Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 1962 du 5 avril 2016 - Resoconto

OGGETTO N. 1962/XIV - Interrogazione: "Accessi al Pronto soccorso ospedaliero pediatrico di pazienti codificati come "codice bianco"".

Viérin M. (Presidente) - Punto n. 13 dell'ordine del giorno. La parola all'Assessore Fosson.

Fosson (UV) - Grazie Presidente.

La tematica è importante, nel senso che il Pronto soccorso è fatto per un accesso in emergenza, quando ci siano delle condizioni di emergenza. Tutto il resto deve essere fatto sul territorio e il filtro sul territorio è fondamentale per questo. Se il filtro sul territorio non funziona, è chiaro che ci sono degli accessi al Pronto soccorso che definiamo inappropriati, per cui è stata prevista una visita, ma anche una contribuzione, soprattutto in presenza di codici bianchi. È chiaro che in un Pronto soccorso pediatrico, in una situazione di malattia pediatrica, l'influenza dei genitori, con la loro preparazione e con la loro esperienza in questo, sia fondamentale. Una volta si portava molto meno in Pronto soccorso, ma esiste comunque un percorso a livello territoriale preciso che deve funzionare. Il primo livello per un bambino in età pediatrica è proprio il pediatra di famiglia, che ha degli orari; in questo caso non so se si tratta del fatto di cui avevamo parlato in passato con il Consigliere, dove c'è stata l'impossibilità di concordare una visita perché la disponibilità del pediatra non corrispondeva a quella della famiglia. C'è però un secondo livello che è la guardia medica cosiddetta "a continuità assistenziale", nel senso che quando il pediatra non è più presente si attiva con i suoi orari la guardia medica, che non è specifica, non è pediatrica, ma comunque è sempre un medico; si veniva da una tradizione che anche i bambini erano visti da un medico di medicina generale, adesso giustamente siamo arrivati ad una specializzazione. Questa guardia medica, nelle sue specificità e nelle sue capacità, visitando il bambino può decidere di inviarlo al Pronto soccorso, perché per esempio non è idonea a fare una diagnosi. In questo caso se l'invio del bambino in Pronto soccorso avviene ad opera della guardia medica non è mai un codice bianco, ma diventa automaticamente un codice verde. Se una famiglia decide in autonomia di non attendere un orario di visita presso l'ambulatorio del proprio pediatra di libera scelta e di non ricorrere alla continuità assistenziale nell'orario di attivazione del servizio perché è preoccupata per la situazione del bambino, è chiaro che si rivolge al Pronto soccorso del presidio del Beauregard dove il bambino viene visitato, ma se al termine della visita la gravità è assegnata al codice bianco deve pagare il suo ticket.

L'ultima domanda è un po' provocatoria: "perché non viene istituita la continuità assistenziale con un pediatra disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7". Sono d'accordo, sarebbe un'eccellenza, ma oltre alla questione economica, che non è l'unica, lei sa che fatica abbiamo fatto per selezionare, e invitare dei pediatri perché venissero qua? Perché, come ho detto tante volte anche al Consigliere Chatrian, c'è una disparità tra gli specialisti in pediatria. Sul territorio, che è una delle nostre priorità di riorganizzazione - non l'abbiamo ancora annunciato, è stato siglato un accordo con i medici di famiglia - prevedendo degli ambulatori H6 in quattro posti regionali, da cui poi oltre al medico di medicina generale dovrebbero esserci anche l'infermiera e il pediatra.

Presidente - La parola al collega Cognetta.

Cognetta (M5S) - Grazie Presidente e grazie Assessore.

Il caso ovviamente è diverso, non è che ripeto sempre lo stesso caso, è un'altra email. È vero che non abbiamo i soldi per dare un servizio di eccellenza perché abbiamo un problema ormai endemico sulla questione finanze, però si potrebbe dire per esempio che in alcuni casi specifici normati i 25 euro non si facciano pagare. I genitori di un bambino che magari sono alla loro prima esperienza non hanno una grandissima capacità di giudizio, lei lo sa meglio di me. Chiunque abbia avuto dei figli sa che soprattutto per il primo figlio - lei è dottore e quindi era più fortunato di me, ma ho avuto anch'io le mie esperienze - ogni tanto si fa una corsa in più del necessario. Però il punto è questo: se ho un bambino che ha la febbre con un sintomo magari non riconosciuto, cerco di rivolgermi a ciò che dovrebbe essere la risposta territoriale, ma se non ho la risposta né da una parte né dall'altra vado in ospedale. Se non ho la cognizione per capire se è urgente o non lo è, quanto sta male e cosa devo fare, vado in ospedale, mi rassicurano, tutto a posto, 25 euro. Comprenderà che forse c'è qualcosa da rivedere, perché se è vero che non possiamo fare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 da un punto di vista pediatrico, è altrettanto vero che se rinunciamo a qualche 25 euro ogni tanto non credo che sia una tragedia immane.

Questo è soprattutto un invito a cercare di modificare alcune regole, almeno finché la risposta sul territorio non diventerà adeguata, perché anche questa potrebbe essere una strada: mentre aspettiamo che la risposta sul territorio diventi coerente, intanto facciamo qualche piccola deroga, perché così diamo un servizio concreto ed evitiamo che qualcuno paghi 25 euro sentendosi defraudato, poiché giustamente il genitore si chiede come poter valutare se aspettare il giorno dopo o se invece correre subito all'ospedale, con un bambino piccolo non si sa che cosa può succedere. La seconda domanda era quindi provocatoria, per darle poi uno spunto, un suggerimento che secondo me è abbastanza importante.