Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2350 du 4 avril 2012 - Resoconto

OGGETTO N. 2350/XIII - Reiezione della proposta di legge d'iniziativa popolare: "Modificazione alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31 (Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti)".

Articolo 1

(Modificazione all'articolo 7)

1. Il comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31 (Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti), è sostituito dal seguente:

"5. In considerazione delle ridotte dimensioni territoriali della regione e dei limitati quantitativi di rifiuti prodotti, in conformità agli obiettivi di cui all'articolo 10, comma 1, al fine di tutelare la salute e di perseguire criteri di economicità, efficienza ed efficacia, nel ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali non pericolosi non si realizzano né si utilizzano sul territorio regionale impianti di trattamento a caldo quali incenerimento, termovalorizzazione, pirolisi o gassificazione."

Presidente - Riprendiamo i lavori, dichiaro aperta la discussione sul punto n. 21 all'ordine del giorno.

La parola al Consigliere Prola.

Prola (UV) - Grazie Presidente.

Siamo qui per l'ennesima volta a ripetere forse gli stessi concetti a sostegno della realizzazione del pirogassificatore, oppure in questo caso della proposta di legge che nega ogni tipo di valorizzazione energetica sul territorio regionale. Per l'ennesima volta, dicevo, perché ormai da anni veniamo a ridiscutere le stesse cose con le stesse persone che animano di volta in volta petizioni o proposte su un argomento che ormai - è evidente - serve ad una serie di componenti politiche per cercare di mettere in difficoltà l'attuale Governo regionale.

Entrando nel merito del problema, lungo l'intero percorso decisionale, durato ben otto anni, le posizioni e le istanze dei comitati hanno avuto numerosi cambiamenti. La scelta effettuata dal Governo regionale è stata osteggiata da subito con l'avvio di una serie di iniziative di contrasto, un cambio di strategie continuo: dai rifiuti zero alla petizione per il compost, alla raccolta firme per il confronto tecnico e poi, senza attendere la risposta della commissione e del Consiglio regionale alla prima richiesta, la presentazione del disegno di legge popolare in discussione oggi con una raccolta firme fondata su messaggi del tipo: "peggiorerà la qualità dell'aria che respiriamo, peggiorerà la qualità dell'acqua che beviamo, peggiorerà la qualità del suolo che coltiviamo, peggiorerà la qualità dei prodotti agricoli che mangiamo, peggiorerà la nostra salute, quella dei nostri figli e dei nostri nipoti, peggiorerà la qualità della flora e della fauna, peggiorerà la qualità del paesaggio, peggiorerà l'ambiente in cui viviamo, peggiorerà la possibilità di creare occupazione, peggiorerà la qualità della nostra immagine turistica, peggiorerà la nostra economia", penso sia una catastrofe! È un dialogo che si svolge fra sordi, giocato su una serie di elementi labili e strumentali al fine di ottenere una vittoria di tipo politico.

Credo nella buona fede di tanti cittadini che hanno sottoscritto la proposta, non credo ai sani principi degli ispiratori. È un gioco politico praticato sul filo della comunicazione anche scorretta, giocato sul filo della propaganda strumentale. Le semplificazioni e le banalizzazioni fatte dai promotori su problematiche sensibili alla popolazione sono state analizzate con estrema disinvoltura e superficialità e frutto chiaramente di strumentalizzazioni demagogiche. In effetti, nella prima audizione nelle Commissioni III e V, dove con spirito di interesse ho ascoltato i vari argomenti a sostegno della tesi proposta nella proposta di legge in oggetto - argomenti con dei giudizi fortemente negativi sulla tecnologia del pirogassificatore sotto tutti i profili: salute, emissioni ed economia -, ho ascoltato dai proponenti gli elementi che demolivano la nostra scelta e ho posto una semplice domanda, ovvero qual era il livello di conoscenza dei delegati nel Comitato promotore sulla proposta del Governo regionale per la costruzione del pirogassificatore, purtroppo, con mia notevole sorpresa, mi è stato risposto di rivolgermi ai tecnici e che la mia domanda era scorretta. A questa sono seguite altre domande, ma, a loro dire, la tesi "no al trattamento a caldo" era di ordine culturale e l'approccio era semplicemente sulla base del principio ambientale e culturale e mi hanno detto di documentarmi sulla memoria da loro depositata, dimenticandosi però il profilo pratico del problema. Infatti ogni giorno abbiamo tonnellate di rifiuti da smaltire e fra due anni avremo la discarica completamente esaurita con il serio rischio di trovare immondizia per la strada da eliminare.

Non ripeterò tutte le motivazioni che ci hanno portato alla scelta di optare per lo smaltimento dei rifiuti tramite la valorizzazione energetica degli stessi, mi limito a dire che su questa scelta abbiamo passato parecchi anni a discutere, a confrontarci anche con numerosi incontri pubblici, a capire qual era il migliore indirizzo per la Valle. Abbiamo deciso in tutta serenità e con coscienza analizzando tutte le ricadute sociali, economiche e sanitarie, con responsabilità, valutando tutti gli elementi in gioco, con i dovuti approfondimenti scientifici e tecnici, con la razionalità del buon amministratore che deve capire in quanto tempo è possibile risolvere il problema per non crearne altri, con quali criteri economici affrontarlo, cercando sempre di scegliere, anche attraverso la valorizzazione energetica, la possibilità di ottenere l'efficienza, l'economicità e l'efficacia del processo per non pesare sul cittadino con costi che sono già ora pesanti. Abbiamo cercato e proposto una fattibilità concreta, agendo nel quadro normativo europeo, nazionale e regionale. Rimando al mittente l'accusa di non sostenibilità economica del nostro progetto, poiché, oltre ad avere i costi strutturali e gestionali sul periodo considerato (20 anni) decisamente inferiori al sistema proposto dal Comitato virtuoso di ben 45 euro a tonnellata, il nostro sistema dà la garanzia di flessibilità e modularità del processo per adattarsi a quantitativi effettivamente prodotti di rifiuti, ma anche alla loro riduzione, che sarà perseguita ed attesa. Rimando al mittente l'accusa di acquisire rifiuti fuori Valle, in quanto non è presente nel capitolato di appalto.

Non abbiamo pensato sicuramente di avvelenare la nostra gente, anche i nostri figli, siamo anche noi cittadini valdostani con famiglie e attenti al rispetto dei fattori ambientali del nostro territorio di montagna, fragile e delicato, ma siamo anche solidali con i popoli che ci circondano e non vogliamo scaricare i nostri problemi sui loro territori, perché questo è praticamente impossibile. Le scorie sono ridotte al minimo: in media il 10-15 percento dei rifiuti in entrata e saranno riutilizzate nei sottofondi stradali, o comunque smaltite in discariche per inerti. Non possiamo neanche affidarci ai fantastici scenari di riduzione che sottendono la proposta di legge popolare, non supportati da dati oggettivi reali...o mistificazione della realtà...come ci vengono suggeriti dalle paure alimentate da una campagna puntellata di slogan e affermazioni costruite mettendo insieme documenti di studio generici, comunque svolti in altri contesti e non verificabili nella nostra realtà.

I vari scenari presentati sono stati presentati molto bene dai vari comitati, si possono condividere teoricamente, ma i numeri sono, come ho già detto una volta, troppo belli, fantasticamente belli, ottimisticamente belli, ma non sono per niente reali! Scenari che ipotizzano la raccolta differenziata o l'organizzazione della raccolta dell'umido o la riduzione dei rifiuti con numeri ipotizzati irrealizzabili in tempi brevi, tempi ai quali noi siamo obbligati a sottostare volenti o nolenti; numeri che razionalmente sarà impossibile ottenere se non attraverso tempi medio-lunghi con un forte impegno e lavoro culturale di convincimento sulla popolazione. Si tratta di ipotesi che, in tutte le occasioni di discussione e confronto, non ho mai sentito suffragare dai vari comitati da analisi economiche che le supportassero. Non abbiamo mai visto un'analisi dettagliata dei costi di investimento e di gestione dei vari impianti previsti.

Non mortifichiamo il notevole impegno dei cittadini favoleggiando percentuali di differenziata fantastiche! Nel corso dei vari anni tutti si sono impegnati per aumentare la raccolta differenziata: dagli enti locali ai cittadini stessi; attraverso le risorse messe a disposizione con i relativi costi a carico dei cittadini, con le energie messe in gioco, con i piani approvati con le campagne di informazione abbiamo raggiunto - permettetemi, lo dobbiamo dire e sottolineare con forza - un risultato che non sarà ancora ottimale, ma non è sicuramente un punto di arrivo. Lo dimostrano i risultati che tutte le comunità montane stanno ottenendo: aumentano le percentuali di anno in anno, introducono nuovi sistemi di raccolta porta a porta, compostiere domestiche, eccetera.

Anche noi - sembrerà strano e forse anche irrituale - siamo consapevoli dell'enorme importanza, che le scelte che vengono adottate in questa materia ricadono sulla qualità ambientale della vita dei cittadini, quindi di tutti noi. Non a caso ho impiegato il termine "ambientale": perché tutto il settore del funzionamento della raccolta dei rifiuti solidi urbani - mi riferisco alla produzione, alla riduzione, alla raccolta, alla raccolta differenziata, al trasporto, ai sistemi di smaltimento - è, a mio avviso, materia esclusivamente ambientale.

La proposta di legge n. 177 modifica la legge regionale n. 31/2007, recante: "Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti", vietando su tutto il territorio regionale gli impianti di trattamento dei rifiuti detti a caldo, quali inceneritori, termovalorizzatori, distillatori a secco o gassificatori. Siamo quindi nel campo del ciclo della produzione e smaltimento di rifiuti direttamente in materia di tutela dell'ambiente, lo possiamo anche capire dalla propaganda fatta dai promotori del referendum, ma anche dalla relazione che accompagna la legge, che sottolinea la delicatezza dell'ambiente alpino e la necessità di non intaccare gli equilibri delicati di questo ambiente. Tutti i presupposti citati del progetto sono di natura ambientale: morfologia del territorio, fattori meteo-climatici, l'inversione termica che predomina nei periodi di tempo stabile. Anche la numerosa bibliografia giurisprudenziale costituzionale ribadisce costantemente che la disciplina dei rifiuti ricade in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema.

Straordinariamente, con sorpresa, la Commissione per i procedimenti referendari ha autorizzato il progetto di legge, motivando la questione come tutela della salute ed evidenziando con l'ammissibilità della proposta di legge l'incongruenza di fondo, definita con estrema superficialità, che i rifiuti prodotti in Valle devono essere smaltiti con il raggiungimento dell'autosufficienza e l'obbligo di chiudere il ciclo in Valle attraverso il solo trattamento a freddo. Qui arriviamo ai fantastici numeri che vengono propagandati dal Comitato ValleVirtuosa: per la fattibilità del progetto di ValleVirtuosa dobbiamo comunque arrivare ad un 80 percento di differenziata, non c'è nessun problema secondo loro, ora siamo attorno al 42 percento. Questo è francamente irrealizzabile, come ho già detto, tecnicamente è escluso che in breve tempo si possano raggiungere livelli altissimi di differenziata sia sotto il profilo qualitativo, ma anche quantitativo, tali da consentire che la frazione secca o biostabilizzata possa essere smaltita in discarica, e la discarica dov'è? In tutti questi mesi non ho avuto risposta, ma neanche i cittadini sanno dov'è prevista la discarica per ammucchiare la frazione biostabilizzata. Nello schema proposto, secondo i nostri calcoli, ci sono 12.000 tonnellate annue da smaltire in discarica. Quali sono i vantaggi eventuali? La discarica non è priva di controindicazioni ambientali? Tutela la salute una discarica di materiali derivanti dal trattamento meccanico biologico (percolato, ammoniaca, acido solfidrico, odori, esalazioni e non solo)? Abbiamo sentito il professor Gilli, che ha confermato con una slide del professor Valerio, esperto indicato dai proponenti della legge, che il TMB ha i fattori di emissioni nei vari componenti simili ai trattamenti termici dei rifiuti, mentre le discariche sono decisamente più pericolose.

Allo stato attuale il settore dell'incenerimento rappresenta uno dei temi maggiormente analizzati e passati al vaglio dal punto di vista tecnico-scientifico, questo ha portato ad un'approfondita conoscenza dei vari aspetti non solo tecnologici, ma anche ambientali e di salute pubblica legati alla gestione dei rifiuti solidi urbani. L'importanza della tematica ha portato alla messa in atto di studi epidemiologici in diverse aree interessate da emissioni di impianti di incenerimento, ma anche qui dobbiamo essere obiettivi, non propagandare maree di dati senza dare la corretta interpretazione. Gli impianti di incenerimento sono stati oggetto di apposite normative che si sono succedute nel corso degli ultimi trenta anni e che contengono limiti di emissioni per una serie di inquinanti, che progressivamente sono risultati sempre più restrittivi in considerazione soprattutto dell'evoluzione tecnologica. Parlo di emissioni con abbattimenti dal 90 al 99,9 percento dei limiti di legge: diossine, furani, polveri totali e quant'altro, che raggiungono emissioni che sono considerate infinitesimali e impercettibili. Nel corso delle varie audizioni dai vari esperti dei comitati, però ho sempre sentito citare studi epidemiologici su impianti e situazioni obsolete e vecchie. Anche il professor Valerio, nel tentativo caloroso di sostenere la tesi del TMB, ha presentato una slide poco trasparente - per questo subito ripreso dal Presidente della III Commissione -, che confrontava i valori di emissione dell'inceneritore di Vienna, di vecchia generazione, con un impianto generico di TMB. I rischi per la salute sono chiaramente correlati con il carico inquinante, quindi possono variare in maniera consistente fra vecchi e nuovi impianti. Recentemente sono state pubblicate le relazioni conclusive di un importante progetto di ricerca, "Moniter Emilia Romagna", sugli otto inceneritori presenti, da cui emerge che non esistono associazioni né per le patologie tumorali, né per la mortalità in generale. Dal workshop dell'Organizzazione mondiale della sanità sul problema dei rifiuti, si sottolinea che la maggior parte degli studi pubblicati si riferisce a vecchi impianti e che negli studi non vengono considerati i possibili fattori di confondimento, la presenza di altre sorgenti industriali, la distanza dalla sorgente, la definizione delle aree oggetto di indagine con i modelli di ricaduta. Si sottolinea che con i nuovi impianti si hanno difficoltà a valutare gli effetti viste le basse concentrazioni che vengono a determinarsi a livello di esposizione. Anche l'Associazione italiana di epidemiologia afferma che il trattamento dei rifiuti mediante incenerimento, basato sulle migliori tecnologie disponibili, non depone per un incremento di rischio per la salute umana. Lo stesso Ministero della salute sostiene che i termovalorizzatori progettati e gestiti correttamente sono ritenuti compatibili con gli aspetti igienico-sanitari e la stessa Comunità europea, ribadendo la gerarchia dei rifiuti: riduzione dei rifiuti, riutilizzo e riciclaggio, la indica come forma di recupero energetico migliore e preferibile al conferimento in discarica, che sarà ancora presente se utilizzeremo il TMB. Il professor Gilli ha presentato una serie di dati di emissioni, che risultano in moltissimi casi quasi presenti in traccia e di indicatori epidemiologici che dimostrano che la pericolosità fra il TMB e i trattamenti a caldo sono simili; tradotto: le cause principali per i tumori non sono da ricercarsi in queste situazioni ma, come sappiamo dai dati presentati, dal fumo di sigaretta, dall'alimentazione, dallo stile di vita.

In conclusione, il percorso decisionale seguito non è stato breve, né si sono escluse altre alternative, ma la scelta finale che ci è parsa più consona alla nostra realtà è stata verificata in ogni aspetto sociale, ambientale, sanitario ed economico. Abbiamo evitato con questa opzione percorsi che possono mettere la nostra regione in situazione di emergenza rifiuti, scelta di responsabilità che non vuole essere dipendente da soggetti o da fattori esterni. Non vogliamo allontanare da noi il problema e trasferirlo da altre parti, dobbiamo avere la forza di saper guardare sopra le nostre spalle, saper intuire quello che ci potrà essere nel futuro. Occorre avere più oggettività nell'analisi, vi sono dei limiti da superare, nel senso di proiettarsi pienamente oltre ad approcci legati a pur legittimi interessi, ma bisogna sempre portarsi tutti all'altezza dei temi da sciogliere e delle scelte da operare. Siamo determinati a portare a buon fine tutte le azioni di riduzione e di differenziazione dei rifiuti possibili e a chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti con la realizzazione del nostro progetto ed è per questi motivi che siamo contrari ad una legge che impedisca il trattamento a caldo su tutto il nostro territorio regionale. Grazie.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel.

Donzel (PD) - Grazie Presidente.

Cercherò di essere sintetico, perché l'ampia relazione della collega Morelli, nella quale pienamente ci ritroviamo, ha tracciato il quadro della situazione. Intanto vorrei ricordare a tutti che visto che sono state messe in discussione le capacità di alcuni proponenti di questa proposta di legge...il Consigliere Prola ricordava: "ho fatto loro delle domande e non mi sapevano rispondere sul progetto di maggioranza", è chiaro che erano venuti lì a sostenere un altro progetto e non il progetto di maggioranza. Vorrei ricordare che anche la maggioranza non è che abbia le idee tanto chiare visto che nel 2008 sosteneva un termovalorizzatore e nel tempo ha cambiato idea.

Ricordo che il primo intervento che facemmo come PD in quest'aula nel 2008 riguardava una richiesta precisa su che fine avrebbe fatto la discarica applicandole la tecnica del Landfill mining, ossia la completa rimozione della vecchia discarica. Per fortuna, nel tempo si è cambiato idea, la discarica è rimasta al suo posto, dovrà essere accudita e controllata, ma nessuno si sogna più di bruciarla come proponeva invece la maggioranza. Vi sono quindi dei cittadini che si mobilitano e hanno anche qualche ragione a chiedere conto di chi prima voleva fare una scelta e poi ne vuole fare un'altra.

Vista l'impossibilità di realizzare l'opera, perché di questo parliamo, si è deciso di percorrere un'altra strada. Vorrei citare una nota del Comitato Rifiuti Zero del 5 giugno 2009, in cui si diceva: "Il Comitato Rifiuti Zero accoglie con entusiasmo la svolta ecologista che sta avvenendo in Regione - quindi c'è stata anche una percezione positiva da parte della popolazione quando si è deciso di rinunciare al grande termovalorizzatore che bruciava la discarica - dopo il cambio di rotta sull'inceneritore, il Presidente Augusto Rollandin ha dichiarato, in occasione della Fiera di Rigenergia, di "voler trasformare la Valle in laboratorio alpino sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, in grado di sviluppare un modello esportabile e applicabile in altre realtà simili alla nostra"". Si era detto quindi che quell'esperienza non andava più bene. È normale allora che si modifichino le proprie opinioni rispetto a certe situazioni, fino a che si è arrivati ad un'idea: quella che ha poi portato alla pirogassificazione, che ricordo sempre è frutto di una delibera, che vede al primo punto la riduzione del rifiuto, al secondo punto la raccolta differenziata e al terzo punto sostituisce la parola "pirogassificatore" con le parole "valorizzazione energetica". Questo concetto è stato poi messo alla prova da una serie di situazioni: intanto è stata presentata una petizione in cui si chiedeva di creare dei centri di compostaggio regionale - fra l'altro, la petizione è stata accompagnata da una risoluzione a firma PD e ALPE - per il trattenimento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, in alternativa alla creazione di vari centri di compostaggio collettivo. Questo rientrava perfettamente nella delibera approvata dall'Amministrazione regionale, perché è prevista la raccolta differenziata, tant'è che adesso c'è un affanno di tutti i Comuni che rincorrono compostiera domestica, eccetera, tutti sono in affannosa rincorsa sulla strada della differenziata e anche del compostaggio. Ad esempio, il Comune di Aosta vuole creare dei centri di raccolta del compost, ovviamente non è ancora diffusa ad ogni singolo cittadino, sono dei percorsi, ma la strada indicata è quella. L'Amministrazione regionale ha respinto la petizione e ha fatto un'opzione che non era quella di andare verso una soluzione di compostaggio diffusa sul territorio. È stato poi presentato nel 2010 un emendamento del Partito Democratico, in cui si chiedeva di spostare 550.000 euro, giacenti inerti nel bilancio sulla voce che riguardava l'aeroporto, sulla raccolta differenziata, che incontrava non poche difficoltà ad applicarsi sul nostro territorio. Sia l'emendamento presentato nel 2010, sia l'emendamento del 2011 sono stati bocciati dal Governo regionale, dalla maggioranza regionale e noi sappiamo come sono stati utilizzati poi i soldi sull'aeroporto, ossia non sono stati utilizzati, perché l'aeroporto non ha nessuna gestione che renda necessari quei soldi, tant'è che la stessa maggioranza poi li ha spostati in variazione di bilancio su altre voci, ma non sulla raccolta differenziata, cosa che in qualche modo avevamo condiviso insieme.

Si è poi arrivati ad una petizione con 11.000 firme che ha chiesto un confronto di tipo scientifico fra la soluzione del trattamento a freddo e una soluzione di valorizzazione energetica; tutti abbiamo votato "sì" al confronto, lo scontro fra maggioranza e minoranza è stato unicamente sulla questione della moratoria. Siamo ancora in attesa di questo confronto scientifico, tant'è che, in allegato alla legge da approvare oggi, sono stati messi vecchi documenti che fanno riferimento ai pareri espressi a suo tempo dal CPEL, addirittura documenti precedenti il 2008, in cui si faceva riferimento ad un confronto scientifico fra due realtà che non hanno nulla a che vedere con la proposta messa in campo oggi. Naturalmente si è cercato di mistificare questo con un confronto fatto in commissione fra esperti, che nulla ha a che vedere con il confronto che è stato votato invece da tale aula e che nessuno ha mai ottenuto.

Alla luce di queste cose, capirete che fa un po' specie dire che la maggioranza ha coerentemente camminato su una strada: ha fatto le sue valutazioni politiche che noi rispettiamo, quella della maggioranza è una scelta legittima, non lo mettiamo in dubbio, ma che non ci sia stato qualche slalom anche da parte sua in questo percorso è un po' difficile crederlo, perché dal termovalorizzatore che bruciava una discarica al pirogassificatore di adesso, sostenuto da tutto un apparato di raccolta differenziata, eccetera, fino ad arrivare alla soluzione del termovalorizzatore da 59.500 tonnellate un po' ce ne passa!

Una delle grandi teorie che è stata sostenuta è stata quella di dire: "noi abbiamo presentato un progetto...", ossia immaginate il cittadino medio cosa sente: "noi in maggioranza abbiamo presentato un progetto, sono gli altri, sono i cittadini che non ci hanno presentato un progetto alternativo!". Anche questa cosa è un po' curiosa, i cittadini hanno chiesto che tale progetto alternativo fosse costruito attraverso un confronto, confronto che è stato negato. Per scrupolo mio, ho riscontrato - qui mi rivolgo al collega Prola, che continua ad insistere che non esistono calcoli alternativi - che un esperto di quelli invitati in commissione ha formulato delle ipotesi alternative assolutamente interessanti sul fatto che sia possibile immaginare una soluzione con il trattamento a freddo, che non è più onerosa di quella proposta dalla maggioranza, anzi è assolutamente realizzabile e, secondo i dati forniti da Enzo Favoino, è un costo, calcolato sulla base del progetto regionale, che ammonta nell'arco di 20 anni a 164 euro a tonnellata annua. Non sono un esperto, cito i dati di esperti, però vorrei anche chiarire che quei cittadini che spesso vengono chiamati come persone non informate dei fatti citano anche loro degli esperti esattamente come fa la maggioranza, quindi non è che parlano a titolo personale.

Nella versione del trattamento a freddo questi costi possono essere ridotti di addirittura 40-50 euro, quindi questo è un dato oggettivo, poi naturalmente la maggioranza è libera di dire che è più semplice raccogliere tutto l'indifferenziato e buttarlo nel gassificatore, che è sicuramente più impegnativo convincere i cittadini a fare un percorso virtuoso, che c'è sicuramente un grosso lavoro da fare; ma qual è il vantaggio? Che questo sforzo che faranno i cittadini, se la raccolta differenziata sarà fatta bene e se verranno fatte tutte le operazioni corrette, si trasformerà nella possibilità di avere delle tariffe più basse, invece con questo meccanismo sappiamo che la tariffa non potrà diminuire, perché il costo è stabilito a monte. Noi, quindi, andiamo verso un impegno di spesa che, calcolato a tonnellata, è molto elevato, con il rischio di dover alimentare questa macchina, la quale ha una flessibilità che, secondo i dati che abbiamo visto, potrebbe oscillare da più di 30.000 tonnellate fino alle 59.500 tonnellate, quando abbiamo la possibilità, come Valle d'Aosta, di avere un residuo al di sotto delle 25.000 tonnellate, che sarebbe un obiettivo molto virtuoso da cui partire con un ragionamento di gestione totalmente a freddo della nostra dimensione locale. Anche sui costi quindi esistono dei calcoli alternativi che hanno la stessa dignità di quelli della maggioranza, perché non abbiamo visto nessun confronto scientifico delle due ipotesi.

Vi è poi un'altra cosa che è stata messa fortemente in discussione. Abbiamo partecipato tutti alle interessanti audizioni effettuate congiuntamente nelle Commissioni III e V, ovviamente ognuno di noi ha dato la sua legittima interpretazione e io non mi permetto di dire che quello che hanno sentito i colleghi di maggioranza non sia vero: dico che è quello che hanno sentito loro e che hanno interpretato correttamente loro. Mi permetto di dire che io ho avuto una percezione diversa da quegli incontri: tutti questi esperti sono stati sempre attenti a dire una cosa che ho ritrovato anche nella relazione della collega Morelli, poi ribadita dall'Assessore Lanièce: non vi sono evidenze scientifiche di danni procurati da determinate strumentazioni, ma attenti perché spesso mancano studi epidemiologici. Intendiamoci, se non c'è l'evidenza scientifica, non è perché c'è uno studio che ci fa stare tranquilli che tanto non succede nulla, ma è perché mancano gli studi, tant'è che io so che la maggioranza ed altri sono andati ad un convegno a Bolzano sul tema dell'incenerimento e qualità dell'aria, ho ricevuto alcuni dati di questo convegno...e il professor Pietro Giusti ha detto: "Quando una sostanza esogena entra in un sistema biologico, può avere tre effetti: nullo, buono, cattivo; cattivo naturalmente se ha effetto tossico. La tossicità è una scienza giovane, quindi non è possibile avere questa assoluta rilevanza scientifica che fa dire a qualcuno: "guardate che qua non succede niente, dormite sonni tranquilli"". Qui non si può né gridare allarmismi, ma non si può dire: "dormite sonni tranquilli", perché gli esperti dicono che non vi sono studi. Pietro Giusti aggiunge: "È essenziale che la tossicologia sia una evidence based toxicology, cioè una scienza basata su prove robuste, quindi vanno definite le sorgenti delle informazioni, la qualità degli studi deve essere pesata, il numero di studi preso in esame deve essere il più alto possibile. Questo percorso per la tossicologia non è mai stato intrapreso e si rende necessario cominciarlo questo 2011".

Io allora dico: nessuno sa esattamente cosa accade in situazioni che creano condizioni di emissione, non di inquinamento, ma di emissione e che emissione ci sia lo conferma il dottor Agnesod, che, quando è stato audito per la prima petizione che è stata sottoposta, diceva che in prima approssimazione, di fronte ad un impianto che emette delle sostanze, si ragiona così - poi è chiaro che ci vorranno maggiori accuratezze, ma come primo sgrossamento del problema...-: se uno brucia 100, emette A, se uno brucia 50, emette A2, ossia emette; allora se io metto 50.000 tonnellate nel pirogassificatore, non è che non emetto niente, emetto poco, come dicono i colleghi, e su questo siamo d'accordo, ma si emette. Di tali emissioni non esiste oggi nessuno studio al mondo in grado di dire se siano dannose, oppure no, quindi non sto facendo allarmismo, non ho parlato di tumori: sto dicendo che questi sono i dati di rilevanza scientifica. Normalmente esiste anche un principio riconosciuto nel Trattato europeo, ripreso dall'ordinamento legislativo italiano, che si chiama principio di precauzione: è il principio generale del diritto comunitario che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la salute pubblica, per la sicurezza, per l'ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici. Questo vuol dire che nel dubbio, quando uno non sa, è meglio essere dalla parte del principio di precauzione, quindi da parte nostra non abbiamo quella certezza che magari alcuni di voi hanno acquisito. Noi in questo percorso interessantissimo, anche sentendo molte voci autorevoli, ci siamo fatti venire qualche dubbio, dubbio che ha fatto sì che moltissimi cittadini valdostani...in 11.000 hanno firmato una petizione che chiedeva un confronto scientifico che non c'è stato, in quasi 8.000 hanno chiesto di fermare questo processo affinché vi fosse qualche chiarezza in più.

Devo dire che in una certa fase c'è stato anche qualcuno che ha dato qualche segnale di attenzione, perché arriverò all'ultimo punto del ragionamento che voglio portare avanti, ma vorrei ricordare che a settembre - leggo da un'ANSA del mio collega La Torre - si diceva: "Noi ci rimettiamo alla volontà dei cittadini che saranno chiamati ad esprimersi, certo è che si poteva realizzare un impianto di smaltimento a costi sicuramente inferiori"; questa è un'ANSA e non è la minoranza che parla ed è virgolettato quello che ho letto! Vuol dire allora che ci sono dei ragionamenti che rivestono una caratteristica che arriva al ragionamento economico: la macchina è troppo grande, ha dei costi elevati di gestione nel corso degli anni che ricadranno sui singoli cittadini. Ai cittadini bisogna dire: "guardate, con questo meccanismo avrete dei costi elevati, potete magari immaginare di avere dei costi più bassi certamente facendo uno sforzo". Per abbattere i costi, ci vuole del lavoro e quindi la differenziata è un impegno che i cittadini si devono prendere. Fare il compostaggio domestico vuol dire fare un'attività lavorativa, lo riconosciamo che è un impegno, una fatica. Mi ricordo un vecchio intervento del collega Tibaldi, che diceva: "è più semplice percorrere quella strada che porta alla gestione attraverso la valorizzazione energetica, ne sono convinto, ma sono anche convinto che ai cittadini, in una fase di difficoltà economica, di fatica che stiamo vivendo, si può chiedere di attivarsi, di fare lo sforzo di differenziare, di fare compostaggio, di avere recupero di materia e di abbattere per loro i costi finali delle tariffe"; questa è la sfida. Se la differenziata non è di qualità, è chiaro che costa tantissimo, perché io differenzio e poi butto tutto nel mucchio; se la differenziata è di qualità, vuol dire che la persona ha lavato il piatto di plastica, ha curato la bottiglia che non abbia pezzi di carta, ha fatto un lavoro e questo lavoro è premiato da una tariffa più bassa. Guardate che questa cosa interessa soprattutto le fasce più deboli, quelli che non potranno pagare tasse altissime di rifiuti negli anni a venire; forse sono quelle meno formate in questo momento anche culturalmente rispetto al mondo faticoso della raccolta differenziata, ma sono quelle che possono capire un discorso economico e possono gradualmente andare in tale direzione, sennò che senso hanno le feste ecologiche dell'Assessore all'ambiente, che cerca di promuovere fra i bambini questa nuova cultura? Facciamo differenziare tutto, per poi riammucchiare tutto nel gassificatore? Mi sembra un'operazione senza senso, mi pare più sensato fare un grosso lavoro di recupero reale della materia, senza che andiamo ad illudere i nostri ragazzini dicendo: "facciamo bene la differenziata, quando poi abbiamo in mente di fare un grosso pirogassificatore".

Infine c'è un passaggio non indifferente: nell'ordinamento legislativo valdostano è stato previsto questo strumento straordinario, la legge di proposta popolare, che può eventualmente portare ad un referendum nel caso in cui il Consiglio regionale non ne recepisca i principi. So che è un dibattito aperto anche a livello nazionale, tale confronto fra la democrazia rappresentativa e una democrazia che apre a forme di partecipazione...non dico che arrivi a vere e proprie forme di democrazia deliberativa e partecipativa, però questo è uno strumento importante che abbiamo visto funzionare molto bene nel nostro Paese in un momento di crisi anche della politica e dei partiti. Nel caso dell'energia nucleare il risultato è stato straordinario, dei cittadini che sono completamente disamorati dei partiti tutti, compreso quello in cui milito io, di fronte ad un referendum importante come quello sull'acqua pubblica, sull'energia nucleare, hanno dato segno di una grandissima partecipazione, fino a pochi mesi prima nessun esperto di sondaggi avrebbe immaginato una sensibilità civica di quel tipo fra i cittadini italiani. Allora vuol dire che la politica deve anche interrogarsi e capire se queste forme di partecipazione sono forme che deve reprimere, ossia dire: "ma non state a raccogliere queste firme che ci date solo fastidio". Noi abbiamo avuto un mandato dagli elettori e io mi chiedo: qual era il mandato degli elettori del 2008? La parola "pirogassificatore" non c'è in nessun programma di partito del 2008, è una cosa che giustamente gli eletti hanno maturato all'interno di un percorso. Se durante questi cinque anni dei cittadini maturano delle idee alternative, la politica ha il dovere di confrontarsi con loro, di ascoltarli, oppure no? Secondo me, sì, perché questo è un modo importante di interloquire con i cittadini, di non dirgli: "tornatene a casa, non rompere le scatole!". No, noi siamo interessati a trovare un punto di incontro, a cercare delle strade in cui si incrocino tali percorsi. È possibile per la politica trovare delle mediazioni, oppure no? Questa è la sfida di un nuovo modo di fare politica. Allora a me dà l'impressione che tali pratiche delle petizioni, eccetera, vengano viste con una sensazione di fastidio: "ma come, noi stiamo lavorando bene e i cittadini la pensano in modo diverso!". È invece abbastanza normale che questo possa accadere, non è normale che la politica, in un momento di alta partecipazione della comunità valdostana, non la "agganci", non dia la possibilità a tale partecipazione di essere valorizzata nell'aula del Consiglio attraverso una proposta anche del Consiglio regionale, una proposta che sia emendativa, che modifichi, che dia la possibilità di intercettare alcune esigenze provenienti dai cittadini, che poi saranno liberi di decidere se i principi sono accolti, oppure no. Vi è stato invece un ribadire all'infinito: "noi lavoriamo bene, noi abbiamo fatto tutto bene", ma non è in questione se uno ha lavorato bene o meno: è in questione che è nata una spinta popolare forte che, secondo me, aveva delle profonde ragioni per essere recepita e ascoltata. È in questo senso che dobbiamo recuperare anche un ruolo diverso della politica nel rapporto con i cittadini, non può essere che l'incontro avviene unicamente una volta ogni cinque anni e da lì in avanti c'è un mandato; ci sono dei momenti in cui si intrecciano dei percorsi anche popolari, perché così è caratterizzata la vita della democrazia in Italia da sempre e sarebbe importante che la Valle d'Aosta, che si è data questo strumento importante, che è il referendum, valorizzasse appieno l'esigenza di partecipazione dei cittadini. Se poi non ci sarà la capacità di quest'aula di trovare l'incontro con i cittadini, è chiaro che il referendum resta l'unica strada da percorrere, ma io personalmente lo vivo come una mancanza da parte del Consiglio di recepire un forte appello proveniente dal nostro territorio; per cui, alla luce di queste ragioni, che hanno cercato di argomentare come nel tempo non sia cambiata una posizione, ma siano cambiate tante posizioni, come nel tempo tale situazione e tale dibattito si siano evoluti, c'era tutto lo spazio affinché questa cosa non si fermasse, affinché continuasse questa evoluzione. Qualcuno ha deciso che è arrivato il momento di mettere un punto fermo, è legittimo; io avrei messo un punto fermo accogliendo anche le sollecitazioni provenienti dai cittadini.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (PdL) - Grazie Presidente.

Io sono fra coloro che sono convinti del fatto che oggi sia necessario stabilire un punto fermo, per mutuare l'ultima frase che ha citato il collega Donzel e per cominciare un ragionamento su questa materia. Sono di questo avviso perché credo che non solo il Consiglio regionale, ma anche la III Commissione abbia dedicato ampio spazio, ampie risorse e ampi approfondimenti a tali argomenti, proprio perché si tratta di argomenti di importanza fondamentale non solo nel ristretto campo della gestione dei rifiuti nella nostra regione, ma soprattutto per quanto riguarda i risvolti che tale gestione può avere sull'ambiente e sulla salute umana.

Partendo da queste premesse, guardando anche le premesse contenute nella relazione introduttiva di tale proposta di legge di iniziativa popolare, è naturale che non si possa non condividere il fatto che il nostro territorio ha un grande interesse paesaggistico e naturalistico, come si legge fra le righe della stessa relazione, che nella piana del capoluogo regionale ci sia una concentrazione abitativa e quindi una pressione antropica che è condizionante - ed è condizionata anche dal traffico veicolare e dagli impianti di riscaldamento e dalle emissioni esistenti in quest'area - che i fattori meteo-climatici e l'inversione termica siano caratterizzanti della nostra climatologia alpina e che tutto questo sia in stretta connessione con i rifiuti, il consumismo che sta a monte della produzione di rifiuti, oltre naturalmente a tutto il sistema di gestione dei rifiuti che comporta un sistema di costi che non vanno trascurati. Alla luce di questo, è anche comprensibile che, proponendosi così di fronte agli elettori, ai cittadini, al popolo con un messaggio che va a toccare le nostre corde emotive riguardanti la tutela della salute, il rispetto dell'ambiente, l'evitare di creare delle violenze o dei deturpamenti sull'ambiente o dei nocumenti sulla nostra salute, sulla vita dei cittadini, una presentazione di questo tipo raccolga il consenso e la firma di chiunque. Non è che questi temi siano stati ignorati o sottovalutati dai Commissari e dai Consiglieri della maggioranza, penso che questa sia stata la costante comune, il presupposto comune che più volte è stato condiviso da tutti. Non è che in quest'aula da una parte ci sono i buoni, che hanno a cuore il bene dei valdostani sotto il profilo della salute, del territorio e del suo ambiente e, dall'altra parte, i cattivi che vogliono farsi del male, oltre che fare del male alla gente. Questa è una visione semplicistica, ma soprattutto strumentale e demagogica che viene messa in campo da chi ha pochi argomenti.

Devo dire - lo dico con il massimo rispetto nei confronti della collega Morelli, che stimo e rispetto moltissimo - che mi aspettavo qualche argomentazione più sostanziosa da parte sua, anche perché ci ha proposto una mera cronistoria degli interventi degli esperti che sono stati fatti in commissione, ma non è stato aggiunto nulla di politicamente o scientificamente importante, ossia qualche motivazione più profonda da parte sua o da chi sostiene questa proposta me l'aspettavo. Come mi aspettavo qualche argomentazione ad adiuvandum da parte del collega Donzel, che ha iniziato con una sorta di lezione di coerenza nei confronti della maggioranza, dimenticandosi però che ha compiuto un'inversione ad "u", lui e il suo partito, perché io ricordo già solo che la delibera del Consiglio regionale che ha dato l'input di indirizzo per individuare un sistema sperimentale innovativo e moderno di trattamento finale dei rifiuti in Valle d'Aosta è stata approvata da 30 consiglieri su 35, di conseguenza anche dai tre Consiglieri del Partito Democratico. Ricordo che la collega Fontana, che ci ha accompagnato in diversi viaggi come III Commissione presso gli impianti di trattamento a caldo, mostrava una partecipazione interessata e un interesse positivo nei confronti degli impianti che abbiamo visto a Bolzano, ad Arezzo e soprattutto a Roma e nei confronti dei ragionamenti scientifici e gestionali che supportano le modalità di gestione di tali impianti. Sinceramente, collega Donzel, sono legittimi i cambiamenti di rotta, non è che bisogna essere inchiodati vita natural durante alla propria idea, ma lanciare strali dal pulpito del PD e cercare di dare lezioni di coerenza mi sembra eccessivo, perché, se dapprima la maggioranza della quale non facevamo parte aveva un'impostazione orientata ad un termovalorizzatore e poi ha corretto il tiro andando su un pirogassificatore, è comunque rimasta una scelta nell'alveo degli impianti di trattamento a caldo, di conseguenza si tratta di un perfezionamento che va nell'ottica del guardare ad un impianto che sia più moderno, più affidabile, monitorabile, più adeguato alle dimensioni antropiche e territoriali della nostra regione e sicuramente anche che dia maggiori garanzie sotto il profilo della tutela ambientale e della salute.

Prendiamo atto che c'è stata un'inversione di tendenza, forse perché attirati dalla previsione della consultazione referendaria, che lei, da quanto ho capito, dà già per scontata; di conseguenza, lei sta inseguendo un sogno che qualcuno ha coltivato fin dall'inizio e il suo partito lo insegue in corso d'opera, un po' come "All'inseguimento della pietra verde", un famoso film con gli attori Michael Douglas e Kathleen Turner, che è rimasto nella memoria di molti. Credo che qui si debba ragionare sulla base di esigenze che il nostro territorio oggi sta manifestando, una discarica che è ormai in fase di esaurimento, una discarica che non ha più la capacità di assorbire e contenere la produzione di rifiuti che vengono annualmente stoccati, a prescindere dalla quota differenziata e dai trattamenti speciali che ci sono per altre categorie di rifiuti.

Qualcuno ha citato 600 chili di rifiuti ogni anno, sono una bella quantità pro capite in un'epoca consumistica come questa nonostante la crisi, dettata anche da ragioni sanitarie, ossia gli involucri dei nostri alimenti, o dei prodotti che andiamo ad acquistare al supermercato, o di qualunque bene che compriamo per le nostre esigenze primarie o voluttuarie quotidiane hanno un sistema di confezionamento dettato anche da regole che arrivano non solo da un modus vivendi che è igienicamente più corretto, ma soprattutto da direttive europee che vanno nell'indirizzo di darci delle regole comuni che tengono in considerazione anche questi fattori di prevenzione. Parlare oggi di riduzione dei rifiuti mi sembra un po' utopistico, anche se è il primo dei canoni delle direttive che più volte l'Assessore Zublena cita, perché, a parte voler mettere una premessa di buone intenzioni, di fatto è difficilmente realizzabile. Dobbiamo però pensare a come smaltire queste 40-50.000 tonnellate che sono indifferenziate, che non possono essere cancellate con un colpo di bacchetta magica, che non sono quei dati che diceva la collega Morelli: 25.000 tonnellate residue, perché quelle 25.000 tonnellate residue sono ipotesi fantastiche che lei ci ha già proposto in commissione, ipotesi fondate sulla fantasia, ma non suffragate dalla realtà! Per arrivare a questo dato numerico, lei ipotizza: "se succede quello...", "se si verifica quella condizione...", "se la differenziata raggiunge questi livelli...", "se", "se", "se"...ossia abbiamo 25.000 tonnellate, di conseguenza le 25.000 tonnellate non giustificano l'impianto di trattamento a caldo. In questo modo lei ignora tutti i "se" che ha messo a monte del suo ragionamento. Questi "se" oggi vuol dire che sono ipotetici, che non sono presupposti esistenti, di conseguenza non si può ragionare sui "se" e sui "ma", bisogna ragionare sui dati di fatto, che sono ben distanti dai numeri che lei ci ha proposto sia in commissione, sia oggi in Consiglio.

Lo stesso vale per certe affermazioni che vengono fatte sulle emissioni inquinanti; sicuramente il cammino di un termovalorizzatore o di un pirogassificatore costituisce un punto che inquina, questo nessuno lo nega, a partire dall'ARPA che ce lo ha più volte ricordato, ma poi è normale che, se c'è un tubo che fuma...quei fumi non penso che immettano in atmosfera dell'aria respirabile, però, primo: ci sono i sistemi di filtraggio oggi come oggi su questi camini che fumano - di cui si è parlato in maniera molto specifica a Bolzano (ha partecipato anche la collega Fontana), dove abbiamo appreso che questi sistemi oggi permettono la captazione del 99,9 percento delle particelle inquinanti -; secondo: sappiamo che anche le marmitte delle auto sono inquinanti, come pure i camini dei condomini, addirittura di quei condomini che bruciano nafta o combustibili pesanti e che immettono nell'aria delle schifezze mostruose! Non possiamo allora continuare a criminalizzare un camino, che, se un domani verrà realizzato, sarà sicuramente il camino più monitorato della Valle d'Aosta, come già accade in altre regioni, perché avrà addosso le attenzioni non solo dei 125.000 abitanti, ma soprattutto degli organi preposti alla salvaguardia della nostra salute e del nostro ambiente. Dimentichiamo poi tutte le altre fonti di emissioni inquinanti che comunque cubano, perché le maggiori zone di inquinamento si registrano proprio lungo le fasce autostradali, lungo le altre arterie di traffico. Tutti quanti siamo testimoni della battaglia contraria che è stata fatta da un partito o da un movimento in merito alla costruzione dell'autostrada del Monte Bianco, una battaglia che indicava già allora la debolezza delle motivazioni che la sosteneva e che oggi invece dimostra in maniera inconfutabile che menomale che c'è l'autostrada, la quale fa sì che Aosta e la piana circostante siano meno inquinate; questo non lo dico io, ma lo dice l'ARPA con le sue numerose rilevazioni, perché gran parte del traffico soprattutto pesante viene decentrato e allontanato dalle zone antropizzate con un buon recupero anche a livello sanitario di salute dei cittadini e questo non dispiace a nessuno.

Mi è parso di cogliere da parte dei presentatori della legge di iniziativa popolare un cambio di strategia. Inizialmente l'obiettivo ambiente era imperante: "inizialmente" vuol dire in quel momento in cui serviva la massa critica per raccogliere le firme e il consenso, poi - ne siamo testimoni soprattutto noi Commissari della III Commissione - l'argomentazione si è spostata sul piano della riduzione dei rifiuti e del recupero di materia. Questo sta a dimostrare che, quando si tratta di colpire la sensibilità del cittadino, che è inerme e non ha tutti gli strumenti per valutare in maniera consapevole ciò che gli si sta proponendo, si utilizza l'argomento emozionale, il colpo di impatto; quando invece si va ad un tavolo più tecnico, senza voler considerare noi - io per primo - dei tecnici esperti in materia, ma con qualche elemento in più dopo tutti questi anni di valutazioni e di lezioni - anche se siamo stati tacciati di ignoranza nel corso di qualche riunione con gli esperti di ValleVirtuosa -, si nota da parte dei proponenti la legge questo slittamento, questo switch su argomenti che sembrano essere più tecnici...e disponibili ad una forma di confronto, ossia che aprono il campo a quel confronto che c'è stato fra esperti veri e propri, che la III Commissione ha audito nelle ultime riunioni. Anche qui mi sembra che la buona fede abbia lasciato spazio al tatticismo, per carità, lecito - non sono qua a criminalizzare nessuno, come qualcuno invece criminalizza gli impianti a trattamento a caldo -, però tatticismo che è funzionale ad un discorso che è ormai proiettato sul confronto referendario, piuttosto che su un'analisi profonda e oggettiva delle scelte da intraprendere in questa materia.

Mi chiedo se le altre Regioni, che hanno già costruito termovalorizzatori o sistemi di trattamento a caldo, siano amministrate da personaggi che trascurano completamente - di destra, di centro o di sinistra - gli aspetti salutari e ambientali dei loro territorio. Non credo sia così, altrimenti sarebbero già stati incriminati, penso, ad esempio, a Bolzano, che è una realtà simile alla nostra e che ne sta facendo un secondo. Vedevo l'altro giorno in televisione un servizio, a Gerbido, vicino a Torino, stanno costruendo un termovalorizzatore di grandi proporzioni, ma non lo fanno per il gusto di avvelenare i torinesi o gli abitanti della cintura: lo fanno perché è una necessità imprescindibile, perché il sistema delle discariche è ormai desueto, anzi addirittura è stato detto che è più inquinante del termovalorizzatore nei primi due anni di esistenza della discarica! Qui o siamo progressisti, collega Donzel, o siamo conservatori: credo che il progresso abbia informato e ispirato tutto il cammino dell'umanità e in questo senso ci sentiamo più progressisti di lei, perché guardiamo al progresso umano e scientifico nel rispetto della salute e dell'ambiente.

Se poi la battaglia vuole essere impostata sul referendum, la cosa - personalmente, ma credo anche come maggioranza - non ci spaventa; ogni legislatura che si rispetti ha il suo referendum, la scorsa legislatura ci fu una battaglia sull'ospedale che ebbe un suo esito, in questa legislatura ci sarà una battaglia sul sistema di trattamento a caldo che avrà un suo esito. Ben venga il pronunciamento dei cittadini non solo sulla base di una sottoscrizione di un'iniziativa popolare, ma anche sulla base di una consultazione totale, una chiamata alle urne su questo argomento che deve essere loro rappresentato, però nell'insieme degli aspetti positivi e negativi. D'altro canto, quali sono le alternative? Non penso che un'alternativa sia lo scenario napoletano, dove c'è un termovalorizzatore, quello di Acerra, che per funzionare deve essere addirittura presidiato dal Battaglione San Marco, altrimenti non funzionerebbe! Ma lì ci sono altri interessi che prescindono dalla salute e dall'ambiente, lì ci sono interessi camorristici, ma quello napoletano non è un buon esempio, anche perché siamo andati ai disonori della cronaca mondiale per quello che è successo qualche tempo fa.

Dobbiamo tener presente anche i costi della gestione dei rifiuti, perché il sistema dei costi in questi anni è cresciuto per i cittadini, che stanno differenziando sempre di più, ma stanno pagando sempre di più; di conseguenza, i cittadini sono sensibili sia alla salute e all'ambiente, sia al portafoglio e anche questo aspetto non può essere minimizzato. Non dico che la salute sia secondaria al portafoglio; la salute rimane il tema primario come l'ambiente, ma il portafoglio non è un tema secondario. Anche la differenziazione spinta a certi livelli percentuali, come sentivo citare stamani, mi sembra essere più un'azione di propaganda che non fondata su elementi realistici.

Qual è il sistema alternativo che si propone con questa legge popolare? Tale legge ha sostanzialmente una funzione di negazione, in essa si dice: "non si realizzano, né si utilizzano sul territorio regionale impianti di trattamento a caldo quali incenerimento, termovalorizzazione, pirolisi o gassificazione". Se la norma di indirizzo sulla gestione dei rifiuti è orientata ad uno spettro molto ampio di scelte, poi la politica può scegliere, ma la legge permette uno spettro molto ampio, invece tale provvedimento di iniziativa popolare lo restringe; perché restringerlo? Una legge che restringe la capacità discrezionale della pubblica amministrazione di poter scegliere - e io aggiungo: per il meglio della Valle d'Aosta - mi sembra una legge riduttiva e già questa è una limitazione che, a mio avviso, è penalizzante. Sappiamo che tale legge non ha questa funzione: essa è preordinata al secondo step, che è quello del referendum, come è stato citato dal collega Donzel.

Qual è l'ipotesi alternativa che propongono gli esponenti di ValleVirtuosa o dei vari comitati che si sono aggregati? Mi permetto allora di dire che le ipotesi numeriche non sono sostenibili, collega Morelli; quanto costa realizzare e quanto costa gestire il sistema alternativo o il trattamento a freddo? Non ho mai sentito delle cifre su questo argomento. Quanto spazio in termini di consumo di territorio serve per installare tutta la catena di impianti che serve per avere un'alternativa funzionale come quella dell'impianto di trattamento a caldo? Qual è l'incidenza finale sulla spesa sostenuta dal cittadino in termini di TARSU o di tariffa? Quali sono i risvolti ambientali e sulla salute di un impianto di quel tipo? Perché possiamo raccontarci la favoletta: "esportiamo i rifiuti, li scarichiamo ai piemontesi", oppure, come qualcuno dice, "se faremo un impianto a caldo poi importeremo rifiuti"; insomma, queste sono battute che possono servire a cogliere il consenso da parte del cittadino ignaro o il sorriso di quello che ha qualche elemento in più per valutare, ma non sono argomenti che possono essere portati in aula e sostenuti con convinzione e qui mi è parso di sentire la collega Morelli un pochino povera nei suoi contenuti.

In conclusione credo che la scelta intrapresa dalla maggioranza vada non solo conservata, ma rafforzata, vada portata avanti con decisione anche a costo di affrontare una consultazione referendaria, che è uno strumento legittimo di partecipazione popolare, che non spaventa nessuno, anzi coinvolge, sulla base del quale, saranno prese eventuali conclusioni diverse.

La questione non va tanto messa sotto il profilo della democrazia partecipativa, come se l'eventuale bocciatura di questa legge oggi da parte del Consiglio volesse dire che egli ignora la partecipazione popolare. Noi qui siamo 35 persone, siamo investite da un mandato per cinque anni, siamo pagate per cinque anni; i cittadini chiedono ai rappresentanti del popolo di essere in grado di decidere qualcosa: un qualcosa che sia giusto, che rappresenti la scelta migliore possibile, che sia discussa fino agli ultimi termini. Lo scopo del Consiglio è questo, ma ad un certo punto, quando si tratta di compiere una scelta, va decisa secondo le regole democratiche e si deve andare avanti. La democrazia partecipata quindi non viene violentata oggi, anzi viene valorizzata, perché, se la legge approda in aula e viene discussa, è una dimostrazione che da noi la democrazia partecipata è quanto mai viva e dinamica! Gli esempi della scorsa legislatura e l'esempio odierno sono una testimonianza tangibile di quello che sto dicendo.

Concludo ribadendo che il compito della maggioranza, se c'è una convinzione totale e ampia su quello che è stato deciso qualche mese fa, oggi è quello di ribadirlo con forza, pertanto annuncio il voto favorevole del gruppo del PdL.

Presidente - La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

In precedenza veniva evocato un punto fermo su questa discussione, oggi non sarà il giorno in cui metteremo un punto fermo sul capitolo di questo libro, oggi probabilmente metteremo due punti e a capo e a decidere saranno i cittadini nel mese di novembre di quest'anno. In effetti, questo è un capitolo di un libro che è iniziato con la delibera del marzo del 2008, una delibera che prevedeva la realizzazione di un inceneritore, da allora di cambiamenti ne sono stati fatti molti, si sono cambiati diversi indirizzi. Si è passati dall'inceneritore al THOR, al CDR, per finire al pirogassificatore, cambiamenti di indirizzo che hanno comportato anche...qui riprendo quello che diceva il collega Prola sull'incapacità di rispondere da parte del Comitato ValleVirtuosa ad alcune domande poste dal Consigliere, evidentemente non tutti sono dei tecnici, ma sappiamo che l'Amministrazione regionale, per prendere questo orientamento, ha speso ben 1.000.000 di euro in studi e consulenze affidati a diversi professionisti riguardanti il trattamento finale dei rifiuti. Ripeto: 1.000.000 di euro rende anche più facile supportare determinate scelte...e questi indirizzati soltanto al trattamento finale dei rifiuti.

Si ha l'impressione che si sia partiti dalla scelta della tecnologia e che poi tutto il sistema di gestione integrato dei rifiuti si deve adattare a questa scelta: "prima si decide l'impianto, pirogassificatore o inceneritore, e poi il resto si vedrà, si adatta tutto il sistema in funzione di tale scelta". A questo punto non sappiamo di preciso quali saranno i volumi trattati dal pirogassificatore, "iniziamo con il prevedere 59.500 tonnellate per tale impianto, in seguito vedremo se e come diminuire, tanto si dice che è modulare...per cui vedremo in corso d'opera", si rafforza così l'idea che si è partiti dall'impianto e non da una visione generale della gestione dei rifiuti. A nostro avviso, si sarebbe dovuto partire in modo diverso: stabilire a monte quali erano gli obiettivi e poi, in funzione degli stessi, scegliere la tecnologia che meglio si adattava alla realtà della Valle d'Aosta, all'impatto che essa poteva avere sull'ambiente e anche alla sostenibilità economica, insomma rispondere alle esigenze della Valle d'Aosta e non ad altre esigenze. Si dovevano valutare tutte le possibilità, questa è una mia idea personale, ma credo che si doveva valutare anche la possibilità di una chiusura del ciclo fuori dalla Valle d'Aosta, tanto più che il ciclo, indipendentemente dal sistema che si adotterà, non verrà chiuso in Valle e una parte più o meno significativa dovrà essere portata fuori dalla regione come rifiuto tossico o meno. È un po' illusoria la questione di chiudere il ciclo in Valle d'Aosta, per tante ragioni avremmo potuto non farlo, ma, al di là di questo, che è una valutazione personale, credo che le scelte del trattamento finale avrebbero dovuto essere adattate in funzione degli obiettivi dati a monte. Da questo punto di vista, è una scelta essenzialmente politica, da cui si vede una visione della Valle d'Aosta, non è una questione tecnica; scegliere un metodo o l'altro indica una visione diversa della nostra regione. Tibaldi parlava di progressismo non so bene a che titolo, ma è una questione di come si vede la Valle d'Aosta dei prossimi venti anni, è una questione essenzialmente politica e il fatto che si decida con un referendum può essere anche un fatto positivo: sarà una decisione che riguarderà il futuro della Valle per decenni e si dovrà decidere su un modo diverso di vedere le cose.

Come dicevo, bisognava fare a valle la scelta del metodo di trattamento finale dei rifiuti, anche perché, riprendendo quello che diceva il collega Tibaldi, la Valle d'Aosta numericamente è un piccolo quartiere di Torino e produce poche tonnellate di rifiuti. Le 25.000 tonnellate di rifiuti di cui si parlava sono il rispetto della legge, se adesso non vogliamo neanche rispettare la legge, diventa difficile anche confrontarci. Le percentuali superiori al 65 percento, che è poi, ripeto, il dato previsto dalla legge, sono comunque non degli obiettivi irraggiungibili, altre realtà anche del Meridione, penso a Salerno, in pochi anni hanno raggiunto percentuali che sfiorano l'80 percento: si parla di Salerno, non di regioni come la nostra, che hanno disponibilità finanziarie, oltre che un senso civico spero superiore.

Dimensionare le cose alla realtà della nostra regione...perché altrimenti c'è il rischio che con questo impianto paghiamo vuoto per pieno. Anche noi vorremmo sapere quanto finirà in tariffa di questo grande impianto; la delibera fatta all'epoca prevedeva una quantità giusta, ma non si capisce quanto si pagherà. Certamente pagheranno i cittadini o con imposte generali, o in tariffa, ma è una cosa che non è specificata da nessuna parte.

Si accusano i vari comitati di utilizzare anche motivazioni poco razionali.... Ma dietro alla scelta dell'inceneritore prima e del pirogassificatore poi si è cercato di far passare l'idea che in Valle d'Aosta c'è una grandissima emergenza rifiuti, che all'orizzonte le strade di Aosta saranno ricoperte di rifiuti un po' come quelle di Napoli e che bisogna decidere in fretta per l'impianto, 220.000.000 per essere sicuri che non andremo incontro a questa emergenza. In realtà le cose non stanno così, anche qui si gioca sulle emozioni delle persone, non c'è niente di razionale in questo discorso.

Si accusano i comitati di tirare in ballo gli aspetti sanitari, non vi è evidenza scientifica che supporta né in un senso, né nell'altro una relazione significativa fra la scelta di un impianto a caldo e l'aumento di malattie, non vi è in un senso come nell'altro: questo è quanto ci è stato detto in commissione dagli esperti intervenuti. Non esistono studi che possono dimostrarlo, tanto più se mirati su un territorio particolare come il nostro, perché, come dicevo, tutto deve essere valutato in funzione della Valle d'Aosta. Non esistono studi epidemiologici che riguardino situazioni come la nostra, con la nota inversione termica e con quello che significa sul ristagno delle emissioni. Non esistono, un po' come è stato quando si è invertita la rotta rispetto all'inceneritore; ci era stato detto che l'inceneritore era una scelta che, dal punto di vista ambientale, non poneva nessun problema, poi all'improvviso anche la stessa ARPA - ho qui un articolo del giugno 2009 de La Stampa - ha detto: "L'inceneritore? Inadatto alla Valle. ARPA: era l'ipotesi più impattante sul territorio della Valle d'Aosta". Sì perché gli studi a disposizioni vengono fatti su altri territori e su situazioni diverse. In effetti, come si è dimostrato per l'inceneritore, che poi è stato accantonato, la stessa ARPA nel 2009 non poteva che evidenziare il fatto che l'ipotesi avanzata nel 2008, da un punto di vista ambientale, se inserita nel contesto locale, era quella più impattante sul territorio. Lo ripeto, per quanto riguarda gli aspetti sanitari, non vi sono studi che possono garantirci in un senso o nell'altro. Oggi il Direttore dell'ARPA precisa che, secondo lui, l'impianto di pirolisi e gassificazione garantisce delle emissioni irrilevanti e comunque trascurabili. Sono sorpreso da questa dichiarazione: da un lato, perché non c'è una documentazione scientifica che possa provarlo; dall'altro, per le dichiarazioni precedenti. Quando l'ARPA è intervenuta per supportare il cambio di idea riguardo all'inceneritore, ha dimostrato esattamente il contrario, essendo poi uno degli elementi che ha determinato il cambiamento di rotta, nel senso che, visto che gli studi sono fatti sugli inceneritori in funzione in altri contesti, se irrilevanti sono, non capisco perché due anni fa non lo erano. Anche se le dimensioni dell'impianto cambiano, se una cosa è irrilevante, è irrilevante comunque, che sia da 80.000 tonnellate o da 40.000, come alla fine sarà questo impianto di pirogassificazione, irrilevante dovrebbe essere. Anche da questo punto di vista, un po' di precauzione e di buon senso andrebbero prese in considerazione.

Per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, non sono così fantascientifici, è possibile raggiungerli, l'importante è fare una certa politica convinta e non solo, come si sta facendo in parte per quanto riguarda la raccolta dell'umido, degli slogan o delle iniziative di piccolo cabotaggio che rispondono all'esigenza di dare qualche vaga risposta all'opinione pubblica.

C'è bisogno di una scelta politica di fondo, da questo punto di vista, il referendum credo sia un'opportunità per tutti, per far partecipare i cittadini e mi auguro che nessuno voglia sabotarlo e depotenziarne gli aspetti positivi: sarà un momento di confronto, che permetterà al cittadino di farsi un'idea. Qualunque tipo di gestione si vorrà scegliere, sarà fondamentale avere la partecipazione dei cittadini, mi auguro che il referendum sia anche l'occasione per fare questo e che non si verifichi come nel passato che si fanno dei tentativi di sabotaggio e, peggio ancora, di eludere il confronto. Già troppe volte si è eluso il confronto in questi anni in materia di rifiuti, mancano gli strumenti certamente, ma anche da parte dell'Amministrazione regionale è mancata la volontà di incontrare i cittadini e di confrontarsi in modo non pregiudiziale rispetto a tale questione. Ci auguriamo che il referendum possa rappresentare l'occasione che fino adesso non c'è stata.

Presidente - La parola al Consigliere Comé.

Comé (SA-UdC-VdA) - Grazie Presidente.

Prima di entrare in alcune considerazioni sulla proposta di legge di iniziativa popolare, vorrei solo rispondere al collega Donzel, che ha sottolineato, per quanto riguarda la questione della raccolta differenziata, che i Comuni in Valle d'Aosta sono in un'affannosa rincorsa. Devo dire che più che i Comuni in un'affannosa rincorsa, ho visto il suo intervento molto affannoso per giustificare il suo triplo salto mortale all'indietro ed io, che sono un insegnante di educazione fisica, conosco il coefficiente di difficoltà nel cambiare totalmente la sua opinione, poiché il collega Donzel e il suo partito in modo particolare sono stati quelli che mi presentarono la possibilità di utilizzare l'impianto di gassificazione. Un anno fa il collega Donzel votò favorevolmente sulla delibera, ho ripreso l'intervento che fece, dove disse: "bisogna trovare la soluzione migliore per la Valle d'Aosta in questo particolare momento e questa è la migliore soluzione, riusciremo davvero a stringere i tempi e a non vedere ancora nascere la discarica". Oggi lei vuole fare una nuova discarica: se questa è la coerenza...

Volevo poi fare un'ultima considerazione, visto che lei ha parlato dell'esito della votazione che abbiamo fatto pochi mesi fa sulla risoluzione, che era inesatta...vorrei dire che era stata votata solo dalla maggioranza e tutta la minoranza, compreso lei, ha votato contro il confronto...

(interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...ho preso dal verbale.

Oggi siamo chiamati a decidere sulla proposta di legge di iniziativa popolare in materia di gestione dei rifiuti, nata come risposta un po' provocatoria alle decisioni assunte dal Consiglio regionale di procedere alla costruzione di un pirogassificatore per lo smaltimento dei rifiuti. Come è ormai consuetudine del nostro ben Paese, ogni qualvolta ci si presenta con una scelta politica ed amministrativa, oppure con un nuovo progetto, nascono contestazioni, proteste, comitati, in parole semplici nasce il fronte del "no". Anche cambiando il progetto, le contestazioni rimangono le stesse: centrali idroelettriche, autostrade, tunnel stradali o ferroviari, strade trattorabili come Comboé, oggi il pirogassificatore, ma lo scenario è sempre il medesimo. Ho verificato quanto si diceva nei primi anni '80 in questo stesso Consiglio e nella società valdostana riguardo al progetto dell'autostrada Aosta-Monte Bianco; anche allora le motivazioni per il "no" erano le stesse che in questi mesi ho sentito pronunciare dal Comitato ValleVirtuosa a proposito del pirogassificatore. Siccome mi sono documentato, sono andato a prendere alcuni articoli di giornale e il dibattito in Consiglio del 1984: "salviamo Montfleury, per ora la battaglia è solo a parole, ma già si raccolgono le firme, i primi a scendere in campo sono stati quelli di Nuova Sinistra, a cui si sono aggregati i comunisti e tutti insieme formano ora un fronte ecologista, che non nasconde dietro la difesa della Valle dal cemento e dall'asfalto una dura battaglia politica contro la Giunta regionale autonomista". Elio Riccarand diceva: "bisogna evitare che una delle più belle valli d'Italia diventi una grande pista di automobili e camion". Si ventilava anche la possibilità di un clan camorristico dei Nuvoletta, La Sila di Napoli già inquisita dal giudice di Avellino; ho sentito anche questo: "c'è la possibilità di clan camorristici". Andiamo poi al resoconto, nel 1984 il Consigliere Riccarand diceva: "oggi si ha la tendenza sempre più accentuata di utilizzare il trasporto su ferrovia, che diventerà sempre più competitivo rispetto a quello su gomma; le nuove tecnologie tendono infatti a far sì che ci saranno sempre meno merci trasportate, mentre si trasmetteranno sempre più notizie", ma questo non è avvenuto. Nel maggio 1986 il Consigliere Viberti di Nuova Sinistra diceva: "la scelta di realizzare questo tratto autostradale costituisce un fatto estremamente grave per la nostra Regione, perché pregiudica per decenni ogni scelta di sviluppo". Fra l'altro, nella parte finale dell'intervento della collega c'erano proprio queste affermazioni. Si parlava poi dell'inquinamento "per l'ossido di carbonio che si scarica sulla superstrada che... L'incremento di traffico, soprattutto quello pesante, che ci sarà, sarà notevole, per cui perché non si vuole adesso fare queste verifiche - di tipo ambientale - rispetto all'inquinamento?". Gli ambientalisti chiedono di bloccare l'autostrada del Monte Bianco, perché "ci sono gas che creeranno dei grossi problemi per quanto riguarda i cittadini valdostani". Ora, chiedo ai colleghi consiglieri e poi a tutti i valdostani se si potrebbe immaginare la nostra regione ancora priva dell'autostrada fino a Courmayeur e se nel concreto si sono verificate tutte le catastrofi che erano state prospettate dal fronte del "no"; a voi e soprattutto a voi valdostani le risposte.

Passando all'analisi del punto in esame, vorrei sottolineare come le due commissioni a cui è stata assegnata per competenza la proposta di legge di iniziativa popolare abbiano svolto in questi mesi un lavoro serio e proficuo, grazie al quale è stato possibile un confronto aperto a tutte le diverse posizioni, paritario e senza preclusioni.

Un anno fa in quest'aula ben 30 consiglieri, ossia l'attuale maggioranza più il PD, votarono con un convinto "sì" per la scelta di un impianto a caldo, nello specifico un pirogassificatore che permettesse la valorizzazione energetica nel trattamento finale dei rifiuti. Oggi siamo qui per discutere su una proposta di legge di iniziativa popolare che va nella direzione opposta: con essa si vuole vietare la realizzazione e l'utilizzazione sul territorio regionale di impianti di trattamento a caldo, quali incenerimento, termovalorizzazione, pirolisi o gassificazione. Ci si precluderebbe così la possibilità di combustione dei rifiuti e ci si priverebbe della facoltà di gestire i rifiuti tramite il recupero energetico, opzione che invece l'Unione europea ha indicato fra i criteri di priorità da seguire e che lo stesso legislatore statale ha ribadito nel Codice dell'ambiente. I criteri di priorità nella gestione dei rifiuti elencati in ordine gerarchico sono infatti i seguenti: prevenzione e riduzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia, smaltimento in discarica.

Con la proposta di legge di iniziativa popolare si escluderebbe quindi la possibilità di utilizzare in Valle d'Aosta uno dei criteri indicati dall'Europa: quello del recupero, facendo tornare alle discariche come soluzione per lo smaltimento dei rifiuti, bisognerà nel breve tempo cercare un nuovo sito. Si andrebbe così a dare una grande e quasi esclusiva importanza all'ultima fra le misure suggerite dall'Unione europea, ossia quella dello smaltimento in discarica. Inoltre, nel caso in cui la proposta di legge in esame venisse approvata, dal momento che essa prevede che non si realizzano, né si utilizzano sul nostro territorio impianti di trattamento a caldo, ci troveremmo nell'impossibilità di continuare ad utilizzare l'impianto di cogenerazione del biogas in discarica, in quanto anche questo costituisce termovalorizzazione. Sul progetto di legge non c'è quello che lei oggi sosteneva, cara collega!

È noto a tutti quali siano i rischi ambientali e sanitari che una discarica, seppur controllata, produce e questo è stato sottolineato anche dal professor Gilli in commissione; mi chiedo quali saranno i vantaggi ambientali e sanitari per la popolazione valdostana se un domani, in seguito all'eventuale approvazione della presente proposta, bisognerà rilasciare i gas prodotti dalla discarica che oggi vengono bruciati direttamente e che noi invece rilasceremo direttamente nell'aria che respiriamo! Il comitato e alcuni consiglieri hanno più volte avanzato la proposta di raccogliere l'umido per produrre il compost, anche in questo caso, così come per il biogas da discarica, si riproporrebbe la stessa impossibilità di valorizzazione energetica del biogas prodotto dalla digestione anaerobica dei rifiuti organici. Vorrei chiedere alla relatrice o al collega Donzel di spiegarmi con quali modalità i promotori della proposta in esame intendono risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti sanitari e delle carcasse degli animali, non potendo utilizzare neanche in questi casi la combustione e non potendo portarli fuori Valle, dal momento che il ciclo dei rifiuti deve concludersi nella nostra regione. Vorrei poi capire come i promotori della proposta pensano di smaltire i fanghi di depurazione, che sono in aumento e che, se venisse approvata la legge di iniziativa popolare, non potranno essere trattati anaerobicamente, perché si produrrebbe biogas e di nuovo combustione, ma dovranno essere prima stabilizzati con un apposito impianto e poi smaltiti nella famigerata discarica.

Con il sistema proposto dal comitato la nostra Regione, a conclusione del trattamento meccanico biologico, non potendo né portare fuori Valle, né incenerire il famoso combustibile derivato dai rifiuti - il famoso CDR - sarà obbligata a conferirlo tutto in discarica, quindi anche le ecoballe, con una riduzione minima di conferimento rispetto alla situazione attuale e avremo di nuovo un flusso enorme di materiale che va in discarica. Saremo quindi in netta contraddizione con le indicazioni dell'Unione europea, che stabilisce che la discarica deve essere utilizzata come soluzione solo per il materiale residuale.

Passiamo ad un altro aspetto della proposta, nel cui testo si legge che bisogna perseguire i criteri di economicità. Devo confessare che in tutti questi mesi ho chiesto più volte ai diversi interlocutori, esperti, amministratori, sostenitori di ValleVirtuosa di presentare un prospetto economico completo dei costi di investimento per i diversi impianti necessari alla loro proposta, così come diceva Tibaldi, la catena degli impianti, nonché dei costi di gestione della stessa: la raccolta, il trasporto e lo smaltimento, calcolati per i prossimi venti anni, solo così si potrebbe fare un confronto serio e corretto sotto l'aspetto economico con la soluzione scelta dal Consiglio. Mi sono sempre sentito rispondere che il sistema proposto da loro è più economico, direi a prescindere, con previsioni approssimative che inizialmente erano partite da un terzo dei costi previsti per il nostro sistema per arrivare nelle ultime versioni alla metà, domani non si sa. Ne deduco che le idee in campo economico non sono ancora chiare e mi chiedo se non sarebbe opportuno e saggio tirare una riga e cancellare le parole per seguire i criteri di economicità.

Mi soffermo anche sugli aspetti sanitari e di tutela della salute, aspetti che questo Consiglio nella scelta definitiva del sistema di trattamento dei rifiuti ha collocato al primo posto. Non vorrei infatti che solo l'adesione al Comitato ValleVirtuosa certificasse la sensibilità e l'attenzione alla salute dei cittadini valdostani. Rivendichiamo con forza la nostra sensibilità e la nostra attenzione ai problemi della salute dei cittadini, dell'ambiente e dell'aria che respiriamo; gli ultimi dati monitorati dall'ARPA nella piana di Aosta ne sono la dimostrazione concreta e scientificamente provata. Per molti mesi ValleVirtuosa ha dichiarato che era alto il rischio di emissioni dall'impianto di diossine, che avrebbe prodotto dei danni ambientali e sanitari pesanti per il nostro sistema; ora ci dice invece che le diossine non sono più una questione sanitaria importante, mentre sono le nanoparticelle il vero problema. Non vorrei che questo balzare da una particella all'altra servisse esclusivamente a creare preoccupazioni e spavento nella popolazione, al fine di ottenere il consenso del popolo valdostano. Vorrei in proposito citare un passaggio del Presidente nazionale di Legambiente in un congresso tenutosi a Bari a dicembre 2011, in cui ha censurato quell'ambientalismo che pensa di essere nel giusto solo perché estremizza le soluzioni proponendo velleitarie ipotesi di rifiuti zero o che, giocando sulla paura della gente, presenta l'inquinamento come il più grave del mondo, senza saper porre le distanze fra una centrale nucleare e un gassificatore, fra un capannone di amianto e un campo eolico. Sottolineo in proposito che anche le ultime audizioni in commissione hanno confortato la scelta della maggioranza, poiché tutti gli esperti hanno riconosciuto come la tecnologia impiantistica abbia fatto negli ultimi anni dei passi da gigante per quanto riguarda il controllo e l'abbattimento delle emissioni in uscita da impianti di combustione. Noi ne eravamo già consapevoli, anche perché ai convegni ai quali abbiamo partecipato a Bolzano, a Pistoia, a Bologna sono stati presentati gli studi e i monitoraggi sugli impianti di incenerimento che sono presenti in queste regioni, uno studio fatto sui cinque anni, effettuati in maniera scientifica e non ideologica, che attestano in particolare che le conseguenze sanitarie ed ambientali delle emissioni di tali impianti sul territorio circostante, grazie ai filtri di ultima generazione, sono estremamente ridotte. La conclusione di tutti questi studi ha permesso di affermare che, con l'utilizzo delle più aggiornate tecniche di abbattimento delle emissioni, si produce un impatto ambientale e sanitario trascurabile. Voglio essere ancora più preciso su questo punto ricordando che i filtri a maniche, di cui sono equipaggiati gli inceneritori attuali, hanno un'efficienza del 99 percento per quanto riguarda tutte le emissioni, comprese le polveri sottili, e che, come monitorato dall'ARPA di Bolzano, adesso non so se abbiamo comprato anche quella, le concentrazioni di polveri in uscita da un inceneritore di nuova generazione sono dell'ordine di un microgrammo al metro cubo, ossia un milionesimo di grammo al metro cubo, rispetto alle emissioni delle stufe alimentate a legna (e, fra l'altro, bisogna considerare stufe alimentate a legna, ma con legna pulita e non legna trattata), che sono dell'ordine di 10-100 microgrammi al metro cubo. Le ultime tecnologie di abbattimento, associate ad uno scrupoloso monitoraggio dei processi di funzionamento dell'impianto, che potranno essere controllati via internet da ogni cittadino in qualsiasi momento, garantiscono i nostri cittadini sulla scelta fatta dal Consiglio regionale, basata su valutazioni precise e circostanziate, calate nel territorio e nella situazione economico-sociale della nostra regione, ponendo come ho già detto prima al centro della decisione la tutela dell'ambiente e della salute dei valdostani.

Non posso infine non sottolineare il fatto che la scelta dell'impianto di pirolisi e gassificazione permetterà di concludere il processo con la vetrificazione e/o inertizzazione delle scorie, in pratica con questo sistema per i prossimi venti anni la nostra Regione non avrà bisogno di individuare un nuovo sito per la realizzazione di una discarica, poiché con la vetrificazione arriveremo a discarica zero, dal momento che tali scorie potranno essere utilizzate per l'edilizia, come sottofondi stradali, o messe in discariche di inerti, senza più i rischi per l'ambiente e per la salute dei cittadini. Sono quindi semplicemente e soprattutto inesatte, per non usare altri termini, le affermazioni che ho letto pochi giorni fa da parte di ValleVirtuosa circa la produzione derivante dal processo di pirogassificazione di liquidi e solidi tossici, che "dovranno - fra l'altro, scrivono loro - obbligatoriamente essere inertizzati e messi in discarica", non è assolutamente vero, non c'è l'obbligo! Ma qui rientriamo di nuovo in quell'ambientalismo vecchio, che vuole creare solo confusione e paura nei cittadini.

Avviandomi alla conclusione vorrei ricordare che ValleVirtuosa aveva presentato una petizione sottoscritta da 11.000 cittadini per chiedere un confronto tecnico fra i due scenari. Mentre tale petizione era in esame in commissione, quindi il Consiglio non era ancora stato chiamato ad esprimersi su di essa, il comitato, guidato da menti attente più alle questioni politiche che a quelle ambientali o sanitarie, ha presentato la proposta di legge di iniziativa popolare effettuando a priori una scelta fra i due sistemi, senza attendere l'esito del confronto da loro stessi richiesto e rivelando così che la consultazione referendaria era il loro vero e unico obiettivo. Devo dire che i cittadini valdostani hanno capito il giochetto politico, infatti le firme per presentare la proposta di legge sono scese drasticamente dalle 11.000 raccolte per chiedere il confronto alle 7.000 di sostegno alla proposta...

(interruzione del Consigliere Donzel, fuori microfono)

...so che avevano anche uno sponsor in più, che è lei, ma lei, anziché aumentare il numero delle firme, lo ha diminuito.

Volevo concludere, siccome ho iniziato il mio intervento facendo alcune considerazioni sull'autostrada, con le parole del Consigliere dell'Union Valdôtaine Tamone nel 1987: "Ce débat sur l'autoroute a plus ou moins commencé en 1978, et voilà qu'il y a presque 10 ans que nous en parlons... L'heure est peut-être venue de passer aux actes! ...en 1987 tout le Conseil, à l'exception d'un Conseiller, est favorable à l'autoroute, même si le Parti Communiste a des nuances à ce propos... Je dirai alors ceci au Conseil: faut-il perdre du temps en longues discussions pour un sujet sur lequel nous sommes tous convaincus? Nuova Sinistra n'a pas bougé d'un millimètre. Malheureusement tout le Conseil est conditionné par cette position. Cela est injuste et en tout cas extrêmement négatif... Donc, si nous ne voulons pas être coupés de ces trafics internationaux, nous pouvons passer au plus tôt à la réalisation de l'autoroute de Quart-L'Eglise à Courmayeur". Je suis tout à fait d'accord!

Presidente - La parola alla Consigliera Patrizia Morelli.

Morelli (ALPE) - Merci M. le Président.

Siamo qui, caro collega Prola, perché, come qualcuno ha ricordato, 11.000 cittadini valdostani si sono presi la briga di chiedere un approfondimento su un argomento importante, sul quale evidentemente non hanno le sue adamantine certezze. Il confronto richiesto non è stato fatto ancora, quindi bene hanno fatto quegli stessi cittadini valdostani a proporre una proposta di legge di iniziativa popolare. Se il confronto fosse stato fatto, avrebbero sempre potuto ritirarla.

È sulla base di quel confronto che anche noi vorremmo conoscere i costi, gli effettivi impatti, le modalità tecniche dei due possibili scenari. Qualcuno ricordava che per l'opzione pirogassificatore è stato speso un milione di euro, per l'opzione trattamento a freddo sono stati spesi zero euro, c'è stato l'impegno gratuito di cittadini che tengono alla loro Regione, ma esattamente come ognuno di noi ci tiene e questo io non lo metto in dubbio!

Credo che i colleghi possano tranquillizzarsi, non rischiamo di trovare immondizia nelle strade, la Valle d'Aosta non è popolata da gente barbara e incolta: la Valle d'Aosta - ci è stato detto bene in commissione - è fra le prime Regioni per la raccolta differenziata e può solo migliorare, bisogna solo metterci la determinazione necessaria e portare avanti prioritariamente le azioni virtuose che la gerarchia mette ai primi posti. È per questi motivi che, dal nostro punto di vista, non si giustifica l'idea di mettere in piedi un impianto che è concepito per realtà diverse dalla nostra: è concepito per le realtà urbane, per le quali è più difficile sicuramente applicare soluzioni alternative. Si può fare perché ci sono città nel mondo, qualcuno citava Salerno, che sono state citate anche in commissione, che hanno adottato altri sistemi di gestione dei rifiuti, ma obiettivamente sono più difficili. Lo dice il professor Viviano nella documentazione che ci è stata fornita: in molte aree italiane, e in particolare nelle grandi aree urbane, ferma restando l'opzione principale della riduzione alla fonte, non appare attualmente agevole trovare soluzioni diverse da quelle che considerino un sistema di trattamento dei rifiuti integrato con raccolta differenziata e impianti di recupero di materie e di energia. La cosa significa che anche per il professor Viviano, che è stato chiamato in commissione come esperto a sostegno della tesi pirogassificatore, le altre opzioni sono da preferire.

Voglio raccogliere anche una provocazione del collega Lattanzi, che vedo si agita sulla sua poltrona, una provocazione che mi ha fatto all'uscita dal Consiglio questa mattina dicendomi: "collega, dica qualcosa di sinistra"; ebbene, il pirogassificatore è di sinistra o è di destra? Credo che qui non si tratti di adottare decisioni che siano liberiste o bolsceviche: credo che qui si tratti di individuare la soluzione più idonea per la nostra regione, per un territorio di montagna, con un ambiente da salvaguardare, con un'economia turistica, con un'agricoltura che fa della qualità il suo punto di forza. Quale biglietto da visita può essere un camino, anche se ben decorato come quello dell'inceneritore di Vienna, anche se il fumo non si vede, in realtà c'è? Nessun esperto scientifico si sbilancia a dire che è sicuro.

Che le emissioni siano trascurabili e accettabili, d'accordo, ma che sia sicuro, certamente no. Sono tutti ben consci che i rischi esistono, rischi che si possono anche prendere in conto se non esistono altre alternative praticabili. Probabilmente abitassimo a Napoli, considereremmo il pirogassificatore il male minore, ma anche abitassimo in Lungo Stura Lazio forse considereremmo il pirogassificatore il male minore, perché tutte le notti lì l'immondizia viene bruciata a cielo aperto e, se non altro, il pirogassificatore ha dei filtri ai camini. Noi però viviamo in Valle d'Aosta, una regione di 125.000 abitanti, con una produzione di rifiuti di 80.000 tonnellate - non lo dico io, ma è scritto dappertutto - e con la prospettiva reale di arrivare ad una riduzione di 25.000 tonnellate. Sono dati che vengono citati fin dal 2003 dal piano di gestione rifiuti e non era un ambientalista sfegatato, era un Assessore dell'Union Valdôtaine che lo diceva.

Non credo che la maggioranza non abbia valutato gli aspetti sanitari e quelli ambientali, ma evidentemente, dopo averli valutati, ha concluso che possono essere trascurati ed è in questo senso che la scelta è anche di ordine culturale. Qualcuno faceva dell'ironia sul fatto che una scelta di questo tipo sia una scelta di ordine culturale, io non credo; mi riallaccio al discorso dell'autostrada toccato sia da Tibaldi che da Comé. L'autostrada, se fosse stata fatta secondo i criteri che andavano per la maggiore in quel periodo, probabilmente non avrebbe le caratteristiche attuali, probabilmente non si sarebbe avuta la stessa attenzione per l'ambiente che si è avuta proprio grazie ad un'azione di sensibilizzazione che ha fatto sì che l'autostrada venisse costruita con certi criteri. Probabilmente altrimenti non ci si sarebbe fatti scrupolo di attraversare i prati, come venivano costruite le autostrade nei decenni precedenti.

In conclusione, perché altri ancora interverranno, altri più competenti e che hanno meglio approfondito, anche perché appartenenti forse alla III Commissione, dove di questo argomento si parla da anni, voglio fare una dichiarazione finale. Credo che prioritariamente la nostra Regione debba fare un'azione importante di informazione e di formazione della popolazione, un'azione porta a porta come si fa quando si fanno i censimenti. Ritengo che una parte del nostro bilancio possa essere destinata a fare una formazione seria, perché il terreno è fertile, perché si possono raggiungere quei risultati che a qualcuno invece sembrano utopistici. In altre situazioni che potrebbero sembrare più problematiche questo è stato fatto, quindi credo che anche noi dovremmo perseguire in modo più convinto tale strada.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel, per il secondo intervento.

Donzel (PD) - Grazie Presidente.

Siamo stati chiamati in causa per una clamorosa inversione ad "u", allora vorrei dire che non siamo di quelli che, quando vedono un burrone, continuano ad andare avanti, se vedono un muro, si fermano e fanno volentieri un'inversione ad "u". Al di là delle battute, vorrei chiarire fino in fondo questo passaggio, perché è una questione di puntiglio per me. La delibera che ha portato alla valorizzazione energetica ha al primo punto tale frase: "confermare l'opportunità di avviare un piano di azioni volte alla riduzione e prevenzione nella produzione dei rifiuti"...

(interruzione dell'Assessore Manuela Zublena, fuori microfono)

...bene, grazie che è intervenuta fuori microfono, Assessore, lei mi dice che l'ha avviato, ha appena detto il collega Tibaldi due minuti fa che è una presa in giro, è un'utopia la riduzione del rifiuti, allora mettetevi d'accordo in maggioranza! Il collega Tibaldi ha appena smentito questa delibera dicendo che è una presa in giro quello che vi abbiamo scritto! È un'utopia la riduzione del rifiuto, altro che avvio del piano, queste sono le parole del collega Tibaldi!

Al secondo punto è scritto: "confermare la necessità che siano potenziate le attività finalizzate a perseguire livelli importanti di raccolta differenziata, da avviare al recupero e anche volte a migliorare quantitativi soprattutto di qualità nelle singole frazioni", anche questo è un grosso lavoro che si sta facendo, ma sicuramente facendo queste due azioni, non abbiamo le 59.000 tonnellate! È chiaro, 59.500 sono quelle che ha scritto la maggioranza nel progetto del gassificatore. Allora se si fanno queste due azioni, non c'è quel risultato. Se è vero quello che dice il responsabile dell'ARPA che, se io brucio 100, ho un risultato A, se brucio 50, ho un risultato A fratto 2, questo è un punto determinante per noi per farci rivalutare la questione. Noi non l'abbiamo presa come una cosa scritta tanto per far stare bravi i cittadini, l'abbiamo presa sul serio: valutando l'ipotesi che questa cosa diventi un'opera molto grande, abbiamo ritenuto opportuno cambiare idea e per noi questo è un punto fermo e ci vede sereni su tale cosa...

Oggi si doveva discutere di pirogassificazione e qualcuno ha preferito andare indietro, parlare di autostrade, citare tutto in un altro contesto...molti dei ragazzi che seguivano questo dibattito non erano ancora nati...a sentir parlare di Partito Comunista, eccetera. Se questo è il servizio che vogliamo fare alla nuova democrazia che si sta formando in Valle d'Aosta, andiamo a vedere tutto quello che la cultura ambientalista ha portato come patrimonio a tutti i partiti! Non c'è un partito che non parli più di crescita con l'aggiunta della parola "sostenibile", quindi la cultura ambientalista, se non è stata vincente sotto forma di partito, è penetrata fortemente nella società e ha avuto un effetto positivo su tutti, altro che mettersi a ridere delle battaglie ambientaliste! Non è detto che tutto debba tradursi in potere e in partito, alle volte si trasforma in cultura, che è una cosa altrettanto importante in questo dibattito. Sono stati bravissimi i colleghi Morelli e Bertin a citarla più volte, questa è una sfida culturale della Valle d'Aosta: noi pensiamo che i cittadini valdostani siano pronti a fare una sfida di questo tipo. Qualcuno dice "no", che è più facile buttare nell'indifferenziata. Lo so che è più difficile fare la raccolta differenziata di qualità, ma sono convinto che i valdostani possono vincere questa sfida e arrivare a superare la soglia di legge! Qualcuno dice che con tale sistema di trattamento a freddo si prevedono delle discariche; non ha nulla a che vedere con le discariche che hanno l'umido, la discarica attuale è pericolosa perché, avendo all'interno una quantità enorme di umido, produce gas, puzza in modo inverosimile ed è sicuramente una cosa dannosa, ma in tutti questi anni...bisognerà trovare delle soluzioni e non è stata certo la soluzione migliore quella di non fare già il compostaggio che si poteva fare ben prima che ragionare di inceneritori e di pirogassificatori.

Da questo punto di vista, qualcuno ha accennato che alcuni esponenti dei comitati hanno fatto delle azioni terroristiche sulla salute dei cittadini, qualcuno ha evocato più volte questo in commissione; io l'unica forma di terrorismo nei confronti dei cittadini l'ho sentita fare da una maggioranza molto preoccupata dalla sua scelta che dovrebbe fare in serenità. Che bisogno c'è di evocare gli scenari di Napoli, una città di milioni di abitanti? Qualcuno ha detto che i comitati parlano di mafia e camorra, io l'unico che ho sentito parlare di infiltrazioni mafiose sui giornali è il Capogruppo della Stella Alpina, che ha fatto nomi di famiglie mafiose che ci sono in Valle d'Aosta; è chiaro che qualche cittadino, ascoltando la voce della maggioranza, dice: "stiamo attenti a quello che si fa!".

Non ho letto quindi dai comunicati le parole dei cittadini in questo senso: ho letto le parole degli esponenti di maggioranza della Stella Alpina, gli stessi che adesso accusano i comitati di fare forme di terrorismo. Di terrorismo ne ho visto fare in quest'aula, evocando - caduta di stile del collega Tibaldi e mi consenta una vera e propria vigliaccata - un collega assente per malattia, che è convalescente da un ricovero ospedaliero. È una vergogna, detto fra noi, in quest'aula in fatto di correttezza dei rapporti, perché non ha neanche la possibilità di replicare in aula! Citare una persona assente quindi è una bella porcheria, mi consenta Tibaldi, questo non è stato un bel gesto: appartiene alle situazioni di vigliaccheria!

Qualcuno ha detto: "ma dove le mettete voi le carcasse degli animali morti?", ma io chiedo: dove le mettete voi! Perché voi avete deciso di metterle nel pirogassificatore? Non mi risulta al momento, è una ricerca da fare... Allora, cari ragazzi, non è che voi cercate di fare del terrorismo, di dire all'allevatore: "guarda che la carcassa del tuo vitellino non saprei dove metterla", perché voi sapete dove metterla? La buttate nel pirogassificatore?

(interruzione del Consigliere Comé, fuori microfono)

...è messo sotto forma di ricerca e di valutazione, comunque chiariremo anche questi aspetti.

La questione dei costi: il collega Comé continua ad insistere che non ci sono ipotesi di costo. Sono venuto qua con dei calcoli dell'esperto sentito in commissione, esistono ipotesi alternative di costi che sono inferiori a quelli del pirogassificatore e hanno la stessa validità di quelli della maggioranza, che si è rifiutata di fare il confronto. Una bassezza nel dibattito il fatto di dire che la minoranza ha votato contro il confronto scientifico? Sapete benissimo che non è stata votata la risoluzione di maggioranza, perché la minoranza chiedeva che durante il confronto ci fosse una moratoria, il Presidente ha detto che non riteneva opportuno fermare l'appalto, noi abbiamo convenuto di non votare la risoluzione, perché per noi si poteva fare, ma abbiamo visto positivamente il fatto che si facesse il confronto scientifico. Cosa che poi non è si fatta e si è cercato di dire che lo si era già fatto con il termovalorizzatore, ma non è la stessa roba, è tutto un altro scenario!

Qui, quindi, c'è un tentativo, anche giusto, di sostenere le proprie ragioni, se uno è convinto di una cosa, è giusto che la sostenga, ma non mi piace quando c'è il tentativo...che, per affermare le proprie ragioni, si va alla denigrazione dell'altro: "i cittadini sono persone che non sanno quello che dicono", "gli altri partiti sono solo a correre dietro le voci dei cittadini", eccetera. Ognuno fa la sua parte e io sono persona che esigerei il rispetto delle idee di tutti e non che qualcuno, dopo essersi detto sicuro della sua scelta... allora se è sicuro della sua scelta, la tratti con serenità, la spieghi ai cittadini, perché probabilmente dei cittadini non l'hanno capita, o, se l'hanno capita, rimangono però preoccupati. Noi abbiamo cercato di non fare del terrorismo ambientale, ma neanche possiamo accettare che qualcuno parli senza nessun dato di rilevanza scientifica, perché, come ho detto nel primo intervento, le parole degli esperti sono state lette e interpretate con delle sensibilità diverse, in quanto gli esperti non hanno mai detto che non inquina: hanno detto che inquina molto meno di vecchie tecnologie, ma non hanno mai detto che non inquina e tutti hanno detto che in un ambiente stressato, aggiungere anche una piccola oncia di sostanza inquinante aggrava la situazione. È stata opinione comune dire che ci sono le stufe e siccome qui in inverno si brucia...e per il riscaldamento ambientale la nostra è già una valle stressata, ci sono i dati dell'ARPA che sull'inquinamento...

(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

...lo hanno detto i suoi colleghi, Lattanzi, lo hanno detto Tibaldi e Comé che inquinano tantissimo le auto e le case con il loro riscaldamento soprattutto a legna. Il ragionamento quindi è che in un ambiente stressato aggiungere fonti di inquinamento è una cosa delicata. Questa è una preoccupazione oggettiva, così come è oggettivo che non esistono studi con rilevanza scientifica che dicano: "qui non succede niente, state tranquilli", quindi non si può dire al cittadino che il problema non c'è, ma piuttosto che si vedrà con l'andar del tempo.

Noi diciamo: visto che si potrebbe, attuando i primi due punti di quella delibera, che qualcuno ritiene utopistici...non voglio attribuire cose non corrette...il primo è utopistico, noi diciamo che invece per noi quei punti non sono utopistici, sono realizzabili, altre realtà hanno provato questo difficile percorso, senza andare troppo lontano, la Provincia di Novara, quindi non è che bisogna sempre citare casi lontanissimi. Noi riteniamo che ci sia un passaggio culturale fondamentale, che si inserisce chiaramente in un progetto più vasto, una Valle d'Aosta che gioca all'attacco nel senso che vuole avere un ambiente di qualità per un turismo del futuro, che sarà sempre più attento all'ambiente. C'è una competizione internazionale su temi come il turismo, quindi un domani, nella scelta dei luoghi di villeggiatura, peseranno scelte che a noi oggi paiono non essenziali. Una volta gli operai della FIAT andavano in massa in vacanza nei campeggi della Liguria, oggi non è più lì che vanno in vacanza in massa, hanno scelto anche altre località; nel mondo ci sono zone per fortuna dislocate in mezzo all'Oceano Pacifico o all'Oceano Indiano che hanno un carattere di incontaminatezza totale, quindi il turista dice: "miseria, lì è la perfezione, sono in mezzo ad un ambiente perfetto"...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

...va bene, lei vuole fare il turismo degli operai, costruisce gli hôtel a cinque stelle e vuol fare il turismo degli operai! Se faccio il turismo a cinque stelle, è perché voglio un turismo di qualità assoluta e chi paga un hôtel a cinque stelle va a guardare ogni indicatore territoriale, anche quello ambientale!

È un confronto quindi, non capisco perché la maggioranza debba scaricare la sua rabbia, attaccare anche a livello personale le scelte degli altri, quando gli altri hanno fatto delle valutazioni che hanno confrontato anche con l'aiuto dei cittadini. C'è chi dice che questo è inessenziale, per noi non è inessenziale. La qualità della vita che è chiesta oggi è diversa, è chiaro che, se andiamo a vedere ai tempi dell'autostrada come si viveva in alcune città, c'era la fuliggine della Cogne che ha ricoperto questa città, ma adesso sono stati costruiti degli impianti di abbattimento ed è cambiato il modo di vivere. Si richiede di più dal punto di vista della qualità ambientale negli ultimi cinquanta anni e questo non solo perché ci sono state battaglie ambientaliste, ma perché la gente ha cambiato approccio culturale. Ipotecare per più di venti anni con un'opera lo sviluppo ambientale della Valle d'Aosta quindi è un'operazione quanto meno azzardata, sarà poi eventualmente una prova che...sembra quasi evocata da noi, mentre c'era tutta la possibilità in questo Consiglio di trovare una soluzione più adeguata alla realtà della Valle d'Aosta ed evitare un referendum, ma, se ci sarà, lo sosterremo.

Presidente - Se non vi sono altri colleghi che chiedono di intervenire, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce.

Lanièce A. - Grazie Presidente.

Un brevissimo intervento per puntualizzare un paio di aspetti. Prima di tutto devo dire che fin dall'inizio l'aspetto di impatto sanitario è stato preso seriamente in considerazione, mi è spiaciuto leggere sui verbali delle prime audizioni delle perplessità da parte di medici sul fatto che oltretutto l'Assessore e il Presidente, avendo anche profili professionali sanitari, non avessero fatto degli interventi in tale senso. Questa è una follia, perché se da una parte impegniamo risorse sulla ricerca oncologica con imponenti sforzi, dall'altra non stiamo attenti ad un aspetto così importante quale l'impatto sanitario di un impianto di tale tipo? La nostra attenzione quindi è sempre stata molto alta da questo punto di vista. Sono state già ampiamente illustrate le possibilità di ascoltare esperti, io stesso ho portato il mio modesto contributo, come gli impatti sanitari siano collegati soprattutto agli studi epidemiologici che sono stati fatti sugli impianti di termovalorizzazione che sono stati fatti alcuni anni fa. Il ragionamento scientifico che viene fatto da tutte le parti - e io ho richiamato il documento di società scientifiche autorevoli - è sempre stato che l'impatto sulla salute è direttamente proporzionale alla concentrazione delle polveri e delle sostanze emesse. Mi richiamo alla Conferenza nazionale di sanità pubblica del 2011, mi richiamo al recentissimo documento, citato dal collega Prola, della Società italiana di epidemiologia, quindi società autorevolissime che non producono documenti politici per far piacere ad una parte o all'altra, ma documenti ufficiali, che tengono conto di tutte le posizioni.

Tenendo in considerazione gli altri documenti che ho potuto produrre in V Commissione, abbiamo preso atto - e stiamo monitorando regolarmente anche tutte le riviste scientifiche - che gli ultimissimi impianti che prevedono la pirolisi e la gassificazione hanno un impatto sanitario sulla popolazione veramente trascurabile e non trascurato, forse c'è stato un lapsus da parte della collega Morelli quando ha detto che l'impatto sarebbe trascurato. Questo per dire come siamo convinti di quello che abbiamo affermato e di quello che stiamo facendo per appoggiare tale progetto, ma poi nel dibattito che potrà portare al referendum ci vedrà puntuali ad andare a informare la popolazione attentamente su questi aspetti.

Il secondo aspetto, per quanto riguarda l'incidenza dei tumori probabilmente la collega Morelli, facendo il riassunto di tutto quello che è stato detto, ha fatto una dichiarazione secondo la quale io avrei detto che non ci sarebbero dati epidemiologici sui tumori. I dati sono ben precisi: siamo una regione che ha i dati sovrapponibili a quelli delle altre regioni d'Italia e del nord soprattutto, anzi la mortalità per alcuni tumori è diminuita. Abbiamo una popolazione anziana e si è visto, citando il periodico "Epidemiologia e Prevenzione", che l'incidenza dei tumori è legata per il 63% all'invecchiamento, quindi questa incidenza è legata all'invecchiamento della popolazione ed è legata ad un'adesione agli screening femminili, che è superiore a livello nazionale. Abbiamo quindi una situazione che non è quella che era stata descritta di un allarme sanitario sui tumori nella nostra regione. Queste sono le considerazioni che ho voluto fare.

È stata evocata l'autostrada, si parlava anche dell'eventuale inquinamento che avrebbe portato, maggiore sicuramente rispetto a quello che potrebbe emettere un pirogassificatore. Visto che i sarcomi e linfomi Non-Hodgkin sono dei tumori sentinella per quanto riguarda eventuali inquinamenti, un dato scientifico è che non sono emersi in questi anni tali tipi di tumori ed è già un dato importante. Come vedete, stiamo attenti soprattutto a raccogliere dati e a valutare tutti questi aspetti secondo quello che dicono le grandi società scientifiche. Grazie.

Presidente - La parola all'Assessore al territorio e ambiente, Manuela Zublena.

Zublena (UV) - Grazie Presidente. Voglio anzitutto ringraziare le commissioni consiliari per il lavoro di approfondimento che hanno effettuato e che fornisce un ulteriore elemento e un contributo all'ampio dibattito che sul tema della gestione dei rifiuti è stato svolto in questi anni. È proprio dall'esame del notevole materiale prodotto, dalle attività svolte non solo dal Consiglio, ma anche dalla Giunta e dagli uffici che appare evidente come il percorso fatto rispecchi un comportamento responsabile e attento a tutti gli aspetti, in particolare alle ricadute ambientali, economiche e socio-sanitarie che questo scenario comporta, oltre a tener conto della fattibilità dell'opzione presa in considerazione. Appare altrettanto chiaro che lo scenario è stato deciso, ricordo, valutando numerose soluzioni che hanno riguardato anche i trattamenti meccanici biologici, che hanno analizzato l'inceneritore e che sono giunti, dopo un percorso di attente valutazioni, all'individuazione del sistema di pirogassificazione. Mi spiace che vengano citati importi, un milione di euro, a giustificare lo studio in merito al pirogassificatore, perché credo che questo ammontare derivi dagli studi svolti a partire dal 2005 e penso che comprenda il notevole importo destinato molto opportunamente per descrivere attentamente lo stato ambientale antecedente alla realizzazione di un impianto. Queste ampie valutazioni, questi lunghi studi molto approfonditi e seri - tutti disponibili sul sito e consultabili da chiunque con grande trasparenza - hanno portato all'epoca a scartare il trattamento meccanico biologico, portando al pirogassificatore, che appare il sistema che meglio si adatta al contesto specifico della regione e che soprattutto minimizza gli impatti sull'ambiente e sulla salute. Questo lato positivo fu riconosciuto, oltre che da questo Consiglio - del quale è stato ricordato l'esito della votazione -, anche da quelli che oggi sono gli oppositori all'impianto, tanto che il rappresentante di Rifiuti Zero dichiarò nel gennaio 2010: "per chiudere il ciclo dei rifiuti in Valle d'Aosta, una tecnologia di questo tipo - la pirogassificazione - sarebbe la più praticabile al momento", una dichiarazione di cui non ho mai trovato smentita, riconoscendo questa svolta ecologica, ecologista, come è stata definita, attuata adottando un impianto sempre di valorizzazione energetica dei rifiuti, ma più flessibile, dimensionato per i soli rifiuti prodotti in Valle d'Aosta, le cui quantità andranno inevitabilmente a diminuire, visto che abbiamo posto nel bando di gara l'obiettivo del raggiungimento del 65 percento di raccolta differenziata. Questo perché non si può confutare il fatto che l'impianto riduca gli impatti ambientali e quindi sanitari, una preoccupazione che, come ha ricordato l'Assessore Lanièce, noi abbiamo da sempre e che non è una prerogativa di una parte di questo Consiglio e della popolazione. Credo di poter affermare di essere anzitutto una cittadina valdostana, che temporaneamente ha una delega per una funzione di Assessore.

Siccome si è giocato sul cambio di scelta da termovalorizzazione a pirogassificazione, riconosciamo la validità tecnologica di un impianto di incenerimento; il punto è che era sovradimensionato rispetto alla produzione di rifiuti della Valle d'Aosta, tanto che si immaginava di alimentare l'impianto più grande attraverso il Landfill mining. Dopo questa iniziale condivisione sulla scelta dell'impianto, ha preso forma il contrasto alla soluzione, quello che è stato richiamato come il fronte del "no", che si oppone a prescindere, come si usa dire, rispetto a qualunque scelta fatta da qualunque tipo di amministrazione: "no alla discarica", "no al compostaggio", "no all'inceneritore", "no al pirogassificatore", eccetera. Un'azione di contrasto che ha subito nel corso del tempo continui mutamenti, quasi mutazioni, che paiono rispondere più a logiche di ricerca del consenso che alla volontà di definire una vera soluzione alternativa concreta e praticabile.

In effetti appare difficile oggi capire e descrivere lo scenario alternativo, da questo punto di vista credo sia ancor più preoccupante aver sentito il collega Donzel ammettere che non sa cosa sottende l'articolo di legge che oggi è all'esame di questa Assemblea. Questo va spiegato, perché l'alternativa si è basata su presupposti consapevolmente errati. Ricordo a titolo di esempio l'aspetto economico: contro ogni evidenza si è sempre voluto far percepire ai valdostani che il costo di 225.000.000 di euro fosse riferito ad un solo impianto e non all'intero sistema di gestione integrata dei rifiuti per 20 anni, senza mai chiaramente indicare qual era il costo anche solo presunto, stimato, dello scenario alternativo. Analogo atteggiamento si è visto quando si è invocata la possibilità di vendere, ricavando dell'utile, il CDR, il combustibile da rifiuti, perché prima si è proposto un inceneritore, poi questo pareva poco accattivante e in ultimo si è proposto un cementificio, ma dopo si è passati alla proposta del carbon verde, l'ultima proposta che la rappresentante delle associazioni ambientaliste ha presentato all'Osservatorio dei rifiuti, che devo dire non ha avuto un grande seguito. Nella realtà si è verificato che queste possibilità non sono praticabili e in effetti anche i rappresentanti del comitato hanno dovuto ammettere che bisogna pagare perché il rifiuto o CDR sia ritirato da qualche impianto e che il cementificio in questione, quello di Cuneo, non ha le necessarie autorizzazioni; invece la proposta del carbon verde, dicevo, ha veramente avuto la durata di una meteora. Infine adesso c'è un'ultima svolta di questa strategia: si sta cercando di convincere che, se raccogliamo l'organico, si risolve ogni problema, ponendo però dei presupposti che alterano in modo artificioso la percentuale di organico nei rifiuti, che infatti è stata fatta lievitare dal 19 percento - quanto cioè misurato in discarica - al 40 percento.

Si è anche trascurato di verificare quale sarebbe l'uso effettivo del compost nella nostra realtà territoriale e come si integra l'uso del compost con le pratiche agricole tradizionali: gli agronomi sottolineano come ci sia già un'eccedenza di refluo zootecnico che non si riesce ad utilizzare per la fertilizzazione, secondo la pratica tradizionale della nostra campagna. Non si dice neanche che gli impianti di compostaggio aerobici si stanno abbandonando, perché producono degli impatti ambientali insostenibili, ma anche perché la qualità del compost non è sempre coerente con gli standard di legge. È abbastanza recente la diffida che ha fatto la Provincia di Torino all'impianto di compostaggio di Druento nel produrre il compost, perché esso è inquinato e ne è stato vietato l'uso per evitare una contaminazione diffusa sul terreno.

Sulle preoccupazioni ambientali e sanitarie ha già detto bene il Presidente Comé: come l'allarmismo sia stato sollevato partendo innanzitutto con il discorso delle diossine, poi oggi si sono citate le nanopolveri, forse perché il termine appare più accattivante, negando l'evidenza di documentazione scientifica presentata in convegni autorevoli, in cui si dimostra che l'emissione di queste particelle in questo tipo di impianti è trascurabile e come viene stimata per questo impianto da ARPA.

Naturalmente quando si dice che l'impianto inquina, si cita il camino che, come ha detto bene il collega Tibaldi, sarà uno dei più controllati in Valle d'Aosta, ma si trascura di dire che le alternative comunque prevedono degli impianti e che ci saranno tante aree di emissione e non si parla neanche dell'inquinamento prodotto dai trasporti per portare avanti e indietro i rifiuti anche fuori Valle. Direi poi che incuriosisce la preoccupazione della collega Morelli di vedere un impianto e un camino, quando forse non si vede tutta la discarica, perché ormai ci siamo abituati a vederla e soprattutto perché non tiene conto che l'alternativa proposta non prevede un solo impianto. Mi risulta che nella commissione consiliare ad una precisa domanda del Presidente Comé si sia detto: "ma sì, quattro o forse cinque impianti", perché abbiamo anche i fanghi di depurazione - e su questi condivido con Tibaldi che non c'è azione di riduzione possibile -, anzi è previsto che aumenteranno, perché stiamo facendo altri depuratori, per cui bisognerà fare un altro impianto per trattare i fanghi di depurazione. Certo che, se non ci fossero impatti né visivi, né ambientali, questa del TMB sarebbe una soluzione geniale, come sarebbero da Premio Nobel le affermazioni dei comitati secondo cui dal pirogassificatore uscirebbero materie radioattive, magari da utilizzare in qualche trattamento sanitario; credo che davvero se ne siano sentite di tutti i colori!

Sull'ambiente stressato, collega Donzel, credo che più di tutto debba parlare l'oggettività delle misure svolte con accuratezza e che hanno portato la Valle d'Aosta ad uscire dalla procedura di infrazione in cui era entrata nel periodo 2007-2008, perché negli ultimi anni, grazie ad una serie di misure, siamo rientrati sotto i limiti, quando invece tutte le regioni della Pianura Padana sono ancora in procedura di infrazione e quando ancora abbiamo appreso da poco che la Vallée de l'Arve è in procedura di infrazione, tanto che ci ha coinvolti per vedere che tipo di piano di miglioramento della qualità dell'aria avessimo adottato. Certo, sul tema della qualità dell'aria e della salute dire che l'impianto fa male è uno slogan forte e molto accattivante che, se artatamente sbandierato, può puntare sull'emotività e sulla buona fede delle persone e raccogliere consensi. Mi sembra, e mi rammarica, che l'obiettivo non sia tanto dare una risposta ad un problema reale, quanto portare avanti una campagna elettorale in vista di prossimi appuntamenti. Come è stato detto, questa strategia la sta cavalcando il collega Donzel che con vera nonchalance - si è detto: "inversione ad "u", triplo salto mortale all'indietro" - ha fatto cambiare la posizione al suo partito adducendo la motivazione di uno sviluppo non democratico di questo passaggio. Il referendum - e noi ne siamo assolutamente convinti - è uno strumento molto valido e infatti, votando contro questa proposta di legge oggi, permettiamo che il referendum si svolga e che i cittadini possano esercitare uno strumento di partecipazione diretta. Quello che mi piacerebbe sapere è qual è lo scopo di questo tatticismo, cambiamento di rotta: è davvero sostenere la validità di uno strumento democratico come il referendum, pur mantenendo le posizioni già assunte quando avete anche voi approvato la scelta del pirogassificatore? Ricordo che il PD fu promotore di un convegno di approfondimento sulla pirogassificazione...oppure a questo punto c'è un cambio di posizione, per cui d'ora in avanti il PD dovrà sostenere che il sistema TMB è migliore del pirogassificatore? Mi piacerebbe sentire una risposta a questa curiosità.

Credo sia inutile dire che il problema dell'inquinamento prodotto dal pirogassificatore è un falso problema, lo si capirebbe facilmente se si facesse un minimo sforzo di analisi delle soluzioni tecniche prospettate. Certo, non è questa la sede per fare tali valutazioni, sono state fatte in altri luoghi, ma credo non sia neppure questa la sede dove, invocando il ruolo politico dell'Assemblea, possiamo prescindere o abdicare dall'oggettività delle evidenze tecniche, perché la questione dei rifiuti va risolta attraverso la praticabilità delle soluzioni e non con le teorie, con i sogni o gli scenari fantasiosi. Da questo punto di vista, credo che gli esperti che sono stati indicati da ValleVirtuosa e auditi in commissione abbiano avuto il difetto di non contestualizzare mai le soluzioni proposte. Infatti hanno anche preferito essere chiamati facilitatori delle scelte, appassionati della materia, senza però assumersi la responsabilità derivante dallo scenario da loro indicato. Noi questo atteggiamento non possiamo permettercelo, abbiamo chiaro di che sistema stiamo parlando, sappiamo esattamente quanti rifiuti dovranno essere trattati, sappiamo che le carcasse animali, come è previsto all'articolo 2 del capitolato speciale di gara, sono ricomprese fra i rifiuti che andranno all'impianto, sappiamo tutti i dettagli tecnologici. Sono condizioni che abbiamo scritto nei documenti di gara, che illustriamo dall'inizio e che sono disponibili al mondo sul sito. Capiamo però che il comitato sia costretto a ritarare in continuazione la strategia di contrapposizione per non perdere credibilità, avendo già perso il 30 percento dei consensi fra la prima e la seconda raccolta firme. È espressione di questa sindrome la nuova accusa mossa alla Regione in questi ultimi tempi, ossia che la raccolta differenziata non raggiunge i livelli previsti ed è quindi colpa della politica regionale. Questo è come dire che lo scenario di ValleVirtuosa prevede i meccanismi citati da Tibaldi, e cioè dei rifiuti zero, mentre la Regione opera affinché i rifiuti crescano avendo tutto l'interesse di garantire combustibile al suo impianto. Noi respingiamo con forza e motivatamente questa accusa, anche solo per rispetto dell'impegno e delle risorse dedicate da parte delle Comunità montane per migliorare la raccolta differenziata e una cultura attenta alla gestione dei rifiuti. Non è, Donzel, affannosa rincorsa, ma è convinta attuazione dei piani delle Comunità montane per la gestione dei rifiuti ed è anche una convinta attuazione del piano regionale di riduzione dei rifiuti, un piano in cui noi crediamo, anche se consapevolmente ci rendiamo conto della difficoltà che avrà nell'attuazione, non fosse altro perché siamo in una società consumistica, dove per abitudini di vita e per normative produciamo tanti imballaggi. L'impegno è davvero molto oneroso, ma dobbiamo crederci, come dice Donzel, ci vuole anche un forte impegno e un lavoro da parte dei cittadini perché ognuno faccia la sua scelta.

Prendo positivamente atto però di quanto è stato riportato nella relazione della collega Morelli, e cioè che almeno in quest'aula si è riportato che gli esperti di ValleVirtuosa ci definiscono come una fra le migliori realtà per la raccolta differenziata. Dicendo questo appare più difficile e forse inutile la preoccupazione che esprime la collega Morelli, quando scrive che la necessità di far funzionare a regime il pirogassificatore fa temere che si possa determinare l'effetto nefasto di disincentivare una corretta gestione dei rifiuti, volta alla riduzione e al recupero della materia prima, al recupero energetico e allo smaltimento, andando a vanificare le politiche virtuose che la nostra Regione sta mettendo in campo da tempo. Credo che la risposta la possa trovare nelle parole del Vicepresidente nazionale di Legambiente Ciafani, intervenuto recentemente ad Aosta ad un incontro a cui sono stata invitata anch'io, che ha sottolineato che, dove c'è termovalorizzazione, c'è anche una buona raccolta differenziata.

Giungo al termine sottolineando alcuni aspetti da cui non posso esimermi ed è la massima espressione dei cambiamenti di fronte nel chiedere ai cittadini una delega con la petizione per fare ulteriori approfondimenti, il confronto tecnico approvato da questo Consiglio (confronto a cui non ci sottraiamo, lo stiamo predisponendo, come non ci siamo sottratti alla serata di confronto con Legambiente), ma poi soppiantato dalla decisione del Comitato referendario di non aspettarne gli esiti, presentando ad agosto 2011 una modifica alla legge regionale oggi in discussione, che già decide qual è lo scenario migliore, che per ValleVirtuosa è quello a freddo, con esportazione del rifiuto prodotto fuori dalla Valle d'Aosta, per essere avviato a quei trattamenti a caldo che invece qui noi - Comitato ValleVirtuosa - vogliamo vietare. Un'aporia che porta la Commissione referendaria a prevedere nel proprio parere una condizione che cambia inaspettatamente e profondamente lo scenario prospettato dal comitato promotore. Infatti il rifiuto, o CDR, non potrà più essere bruciato fuori regione e dovrà essere collocato all'interno della nostra regione, infatti la Commissione per i procedimenti referendari ha ritenuto ammissibile il quesito qualora vi sia l'obbligo di concludere in Valle d'Aosta il ciclo dello smaltimento attraverso il solo trattamento a freddo dei rifiuti. In termini molto pratici significa che, se si accetta la proposta referendaria, si dovranno realizzare altre discariche per poter accogliere le ecoballe in cui verrà compattato il CDR, una soluzione che non evoca certo degli scenari virtuosi. Naturalmente questa soluzione scatenerà altri comitati di cittadini, tutti quelli che saranno contrari alla realizzazione di una discarica vicino a casa loro. Lo scenario è già stato evocato dal collega Comé e solleva altri dubbi: il biogas potremo ancora trattarlo nel cogeneratore, perché bruciare biogas oggi prodotto in discarica, bruciare biometano che verrebbe fuori se facciamo un trattamento meccanico biologico come hanno detto gli esperti di ValleVirtuosa, oppure bruciare il syngas che è prodotto dal pirogassificatore è comunque e sempre una combustione di un gas che proviene dai rifiuti e che potenzialmente emette sostanze in atmosfera! E poi ci sono tutte le altre tipologie di rifiuti, ossia i rifiuti sanitari, i fanghi che sono in aumento, le carcasse animali, dove le porteremo?

In conclusione, accettando la proposta referendaria, si deciderebbe per un sistema TMB appesantito dalla richiesta di chiudere il ciclo nella nostra regione, questo scenario pone una serie di interrogativi che non trovano risposte realisticamente proponibili, che porterebbero probabilmente la regione all'emergenza rifiuti, che non è poi uno scenario così irrealistico. Tali aspetti di incertezza ci consigliano di confermare la scelta della pirogassificazione, che offre oggi la concreta soluzione allo smaltimento dei rifiuti e le migliori garanzie di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini valdostani, oltre che di sostenibilità economica.

La posizione della maggioranza è contraria non certo allo strumento democratico del referendum, che anzi in questo modo continuerà il suo iter, ma ad una proposta legislativa fondata su presupposti non realistici, non corretti e soprattutto spesso contraffatti. Sono comunque sicura che i cittadini valdostani sapranno capire, e fare la differenza.

Presidente - La parola al Consigliere Louvin.

Louvin (ALPE) - Grazie Presidente.

Mi ricollego immediatamente a questa conclusione di fiducia nei confronti della comunità valdostana e associo a questo l'auspicio che la maggioranza politica, le forze politiche che si riconoscono oggi in una scelta che sarà diversa da quella che in questa sede compirà il nostro movimento, vorranno non già raccogliere una sfida, ma onorare un impegno di fronte alla comunità valdostana: l'impegno è quello di non rifiutare, di non boicottare, di non pregiudicare quella scelta che competerà fra pochi mesi al popolo valdostano. Il nostro movimento lo ritiene un appuntamento di grandissima importanza civile, che richiede un impegno di serietà da parte di noi tutti nel dibattito che andrà a svolgersi non più in quest'aula, ma nelle piazze, nelle famiglie, sui media, in modo che i 100.000 elettori della Valle d'Aosta si assumano la responsabilità di prendere delle decisioni a valere non per questi mesi di legislatura, non per la prossima legislatura, ma per i prossimi venti anni. Questa mobilitazione popolare, che a qualcuno sembra sempre sospetta e che abbiamo sentito avvertita con un certo fastidio, che è stata oggetto purtroppo anche oggi pomeriggio di una certa derisione, credo sia quanto mai segno di maturità, di volontà di assumere delle responsabilità per qualcosa che nel bene o nel male, indipendentemente dalle tessere di partito che si hanno in tasca, dovrà essere respirato, vissuto, pagato, sopportato nel prossimo futuro da tutti i valdostani.

Vorremmo fare una premessa di carattere generale. Siamo in un momento di transizione nel quale si sta chiudendo un ciclo che è durato molto a lungo: il ciclo del fossile, si sta progressivamente prendendo consapevolezza che è finita l'epoca della crescita esponenziale delle nostre economie, si sta chiudendo anche un ciclo consumistico che ha contraddistinto la nostra esistenza negli ultimi 30 anni. Noi con dei nostri comportamenti siamo all'origine del problema di cui stiamo discutendo, sicuramente carenze di materie prime e impossibilità di sostenere ancora comportamenti non virtuosi che abbiamo avuto in passato ce li faranno correggere. Se non prendiamo consapevolezza che siamo in questa fase di transizione, se pensiamo di poter prendere comunque la nostra decisione solo sulla scorta di parametri esclusivamente tecnici, come se fosse la soluzione di un problema matematico, ci poniamo in una condizione sbagliata. Certo è che dobbiamo discuterne, ne abbiamo discusso e se ne discuterà ancora di aspetti di tipo tecnico, sanitario, chimico, biologico, ma il tutto in un quadro di un mondo in movimento che fra cinque, dieci anni non avrà sicuramente più gli scenari da cui si è partiti nel momento di questa analisi.

Devo dire che tale vicenda assomiglia ad altre vicende nelle quali decisioni di grandi opere sono state assunte sulla scorta di previsioni di crescita continua ed infinita, invece oggi ci si accorge della loro inopportunità, ma risulta difficile fare delle marce indietro. È per questo che il fatto di aver approfondito - grazie ad un impegno di padri e madri, che hanno sacrificato una parte grossa della loro esistenza nel passare serate a discutere, giornate ai banchetti, a cui noi consiglieri abbiamo fornito solo un piccolo e doveroso aiuto in termini di appoggio per la certificazione - è un dato molto significativo e mi dispiace profondamente che siano dileggiati questi sforzi addirittura indicando presunti cali fisiologici o patologici di consenso. Vorrei invitare ad un piccolo sforzo di umiltà e ad un arretramento dalle proprie posizioni di forza chi, dall'alto della sua scienza e della posizione di potere che occupa, traccia le linee e non ha mai dovuto misurarsi con la spiegazione alle persone, nelle strade, nelle piazze, di determinati problemi e che trova forse così banale raccogliere 7.500 firme autenticate di propri concittadini. Noi tutti rendiamo omaggio comunque alle persone che si sono impegnate e fatte forza nel portare avanti una proposta, che abbiamo il dovere di esaminare, valutare e, se del caso, approvare, senza avvertire peso o fastidio per questo momento di democrazia diretta che ci fa invece molto onore, ricordando anche che altre iniziative erano in campo e che sono state escluse per delle valutazioni inoppugnabili della commissione incaricata di valutarle. Questa proposta, che è sorta in ambito popolare, nel momento in cui approda al Consiglio regionale, deve essere trattata con il dovuto rispetto prima di tutto!

Il secondo aspetto sul quale vorrei spendere qualche parola riguarda il risultato già conseguito da questa spinta popolare, ed è stato in parte ricordato. Colleghi, le stesse sicurezze...lo stesso "abbiamo chiaro" che è stato sentito pochi minuti fa in quest'aula era stato pronunciato qui tre anni fa allo scadere dell'altra legislatura su scelte molto diverse, che oggi sono ritenute sovradimensionate, troppo impattanti, ma questa stessa evoluzione dovrebbe renderci tutti più cauti nell'esprimere le nostre valutazioni. Non abbiamo da rivendicare particolari primogeniture, abbiamo portato già all'attenzione degli elettori nel 2008 una posizione nettamente contraria alla termovalorizzazione, abbiamo trovato interessanti le proposte tecniche che sono state portate avanti dai comitati organizzati e le riteniamo praticabili, non solo degne di attenzione, ma sostenibili, comprovate da esperienze di dimensioni comparabili alla nostra e soprattutto poste già oltre la fase di transizione in cui ci troviamo in questo momento.

Credo che vada ricordato che ogni macchina che brucia emette sostanze pericolose, penso che questo sia un dato acquisito, certo da cui partire; si può e si deve discutere dei gradi di tossicità, dei livelli di pericolo, ma non farci carico di questo pericolo strisciante e oggi non sempre rilevato e rilevabile con le strumentazioni in nostro possesso ci deve comunque mettere in allarme, far scattare quel sensore di precauzione che la pandemia strisciante dei nostri tempi sta purtroppo rivelando. A noi quindi sembra motivo forte di una scelta di coraggio e innovatrice da parte della nostra Regione il ricordarsi che la legge classifica il pirogassificatore come industria insalubre di prima classe (Testo unico delle leggi sanitarie); credo sia soprattutto da tenere fortemente presente l'indicazione proveniente dall'Unione europea, che ha fra i tantissimi limiti un vantaggio: quello di avere un osservatorio su questi problemi e penso che siamo debitori tutti della qualità della legislazione ambientale anche in Italia, dell'opera di avanguardia che ha compiuto il Parlamento europeo su tale terreno, ossia quando la Commissione europea per l'ambiente sconsiglia la realizzazione dentro le valli alpine di impianti come quelli di cui stiamo discutendo... Per escluderne la realizzazione in Valle, traccia una linea di prospettiva che non credo sia suicida, sarebbe abbastanza atipico che un organismo tecnico di questo livello, nell'elaborare le guide alla gestione dei rifiuti nelle aree montane, ci tracciasse una via senza sbocco: ci apre una via, ci dà una prospettiva e intorno a questa prospettiva tutto quello che è stato valutato anche quando proveniva da persone di diverso orientamento, ma a cui hanno dato conferma quei facilitatori...qui i facilitatori trattati con una certa leggerezza ...credo sia un atto di onestà da parte di un tecnico che viene consultato dire che è un facilitatore. Ci sono dei facilitatori che a pagamento vi facilitano moltissime scelte e qui abbiamo avuto moltissimi facilitatori che sono venuti in tutta onestà scientifica a dare i loro punti di vista, non sempre in modo univoco, e hanno fatto in questo un'opera meritoria. Credo quindi che di questo lavoro di facilitazione, che i comitati chiedevano peraltro fosse accompagnato da un minimo di riequilibrio sulle disponibilità in campo, perché qui non sono compatibili le risorse che sono state messe per confermare una scelta già fatta e per esplorare una via che si chiedeva di valutare meglio...amen, questo non è stato fatto, ma non per questo dobbiamo scoraggiarci, semplicemente nella tappa in cui siamo facciamo il nostro lavoro come persone che devono fare laicamente una scelta per il loro futuro.

Noi siamo consapevoli e preoccupati per i pericoli per la nostra salute e quella delle generazioni a venire, riteniamo che quelle nanopolveri, che vengono contenute in limiti molto ridotti attraverso grande impegno ingegneristico, siano una fonte di pericolo per la nostra salute che possiamo evitare. Noi non abbiamo le sicurezze scientifiche che altri propongono. Ricordiamo come le sicurezze scientifiche negli anni 1950 dicessero delle cose particolari per quanto riguarda il fumo, ricordiamo come negli anni 1990 e 2000 fossero escluse ripercussioni delle onde elettromagnetiche da queste stesse evidenze scientifiche, ma la scienza va avanti e apre nuovi orizzonti. Ci sono già delle fonti molto autorevoli, non le cito per contrapposizione con l'Assessore Lanièce, ma abbiamo visto suoi colleghi che non sono dei folli - lei ha parlato di follia -, sono dei suoi colleghi che, onestamente interpretando il dovere di precauzione nell'ambito dell'attività medica, pongono in attenzione intere fasce di popolazione, cosa che è un loro preciso dovere, credo anche un preciso dovere deontologico di fare, nel momento in cui sono convinti, come lei è convinto per parte sua.

Togliamo allora dal campo tali estremismi e talebanismi, c'è un dibattito che si sta aprendo, ci sono forti apprensioni in campo e noi ce ne facciamo carico in questo momento, così come ci facciamo carico delle questioni economiche circa le opere, il loro costo, la loro sostenibilità futura, la loro progressiva inutilità, anche alla luce di una probabile riduzione, che sarà forse meno dipendente dalle nostre virtù e più dipendente da scelte che faranno in un prossimo futuro le stesse industrie per quanto riguarda la produzione di materiali, imballaggi e quant'altro. Credo che in questo le politiche tariffarie che saranno fatte, le scelte economiche a cui saranno costrette molte aziende imporranno un cambiamento di rotta e in parte produrranno quell'effetto di riduzione della nostra produzione di rifiuti, che noi possiamo invece concorrere volontaristicamente già adesso a realizzare. Non raccogliamo naturalmente lo spettro dell'emergenza e del catastrofismo, l'indicazione geografica è sempre la stessa: è sempre Napoli, non vogliamo finire come Napoli! Certo, questa credo sia una delle poche cose che 35 su 35 qui (36 con l'Assessore tecnico alla sanità) possiamo sottoscrivere, ma lo sottoscriviamo in modo diverso, perché non è questo brandire lo spettro della crisi un utile facilitatore alla decisione. Non siamo in questo scenario, abbiamo mezzi, cultura popolare, consapevolezza, organizzazione che ci possono consentire una scelta ben diversa e che ci possono consentire di percorrere le vie alternative che sappiamo esserci.

Ancora una sottolineatura su un tema che non vi è stato in nessun modo nel dibattito di oggi, perché sta su una via distinta da quella di cui stiamo discutendo, ma incrocia a giorni il percorso di questa proposta di legge: mi riferisco alla scesa in campo di interessi autorevoli e curiosi da fuori della nostra regione a fare da apripista alla realizzazione dell'impianto di pirogassificazione. Ho trovato curiosa questa proliferazione di ricorsi da parte di soggetti venuti da lontano ad ispirare la Valle d'Aosta, portatori di esperienze formidabili anche in termini di bonifica di aree, per le quali qualche piccola questione anche di tipo giudiziale ha dovuto essere regolata, associazioni fantomatiche o comunque sedicenti di consumatori mai conosciute, che di colpo si trovano particolarmente interessate, attive e disponibili a mettere mano al portafoglio. Non so quanti di voi abbiano avuto modo di praticare la giustizia amministrativa, ma non è senza costi e invece c'è chi pensa autorevolmente da fuori alla nostra salute, che ci dice: "ragazzi, andate avanti in questa direzione tranquilli perché è unica e salvifica", e ce lo dicono fior di soggetti, ce lo dice anche la ANIDA, che non è un nome di donzella, ma è un'associazione che raggruppa molto autorevolmente degli operatori del settore della realizzazione degli impianti, come quello che viene proposto: Associazione Nazionale Imprese Difesa Ambiente; è un'associazione aderente alla Confindustria, che scende in campo legittimamente a dare man forte ad una scelta che si deve assolutamente portare avanti.

Lasciamo fuori dal campo le questioni delle infiltrazioni camorristiche, speriamo vivamente che non ci sia da parlarne, ma non avrei evocato in termini così scherzosi, collega Comé, un tema come questo e non soprattutto alla luce di quanto cominciamo ad ascoltare in queste settimane sul tavolo della Commissione competente in materia di infiltrazioni. Mi pare che questo tema sia stato trattato - mi consenta, lei che è sempre molto misurato - con una certa leggerezza. L'alleanza comunque di interessi forti intorno ad una scelta precostituita per noi è qualcosa che diminuisce la libertà con la quale i cittadini valdostani devono poter fare, su un piede di uguaglianza, la scelta per il loro futuro, senza sentirsi spinti e senza sentirsi coartati.

Crediamo quindi che questa scelta, che è sicuramente meno impattante e meno violenta della scelta che propinava il Governo regionale nel 2008, una scelta più sofisticata, più elaborata, ma ancora sperimentale per larghi tratti, sia una scelta che possiamo evitare e ci piace molto il modo in cui l'ha fatto tale proposta di legge. Questo provvedimento non ha detto alla Regione cosa deve fare: le dice solo cosa non deve fare, dice che la comunità valdostana può fare a meno di qualcosa che è messo in cima alla lista dei modi meno virtuosi di smaltire i rifiuti da parte della nostra legislazione e della legislazione dell'Unione europea, semplicemente che "non si realizzano, né si utilizzano sul territorio regionale impianti di trattamento a caldo quali incenerimento, termovalorizzazione, pirolisi o gassificazione". Credo sia una proposta rispettosa, fatta da nostri concittadini, veramente in punta di penna che lascia ampio margine e ampia possibilità al Governo e al Consiglio di effettuare delle scelte di ragione e di volontà, in modo assolutamente pacifico, ma sulla scorta di una visione di futuro che questi nostri concittadini ci chiedono di condividere con loro e che noi condividiamo: uscire dall'approccio vecchio, uscire dall'approccio del bruciare, entrare nel modo nuovo di ragionare e di operare, entrare nel modo del creare meno scarto e meno rifiuto e recuperare quanto più possibile, nel modo meno impattante, delle risorse. Una soluzione che a noi pare intelligente e rispettosa, che chiude una porta da un lato, fa fare - non ce ne rammaricheremmo questa volta - una piccola marcia indietro al Governo regionale, ma che darebbe a questa nostra comunità uno slancio nuovo e una prospettiva sicuramente migliore.

Chiediamo in conclusione - naturalmente confidando che, al di là del voto di oggi, ci sia condivisione larga su questi obiettivi da parte della popolazione valdostana - che ci sia un impegno di lealtà da parte di noi tutti: l'impegno a trasferire lealmente e onestamente fuori da quest'aula, a partire da domani, il dibattito, in modo che ognuno dei nostri 100.000 concittadini sia correttamente informato ed invogliato ad andare ad esprimersi. Avremmo piacere di sentire dagli esponenti della maggioranza e del Governo regionale un impegno in questo senso, perché sappiamo che un piccolo ostacolo, uno di quegli ostacoli a cui, fra l'altro, una delle iniziative referendarie intendeva mettere mano, ossia un quorum molto elevato, è di fronte a noi, ma, di fronte ad una questione come questa, giocare al ribasso, a politiche di astensione, giocare al non lasciare andare a votare sarebbe un grave errore di sfiducia nei valdostani e nella democrazia. Abbiamo avuto non tanto tempo fa un esempio luminoso di una scelta anche sofferta, difficile, in un Paese molto vicino al nostro, nel quale liberamente i cittadini sono andati a votare e hanno fatto delle scelte molto importanti per il loro futuro. È un Paese che ha avuto la fiducia in sé stesso e nel proprio popolo, tale da eliminare alla radice il problema del quorum. Noi non lo avremo eliminato per la prossima tornata elettorale, ma credo che possiamo e dobbiamo assumere qui questo impegno leale nei confronti dei nostri concittadini di far sì che, quale che sia l'esito di tale decisione, l'esito finale sia preso tranquillamente, apertamente, serenamente dal popolo valdostano. Grazie.

Presidente - Se non ci sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola al Presidente della Regione, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie Presidente.

Un pomeriggio sicuramente impegnativo, che ha visto alcuni colleghi discutere del tema oggetto di questa legge: il pirogassificatore e la scelta di qualcuno di andare nella direzione opposta, con un finale legato al tema del referendum, che successivamente farà dibattere, discutere e impegnare, quindi tutto il pomeriggio abbiamo parlato di pirogassificatore, poi alla fine si dice: "parliamo un po' del referendum". È legittimo, ma con quello di cui parlavamo non c'entrava niente, se non come logica conseguenza che sappiamo. Se si boccia la legge come la maggioranza è propensa a fare, si va verso il referendum, questo è nelle cose e non avevamo bisogno che ci venisse ricordato che esiste lo strumento del referendum, fate attenzione, perché il referendum è una materia delicata. Su questo non voglio neanche entrare, perché oggi è fuori tema; invece è molto importante la discussione che c'è stata.

Oggi si è fatto chiarezza nel dire che la maggioranza ha fatto già a suo tempo...ma meglio di me hanno fatto i colleghi, e vi garantisco che non ripeto quello che avete detto molto bene, riprendendo temi che in quest'aula erano già risuonati quando abbiamo discusso della decisione che era passata con trenta voti favorevoli. Che ci fossero poi delle giuste richieste di attenzione a tutta la parte che precede il trattamento del rifiuto...è altrettanto corretto farlo, però diciamo che la decisione qui era di trenta persone. Trenta persone d'accordo come mai? Perché improvvisamente si sono alzati o solo perché uno ha suggerito dall'esterno? No, andate a leggervi il lavoro fatto in commissione, che ha analizzato i documenti. L'Assessorato, prima di presentare la proposta in Giunta, ha chiesto ad esperti, ha esaminato tutto lo scibile - sicuramente ad oggi - e ha fatto una proposta. Coraggiosa? Avanzata? Sicuramente. Ad oggi abbiamo e continuiamo a definirla la scelta migliore e sottolineo "scelta", perché si è trattato di una discussione che aveva ripreso molti dei temi che oggi sono tornati...perché avevano fatto l'analisi del perché prima non si era fatto, del perché ci si era fermati, poi l'approfondimento su un lavoro precedente, per arrivare ad una conclusione e così è: la conclusione doveva arrivare, per evitare che ci si trovasse in situazioni di emergenza, termine che qualcuno fa finta di dimenticare.

Noi siamo andati sulla discarica esistente a fare un ulteriore lotto, perché la discarica era chiusa. Se non facevamo quella operazione, non si poteva continuare per riuscire ad arrivare, mantenendo le tempistiche, ad avere un qualche strumento che risolvesse il problema, che è quello che abbiamo scelto tutti assieme; questa è la sostanza delle cose. Mi chiedo allora perché dobbiamo evitare di fare qui la scelta, visto che siamo chiamati a farne come tante altre.

Giustamente sono state evocate tante altre scelte, che, se fosse stato per qualcuno, non sarebbero mai state fatte. Adesso si chiede giustamente: "ma come, non fate il ribasso delle tariffe autostradali per far passare tutti in autostrada, perché i valdostani transitino tutti sull'autostrada", e non volevano l'autostrada...e avanti con le richieste, e il pendolare stanco adesso chiede anche per il ribasso, però la soluzione qual è? È che, se certe scelte non vengono prese, è evidente non si arriverà mai ad una conclusione; noi la conclusione l'abbiamo già trovata e non abbiamo bisogno di altro.

Vorrei ricordare ancora un sentimento che mi è sembrato opportuno: l'emotività, la parte emozionale. Molti sono intervenuti su questo, perché in effetti, quando si parla di un tema delicato come quello della salute...che tutti quelli che sono intervenuti qui hanno richiamato, dicendo che il problema è un problema ambientale, prima di tutto...perché, nell'ambito delle direttive sui rifiuti, è l'Ambiente che se ne occupa...il Ministero competente è quello dell'ambiente, anche se con ricadute su tutti i settori: sanitario, sociale, economico, ma sostanzialmente è quello il punto di riferimento e su quello abbiamo lavorato con una scelta definita. Allora le emozioni: alcuni colleghi ricordavano che nella commissione ci sono stati interventi nei quali si diceva che il rischio è zero, perché tutti gli elementi che sono adottabili con il sistema proposto non danno risvolti negativi. Quando parliamo di nanogrammi, piccole dimensioni...guardate che con questa situazione dovremmo fermare il traffico dappertutto, non a Milano quando ci sono certe situazioni, ma, se andassimo dietro a queste preoccupazioni, quante attività dovremmo fermare? Allora non voglio dire che dobbiamo scegliere di costruire il paradiso o la città ideale, ma neppure fasciarci la testa, nel senso che stiamo andando avanti cercando di ridurre una vera emergenza - perché se non troviamo una soluzione, diventerebbe tale - e quindi abbiamo dato delle indicazioni e fatto delle scelte precise.

Su questa tematica abbiamo discusso ampiamente, abbiamo approfondito tutto, non riteniamo che le scelte debbano essere fatte fuori da tale aula, noi personalmente riteniamo di avere la giusta preoccupazione di prendere delle decisioni in quest'aula, perché questo deve essere chiaro! Ci sono poi strumenti che sono legittimi e che danno la possibilità di avere dei meccanismi che conosciamo, il che non vuol dire che oggi non abbiamo il diritto, ma il dovere soprattutto, perché se non prendessimo questa decisione...quando parliamo delle differenze: "ma noi siamo in montagna e non in città...", ma cosa c'entra? Certo lo smaltimento lo dobbiamo fare avendo ben chiara la situazione che tutto deve essere risolto tenendo conto delle nostre capacità. Abbiamo visto le capacità finanziarie, le ricadute sul cittadino, abbiamo visto le possibilità reali di confrontarci con sistemi analoghi e quindi non possiamo che concludere nella convinta decisione che abbiamo preso a suo tempo, che rimane valida e che vogliamo portare avanti.

Presidente - Ricordando che, ai sensi dell'articolo 77, comma 4, del Regolamento interno, si procede ad un'unica votazione, pongo in votazione la proposta di legge nel suo complesso:

Consiglieri presenti e votanti: 32

Favorevoli: 7

Contrari: 25

Il Consiglio respinge pertanto la proposta d'iniziativa popolare n. 177: "Modificazione alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31 (Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti)".