Objet du Conseil n. 1993 du 4 octobre 2011 - Resoconto
OGGETTO N. 1993/XIII - Interpellanza: "Attivazione di un nuovo reparto ortopedico presso la clinica di Saint-Pierre".
Interpellanza
Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 1780 del 29 luglio 2011 con cui si approvava l'attivazione di un nuovo reparto ortopedico di 16 posti letto presso strutture ospedaliere private, da gestire nella formula di collaborazione tra strutture del Servizio sanitario nazionale e soggetti privati;
Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 2165 del 16 settembre 2011 con cui si approva il rilascio dell'autorizzazione alla società ISAV S.p.A. di Saint-Pierre alla realizzazione di un nuovo reparto ortopedico per acuti di 16 posti letto;
Ricordate le dichiarazioni rilasciate dall'Assessore Albert Lanièce in risposta ad un'iniziativa consiliare riguardo alla quasi inesistenza di liste d'attesa chirurgiche e ortopediche, poiché il 98,17% degli interventi viene effettuato nei tempi previsti;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore competente per conoscere le precise ragioni che sottendono all'attivazione di un nuovo reparto ortopedico di 16 posti letto presso la clinica di Saint-Pierre.
F.to: Patrizia Morelli - Bertin
Président - La parole à la Conseillère Patrizia Morelli.
Morelli (ALPE) - Merci M. le Président.
Nel luglio scorso la V Commissione è stata chiamata ad esprimersi su una proposta di deliberazione della Giunta che è stata poi adottata il 29 luglio: la n. 1780, che prevedeva l'attivazione di un nuovo reparto ortopedico di 16 posti letto, di cui 12 posti pubblici, presso una struttura regionale privata rilevatasi poi essere la clinica di Saint-Pierre. Ora che gli attuali gestori della clinica di Saint-Pierre avessero intenzione di improntare in modo più specifico la loro attività alla chirurgia ortopedica è cosa risaputa, questo loro intento è stato espresso in un incontro pubblico nell'inverno scorso, tenutosi a Saint-Pierre, adducendo tale decisione al fatto che la clinica, in quanto soltanto sede per la riabilitazione, non può avere una gestione sufficientemente in grado di mantenersi. Che questa evoluzione in tale senso possa andare a vantaggio dei cittadini valdostani, che si troverebbero a disporre di un'ulteriore possibilità di scelta per i loro problemi ortopedici, può essere vero. Non dimentichiamo che la mobilità passiva nell'ambito della chirurgia ortopedica è molto alta: tocca punte del 58 percento per gli interventi al ginocchio, del 54 per la sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto di arti inferiori, del 66 per gli interventi su dorso e collo, del 52 per interventi sul piede e addirittura del 75 per gli interventi su spalla e gomito e la quasi totalità delle artroscopie. Tutto questo per ragioni diverse che ci piacerebbe venissero analizzate in profondità per potervi porre rimedio.
In realtà, però, le motivazioni di questa nuova attivazione non ci sembrano così chiare e lineari: da un lato, abbiamo appreso dai giornali che il Direttore sanitario la spiega legandola ai tempi di attesa lunghi e quindi alla necessità di far fronte a tale problema creando ulteriori posti letto e sale operatorie; dall'altro, l'Assessore Lanièce, nella scorsa seduta del Consiglio, ha risposto ad una precisa domanda della collega Fontana informandoci che in chirurgia e in ortopedia in particolare le liste di attesa sono praticamente inesistenti, perché il 98 percento degli interventi avviene nei tempi. Da un lato, l'Assessore afferma in V Commissione che lo scopo è quello di migliorare, di potenziare l'attività in ambito ortopedico creando una struttura accreditata e, dall'altro, si va però a sottrarre competenze e risorse all'attuale Reparto di Ortopedia dell'Ospedale Parini, decretandone in qualche modo implicitamente la marginalizzazione, quasi a riconoscerne la non adeguatezza - io la interpreto un po' come una capitolazione - proprio nel momento in cui l'Assessore annuncia invece che a breve sarà consegnato il Reparto di Ortopedia finalmente ristrutturato in buona parte, che permetterà di migliorare l'assistenza. Mi chiedo quindi perché andare ad attivare 16 posti alla clinica di Saint-Pierre, non ci sembra che questa attivazione sia temporanea, perlomeno la delibera non lo riporta e quindi non è una soluzione momentanea per sopperire alla mancanza di posti letto all'Ospedale Parini. Insomma forse siamo un po' lenti di comprendonio, forse la questione è complessa e, per certi versi, ci pare anche un po' contraddittoria, quindi le chiediamo Assessore delle spiegazioni, che vadano a fugare le nostre perplessità.
Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Albert Lanièce.
Lanièce A. - Grazie Presidente. Un tema che abbiamo già toccato la scorsa volta e naturalmente confermo i dati che avevo dato sui tempi di attesa, che sono praticamente ridotti a niente sull'ortopedia e sugli interventi sia di ortopedia che di traumatologia. In riferimento all'interpellanza in oggetto, si ribadisce che le motivazioni dell'attivazione di un nuovo reparto ortopedico nella clinica di Saint-Pierre sono quelle esplicitamente indicate nella Deliberazione di Giunta regionale n. 1780/2011 e ampiamente discusse anche in V Commissione consiliare. Tali ragioni si riferiscono alla volontà dell'Amministrazione regionale e dell'Azienda USL di recuperare la mobilità passiva regionale ed in particolare quella riferita alla fuga principale che riguarda le "malattie dei disturbi dell'apparato muscoloscheletrico e del tessuto connettivo", che raggruppa principalmente le dimissioni in ambito ortopedico, come è stato ricordato. Il costo relativo al 2010 sostenuto dalla Regione per la mobilità passiva è stato ricordato: ammonta a circa 6.000.000 di euro e riguarda prevalentemente gli interventi al ginocchio, le protesi d'anca e di neurochirurgia, per cui l'apertura del nuovo reparto è collegata principalmente a tali ragioni e non direttamente ad una riduzione delle liste di attesa, che ad oggi risultano in linea con le disposizioni regionali. È ovvio che i tempi di attesa ad oggi rilevati, mantenendo invariata l'offerta, sarebbero destinati ad aumentare nel caso in cui i cittadini che si rivolgono a strutture extraregionali decidessero di usufruire delle medesime prestazioni presso l'ospedale regionale. Questa è un'ulteriore occasione per spiegare meglio il perché di tale scelta. Noi, quando parliamo di mobilità sanitaria, parliamo di persone che si rivolgono a strutture che sono extra regionali, convenzionate con il sistema sanitario, quindi non parliamo di interventi totalmente privati, ossia da privato a privato, ma parliamo di pazienti valdostani che si rivolgono a strutture esterne. La motivazione per cui abbiamo una mobilità sanitaria di questo tipo è complessa, perché abbiamo movimenti e flussi di pazienti che non sono controllabili, sono legati al passaparola, sono legati ad una volontà di mettersi nelle mani di personale sanitario che si ritiene migliore, a volte a torto credo. Ma qual è l'operazione che viene fatta in questo caso? Noi, nel momento in cui pazienti valdostani vanno in strutture fuori Valle, anche qui a confine ne abbiamo alcune nella zona di tutto il Canavese...comunque questi soldi li perdiamo, vanno in mobilità passiva. Quando attiviamo i posti letto, abbiamo questa clinica che è a disposizione qui nella nostra regione, è vero che in un primo momento sarà l'Azienda USL a pagare la prima parte di contributo alla struttura privata, ma noi questi soldi poi li recupereremo nell'ambito del conto che il Ministero fa regolarmente con riferimento alla mobilità sanitaria attiva. Questa struttura quindi per noi va a vantaggio della mobilità sanitaria attiva, mi sembra di essere stato chiaro: l'acconto lo anticipa la nostra Azienda USL, ma nel conto che il Ministero farà ce lo darà come vantaggio.
La cosa più interessante è - come ben specificato al punto n. 3 della delibera - che l'eventuale accreditamento di 12 posti del reparto di cui sopra dovrà essere subordinato all'approvazione da parte della Regione di un progetto sperimentale presentato dall'Azienda USL di gestione mista con il governo della domanda da parte della stessa Azienda USL e la creazione di équipes miste; questo permetterà - e lo abbiamo fortemente voluto noi - di porre un controllo sanitario su tali posti letto. Abbiamo voluto che la condizione necessaria per poter partire fosse la possibilità da parte delle nostre équipes che lavorano in ospedale di andare ad operare nella struttura di Saint-Pierre, diversamente non si ha intenzione di aprire; questo permetterà ai nostri ortopedici di operare, e parte degli interventi potranno essere fatti lì; questo perché, di conseguenza, noi potremmo ulteriormente sviluppare tutto il grosso capitolo della traumatologia. Abbiamo intenzione di diventare un'eccellenza in traumatologia nella nostra regione, abbiamo dei dati sull'ortogeriatria, progetto che è iniziato un anno e mezzo fa, che ci ha fornito il Ministero, dove abbiamo un giorno e mezzo come tempo di intervento dei nostri ortopedici sulla frattura del collo del femore, a fronte di addirittura un mese in alcuni ospedali italiani. Da questo punto di vista, quindi ci stiamo attrezzando bene, compresa la ristrutturazione del reparto, eccetera. Mi sembra che tale operazione sia sufficientemente chiara e permetterà di migliorare ulteriormente il mondo della traumatologia e dell'ortopedia in Valle d'Aosta. Grazie.
Président - La parole à la Conseillère Patrizia Morelli.
Morelli (ALPE) - Merci M. le Président.
Assessore, prendo atto della sua risposta che ritengo onesta, tuttavia non fuga completamente i miei dubbi. Lei ha detto che il nostro Reparto di Ortopedia paga una serie di motivi che si sono protratti nel tempo e la mobilità passiva è data dal passaparola, talvolta non giustificato. Forse la prima cosa da fare dovrebbe proprio essere quella di recuperare la fiducia dei valdostani per il nostro ospedale e in questo modo mi pare che invece si vada ad alimentare la sfiducia. Continuo ad intravedere diversi rischi in tale attivazione e lo dico non per trovare dei secondi fini o per chissà quale motivazione: lo dico perché effettivamente la cosa ci preoccupa.
Il rischio potrebbe essere quello di creare un reparto di serie A alla clinica di Saint-Pierre e un reparto di serie B all'Ospedale Parini, dove rimarranno i traumatizzati, quelli che non possono scegliere, non hanno alternative...
(interruzione dell'Assessore Albert Lanièce, fuori microfono)
...più complicati d'accordo, ma perché esiste la mobilità passiva nell'ortopedia? Perché le persone hanno la possibilità di programmare il loro intervento e di scegliere dove andare a farsi operare dai professionisti che ritengono più affidabili. Per quanto riguarda la traumatologia, questa possibilità non c'è, un incidentato o una persona che si frattura una gamba in montagna, viene ricoverata al Parini e lì rimane.
Vedo anche dei rischi connessi ad una gestione mista, quella che lei cita dovrà essere regolata da un progetto sperimentale che verrà presentato e che seguiremo con molta attenzione. Non dimentichiamo che siamo appena usciti, anzi non siamo ancora usciti da una vicenda giudiziaria che ha coinvolto il day hospital, in cui abbiamo dovuto verificare quali possono essere le conseguenze dannose di una gestione mista e rischiamo di andare ad infilarci in una situazione analoga a quella.
Vedo anche il rischio legato ad un depotenziamento, ad una marginalizzazione della sanità pubblica a vantaggio del privato, che, per ammissione del privato stesso, in questo caso da solo non ce la fa. Non vorremmo che quella che è stata definita dalla stampa la succursale dell'ortopedia fosse il primo tassello di un ampliamento non ad est, ma magari ad ovest a qualche chilometro da Aosta, quindi seguiremo questa vicenda con molta attenzione, perché la riteniamo assolutamente importante per la sanità valdostana.
