Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 1706 du 23 mars 2011 - Resoconto

OGGETTO N. 1706/XIII - Interpellanza: "Iniziative per prevenire e arginare l'abuso di sostanze alcoliche da parte dei giovani".

Interpellanza

Venuti a conoscenza dei dati allarmanti del Rapporto Osservasalute 2010, elaborati dall'Università Cattolica, secondo i quali, nel 2008, il consumo di alcool in Valle d'Aosta sarebbe stato il più alto di tutta Italia;

Preoccupati per un tale fenomeno sociale che coinvolge sempre di più i giovani, addirittura anche i minori, e che la dipendenza da alcool, come altre tipologie di dipendenze, rischia di compromettere in primo luogo la salute di chi ne è affetto, ma anche l'idoneità all'attività lavorativa, l'instaurarsi di relazioni affettive, nonché la sicurezza stradale di tutti i cittadini;

Rilevato che l'abuso di sostanze alcooliche interessa in particolar modo anche gli anziani della nostra regione;

Riconosciute le importanti iniziative intraprese sul fronte della prevenzione del consumo di alcol da parte dell'Assessorato alla Sanità, quali il Progetto "Non dargli da bere" e l'approvazione del "Piano di Prevenzione dei Rischi del Consumo e dell'abuso di alcool e/o sostanze psicoattive", realizzato in collaborazione con il Ser.T. dell'Azienda U.S.L. Valle d'Aosta;

Ribadita la necessità di mantenere viva l'attenzione su una piaga sociale quale quella del consumo eccessivo di alcol, per molto tempo sottovalutata e culturalmente non percepita con lo stesso disvalore del consumo di sostanze stupefacenti;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale per conoscere:

1) quali sono stati i risultati delle iniziative di prevenzione in materia di consumo di alcol intraprese dall'Assessorato alla Sanità e se li ritiene soddisfacenti;

2) se intende intraprendere ulteriori incisive iniziative per prevenire e per arginare l'abuso di sostanze alcoliche.

F.to: Carmela Fontana - Rigo

Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.

Fontana (PD) - Grazie Presidente.

Venuti a conoscenza dei dati allarmanti del rapporto Osservasalute 2010, elaborati dall'Università Cattolica, secondo i quali, nel 2008, il consumo di alcol in Valle d'Aosta sarebbe stato il più alto di tutta Italia, siamo preoccupati per un tale fenomeno sociale che coinvolge sempre di più i giovani, addirittura anche i minori, e che la dipendenza da alcol, come altre tipologie di dipendenze, rischia di compromettere in primo luogo la salute di chi ne è affetto, ma anche l'idoneità all'attività lavorativa, l'instaurarsi di relazioni affettive, nonché la sicurezza stradale di tutti i cittadini. L'abuso di sostanze alcoliche interessa in particolar modo anche gli anziani della nostra regione. Al di là di tutto questo, riconosciute le importanti iniziative intraprese sul fronte della prevenzione del consumo di alcol da parte dell'Assessorato della sanità, quali il progetto Non dargli da bere e l'approvazione del piano di prevenzione dei rischi del consumo e dell'abuso di alcol, riteniamo necessario mantenere viva l'attenzione su una piaga sociale quale quella del consumo eccessivo di alcol, per molto tempo sottovalutata e culturalmente non percepita con lo stesso disvalore del consumo di sostanze stupefacenti. Volevamo sapere dall'Assessore: "quali sono stati i risultati delle iniziative di prevenzione in materia di consumo di alcol intraprese dall'Assessorato..." e "se si intende intraprendere ulteriori incisive iniziative per prevenire e per arginare l'abuso di sostanze alcoliche". Grazie.

Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce.

Lanièce A. - Grazie Presidente.

Ringrazio la collega Fontana per aver riportato l'attenzione su questo grave problema, che coinvolge non solo i giovani nella nostra regione, ma tutta una serie di strati della popolazione. L'interpellanza ribadisce un concetto che è sempre all'attenzione del Governo regionale - quindi concordiamo con quanto ribadito dalla collega Fontana -, ma anche dell'intera comunità valdostana. Il problema dell'abuso di bevande alcoliche in Valle d'Aosta è un'emergenza per la gravità dei problemi collegati al consumo, per le patologie e per la sofferenza che ne causa; tuttavia, l'esistenza di piani e progetti nazionali e regionali, le indicazioni esplicitate dall'Organizzazione mondiale della sanità dovrebbero renderci tutti consapevoli che, anche nel momento in cui è massima l'attenzione e i nostri interventi sono più intensi, non produciamo un effetto immediato.

Del resto, un estratto del testo che è stato citato dalla Consigliera Fontana - il rapporto Osservasalute 2010 - recita: "le evidenze scientifiche hanno ormai dimostrato che la problematica alcol-correlata, è solo in parte rappresentata dall'aspetto attribuito alla dipendenza... il bere, oggi, è normalizzato nella cultura e nei comportamenti, oltre che dalla società, da una mancanza di coordinamento delle azioni centrali, anche rispetto alla devoluzione in materia di salute che, a livello locale, riesce a produrre iniziative di tutela perfino più incisive rispetto alle linee nazionali (ordinanze comunali, divieto di consumo). Anche la comunicazione istituzionale, incalzata da logiche di tutela commerciali, non favorisce la diffusione di informazione valida e corretta, proponendo messaggi in maniera spesso incoerenti con gli orientamenti di tutela espressi dalle normative (per esempio, alcol e minori, alcol e guida). Questi aspetti, ovviamente, non depongono per la probabilità di una riduzione del rischio alcol e non lasciano intravedere nel breve periodo possibili guadagni di salute in assenza di una convinta azione istituzionale, che riconsideri le logiche di intervento e che riqualifichi e finanzi la prevenzione e la ricerca come strumenti capaci di contribuire a produrre salute, sicurezza e benessere compatibili con uno sviluppo economico e sociale".

In linea con quanto appena detto, ossia che queste politiche di prevenzione non si vedono sull'immediato, ma si spera di vederle nel futuro prossimo, possiamo senz'altro affermare e concordare che l'abuso di sostanze alcoliche è, per certi versi, un aspetto culturale della vita della comunità valdostana ed è quindi sul piano culturale che bisogna agire con opportuni ed adeguati interventi. La promozione di questa "presa di coscienza" è preoccupazione costante dell'Amministrazione regionale. In particolare si insiste non solo sulle problematiche specifiche dell'alcolismo, ma anche sulla necessità che la popolazione adotti nuovi e diversi stili di vita, il che dovrebbe significare diversi comportamenti di fronte all'uso e all'abuso di sostanze, come tabacco, alcol e droghe stesse. Gli effetti di queste attività, tuttavia, non sono riscontrabili con immediatezza, l'abuso di alcol, ad esempio, è così radicato e considerato come comportamento legato a fatti culturali da richiedere una inversione di tendenza di 360 gradi per certi aspetti, che, per essere visibile e riscontrabile, richiederà probabilmente almeno un intero passaggio di generazione, se non addirittura due. Consapevoli della complessità del problema, mentre moltiplichiamo gli sforzi, non ci proponiamo obiettivi miracolistici e non favoriamo allarmismi. Termino evidenziando che in questa sede è più utile discutere in che modo è più opportuno intervenire in maniera globale e trasversale proprio per non disperdere il senso stesso e l'efficacia degli interventi finora attuati.

Venendo alle domande specifiche: la prima, "quali sono stati i risultati delle iniziative di prevenzione...", alla luce dell'esperienza pluriennale e dei risultati dei vari progetti citati dall'interpellanza, emerge come tali progetti hanno rappresentato un utile strumento di prevenzione alcologica nella realtà valdostana. Attuare i vari progetti sul territorio ci ha permesso di ampliare, con importanti informazioni le conoscenze relative agli stili di vita dei valdostani. Ci ha consentito di attuare via via interventi propedeutici ad azioni più incisive. Abbiamo incontrato le prevedibili resistenze nell'affrontare il tema, ma al tempo stesso è emersa una discreta conoscenza dell'alcol quale fattore di rischio per la propria salute. La difficoltà incontrata, su cui ci sembra abbiamo ottenuto ad oggi i risultati più evidenti, ha riguardato la possibilità di riportare sul piano della concretezza un problema che veniva percepito in modo astratto e non calato nella realtà valdostana. I vari progetti ci hanno permesso, infine, di definire ruoli, funzioni e modelli operativi di riferimento per operare e mantenere costante nella realtà valdostana un'efficace azione di prevenzione dei problemi alcol-correlati.

Per quanto riguarda "ulteriori incisive iniziative", iniziative di prevenzione volte ad arginare il fenomeno della diffusione dell'abuso di alcol fra la popolazione valdostana e, in particolare, tra i giovani e i giovanissimi, si informa che, attraverso gli uffici dell'Assessorato che rappresento, la Sovrintendenza agli studi e l'azienda USL in collaborazione con il privato sociale, le scuole guida, le forze dell'ordine, l'Amministrazione regionale ha in corso diversi progetti di sensibilizzazione sui pericoli derivanti dall'abuso di alcol e sui rischi per la salute riconducibili al suo consumo. Progetti che proseguono, anzi, che sono diventati parte integrante delle normali attività istituzionali dei diversi servizi. Alcuni hanno un approccio estremamente scientifico al problema e altri in maniera più divulgativa intendono richiamare l'attenzione sugli effetti dannosi dell'alcol. Oltre alle attività già ricordate nell'interpellanza, tra le iniziative progettuali ad ampio spettro sono evidenti i progetti ed i programmi nazionali ai quali abbiamo aderito negli ultimi due anni e sono il progetto APRI, che mira a favorire una riduzione significativa del tasso di incidentalità stradale legato al consumo di sostanze alcoliche e stupefacenti e ad analizzare il rituale di iniziazione e i comportamenti di abuso che avvengono sempre più in età precoce fra gli adolescenti. Quest'ultimo progetto, coinvolgendo gruppi di giovani appartenenti a contesti sociali diversi, si prefigge anche l'obiettivo di sensibilizzare, attraverso attività formative e informative, i giovani sulle tematiche del consumo di droghe e dell'abuso di alcol, con particolare riferimento alla prevenzione dei danni per la salute e alle patologie correlate al consumo di queste sostanze e alle possibili conseguenze legate a tali comportamenti. L'altro progetto è il programma Guadagnare salute in adolescenza, che vede gli operatori dell'azienda USL parte attiva nella maggior parte dei progetti proposti che riguardano fumo e alcol, droghe illecite, salute sessuale e utilizzo degli anticoncezionali, attività fisica, abitudini alimentari e diete, soddisfazione del proprio corpo, obesità e sovrappeso, quindi altre problematiche.

Infine, ricordo un progetto che stiamo portando avanti con l'Assessorato del turismo e l'IPRA di Châtillon, dove ci sono tre iniziative che coinvolgono tutti i ragazzi dell'istituto e che hanno il compito di illustrare e promuovere la corretta assunzione delle sostanze alcoliche e degli alimenti, per cercare di migliorare l'approccio dei giovani verso l'alcol e l'alimentazione.

Non è un settore facile questo, ma cerchiamo di portare avanti una serie di iniziative, anche se come viene detto anche dall'Osservasalute e da osservatori dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono progetti che a volte danno risultato dopo un salto di generazione, quindi bisogna avere pazienza e soprattutto perseverare.

Presidente - La parola alla Consigliera Carmela Fontana.

Fontana (PD) - Ringrazio l'Assessore per la risposta molto puntuale e dettagliata e capisco tutto lo sforzo che si sta facendo da parte sia dell'Assessorato della sanità, sia dell'Assessorato dell'istruzione, che trovo molto importante, perché è proprio una questione culturale. Non volevamo in questo momento creare allarmismi per quanto riguarda tali dati, ma già nel 2008 - avevo fatto diverse interpellanze - l'allora Assessore Fosson, il 19 marzo 2008, ad una nostra iniziativa mi dava una percentuale del 50 percento di abuso di alcol, penso che fosse riferita al 2007, io ho chiesto un "116"... purtroppo, non mi è arrivato... per cercare di capire negli anni come si sta evolvendo questa situazione. Se tali dati erano del 2007 ed eravamo al 50... nel 2008 siamo a 74, con tutti gli sforzi che stiamo facendo... se il 2009 e il 2010 crescesse... qui veramente bisogna fare una pausa di riflessione e magari sarebbe il caso... non solo lo sforzo degli amministratori per quanto riguarda quello che si sta facendo, perché non è poco, mi rendo conto, ma non possiamo nemmeno adeguarci e dire che non possiamo fare niente. Secondo me, sarebbe importante coinvolgere i genitori, perché bisogna avere un supporto anche da parte loro, far capire ai figli che non è solo la scuola o il resto che li deve aiutare, ma anche loro stessi. Diverse volte mi capita di vedere delle ragazzine o dei ragazzini e mi viene la pelle d'oca, gli chiedo: ma perché andate a bere? Mi rispondono: "e sennò come faccio a divertirmi?", c'è da rabbrividire. Non so se tutte le famiglie o i genitori sono consapevoli di questo, perché tante volte non conosciamo i nostri figli e fuori sono altre persone. Secondo me, forse sarebbe il caso di fare una campagna, coinvolgendo anche i genitori, perché questo deve partire dalla cultura fin da piccoli. Capire poi magari in futuro come sono i dati del 2009 e 2010... direi, quando avremo dei dati, di affrontare un'altra volta la questione per vedere cosa possiamo fare, perché non possiamo stare lì a guardare, stiamo vedendo cosa sta succedendo: incidenti stradali, proprio stamani sentivo al telegiornale che un altro ragazzo ha investito... lì è successo un incidente, non perché era ubriaco... ma comporta tante preoccupazioni. Vigileremo comunque su questo e vedremo il da farsi, perché siamo tutti responsabili e tutti dobbiamo fare la nostra parte. Grazie.