Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2349 du 4 avril 2012 - Resoconto

OGGETTO N. 2349/XIII - Illustrazione della proposta di legge regionale: "Modificazione alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31 (Nuove disposizioni in materia di gestione dei rifiuti)".

Presidente - Ricordo che la proposta di iniziativa popolare ha avuto un parere contrario, a maggioranza, della III e V Commissione riunite congiuntamente, ed un parere contrario del Consiglio permanente degli enti locali con osservazioni.

La parola alla relatrice, la Consigliera Patrizia Morelli.

Morelli (ALPE) - Merci M. le Président.

Avant d'entrer dans le contenu de l'article qui forme cette proposition de loi d'initiative populaire, permettez-moi juste d'attirer votre attention sur la loi régionale n° 19/2003, qui est l'instrument dont notre Région s'est dotée depuis 2003 pour garantir l'exercice de la démocratie directe. Un instrument imparfait susceptible d'améliorations, mais tout de même un instrument important, à travers lequel les citoyens valdôtains ont la possibilité de dialoguer avec le Conseil et de proposer à cet organe législatif des lois d'initiative populaire sur des thèmes qu'ils considèrent incontournables. J'estime donc que le Conseil de la Vallée, institution élective censée représenter le peuple valdôtain, doive prêter une attention toute particulière aux instances qui sont l'expression directe d'une partie de ce peuple, à plus forte raison lorsque ces instances ont trait à des choix d'intérêt général, porteurs de conséquences lourdes et engageantes et qui vont au-delà des appartenances politiques et idéologiques. Je veux encore rappeler que le Conseil délibère sur le fond de la question dans le délai de 60 jours et qu'il a la faculté d'accueillir la proposition de loi dans son ensemble, ou bien même seulement dans ceux qui en sont les principes fondateurs et les contenus essentiels. Prenons donc, chers collègues, tout le temps nécessaire à un débat serein, responsable, approfondi, digne du rôle important que les citoyens nous ont confié, en particulier ceux qui ont signé la proposition de loi. De ma part, j'ai été chargée par les IIIe et Ve Commissions du rôle de rapporteur de cette proposition, rôle que j'ai essayé d'assumer avec sens de responsabilité, équilibre et modération, tout en n'ayant pas de compétences particulières en la matière, contrairement à d'autres collègues qui se sont révélés être des spécialistes, et tout le monde sait très bien à quels collègues je me réfère! Je crois que notre devoir n'est pas de nous transformer dans des techniciens ou dans des scientifiques. Nous avons un rôle qui est politique, mais il est tout de même juste de reconnaître la volonté d'approfondir le thème avec passion et compétence.

La gestione dei rifiuti è uno dei grandi problemi del nostro tempo. Nella nostra Regione la questione è normata dalla legge n. 31/2007 "in conformità all'obiettivo primario, comunitario e nazionale, di promuovere livelli di qualità della vita umana che assicurino la salvaguardia e il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali". In fase di applicazione di detta legge sono stati adottati alcuni atti importanti che si ritiene utile ricordare: la deliberazione della Giunta regionale n. 807 del 20 marzo 2008, che prevedeva la realizzazione di un inceneritore e la bonifica attraverso termovalorizzazione della discarica di Brissogne; la deliberazione del Consiglio regionale n. 639/2009, che confermava la termovalorizzazione dei rifiuti ma sospendeva le operazioni di smantellamento della discarica di Brissogne; la deliberazione del Consiglio regionale n. 1117 del 24 marzo 2010, con cui venivano rideterminate le azioni finalizzate all'attuazione del piano regionale di gestione dei rifiuti attraverso la valorizzazione energetica dell'indifferenziato tramite un sistema di pirolisi e gassificazione. La decisione contenuta in quest'ultima deliberazione, anche se meno impattante rispetto alla realizzazione di un inceneritore, ha da subito suscitato le perplessità e la reazione di molti cittadini e di amministratori comunali, in particolare della zona della Plaine che, agendo dapprima in maniera spontanea, si sono poi organizzati aggregandosi in un comitato e, successivamente, in un'associazione.

Nel corso di più di un anno di attività svolta su base volontaria e disinteressata, il Comitato ha avuto modo di approfondire la tematica della gestione dei rifiuti, appellandosi ad esperti, documentandosi, visitando strutture che trattano i rifiuti; il tutto, secondo quanto affermato durante le audizioni in commissione, sempre in modo libero da condizionamenti ideologici c da vincoli di appartenenza politica, senza preconcetti, con il prioritario intento di individuare la soluzione più adeguata alla nostra Regione. Tale attività di analisi ha dapprima determinato la volontà di promuovere una petizione al fine di richiedere all'Amministrazione regionale di realizzare un confronto fra esperti del settore condotto con metodi scientifici, onde paragonare in maniera imparziale ed oggettiva la soluzione che prevede il pirogassificatore con altri sistemi alternativi di trattamento a freddo, quali TMB e compostaggio. In poco tempo sono state raccolte più di 11.000 firme di valdostani preoccupati dalla prospettiva indicata dall'Amministrazione regionale e desiderosi di avere maggiori informazioni al riguardo. Rimarchiamo che, al momento, l'Amministrazione regionale non ha ancora dato seguito a tale richiesta.

Successivamente, il Comitato ha intrapreso la via della proposta di legge di iniziativa popolare da sottoporre a referendum propositivo, una via non facile ed altamente impegnativa, che dimostra quanto l'argomento stia a cuore dei cittadini che la promuovono e la sostengono. Il 20 settembre 2011, ai sensi del comma 1 dell'articolo 7 della legge regionale 25 giugno 2003, n. 19, la Commissione regionale per i procedimenti referendari e di iniziativa popolare ha deliberato sull'ammissibilità della proposta di legge, pronunciandosi favorevolmente e rimarcando in primis come la ratio principale della proposta di legge sia la tutela della salute. Il Comitato ha dunque dato avvio alla raccolta delle firme necessarie alla presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare da sottoporre a referendum propositivo, che sono poi state depositate alla Segreteria generale del Consiglio regionale in data 29 dicembre 2011. Il 17 gennaio 2012, dai riscontri effettuati dal Segretario generale del Consiglio è emerso che le 7.369 firme regolarmente autenticate, aggiunte alle 257 inizialmente raccolte al fine di esercitare l'iniziativa legislativa popolare, costituivano più della soglia prevista dall'articolo 12 della legge regionale n. 19/2003 per la validità della proposta di legge, pari al 5 percento degli elettori dei Comuni della Regione.

La proposta di legge di iniziativa popolare n. 177 recante "Modificazione alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31 (Nuove disposizioni in materia di rifiuti)" è così stata assegnata alle Commissioni permanenti III e V che hanno iniziato l'iter di esame il 26 gennaio 2012. Le commissioni hanno operato in maniera congiunta, riunendosi 6 volte e procedendo ad una serie di corpose audizioni.

Il 15 febbraio sono così stati ascoltati il delegato Marco Grange, assieme alle signore Jeanne Cheillon e Elisa Desandré, in rappresentanza del Comitato promotore, che hanno illustrato in modo articolato le ragioni dell'iniziativa che si oppone alla costruzione del pirogassificatore, ricordando come l'Unione europea stessa sconsigli espressamente i trattamenti a caldo per lo smaltimento dei rifiuti nelle aree di montagna e sottolineando come in Valle d'Aosta ci siano le condizioni economiche, organizzative e territoriali, ma soprattutto culturali della popolazione, per orientarsi in una direzione che possa maggiormente conciliare il progresso, l'affidabilità impiantistica, la prevenzione ambientale e sanitaria. Il 24 febbraio è stato audito anche il delegato Fabrizio Roscio, che ha ricordato come il pirogassificatore non permetta di chiudere il ciclo dei rifiuti in Valle, poiché le scorie derivanti dall'abbattimento dei fumi ed i fanghi residui dei gas di sintesi sono considerati rifiuti pericolosi e devono essere trasportati fuori dalla regione. Ha inoltre evocato l'esperienza positiva di altre Regioni e Province, dove sono state adottate modalità gestionali particolarmente efficienti, da cui sarebbe opportuno prendere esempio.

L'Assessore Manuela Zublena, intervenuta nella stessa seduta, ha rivendicato la validità della scelta operata dalla maggioranza, frutto, a suo dire, di un percorso meditato di fattibilità concreta, non basato su utopie. Ha sottolineato come lo scenario alternativo al pirogassificatore debba poter contare sul raggiungimento di risultati molto più ambiziosi degli attuali nella raccolta differenziata e ciò costituirebbe motivo di grande incertezza. Ha ricordato come la tecnologia stia facendo grandi progressi, tali da consentire la costruzione di un impianto dotato di sistemi di abbattimento dei fumi che può garantire emissioni trascurabili.

Il funzionario Fulvio Bovet ha poi riepilogato la situazione dei vari procedimenti in corso e di come sta procedendo l'appalto. II direttore dell'ARPA Giovanni Agnesod è intervenuto per precisare che un impianto di pirolisi e gassificazione è soggetto ad autorizzazione integrata ambientale, con emanazione di un decreto specifico in cui sono determinate le concentrazioni di emissioni cogenti per l'azienda appaltatrice. Ha ricordato che i controlli devono essere rigorosi e accurati ed ha affermato, in conclusione, che il sistema di pirolisi e gassificazione non è svantaggioso rispetto al trattamento TMB.

Le audizioni sono proseguite il 2 marzo con il Presidente del Consiglio permanente degli enti locali Elso Gerandin, che ha ricordato come il CPEL, già nel marzo 2008, si era pronunciato a favore del termovalorizzatore e che il parere espresso sulla proposta di legge in esame non può essere che contrario. Il parere scritto pervenuto alle commissioni parla di "assenso all'utilizzo di tecnologie innovative sul territorio regionale che assicurino le migliori condizioni ambientali".

L'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce, ha affermato di condividere la scelta fatta dalla Regione, poiché non vi è evidenza scientifica supportata da studi clinici, che dimostri una relazione significativa tra il processo di pirogassificazione e l'aumentata incidenza del cancro. Afferma di non poter dare al momento delucidazioni rispetto alla distribuzione territoriale in Valle di tale malattia per mancanza di uno studio epidemiologico.

Il 15 marzo le commissioni hanno avuto l'opportunità di audire quattro esperti esterni.

Il prof. Giorgio Gilli, ordinario di Igiene all'Università degli studi di Torino, ha posto l'accento sulla ricerca dei livelli di sicurezza, sapendo che qualsiasi attività umana non è contemplabile con il rischio zero. Ha ricordato come con l'introduzione degli inceneritori si è pensato di conciliare l'eliminazione dei rifiuti con la possibilità di produrre energia e si è poi soffermato su come le esperienze negative del passato siano servite a far sì che queste non abbiano a ripetersi. Ha affermato che la gestione dei rifiuti, qualunque essa sia, produce una categoria ampia di emissioni che va a colpire tre elementi principali: acqua, suolo e aria; anche la discarica, che un tempo veniva considerata priva di rischi sanitari, a posteriori si è invece appurato che produce rischi acuti, soprattutto nei primi anni di esercizio. Ha poi messo l'accento sulla necessità di stabilire un "punto zero" degli indicatori che vanno rilevati per il controllo della sicurezza dell'impianto e per la valutazione epidemiologica, qualunque sia la scelta operata. In particolare, su alcuni impianti di pirogassificazione esistenti al mondo ha affermato che i valori di emissione sono al di sotto delle soglie, ma che deve essere garantita l'accessibilità continua per i cittadini delle rilevazioni fatte a camino da un soggetto terzo. Ha sostenuto esserci attualmente un'ampia credibilità del trattamento meccanico-biologico, a cui però va prestata grande attenzione perché non esente da emissioni. Il prof. Gilli ha concluso sottolineando la necessità di fare comunicazione e di informare la popolazione con metodi coinvolgenti e chiari, al fine di indurla a consumi ed a comportamenti più responsabili.

Il dott. Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza, ha ricordato come a livello europeo si stia dando indicazione per promuovere sempre più il recupero di materia e la raccolta differenziata. A tale proposito ha sottolineato che la Valle d'Aosta è nel gruppo di testa delle Regioni che fanno la raccolta differenziata e che le prospettive di aumento sono ottimistiche. Poiché il 65 percento costituisce l'obiettivo minimo della raccolta differenziata, il rimanente 35 percento di rifiuto residuo per la Valle d'Aosta significa poca cosa in termini di tonnellaggio ed è pertanto necessario, secondo Favoino, porsi il problema dell'economicità e dell'affidabilità operativa dei sistemi di trattamento termico che possano funzionare con tale limitato tonnellaggio. Infatti, in seguito ad ulteriori operazioni di differenziazione e vaglio della frazione indifferenziata, che il dott. Favoino ha dettagliatamente illustrato, è ancora possibile attuare un recupero di materia tale da fare sì che il residuo finale da stoccare in discarica sarebbe il 40 percento dell'indifferenziata, pari al 12-15 percento del rifiuto urbano totale, nel caso della Valle d'Aosta circa 10.000 tonnellate. Ricordando l'esperienza positiva di Salerno che è al 75 percento di raccolta differenziata, ha messo in evidenza la forte incidenza della raccolta dell'umido, da favorire perché il processo di compostaggio è l'unico modulabile in funzione della produzione di rifiuti. Riguardo al problema della collocazione del compost, ha sostenuto che vi è un errore di sistema, perché la Valle d'Aosta è la Regione che ha i livelli di sussidio più alti per la promozione dell'utilizzo di emendanti organici, che da soli giustificherebbero la produzione di compost locale; si tratta - ha detto - di fare incontrare domanda e offerta. Riguardo al pirogassificatore, ha concluso mettendo in guardia i commissari sulla possibilità del "vuoto per pieno", cioè dell'obbligo per gli enti coinvolti di conferire un certo quantitativo o di pagarne comunque il corrispettivo.

Il dottor Giuseppe Viviano dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma ha ricordato che, dopo l'incidente di Seveso, si sono cominciati gli studi sugli inceneritori e che da allora si sono fatti grandi passi avanti. Ha osservato infatti che i dati dei primi rilevamenti sono di molto superiori a quelli attuali, poiché le tecnologie che in alcuni impianti già vengono utilizzate in Europa consentono di andare al di sotto di due ordini di grandezza rispetto a quelli che sono i limiti. Ciò è favorito da una raccolta differenziata particolarmente attenta. Ha affermato che ormai tutti gli impianti nuovi hanno l'obbligo di avere un controllo continuo al camino di una serie di parametri e che se gli impianti sono seguiti attentamente in sede di progettazione, in sede di collocazione, in sede di gestione ed in sede di controlli ambientali, l'impatto è sostenibile.

Il prof. Federico Valerio, chimico ambientale dell'Istituto Tumori di Genova, ha esordito dicendo che sia per le PM10 che per le diossine esistono dei limiti di legge, ma che questi non sono a tutela della salute pubblica, sono valori che nel tempo si sono ridotti progressivamente, perché man mano che avanza la conoscenza si capisce che dosi che si consideravano sicure non lo sono affatto. Riguardo agli obiettivi da raggiungere per risolvere il problema rifiuti con il minor impatto ambientale, ha individuato alcune azioni prioritarie: riduzione alla fonte della produzione di MPC (materiali post consumo) nella frazione organica attraverso azioni che ha indicato a titolo esemplificativo quali il Banco Alimentare, il compostaggio domestico e condominiale, e nelle plastiche attraverso l'utilizzo di prodotti alla spina, attraverso il consumo dell'acqua non in bottiglia; raccolta differenziata finalizzata al riciclo per il 65 percento; trattamento anaerobico della frazione organica con produzione di biometano da immettere nella rete e compostaggio del digestato; trattamento finale con il minor impatto ambientale TMB. Ha osservato di avere trovato pochi dati sugli impianti di pirogassificazione, perché in letteratura c'è poco, in particolare sul loro impatto ambientale.

Naturalmente, i contributi forniti dagli esperti sono stati molto più ampi ed articolati rispetto alla sintesi che ne ho fatto, ho cercato però di riportare i punti essenziali delle singole esposizioni. Spero di avere reso loro il giusto merito.

L'iter di esame della proposta di legge in commissione si è concluso nella seduta del 23 marzo, con la votazione contraria dei commissari di maggioranza ed i voti favorevoli dei rappresentanti di ALPE e del Partito Democratico.

La proposta di legge di iniziativa popolare, che consta di un solo articolo, sostituisce il comma 5 dell'articolo 7 della legge regionale 3 dicembre 2007, n. 31, con una nuova formulazione che tende ad escludere dal territorio valdostano ogni forma di trattamento dei rifiuti a caldo, quali incenerimento, termovalorizzazione o pirogassificazione, riservando la valorizzazione, anche ai fini energetici dei residui finali, solo ai trattamenti a freddo, che le attuali tecnologie comunque consentono. Per i promotori tale esclusione si rende necessaria in considerazione delle ridotte dimensioni territoriali della Regione e dei limitati quantitativi di rifiuti prodotti, nonché al fine di tutelare la salute e di perseguire criteri di economicità, efficienza ed efficacia. In sintesi, la proposta si fonda sulla convinzione che la scelta di costruire un impianto di pirogassificazione possa essere confutata sotto molteplici punti di vista: innanzitutto geomorfologici e climatici, ma ugualmente sotto il profilo dell'economicità e della sostenibilità gestionale del ciclo dei rifiuti, oltre che dell'affidabilità tecnologica dell'impianto stesso, ancora limitatamente sperimentata e dimostrata, della sostenibilità ambientale e, naturalmente, sotto il profilo delle ricadute per la salute.

Nella nostra Regione buona parte della popolazione e delle attività produttive si concentrano nel fondovalle, in particolare nella zona della Plaine, comportando conseguentemente una forte pressione inquinante ed un depauperamento della qualità ambientale di tale area. La situazione è aggravata dal fenomeno dell'inversione termica che provoca un particolare ristagno degli inquinanti, a cui andrebbero ad aggiungersi le emissioni prodotte dal pirogassificatore. A proposito del reale impatto e dell'accumulo di queste ultime, composte da diossine, furani, policlorobifenili ed altri, sulla salute umana e sull'ambiente circostante gli esperti mantengono posizioni molto caute.

Quanto alla sostenibilità economica dell'impianto in questione ed alla sua efficienza, i dati sono eloquenti: la produzione regionale di rifiuti si attesta sulle 80.000 tonnellate all'anno, circa 600 chilogrammi all'anno per abitante; mettendo in atto tutte le azioni previste a norma di legge dalla gerarchia nella gestione dei rifiuti, rimarrebbero al massimo circa 25.000 tonnellate di rifiuti da trattare. Un quantitativo che i promotori considerano troppo esiguo per un impianto previsto per 59.500 tonnellate, che non garantirebbe un corretto rapporto costi-benefici, fattore imprescindibile per un'adeguata valutazione del sistema, come già evidenziato sin dal 2003 in fase di approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti. Inoltre la necessità di far funzionare a regime il pirogassificatore fa temere che si possa determinare l'effetto nefasto di disincentivare una corretta gestione dei rifiuti, volta alla riduzione ed al recupero di materia, prima che al recupero energetico ed allo smaltimento, andando a vanificare le politiche virtuose che la nostra Regione sta mettendo in campo da tempo e che vanno ulteriormente incrementate.

In conclusione, l'invito che mi sento di rivolgere ai colleghi, nel rispetto delle opinioni e della buona fede di ciascuno, ma in considerazione innanzitutto dell'interesse generale e della necessità di individuare la modalità che meglio risponde alle esigenze della nostra comunità, è quello di volersi soffermare a rivalutare le diverse possibili opzioni che la tecnologia e la ricerca oggi mettono a nostra disposizione, tenendo conto della nostra realtà in termini ambientali, culturali, economico-finanziari e numerici, e a chiedersi se la soluzione del pirogassificatore sia realmente la più consona e la migliore possibile o se, al contrario, non sia accoglibile l'esortazione contenuta nella proposta di legge a non adottare sistemi a caldo, che vincolerebbero la nostra Regione per un lungo lasso di tempo ad una scelta della cui inidoneità potremmo dover prendere atto troppo tardi.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

Presidente - Mi sembra di aver capito che c'è la volontà di portare la discussione nel pomeriggio, quindi dichiaro conclusi per questa mattinata i lavori dell'odierna adunanza del Consiglio regionale. I lavori sono sospesi.

La seduta è tolta.

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La seduta termina alle ore 12,30.