Compte rendu complet du débat du Conseil régional. Les documents ci-joints sont disponibles sur le lien "iter atto".

Objet du Conseil n. 603 du 11 juin 2009 - Resoconto

OGGETTO N. 603/XIII - Continuazione discussione congiunta del rendiconto 2008 e dell'assestamento del bilancio 2009.

Président - La parole au Conseiller Salzone.

Salzone (SA-UdC-VdA) - Grazie, Presidente. Analizzare un consuntivo rischia quasi sempre di diventare un momento di riflessione un po' meno politico e un po' più ragionieristico, fatto di numeri e di schemi che, devo essere sincero, non è che mi appassionano particolarmente. È pur vero comunque che dalle cifre e dalla loro collocazione si possono trovare spunti per evidenziare criticità, obiettivi raggiunti, buoni propositi e soluzioni. Il rendiconto del 2008 è figlio di un bilancio di previsione che è stato impostato correttamente con molta attenzione e pensando già ad una riforma di semplificazione dell'impianto di contabilità. Lo schema di bilancio quindi ci presenta dati oggettivi che devono essere confrontati con le previsioni e che devono fare i conti con le stesse e che deve fare anche riferimento al Patto di stabilità che ci vincola sempre più nell'operatività dell'Amministrazione regionale e degli enti locali.

L'avanzo anche quest'anno piuttosto cospicuo è di oltre 400 milioni di euro, anche se la cifra che oggettivamente può essere distribuita in assestamento è di circa 240 milioni; infatti 160 milioni sono già stati iscritti nel bilancio di previsione 2009-2011 come avanzo presunto e 5 milioni sono quelli che sono stati abbonati alle confidi, abbiamo ossia azzerato i crediti verso i consorzi garanzia fidi nell'ambito degli interventi anticrisi a favore delle famiglie e delle imprese. Vale la pena qui ricordare che sono circa 4mila le famiglie che hanno fatto ricorso agli aiuti deliberati dalla Regione per fronteggiare la crisi. Significativo e di assoluta rilevanza politica è poi l'intervento fiscale di riduzione dell'IRAP dello 0,92 percento con effetto retroattivo dal 1° gennaio, facendo scendere l'aliquota al 2,98 percento per tutti i settori economici e, anche se il costo è particolarmente oneroso (circa 17 milioni di euro), trova unanime consenso a tutti i livelli. Altre voci importanti dell'assestamento che derivano dall'utilizzo dell'avanzo 2008 si trovano nel settore sanitario per finanziare le spese della mobilità passiva. Si trovano poi anche nel turismo con particolare rilievo agli interventi per la Casa da gioco di Saint-Vincent, i fondi globali a finanziamento del disegno di legge per l'ampliamento dell'ospedale, ma anche i cospicui trasferimenti ai fondi di rotazione e ai fondi di riserva. Questa in estrema sintesi è la fotografia del rendiconto 2008, che con il relativo assestamento di bilancio di previsione per l'anno finanziario 2009 chiude con una cifra in disponibilità di circa 1.700 milioni di euro.

Al di là delle mere cifre sulla contabilità a cui ci siamo riferiti e già ampiamente illustrate dal relatore, crediamo valga la pena, anche se sinteticamente, fare il punto della situazione sulla crisi economica che continua a riflettersi anche in Valle d'Aosta. Siamo ancora nel bel mezzo della recessione internazionale, come sappiamo, anche se alcuni spiragli effettivamente visibili all'orizzonte ci inducono a sperare in una prossima ripresa. Le iniezioni di cospicue masse di capitale effettuate dai vari Governi dei Paesi industrializzati per salvare banche e industrie hanno concesso al mondo globalizzato un parziale riequilibrio del mercato internazionale, consentendo una boccata di ossigeno alle varie amministrazioni: basti pensare all'operazione Fiat-Chrysler, con il via libera dell'Amministrazione di Obama, per capire che lo scenario potrebbe cambiare ancor prima di quanto gli analisti economici ci indicano. Pare ovvio quindi che il superamento senza gravi conseguenze dell'attuale situazione locale dipenderà da una parte dall'evolversi della crisi internazionale, dall'altra dalle capacità del sistema produttivo che deve necessariamente essere ulteriormente aiutato con scelte capaci di individuare le nuove opportunità che di volta in volta si propongono. Ci aspetta comunque un compito difficile, di grande responsabilità; le iniziative che già abbiamo adottato sono buone, ma necessitano di un monitoraggio continuo, anche perché gli economisti locali confermano che la ripresa in Valle d'Aosta dovrà aspettare il 2011. L'anno prossimo infatti sarà ancora un anno di criticità congiunturali e staticità degli indicatori, un anno insomma a carattere recessivo con una flessione del valore aggiunto del 2,3 percento. La situazione si prospetta quindi non del tutto rassicurante, le imprese che chiudono sono superiori al numero di quelle che nascono, la disoccupazione aumenta e anche se i dati non sono preoccupanti come nel resto del Paese, la tensione per alcune famiglie che hanno perso il lavoro rimane molto alta. Ciò che deve inquietare è il pesante ricorso alla cassa integrazione. Nei primi tre mesi di quest'anno il numero di ore è stato il triplo rispetto allo stesso periodo del 2008, pari a tre quarti dell'intero ammontare dell'anno passato. Ci sono sicuramente anche dati positivi, come ad esempio l'incremento dei depositi bancari che aumentano del 15 percento rispetto all'anno precedente, superando i 3 miliardi di euro, ma questo ci fa ben comprendere come purtroppo la forbice fra ricchezza e povertà si allarghi sempre più e questo, a nostro avviso, non è un dato del tutto esaltante.

Riteniamo giusto mettere in evidenza il favorevole contesto istituzionale, in quanto come Regione abbiamo già adottato, come abbiamo detto in premessa, un pacchetto anticrisi destinato alle famiglie, alle imprese, ma abbiamo la sensazione che lo sforzo effettuato abbia bisogno di un ulteriore impulso. Pensiamo in modo particolare agli anziani con una bassa pensione, che, pur essendo capaci di fare grandi sacrifici e quindi importanti rinunce, molto spesso sono obbligati a chiedere aiuto per arrivare alla fine del mese e badate bene questa non è una bella cosa. Lo stesso vale per quelle famiglie giovani che da anni hanno un lavoro precario: penso ai precari della Cogne, ma non solo, ai quali non è stato rinnovato il contratto, magari con le rate di una spesa fatta in precedenza da pagare, o semplicemente le bollette dell'affitto, o delle spese generali da pagare mensilmente. Ci chiediamo: come fanno ad andare avanti? Abbiamo sì effettuato interventi sugli ammortizzatori sociali, ma cosa diciamo a chi non ha neppure una rendita o a coloro che stanno esaurendo le risorse di una vita? La fascia più in difficoltà è quella dei precari o, meglio, degli ex precari, quelli che ora non hanno più un lavoro e che sono stati messi in mobilità, quella fascia che va da un'età da 30 anni in su, per i quali gli ammortizzatori sociali messi in campo non possono essere sufficienti. Se è vero che la percentuale dei disoccupati in Valle d'Aosta è soltanto del 3,3 percento, anche se personalmente nutro qualche dubbio su questi dati... e che la fascia di povertà è fra le più basse del Paese... allora dobbiamo valutare la possibilità di metterci nelle condizioni di inventarci qualcosa in più. Oggi ribadiamo una convinzione: che la vera emergenza sia fra coloro che non hanno un lavoro e fra coloro che un lavoro lo hanno perso. La mancanza di un'occupazione crea disagio familiare, ma anche insicurezza e preoccupazione che sovente si trasforma in angoscia. Povertà, disagio, tribolazioni diffuse, il più delle volte sono ignorate proprio perché sono nascoste e questo non va bene. Di fronte a questi bisogni specie di natura sociale, ci si chiede continuamente se gli strumenti che ci siamo dati siano concreti e soddisfino sufficientemente la nostra gente, ci si chiede se noi, che abbiamo il potere di proporre nuove proposte, siamo in grado di capire i reali bisogni espressi. Ci rendiamo conto certamente di quanto è già stato fatto e quali siano le difficoltà di manovra, avendo un bilancio ostaggio di regolamenti troppo rigidi, ma oggi più di ieri dobbiamo operare il massimo impegno per dare una risposta più concreta e magari - perché no? - utilizzando un po' di finanza creativa che, a nostro avviso, non guasterebbe.

Président - La parole au Conseiller Lattanzi.

Lattanzi (PdL) - Grazie, Presidente. L'analisi politica delle finanze pubbliche passa attraverso tre grandi momenti. Noi abbiamo avuto modo, la fine dell'anno scorso, di occuparci del bilancio di previsione 2009-2011 e su questo abbiamo espresso alcune indicazioni come movimento politico. Vi è poi l'assestamento di bilancio annuale, che fa riferimento al capitalizzato dell'anno precedente, e riassestamento delle risorse eventualmente avanzate, come stiamo affrontando con questi due provvedimenti: il n. 36 e il n. 37. Sono momenti che permettono al Consiglio e ai gruppi che sono all'opposizione di poter esprimere un giudizio politico sulle scelte che vengono fatte in questi contesti. I due provvedimenti dicono cose abbastanza diverse, quello di avanzo di amministrazione e di assestamento: l'avanzo di amministrazione del 2008, il consuntivo 2008 ci dice intanto che questa Giunta in questi sei mesi ha potuto poco modificare un'impostazione, che era del triennale precedente; non dimentichiamo che stiamo valutando un bilancio consuntivo 2008 che per solo metà della legislatura ha potuto avere scelte di incidenza politica che potevano modificare radicalmente o spostare l'asse politico delle scelte fatte nel triennio precedente, quindi ci troviamo a commentare un bilancio che avevamo già annunciato non a noi favorevole, nel senso che già nel triennio precedente avevamo detto che nel 2008 l'impostazione di bilancio 2008 a noi non piaceva, perché rilevava ancora delle scelte politiche fortemente inconsapevoli delle difficoltà e delle sfide che la Valle avrebbe dovuto affrontare. Certamente per onestà intellettuale noi non accennavamo a crisi epocali economiche, anche quando commentavamo i bilanci di previsione 2006-2007-2008 noi, pur contestando le scelte politiche di quei bilanci, non potevamo prevedere la gravità degli eventi economici e finanziari che poi nel 2008 hanno caratterizzato la fine di quel triennio di bilancio. Avevamo però già espresso la nostra preoccupazione in quei tre anni (e quindi bilancio di previsione 2008 e di assestamento 2008 fatto a metà del 2008) su come, a nostro avviso, le scelte politiche intrinseche al bilancio e l'impostazione dei capitoli di spesa non mettevano la nostra Regione al riparo di eventuali crisi o di eventuali situazioni di scarsità di impulso della finanza regionale sull'economia regionale. Certo, gli eventi catastrofici, finanziari che poi si sono tradotti in crisi economiche per tutto il mondo, quindi anche per il nostro Paese e per la nostra Regione, hanno accelerato questo processo di consapevolezza, però il consuntivo 2008 - dicevo - non registra sostanzialmente ancora delle modificazioni di orientamento; noi dobbiamo prendere atto che abbiamo un bilancio fortemente condizionato da scelte politiche che puntano su alcuni settori importanti, come un'assistenza molto ampia e molto diffusa, scelta politica, una sanità molto costosa e molto presente sul territorio, a cui non sempre corrisponde... abbiamo avuto modo già di parlarne in maniera molto franca con l'Assessore alla sanità, lo avevamo detto anche agli Assessori precedenti... noi continuiamo a ribadire che le scelte di collocazione delle risorse per mantenere un sistema sanitario regionale come il nostro, molto costoso, sono scelte anche condivise ma, a nostro avviso, non corrispondono delle eccellenze di qualità del servizio sanitario. Possiamo dire il cittadino valdostano dal servizio sanitario regionale ha un buon servizio, non ha un eccellente servizio, lo dimostrano le transumanze e i trasferimenti di ricerca di eccellenza che abbiamo nel momento in cui uno ha dei problemi veri; questo senza mettere in discussione la competenza e la professionalità degli operatori del servizio sanitario regionale, ma prendendo atto che gli investimenti si orientano ancora qui sulla spesa del personale, della quantità di personale che viene messo in moto per offrire questo servizio e quasi mai negli investimenti che, al di là dell'edilizia sanitaria di cui parleremo fra qualche istante, non mettono attraverso la ricerca, attraverso la formazione, attraverso la ricerca dell'investimento nella qualità della prestazione e delle eccellenze quasi mai i nostri operatori sanitari nelle condizioni di poter crescere in termini di confronto con le nuove tecnologie e gli sviluppi della ricerca. Questo rimane a consuntivo un giudizio che manteniamo.

Collego immediatamente l'aspetto di riallocamento delle risorse, questo appunto rimane anche per il triennio futuro, nel senso che l'avanzo di amministrazione è vero che in parte è disponibile, soltanto in minima parte disponibile, e qui apro subito la parentesi del concetto di avanzi di amministrazione che si rendono contabilmente disponibili, ma sappiamo purtroppo per il Patto di stabilità non a cassa della Regione, per cui vediamo cifre che di anno in anno sempre in maniera più importante si iscrivono all'avanzo di amministrazione, ma che poi in realtà non possono essere utilizzate, perché le normative comunitarie impediscono al Ministero delle finanze di rendere disponibile per competenza, non solo per cassa, queste risorse. Su questo è aperto un dialogo, sappiamo che ci sono tavoli tecnici con il Ministero delle finanze e con i Dirigenti dell'Assessorato, che auspichiamo possano portare non semplicemente alla ratificazione di disponibilità che la Regione ha, ma anche alla loro utilizzazione, in quanto forse ad oggi ancor di più, con la consapevolezza quotidiana della necessità degli investimenti, queste risorse diventano fondamentali per la nostra Regione.

Chiudo quindi anche la riflessione sul Patto di stabilità e su questa perversa situazione di contabilità che cresce in termini di avanzo, ma che non cresce in termini di disponibilità, perché devono venire fatte per la Regione delle scelte che mettono la Regione nelle condizioni di poter utilizzare queste risorse. Abbiamo anche espresso la nostra disponibilità affinché questo dialogo con il Ministero possa trovare la strada giusta, oltre che quella tecnica, che attualmente non è di nostra competenza, ma la strada politica, per fare in modo che il Ministero delle entrate abbia quell'attenzione nei confronti di queste disponibilità, naturalmente lo abbiamo detto, lo ribadiamo, purché tali avanzi di amministrazione siano condizionati agli investimenti e non all'aumento della spesa corrente, perché riteniamo che di spesa corrente ve ne sia già abbastanza e lo dimostra non un'affermazione politica o filosofica, ma un dato: abbiamo avuto modo di sentire la relazione dell'Assessore, come lui giustamente diceva che l'incidenza percentuale sul volume del bilancio delle spese correnti diminuisce, io mi permetto di aggiungere un'altra riflessione che lui conosce molto bene, è vero che la percentuale diminuisce per due effetti: da un lato, perché si sta frenando la crescita della spesa corrente e non si sta riducendo, ma, dall'altro, abbiamo un aumento dei volumi del bilancio, per cui se si passa da 1.800 miliardi di euro a 2.000 miliardi di euro, è chiaro che aumentando il volume la percentuale diminuisce. Se la percentuale delle spese correnti aumenta del 7 percento, come è aumentata, possiamo dire che è diminuita meno del 10 percento che si poteva immaginare per effetto del rinnovo dei contratti, di incidenze di spese che non sono direttamente imputabili a questa Regione. Evidentemente la spesa corrente in questa Regione continua a crescere e noi esprimiamo ancora una preoccupazione, perché se è vero che diminuisce la percentuale di spesa corrente, è altrettanto vero che è aumentata di un altro 7 percento anche quest'anno e nell'ultimo triennio la spesa corrente per il personale in questa Regione è aumentata di oltre il 20 percento. Questo è un dato di fatto che ci preoccupa, perché è evidente che la dinamica dell'aumento dei costi è una di quelle dinamiche che va tenuta sotto osservazione e, al di là al momento delle preoccupazioni, delle scelte di riduzione dei concorsi pubblici, dei prepensionamenti, della riorganizzazione della mobilità, del trasferimento dalla Regione ad altri enti di personale per far fronte a servizi, le piante organiche degli enti locali... laddove magari vi sia più esigenza... noi questo aspetto anche per una grave colpa dei sindacati, che si sono sempre opposti alla flessibilità del personale pubblico... purtroppo noi oggi queste scelte non le abbiamo ancora viste. Riteniamo quindi che sia assolutamente necessario che il comparto pubblico sia un unico contenitore nel quale l'amministrazione pubblica in generale possa utilizzare personale, perseguendo un unico comune obiettivo: quello di ridurre il costo della struttura pubblica sul bilancio di questa Regione, perché non dobbiamo dimenticare che le risorse sono tasse dei cittadini e prima o poi con queste tasse il conto lo dovremo fare.

Qui apro un'altra riflessione, ho già avuto modo di farla al Presidente della Regione che mi ha dimostrato la sua sensibilità su questo, ma anche all'Assessore alle finanze. Noi sulle entrate dobbiamo fare una riflessione seria che deve esulare dall'aspetto del montante degli avanzi di amministrazione crescenti e della loro inutilizzazione: noi dobbiamo fare una riflessione seria sulle prossime entrate, perché se è vero che abbiamo un riparto fiscale che ci permette di avere il vantaggio di utilizzare i 9/10 delle tasse, ossia dell'IRPEF, dell'IVA e di tutti i tributi che i valdostani e anche i non valdostani portano in questa regione, noi dobbiamo fare una riflessione seria sull'incidenza e sull'impatto della crisi economica sugli F24 e sull'IVA e credo che si stia facendo (spero), perché di questo ne abbiamo parlato la settimana scorsa anche con l'Assessore Lavoyer. A noi non può sfuggire che il fatto di avere i 9/10 dei tributi pagati in questa regione è strettamente legato al fatto che in questa regione si paghino i tributi e i tributi si pagano se c'è economia che cresce. Ad economia di PIL zero, i tributi inevitabilmente nei prossimi tre anni scenderanno e i 9/10 di 0 è 0, naturalmente estremizzo! È quindi evidente che noi una riflessione seria di finanza pubblica in termini di potenzialità delle entrate la dobbiamo fare, questo al di là delle opportunità che noi come Regione e come Amministrazione ci giochiamo nei rapporti con lo Stato per quanto riguarda gli avanzi di amministrazione e con l'Europa per quanto riguarda l'utilizzazione dei fondi Interreg e dei fondi di investimento di tipo europeo. Al di là di quelle, perché quelle sono partite e sono opportunità che noi dobbiamo saper cogliere al di là della nostra azione di amministratori che devono lavorare con gli investimenti per fare in modo che si generi in questa regione PIL, quindi ricchezza crescente, quindi F24 che i cittadini anche in presenza di future riduzioni delle aliquote... che tutti auspichiamo, perché lo auspicano i cittadini, non possiamo immaginare che da una parte i 9/10 delle tasse che chiediamo di ridurre si riducono e ulteriormente si riducono per effetto dell'economia che non cresce! Sono due criteri e due variabili assolutamente fondamentali, altrimenti vuol dire non aver chiaro cosa sta succedendo in termini economici in questa regione.

Prendiamo atto sugli assestamenti di bilancio che c'è stato un forte impulso in questo senso su due linee su cui noi abbiamo espresso la condivisione, ma perché l'abbiamo condivisa con gli operatori economici, abbiamo avuto modo di partecipare alle assemblee e alle riunioni degli industriali, dei commercianti e degli artigiani, tutti hanno espresso un atteggiamento favorevole a come la Giunta ha affrontato la crisi e gli aiuti alle imprese e io aggiungo anche alle famiglie, certamente questo è stato fatto. Cito l'IRAP tanto per essere chiaro, certamente tagliare quasi un punto di IRAP è un impulso importante: significa rinunciare a risorse che potevano essere investite in altre cose per lasciarle nelle tasche delle imprese, così come i mutui per la casa, lasciare i soldi nelle tasche dei cittadini, i mutui per le attività commerciali e gli alberghi, per poter lasciare i soldi nelle tasche degli operatori, sono scelte che nell'emergenza abbiamo condiviso e che continuiamo a condividere e di cui vediamo traccia finanziaria, perché sono state partite di giro che abbiamo condiviso, destinate all'impulso all'economia.

Esprimiamo una preoccupazione, lo abbiamo già fatto in maniera molto leale. Certo la gestione della crisi non ci deve distrarre da una riduzione dei costi, che ci permetta di estrapolare risorse per fare gli investimenti. Quando noi vediamo che ancora culturalmente si immaginano gli investimenti nel riassetto del territorio, noi esprimiamo una preoccupazione: il riassetto del territorio, le centinaia di milioni di euro spesi per tenere in sicurezza il nostro territorio certamente sono attività di breve, che incidono sull'economia per quel fattore keynesiano che se si mettono soldi in opere pubbliche... è evidente che nel breve queste costituiscono per le piccole imprese artigiane e per le aziende artigiane... apro una parentesi: a patto e a condizione che i lavori li prendano i valdostani e non quelli che arrivano da fuori, che poi "lasciano con i cerini in mano", con i fallimenti in questa regione! Chiudo la parentesi, ma certamente queste sono azioni che nell'impatto di breve possono avere un ritorno di tipo economico di breve, ma non producono PIL nel lungo, perché ci mettono in sicurezza il territorio, ma noi sappiamo che il territorio è un costo, non è un'opportunità di sviluppo. Mettere in sicurezza il territorio: non sto parlando naturalmente dei centri turistici, sto parlando di mettere in generale in sicurezza il territorio, è un costo che noi sosteniamo per far vivere in sicurezza i nostri cittadini. Cosa diversa è invece fare quegli investimenti di riqualificazione ambientale e qui sì si potrebbe fare tanto di più: mi riferisco alla ristrutturazione degli antichi borghi, il recupero dei villaggi, delle peculiarità della nostra storia, quelle sì possono creare PIL, possono creare con gli investimenti e con i recuperi il recupero ambientale della nostra civiltà, possono creare ricchezza. Lo scopriamo quando andiamo in vallate anche a noi concorrenti in termini di turismo, che hanno fatto questa scelta 15-20 anni fa. Noi visitiamo come amministratori, ma anche come utenti, luoghi d'Europa che hanno investito molto sul recupero di questo. Noi abbiamo leggi a disposizione, non è che non si siano fatte, ma non c'è un processo di comunicazione che metta in condizione il cittadino di avere chiaro che si rivolge ad uno sportello, c'è una legge chiara. Noi abbiamo troppe norme, troppa burocrazia, l'ho sentito dire anche dal Presidente della Regione in alcune assemblee, condividiamo, troppe norme e troppa burocrazia, noi continuiamo a dirlo da dieci anni, quando mai questa Regione arriverà ai testi unici di settore? Noi continuiamo ad avere norme sull'urbanistica, sul recupero dei centri storici con decine di leggi che intervengono, che spiazzano perfino i professionisti del settore, che fanno fare ai cittadini che avrebbero la voglia di mettere magari un po' di capitale loro utilizzando magari delle agevolazioni che la Regione mette a disposizione... rendono quasi impossibile l'opportunità di cogliere questa cosa. Lo so che anche con l'Assessore Viérin si è fatto un ragionamento sulla sburocratizzazione e sulla semplificazione dei processi, credo che il tempo sia una variabile fondamentale; se mettiamo alle buone intenzioni un tempo troppo lungo, ci troveremo assolutamente spiazzati. Il nostro invito quindi è che la Giunta, pur avendo espresso sensibilità e preoccupazioni congiunte, simili alle nostre, prenda atto che la variabile tempo in economia non è una variabile sottostante, è una variabile principale; quindi buone intenzioni a tempi lunghi portano fuori dal mercato e da scelte oculate. Noi abbiamo assistito negli ultimi dieci anni a tante scelte giuste fatte in tempi sbagliati, semplicemente tempi inutili quando tutto ormai era già finito, oltre al fatto che abbiamo assistito a scelte anche sbagliate in termini di investimenti di grandi opere che poi si sono tradotti in costi e non in PIL, quindi in ricchezza e valore. Su questo rimaniamo convinti che la qualità delle decisioni e la velocità con la quale queste decisioni vengono prese sono assolutamente fattori determinanti e su questo continuiamo ad esprimere la nostra preoccupazione sul fatto che centinaia di milioni di euro vengono messi a disposizione con miriadi di leggi, con processi burocratici troppo lenti, troppo confusionari che non mettono in condizione i cittadini di...

Se poi aggiungiamo a questo che i tempi di risposta della macchina pubblica alla gestione dei processi degli incentivi - per quanto riguarda le opportunità di ottenere dall'Amministrazione regionale incentivi affinché si vada in una certa direzione in termini di recupero, di impatto ambientale, di energie rinnovabili - sono ancora troppo lunghi, nonostante lo sforzo... riteniamo che su questo sul prossimo bilancio di consuntivo 2009 si deve poter dire: "c'è stata una forte azione di sburocratizzazione". Qui noi non la vediamo ancora, abbiamo sentito condivisi approcci al problema, ma noi azioni concrete ancora di sburocratizzazione dei processi ancora non le abbiamo viste; siamo troppo con le mani legate, in mano a dirigenti che anche facendo onestamente il loro lavoro, sono loro stessi gli impeditori dei processi di sviluppo. Dobbiamo mettere questi dirigenti nella condizione di non poter essere loro che frenano i processi di sviluppo, devono essere degli innescatori di sviluppo, non dei frenatori. È chiaro che se mettiamo norme confuse, interpretabili con giudizi personali con riferimenti a commi e articoli di decine di leggi, favoriamo una burocrazia lenta che non dà tempi di risposta, che non permette di poter accedere a quelle risorse che a capitolo si mettono, ma che poi non vengono utilizzate: questo è il concetto.

Per quanto riguarda la scuola, sull'istruzione abbiamo anche qui, con l'Assessore Laurent Viérin, aperto un dibattito molto profondo, perché continuiamo a dire che il modello valdostano è un modello su cui non ci si deve illudere, perché è un modello costosissimo e se si condivide il concetto che il modello è costoso, perché si vuole tenere - e siamo d'accordo - un modello radicato sul territorio per non spopolare le vallate... perché se non ci sono le scuole, non c'è la vita, perché a fianco delle scuole ci possono essere i servizi, c'è la cittadinanza, siamo d'accordo che in Valle d'Aosta e nelle vallate le scuole e la distribuzione dell'istruzione scolastica possa costare più che in Padania, questo è un concetto condiviso. Il concetto però è la qualità dell'insegnamento, quando noi abbiamo ancora - e qui si stanno facendo degli approfondimenti, delle analisi e degli studi - dati con dispersioni scolastiche alte, bassi livelli di istruzione e di qualità dell'istruzione, bassi numeri di percentuale di diplomati, adesso abbiamo letto in questi giorni che sono raddoppiati i laureati, ma siamo ancora con delle lauree scarsamente utili allo sviluppo dell'economia! Abbiamo lauree che sono utili all'aumento dei costi della burocrazia, perché, quando noi laureiamo centinaia di ragazzi che aspettano il posto di lavoro in Regione, stiamo cancellando il futuro di questa Regione! Mi volete raccontare dove andranno a lavorare le centinaia di insegnanti che si stanno laureando in psicologia, in pedagogia, in materie letterarie, dove va a lavorare questa gente? Per forza che verranno sotto il Palazzo a dirci fra tre anni, cinque anni, dieci anni: "ma io mi sono laureato in lettere e mi dovete dare il posto di insegnante!". Basta insegnanti! Mandate questo messaggio per cortesia! Basta insegnanti! Mi verrebbe voglia di dire: "andate a lavorare", perché non è possibile che tutti in Valle d'Aosta pensino di infilarsi con una laurea nel sistema pubblico regionale, non è pensabile! Qui ci vuole una scelta chiara di qualcuno che dica ai ragazzi: "sceglietevi lauree e qualificazioni utili al mercato, non ai costi, al valore, non al costo!". Noi dobbiamo invertire su questo la tendenza! Assessore Laurent Viérin, lei ha un compito, è giovane, capisce i problemi ed è una persona intelligente, lo ha dimostrato in mille modi, lei su questo deve fare una battaglia di controtendenza. È cambiato il mercato, è cambiato tutto in 18 mesi, noi dobbiamo mandare ai ragazzi un messaggio chiaro: "dimmi che lavoro farai". Non dico che me lo devi dire a 18 anni, ma quando hai 23 anni e una laurea, me lo devi dire che lavoro vuoi fare! Oggi se si fa un sondaggio su 100 che stanno studiando all'università e chiedete cosa si aspettano post laurea, 99 vi dicono: "un posto sicuro pubblico dove non mi licenziano..." - a maggior ragione adesso che c'è la crisi - "... un posto garantito e uno stipendio garantito e alle cinque e mezza posso andare a giocare a tennis!". Questo vuol dire uccidere i sogni di una comunità intera, vuol dire istruire i nostri giovani all'apparato pubblico ed è un dramma, perché i 9/10 non è di chi lavora in Regione, i 9/10 è di chi va a lavorare fuori dalla regione e produce le tasse! Credo che su questi temi ci dobbiamo confrontare, non sulla speciosità di un capitolo di spesa, se hai dato 50mila di qua o 20mila di là, i soldi spesi nelle consulenze non sono drammatici fini a sé stessi, sono drammatici se sono finalizzati a creare valore! Quando continuo a sentire che noi abbiamo bisogno di consulenze, perché in questo apparato pubblico non ci sono le professionalità... ma mi state spiegando che livello di professionalità abbiamo in tale apparato pubblico? Ditemi che livello abbiamo in questo apparato pubblico! Abbiamo delle cellule di eccellenza in questo apparato pubblico - ne abbiamo avuto modo di parlare con l'Assessore Zublena -, ne abbiamo alcune in alcuni settori specifici, ma per il resto abbiamo un livello medio-basso, che non potrà mai essere volano di economia, volano di sviluppo. Nuove tecnologie, ricerca... non ci siamo! Va bene allora accettare i capitoli di spesa da 280 milioni di euro per l'istruzione scolastica, perché dobbiamo giustificare una scuola in ogni paese... va bene, ma poi cosa esce da li? Se potessimo dire... in questi ultimi dieci anni, in questi ultimi venti anni abbiamo speso più di chiunque in Europa, perché abbiamo un costo pro capite che è sconosciuto in Italia... abbiamo una media di costo per studente sconosciuta! Se poi possiamo dire che a quel costo... c'è certamente una percentuale di costo strutturale, nel senso che distribuire la logistica su un territorio di montagna costa... ma a quello c'è anche una qualità della formazione che produce ricercatori, che produce persone che, una volta finita la laurea, possono già inserirsi nel contesto industriale, economico di questa regione, allora noi stiamo producendo formazione utile!

Altra riflessione: sugli investimenti turismo e commercio noi lo stiamo urlando da anni... prendiamo atto che con questo assestamento di bilancio la percentuale degli investimenti in turismo e commercio sta aumentando sia per quanto riguarda il concetto di promozione della nostra regione come prodotto da vendere - qui mi rivolgo all'Assessore Marguerettaz -, sia come qualità del prodotto che si cerca di offrire. Anche qui credo, Assessore Marguerettaz, che lei abbia una sfida improba, perché eredita purtroppo un percorso di cultura che negli ultimi quindici anni non era consapevole di questo processo. Noi siamo un prodotto che... "ci dobbiamo vendere" e lo dobbiamo mettere in testa a tutti gli operatori. Lo so che lei lo condivide, perché lo ha già detto, l'ho sentita personalmente in assemblee con gli operatori economici dire: "la festa è finita", lo so, però noi lo dobbiamo fare con i capitoli di spesa. Qui noi non possiamo castigare chi ha una mezza intenzione di mettere una lira, perché ci sono dei processi di burocrazia che "uccidono" un pazzo che in questa regione deve aprire un bar, un commercio o un albergo e favorire invece quelli che, utilizzando le burocrazie, sfruttano le burocrazie semplicemente per mantenere sé stessi. Qui abbiamo degli operatori economici che sono diventati meglio dei sindacati, meglio dei patronati per assistersi. Ciucciano - traduco: mungono la vacca - senza procreare ricchezza, hanno capito come si prendono i soldi da questa Regione, sono diventati dei fenomeni dell'utilizzazione, dello sfruttamento degli incentivi, ma non hanno mai e non creano mai nuovi investimenti nella loro azienda e non creano mai nuova qualità formativa del loro personale per poter vendere il nostro prodotto fuori. Noi abbiamo dei "pararegionali", che fanno ufficialmente gli operatori economici e in realtà sono degli assistiti. Noi dobbiamo fare una politica di investimento e qui, ripeto, riconosco che è aumentata la quantità di danaro nei capitoli di spesa che vanno verso il commercio e il turismo per la promozione, certamente, ma noi dobbiamo occuparci di due leve: quella della promozione esterna... ma promuoviamo che cosa se poi quando vengono qua alle 14,14 i cuochi vanno via, che sono i padroni del locale e chiudono la baracca dicendo che non si può mangiare neanche una pastasciutta? Noi su questo dobbiamo affrontare una sfida mortale, perché è una sfida culturale, noi abbiamo venti anni di parassitismo! Dobbiamo quindi cominciare a comprendere che, se vogliamo riempire i nostri alberghi, uno sforzo si dovrà pur fare. Lo so che non è facile, ma magari gli incentivi dovrebbero premiare invece quei pochi che anche sono delle eccellenze, e le abbiamo, che stanno dicendo: "io sono pronto, metto del mio, tu Regione dammi una mano e io creerò ad esempio dei cinque stelle". Non abbiamo i cinque stelle in questa regione e non può essere che nascono i cinque stelle solo perché c'è danaro pubblico e facciamo un albergo a cinque stelle con tutto danaro pubblico! Noi dobbiamo creare delle condizioni di vero favore premianti dell'eccellenza per chi passa da 3 stelle a 4 stelle, da 4 stelle a 5 stelle, dobbiamo elevare il nostro livello, non vogliamo fare il turismo di massa, non lo possiamo fare, non ne abbiamo i mezzi, non vogliamo neanche l'invasione del turismo di massa. Non ci interessano le qualità basse di mercato: ci interessano le qualità medio-alte di mercato, ci stiamo dotando di un aeroporto perché vi sia la medio-alta qualità, non immaginiamo che vengano i Boing 737 con 300 passeggeri, immagino dei voli da 32, 40, 50 posti, quindi eccellenze che arrivino dal Giappone, dalla Russia, dall'Ucraina con i nuovi milionari dei Paesi dell'Est. Anche qui scelte oculate, non possiamo puntare sui mercati asiatici, aggiungo anche arabi, pensando che in questa regione vengano a sciare gli sceicchi con i turbanti o gli indiani! Noi abbiamo un mercato che è identificato in civiltà a noi simili, non siamo attrezzati per accogliere turisti con esigenze culturali totalmente diverse dalle nostre, ma dobbiamo andare su mercati che hanno culture simili alle nostre e che possono apprezzare la nostra cucina, la nostra enogastronomia, le nostre strutture e qui aggiungerci il Casinò e il Billia è un gioco da bambini! I processi di decisione, Presidente Rollandin, sappiamo che nelle prossime ore saranno determinanti! Certamente sappiamo tutti che con il disciplinare modificato 90-10 non abbiamo risolto il problema, lo abbiamo solo spostato di un anno, abbiamo un anno per decidere investimenti veloci, qualità della gestione veloce, quindi sul Billia e sul Casinò dobbiamo pur decidere e cosa si può decidere? Vogliamo continuare a che il Billia sia accessorio del Casinò, immaginando un mercato che non esiste più? O forse è meglio che si torni ad immaginare un Billia S.p.a. di altissimo livello, 5 stelle extralusso Grand Hôtel com'era 30 anni fa, a cui si accessoria un Casinò di alto livello? La scelta di dividere il Casinò dei Cinesi, dei Rumeni da quello del Casinò per le persone che hanno un certo livello di reddito è una scelta che va fatta, l'ha fatta Venezia prima di noi. Possiamo continuare ad immaginare di vedere le sale mescolate tra clientela di basso livello a gente che viene a giocarsi al black jack magari 30 mila euro in una sera? Non è immaginabile. È immaginabile che vi sia una società di servizi che faccia pagare 2,50 la differenza per un pasto? Non è immaginabile. Non è immaginabile che un cameriere si presenti ad un giocatore che sta perdendo 10mila euro ad un tavolo e gli dica: "il flûte fa 7 euro, me lo deve pagare subito". Non è immaginabile perché siamo fuori... lì ci vuole una rivoluzione, il processo del bilancio deve tener conto di queste cose, si devono destinare risorse, ma lo si deve fare nella direzione giusta e nella velocità giusta e bisogna utilizzare le migliori eccellenze per ogni singolo settore, altrimenti come Valle d'Aosta siamo destinati economicamente a morire e i 9/10 di zero è zero! Di questo dobbiamo parlare, questa è l'occasione che ci dà il bilancio.

Potremmo stare qui ancora per delle ore, non voglio tediare i colleghi, era solo per ribadire cose che voi già conoscete per chi perlomeno è qui... che il gruppo de Il Popolo della Libertà su questo si sta battendo, si è battuto e si batterà, per dare a questa regione un'economia reale che cresce. Eravamo allo zero del PIL ancora prima che cadesse... eravamo già a zero, lo dimostrai con i numeri due anni fa: noi avevamo un finto PIL prodotto dall'Amministrazione regionale, un PIL reale scarsissimo determinato quasi esclusivamente dalla Cogne e dall'Heineken, non avevamo altro come PIL. Come ci può trovare questa crisi? In ginocchio. Abbiamo una fortuna: ci sono le risorse, c'è un dialogo proficuo con il Governo e con l'Europa, perché, avendo vinto il Partito popolare europeo, c'è anche la speranza di avere qualcuno che ci ascolti in Europa al di là dei risultati, ma io auspico che chiunque vada in Europa naturalmente farà gli interessi di questa Regione e chiunque avrà l'opportunità di farlo come Europarlamentare se uno dei due candidati avrà la possibilità di farlo... e come forze politiche avremo il dovere di andare a cercare risorse, ma che devono essere dirette in questa direzione, altrimenti continuiamo un palliativo dei contributi e delle risorse assistenziali, ma di PIL qui non se ne vede. Aumenteranno allora le file delle persone che chiudono le attività commerciali e questo succedeva già prima, adesso è ancora più grave, che chiederanno un posto in Regione, abbiamo tutti le scrivanie piene di curricula! Alzi la mano chi non ha un curriculum di qualcuno che dice: "guarda, ho perso il lavoro, chiudo l'attività, basta l'imprenditore, basta il dipendente privato, perché il pubblico è meglio!". Noi dobbiamo invertire questa cultura ed è uno sforzo che possiamo fare solo tutti insieme. Apprezzo la volontà di dialogo, le apertura al dialogo, ma è una sfida che possiamo vincere solo tutti insieme. Purtroppo le europee hanno dimostrato che non siamo ancora una comunità che merita di avere un futuro importante e io spero che nelle prossime ore questa Comunità abbia il coraggio di affrontare i temi che essa pone e di dare delle soluzioni agli stessi, tutto è il resto è chiacchiera politica!

Président - La parole au Conseiller Donzel.

Donzel (PD) - Egregio Presidente, care colleghe e cari colleghi, l'argomento che è in esame è di estrema importanza, riguarda effettivamente una fotografia della realtà economica della nostra regione. Naturalmente io, non essendo né un "Assessore ombra", né un "Presidente ombra", non avendo avuto colloqui prima con i singoli Assessori, mi limiterò al minimo compito di uomo dell'opposizione, mi limiterò a dire quella che è un po' la lettura che fa il Partito Democratico di questi documenti, senza spingermi oltre.

Intanto una cosa importante: la questione della crisi economica che è stata ripresa anche dall'Assessore al bilancio nei suoi documenti. È abbastanza paradossale che si sia cercato di dire più volte che non c'era la crisi e che la Valle d'Aosta era ancora meno toccata dalla crisi e che poi si siano votate le misure anticrisi, allora delle due l'una: o la crisi non c'era e allora si diceva che era assurdo prendere misure anticrisi, oppure la crisi c'era e allora avevano un senso le misure anticrisi. Da questo punto di vista, non ci ha mai fatto piacere dire che le cose andavano male, tutt'altro, però abbiamo avuto l'impressione che da parte di molti, forse perché soffiava un vento nazionale che diceva: "l'Italia va bene", bisognava dire che le cose andavano bene anche qui e si è volutamente minimizzata una realtà che oggi abbiamo sotto gli occhi: le fabbriche che chiudevano già prima continuano a chiudere in Valle d'Aosta e anche i fiori all'occhiello come la Cogne Acciai Speciali sono in estrema difficoltà. Sappiamo che può esserci questa ripresa, la auspichiamo, la vogliamo sostenere, ma la fotografia è questa, questa è la realtà che viviamo. A questo si aggiungono problemi strutturali che non vengono dalla crisi, ma che la crisi non ha aiutato, ossia la realtà del Casinò, una certa difficoltà nel settore turistico, non sono legate strettamente alla crisi, ma sicuramente la crisi non aiuta. Se è vero allora che la Valle d'Aosta sembrerebbe meno esposta ai rischi della crisi, ma ne subisce effetti indiretti, questa cosa per me è molto più grave, anzi dovrebbe preoccuparci molto di più, nel senso che se non siamo noi padroni del nostro destino, noi dipendiamo da scelte che sono fatte altrove. Se non siamo noi che possiamo rimettere in moto l'economia sul nostro territorio, ma subiamo i contraccolpi delle difficoltà di Torino, Milano, dell'Europa, del mondo, guardate che questo è ancora più grave, io ne sarei ancora più preoccupato, perché vuol dire che non è qui che si decide il destino, dai valdostani. Quando leggo queste cose, non tiro un sospiro di sollievo: "ah, non è responsabilità nostra!", ma ne sono ulteriormente preoccupato.

Riduzione delle entrate... quindi come in qualsiasi famiglia quando la capacità di incassare diminuisce, quello è il segnale più grave che c'è. Quando aumenta la capacità di entrata, è evidente che si è più sereni, più ancora che prima di andare a guardare il livello della spesa, è sempre l'entrata quella che suscita il maggiore interesse. La difficoltà che sta vivendo l'economia valdostana non è imputata ad una situazione momentanea o a scelte che sono determinate dai primi mesi dell'attuale Governo regionale, è una cosa che viene da lontano; non è che si può pensare di cambiare questa situazione "in quattro e quattr'otto", ma è evidente che se ne diamo delle letture semplicistiche, come quelle che ho appena avuto modo di sentire, che mettono fortemente in discussione tutto l'assetto che si è data la Regione Valle d'Aosta, ossia non c'è più un pezzo che starebbe in piedi, tutta la burocrazia, ci si scaglia contro il dipendente pubblico come Brunetta per accusarlo del fallimento dell'attuale situazione della Regione Valle d'Aosta, insomma io ritengo che queste letture assolutamente riduttive della realtà valdostana non ci porteranno molto lontano. Non ho mai visto nella burocrazia un limite di per sé allo sviluppo, almeno dipende cosa intendiamo per burocrazia. Se per burocrazia intendiamo lo strumento di cui si dotano i Governi per rendere efficace la loro azione, è uno strumento indispensabile. Altra cosa è invece se i Governi non hanno idee, non hanno strategie, non sanno dove andare; allora lì sì che la burocrazia diventa un limite, il cittadino vede degli uffici che non danno risposte ai suoi problemi, ma noi abbiamo una strategia? Abbiamo delle indicazioni da dare a questa macchina burocratica per dire: "andiamo in quella direzione e quindi devi camminare in quella direzione?". Stiamo facendo delle azioni che trasformano un limite in un servizio? Stiamo trasformando la macchina burocratica in un servizio al cittadino o in un ostacolo? Questo lo decide la politica, ossia non può la politica... è vero che ci sono realtà amministrative comunali, eccetera, dove non bisogna nascondere che esistono dei problemi, ma non può la politica ridursi a dire: "è tutta colpa della macchina burocratica, noi politici siamo bravi, faremmo tutto bene, ma è colpa dei funzionari che non stanno lavorando e per questo la Valle d'Aosta va male". È questa la politica? Facciamo allora veramente una magra figura tutti quanti se diciamo che è colpa della burocrazia! È compito nostro anche dare quegli indirizzi che fanno sì che la burocrazia diventi volano, diventi possibilità di crescita e di sviluppo.

Io do quindi una lettura che se è assolutamente identica dal punto di vista della lettura del dato reale, dunque è evidente che c'è un problema di entrate, è evidente che c'è un problema di economia reale, eccetera, non condivido l'analisi che vorrebbe scaricare altrove responsabilità che stanno qui su quali scelte fare per rilanciare l'economia della Valle d'Aosta. Continuo a pensare che l'economia abbia degli enormi potenziali, non sono assolutamente sfiduciato, non penso assolutamente che il popolo valdostano sia, come qualcuno lo ha descritto, un popolo di persone che si è ridotto a mendicare un posto pubblico. Non vedo questo popolo di mendicanti, vedo un popolo di grande dignità, c'è dignità nel lavoro pubblico come c'è dignità nel lavoro privato, ovviamente si va dove ci sono le condizioni migliori per lavorare. Non farei queste generalizzazioni per cui tutti i dipendenti pubblici, in particolare gli insegnanti sarebbero quelli che mangiano a sbafo, mentre ci sarebbero altri che creano ricchezza e sviluppo... Anche sui dati sulla scuola vorrei che qualcuno, quando parla, o parla perché conosce, altrimenti se si crea della disinformazione, fa un atto molto grave. Ci sono anche qui situazioni a macchia di leopardo, posso tranquillamente citare come esempi di altissima formazione alunni che sono usciti dal liceo classico di Aosta e che hanno fatto cose straordinarie a livello mondiale, allora vuol dire che questa scuola produce anche eccellenze. Cito il nome, uno che mi viene a caso: Marta Burgay, diplomata al Liceo classico di Aosta, guarda caso ha scoperto una stella, è un'astronoma di fama internazionale, è uscita da quella scuola lì di Aosta. Vuol dire allora che le generalizzazioni non aiutano nessuno, vuol dire che bisogna leggere dei dati, ci sono dei problemi anche nella scuola valdostana, sarebbe sbagliatissimo negare questa cosa, però ci sono anche situazioni di assoluta eccellenza, quindi, quando facciamo queste generalizzazioni, andiamo fuori pista e non riusciamo a cogliere nel segno. È evidente che in un territorio come il nostro, per situazioni generali che non vengono da oggi, c'è difficoltà a fare impresa nel settore industriale, ma vi sfido a fare un giro nelle valli alpine e vedere quali valli alpine hanno importanti insediamenti industriali. Vi è quindi una difficoltà oggettiva oggi a fare economia industriale in territori di montagna, eppure per noi del Partito Democratico vale la pena tentare questa sfida, ma sul piano della ricerca, dello sviluppo, delle conoscenze. Non penso sia buttata una laurea in lettere, non penso sia buttata una laurea in psicologia, penso sia importante studiare sempre e acquisire conoscenze e competenze. A nessuno poi è vietato di spendere queste conoscenze e competenze in attività imprenditoriali, ci sono tanti laureati in giurisprudenza e in economia e commercio che fanno gli insegnanti e ho degli amici laureati in lingue che fanno gli albergatori. Non è quindi il titolo di studio che di per sé determina la capacità o meno di un individuo di fare impresa, bisogna pero che qui - mi rivolgo al Governo regionale - si creino le condizioni per fare impresa in Valle d'Aosta e sappiamo che questo è più difficile, perché viviamo in un territorio di montagna e bisogna creare condizioni particolari che rendano appetibile questo territorio dal punto di vista dell'impresa. Una volta c'erano condizioni oggettive; nel '900 non fu un Governo regionale a decidere di fare qui la Cogne Acciai Speciali, erano condizioni oggettive di economia a livello europeo e nazionale che facevano sì che era più comodo mettere un'azienda vicino alle centrali idroelettriche perché quello era conveniente. Oggi determinate condizioni di convenienza non ci sono, ma vale la pena di spendere energie perché ci sono condizioni per fare centri di ricerca di alto sviluppo, per esempio studi di glaciologia, tutte questioni che sono collegate alle peculiarità alpine, noi come Partito Democratico abbiamo già cominciato a presentare un programma relativo a possibili sviluppi dell'Università della Valle d'Aosta legati a possibili sviluppi di centri di ricerca di alto livello sul nostro territorio, perché riteniamo che quella sia la strada prioritaria per la Valle d'Aosta per uscire da questa condizione. Abbiamo gli strumenti quindi, ma gli strumenti non possono essere le mura dell'Università, che sono il primo tassello: sono che cosa ci mettiamo dentro quella Università! Non in una sterile battaglia fra il titolo di studio di psicologia, eccetera, ma in un vero progetto che sia il cuore dell'Università della Valle d'Aosta, da cui ripartire con questa Valle d'Aosta che diventa di nuovo un centro di interesse anche dal punto di vista della ricerca internazionale, della cultura delle Alpi e quindi esempio per altre realtà. La razionalizzazione dell'apparato pubblico, alcuni interventi anche sulla scuola quindi sono sensati se c'è un progetto, se si sa dove andare. A noi sembra in questo momento che questo sia l'elemento più deficitario, ossia si fatica a vedere qual è il grande progetto pilota della Valle d'Aosta, quello che ci trascina fuori dalle secche in cui i numeri dicono ci siamo andati ad incagliare.

Prima di lasciare ad altri componenti del gruppo alcune questioni più di carattere tecnico, vorrei riprendere un passaggio che ho apprezzato della relazione del collega Rosset, che riguarda la rigidità del Patto di stabilità. È evidente che quello sembra essere un elemento determinante di alcune difficoltà che viviamo oggi, ma penso che sia possibile rompere quello strumento, quel limite che abbiamo solo se abbiamo veri e propri progetti di investimento; allora ha un senso che si dica: "faccio la forzatura, rompo il Patto di stabilità", ma perché ho un progetto e voglio investire delle risorse. Se invece l'idea è quella di rompere il Patto di stabilità per finire nella trappola delle spese correnti, allora è chiaro che il Patto di stabilità ha quella funzione, ossia evitare che dilaghino le spese correnti.

Un'ultimissima considerazione sul concetto di spesa corrente per non tornare sempre sulla critica abnorme all'apparato burocratico, anzi ancora una battuta sulla questione puntuale del regolare attacco ai sindacati che avrebbero fatto il male dell'Italia e della Valle d'Aosta...

(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)

... se uno attacca duramente una componente indispensabile della società democratica, se ne assume tutte le responsabilità e poi non può pretendere che chi parla dopo di lui non dica una parola di assoluta contrarietà rispetto a questo pensiero, perché le forze sindacali in Valle d'Aosta hanno dimostrato di condividere e addirittura sottoscrivere accordi con l'Amministrazione regionale. Se vedessi un sindacato che sciopera e blocca l'attività e non sottoscrive accordi con la Giunta, quindi direi: "bene, qui il sindacato vuole paralizzare l'amministrazione pubblica, vuole impedire le trasformazioni", ma io qui dico che il sindacato ha sempre trattato e concertato con questa Amministrazione e non mi risulta che vi siano iniziative non sottoscritte dal sindacato concertate con la stessa. Ognuno quindi fa la sua parte e quindi servono delle idee tanto per capirci.

Rispetto alle battute sul Casinò, anche lì ho una replica. Sul Casinò vorrei precisare che c'è un'anomala situazione sindacale, ma anomala, quindi parlo di quei sindacati che sono i più rappresentativi della società, quelli che hanno i numeri, non che hanno una sigla e dietro non c'è nessuno, tanto per parlare chiaro.

Anche sulla situazione delle spese correnti esiste, come in tutto il mondo, una burocrazia che viene utilizzata per mettersi al servizio dell'imprenditoria e aiuta lo sviluppo e poi esiste una burocrazia che non ha dei fini, che non persegue dei fini, che non è strumento di utilità. Sta alla politica allora gestire il suo apparato burocratico e farlo funzionare e non scaricare su chi opera senza un mandato chiaro e preciso responsabilità che sono in capo alla politica.

Président - La parole au Vice-président Chatrian.

Chatrian (VdAV-R) - Grazie, Presidente. Qualche piccola considerazione. Il momento - è già stato detto sia ieri sera, sia questa mattina - è importante, forse persino più importante della programmazione o più che programmazione... forse del bilancio approvato nel dicembre 2008; qui "la pallina si ferma", il rendiconto è lo stato dell'arte di quello che è stato fatto. Il libro dei sogni sovente nella politica c'è e ben venga che esista, ma poi bisogna fare il punto della situazione. Tanti dati sono stati detti, tanti soprattutto sono stati scritti, ma vorrei fare qualche riflessione di tipo politico. Ho ascoltato attentamente il collega Lattanzi, il quadro sembra difficile da una parte e, dall'altra, occorre creare le condizioni per far crescere questa economia, quindi l'obiettivo della politica è di non far solo crescere l'economia, ma creare anche quelle condizioni affinché tale modello abbia un equilibrio. Forse la parola non è così scontata, ma in un momento così è assolutamente importante. Dove si posiziona la politica, qual è il modello messo in campo in questo momento? Ho sentito dire: "è tutto regionale, i giovani aspettano il regionale". Un anno fa non sembrava così, un anno fa i primi slogan erano: la vera, la reale semplificazione - è stato detto da tutti oggi, da tanti - la vera sburocratizzazione, la colpa sovente è delle strutture o della complessità di queste tante strutture, strutture regionali, ma soprattutto quelle pararegionali, quelle 48 e più società controllate e partecipate.

Ieri in Consiglio abbiamo dibattuto su due provvedimenti importanti: l'autoporto e la nostra piccola interpellanza su un percorso tracciato da un ente strumentale: quello dell'AREA; una Torre delle telecomunicazioni che è stata riempita dal pubblico, perché comunque il percorso tracciato non aveva dato i frutti sperati. Chiediamo di premiare l'eccellenza, eccellenza che in questo momento è difficile, ma ci diamo degli obiettivi: quelli di ottimizzare e migliorare, spendere meglio, spendere bene e soprattutto saper spendere, ma saper spendere su un modello che tracci un percorso. Qualche dubbio allora noi ce lo abbiamo su questo percorso. Due mesi fa la Giunta ha deciso di dare mandato a Finaosta di costituire una nuova società che si occuperà dell'ampliamento dell'ospedale, ne avevamo già 48, ne abbiamo altre che si occupano di immobili, di gestione e di riorganizzazione, perché non fare gestire a queste partecipate già esistenti? Questo per fare un piccolo esempio. Abbiamo portato a conoscenza di tale Consiglio con nostre piccole iniziative... per sapere qual è lo stato dell'arte di altre società importanti che operano nel settore alberghiero, pubblico... il Billia, ad esempio; ci sono state date delle risposte, un cambiamento di rotta da una parte, ma dall'altra quali sono i tempi? Qual è il cronoprogramma? Dove sono questi grandi cambiamenti auspicati e soprattutto, più che auspicati, semplificati... un uomo solo al comando in ogni singola società sembra sia migliore, funzioni meglio... si rimette in discussione... ormai è un anno che stiamo discutendo e non vediamo questa semplificazione, questa sburocratizzazione, non la percepiamo e notiamo anche che all'interno dell'Amministrazione regionale le strutture dirigenziali aumentano, non si semplifica, aumentano! Questo è "nero su bianco", sono dati alla mano. Dall'altra parte due mesi fa il Consiglio ha approvato un nuovo ente strumentale, un uomo solo al comando per riorganizzare un modello, questo è il percorso che si sta tracciando! Non è quindi solo legato ai giovani, non è solo legato al tutto pubblico o al pararegionale, ma questo è il modello che si sta tracciando. Le conseguenze le vedremo più avanti, ma il punto fermo è questo: quello di oggi, del rendiconto, è importante.

Possiamo fare delle considerazioni, ne sono già state fatte sul rendiconto a livello numerico e a livello di metodo, ma sempre il metodo è importante, perché è la politica che traccia questi percorsi, quindi dico che nel nostro piccolo forse è la politica che può dare il buon esempio. È stato detto anche in Commissione e nelle altre Commissioni legate alla promozione turistica che noi possiamo dare il buon esempio, è la politica che può dare il buon esempio. Chi si occupa di promozione? Penso che noi chiediamo dall'altra parte alla società di semplificare, noi siamo i primi a non semplificare. Tanti si occupano di qualcosa, quindi chiediamo al sistema privato di semplificare da una parte e il sistema pubblico non solo non semplifica, aumenta e complica questa non semplificazione. Questo modello quindi ci sembra che non solo "scricchioli", ma vada in una direzione per noi non condivisibile, a nostro parere comunque difficile e, conoscendo molto bene quali sono le considerazioni e le condizioni, pensiamo proprio che è la politica che deve dare anzitutto l'esempio di una vera semplificazione, ma dai numeri partirà la vera semplificazione, dalle scelte politiche!

Président - La parole au Conseiller Rigo.

Rigo (PD) - Grazie, Presidente. Già il collega Donzel ha svolto un'analisi politica complessiva di questi due documenti contabili. Le mie saranno quindi brevi considerazioni anche se voglio premettere che mi appare un po' difficile, un rendiconto anomalo. Il 2008 sapete tutti è a cavallo di due legislature: una che ha terminato il suo corso, una che stava appena prendendo forma, quindi è un rendiconto che ha molti padri.

Credo sia compito di ciascuno di noi, di ogni Consigliere regionale cercare di dare un contributo anche ponendo delle domande al Governo regionale affinché la nostra attività in Consiglio sia utile alla collettività.

Rispetto ad alcune osservazioni che abbiamo posto come gruppo rispetto al corposo assestamento di bilancio, ovviamente apprezziamo alcuni articoli di questo assestamento, non poteva che essere così vista la situazione economica difficile che sta vivendo anche la Valle d'Aosta. Vorrei cominciare dall'articolo 7: il finanziamento per interventi di ripristino ai danni causati alla viabilità comunale. Non sono più Consigliere comunale di Aosta, oggi sono un Consigliere regionale, ma continuo a vivere e a girare la città in bici o a piedi e quindi sono sempre legato non solo affettivamente alla città stessa, sono anche però, credo di esserlo o almeno faccio il possibile per essere un amministratore oggettivo e non di parte. Mi chiedo allora quali saranno, ma se l'era già posta questa domanda il Consigliere Louvin, i parametri, i criteri con i quali si deciderà come assegnare d'intesa con il Consiglio permanente degli enti locali, questi fondi ai Comuni per la viabilità. Spero che un criterio sia quello o debba essere quello di un comune che ha sofferto di nevicate, come tutti, e che ha la necessità di interventi immediati quotidiani, perché al mattino la città sia fruibile per tante persone che vi accedono per numerose automobili che scendono a valle, per recarsi al lavoro, in ufficio, a scuola e in mille altre attività. Sono tanti, lo sapete benissimo, gli accessi alla città di Aosta ogni giorno e la continua fruizione delle reti stradali che oggi necessitano di interventi urgenti, lo vedete tutti voi sicuramente. Spero che la Regione voglia suggerire e indicare anche i criteri che tengono conto di questa esigenza e non si limitino solo alla lunghezza dei chilometri delle strade, credo che questa sia un'osservazione oggettiva. Molte volte questa città viene, anche in questo Consiglio, bistrattata senza nessuna logica, molte volte senza senso. Credo che invece meriti attenzione, perché è la città dove ci lavoriano in tanti, non solo i cittadini di Aosta, studiano e vengono per divertirsi, credo sia un'attenzione da parte di tutti rispetto al Comune capoluogo.

L'articolo 8 riguarda il piano di zona. Giustamente sono stati inseriti nell'assestamento i fondi necessari, viene detto, per i progetti previsti nel piano di zona, un documento difficile, lungo, che potrà, a mio modo di vedere, se correttamente utilizzato, dare ancor più sviluppo ad una società, ad una Regione attenta e sensibile ai fenomeni sociali. Mi chiedo però se questi fondi, impegnati per il 2009, non potrebbero essere utilizzati e impegnati non solo sui progetti, ma rispetto alla struttura organizzativa, che non è ancora nata e che deve nascere e deve essere finanziata. Con questa mia domanda non voglio certo togliere fondi ai progetti che i vari sub-ambiti e Aosta potranno autonomamente presentare, ma il mio dubbio è relativo al fatto che non vi siano i tempi sufficienti per impegnare tutti i fondi nel 2009. Il piano sarà operativo credo non prima di settembre-ottobre, quando i 74 Comuni della Valle avranno deliberato e quindi verrà sottoscritto l'accordo di programma. Il tempo che rimarrà agli stessi, ai sub-ambiti, alle comunità montane per presentare i progetti non sarà quindi lungo, si tratterà poi di valutarlo e quindi la mia preoccupazione è quella di non riuscire, dati i tempi, ad impegnare i fondi solamente nei progetti e quindi per quello chiedevo se era possibile utilizzarli anche per la struttura organizzativa.

L'articolo 11 vede il finanziamento dell'asilo-nido nel comune di Charvensod. È importante sicuramente aprire nuovi servizi per le famiglie, per le giovani coppie, perché il futuro di questa Valle, il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di fare sistema, di motivare, di accompagnare, di aiutare le giovani e i giovani valdostani che vogliono avere dei figli. Il numero di posti è importante certamente, ma è altrettanto importante il coordinamento, la corretta utilizzazione di questi posti. Noi oggi abbiamo come Valle d'Aosta già superato, e dobbiamo esserne tutti orgogliosi, l'obiettivo di Lisbona di raggiungere nel 2010 il 33 percento di copertura dei posti per la prima infanzia. Non abbiamo lunghe liste di attesa, anche se molti genitori per scelte diverse non utilizzano questi servizi. Il pericolo allora di aprire nuovi servizi, non coordinati, rischia di provocare posti vuoti, buchi vacanti in altri asili. Questo significa che spendiamo denaro pubblico senza un corrispettivo beneficio, senza una ricaduta positiva sulla popolazione, allora occorre qui fare sistema e vedo che siamo un po' in ritardo con gli enti locali, con gli enti gestori, fare con loro un'analisi per verificare quella che potrà essere nel futuro una gestione ottimale dei nuovi servizi. Fotografare la situazione per avere dati rispetto all'apertura e alla fruizione degli stessi e un'attenta politica di informazione e formazione sulla qualità offerta dai nuovi servizi per far capire che per i bambini e per i genitori è un'esperienza utile, che l'esperienza vissuta nei servizi può essere arricchente sia per i bambini, sia per i genitori. Abbiamo una grossa fascia di potenziali utenti che sono lì in attesa, che non sono attratti da questi servizi, noi dobbiamo invece cercare di fare il possibile per accompagnare una formazione e un'informazione in questo senso; un'attenta politica del costo dei servizi stessi e di una loro omogeneizzazione su tutta la Valle d'Aosta, su tutto il territorio regionale: è preferibile avere posti vuoti, tenendo le quote alte, o è piuttosto preferibile utilizzare appieno le strutture e quindi utilizzare al meglio i fondi destinati a questo servizio? La preoccupazione quindi riguarda non certo l'apertura nel comune di Charvensod, anche se la scelta sull'utilizzazione dovrà essere, a mio modo di vedere, ripensata, ma rispetto all'utilizzazione completa dei servizi che sono attualmente presenti nella nostra realtà regionale.

L'articolo 22 parla del sistema informativo della banca dati, già anche qui accennata dal collega Louvin, se non sbaglio. Certo, è giusta e legittima l'esigenza di una banca dati che raccolga tutte le informazioni utili, vediamo che questa banca ha certamente un costo non piccolo, quindi deve essere utilizzata in modo compiuto. Da questo punto di vista, purtroppo, ho grosse perplessità, ho forti dubbi. La banca dati potrebbe essere un ottimo strumento, lo abbiamo già ricordato, per analisi, raffronti, ricerche, controlli e su questo fare quindi attente programmazioni per il nostro welfare; per funzionare però ha bisogno di essere inserita in un sistema che deve essere considerato il sistema di tutti, non il sistema di qualcuno e basta. Se questa banca dati non conterà tutte le informazioni, dico tutte, dei diversi servizi dedicati alle persone e alla famiglia, quindi non solo i servizi socio-educativi, i servizi sociali, ma anche la casa e i trasporti, non potrà essere quello strumento utile all'osservazione dei nostri interventi, ma su questo torneremo sicuramente nella giornata di oggi.

L'articolo 24 riguarda la Cittadella dei giovani, questa struttura che tutti stiamo aspettando per poter dare una risposta più completa della nostra regione nei confronti delle politiche giovanili. Non conosco appieno lo stato dell'arte di oggi, mi preoccupa invece l'impegno di spesa previsto per il 2009. Se è vero che 300 milioni sono stanziati per gli anni 2010 e 2011, in considerazione del fatto che se tutti i tempi vengono rispettati, se tutto marcia in maniera spedita, la Cittadella non potrà aprire i battenti prima del mese di novembre, i 150mila euro presenti mi sembrano difficili da poter impegnare. Dividendo 300mila euro per 12 non fa certamente 150 per due mesi. Mi chiedo quindi se non sia il caso di ripensare non dico a questo, ma a come cercare di utilizzare appieno questi fondi proprio per le ragioni che sono state avanzate prima, della difficoltà della macchina ad impegnare tutti i soldi messi a bilancio.

Articolo 37, che è quello che non c'è. Mi aspettavo di vedere oggi in questo assestamento i fondi al Comune di Aosta per la soluzione relativa alla problematica, chiamata così in uno degli ultimi Consigli, alla problematica del personale ausiliario delle scuole di base elementari e medie. Il Comune di Aosta sta vivendo un momento difficile, non parlo di politica, non parlo di assetti politici: parlo di una rigidità eccessiva del bilancio, di chiudere l'anno in corso con fatica e preoccupazione rispetto a possibili tagli ai servizi offerti. Ecco, alcuni mesi or sono, in quest'aula con una risposta ad un'interpellanza il Presidente aveva dichiarato che ci poteva essere una soluzione, una risorsa per il Comune di Aosta rappresentata appunto dall'assunzione a carico della Regione delle spese dedicate al personale ausiliario, ai bidelli. Lo aveva detto con certezza il Presidente della Regione, ho qui il resoconto... che non trovo più, ma lo ritroverò... lo aveva annunciato con nettezza, ecco mi aspettavo di vedere questo articolo che non c'è, perché era una soluzione che mi sembrava corretta, giusta, legittima anche nei confronti degli altri Comuni valdostani. Mi dispiace che non ci sia, spero che tale possibilità possa rientrare ufficialmente, spero che venga data assicurazione che questa attenzione, che alcuni mesi fa era stata espressa, sia rimasta non solo nelle intenzioni, ma nella realtà del Governo regionale. Grazie.

Président - Est-ce qu'il y a d'interventions? Il n'y a plus d'inscrits à parler. Je ferme la discussion générale.

La parole à l'Assesseur au budget, aux finances et au patrimoine, Lavoyer.

Lavoyer (FA) - Grazie, Presidente. Intanto ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti, che hanno dato il loro contributo a questo dibattito.

Permettetemi una piccola premessa più di carattere politico, prima di entrare nel merito delle risposte puntuali a domande e a quesiti fatti dai colleghi che sono intervenuti: mi riferisco in particolare all'intervento fatto ieri sera dal collega Louvin, il quale per la verità aveva iniziato il suo intervento con una premessa condivisibile, dicendo che l'esame del conto consuntivo, per certi versi, dal punto di vista politico ha un'importanza maggiore, se vogliamo, addirittura del bilancio di previsione, cosa peraltro ribadita anche dal collega Chatrian, perché da quella che è una previsione, un programma o di legislatura o di azione amministrativa portata avanti nell'anno successivo, con il consuntivo andiamo ad esaminare in profondità le scelte attuate, l'attuazione di questo programma e l'attuazione degli impegni. Ebbene da questa premessa mi pare poi che la quasi totalità dell'intervento, a parte alcune richieste puntuali alle quali risponderò, è stata di taglio diametralmente opposto. Non vorrei che il collega Louvin, che peraltro è molto preciso nei suoi interventi, sia ancora un po' condizionato dalla campagna elettorale, infatti sui giornali abbiamo visto i titoli che sottolineavano la vittoria della lista a lui apparentata, dicendo: "vince il modello populista". La prima parte dell'intervento del Consigliere Louvin non è certamente corretta dal punto di vista intellettuale. Nel momento in cui, tralasciando l'aspetto della polemica sui revisori, per i quali lui, che ha un curriculum importante sia come politico, Presidente, Assessore, sa benissimo che il Regolamento prevede la nomina di questo Collegio dei revisori, ma assolutamente per prassi non ha mai dato delle definizioni comportamentali dello stesso.

Mi pareva poi che la polemica principale fosse legata al fatto di una lamentela, se vogliamo in parte anche suffragata da parte del collega Zucchi, sul ritardo della consegna di alcuni dati. Io penso che i miei uffici, il Coordinatore in primis, siano stati a totale disposizione dei colleghi; purtroppo oggettivamente c'è stato qualche ritardo sui quesiti puntuali, su alcuni residui attivi che abbiamo dovuto recuperare dai vari servizi che si occupano di tale argomento. Di questo va dato atto: che forse c'è stato un po' un ritardo nella consegna. Va anche detto che il Consiglio e i Capigruppo hanno deciso di anticipare la discussione di questo argomento in questo Consiglio rispetto al Consiglio successivo proprio per dare la possibilità di attuare uno dei provvedimenti principali che ci sono in questo assestamento di bilancio, che sono i 17 milioni della diminuzione dell'IRAP, che deve essere attuato in tempi utili visto che siamo alle porte della scadenza.

Al di là dell'aspetto di questi dati, il compito del revisore dei conti non è quello di dibattere sul conto consuntivo sulla tipologia di un residuo attivo, certamente è un argomento importante, ma non è certamente l'argomento che stava alla base delle premesse, così di alto livello dal punto di vista politico del collega Louvin. Andiamo sul dettaglio del suo intervento. Ritardo dei pagamenti: facendo un ragionamento sui dati relativi ai pagamenti e agli impegni, il Consigliere Louvin qui ha cercato proprio di barare, perché se c'è una cosa in cui questo Governo si è attivato in modo totale è proprio nella celerità dei pagamenti. Pensate che paghiamo in 5 giorni, non c'è un'altra amministrazione a livello nazionale... ed è stato riconosciuto anche da un'indagine dove vi è la lamentela delle imprese che devono aspettare 5-6 mesi... 5 giorni! È chiaro che se il Consigliere Louvin sottolinea che parliamo di anticrisi, che non siamo celeri nei pagamenti e abbina il fatto dell'impegno di una somma per un lavoro che ha degli stati di avanzamento che non possono essere pagati finché gli stati di avanzamento non sono stati realizzati, cerca di confondere le carte. Voglio quindi tranquillizzare che, dal punto di vista dei pagamenti, il mondo imprenditoriale, il mondo economico ha delle risposte estremamente celeri in questo momento dall'Amministrazione, perché con la nuova procedura della firma digitale, dal momento in cui la richiesta del creditore viene certificata dal Dirigente responsabile in 5 giorni l'Amministrazione paga.

Residui passivi: qui è lo stesso discorso, i residui passivi derivano da impegni, diceva: "sono prevalentemente sugli interventi economici, interventi nel settore dell'edilizia, nel settore ambientale...", è chiaro che i residui passivi derivano dal fatto che impegniamo delle somme, noi abbiamo il debito nei confronti delle imprese, ma possiamo assolvere a questo debito nel momento in cui l'impresa assolve il lavoro, nel momento in cui chi ha vinto un appalto, può portare la fattura e poi richiedere il pagamento. Assolutamente quindi non è da imputare a carenze dal punto di vista del personale, della burocrazia, della disattenzione della direzione politica su questo tipo di settore.

Per quanto riguarda il commento quasi negativo sul fatto del provvedimento della moratoria delle rate di mutuo da parte di Confindustria, noi non abbiamo obbligato nessuno a rinunciare al pagamento delle rate, è stata una scelta dei singoli imprenditori che potevano utilizzare o meno questo tipo di possibilità. A noi pare, dai riscontri e dagli incontri che abbiamo avuto, che sia stata espressa una totale soddisfazione su questo tipo di intervento, prova ne è che sui circa 1.000 finanziamenti alle imprese 650 hanno chiesto tale tipo di provvedimento, quindi mi sembra stonata l'affermazione che sembrerebbe che questo tipo di provvedimento, anziché aiutare l'economia, va contro di essa. Legato a questo c'è il discorso della crisi. Qui, va be', non c'è una grande crisi, però non va bene lo stesso. Vi fosse la crisi, che evidenziamo maggiormente, tangibilmente... con i provvedimenti da noi effettuati abbiamo cercato di supportare con l'accordo di tutti questo momento difficile: "eh, ma non è questo il problema, il problema sarà fra 16 mesi". A noi risulta che la crisi sia iniziata prevalentemente a fine 2007, nell'anno 2008, l'esplosione è stata a fine 2008.

Al di là di questo aspetto, posso tranquillizzare il collega Louvin che, dai dati che abbiamo noi... la fase più critica dal punto di vista proprio del risvolto da parte dell'economia... gli indicatori più importanti sono le imposte, le tasse, l'IVA, l'IRPEF che versano le imprese e, dai dati che abbiamo noi, i primi 4 mesi del 2009 sono in linea totale con i mesi degli anni precedenti e questi sono i dati sui quali andremo a costruire il bilancio di previsione del 2010. Perché noi il bilancio di previsione 2010 lo costruiremo su questi dati e qui, per certi versi, do anche una parziale risposta all'osservazione che mi pare avesse fatto anche il collega Lattanzi sulla preoccupazione delle entrate. Mi sembra che tutta questa parte dell'intervento del collega Louvin ieri sia stata priva di dati e di supporti precisi.

Andiamo sulle richieste di chiarimento nel dettaglio, tocchiamo l'argomento che è stato l'argomento principe del dibattito di ieri... richieste di sospensione strumentali...: i famosi residui attivi che sono stati così enfatizzati, in modo, secondo la nostra analisi, totalmente non corretto. I residui attivi infatti sono, è vero, 1.200 milioni, prima pagina della relazione; detto così, la cosa certamente è impattante, questa Amministrazione cosa fa, non recupera i crediti? Andiamo ad esaminare cosa sono questi residui attivi, mi dispiace dover approfondire tale argomento nel dettaglio, ma penso sia un argomento importante. Questi includono la gestione del 2008, che comprende peraltro circa 250 milioni di partite di giro; 250 milioni di partite di giro sono semplici operazioni contabili che prevedono partite di giro fra la Regione e lo Stato, quindi non c'è alcun tipo di credito da esigere. Arriviamo allora a 950 milioni dal miliardo e 200 milioni; di questi 950 milioni, nei quali sono compresi anche i 2.800 che in questo momento si vanno ad esaurire, ci sono residui degli anni precedenti di 737 milioni, tabella 10, che sono residui degli anni vecchi. Penso che l'ex Presidente della Giunta Louvin i meccanismi li conosca bene, di questi circa 640 sono del titolo I in quanto le compartecipazioni ai tributi erariali vengono erogate dallo Stato ogni anno per circa i 3/4 della spettanza annuale, la parte restante viene erogata con la quantificazione a saldo dopo 3 anni. Questo allora è un residuo fisiologico, perché dobbiamo iscrivere tali residui anno per anno, incameriamo quelli dei tre anni precedenti, quindi questi sono residui costanti. Andiamo avanti. Nel consuntivo 2008 i residui vecchi sono costituiti dalla parte non erogata nel 2006, il cui saldo è in corso di erogazione in questi giorni, e dalla parte che non è stata erogata nel 2007 che andrebbe nel 2010. Vi sono poi detratti dai 737.640... che ho spiegato che tipo di residui sono e che assolutamente non sono carenze di dirigenti che non chiedono all'imprenditore o al creditore... ci sono 85 milioni di fondi statali e fondi comunitari.

Per quanto riguarda la verifica che giustamente i revisori hanno sottolineato e sulla quale cercheremo nei limiti del possibile di aumentare se è necessario l'attività per il recupero, praticamente la verifica dei crediti nei confronti di soggetti privati, quindi non di rapporto fra Enti, Europa o Stato, ammonta a 10 milioni di euro. Dal miliardo e 200 milioni quindi sono 10 milioni di euro quelli per i quali a campione giustamente il revisore dei conti ha chiesto contezza e dei quali abbiamo chiesto alle strutture lo stato di avanzamento delle cose. Sono 10 milioni di euro dove tutte le strutture riscontrano periodicamente i dati inviati al bilancio, noi quest'anno in maniera ancora più precisa, perché è stato un approfondimento che abbiamo fatto in Giunta su questo tipo di problematica, abbiamo fatto una circolare precisa all'inizio dell'anno. Dove sono gli aspetti innovativi? Fra le azioni che stiamo ponendo in essere, un'azione, come indicato nella parte di relazione dell'applicazione dell'articolo 5, è quella delle nuove modalità di incasso e pagamento a suo tempo proposta dall'Assessorato del bilancio, che prevede la possibilità quando un soggetto debitore della Regione è anche creditore, di trattenere quanto dovuto dalle somme che gli vengono erogate. Abbiamo messo in piedi dei meccanismi di automatismo per il recupero di questi crediti. Voglio sottolineare che la percentuale più importante di questi residui è legata prevalentemente a difficoltà di imprenditori in questo momento di pagare gli affitti degli immobili di proprietà della Regione. Vorrei quindi riportare con questo esame il tema del residui attivi non come un tema di totale disinteresse dell'Amministrazione, "Amministrazione allegra che non segue i dirigenti"; diciamo che 1.200 milioni di euro di residui attivi 10 milioni sono quelli per i quali ci sono azioni per il recupero dei crediti. Con questo non diciamo che non siano somme importanti, ma riportiamo le cifre alla realtà.

Gestione speciale. Gli stanziamenti in gestione speciale sono somme destinate con apposita legge regionale a specifici interventi, anch'essi previsti dalla legge regionale e il rientro dei fondi deve essere disposto con legge. Mi sembrava poi che su questo argomento il collega Louvin avesse un atteggiamento un po' diverso. Il finanziamento di interventi tramite la gestione speciale costituisce un'alternativa all'intervento diretto da parte della Regione, che rende più flessibile e tempestiva l'azione della Regione, sempre nell'ambito di un quadro di riferimento definito oggi. Le società finanziarie regionali, che peraltro tutte le Regioni a statuto speciale utilizzano, sono state create proprio per essere un braccio operativo delle Regioni dal punto di vista degli interventi finanziari a sostegno dello sviluppo economico. Mi pare quindi che anche su questo dubbio sulla legittimità possiamo senz'altro dire che non ci sono problemi di legittimità nella gestione dei fondi speciale. Altra cosa le valutazioni di tipo politico, che possono essere legittime.

Sull'IRAP più che una contestazione mi pare vi fosse una condivisione, su questo tipo di intervento c'era la preoccupazione dell'informazione e noi possiamo rassicurare il Consiglio che giustamente ha posto il problema, siamo alle porte delle scadenze, possiamo rassicurare che sia l'Agenzia delle entrate, sia il rappresentante dei professionisti sono stati coinvolti, a parte già nell'esame preliminare della manovra... ma in questi giorni sono stati informati che il provvedimento è all'esame di questo Consiglio regionale e, appena sarà pubblicata la legge, abbiamo già predisposto tutta la documentazione sul sito internet, in modo che tutti i soggetti interessati siano informati che è in itinere questo provvedimento e che, appena è pubblicato, su internet lo vedranno. Sanno benissimo quindi di non intervenire nel recupero di queste somme, se del caso, intensificheremo ancora di più un'azione informativa.

Spese correnti. Non è stata ridotta adeguatamente la spesa corrente... vorrei evitare il ragionamento: "l'abbiamo ridotta, il punto percentuale...", vorrei soltanto fare una riflessione equilibrata su questo tipo di problematica, senza entrare nel merito di visioni che possono essere diverse se viste dal Centro-Destra o dal Centro-Sinistra. Su tale tema vogliamo come maggioranza stimolare il Consiglio a riflettere sul fatto che la spesa corrente non sempre deve essere vista come un aspetto negativo, un costo di strutture in qualche modo improduttivo e che non corrisponde necessariamente alla realtà dei fatti. Voglio sottolineare, lo abbiamo già fatto spesso, che bisogna osservare che voci significative della spesa corrente facciano riferimenti al settore ad esempio della sanità, al finanziamento delle scuole, che altre Regioni non hanno come spese nel loro bilancio, personale docente, poi sulla diatriba e sulla visione diversa su questi tipi di interventi... però voglio sottolineare che non sono spese correnti tutte finalizzate al pagamento degli stipendi del personale regionale. Vi è poi la spesa di sostegno alla promozione pubblicitaria della nostra Regione nel settore turistico, purtroppo l'impostazione che personalmente non condivido, perché le spese di promozione sono prettamente legate al sostegno di un'economia portante della nostra Regione, non dovrebbero entrare nelle spese correnti per disposizione più di carattere tecnico, mi pareva che prima molti Consiglieri avessero sottolineato l'importanza dell'incremento che abbiamo messo in questo settore, che è un settore trainante, che è la vocazione della nostra Regione: quella turistica. Direi quindi che anche il concetto di spese correnti va esaminato non come un elastico: va esaminato tenuto conto di quello che sempre difendiamo e sosteniamo quando abbiamo dibattiti rivolti all'esterno di un'organizzazione specifica diversa della nostra Regione rispetto ad altre Regioni. Il fondo cassa anche questo è strumentale, adesso si può buttare l'amo, che uno abbocchi, l'Assessore precedente... ma insomma, penso che un fine giurista come il collega Louvin conosca che dal 31 dicembre 2008 questa non è una conseguenza di scelte regionali, ma viene dall'attuazione dell'articolo 77 quater del decreto legge n. 112/2008, che ha stabilito il passaggio dal 1° gennaio 2009 al sistema di tesoreria unica. Al 1° gennaio quindi è stato aperto il conto di contabilità speciale presso la Banca d'Italia, la Ragioneria generale dello Stato e chiusi i conti di Roma, sui quali venivano accreditati i fondi legati al fondo Stato, all'IVA sostitutiva. È stato quindi meramente un incameramento tecnico legato ad un dispositivo di legge, mi pare che anche su questo la contestazione sia stata piuttosto pretestuosa. Mi pare che c'era la richiesta di un dettaglio di un capitolo: il 37880, questo capitolo è di nuova istituzione, quindi giustamente è stato rilevato; non si trova riscontro né nel rendiconto, né nel bilancio di previsione 2011 e praticamente l'evidenza la possiamo reperire nella seconda pagina dell'allegato F della legge di assestamento.

Mi pare di aver risposto puntualmente ai quesiti che sono stati fatti dagli interventi di ieri. Riferendomi agli interventi che sono stati fatti oggi dai colleghi, a parte l'intervento equilibrato del collega Salzone, mi pare che sia il Consigliere Lattanzi, con posizionamenti diversi, che il Consigliere Donzel abbiano cercato di fare un ragionamento dal loro punto di vista di tipo politico delle scelte che sottintendono ai dati puramente economici... le scelte politiche che sono state fatte. Tranquillizzo quindi sul fatto delle entrate, che certamente è una preoccupazione e non è che con questo dobbiamo abbassare la guardia, ma dire PIL zero, entrate zero, diciamo che la situazione... è una preoccupazione legittima ed è importante un rapporto con il Governo per, da una parte, sbloccare il meccanismo perverso del Patto di stabilità ed eventualmente anche ottenere trasferimenti di settori che in questo momento alla Regione sono tendenti allo zero, come peraltro è importantissima l'azione che bisogna fare nei confronti della Comunità europea affinché vi sia questo trasferimento di fondi, poi se sono fondi che vanno a sostegno dell'economia, meglio, ma questi fondi sono molto importanti, perché hanno una caratteristica molto importante: che i fondi europei non rientrano nel Patto di stabilità. Mentre la quota Stato, la quota Regione rientra nel Patto di stabilità, la quota europea di questi fondi non rientra nel Patto di stabilità, quindi sono doppiamente importanti per il bilancio regionale. Sul fatto della burocrazia che sottolineava prima il collega Donzel, ci sono due tipi di problematiche: una è legata alla maggiore efficienza e questa è anche legata (si può sottolineare il "Brunetta", non "Brunetta") all'azione dei dipendenti della Regione. È chiaro che c'è anche una responsabilità politica nello snellire le procedure e noi su questo non è che non abbiamo fatto nulla, posso citare - l'ho già citato prima - lo snellimento dei pagamenti, l'azione che stiamo facendo, che non è un'azione così semplice, e l'impegno che ci siamo presi di modificare lo strumento di contabilità del bilancio con il controllo analitico della spesa, altrimenti ci fermiamo sulle parole.

La modificazione dello strumento del bilancio, al di là dell'aspetto formale e della "confezione" dei documenti che daranno la possibilità non solo ai Consiglieri, ma anche ai cittadini di avere una visione più immediata delle strategie, delle scelte e del modello di sviluppo che la maggioranza e il Governo porta avanti, contiene all'interno il meccanismo del controllo analitico. A quel punto si potrà andare ad individuare con precisione i centri di spesa, la funzionalità e la non funzionalità delle previsioni e l'assegnazione delle somme alle singole strutture dirigenziali. Questo documento importante, se non è ancora arrivato, starà arrivando alle Commissioni e certamente sarà un provvedimento molto importante che dovrà avere il contributo di tutti per la sua approvazione. Direi che lo sforzo che è stato fatto al di là dei dati oggettivi del conto consuntivo... voglio sottolineare lo sforzo effettuato con questa manovra finanziaria di andare, se possibile, ulteriormente a consolidare l'intervento economico - il quale è stato per la verità condiviso da tutti, dalle organizzazioni sindacali, dagli operatori della legge n. 1, che ha portato dei risultati notevoli -, è uno sforzo che non va solo nella direzione di sostenere l'economia, ma ha un carattere dal punto di vista sociale molto importante. Ormai siamo a chiusura dei dati relativi alle famiglie in base all'impostazione che abbiamo dato di incremento dei parametri di riferimento per reddito, su suggerimento anche di colleghi dell'opposizione, ecco, in base a questo tipo di parametro, abbiamo 4.000 famiglie che utilizzeranno il bonus riscaldamento, avranno il vantaggio di non pagare la fornitura dell'acqua e dell'energia elettrica. Questo non significa - abbiamo già avuto occasione come Governo regionale di sottolinearlo nelle varie conferenze stampa - che sia incrementata la povertà in Valle d'Aosta: vuol dire che la Regione ha posto in essere dei parametri che dessero sostanza ad un intervento economico. È chiaro che se il riferimento è ai 450 euro al mese, noi i riferimenti di partenza... e sono i 450 euro al mese per due, poi con tutti i riferimenti... quindi ci sono dei nuclei familiari con una certa composizione che hanno un reddito di 34 mila euro all'anno e usufruiscono di questa agevolazione. Anche su tale aspetto, che è l'aspetto altrettanto importante di quello del sostegno all'economia, quindi mi pare che la legge n. 1 del provvedimento anticrisi e questa manovra che contiene... ma adesso non mi voglio ripetere, perché questo esame delle tabelle, dei dettagli, delle voci è stato fatto un esame estremamente approfondito in Commissione, quindi è già stato detto, confidi, l'IRAP, 45 milioni ai fondi di rotazione che sono tutti finalizzati al sostegno dell'economia. Direi quindi che è un provvedimento realistico, anche il discorso dell'avanzo di bilancio va nella direzione di non... non abbiamo iscritto mutui a pareggio, abbiamo cercato di costruire un documento molto realistico, ma attento ad un modello di sviluppo che sta in linea con il programma di maggioranza, ma attento anche a congiunture economiche difficili di questo momento. È vero che ci sono delle situazioni di difficoltà economica che non dipendono solo da noi, noi proviamo a cominciare a fare la nostra parte con un'attenzione particolare a situazioni che, pur non dipendendo da noi, vanno ad incidere concretamente sulla nostra situazione economica. Ricordando poi - e termino - gli interventi del Consigliere Rigo, per quanto attiene gli interventi delle strade, c'è un raccordo con il CELVA per la ripartizione dei fondi, gli altri articoli mi pare che erano più che altro suggerimenti più che domande... agli articoli 11, 22 e 24; per quanto attiene il 37, penso che risponderà il Presidente in modo più preciso. Con questo penso di aver risposto puntualmente a tutti i quesiti che sono stati fatti e con questo invito il Consiglio ad approvare i provvedimenti.

Président - La parole au Président de la Région, Rollandin.

Rollandin (UV) - Grazie, Presidente. Ci troviamo oggi a confrontarci su due provvedimenti: l'approvazione del rendiconto generale 2008 e l'assestamento di bilancio di previsione per il 2009, che sicuramente sono documenti importanti. Credo che abbiano dato la possibilità di fare, da parte dei colleghi, in modo sicuramente brillante ed esaustivo un'analisi non solo della situazione contingente, ma anche delle prospettive, di come ci dobbiamo posizionare nei confronti di un futuro per la Valle che deve essere esaminato anche in funzione dei cambiamenti che esistono.

Non tornerei quindi sui temi generali, faccio solo una sottolineatura. Rispetto a quello che era un programma non solo di maggioranza, ma credo che per tutte le forze politiche la crisi nelle dimensioni in cui si è verificata non era ipotizzabile, non aveva fatto oggetto di campagna elettorale e non era sotto questo profilo da addebitare ad una carenza di lungimiranza da parte delle forze; questo credo di poterlo dire senza tema di smentita. Come purtroppo dobbiamo dire che molte delle situazioni che ci troviamo a gestire non sono legate a possibilità operative autonome, di questo bisogna essere coscienti. La crisi dell'industria che arriva adesso anche per noi, giustamente qualcuno ha ricordato, anche per la Cogne, è stata diretta conseguenza della "crisi Fiat". Noi siamo molto interessati agli sviluppi di quello che succederà per la Fiat, perché siamo direttamente legati al futuro di Fiat, Chrysler, Opel e tutto quello che succederà. Logicamente entriamo appieno in questo discorso che supera le nostre intenzioni e le nostre capacità di veduta e così su tanti altri temi. Ora noi in questo periodo abbiamo cercato di reagire assieme, e questo l'ho sottolineato in tutti i contesti, tutte le forze politiche, non c'è stata la preminenza di una rispetto all'altra, qui è stato discusso il piano anticrisi, qui è stato approvato; i suggerimenti sono venuti da parte di tutti, raccolti e tradotti in una norma, che credo abbia dato degli effetti positivi, non ha risolto i problemi, ha evitato il tracollo. Come a livello internazionale si è dovuto, purtroppo, arrivare alla nazionalizzazione delle banche, per cui oggi a livello nazionale dobbiamo arrivare all'Osservatorio per il credito, prefettizio, per arrivare a dire: "dobbiamo controllare cosa sta succedendo", perché, rispetto ad un intervento massiccio fatto per sostenere le imprese e il credito, cosa succede? Si è salvata la ghirba qualcuno che era responsabile del fallimento di tante posizioni all'interno delle banche, il risultato però sul territorio non si vede, perché questo non c'è. Addirittura c'è bisogno di un intervento così drastico per arrivare a monitorare cosa sta succedendo per le famiglie e per le imprese, questo la dice lunga su qual è il limite di guardia. Pochi mesi fa il Ministro dell'economia ha dovuto dire: "per fortuna, abbiamo passato il periodo più grave, che rischiava il tracollo". Ora credo che questi fatti non abbiano bisogno di essere... tutti li conoscono, quindi non voglio tornare e apprezzo molto anche i suggerimenti che sono stati portati, di cui faremo tesoro, di raccordarci il più possibile sulla politica nazionale, internazionale ed europea, perché vogliamo ricordare anche qui su molti dei finanziamenti... ed è la ragione per cui... e devo dire qui in Valle, indipendentemente dalle forze politiche, tutti hanno sottolineato l'importanza per la Valle d'Aosta della politica europea, anche a livello di finanziamenti specifici, quindi non sottovalutando un interesse anche sotto il profilo dei programmi che abbiamo esaminato come Interreg, come FAS. Non dimentichiamo che molti dei fondi FAS che erano stati dati alle Regioni in accordo con le Regioni stesse sono stati utilizzati poi per la cassa integrazione; questo credo sia già un po' il quadro di cosa sta succedendo. Detto questo e tornando invece alle situazioni più proprie di questi due documenti, sicuramente fatte tali considerazioni generali sull'avanzo... ecco sull'avanzo di amministrazione sicuramente si crea puntualmente una sottovalutazione del peso del Patto di stabilità; abbiamo degli avanzi di amministrazione che sono stati negli anni accumulati che oggi ci portano a dire che c'è un avanzo di amministrazione di 400 milioni di euro e allora la gente dice: "ma allora i soldi ci sono!". Il problema che diventa difficile da spiegare è che questi soldi in parte dovranno essere oggetto di una possibile trattativa che ci permetta di utilizzare ai fini di investimento... e qui concordo sulle sollecitazioni e sottolineature sotto questo profilo, che vanno nella direzione di far risparmiare allo Stato dei fondi: parlo degli investimenti per quanto riguarda la Valle a livello di Testafochi, a livello delle scuole, a livello di ospedale, di protezione civile, quindi strutture che da altre parti sono finanziate con i fondi che lo Stato mette a disposizione. Ci sono una serie di investimenti che potranno essere sostenibili e so che vi è l'appoggio e la compartecipazione a questi stimoli anche da parte delle altre forze.

Sull'avanzo di amministrazione quindi non credo vi sia molto da dire, vorrei solo sottolineare che sicuramente quella impasse che c'è stata nella valutazione si è chiarita. Solo per dare conto che non c'è mai stata volontà di non far funzionare il Collegio dei sindaci; credo sia stata corretta la sottolineatura che qualcuno ha fatto, se c'è bisogno di aggiornare quello strumento, facciamolo, in modo che si evitino degli equivoci, ma da questo a dire che è illegittimo, ne passa. Che vi siano le giuste sottolineature come sono state fatte da parte del collega Zucchi su alcuni temi, che poi hanno avuto una parziale spiegazione... alcune cose si possono migliorare e va benissimo, ma questo non vuol dire che non vi sia tutta la legittimità per analizzare un atto. L'analisi chiaramente è politica e tecnica, i Consiglieri devono essere supportati nella parte tecnica.

Venendo invece al discorso del disegno di legge per quanto riguarda l'assestamento di bilancio, vorrei fare due brevissime osservazioni. Nell'ambito degli articoli che sono quelli che impegnano i fondi che sono oggetto di avanzo di amministrazione e quindi di ricollocazione, se notate, i fondi vanno, uno, per sostenere gli impegni presi a suo tempo in fase di politiche anticrisi, i 17 milioni di euro, è già stato detto e condiviso da tutti, ma sugli altri fondi, se guardate dall'articolo 5 in giù, sono tutti a sostegno della politica fatta a livello comunale. Questi fondi vanno tutti a favore dei Comuni, ma non solo quello di Etroubles che è stato sottolineato a campione, ma di tutti i Comuni. Vorrei che si sottolineasse all'articolo 5 che l'assegnazione va per 2,5 milioni al capitolo, 2,480 milioni al capitolo, tutti fondi legati ad interessi comunali, tutti vanno per i Comuni, per sostenere il sistema idrico, per sostenere l'intervento a livello di strade, a causa dell'inverno particolarmente gravoso, tutti a favore dei Comuni! Questo va ad incidere sul funzionamento del supporto, che è una parte importante e vitale per la Regione, perché se i Comuni non possono giustamente svolgere le attività, ne risente tutta la Comunità. Vanno anche ad incidere sulle misure anticrisi che i Comuni hanno anticipato per l'intervento sul non pagamento del costo dell'acqua e degli altri tributi, è tutto lì, gli interventi sono su questi due fronti. Non saprei quindi cosa fare di meglio in questo momento per sostenere una situazione sicuramente difficile.

Devo una risposta puntuale al collega Rigo, che ha sollecitato questo aspetto. Non è comparso in tale documento il quantum previsto e a cui fa riferimento nell'interrogazione svolta... per gli ausiliari per il Comune di Aosta, perché questo tema fa parte di un pacchetto legato al trasferimento per tutti i Comuni... dello stesso tema del problema degli ausiliari, che comporta un accordo anche sindacale che stiamo definendo e che farà oggetto di una trattativa definitiva con tutti i Comuni per le relative competenze, compresa anche Aosta...

(interruzione del Consigliere Rigo, fuori microfono)

... entro quest'anno per tenere fede a quello che abbiamo detto che ci possa essere un intervento che è legato in misura al costo riconosciuto a quello che il Comune sostiene e che invece doveva essere sostenuto dalla Regione, questo è quello che ho detto e che ribadisco, questo è quanto. Sul resto non entro nel dettaglio, ma volevo che fosse chiara qual è l'impostazione di tale assestamento di bilancio. Detto questo, quando ci sarà la possibilità di utilizzare al meglio i fondi disponibili, sicuramente ci sarà la possibilità di fare una discussione sulla crescita, sugli investimenti, sul finanziamento di tali infrastrutture. Grazie.