Objet du Conseil n. 801 du 21 octobre 2009 - Resoconto
OGGETTO N. 801/XIII - Interrogazione: "Misure di prevenzione e sicurezza adottate per fare fronte ad eventuali eventi alluvionali".
Interrogazione
Premesso che la Valle d'Aosta è classificata come zona a "elevato rischio di calamità naturali" che riguarda, secondo i dati del Ministero dell'Ambiente, la maggior parte dei nostri Comuni;
Ricordati i diversi eventi alluvionali che hanno coinvolto la nostra regione negli ultimi 15 anni e, in particolare, quello devastante dell'ottobre 2000;
Vista la normativa regionale in materia;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interrogano
il Presidente della Regione o l'Assessore delegato per sapere:
1) quali sono le zone e i Comuni valdostani potenzialmente più esposti al rischio idrogeologico;
2) se sono stati previsti, e - in caso affermativo - quali sono, probabili eventi idrogeologici di maggiore importanza che potrebbero verificarsi nel prossimo futuro sul nostro territorio e quali misure di prevenzione e sicurezza sono state adottate dall'assessorato di riferimento per farvi fronte;
3) se vi sono strutture (pubbliche o private) o infrastrutture edificate in aree a rischio idrogeologico e, in particolare, nelle c.d. "zone rosse" e come è stato attuato il piano di delocalizzazione e messa in sicurezza di cui alla legge regionale 11/2002;
4) se i Comuni valdostani hanno puntualmente e completamente ottemperato alle previsioni normative degli artt. 35, 36 e 37 della L.R. 11/1998 e ai successivi aggiornamenti cartografici.
F.to: Tibaldi - Zucchi
Presidente - La parola all'Assessore alle opere pubbliche, difesa del suolo e edilizia residenziale pubblica, Marco Viérin.
Viérin M. (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Che la nostra regione sia classificata come ad elevato rischio di calamità naturali, appare del tutto normale, visto che proprio la presenza delle montagne e la conformazione territoriale generano i fenomeni di frana, di colata di detrito e di valanghe, che sono tipicamente definite come calamità naturali. Rischi che oggi sono affrontati dalla Regione e dai Comuni con alcuni strumenti sviluppati nel corso degli anni, quali i vincoli dell'inedificabilità, un efficiente sistema di previsione meteo degli effetti al suolo e il sistema di protezione civile regionale. Bisogna comunque ricordarsi che di fronte ai fenomeni naturali la responsabilizzazione del singolo rimane lo strumento o uno degli strumenti di difesa più efficaci per eccellenza.
Con riferimento più puntuale al primo quesito, possiamo dire che l'individuazione della situazione di rischio non è un lavoro definitivo, che realizzato una volta vale per sempre, bensì un'opera in divenire che si basa molto sulla capacità offerta dalla scienza e dalla tecnica di studiare e comprendere i fenomeni e che si accresce in caso di eventi o decresce in relazione alla realizzazione di opere di protezione. Ricordo, ad esempio, che lo scorso inverno si sono manifestate decine di valanghe mai censite.
Oggi la Regione dispone di alcuni efficaci strumenti conoscitivi, costituiti dalle cartografie degli ambiti inedificabili per pericolo di frane, inondazioni e valanghe, ai sensi della legge regionale in materia urbanistica, la n. 11/1998, dove è valutato come indice di pericolosità non solo l'area già interessata dal dissesto, ma anche la propensione al dissesto del territorio e l'inventario dei fenomeni franosi che comprende più di cinquemila frane e dai diversi studi conosciti svolti durante tutti questi anni.
Dal punto di vista della classificazione che spesso viene citata, ricordo che nell'ambito del piano dell'assetto idrogeologico PAI, approvato dall'Autorità di bacino del fiume Po, nel 2001 è stato definito un indice a livello comunale di pericolosità idrogeologica; sulla base di tale indicatore emerge che 42 comuni sono risultati a pericolosità molto elevata, 11 a pericolosità elevata e 21 a pericolosità media.
Con riferimento al secondo quesito, nelle cartografie degli ambiti, ai sensi della legge regionale n. 11/1998 sono riportate le perimetrazioni delle aree nelle quali possono avvenire dissesti idrogeologici o fenomeni di piena. Per far fronte ai diversi rischi presenti, ricordo che l'azione regionale si è articolata su più livelli per conoscere le situazioni, per sviluppare un sistema di previsione meteo e degli effetti al suolo, di allertamento in caso di necessità e di un sistema quindi di protezione civile efficiente per realizzare le opere di protezione necessarie. Tutte queste azioni sono strettamente connesse con le possibilità tecniche esistenti in un dato momento e con le risorse finanziarie disponibili. L'Assessorato partecipa a questo processo con le proprie strutture tecniche, gestendo l'attività conoscitiva di monitoraggio e di intervento nel settore.
Per quanto concerne la pericolosità per colate di detrito, i tecnici hanno individuato 110 conoidi, sulle quali sono presenti centri edificati, per le quali sono stati avviati specifici studi di approfondimento negli anni passati della pericolosità, e per individuare le opere di protezione più efficaci. Per quanto concerne i fenomeni di esondazione più estesi, che si localizzano quasi esclusivamente lungo le aste principali del fondovalle, cioè della Dora Baltea, ricordo che con i tecnici dell'Assessorato e con le Amministrazioni locali interessate stiamo valutando da mesi le migliori soluzioni possibili per le aree di Pramotton, Donnas e Hône, riesaminando quanto proposto nello studio di assetto della Dora Baltea, predisposto proprio dall'Autorità di bacino del fiume Po.
Per quanto riguarda il terzo quesito, ricordo che, vista l'estensione delle zone pericolose, su un territorio che solo in percentuale minima permette lo sviluppo antropico (meno del 10 per cento) è inevitabile che la presenza dell'uomo sia presente nelle zone a medio e basso rischio, un esempio può valere per tutti: la strada regionale per Cogne che attraversa per forza aree pericolose... questo per farmi capire dagli interroganti.
Per quanto riguarda la delocalizzazione, di cui alla legge regionale n. 11/2002, ricordo che il programma di previsione e prevenzione dei rischi idrogeologici, approvato nel 2006, nello stabilire le linee guida per la gestione dei rischi idrogeologici, indica come la delocalizzazione sia una delle azioni da attuare a valle di una valutazione di rischio che escluda la possibilità di realizzare opere di protezione, quindi è chiaro che non può essere tolta completamente l'antropizzazione. Nel frattempo si è proposto un sistema di protezione civile locale di allertamento a livello regionale, oltre che di vincolo dell'uso del territorio, tale da impedire l'aumento del rischio e l'intervento in caso di necessità a tutela della pubblica incolumità.
Con riguardo al quarto quesito, i comuni dotati di cartografia degli ambiti inedificabili - e credo che sia questo che interessa maggiormente i colleghi - relativi alla classificazione dei terreni sedi di frane (articolo 35 della legge regionale n. 11/1998) e a rischio di inondazioni (articolo 36, sempre della stessa legge) sono 71, mentre i restanti 3 più precisamente i comuni di Bionaz, Pontboset e Rhêmes-Saint-Georges - alla data odierna non hanno ancora presentato la cartografia per l'approvazione, pur avendo, per correttezza di informazione, già avviato il confronto con le strutture regionali preposte a questa analisi. I comuni dotati di cartografia degli ambiti inedificabili relativi alla classificazione dei territori soggetti a rischio di valanghe e slavine (articolo 37 della legge n. 11/1998) sono 70, mentre i restanti 4 - precisamente i comuni di Champorcher, Rhêmes-Notre-Dame, Rhêmes-Saint-Georges e Valsavarenche - alla data odierna non hanno ancora la cartografia approvata. Si fa presente, che ad oggi solo il Comune di Champorcher ha presentato la cartografia per l'approvazione.
Ricordo infine - questo è importante - che con deliberazione della Giunta regionale n. 4268/2000 venne adottata una disciplina di vincolo del territorio in conseguenza dei rischi idrogeologici la quale rimaneva in vigore fino a quando i comuni non avessero approvato le cartografie degli ambiti inedificabili ai sensi della legge regionale n. 11, attraverso le quali perimetrare con maggior dettaglio le aree a diversa pericolosità idrogeologica. Il concetto è che comunque, per i tre comuni che mancano all'appello, ma che stanno lavorando per approvare la cartografia, quei territori sono vincolati dal vincolo posto nel 2000.
Presidente - La parola al Consigliere Segretario Tibaldi.
Tibaldi (PdL) - Ringrazio l'Assessore per la risposta. Emerge una fotografia che non è che sia così confortante, perché i dati che lei ci ha appena fornito - grosso modo o con qualche lieve differenza numerica - confermano quanto già segnalato dal Ministero dell'ambiente, secondo il quale la Valle d'Aosta è una zona ad elevato rischio di calamità naturali e questo rischio coinvolge la maggior parte dei nostri comuni.
Lei ha fatto riferimento ad una cartografia approvata dall'Autorità di bacino del Po del 2001, una cartografia non molto recente, ma comunque una cartografia che ha una sua ovvia validità; siamo consapevoli del fatto che il monitoraggio del territorio sia un work in progress, cioè non sia definito una volta per tutte e valga di conseguenza per sempre, ma debba essere costantemente aggiornato, anche perché i dati che ci ha fornito... qui evidenzio che anche questo è un sintomo di preoccupazione... cinquemila frane potenziali o centodieci conoidi sulle quali sono state edificate delle strutture testimoniano che delle situazioni di pericolosità esistono e vanno prevenute e gestite.
Non mettiamo in dubbio che la Regione, in tandem con gli enti locali, stia adoperandosi al meglio per evitare delle situazioni spiacevoli o addirittura tragiche, come purtroppo abbiamo vissuto nell'ottobre 2000 con quella devastante alluvione e come, in proporzioni decisamente ridotte, abbiamo visto nei giorni scorsi ad Arnad, con la frana che ha coinvolto una frazione dell'abitato. Crediamo per l'appunto che ci sia una capacità e ci debba essere una capacità di intervento non solamente successivo, ma anche preventivo da parte degli enti locali, soprattutto dalla Regione.
Ci lascia perplessi il fatto che una legge del 1998, la legge sul piano territoriale paesistico, in particolare i tre articoli che abbiamo indicato, che si riferiscono a frane, esondazioni e valanghe e slavine, abbiano visto un'attenzione della maggior parte dei comuni, 71 per gli articoli 35 e 36 di questa legge e 70 per l'articolo 37, ma comunque ci sia una nicchia di comuni che stenti, dopo 11 anni - o abbia ancora difficoltà - a produrre compiutamente o ad ottemperare compiutamente nella realizzazione di una cartografia del territorio. Lei dice che sono attività comunali avviate, ne prendiamo atto, ma ci sembra che non deponga a favore di un'attività comunale particolarmente attenta e preoccupata del proprio territorio, dove a distanza di 11 anni ci sia ancora chi debba definire la pericolosità o meno dei terreni del proprio comprensorio.
Per quanto riguarda le risposte, sono risposte che anche per i tempi che abbiamo a disposizione sono piuttosto generali, però ci tracciano una fotografia che non va sottovalutata. Sappiamo che la disgregazione del suolo montano è un fenomeno naturale e trova la sua origine negli agenti atmosferici, nelle acque di dilavamento, siano esse superficiali o sotterranee, e naturalmente la natura non fa sconti, ma non fa sconti soprattutto quando c'è un'incuria dell'uomo nell'edificazione di strutture e infrastrutture sul territorio.
Un aspetto che non ci ha completamente convinti nella sua risposta è che questo piano di delocalizzazione previsto nella legge del 2002, per delocalizzare eventuali opere nelle cosiddette "zone rosse", di fatto sia stato sottoutilizzato. A parte all'inizio, negli anni 2002-2003-2004, dove c'è stato anche un intervento finanziario diciamo sufficiente, via via questa legge sembra aver perso un poco il suo smalto, forse perché è passato l'effetto del post-alluvione del 2002, ma sta di fatto che è una legge che non va sottovalutata e che le zone antropizzate anche in passato, con criteri non proprio di totale sicurezza, oggi debbano essere ripensate. E questa legge potrebbe e dovrebbe tornare di attualità.
Le chiederei se si può avere una copia della risposta di cui ha dato lettura.
Si dà atto che dalle ore 10,31 assume la presidenza il Vicepresidente Chatrian.
