Objet du Conseil n. 156 du 30 juin 1964 - Verbale
OGGETTO N. 156/64 - COSTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE REGIONALE PER L'ACCERTAMENTO DELLE CONDIZIONI DEI LAVORATORI NEGLI STABILIMENTI DELLA NAZIONALE COGNE - S.p.A.. (Approvazione di ordine del giorno)
Il Presidente, MARCOZ, invita il Consiglio a continuare la discussione sulla mozione dei Consiglieri regionali Signori Strazza Renato, Andrione Mario e Colombo Mario concernente l'oggetto: "Proposta di costituzione di una Commissione regionale di inchiesta per l'accertamento delle condizioni dei lavoratori negli stabilimenti della Nazionale Cogne - S.p.A.".
Il Presidente, MARCOZ, comunica che il tentativo di concordare un testo unitario sulla mozione in esame non ha dato esito positivo.
Osserva, comunque, che si è raggiunto l'accordo di modificare la denominazione della Commissione di cui si tratta, la quale non sarebbe più una Commissione regionale d'inchiesta, ma una Commissione regionale per l'accertamento delle condizioni dei lavoratori negli stabilimenti della Società Nazionale Cogne, per togliere quel carattere inquisitorio che sembrerebbe legato alla parola inchiesta.
Dà, quindi, lettura del seguente nuovo testo modificato della mozione presentata dal gruppo consiliare della maggioranza consiliare:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
- rendendosi interprete del perdurante disagio morale e materiale in cui versano le maestranze della Nazionale Cogne S.p.A. impresa di totale proprietà dello Stato;
- convinto che le imprese dello Stato debbano caratterizzarsi nei rapporti con i lavoratori per una maggiore comprensione dei loro interessi e per una più intima partecipazione degli stessi alla vita della impresa che a loro anche appartiene;
- consapevole della propria responsabilità nei riguardi di tutti i suoi rappresentati ed in particolare verso i lavoratori;
- affermando la propria competenza ad intervenire ai sensi dell'art. 4, 3 (lettera a) dello Statuto Speciale;
DECIDE
di costituire una Commissione regionale di accertamento composta da 7 Consiglieri regionali per stabilire le condizioni dei lavoratori negli stabilimenti della Nazionale Cogne S.p.A. di totale proprietà dello Stato nonché, in prosieguo, quelle dei lavoratori delle altre industrie operanti in Valle. Ciò per poter formulare in base ai risultati di detti accertamenti concrete proposte da trasmettere al Governo, per superare il lamentato stato di disagio e per portare le condizioni morali e materiali di vita dei lavoratori della Nazionale Cogne S.p.A. e delle altre industrie ad un giusto livello ed a quella dignità che i lavoratori hanno diritto di attendersi.
DEMANDA
al Presidente del Consiglio della Valle la scelta del Presidente e dei componenti della Commissione da effettuarsi in modo che siano adeguatamente rappresentate tutte le correnti politiche espresse nel Consiglio".
Il Presidente, MARCOZ, procede in seguito alla lettura del seguente testo dell'ordine del giorno unitario presentato dai gruppi consiliari della minoranza:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
rendendosi interprete del perdurante disagio morale e materiale in cui versano tutti i lavoratori subordinati dei vari settori di attività (industria, agricoltura, commercio, attività cooperative, enti pubblici, ecc. ecc.) operanti in tutta la Valle d'Aosta;
convinto che la Regione, con l'ausilio dei mezzi e degli strumenti d'intervento che il proprio Statuto le consente, e grazie alla particolare posizione geografica che la inserisce fra le più prospere economie occidentali, può affrontare con successo i problemi che interessano tutto il mondo del lavoro sotto il duplice aspetto dei rapporti umani e delle condizioni economiche; constatato lo sfruttamento dei problemi del lavoro che per ragioni di partito e sulla base di elementi imprecisi viene spesso effettuato;
consapevole delle proprie responsabilità di fronte a tutti gli abitanti della Valle d'Aosta;
visto lo Statuto Costituzionale della Regione e l'articolo 94 del regolamento interno del Consiglio Regionale
Decide
di nominare una commissione speciale composta da Consiglieri ed Esperti per accertare le condizioni di tutti i lavoratori subordinati valdostani e formulare concrete proposte di indirizzo politico-economico e di intervento dei pubblici poteri, atte a superare le crisi di fondo e quelle congiunturali che travagliano l'intera Valle d'Aosta.
Auspica
che tali decisivi interventi possano portare le condizioni di vita di tutti i lavoratori valdostani a livello consentito dalle nostre risorse naturali e dalla tenace volontà della nostra gente, e diano al nostro Paese certezza e strumenti di progresso degni di una Regione Autonoma, situata nel felice punto di incontro delle più avanzate civiltà d'Europa".
Il Consigliere STRAZZA, Vice Presidente del Consiglio, fa la seguente dichiarazione:
"Ci sia concesso di dichiarare, a nome del gruppo consiliare del Partito Comunista, che respingiamo l'ordine del giorno della minoranza, perché, a nostro avviso, si cerca di eludere il prolema, si cerca di trovare una via diversa per non affrontare il problema di fondo.
Noi siamo d'accordo di nominare una Commissione che affronti in modo chiaro e palese la situazione reale dei lavoratori della Valle d'Aosta; ma quando si cerca di fare un minestrone, non siamo più d'accordo, come ebbi già occasione di dire in altri miei interventi allorquando si trattava di votare alcune leggi di carattere sociale in difesa dei lavoratori.
Questi problemi o si affrontano di petto, con la faccia aperta, o altrimenti non se ne fa nulla.
A mio avviso, ritengo che la mozione da noi presentata sia rivolta non solo ad effettuare l'accertamento delle condizioni dei lavoratori della Società Nazionale Conge, ma anche ad accertare le condizioni dei lavoratori di tutte le altre aziende industriali della Valle d'Aosta.
Auguro, pertanto, che tutto il Consiglio Regionale, - a prescindere dalla posizione che ognuno di noi rappresenta in questo Consesso -, sappia portare avanti una battaglia democratica per far sì che i lavoratori del'industria, nell'interno degli stabilimenti, abbiano ad essere cittadini italiani della Valle d'Aosta. Il che a loro, oggi, non viene concesso.
Questo noi vogliamo portare nelle aziende industriali valdostane, - e non cerchiamo di mettere tutto insieme, aziende pubbliche, agricoltura e così via - in quelle aziende cioè dove il lavoratore sopporta umiliazioni, bassi salari e orari di lavoro impossibili.
E mi sia qui concesso di rilevare che le condizioni dei dipendenti dell'Amministrazione Regionale, i quali hanno una settimana lavorativa di 40 ore al massimo, se pur degne di considerazione, non sono paragonabili a quelle dei lavoratori di alcune aziende industriali, i quali ancor oggi, nel 1964, fanno 60 ore di lavoro alla settimana.
Per questi motivi mi dichiaro favorevole all'approvazione della mozione presentata dalla maggioranza consiliare ed invito tutto il Consiglio a votare a favore della mozione stessa, affinché la Commissione d'inchiesta, - che non ha il significato di una condanna per la Società Nazionale Cogne, ma vuole essere semplicemente uno strumento di controllo su quanto avviene in detta Azienda -, possa far sì che le cose vadano meglio in quello stabilimento.
Siamo tutti unitariamente concordi di far sì che questa Commissione non solo entri negli stabilimenti della Società Nazionale Cogne, ma entri anche negli stabilimenti dell'Ilssa Viola - S.p.A., una Azienda a tutti noi conosciuta, della Società Costruzioni A. Brambilla e della Guinzio e Rossi - S.p.A., di V errès, ed in tutti gli altri stabilimenti industriali della Valle di Aosta.
Per questo, a nome del gruppo consiliare del Partito Comunista, dichiaro che voteremo contro l'ordine del giorno presentato dai gruppi consiliari della minoranza."
Il Consigliere TORRIONE dichiara quanto segue:
"Sono perfettamente d'accordo, per una volta, sulle parole pronunciate dal Consigliere Strazza a proposito delle condizioni in cui si trovano i lavoratori della Valle d'Aosta e giustifico il suo sdegno per il fatto che in Valle d'Aosta non sia stato ancora raggiunto un livello di vita tale da assicurare ai lavoratori quel grado di sicurezza, di dignità e di prosperità economica già raggiunto in altri Stati della nostra Comunità Occidentale.
Sono lieto di apprendere come egli, dall'iniziale proposta di nominare una Commissione per l'accertamento delle condizioni dei lavoratori della sola Società Nazionale Cogne, si sia deciso ad estendere detto accertamento anche alle altre industrie della Valle d'Aosta.
Si è parlato degli stabilimenti di Verrès e della Ilssa Viola di Pont St. Martin. Non riesco ancora a capire perché non si voglia fare un ulteriore piccolo sforzo per estendere questa indagine anche alle altre industrie; ad esempio, al settore dei lavoratori edili, dei cavatori di marmo ecc., i quali versano in condizioni di disagio materiale e morale anche peggiori di quelle in cui versano i lavoratori della Società Nazionale Cogne.
Non vedo perché i lavoratori delle imprese edili che costruiscono le nostre strade, che tutti noi incontriamo sovente nel corso dei nostri viaggi in automobile, non debbano destarci quel senso di solidarietà umana che ci destano invece i lavoratori delle grandi industrie di fondo Valle, i quali, tra l'altro, sono tutelati da efficientissimi Sindacati, mentre altri lavoratori sono meno tutelati dai loro Sindacati ed altri ancora non godono affatto di tutela sindacale.
Quindi io invito il gruppo consiliare del Partito Comunista, che già ha fatto un primo passo per accedere alla nostra tesi, di fare un ulteriore passo e di estendere questa indagine, - la si chiami inchiesta o meno, a noi questo non interessa -, non solo ai lavoratori delle industrie di fondo Valle, ma a tutti i lavoratori subordinati della Valle d'Aosta".
Il Consigliere CASETTA dichiara quanto segue:
"Signori Consiglieri,
penso che sia noto a tutti ormai, - e i dati forniti dal Consigliere Strazza lo avvalorano -, come la tendenza alla diminuzione del numero degli addetti nella industria, che si registra nella nostra Regione, sia in gran parte da addebitarsi alla Direzione della Società Nazionale Cogne.
Il perdurare di una tale tendenza porterà ad una ulteriore e profonda modificazione del tessuto economico-sociale della nostra Regione.
Infatti, dal 1951 ad oggi, il maggior contributo economico-sociale della nostra Regione derivava dall'attività industriale e gravava sugli impiegati tecnici, sugli impiegati amministrativi e sugli operai metallurgici, ed in particolare su quelli addetti alle varie lavorazioni presso la Società Nazionale Cogne.
Oggi ci troviamo, invece, di fronte ad una tendenza inversa con un aumento notevole delle attività del settore terziario, a detrimento della occupazione dei settori industriali economicamente più decisivi.
E questo, ancora una volta, per colpa dell'attuale Direzione della Società Nazionale Cogne.
Infatti, mentre nell'ultimo decennio si è verificata una rapida espansione produttiva dell'industria siderurgica italiana, - espansione che è stata attuata sia mediante il rinnovo dei vecchi impianti, sia mediante la costruzione di nuovi impianti -, questa espansione non si è verificata o è avvenuta con notevole ritardo nella predetta Azienda di Stato.
Si consideri che la produzione nazionale di acciaio è passata da 5.700.000 tonnellate nel 1955 a 9 milioni di tonnellate in questi ultimi anni, con un aumento pari al 53%, e che la produzione di acciaio delle sole Aziende del gruppo Finsider, a cui fanno capo tutte le Aziende siderurgiche italiane a partecipazione statale, è aumentata del 77%, mentre alla Società Nazionale Cogne, in questo stesso periodo, la produzione di acciaio è aumentata solo del 22%.
Ciò sta a dimostrare come la Direzione di questa ultima Azienda non abbia partecipato allo sviluppo della produzione siderurgica nazionale, con i risultati sui quali siamo oggi qui chiamati a discutere.
Una delle cause di questo mancato sviluppo produttivo va ricercata proprio negli scarsi e tardivi investimenti per il rammodernamento dei vecchi impianti e per l'installazione di nuovi impianti negli stabilimenti della Società Nazionale Cogne.
Infatti, mentre l'industria privata e quella di Stato hanno iniziato il rinnovamento e la trasformazione dei loro impianti nel periodo che intercorre fra il 1948 ed il 1950, alla Società Nazionale Cogne, al contrario, si sono iniziati questi rammodernamenti ed installazioni di nuovi impianti con dieci anni di ritardo e, precisamente, negli anni 1958-1959.
Direi che l'esempio tipico è la messa in funzione di un nuovo impianto di laminazione avvenuto proprio in quegli anni.
La conseguenza di questo ritardo ha fatto sì che in quel decennio, ed ancor oggi, i bilanci della Società Nazionale Cogne si chiudano in passivo.
Oggi, dal momento che questa nuova politica aziendale è stata iniziata e si sta attuando con un ritardo di dieci anni, è proprio il caso di dire che si chiudono le porte della stalla quando i buoi sono fuggiti.
Con la situazione di crisi che investe in questo momento il nostro Paese, noi siamo ancor oggi ai primordi di un'azione di reinvestimenti industriali che avrebbe permesso a questa Azienda di Stato, operante nella nostra Regione, di assolvere alla sua funzione.
Si consideri che nella relazione del bilancio del 1961 l'allora Presidente della Società Nazionale Cogne dichiarava che alla fine del 1963, ultimate le trasformazioni aziendali in corso, si poteva ben sperare in un periodo di prosperità aziendale, sempre che nel frattempo non fossero mutate le tendenze economiche in atto.
Le tendenze economiche allora in atto sono però mutate, purtroppo, nel nostro Paese, e ci trovano ancora una volta impreparati, proprio per l'incapacità (-è questa l'esatta definizione di tale condotta-) della Direzione della citata Azienda, che ha provveduto al rinnovamento degli impianti con un imperdonabile ritardo non solo nei confronti delle Aziende private, ma rispetto a tutte le altre Aziende che operano nell'ambito della Finsider.
Ci si può chiedere perché la Società Nazionale Cogne, anche essa industria di Stato, non abbia se guito la politica notevolmente dinamica delle altre industrie siderurgiche del nostro Paese che appartengono al patrimonio dello Stato.
La risposta la troviamo nella politica aziendale; - ed è per questo, Consigliere Torrione, che noi chiediamo di poter indagare sull'operato di detta Azienda di Stato, e successivamente sull'operato delle altre industrie private operanti nella Regione -, perché la Società Nazionale Cogne ha attuato una politica contraria agli interessi della stessa azienda, delle sue maestranze e dell'economia regionale. E questa politica è stata portata avanti da quegli uomini appartenenti al Partito della Democrazia Cristiana che rispondono ai nomi di Anselmetti, di Bondaz, di Zanatta e di Cuttica.
E' a tutti noto, ma penso che sia bene ribadirlo, come i prodotti di una determinata industria possono essere venduti in un'area piuttosto ristretta, - ad esempio, nella Regione in cui è situata l'azienda stessa -, oppure in aree molto più vaste, quali potrebero essere sia il territorio dello Stato o addirittura il territorio di diversi Stati europei.
Nel primo caso si tratterà di un'industria la cui attività ha un'importanza solo locale, mentre nel secondo caso l'importanza dell'industria sarà nazionale o internazionale.
Nel nostro caso particolare, in Valle d'Aosta, - pur tenendo conto del fatto che altre industrie, quali l'Ilssa Viola, la Guinzio Rossi e la Società Costruzioni A. Brambilla, hanno un mercato che si estende al di fuori del territorio della nostra Regione -, è tuttavia evidente che, fra tutte le industrie esistenti in Valle d'Aosta, quella più importante, che dirige e controlla il mercato più ampio, i cui rapporti, direi, con l'ambiente esterno della Regione sono i più complessi e i più estesi, è proprio la Società Nazionale Cogne.
D'altra parte, le industrie che determinano lo sviluppo economico di una zona, nelle sue caratteristiche e nel suo livello, non sono quelle che agiscono esclusivamente, o quasi, nell'ambito della zona stessa, ma piuttosto quelle che si rivolgono ad un mercato più vasto.
Ne sono un esempio, nel nostro Paese, la FIAT, la RIV e la OLIVETTI.
Queste industrie possono essere definite appunto come industrie motrici e lo dovrebbero essere a maggior ragione, perché sono sostenute dal nostro denaro, dal denaro dei cittadini italiani e debbono quindi sentirsi impegnate per lo sviluppo economico della zona in cui agiscono.
E' chiaro, pertanto, che il livello e le caratteristiche dello sviluppo economico di una zona dipendono essenzialmente dalle politiche aziendali delle industrie motrici, - e questo vale anche, per la Valle d'Aosta, nei confronti della Società Nazionale Cogne -, nel campo degli orientamenti commerciali, degli investimenti, dei rapporti con le Aziende fornitrici o con le Aziende clienti esistenti nella zona e, - quello che più conta -, nel campo dello sviluppo dell'occupazione e del livello dei salari.
Ed è appunto di questo che stiamo discutendo, perché il Consigliere Strazza, nella sua relazione, ha parlato non solo dell'occupazione, della produzione, degli investimenti, ma anche di ambienti di lavoro malsani, delle abitazioni, dei rapporti umani e delle paghe degli operai della Società Nazionale Cogne.
Di questo stiamo discutendo perché, con gli orientamenti e con la politica aziendale fin qui seguita dalla attuale Direzione della Società Nazionale Cogne, i conti con l'occupazione li ha fatti la nostra economia regionale e i conti con i bassi salari, con quei salari che sono vergognosi, li hanno fatti i dipendenti, quei dipendenti che all'interno dello stabilimento perdono la loro salute e che questa maggioranza consiliare intende tutelare.
Questi meriti dei dipendenti non sono riconosciuti dagli attuali Dirigenti della Società Nazionale Cogne, la quale, - proprio perché è una Azienda di Stato, - dovrebbe essere invece all'avanguardia nella tutela dei diritti, della salute, delle condizioni di vita, anche fuori dalla fabbrica, e delle condizioni salariali dei suoi dipendenti.
Se concordiamo tutti che la Società Nazionale Cogne, - proprio perché occupa ancora, nonostante la tendenza alla diminuzione della mano d'opera, il 25% dei non addetti all'attività agricola della Valle d'Aosta, - è l'industria di gran lunga più importante della Regione e che ha il mercato più esteso; se indichiamo nella predetta Società l'industria motrice della nostra Regione; se riconosciamo come oggi unitariamente i Sindacati fanno, pur nelle loro differenziazioni, che il mancato sviluppo dell'occupazione è dovuto al ritardo nel rinnovamento dei vecchi impianti e nella installazione di nuovi più moderni impianti e alle insostenibili condizioni degli operai nella fabbrica, occorre allora concordare per richiedere alla Società Nazionale Cogne quel controllo che è di spettanza del Consiglio Regionale in base a precise disposizioni di legge.
Lo Statuto speciale della Valle d'Aosta ci dà, infatti, la facoltà di intervenire nei confronti della Società Nazionale Cogne per quanto riguarda l'industria, in base all'articolo 3 comma a), e per quanto riguarda la disciplina della utilizzazione delle miniere, in base al comma e) dello stesso articolo; ci dà inoltre la facoltà, per quanto riguarda l'igiene e la sanità, in base sempre all'articolo 3, comma 1), - e qui abbiamo parlato appunto di silicosi, di impossibili condizioni di vita, del fumo all'interno della fabbrica -.
Ai sensi poi dell'articolo 94 del Regolamento interno del Consiglio, richiamato questa mattina dal Consigliere Torrione, abiamo la facoltà di nominare Commissioni speciali e particolari, onde poter intervenire anche nei confronti della Società Nazionale Cogne proprio perché in detta Azienda noi vogliamo che entri quel controllo che spetta di diritto al Consiglio Regionale, controllo che era stato accettato quando l'Amministrazione Regionale aveva un altro colore politico, per poi essere respinto da quando la Regione è retta da una maggioranza consiliare dello stesso colore politico dell'attuale.
Questo controllo si rende necessario per evitare che questo grande complesso industriale della Regione continui ad essere amministrato con criteri aziendali contrari all'economia regionale e all'interesse dei lavoratori dipendenti.
Per questo noi invitiamo tutti i Consiglieri a votare unitariamente la mozione presentata dalla maggioranza e a nominare questa Commissione unitaria regionale di controllo per poter dare ai lavoratori della Società Nazionale Cogne, e non solo a quelli, - e su questo concordiamo con la minoranza -, ma anche a tutti gli altri lavoratori dell'industria della Regione, la garanzia che l'Amministrazione Regionale si preoccupa seriamente dei loro problemi, delle loro condizioni di vita e di lavoro, e per fare comprendere, in ultima analisi, ai dirigenti della Società Nazionale Cogne che questo Stabilimento non deve essere un penitenziario al quale gli Anselmetti e i Zanatta, servendosi delle spie e delle guardie tipo Riggio, possono condannare uomini che vivono del loro lavoro con 60 mila lire al mese".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, propone il seguente emendamento aggiuntivo alla mozione presentata dalla maggioranza, emendamento da inserire come ultimo capoverso nella parte riguardante le decisioni:
"Successivamente, tale Commissione dovrà esaminare le condizioni di lavoro degli altri settori produttivi".
Il Consigliere PEDRINI dichiara di essere favorevole, in linea di massima, all'emendamento suggerito dal Presidente della Giunta, Caveri.
Osserva, però, di non concordare sull'avverbio successivamente, perché non ritiene che ci sia un valido motivo per concedere ai dipendenti della Società Nazionale Cogne una priorità sui dipendenti delle altre industrie valdostane, o sugli artigiani, o sui lavoratori della terra.
Fa presente poi che, sotto l'aspetto pratico, non vi dovrebbero essere delle difficoltà a che detta Commissione studi contemporaneamente il problema in tutti i suoi aspetti, perché si tratterebbe solo di articolare opportunamente la Commissione stessa, magari suddividendola per settori di studio.
Ritiene che questo parere del gruppo consiliare del Partito Liberale possa essere condiviso da tutta la minoranza.
Il Consigliere TORRIONE dichiara di essere d'accordo, in linea di massima, su quanto esposto dal Consigliere Casetta, anche se il Consigliere Casetta, nel suo intervento, ha detto cose non esatte, ha travisato alcune questioni e non ne ha approfondito delle altre, e di essere soprattutto d'accordo circa il dovere e la necessità che il Consiglio Regionale si interessi non solo per accertare le condizioni dei lavoratori valdostani, ma anche per ricercare i mezzi atti ad elevare il tenore di vita morale e materiale dei lavoratori stessi.
Concorda con il Consigliere Pedrini nel ritenere indispensabile che l'indagine di cui si tratta sia estesa contemporaneamente a tutti gli altri lavoratori subordinati della Regione, perché non è giusto suddividerli in lavoratori di prima classe e in lavoratori di seconda classe, dal momento che i lavoratori sono tutti uguali e meritano tutti la massima considerazione da parte del Consiglio Regionale.
Il Consigliere STRAZZA ritiene che tutti i Consiglieri siano concordi sulla nomina di una Commissione per l'accertamento delle condizioni dei lavoratori negli Stabilimenti della Società Nazionale Cogne; pensa, quindi, che possa essere votata la mozione proposta dai gruppi consiliari della maggioranza, con l'emendamento aggiuntivo proposto dal Presidente della Giunta, Caveri.
Ribadisce la necessità della nomina di tale Commissione, affinché le condizioni dei lavoratori nei vari Stabilimenti della Valle d'Aosta abbiano a migliorare.
Segue una breve discussione di carattere polemico tra i Consiglieri Strazza e Pedrini.
Il Consigliere PEDRINI dichiara che il gruppo consiliare del Partito Comunista ha impostato la discussione sulla mozione in oggetto in un modo del tutto demagogico.
Riferisce che in data 1° marzo 1964 si è riunito ad Aosta un Comitato del locale Partito Comunista che, dopo aver esaminato i risultati delle recenti elezioni per il Consiglio Regionale, che avevano registrato una diminuzione del quoziente dei voti comunisti nella Città di Aosta, elaborò un documento riservato nella cui risoluzione finale si puntualizzava la necessità di studiare nuovi metodi per riprendere, alle prossime elezioni comunali, i voti elettorali in precedenza persi.
Evidentemente, - egli aggiunge -, nel citato-documento si diceva anche che la maggiore azione per il ricupero di detti voti doveva essere esercitata nell'ambito degli Stabilimenti della Società Nazionale Cogne.
Osserva, però, che dall'esito dell'ultimo sciopero indetto dalla C.G.I.L. nello Stabilimento della Società Nazionale Cogne, - anche se i risultati di detto sciopero sono stati interpretati in un modo del tutto favorevole dal Partito Comunista -, non sembra che tale azione abbia finora avuto effetti positivi.
Esprime il parere che siano i risultati della loro recente azione politica a spingere i Comunisti ad interessarsi continuamente, in sede di Consiglio, dei problemi della Società Nazionale Cogne.
Afferma, invece, che i Liberali vogliono che i lavoratori di tutti i settori produttivi della Valle d'Aosta siano considerati sullo stesso piano, siano essi lavoratori dell'industria, della terra, dell'artigianato o del commercio.
Il Consigliere LUSTRISSY fa la seguente dichiarazione:
"Ad un certo momento, tanto per precisare i fatti e gli avvenimenti, - dal momento che il Consigliere Pedrini ha parlato di una conferenza organizzativa del Partito Comunista della Valle d'Aosta e non ha portato ulteriori elementi di giudizio, - è bene che il Consiglio Regionale sia edotto su quanto è stato detto e scritto in quella sede.
Nella relazione letta in quella conferenza si dice testualmente, a proposito della Società Nazionale Cogne:
"Il più grave errore della nostra politica in quest'anno è stato, come abbiamo già affermato in diverse circostanze, di non aver lavorato con sufficiente impegno affinché alla "Cogne" fosse presente l'Organizzazione del Partito.
E' venuto così a mancare il centro motore di tutta la nostra azione.
Nelle trascorse settimane la nostra Federazione si è posto, con forza, l'obiettivo di superare questa grave carenza, riprendendo tutta un'azione per ricostruire l'Organizzazione del Partito all'interno della "Cogne".
Ancora nelle ultime settimane, la C.G.I.L. ha organizzato, da sola, uno sciopero alla "Cogne", sciopero che è fallito appieno perché puzzava lontano di sciopero politico, tanto che i pochi scioperanti sono stati comandati dal Partito Comunista e, sul migliaio di iscritti alla C.G.I.L., poche decine hanno sentito il dovere di seguire gli ordini del Partito".
Da tutto ciò risulta lampante che il Partito Comunista sta facendo della demagogica politica deteriore, contraria ai veri interessi dei lavoratori, con il solo scopo di tentare di ricuperare le perdite elettorali nella Città di Aosta.
Ma i lavoratori credono sempre meno alla demagogia del Partito Comunista, che ha portato all'isolamento della C.G.I.L. nell'ultimo sciopero.
Il Partito Comunista, però, è coerente con la sua logica e con la sua linea politica, anche quando gli scioperi falliscono.
Guai se non fosse così!
Ma l'Union Valdôtaine, che firma certe mozioni, come può conciliare questa sua posizione con quella dei lavoratori del S.A.V.T., i quali hanno detto di no ad uno sciopero politico della C.G.I.L.?
Su queste cose vorremmo avere una risposta.
D'altra parte, è chiaro che nella strutturazione della società democratica vi è uno spazio notevole per i Sindacati, che sono, o per lo meno dovrebbero essere, i genuini difensori delle esigenze della classe lavoratrice.
E' logico, dunque, pensare ad una funzione primaria di tali Organizzazioni nel proporre e denunciare all'Autorità competente le inadempienze contrattuali ed il possibile deterioramento dei rapporti umani all'interno delle Aziende.
Ora, mancando una richiesta precisa in tal senso da parte dei Sindacati, il Consiglio Regionale non può e non deve sovvertire l'ordine pacifico della società, esautorando le organizzazioni sindacali o ignorandone le funzioni primarie in ordine alle rivendicazioni salariali o a presunte lesioni dei buoni diritti dei lavoratori.
Sarebbe questa una sopraffazione senza precedenti nel nostro Paese, tanto più che i singoli associati, patrocinati dalle Associazioni, hanno tutta la possibilità di fare valere i loro buoni diritti, chiedendo l'intervento diretto della Magistratura, se del caso.
D'altra parte, esiste anche in Italia un Istituto per la tutela delle condizioni di lavoro e non risulta che vi siano state denunce a carico della Società Nazionale Cogne per inadempienze del genere.
Ordinariamente, si tende a ricondurre tutto in tema di politica economica o in temi più vasti, ma la mozione in esame non parla di indirizzo economico e di produttività della Società Nazionale Cogne.
Pertanto, limitiamoci ad esaminare il contenuto della mozione stessa, contenuto a carattere demagogico e politico, perché nella medesima si cerca di fare una distinzione tra lavoratore e lavoratore e si pongono come primarie le esigenze di un Partito e non le esigenze vere e proprie dei lavoratori, per la cui difesa i lavoratori stessi dispongono di opportune Organizzazioni.
Secondariamente, desidero conoscere se il Presidente della Giunta, nella sua duplice funzione di Presidente regionale e di Prefetto, ha in qualche modo preso dei contatti con la Direzione della Società Nazionale Cogne per denunciare e dirimere eventuali atti di arbitrio nei confronti dei lavoratori o abbia preso dei contatti per vedere di impostare una nuova politica di programmazione aziendale ed inserirla nella politica di programmazione generale della Regione.
Se questi contatti vi sono stati e vi sono giustificati motivi di insistere nell'attuale posizione, lo dica e metta così il Consiglio nelle condizioni di giudicare questo intervento; perché noi avremmo in questo modo anche la possibilità dí rafforzare la sua posizione nel trattare queste questioni con la Società Nazionale Conge.
Comunque, concludo, facendo ancora una volta rilevare come certe mozioni vengano presentate proprio per carenze politiche di struttura di un Partito, il quale deve andare in cerca di nuovi consensi e nuove adesioni elettorali".
Il Consigliere GERMANO, in risposta al Consigliere Lustrissy, dichiara quanto segue:
"E' un po' strano l'intervento del Consigliere Lustrissy, perché contrasta anche con quanto afferma la stessa C.I.S.L.
Non è una scoperta nostra che alla Nazionale Cogne le cose non vanno bene; tale giudizio è condiviso anche dagli altri Sindacati.
Faccio notare, tra l'altro, che abbiamo qui fra di noi un rappresentante di Commissione Interna della Cogne, il quale è stato promosso impiegato perché è un servitore della Cogne, e non ha pronunciato una parola sull'argomento.
Questo è una vergogna!
Dicevo che è un intervento strano quello fatto dal Consigliere Lustrissy, perché contrasta con la stessa posizione del Sindacato della Democrazia Cristiana, di quel sindacato i cui dirigenti presiedono alla corrente di cui fa parte Lei, Consigliere Lustrissy.
E' strano questo intervento, ma dimostra però che il problema che si ponevano i democristiani in questa occasione non era quello di nominare una Commisione che fosse di accertamento, piuttosto che di inchiesta, ma di non permettere che sia nominata alcuna Commissione.
La loro tattica è, pertanto, quella di sollevare una difficoltà dopo l'altra, pur di riuscire ad eludere questo problema.
Questa è la verità dei fatti ed è venuta fuori molto chiara dall'intervento del Consigliere Lustrissy, il quale, richiamandosi ad un nostro documento, che è pubblico, trae delle conclusioni sue personali.
Il Consigliere Lustrissy si stupisce che il nostro Partito si interessi della classe operaia: ma il nostro Partito è il Partito della classe operaia.
Inoltre, noi siamo capaci di farci l'autocritica quando sbagliamo, con tranquillità, ed abbiamo anche il coraggio di renderla pubblica sui giornali questa autocritica.
Ad un certo momento è, però, anche necessario affrontare le questioni con una certa serietà.
Ora, se c'è un Partito che moralmente è corrotto, che nello svolgimento della sua attività ha fatto delle cose vergognose, questo è il Partito della Democrazia Cristiana.
Noi, invece, ci troviamo qui di fronte i rappresentanti della locale Democrazia Cristiana, i quali si presentano come i moralizzatori della vita pubblica, come uomini che compiono ogni azione in perfetta regola, come buoni angioletti!
Ma, insomma, non siamo nati ieri e non siamo all'oscuro di quanto avviene in questo mondo.
La Nazionale Cogne, oggetto della discussione in corso, è diretta da democristiani, e questo mai nessuno l'ha contestato, perché, in caso contrario, saremmo costretti ad andare a cercare le tessere di iscrizione alla Democrazia Cristiana di Anselmetti, Sindaco democristiano di Torino, o di Bondaz o di Cuttica o del Presidente, di quel famoso Presidente che fa le sue rivelazioni e poi trangugia tutto e diventa Amministratore Delegato della Società, cosa questa che non era mai successa neanche alla Nazionale Cogne.
Eppure con i democristiani succedono anche queste cose!
Stiamo discutendo qui di una industria: ebbene parliamo di questa industria. E' stato detto che gli operai di questa industria sono quelli che percepiscono i salari più bassi del settore siderurgico; sono quelli che lavorano in ambienti malsani, tanto che, su 100.000 abitanti della Regione, vi sono ben 7.000 silicotici, - cosa che non si registra in nessun'altra parte, e che in un determinato anno l'età media dei 67 dipendenti della Nazionale Cogne deceduti è stata di 54 anni -, il che significa che questi dipendenti hanno dato la loro vita per la Cogne senza poter godere della pensione.
Rilevo, a questo punto, che la Nazionale Cogne si trova in condizioni più favorevoli, nei confronti della Fiat e di altre Aziende siderurgiche italiane, perché è proprietaria del minerale e dell'energia elettrica occorrente al funzionamento dei suoi impianti e potrebbe, pertanto, andare avanti bene.
E se non va avanti bene, in queste condizioni, è perché è diretta da uomini della Democrazia Cristiana.
Siamo d'accordo di discutere seriamente e di fare un accertamento sulle condizioni di vita e di lavoro di tutti gli operai della Valle d'Aosta.
Vogliamo, però delle priorità.
Vogliamo che questa azienda di Stato risponda in modo diverso dal padrone privato, perché il padrone privato, - benchè su questo punto io non sia d'accordo con il Consigliere Pedrini -, è il proprietario dell'Azienda, mentre invece i Dirigenti della Nazionale Cogne non ne sono i proprietari, perché i proprietari sono tutti i cittadini italiani.
E se questi Dirigenti si sono comportati finora in un modo vergognoso, questo non deve più avvenire, e vi assicuro che fintanto che noi siederemo in questo Consiglio ci batteremo affinché questo non avvenga più, nonostante ci siano, ripeto ancora, dei servitorelli che, per diventare impiegati, sono disposti a farsi difensori di questa Azienda.
Noi non siamo i difensori di questa Azienda; noi siamo d'accordo con la proposta del Presidente della Giunta di estendere l'indagine a tutte le industrie della Valle d'Aosta.
Vogliamo, però che ci sia la priorità per questa industria.
Vorrei ancora formulare alcune osservazioni sulle proposte fatte dai democristiani, i quali vengono a dirci: estendiamo l'indagine a tutti i lavoratori della Valle d'Aosta, lavoratori dell'agricoltura, del commercio, dell'artigianato e così via.
Ma se noi riuniamo una Commissione per affrontare cento problemi alla volta, non finiremo mai.
Il chirurgo, quando deve operare, opera dove c'è il bubbone. Ma fa l'esame di tutta la situazione e non opera diffusamente; opera dove il male è più grave.
E il male più grave, il callo della Valle d'Aosta è la Nazionale Cogne, qualunque cosa Voi diciate.
E perché le cose vadano meglio, Consigliere Lustrissy, sarebbe necessario inventare un Partito Comunista in Valle d'Aosta, se questo già non fosse esistente, perché altrimenti le ingiuste cose, che già fate ora, sarebbero moltiplicate per cento.
Concludo, esprimendo il parere che tutte le proposte di estendere l'indagine di cui si tratta ai vari settori di attività economica della Regione, hanno un unico obiettivo: quello, cioè, di non giungere ad alcuna conclusione. Per questo noi le respingiamo".
Il Consigliere MAPPELLI chiede la parola per fatto personale e dichiara quanto segue:
"Il Consigliere Germano ha detto e ripetuto due cose: innanzitutto, che sono un servitore e un venduto alla classe padronale; in secondo luogo che sono un impiegato.
Chiedo, pertanto, che sia nominata una commissione consiliare di inchiesta per accertare l'infondatezza di tale accusa, senza pregiudizio per una eventuale querela, se questa sarà necessaria; perché, altrimenti, sarebbe troppo comodo insultare pubblicamente una persona, senza alcun motivo.
Venduti siete Voi che insultate un rappresentante dei lavoratori, Voi che fate il gioco dei padroni, Voi comunisti!
Ad ogni modo, tengo a leggervi il seguente passo di una lettera con la quale i miei carissimi amici, come me rappresentanti dei lavoratori, e precisamente i lavoratori silicotici di Cogne, mi avevano delegato nel 1960 per delle trattative sindacali a Roma: "Questa Commissione Interna, riunita in data odierna, ha, in pieno accordo, dato mandato al collega Mappelli, qualora nelle prossime riunioni che si terranno a Roma, vi saranno buone possibilità di trattative, di far presente i seguenti punti... ecc.".
Questa lettera sta a dimostrare che Voi non siete degni di essere rappresentanti dei lavoratori, perché tra le firme apposte in calce alla lettera stessa, figurano anche nomi di lavoratori iscritti al Partito Comunista.
Voi di simili lettere non ne avete e non ne potrete mai avere, perché non ne siete degni.
Le persone che si comportano come il Consigliere Germano non difendono gli interessi dei lavoratori.
Signor Presidente del Consiglio, chiedo ancora che sia nominata una Commissione di inchiesta per chiarire la questione".
Il Consigliere GERMANO, a rettifica di quanto in precedenza detto, precisa che il Consigliere Mappelli non è stato promosso impiegato, ma equiparato.
Per il resto, dichiara di confermare le sue precedenti affermazioni.
Il Consigliere BORDON rileva che, chiunque voglia giudicare con obiettività l'andamento delle ultime sedute consiliari, non può che concludere che il livello delle discussioni sia sceso molto in basso.
Da diverse sedute ormai, - egli aggiunge -, si registrano degli scambi reciproci di titoli per nulla cortesi, per cui ritiene che, nell'interesse della popolazione valdostana e del rispetto che si deve all'aula consiliare, sia necessario riportare il livello delle discussioni su di un piano di maggior serietà.
Prega, pertanto, il Presidente del Consiglio di voler assumere l'iniziativa in tale senso e offre, all'uopo, la collaborazione dei Consiglieri del proprio Gruppo.
Osserva che all'ordine del giorno delle adunanze consiliari vengono portate delle mozioni che hanno tutte una ottima impostazione e concernono argomenti interessanti, ma che sovente dette mozioni hanno come unico obiettivo quello di fare della demagogia.
Fa presente come sovente in queste ultime sedute consiliari, discutendosi di problemi che interessano la Valle d'Aosta, da parte del gruppo consiliare del Partito Comunista si sia cercato di spostare la discussione stessa su argomenti che si riferiscono alla condotta politica della Democrazia Cristiana in campo nazionale; pertanto, sente il dovere di richiamare l'attenzione del Presidente del Consiglio su tale fatto, affinché detti interventi siano d'ora innanzi limitati.
Rileva che l'argomento oggetto della mozione in discussione è veramente interessante ed afferma di avere seguito con molta attenzione la ponderata esposizione fatta dal Consigliere Strazza sulla occupazione, sugli ambienti malsani, sui rapporti umani e sui salari della Società Nazionale Cogne, perché tati questioni gli stanno veramente a cuore, come ritiene stiano a cuore a tutti i Consiglieri regionali e a tutti i valdostani.
Osserva che, trattandosi di problemi di estrema importanza, dalla discussione dovrebbe essere bandita ogni intenzione demagogica, intenzione che invece è prevalsa fino a questo momento.
Dichiara che è ormai ora che i Consiglieri comunisti smettano di voler ergersi continuamente, a parole, ad unici difensori della classe operaia, perché ritiene che non vi sia nessun Consigliere regionale, per poco buonsenso che abbia, al quale non possano interessare questi argomenti.
Aggiunge che, se effettivamente vi sono delle lesioni dei diritti dei lavoratori, è desiderio di tutti quanti di fare luce su questi torti, con serietà, e non sempre con i soliti slogans, che non hanno alcuna utilità pratica.
Fa presente che è veramente strano che chi siede sui banchi della minoranza sia considerato, per questo solo fatto, un capitalista, mentre chi siede sui banchi del gruppo consiliare comunista sia considerato un difensore della classe operaia; è notorio, invece, che il tenore di vita dei Consiglieri dei due gruppi non è per nulla diverso.
Afferma che non è certamente il Partito Comunista che ha monopolizzato gli interessi della classe operaia in Valle d'Aosta.
Poiché si sta trattando di argomenti di grande interesse, chiede che la questione sia presa in esame con molta obiettività, perché, - se quanto riferito dal Consigliere Strazza corrisponde alla verità, - è indubbio che tutti sono d'accordo di far sì che questo stato di cose, nel limite dei poteri attribuiti al Consiglio Regionale, abbia a cessare.
Dopo aver dichiarato che desidererebbe proprio che la situazione nella Società Nazionale Cogne non fosse quale è stata descritta dal Consigliere Strazza, ritiene necessario che il Presidente della Giunta, nella sua duplice veste di Presidente regionale e di Prefetto, svolga una prima inchiesta preliminare, attraverso il Ministero delle Partecipazioni Statali, per accertare la reale situazione della Società Cogne.
Per quanto riguarda la competenza del Consiglio a nominare la proposta Commissione di accertamento, dichiara che, se tale competenza spetta veramente al Consiglio, è necessario raggiungere un accordo sulla mozione in discussione.
Osserva, in proposito, che non dovrebbero esserci delle difficoltà insormontabili, in quanto, se effettivamente tale competenza spetta al Consiglio, nulla vieta di accogliere la richiesta, formulata dalla minoranza consiliare, di estendere l'accertamento delle condizioni di lavoro a tutte le industrie e a tutti gli altri settori nei quali operano lavoratori subordinati.
Per il caso in cui il Consiglio Regionale non abbia alcuna competenza in materia, ritiene che si dovrebbe dare incarico ai Parlamentari della Valle d'Aosta di interessarsi, nella sede opportuna a Roma, per giungere all'accertamento delle condizioni di lavoro all'interno degli stabilimenti della Società Nazionale Cogne.
Ribadisce l'opportunità di una preliminare indagine ufficiale da parte del Presidente della Giunta, quale autorità prefettizia, all'interno dei predetti stabilimenti.
Per il caso in cui, invece, il Consiglio Regionale abbia competenza in materia, propone che si cerchi di raggiungere un accordo su un ordine del giorno unitario, accogliendo la richiesta della minoranza di estendere l'accertamento a tutti i settori economici della Valle d'Aosta e tralasciando le critiche non generose contro persone che, tra l'altro, non essendo presenti, non hanno nemmeno la possibilità di difendersi.
Segue una animata discussione generale, dopo brevi interventi polemici dei Consiglieri GERMANO, STRAZZA e LUSTRISSY.
Il Presidente, MARCOZ, ritiene che, con l'ultimo emendamento proposto dal Presidente della Giunta, l'ordine del giorno presentato dalla maggioranza possa essere approvato come ordine del giorno unitario, in quanto vi è accolta la richiesta della minoranza di estendere l'indagine a tutti i settori del lavoro della Valle d'Aosta.
Osserva, infatti, che tutti i Consiglieri intervenuti finora nella discussione si sono dichiarati d'accordo su questo argomento, tranne il Consigliere Lustrissy, il quale ha ora manifestato un'altra concezione del problema.
Il Consigliere BIONAZ osserva che, dal tenore degli interventi dei Consiglieri del Gruppo comunista e dalla relazione svolta nella citata conferenza del Partito Comunista valdostano, si ha l'impressione che gli interessi dei lavoratori siano confusi con gli intetessi del Partito Comunista stesso. Contesta, quindi, tale impostazione del problema.
Conferma il parere, già espresso da altri Consiglieri, che la nomina della Commissione di cui si tratta non rientri nella competenza del Consiglio.
Fa presente che il richiamo agli articoli 3 o 4 dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta, fatto nella prima mozione, non è pertinente.
Ritiene che le funzioni amministrative, di cui all'articolo 4 dello Statuto regionale debbano essere espletate dall'organo amministrativo della Regione, cioè dalla Giunta Regionale, e non dal Consiglio Regionale.
Fa presente che, impostando diversamente il problema, non si può che cadere nella demagogia o in una falsa interpretazione dello Statuto.
Ribadisce le necessità che l'accertamento delle condizioni del mondo del lavoro sia esteso a tutti i settori produttivi della Valle d'Aosta.
Osserva, infatti, che le condizioni di lavoro e di vita degli operai della Società Nazionale Cogne sono peggiori delle condizioni in cui vivono gli agricoltori, o i dipendenti di certe Cooperative, o gli operai dell'Enel, dell'Ilssa Viola, della Guinzio-Rossi, della Brambilla, della Châtillon e della Fera; ritiene, quindi, che non sarebbe giustificabile l'esclusione di tutti questi altri lavoratori dall'indagine che si intende compiere.
Dà quindi lettura del seguente passo della relazione svolta nel corso della Conferenza del Partito Comunista valdostano del 1°-3-1964: "I compiti che stanno di fronte, ora, al nostro Partito in Valle d'Aosta sono grandi e importanti e la nostra attività deve essere orientata in due fondamentali direzioni: da un lato la lotta, non solo propagandistica e di denuncia, ma di piazza".
Dichiara che quanto sopra confermerebbe che gli interessi dei lavoratori vengono subordinati agli interessi del Partito Comunista.
Quando si parla di "lotta di piazza", - egli aggiunge -, ci si porta ai margini del Codice Penale, nonostante che i Consiglieri Germano e Strazza abbiano affermato di voler rispettare la legalità.
Afferma che questo non è il modo migliore per affrontare un problema così delicato e meritevole di attento esame, di studio e di indagine, come quello del mondo del lavoro.
Chiede se la condotta tenuta dal Gruppo consiliare del Partito Comunista nella discussione dell'argomento in oggetto non sia altro che una anticipazione programmatica di quanto ha dato lettura.
Dopo una breve discussione generale, in seguito ad interventi polemici dei Consiglieri GERMANO e BORDON, continua la sua esposizione osservando che il comportamento di tutta la maggioranza consiliare, in ordine al problema in questione, appare assai strano, in quanto tutti i Consiglieri sanno che si tratta di una questione che potrebbe condurre ad una nuova verifica dei limiti del nostro Statuto regionale.
Infatti, nel dubbio che il Consiglio Regionale non abbia potestà nella materia in questione, ritiene che il volere forzare ugualmente le cose possa essere pericoloso e controproducente.
Ricorda che, in precedenti casi analoghi, si è, purtroppo, provocato l'itervento sfavorevole dei massimi organi giurisdizionali ed allora si è poi voluto gridare allo scandalo e parlare, addirittura, di connivenza degli organi giurisdizionali con il Governo centrale.
Dichiara che la giusta via per giungere senza complicazioni alle indagini in questione è ben diversa da quella che si è voluto scegliere.
Fa presente che il Partito Socialista condivide a Roma le responsabilità del Governo, insieme al Partito della Democrazia Cristiana, per cui, se si vuole svolgere con buone probabilità di successo le indagini di cui si discute, bisogna rivolgersi, in sede governativa, a quei Ministri del Partito Socialista che sono interessati al buon funzionamento della Società Nazionale Cogne, abbandonando la strada della demagogia che potrebbe, tra l'altro, condurre a spiacevoli sorprese in materia di eventuali nuove verifiche dei limiti delle potestà statutarie della Regione.
E' proprio perché vi sono dei gravi problemi nel settore del lavoro, - egli osserva -, che è necessario prenderli in esame con quella prudenza che consenta di arrivare fino in fondo e di raggiungere dei risultati positivi, senza rischiare di porre nuovamente in discussione i poteri che ci derivano dal nostro Statuto speciale.
Rivolge, pertanto, un invito al Presidente della Giunta e al Presidente del Consiglio affinché, - tenendo conto delle proposte della minoranza ed estendendo le indagini ai vari settori del lavoro in Valle d'Aosta -, si interessino della questione in esame rivolgendosi direttamente ai competenti Ministeri per le indagini sul problema che sta a cuore non solo ai Consiglieri della maggioranza, ma a tutti i Consiglieri regionali.
Afferma che anche i Consiglieri della minoranza sono profondamente valdostani e solidali con il mondo del lavoro e, quindi, anche con i lavoratori della Società Nazionale Cogne.
Rileva che si sta discutendo, nella seduta odierna, di una mozione per la nomina di una nuova Commissione di indagine, mentre è da quattro mesi che il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana chiede, inutilmente, che venga fissata una seduta straordinaria del Consiglio per discutere della questione ENEL, per cui si ha l'impressione che la maggioranza consiliare cerchi un diversivo, - proponendo la nomina di una Commissione di inchiesta alla Società Nazionale Cogne -, per distogliere la pubblica opinione da quei gravi problemi regionali che non sono stati risolti o sono stati risolti male.
Dichiara che il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana non si presterà a questo gioco anche perché non intende rischiare, con dei provvedimenti che potrebbero essere respinti dagli organi di controllo, di fare nuovamente perdere prestigio al Consiglio Regionale, che potrebbe ancora una volta essere accusato di occuparsi di questioni che non sono di sua competenza e questo al solo scopo di fare ricuperare al Partito Comunista i voti che ha perso nelle ultime elezioni.
Il Consigliere BENZO, dopo avere osservato che l'aula del Consiglio, - in cui siedono Consiglieri regionali che devono dignitosamente rappresentare tutta la popolazione della Valle d'Aosta -, non deve essere trasformata in una piazza, dichiara che il problema in discussione ha una grande importanza e che nella relazione del Consigliere Strazza vi sono elementi di indubbio valore, come, del resto, ve ne sono anche negli interventi degli altri Consiglieri.
Osserva che, se il problema del lavoro negli stabilimenti della Società Nazionale Cogne è importante perché in quegli stabilimenti sono occupati molti lavoratori, non si deve, però, dimenticare che in Valle d'Aosta vi sono anche altre categorie di lavoratori, ad esemnio quella degli edili, i quali versano in condizioni morali e materiali peggiori ancora di quelle dei lavoratori della Società Nazionale Cogne.
Ritiene che, prima di procedere alla nomina della Commissione di cui si tratta, il Presidente della Giunta, quale Autorità prefettizia, potrebbe fare accertare dai competenti organi, a' sensi della legislazione vigente in materia, la fondatezza dei fatti riferiti nella relazione del Consigliere Strazza.
Ribadisce, comunque, l'opportunità che la Commissione provveda contemporaneamente, e non successivamente, all'accertamento delle condizioni di lavoro delle altre categorie di dipendenti subordinati della Valle d'Aosta, a qualunque categoria essi appartengano, suddividendosi, all'uopo, la Commissione stessa in vari gruppi di ricerca.
Per quanto riguarda il problema del rammodernamento degli impianti degli stabilimenti della Società Nazionale Cogne e pur ammettendo il ritardo verificatosi per detta Azienda, osserva che lo Stato ha dovuto provvedere, nel dopoguerra, a massicci interventi finanziari nel campo dell'edilizia popolare e nei settori ferroviario, navale, portuale ed aeronautico, investimenti che sono stati determinanti per la creazione di nuovi posti di lavoro.
Afferma che non è demagogia chiedere che l'accertamento delle condizioni di lavoro morali e materiali dei dipendenti subordinati della Valle d'Aosta sia effettuato contemporaneamente per tutte le categorie, ponendo tutti i lavoratori sullo stesso piano.
Propone, però, che il Presidente della Giunta, quale Autorità Prefettizia, compia una preliminare indagine sulla situazione dei lavoratori della Società Nazionale Cogne e ne riferisca, in seguito, al Consiglio Regionale.
Il Presidente del Consiglio, MARCOZ, concorda sulla necessità che la discussione dei vari oggetti in aula consiliare sia mantenuta ad un livello più sereno e più dignitoso, senza eccessive polemiche personali.
Raccomanda, pertanto, ai Consiglieri di evitare ogni inutile spunto polemico che possa degenerare in inutili incidenti a scapito della dignità del Consiglio Regionale.
Per quanto riguarda l'opportunità di approvare una mozione per l'accertamento delle condizioni dei lavoratori della Società Nazionale Cogne, ricorda che già altre volte la Giunta Regionale ha richiesto l'appoggio e il conforto del Consiglio nell'affrontare problemi di grande importanza.
Osserva che il voler eseguire l'accertamento delle condizioni dei lavoratori negli stabilimenti della Società Nazionale Cogne prima che nelle altre industrie della Valle, non significa considerare i lavoratori della Società Nazionale Cogne in una posizione privilegiata rispetto a tuttti gli altri, ma che si intende procedere prima in detta Azienda di Stato perché è la più importante industria della Regione, quella che occupa il maggior numero di operai.
Rileva che, per ragioni pratiche, non è possibile che una Commissione effettui contemporaneamente un accertamento in tutti settori economici della Valle d'Aosta.
Il Consigliere TORRIONE osserva che la Valle d'Aosta non è così grande e popolosa da rendere impossibile ad una Commissione regionale di interessarsi contemporaneamente del problema delle condizioni delle varie categorie di lavoratori dipendenti della Valle.
Fa presente che si tratta di nominare una Commissione composta di persone che abbiano la volontà e la capacità di lavorare in tal senso, affiancando eventualmente ai Consiglieri regionali alcuni esperti da scegliere tra i Sindacalisti e suddividendo la Commissione stessa in vari gruppi di lavoro, formati al massimo di tre persone, ognuno dei quali dovrebbe prendere in esame un determinato settore di lavoro.
Propone, pertanto, che l'ordine del giorno della maggioranza sia modificato in tal senso, eliminandovi l'avverbio "successivamente"; dopo di che, - egli dichiara -, il Gruppo consiliare della D.C. non avrà alcuna difficoltà ad associarsi all'ordine del giorno della maggioranza perché, in fondo, i due ordini del giorno verrebbero così a coincidere.
Segue breve discussione alla quale prendono parte il Presidente, MARCOZ, e i Consiglieri BIONAZ, GERMANO e BENZO.
Il Presidente, MARCOZ, dopo aver constatato che non è stato possibile addivenire ad un accordo per l'approvazione di un solo ordine del giorno unitario, da approvare all'unanimità, e che nessun altro Consigliere intende chiedere la parola sull'argomento, pone ai voti i due ordini del giorno.
Il Presidente, MARCOZ, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione del seguente ordine del giorno proposto dai Consiglieri della minoranza:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
rendendosi interprete del perdurante disagio morale e materiale in cui versano tutti i lavoratori subordinati dei vari settori di attività (industria, agrcoltura, commercio, attività cooperative, enti pubblici, ecc. ecc.) operanti in tutta la Valle d'Aosta;
convinto che la Regione, con l'ausilio dei mezzi e degli strumenti di intervento che il proprio Statuto le consente, e grazie alla particolare posizione geografica che la inserisce tra le più prospere economie occidentali, può affrontare con successo i problemi che interessano tutto il mondo del lavoro sotto il duplice aspetto dei rapporti umani e delle condizioni economiche;
constatato lo sfruttamento dei problemi del lavoro che per ragioni di Partito e sulla base di elementi imprecisi viene spesso effettuato;
consapevole delle proprie responsabilità di fronte a tutti gli abitanti della Valle d'Aosta;
visto lo Statuto costituzionale della Regione e l'articolo 94 del Regolamento interno del Consiglio Regionale
Decide
di nominare una Commissione speciale composta da Consiglieri ed esperti per accertare le condizioni di tutti i lavoratori subordinati valdostani e formulare concrete proposte di indirizzo politico-economico e di intervento dei pubblici poteri, atte a superare le crisi di fondo e quelle congiunturali che travagliano l'intera Valle d'Aosta.
Auspica
che tali decisivi interventi possano portare le condizioni di vita di tutti i lavoratori valdostani a livello consentito dalle nostre risorse naturali e dalla tenace
volontà della nostra gente, e diano al nostro Paese certezza e strumenti di progresso degni di una Regione autonoma, situata nel felice punto di incontro delle più avanzate civiltà di Europa".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente, MARCOZ, accerta e comunica che il Consiglio, con voti contrari diciotto e voti favorevoli quattordici (Consiglieri presenti e votanti: trentadue), ha respinto l'ordine del giorno soprariportato.
Il Consiglio prende atto.
Il Consigliere TORRIONE dichiara che i Consiglieri del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana si asterranno dalla votazione sull'ordine del giorno proposto dalla maggioranza consiliare perché ritengono che tale ordine del giorno non sia adeguato a risolvere il problema che si dice di voler perseguire, in quanto non si vuole prendere in considerazione, contemporaneamente, le condizioni di vita e di lavoro, economiche e morali, delle varie categorie di lavoratori subordinati della Valle d'Aosta, creando, in tal modo, delle priorità a favore di alcune categorie di lavoratori.
Il Consigliere PEDRINI dichiara di avere votato prima a favore del precedente ordine del giorno, per cui si asterrà dalla votazione sull'ordine del giorno proposto dalla maggioranza consiliare.
Il Presidente, MARCOZ, pone ai voti per alzata di mano l'approvazione del seguente ordine del giorno proposto dai Consiglieri della maggioranza:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
rendendosi interprete del perdurante disagio morale e materiale in cui versano le maestranze della Nazionale Cogne S.p.A., Impresa di totale proprietà dello Stato;
convinto che le Imprese dello Stato debbano caratterizzarsi nei rapporti con i lavoratori per una maggiore comprensione dei loro interessi e per una più intima partecipazione degli stessi alla vita dell'Impresa che a loro anche appartiene;
consapevole della propria responsabilità nei riguardi di tutti i suoi rappresentati ed in particolare verso i lavoratori;
affermando la propria competenza ad intervenire ai sensi dell'art. 4, 3 lettera a) dello Statuto speciale;
Decide
di costituire una Commissione regionale di accertamento composta da sette Consiglieri regionali per stabilire le condizioni dei lavoratori negli stabilimenti della Nazionale Cogne S.p.A. di totale proprietà dello Stato, nonché, in prosieguo, quelle dei lavoratori delle altre industrie operanti in Valle. Ciò, per poter formulare, in base ai risultati di detti accertamenti, concrete proposte da trasmettere al Governo, per superare il lamentato stato di disagio e per portare le condizioni morali e materiali di vita dei lavoratori della Nazionale Cogne S.p.A. e delle altre Industrie ad un giusto livello ed a quella dignità che i lavoratori hanno diritto di attendersi.
Successivamente, tale Commissione dovrà esaminare le condizioni di lavoro degli altri settori produttivi.
DEMANDA
al Presidente del Consiglio della Valle la scelta del Presidente e dei Componenti della Commissione da effettuarsi in modo che siano adeguatamente rappresentate tutte le correnti politiche espresse nel Consiglio".
Procedutosi alla votazione, per alzata di mano, il Presidente, MARCOZ, accerta e comunica che il Consiglio, ad unanimità di voti favorevoli (Consiglieri presenti: trentadue; Consiglieri votanti e favorevoli: diciotto; astenutisi dalla votazione i Consiglieri ALBANEY, BENZO, BERTHET, BIONAZ, BONICHON, BORDON, DUJANY, GHEIS, LUSTRISSY, MAPPELLI, PEDRINI, PERSONNETTAZ, TORRIONE e VERTHUY) ha approvato il sopra riportato ordine del giorno proposto dai Consiglieri della maggioranza.
Il Consiglio prende atto.
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