Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2683 du 14 novembre 2012 - Resoconto

OBJET N° 2683/XIII - Continuation et clôture de la discussion générale sur les lois de révision de la dépense publique, de finance et de budget pour le triennat 2013/2015.

Président - Je vous rappelle qu'on est toujours en discussion générale.

La parole au Conseiller Caveri.

Caveri (UV) - Merci Mme la Présidente.

La discussion sur le budget est toujours un moment important. Je limiterai mes intentions à quelques analyses politiques, parce que j'ai la possibilité, en tant que membre de la IIe Commission, de pouvoir regarder un peu plus dedans le document du budget, et donc d'avoir la possibilité d'analyser en profondeur l'ensemble de ce budget, en sachant que c'est un budget dans le sillon et dans la tradition des années passées, parce que c'est vrai qu'on a coupé le budget de notre Région, mais tout compte fait il n'y a rien de révolutionnaire dans le texte (j'ai eu le plaisir, en tant que Président de la Région, de suivre dans le passé le budget de la Région, et donc je peux le dire avec tranquillité).

Je disais que le point de départ est politique. Il y a une belle phrase d'un juriste français, qui s'appelait Louis de Bonald, qui disait que dans les crises politiques le plus difficile pour un honnête homme n'est pas de faire son devoir, mais de le connaître. C'est vrai que de Bonald était un homme qui n'a pas la même pensée que moi, parce que lui était un ultra-légitimiste, un homme qui avait réagi avec force à la Révolution française, mais quand même il représente très bien avec cette phrase "connaître le devoir", la crise personnelle et politique que chacun de nous a en ce moment, car c'est un moment de changement en profondeur. Ce qui est tracassant quand il y a des passages historiques, c'est qu'il est difficile de comprendre ce qui se passera en perspective quand on se retrouve à le vivre. C'est facile de lire l'histoire sur les pages d'un livre, c'est plus difficile comprendre qu'est-ce qu'il est en train de se passer dans le monde tout entier en ce moment. De ce point de vue je voudrais commencer avec un autre tracas: d'un côté, il y a la difficulté de comprendre où on se trouve exactement; de l'autre, une certaine angoisse pour le futur.

Nous appartenons en grande partie à la génération du Baby Boom...il y a ceux qui disent que cette génération commence en 1945, qui la font commencer en 1943, on peut arriver jusqu'à 1964, mais les français disent qu'on peut arriver jusqu'à la moitié des années 70...grosso modo le Baby Boom est le phénomène des grandes naissances après la guerre, un moment de bien-être, d'optimisme. On a eu de la chance à vivre ces années extraordinaires, car elles ont été des années de croissance et de bien-être même si jusqu'à la répartition financière plus récente, au commencement des années 80, la Vallée d'Aoste était plutôt pauvre. Quand on dit riche, privilégiée, c'est vrai, mais il faut dire la vérité: à partir de 1945, quand il y avait un Conseil de la Vallée nommé par le CLN jusqu'aux années 80 on a été pauvres, donc quand on dit: "il faut changer d'aptitude", c'est vrai pour les dernières dizaines d'années, mais auparavant on était habitués à être attentifs et la richesse nous a changé un peu la tête. Donc, quand je dis le Baby Boom, c'est parce que je regarde aujourd'hui mes enfants, quelqu'un regarde déjà des neveux, et il y a un peu d'angoisse en disant "est-ce qu'il se passera, est-ce que cette minorité dans la majorité des vieux (car aujourd'hui les jeunes sont une minorité en Vallée d'Aoste), est-ce que nous sommes à même aujourd'hui de donner la relève aux jeunes? Est-ce qu'il y a des jeunes en politique?" Je pense qu'en regardant entre nous il y en a, mais ce n'est pas extraordinaire, donc ça signifie que la relève n'est pas tout à fait simple.

La logica con cui affronto questo mio breve intervento è una logica di riflessione attorno alla politica. Forse la prima cosa che ci dobbiamo dire è quella di fronte alla crisi della necessità di una forte reattività della politica; chi la frequenta da molti anni - ce ne sono in aula che la frequentano anche da più tempo di me - sa che quello che è straordinario è che, mentre guardando il cielo stellato più o meno le stelle hanno una loro fissità, nel cielo stellato della politica valdostana le stelle sono mobili. Uno si abitua a guardare una certa volta, poi all'improvviso si volta e scopre che quel cielo è cambiato. Questo è straordinario e chi - come me - ha avuto la fortuna di vivere da cronista quando la sala stampa era dall'altra parte, all'inizio degli anni 80, ho visto delle capriole fantastiche nel cambiamento incredibile del mondo della partitocrazia italiana e naturalmente questo riguarda anche il movimento politico cui appartengo, come è evidente! Allora, nel momento in cui siamo ad esaminare il documento di bilancio più importante, forse c'è da chiedersi, rispetto a questa ricerca di punti di riferimento che possono consentire di guardare avanti, che fine stanno facendo i partiti. In questo momento storico noi ci troviamo di fronte ad una vigilia di elezioni soprattutto politiche, le regionali sono piuttosto insondabili ancora, ma sappiamo che rispetto alle elezioni politiche, guardando gli ultimi test elettorali ed i sondaggi, ci troveremmo di fronte ad una marea. Prima avevo un autorevole collega di questo emiciclo che mi faceva delle previsioni di come potrebbe essere a partire da metà 2013 quest'Assemblea, ed effettivamente ci potrebbero essere dei grossi cambiamenti da entrambe le parti!

Credo che questa questione del ruolo dei partiti debba diventare nella nostra riflessione il tema centrale. Abbiamo vissuto nell'esame che i politologi hanno fatto un lungo periodo di partiti personalisti, partiti che erano non personalisti lo sono diventati e, in alcuni casi, sono nati dei partiti che dietro alla loro sigla nascondevano il volto di un leader. Oggi è interessante interrogarsi a fronte del fatto che alcuni partiti che si affacciano sulla politica sono di nuovo dei partiti personalisti, è interessante capire se la modellistica cui faccio riferimento è una modellistica del futuro oppure no. Ognuno ha le proprie risposte. Io personalmente penso di no, penso che la politica e l'Amministrazione diventeranno sempre più complicate e che non si possa pensare nell'organizzazione del sistema di democrazia e nell'Amministrazione che questa possa essere la prospettiva del futuro. Credo che la prospettiva del futuro sia una prospettiva di squadre, questo è un tema sul quale stanno discutendo i due grandi schieramenti della politica italiana, il Centro-Destra e il Centro-Sinistra, alla ricerca di nuovi leader, ma ponendo in discussione, come se fossero dei capri espiatori, anche la presenza stessa dei leader. È allora chiaro che l'approccio che abbiamo oggi è l'approccio nei confronti dei grandi cambiamenti che si sono verificati nel volgere di un anno; se torniamo con una specie di moviola a cosa discutevamo un anno fa, a quel tempo eravamo ancora nell'aspettativa di cosa avrebbe portato il Governo Monti. Per evitare che si sviluppino polemiche, non parlerò del perché si è arrivati al Governo Monti, ognuno ha le proprie teorie, io ho le mie, ne ho scritto più volte ed evito di rievocarle.

Cosa diceva Monti il 18 novembre di un anno fa? Diceva: "il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione fra i diversi livelli istituzionali; occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità". Politichese puro questo passaggio "nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità", ma quel passaggio in cui diceva "riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali", dopo l'ultima fase del Governo Berlusconi, in particolare il famoso decreto Tremonti che era stato molto severo con le autonomie speciali come la nostra, rimangiandosi in parte quegli accordi che avevano portato alle nuove norme di attuazione sull'ordinamento finanziario, avevano riempito tutti di una certa attesa, insomma: arriva un uomo nuovo, non è nuovissimo, ma è rispettoso delle autonomie speciali. Il passaggio al Senato era stato interessante perché Monti aveva detto: assumo io la delega sulle Regioni perché voglio che sia chiaro che c'è un atteggiamento nei confronti delle autonomie locali di un certo genere. Una settimana dopo ha dato la delega sulle Regioni a Piero Gnudi, Ministro di area centrista che fino ad una settimana prima era stato delegato per lo sport ed il turismo, quindi aggiungergli gli affari regionali dopo aver fatto queste promesse, ha cominciato a suonare, nel rapporto con gli enti locali, come una campana a morto; campana che, secondo me, è suonata fortissima quando ha scelto come Ministro dell'economia Grilli, che è Tremonti, cioè Grilli e Tremonti sono il gatto e la volpe del Ministero dell'economia...non c'è stata in questo senso nessuna discontinuità! Così come citati a menzione in negativo, se si potessero fare dei monumenti al contrario, al posto di fare i monumenti a quelli che hanno fatto del bene, dovessimo fare dei monumenti a quelli che hanno fatto del male, dovremmo scrivere Antonio Catricalà, Vittorio Grilli, Filippo Patroni Griffi, Enzo Moavero: questi sono i Ministri che hanno percorso nel loro curriculum professionale i Gabinetti di tutti i Governi di Destra e di Sinistra e finalmente hanno ottenuto un ruolo di Ministri, giocando quello stesso ruolo antiregionalista e contrario ai Comuni in Italia, che veniva precedentemente giocato quando avevano come burocrati un forte peso anche nei confronti della politica!

Ma l'interlocuzione con la politica, qualunque essa fosse...ricordo sempre che la più importante modifica costituzionale che ho portato a casa nel 1993 è stata trattata con Raffaele Costa, Ministro delle Regioni, che o non aveva capito o aveva capito che si doveva trovare una mediazione politica...eppure Costa, che ricordo con viva simpatia, era la bestia nera della Valle d'Aosta, scriveva delle cose che facevano sempre arrabbiare tutti, cose che poi sono state riprese brillantemente dall'attuale Governo Monti! Ricchi, privilegiati, l'autonomia speciale è un valore che non esiste più, e su questo potrei citare a sinistra ed a destra uscite di vario genere, che talvolta addolorano, ma che sono unificanti rispetto a, un certo atteggiamento. In cosa si è concretizzato questo atteggiamento? Si è concretizzato non solo in tagli finanziari, questi sono stati dolorosi, sono stati scorretti perché pacta sunt servanda, si è fatta una norma di attuazione ed a quella ci si doveva rifare...invece c'è stato un crescendo di decreti legge che hanno messo in discussione la nostra autonomia finanziaria in una tenaglia: da una parte, tagli sulla carne e, dall'altra, un'applicazione sempre più stupida del patto di stabilità. Quindi non solo non hai più i soldi, ma hai difficoltà di spendere i soldi che hai. Da questo punto di vista credo che un anno dopo non si possa che riflettere in negativo sull'esperienza del Governo Monti, e in generale per il complesso di questa legislatura che ci ha posto delle gravi difficoltà.

Ci tengo a dire, non perché da parte della Valle d'Aosta non ci sia stata un'assunzione di responsabilità rispetto alla crisi complessiva o momenti di riflessione rispetto ad un gigantismo della Regione, che in qualche maniera poteva essere elemento di cambiamento e di riflessione per tempo. Ma quello che è negativo è che oggi siamo nel mirino più che mai e l'eventualità, nella prossima legislatura, temo che possa essere quella di una riforma dell'articolo 116 e di una soppressione delle autonomie speciali. Poi che fine faccia la Valle d'Aosta...i più pessimisti dicono che potremmo entrare a far parte della città metropolitana di Torino, oppure gli ottimisti, magari come hanno fatto con Belluno e Sondrio, che sono rimaste province, dicono che ci daranno uno straccio di provincia simile magari a quella nata alla fine degli anni 20 per mano del fascismo!

Se questo è lo scenario italiano, lo scenario europeo non è neppure roseo; il Presidente sa che abbiamo avuto nel periodo di programmazione che scadrà nel 2013, ma in realtà le cifre saranno spendibili fino al 2015, abbiamo avuto circa 370.000.000 di euro compreso i fondi derivanti per lo sviluppo rurale; invece, a latere, abbiamo avuto altre decine di milioni di euro per la politica nota come PAC, politica agricola dell'Unione europea. La settimana prossima si decide sul budget europeo e devo dire che il clima non è gran che, c'è il rischio di un taglio molto evidente a cui sembra corrispondere, per volontà del Governo Monti, un taglio anche a quella parte di finanziamenti che lo Stato aggiungeva ai fondi comunitari, e noi saremo anche in difficoltà ad aggiungere quella parte pur residuale di fondi che alimentavano il funzionamento dei fondi strutturali. Il clima secondo me non è affatto positivo ed il centralismo dello Stato sembra sempre più corrispondere ad un centralismo europeo. Questo c'entra con il nostro bilancio, perché una serie di alibi vengono adoperati dalla politica italiana, di provenienza europea, per dire che è stato l'ordinamento europeo a svuotare la specialità e noi, in fondo, dobbiamo essere rassegnati a questo.

Penso però che, al di là del contenzioso costituzionale - che per adesso resta una specie di luce che ogni tanto si accende in positivo per il futuro della nostra autonomia, abbiamo discusso ieri della sentenza n. 241, non ci voglio tornare perché forse ci torneremo più avanti -, è chiaro che le sentenze della Corte hanno assunto un penchant che non è negativo; se guardiamo al contenzioso degli ultimi anni, sapendo che tutti dicevano il Governo dei tecnici avrà sponda facile con la Corte costituzionale...per fortuna i giudici costituzionali stanno dimostrando una grande saggezza a difesa dell'autonomia speciale vigente. Sono convinto che alcuni tagli manu militari che sono avvenuti senza intesa con la Regione verranno superati, è legittimo, Presidente. Non sappiamo le cifre, non sappiamo se le cose andranno in fondo, non sappiamo se le famose "intese" si potranno fare con queste personalità che oggi reggono il Ministero dell'economia e devo dire che abbiamo sempre più nella Ragioneria generale dello Stato, nei gangli del Ministero dell'economia dei fieri avversari che ci sono sempre stati, ma esisteva un tempo - che fossero i democristiani, i comunisti, i socialisti, i repubblicani - in cui avevamo degli interlocutori politici che al momento opportuno interloquivano con noi non in una logica di svendita. E devo dire, per fortuna, i parlamentari che scendevano con le forme di Fontina sotto l'ascella appartengono alla preistoria della nostra autonomia; posso assicurare che da un certo punto in poi l'atteggiamento non è mai stato quello di andare a chiedere il piacere, semmai è stata un'affermazione in un gioco molto delicato fra diritti e doveri dell'autonomia speciale.

Arrivo alla conclusione di questo mio intervento, una conclusione di prospettiva, cioè quelli che ritengo essere...essendo in fondo questo, per ciascuno di noi, in quest'aula, forse l'ultimo intervento importante di questa legislatura perché poi saliremo, come fa il mio piccolo figlio Alexis, sullo scivolo e all'improvviso ci troveremo in fondo in un clima di fine legislatura particolarmente avvelenato... Forse questi famosi "social network" in cui tutti ci dilettiamo, alla fine sono un elemento simpatico che prefigura la democrazia di domani, ma noto anche nel dibattito sull'avvenimento di domenica prossima tanti di quei veleni che non so per quanto tempo ci porteremo dietro! La politica è sempre fatta - questa è una delle poche cose che ho capito nella Prima Repubblica - da un rispetto reciproco; vedevo comunisti e democristiani che si tiravano i portapenna, se ne dicevano di tutti i colori, quando scendevano alla buvette distinguevano fra l'aspetto personale e l'aspetto della politica. Questo non è più così e io me ne dolgo profondamente, non per uno spirito corporativo, non perché facciamo parte della stessa corporazione, ma perché esistono dei valori insiti nella democrazia che sono anche dei valori reciproci di rispetto della persona e di rispetto di quello che non è mai un nemico, ma è una persona che può diventare, su qualunque argomento, un interlocutore. Credo che alla fine di questa avventura del referendum dovremo sincronizzare gli orologi e ripartire in una logica di maggiore serenità, per evitare che la prossima campagna elettorale diventi una cosa in cui volano gli stracci, e questo è qualcosa che dà della politica un cattivo spettacolo.

Vedo in prospettiva due questioni: la prima, è quella del sistema delle autonomie locali. È un tema, questo, che mi sta a cuore perché ritengo di essere, insieme al Senatore Dujany, il papà del trasferimento alla Regione dell'ordinamento degli enti locali, competenza esclusiva, che ha modificato in profondità il sistema autonomistico valdostano. Ognuno si mette la légion d'honneur che ha; per quel che mi riguarda ci tengo a dire che quella è una competenza importante che ha tenuto banco anche rispetto a tutte le prove improbe che sono avvenute alla Corte costituzionale, che finora ci ha dato ragione. Credo che su questo si debba essere fra di noi molto chiari, perché credo che in futuro, pur nel limite del possibile, perché so che dobbiamo risparmiare, ma come è stato fatto dal 1993 in poi, ci debba essere una capacità di inventiva pur nella rapidità dei tempi, che ci consenta di avere un sistema democratico che si rifaccia a quello spirito federalista in cui crediamo. Non potremmo lamentarci con Roma di un cattivo comportamento, se con i Comuni valdostani assumessimo degli atteggiamenti simili a quel centralismo, e credo che ci siano qui energie di tutti gli ambiti - compresi molti che vengono dal mondo delle autonomie locali - che potranno aiutare il Governo regionale in un rapporto franco fra Esecutivo e Consiglio a trovare delle soluzioni ragionevoli.

L'altra questione riguarda lo Statuto di autonomia. So che fino a quando non avremo sancito nell'articolo 116 dello Statuto il principio dell'intesa, sarà molto difficile abbandonare come una navicella nel mare procelloso della politica italiana un nuovo testo di statuto, ma credo, sulla base dei lavori che sono stati fatti a partire dagli anni 90, che una riflessione per essere pronti in qualunque momento ad affrontare dei cambiamenti sia necessaria. Il nostro Statuto è una creatura meravigliosa, è come un messaggio infilato nel 1948 dai padri dell'autonomia e dai costituenti dentro una bottiglia ed ogni tanto scopriamo, in questo Statuto - che è cangiante nella logica dell'autonomia dinamica -, qualcosa di nuovo e di importante che arriva come un messaggio dal nostro passato, per essere vissuto nel presente. Ma che sia chiaro che dobbiamo essere attenti al fatto che alcune parti sono invecchiate, perché l'ordinamento nazionale e quello europeo si sono modificati e non possiamo pensare di avere un ferro vecchio, per quanto rispettabilissimo, come strumento giuridico principale del nostro ordinamento.

Concludo in termini più simpatici. Credo che tutti sappiano che l'Opera dei Pupi è diventata patrimonio dell'umanità, quella che è forse l'espressione più nobile che si rifà alle vecchissime saghe dei cavalieri medioevali; questa Opera dei Pupi è una rappresentazione bellissima, perché i Pupi non esistono, esistono solo i Pupari, i Pupi sono un'espressione che viene manovrata dalle marionette. Allora penso che in questo gioco à tour de rôle che abbiamo, in cui ora siamo marionette e Pupi e ora siamo Pupari bisogna ricordarsi in primis il bene della comunità cui apparteniamo. È un'espressione banale, ma penso sia un argomento importante e nei prossimi anni quando le risorse - perché questo è il percorso della norma di attuazione - si assottiglieranno e bisognerà avere sempre più un senso della responsabilità non ripercorrendo quegli errori che sta compiendo Monti...penso a questo Ministro che giorni fa ha annunciato che ci sono 4.000 esuberi con un tweet, forse poteva chiamare le parti sociali attorno ad un tavolo, parlavo prima della banalizzazione della democrazia attraverso i social network...

(interruzione del Consigliere Segretario Rigo, fuori microfono)

...sì, lui ha fatto un tweet mentre li incontrava, che è una cosa in tempo reale di una democrazia che...è meglio lasciar perdere!

Penso che con queste considerazioni si possa concludere, dicendo che questo è un bilancio triennale però mi rifaccio all'inizio, cioè di un mondo che sta cambiando scenari. Noi del Baby Boom abbiamo avuto per 54 anni - nel caso mio, fra qualche giorno - un mondo rassicurante in cui si capiva come erano più o meno le cose; oggi è un mondo che si sta modificando in grande profondità ed il Consiglio dovrà avere la capacità di esserne interprete.

Président - La parole à la Conseillère Patrizia Morelli.

Morelli (ALPE) - Merci Mme la Présidente.

Chers collègues, ma contribution sera plus modeste par rapport à ceux qui m'ont précédée, mais je tiens quand même à vous en faire part. A 6 mois de l'échéance de cette législature - que le temps passe vite! - nous abordons la dernière loi de finances et le dernier budget. Il s'agit d'un moment important qui requiert beaucoup d'engagement et de participation de la part du Conseil pour deux aspects essentiellement: si, d'une part de ce document comptable, vont découler les politiques économiques, culturelles, sociales, sanitaires pour les valdôtains au cours de la prochaine année, et donc nous regardons à l'avenir, il est aussi vrai que par ce budget l'on boucle la treizième législature, mais dans ce budget lourdement pénalisé par des manœuvres de l'Etat italien, l'on entrevoit également la fin d'une ère de prospérité pour les caisses régionales et donc pour les valdôtains.

Les détracteurs qui parfois aiment définir ALPE - mais c'est tout à fait instrumental - comme ceux qui disent toujours non, ou qui nous accusent de nous réjouir du fait que nous ayons moins d'argent dans les caisses publiques, seront déçus de savoir que la fin de cette époque d'abondance nous inquiète aussi! Les collègues Louvin et Chatrian qui sont déjà intervenus l'ont déjà très bien expliqué: notre critique ne s'est jamais adressée à l'argent dont la Région disposait, mais à son utilisation, surtout lorsqu'elle est inopportune et déconsidérée. L'aéroport international qui nous coûte 3.500.000 euros sans qu'un seul avion n'atterrisse, et zéro investissements pour le transport ferroviaire, ne sont que deux exemples des choix que nous ne pouvons partager et que nous contestons ouvertement.

La rationalisation que la crise et l'Etat italien nous imposent aujourd'hui nous aurions dû les anticiper, en appliquant de manière intégrale et rigoureuse à l'Administration et aux institutions ces principes d'autonomie et d'autogouvernement que nous disons partager; "autonomie" signifie avant tout responsabilité et capacité de faire les bons choix préalablement, sans attendre que ce soit le pouvoir central à nous l'imposer. Là, par contre, tout au long de la législature nous avons assisté à une action de renvoi des décisions à prendre, le problème de la réduction des coûts de la politique est emblématique sur cette attitude.

Le premier juillet 2008, le Président Rollandin illustrait son programme de gouvernement, fort d'une victoire électorale sans égal et à propos des coûts de la politique il disait textuellement: "Concretizzare la riduzione delle indennità degli eletti regionali, collocando in un apposito fondo di bilancio le somme così recuperate, da destinarsi al sostegno delle fasce deboli, contrasto alle povertà ed al disagio, ma anche azioni in favore dei giovani meritevoli". Une excellente proposition! Dommage qu'à la fin de la législature nous ne l'ayons pas encore appliquée, malgré la présence d'une majorité élargie et volumineuse! Ainsi nous nous trouvons tous, en tant que classe politique, à falloir courir après le diktat de Rome et à subir la réprobation d'une opinion publique indignée et qui ne fait plus de distinctions entre les honnêtes et les malhonnêtes, les bons et les mauvais. Aux attaques contre les autonomies spéciales on devrait aujourd'hui pouvoir répondre avant tout par des actes qui témoignent de notre efficacité et de notre rigueur. L'engagement tardif, vous comprenez tous, n'a pas la même valeur.

Pour les prochaines années ceux qui viendront, devront faire de nécessité vertu et se résoudre à produire avec courage un grand travail de réorganisation et d'individuation des priorités, car l'on ne pourra plus se permettre des erreurs, des investissements inutiles ou des gaspillages. Tardivement, hélas!, il faudra inaugurer une politique stratégique de sobriété et d'innovation à la fois. Je m'exprime au futur, car pour le moment dans ce document comptable l'on n'arrive pas encore à percevoir la conscience réelle de la fin d'une période historique. Le budget 2013-2015 continue dans le sillon des précédents avec beaucoup moins de disponibilités, mais avec la même structure organisationnelle et mentale, comme si le moment économique actuel n'était que passager. En réalité plus personne ne se fait d'illusions, cette crise va encore durer, et rien ne sera plus comme avant. Alors il vaut mieux prendre conscience et changer de paradigme; le modèle des années 80, qui perdure chez nous, est dépassé depuis longtemps, désormais! Quelques-uns s'en sont aperçus, d'autres pas encore.

La Vallée d'Aoste doit être à même de concevoir un nouveau modèle pour faire face aux transformations économiques et sociales, et les institutions régionales dans leur ensemble devraient être le cerveau de ce changement. Pas à elles toutes seules évidemment, mais dans un effort commun avec les forces sociales, économiques, intellectuelles. Aujourd'hui la politique ne concerne presque plus l'affrontement entre la Droite et la Gauche, mais plutôt entre le modèle autoritariste et centralisé, d'une part, et un modèle partagé et collaboratif, de l'autre.

Notre Région, tout en présence d'une situation politique particulière, ne fait pas exception dans l'envie croissante parmi les citoyens d'un renouvellement et d'une plus grande participation aux décisions concernant la chose publique. Le référendum de dimanche prochain en est un exemple. Participation et concertation: c'est l'appel qui est envoyé à la politique de manière explicite de plusieurs parts et qui est ressorti fortement, même lors de la préparation de cette discussion du budget en commission. Ce n'est plus le temps des messies, ni des monarques, même pas illuminés. Des signaux d'impatience se lèvent désormais de plusieurs côtés, même dans la paisible et timide, encore trop timide, Vallée d'Aoste, de la part des citoyens évidemment, de la part des syndicats, qui réclament une plus forte attention à leurs revendications qui sont celles des familles des travailleurs, notamment des ouvriers du secteur forestier et des usines de la Basse Vallée, mais aussi des petits entrepreneurs, des petits commerçants; de la part des associations de bénévolat, qui ont parlé très clair, qui demandent plus de considération, compte tenu du rôle fondamental qu'elles sont appelées à jouer à côté de l'administration publique et qui dénoncent nettement des choix budgétaires qui vont pénaliser les catégories les plus faibles; de la part des communautés locales, qui disent approuver le budget régional par pur sens de responsabilité, comme nous l'a répété à maintes reprises le Président du CELVA, mais qui ont clairement du mal à admettre les impositions unilatérales, car si en Vallée d'Aoste on est en train de critiquer à juste titre le néo-centralisme romain qui porte atteinte gravement à nos droits, parallèlement on assiste à la montée du néo-centralisme de la Région et de son Président, qui est en train de démanteler, pièce par pièce, le système des autonomies locales! L'objectif semble être celui de vider de toute signification la loi n° 54 sur le système des autonomies, les transferts financiers avec vincolo di destinazione ont plus que doublés. Or - je me dis et je vous dis - les principes fédéralistes qui avaient motivé la construction d'un système des autonomies, en quelque sorte exemplaires, semblent avoir perdu leur sens. De quoi se souhaiter que les Syndics adoptent la devise de l'Assesseur La Torre: "resistere, resistere, resistere", non pas pour maintenir le statu quo, mais pour s'approprier des décisions qui les concernent et de s'en faire charge de manière responsable, exactement comme nous devons le faire au niveau régional vis-à-vis de l'Etat italien.

Nel percorso che precorre la discussione del bilancio in commissione, abbiamo sentito evocare testualmente "gli effetti devastanti della crisi e la drammatica situazione occupazionale"; è vero che il linguaggio dei nostri giorni contempla espressioni sempre più forti, tuttavia non ci pare che gli aggettivi "drammatico" e "devastante" trovino riscontro, risposta in qualche modo, in misure di pari intensità nel bilancio 2013. Quelle che nel 2009 sono state definite misure anticrisi straordinarie e che avevano all'epoca la funzione di contrastare una recessione, della cui proporzione non c'era ancora sufficiente cognizione, sono diventate ordinarie, rimanendo tali per 4 anni! La ciambella di salvataggio gettata allora nell'urgenza del momento, a sostegno di imprese e famiglie, si è sgonfiata lentamente e non è approdata a porti più sicuri. Si ripropongono le stesse misure, riducendone addirittura la portata; si livella in modo uniforme ad un semestre la proroga per la restituzione delle rate dei mutui, senza andare a verificare le reali difficoltà di famiglie ed imprese, onde sostenere in modo più robusto le situazioni più bisognose. Eppure voglio pensare che a noi politici non manchi la consapevolezza della situazione di crescente disagio, e finanche di povertà, che sta colpendo anche la Valle d'Aosta! Il rapporto Caritas parla chiaro: in Valle d'Aosta la povertà relativa è in aumento; nel 2010 il 7,5 percento delle famiglie si colloca sotto la soglia di povertà. Fra le Regioni del nord, la Valle d'Aosta si posiziona al secondo posto come incidenza di povertà, eppure la spesa pubblica nell'area povertà è pari solo a 4,31 euro procapite, contro un valore medio nazionale pari al doppio, 8,53 euro...de quoi réfléchir et agir!

Per quanto riguarda le politiche sociali, l'Assessore Lanièce, in audizione, ci ha detto: non annulliamo e non riduciamo i servizi presenti. Tuttavia, se la matematica non è un'opinione, i conti ci dicono che si riduce almeno del 10 percento; il totale fra la funzione obiettivo 8 e ciò che è stato trasferito in finanza locale nel 2012 era pari a 92.078.000 euro; la stessa somma, per il 2013, ammonta a 83.860.000 euro. Eppure la non autosufficienza e l'incidenza percentuale degli anziani sul totale della popolazione sono fenomeni ben conosciuti, in continuo aumento, non da oggi! L'organizzazione mondiale della sanità prevede un aumento delle spese sociali legate all'invecchiamento della popolazione fra il 2000 e il 2050 pari al 48 percento, e la Valle d'Aosta...cosa fa? Invece di rinforzare le misure ed attrezzarsi per affrontare questa evoluzione, riduce il finanziamento alle politiche sociali del 10 percento e dimezza i contributi alle badanti! È vero che la coperta si fa sempre più corta, ma è proprio per questo che bisogna far sì che non rimangano scoperte le parti più vulnerabili e più delicate del corpo sociale, a meno che la maggioranza voglia segnare una svolta epocale - in senso negativo, ovviamente - nella politica di welfare regionale. Ricordiamo come l'assistenza agli anziani sia da sempre un cardine importante del sistema Valle d'Aosta.

Si dice che le spese correnti non sono contraibili...se ciò può essere parzialmente vero per il personale, se non attuando blocchi di assunzioni, non altrettanto si può dire per le spese di gestione, energetiche, di illuminazione, di riscaldamento, di locazione delle sedi, su cui ci pare poco si stia facendo! Non abbiamo notizia nemmeno di direttive minime, tendenti al risparmio energetico: luci sempre accese nei nostri uffici, finestre aperte nella stagione fredda per abbassare la temperatura in uffici e locali dove gli impianti di riscaldamento funzionano al massimo; eppure è risaputo che abbassare la temperatura anche di pochi gradi può produrre dei grandi risparmi! Ma il buon senso che caratterizza il risparmio dei bilanci familiari sembra non sfiorare la pubblica amministrazione, per non parlare di edifici pubblici inadatti, concepiti in tempi di vacche grasse dove gli sprechi di energia elettrica, calore e anche di spazio sono oggi inconcepibili. Gli esempi sono molteplici: la Torre delle Comunicazioni divenuta sede dell'INVA è un modello che mi pare valga per tutti. A quando un piano dettagliato per il risparmio energetico con indicazioni stringenti e obiettivi di contenimento delle spese da raggiungere in tempi prefissati? A quando una politica di razionalizzazione delle sedi, di limitazione del proliferare di uffici e strutture? È tempo di inaugurare con convinzione una politica dei consumi energetici più attenta e generalizzata.

Vorrei fare alcune considerazioni anche su un settore che è di vitale importanza per la nostra Regione: il turismo, quello che dovrebbe essere il motore della nostra economia e per il quale la materia prima è costituita dal nostro patrimonio ambientale e storico. È ancora una sfida, ha ragione il collega Lattanzi a sottolinearlo; nel 2012 in Valle d'Aosta il turismo è ancora una sfida. Un settore che richiede un costante lavoro di pubblicità e promozione e che vede sensibilmente ridotti i fondi a disposizione; per questa ragione sarebbe auspicabile che, invece di procedere separatamente, gli Assessorati del turismo, della cultura, dell'artigianato, dell'agricoltura, facessero un grande sforzo di unione delle risorse e programmassero finalmente la pubblicità dell'immagine della nostra Regione in modo coordinato, senza sovrapposizioni e sprechi, intensificando l'azione promozionale all'esterno della Regione. Molto spesso, invece, si ha la sensazione che il target principalmente mirato, oggetto della maggior parte delle azioni promozionali, siano i valdostani più che i turisti, dai concerti alle fiere alle manifestazioni nei castelli. È sicuramente meritevole voler far crescere il livello dei valdostani anche per quanto concerne il loro tempo libero, ma gli investimenti promozionali nel turismo dovrebbero porsi obiettivi economici, non elettorali, e quindi andare a toccare principalmente i potenziali turisti che portano ricchezza nella nostra Regione.

Quanto poi all'organizzazione turistica interna della Regione, rimane uno sbilanciamento totale nei confronti delle stazioni più importanti a scapito delle piccole località. Dagli uffici informazioni chiusi, al Booking Valle d'Aosta, tutto è concepito per valorizzare i centri maggiori che non esercitano più un'azione di riverbero sulle zone circostanti. Manca un disegno strategico di insieme che sappia valorizzare tutte le diverse realtà per ciò che ogni diversa realtà può offrire, perché per ogni realtà esiste un target turistico adeguato. Spiccano singole iniziative sporadiche che non hanno poi carattere di continuità. A parte il Capodanno a Courmayeur, che peraltro promuove un'immagine molto parziale della Valle, quella di un'isola di divertimento che poi non corrisponde alla realtà, l'Alta Valle - permettetemi questo sfogo territoriale - sta finendo nell'oblio! La gran parte degli investimenti sono sbilanciati verso la Media e la Basse Valle e verso quell'asso pigliatutto che è il Forte di Bard. Apprendiamo che è stato assegnato l'appalto per la ristrutturazione del Castello di Aymavilles, ma prima di poter aprire le porte ai visitatori, passeranno ancora anni...così come per il Castello di Saint-Pierre! Sarebbe molto interessante fare un bilancio territoriale.

Tornando al settore della sanità, lo scorso anno l'Assessore aveva annunciato che alla modifica dell'atto aziendale avvenuta ad agosto 2011, avrebbe fatto seguito un'ulteriore variazione al fine di razionalizzare le strutture ospedaliere, che continuano ad essere troppo numerose e costose. Anche nell'area tecnico-amministrativa si registravano ben 9 strutture complesse con 2 strutture per il personale...addirittura l'area della comunicazione dell'USL costituisce una struttura complessa con un pubblicista come dirigente parificato ad un primario. Un anno dopo, venerdì scorso, la Giunta ha licenziato una delibera con la quale si approva il nuovo piano aziendale dell'USL. Mi rincresce non aver potuto esaminare questa delibera, perché non compariva più nell'albo delle delibere dell'USL che rimane pubblicato per un tempo brevissimo, e ho dovuto farne richiesta ai sensi dell'articolo 116, ma non l'ho ancora ricevuta. Vorrei sottolineare quanto già hanno messo in evidenza i colleghi, in particolare il collega Chatrian, sulla difficoltà per i Consiglieri - solo quelli di opposizione - di ricevere gli atti richiesti; in questo senso mi permetto di fare una sollecitazione affinché anche l'USL finanziata dalla Regione lasci le delibere pubblicate per un tempo sufficiente, per sempre, in modo che possano essere liberamente consultate e visionate.

In ambito sanitario permangono le anomalie che già avevo sollevato lo scorso anno e di cui abbiamo avuto occasione di parlare di recente riguardo alle prestazioni aggiuntive, alla libera professione a favore dell'azienda per i sanitari, che produce compensi per alcuni sanitari fuori da ogni logica e non risolve il problema delle liste di attesa, anzi, per un meccanismo perverso, a detta dei sindacati che unanimemente stigmatizzano questa pratica, contribuisce ad allungarle.

Vale la pena di ricordare il fenomeno del lavoro interinale nella nostra sanità, che produce costi supplementari ingenti; a fronte di 12.000 interinali a livello nazionale la minuscola Valle d'Aosta ne conta ben 400 ed un infermiere di obiettivo lavoro costa 400 euro in più al mese rispetto ad un infermiere a tempo indeterminato. Sono anomalie su cui riteniamo sia necessario intervenire rapidamente, che mi auguro possano rientrare nel lavoro di analisi sulla spesa sanitaria che è stato intrapreso da poco dalla II e V Commissione, un lavoro a cui il nostro gruppo ha dato piena adesione, perché il nostro modo di partecipare all'attività di questo Consiglio crediamo sia impegnativo, crediamo sia non solo un lavoro di critica, ma anche un lavoro di costruzione di un nuovo sistema Valle d'Aosta.

Merci.

Président - La parole au Conseiller Crétaz.

Crétaz (UV) - Merci Mme la Présidente.

Il bilancio di previsione 2013-2015 risente del presente dimensionamento delle disponibilità finanziarie della Regione. Se nel recente passato avevamo potuto contare su importanti risorse che avevano consentito di far fronte alle esigenze della nostra comunità, oggi ci troviamo a fare di necessità virtù centellinando le residue disponibilità finanziarie. Oggi ci troviamo a discutere di un bilancio annuale e pluriennale che non è il frutto delle nostre scelte e del nostro operare, ma la conseguenza di una serie di provvedimenti che lo Stato ha preso ed imposto agli enti locali ed alle Regioni. Questi provvedimenti hanno in diversi casi vanificato in parte e, a volte, del tutto le linee politiche e le scelte che le autonomie avevano costruito spesso con fatica.

L'accanimento specifico messo in campo nei confronti delle Regioni a Statuto speciale è stato particolarmente significativo: ciò è tanto più grave se si pensa che le forti riduzioni nei confronti della nostra Regione hanno un significativo impatto su vari settori, in particolare su quello economico. Spesso si dimentica che gli oneri a carico della Valle d'Aosta comprendono una serie di interventi che nelle altre Regioni sono assolti dallo Stato. Mi pare importante fornire due semplici dati, che riguardano l'esborso di circa 120.000.000 di euro annui che la Regione effettua per pagare gli stipendi degli insegnanti. Sono altri 350.000.000 i milioni di euro sborsati direttamente dalla Regione per sostenere i costi della sanità, che nelle altre Regioni è pagata direttamente dallo Stato. Sottolineo, a questo proposito, che oltre a costi di funzionamento, la sanità nelle altre Regioni è sepolta da una quantità di miliardi e miliardi di debiti, che nessuno è in grado di contabilizzare con precisione. Ma a questo proposito va anche sottolineato il fatto che ogni intervento, per risanare la sanità pubblica, viene imposto anche a noi con dei tagli sempre più gravi da parte dello Stato, per contribuire al risanamento di un deficit, pur avendo in questo settore un'oculata ed attenta politica economica che non ha contribuito ad alimentare il debito nazionale. Pare che in questo Stato sia perfettamente inutile essere virtuosi, dal momento che chi lo è stato viene chiamato a pagare un prezzo superiore al dovuto, con atteggiamenti invasivi delle autonomie.

Tornando al nostro bilancio, come si può ben capire, la riduzione pesante delle risorse ha un impatto significativo sul nostro quadro economico, soprattutto nel settore che più dovrebbe essere sostenuto: quello degli investimenti. Ma poiché vi sono spese che non possono essere compresse, come abbiamo visto nel caso della scuola e della sanità, e poiché siamo anche chiamati ad aiutare a pareggiare i conti che il Governo con le varie finanziarie impone, la riduzione delle risorse impatta inevitabilmente sui settori nei quali le spese possono essere ridotte. Ed è così che malgrado tutti gli accorgimenti e le razionalizzazioni che sono state già previste, in molti casi messe in atto, vi sono delle contrazioni delle disponibilità in alcuni settori.

Nella sua relazione l'Assessore ha correttamente sottolineato come nel settore dell'industria si sia passati da 10.200.000 di euro della previsione 2012 a 3.200.000 del 2013. Va però ricordato come in questo settore non sia più presente il dato numerico del sostegno alla ricerca, poiché le somme a ciò destinate sono ricavate dalle economie di spesa degli anni trascorsi per un importo di 10.000.000 di euro. Restano le riduzioni nel campo dell'artigianato: queste sono imposte dalla necessità di quadratura, ma rispetto alle esigenze che verranno manifestate in corso di anno, saranno fatti i necessari aggiustamenti per far fronte alle richieste, fatta salva la misura già introdotta dalla riduzione del 10 percento delle varie contribuzioni.

Ovviamente sono molte le considerazioni che vorrei fare a sostegno di questo documento di programmazione finanziaria, ma - come ho già detto in premessa - oggi ci riduciamo a parlare di un documento che è frutto di un'imposizione ripetuta e prevaricatrice nei confronti delle Regioni ed in particolare delle autonomie. Non mi pare il caso di entrare nel merito di punti specifici, poiché il nodo di questo bilancio non è contabile, ma politico. Tutte le Regioni, in particolare quelle a Statuto speciale, sono state chiamate dai maestri e dai professori, che hanno loro scritto con matita blu e rossa gli importi da lasciare sul tavolo del Governo. Nessuno ha saputo e potuto vedere quanto il Governo abbia lasciato sul tavolo, non abbiamo potuto vederlo perché non c'era nulla. La cura dimagrante riguardava infatti solo gli altri. Ci hanno detto che questa è una fase di passaggio per risanare i conti, ridurre il debito, ristrutturare la finanza statale; un intento lodevole condotto in prima persona dai tecnici qualificati che lo hanno fatto in modo semplice, hanno chiamato a raccolta i cittadini, gli enti locali, le Regioni e hanno presentato il loro conto; quanto loro, per conto dello Stato, hanno messo a disposizione, è pari a zero. Così abbiamo subito oltre al danno anche la beffa, subendo un'ondata di azioni e dichiarazioni che non hanno precedenti nella storia delle autonomie e, malgrado gli sforzi fatti per dare un poco di certezza, con questo bilancio abbiamo avuto modo di udire pochi giorni fa il Ministro dell'economia fare una singolare dichiarazione - una fra le tante - secondo cui nel 2014 sarà ridotta l'IRAP. Sarà parso che questo fosse un Governo tecnico, impegnato nel rimediare ai guai del passato; lo scopriamo invece un Governo di programma che impegna, ipoteca il futuro politico di coloro che gli succederanno con impegni che non gli spettano!

In questo quadro sconfortante credo che dobbiamo lodare l'Esecutivo, la Giunta ed il Presidente per aver saputo condurre in porto la realizzazione di un bilancio in tempi così incerti. Concludendo, credo che dovremmo essere fortemente preoccupati per il nostro domani, questo avviene in questi giorni con la discussione di questo bilancio; la sua consultazione, la forma ed il modo in cui siamo giunti alla sua approvazione e all'assunzione di responsabilità che ci siamo dovuti assumere per la spending review non possono che allarmarci. Grazie.

Président - La parole au Conseiller Bertin.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

Questo è l'ultimo bilancio di questa legislatura, un bilancio di fine legislatura, appunto, una legislatura iniziata in un contesto diverso e più favorevole; ma all'orizzonte si vedevano già chiaramente le avvisaglie di un cambiamento del clima e non era necessario essere dei meteorologi per capire che il tempo stava volgendo al brutto (intendo dal punto di vista della finanza pubblica regionale).

Si sarebbe dovuto iniziare subito con quelle misure in grado di preparare il sistema produttivo ed economico locale a reggersi maggiormente da solo e ad emanciparsi dalla sfera pubblica, in breve: si sarebbe dovuto cambiare totalmente l'impostazione. Si sarebbe dovuti intervenire subito sugli sprechi e sui costi eccessivi dell'apparato politico-amministrativo, anche simbolicamente bisognava iniziare dai costi della politica. Una politica responsabile, neanche tanto lungimirante, avrebbe iniziato immediatamente da questo capitolo di spesa, sapendo che in seguito si sarebbero dovuti affrontare altri e più dolorosi tagli. Ma questo lo abbiamo ripetuto per quattro anni e mezzo e, naturalmente, siamo rimasti inascoltati!

Adesso stiamo correndo ai ripari, ma con poca credibilità. All'epoca il capo di questa maggioranza, al di là delle dichiarazioni, ci aveva detto - rispondendo ad una nostra proposta di legge - che i costi della politica non erano una priorità, rappresentavano lo zero virgola zero; adesso, dopo aver bocciato tutte le proposte fatte e non aver voluto affrontare in modo serio questo argomento, vedo che anche i colleghi di maggioranza si lanciano in incredibili dichiarazioni! Stamani ho sentito il collega Zucchi che si dichiara scandalizzato per i guadagni degli amministratori del Casinò e delle società pubbliche...gli vorrei ricordare che l'anno scorso, durante la discussione sul bilancio, avevamo presentato un emendamento per ridurre gli stipendi di questi manager pubblici, che naturalmente non è stato approvato dall'intera maggioranza, da lui compreso! Lo stesso discorso vale per quanto riguarda i costi della politica in generale.

In un periodo in cui la crisi economica da tempo colpisce i cittadini e le famiglie, si aggiunge l'inevitabilità di ridurre la spesa pubblica, ma la politica di tagli di questa Giunta è quella di arrivare alle elezioni con il minor costo possibile, per traguardare l'appuntamento elettorale, e poi si vedrà. Così non si fanno però quelle scelte necessarie per l'avvenire, ma i sacrifici sui cittadini si faranno comunque sentire e con una maggiore intensità anche in ragione delle mancate decisioni prese in questa occasione.

L'Assessore ha più volte ripetuto nella relazione di ieri sera di non sentire senso di colpa, ma senso di responsabilità per i provvedimenti che si stanno prendendo. Un certo senso di colpa però dovrebbe sentirlo, perché oltre alle mancate decisioni che andrebbero prese ora, con una certa irresponsabilità, in questi anni non si è detta ai valdostani tutta la verità sulla nostra autonomia finanziaria, che solo in parte è collegata alla produzione di ricchezza locale (ad esempio IVA da importazione) e sui rischi ad essa collegati. Non si è detta tutta la verità sui rapporti finanziari con lo Stato, sul periodo di grande abbondanza finanziaria di cui questa Regione ha goduto, un periodo di "vacche grasse". Si è preferito illudere e illudersi che questo periodo continuasse per sempre, come se fosse normale e non fosse dovuto ad una particolare e fortunata congiuntura politica che, purtroppo, stava finendo. Si è continuato ed in parte si continua a fare come se nulla fosse cambiato. Certamente in questo modo non si è preparata la Valle d'Aosta ed i valdostani ai cambiamenti che stanno arrivando, non si sono fatte e non si stanno facendo quelle scelte necessarie ad uscire dal vecchio sistema che ormai non regge più; un sistema molto redditizio politicamente per chi governa e che si concretizza attraverso il controllo della società e l'assistenzialismo clientelare.

Anche questo bilancio conferma una massiccia presenza della Regione nell'economia e nella società, che non è messo in alcun modo in discussione, anzi, si è affinata la tecnica; adesso lo strumento principale sono le società controllate, che ormai occupano tutto il campo dell'economia regionale: trasporti, trafori, autostrade, idroelettrico, informatica, gioco d'azzardo, settore alberghiero, edilizio, eccetera. Società che sono totalmente fuori controllo, che sfuggono al controllo degli azionisti, vale a dire i cittadini, e che rappresentano una parte importante dell'economia valdostana, un fatturato di poco inferiore a quello della Regione. Sono collegate ad esse attività con incarichi, appalti, personale che sta crescendo in modo esponenziale...si pensi che CVA in poco tempo ha quasi triplicato i suoi addetti, è un sistema che non può reggere! Si sta, per così dire, esternalizzando dalla Regione alle società controllate quei meccanismi e quelle distorsioni che da troppo tempo caratterizzano il sistema Valle d'Aosta.

Nella relazione, ieri sera l'Assessore sosteneva che un errore che le classi dirigenti di un paese non possono permettersi è quello di confondere un normale ciclo economico con una crisi storica ed io aggiungo: perché niente potrà essere più come prima! Ma al di là delle dichiarazioni è evidente che non c'è nessuna consapevolezza della situazione. Sì, dei tagli si è obbligati a farli e si fanno, ma si continua a ragionare come sempre, a sbarcare il lunario senza una visione a lungo termine, che invece dovrebbe essere la peculiarità della politica. Si continuano a progettare grandi opere che, come ha detto il relatore Rosset, sono l'asse portante e strategico di questa maggioranza di Centro-Destra autonomista; grandi opere finanziate con il debito, non avendo più risorse finanziarie sufficienti. Non sto a riprendere il capitolo riguardante l'accensione dei mutui, me ne sono occupato lo scorso anno in modo specifico nell'intervento sul bilancio. L'operazione di indebitamento ha preso inizio, ci è stato detto in commissione dal Presidente di Finaosta che il primo debito servirà a pagare il famigerato parcheggio dell'ospedale, quella scandalosa operazione da parte del Governo regionale di posti auto a prezzo esagerato e che ha visto anche l'interessamento della 'ndrangheta calabrese: un costo di 20.000.000 che sarà finanziato con un mutuo che ci costerà circa il 5 percento all'anno. Oltre a questa opera, fra i progetti della maggioranza vi è il pirogassificatore, ma su questo speriamo che i cittadini dicano un chiaro no, basta! Intanto, di grandi opere ce ne sono già che stanno andando avanti: mi riferisco al parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, un parco che rischia di diventare una sorta di Salerno/Reggio Calabria della Valle d'Aosta! Lavori infiniti che non vedono una via di uscita. In effetti ci è stato confermato anche in commissione che non si sa quando questa grande opera - una "grande opera", perché costerà circa 30.000.000 di euro - aprirà. Non vorrei che questa diventasse il simbolo delle grandi opere valdostane, opere che iniziano, ma che poi non si sa quando e se mai finiranno! Insomma, ripeto, mi pare manchi la consapevolezza che un sistema è finito e che bisogna avere un altro modo di guardare le cose.

Ieri sera l'Assessore ci proponeva riferimenti storici e politici un po' curiosi, il Risorgimento, i morti per la Patria, passando per il Piave e la Prima Guerra Mondiale, per finire con la difesa autonomistica dello Statuto. Retorici richiami bellici come sulla linea del Piave dopo la disfatta di Caporetto, il nostro Assessore, novello Vittorio Emanuele Orlando, ci esortava a "resistere, resistere, resistere". In questa prospettiva storica sono portato a pensare che la Caporetto sia inevitabilmente l'accordo di Palazzo Grazioli fra Berlusconi e Rollandin! Certamente una pagina triste dell'autonomismo valdostano e...lascio a voi immaginare chi sono e dove sono seduti gli austriaci! Inoltre ci ha riproposto una difesa dello Statuto piuttosto datata, in tutta la relazione non si accenna mai all'Europa. Ringrazio l'Assessore per avermi mandato anche la versione digitale della sua relazione, e ho cercato, tramite word, la parola "Europa" nella sua relazione; purtroppo non compare nessun richiamo e nessun accenno all'Europa! Mi pare da un punto di vista politico una dimenticanza non condivisibile! L'autonomia in Valle d'Aosta può avere una prospettiva soltanto se inserita in un contesto europeo; l'Europa deve essere la nostra prospettiva, altrimenti non ci sarà autonomia per la nostra Regione, lo sapevano benissimo gli autonomisti di prima e di dopo la guerra, che erano tutti europeisti convinti. Tramite l'Europa vedevano il superamento dello Stato nazionale ed una prospettiva per la nostra autonomia. Ho apprezzato lo stile e la struttura della relazione dell'Assessore, anche la sobrietà nell'utilizzare carta riciclata evitando le esagerazioni di qualche tempo fa, ma, al di là della forma, nei contenuti politici personalmente faccio molta fatica da federalista a riconoscermi.

Vedo poco spirito federalista in questo documento contabile, basti pensare alla finanza locale; mi collego alle considerazioni fatte dal collega Caveri: se l'atteggiamento della riforma delle autonomie locali sarà quello che traspare da questo documento contabile riguardo alla finanza locale, c'è poco da essere allegri, ci sarà poco di federalista e di autonomista! La finanza locale ha subito in questi anni una trasformazione, è un settore che è stato penalizzato in questi anni, soprattutto per quel che riguarda i trasferimenti senza vincolo, che erano il meccanismo per dare maggiore responsabilità ed autonomia ai Comuni. L'articolo 10 della legge n. 48/1995 prevedeva che almeno il 50 percento fossero trasferimenti senza vincolo; oggi questa prospettiva è cambiata e non certamente da un punto di vista federalista ed autonomista.

Ieri sera, concludendo, il relatore Rosset richiamava la necessità di un cambiamento culturale e che la crisi si poteva combattere soltanto coinvolgendo l'intera società, con la partecipazione di tutte le componenti della società civile: è un obiettivo più che condivisibile, ma se guardiamo l'atteggiamento ed i fatti che hanno caratterizzato questa maggioranza e questo Governo regionale, certo non possiamo essere ottimisti. Anche ultimamente lo vediamo con il referendum, che è uno strumento di democrazia diretta e di partecipazione...fin dall'inizio si è cercato in tutti i modi di sabotarlo! Da autonomista e da federalista credo che sia un errore, perché la Valle d'Aosta potrà uscire da questa crisi solo se ritrova quella partecipazione che è un elemento fondamentale del federalismo. Dobbiamo trovare un nuovo modello e deve passare inevitabilmente attraverso la partecipazione.

Sono purtroppo convinto che questa maggioranza non sia in grado di portare la nostra Regione in un nuovo modello e prevedo un periodo non dei più felici.

Président - La parole au Conseiller Prola.

Prola (UV) - Merci Président.

Alcune brevi considerazioni credo siano necessarie; non entro nel dettaglio delle cifre, ma sottolineo alcuni aspetti che credo siano essenziali per dare qualche messaggio positivo e non sentire continuamente una serie di messaggi che sono completamente negativi.

Il momento continua ad essere difficile: l'Europa, l'Italia e la Valle d'Aosta stanno vivendo da oltre un quinquennio un periodo delicato, che oltre alla problematicità connessa alla crisi porterà a ridisegnare il sistema geopolitico e geo-economico nel suo complesso. Un rimodellamento è già in atto, la crisi economica e politica è andata ampliando il suo raggio di azione, muovendo dalla finanza verso l'economia per arrivare alla società e la nostra Regione ne è ampiamente coinvolta. Permangono difficoltà marcate nell'industria, nel commercio, nell'agricoltura e non solo, assistiamo ad un'elevata instabilità occupazionale con un rafforzamento della criticità lavorativa, difficoltà di accesso al credito, diminuzione dei consumi delle famiglie. In questo quadro dal nostro Governo abbiamo continuato a subire continue manovre finanziarie, 2010-2011-2012, sette provvedimenti, creando per la nostra comunità una situazione di incertezza e problematicità enorme. Operare in queste condizioni è molto difficile, la strada che abbiamo davanti è sempre più impegnativa. Di fronte a continue diminuzioni di risorse, che anche se disponibili ci vengono bloccate da quel meccanismo infernale che non ci lascia spendere i soldi che abbiamo a disposizione, chiamato "patto di stabilità", di fronte ad emorragie di posti di lavoro, aumenti di imposizioni e prelievi fiscali, dobbiamo sempre mettere in discussione anche noi corporazioni e frammentazioni che abbiamo sul nostro territorio. La situazione odierna ci obbliga ad avere la forza di rimettere in discussione fatti, problemi ed organizzazioni che sembrano consolidate nel tempo e inamovibili. Dobbiamo anche noi avere l'elasticità culturale e la flessibilità operativa per capire che un'azione deve essere condotta per avere maggiore efficacia e produttività nei vari comparti pubblici.

Sui costi della politica, collega Bertin, sono quattro anni e mezzo che ci sentiamo dire che voi avevate comunque sempre proposto una diminuzione dell'indennità dei Consiglieri! Noi, circa un anno fa, avevamo fatto una riduzione dell'indennità dei Consiglieri e, coerenza vuole, vi avevamo dato la possibilità di rispettare la vostra coerenza che continuate a gridare da quattro anni e mezzo di diminuire l'indennità e voi continuate a dirci che sono quattro anni e mezzo che avete proposto, che noi non abbiamo fatto...ma voi, per coerenza, avreste dovuto fare quello che vi avevamo dato la possibilità di fare! Credo che questa sia quanto meno un'onestà intellettuale che dobbiamo significare. Poi - non arrabbiatevi, fa parte del gioco - voi vi ostinate a dirci che sono quattro anni e mezzo che non diminuiamo e noi vi diciamo che avevate la possibilità e non avete fatto. Mi riferisco anche agli enti locali...quando parlo di "situazioni inamovibili" nel tempo che dobbiamo modificare...enti locali che è da un periodo che sono stati invitati ad adottare percorsi di condivisione dei servizi. Sono cosciente che è un percorso molto difficile, che necessita di una forte riflessione, ma siamo stati messi di fronte alla necessità di operare in tempi brevi anche dalle disposizioni nazionali, dove si parla di unione di Comuni, dove i Comuni sotto i mille abitanti sono spariti, quindi anche qui una cosa la dobbiamo sottolineare: abbiamo competenza nostra ed esclusiva in materia di enti locali, abbiamo una riserva statuaria, però dobbiamo deciderci a fare qualcosa, lo dobbiamo fare, la discussione deve avere questo risvolto, il fulcro deve essere risparmio, diminuzione dei costi dei servizi, servizi condivisi nell'ottica del risparmio, mantenimento della qualità dei servizi, percorsi sinergici fra Comuni, diminuzione delle spese di funzionamento amministrativo per destinare le risorse agli investimenti ed allo sviluppo.

Nel corso degli anni abbiamo costruito un modello sulla base dei principi che hanno caratterizzato la nostra condotta politica: autonomia politica e finanziaria degli enti locali, federalismo e democrazia di prossimità, Comuni presidio del territorio; ora questo modello necessita di correzioni...facciamole, anticipiamo i possibili risvolti che ci possono arrivare dalle normative nazionali!

Le Comunità montane hanno avuto un ruolo importante per favorire il dialogo fra i Comuni, riuscendo a cogliere nel corso degli anni le opportunità che questo dialogo offriva. Sono state avviate negli anni delle iniziative comuni che hanno portato benefici alle nostre Comunità; nel loro percorso le Comunità sono state trasformate in enti di servizio a favore dei Comuni. Qui secondo me si sono evidenziate delle criticità sia nell'organizzazione che nell'omogeneità ed uniformità di funzioni rispetto al territorio. A mio avviso per una serie di servizi abbiamo una ripartizione geografica non ottimale e poco performante. Il risultato è stato una non omogenea razionalizzazione dei costi dei servizi, a volte si è perso di vista l'obiettivo che è il risparmio e la diminuzione dei costi. Ricordo che adesso le Comunità montane hanno e credo avranno una funzione decisamente importante: l'organizzazione sul territorio dei servizi sociali, la gestione dei rifiuti, il servizio idrico integrato. Però dobbiamo ripensare a questa organizzazione, ai Comuni, la propria autonomia, 74 Comuni che sono presidio del territorio, una propria organizzazione, ma devono avviare un percorso di condivisione dei servizi e funzioni per arrivare ad una diminuzione dei costi. Dobbiamo riflettere su quali servizi dobbiamo condividere, sulla composizione degli organi politici, sul personale, sulla forma giuridica per individuare le condivisioni operative. Una proposta è stata avanzata...discutiamone, dobbiamo farlo nel più breve tempo e tradurlo in una norma giuridica per confermare la nostra competenza.

Sui Comuni volevo fare un piccolo inciso. È vero, Chatrian, che per quanto riguarda la ripartizione dei fondi comuni ci sono più 72.000.000 con vincolo di destinazione, sono aumentate le leggi di settore, sono diminuite le risorse senza vincolo di destinazione, ma non è sufficiente dare le cifre, perché è vero che sono aumentate le risorse alle leggi di settore e sono diminuite quelle senza vincolo di destinazione, però non è che si sono trasferiti dei soldi a carico degli enti locali su delle cose che non servivano agli enti locali. Sono in realtà delle funzioni fondamentali per il territorio, perché si parla dei trasporti pubblici, della protezione civile, del fondo politico e sociale; sono azioni che vengono fatte sul territorio, assolutamente conformi alla destinazione di questi fondi. È chiaro che la coperta è corta per tutti e due, sia per la Regione che per i Comuni; abbiamo trasferito dei fondi per delle funzioni essenziali sul territorio, quindi non basta dire le cifre assolute, bisogna entrare nelle situazioni delle cifre assolute.

I punti fermi quindi rimangono le politiche sociali, i servizi alla persona, la tutela della sanità e delle famiglie, il lavoro. La politica del lavoro con incentivi alle assunzioni e all'avvio di nuove imprenditorialità, interventi di formazione, orientamento e tirocini, che vanno nella direzione di rafforzare i lavoratori per sostenere lo sviluppo delle imprese e la creazione di migliori posti di lavoro. L'andamento del tasso di disoccupazione giovanile è più che raddoppiato se consideriamo un periodo medio che parte dal 2004. Focalizzerei l'attenzione anche sui livelli di istruzione della popolazione valdostana: il 60 percento o ha la licenza media o è senza titolo. Faccio questi riferimenti perché il fenomeno dell'abbandono degli studi è importante, e se si aggiunge che chi abbandona in parte non ha neanche una qualifica spendibile sul mercato del lavoro, questo elemento diventa preponderante nella fascia di giovani dai 18 ai 20 anni. Quindi investire sul capitale umano è una via essenziale per trovare opportunità per i giovani, investire nella qualificazione dei giovani dai 16 ai 20 anni che hanno lasciato gli studi, diventa determinante per un inserimento positivo nel mercato del lavoro. In questa logica la legge finanziaria garantisce le risorse necessarie per l'attuazione del piano triennale degli interventi di politica del lavoro, 17.000.000 di euro, 6.000.000 nel 2013, 4.150.000 per la formazione professionale turistica, 5.000.000 per l'Institut agricole per la formazione professionale agricola. Queste sono cifre, non sono noccioline, per gli interventi sulla politica del lavoro per formare figure tipiche che sono richieste sul mercato del lavoro locale, per favorire l'orientamento e lo sviluppo dell'occupazione, hôtellerie, artigianato con termoidraulici, elettricisti, carrozzieri, estetiche, acconciatori.

Altri interventi vengono fatti con la proposizione di percorsi innovativi e personalizzati per l'inserimento nel lavoro. Per quanto riguarda i livelli di istruzione più elevati da evidenziare gli interventi previsti per favorire l'occupabilità con tirocini formativi e di orientamento per i laureati, la promozione dell'apprendistato per l'alta formazione e la ricerca, lo sviluppo di progetti di promozione di cultura scientifica in collaborazione con scuole, università, centri di ricerca, imprese, centri di servizi per le imprese. Per i giovani professionisti è prevista l'erogazione di incentivi per attività professionali in forma individuale o associata. Questi sono strumenti a disposizione. È chiaro che le prospettive sono condizionate al superamento dell'attuale fase di recessione, ma in questa situazione acquisire le giuste qualifiche è essenziale per rispondere alle esigenze future, ed un forte investimento nelle industrie creative contribuirà ad aumentare le opportunità occupazionali. Turismo, artigianato, agricoltura ed ambiente, energie alternative rinnovabili sono i settori che devono risultare trainanti per la nostra economia.

Vengono assicurate tutte le risorse regionali a cofinanziamento di tutti i programmi comunitari in atto: 40.000.000 per il POR, FAS, cooperazione transfrontaliera, e credo che su questo aspetto la nostra Regione abbia, nel corso degli anni, dato avvio a numerose attività nell'ambito della programmazione regionale strategica ed operativa per la politica regionale di sviluppo, con l'utilizzo dei fondi comunitari e attraverso la conferma delle proprie risorse. L'impostazione data alla programmazione è di ampio respiro, corretta e moderna, individua le azioni organiche coordinate, dirette allo sviluppo globale della nostra Regione mediante tutela e valorizzazione delle qualità ambientali, delle potenzialità endogene proprie del nostro territorio. Tutela territoriale con lo sviluppo del sistema trasporti e viabilità locale; interventi per lo sviluppo, la ricerca e l'innovazione, l'avvio di attività economiche presenti o da sviluppare; l'aspetto sociale e sanitario mediante la garanzia di adeguati servizi per la collettività; la scuola, con l'integrazione del sistema di istruzione e della formazione professionale, per adattarla alle nuove competenze; la presenza in tutti i comuni e lo sviluppo delle scuole di secondo grado, dell'Università della Valle d'Aosta, il Polo universitario della Bassa Valle...credo che le politiche regionali orientate a favorire la qualità imprenditoriale, la diversificazione, elevare la qualità degli insediamenti urbani migliorando l'offerta dei servizi ed il rafforzamento del sistema regionale e delle politiche del lavoro, dimostrino l'estrema presenza e partecipazione dell'Amministrazione regionale a queste attività.

Mi soffermo sul PSR, dove è previsto il cofinanziamento di 18.000.000, 8.300.000 per il 2013, per tutti gli aiuti diretti al mantenimento delle aziende sul territorio, indennità compensativa agro-ambiente, benessere animale, insediamento giovani agricoltori e prepensionamento. Vorrei fare un inciso sulla zootecnia, perché stamani Donzel parlava di 8.000.000 in meno su questo settore; bisogna, anche qui, non solo parlare di numeri assoluti, ma bisogna capire perché c'è questa somma in meno. Bisogna ricordarsi che ci sono 2.500.000 in meno di assicurazione, questo è un fatto positivo; ci sono 4.700.000 in meno rispetto al risanamento, parlo dei piani mastite, parlo del risanamento tale e quale, quindi ci sono una serie di milioni in meno alla zootecnia che sono degli aspetti positivi, non negativi, perché risparmiamo dei soldi su dei programmi che abbiamo fatto per migliorare la qualità degli animali. Gli 8.000.000 che Donzel cita sono tutti qui, quindi bisogna analizzare i documenti. Questi 8.000.000 derivano da fatti positivi e non negativi, dipende come uno li pone, questi sono fatti positivi per la zootecnia. Comunque tutta una serie di impegni vengono mantenuti rispetto alla zootecnia, rispetto ai libri genealogici, rispetto alla selezione, rispetto ad una serie di attività che vengono fatte, per ribadire che gli 8.000.000 in meno sono fatti positivi.

Sul discorso complessivo ricordo che siamo a fine programmazione; nel 2014-2015 si sta discutendo il bilancio comunitario da destinare ai fondi comunitari, quindi le cifre messe a bilancio sono ipotetiche sui fondi comunitari, perché non sappiamo ancora quanto e come interverrà il fondo comunitario, quanto e come sarà l'intervento dello Stato nel cofinanziamento. Sono tutte cifre che devono essere determinate; pertanto, gridare che ci sono 30.000.000 in meno non serve, bisogna invece analizzare quello che c'è in questi 30.000.000 in meno, perché tutto il discorso sui fondi comunitari è ancora da decidere. Siamo in fondo ad un periodo di programmazione, il 2013 finirà la programmazione e nel 2014 partirà la nuova programmazione, quindi le cifre sono da definire, non sono da gridare dicendo ci sono 30.000.000 in meno all'agricoltura! Poi c'è tutto il discorso degli investimenti, è un discorso generale su tutto il bilancio regionale.

Parlando di territorio, non possiamo non ricordare gli aiuti per l'economia rurale della nostra Regione che non ha solo un carattere produttivo, ma si deve caratterizzare per la presenza di differenti attività sinergicamente collegate fra loro: artigianato, ambiente, turismo, agricoltura e commercio. Quindi è un'economia diversificata, suddivisa, dove le singole imprese intervengono in molteplici settori, senza una principale specializzazione; una multisettorialità di particolare importanza per la sopravvivenza del nostro territorio. Lo sfruttamento del binomio agricoltura e turismo è ancora limitato, ma è un settore di mercato ad elevato potenziale in grado di integrare i redditi agricoli e valorizzare una forma di turismo in grado di potenziare il patrimonio distintivo della nostra Regione, mettendo in luce tutti gli aspetti caratterizzanti della cultura e della tradizione, della gastronomia, della produzione agroalimentare e dell'artigianato.

Molto è stato fatto, ancora tanto rimane da fare. Quando prima dicevo che dobbiamo ripensare a mettere in discussione situazioni consolidate, mi riferivo alle numerose leggi di settore che voi avete sollevato in parecchi interventi, che orizzontalmente interessano vari comparti produttivi. Anche qui dobbiamo individuare quelle situazioni dove possiamo ridurre, cambiare la forma di intervento, e quelle che necessitano il mantenimento attuale dell'intervento; in sostanza, analizzare, approfondire, razionalizzare e limitare i contributi generalizzati, individuare al contrario tutte quelle situazioni virtuose.

Per concludere, posso dare un giudizio sostanzialmente positivo per l'orientamento dato a questo bilancio in condizioni finanziarie estremamente pesanti, indirizzo sicuramente strategico comunque per il mantenimento delle principali risorse a settori vitali, quali famiglie, lavoro, sanità, agricoltura, essenziale per evitare il degrado e lo spopolamento nel nostro territorio e creare le condizioni per avviare politiche di sviluppo e di investimento. Grazie.

Président - La parole au Conseiller Secrétaire Rigo, pour sa deuxième intervention.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

Voglio anzitutto scusarmi con la Presidente Rini e con il collega Zucchi perché stamani ho interrotto il suo intervento. Ma è stata una reazione all'anatema lanciato dal collega facendo finta di non aver capito un mio pensiero relativo all'autocritica che tutti noi ogni tanto dobbiamo fare sulle scelte compiute nel passato. È evidente che i "tutti noi" comprendeva anche chi stava parlando, quindi il mio partito di ieri e di oggi. Caro Alberto, quel fare finta o quell'intendere e fare finta di non capire, è un vecchio modo di fare politica, questo sì, da rottamare!

Riprendo il filo del discorso sul bilancio con la quarta questione: la politica per l'occupazione. La Confindustria ha presentato in commissione consiliare un documento che rappresenta molto bene il quadro dei finanziamenti assegnati allo sviluppo economico. I dati, le tabelle evidenziano il fatto che "in generale la scelta sembra quella di ridurre drasticamente gli investimenti, soprattutto quelli nel settore dell'industria, sia diretti sia indiretti. Ancora più grave appare il taglio dell'85 percento degli interventi per la ricerca che costituiscono il volano della ripresa economica". Un documento che fotografa la situazione ed indica alcuni obiettivi. È un documento di parte evidentemente, tutt'altra pasta però rispetto all'anatema lanciato a Capri appena due giorni prima dal Presidente nazionale dei Giovani industriali, Morelli: "Via i ladri, gli ignoranti, gli incapaci. Siamo disgustati dall'idea della carica pubblica come scorciatoia per arricchirsi, ci ribelliamo a questo degrado".

A me non piace la demagogia a buon mercato. Non può essere quello lo schema semplicistico: da una parte un mondo produttivo competente e virtuoso e dall'altra una politica lenta, inefficiente e corrotta. Tutto ciò per dire che il Governo regionale in questi anni, attorno al tavolo del patto dello sviluppo, non ha trovato demagoghi, ma componenti responsabili e disponibili al confronto. Crescita, lavoro, occupazione dovevano quindi costituire l'oggetto della stagione che si è aperta dopo le manovre finanziarie e che ci porterà ai programmi elettorali ed alle elezioni regionali. Ma di fatto in questi mesi è stato impossibile per le forze economiche e sociali lavorare per suggerire alla Regione contributi concreti in termini di proposte rispetto allo sviluppo economico, settore peraltro difficile e impegnativo.

Come usare la leva pubblica per i processi di innovazione e sostegno alla produzione? Come difendere non in chiave assistenziale settori strategici, come non abbandonare la domanda di credito e di semplificazione da parte delle piccole e medie imprese? Sono questi alcuni dei temi da cui nessuno può oggi fuggire. Innovazione e sviluppo sono la strada per uscire dalla crisi, così titolano i giornali, ma per la ricerca e l'innovazione in Valle d'Aosta - e non solo, purtroppo! - sono quasi finiti i soldi. Ma mi chiedo: sono finite anche le idee? Dico questo perché oggi servono, anche in una fase di restrizioni di bilancio ed obblighi al rigore, originali politiche attive ed inventiva nelle politiche regionali per incentivare la crescita inclusiva, con misure per l'innovazione ed i giovani. E in questa direzione l'Assessore La Torre ieri ha ricordato le nuove agevolazioni IRAP relative alle nuove iniziative produttive ed all'incremento della forza lavoro con contratti a tempo indeterminato, misure che - cito dalla nota della Confindustria - "nel contesto difficile nel quale operano le imprese, che pure proseguono nel tentativo di salvaguardare il capitale umano, con un tasso di disoccupazione in crescita quale si riscontra oggi, riteniamo che il contributo di questa misura pur lodevole, avrà effetti limitati". Non solo quindi interventi ed azioni di risposta alle condizioni di emergenza, ma politiche che possano avere impatto durevole nella gestione dell'attuale crisi.

Ma se anche lo spirito della legge n. 6/2003 non viene raccolto ed interpretato correttamente e produce, a luglio di quest'anno, un documento sullo stato di avanzamento del programma triennale dell'industria e dell'artigianato che è quanto di più inutile si possa fare, si capisce perché anche sul fronte del bilancio vi sia ben poco. E invece, proprio ora, occorrerebbe avviare un "non solo un formale" confronto con le associazioni di categoria e con le organizzazioni dei lavoratori. Proprio in un momento di scarsità di risorse diventa fondamentale avviare, a nostro avviso, un serio confronto per porre le basi di un percorso che porti a delineare insieme delle strategie per la ripartenza.

È oggi che dobbiamo necessariamente cominciare a ripensare nuove politiche di sviluppo. Per avviare questo processo di revisione degli interventi sul sistema economico, bisogna partire da una valutazione ex post, in grado di verificare l'efficacia dei contributi finora concessi. È da qui che bisogna ripartire, da una valutazione seria dei risultati (osservazione peraltro da me già espressa pochi mesi fa, in occasione della discussione sul documento del programma triennale). Questa revisione degli interventi sul sistema economico, dovrà, inoltre, nascere da un'analisi di impatto del provvedimento che sia in grado di dimostrare l'idoneità delle misure di incentivazione in termini di supporto alla crescita economica. Certo, oltre all'idoneità altri elementi andranno presi in considerazione che concernono le finalità dell'incentivo stesso: è ovvio che la tipologia del tessuto produttivo valdostano chiede prima di tutto che uno sforzo venga fatto per promuovere la ricerca e lo sviluppo delle piccole e medie imprese e quelle nella fase di avvio. Quindi, la conclusione non può essere che quella di aprire un tavolo vero di confronto per rivedere tutta la legislazione in materia verificando così volontà e contenuti delle proposte avanzate dalle diverse organizzazioni ed associazioni.

La quinta ed ultima questione riguarda il sistema delle autonomie locali. Il Presidente Rollandin sabato scorso ha corretto quanto scritto da La Stampa il 6 novembre scorso: "Entro novembre sarà pronta la bozza per la riforma degli enti locali ed a gennaio la riforma sarà approvata. Lo ha detto Augusto Rollandin ai Sindaci". Intervistato da La Vallée Notizie il Presidente ha invece affermato che sulla riforma: "Ci sono incertezze, perché non è stato definito nulla; è un dialogo aperto... Per metà novembre vi è la possibilità di avere un ulteriore approfondimento della questione". Beh, sinceramente, più che di un ulteriore approfondimento io parlerei piuttosto di "apertura di un confronto". A quanto mi risulta il recente incontro al CPEL con i sindaci è l'unico momento di incontro collegiale che ha fatto seguito alla lettera-indagine inviata ad aprile dalla Presidenza della Regione a tutti i Comuni in merito all'esercizio associato delle funzioni comunali, e non mi risulta ci sia stato molto spazio per la discussione. Se la posta in gioco è la riorganizzazione complessiva del sistema delle autonomie locali, il percorso non può che essere condiviso e non può essere imposto. Su questa grande riforma non si è ancora aperto un vero dibattito e molti amministratori lamentano la non conoscenza di tutte le problematiche aperte. Si parla di fusioni di Comuni o di funzioni associate dei Comuni; si parla di ambiti territoriali per tipologie di attività esercitate senza distinguere fra funzione pubblica e servizio pubblico; si parla di rivedere il livello di governo intermedio fra Regioni e Comuni oggi rappresentato dalle Comunità montane, ma questa nuova governance che dovrebbe individuare un livello omogeneo e strutturato per l'esercizio in forma associata delle funzioni per adesso è come l'araba fenice.

E ancora, con quale strumento dovranno essere poi gestiti tutti i servizi e quale sarà l'ambito ottimale? Per esempio l'ambito del servizio idrico potrebbe essere diverso dal servizio per anziani e diverso ancora dal servizio di raccolta dei rifiuti? Ho elencato in disordine una serie di problematiche di cui non conosco il livello di approfondimento perché non siamo mai stati coinvolti. Per ridisegnare l'assetto istituzionale della Valle d'Aosta abbiamo bisogno di una partecipazione vera e di un confronto plurale, a viso aperto ed a faccia a faccia con gli amministratori ed i cittadini e mi pare che i Consiglieri regionali potrebbero dire la loro anche in fase di elaborazione...

Allora mi permetto di suggerire di verificare la possibilità, tra l'altro fatto già nel passato, di organizzare come Presidenza del Consiglio, d'intesa con il CPEL, incontri con gli amministratori comunali su questi temi, invitando relatori competenti ed amministratori del Friuli o del Trentino, per scambiare idee ed opinioni sulla riforma del sistema delle autonomie locali. Non dico questo al Presidente Lanièce, perché voglio che lei esautori le competenze del Presidente della Regione, ma che si faccia carico la Presidenza del Consiglio di contribuire ad allargare un dibattito competente ed informato su un tema particolarmente importante per il futuro della Valle d'Aosta. L'ho detto a dicembre 2010: a mio modo di vedere, l'ambito ottimale per le funzioni che tutti i Comuni devono erogare è quello su base di vallata e la comunità di valle è l'ente giuridico corrispondente. Allora dicevo: "Ente intermedio i cui organi rappresentativi sono eletti in parte con persone scelte dai Comuni ed in parte con l'elezione di rappresentanti scelti direttamente dai cittadini. Questo forse avvicinerebbe di più la gente alle istituzioni, e allora, perché non discuterne"? È evidente che la situazione oggi è mutata anche in conseguenza delle disposizioni nazionali, ma così non è stato, non c'è stata la volontà di discutere di questi temi! Oggi, come sempre, siamo a rincorrere i problemi con la scaletta dell'ordine del giorno dettata dallo Stato.

E adesso un'ultima osservazione. Quello che stiamo discutendo è l'ultimo bilancio di questa legislatura. Un rito che si ripete ogni anno, uguale nelle forme, nei modi e nella sostanza. Un rito fine a sé stesso perché alla fine il bilancio non si tocca. E le proposte, come le critiche presentate dalle forze di opposizione rimangono tali, perché il confronto politico non può esserci se le cifre scritte sono immodificabili. Quest'anno poi i tagli dovuti al concorso di risanamento della finanza pubblica e la fretta di chiudere i conti hanno limitato ancora più la possibilità di un confronto anche interno - così ho letto - alla Giunta regionale. Si è parlato di un bilancio preparato a tavolino fra il Presidente della Regione ed alcuni tecnici dell'Assessorato del bilancio. Critiche dirette ed altre più velate sull'iter e sul metodo di predisposizione del documento contabile sono state espresse da Assessori, dirigenti e forze economiche e sociali. Alla fine, in tutti è prevalsa l'idea che questo fosse un bilancio ineluttabile: una cosa contro cui non si può lottare. Significativa in proposito è stata una frase dell'Assessore Pastoret in sede di commissione consiliare: "Non ci sono grandi cose da dire sul bilancio". Sintomatica questa frase: dà il senso di un Assessore, peraltro competente e preparato, che, allargando le braccia, manifesta tutta la sua impotenza su un bilancio che sembra sfuggirgli di mano. La discussione ed il confronto politico sulla finanziaria regionale ha bisogno di un grande cambiamento culturale, di una grande innovazione. Se il bilancio è la summa ed il coordinamento delle politiche e delle scelte di governo che vanno ad incidere profondamente sulle articolazioni della società valdostana, occorre che almeno la sua cornice sia concertata o quanto meno dibattuta prima.

In un quadro di perdurante crisi, in un momento in cui i fondi a disposizione si sono ridotti dovrebbe essere naturale un confronto fra la politica, l'Amministrazione e le forze economiche e sociali su un documento programmatico nel quale siano indicate soluzioni lungimiranti all'insegna dello sviluppo sostenibile, del miglior impiego delle risorse e del progresso civile. Documento che potrebbe essere poi discusso ed approfondito dal Consiglio regionale e poi affidato alla Giunta regionale che, in collaborazione con i dirigenti, preparerà la finanziaria regionale.

Una proposta molto semplice per rendere operative due funzioni: quella di un coinvolgimento vero della società nell'indicazione delle linee di indirizzo, e quella di un'assunzione di responsabilità diretta del Consiglio regionale. I fatti e la realtà ci impongono di spezzare la nostra organizzazione sociale, che è fatta di politiche settoriali, di istituzioni organizzate settorialmente, di misure spesso categoriali. È un limite cronico del nostro sistema italiano.

L'Assessore Marguerettaz, durante la sua audizione, ha messo in evidenza una questione che rende bene l'idea del limite del nostro sistema. Parlando dei trasporti ha evidenziato il problema relativo agli orari dei trasporti pubblici che spesso non rispecchiano gli orari e le vacanze delle scuole e viceversa. Siamo una piccola regione, con difficoltà legate alla morfologia del territorio, ma, mi chiedo, e si chiedeva anche l'Assessore Marguerettaz: non è possibile definire un piano degli orari dei servizi pubblici che sia rispettoso sia delle risorse pubbliche che della qualità della vita delle persone? Non è possibile spezzare i legami, i lacci e laccioli di una società socialmente egoista, ma ormai con il fiato corto, dove qualche volta si usa l'autonomia come difesa del proprio particolare?

Avviandomi alla conclusione, ringrazio il Presidente Rosset che, come sempre, ha fatto il possibile per organizzare al meglio i lavori della commissione, ma se è il sistema che non funziona, non bastano la buona volontà e la capacità per ottenere un risultato positivo. Mi auguro e spero che i Consiglieri della prossima legislatura sapranno fare meglio.

Ho ancora qualche minuto e, per non sprecare del tempo a disposizione, mi fa piacere informare il Consiglio e le persone che ci stanno seguendo, che, mentre la nostra Assemblea votava ieri sera contro la proposta di legge, la Camera dei deputati ha votato, approvandola, la doppia preferenza di genere alle prossime elezioni amministrative. In pratica, si potrà votare sia un uomo che una donna al Consiglio comunale. Una legge, quella approvata ieri (cito da Libero), "che dà una scossa all'immobilismo culturale sulla rappresentanza femminile nelle amministrazioni locali. La proposta di legge era nata nell'aprile 2011 dall'allora Ministro alle pari opportunità Mara Carfagna. Oggi quella proposta è diventata una legge che può dare uno spazio in più alle donne in politica. Spiega la Carfagna: "Non voglio sentire parlare di quote rosa. Qui si parla di rappresentanza. È un diritto che viene dato sia al cittadino sia a chi si candida. Il diritto di rappresentare e votare tutti e due i generi". L'ex Ministro ha visto concludersi con soddisfazione l'iter parlamentare di una legge a cui teneva molto". Continua l'Onorevole Mara Carfagna: "È un provvedimento, quello del doppio genere, che già esisteva in Campania e la mia idea è stata quella di estenderlo a livello nazionale. La donna deve stare in politica. È un suo diritto. E visti gli ultimi scandali penso sia doveroso pensare per gli elettori ad una rappresentanza femminile. Sono poche le donne elette che sono state coinvolte in qualunque indagine o scandalo. Forse noi sappiamo fare meglio degli uomini". Dimenticavo...non diciamo all'Onorevole Carfagna che forse lei votava o ha votato una legge anticostituzionale!

Si dà atto che dalle ore 17,25 assume la presidenza il Vicepresidente André Lanièce.

Presidente - Come Presidenza terremo conto delle osservazioni del collega Rigo.

Vi comunico che sono pervenuti sei ordini del giorno firmati dal gruppo ALPE.

La parola al Consigliere Louvin.

Louvin (ALPE) - Grazie Presidente, non è per un ulteriore intervento, ma solo per una mozione d'ordine. Per chiedere eventualmente di valutare la possibilità di non chiudere ancora la discussione generale, in attesa che si faccia un esame degli ordini del giorno che sono stati presentati, nell'eventualità che da parte di altre forze politiche ci siano suggerimenti, proposte integrative, cosa che risulterebbe preclusa qualora fosse chiusa la discussione generale.

Se del caso, chiederei di valutare la possibilità di sospendere per qualche minuto la seduta o di disporre altrimenti per avere un minimo di proroga nella possibilità di presentare qualche integrazione ai documenti depositati. Grazie.

Presidente - Faccio presente che non c'è nessun problema di dare la possibilità dopo la chiusura della discussione generale di intervenire sul testo dell'ordine del giorno, onde evitare di fare la sospensione dei lavori. Dopo le repliche è possibile integrare e modificare l'ordine del giorno. Se non vi sono altre richieste di intervento, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce.

Lanièce A. - Grazie Presidente.

Alcune considerazioni e puntualizzazioni che coinvolgono anche l'ordine del giorno presentato riguardante gli assegni di cura. Quando è stata valutata la possibilità finanziaria rispetto alle imponenti misure che mettiamo in campo, sia in sanità che nelle politiche sociali, non nascondiamo che quest'anno, con i tagli che sono arrivati - spending review ed altre manovre - siamo stati costretti a ridurre alcuni interventi, cercando di intervenire dove vi erano gli importi più significativi.

Per quanto riguarda l'intervento deciso nell'ambito dei contributi alle badanti ed agli assegni di cura, da un paio di anni avevamo preso atto che c'era una richiesta sempre maggiore di questo tipo di contributo e da tenere in considerazione non solo direttamente l'aspetto legato all'assegno di cura, ma più in generale tutto il sostegno alla non autosufficienza, ad esempio teniamo conto che ogni anno aumenta la quota legata all'erogazione dell'assegno di mantenimento, correlata a questa tipologia di utenti.

Quello che abbiamo fatto quest'anno è stata la riduzione degli importi che erano stati previsti con il testo unico, sapete tutti che c'era stata una valutazione di determinare fino ad un importo massimo di 1.000 euro, e vi era stata l'introduzione dell'assegno di assistenza direttamente alle famiglie. Abbiamo tenuto conto di alcuni aspetti, fra cui il fatto che tutte le famiglie che hanno parenti che devono assistere o usufruiscono della badante o direttamente facendosi carico, hanno anche l'assegno di accompagnamento che è di 490 euro. Quando parliamo di un contributo massimo di 700 euro e ricordo passiamo da 1.000 a 700 - si dice quasi azzeramento di contributi - dobbiamo sommare 500 euro di accompagnamento, quindi una famiglia che ha necessità di un voucher per la badante di 700 euro, riceve in realtà 1.200 euro. Teniamo in considerazione che noi, alle famiglie non autosufficienti o ad anziani soli, forniamo l'assistenza domiciliare, che è effettuata dalle assistenti domiciliari in carico agli enti locali. La compartecipazione degli utenti che fanno parte delle fasce più deboli varia da zero a 1 euro all'ora, perché sono esenti. Teniamo in considerazione l'intervento che viene fatto nell'ambito della messa in microcomunità degli utenti: abbiamo una spesa pro-capite per utente al mese di 4.500 euro. Abbiamo degli utenti che in media contribuiscono con 300/400 euro al mese, o addirittura a volte non contribuiscono per nulla. Ho fatto questa panoramica per dire che non bisogna solo soffermarsi su questo assegno di cura, ma vi è in più l'assegno di accompagnamento, questa presa in carico degli utenti che sono inseriti in microcomunità importantissima.

Ho fatto anche una brevissima carrellata di quello che succede nelle altre Regioni. In Piemonte si è passati da 400 euro massimo a 150 euro, in più si ha la presenza delle liste di attesa; Trentino Alto Adige, Bolzano: vi sono quattro fasce, un voucher da 500 euro fino a 1.800 euro al mese da poter spendere per la badante o per l'introduzione in microcomunità, però per i 4.500 euro di costo totale per l'assistenza in microcomunità la differenza, oltre ai 1.800 euro, vi deve provvedere la famiglia, mentre nel nostro caso abbiamo per le fasce più deboli un intervento a volte anche totale, dove interviene, oltre alla famiglia, l'Amministrazione regionale; Liguria: arriva da 1.500 a 5.000 euro all'anno, quindi è la metà di circa il nostro intervento; Friuli Venezia Giulia: ci sono due fasce che vanno da 1.200 euro a 1.900 euro all'anno; Regione Marche e quasi tutte le altre Regioni italiane: sono 200 euro al mese; Trento fa come noi: va da un minimo di 80 euro ad un massimo di 800 euro più l'assegno di accompagnamento, ma qui hanno solo quattro fasce e non è suddiviso come la nostra in 600 euro, 500 euro, eccetera.

Allora, se noi teniamo in considerazione la presa in carico totale dell'anziano, siamo ancora la Regione che eroga di più per l'assistenza agli anziani, proprio perché non solo l'assistenza viene erogata direttamente alla famiglia con questi assegni, ma si tiene in considerazione tutto quello che si fa per sostenere gli anziani nelle microcomunità. Quando si tratta di assistenza domiciliare integrata ADI (anziani gravemente non autosufficienti che hanno necessità di cura anche sanitaria), è tutto gratuito e l'utente non partecipa per nulla, quindi volevo sottolineare questo aspetto per rigettare considerazioni fatte in articoli di stampa, perché si parlava solo dell'assegno di cura, e per rigettare diverse considerazioni che ho sentito stamani, perché ci facciamo carico pesantemente degli anziani. Quindi, come ho ribadito in commissione, non c'è nessun taglio ai servizi sociali nella nostra Regione.

Per quanto riguarda l'azienda USL, avete potuto constatare i tagli che sono stati fatti dalla spending review direttamente con la legge nazionale, per i quali l'azienda si è già attivata e nel 2013 ci saranno una serie di riduzioni legate a beni e servizi, rinegoziazioni delle forniture, senza toccare il personale. Sul personale e sui lavori interinali mi spiace avere sentito che non abbiamo fatto niente; abbiamo già istituito un protocollo con i sindacati e a dicembre ci sarà un concorso dove parteciperanno 2.000 infermieri da tutta Italia. Ad inizio del prossimo anno ci sarà un concorso per OSS e si va verso quello che era stato auspicato con i sindacati nella riduzione del numero del personale somministrato. Sul sistema sanitario abbiamo un servizio sanitario che non solo garantisce tutto quello che è stato garantito finora, ma ci permette di stabilizzare delle attività come l'emodinamica, la neurochirurgia, la riabilitazione ortopedica e quindi andiamo quasi contro quello che è l'atteggiamento delle altre Regioni, dove stanno pesantemente tagliando i servizi sanitari. Noi, invece, questo non lo abbiamo voluto fare, anzi, abbiamo implementato i servizi alla popolazione valdostana. Grazie.

Presidente - La parola all'Assessore al bilancio, finanze e patrimonio, La Torre.

La Torre (FA) - Grazie Presidente.

Cercherò di fare una replica breve, perché credo corretto non togliere spazio a quella del Presidente. Numerosissimi sono stati gli interventi, quindi credo giusto confutarli e dare qualche opinione su quello che ho sentito. Ho ascoltato con attenzione gli interventi e ho colto numerosi ed interessanti spunti su cui occorre riflettere, e penso che questi spunti possono essere utili a tutti. Ho sentito con piacere parlare molto di politica, non solo di amministrazione in questo dibattito, e questo mi dà un certo ottimismo, perché il fatto di tornare a parlare di politica è uno degli elementi fondamentali per riavviare quel processo di confronto che viene tanto sollecitato in quest'aula. Però mi sembra che ci sia un punto di condivisione che emerge da tutti gli interventi e questo punto è il riconoscimento di questa crisi che tutti vedono e legano alla situazione del paese, quindi alla forte pressione centralista del Governo Monti per svariati motivi e fini.

Dov'è che si traguarda in modo diverso il bilancio negli interventi? Su una visione più negativa che è quella di chi dice che le nostre azioni sono azioni sbagliate, che non danno quello slancio che dovrebbero dare, e invece - fra l'altro una visione in cui mi riconosco di più - di chi vede il problema, riconosce il momento di difficoltà legato alla minore disponibilità di risorse, ma intravede la crisi come una sfida ed un'opportunità che dobbiamo cogliere per cercare di migliorare la nostra situazione.

Devo dire, iniziando dal collega Louvin, che lei mi pare più dalla parte del contro, se fossimo a Fort Alamo, penso che lei sarebbe per i messicani, perché ha fatto un intervento che lascia quasi intendere che una responsabilità di quello che accade penalizza la Valle d'Aosta, nel senso che ce la siamo voluta. Io, su questo, non sono d'accordo per svariati motivi. Anzitutto non mi sento per nulla in imbarazzo nel dire che viviamo in una Regione che fino ad oggi ha avuto uno dei redditi pro-capite più alti d'Italia, un alto livello di qualità di servizi, una Regione che è stata riconosciuta come una delle migliori per la qualità della vita e anche per risparmio delle famiglie. Quindi fino a oggi non si può mettere in dubbio che il modello valdostano di gestione amministrativa sia stato un modello negativo...può essere discutibile dal vostro punto di vista, ma negativo no, perché questi parametri fino ad oggi ci hanno detto che la Valle d'Aosta è stata gestita in maniera utile per i valdostani.

Quando lei mi parla di una visione del bilancio come lo vede lei, parla di una finanziaria delle idee quasi nuova e sperimentale, le rispondo che forse questo non è il momento per le finanziarie delle idee nuove e sperimentali. Questo non è un bilancio elettorale, come ha detto lei, non è un bilancio delle promesse, perché in qualche modo si è contraddetto quando ha detto che è un bilancio che non fa voli pindarici: l'ho preso come un complimento quello! Questo non è un bilancio delle promesse, è un bilancio concreto, responsabile, equilibrato, che dà delle risposte precise ai cittadini che chiedono certezze, pur nella consapevolezza che le cose stanno cambiando e di risorse ce ne sono di meno. E sono delle concretezze significative, perché quando confermiamo l'anticrisi e sappiamo quanto vale, quando parliamo di dare i contributi, non di togliere i contributi...perché qui il discorso viene mistificato: al contrario. e lo spiego, si vuole continuare a dare a tutti i cittadini che hanno delle aspettative i contributi, ma proprio per farlo in presenza di risorse minori, per evitare di fare delle graduatorie e delle differenze, quando lei parla di utilizzare dei criteri selettivi...sono proprio queste le cose su cui mi piacerebbe confrontarmi, ma che mi spaventano! Credo che invece con un modo equo si possa dare a tutti i cittadini valdostani l'opportunità di ricevere i contributi, ma dicendo loro la verità: ci sono meno risorse, dobbiamo ridurre di 10 punti la percentuale massima del contributo erogato per continuare a garantire a tutti i valdostani l'accesso a questi contributi, proprio perché è un momento di difficoltà. Così facciamo anche nel ragionamento delle politiche del lavoro, dove noi assolutamente non andiamo a togliere niente. Quanti di voi negli interventi hanno richiamato l'importanza dell'investire sui giovani!

Noi ci crediamo in questo bilancio e lo dimostriamo con i numeri, dove in un bilancio in cui ci sono sacrifici lì invece andiamo ad investire e continuiamo con le politiche del lavoro a crederci! Ci preoccupano i dati dove si dice che anche in Valle d'Aosta è aumentata - seppure di poco - la disoccupazione...è proprio lì che dobbiamo e vogliamo intervenire per andare in controtendenza a questo ragionamento! È un bilancio concreto, perché è un bilancio che cerca di dare delle risposte, seppure in un momento di difficoltà.

Qual è il problema? L'ho detto nella mia relazione: che sotto questa egida dello Stato incombente diventa difficile declinare la Valle d'Aosta del futuro che vorremmo. Lo ha detto bene il collega Caveri: è una transizione, questa, verso un qualcosa che è un divenire. Lui citava l'esempio del cielo, ma in fondo il cielo apparentemente è fermo, però in realtà è in evoluzione continua; in cosa è che cambia il modo di vedere il cielo? Cambia nei nostri occhi ed attraverso gli strumenti che usiamo: migliorano i telescopi e scopriamo nuove realtà nel cielo. In realtà è il mondo che si trasforma, che evolve, e noi dobbiamo essere capaci di vedere queste cose...solo se le vediamo riusciamo a sincronizzarci con esse! Al limite, se ci deve essere un confronto o un riconoscimento di un'autocritica che è stata anche invocata da qualcuno, è nella velocità di essere capaci di sincronizzarsi con i cambiamenti di un'epoca che coinvolgono la nostra Regione.

Voglio ringraziare tutti gli intervenuti, i colleghi di maggioranza, da Praduroux a Salzone, che ha fatto un intervento di grande buon senso ed ha cercato di fare chiarezza sul momento politico, sulla questione della difesa dell'autonomia, la difficoltà di gestire un bilancio sotto questi condizionamenti, le preoccupazioni sul mondo del lavoro, le osservazioni in merito alla presa di coscienza anche del mondo politico...tutte cose che condivido, e lo ringrazio per averle dette. Ringrazio anche Praduroux che è stato uno dei primi ad intervenire con un'attenta analisi, la collega Fontana che ha fatto delle critiche pacate, ma costruttive, nel suo stile che ho apprezzato, specialmente sul mondo del lavoro. Come ho detto, è importante che su questo ambito ci concentriamo, ma noi lo stiamo facendo con i numeri ed è giusto che di questo si parli, perché i giovani hanno diritto ad avere delle prospettive. È questo l'investimento verso il futuro che dobbiamo fare: creare delle prospettive per i giovani; quindi ringrazio che lei lo abbia sottolineato, come altri.

Chatrian ha fatto un intervento e concordo quando fa riferimento alla premessa di uno scenario più complesso che si sta creando, sente la necessità anche lui di un confronto politico; mi lascia perplesso quando difende un po' il Governo Monti e poi però lo accusa di centralismo proseguendo nel suo discorso. Monti è un Giano bifronte, capisco che sta mettendo a posto il paese, ma bisogna anche vedere con quali strumenti e con quale rispetto di quelle che sono delle logiche di autonomia, di cui ho già detto e non ci torno sopra. Il ruolo della politica è fondamentale perché passa - come ha detto lei - dalla credibilità alla serietà, quindi al recupero del rapporto con i cittadini. Ecco perché faccio un riferimento alle realtà comunali, avendo fatto il Sindaco, i Comuni mantengono una loro importanza. Non va confusa l'importanza solo della gestione amministrativa con il ruolo del Comune, la gestione amministrativa è legata - come per noi - ai fatti contingenti anche delle finanze; il ruolo resta fondamentale al Comune, è luogo di incontro dei cittadini con la politica, è lì che si ricrea il rapporto corretto fra politica e cittadini. Noi non abbiamo, almeno personalmente, messo in discussione il ruolo dei Comuni; certamente la finanza è un aspetto che coinvolge tutti, la Regione, i Comuni ed alla fine i cittadini che si trovano a dover pagare i servizi a domanda individuale, che si vedono aumentate le tasse e che vivono insieme alle istituzioni, per le quali - come dice giustamente lei - si deve trovare un quadro di serietà diverso, lo stesso problema, perché le istituzioni non sono altro che una rappresentanza del cittadino.

Lattanzi è stato molto concreto; è lui che forse faceva riferimento alla crisi uguale sfida uguale opportunità. In effetti serve anche una visione non pessimistica, perché se alla fine il problema è piangersi addosso, ci possiamo piangere addosso per parecchie ore! Quando parlo di resistenza come presidio dell'autonomia, intendo questo, cioè una resistenza di reazione, una capacità dell'agire e di creare quei presupposti del fare, perché se si fa partire il PIL si consolidano non solo le entrate, ma si rilancia tutta l'autonomia.

Il concetto di essere buyer di noi stessi, compratori di noi stessi, l'ho sempre sostenuto fin da quando ero alle attività produttive, cioè essere capaci di offrire il massimo dei servizi possibili da gestire in Valle d'Aosta, per cui anche gli imprenditori devono fare sistema, devono pensare che quando ci sono degli appalti devono partecipare mettendosi in concorrenza con chi viene da fuori, uscendo da quelle logiche personalistiche o di prime donne, perché bisogna fare squadra! Quindi è lo strumento fondamentale anche nelle attività produttive quello di fare rete attraverso una capacità di dialogo anche fra gli imprenditori. Ecco perché non ci siamo sottratti al dialogo con gli imprenditori e l'anticrisi ha cercato di trovare un punto di equilibrio fra le loro necessità e le nostre disponibilità. Scusi, le faccio una domanda che non è provocatoria: ma quale politico, in presenza di un'elezione e di un nuovo mandato, non avrebbe interesse a dare il massimo del possibile? In passato è sempre stato fatto così, ma oggi quello che è importante è condividere e far capire che, tutti insieme, ci troviamo ad affrontare un sistema che sta cambiando e noi dobbiamo garantire che questo sistema abbia ancora una continuità nel cambiamento, e al tempo stesso ci deve essere una reazione della società civile e delle classi imprenditoriali che devono diventare, loro stessi, attori di questo cambiamento, essere lo strumento che insieme alla politica e all'Amministrazione indicano la strada. Questo è l'effetto di consapevolezza civile - me lo sono segnato - su cui Lattanzi ha centrato molto il suo discorso; ha detto anche del coraggio di affrontare i problemi, certo, il coraggio è anche in quell'equilibrio che abbiamo cercato di mettere, in questo termine che ho messo, perché ci vuole coraggio ad avere equilibrio, mentre alle volte è più facile favorire chi non ha bisogno. Credo che si debba cominciare a dire che ci sono meno risorse e bisogna dare a chi ha più bisogno, e che non si può dare tutto a tutti. Si deve cercare di dare sempre il più possibile, perché il bilancio è lo strumento di restituzione ai cittadini delle tasse che pagano ed è evidente che deve essere restituito ai cittadini; ma è anche evidente che bisogna tenere conto dello stato dei cittadini e la restituzione deve avvenire in proporzione ai loro bisogni reali! Questa è la sfida della politica, il cambiamento che invocava Lattanzi, seppure con una gradualità che condivido.

Rigo, come sempre, ha avuto attenzione per il sociale, lui ha una grande esperienza, ne abbiamo parlato in commissione, abbiamo parlato dei dipendenti regionali, anche lì abbiamo cercato nel bilancio di dare un trend. Se lei va a vedere nel triennio, troverà una volontà di alleggerire l'apparato pubblico, ma non è che l'apparato pubblico si alleggerisce licenziando! A questo sono contro, perché c'è anche un ruolo sociale che non è da intendere in termine negativo, ma in termine positivo quando crea cultura, posti di lavoro ed una dinamica che poi produce un'economia; quindi quando ci dicono che abbiamo troppi dipendenti regionali, può anche essere vero, ma il licenziamento non è lo strumento! È invece un ragionamento che abbiamo impostato e che guarda al 2015, bloccando in parte il turnover nella misura del 20 percento e che indurrà un alleggerimento dell'amministrazione pubblica e porterà in modo graduale un cambiamento ed una presa di coscienza. Quindi l'autocritica, certo, ma l'autocritica deve valere per tutti, anche per l'opposizione, perché l'autocritica la posso fare nella misura in cui è generalizzata...se devo invece farla solo io e gli altri dicono: avevamo ragione...così non funziona! Qualcuno ve lo ha ricordato: qui le maggioranze sono state alterne, la partecipazione di molti di voi al Governo c'è stata ed ognuno ha le sue responsabilità, e continuo a dire che non abbiamo governato male nel passato, perché quei dati che fanno riferimento alla qualità della vita di una Regione ci dimostrano che abbiamo avuto ragione. Quindi io non accuso nessuno, preferisco guardare avanti.

Quanto al together, a me sarebbe bastato almeno non giocare contro come i messicani a Fort Alamo, perché è questo il together che invocavo io, non avrei mai avuto la pretesa, collega Louvin, di averla insieme...mi sarebbe bastato che non fosse contro! Non vorrei che fosse la sua natura che la induce...anche se poi, quando ha fatto quel riferimento quasi vescovile dell'ora pro nobis...le viene bene questo atteggiamento, ma allora per coerenza dovrebbe essere indotto più che a colpevolizzare ad assolvere, quindi alla fine dovrebbe assolverci per essere attinente al suo ruolo vescovile!

Il tema della prospettiva per i giovani è stato toccato da tutti ed è fondamentale. Zucchi è stato sintetico ed ha infiammato, come sempre, il dibattito; ha parlato della condivisione dei sacrifici richiamando altre situazioni che affronteremo dopo.

Donzel, lei è un pessimista cronico, se la porto fuori a cena con me cercherò di infonderle un po' di ottimismo...ma non vorrei che mi contagiasse lei, con il suo pessimismo cronico! Certo, potrebbe venirle da un'indole un po' sindacalizzata, nel senso che trae vantaggio dal ruolo che ha svolto in passato, però è un taglio che si sovrappone a quello di Louvin. La crescita del PIL nel 2014, quando lei mi cita il rating...ma se la Fitch ci dice che abbiamo AA-, in un momento in cui stanno togliendo il rating e tutti noi riusciamo a mantenere la doppia A, non è che avere la doppia A in un momento catastrofico come questo sia negativo! La Fitch ci dice delle cose serie. Poi lei dirà che, come tutte le agenzie di rating, fa il suo interesse, ma non è così perché la Fitch dice anche delle cose precise! Allora, quando dice che il PIL riparte nel 2014 dice una cosa vera, perché io glielo dico così, ma loro ci scrivono dietro 50 pagine, e se vuole adesso gliele leggo, però poi lei mi rimprovera di essere di nuovo lungo e non è il caso...

(interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...lei sul rating ha avuto da dire, diceva che non c'era da vantarsi di avere la doppia A. Non vorrei che anche quello fosse un elemento che viene deformato rispetto ad una realtà.

A Caveri non dico niente, perché fa degli interventi molto puntuali e non mi permetto di fare un commento.

Ringrazio la collega Morelli, ho sempre qualcosa da imparare quando sento lei per il suo stile, la sua pacatezza ed i suoi contenuti...ho apprezzato.

Crétaz ha parlato delle valutazioni degli investimenti, ho fatto attenzione a quello che ha detto e ne terrò buon conto.

Bertin l'ho ascoltato con attenzione, è critico ed anche pungente, come sempre, ma apprezzo le cose che dice; abbiamo una visione diversa, ma se il confronto è leale ben venga una visione diversa che poi può trovare dei punti d'intesa, anche in momenti successivi del lavoro che dovremo fare, perché molto lavoro c'è da fare ancora.

Concludo ringraziando anche Prola, come sempre un intervento attento ed importante, e soprattutto realista; mi piacciono molto i suoi interventi perché va alla sostanza delle cose, la sua esperienza da Sindaco si vede, la trasmette.

Avevo promesso di essere breve, e avremo modo nel dibattito di confrontarci. Grazie.

Si dà atto che dalle ore 17,54 riassume la presidenza il Presidente Emily Rini.

Président - La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Merci Présidente.

Avant tout je remercie les interventions du rapporteur et de tous les collègues qui ont pris la parole pour s'exprimer à propos de ce budget de fin législature. Evidemment il y a eu deux attitudes différentes: la première de ceux qui ont profité de cette occasion pour faire un bilan de ce qui s'est passé pendant ces cinq années, et ceux qui ont analysé dans le détail le budget surtout de 2013-2015. J'avoue qu'il y a eu à cette occasion des traits en commun, dans le sens de reconnaître que l'attitude du Gouvernement technique a eu des retombées très négatives sur le fédéralisme, l'organisation territoriale et les Régions.

Lorsqu'il a débuté, il y a une année, le Gouvernement Monti, on n'imaginait pas qu'on arrivait à la fin de législature à s'interroger s'il fallait arriver au fond de la modification du Titre V de la Constitution...là c'est un peu le signal de ce qui s'est passé en très peu de temps. J'avoue que la tentative de dire "on fait un bilan des interventions" existe, mais il y a là une attitude à tenir dans la due considération, que si vous allez analyser le budget de 2009 jusqu'au budget 2013, vous verrez que pas seulement il y a des changements radicaux sur ce qui a été proposé, mais il y a eu même le changement de présenter le budget même! Dans le temps il y avait une attitude, lorsqu'on discutait le budget, assez différente; il suffit de lire la relation du rapporteur Rosset et ce qu'il avait dit dans sa première intervention par rapport à ce qu'il a dit aujourd'hui, pas dans le mérite, mais dans la méthode, de présenter le budget, aujourd'hui. C'est un peu le point de repère de celles qui sont les interventions qui ont été agrégées, afin de comprendre qu'est-ce qu'on voulait faire, de quelle façon le faire et quel était l'engagement de dépense.

En même temps on a débuté, en septembre 2008...et sauf Monsieur Bertin, et j'apprécie qu'il avait eu les signaux de cette crise...pour le reste, je crois que personne imaginait qu'il y avait une crise de ce genre, une crise qu'au début on croyait qu'elle allait durer une année, au maximum deux! Nous sommes en 2012, on ne sait pas si elle terminera en 2015 ou bien durera jusqu'en 2017, comme le disent les observateurs économiques internationaux. Je fais cette prémisse pour dire que les budgets ont été conditionnés d'une façon forte d'une part de la crise.

Quelqu'un a dit: vous avez maintenu la même attitude, c'est vrai; on a maintenu le même système d'intervention, sauf dans ces deux dernières années des petites modifications, en ayant eu en même temps la possibilité d'une confrontation avec toutes les parties sociales, syndicales, les opérateurs économiques, qui nous ont demandé de maintenir ces interventions. On les a maintenues justement sur sollicitation même des intéressés.

L'autre point c'est qu'on a eu une modification de la loi financière, qui est à la base des recettes de notre Région, qui a été modifiée fin 2011, et là où on a prévu des interventions importantes, les 10/10 d'une série de recettes qui pouvaient intervenir à faveur de l'Administration régionale...mais personne imaginait que les effets de la crise allaient durer et qu'en plus il y avait la fameuse "riserva erariale", qui n'existait pas dans le temps! On en discutera à l'occasion de l'ordre du jours, de même que sur la question de ce qui se passe au Trentin par rapport à ce qui se passe en Vallée d'Aoste.

Cela dit, quelles sont les différences substantielles? Nous nous sommes trouvés face à ces deux modifications importantes, à un aspect qui a été le troisième avec le Gouvernement Monti qui a déclenché une guerre qu'on n'imaginait pas, qu'au-delà de ce qu'on prévoyez de faire pendant l'année, des documents contenant une projection sur le futur, aujourd'hui on ne peut pas faire des projections à un mois! Nous sommes ici à discuter sur le budget, mais il y a encore quelqu'un qui dit qu'il faudra faire d'autres manœuvres, prévoir davantage des interventions finalisées à une pénalisation des Régions. Je souligne que dans cette opération les Régions à Statut spécial ont eu une difficulté supplémentaire, car le montant qui a été enlevé est le même qui a été enlevé au total des Régions à Statut ordinaire; les 600.000.000 des Régions à Statut spécial sont les mêmes des 600.000.000 pour toutes les Régions à Statut ordinaire; en plus, les Régions à Statut spécial sont confrontées à une difficulté: celle de travailler avec deux Régions qui n'ont même pas encore débuté avec l'application de l'article 27 de la loi n° 42 sur le fédéralisme fiscal. Elles n'ont rien fait et alors elles ne paient pas; nous, dès le début, on va payer 103, maintenant 108, jusqu'à 207.000.000 en 2017.

Ho fatto questa premessa per significare che ho apprezzato molto gli interventi della maggioranza, di coloro che hanno cercato di evidenziare cosa si è cercato di fare, ma anche di coloro che dall'opposizione hanno cercato di analizzare delle difficoltà oggettive, dicendo quali sono gli impatti che su alcuni aspetti capiamo anche noi.

Vorrei fare però tre osservazioni. La prima: non è stato citato in questo programma quello che si è cercato di fare al di là della comunicazione dei trasporti, per migliorare i collegamenti - leggi: fibra ottica - in modo da rendere la nostra Regione in grado di sostenere il futuro commerciale, economico, industriale, futuro che passa attraverso una presenza di mezzi di comunicazione informatici all'altezza della situazione. Abbiamo modificato solo ultimamente, c'è stato a ottobre l'ultimo okay dell'Unione Europea, per poter finalmente comporre il sistema messo in piedi da alcuni anni che riguarda tutta la Valle d'Aosta e che porterà ad un investimento di 20.000.000 di euro per gli ultimi anni. Questo lo voglio dire, perché è a supporto dell'altro sistema che è poco registrato, ma che è molto importante, e che è il sistema di cambiamento dell'Amministrazione regionale. A breve presenteremo il rapporto sugli interventi fatti nei singoli settori: per ridurre il divario cittadino-istituzioni, riducendo le procedure, riducendo l'impatto dell'organizzazione stessa, tenendo conto che da tempo avevamo chiesto ai Comuni che si sono detti disponibili, di fare i centri di costo; li abbiamo pretesi anche per l'Amministrazione regionale, dandoci la possibilità adesso di valutare come intervenire per ridurre selettivamente i posti, non trasversalmente. Questo è un atteggiamento poco conosciuto, non si è quasi visto, ma è effettivo. Abbiamo ridotto con la legge n. 22 il numero dei dirigenti, abbiamo ridotto l'impatto nelle singole strutture là dove abbiamo potuto il numero di addetti; chiaramente abbiamo cercato di razionalizzare tenendo conto della funzionalità del servizio. Questo non significa che abbiamo fatto tutto, lungi da noi! Abbiamo cercato di invertire il meccanismo, che non è facile, perché ci deve essere la disponibilità delle persone interessate a cambiare metodo di lavoro e non tutti sono disponibili ad accettare una metodica che cambia, cambia modo di interloquire. Oggi, in ogni occasione, parliamo di osservatori e di sportelli; allora, anche lì, quando parliamo dello sportello del cittadino, non possiamo moltiplicare gli sportelli, ma bisogna trovare il modo per cui se uno sportello funziona per le attività commerciali e le imprese, può funzionare, con i dovuti adeguamenti anche per altre funzioni, altrimenti andiamo a moltiplicare e non a ridurre le spese!

Avremo modo di intervenire dopo, in maniera più attenta, su un'altra osservazione trasversale che è stata fatta sui Comuni, che credo meritino non solo tutta l'attenzione che voi avete loro dedicato, ma di più. Quello che vorrei dire è che siamo partiti sul discorso con i Comuni tenendo conto della legge n. 48, delle entrate IRPEF, che nel 2008 erano di 195.000.000 di euro, poi sono cresciute fino a 247.000.000 di euro; allora, se guardiamo gli effetti rapportati, capite che è quasi crescita per fortuna fino allora...oggi non siamo più a 247 di IRPEF, siamo a 234, è già calata. Ora, noi abbiamo cercato non di togliere i soldi e di modificare la legge n. 48, ma di creare i presupposti perché i servizi al cittadino, che sono tipici dei Comuni, venissero agganciati alla sostanza dei fondi per i Comuni. Allora, se guardiamo il rapporto con i fondi vincolati, è vero che sono cresciuti, ma con questa logica sono vincolati perché sono leggi di settore. Non è che agli altri abbiamo tolto da 100 a 95, non è che abbiamo spalmato su tutti i Comuni, non abbiamo assolutamente tolto nulla!

Il problema della possibilità di fare una verifica che condivido, deve essere vista come alcuni suggerivano la nuova associazione dei Comuni; noi abbiamo fatto una prima lettura con i Comuni, abbiamo detto che condividono il fatto di avere un tavolo su cui ragionare per arrivare a che cosa? Abbiamo cercato di vedere territorialmente come potevano essere, quando abbiamo parlato di associazioni, non ci sono state preclusioni sul nome, la si chiami "unione dei Comuni" o "aggregazione", "associazione"...il nome non interessa...là dove coincide con le Comunità montane ben venga, ci saranno le stesse funzioni; là dove non coincide, sarà possibile avere una fase transitoria per cui le funzioni vengono mantenute, senza creare nessun disguido. Non c'è stata purtroppo la possibilità di far capire che anche gli addetti delle Comunità montane saranno ricollocati nell'ambito delle associazioni o unioni. Nel contempo non c'è nessuna preoccupazione per le microcomunità che sono gestite dalle Comunità montane, perché continuerà come prima!

L'unico discorso sollevato dagli stessi Comuni è: potrebbe darsi che le Comunità siano gestite insieme da più Comunità, cioè se si vede che il meccanismo è lo stesso, c'è lo stesso sistema di controllo del personale, abbiamo fatto il comparto unico che ci permette di avere i concorsi unificati, sennò ognuno doveva farsi il proprio concorso...ogni Comune, se mancava una persona, doveva fare un concorso; oggi ci sarà un unico concorso da cui pescano, con la possibile mobilità. Abbiamo fatto in modo che fra Regione e USL non ci fosse più la barriera del francese, facciamo lo stesso tipo di concorso all'USL ed in Regione, per cui se c'è mobilità da una all'altra è possibile farlo senza difficoltà. Sono state fatte azioni legate alla semplificazione ed alla delegificazione, che dovremo comunque attuare. Oggi possiamo contare su una disponibilità finanziaria che è molto ridotta: in due anni abbiamo ridotto quasi del 36 percento, ma quando ne parlavamo tutto questo era inimmaginabile. Voglio solo dire: immaginate se non avessimo avuto questo taglio cosa sarebbe fare un bilancio...allora si potrebbe decidere di fare, che tipo di investimenti e su cosa, mentre oggi si è dovuto tener conto che questo taglio con un'aggravante: il patto di stabilità. Sul patto di stabilità molti hanno cercato di capire in cosa consisteva; il patto di stabilità per la Regione è una cosa, il patto di stabilità per i Comuni è un'altra.

Il patto di stabilità per i Comuni è emerso da un calcolo matematico su valutazioni fatte su 33 Comuni della nostra Regione, come prevede la norma nazionale, calcolando queste incidenze per un totale di circa 22.000.000 di euro. Poi questa cifra viene spalmata come proposta su tutti i Comuni in modo diverso, così che diventi sostenibile e che non abbia impatti devastanti. Però il patto di stabilità è impegnativo, perché il sistema per la Regione è diverso da quello dei Comuni, e questa gestione sarà per la prima volta difficile. Finora il patto di stabilità c'era solo per Aosta, dal 2013 è obbligatorio per tutti i Comuni. Questo sicuramente crea dei problemi di gestione difficile dei Comuni.

Ultima cosa voglio sottolineare - altri poi torneranno con gli ordini del giorno - è il richiamo all'Europa. Credo sia stato correttamente evocato questo richiamo, che non è che non ci sia, perché nei fondi europei ci sono state anche delle variazioni portate ad hoc per utilizzare al meglio i fondi, soprattutto per i giovani ed il lavoro. Abbiamo spostato dei fondi, che non abbiamo sottratto alle imprese, perché Chatrian ha detto: avete tolto i fondi europei alle imprese a favore...allora ho capito male. I fondi che non sono stati utilizzati dalle imprese, sono stati stornati sul fondo per il programma operativo giovani, e utilizzati per l'assunzione, la formazione, per l'assunzione a tempo indeterminato, cioè quel piano del programma triennale dei lavori ed il piano giovani che si aggiungerà con fondi dello Stato, quindi andiamo nella direzione di privilegiare il lavoro ed il lavoro per i giovani.

L'osservazione dell'Europa...credo che correttamente sia stato detto che l'Europa oggi debba essere guardata con molta attenzione; stiamo mettendo tutta l'attenzione per il prossimo piano per creare le premesse per l'utilizzo di questi fondi, e soprattutto fare progetti, e poi me lo potrà confermare il collega Caveri che la variante principale futura sarà di valutare l'efficienza, non solo l'utilizzo, ma quanto ha reso, questo è il punto che finora non è mai stato fatto. Se facciamo formazione, dobbiamo anche guardare come la facciamo, cosa ha reso, se l'occupazione è aumentata oppure no, altrimenti rischiamo di avere un progetto monco. L'Europa, se da una parte - come siamo autorizzati a capire - è stata quella che ha creato le premesse per questi interventi pesanti...perché ricordo che chi guarda il bilancio triennale 2012-2014 e poi guarda il bilancio adesso, del 2012, è un'altra cosa...è stato crivellato dai colpi di mortaio della riforma Monti, abbiamo dovuto tagliare cercando di discutere anche sul riparto dei fondi delle Regioni a Statuto speciale. Correttamente il collega Louvin ha ricordato Desenzano, ma Desenzano è stato un tentativo delle Regioni speciali del nord per far capire questo sistema: o sono tutte d'accordo o non funziona, non può più esistere! Se qualcuno è inadempiente, paghi quello che è inadempiente, ma non è che le quattro che hanno fatto tutto devono continuare a sobbarcarsi anche quello che gli altri non hanno mai fatto, "mai"...anzi, vediamo che mentre a noi riducono i fondi per la sanità malgrado noi paghiamo tutta la sanità, la Sicilia riceve 1.600.000 per allargare il piano! Ora è comprensibile il disagio che abbiamo, che i colleghi che sono intervenuti hanno, nell'affrontare un bilancio difficile, sia nel 2013 che negli anni 2014-2015. Se mi dovessero dire: il bilancio 2014 è quello, io non ci gioco un euro, perché dovrà ancora essere cambiato, non perché lo vogliamo noi, perché è giocoforza!

Chiudo con il settore delle modifiche. Siamo convinti che non sia sufficiente il fatto di questa riduzione del 10 percento...attenzione! Noi abbiamo ridotto del 10 percento; sul fatto che la gran parte dei contributi diceva: il contributo può essere dato fino al massimo di...finora, guarda caso, di minimi non ne ho visti! Erano sempre tutti al massimo! Allora noi abbiamo semplicemente abbassato l'asticella. Non dico che questo è il sistema più giusto, dico che era il sistema che oggi potevamo adottare per evitare di andare in fuori gioco; questa è la difficoltà che abbiamo avuto, consci che rispetto a quello che davamo noi e davamo per tutto...il collega Marguerettaz mi faceva vedere che si spende dalla forchetta al taglia prosciutto, all'affettatrice, al pentolino, spesa di 10 euro, 100 euro, e si arriva fino a... Allora, tutto questo ci porta a dire che qualcosa deve essere fatto, ma non è che si può fare solo chiedendo di ridurre o di modificare tout court, non possiamo farlo da oggi a domani...

(interruzione del Consigliere Segretario Rigo, fuori microfono)

...no, mettendo dei limiti, non è così. Quindi riteniamo che gli interventi possano essere corretti, sapendo che con questo bilancio abbiamo cercato di mantenere il welfare, questo lo dobbiamo dire, da nessuna parte sottolineo, sia sul sistema sanitario che sul sistema sociale, assistenziale, c'è un trattamento a tutti i livelli per tutte le disabilità uguale a quello valdostano, non c'è da nessuna parte! Dall'anoressico al dislessico a tutti quelli che ci sono, a tutte le difficoltà che ci sono e che abbiamo considerato in leggi, tutte, non c'è da nessuna parte...è chiaro che è un costo! Allora dobbiamo capire fino a dove vogliamo andare!

Come qualcuno ha detto, credo che il welfare sia una conquista importante, ma va ragionata; gli eccessi devono essere tolti. Dobbiamo ragionare come abbiamo fatto su altri temi rispetto alla disponibilità individuale, perché non è uguale per tutti. Se io non posso, è giusto che paghi il pubblico, ma se posso è giusto che paghi tutto: questa è la logica in cui si dovrà andare. Non è di domani mattina, però questo è l'indirizzo, e io ringrazio perché su questo, sia le associazioni che voi che siete intervenuti, avete portato questa modifica che è insita in quello che ognuno di voi pensa e che sarà un lavorare in comune per una differenza sostanziale, che darà dei risultati senza andare a toccare il sistema. Grazie.

Presidente - Come concordato ieri in seno alla Conferenza dei Capigruppo, vi propongo cinque minuti di sospensione per consentire una riunione dei Capigruppo.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,33 alle ore 19,02.

Presidente - Colleghi, riprendiamo i lavori. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di procedere i lavori fino all'approvazione del disegno di legge spending review.

Vi sono emendamenti agli ordini del giorno che sono stati depositati?

La parola all'Assessore al bilancio, finanze e patrimonio, La Torre.

La Torre (FA) - Per quello che riguarda l'ordine del giorno che fa riferimento alla Corte costituzionale con la sentenza n. 241 del 31 ottobre, ci siamo chiariti, dove assolutamente non c'è un contrasto sulla ricerca di eventuali risorse aggiuntive. In questo senso, sentiti gli uffici per la necessità di definire due cose: se ci sono le eventuali risorse aggiuntive, il fatto di poterle quantificare, occorre che si faccia un emendamento dove nella parte impegnativa è scritto: "Il Presidente della Regione e l'Assessore alle finanze a riferire entro il 30 gennaio alla competente commissione del Consiglio regionale in ordine alla quantificazione delle eventuali risorse". Ci siamo parlati e credo che in questo senso ci sia una volontà comune. C'è una disponibilità anche in merito di un altro ordine del giorno, ma su questo non intervengo.

Presidente - Oggi procediamo all'analisi, pagina per pagina, dell'allegato al disegno di legge n. 209...questi vanno discussi domani, con il disegno di legge n. 210.