Compte rendu complet du débat du Conseil régional

Objet du Conseil n. 102 du 26 février 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 102/81 - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "APPOSIZIONE DI VINCOLO DI DESTINAZIONE SUGLI IMMOBILI ADIBITI AD USO ALBERGHIERO".

Presidente - Colleghi Consiglieri, come ho detto nelle comunicazioni ieri mattina, l'oggetto 22 bis è stato iscritto con ordine del giorno aggiuntivo e, in considerazione dei motivi di urgenza, la Commissione ha espresso il parere che è a conoscenza di Voi tutti.

Possiamo procedere dando la parola all'Assessore Pollicini, relatore su questo argomento.

L'Assessore Pollicini ha facoltà di parlare.

Pollicini (DP) - Signor Presidente, onorevoli colleghi, è questo un provvedimento che, penso, nessun Assessore propone a cuor leggero. È indubbiamente un provvedimento di carattere restrittivo e quindi, per certi aspetti, può provocare indubbiamente delle valutazioni contrastanti. Occorre però valutare quali sono le motivazioni di questa proposta e le implicazioni che ne deriverebbero se non venisse oggi approvata dal Consiglio.

Ci troviamo di fronte ad una situazione particolare, in una regione come la nostra, in cui l'attività economica più importante è il settore turistico, e nel quadro di questo settore, la struttura portante è indubbiamente quella alberghiera.

Nella nostra regione disponiamo oggi di una struttura alberghiera di circa 570 alberghi, di cui circa 150 costruiti prima del 1947. Diciamo pure, inoltre, che questa non è, purtroppo, una struttura di prim'ordine: una certa parte è a conduzione familiare, i grandi alberghi sono pochi ed esistono indubbiamente dei grossi problemi nella loro conduzione.

Ritengo che sia importante tenere in considerazione che, per una regione ad economia turistica, l'albergo è una struttura essenziale; ragione per cui dobbiamo valutare il senso di questo provvedimento restrittivo proprio ai fini complessivi dell'economia regionale e, di conseguenza, ai fini sociali.

Mi rendo certamente conto che si tratta di scelte che, sul piano politico, sarebbe più conveniente non proporre, ma ritengo che il compito che un Assessore al Turismo deve assolvere sia anche quello di garantire la permanenza di una struttura, senza la quale rischia di essere vanificata tutta una serie di discorsi che riguardano il campo turistico.

È evidente che il turismo nostrano è stato inquinato da una eccessiva proliferazione di seconde case: ricordiamo che abbiamo oltre 150 mila posti letto in seconde case, contro 19.500 circa posti letto alberghieri. È chiaro che la seconda casa rappresenta qualcosa sul piano turistico, però i costi che la collettività deve sopportare con questa situazione sono decisamente maggiori dei vantaggi che ne viene a ricevere.

Il problema connesso con la permanenza di una struttura alberghiera è quello di garantire nel tempo, secondo me, la presenza continuativa di turisti, il che mette in moto tutta una serie di altre attività che la seconda casa, per molti aspetti, non renderebbe possibili. Non possiamo dimenticare che l'albergo, proprio in quanto tale, consente lo sviluppo di tutta una serie di altri indotti commerciali che non sono attuabili con le seconde case.

Diciamo pure che esiste oggi un altro aspetto, ed è quello della ricerca del bene - rifugio di fronte ad una inflazione sempre più galoppante, per cui si cerca a qualunque prezzo di acquisire nell'edilizia residenziale, con la conseguenza che si sono raggiunti prezzi iperbolici: si parla di due, tre milioni il metro quadro, ed in alcuni casi anche di più.

Di fronte a questa allettante prospettiva finanziaria, la tentazione di titolari di strutture alberghiere di trasformare la propria struttura in edilizia residenziale è forte; in considerazione anche del fatto che, indubbiamente, oggi è molto difficile gestire un albergo, per tutta una serie di problemi, i quali verrebbero superati attraverso un cambiamento di vocazione come è appunto quella di diventare un proprietario di residence oppure un proprietario di alloggi a vendere.

Allora che cosa possiamo fare di fronte a questo tentativo di emorragia? Io ricordo un particolare: nel solo mese di gennaio sono giunte 12 richieste di svincolo di destinazione alberghiera, e nel mese di febbraio ne sono giunte già tante altre e molte sono in previsione, già segnalate, per trasformare l'albergo in altra destinazione, residenziale oppure condominio.

Alcuni obiettano che questo tipo di provvedimento rischia di essere non solo anticostituzionale ma non applicabile. Voglio ricordare allora la sentenza della Corte Costituzionale emessa il 22 di gennaio con la quale veniva dichiarata incostituzionale la legge che vincolava a destinazione alberghiera gli edifici che con tale destinazione erano stati costruiti entro il 1946: la motivazione di questa illegittimità non è nel concetto di vincolo ma è esattamente nel fatto che ha leso uno dei principi costituzionali, quello dell'uguaglianza.

Il nostro provvedimento, però, non fa differenziazione degli edifici alberghieri costruiti prima o dopo una certa data, ma è un vincolo complessivo di tutta la struttura alberghiera.

D'altra parte, di fronte anche al concetto che questo provvedimento restrittivo potrebbe essere illegittimo inquantochè va a restringere la libertà del patrimonio, la stessa sentenza, a pag. 5, dice esattamente questo: "La previsione del vincolo alberghiero sarebbe per un verso riconducibile ai programmi e ai controlli che la legge determina ai sensi dell'art. 41, 3° comma della Costituzione, per indirizzare l'attività economica, non importa se pubblica o privata, e coordinarla ai fini sociali; per altro verso, se si guarda all'immobile adibito ad albergo non già come elemento della scena alberghiera ma come bene in sé considerato, rispetto al proprietario saremo di fronte a un limite del tipo prefigurato dall'art. 42, 2° comma della Costituzione, che serve a garantire e attuare la funzione sociale della proprietà; simili configurazioni verrebbero del resto suffragate dal grande ed evidente rilievo socio-economico dell'industria alberghiera indispensabile al turismo di qualità e di massa e al decisivo apporto che ne consegue per la bilancia valutaria". Questo è nel corpo della sentenza della Corte Costituzionale in ordine al problema del vincolo alberghiero; non entra quindi nel merito del vincolo, dice soltanto che è illegittimo quel tipo di vincolo perché discrimina l'albergo costruito prima da quelli costruiti dopo una certa data.

Un altro degli aspetti fondamentali, quindi, va detto che non è dovuto al limite, ma va considerato il fatto che noi, in materia di industria alberghiera e di turismo, abbiamo potestà primaria e che quindi vi è la possibilità di proporre un intervento di questo genere.

È indubbio che questo può provocare lamentele da parte di taluni albergatori che avrebbero interesse ed intenzione di cambiare attività. Io ho proposto nella legge un vincolo di cinque anni, ma non è un termine rigido; questo termine può essere ridotto anche a tre anni; l'importante è poter arrivare, attraverso elementi incentivati che la Regione si propone di emanare, ad un intervento che consenta di evitare l'emorragia di una struttura che rischia di non essere più recuperabile se lasciamo che le cose vadano avanti così come oggi stanno andando, senza avere una possibilità di intervento né finanziario né urbanistico, senza la possibilità di costruire strutture che potrebbero essere sostitutive di quelle che oggi intendono modificarne la destinazione.

Voi sapete dunque che è intenzione della Giunta Regionale, appena si verrà in possesso dei mezzi finanziari, di portare i fondi di rotazione per l'industria alberghiera a cifre decisamente più elevate e cioè dai 500 ai 700 milioni a tasso agevolato e, attraverso lo strumento urbanistico, al premio di volumetria. È chiaro che questi due provvedimenti di per sé rappresenterebbero dei vincoli nei confronti della destinazione d'uso.

C'è poi un altro fatto da considerare, ed è che questi provvedimenti di carattere regionale devono avere un arco di tempo sufficiente perché se ne possano veder maturare i frutti; non sono come i provvedimenti emanati, per esempio, dalla Banca d'Italia che raggiungono immediatamente gli effetti proposti. Per cui, in assenza di qualsiasi possibilità di intervento finanziario nei confronti di queste strutture che, vuoi per obsolescenza vuoi per altri motivi, intenderebbero modificarsi, noi non abbiamo che da proporre un provvedimento tampone. Riconosco infatti che questo è un provvedimento "tampone", che si propone di fermare un momento questa emorragia della struttura alberghiera, in attesa di proporre e mettere in atto provvedimenti che consentano l'incentivazione dell'edilizia alberghiera.

Questo è il significato del provvedimento proposto, che vorrebbe appunto raggiungere il risultato di evitare di distruggere, o comunque di ridurre, una struttura che di per sé è già oggi insufficiente, non è di primissima qualità, e rischia, se viene ancora ridotta, di vanificare gli altri sforzi che vengono rivolti in direzione dello sviluppo del turismo nella nostra regione.

Vorrei far rilevare ora che c'è da fare una correzione nell'articolo 1 della proposta emendata: al foglio 2, al secondo capoverso dell'art. 1, aggiungere un "non" prima della parola "sia"; cioè al terzo rigo dopo la parola "legge" aggiungere "non sia intervenuto provvedimento di svincolo ai sensi della legislazione in vigore"; sarebbe a dire che tutti gli svincoli che siano già stati concessi rimangono in vigore, però quelli che non sono stati svincolati da questo momento dovrebbero trovare un blocco.

Come dicevo, il termine di questo provvedimento "tampone" può essere ridotto; è proposto per 5 anni, ma si può anche ridurre ad un tempo inferiore; l'importante è che si trovi il collegamento fra questo provvedimento di blocco ed i provvedimenti che la Regione si augura di poter proporre quanto prima, in maniera da creare le condizioni perché sia incentivata l'edificazione di strutture alberghiere. Questo è il senso del provvedimento proposto, mi rendo conto del suo carattere restrittivo; insisto però nel dire che l'aspetto fondamentale è quello di proteggere una delle strutture basilari del nostro turismo.

Presidente - Sono iscritti a parlare il Consigliere Pedrini, il Consigliere Tonino, il Consigliere Nebbia. Ci sono altri che si iscrivono in sede di discussione generale? Il Consigliere Minuzzo ed il Consigliere Lustrissy.

Possiamo quindi dare inizio alla discussione generale. Il Consigliere Pedrini ha facoltà di parlare.

Pedrini (IPLI) - Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che da questo mio posto che occupo da circa venti anni, ultimamente avevo detto parole di elogio per l'Assessore al Turismo e desidererei qui ricordare in modo particolare quello che dissi al riguardo della nuova apertura dell'Ufficio turistico di Roma. Ritorno su questo argomento perché sono andato personalmente a sincerarmi. Posso confermare che arrivai proprio quando c'era un gruppo di romani che stavano chiedendo informazioni e, per la prima volta, ho visto ed ho sentito rispondere, con estrema gentilezza e cortesia, una persona che se non altro conosceva la Valle d'Aosta per aver vissuto in Valle, essendo valdostana. Non ho sentito rispondere, come spesso succede nei nostri stands, dove c'è la veneziana che fa la valdostana e quando le si chiede qualcosa risponde: "Ma sa! Io non so queste cose, io son del Veneto!!". Ecco, se non altro diamo atto di questo fatto, che è già un grosso passo in avanti.

Ritengo poi anche che ci fosse veramente la necessità di aprire quest'ufficio turistico. Permettetemi di ritornare ai vecchi tempi in cui dicevo che noi, come regione autonoma, dovremmo avere come minimo un ufficio a Parigi, un altro a Londra - sia pure in concomitanza con altre agenzie - e, non so, un altro forse a Ginevra o a Vienna, sarebbe da discutersi; ma questi sono i quattro poli principali su cui veramente si potrebbe battere per ritornare a riportare un po' di turismo in Valle d'Aosta, dopo tutto quello che sta succedendo.

Ma rientro in argomento. Io capisco perfettamente quello che l'Assessore intende proporci, e sotto un certo profilo, direi egoistico ed assessorile, posso anche approvarlo e posso capire che l'obiettivo è quello di difendere un patrimonio che evidentemente sta scomparendo.

Purtroppo non lo posso seguire fino in fondo, perché sarebbe contro la mia concezione di pensiero e filosofica: questa è una costrizione, questo è un forzare la mano, equivale a dire: "tu hai una proprietà, ma di quella proprietà non ne sei il proprietario, perché per 5 anni, e poi magari per 10, farai quello che diciamo noi".

Se ad esempio qualcuno ha un albergo che non funziona, dove non trova gerenti, dove non trova del personale ed è costretto a chiuderlo, deve tenerlo passivamente lì perché c'è questo vincolo.

Questo è quanto vorrei spiegare all'Assessore, dicendogli che, se anche afferro il concetto che può essere giustificato sotto il profilo, come dicevo, di mantenere un patrimonio, pur tuttavia cozza contro quello che è la prassi normale della mia mentalità, e naturalmente della mentalità liberale, perché non si può prendere un provvedimento del genere.

Devo pure dire che, se questo provvedimento passasse, ci sono già dei Gruppi che stanno preparando un ricorso ed un chiarimento presso la Corte Costituzionale. Non so se la Commissione di coordinamento lo approverà, ma se del caso ciò fosse, posso anticipare che ci sono appunto più Gruppi, direi almeno tre Gruppi, che contesteranno questa legge. Ragione per cui non ci resta che votarla; io voto naturalmente non a favore, e questo non per dispiacere l'Assessore Pollicini a cui debbo dire che se questo disegno di legge verrà approvato, penso che troverà, prima di entrare in attuazione, mille ed una difficoltà, per cui andremo alle calende greche. Questo lo dico, così, in tono affettuoso, se l'Assessore me lo consente, perché mi dispiace che si sia stati costretti - e l'Assessore ne è stato costretto - a prendere un provvedimento che cozza contro tutte le regole dell'economia e della finanza valdostana.

Se iniziassimo di questo passo, ritengo che si arriverebbe a delle conseguenze a cui non voglio arrivare; così come non penso che questi siano i pensieri reconditi del nostro Assessore, né che egli intenda fare un "golpe" iniziando dagli alberghi!

Ecco, questo è tutto; sotto questo profilo è questa una dichiarazione di voto che vuol essere estremamente chiara, sincera e pulita.

Presidente - È iscritto a parlare il collega Tonino, ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Voglio fare prima di tutto una affermazione che riguarda il nostro atteggiamento rispetto al problema del vincolo e, in generale, rispetto a un fenomeno che riteniamo molto negativo quale è quello della trasformazione di alberghi in mini - alloggi, che vengono inseriti nel mercato immobiliare e che vanno ad ingrossare il fenomeno della speculazione edilizia. Questa è una posizione che abbiamo sempre mantenuto.

Alla stesso tempo, devo dire subito che il provvedimento che oggi viene presentato dalla Giunta è un provvedimento molto parziale e non ci soddisfa, anche se riusciamo a capire qual è l'intenzione dell'Assessore, che l'ha giustamente spiegata molto bene.

Non ci soddisfa, dicevo, perché l'esercizio delle nostre potestà legislative primarie deve esercitarsi, crediamo, a ben altro livello.

Per capire come dovremmo, secondo l'opinione del Gruppo Comunista, esercitare queste potestà primarie della Regione - e perciò lo Statuto, la nostra autonomia - credo sia necessario fare alcune considerazioni sul significato della sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del vincolo alberghiero.

Dico subito che abbiamo dato, su questa sentenza, un giudizio preoccupato prima di tutto, perché in effetti la soppressione generalizzata del vincolo provocherà sicuramente dei contraccolpi negativi, poiché in effetti c'è la tendenza a trasformare alberghi in residence. I dati nazionali di alcuni mesi fa danno per svincolati, dal momento della sentenza, 390 esercizi alberghieri, e l'Assessore ci ha riferito il dato relativo alla nostra regione.

Tuttavia, ritornando alla sentenza, mi sembra di poter dire che questa ha aperto ed ha messo in evidenza le contraddizioni che erano presenti nella normativa che regolava il vincolo di destinazione, ma non ha assolutamente messo in dubbio la possibilità, e la necessità anche, di porre un vincolo. La sentenza, infatti, ribadisce opportunamente che è inaccettabile ed incostituzionale una norma vincolistica che sia differenziata e che provochi delle differenziazioni all'interno degli alberghi e, di conseguenza, differenziazione fra i cittadini; il vincolo era totale per gli alberghi costruiti nel periodo pre-bellico, era invece parziale e a tempo determinato per quelli realizzati successivamente, ove vi sia stato un contributo pubblico per la realizzazione della struttura; c'era poi anche l'assenza di vincolo per altri alberghi e per le strutture ricettive para-alberghiere e complementari.

Secondo la nostra opinione è questo il problema che ha messo in luce la sentenza della Corte Costituzionale ed è su questa indicazione che dovremo fare il massimo sforzo per avere una legislazione regionale.

Noi abbiamo fatto, anche a livello nazionale, alcune proposte. Proprio in questi giorni i Gruppi Parlamentari del P.C.I. hanno presentato una proposta di legge-quadro sul turismo, in cui si prevede la possibilità per le Regioni di esercitare un vincolo di destinazione su tutte le strutture turistiche alberghiere, para-alberghiere e complementari, e in ogni caso può essere autorizzato lo svincolo solo quando viene comprovata la non convenienza economica e produttiva della struttura; ma in ogni caso, nel momento in cui c'è lo svincolo, devono essere restituiti alla collettività ed all'ente pubblico gli eventuali benefici che erano stati assegnati.

Ecco, noi crediamo che questa sia una linea di condotta giusta, e quando discuteremo nella nostra Regione del problema, credo che ci atterremo a questi orientamenti.

In sostanza, come ho detto prima, la sentenza della Corte Costituzionale lamentava un po' la lesione del principio istituzionale dell'eguaglianza e non tanto il problema del vincolo. Perché questo? Perché il vincolo si giustifica in quanto investe delle strutture che offrono un servizio pubblico e che sono soggette a licenza pubblica; di qui la necessità che questo esercizio pubblico debba essere controllato e regolamentato da una normativa regionale.

Ecco, io ho fatto queste brevi considerazioni sulla sentenza perché credo debbano servire anche a far cadere delle posizioni che sono spesso strumentali, basate sul fatto che si vada a ledere, o a limitare, il principio dell'iniziativa e della proprietà privata così come è configurato dall'art. 41, 3° comma e art. 42 della Costituzione.

Credo quindi che il dibattito, la discussione che noi dobbiamo fare, debba evidentemente spostarsi al di fuori da queste tentazioni più o meno propagandistiche, più o meno corporative, intese nel senso di difesa di alcune categorie di operatori: non c'è assolutamente, secondo la nostra visione, un pericolo di limitazione alla iniziativa e alla proprietà privata. Da questa sentenza si evince che il vincolo è caduto più per delle incongruenze, della legislazione che per un fatto di illegittimità e di conseguenza il lavoro che noi dobbiamo compiere è quello di studiare una normativa che faccia in modo da superare queste incongruenze, tenendo conto che oggi il concetto di struttura alberghiera si è evidentemente allargato investendo la casa-albergo, il problema dei redditi, aspetti che già altre volte in questo Consiglio noi abbiamo sottolineato.

Concludo dicendo che il provvedimento di oggi è, da questo punto di vista, molto limitato. Una domanda che voglio fare all'Assessore è il perché di questi 5 anni: se è effettivamente un provvedimento "tampone" secondo me deve essere limitato a molto poco; il Consiglio e la Giunta si devono mettere subito al lavoro, al fine di arrivare ad una normativa più giusta, perché in effetti la legge che oggi viene presentata ha gli stessi difetti della legge nazionale, in quanto ripropone un vincolo indiscriminato, senza alcuna articolazione così come, secondo come l'abbiamo letta noi, era richiesta dalla sentenza della Corte Costituzionale. Per cui c'è anche il rischio che ci siano possibilità di ricorso, già peraltro preannunciate dal Consigliere Pedrini, come rappresentante di alcuni interessi, ovviamente.

Questi, secondo noi, sono i limiti della legge di oggi e vorremmo che, nella sua replica, l'Assessore ci spiegasse il perché di questo vincolo di 5 anni, e qual è effettivamente l'intenzione della Giunta per arrivare rapidamente ad una normativa che sia più adeguata e che esalti anche, finalmente, le potestà legislative primarie della nostra Regione.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Nebbia. Ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Il tipo di esame che abbiamo fatto su questo provvedimento è completamente diverso, direi, da quello testè svolto dal collega Tonino. Per noi, cioè, non assolutamente un problema giuridico, ma è un problema di merito, in quanto coinvolge tutta la politica turistica della Valle d'Aosta. Riteniamo cioè che questo provvedimento non sia un aspetto marginale di una politica che dovrebbe essere fatta nel campo del turismo, e particolarmente nel campo delle attrezzature ricettive.

In questo Consiglio, purtroppo, di politica turistica ultimamente non se ne è parlato, se non in qualche settore, in corrispondenza della discussione sul bilancio. Sarebbe opportuno, quindi, - e noi cerchiamo di dare qualche elemento - esaminare un po' a fondo gli aspetti che concernono le attrezzature ricettive ed alberghiere in particolare.

Sappiamo quali sono i dati e le caratteristiche delle attrezzature ricettive in Valle d'Aosta, e l'Assessore ha sintetizzato dicendo che ci sono circa 20 mila posti letto alberghieri e 150 mila posti letto nelle seconde case.

Concordiamo sul fatto che lo sviluppo della seconda casa negli ultimi anni, diciamo dall'inizio degli anni '70 in poi, è derivato da movimenti di carattere speculativo. Prima non era certamente questo il motivo, in quanto il risparmio trovava sbocco in altri settori e non aveva bisogno di localizzarsi in appartamenti che, comunque, ogni anno aumentavano di prezzo più di quanto fosse la svalutazione della lira. Però anche prima degli anni '70 c'era stato uno sviluppo della seconda casa, e sarebbe opportuno analizzare anche quali ne sono stati i motivi, che sono da attribuire alla vicinanza delle grandi città industriali. A differenza, per esempio, delle regioni francesi, che trovano in Lione e Parigi il serbatoio turistico, che si sposta quindi in modo più saltuario di quanto invece si sposti, praticamente ogni fine settimana, il turismo in Valle d'Aosta.

Gli alberghi sono, fra le attrezzature ricettive della nostra regione, secondo noi, forse l'anello più debole; non per questo però riteniamo che si debbano vincolare e che debbano rimanere sempre quello che sono. Noi riteniamo anzi, che gli alberghi, ogni 15, 20, massimo 30 anni, debbano essere rinnovati; al limite bisognerebbe obbligare a chiudere l'albergo dopo 30 anni, o pretendere per lo meno che esso venga modificato. Perché questo? Faccio un esempio chiarissimo: immaginiamo gli alberghi all'inizio del secolo; sarebbe un po' inconcepibile avere, eccetto qualche caso isolato, delle attrezzature alberghiere di quel tipo, perché i costi sarebbero eccessivi; ci sarebbe un volume edificato enorme a fronte della capacità di ospitalità; una quantità di personale notevolissima, e quindi dei costi elevati. E ricordiamo che oggi la Valle d'Aosta, sul mercato internazionale, è forse la più cara, sia per il mercato invernale che per quello estivo, e ne vediamo e ne risentiamo tutti le conseguenze. È la più cara! Basta vedere i prezzi che oggi sono praticati in Francia, in Svizzera o in Austria: un articolo di oggi su "La Repubblica" tratta appunto, a livello nazionale, questi problemi che noi conosciamo bene. Immaginiamoci quindi cosa accadrebbe se dovessimo continuare a mantenere delle strutture alberghiere eccessivamente costose.

L'attrezzatura alberghiera è un'attrezzatura analoga a quella industriale, che deve rinnovarsi se non vuole perire. Gli alberghi devono anch'essi rinnovarsi e devono essere rifatti, ricostituiti.

Faccio alcuni esempi, tanto per chiarire il concetto. Anni fa a Courmayeur era stato svincolato l'albergo Mont Blanc, che effettivamente è stato trasformato in appartamenti; però, chi conosceva l'albergo sapeva quali costi enormi ci fossero per il servizio e quanto fosse diventato improduttivo, a meno di aumentare i prezzi e quindi farlo automaticamente uscire dal mercato.

Ecco, questi sono i problemi. La struttura alberghiera deve essere rinnovata, deve essere rifatta, per poter rimanere nel mercato. E credo che molti degli alberghi per i quali si chiede lo svincolo - e qui l'Assessore può forse confortarci perché lui evidentemente conosce questi elementi - siano o attrezzature eccessivamente piccole o attrezzature vecchie e quindi in ogni caso antieconomiche.

Il problema quindi non è di bloccare una situazione statica che sicuramente tende a deteriorarsi, ma è di fare in modo che ci sia un intervento positivo di rinnovamento, di ricostituzione di questo patrimonio.

Sappiamo anche quali altri aspetti pesino sugli alberghi, e sono quelli relativi al personale alberghiero. Non nascondiamoci che in Valle d'Aosta la quasi totalità del personale alberghiero non è residente in Valle. Gli albergatori devono correre in diverse zone turistiche o meno per trovare del personale, per fare in modo che presti la sua opera magari per i 4 mesi d'inverno ed i 2 mesi d'estate. Il personale alberghiero è quasi continuamente rinnovato, sempre diverso, quindi generatore di un servizio decisamente scadente.

E sempre per quanto riguarda la politica turistica e le attrezzature ricettive, in Valle d'Aosta siamo invece completamente carenti di attrezzature che sul mercato, se non altro marino ed estivo, sono, non dico all'avanguardia, ma particolarmente apprezzate: parlo di quelli che si chiamano i "villaggi turistici", ad esempio, e che qui, in Valle d'Aosta, potrebbero essere forse chiamati alberghi residenziali. Sappiamo che buona parte del turismo estivo si sta ormai riversando nei villaggi turistici di ogni tipo; sappiamo che in Sardegna, e praticamente lungo tutte le coste che non fossero già urbanizzate (cioè escludendo forse la costa romagnola e quella ligure), c'è una notevole espansione di questi villaggi. Questo avviene perché il villaggio turistico è l'attrezzatura che permette, ad un tempo, il minor costo di insediamento per il turista, ed anche la minore incidenza di problemi per l'albergatore.

In Valle d'Aosta, invece, o abbiamo la seconda casa o abbiamo l'albergo: non abbiamo altre possibilità, se non eccessivamente ridotte, di offrire al pubblico una attrezzatura che permetta un insediamento meno costoso. Un letto in una casa o in un albergo residenziale costa oggi dalle 6 alle 10 mila lire per notte; un posto letto in un albergo costa dalle 15 alle 20 mila lire per notte per alberghi che vanno dalla II^ alla IV^ categoria; se poi andiamo a vedere i prezzi per la pensione completa, andiamo sulle 40, 50 mila lire per persona come minimo, per poi arrivare alle 100, 150 mila lire degli alberghi di lusso.

Ora, se tendiamo a rafforzare solamente l'attrezzatura alberghiera tradizionale, noi escludiamo una notevole fetta di mercato che potrebbe invece riversarsi nelle attrezzature para-alberghiere. Anche questo è da tenere in considerazione perché, effettivamente, noi abbiamo bisogno di turisti, abbiamo bisogno di gente che venga a passare delle settimane nella nostra regione.

Faccio un altro esempio a questo proposito, e mi riferisco all'esperienza vissuta l'anno scorso da una delegazione del Consiglio Regionale nella zona di Greendewald, dove abbiamo visto che le seconde case sono state organizzate dalle aziende di soggiorno, in modo tale da permettere il loro affitto a settimana, con una distribuzione controllata addirittura da un elaboratore elettronico; è quindi possibile da qualsiasi città d'Europa prenotare settimane di soggiorno in modo rapido, conveniente e poco costoso. Questo in Valle d'Aosta non è possibile, e quindi sarebbe opportuno, anche in questo settore, una riorganizzazione di questo tipo.

Questo per dire quali possono essere i problemi di carattere generale che sono di contorno al provvedimento che è stato presentato e per il quale anche noi abbiamo delle perplessità circa la durata e circa l'efficacia.

Riteniamo comunque che sarebbe possibile ridurre al minimo la limitazione del vincolo, per permettere all'amministrazione regionale di iniziare tutte quelle iniziative promozionali e positive di cui parlavo in precedenza e che debbono permettere il rinnovamento del tessuto ricettivo, delle strutture ricettive. Diversamente si tratterebbe del solito provvedimento ristrettivo come abbiamo visto, sotto diversa luce, realizzare molto spesso in campo urbanistico, che non risolve nessun problema e che anzi lo aggrava.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Minuzzo, ne ha facoltà.

Minuzzo (PSDI) - In sede di Commissione avevo espresso parere in linea di massima favorevole a questo disegno di legge, riservandomi di esprimere in sede di dibattito consiliare eventuali osservazioni.

Devo dire però che, per una parte, devo smentirmi su quello che è stato il parere che ho espresso in Commissione perché in quella sede non ho avuto il tempo di esaminare a fondo il problema; sono emerse alcune cose che adesso cercherò di spiegare e quindi di motivare il perché di questa variazione di parere.

Innanzitutto, meditando un po' a fondo su quello che è questo disegno di legge, si potrebbe anche andare a individuare una speculazione di grossi gruppi finanziari. Effettivamente - sentite anche le osservazioni fatte dal collega Nebbia al riguardo di strutture alberghiere vecchie ed obsolete - ponendo questo vincolo si metterebbe chiaramente in difficoltà l'attuale proprietario per cui questi, probabilmente, proprietario di una struttura alberghiera che non può utilizzare, - anche perché la Regione non dà gli strumenti per la ristrutturazione, come pure osservava il collega Berti in Commissione, dicendo che prima si tagliano i fondi di rotazione per la ristrutturazione delle strutture alberghiere e poi si va a porre vincoli a quelle stesse strutture che non possiamo rimodernare - e col timore di vedersi l'albergo vincolato per altri cinque anni, potrebbe essere facile esca per grossi gruppi finanziari: questi proprietari potrebbero vendere la struttura alberghiera e chiaramente la speculazione (se eventualmente c'è, come pensa possa esserci l'Assessore) verrebbe fatta poi da questi gruppi finanziari molto forti che operano nella nostra regione. Questo è un primo punto.

Altro punto è che questo disegno di legge è stato presentato con molta fretta, dopo il parere della Corte Costituzionale sull'illegittimità delle leggi approvate recentemente dal nostro Parlamento, per cui non c'è stato né il tempo materiale né la possibilità di sentire le organizzazioni di categoria per sapere quale valutazione davano su questo problema e se eventualmente questo problema esiste veramente.

È vero quanto dice l'Assessore, che molti alberghi sono stati chiusi, per molte strutture alberghiere sono stati chiesti gli svincoli; bisognerebbe però sapere quali alberghi sono stati chiusi e per quali motivi, soprattutto se per obsolescenza, morte del titolare, perdita di gestione e soprattutto bisognerebbe andare a vedere quanti ne sono stati aperti nel frattempo.

Non dimentichiamo che c'è una diversa concezione di quella che è la struttura e l'attività alberghiera in questi ultimi anni; c'è un'evoluzione. Ho infatti qui un articolo di un bollettino di categoria del dicembre scorso, estratto dall'"Hotel Restaurant", in cui si parla chiaramente di una "concezione più allargata di ricettività: l'albergo non è più monopolio".

Si parla poi di quella che è una nuova concezione di ricezione alberghiera, e cioè di case-albergo ed altre strutture similari, ed anche l'Assessore stesso, in un suo recente intervento, ha espressola necessità di andare incontro a questa nuova ristrutturazione, questa nuova concezione di turismo, come pure ha detto il collega Nebbia.

Chiaramente però questa cosa non la possiamo fare, oggi come oggi, se andiamo a porre questo vincolo così indiscriminato; senza che questa legge sia, per così dire, motivata, e preveda una casistica concreta ed effettiva su quelli che sono questi vincoli.

Tornando poi sul problema delle domande di svincolo alberghiero che, come dice l'Assessore, stanno arrivando all'Assessorato, ritengo che si debba fare anche qui un'analisi sul perché di queste richieste, sul perché ci sia la necessità di attuare questa nuova concezione in materia di ricezione alberghiera. Ritengo che molto abbia influito la diffusione di ristoranti e di locali tipici, in quanto limitano quella che è l'attività del ristorante inserito nella struttura alberghiera; e chiaramente questo diventa un handicap per gli alberghi e per la loro gestione. Io ritengo, caro collega, che anche questo abbia la sua importanza, e infatti l'Assessore Chabod ha si delle strutture alberghiere, però le ha molto ben riconvertite, tant'è vero che nel suo albergo di Pila ha fatto bene a fare un self-service: questo infatti va incontro alle nuove richieste dell'utente turistico, soprattutto quello sportivo; non c'è più la richiesta della pensione completa ma bensì va sempre ad aumentare, oggi come oggi, la richiesta della mezza pensione o della sola camera, soprattutto per quello che è il turismo sportivo.

Non va dimenticato poi il fatto, rilevato anche dal collega Pedrini, della carenza di personale professionalmente preparato, e tutti sappiamo quanto questo vada ad incidere sulle spese di gestione.

Per tutte queste considerazioni, quindi, chiedo all'Assessore se non ritiene opportuno rinviare un momentino questo disegno di legge, per avere degli incontri con le organizzazioni di categoria, in quanto io penso che, in fondo, sia interesse anche di queste organizzazioni di categoria mantenere un certo plafond di ricettività, perché diversamente il turismo potrebbe anche scappare dalla nostra regione.

Volevo poi fare rilevare un'ultima cosa all'Assessore. Noi abbiamo degli alberghi in Valle d'Aosta che sono chiusi da trent'anni. Andando a porre un vincolo, questi alberghi che sono chiusi e certamente non riprenderanno la loro attività, rimarranno sempre comunque degli stabili chiusi al pubblico, senza nessuna destinazione.

Ancora di più non bisogna dimenticare - e questo è un elemento di valutazione che dovrebbe essere inserito in questo disegno di legge - quelli che sono i motivi per cui vengono chiesti questi svincoli: se ad esempio si tratta di eredi che non hanno interesse a fare gli albergatori, non possiamo costringerli a svolgere questa attività contraria ai loro interessi, o a mantenere in piedi uno stabile inutilizzato. Penso che anche questo sia un elemento di valutazione che dovrebbe essere considerato e possibilmente discusso insieme a tutti gli altri problemi, insieme a tutta la problematica concernente questo settore, con le organizzazioni di categoria.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Lustrissy, ne ha facoltà.

Lustrissy (DP) - Comprendiamo i motivi sottostanti alla proposta che viene presentata al Consiglio e le preoccupazioni dell'Assessorato di salvaguardare una certa attività estremamente importante sotto il profilo dell'organizzazione turistica nella nostra regione.

Dobbiamo anche dire, però, che al di là delle cose già dette, e cioè della mancanza di imprenditoria nel settore e dei limiti in cui si svolge questa attività, si deve tener conto delle situazioni per quello che sono. Ritengo che si debba esaminare la proposta che ci viene presentata, non solo sotto il profilo politico-economico, cioè di merito, ma anche sotto l'eventuale profilo giuridico, nel senso che l'una cosa è congiunta all'altra. In pratica il nostro sistema legislativo pone dei limiti e delle condizioni all'uso e al godimento della proprietà privata, questo è l'assunto dal quale si parte. Che questo tipo di attività privata sia utile sul piano politico-economico alla comunità dove ci troviamo a discutere del problema è altrettanto importante.

Dobbiamo però anche renderci conto che la sentenza della Corte Costituzionale sui problemi del vincolo in generale, come anche su quello degli espropri, - a parte il problema della disparità di trattamento - ed alla luce anche di altre sentenze, è sempre stata quella di stabilire che la funzione sociale al godimento della proprietà deve essere contestuale al vincolo, cioè non si può fare astrazione e stabilire una linea di demarcazione netta tra il vincolo e quella statuizione che la Costituzione stabilisce come limite di godimento, di esercizio alla proprietà privata.

Per cui, ricchi anche dell'esperienza del passato, dobbiamo tenere presente alcune cose. Quando nel '62 la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionali alcuni articoli della legge urbanistica, quale effetto ci fu nella nostra regione? Venne paralizzata completamente l'attività legislativa sul piano urbanistico della regione per molti anni, favorendo quel sistema speculativo sul piano dell'utilizzazione del suolo che si è andato poi evidenziando sempre di più verso la fine degli anni '60 e negli anni 70.

Ora, se c'è un pericolo, questo può essere evidenziato nella debolezza della legge sul vincolo, così come è formulata: sotto il profilo dell'esercizio dei limiti, del godimento dell'attività privata, ritengo che un vincolo di 5 anni sia abbastanza grave. Per cui, per ragioni di prudenza, e tenendo conto delle finalità che ci si vuole proporre, sarebbe forse opportuno ridurre il vincolo dai cinque anni proposti ad una situazione di transizione che potrebbe essere di un biennio, con l'intendimento che, nel frattempo, si metta a fuoco una politica adeguata sul piano degli interventi regionali.

Credo che l'Assessore abbia già più volte evidenziato questo fatto, e cioè che, sia la debolezza del bilancio, sia la debolezza dei fondi di rotazione che non permettono interventi adeguati a quelle che sono le richieste di ristrutturazione o di costruzione di nuove unità alberghiere, impediscono un intervento efficace dell'amministrazione regionale che consenta, non solo il mantenimento della struttura alberghiera, ma anche un suo adeguato potenziamento.

Per cui, se questi anni di riflessione ci devono essere, bloccando per il momento la possibilità di dare una diversa destinazione agli attuali alberghi, dobbiamo renderci conto che, nel frattempo, bisognerà porre in atto quelle misure necessarie e sufficienti per permettere a queste attività di riorganizzarsi e di meglio finalizzarsi.

Questo però deve essere visto nel contesto di un bilancio regionale che presenti delle disponibilità che attualmente non esistono; per cui, in attesa del nuovo riparto fiscale, in attesa di una migliore utilizzazione dei fondi di rotazione o di un perfezionamento dell'intervento sul piano economico dell'amministrazione, ritengo che, riducendo il vincolo dai cinque anni a due anni si correrebbero meno rischi sul piano della costituzionalità della norma. Dobbiamo infatti renderci conto che gli interessi connessi a questa attività sono tanti e diffusi per cui, inevitabilmente, ci sarebbe un contenzioso di quel tipo; ed allora sarebbe difficile per l'amministrazione regionale, se venisse dichiarata incostituzionale la norma, difendersi meglio al fine di evitare la trasformazione degli esercizi alberghieri in altre destinazioni. Ragione per cui la prudenza consiglierebbe di ridurre il vincolo a una distanza più ravvicinata.

Tra l'altro dobbiamo pure dire che abbiamo a disposizione anche altri strumenti e si tratterebbe in questo caso di fare anche opera di persuasione e di educazione nei confronti dell'attività urbanistica a livello comunale. Sarei del parere che non è necessario avere delle leggi e dei vincoli; a tale riguardo vorrei fare l'esempio del piano regolatore di Pré-St. Didier che ha posto un vincolo su una costruzione e destinazione alberghiera, che è l'"Universo", ed il vincolo è rimasto; sono state fatte un sacco di azioni per eliminarlo, però da molti anni il vincolo esiste e quella struttura è lì, in attesa che si facciano delle valutazioni più approfondite sulle esigenze di quel recupero e di quella trasformazione, paralizzando un'attività di tipo residenziale che non si è potuta sviluppare proprio in virtù di quel vincolo.

Ecco che allora in questi due anni, utilizzando anche gli strumenti urbanistici, si potrebbe realizzare assieme e meglio, forse, questo obiettivo che l'amministrazione intende perseguire di mantenimento dell'attrezzatura alberghiera.

Congiuntamente poi ci potrebbe essere anche un altro tipo di vincolo, che sarebbe sì limitativo, ma meno limitativo sul piano del godimento della proprietà, nel senso che non sarebbe più un vincolo totale: si potrebbe cioè liberalizzare una parte della struttura, per esempio, per una destinazione diversa. Una certa volumetria della struttura potrebbe essere adibita magari ad attività commerciali o ad attività anche artigianali, o che possano comunque fornire un reddito al proprietario dell'immobile, mantenendo per i due terzi, o quello che si penserà di stabilire, la destinazione alberghiera. Ecco, se il vincolo potesse essere concepito anche sotto questo profilo nel futuro, superato il biennio, potrebbe essere anche una linea di indirizzo che tenda ad ammettere certe forme di vincolo che non siano complete, e che non ci mettano quindi nelle condizioni di vederci dichiarare incostituzionale la legge; come ripeto, limitando in assoluto il godimento della proprietà e non evidenziando la funzione sociale si correrebbe inevitabilmente quel rischio.

Vi sono ancora alcune perplessità per quanto riguarda il comma 2, sulle strutture attualmente inattive e non utilizzate. Queste, effettivamente, non avendo godimento, sono e rimangono lì, potenzialmente inutilizzabili. Ritengo che questa sia un'altra debolezza della legge proposta, che potrebbe essere facilmente impugnata anche sotto questo profilo; in questo modo si vincola la destinazione di una struttura che giace senza destinazione, e che potrebbe venire recuperata in qualsiasi altro modo, ed il limite in questo caso sarebbe totale ed assoluto, senza che venga evidenziata nessuna funzione particolare sul piano organizzativo e sociale della struttura che non è utilizzata.

Ecco, se teniamo presenti queste considerazioni, potremmo accedere a questa richiesta della Giunta, limitando però il termine a due anni e studiando, nel frattempo, delle misure alternative sia sul piano degli interventi che sul piano degli strumenti urbanistici comunali; in questo caso credo che si possa anche votare la legge, ritenendo che sarebbe forse più difendibile sul piano della costituzionalità.

Credo che anche in Commissione queste cose si sarebbero potute dire, ed anche meglio approfondire, comunque il Consiglio è sovrano e può decidere anche in un modo diverso o dare dei suggerimenti.

Credo che l'Assessore terrà conto delle osservazioni fatte, che ritengo siano legittime e giustificate, così come vorrà tener conto degli intendimenti espressi e vorrà dunque apporre le opportune modifiche a questa proposta di legge.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Dirò subito che questo provvedimento di legge non mi piace. Sulle ragioni, però, da più parti ripetute di una limitazione di libertà degli operatori economici o di presunte illegittimità costituzionali, in quanto verrebbe leso il diritto alla proprietà privata che è garantito dalla Costituzione, non sono per nulla convinto.

Questo provvedimento non mi piace in quanto conferma l'esistenza di un vuoto legislativo in un settore economico come quello turistico, che è di primaria importanza per la nostra regione.

Voglio dare atto all'Assessore ed alla Giunta di avere avuto il coraggio di presentare un disegno di legge che è impopolare, ed in effetti, in tutti gli interventi che ci sono stati fino a questo momento, è emersa la preoccupazione per questa impopolarità; anche se in misure e angolazioni diverse questa preoccupazione mi è sembrata evidente in tutti gli interventi.

Da parte mia questo tipo di preoccupazione non c'è, anche perché ho avuto più volte modo di dire e ribadire in questo Consiglio che gli interessi della collettività debbono sempre e comunque prevalere sugli interessi di settore o sugli interessi individuali.

A chi si è fatto portavoce in questo Consiglio di interessi di parte con un certo calore, vorrei ricordare che la Costituzione garantisce sì la proprietà privata, ma l'articolo 42 della Costituzione recita: "La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale". Questo mi sembra un punto fondamentale nella concezione dell'uso del godimento della proprietà privata.

Ho detto che questo provvedimento non mi piace e lo confermo, ma qui si tratta, a mio avviso, di fare di necessità virtù. Ragione per cui ritengo che questo sia un provvedimento necessario, perché occorre una normativa regionale in grado di garantire e di incentivare l'attività alberghiera. Finché questa normativa non c'è riconosco la necessità di questo provvedimento "tampone" - così come lo ha chiamato l'Assessore - che consenta all'esecutivo di presentare una normativa che sia capace di richiamare all'attività alberghiera tutta una serie di operatori economici che tendono ad abbandonarla o che non intendono intraprenderla, proprio per una serie di grosse difficoltà che esistono e che sono state indicate sia dal Consigliere Tonino che dal Consigliere Nebbia ed anche dal Consigliere Lustrissy; queste difficoltà non vanno sottovalutate, ma devono anzi essere prese in seria considerazione ed opportunamente affrontate.

Ho invece un altro tipo di preoccupazione - e lo ha detto molto meglio di me il Consigliere Lustrissy - su quello che è il periodo del vincolo che, indicato in 5 anni nel provvedimento di legge, mi sembra eccessivo; lo ritengo eccessivo perché potrebbe fare un effetto abbastanza negativo sugli operatori del settore ed inoltre potrebbe anche provocare un certo rilento da parte dell'esecutivo nell'emanare quella normativa che tutti aspettiamo. Ritengo quindi che un periodo di vincolo inferiore - e i 2 anni a mio avviso dovrebbero andare bene - potrebbe da una parte avere un effetto meno dirompente sugli operatori, e dall'altra costituire un incentivo per l'esecutivo ad operare rapidamente all'elaborazione della nuova normativa. Se poi, emanata la normativa, occorreranno tempi più lunghi dei 2 anni per verificarne l'efficacia e la rispondenza da parte degli operatori economici del settore, allora non sarà difficile prorogare questo vincolo di sei mesi o di un anno per avere la garanzia che la nuova normativa riesca a spiegare la sua efficacia rendendo quindi del tutto inutile il vincolo, in quanto l'incentivazione che si sarà prodotta con le nuove norme sarà in grado di evitare questo depauperamento del patrimonio alberghiero.

Per queste ragioni, e con la richiesta di limitare il vincolo nel tempo, ed altresì ad emanare in tempi brevi, anzi brevissimi, una normativa efficace per scongiurare questo rischio grave per il nostro settore turistico, io voterò a favore di questo provvedimento di legge.

Presidente - È iscritto a parlare il Vice-Presidente Faval. Ne ha facoltà.

Faval (UV) - S'il est nécessaire et s'il est utile, comme d'ailleurs il est, d'intervenir dans le domaine de l'équipement hôtelier, il est aussi vrai qu'en face d'un problème assez délicat et assez important, tel qu'il est celui du tourisme - comme nous a dit l'Assesseur, puisqu'il s'agit du domaine économique presque le plus important en Vallée d'Aoste - je crois que toutes les interventions doivent être méditées et il faut qu'elles soient la conséquence d'une analyse très sérieuse et concrète du problème.

Je crois que les raisons qui on été portées par l'Assesseur sont justes; je partage son souci d'éviter l'hémorragie de l'équipement hôtelier en Vallée d'Aoste.

Je partage son avis d'intervenir de la façon, et, de ma part au moins je pense qu'il n'y a aucune préoccupation d'impopularité. Je suis entièrement d'accord avec l'Assesseur qui dit qu'il faut avoir le courage de voter des lois qui ne soient pas populaires; ceci est très vrai et je lui en donne acte.

J'insiste, tout de même, sur la nécessité d'approfondir certains problèmes. J'avais préparé ici toute une série de questions que je ne vous lirai pas puisque, entre autre, une bonne partie d'entre elles ont été déjà posées par les Conseillers qui m'ont précédé.

Je crois quand même, et ce n'est pas la faute de l'Assesseur, que nous intervenions, en tant que Conseil Régional, dans un domaine de la même façon que les différents opérateurs touristiques interviennent dans la question. C'est-à-dire, nous n'avons pas une organisation touristique qui soit digne de la fonction et du rôle que nous voudrions lui attribuer en qualité d'industrie touristique.

Nous n'avons pas encore de la coordination dans ce domaine et alors les différentes interventions, soit à niveau individuel, personnel, soit à niveau même d'institution, sont un peu détachées d'une vision plus générale et complète du problème. Je crois que tout ceci peut être fondamentalement résumé dans un fait; c'est-à-dire qu'en Vallée d'Aoste le tourisme est encore une réalité relativement récente.

Il y a eu dans les temps - fin XVIII siècle, début XIX siècle - des Anglais qui ont parcouru la Vallée d'Aoste; quelqu'un pourrait donc dire que notre tourisme remonte bien loin dans le temps. Ce n'est pas vrai, parce qu'il s'agissait là d'un tourisme d'élite, qui n'a marqué la Vallée d'Aoste que par 3 ou 4 hôtels placés en haute montagne parce que ces gens-là aiment la montagne; après quoi, notre expérience touristique - nous pouvons très bien l'avouer - s'est arrêtée et on a reprit un peu de haleine immédiatement après la IIème guerre mondiale et dès les dernières dix années nous avons une réalité face à laquelle nous n'avons pas assez d'éducation et d'expérience.

Très souvent ici, ce matin même, on nous a cité ce qu'on fait à l'étranger et surtout dans les pays voisinants - voir la Suisse -, les pays un peu plus loin - voir l'Autriche - où, en effet, le tourisme a une grande expérience parce que dans ces régions-là on fait du tourisme depuis bien plus longtemps qu'en Vallée d'Aoste. Donc, il y a toute une organisation et une corresponsabilisation à tout niveaux qu'ici n'existe absolument pas.

Ce matin le Conseiller Nebbia nous citait l'exemple de Greenderwald. Je me souviens qu'on nous disait, par exemple, que, en plus d'une organisation qui arrive même à utiliser les ordinateurs, dans ce village-là tout le monde, de l'épicier à celui qui vend le lait, à l'hôtelier, doit payer une taxe pour l'entretien de la station; donc, tout le monde participe directement - soit qu'ils travaillent dans le secteur touristique ou pas - à l'évolution et à l'organisation de la station ; cela est possible parce que tout le monde a très bien compris que, même si l'on vend des pillules ou n'importe quoi, on vit de tourisme; chose qu'ici en Vallée d'Aoste nous devrions apprendre et finalement nous devrions, tous ensemble, faire cet effort d'éducation vers une organisation du tourisme bien différente que celle que nous avons eu jusqu'ici.

Jusqu'ici, je le répète, excusez-moi, normalement nous avons eu des initiatives qui étaient à niveau personnel; il n'y a pas de coordination, ou bien - je ne veux pas dire qu'il n'y a rien du tout, non - dans ce domaine il y a très peu en tous cas. Il faut alors que chacun cherche de faire ce qu'il croit être le mieux pour donner un produit le plus valable possible, et non pas le mieux pour exploiter dans le plus bref temps possible et en travaillant le moins possible; parce que celle-ci est une réalité qui existe et que nous devons affronter.

Donc, face à ce genre d'interventions que justement l'administration régionale doit faire, je crois que nous devrions en même temps faire des propositions et intervenir avec des alternatives, parce que si nous limitons - comme il été dit par d'autres bien mieux que moi - la possibilité de se servir des immeubles, nous devons en même temps, je crois, légiférer de façon que les hôteliers et les opérateurs soient stimulés, et aidés même, à travailler d'une façon différente, en tenant compte que ce genre d'activité ne concerne pas uniquement les opérateurs touristique mais concerne toute la collectivité en Vallée d'Aoste; pas seulement les localités touristiques mais la ville d'Aoste aussi. Même si quelqu'un ne considère pas Aoste une grande ville touristique, il faut dire, au contraire, qu'elle est une ville qui vit et qui a une énorme rente par le tourisme. Il suffit de regarder, pendant l'été surtout, le nombre de cars qui arrivent dans la ville, qui s'arrêtent et qui laissent, donc, dans les caisses de différents commerçants, hôteliers et ainsi de suite, un tas d'argent.

Donc, l'effort que nous devrions faire, comme Conseil Régional, c'est bien celui de corresponsabiliser tous les opérateurs, en nous donnant une organisation différente et en nous donnant surtout une attitude différente en vers le touriste et en vers le problème du tourisme.

Presidente - Colleghi Consiglieri, ci sono altri che vogliono prendere la parola?

Il Consigliere Tamone chiede di parlare. Ne ha facoltà.

Tamone (UV) - Le discours qui partait d'une restriction sur la question hôtelière s'est beaucoup élargit, et justement à mon avis. Nous venons d'une saison qui n'a pas donné de bons résultats et je crois que, finalement, même si contraints, nous devons discuter de ce problème, et je voudrais toucher seulement un argument, parce que Faval a déjà très bien parlé sur le problème en général. Je dirai, quand même, que sur la question de la restriction nous sommes d'accord pour arriver à une diminution qui pourrait être portée, comme disait justement De Grandis et avant encore Lustrissy, sur les deux, trois années; il nous semble que ce terme pourrait être suffisant pour étudier en profondeur le problème.

Mais, quand même, je voudrais souligner un aspect qu'il nous semble n'a pas été suffisamment approfondi: c'est le problème du personnel hôtelier.

Moi je crois que là c'est le drame réel et quand même j'estime que nous devrions tenir compte que nous avons un Statut qui nous donne l'acte de potesté et, je crois, beaucoup plus large de ce que nous croyons toujours.

A l'art. 2, lettre q) nous avons un précis alinéa qui parle de compétences primaires dans l'industrie hôtelière; à la lettre après, lettre r) nous avons un autre alinéa qui dit que nous avons la compétence primaire dans l'enseignement technique et professionnel.

Alors moi je me pose une question; en faisant une comparaison avec l'école hôtelière de la Lombardie - que je connais suffisamment bien pour avoir été en contacte avec des gens qu'y travaillent - je crois que nous devrions essayer de voir si ce n'est pas le cas de, même en poussant, en faisant toutes les actions de pubblicité nécessaires, de restructurer notre école hôtelière pour former du personnel hôtelier à un certain niveau qui soit valdotain, et en essayant de faire de façon que ces personnes puissent, une fois qu'ils ont terminé l'école, travailler et agir en Vallée d'Aoste ; et dans ce cas on devrait aussi - je ne sais pas quoi faire, quelles actions mettre debout - convaincre les hôteliers valdotains de ce servir de ce personnel; mais pour faire cela je crois qu'on doit aussi essayer d'élargir la saison touristique en Vallée d'Aoste.

Il me semble qu'ici nous nous trouvons en face à deux situations pour ce qui concerne le type d'hôtel: nous nous trouvons en face à la conduite familiale et alors là l'hôtel vit d'une certaine façon que tout le monde connaît (modestement moi aussi j'ai vécu une période de ma vie dans cette situation) et puisque c'est la famille qui conduit l'hôtel, alors là on ne regarde pas les heures de travail et toutes ces questions, on va de l'avant «à la bonne » ; et après, il y a l'hôtel à conduite de type que nous pouvons appeler industrielle. Très souvent, pourtant, on doit constater une triste façon de conduite dans la question hôtelière; on se trouve en face, plutôt qu'a une volonté de bien faire, à une action de «pillage»: prendre ce qu'on peut prendre dans le bref délais, faire ce qu'on peut dans les deux ou trois années, quitter l'activité et s'en aller, s'en fuir. Moi je crois que c'est un fait extrêmement négatif qu'on devrait essayer de limiter de toute façons.

L'Assesseur a bien dit que, si l'argent arrivera par la répartition fiscale, on devra se pencher sur ces problèmes: sur la question de la formation du personnel, donc, qui me semble indispensable, et sur la formation d'une nouvelle mentalité - mai cela l'a déjà très bien dit Faval - et surtout pour relancer aussi des idées nouvelles dans le domaine de l'hôtélerie en Vallée d'Aoste.

Je crois que nous devons aussi faire des efforts - et nous le disait déjà très bien Nebbia, à mon avis - pour ce qu'on peut faire de nouveau dans ce domaine, parce que je crois qu'il y a des possibilités qui ne sont pas explorées.

Je pense que vraiment on devrais essayer de mettre debout quelque chose qui soit effectivement positif: un programme qui regarde la matière du tourisme d'une façon globale et qui puisse être portée au débat des forces politiques pour pouvoir en tirer des conclusion.

Moi je voulais seulement et simplement souligner la question du personnel, qu'il me semble une question fondamentale, non seulement pour la formation, mais voir aussi si nous pouvons entrer dans le discours plus général, et même plus difficile, de l'organisation du travail. Voir si nous avons la compétence et la possibilité d'essayer de faire des contrats de travails qui concernent les dépendants de l'industrie hôtelière, parce que là je pense qu'il y a une limitation énorme qui met, je crois, avec les épaules au mur ce qui ont de la bonne volonté et de l'envie de faire.

Presidente - Colleghi Consiglieri, sono terminati gli interventi. Vi sono altri che intendono prendere la parola in sede di discussione generale?

Devo informare il Consiglio che il Consigliere Lustrissy, a nome del Gruppo dei Democratici Popolari, ha presentato un emendamento che adesso stiamo fotocopiando e che vi sarà distribuito al più presto.

L'emendamento concerne l'articolo 1, quello proposto dalla Commissione, e tende a chiarire il concetto espresso dal Consigliere Lustrissy nel suo intervento. L'Assessore, comunque, ne ha già avuta una fotocopia immediatamente.

Nella discussione generale, inoltre, era stata fatta una proposta dal Consigliere Minuzzo, che però non è stata formalizzata. Essa riguardava la richiesta del parere delle organizzazioni di categoria. Il Consigliere Minuzzo ora non c'è, per cui ritengo che, se non vi sono obiezioni, detta proposta debba considerarsi ritirata.

Ci sono altri colleghi che intendono prendere la parola o presentare emendamenti? Allora è chiusa la discussione generale; la parola all'Assessore Pollicini.

Pollicini (DP) - Più di uno, giustamente, ha posto l'accento sulla impopolarità di questo provvedimento.

Certo che se io avessi dovuto guardare il mio interesse politico non l'avrei proposto, non c'è dubbio. E vorrei che tutti i Consiglieri si rendessero conto che a me proporre questo provvedimento non ha fatto per niente piacere sul piano personale. Ma lo ritenevo e lo ritengo un dovere in quanto preposto a un settore che, in questo periodo, attraversa un momento di difficoltà, e mi sono quindi trovato nella necessità di provvedere con questo tipo di intervento, che io ho definito "tampone".

Io stesso, come ho detto nella presentazione, sono disposto a variare il periodo del vincolo; potremmo essere d'accordo o meno sulla possibilità della riduzione, purchè sia chiaro che il motivo non deve essere quello di ridurne gli effetti, e deve comunque consentire un collegamento fra questo momento e la messa in funzione di quegli strumenti di cui si è parlato. La messa in funzione, però, ho detto prima, non dà gli stessi risultati immediati che si hanno di fronte ai provvedimenti che, ad esempio, emette la Banca d'Italia, che in un giorno quell'effetto si verifica. Qui, dal giorno in cui noi emettiamo provvedimenti di ordine urbanistico (vedi premi volumetria), di ordine finanziario (vedi fondi di rotazione), gli effetti si vedono dopo qualche anno; questa è la realtà, ed è per questo motivo che è stato proposto un periodo che potrebbe sembrare lungo. Esso può anche essere ridotto, però evidentemente bisogna tenere conto che fra la messa in moto di questi provvedimenti e l'effetto che da essi ne deriva qui i tempi sono decisamente lunghi. Non c'è dubbio però che si trattava di un provvedimento urgente.

Ho esposto questo provvedimento in una riunione coi rappresentanti di tutte le categorie che operano nel settore del turismo, tenutasi, se non sbaglio, venerdì scorso, in una scuola in quanto il numero delle persone intervenute era troppo elevato per ospitarli in una delle nostre sale.

A questa riunione erano presenti una cinquantina di persone, rappresentanti le aziende di soggiorno, gli albergatori, l'associazione commercianti, gestori impianti a fune, gestori impianti ricezione all'aperto, agenzie di viaggio, consorzi di operatori turistici, maestri di sci, guide alpine, comuni maggiormente interessati al fenomeno del turismo. Ho elencato ed illustrato questo provvedimento in quella sede e, fra le altre cose, ho anche fatto una riesamina della situazione turistica, dell'esigenza che c'è di lavorare insieme ed ho proprio contestato alle varie categorie, non soltanto di non lavorare insieme, ma che anche all'interno stesso delle categorie non è possibile trovare un momento di sintesi perchè si lavori insieme. La categoria degli albergatori è una di quelle, infatti, ma non è la sola; è una categoria che ha affidato la presidenza e la vice-presidenza della stessa a due persone che hanno scelto di non fare più gli albergatori; è una categoria che non riesce a riunirsi, in cui ognuno lavora in maniera singolare, personale.

È difficile in questo momento, quindi, trovare la possibilità di avere un'offerta turistica complessiva, poiché prevale ancora in molti casi l'abitudine di operare in un modo ormai antiquato, cioè aspettando il cliente sulla porta, e non di cercarlo, di fare offerte.

Oggi, la gran parte del turismo, essendo un fatto sociale, avviene attraverso le agenzie, le quali chiedono posti che non sono mai inferiori ai 200 e che da noi bisogna distribuirli in due, tre o quattro esercizi, con trattamenti nettamente differenti; non sono casi sporadici; parecchie volte, anzi, si ripete la situazione per cui con la stessa cifra, con gli stessi costi, ci sono trattamenti nettamente differenti: chi ha il bagno e chi non ce l'ha, chi ha la stanza nel sottotetto e chi invece ce l'ha in una maniera diversa. È chiaro che così non si fa turismo! E vi garantisco che di sforzi in questo senso, nei confronti delle categorie, ne ho fatti; non solo nei confronti degli albergatori ma in tutte le altre categorie: nei confronti dei maestri di sci, delle agenzie di viaggio, delle aziende di soggiorno che non devono limitarsi a distribuire i dépliants! È però un fatto di educazione, è un fatto culturale. È indubbio che ci vorrà del tempo perché la gente si convinca che far turismo non è, come qualcuno accennava prima, mettersi ad attendere il cliente sulla porta pensando che poi non ritornerà e che quindi è opportuno rastrellare tutto quello che è possibile in quel momento: così non ci facciamo certamente una buona pubblicità.

Un fatto importante da considerare, ad esempio, è che in questa riunione, dove erano presenti tutte le rappresentanze che operano nel settore del turismo, non è venuta fuori una proposta per una strategia comune, per affrontare il turismo estivo ed invernale prossimo. Io ho sollecitato ad esempio di vedere se non si poteva fare uno sforzo comune e bloccare i prezzi, perché siamo di fronte a un fatto molto grave: siamo fuori mercato! Siamo fuori mercato non solo nei confronti di stazioni italiane, dove siamo fuori mercato nettamente, ma anche nei confronti di stazioni svizzere. In questo ultimo caso non c'è dubbio che ha giocato parecchio anche l'inflazione: mentre in quei paesi l'inflazione era del 4, 5, 6%, da noi era del 20-25%, ed è quindi evidente che noi, ogni anno, perdevamo di competitività di un 20% di differenza fra la nostra inflazione e la loro.

Bisogna dunque tener conto di questi fatti, perché è un momento difficile e quindi occorre fare dei sacrifici per non perdere un tipo di clientela che, una volta che si sarà diretta in altre zone, altre località, sarà più difficile poterla riprendere.

Lo sforzo dell'Assessorato per arrivare a contrattare con questa gente, a vedere di convincerla che è necessità di tutti quanti fare un sacrificio in questo momento, non ha avuto grossi risultati, debbo riconoscerlo! Però mi devo anche rendere conto che non è un fatto che si possa raggiungere nell'arco di un anno o di sei mesi. Si tratta di continuare ad insistere e creare le condizioni perché la gente si renda conto della necessità di operare in questo settore in un certo modo.

Giustamente qualcuno ha detto che ormai il turismo è l'aspetto economico più importante della nostra regione; ci vuole quindi una particolare attenzione da parte della Regione, ma ci vuole anche una particolare responsabilità da parte degli operatori del settore perché certi atteggiamenti evidentemente lavorano in senso contrario a quello che sono gli intendimenti che la Regione vuole portare avanti per poter sviluppare questo settore.

Certo che, mi rendo conto, la debolezza della mia posizione nella riunione dell'altro giorno era evidente. Si chiedono molte cose agli operatori del settore turistico, però la Regione contemporaneamente si trova ad aver bloccato da un anno i fondi di rotazione, vuoi per le strutture alberghiere, vuoi per la ristrutturazione dei vecchi alloggi e delle vecchie case. Questo urta contro un nostro indirizzo che è quello del recupero dell'edilizia esistente, ma ugualmente non consente questo recupero in quanto, col costo del denaro oggi, è estremamente difficile poter operare. Evidentemente esiste una certa contraddizione nella posizione dell'Assessore quando chiede certe cose, ma nel contempo non può dare nessun aiuto dall'altra parte, così come dovrebbe fare in quanto ente pubblico; in effetti l'ente pubblico non è solo ente di programmazione e di indirizzo, ma è anche un ente di stimolo attraverso strumenti che possono essere di vario tipo, come quelli di carattere finanziario; anche perché oggi, appunto, il costo del denaro supera qualunque possibilità di intervento alla portata di un normale operatore.

È chiaro che trovandomi in questa condizione, non è che mi fossi atteso che questo provvedimento facesse levare grida di gioia da parte degli albergatori.

Non c'è dubbio che esiste una grossa attrattiva di fronte al prezzo di mercato dell'edilizia residenziale, che supera cifre pazzesche, che arriva a due, tre, e sappiamo anche di quattro milioni il metro quadro.

Sappiamo di situazioni di affitto di alloggi a 800 mila lire alla settimana, e neanche nelle valli o nelle stazioni principali. Di fronte a questo fenomeno l'attrazione, la suggestione a cambiare la destinazione alberghiera evidentemente è troppo forte.

Esiste giustamente anche il grosso problema del personale. Problema grossissimo. Quest'anno ci siamo trovati di fronte ad un fatto che io mi auguro si riconfermi e non sia invece un fatto sporadico. Alla nostra scuola alberghiera - che regolarmente copriva i suoi 40 posti con 10 allievi provenienti dall'esterno della regione - quest'anno ci sono state 110 domande e si sono dovuti respingere la bellezza di 70 giovani che volevano dedicarsi a quel settore. D'altra parte non è gonfiabile automaticamente una struttura come quella scolastica, specialmente poi se di tipo particolare come quella della scuola alberghiera, anche se io ritengo che sia di buon livello; debbo anzi riconoscere che è veramente una scuola di grosse capacità di preparazione.

Esiste però in Valle d'Aosta un rapporto fra l'allievo della scuola alberghiera e gli albergatori che, nel suo complesso, non è molto convincente. Evidentemente esiste una tendenza, in certe strutture alberghiere, a riconoscere in questi ragazzi delle persone cui si può far fare certi lavori qualificati, ma con una retribuzione molto inferiore, e quindi non vengono applicate le marche previdenziali effettivamente spettanti, anziché avere la riduzione dell'orario dovuto, cioè i 5 o 6 giorni la settimana, li si fa lavorare senza riposo per 5, 6 o 7 settimane.

Esistono quindi situazioni di frizione fra quello che può essere la giusta richiesta della scuola alberghiera di collocare questi giovani in maniera sicura, e, dall'altra parte, la struttura alberghiera che non è molto disponibile, salvo nei grossi alberghi. Il risultato qual è: che alcuni dei nostri allievi che sono stati formati in questa scuola hanno trovato lavoro all'esterno, non solo della nostra regione ma addirittura anche nel nostro paese. E questo è un grave discorso perché in effetti è uno sforzo che la regione si accolla per la preparazione di queste forze di lavoro. Importante è dare un mestiere, però sarebbe altrettanto importante trovare in loco la possibilità di lavorare, anche perché ognuno ama lavorare in casa propria.

Rientriamo, però, nel discorso complessivo del problema. Ci sono state alcune domande a cui giustamente devo dare riposta. Alcune fra queste certamente non mi hanno convinto.

Alla domanda del collega Tonino, sul perché dei cinque anni, penso di aver risposto. Io mi auguro che nel tempo di due anni - che, come ho detto prima, non ho problemi ad accettare, anche perché questa proposta è stata così traumatica che forse è opportuno limitare l'effetto psicologico del tempo - possa essere raggiunto il risultato auspicato, senza che vi sia un vuoto a metà.

Devo dire, però, che ho sentito forse più preoccupazione di tipo settoriale che non di tipo complessivo. Qualcuno ha detto prima giustamente, mi pare il Consigliere De Grandis, che l'art. 41 della Costituzione parla appunto dell'utilità sociale della iniziativa privata che deve essere indirizzata e coordinata ai fini sociali, e l'art. 42 parla appunto dei limiti della proprietà privata, il cui scopo è quello di assicurare la funzione sociale. Quindi la proposta presentata - ribadisco questo concetto - è certo un fatto restrittivo, che però non esce da quelli che sono i limiti costituzionali, secondo me. Anche perché il fine di questo provvedimento è di grossa importanza sociale e complessiva per la regione: di evitare il depauperamento del nostro patrimonio alberghiero.

È indubbio che vi siano grossi problemi; che le persone toccate da questo provvedimento probabilmente non potranno gioire, e certo posso anche capire che vi siano situazioni particolari - come quando viene a mancare, per esempio, la struttura familiare che gestiva in proprio, che per cause naturali vengono a mancare i genitori, eccetera; certo vi sono di questi casi - ma proprio perché non è possibile avere delle deroghe, delle differenziazioni - così come riconosce la stessa motivazione della Corte Costituzionale - non si può considerare una cosa e ammettere una deroga contemporaneamente. Certo che in questo provvedimento restrittivo vi sono dei casi che sarebbe stato opportuno tener presenti, io sono d'accordo su questo, però non è possibile farlo, proprio per lo stesso motivo che ha portato a rendere incostituzionale la stessa legge di cui si parlava.

Posso anche considerare che il concetto che ha espresso il Consigliere Nebbia sia validissimo, cioè quello di dire che gli alberghi dopo 25, 30 anni dovrebbero essere modificati per tutte le motivazioni citate: costi elevati, difetti di funzionalità, ecc.

In effetti la realtà è quella di considerare che l'albergo deve essere adeguato all'evoluzione dei tempi. Anche questo è un discorso che rientra nei provvedimenti che la Regione ha in animo di emettere quando ne avrà disponibilità finanziarie, quando cioè sarà possibile ripristinare i fondi di rotazione, che sono fatti non solo per l'edificazione di nuovi alberghi ma anche per la ristrutturazione dei vecchi.

Evidentemente è un discorso che va affrontato sempre attraverso lo stesso strumento. L'attrezzatura deve rinnovarsi; come ho detto, noi siamo piuttosto scarsi come attrezzatura alberghiera complessiva: non so se in Valle d'Aosta gli alberghi degni di tale nome secondo le esigenze moderne, dove cioè si possano trovare tutte le comodità che oggi ognuno ha in casa, tanto per usare un parametro, siano in tutto più di 100. Non so sarà possibile arrivare a quei risultati cui noi auspichiamo, ma va considerato che abbiamo bisogno di lavorare a tempi lunghi. Non è fattibile un discorso molto rapido; dicevo prima che le disponibilità regionali sono quel che sono, ma anche se ci fossero, i risultati ottimali potremmo averli fra 10 anni per lo meno.

Vi sono grossi problemi, come quelli ad esempio di saper rendere utili i 150 mila posti letto in seconde case nella nostra regione che, attualmente, non solo sono sottoutilizzati, ma sono un peso per le comunità locali e, tutto sommato, sono un freno anche per il turismo perché trova gli spazi occupati; anche se questi spazi vengono poi occupati, al massimo un mese all'anno, e molte volte da persone che addirittura sono autosufficienti, portandosi tutto dalla zona di provenienza e quindi all'economia locale non lasciano niente; questa è una realtà.

Certo che è un discorso da affrontare, noi cerchiamo di affrontarlo, però ricordiamoci i limiti che abbiamo; se non riusciamo neppure - ed io vi garantisco che mi sono impegnato, e parecchio - a coordinare la struttura alberghiera, sarà più difficile certamente coordinare quella delle seconde case; posso dire, certamente che in questa direzione ci stiamo già muovendo, contattando le strutture comunali, creando delle agenzie in grado di collocarle sul mercato. Mi pare, ad esempio, che il mercato inglese, e nordico in generale, sia piuttosto indirizzato verso questa forma di turismo presente nella nostra regione, anche se attualmente non vi sono ancora tutte le strutture sufficienti; occorrerebbero altre strutture sussidiarie per poter avere la possibilità, attraverso le agenzie, di collocare queste seconde case sul mercato internazionale.

Un altro degli argomenti che invece non condivido è questo: il Consigliere Nebbia esprime la sua perplessità sulla efficacia del provvedimento. Io sono un po' più ottimista, cioè ritengo che questo provvedimento sia necessario, prima di tutto per frenare l'emorragia, secondo perché questo potrà dare anche, ed io me lo auguro per lo meno, una sterzata a quello che è l'indirizzo dell'industria alberghiera; inoltre sarà anche una sferzata per la sensibilità di tutti gli organi preposti al settore turistico, compreso quindi il Consiglio Regionale, che in questo senso, lo dobbiamo riconoscere tutti, siamo stati pieni di parole ma piuttosto scarsi di fatti. Un altro aspetto positivo, secondo me, è quello di far prendere coscienza di un problema che, tutto sommato, fino adesso non era stato mai affrontato. Tutti noi eravamo convinti dell'insufficienza, della non brillantezza del nostro patrimonio alberghiero, però provvedimenti concreti, oltre a quelli dei fondi di rotazione, non se ne è fatti. Abbiamo molto lasciato andare alla spontaneità delle scelte dei singoli.

Anche questa volta non condivido, invece - sempre per il discorso di non condividere la posizione assunta - la posizione del Consigliere Minuzzo quando pensa che con la legge si possano favorire dei gruppi finanziari addetti alla speculazione edilizia. Io non lo credo. Comunque non possiamo neanche, lasciando le cose così come oggi sono, consentire che si trasformino tutti gli alberghi in residence. È un dovere fondamentale, quello dell'ente pubblico, di tamponare questa tendenza; è quindi necessario fermarsi un attimo, anche perché se così non facciamo rischiamo poi di sentirci giustamente rimproverare di non aver considerato quanto sia importante la struttura alberghiera per il problema di carattere turistico che abbiamo e che indubbiamente, già in questo momento, comincia ad avere i primi sintomi di crisi.

Riguardo poi al problema che, secondo quanto diceva il Consigliere Minuzzo, dovrebbe essere apparentemente contraddittorio, cioè quello di porre un vincolo ad alberghi da parecchi anni, vorrei dire questo: ammesso che vi siano alberghi chiusi da 30 anni, è evidente che non hanno mai chiesto lo svincolo di destinazione alberghiera, perché quelli che hanno chiesto lo svincolo o lo hanno avuto, o vi sono stati motivi per non darlo, il che non credo. Se questi alberghi chiusi da molto tempo non hanno chiesto il cambio di destinazione penso che sia stato per una scelta personale del proprietario, quindi non ci sentiamo di entrare in contraddizione per questo tipo di alberghi.

Sulla riduzione del vincolo proposta da più parti, fra cui il Consigliere Lustrissy che ha presentato anche un emendamento, confermo che, come ho detto all'inizio, non ho problemi, anche se si tratta di verificare se riusciamo a collegare i due momenti: l'effetto "tampone" e l'efficacia dei provvedimenti che io mi auguro potremo proporre quanto prima.

Il Consigliere Lustrissy ha fatto un altro tipo di proposta, ed è l'aggiunta di un terzo comma che dice esattamente così: "Il vincolo di destinazione di cui ai commi precedenti può essere, a richiesta dei proprietari degli esercizi di cui sopra, ridotto di un quarto della superficie utile totale. La parte sottratta al vincolo è destinabile esclusivamente ad attività commerciali o artigianali".

Io ho qualche perplessità, però: non vorrei che fosse una via di fuga parziale, e desidererei un'illustrazione maggiore da parte del Consigliere Lustrissy riguardo a questo emendamento.

Sono d'accordo, come dice De Grandis, di fare di necessità virtù; qui non abbiamo delle scelte, abbiamo invece l'esigenza di arrivare in tempo; se così non facciamo non si può consentire nessuna solutoria il giorno in cui, poi, ci troveremo privati di questo tipo di struttura.

C'è un aspetto contraddittorio emerso dalle riunioni che ho fatto nei centri turistici; uno dei rimproveri fatti alla Regione è di aver consentito in precedenza svincoli alberghieri. Diremo così che è stata forse una regola costante quella di consentire svincoli alberghieri nel passato e di avere quindi impoverito il patrimonio alberghiero della regione; questo è uno dei rimproveri che maggiormente mi sono sentito rivolgere dalle località turistiche, riguardo a svincoli dati da 10,5, 20 anni a questa parte, ad esempio. Uno degli aspetti più pesanti è stato proprio questo (per non andare a ricordare lo svincolo, diciamo così, rimasto segreto per 14 anni, rilasciato nel '66 per l'Hotel Couronne).

Oggi qui ho sentito un discorso tutto opposto a quello che si sentiva in quel momento. Ecco, un minimo di coerenza fra noi, forse, sarebbe auspicabile.

Queste sono realtà che io ho dovuto affrontare, e da parecchie parti. Si imputava appunto alla Regione questo impoverimento delle strutture alberghiere dei centri turistici, il che equivale ad un impoverimento del centro turistico stesso. Secondo me, la validità di un centro turistico si misura dalle strutture alberghiere che è in grado di disporre. Non certamente dalle seconde case; quelle, evidentemente, hanno parametri diversi e interessano persone diverse.

Direi quindi che sarebbe importante riuscire a creare le condizioni per cui non ci sia più da doversi trovar di fronte a queste situazioni. Questo avverrà soltanto in tempi, io mi auguro, sufficientemente brevi.

Non lo so, non sono in grado di prevederlo; nel frattempo, comunque, questo provvedimento dovrà rimanere lì a frenare questa emorragia.

Fra gli altri interventi, vorrei rilevare una serie di valutazioni che ha fatto il Consigliere Faval e che sono validissime. Certo manchiamo di organizzazione; questa è una realtà con cui ci scontriamo tutti i giorni; ma se non è facile, spesso, trovare degli accordi anche fra di noi, tanto più difficile sarà trovarlo con gli interessati del settore turistico, tanto più che il concetto individualista trionfa sempre. Vi è poi un altro aspetto da considerare, come disse un giorno il Consigliere Faval in quest'aula, e cioè che lo sport più popolare in Valle d'Aosta, quello più praticato, è lo sport del dispetto! Questo è anche largamente presente in tutto il settore turistico.

(Voci dalla sala)

Certo, è vero anche questo, ed è fondamentale ricordarlo: il nostro è un turismo giovane; questo è un discorso di fondo. Un turismo che, evidentemente, ha bisogno di esperienza, ed il confronto fatto con le strutture turistiche di altre nazioni o di altre località in Italia risente di questa differenza di esperienza e quindi di tradizioni. Certamente noi non siamo ancora una regione turistica nel senso tradizionale del termine.

(Intervento fuori microfono)

Certo, tra l'altro il turismo invernale è un turismo di cinque mesi circa, contro un turismo estivo che è di 40 giorni, due mesi circa.

Qui si dovrebbe riprendere il discorso che abbiamo fatto in un'altra occasione, e cioè che il nostro Governo non riesce a capire l'esigenza di adeguare, ad esempio, le vacanze scolastiche a questo grosso fatto economico, che è un fatto nazionale, dell'economia turistica. In questo modo si vincolano anche i genitori; le scuole cominciano sempre allo stesso momento, le vacanze di Natale e le vacanze estive uguali per tutti: tutta la famiglia, quindi, è condizionata da questo fatto. Abbiamo visto, invece, e lo citavamo l'altra volta, che la Francia, per esempio, ha scaglionato le vacanze per dipartimenti e può quindi avere stagioni turistiche molto più ampie. Però sono problemi di grosso genere, evidentemente.

Citava il Consigliere Faval l'esempio di Greendervald, che incassa, se non sbaglio, circa due miliardi di imposte di soggiorno all'anno: ecco come si può riattivare il turismo! A Kitzbuhel, che ha 8.000 abitanti, ci sono 1.150 persone che sono tassate: dal barbiere, il cui reddito, magari, sarà solo del 20% dovuto al turista, all'albergatore il cui rapporto è del 100%. Con questo tipo di tassazione si consente un finanziamento al settore turistico e si possono creare nuove strutture; ad esempio, il prezzo del biglietto di salita a Kitzbuhel prevede la sauna e la piscina: strutture che noi non abbiamo.

Uno degli interventi, infatti, che io penso di proporre - se riusciamo ad avere questo riparto fiscale nei confronti della struttura alberghiera - è un premio per quelle strutture alberghiere che saranno dotate di piscina, ad esempio, e che sono molto richieste, specialmente dai turisti stranieri.

Occorre quindi che noi creiamo una serie di strutture tali da poter rendere competitiva la nostra regione. Oggi, di fatto, comincia ad essere difficilmente competitiva. Vi sono dei grossi problemi e non è che si risolvano tutti attraverso questa proposta "tampone"; noi diciamo che abbiamo bisogno di tempo per giungere a fare alcune cose.

Lo stesso programma delle infrastrutture turistico-sportive, che non è stato ancora presentato alla Giunta perché deve prima passare una serie di filtri per poter essere una proposta credibile, è evidente che se non trova le possibilità di essere finanziata rimarrà soltanto uno dei tanti propositi che non hanno incidenza sulla realtà.

Concludo, quindi, dicendo che accetto indubbiamente l'emendamento della riduzione del vincolo, ed anche il secondo emendamento, se questo rende meno traumatico il discorso, anche se vi intravedo alcuni limiti: non vorrei che possa diventare una via di fuga tale poi da vanificare in parte questo provvedimento.

Presidente - Ha chiesto di parlare, ancora per dichiarazione di voto, il Vice-Presidente Mapelli. Ne ha facoltà.

Mapelli (DC) - Noi voteremo a favore di questa legge, anche se, come è stato pubblicamente sottolineato, potrebbe trovare delle difficoltà in sede di coordinamento per la questione costituzionale.

Questo disegno di legge ha comunque il merito di sottoporre alla nostra attenzione un problema fondamentale per quello che riguarda l'economia della nostra regione.

È evidente, e non è sfuggito a nessuno, che l'iniziativa privata, e convenienze private, indicano automaticamente la trasformazione di strutture alberghiere soprattutto in residence. So per esperienza che diversi alberghi sono stati appunto trasformati in residence e poi venduti a gente di Torino, Milano, ecc., con le conseguenze che tutti noi possiamo immaginare.

È vero che questa è una legge "tampone", ma cosa abbiamo fatto noi per evitare di arrivare a questo punto? Questo è il discorso. Comunque vada questa legge, se sarà approvata in tempi molto brevi (perché ricordiamoci che qui siamo venuti con 18 mesi di ritardo), rimane però sempre il problema di fondo, e cioè, come è stato marginalmente accennato da alcuni di noi e recepito anche dall'amico Pollicini, il particolare che la Regione non ha premiato l'iniziativa di chi intendeva fare delle infrastrutture alberghiere.

Dunque noi abbiamo molta colpa. Sto dicendo delle cose un po' grosse ma fra amici ce le dobbiamo pure dire, anche perché qui rappresentiamo una comunità.

Dovremo dunque prendere una strada inversa da quella che la nostra amministrazione regionale ha intrapreso in questi 35 anni. Dico inversa perché noi dovremo entrare più profondamente nei problemi, arrivando a delle decisioni risolutive. Non sarà più sufficiente fare come s'è fatto fino ad oggi. Non possiamo ora pensare di chiudere la questione di trasformazione degli alberghi, se non diamo la possibilità a chi ha iniziativa di poter continuare questo tipo di attività.

Prendiamo poi il caso della scuola alberghiera. La scuola alberghiera oggi dà, inizia a dare, del personale qualificato; questo personale, però, per vari motivi, va all'estero, ed è giusto che sia così. Ora, io penso che un po' alla volta questo personale, essendo specializzato, avrà poi delle convenienze a rientrare nella regione e ad avere delle iniziative di questo genere; ed allora dobbiamo, amico Pollicini, dare queste possibilità a chi dimostra di avere iniziativa.

Prendiamo poi il caso delle volumetrie. Se noi diamo, nei nostri piani regolatori, delle volumetrie migliori a chi ha iniziative di albergo, ecco che là, automaticamente si modifica e si migliora la struttura.

Vi è la questione del finanziamento dei fondi di rotazione; ma è solo una parte di interventi e non è un intervento per il turismo, perché vi sono le infrastrutture turistiche da tenere in considerazione, e per cui noi dovremo avere il coraggio di intraprendere una strada diversa. Dobbiamo vedere quello che noi, come ente pubblico, possiamo fare, nei vari comprensori turistici, per potenziare quelle infrastrutture: dunque piscine, se volete, gioco delle bocce, ecc. In qualche comune, come in Val d'Ayas, Pré- St. Didier e Courmayeur, per esempio, qualcosa è stato fatto, ma bisogna andare oltre. È chiaro che noi dobbiamo prendere una posizione diversa nell'indirizzare i nostri finanziamenti.

Abbiamo una situazione che ci è esplosa sul piano industriale. Perché è esplosa? Perché abbiamo sempre delegato altri alla gestione di aziende che operavano in Valle d'Aosta, e noi, con scarso senso di volontà politica, non siamo stati capaci di imporci su certe scelte, e purtroppo poi le conseguenze sociali ci ricadono sul nostro tavolo.

Orbene, se giustamente questo tipo di iniziativa è da considerarsi "tampone", e se vogliamo evitare che la Valle d'Aosta diventi una seconda casa generale come sta avvenendo, dovremo certamente mettere a disposizione di questo settore tutti gli strumenti finanziari ed urbanistici per invogliare gli operatori del settore; solo allora noi faremo un servizio alla comunità.

Chi ha un albergo di struttura già un po' anziana e chi ha invece la volontà di operare in questo settore, dovrà trovare le condizioni per poter andare avanti. E sarà soprattutto necessario mettere a disposizione quegli strumenti di struttura operativa e turistica che i tempi richiedono, perché, con l'evolversi dei tempi, la concorrenza si fa più serrata.

Giustamente qualcuno ha sottolineato che i prezzi son quasi proibitivi in alcuni settori della nostra regione. In questo senso dovremo convincere questi nostri operatori che bisogna che ne tengano conto se vogliamo continuare ad avere una clientela internazionale in Valle d'Aosta. Mi dicevano alcuni amici di mia vecchia conoscenza che non è più conveniente venire a soggiornare in Valle d'Aosta; dunque vi sono alcune cose che non quadrano.

L'amministrazione regionale, quindi, con uno studio, e una collaborazione, e un confronto, dovrà trovare delle soluzioni valide ed occorrerà che queste soluzioni vengano discusse e attuate con la partecipazione responsabile da parte del settore turistico, e che si tenga conto anche di alcuni aspetti dei costi generali.

Noi non possiamo, secondo il mio modesto punto di vista, lasciare che le cose vadano così come ultimamente è successo.

Occorre assolutamente tener conto di questi aspetti; anche per gli alloggi, ad esempio, sempre nel settore turistico, mi risulta che in alcune stazioni di grande richiamo nella nostra valle, e non faccio nomi, non sono stati occupati neanche nei mesi estivi. Questo comincia ad essere l'inizio di una catena; non vorrei che ci trovassimo poi in una spaventosa crisi del settore, non sapendo poi come venirne fuori.

Ecco, noi votiamo a favore, con la precisazione che nel prossimo riparto che verrà messo a nostra disposizione si dovranno accuratamente valutare le finalità di intervento. Se è vero che il settore turistico è oggi il reddito maggiore di entrata alla nostra regione, occorrerà tenerne conto e, con un programma quinquennale o decennale, fare degli investimenti in questa direzione. Solo in questo modo invoglieremo la gente a prendere quelle iniziative che sono le più valide e le più redditizie per la nostra popolazione.

Approfitto ancora della vostra gentilezza per sottoporre un aspetto di questo grande problema. Secondo me dovremo stare molto attenti ai finanziamenti di infrastrutture di risalita, un po' ovunque; perché quando poi succede come quest'anno che le nevicate, purtroppo, non sono venute, è chiaro che quegli interventi un po', così, "alla bersagliera", ne risentirebbero molto di più. E poiché sono degli investimenti costosi, dobbiamo tener conto anche di queste possibilità. Noi, in Valle d'Aosta, abbiamo degli impianti che, comunque vadano le cose, riescono sempre, grosso modo, a quadrare il bilancio. Ma abbiamo invece delle iniziative in quel senso che purtroppo, per le condizioni ambientali, eccetera, non riuscirebbero a reggere. Occorrerà quindi essere molto pazienti, ma anche molto fermi in questa direzione, perché sennò ci potrebbe essere una fioritura di iniziative che potrebbero poi dare, purtroppo, delle risposte negative.

L'inversione della nostra marcia, dunque, rimane, per alcune cose, in questo senso. Per il settore turistico, come per il settore industriale e per il settore agricolo, occorrerà studiare fin da ora molto attentamente la strada da percorrere (perché se non lo faremo noi saranno i tempi che ci obbligheranno poi a correre ai ripari), per stabilire quale Valle d'Aosta noi intendiamo dare nel giro di 20, 30 anni; e operare affinché si convoglino su questa direzione i vari tipi di intervento statali, regionali ed iniziativa privata. Questo anche per evitare che, alla prima crisi, senza neve come quest'anno, ci si trovi in gravi difficoltà; oppure, per quello che riguarda il settore industriale, che si ripercuota immediatamente sul nostro settore occupazionale.

Bisognerà allora avere del coraggio, e bisognerà essere il più uniti possibile, perché sono scelte che non riguardano un partito o una maggioranza, ma sono scelte che riguardano la Valle d'Aosta; bisognerà avere la forza morale per trovare le soluzioni migliori in questa direzione, anche se, a volte, sono scelte impopolari.

Dunque, noi votiamo a favore di questa proposta, rendendoci conto che è non solo impopolare, ma è una cosa che avremmo voluto evitare. E si sarebbe forse potuta evitare se avessimo messo a disposizione di questi nostri operatori turistici tutte quelle iniziative che servissero a salvaguardare, rinnovare o permettere di rifare tutti quei fabbricati che dopo 20, 30 anni non hanno più le condizioni ambientali per poter reggere.

Abbiamo dunque una grande responsabilità e penso che questo periodo di durata del vincolo, se questa normativa sarà accettata da parte del coordinamento, dovrebbe essere un periodo di riflessione da parte di tutti noi ed in particolare degli organi preposti, e cioè la sovrintendenza, l'Assessorato al Turismo, per studiare quegli strumenti che diano garanzia di continuità a questa nostra infrastruttura in Valle d'Aosta.

Presidente - Dò la parola al Consigliere Lustrissy per illustrare gli emendamenti proposti.

Lustrissy (DP) - Prendo la parola per dare una breve risposta alla richiesta di chiarimenti dell'Assessore sul tenore del terzo comma aggiuntivo, ed anche per aderire meglio ai concetti espressi riguardo al primo emendamento, quello relativo alla scadenza.

Siccome si è parlato di biennio, l'emendamento verrebbe riformulato in questo modo: sostituire l'ultima parte del 1° comma "sino al 31 dicembre 1985" con la seguente frase "per un biennio dalla data di entrata in vigore della presente legge". Questo per rispettare i termini anche qui espressi del biennio, perché altrimenti - è giusto anche questo diceva Mapelli - il biennio si potrebbe ridurre anche a 15, 16 o 18 mesi.

L'altra questione è quella relativa al chiarimento richiesto dall'Assessore per quanto riguarda il 3° comma aggiuntivo. Questa norma dovrebbe avere l'effetto di ridurre l'impatto costituzionale della legge, nel senso che si passa da un vincolo assoluto, quale è quello proposto, ad un vincolo assoluto, quale è quello proposto, ad un vincolo attenuato. Utilizzando questo biennio per fare le cose che abbiamo detto, si creerebbe anche un incentivo; non si tratta quindi di svincolare una parte nel senso di permettere una utilizzazione di tipo residenziale della struttura alberghiera, ma di creare un certo qual incentivo, e questo andrebbe anche nel senso della norma costituzionale dell'art. 41, cioè la limitazione al godimento.

Questo emendamento avrebbe anche una funzione di stimolo a un indotto di investimento, sempre però con destinazione di tipo simil-alberghiera, sul piano commerciale e sul piano artigianale. Si crea cioè un'opportunità di attenuazione del vincolo con minori rischi, forse, di impugnativa per quanto riguarda la costituzionalità del provvedimento proposto. Ecco, credo che questo, in termini generali, sia il senso dell'emendamento proposto.

Presidente - Il Consigliere Pedrini chiede la parola. Ne ha facoltà.

Pedrini (IPLI) - Volevo fare una precisazione all'Assessore, il quale ha parlato delle associazioni albergatori riguardo ai suoi presidente e vice-presidente. Desidererei chiarire soltanto - e sono stato anche pregato di farlo - che il presidente ed il vice-presidente attualmente non sono albergatori ma per un normale iter di avvicendamento, per cause contingenti. Sono stati, sono degli albergatori, ed io mi auguro che lo siano ancora.

Vorrei aggiungere soltanto che ho grossi dubbi sui fondi di rotazione; la Regione senz'altro li darà, ma saranno le banche che, l'hanno già dichiarato, almeno per il momento non daranno quei fondi necessari per creare quelle strutture alberghiere di cui noi necessitiamo. Le cifre necessarie saranno talmente alte che le banche si rifiuteranno. Interpellate "ad hoc" le banche hanno risposto in questo senso.

Questo era solo un inciso e non voglio creare polemiche.

Presidente - Il Consigliere Tamone ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.

Tamone (UV) - Vorrei dire solamente che noi chiederemo che il vincolo sia spostato al 31 dicembre 1983, e questo per due motivi.

Il primo motivo è che noi crediamo che se questo vincolo ha da essere, deve avere anche un tempo per dare la possibilità all'amministrazione non di meditare, perché noi non siamo per la meditazione, ma di passare all'azione. Bisogna agire, e per agire ci vuole un po' di tempo!

Seconda cosa, e lo diciamo sinceramente, è che se mettiamo questo vincolo nella prima formulazione proposta dall'emendamento o anche nella seconda, andremo a cadere esattamente a 3 o 4 mesi dalle elezioni regionali. Diciamoci sinceramente che, in quei momenti noi non saremo capaci di resistere a nessuna sollecitazione. Purtroppo, è umano, e bisogna riconoscerlo. Io per primo non so se sarei capace di resistere a sollecitazioni di un certo tipo!

Evitiamo quindi di cadere da oggi nella tentazione, portando questo vincolo almeno al 31 dicembre 1983. ci sembra più onesto e più corretto prendere oggi questa decisione invece di dover poi trovarci allora in grosse difficoltà, col rischio di veder magari crollarci addosso tutto il buon lavoro che potremmo aver fatto in due anni.

Presidente - Altri vogliono intervenire sugli emendamenti? Il Consigliere Nebbia chiede di parlare. Ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Io faccio una questione di ordine formale. Qui sono stati presentati degli emendamenti, che sarebbero quelli presentati dal Consigliere Lustrissy in sede di discussione generale. Se però ora se ne presentano degli altri, anche noi ci riserviamo di presentarne alcuni.

Chiedo solamente questo. In tal caso chiedo allora cinque minuti di sospensione per la formulazione degli emendamenti.

Presidente - Il Consigliere Tonino chiede di parlare. Ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Sarò sintetico sugli emendamenti. La necessità di ridurre il vincolo è stata espressa nel primo intervento che ho fatto, con una finalità, che è poi quella largamente condivisa, di arrivare subito ad una normativa regionale che tenga effettivamente conto di casi particolari che esistono, e del fatto che il vincolo indifferenziato è comunque sempre una cosa discutibile.

Riguardo però all'aggiunta del 3° comma proposto dal Consigliere Lustrissy, devo dire che non ci trova d'accordo. Questo, infatti, è già uno di quei problemi da affrontare nella legge più organica.

Se questo deve essere un provvedimento "tampone" è giusto che tamponi tutto. Per cui non ci sembra opportuno già prevedere queste possibilità di deroga che potrebbero essere probabilmente giuste, ma dovranno essere maggiormente controllate.

Per quanto concerne la durata, siamo del parere che debba essere la più breve possibile, per cui la data proposta del 31 dicembre 1982 ci va bene e credo che se l'intenzione è quella di lavorarci subito, elezioni regionali o no, per il 1982 la discussione del nuovo testo dovrà essere conclusa.

Ripeto quindi che noi siamo per il 31 dicembre 1982; se però il Consiglio decide diversamente di un anno, la cosa non è che sia molto importante, tuttavia ci sembra che vada a dilazionare forse troppo nel tempo un provvedimento che invece si deve fare subito, e sia pure ricercando la partecipazione di tutte le categorie, di tutti gli operatori. Se si vuole, si può fare rapidamente.

Presidente - Prima di dare la parola al Consigliere De Grandis che l'ha richiesta, vorrei risolvere un problema di carattere formale sollevato dal Consigliere Nebbia.

Effettivamente il Consigliere Nebbia ha ragione per quanto riguarda la correzione dell'emendamento presentato dal Consigliere Lustrissy.

Per chiarire, il Consigliere Lustrissy ha chiesto di modificare il suo stesso emendamento - cambiando la data del "31 dicembre 1982" con la dicitura "un biennio dall'entrata in vigore della presente legge" - quando già era chiusa la discussione generale.

Ovviamente, dal punto di vista puramente formale il Consigliere Nebbia ha ragione e anche se la prassi, alle volte, seguita da questo Consiglio ha permesso emendamenti agli emendamenti, il testo base rimane quello dell'emendamento del Consigliere Lustrissy che fissa la data al 31 dicembre 1982.

Pertanto la Presidenza, per rimanere aderente alla procedura, e quindi per non aprire un caso nuovo, si permette di chiedere al Consigliere Lustrissy, che ha presentato nel corso della discussione generale i due emendamenti (quello relativo alla data e quello dell'aggiunta del 3° comma), di non insistere sulla variante, cioè sulla frase: "per un biennio dalla data di entrata in vigore della presente legge" e di mantenere il suo emendamento come presentato nel corso della discussione generale.

In questo caso l'emendamento riguarderebbe la fissazione della data al 31 dicembre 1982. Se così fosse non c'è la possibilità di presentare altri emendamenti.

Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Se è così risolto il caso formale sollevato dal Consigliere Nebbia, io ritengo di non poter votare il primo emendamento proposto dal Consigliere Lustrissy, che anticipa la data al 31 dicembre 1982, per due ordini di motivi.

Prima di tutto perché la data del 31 dicembre 1982 è sì ampiamente sufficiente per l'emanazione di una normativa di carattere generale in questo settore, ma ritengo che sia insufficiente per verificare l'efficacia del provvedimento attraverso la risposta che il provvedimento riceverà da parte degli operatori economici.

C'è poi il fatto tutt'altro che marginale sollevato dal Consigliere Tamone, che vedrebbe questo vincolo cadere alla vigilia delle elezioni del 1983, e troverebbe effettivamente il Consiglio Regionale e l'esecutivo estremamente deboli rispetto alle pressioni che potrebbero venire dal settore.

Dovendo scegliere tra la data del 31 dicembre 1982 e la data, proposta nel disegno di legge, del 31 dicembre 1985, per le ragioni che ho precedentemente esposto, io scelgo la data del 31 dicembre 1985, anche se nel primo intervento avevo chiesto una riduzione di questo periodo.

Se non si può portare al 31 dicembre 1983, e così non sembra visto le affermazioni del Presidente del Consiglio, io respingo questo emendamento.

Il secondo emendamento proposto, che tende a mitigare il vincolo lasciando la possibilità all'albergatore di utilizzare un quarto del volume del suo albergo per funzioni commerciali di tipo diverso, è una modifica che mi sembrerebbe accettabile in una normativa di carattere definitivo ma che non mi sembra adeguata se inserita in un provvedimento "tampone" che tende a bloccare la situazione in attesa di una normativa definitiva ed efficace per risolvere il problema che travaglia il settore turistico della nostra regione.

Quindi sono contrario anche a questo secondo tipo di emendamento.

Presidente - Il Vice-Presidente Faval ha chiesto di parlare. Ne ha facoltà.

Faval (UV) - Io formalizzo la richiesta di sospensione del Consiglio Regionale per poter esaminare più approfonditamente le due proposte che sono venute dal Consigliere Lustrissy. Sia per le considerazioni che sono state svolte dal Consigliere Tamone e dal Consigliere De Grandis, e anche in funzione di una eventuale riformulazione del secondo comma.

Presidente - Colleghi Consiglieri, non sono mai state rifiutate dal Consiglio delle proposte di sospensione.

Io mi permetto solamente di far presente che in sede di discussione generale sono stati presentati degli emendamenti. Se vogliamo ora ridare la possibilità, anche in seguito a un accordo che può essere trovato, di formulare altri emendamenti, su questo deve esserci la totale adesione e consenso del Consiglio, perché sennò verremmo ad aprire una breccia in tutte quelle che possono essere le proposte di emendamento per ogni disegno di legge.

Comunque la seduta è momentaneamente sospesa.

(Interruzione)

Presidente - L'iniziativa della sospensione ha una ragion d'essere se i presentatori o i colleghi che hanno annunciato emendamento all'emendamento o altre iniziative, in accordo con l'Assessore, si vogliono riunire nella sala delle Commissioni per cercare di trovare una linea d'intesa. Sennò rimane chiaro che l'emendamento che sarà messo in votazione è quello presentato in sede di discussione generale dal Consigliere Lustrissy.

La seduta è sospesa alle ore 12,11.

La seduta riprende alle ore 12,31.

Presidente - Colleghi Consiglieri, la Presidenza, accettando la proposta di sospensione, riteneva di poter proporre al Consiglio, data l'urgenza con cui il provvedimento è stato presentato e data la delicatezza del problema, con il consenso di tutti, degli emendamenti all'emendamento proposto dal Consigliere Lustrissy e anche una parte aggiuntiva.

Per fare questo bisognava avere il consenso di tutti i Gruppi e la coscienza che si arrivava ad una deroga del Regolamento che prescrive che possono essere esaminati e votati gli emendamenti presentati nel corso della discussione generale.

In sede di discussione generale è stato presentato un solo emendamento. Nel corso del dibattito concernente l'articolo 1, sono poi venuti alla luce e sono stati proposti emendamenti all'emendamento e, nel corso della sospensione, anche una parte aggiuntiva.

La Presidenza riconferma che, non essendoci da parte del Consiglio, a quanto consta, quella unanimità che la Presidenza ritiene di dover avere per derogare dal Regolamento, non rimane altro che proporre al Consiglio l'osservanza della procedura e quindi la discussione dell'art. 1 con l'emendamento originale presentato e scritto di pugno dal Consigliere Lustrissy.

Voce fuori microfono: ...c'è l'emendamento della Commissione, naturalmente..

Presidente - Ovviamente, sì, non ci sono dubbi. Tutta la discussione è avvenuta sull'emendamento della Commissione, che si dava già per scontato; quindi l'emendamento del Consigliere Lustrissy si riferisce all'art. 1 proposto dalla Commissione, come sostitutivo dell'art. 1 del testo originario: questa sostituzione dell'art. 1 del testo originario: questa sostituzione dell'art. 1 era già stata accettata dall'Assessore anche in sede di Commissione.

Allora, Colleghi Consiglieri, siamo all'esame dell'art. 1.

(Voci fuori microfono)

Presidente - Per procedere in modo regolare il Consiglio è chiamato innanzitutto a pronunciarsi sulla proposta della Commissione di sostituire l'art. 1 del testo originario con l'art. 1 proposto dalla Commissione.

(Voci fuori microfono)

Presidente - Colleghi Consiglieri, avete sotto gli occhi l'emendamento sostitutivo, cioè il nuovo art. 1; c'è un errore di battitura alla terzultima riga: va inserita la parola "non" prima della frase "sia intervenuto provvedimento di svincolo"; questo era anche abbastanza chiaro nel corso della lettura, comunque rileggo il periodo dalla quartultima riga: "alla data della entrata in vigore della presente legge non sia intervenuto provvedimento di svincolo ai sensi della legislazione in vigore".

Colleghi Consiglieri, siete dunque chiamati, come prima votazione sull'art. 1 ad approvare la sostituzione dell'art. 1 del testo originario con quello proposto dalla Commissione.

Dò lettura dell'art. 1 del testo originario:

Art. 1

"Gli immobili adibiti a uso di albergo, pensione o locanda alla data del 31 dicembre 1980 sono vincolati a tale destinazione sino al 31 dicembre 1985.

Il vincolo sussiste anche per gli esercizi risultanti chiusi o comunque inattivi alla data predetta."

Dò lettura dell'art. 1 proposto dalla Commissione:

Art. 1

"Gli immobili adibiti ad uso di albergo, pensione o locanda alla data di entrata in vigore della presente legge, ancorché temporaneamente chiusi o inattivi, sono vincolati a tale destinazione sino al 31 dicembre 1985.

Si intende adibito a uso di albergo, pensione o locanda il fabbricato per il quale, alla data di entrata in vigore della presente legge, non sia intervenuto provvedimento di svincolo ai sensi della legislazione in vigore, ovvero non sia stata rilasciata concessione edilizia per una diversa destinazione."

Presidente - Pongo in votazione la sostituzione dell'art. 1 del testo originario con l'art. 1 proposto dalla Commissione.

Esito della votazione:

Presenti: 26

Votanti: 24

Astenuti: 2 (Lustrissy e Martin)

Favorevoli: 24

Il Consiglio approva.

Presidente - Sul nuovo art. 1 sono stati presentati due emendamenti in sede di discussione generale.

Col primo emendamento si chiede la sostituzione della data "31 dicembre 1985" con la data "31 dicembre 1982".

C'è qualcuno che chiede la parola su questo emendamento? Se non vi sono osservazioni procediamo alla votazione.

Presidente - Pongo in votazione il primo emendamento all'art. 1.

Esito della votazione:

Presenti: 27

Votanti: 22

Astenuti: 5 (Tamone, Faval, Rolando, Clusaz e Martin)

Favorevoli: 21

Contrari: 1

Il Consiglio approva.

Presidente - Il secondo emendamento propone di aggiungere un 3° comma all'art. 1, che così recita: "Il vincolo di destinazione di cui ai commi precedenti può essere, a richiesta dei proprietari degli esercizi di cui sopra, ridotto di un quarto della superficie utile totale, da destinare esclusivamente ad attività commerciali o artigianali."

Presidente - Il Consigliere Tonino chiede la parola sull'emendamento. Ne ha facoltà.

Tonino (PCI) - Vorrei fare una brevissima dichiarazione di voto. Noi voteremo contro questa proposta, perché, come è emerso anche nella discussione che abbiamo fatto durante la sospensione, ci sono altre proposte estremamente interessanti (faccio riferimento alla proposta avanzata dal Consigliere Nebbia).

È opportuno, però, siccome il termine del vincolo è limitato, è di 18 mesi, che questi problemi particolari siano affrontati subito dalla Giunta con una proposta, con un disegno di legge.

Questa è la ragione per cui voteremo contro questo emendamento anche se ci rendiamo conto che, forse, in alcuni casi, sotto un serio controllo, possa anche esser una cosa accoglibile.

Presidente - Se nessun'altro chiede la parola, pongo in votazione il secondo emendamento del Consigliere Lustrissy, nel testo che vi ho precedentemente letto.

Esito della votazione:

Presenti: 27

Votanti: 24

Astenuti: 3 (Martin, Tamone, e Faval )

Maggioranza richiesta: 14

Favorevoli: 13

Contrari: 11

Il Consiglio non approva.

Presidente - Vi sono dichiarazioni di voto sull'articolo 1 nel suo complesso?

Se non vi sono osservazioni, pongo in votazione l'art. 1 emendato, di cui dò lettura:

Art. 1

"Gli immobili adibiti ad uso di albergo, pensione o locanda alla data di entrata in vigore della presente legge, ancorché temporaneamente chiusi o inattivi, sono vincolati a tale destinazione sino al 31 dicembre 1982.

Si intende adibito a uso di albergo, pensione o locanda il fabbricato per il quale, alla data di entrata in vigore della presente legge non sia intervenuto provvedimento di svincolo ai sensi della legislazione in vigore, ovvero non sia stata rilasciata concessione edilizia per una diversa destinazione."

Esito della votazione:

Presenti: 27

Votanti: 27

Favorevoli: 27

Approvato all'unanimità.

Presidente - Passiamo ora all'art. 2. Non ci sono emendamenti.

(Voce fuori microfono)

Presidente - Ovviamente, però, deve essere apportata la correzione formale della data, che in seguito alla votazione avvenuta per l'art. 1, è diventata 31 dicembre 1982 anziché 31 dicembre 1985.

Pongo in votazione l'art. 2, di cui dò lettura:

Art. 2

"Rimangono impregiudicati i vincoli di destinazione alberghiera derivanti da altre disposizioni di legge o provvedimenti amministrativi e aventi scadenza oltre il 31 dicembre 1982; è peraltro sospesa, sino a tale data, l'efficacia operativa di qualsiasi clausola che consenta la revoca o l'annullamento anticipati dei vincoli medesimi."

Esito della votazione:

Presenti: 27

Votanti: 27

Favorevoli: 27

Approvato all'unanimità.

Presidente - Pongo in votazione l'art. 3 di cui dò lettura:

Art. 3

"La legge regionale 5 novembre 1980, n. 46, è abrogata."

Esito della votazione:

Presenti: 27

Votanti: 27

Favorevoli: 27

Approvato all'unanimità.

Presidente - Pongo in votazione l'art. 4 di cui dò lettura:

Art. 4

"La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'art. 31 dello Statuto Speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Autonoma della Valle d'Aosta."

Esito della votazione:

Presenti: 27

Votanti: 27

Favorevoli: 27

Approvato all'unanimità.

Presidente - Se non vi sono osservazioni si passa ora alla votazione segreta della legge nel suo complesso.

Esito della votazione segreta

Presenti: 27

Votanti: 27

Favorevoli: 20

Contrari: 7

Il Consiglio approva.