Objet du Conseil n. 2680 du 13 novembre 2012 - Resoconto
OGGETTO N. 2680/XIII - Reiezione della proposta di legge: "Disposizioni in materia di rappresentanza di genere. Modificazioni alla legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta)".
Articolo 1
(Modificazioni all'articolo 3bis)
1. Il comma 2 dell'articolo 3bis della legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta), è sostituito dal seguente:
"2. In ogni lista di candidati all'elezione del Consiglio regionale ogni genere non può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, arrotondata all'unità superiore.".
2. Dopo il comma 2 dell'articolo 3bis della l.r. 3/1993, come sostituito dal comma 1, è aggiunto il seguente:
"2bis. Qualora una lista di candidati all'elezione del Consiglio regionale non rispetti il rapporto percentuale di cui al comma 2, la stessa non è ammessa alla consultazione elettorale.".
Articolo 2
(Modificazione all'articolo 9)
1. La lettera a) del comma 1 dell'articolo 9 della l.r. 3/1993 è sostituita dalla seguente:
"a) verifica che le liste siano state presentate nei termini, che siano corredate dal numero di firme prescritte, che comprendano un numero di candidati non inferiore al numero minimo prescritto e che nelle stesse ogni genere non sia rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati; riduce al limite prescritto quelle contenenti un numero di candidati superiore al numero massimo prescritto, cancellando gli ultimi nomi; dichiara non valide le liste che non corrispondano alle predette condizioni;".
Articolo 3
(Modificazione all'articolo 34)
1. Dopo il comma 2 dell'articolo 34 della l.r. 3/1993 è inserito il seguente:
"2bis. Nel caso di espressione di due o tre preferenze, devono essere indicati candidati di entrambi i generi, pena la nullità di tutte le preferenze espresse.".
Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.
Fontana (PD) - Grazie Presidente.
Negli ultimi tempi le donne hanno cominciato a far sentire di nuovo la loro voce per manifestare sia contro la violenza sempre più diffusa a loro danno, che contro tutte le discriminazioni ancora esistenti nei loro confronti. La mobilitazione delle donne Se non era quando del 13 febbraio scorso, realizzatasi in tante città italiane ed estere, ha anticipato ciò che è avvenuto nei mesi successivi e ha messo in discussione un modello di sviluppo che ha generato forti disuguaglianze non più tollerabili: prime fra tutte quelle di genere, che hanno prodotto gravi effetti in termini di disoccupazione, decrescita e recessione economica. A noi rappresentanti della politica tocca dare un messaggio forte, positivo, di speranza, che intrecci la mobilitazione nelle piazze con un progetto che offra una via d'uscita. Dobbiamo cercare di ricostruire le relazioni umane e sociali del Paese per uscire dalla regressione culturale, civile ed economica di questi ultimi venti anni. Per uscire dalla crisi globale che stiamo attraversando, non bastano le riforme economico-finanziarie, ma bisogna aprire una riflessione profonda sul sistema democratico e sulla capacità della politica di ripensare e offrire nuove prospettive. La crescita del Paese non sarà infatti possibile senza la crescita delle persone e dei loro diritti, rimettendo al centro le regole, la semplicità e la partecipazione. Per superare, inoltre, la delegittimazione continua della politica sono necessarie riforme profonde che vadano nella direzione di evitare sovrapposizioni di funzioni e di poteri, cercando di semplificare i vari strumenti di governo anche a livello locale.
Con una maggiore partecipazione delle donne la politica sarebbe migliore. Anche in Valle d'Aosta la percentuale di presenza femminile nelle istituzioni non è confortante. La composizione del Consiglio e della Giunta regionale è in linea con la media nazionale - le donne presenti rappresentano l'11 percento circa del totale -, mentre nei Consigli e nelle Giunte comunali vi è una crescita di rappresentanza femminile, anche se le cariche di vertice, Sindaco e Vicesindaco, sono prevalentemente assunte da uomini: 85 percento contro il 15 percento di Sindaci e Vicesindaci donne. Nelle Giunte comunali le donne rappresentano in media il 17 percento, mentre nei Consigli la percentuale di elette arriva al 27 percento. La percentuale di elette comunque è molto al di sotto della percentuale di donne sul totale della popolazione: oltre 50 percento. Alla luce di questi dati, è chiaro che c'è un problema di cultura politica e anche di regole. Per questo motivo abbiamo promosso la proposta di legge in esame. Siamo convinti, infatti, che, per avere una regione più funzionale e dove sia più semplice vivere, sia necessario avere una maggiore partecipazione femminile alla vita politica.
Nel corso del primo Forum delle elette delle Regioni e Province autonome, riunitosi a Roma il 17 e 18 novembre 2011, al quale ho partecipato con l'attuale Presidente del Consiglio Rini e con l'Assessore Zublena, tutte le rappresentanti presenti, appartenenti a tutti i partiti, hanno votato un documento di indirizzo con il quale convenivano sulla necessità di un intervento in materia elettorale, al fine di passare dalle quote rosa alla democrazia paritaria, con norme che tutelino, promuovano e garantiscano il riequilibrio della rappresentanza. Il Partito Democratico ha presentato la proposta di legge in esame con l'intenzione di aprire il dibattito in materia e pronto ad accogliere gli eventuali emendamenti proposti. Tutte le Regioni, e anche il Senato, stanno legiferando in materia e rischiamo ancora una volta di mantenere una posizione di arretratezza. Con la presentazione di questa proposta di legge il Partito Democratico della Valle d'Aosta riafferma la centralità della nostra autonomia speciale e l'importanza strategica della sua difesa, che non è arroccamento su posizioni indifendibili, ma necessità di affrontare in prima persona, e, prima che lo faccia il Governo nazionale, riforme non più rinviabili.
Gli articoli 1 e 2 della presente proposta di legge modificano la quota della rappresentanza di genere introdotta nel 2007, disponendo, nel testo presentato in Commissione, che in ogni lista nessun genere può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, pena la non ammissione della lista stessa alla consultazione elettorale. A seguito delle audizioni in commissione, il nostro partito ha deciso di modificare la proposta di legge aumentando la quota di donne in lista al 50 percento, come suggerito dalla Consigliera di parità, da tutte le associazioni e organizzazioni sindacali che crediamo essere molto rappresentative del nostro territorio.
Per quanto riguarda l'espressione delle preferenze, con l'articolo 3 della presente proposta si dispone che, nel caso in cui si indichi più di una preferenza, debbano essere obbligatoriamente votati candidati di entrambi i generi, pena la nullità di tutte le preferenze espresse, con l'obiettivo di rafforzare ancora di più il principio della rappresentanza di genere. Anche questa modifica trae origine dal documento del Forum delle elette ed è presente nelle varie proposte che si stanno avendo in tutte le Regioni, tenendo conto, però, della nostra specificità. Crediamo infatti che, mantenendo le tre preferenze, non sia assolutamente limitativo chiedere agli elettori che siano obbligatoriamente votati candidati di entrambi i generi, anzi questa proposta non può che rafforzare ancora di più il principio della rappresentanza di genere ed incentivare una maggiore partecipazione femminile.
A seguito delle audizioni in I Commissione, abbiamo rilevato con estremo piacere che le associazioni di donne, la Consigliera di parità e tutte le organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, SAVT) hanno accolto positivamente questa proposta e hanno presentato delle proposte emendative. Abbiamo invece rilevato con rammarico che la Consulta regionale per le pari opportunità non solo è stata l'unica ad aver espresso un parere negativo, ma non ha nemmeno presentato alcun emendamento al testo.
Anche la discussione generale con i partiti di maggioranza non ha dato gli esiti sperati e si e dovuta registrare una chiusura totale sull'argomento. Riteniamo che sostenere ed accettare il principio della rappresentanza di genere significhi aumentare il livello di democrazia nelle istituzioni. La norma che presentiamo costituisce un tentativo per colmare questa disparità. Oggi è più che mai utile introdurre delle politiche per la partecipazione al 50 e 50, questo impegno non è volto a "favorire" le donne, ma a dar loro opportunità che sono pienamente nei loro diritti: il diritto di accesso alla politica va garantito a tutti i cittadini, uomini e donne in egual misura. Se la rappresentanza femminile nelle nostre istituzioni è ancora ampiamente al di sotto degli standard europei, non si tratta certamente di incompetenza femminile, ma di consolidati meccanismi che precludono l'accesso alle donne, distorsioni che non devono più essere ignorate, perché la politica deve avere coraggio di affrontare il cambiamento. Il ruolo delle donne nella società di oggi è cambiato, è necessario favorire tutte le norme a garanzia della presenza nelle istituzioni delle donne che già devono misurarsi con mille difficoltà quotidiane di conciliazione della famiglia e confrontarsi con il persistere di stereotipi di genere. Senza una presenza reale delle donne che sia numericamente forte è impossibile arrivare a tale...scusate, ho sbagliato a prendere la pagina...va bene, finisco così, mi manca un foglio della relazione, pazienza. Senza una presenza reale delle donne, che sia numericamente forte, è impossibile avviare una trasformazione delle istituzioni. La risorsa delle donne è un'importante potenzialità per la sfida innovativa che dobbiamo affrontare, la forza a cui attingere per il rinnovamento della classe dirigente, il soggetto su cui ripensare politiche locali sempre più in grado di interpretare e rispondere alla differenziazione e integrazione dei bisogni, delle condizioni, delle domande che provengono dalla società. La politica non può sottrarsi a questi cambiamenti della società, ma deve affrontarli affinché la parità di genere sia autentica e completa.
Sono rimasta abbastanza amareggiata dall'atteggiamento dei segretari dei partiti politici di maggioranza, alla proposta di votare questa proposta di legge ci hanno risposto che hanno fatto fatica a trovare delle donne per completare la lista, anche perché abbiamo visto che in questi cinque anni non è stato fatto niente per risolvere questo problema. Mi sembra che sia una mancanza di cultura, i partiti devono fare il possibile per coinvolgere le donne, perché riteniamo che avere più donne in politica sia una maggiore ricchezza e non sia un'arretratezza. Bisogna andare avanti e avere la capacità di questo cambiamento per un arricchimento della politica. Grazie.
Si dà atto che dalle ore 17,01 riassume la presidenza il Presidente Emily Rini.
Président - J'ouvre la discussion générale.
La parole à la Conseillère Patrizia Morelli.
Morelli (ALPE) - Merci Madame la Présidente.
La proposition de loi des collègues du Parti Démocrate est une proposition de loi absolument opportune, actuelle, ponctuelle. De nos jours l'un des principaux gap qui empêchent aux femmes d'atteindre une condition d'égalité qui soit acceptable concerne sûrement la politique. Au point de vue formel des pas de l'avant ont certainement été accomplis, toutefois nous devons constater qu'après 60 ans de droit des femmes à l'électorat actif, l'électorat passif, c'est-à-dire la possibilité réelle d'être élues au sein des institutions, constitue encore un enjeu des plus engageants. C'est une discrimination qui concerne tous les niveaux de la représentativité démocratique et qui requiert des mesures appropriées. Il ne s'agit pas de constituer des réserves naturelles pour la sauvegarde d'espèces en voie de disparition, comme souvent l'on dit avec un certain dédain, mais il s'agit de concevoir des méthodes sérieuses même à terme, pour mettre fin à un déficit de démocratie ayant des origines historiques, culturelles et sociales très complexes, qui ne peuvent être dépassées simplement à travers une évolution naturelle dans un délai raisonnable et utile, comme souvent l'on entend dire. Il faut essayer de gouverner le phénomène de la non représentativité féminine en politique par des instruments normatifs. Prétendre, comme certains partis conservateurs le font, que la parité ne doit être atteinte que par un long processus de maturation culturelle est un prétexte et un piège dans lequel même beaucoup de femmes se font prendre.
Aujourd'hui dans la meilleure des hypothèses le pourcentage d'élection des femmes ne dépasse pas 20 pour cent, valeur qui est inacceptable et qui relègue les femmes en marge des choix concernant la communauté, de laquelle elles sont membres à part entière, en raison de 50 pour cent. A titre d'exemple dans cette législature au Conseil de la Vallée ne siègent que 5 élues femmes sur 35, un chiffre largement insuffisant pour leur permettre de devenir une masse critique et pour leur permettre d'influencer les décisions de manière proportionnelle à leur présence dans la société. Chaque Conseillère de manière individuelle peut travailler sérieusement et profitablement, mais, quant à avoir la force d'influer sur les décisions, c'est toute autre chose. La démonstration claire de cette difficulté d'exercer une politique de genre réside dans le fait cité par la collègue Fontana, qui concerne la manifestation de la libre expression de certaines élues principalement lorsqu'elles se trouvent en bas d'Ivrée, expression qui est bien sagement rangée dans le tiroir dès que l'on rentre au Pays, hélas.
Comment favoriser le changement, comment dépasser ce gap, comment donner force aux voix des femmes? Il n'y a qu'une possibilité: modifier les lois électorales, aussi bien dans la composition des listes, 50-50, que dans le mécanisme des préférences. Une solution qui a donné de bons résultats est celle adoptée par la Région Campanie, où l'on a introduit la double préférence facultative. Dans cette Région depuis 2009 la loi pour les élections régionales prévoit une seule préférence, mais l'électeur a la faculté d'en attribuer deux, pourvu qu'elles correspondent à deux candidats de genre différent. Hélas nous devons constater qu'en Vallée d'Aoste nous sommes loin de vouloir adopter des solutions novatrices. Pendant les auditions en commission tous les partis de la majorité et même la Conférence pour l'égalité des chances se sont prononcés farouchement contre la proposition de loi en question.
ALPE pense différemment et estime que l'on ne doive plus renvoyer l'adoption de mesures tendant à combler un manque, un déficit de démocratie qui est de plus en plus inacceptable. Surtout dans le moment de crise comme celui que nous vivons, l'on ne peut plus se permettre de gaspiller le potentiel lié à la participation des femmes.
Merci pour votre attention.
Président - La parole au Conseiller Zucchi.
Zucchi (PdL) - Grazie Presidente.
Non me ne vorranno le colleghe Fontana e Morelli se mi tocca evidenziare, nell'ambito della relazione che ha fatto la collega Fontana e nell'intervento ora fatto dalla collega Morelli, alcuni errori per quanto riguarda la relazione, non nella parte politica, ma nel riportare certi passaggi che sono avvenuti in commissione riguardo alle audizioni e certe omissioni che mi sento in dovere, a nome della maggioranza, di rilevare, perché un concetto che vogliamo esprimere è che la posizione della maggioranza in commissione non è stata una posizione di chiusura in sé, una non volontà di partecipare: è stata invece una chiara inequivocabile espressione e volontà di non condividere un principio, che cercherò di spiegare nel corso del mio intervento.
Per quanto riguarda gli errori, è vero che i soggetti auditi che sono stati citati hanno in massima parte espresso un parere positivo sull'impianto della legge - non mi riferisco alla Consulta delle pari opportunità, che ha espresso un parere fortemente contrario, ma fortemente motivato -, non è vero che tutti hanno espresso delle posizioni favorevoli in merito ad alcuni articoli della legge e mi riferisco sia al rappresentante del SAVT, sia alla Consigliera di parità, che sulla questione dell'obbligatorietà dell'espressione del voto femminile e maschile hanno espresso delle riserve. Anche su questo punto quindi i soggetti auditi non hanno espresso unanimità su tutto l'impianto della legge: in larga parte sì, ma con dei distinguo.
Per quanto riguarda le posizioni, mi preme ricordare che la Consulta per le pari opportunità ha rimarcato in commissione con chiarezza qual era la posizione espressa a maggioranza al suo interno, che andava in una duplice direzione per due motivi: innanzitutto evitare di normare per legge una questione che è di carattere culturale, quindi non si può, secondo la Consulta e secondo i partiti della maggioranza, normare per legge una materia del genere. È nella logica dell'evoluzione dei partiti la sensibilità di trovare una crescente partecipazione da parte delle donne, che stanno affluendo, e la composizione di quest'aula lo dimostra.
Dimenticavo che un'omissione nella relazione è riferita all'incontro di Roma. Vedete, colleghe Fontana e Morelli, mi risulta che la Presidente Rini e l'Assessore Zublena, che hanno partecipato, abbiano espresso una posizione favorevole, ma in riferimento ad una legge particolare della Regione Campania, che dispone di una sola preferenza. Nella nostra legge, che dispone di tre preferenze, c'è già un'ampia possibilità da parte dell'elettore di scegliere senza dover normare per legge questa materia, a pena di nullità, come voi volete inserire in tale proposta di legge. Si tratta quindi di una piccola, ma sostanziale differenza: la nostra Regione ha già la possibilità, è una norma recente e che è avveniristica, perché è stata proposta e votata pochi anni fa, dispone di un'ampia percentuale a pena di nullità nella composizione delle liste. Ricordo che anche qualche partito di maggioranza che si è presentato alle audizioni ha dichiarato che quella legge è ampiamente sufficiente e ha messo anche in rilievo delle difficoltà in tale senso, questo significa che la percentuale che è già presente viene ritenuta più che congrua.
Il rilievo che sia le forze di maggioranza che la Consulta hanno espresso con forza è sulla questione costituzionale. Imporre la preferenza per il genere femminile limita fortemente e pone dei seri problemi di costituzionalità sulla libertà del voto dell'elettore: questo lo hanno detto tutte le forze politiche di maggioranza, lo ha detto la Consulta, quindi normare per legge questo argomento è stato ritenuto inopportuno.
Concludendo e riassumendo in alcuni punti sostanziali, pochi, ma qualificati, riteniamo che l'impianto della legge attuale sia ampiamente garantista per la partecipazione alle liste elettorali del genere femminile. Non è attraverso una norma di legge che si deve migliorare sotto questo aspetto, ma attraverso una cultura e una sensibilità che tutti dobbiamo porre in agenda, come stiamo cercando di fare. Concludo dicendo che la prova che, quando ci sono delle donne che sono capaci, sono ritenute idonee a ricoprire degli incarichi importanti, è data dai fatti. Recentemente l'Assemblea ha eletto una donna Presidente del Consiglio per la prima volta nella storia e questo testimonia che la maggioranza e i partiti che ne fanno parte, quando si trovano di fronte le persone capaci, non fanno distinzione fra uomini e donne e non c'è bisogno di una legge per normare questo fatto.
Président - La parole au Conseiller Donzel.
Donzel (PD) - Grazie Presidente.
Siccome ho partecipato ai lavori della I Commissione, vorrei precisare che tutte quelle imprecisioni a cui faceva riferimento Zucchi non le ho notate nella relazione della collega Fontana. Sono sensibilità diverse rispetto al cogliere determinati aspetti, perché lei prima ha detto: "non è vero tutto quello che ha detto la collega Fontana", poi però dice che è vero in larga parte, molti si sono riconosciuti nel testo. Intanto la larga parte si è riconosciuta nel principio fondamentale del testo, salvo la Consulta femminile, che si è espressa solamente a maggioranza e questo vuol dire la vostra maggioranza, quella Consulta che voi avete fatto su misura e che vi siete auto-confezionati, perché le associazioni libere femminili hanno espresso un forte apprezzamento rispetto ai principi contenuti nel testo. Voi vi fabbricate uno strumento su misura e poi lo usate come una clava in commissione, per cortesia! Non racconto poi la figuraccia che ha fatto la Consulta, che non conosceva neanche i meccanismi di possibilità di intervenire sulla legge, lasciamo perdere...quindi una precisazione sul fatto che la collega non abbia cercato di raccontare un film che non si è visto. La collega è stata molto corretta a non riportare le dichiarazioni che chiunque vorrà cercare nei documenti, le registrazioni riportate dei Segretari di Stella Alpina e del Presidente dell'Union, se le vada a leggere, perché sono irricevibili come argomentazioni che fanno riferimento ad un vetero maschilismo che non ha più alcun riferimento nella società contemporanea.
Rispetto al tema delle quote, non solo in politica, ma in questi giorni di nuovo l'Europa è andata alla carica per imporre soglie di quote rosa del 40 percento, non nelle attività politiche, addirittura nelle società quotate in borsa, quindi dove ci sono i soldi, perché si dice che le donne devono partecipare e, se qualche meccanismo le esclude, si creano dei meccanismi di quote rosa. L'Unione europea, non il Partito Democratico!
Nel merito il lavoro della commissione è stato costruttivo, tanto che poi illustrerò un emendamento che è frutto dei lavori di quella commissione, del fatto che le associazioni femminili audite hanno voluto sottolineare degli aspetti particolari, portare un contributo che noi abbiamo accolto nell'emendamento che poi illustrerò.
Rispetto al pot-pourri che non le appartiene, Presidente, perché lei sa essere molto preciso quando vuole, rispetto alla questione delle preferenze, vorrei dire che nessuna associazione femminile ha espresso in linea di principio un parere contrario rispetto al fatto che si esprima una preferenza al femminile, ma alcune associazioni, perché ce n'è stata una, l'Associazione Dora, che ha detto: "mi va bene la proposta del PD", ma alcune associazioni hanno ritenuto opportuno dire: "noi saremmo per la limitazione delle preferenze, non vogliamo che ci siano tre preferenze, in Valle d'Aosta vorremmo una sola preferenza". Allora in quel caso il concetto è: legge della Campania, c'è una sola preferenza, aggiungo la seconda di genere diverso, cioè hanno fatto riferimento a modelli diversi non perché non condividono il principio in legge del PD, ma perché, condividendolo, vorrebbero ulteriormente limitare le preferenze. Hanno quindi espresso un parere contrario rispetto alla legge regionale, non rispetto al principio della legge del PD!
Arrivo alla precisazione che lei ha voluto fare sulla questione SAVT. Lei è un esimio costituzionalista, tanto che come slogan elettorali sfodera: "riduzione dei Consiglieri regionali" quando i pareri tecnici le dicono che è fuori tempo massimo, quindi sappiamo quanto lei conosca le norme costituzionali. Quando il suo collega Tibaldi proponeva una legge costituzionale in tal senso, lei gliela bocciava, tanto per dire la sua preparazione in termini di norme costituzionali! Vengo allora a dire: lei ha forse acquisito un parere di un eminente costituzionalista che dice che la proposta del PD è anticostituzionale? No. A me risulta che qualcuno abbia detto: "per sentito dire, potrebbe anche essere che ci fermano la legge, perché forse c'è un parere di un esimio costituzionalista", ma queste sono opinioni! Riconosco che dei bravi professionisti del sindacato, eccetera, possono aver maturato anche le capacità di entrare nel merito di una norma costituzionale delicata come quella della limitazione del voto, ma siamo alle interpretazioni da bar! O c'è un parere quindi, o altrimenti siamo pronti a dire: andiamo avanti con la nostra proposta e, se poi la Corte costituzionale ce la blocca, vedremo di apporre dei correttivi, ma intanto andiamo a sancire il principio che è possibile garantire la preferenza femminile. In questo senso dico fin d'ora che non vedo nessun contrasto rispetto alle proposte emendative avanzate e che verranno illustrate dai colleghi di ALPE, rispetto al fatto che, pur limitando nella loro logica del voto di preferenza unico il numero di preferenze, si sancisce un principio su cui noi ci stiamo battendo. Infatti, come dice lei, qui sono d'accordo con lei Zucchi, è una battaglia culturale, ma se quella battaglia culturale non viene portata in Consiglio regionale, quando mai va avanti? Può darsi che oggi il PD perda questa battaglia culturale in Consiglio, lo vedremo al momento del voto, ma può darsi che durante il dibattito il collega Rigo avrà modo di dimostrare che su altri temi, che ora non anticipo, le battaglie culturali del PD vincono! Su tale tema quindi forse lasceremo questa legislatura senza aver vinto, ma rimarrà agli atti che questa battaglia culturale è iniziata e nessun pensiero retrogrado la potrà fermare, perché non si potrà arginare l'idea che la presenza femminile all'interno di questo Consiglio deve essere aumentata e devono essere trovati anche dei meccanismi che la possano favorire.
Ricordo alcune affermazioni che non posso che sottoscrivere della Presidente Rini, che dice: "le donne brave ce la fanno". Ci mancherebbe! Nessuno mette in dubbio che ci sono delle donne molto più capaci di noi uomini e che si affermano nella società, ma noi dobbiamo permettere condizioni di equità: è questa la sensibilità del nostro partito. Non è che solo le più brave possono entrare e invece per i maschi un po' di tutto entra, tanto per dirla tutta! Devono esserci condizioni di equità; in questo momento c'è uno squilibrio e la politica deve correggerlo: questo è il principio che abbiamo cercato di portare avanti con questa legge.
Président - La parole au Conseiller Secrétaire Rigo.
Rigo (PD) - Questo è un tema, a mio parere, forse poco interessante, ma direttamente collegato con la crisi che stiamo attraversando, perché questa è una crisi di sistema e una delle leve per innovare questa situazione - non solo in Valle d'Aosta ovviamente - è quella di un vero riequilibrio dei poteri fra uomini e donne, perché anche questo può muovere l'economia e la cultura del Paese, il riequilibrio in politica va proprio in questa direzione.
Pensavo di avere un po' più tempo durante la discussione sul bilancio per mettere in ordine alcune considerazioni che ho in testa su questo argomento, avere anticipato nel pomeriggio tale dibattito senza saperlo prima mi ha impedito di dare ordine alle mie idee. Non è stato possibile e mi dispiace, spero comunque di fare un ragionamento non troppo disarticolato e non di parte. Alcune considerazioni quindi per provare a dare conto di un ragionamento politico rispetto a questa proposta di legge, che va verso la democrazia paritaria: dico questo perché ho la sensazione che dobbiamo dare un significato fortemente simbolico e politico a questa discussione o, meglio, a questa non discussione. Siamo nel pieno di uno dei momenti più difficili, alcuni usano il termine "drammatico", della storia della democrazia italiana con un distacco sempre più evidente fra elettorato, i cittadini e le cittadine, e il sistema dei partiti. Tale distacco testimonia anche un giudizio sull'insieme della politica sempre più lontana dalla vita quotidiana delle persone. Proprio per questo vedo anche forme di astensionismo, che, come testimoniano i sondaggi e le elezioni in Sicilia, aumentano di giorno in giorno. Qui faccio un discorso generale, non voglio impelagarmi nel discorso della Valle d'Aosta e della prossima settimana. Dentro questo dato dell'astensionismo è in controtendenza, come ha cercato di spiegare la collega Fontana, una capacità e un attivismo da parte delle donne di stare nei processi di partecipazione e di farlo a partire da un'idea rinnovata della politica.
Di fronte a tutto ciò, credo che tocchi alla politica oggi non deludere questa attesa, anzi assumersi una responsabilità molto forte di dare delle risposte in termini anche legislativi, affinché questa partecipazione non rimanga delusa, ma trovi canali più certi per affermare un principio e non fare una semplice operazione di quote. Qui infatti siamo nel contesto pieno dell'esplicitazione di un principio di uguaglianza, che si esplicita appunto attraverso un'idea di democrazia paritaria. La democrazia si dice paritaria in base alla terminologia di uno dei Paesi culla del concetto di uguaglianza, come la Francia, proprio perché non c'è il prevaricare di un sesso sull'altro, ma è esattamente l'idea di una democrazia che incarna una cittadinanza duale fatta di uomini e di donne. Noi diamo molto conto a questo principio, lo vogliamo perché pensiamo che dobbiamo superare un vulnus: quello della cittadinanza imperfetta, che non è solo nella politica, lo sapete bene tutti quanti e la politica ancora una volta è in ritardo, anche se sta cercando faticosamente a livello nazionale di recuperare a piccoli passi questo ritardo, e lo vediamo dagli atti che sta compiendo proprio in questi giorni il Parlamento italiano. Le donne in politica non sono soltanto un orpello, un qualcosa che abbellisce, ma connotano, con grande forza, l'idea di democrazia: quella democrazia che volevo rappresentarvi prima e soprattutto l'idea di aiutare la politica, facendola tornare ad essere strumento per migliorare le condizioni di vita delle persone. Certo, la nostra proposta, la doppia preferenza, non è del tutto salvifica, lo so benissimo, eppure segna un passaggio difficile, ma che dobbiamo compiere tutti con grande senso di responsabilità. Quando dico "tutti", non mi riferisco solo alla Valle d'Aosta o a noi 35 Consiglieri regionali, ma voglio ricordare quello che si sta agitando nel Paese intero, a partire dalla Campania per arrivare al Parlamento, alla proposta di legge che ormai è in via definitiva di approvazione sulla doppia preferenza, recante "Disposizioni per promuovere il riequilibrio della rappresentanza di genere nei Consigli e nelle Giunte degli enti locali e nei Consigli regionali, disposizioni in materia di pari opportunità nella composizione delle commissioni di concorso delle pubbliche amministrazioni". Il ragionamento che stiamo facendo noi quindi non è calato dall'alto: è un ragionamento che fotografa la realtà presente oggi nel dibattito politico italiano.
È molto positivo, collega Zucchi, che, all'unanimità, i gruppi al Senato in doppia lettura abbiano approvato il disegno di legge sulla doppia preferenza di genere alle elezioni comunali: quindi non è una questione che riguarda un sentire o una zona del nostro corpo: la sinistra; no, è una sensibilità che si sta affermando in tutte le forze politiche! Elezioni comunali innanzitutto, perché la proposta non può regolare la materia elettorale regionale. Nel disegno di legge appena licenziato dal Senato, che deve tornare alla Camera perché ci sono state delle modifiche di lieve entità, si dice all'articolo 2, comma 3, che ciascun elettore può altresì esprimere nelle apposite righe stampate sotto il medesimo contrassegno uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome di non più di 2 candidati compresi nella lista da lui votata e, nel caso di espressione di 2 preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza. L'articolo 3 riguarda poi anche i Consigli regionali, perché modifica l'articolo 4 della legge 2 luglio 2004, e parla della promozione della parità fra uomini e donne nell'accesso alle cariche elettive attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l'accesso del genere sottorappresentato nelle cariche elettive. Volendo capire di più qual era l'intenzione autentica del Parlamento rispetto al verbo "incentivare", sono andato a leggere il dossier predisposto dai Servizi studi del Senato su questa proposta di legge e lì si dice: "esse incidono sulla materia legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; incidono altresì sulla materia elettorale regionale, la quale è attribuita alla potestà legislativa concorrente. L'articolo 122 della Costituzione statuisce infatti che la disciplina del sistema di elezione del Consiglio, della Giunta e del Presidente della Regione spetti alla legge regionale nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica. Questo spiega perché il disegno di legge, laddove tratta di pari opportunità nei Consigli regionali, si limiti a formulare un principio a cui le Regioni debbano attenersi, individuandolo nella predisposizione di misure - eccolo qua - incentivanti l'accesso del genere sottorappresentato dalle cariche elettive. Più penetranti formulazioni avrebbero potuto collidere con la disposizione costituzionale citata, nonché con l'articolo 117, 7° comma della Costituzione, il quale, introdotto con legge costituzionale del 2001, prevede che le leggi regionali promuovono la parità di accesso fra donne e uomini alle cariche elettive". Credo sia facile capire qual è la volontà espressa dal Parlamento rispetto a questo articolo 3, che riguarda in maniera direttamente il nostro Consiglio regionale.
Ci sono tanti tempi, ma c'è un tempo in politica in cui non agire significherebbe condannarci ad un senso di inefficacia, cioè che lo Stato detti a noi delle condizioni che noi dobbiamo subire, lo diciamo molte volte in questa sede. Se la politica valdostana ancora una volta fa finta di non vedere e non sentire l'onda lunga che sta attraversando l'Italia, abdica al suo e al nostro ruolo. Non votare questa proposta di legge significa far mancare al Consiglio regionale, in una situazione come l'attuale, più talenti e più rappresentanza sociale di differenza di genere, che potrebbe invece dare alla politica stessa più senso, più partecipazione, più eguaglianza. Grazie dell'attenzione molto viva...
Si dà atto che dalle ore 17,48 assume la presidenza il Vicepresidente André Lanièce.
Presidente - La parola al Consigliere Bertin.
Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.
Il mio sarà un intervento molto sintetico, anche perché non mi sembra il caso di riprendere quanto ben detto per ALPE dalla collega Morelli e dagli altri esponenti dell'opposizione. È del tutto evidente la disparità di rappresentanza fra i generi in Italia e in Valle d'Aosta, ogni iniziativa che va nella direzione di colmare questa differenza non può che essere vista positivamente, anche perché quel processo culturale a cui si faceva riferimento prima da parte del Presidente Zucchi non può che essere favorito ed accelerato da iniziative come questa, pertanto il nostro giudizio è assolutamente positivo.
Il nostro giudizio invece è negativo rispetto alla legge con cui viene selezionato il Consiglio regionale, in particolare per quanto attiene al numero di preferenze. Non riteniamo le tre preferenze un esempio positivo, in quanto si presta a diverse manipolazioni che tutti noi conosciamo. Abbiamo presentato degli emendamenti alla proposta di legge che andavano nella direzione del modello attualmente utilizzato dalla Campania, ovvero la preferenza unica che può essere abbinata con una seconda preferenza di un genere diverso: questo ci pareva il modo migliore per affermare un principio, perché i tempi vanno in quella direzione fortunatamente. Oggi, se il Consiglio non esprimerà un parere favorevole, evidentemente non farà che perdere un'occasione e dare l'ennesimo segnale che non siamo al passo con i tempi e che vogliamo essere gli ultimi a fare delle cose che sembrano ovvie all'opinione pubblica e a tutte le società e le democrazie più avanzate.
Daremo pertanto un giudizio favorevole alla legge, probabilmente i nostri emendamenti non verranno discussi, ma il nostro giudizio è assolutamente favorevole.
Président - S'il n'y a pas d'autres, je ferme la discussion générale.
La parole à la Conseillère Carmela Fontana, pour déclaration d'intention.
Fontana (PD) - Chiedo scusa prima per quel piccolo inconveniente, ho preso la relazione sbagliata, comunque il significato era quello, chiedo ancora scusa. Devo però fare un chiarimento per quello che ha detto il collega Zucchi: non è vero che ho detto cose inesatte, ci sono gli atti, si può andare a vedere, addirittura la Presidente della Consulta ha detto anche di più, cioè la Presidenza del Consiglio ha detto che questo testo non si poteva modificare, che loro non sapevano, altrimenti avrebbero portato delle modifiche. Andatevi a leggere quello che è stato detto, cioè non c'ero solo io in commissione, penso che la collega Morelli possa confermarlo...non si ricorda...
Al di là di tutto, noi crediamo che mai come in questo momento c'è bisogno di rinnovamento e di dare credibilità alla politica e dare un segnale del genere porta un contributo maggiore. Ci dispiace che non venga colto questo messaggio, noi continueremo a lottare, perché crediamo che la parità di genere ci voglia e che dia un supporto enorme alla politica, perché la donna vede la politica sotto un altro aspetto e dà un contributo non dico migliore, ma comunque diverso da quello che porta l'uomo in politica e insieme si può compensare per fare una politica migliore.
Noi voteremo questo disegno di legge con l'augurio che lo voterete...grazie.
Président - La parole au Conseiller Zucchi.
Zucchi (PdL) - Per dichiarazione di voto e anche per fare una piccola replica dal momento che non mi piace parlare a vanvera, di solito, quando parlo, mi riferisco a degli atti e in questo caso prima di intervenire mi sono fatto scrupolo di vedere i verbali, quindi leggo quanto ha detto la Signora Savoini: "considero una forzatura l'articolo 2 ritenendo opportuno lasciare all'elettore la sensibilità culturale di decidere". Altrettanto dice il Signor Corniolo, che esprime un giudizio positivo sul testo, ma ritiene che l'articolo 3 si ponga in contrasto con l'articolo 48 della Costituzione, in quanto vincola la libertà di scelta ed inficia la segretezza del voto. Come vede, verba volant scripta manent, non ho detto delle cose che non sono riportate in un verbale che è stato redatto da parte di capaci collaboratori.
Per quanto riguarda la dichiarazione di voto, così come abbiamo fatto in commissione, la maggioranza esprimerà anche in aula un voto negativo, perché ritiene non fondati gli elementi su cui si basa la proposta di legge. Ricordo al collega Donzel che non è che noi riteniamo di bocciare questa proposta di legge perché siamo dei costituzionalisti e riteniamo che si tratti di una violazione della Costituzione: noi riteniamo che ci sia il pericolo, ma siamo convinti nel merito che sia questo un passaggio che non sia opportuno. Al di là del nostro pensiero sul fatto che sia costituzionale o meno, non reputiamo nel merito che si debba andare in questa direzione; per tale motivo, come abbiamo fatto in commissione, anche in aula esprimeremo un voto negativo.
Président - On met en votation la proposition de loi avec l'amendement du Parti Démocratique.
La parole au Conseiller Donzel.
Donzel (PD) - Brevemente l'articolo 1 è stato emendato accogliendo quella che era stata una sollecitazione venuta da più associazioni. Intanto ringrazio per la precisazione il collega Zucchi, il quale ha riconosciuto che trattasi di opinioni e non di pareri autorevoli di costituzionalisti, ma di opinioni su eventuali rischi di incostituzionalità. Siamo nell'ambito dell'opinione, non dovremo più fare leggi perché ogni volta c'è un'opinione a rischio, eccetera.
L'emendamento in questione raccoglie l'esigenza che hanno portato tante associazioni che ritenevano, visto il corpo elettorale valdostano composto in modo pressoché ugualitario da donne e uomini, quale unica legge accettabile quella che riconosceva una rappresentanza femminile del 50 percento e del 50 percento maschile nelle liste. Questo è un principio che è emerso in commissione e che noi abbiamo tradotto in tale emendamento, che raccoglie in pieno le aspettative delle rappresentanze femminili che si sono presentate in commissione. Da questo punto di vista, ci sono sensibilità politiche diverse, c'è chi intende maturare ancora un'opinione sulla rappresentanza femminile. Atti molto chiari parlano che sentenze del TAR sono intervenute anche su Giunte di sinistra esclusivamente composte da uomini per imporre la rappresentanza di genere. È una battaglia difficile, sarebbe più bello combatterla a colpi di leggi e di aperture e non a colpi di sentenze dei tribunali laddove la rappresentanza non c'è, quindi noi continueremo questa battaglia politica.
Président - Je soumets au vote l'amendement du Parti Démocratique, qui récite:
Emendamento
Il comma 2 dell'articolo 3bis della legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta), modificato dal comma 1 dell'articolo 1 della p.1. 195, è sostituito dal seguente:
"2. In ogni lista di candidati all'elezione del Consiglio regionale ogni genere è rappresentato in misura pari ad almeno il 50 percento dei candidati, arrotondata all'unità inferiore.".
Conseillers présents et votants: 32
Pour: 8
Contre: 24
Le Conseil n'approuve pas.
Président - Je soumets au vote l'article 1er de la proposition de loi:
Conseillers présents et votants: 32
Pour: 8
Contre: 24
Le Conseil n'approuve pas.
Presidente - Essendo stato respinto l'articolo 1, l'intera proposta di legge si intende respinta ai sensi dell'articolo 77, comma 2, del Regolamento interno del Consiglio.
Il Consiglio respinge pertanto la proposta di legge n. 195: "Disposizioni in materia di rappresentanza di genere. Modificazioni alla legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta)".
