Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 2327 du 22 mars 2012 - Resoconto

OGGETTO N. 2327/XIII - Proposta di legge: "Ulteriori modificazioni alla legge regionale 4 settembre 2001, n. 26 (Istituzione, organizzazione e funzionamento del Comitato regionale per le comunicazioni (Co.Re.Com.). Abrogazione della legge regionale 27 dicembre 1991, n. 85)".

Articolo 1

(Sostituzione dell'articolo 3)

1. L'articolo 3 della legge regionale 4 settembre 2001, n. 26 (Istituzione, organizzazione e funzionamento del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Co.Re.Com.). Abrogazione della legge regionale 27 dicembre 1991, n. 85), è sostituito dal seguente:

"Articolo 3

(Composizione e durata in carica)

1. Il Comitato è composto dal Presidente e da altri quattro componenti. I cinque componenti sono scelti tra persone che diano garanzia di assoluta indipendenza sia dal sistema politico istituzionale che dal sistema degli interessi di settore delle comunicazioni e che possiedano competenza ed esperienza comprovate nel settore della comunicazione nei suoi aspetti culturali, giuridici, economici e tecnologici.

2. Il Presidente del Comitato è eletto dal Consiglio regionale, a votazione segreta, a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati. Qualora, dopo due votazioni consecutive, nessun candidato raggiunga tale maggioranza, il Consiglio procede con ulteriore votazione da effettuarsi nella stessa seduta del Consiglio regionale e risulta eletto il candidato che riporta la maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati.

3. Gli altri componenti del Comitato sono eletti dal Consiglio regionale, a votazione segreta, con voto limitato a tre nomi. In caso di parità è eletto il più anziano di età. Almeno un componente deve essere espresso dalla minoranza.

4. I componenti del Comitato restano in carica cinque anni a decorrere dalla data dell'elezione e non sono immediatamente rieleggibili. Il divieto di immediata rielezione non si applica ai componenti del Comitato che abbiano svolto la loro funzione per un periodo di tempo inferiore a due anni e sei mesi. I componenti del Comitato continuano ad esercitare le loro funzioni fino al giorno antecedente l'insediamento dei successori, su convocazione del Presidente del Consiglio regionale.

5. In caso di morte, di dimissioni o di decadenza di un membro del Comitato, il Consiglio regionale procede all'elezione del sostituto, che resta in carica fino alla scadenza del Comitato. Alle elezioni per il rinnovo parziale del Comitato non si applica il metodo del voto limitato.

6. Nel caso in cui il Comitato si riduca a due componenti, si procede al rinnovo integrale del Comitato stesso.

7. Alle procedure di rinnovo integrale del Comitato si provvede entro sessanta giorni dalla scadenza ordinaria o dal verificarsi dell'ipotesi di cui al comma 6. Al rinnovo parziale del Comitato, in seguito a cessazione anticipata dalla carica di uno o due membri, si procede entro sessanta giorni dalla morte del componente o contestualmente alla presa d'atto delle dimissioni o alla deliberazione consiliare di decadenza del componente. In caso di dimissioni del Presidente del Comitato, si provvede alla sostituzione a norma del comma 2 nel termine di sessanta giorni.

8. Ai fini della nomina del Presidente del Comitato e degli altri componenti non si applica la legge regionale 10 aprile 1997, n. 11 (Disciplina delle nomine e delle designazioni di competenza regionale).".

Articolo 2

(Modificazione all'articolo 10)

1. Il comma 1 dell'articolo 10 della l.r. 26/2001 è sostituito dal seguente:

"1. Al Presidente e ai componenti del Comitato è attribuita un'indennità mensile di funzione, per dodici mensilità, pari al:

a) per il Presidente, venticinque per cento dell'indennità di carica mensile lorda spettante ai consiglieri regionali;

b) per i componenti, sedici per cento dell'indennità di carica mensile lorda spettante ai consiglieri regionali.".

Articolo 3

(Abrogazioni e ultrattività)

1. Sono abrogati gli articoli 14 e 15 della legge regionale 1° agosto 2011, n. 22 (Modificazioni alla legge regionale 4 settembre 2001, n. 26 (Istituzione, organizzazione e funzionamento del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Co.Re.Com.). Abrogazione della legge regionale 27 dicembre 1991, n. 85)).

2. Fino al primo rinnovo integrale del Comitato successivo alla data di entrata in vigore della presente legge continuano a trovare applicazione le disposizioni relative alla composizione del Comitato e alle indennità di funzione spettanti ai componenti dello stesso, vigenti alla medesima data.

Articolo 4

(Dichiarazione d'urgenza)

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 31, comma terzo, dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.

Presidente - La parola al relatore, Consigliere Crétaz.

Crétaz (UV) - Merci M. le Président.

La legge regionale 1° agosto 2011, n. 22, ha innovato la previgente disciplina regionale del Co.Re.Com., introducendo una serie articolata di interventi di semplificazione amministrativa e di contenimento della spesa pubblica, in linea con le misure di austerity e di razionalizzazione previste dalla "manovra Tremonti" dello scorso luglio. In particolare, il "taglio" del numero dei componenti del Comitato da cinque a tre, con la conseguente contrazione dei costi per gli emolumenti complessivamente erogati, costituisce senza dubbio uno degli aspetti maggiormente caratterizzanti del "pacchetto" di riforme licenziate dal Consiglio regionale.

In seguito ad una più approfondita analisi, tuttavia, la riduzione del collegio a tre soli membri, benché ispirata ad un'imprescindibile esigenza di salvaguardia delle finanze pubbliche, appare poco coerente con la natura stessa del Comitato, istituito per svolgere in posizione di terzietà delicate funzioni di governo, garanzia e controllo, aventi anche natura giurisdizionale, sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale. A poco più di sette mesi dall'approvazione della legge regionale n. 22/2011, pertanto, la presente proposta di legge interviene nuovamente sul numero dei componenti del Comitato, ripristinandone la struttura originariamente prevista dalla legge istitutiva, fatta salva la soppressione della figura del vice-presidente, già disposta dalla legge regionale n. 22/2011 medesima, che rimane confermata.

In ossequio con il principio della rappresentatività, cardine del nostro ordinamento democratico, l'allargamento del collegio è diretto a garantire un adeguato equilibrio e pluralismo nella selezione dei componenti. Tale misura consente, inoltre, di tutelare le prerogative della minoranza consiliare - a cui viene espressamente riservata la facoltà di selezionare almeno un componente -, valorizzando al contempo il meccanismo del "voto limitato" e risultando, quindi, maggiormente coerente con l'esigenza di preservare il ruolo istituzionale di garanzia e vigilanza del Co.Re.Com. quale authority indipendente.

È importante sottolineare, peraltro, come le citate esigenze di rappresentatività e pluralismo siano perseguite dalla presente proposta di legge "a costo zero", senza pregiudizio alcuno per le finanze pubbliche, e nel pieno rispetto degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica che hanno animato l'intervento normativo dello scorso mese di agosto. L'allargamento del collegio, infatti, si accompagna ad una riduzione proporzionale dei compensi da corrispondere a ciascun componente, in modo tale da mantenere invariati i saldi di spesa complessivi a carico del bilancio consiliare. Nel dettaglio, l'indennità mensile di funzione del presidente del Comitato, attualmente pari al quaranta per cento dell'indennità di carica mensile lorda percepita dai consiglieri regionali, è ridotta al venticinque percento, mentre per gli altri membri tale percentuale risulta "tagliata" dal venticinque al sedici percento.

Da ultimo va ricordato che le modifiche introdotte dalla proposta di legge trovano applicazione a decorrere dal prossimo rinnovo integrale del Comitato stesso. Nelle more restano in vigore le disposizioni relative alla composizione del Comitato e dei compensi spettanti ai componenti già in origine prescritte dalla legge regionale n. 26/2001. Grazie.

Presidente - La discussione è aperta.

La parola al Consigliere Segretario Rigo.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

L'altro ieri, mentre stavo sfogliando i documenti relativi al Co.Re.Com. cercando di definire una traccia dell'intervento di oggi e rileggendo l'articolo de La Stampa del 7 marzo scorso: "Co.Re.Com. alla riscoperta del manuale Cencelli. Il dietrofront dopo sette mesi: da tre componenti si torna a cinque", mi sono venuti in mente alcuni aforismi sulla politica: "la politica è la dottrina del possibile o è l'arte del possibile"; "la politica non è una scienza ma un'arte o la politica se non è arte, è mestiere"; "la politica ha le sue ragioni che la ragione non conosce"; "la politica è la scelta dell'opportunismo e l'arte del compromesso"; "bisogna aspettarsi di tutto in politica, dove tutto è permesso, fuorché lasciarsi cogliere di sorpresa". Per non farla lunga e per concludere "la politica coincide dunque con la morale? Penso che politica e morale abbiano fondamenti distinti. I loro territori confinano, ma non coincidono. Spesso addirittura morale e politica confliggono e si scontrano".

Queste espressioni mi sono venute in mente dopo aver provato ad appuntarmi sulla carta le questioni, i temi sollevati nel corso dell'adunanza consiliare del 27 luglio 2011, relativi alla modificazione della vecchia legge regionale sul Co.Re.Com.. Tre i temi, le questioni avanzate dalla maggioranza per spiegare le modifiche allora introdotte: una politica, una linea di intesa con le altre Regioni, la riduzione del numero dei componenti e l'indipendenza del Comitato. Vediamo allora come sono stati trattati questi argomenti da parte dei Consiglieri intervenuti. "Le modifiche introdotte dalla proposta di legge - sono parole del collega relatore Crétaz di allora - sono numerose ed eterogenee, ma sono sostanzialmente riconducibili alla necessità di garantire una maggiore snellezza, efficacia ed economicità all'azione del Comitato. Innanzitutto la proposta di legge prevede la riduzione del numero di componenti del Comitato da cinque a tre, la riforma si ispira ad una logica di semplificazione e di abbattimento dei costi ed è in linea con quanto già previsto da altre Regioni".

Per il Presidente del Consiglio Cerise: "siamo arrivati alla scelta di rimaneggiarla - ovviamente la vecchia legge regionale - di ridurla, di ridurre alcuni contenuti che erano ridondanti, come quello del numero dei componenti, la presenza del Vicepresidente, peraltro qui accogliendo un'indicazione dell'AGCOM, concordata con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e dei Presidenti dei Consigli regionali, che invitava ad avere dei Consigli di amministrazione fra tre e cinque componenti: tre per Regioni come le nostre e cinque per quelle come l'Emilia Romagna. Se, per un eccesso di megalomania - dice sempre il Presidente - anche noi avessimo voluto paragonarci alle grandi Regioni italiane, avremmo potuto metterne cinque...", notate la finezza: "se per un eccesso di megalomania"...

Il collega Tibaldi - leggo dal verbale -: "Se siamo d'accordo che bisogna tagliare i costi della politica e anche a non considerare questo organo come un Consiglio di amministrazione di una qualunque società o ente, quindi a dargli la sua valenza di organo di controllo, partiamo da questo presupposto... Se oggi - era il 27 luglio dell'anno scorso - il Consiglio regionale decide con una proposta di legge di maggioranza di rimodulare questa struttura, lo fa per renderla possibilmente più efficiente. Io l'ho vissuta da Segretario del Consiglio dell'Ufficio di Presidenza e posso dire che più volte ci siamo confrontati con i vari componenti del Co.Re.Com. ed era piuttosto imbarazzante perché effettivamente era sproporzionato come numero rispetto alla realtà valdostana, non solo la realtà demografica, ma anche la realtà territoriale televisiva e radiofonica che costoro devono monitorare, rendiamoci conto anche di quelli che sono i soggetti destinatari di questo controllo...

Torniamo nella nostra piccola realtà locale e ci rendiamo conto che effettivamente questa...- si riferiva alla riduzione da cinque a tre componenti - è una proposta che cerca di migliorare un organismo sulla cui funzionalità e sui cui obiettivi più volte in quest'aula è stata espressa più di una perplessità e mi pare di capire, anche dall'intervento del Presidente Cerise, che tali perplessità siano quanto mai confermate".

Nel corso della discussione il Presidente Cerise si sofferma poi sull'indipendenza del Comitato a proposito della necessità o meno della presenza in seno al Comitato della minoranza: "Sì, qui bisogna assolutamente fare chiarezza, altrimenti passa il messaggio che non si vuole dare voce alla minoranza... Leggo: "I tre componenti sono scelti fra persone che diano garanzia di assoluta indipendenza sia dal sistema politico-istituzionale che dal sistema degli interessi di settore delle comunicazioni, ora, nel momento in cui uno rappresenta una minoranza, automaticamente diventa portatore di un interesse che è contrario al principio del Co.Re.Com., di conseguenza non sta assolutamente in piedi".

Per la cronaca quanto appena letto allora dal Presidente del Consiglio è uguale, identico alla comma che fra poco l'Assemblea approverà. Chissà se questa visione dell'equilibrio della politica che non sta in piedi andrà a fare buona compagnia all'elenco degli aforismi sopra evocato. Non ho cercato di estrapolare ad arte stralci degli interventi ma, senza malizia, ho riportato le frasi e i concetti presentati in Consiglio da parte dei tre soli rappresentanti la maggioranza che avevano allora preso la parola. Ovviamente penso che gli altri Consiglieri di maggioranza, votando, abbiano condiviso i ragionamenti espressi dai loro colleghi. Da tutto ciò mi sembra emergano con chiarezza due principi: la diminuzione da cinque a tre componenti il Comitato e la sua assoluta indipendenza, ossia i componenti del Co.Re.Com. non sono né di maggioranza né di minoranza.

La minoranza, anche se divisa nella valutazione sulla riduzione del numero dei componenti, è stata sostanzialmente concorde su due questioni: la garanzia del pluralismo e la diminuzione degli emolumenti. Per il collega Bertin, nell'illustrazione degli emendamenti presentati dal gruppo ALPE, leggo: "Quello che vogliamo sottolineare è che la specificità del Co.Re.Com. è l'essere un istituto di garanzia, in modo specifico garante del pluralismo: fra l'altro, del pluralismo dell'informazione legata alla politica... l'emendamento mantiene l'articolo della vecchia legge sul Co.Re.Com. ossia cinque componenti...e senza aumentare il costo totale dell'organismo, andando a ridurre gli emolumenti per i singoli componenti". Il collega Donzel - leggo parte del suo intervento - asserisce: "...Condivido assolutamente lo spirito di garantire il pluralismo, ma, a nostro avviso, in questo momento bisogna dare un segnale ai cittadini di riduzione dei costi della politica, non possiamo chiedere di dimezzare i Parlamenti e di mantenere i nostri organismi a quota piena; per cui, pur comprendendo le ragioni di chiedere un abbassamento complessivo di tutti...- gli emolumenti - serve dare un segnale di un certo tipo ai cittadini. Noi poi, per garantire il pluralismo, abbiamo articolato degli altri emendamenti...". Per la cronaca, gli emendamenti di ALPE e PD non troveranno poi il consenso necessario.

Non voglio qui fare della dietrologia e andare a fare supposizioni sui perché la maggioranza oggi, rimangiando ciò che ha detto in aula pochi mesi fa, rimodifica la composizione del Co.Re.Com.. Personalmente non ho mai parlato con i colleghi della vicenda, quindi conosco solo le ricostruzioni fantasiose fatte dai giornali. Mi limito ad una considerazione. Se si voleva e si vuole far sì che anche la minoranza sia rappresentata nel Comitato e, nello stesso tempo, diminuire l'indennità mensile di funzione dei componenti, non c'era e non c'è che un'unica strada: quella indicata a luglio 2011 dal Partito Democratico e cito dal verbale di quella adunanza: "Pongo in votazione l'emendamento n. 3 del PD...che recita: "Al comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 4 settembre 2001, n. 26...è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Almeno un componente deve essere espressione della minoranza consiliare". Consiglieri presenti: 30, votanti: 26, favorevoli: 3, contrari: 23, astenuti: 4...". Per la precisione, l'emendamento allora bocciato è pari pari quello proposto oggi dalla proposta di legge alla nostra attenzione.

Andiamo avanti con la lettura del verbale di quella adunanza: "All'articolo 7 vi sono anche gli emendamenti n. 1ter e, in subordine, n. 2ter del PD, che, essendo correlati agli emendamenti n. 1 e n. 2 di tale gruppo, sono decaduti - però nel verbale viene data lettura e quali sono tali emendamenti? - ...alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 10 della legge regionale n. 26/2001, la parola "quaranta" - questi sono per gli emolumenti - è sostituita dalla seguente: "trenta"... La lettera b)...dell'articolo 10 della legge regionale n. 26/2001 è sostituita dalla seguente: "b) per il restante componente, venti per cento dell'indennità di carica mensile lorda spettante ai consiglieri regionali". Gli emendamenti non sono stati messi in votazione, perché decaduti, il senso era di abbassare da 40 a 30 l'indennità del presidente e da 25 a 20 quella per i due consiglieri.

Noi allora volevamo calibrare meglio gli emolumenti, indirizzo questo da tutti auspicato, ma che allora non si poté introdurre e che adesso viene avanzato dalla proposta di legge quasi bipartisan. La nostra proposta indennitaria però raccoglieva già allora una delle considerazioni manifestate dal Presidente Corrado Bellora al Presidente del Consiglio tramite la lettera del 9 marzo scorso, di cui leggo l'ultima parte: "Per quanto riguarda gli emolumenti per i componenti - il riferimento è la proposta di legge della maggioranza alla nostra attenzione - la quota netta risulta troppo modesta per un incarico di controllo anche giurisdizionale, come è previsto dalle norme nazionali e regionali relative a questo Comitato. Invero, l'aumento dei componenti a cinque, l'encomiabile scelta di non aumentarne i costi per la collettività porta a somme assolutamente inadeguate rispetto alla delicatezza del ruolo e alla responsabilità da esso sottese. Pare a questo Comitato che tale aspetto rappresenti un ulteriore elemento che sconsiglia l'ampliamento a cinque dei componenti". Non so se il Presidente Bellora parla anche a nome del Comitato, perché dice: "a questo Comitato", ma questo non l'ho appurato.

Allora ho chiesto agli uffici della Presidenza, che ringrazio qui per la loro sempre cortese collaborazione, di farmi delle proiezioni di queste indennità: di che cifra stiamo parlando? Questo è il risultato: con la proposta oggi in aula al Presidente del Co.Re.Com. spetterà un'indennità mensile netta pari a 1.390,54 euro...

(interruzione del Consigliere Agostino, fuori microfono)

...collega Agostino, ieri mi sono sbagliato e mi sono scusato nel nominare la II Commissione, invece era la III..., oggi non mi sono sbagliato, forse lei non ha ascoltato, oppure ho parlato a bassa voce: ho parlato di un'indennità mensile netta, quindi, dicevo, un'indennità mensile netta di 1.390,54 euro, mentre ai cinque consiglieri un'indennità netta pari a 904,95 euro per una spesa mensile per le casse della Regione netta - ma dobbiamo aggiungere poi il lordo - di 6.537,42 euro. Con la nostra proposta di luglio 2011 al Presidente spetterebbe un'indennità mensile netta pari a 1.658,65 euro, mentre ai due consiglieri un'indennità pari a 1.122,43 euro, per una spesa mensile per le casse regionali di 5.141,79 euro. In questo modo, recependo le osservazioni del Presidente Bellora, con la nostra proposta ci sarebbe un ulteriore risparmio per le casse regionali di 1.395,63 euro mensili, per 12 mesi sono 16.747,56 euro e in cinque anni fanno 83.797,78 euro. Poco? Tanto? Sicuramente un segnale importante nella direzione che anche voi caldeggiate della riduzione dei cosiddetti "costi della democrazia indiretta".

Riassumendo: già a luglio dell'anno scorso la nostra proposta poteva raccogliere tutte le diverse sensibilità ed espressioni della politica qui rappresentate: riduzione dei componenti il Comitato, garanzia del pluralismo, e quindi la presenza della minoranza, contenimento maggiore dei costi di questo organismo, ossia un ulteriore contenimento rispetto a quanto caldeggiato oggi. Non si è voluto discutere con capacità di dialogo e quella volontà di arrivare ad una sintesi delle diverse posizioni. Non faccio nessuna lezione, ho messo in ordine i fatti come si sono svolti in quest'aula. Il pluralismo è più garantito se ci sono cinque forze, invece di tre? Ma come si garantisce il pluralismo? In Consiglio regionale sono rappresentate sei forze, allora, per essere veramente plurali, dovevamo comporre il Comitato con sei componenti? Il futuro rappresentante della minoranza sarà espressione dei gruppi ALPE, del PD e della Federazione della Sinistra? Come faremo ad individuare questo rappresentante: forse attraverso le primarie, semplici o di coalizione? Il PD in questo ha fatto scuola e i nostri brillanti risultati sono sotto gli occhi di tutti, quindi, se mi permettete l'autoironia e un consiglio, non chiedete a noi come esprimere il rappresentante della minoranza! Pluralismo poi vuol dire anche dare voce a chi non ce l'ha: le associazioni e i comitati a cui fa esplicito riferimento la legge regionale sul Co.Re.Com., il Movimento 5 Stelle, i Radicali e anche quelle voci che si esprimono solo sui giornali o sul web - passatemi l'espressione - contro il francese e l'attuale gestione dell'informazione radiotelevisiva. Dimenticavo i partiti nazionali, in quest'aula ci siamo solo noi e il PdL, se per ipotesi noi o il PdL non fossimo presenti all'interno dei cinque, è giusto che nel Comitato sia presente solo un partito del cosiddetto "arco costituzionale parlamentare nazionale"? Ovviamente dico questo sempre in nome del pluralismo.

Il mio argomentare è forse un po' troppo a ruota libera, ma estremizzando cerco di immaginare scenari futuribili. Quando dovremo dare gambe a questa nostra proposta di legge. Oggi le forze politiche hanno una missione difficile da compiere: ricreare un rapporto di fiducia con i cittadini. Certo, in questo senso la proposta presentata oggi non aiuta. Ancora una volta offriamo all'opinione pubblica l'immagine della spartizione di quel potere che molte volte, come in questo caso, è solo nell'immaginario collettivo, perché mi chiedo quale potere uno esercita nel Co.Re.Com.? Boh! I cittadini invece chiedono che, finalmente, chi governa e in senso lato la politica, si occupi di più e meglio dei suoi problemi e dei suoi drammi che sono al limite di possibili rotture sociali. Invece noi troviamo naturale dibattere su tre o cinque se è il numero perfetto per rappresentare il pluralismo. In questa occasione è mancata la saggezza. Quella delle forze politiche tutte, che, invece di disputarsi i rappresentanti, avrebbero dovuto ricercare persone che, al di là dell'appartenenza politica presunta, per la loro competenza, professionalità e autorevolezza, potevano essere individuate come autorevoli garanti di un effettivo Comitato di controllo. Quella del Governo regionale che avrebbe dovuto troncare sul nascere una disputa di questo tipo. Tale vicenda poi si presenta sulla scena politica in un momento particolarmente delicato, tra crisi e sfiducia il cittadino elettore è come in apnea, così la mia preoccupazione è quella che a questo stato dell'essere si risponda con l'aumento dell'astensione. La proposta fra poco sarà approvata da una larga maggioranza e a me non rimane che sperare che il monito lasciato sabato scorso dal Presidente Napolitano venga raccolto, lo voglio ricordare: "Le forze politiche sono chiamate a dimostrare di saper garantire alti livelli di qualità nelle rappresentanze istituzionali e di governo". Mi auguro che in questo Consiglio tale monito venga raccolto e, quando ci troveremo in questa stessa sala per designare i rappresentanti, questi abbiano tali caratteristiche.

Presidente - La parola al Consigliere La Torre.

La Torre (FA) - Grazie Presidente.

Collega Rigo, personalmente non sono d'accordo con il suo intervento e non lo sono per una serie di ragioni: innanzitutto per come ha introdotto il suo intervento, perché fra le tante cose che lei ha detto citando la serietà della politica, uno degli elementi che ci dobbiamo ricordare, e che dovrebbe essere aggiunto a quella sequela di cose che lei ha detto all'inizio, dovrebbe essere anche la decenza di non pensare di poter essere tali da fare morali. Perché, quando lei mi viene a dire le cose che ha detto, iniziando la discussione come facendo una morale della politica...l'avrei potuto accettare se chi lo diceva fosse una persona che fosse entrata qua dentro da ieri, fosse un giovane, uno di quelli che lei cita portatori di novità e della rappresentanza della collettività nuova e diversa che si chiede, fatto da lei, mi dispiace, non lo accetto e se lo poteva evitare, poi, se vuole, le spiego anche il perché, però potremmo evitare di farlo pubblicamente. La lezione quindi non serve in quest'aula, piuttosto dovrebbe essere fatto un ragionamento che deve essere spogliato di tale finto moralismo, di cui bisognerebbe scaricarsi un po' la schiena. Anche perché poi lei nel finto moralismo ci mette anche del paradosso, perché, quando parla del pluralismo delle commissioni di garanzia e di controllo e cita il Presidente del Consiglio che fa riferimento alla giusta rappresentanza della minoranza, e lo cita in modo negativo: "Ma come, lì non ci deve essere maggioranza e minoranza!", poi, quando cita il documento del PD...il PD ricorda che ci deve essere la minoranza: "Il PD la invita che nelle garanzie di controllo ci sia anche la rappresentanza della minoranza", però lì va bene perché lo cita il PD, non è più il Presidente che lo cita e questi sono veramente dei paradossi, Rigo non se ne offenda, ma sono tipici delle persone della nostra età - mi ci metto dentro anch'io -, perché non siamo fra quei giovani che lei cita sa? Siamo quelli che hanno una storia e hanno anche una memoria.

Entriamo allora nel merito della questione. Quando parliamo di ridurre i costi della politica, parliamo di due aspetti: il primo è quello economico e in questo caso, secondo me, non vale neanche di parlarne, perché, di fatto, è stato ridotto, così come chiedeva. Si dava un importo, che doveva essere quello che comprendeva un numero di persone, tre o cinque, l'importo, se sono tre, resta per tre, se sono cinque ,gli viene ridotto, spalmato su cinque; quindi l'impegno di mantenere la riduzione del costo economico è stato esaudito con piena chiarezza. Diverso è il discorso del numero delle persone, su questo vale la pena fare un ragionamento, perché qui tutti presi dal fuoco sacro di rendersi in sintonia con gli umori della gente si fa di tutta un'erba un fascio e non si ragiona mai pienamente sulle diverse competenze dell'amministrazione pubblica e quindi le diverse rappresentanze.

Perché, quando si parla di Co.Re.Com., che è una commissione di garanzia e di controllo, non si può paragonare tale organismo ad un qualsiasi altro consiglio di amministrazione questo non lo si può dire. Sono due cose completamente diverse e nemmeno si può parlare di lottizzazione di un organo di controllo, ma si deve parlare - lì sono d'accordo con lei - di giusta rappresentanza nel pluralismo. Nel momento stesso in cui cominciamo a ragionare in questi termini, quindi cominciamo a capire che sono due cose diverse e non si può pensare di andare a ridurre il numero dei partecipanti delle commissioni di controllo come se fosse un qualsiasi consiglio di amministrazione. Qui non è questione di collocare qualcuno: qui è questione di garantire a tutto il territorio, alle forze politiche che nel territorio sono rappresentate la possibilità di essere tutelati all'interno di un organismo fondamentale come quello del Co.Re.Com. per l'informazione.

Perché la commissione che c'era prima, composta da cinque membri, non ha funzionato bene? Non andava bene? Perché se erano tre, sarebbe andata in un modo diverso? Forse per il fatto che erano cinque qualcosa non funzionava? No, la Commissione del Co.Re.Com. ha funzionato bene e noi vogliamo che continui a funzionare bene. A me poi questo discorso viene facile, perché l'ho sempre sostenuta tale tesi - credo che Donzel me ne possa dare atto - nelle commissioni e anche nell'ultima seduta che abbiamo avuto modo di fare in commissione.

Oggi, quindi, non c'è assolutamente da fare nessuna lezione, collega Rigo, ma solo prendere atto che la riflessione corale alla fine ha portato a questo risultato, ma nell'interesse - qui di nuovo il paradosso - di garantire quel pluralismo alla minoranza. In questo paradosso oltretutto, perché, visto che non dovevano essere né di maggioranza, né di minoranza, potevamo tenerne tre, venivamo in tale aula, ce li votavamo e, in base al numero dei voti, ognuno si prendeva quelli che doveva prendere. Adesso c'è l'accusa nei confronti della maggioranza che in qualche modo cerca di garantire anche una rappresentanza pluralistica, c'è quasi un'accusa come se noi fossimo qui...oltretutto con un concetto di una commissione di controllo che non deve essere paragonata ad altri organi amministrativi completamente diversi...Rigo e poi venire a fare la morale! Scusi, ma è questo che mi ha fatto intervenire, perché non sarei neanche intervenuto! Onestamente, lei faceva già il dirigente di partito negli anni '60, porca miseria, io facevo già il Sindaco, non posso sentirle queste cose, lasciamole fare ad altri, per favore!

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Rigo, per fatto personale.

Rigo (PD) - Per fatto personale. Abbiamo la stessa età forse, io ho 60 anni, li ho compiuti lunedì scorso, non so il collega La Torre quanti ne ha, però avremo forse la stessa età, ma l'esperienza politica è sicuramente diversa, non so se più o meno coerente la mia o la sua, sicuramente diversa. Non è mio costume fare della morale, non lo faccio mai, sono certo però di non aver avuto in politica, anche nella vita privata, comportamenti amorali. Il collega La Torre è stato quanto meno irriguardoso da dirmi o da far intendere all'aula o alle persone che ci ascoltano che io faccio la morale, ma ho comportamenti amorali. Non è corretto, non è giusto dire queste cose in Consiglio se uno non ha elementi e, se ha elementi, io chiedo al Consigliere La Torre di dire quali sono i comportamenti amorali che ho avuto nella mia esperienza politica visto che ha detto che io faccio la lezione, ma dietro faccio altre cose. Non so se ho fatto una lezione, io ho ripreso pari pari il dibattito e le considerazioni che sono state espresse in questo Consiglio, non ho fatto considerazioni sulle considerazioni: ho detto solo quali sono stati gli atteggiamenti dei vari gruppi politici. Invito allora nuovamente il collega La Torre a spiegarmi quali comportamenti amorali in politica avrei tenuto dal 1960 quando avevo 8 anni!

Presidente - La parola al Consigliere La Torre, per fatto personale.

La Torre (FA) - Il mio è un piccolo fatto personale. Collega Rigo, onestamente con l'esperienza che ha lei non pensavo che leggesse l'intervento da me effettuato come se dicessi che lei ha fatto dei fatti amorali, praticamente tutti questi anni di esperienza le sono serviti a poco! Lo dico nel microfono: non penso che lei sia amorale, penso che lei sia cosciente invece, essendo che conosce la politica da tanti anni e da tanti la partecipa, che le cose che ha detto e letto all'inizio, probabilmente, sono aforismi che poteva evitare, perché se li potrebbe leggere da solo guardandosi allo specchio; questo volevo dire e potrei farlo anch' io! Se lei quindi è amorale, lo sono anch'io, nel senso che ce li leggiamo da soli, ma non veniamo a farli all'interno di quest'aula, perché diventiamo ridicoli! La gente che ascolta fuori poi pensa che siamo ridicoli! È il difetto degli anziani che non si rendono conto e magari diventano ridicoli!

(interruzione del Consigliere Segretario Rigo, fuori microfono)

Presidente - Rigo, per cortesia!

La Torre (FA) - Diventiamo ridicoli, solo quello, basta ho finito. Volevo solo dire, lo dico nel microfono, che assolutamente non la considero amorale, che sia chiaro. Quello che volevo dire è che, a mio avviso, poteva evitare di farci la morale.

Presidente - La parola al Consigliere Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, comprendiamo che la maggioranza o dà delle risposte sintetiche, oppure, quand'è in imbarazzo, la butta un po' sul genere comico. Se facciamo un po' ridire, diciamo, visto che tanto la sceneggiata è fatta, dobbiamo rimangiarci la parola, magari ridacchiando con battute e spernacchiamenti riusciamo a degradare al massimo la politica, tanto chi ha il voto clientelare non lo perde e chi cerca consenso nella gente comune...quello sarà un problema, più astenuti ci sono, meglio è per chi il voto lo gestisce in maniera diretta e frontale. È chiaro allora che ridicolizzare un dibattito, cercare qualche scaramuccia personale, dire che tanto la politica è tutta inquinata, è tutto marcio, ossia dare questa impressione degradata è una strategia e ci sono due testate nazionali che fanno tale lavoro da mesi, quindi non è riprovevole che qualcuno condivida quella posizione. Noi non la condividiamo per niente, riteniamo che si possa fare politica anche in modo diverso e nel nostro piccolo cerchiamo di farlo con una certa coerenza. Non ci siamo incaponiti su una legge del Co.Re.Com., ma a livello personale brucia, come spesso accade in quest'aula, sentirsi dire: "non siete informati, non conoscete le norme, non sapete le cose, non avete competenze", come ricordava ieri l'Assessore Viérin dei trasporti pubblici, eccetera. Scoprire che il Presidente di quest'aula ha detto - lo voglio ripetere - che, nel momento in cui uno rappresenta una minoranza, automaticamente diventa portatore di un interesse che è contrario al principio del Co.Re.Com. e, di conseguenza, non sta assolutamente in piedi la richiesta di partecipare a questi comitati, rispetto a questo, la maggioranza...mi consenta La Torre, lei che nei corridoi ha sempre sostenuto pluralismo, eccetera, ha votato contro l'emendamento del PD, quindi è un sostenitore di tali cose nei corridoi o per strada, ma in quest'aula lei non lo ha sostenuto per niente, come lo deve sostenere uno che si vuole vantare di aver sostenuto tale cosa. Se ne vanta, se qui al momento in cui pigia il tasto, lo pigia in quella direzione, altrimenti è ancora più grave che nei corridoi conduca una politica e poi venga qui a dare lei lezioni di moralità ad altri e di condotta di un certo tipo.

Vogliamo allora rappresentare una condizione che è la seguente: il Comitato del Co.Re.Com. del Piemonte costava 470.000 euro all'anno, dopo la riforma ne costa 80.000, risparmio conseguito 2.000.000 di euro, tanto per capirci e sto citando un'amministrazione di centro-destra. Volevo fare un confronto bipartisan, confrontare il Co.Re.Com. dell'Emilia Romagna, amministrazione di centro-sinistra, con il Co.Re.Com. del Piemonte, amministrazione di centro-destra. Il Comitato del Co.Re.Com. del Piemonte è stato ridotto a tre componenti per una struttura amministrativa che ha: "un responsabile, una segreteria del Comitato, un supporto amministrativo generale di quattro persone che si occupano di contributi all'emittente, rimborsi elettorali, par condicio, registro degli emittenti, diritto di rettifica, sondaggi; una persona ai campi elettromagnetici (attuazione legge regionale del Piemonte n. 19/2004); due persone al monitoraggio, trasmissione dell'accesso radiotelevisivo, par condicio, sistema della gestione della qualità, relazioni esterne, sito internet; una persona per la tutela dei minori, una cosa che mi ha molto colpito ed è interessante, istruttoria su segnalazione da parte degli utenti, gestione attività delegate; quattro persone segreteria, sportello conciliazione e gestione amministrativa istanze procedura d'urgenza ed emissione provvedimenti temporanei; quattro persone come conciliatori di udienza; in più c'è un totale di 18 unità a tempo determinato ed eventuali unità di rinforzo a tempo determinato su progetti specifici o in periodo elettorale".

Emilia Romagna, una delle regioni fra le più popolose d'Italia: "tre componenti del Co.Re.Com., ha una struttura amministrativa, il responsabile è una persona, un segretario del Comitato, supporto amministrativo regionale, contributi all'emittente, rimborsi elettorali, par condicio, registro emittenti, diritto di rettifica, sondaggi - leggo queste cose per far capire quanta materia c'è nel Co.Re.Com. - tre persone; due persone al monitoraggio trasmissioni all'accesso; due persone per la tutela dei minori, educazione ai media, istruttorie segnalazioni da parte degli utenti - un'attività delicatissima da fare con due persone - due persone in segreteria, gestione amministrativa, istanze procedure d'urgenza; quattro conciliatori di udienza, in totale 15 unità, più altro personale a tempo determinato per le emergenze".

Il nuovo Co.Re.Com. della Valle d'Aosta: cinque persone nel Comitato per una struttura che non ha neppure un dirigente (ma un D) e un impiegato (un B), ossia cinque per due, questo io voglio che capiscano i cittadini valdostani: altrove ne abbiamo tre che devono garantire il pluralismo per una struttura di 18-20 persone, noi qui ne mettiamo cinque per una struttura che non c'è.

Quando giustamente il collega Rigo ha fatto notare che nella proposta del PD, pur mantenendo dei compensi dignitosi per i rappresentanti del Co.Re.Com., che è una funzione molto delicata, evincevamo un risparmio maggiore, era per finalizzare quel risparmio alla possibilità di creare posti aggiuntivi nel Co.Re.Com. affinché questa struttura diventasse operativa, visto che nessun posto della pianta organica regionale poteva venir meno per dare supporto all'attività del Co.Re.Com..

Io sono d'accordo con La Torre su una cosa: il Co.Re.Com. ha sempre lavorato bene, ma andiamo a vedere non solo il Co.Re.Com. Comitato, ma anche chi ci lavora ed è lì che vediamo quanti cittadini hanno trovato riscontro alle loro pratiche, al fatto che hanno fatto dei reclami sulla telefonia e hanno avuto dei rimborsi grazie all'attività del Co.Re.Com., ma il Co.Re.Com. non ha il personale...il risparmio proposto dal PD allora aveva una funzione in quella direzione. Ci avete completamente snobbati dal punto di vista di dare le gambe al Co.Re.Com., perché, al di là della testa, poi il Co.Re.Com. cammina se ha le gambe e voi qui volete creare una testa cosiddetta "plurale" per una parte che non ha corpo, non ha braccia, né gambe: questa è la realtà!

La nostra posizione, che era valida allora, rimane valida oggi, ma naturalmente sono sempre molto disponibile a questa apertura che viene fatta dalla maggioranza di dire: "ma noi vogliamo coinvolgere quanto più possibile la minoranza negli organismi...", eccetera, vi prenderò alla lettera. Da qui alla fine della legislatura ci incontreremo ancora su tale terreno e vedremo come raccogliere questa grande disponibilità che è nata da tale smania di aprire al pluralismo e alla partecipazione della minoranza, che ha determinato l'allargamento del Co.Re.Com., perché vi struggeva non vedere rappresentate le forze di minoranza dentro tale Comitato, eravate ansiosi per le sorti della democrazia! Grazie per questo nuovo anelito che nasce dai vostri banchi, noi saremo attenti e vigilanti rimanendo fermi alla nostra posizione di numero tre e, qualora con il numero tre rimanga così grande questo anelito di pluralismo, rimane sempre la possibilità di quell'emendamento PD (di cui diceva Rigo): uno dei tre alla minoranza e sappiate che il PD non correrà per quel posto. Grazie a tutti.

Presidente - La parola al Consigliere Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie Presidente.

Sarò molto breve, anche perché devo dire che tale tipo di dibattito non mi ha convinto, ma soprattutto perché ho capito poco da questa mattina...e non so quanto possono aver capito chi ci guarda. Intanto voglio iniziare dicendo, siccome mi sento un po' responsabile per essere arrivati a questo tipo di discussione, in quanto fui fra quelli che chiesero il rinvio rispetto all'approvazione della legge precedente, che, nell'ambito di una discussione generale in maggioranza, si era deciso molto semplicemente di consentire alle minoranze di avere un posto di rappresentanza in un organismo di garanzia com'è il Co.Re.Com.. Abbiamo quindi fatto un ragionamento semplicissimo, anzi pensavamo di ricevere da parte dell'opposizione un plauso rispetto a tale iniziativa, invece ci sentiamo attaccati, però bisogna capire bene questo...prima di tutto due dati in modo da far capire in modo semplice la questione: quando il consiglio di amministrazione era di cinque elementi nella prima legge, il costo mensile era 10.650 euro al mese, quando abbiamo fatto la riduzione a tre, nell'ambito del solito discorso della riduzione dei costi della politica, eccetera, lo abbiamo portato a 6.610 euro al mese. Ci siamo resi conto che, nell'ambito di un numero così esiguo di rappresentanti, c'era difficoltà ad avere un posto per la minoranza. Cosa ci siamo detti molto semplicemente? Torniamo al numero di cinque e manteniamo i costi rispetto alla proposta dei tre; quindi oggi costerà, nonostante il consiglio di amministrazione sia composto da cinque membri, 6.610 euro al mese. Questi sono i dati, dopodiché tutta la filosofia che viene fuori...si ritorna alle vecchie discussioni fatte inizialmente, ossia qui non ne usciamo se non siamo chiari con la gente.

Ho la sensazione, Donzel, che nella discussione interna alla minoranza voi non l'abbiate spuntata, perché siete voi che vi siete alzati stamani con questi toni così pungenti rispetto ad un'iniziativa che a noi sembrava altamente democratica, altamente condivisibile. Ripeto: ci aspettavamo ci diceste: "grazie, bravi", perché per la prima volta la maggioranza ha dimostrato di avere un occhio di riguardo per la minoranza, invece questa acredine che avete dimostrato con i vostri interventi mi fa pensare che all'interno del vostro gruppo di minoranza non abbiate trovato un accordo e, come ripeto, non l'abbiate spuntata. La dico così in modo simpatico, senza avere nessuna certezza di quello che dico, ma è per dare un'interpretazione ad un tono che mi pare troppo perentorio e da parte nostra perlomeno non è condivisibile.

Presidente - La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (ALPE) - Grazie Presidente.

Mi limiterò al merito della discussione di oggi. L'anno scorso a luglio, quando abbiamo affrontato in questa sede la legge che modificava il Co.Re.Com., avevamo presentato una serie di emendamenti che andavano a ridefinire parzialmente i compiti del Co.Re.Com. e altre funzioni. Emendamenti tutti puntualmente bocciati, come avviene spesso, fra questi una parte non secondaria era rappresentata dalla composizione del Co.Re.Com.; un emendamento prevedeva ,con un giusto ridimensionamento dei costi, su cui eravamo assolutamente d'accordo, il mantenimento dei cinque componenti. Allora avevamo presentato un emendamento che affermava un principio generale astratto, come ha riferito giustamente il collega Rigo citando anche i nostri interventi, che continuiamo a ritenere giusto: l'intento era garantire il pluralismo di un organo di garanzia, un pluralismo che non è solo politico-culturale, ma anche di competenze, perché al Co.Re.Com. sono richieste diverse competenze. Sono passati sei mesi, non abbiamo cambiato idea rispetto a questo principio generale. Le leggi dovrebbero avere la caratteristica di essere generali e astratte e noi avevamo presentato degli emendamenti che andavano nella direzione di affermare dei principi. Non abbiamo cambiato idea in questi sei mesi, pertanto voteremo tale proposta di legge.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Rigo, per il secondo intervento.

Rigo (PD) - Grazie Presidente.

Vorrei cercare di farmi capire dal collega Salzone, che ne ha diritto, qual è la nostra posizione e perché sembra che oggi siamo contrari ad una cosa alla quale eravamo favorevoli pochi mesi fa. Le modifiche contenute nella proposta di legge sono due, come sa bene Salzone: la trasformazione del Comitato da tre a cinque componenti, l'inserimento di un emendamento al comma 3, dove è scritto: "almeno un componente deve essere espresso dalla minoranza". Questo stesso emendamento noi lo abbiamo presentato a luglio, quindi non è vero che eravamo contrari, e la maggioranza allora disse "no"; quindi, per riepilogare, non siamo d'accordo nel riportare a cinque il numero del Comitato: siamo favorevoli al fatto che la minoranza sia rappresentata, altrimenti ci contraddiremmo rispetto a sei mesi fa. Non è quindi il fatto se ci siamo messi d'accordo, oppure no, questo è un problema nostro: il problema è che quell'emendamento lo abbiamo già votato e lei non lo aveva votato, tutto qui.

Presidente - Se non vi sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale. Passiamo all'esame dell'articolato. All'articolo 1 c'è un emendamento del Partito Democratico.

La parola al Consigliere Donzel.

Donzel (PD) - La natura di questo emendamento è aggiuntivo rispetto alla discussione che ci fu a luglio e, poiché non siamo stati lì a macinare solo cose già dette, abbiamo riflettuto molto su come la politica può esercitare le sue funzioni di scelta, quindi nessuno di noi ha mai pensato che non debba essere il Consiglio regionale a nominare i componenti del Co.Re.Com., ma come possa farlo, in modo tale che questa scelta appaia assolutamente trasparente agli occhi dei cittadini. In tale senso abbiamo riflettuto sul fatto che esiste una legge regionale, la legge n. 11/1997, che disciplina le nomine e le designazioni di competenza regionale, sia quelle della Giunta che quelle che spettano al Consiglio, quindi, per garantire - come recita la nostra idea - adeguate forme di partecipazione, pubblicità e trasparenza, nonché il pieno rispetto dei requisiti di cui al comma 1, ai fini della nomina del Presidente del Comitato e degli altri componenti, si applica la legge n. 11/1997 recante: "Disciplina delle nomine e delle designazioni di competenza regionale". Traduco questa cosa: vuol dire che magari un singolo cittadino ritiene di avere le qualità, magari non è noto a noi, per concorrere a lavorare all'interno del Co.Re.Com., con questo tipo di norma può presentare la domanda ad un bando pubblico aperto, vengono controllati i requisiti in modo trasparente e pubblico, dopodiché il Consiglio regionale sceglie all'interno delle persone che sono state riconosciute come aventi i requisiti. Vi è quindi pubblicità e trasparenza, qualsiasi cittadino può partecipare e rimane in capo al Consiglio la possibilità di scegliere individuando anche le diverse sensibilità che sono rappresentate in Consiglio. Non è una norma per cui dici: "il PD che non vuole concorrere allora ostacola", vuole semplicemente dare massima trasparenza a queste norme, evitando un problema di tale tipo che abbiamo vissuto con sofferenza nel Consiglio regionale, che è quello dell'incompatibilità e della verifica a posteriori, ossia adesso il meccanismo è: viene eletta una persona in Consiglio regionale, gli uffici competenti fanno una verifica e valutano se ha i requisiti e solo successivamente questa persona scioglie le sue eventuali incompatibilità. È una procedura macchinosa che alle volte comporta anche qualche intoppo. La procedura che invece proponiamo noi è quella che viene usata per la Commissione di Coordinamento della Valle d'Aosta, la Commissione tributaria, la Commissione elettorale, la Sottocommissione elettorale circondariale, il Comitato misto paritetico servitù militari, il Comitato regionale di assistenza, ossia tutte le nomine che vengono fatte dalla Regione. Questo, dal nostro punto di vista, è un modo per dare assoluta trasparenza alla procedura di nomina e poi di elezione in tale Consiglio regionale, evitando i disguidi provocati da fenomeni di incompatibilità e dando maggiore garanzia di applicazione corretta della legge ai cittadini.

Presidente - La parola al Consigliere Empereur.

Empereur (UV) - Grazie Presidente.

Solo per esplicitare, a nome della maggioranza, la contrarietà a questo emendamento.

Presidente - La parola al Consigliere Segretario Rigo.

Rigo (PD) - Non avendo compreso bene le motivazioni, abbiamo però capito che...sono contro l'emendamento proposto dal PD, ma proprio nel merito di tale emendamento ieri sera ho letto - forse sarà sfuggito ai colleghi ed è per questo che lo richiamo in aula - un articolo su La Stampa, a firma di Juan Carlos De Martin, l'editorialista de La Stampa, professore universitario in California, in Texas; membro del CNR; membro del Consiglio scientifico dell'Enciclopedia Treccani, insomma molto competente nella sua attività nell'ambito dei diritti d'autore, nel campo del digitale, del web, insomma, con un'espressione cara al Presidente Formigoni, non è certo un pirla! Questo Signore ci dice come è stato votato Martusciello, che è il Presidente dell'AGCOM - Comitato che si occupa di radiotelevisione, telefonia, internet - e fa un po' il resoconto: "nessuno dei Senatori sapeva chi fosse questo Martusciello, era arrivato il nome in aula e bisognava votarlo, lo hanno votato, ma ben 115 Senatori hanno votato scheda bianca, perché hanno guardato su Wikipedia chi fosse Martusciello". Questo Signore Juan Carlos de Martin - mi piace come nome! - dice di cambiare metodo, perché "la posta in gioco è troppo alta per continuare così, quelle cinque persone - si riferisce all'AGCOM, ma io mi riferisco a queste - potranno influenzare in maniera considerevole, in positivo o in negativo, lo sviluppo dell'Italia nei prossimi anni. È quindi doveroso che il percorso che porterà all'elezione dei nuovi Consiglieri AGCOM sia il più possibile trasparente e informato, in modo che Deputati e Senatori, e con loro tutta la pubblica opinione, possano farsi un'idea approfondita delle competenze e delle intenzioni di un gruppo ben definito di candidati, per arrivare a votare con piena consapevolezza le persone ritenute più in grado per competenze tecniche, dirittura morale, assenza di conflitto di interesse a salvaguardare e promuovere il bene pubblico in un ambito così importante. È un'occasione che in questo momento Governo e partiti non possono mancare di cogliere per far fare un altro importante passo in avanti al Paese lungo la strada della trasparenza e del merito". Ho voluto leggere questo articolo per dire che mi fa piacere che in Italia, oltre ai colleghi Fontana e Donzel, qualcun altro la pensi come noi.

Presidente - La parola al Consigliere Bertin.

Bertin (ALPE) - Per comunicare che aderiamo all'emendamento che va nella direzione di dare maggiore trasparenza nella scelta dei componenti di questo Comitato, ma in generale è un principio che dovrebbe essere affermato in ogni occasione, pertanto il nostro voto è favorevole.

Presidente - Pongo in votazione l'emendamento presentato dal Partito Democratico, che recita:

Emendamento

Il comma 8 dell'articolo 3 della legge regionale 4 settembre 2001, n. 26 (Istituzione, organizzazione e funzionamento del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Co.Re.Com.). Abrogazione della legge regionale 27 dicembre 1991, n. 85), come sostituito dall'articolo 1 della p.l. 182, è sostituito dal seguente:

"8. Per garantire adeguate forme di partecipazione, pubblicità e trasparenza, nonché il rispetto dei requisiti di cui al comma 1, ai fini della nomina del Presidente del Comitato e degli altri componenti si applica la legge regionale 10 aprile 1997, n. 11 (Disciplina delle nomine e delle designazioni di competenza regionale).".

Consiglieri presenti e votanti: 29

Favorevoli: 7

Contrari: 22

Il Consiglio non approva.

Presidente - Pongo in votazione l'articolo 1:

Consiglieri presenti e votanti: 29

Favorevoli: 26

Contrari: 3

Il Consiglio approva.

Presidente - Articolo 2: stesso risultato. Articolo 3: stesso risultato. Articolo 4: stesso risultato. Pongo in votazione la legge nel suo complesso:

Consiglieri presenti e votanti: 29

Favorevoli: 26

Contrari: 3

Il Consiglio approva.