Objet du Conseil n. 1741 du 20 janvier 2016 - Resoconto
OGGETTO N. 1741/XIV - Interpellanze: "Valutazioni in ordine all'attuazione di nuovi insediamenti presso l'area ex Tecdis in comune di Châtillon" e "Adozione di iniziative per rendere immediatamente fruibile l'area ex Tecdis in comune di Châtillon".
Viérin M. (Presidente) - Punti 19 e 27 dell'ordine del giorno. La parole au Conseiller Gerandin.
Gerandin (UVP) - Merci Président.
La situazione occupazionale soprattutto nella Media e Bassa Valle non può che preoccupare, pertanto la nostra iniziativa va proprio nel senso di capire qual era il futuro di uno dei poli, di uno dei nostri insediamenti ormai da più anni inutilizzato, se ricordo bene, è dal 2006-2007 che è inutilizzato questo stabilimento, uno dei fiori all'occhiello nel passato dell'offerta industriale valdostana. La nostra iniziativa nasce proprio dalla necessità di fare chiarezza, di mettere un punto finale su quelle che possono essere le prospettive, oppure quelle che sono le scelte strategiche e politiche in merito a questo stabilimento.
Noi ricordiamo che è ormai dal 2012 - e oggi siamo nel 2016 - che questo stabilimento ha creato una serie di attese, questo non possiamo negarlo, nel senso che ci sono stati una serie di passaggi tra cui quelli che possiamo ricordare i più significativi sono: la delibera di Giunta regionale del gennaio 2013 con cui la Regione ha incaricato Finaosta circa la valutazione di un progetto imprenditoriale e la delibera del 4 luglio 2013 in cui Finaosta faceva pervenire a Vallée d'Aoste Structure il proprio giudizio di sintesi, che tra le altre cose consigliava la stipulazione di un contratto di comodato tra Vallée d'Aoste Structure e VdA Tech, fino a dicembre 2014 in cui poi c'è stata una deliberazione che ha posticipato il termine al 30 giugno 2015 per mettere fine a quest'ipotetico progetto di insediamento.
È una superficie che non può che essere importante per un tessuto industriale come quello della Media Valle: parliamo di più di 18.000 metri quadri lordi di pavimento, di una superficie commerciale di oltre 11.000 metri quadri. Quello che ci ha fatto un po' pensare sin da subito è che tutto questo patrimonio industriale sia stato dato mediante questa convenzione in comodato fino al 30 giugno 2015 ad una società che ha un socio unico con 10 mila euro di capitale versato. Nel passato abbiamo potuto vedere, oltre ad avere nessun cenno concreto su qualcosa che veramente si potesse avviare, salvo una serie di proclami... Noi cominciamo nel 2012 in cui c'è l'Assessore Pastoret, che ha parlato di 10 imprese interessate allo sviluppo di nuove tecnologie, di 150 posti di lavoro e in prospettiva di un bilancio di decine di milioni di euro, per arrivare poi ad agosto 2013 in cui l'allora Assessore Marquis e il Presidente della Giunta dicevano che l'intesa segna un punto fermo per il destino dell'ex Tecdis fallita nel 2007, rimasta finora nel completo limbo, garantirà il recupero dello stabilimento affidato a Valle d'Aosta Technology, che l'eseguirà a sue spese: circa 7 milioni di euro di investimento, con l'accordo che tutte le innovazioni e le migliorie apportate resteranno a favore di Vallée d'Aoste Structure e quindi alla Regione senza obbligo di compensazione, anche nel caso il comodato non si trasformi dopo il 2014 in locazione definitiva. Sarebbe interessante capire quanti di questi 7 milioni sono stati investiti in questi anni.
Per arrivare poi alle ultime dichiarazioni dell'ex Assessore Marquis, che parlava di un tessuto di imprese innovative prioritariamente nel settore aerospaziale, biomedicale, biotecnologie, elettronica e comunicazione, farmaceutico, energie rinnovabili e agroalimentari. Certo che il panorama era un panorama veramente da far sognare. A quei tempi non ero seduto su questi banchi, per cui ho anche creduto che ci fossero tutte queste possibilità. Ora siamo nel 2016, la nostra iniziativa aveva la volontà di capire cosa n'è rimasto di questo sogno, che ha fatto sognare i valdostani, su questo non possiamo nasconderlo che tanti ci hanno creduto, nel 2013 in campagna elettorale addirittura sembrava che fosse quasi il momento in cui bisognava addirittura segnalare dei nominativi di persone che erano interessate all'assunzione in quello stabilimento. Era per fare il punto, se è il caso di smettere di sognare e soprattutto di capire quale può essere il destino di uno di quei gioielli che abbiamo tutti detto...che in passato si è ricordato fosse...si parlava anche delle famose "camere bianche" e quant'altro che potevano veramente attirare la crema degli investitori per dare respiro al settore industriale della Media Valle. Era per capire quale sarà il futuro e soprattutto se il giudizio è un giudizio positivo su quello che è stato fatto fino ad oggi, se si ha comunque intenzione di continuare ad avvalersi di Vallée d'Aoste Structure, perché, al di là dei ladri che hanno fatto razzia, lì dentro si è visto ben poco. Grazie.
Presidente - La parola al collega Chatrian.
Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.
Siamo tornati su quest'argomento perché è fondamentale quest'area per la Media Valle e per la Bassa Valle. Prima il collega Gerandin parlava di qualche anno, sono 10 anni che lì c'è il deserto dei tartari, correva l'anno 2005, quindi sono quasi 11. L'allora Presidente della Regione Caveri fece un incontro con i Sindaci della Comunità montana Monte Cervino proprio nel gennaio 2006 per ristrutturare subito, se possibile, cambiare marcia e passo per poter, da una parte, dare delle risposte a delle aziende e, dall'altra, creare occupazione, perché poi le due principali azioni che avrebbero comunque dato delle risposte puntuali alle comunità e al territorio...si aspettavano comunque delle soluzioni che non sono arrivate per diversi motivi, difficoltà per più di cinque anni, quasi fino al 2012, per diverse motivazioni. Vallée d'Aoste Structure prima, Finaosta in seconda battuta e l'Assessorato in terza battuta decisero che quell'area non si doveva spezzettare, non si doveva comunque andare a suddividere a favore di diverse imprese. L'unico macrobiettivo era quello di intercettare una grossa azienda, un grosso imprenditore, un marchio importante che avrebbe avuto bisogno di superfici così impattanti. Il secondo filone tenuto a livello fino quasi al 2013 era: non possiamo non utilizzare parte di quelle strutture già esistenti, quindi questo era un secondo elemento critico che ha fatto sì che praticamente da 11 anni quella zona è totalmente deserta.
Non mi ripeto, ci siamo già ripetuti diverse volte in quest'aula anche con il collega Donzel nelle precedenti iniziative che abbiamo promosso come gruppo. Non possiamo nasconderci che, anche dal punto di vista logistico, è interessante l'ubicazione sia per quanto riguarda la parte autostradale, sia per quanto riguarda le ampiezze, le superfici e anche il suo essere baricentrico soprattutto nella Media Valle-Bassa Valle. Al di là di quello, nell'ultima iniziativa che avevamo fatto...ormai il pregresso è andato, io direi che possiamo voltare pagina e l'obiettivo è quello, ci è sembrato di aver capito dal collega Donzel che qualche impresa aveva manifestato un po' di interesse ad insediarsi, tant'è vero che mi ricordo che avevo cercato di rilanciare al collega dicendo di cercare di prendere noi come pubblico il toro per le corna e capire le esigenze del territorio, e non solo, iniziare quanto meno con degli step a suddividere l'area per poter aggredire l'esigenza, da una parte, di riutilizzare una struttura pubblica e un'area pubblica, quindi di tutta la comunità e, dall'altra, creare posti di lavoro e far rivitalizzare la zona.
L'obiettivo della nostra iniziativa quindi va ad integrarsi con i quesiti che il collega ha appena posto, chiediamo al collega Donzel se gentilmente può dirci se ci sono delle imprese che sono veramente interessate, se il suo Assessorato, Finaosta e Vallée d'Aoste Structure stanno valutando magari dei business plan, piuttosto che un interesse vero di queste imprese.
Il punto n. 2 ci pare quello più importante oggi, perché è stato uno di quegli ostacoli più forti in questi 11 anni di non utilizzo dell'area, e 11 anni sono tanti, ed è se c'è la reale volontà da parte sua, da parte di Vallée d'Aoste Structure di suddividere l'area a favore di diverse imprese. Terza domanda: le azioni che state mettendo in campo, più tardi discuteremo la situazione di Vallée d'Aoste Structure nel suo complesso non solo sul 2014, non solo sul 2015, ma già le prospettive 2016, 2017 e 2018, oltretutto più elaborate del solito e in maniera un po' curiosa non c'è nessun accenno a quest'importante area di Châtillon, magari ne discuteremo più tardi, però è un po' curioso vista l'esigenza comunque, dal nostro punto di vista, di trovare delle soluzioni. Grazie.
Presidente - Grazie. La parola all'Assessore Donzel.
Donzel (PD-SIN.VDA) - Grazie Presidente.
Ringrazio i colleghi per la cortesia che hanno fatto nel consentirci di discutere insieme le due interpellanze, che presentano alcune analogie e anche alcuni aspetti di approfondimento specifico. È un tema che certamente non è nuovo per la storia che ha quest'importante stabilimento, vorrei però fare una piccola premessa. Ovviamente le difficoltà più grosse che hanno colpito la Tecdis arrivano a ridosso dell'avvio di una terribile crisi economica (2007), quindi questa grossa fase di incertezza che ha riguardato quello stabilimento è andata anche a sommarsi ad una grandissima incertezza anche a livello internazionale e mondiale rispetto allo sviluppo delle tecnologie. Soprattutto nel campo delle cosiddette "nuove tecnologie" ci sono delle realtà che si affermano ed esplodono in un nulla, in un attimo. Il caso Nokia in Finlandia è diventato esemplare, fino a diventare quasi...come dire? il volano di tutto un Paese, l'esempio che bisognava seguire in Europa, in quattro e quattr'otto il caso Nokia sta facendo affondare un Paese intero: la Finlandia. Per fortuna, la Finlandia ha meno abitanti della Lombardia, per cui la cosa è gestibile, altrimenti sarebbe un dramma enorme. Basti pensare che anche per altre realtà, che sembravano inarrestabili come Twitter, bastano due o tre blackout e la Borsa li castiga duramente. La situazione economica che stiamo vivendo quindi è assolutamente difficile.
Relativamente a questo stabilimento, come ha ricordato correttamente il collega Gerandin, la sua storia è piuttosto antica. Un enorme investimento nel 1989 lo ha fatto nascere, ma è soprattutto un ulteriore investimento nel 1993, quindi praticamente a ridosso della nascita dello stabilimento, che ne ha determinato le caratteristiche attuali. Vorrei ricordare che allora erano gli anni, se vogliamo, del boom economico valdostano, cioè gli anni in cui la Regione disponeva veramente di grandi risorse e quindi era in grado di attrarre importantissimi gruppi, come i gruppi che addirittura arrivavano dal Giappone, perché qui preparavamo loro degli stabilimenti infiocchettati con grandissimi investimenti. Questo lo dico perché magari successivamente, quando, come ha ricordato il collega, affronteremo più in generale la discussione di VdA Structure, dovremo anche interrogarci su questo. Questo tipo di sviluppo è stato poi ampiamente criticato negli anni, c'erano veramente dei gruppi che venivano in Valle d'Aosta a farsi un giro, ci facevano spendere una quantità enorme di risorse e poi sparivano dalla circolazione, purtroppo tra queste esperienze traumatiche c'è questa della Tecdis. All'interno di questo stabilimento di quell'importanza, con una superficie così grande: 18.579 metri quadri disponibili, con piazzali, aree, eccetera, erano state create queste cosiddette "camere bianche". La prima cosa che ho fatto appena insediato qualche mese fa è stata quella di andarlo a visitare accompagnato da degli imprenditori, cioè accompagnato da qualcuno che veramente fa impresa e che potesse in qualche modo anche interscambiare delle opinioni con chi invece deve amministrare dei beni di quella portata. Evidentemente adesso ci sarà occasione, stiamo organizzando con il Presidente Isabellon la possibilità che la IV Commissione visiti alcuni siti industriali proprio per capire qual è la realtà produttiva in Valle d'Aosta, che non è quella realtà disperata che diciamo spesso di essere, perché lei ha citato il problema della Bassa Valle, però in Bassa Valle bisognerà prima o poi scoprire che centinaia e centinaia di lavoratori sono piemontesi e andare a capire come mai non abbiamo posti di lavoro per i valdostani, però centinaia di piemontesi vengono a lavorare qua. Occorre interrogarci su queste problematiche, quindi non è che non ci sono le fabbriche, ci sono, ma non ci lavorano i valdostani, non è questa la sede per affrontare questo problema. Vi è stata quindi attenzione da subito con una visita già nel mese di agosto allo stabilimento per rendersi conto di qual è la realtà.
Ovviamente per una serie di relazioni che abbiamo avuto in questo periodo, quindi non sono stati fatti proclami, non è stata fatta nessuna dichiarazione di interessamenti particolari, però la realtà che stava emergendo era una realtà in generale sia di imprenditori locali, sia di imprenditori che venivano da fuori Valle che necessitavano di strutture decisamente più piccole, quindi i grandi casi del passato, per cui ci sono stati gli interessamenti di Siemens, di Beghelli che non si sono conclusi, teniamo presente che c'è ancora un'idea circolante nel mondo imprenditoriale che in Valle d'Aosta ci sono i contributi a fondo perso e non è più così...anche noi quindi dobbiamo assumere una competizione del mercato imprenditoriale che è molto più difficile. Quello che stiamo mettendo in campo è un altro tipo di offerta, che non può essere più il contributo a fondo perso: ti faccio tutto io, ti compro tutti i macchinari io, basta che tu schiacci un bottone e li fai girare. Adesso la situazione è profondamente diversa: si tratta di dare altri tipi di risposte al mondo imprenditoriale. Se in prima battuta quindi uno stabilimento di quel livello non poteva certo essere sezionato, tagliuzzato e quant'altro perché c'era un bene, un investimento enorme e le camere bianche erano di altissimo livello, io immagino allora ci si mosse nell'ottica di cercare una tipologia di impresa che poteva sfruttare quel tipo di struttura. Oggi la realtà che abbiamo davanti - e l'esperienza con VdA Tech ce lo dimostra - è la necessità invece di un pesante revamping di quella struttura perché possa essere utilizzata, perché ormai nel corso degli anni, nonostante interventi per mantenere l'edificio - quindi non piove dentro, è tutto in ordine -, la struttura si è degradata. Dal 1993 ad oggi sono passati più di 20 anni, quindi nessuno stabilimento dopo 20 anni è quello che è lì senza essere usato, senza le manutenzioni straordinarie che sono necessarie. Lo visiteremo e vi renderete conto della realtà, tant'è che mi sono altresì permesso, come in altre realtà, di coinvolgere le amministrazioni locali e di andare con loro sul territorio a verificare qual era la situazione. Siccome alcuni imprenditori locali avevano degli interessi per delle superfici, abbiamo visitato con loro sia la Tecdis, sia la Fera di Saint-Vincent. Quello che sembra emergere in questo momento è che, per il tipo di investimento, per le disponibilità attuali che abbiamo in campo, si potrebbe rispondere alle esigenze espresse anche formalmente, quindi con richieste formali, da parte di imprenditori locali, cioè dell'area di Saint-Vincent, - ed è più performante intervenire così -, intervenendo sulla Fera di Saint-Vincent con un sezionamento, piuttosto che sulla Tecdis, dove la richiesta di investimento pubblico sarebbe estremamente elevata per andare nell'ordine di idee di un sezionamento. Ciò detto, non vuol dire che non stiamo cercando soluzioni per questo tipo di edificio, tant'è che alla stessa VdA Structure abbiamo dato una scossa, affinché - e questo emerge dagli atti - si apra di più alla ricerca, si apra di più a trovare delle soluzioni che possono essere anche quelle, come abbiamo detto, di un sistema di compartecipazione del privato alle iniziative.
Questo per dirvi di come stiamo seguendo anche quel territorio, e non è dimenticato, tant'è che vi è attenzione anche agli imprenditori locali in primis sempre, perché sono quelli che rimangono qui negli anni e anche nella realtà difficile dell'impresa, se falliscono, sono i tuoi imprenditori i primi a cui devi dare attenzione prima di andarne a cercare uno di via che viene qui per un po' e poi sparisce. Sul Corriere della Valle il 10 dicembre è apparso quest'articolo su un polo fieristico nell'area ex Tecdis, il giorno dopo io ho contattato l'imprenditore e ho chiesto: andiamo a parlare con i soci che sono citati nell'articolo? Abbiamo un abboccamento, dobbiamo vedere questi soci che vengono dal Veneto se supportano un imprenditore locale in un progetto, quindi...come dire? siamo attenti e pronti a tutte le sollecitazioni, dire però oggi che la soluzione è il sezionamento... È chiaro che, per fare un'operazione su un edificio che ha una struttura estremamente rigida, che mal si adatta, siccome i pavimenti sono tutti rialzati e i soffitti riabbassati, quindi necessita, anche se venisse utilizzato per attività soft di ricerca - quelle cose che fanno sognare, quindi di alto livello specialistico - di forti interventi, perché, al di là del furto - l'ho detto già per un'altra interpellanza -, tutto l'impianto era un impianto per i giapponesi, in impianto a 110 volt, che è assolutamente non utilizzato da nessuna impresa locale italiana, europea, quindi va rifatta l'impiantistica. Lo stesso imprenditore che poi ha rinunciato si può chiaramente leggere che ha detto: "qui ci vogliono 5 milioni solo per fare il revamping della struttura". Ovviamente quel tipo di impresa non aveva le condizioni, si immaginava di entrare in una struttura con altre caratteristiche; è per quello che io dico che, prima di lanciare dichiarazioni e quant'altro, bisogna andare sul posto con l'imprenditore e guardare tutte le cose, cercare di capire quali sono i problemi reali di queste realtà. Oggi ipotizzare sezionamento "sì" o "no"...dipende dal numero di domande, perché se ci sono dieci imprenditori che vogliono fare davvero un investimento in quella realtà con ovviamente una certa tipologia di attività, è chiaro che si può mettere allo studio un progetto, ma bisogna avere delle richieste effettive. Il numero di richieste emerse dal territorio era tale da dire che non era sufficiente per intervenire lì, perché, per intervenire lì, si parla dagli 8 milioni di euro in su, per la Fera invece si ipotizza un intervento da 2,5 milioni, che è più avvicinabile rispetto alle risorse che in questo momento abbiamo a disposizione.
È ovvio quindi che questi stabilimenti hanno un'importanza strategica e su questi bisogna lavorare a fondo, però tra tutti quelli che abbiamo la Tecdis ha effettivamente delle difficoltà grosse e per questo continua quest'attività di ricerca, ma nel rispetto della privacy degli imprenditori non è che si può dire: "il Signor "X"...". A febbraio sicuramente andremo di nuovo con un imprenditore a guardare se ci sono le condizioni per, però per prima cosa gli imprenditori che vanno a vedere queste realtà non vogliono che il loro nome compaia sui giornali. È evidente che le attività che vanno per la maggiore in questo momento, che sono quelle che richiedono uno stabilimento con una certa altezza, la possibilità di usare un carroponte e quant'altro, non si attagliano alla Tecdis, oppure le altre attività che sono magari ad alto tasso di innovazione, a cui andrebbero bene quelle tipologie di fabbricato, sono però quelle che dicono di preferire di andare a Pont-Saint-Martin. Infatti a febbraio andremo come commissione a Pont-Saint-Martin e vedrete che tipologia di impianti è stata realizzata per accogliere queste imprese, ci si renderà conto che effettivamente si tratta di una realtà profondamente diversa.
C'è quindi grossa attenzione a trovare delle soluzioni, c'è un progetto che riguarda l'intera area di Châtillon/Saint-Vincent, non può essere trascurata questa zona rispetto alle altre. Stiamo investendo su Aosta, stiamo investendo su Verrayes, stiamo investendo su Arnad, su Pont-Saint-Martin, dobbiamo immaginare anche di mettere un investimento sul discorso Châtillon/Saint-Vincent, ma bisogna farlo ovviamente avendo cura di non fare delle scelte che vanno a realizzare delle cattedrali che poi rimangono deserte. Uno dei problemi più grossi che abbiamo sono quegli enormi ammortamenti che poi non riescono a trovare copertura addirittura negli affitti: questo per dire che seguiamo con attenzione questo, c'è un rilancio, se vogliamo, dell'attività promozionale che deve svolgere la società VdA Structure. Dagli ultimi dati emerge che ci si sta muovendo molto meglio, emerge anche - e questo lo anticipo, magari lo spiegherò meglio dopo - una volontà di imprenditori di acquisire addirittura delle aree. Tutto questo dovrà naturalmente essere valutato con attenzione anche dal Consiglio regionale, quando andremo a ragionare in termini di acquisizioni di stabilimenti, magari in questo momento il pubblico non ha le risorse per ristrutturarli completamente, ma c'è una volontà di renderli utilizzabili e quindi di dare una risposta a quei territori.
Credo che le date purtroppo siano impietose. Lo stabilimento, che è uno stabilimento che tutti riconoscono strategico, importante e facilmente raggiungibile, oggi, a 20 anni dalla sua costruzione, non è più immediatamente locabile, quindi o c'è un grosso investimento regionale, o c'è un grosso investimento privato, o una compartecipazione, ma così com'è la realtà è che non è fruibile e l'insuccesso di VdA Tech è strettamente legato a questa condizione che vi sto rappresentando.
Presidente - La parola al Consigliere Gerandin.
Gerandin (UVP) - Merci Président.
Ho ascoltato attentamente quanto lei ci ha comunicato, Assessore. È assolutamente condivisibile quanto lei ci ha detto. Manca un passaggio che, a mio parere, probabilmente non toccava neanche a lei in parte giustificare: è spiegare ai valdostani cosa si è fatto in questo lasso di tempo. Quello che ha detto è tutto vero, è vero che questa struttura è ormai degradata e che le date sono impietose, ma, quando si è sottoscritto un accordo con VdA Tech, volgiamo che qualcuno di VdA Tech abbia visitato questo stabilimento? O siamo ancora alle firme via e-mail senza aver fatto il sopralluogo? E non l'ho detto io, perché sono i fatti e i dati che parlano, è stato dichiarato pubblicamente da Assessori che l'hanno preceduta che questa VdA Tech si impegnava ad investire 7 milioni di euro, non l'abbiamo mica detto noi, noi non c'eravamo ancora qua! È stato detto pubblicamente che c'erano 7 milioni di investimento. E se all'atto dell'insediamento un Assessore come Pastoret dice 150 posti di lavoro e decine di milioni di fatturato, questa è la politica che l'ha detto e se vengono date queste attese da parte della politica, io penso che al cittadino spettino almeno delle giustificazioni.
Attenzione, Assessore, non è Gerandin che ha parlato di alta tecnologia, è l'Assessore che l'ha preceduta, che non più tardi del gennaio 2014 ha detto in quest'aula che le imprese innovative ad alta tecnologia prioritariamente del settore aerospaziale, biomedicale, biotecnologie, elettronica, ICT, farmaceutico, nuovi materiali, tecnologia per l'ambiente, energie rinnovabili, agroalimentare...e che in quell'area si stava sviluppando "un modello che unisce servizi classici degli incubatori hi-tech alle camere bianche (di cui l'immobile è dotato per 4800 metri quadri)". E non è - scusi, Assessore, se insisto - Gerandin, o qualcun altro, che ha risposto ad una mia interpellanza dicendo che stiamo valutando ad oggi nove società. Ma queste nove società che fine hanno fatto? È stato dichiarato in quest'aula che c'erano nove società interessate, io dico: su nove una! Come dovete dire come mai un gioiello come questo è stato affidato ad una società chiedendogli 7 milioni di investimenti con 10 mila euro di capitale a socio unico, ma era un fallimento annunciato! Su questo non c'è ombra di dubbio!
Quando io dico che bisogna fare chiarezza...e sono felice che lei mi dica che sta visitando queste strutture, perché è così che bisogna fare, ma mi sarei anche aspettato che in questo lasso di tempo prendendo in considerazione che si era venduto fumo, perché non è stato presentato nulla di concreto, magari si prendesse in mano la situazione direttamente come Amministrazione come sta facendo lei, perché a me piace che mi venga a dire che andate a visitare regolarmente queste strutture con gli imprenditori, mi piacerebbe capire quanti imprenditori hanno visitato questa struttura con il precedente accordo, che ha perso quattro anni. Abbiamo buttato quattro anni con uno stabilimento che adesso è al degrado. Le foto che sono state pubblicate, e non erano foto mie, erano foto penose di com'era l'interno di questo stabilimento. Si vedeva solo l'esterno, io non ho visto l'interno...
(interruzione dell'Assessore Donzel, fuori microfono)
...giustamente lei, Assessore, ha richiamato Vallée d'Aoste Structure ad un'azione di responsabilità, ma, a nostro parere, la politica avrebbe dovuto revocare, non ancora ampliare il lasso di tempo a disposizione di una società che non ha prodotto nulla. Non è stata neanche capace a farsi una polizza eventualmente per riscuotere se c'era un furto. Questo è quanto è successo in questi anni e questo, a nostro parere, è quello di cui la politica deve rispondere ai cittadini: il tempo perso.
Presidente - Grazie collega. La parola al collega Chatrian.
Chatrian (ALPE) - Grazie Presidente.
Come sempre succede in questi casi - lo diceva bene prima il collega Donzel, faccio mia la considerazione -, poi le bugie hanno le gambe corte, perché nella passata legislatura e all'inizio di questa era di dominio pubblico che il valore di quest'azienda era molto messo in discussione e ci è dispiaciuto molto che all'interno di questo Consiglio si sia negata quest'incertezza fino all'ultimo giorno: fino al 28-29 giugno 2015, ma per noi questa cosa è chiusa e guardiamo al domani.
Il passaggio che ha fatto poc'anzi: "stiamo investendo ad Aosta, stiamo investendo a Pont-Saint-Martin, ad Arnad, a Verrayes, a Morgex", ecco, fermiamoci un momento, lo ha detto molto bene lei, per questa zona dove abbiamo due importanti realtà pubbliche: ex Fera e ex Tecdis, dobbiamo come pubblico mettere in campo quanto meno un accompagnamento per quanto riguarda il nostro ruolo, indubbiamente, deve essere la materia prima, lo diceva. Se ci sono domande interessanti, se ci sono diverse realtà che sono interessate a suddividere, io dico, noi diciamo: non perdiamo altro tempo. Ci sono cinque-quattro aziende, forse non sono sufficienti per iniziare un percorso? Dobbiamo aspettarne altre due? Non aspettiamo troppo, perché abbiamo aspettato 11 anni, non è più un discorso di critica, tanto ormai la storia è quella e non si va a modificare quello che è stato, però attenzione se è possibile, dato che sappiamo che la struttura è molto rigida, ma proprio per quello probabilmente dobbiamo cercare delle soluzioni completamente alternative se vogliamo andare ad aggredire quella zona e riempirla di imprenditori, contenuti, aziende e, di conseguenza, occupazione e quindi posti di lavoro.
Ha detto molto bene lei: in altre zone si è investito negli ultimi anni e anche adesso state investendo come Vallée d'Aoste Structure. Fermiamoci un attimo, perché quella zona ha bisogno di investimenti in questo settore ed è carente. Lei la conosce, io la conosco abbastanza bene, è carente proprio in questo settore, al di là del grande o piccolo gruppo che può arrivare dall'esterno. Si ricorda che avevamo discusso e avevamo presentato insieme un'iniziativa per andare a modificare anche all'interno della legge regionale la possibilità di avere agevolazioni diverse come a Pont-Saint-Martin, come ad Aosta, anche per la zona della Tecdis, non fu accettata. È lì che, secondo me, invece la parte del pubblico può essere interessata. Oggi non ha le stesse potenzialità pubbliche come quelle di Aosta o come quelle della pépinière di Pont-Saint-Martin. Lì il ruolo del pubblico può fare la differenza, non da solo indubbiamente, perché se poi manca la materia prima, ma può essere elemento che aiuta, che incoraggia, che crea quelle condizioni ai piccoli e medi imprenditori per far sì che la zona sia di nuovo utilizzata, valorizzata e soprattutto crei indotto e occupazione.
È un grido un po' forte che facciamo e che faccio: facciamo attenzione se è possibile, non tiriamo su un ulteriore muro sul fatto che la struttura è molto rigida, perché altrimenti nella prossima legislatura chi sarà presente o al Governo, o nei banchi dell'opposizione e di maggioranza...che non si riporti al dibattito il fatto che la struttura è rigida e quindi non si può fare, perché questo è l'alibi che ho sentito in questi sette anni e mezzo in questo Consiglio regionale. Se poi ci sono delle firme, che siano solide, al di là dei 10 mila euro di capitale inserito. Mi ricordo perfettamente la prima iniziativa portata in questo Consiglio su quel contratto firmato, praticamente la gente del settore sapeva già perfettamente che questa era comunque fuffa, quindi bene i sopralluoghi, però, dall'altra parte, ci saranno delle persone serie che sapranno fare il loro mestiere. Hanno anche bisogno in questo momento delle risposte puntuali e serie dal pubblico, fin dove può arrivare il pubblico, in che tempi, perché è importante in questo momento, ne discuteremo più tardi di Vallée d'Aoste Structure, e soprattutto fino a dove può arrivare l'aiuto di natura pubblica. Grazie.
