (ALPE) - Assessore, la ringrazio per la sua risposta. Come giustamente ha detto, il fenomeno dell'home restaurant, così come quello della ricettività in case private, rientra in quella moda, in quella corrente che viene definita sharing economy, che è un'espressione del nostro tempo proprio legata, da una parte, alla crisi economica, e quindi alla necessità delle persone di ingegnarsi per procurarsi un reddito in più e, dall'altra, alla disponibilità di mezzi di supporto elettronici e di comunicazione che facilitano queste attività. È giusto precisare che il nostro gruppo non ha una posizione contraria a questa forma di commercio; ripeto: è un'espressione del nostro tempo, bisogna prendere atto che è qualcosa che esiste, però riteniamo che non vada svolta in modo selvaggio, non debba prestarsi ad abusi di nessun tipo. Mi riferisco a quanto diceva dal punto di vista delle norme di sicurezza, quindi registrazioni degli ospiti e norme igienico-sanitarie, assolutamente garantire la salute, la sicurezza degli ospiti e poi all'aspetto fiscale. Giustamente lei ha ricordato l'intervento di Bernabò Bocca al Convegno di Federalberghi, che è stato molto chiaro, ha detto: "stesso mercato, stesse regole" e quindi ha invitato con molta forza i decisori politici, tra cui anche il Consiglio regionale, a normare, a vigilare, a valutare la dimensione del fenomeno e poi a normare di conseguenza. Voglio solo riprendere un suo passaggio: "grazie alle lacune della regolamentazione e alla sostanziale assenza di controlli, quest'area grigia dilaga a macchia d'olio mettendo a rischio i consumatori e alimentando la concorrenza sleale".

Riguardo alla valutazione numerica e quantitativa del fenomeno, lei non ci ha dato nessuna risposta, noi chiedevamo anche di valutare quale sia il fenomeno, probabilmente nella nostra regione per quanto riguarda gli home restaurant siamo all'inizio, ma, per quanto riguarda la ricettività nelle case private, il fenomeno è più diffuso. Su questo fenomeno recentemente hanno preso posizione in modo chiaro le associazioni di categoria, quindi Federalberghi, l'ADAVA, la Confcommercio, la Federazione italiana pubblici esercenti ha recentemente lanciato un allarme riprendendo un allarme lanciato dalla FIPE nazionale. A livello europeo c'è stata nel novembre 2015 l'Assemblea generale della Confederazione europea degli imprenditori del settore alberghiero e della ristorazione (HOTREC), che ha approvato un policy paper che individua 10 misure per rendere sostenibile e responsabile la sharing economy nella ricettività turistica, andando a definire una serie di azioni che sono assolutamente di buon senso e credo anche realizzabili facilmente: istituire un registro ufficiale degli alloggi turistici offerti da privati; definire procedure per l'autorizzazione all'esercizio di tali attività; censire il movimento di turisti nelle private abitazioni; garantire i requisiti minimi a tutela della salute e della sicurezza dei clienti; rispettare la legislazione fiscale - e io ricordo che il bilancio della Regione si fonda sulla fiscalità e quindi credo che di questi tempi non dobbiamo lasciar sfuggire niente -; identificare i viaggiatori nel rispetto della Convenzione di Schengen; tutelare i diritti dei lavoratori; proteggere la qualità della vita dei vicini di casa; monitorare e controllare il rispetto delle regole e l'impatto del fenomeno; sanzionare la violazione delle regole.

Io ho trovato nella mia ricerca per preparare questa iniziativa una risoluzione del 10 aprile 2015 del Ministero dello sviluppo economico che ad un quesito in merito agli home restaurant ha risposto: "l'attività in discorso, anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati, e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, non può che essere classificata come un'attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela. Ciò significa che, previo possesso dei requisiti di onorabilità, nonché professionali...detti soggetti sono tenuti a presentare la SCIA o a richiedere l'autorizzazione ove trattasi di attività svolte".

Mi pare di capire da questa risoluzione che la necessità che queste attività vadano regolamentate sia chiara e non è che non esista nessun riferimento normativo: i riferimenti normativi esistono, a livello nazionale ci sono diversi disegni di legge al Parlamento e quindi credo che a livello regionale, visto che abbiamo la potestà primaria per quanto riguarda il turismo, possiamo muoverci.