Objet du Conseil n. 173 du 27 juillet 1964 - Verbale

OGGETTO N. 173/64 - LEGGE REGIONALE CONCERNENTE L'ADEGUAMENTO DELLE INDENNITÀ, MEDAGLIE DI PRESENZA E RIMBORSO SPESE SPETTANTI AI MEMBRI DEL CONSIGLIO E DELLA GIUNTA REGIONALI.

Il Presidente del Consiglio, MARCOZ, dichiara aperta la discussione sull'oggetto n. 4 dell'ordine del giorno concernente: "Adeguamento delle indennità, medaglie di presenza e rimborso di spese spettanti ai Membri del Consiglio e della Giunta regionali".

Richiama, in proposito, l'attenzione dei Signori Consiglieri sui seguenti allegati trasmessi loro in copia (disegno di legge regionale e relazione), unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza odierna:

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RELAZIONE AL DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE L'ADEGUAMENTO DELLE INDENNITA', MEDAGLIE DI PRESENZA E RIMBORSO DI SPESE SPETTANTI AI MEMBRI DEL CONSIGLIO E DELLA GIUNTA REGIONALI.

Le indennità e le medaglie di presenza spettanti ai Membri del Consiglio e della Giunta regionali sono corrisposte nelle misure determinate nel 1957, epoca dalla quale non sono più stati approvati adeguamenti delle misure stesse nonostante l'intervenuto generale e sensibile aumento dei prezzi dei costi e degli stipendi ed emolumenti del personale degli Enti pubblici e delle Aziende private.

Le misure di tali indennità e medaglie di presenza sono pertanto attualmente assolutamente inadeguate all'aumentato costo della vita e dell'importanza e all'impegno della carica; basti pensare che i Presidenti della Giunta e del Consiglio e gli Assessori regionali non possono espletare attività diversa da quella della carica che li impegna in via continuativa nell'interesse dell'Amministrazione Regionale. D'altra parte anche l'opera, attualmente molto impegnativa, dei Consiglieri regionali merita un equo compenso.

Nella prima riunione dei Capi Gruppo consiliari dell'attuale legislatura regionale è stata concordata, per decisione unanime dei Capi Gruppo di tutti i Partiti politici rappresentati nel Consiglio Regionale, la necessità di un adeguamento delle misure delle indennità e medaglie di presenza in questione.

In seguito, due Capi Gruppo sono stati incaricati di esaminare attentamente il problema e di formulare proposte concrete al Consiglio Regionale, tenendo presente anche quanto attualmente praticato per gli Amministratori delle altre Regioni a Statuto Speciale.

Sono quindi sati richiesti i dati relativi alle indennità di carica e medaglie di presenza attualmente corrisposte agli Amministratori regionali delle altre Regioni a Statuto speciale.

E' risultato che le indennità di carica ai Consiglieri delle altre Regioni sono attualmente le seguenti:

SICILIA:

Indennità mensile pari al 100% dell'indennità parlamentare, pari a L. 500.000 lorde;

SARDEGNA:

Indennità mensile pari all'80% dell'indennità parlamentare pari a L. 400.000 lorde;

TRENTINO-ALTO ADIGE:

Indennità mensile pari al 70 % dell'indennità parlamentare, pari a L. 350.000 lorde.

Oltre tali indennità per i Consiglieri, sono previste indennità di carica per i Membri delle Giunte regionali.

Recentemente sono state determinate indennità anche per i Consiglieri della Nuova Regione Friuli-Venezia Giulia, nella misura di L. 150.000 mensili, oltre alle indennità di carica per i Membri della Giunta.

I sottoscritti Consiglieri regionali, capigruppo, presentano all'approvazione del Consiglio l'allegato disegno di legge per un equo adeguamento delle misure delle indennità in questione, adeguamento che viene proposto in misure relativamente modeste (che corrispondono a circa il 18% della indennità parlamentare) in confronto a quelle già approvate per gli amministratori delle altre Regioni.

Aosta, lì 16 luglio 1964.

In originale firmati

GERMANO Piero - COLOMBO - ALBANEY Giuseppe - per Pedrini, BONICHON Giuseppe- FOSSON Pietro.

(OMISSIS: segue disegno di legge regionale riportato in calce al deliberato)

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L'Assessore FOSSON dichiara che la sua esposizione sarà divisa in due parti: nella prima parte verrà fatta la cronistoria delle vicende che hanno dato origine alla proposta in oggetto; nella seconda parte saranno ribadite alcune considerazioni già formulate nell'ultima riunione dei Capigruppo dei Partiti e Movimenti politici rappresentati in Consiglio.

Precisa che, per quanto riguarda le discussioni fatte nelle prime sedute delle riunioni dei Capigruppo, riferirà in via indiretta, per non aver partecipato di persona alle riunioni stesse; per eventuali sue imprecisioni in merito, prega che gli siano fatte le opportune rettifiche; per quanto riguarda, invece, le ultime due riunioni alle quali ha preso parte, dichiara che quanto dirà è corrispondente alla verità.

Dichiara che nella presente legislatura è quanto mai illogico il comportamento del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, - e, particolarmente, dei Capigruppo della Democrazia Cristiana con particolare riguardo all'argomento in discussione; - osserva poi che non è ancora stato chiarito se il Capogruppo della D.C. sia il Consigliere Dujany, oppure il Consigliere Berthet.

Fa presente che alla Giunta Regionale, fin dalla data del suo insediamento, sono state fatte forti pressioni da parte di tutti i Capigruppo dei Partiti rappresentati in seno al Consiglio per un adeguamento delle indennità corrisposte ai Consiglieri regionali ed ai membri della Giunta.

Ricorda che, in una prima riunione dei Capigruppo, indetta nel mese di febbraio, allo scopo di discutere del problema in esame, erano state formulate le prime proposte, concretizzate in una nota del Consigliere Pedrini, consegnata poi al Presidente della Giunta, Caveri, nella quale, a titolo informativo, erano proposti i seguenti importi globali mensili comprendenti tutte le varie indennità:

- L. 500.000 per il Presidente della Giunta;

- L. 350.000 per gli Assessori;

- L. 100.000 per i Consiglieri.

Sempre in detta seduta, - egli aggiunge

- era stato dato in via ufficiosa incarico ai Consiglieri Dujany e Germano di studiare a fondo il problema, in relazione anche a quanto era in vigore nelle altre Regioni a Statuto speciale, onde poter giungere a delle proposte e conclusioni definitive, da approvare poi in un provvedimento legislativo.

Ricorda ancora che l'Assessore alle Finanze aveva proposto di ridurre di L. 25.000 i sopracitati importi, di cui alla nota del Consigliere Pedrini, e che in un secondo tempo la Giunta, dopo attento esame della questione, aveva ritenuto di proporre le seguenti misure delle indennità mensili di cui si tratta, riducendo anche la misura delle indennità per medaglie di presenza per le sedute del Consiglio e delle Commissioni consiliari, come da proposta dei Capigruppo, rispettivamente da Lire 15.000 a L. 10.000 e da L. 10.000 a L. 5.000:

- L. 400.000 al Presidente della Giunta;

- L. 300.000 agli Assessori e al Presidente del Consiglio;

- L. 75.000 ai Segretario del Consiglio;

- L. 50.000 ai Consiglieri.

Successivamente, - egli aggiunge -, in una determinata occasione ebbe a comunicare ai Consiglieri Dujany e Germano gli intendimenti della Giunta ed il Consigliere Dujany rispose di non aver nulla da eccepire circa le indennità proposte per il Presidente della Giunta e per gli Assessori, ma di ritenere inadeguata e non accettabile la misura della indennità proposta per i Consiglieri regionali.

Informa che i due nominati Consiglieri lo pregarono allora di insistere presso la Presidenza della Giunta di non ridurre la misura delle indennità di cui alle piene proposte formulate dal Consigliere Pedrini, almeno per quanto riguardava le indennità dei Consiglieri.

Dichiara che la Giunta Regionale, riesaminato il problema e in considerazione anche della volontà unanime dei Capigruppo, aveva deciso di proporre nuovamente in L. 75.000 la misura dell'indennità mensile da corrispondere ai Consiglieri regionali, senza però rivedere gli importi delle medaglie di presenza; il che fu reso noto in una nuova riunione di Capigruppo alla quale parteciparono il Presidente del Consiglio, Marcoz, il Consigliere Dujany per la Democrazia Cristiana, il Consigliere Germano per il Partito Comunista Italiano, il Consigliere Pedrini per il Partito Liberale Italiano, l'Assessore Colombo per il Partito Socialista Italiano, il Consigliere Montesano per il Partito Socialista Democratico Italiano, il Consigliere Albaney per il Movimento dei Campagnards e l'Assessore Fosson per l'Union Valdôtaine.

In detta seduta, - egli prosegue -, venne formulata la proposta di corrispondere a tutti i Consiglieri, oltre ai rimborsi delle spese di viaggio e oltre alle altre indennità, anche una indennità annua fissa, a titolo di rimborso spese, per 3 o 4 viaggi a Roma, per contatti con i Parlamentari di ogni Gruppo politico, aggiornando l'importo dell'indennità fissa di viaggio già in vigore, ammontante a L. 52.000 annue.

Ricorda che il Consigliere Montesano aveva formulato questa proposta non tanto per avere un aumento effettivo della indennità di viaggio in vigore, quanto per affermare, in linea di principio, la necessità e l'opportunità di questi contatti a Roma.

Precisa che non si raggiunse un accordo, in termini di cifre, sugli importi da stabilire per detta indennità annua, variando le proposte da un massimo di L. 200.000 ad un minimo di L. 100.000, e che, in tale sede, era stata posta anche la questione della retroattività al primo gennaio l 964 dell'applicazione della emananda legge, concordando il Consigliere Dujany, che in tale sede rappresentava il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, sulle proposte formulate.

Dichiara di aver fatto presente, in quella riunione, che la Giunta Regionale non era d'accordo sulla proposta di retroattività, e che si sarebbe sentito la Giunta per l'eventuale retroattività soltanto per le indennità ai Consiglieri.

Ricorda ancora che, sempre in quella seduta, è stato proposto che l'indennità ai Vice Presidenti del Consiglio fosse uguale a quella dei Consiglieri e che, in ultimo, è stato dato mandato agli Assessori Fosson e Colombo di insistere presso la Giunta Regionale per l'accoglimento delle nuove proposte.

In sede di Giunta, - egli aggiunge -, circa la corresponsione di una particolare indennità annua a titolo di rimborso spese per viaggi a Roma, furono sollevate delle difficoltà per questione di forma, per cui è stato proposto di ragguagliare l'indennità annua stessa ad un "quid", mensile, da conglobare nella indennità mensile principale.

Riferisce che venne, quindi, indetta una nuova ed ultima riunione dei Capigruppo allo scopo di definire la questione, riunione alla quale, in rappresentanza del gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, parteciparono i Consiglieri Dujany e Berthet, i quali, inaspettatamente, dichiararono che il loro Partito, in considerazione dell'attuale sfavorevole congiuntura economica, non riteneva più opportuno di procedere, per il momento, all'adeguamento delle indennità dei membri del Consiglio Regionale.

Osserva che, a questo punto, è stata scatenata una campagna di stampa tendente ad addossare alla Giunta Regionale e agli altri Partiti e Movimenti la responsabilità dell'iniziativa per l'adeguamento delle indennità di cui si tratta, mentre fino ad allora anche i rappresentanti della Democrazia Cristiana avevano sostenuto con tanta insistenza la necessità dell'adeguamento di tali indennità.

Dichiara che il comportamento dei rappresentanti della Democrazia Cristiana verso gli altri Gruppi Consiliari non dimostra certamente serietà né onestà politica; osserva che simile gioco non è il primo caso isolato, ma era già stato fatto in occasione della celebrazione dell'anniversario della promulgazione dello Statuto e per la questione ENEL.

Rivolgendosi, quindi, al Consigliere Dujany, gli chiede di rispondere se sia vero, o non vero, che il Consigliere Dujany abbia fatto determinate proposte per l'aumento delle indennità di cui si tratta, proposte che sono state fatte alla presenza di tutti i Capigruppo.

Rileva, come questione generale e di principio, che, se le riunioni dei Capigruppo consiliari sono fatte allo scopo di prendere accordi in via preliminare su determinate questioni e se esiste la volontà di mantenere poi fede agli accordi o agli impegni assunti, allora si può continuare ad effettuare tali riunioni; mentre, in caso contrario, se dovessero svolgersi come si sono svolte fino ad oggi, chiede al Presidente del Consiglio che non siano più indette tali riunioni.

Biasima il comportamento del Consigliere Dujany, il quale, dopo essere stato parte attiva nella iniziativa e nella dibattuta questione, ha poi sottoscritto la lettera a nome della Democrazia Cristiana per dire che non è d'accordo su quanto insistentemente aveva prima proposto.

Osserva che si tratta di una questione di principio e di costume politico.

Il Consigliere MONTESANO dichiara di non avere mai esercitato pressioni presso il Presidente della Giunta, né presso il Presidente del Consiglio, né presso i Consiglieri per l'aumento delle indennità di cui si tratta.

Precisa di aver partecipato, perché invitato, alle riunioni di Capigruppo consiliari e di essersi dichiarato d'accordo sulle proposte che erano state formulate, alla condizione però che la emananda legge fosse approvata alla unanimità da tutti i rappresentanti dei Gruppi politici in sede di Consiglio, aggiungendo che, se tale accordo non fosse stato raggiunto, si riservava di rivedere il suo giudizio in proposito.

Ritiene utile che si facciano le riunioni dei Capigruppo consiliari allo scopo di portare in sede di Consiglio degli oggetti su cui si sia già raggiunto un certo accordo.

Rileva, però, che dette riunioni dovrebbero essere indette in un modo diverso, facendole precedere dalla comunicazione delle proposte e degli argomenti da trattare, per dare ai Capigruppo la possibilità di preventive consultazioni col proprio Gruppo consiliare e col proprio Partito e per consentire ai Capigruppo stessi di esaminare con una certa calma e ponderatezza gli oggetti e le proposte da discutere.

In caso contrario, - egli osserva -, i Capigruppo consiliari dei Partiti e Movimenti costituenti l'attuale maggioranza consiliare verrebbero a trovarsi in una posizione vantaggiosa nei confronti dei rappresentanti dei Partiti e Movimenti che costituiscono la minoranza consiliare avendo i primi la possibilità di conoscere e studiare preventivamente, anche nei minimi particolari, le varie proposte o argomenti da trattare.

Ritiene che solo nel modo da lui suggerito possano essere evitate le sgradevoli sorprese che si sono verificate fino ad oggi.

Dichiara quindi che, non essendo stato raggiunto un accordo unanime per l'approvazione delle proposte in esame, si asterrà dalle votazioni sul disegno di legge di cui si tratta.

Il Presidente, MARCOZ, dichiara di concordare sulle raccomandazioni formulate dal Consigliere Montesano.

Osserva, però, che dette raccomandazioni non possono valere per l'argomento ora in esame che non deriva da una iniziativa del Presidente dei Consiglio ma dall'iniziativa dei Capigruppo dei vari Partiti e Movimenti politici rappresentati in Consiglio.

Rileva che della questione di cui si tratta erano meglio informati, sia in ordine alla misura della indennità, sia in ordine ai consensi dei rappresentanti, i Capigruppo consiliari che non il Presidente del Consiglio.

Il Consigliere PEDRINI dichiara di concordare su quanto detto dal Consigliere Montesano in merito alle modalità da seguire per le riunioni dei Capigruppo dei vari Partiti e Movimenti politici rappresentati in seno al Consiglio. Aggiunge, in proposito, di aver ritenuto opportuno presentare una apposita mozione che sarà discussa in una prossima seduta consiliare ai fine di chiarire quali siano le funzioni dei Capigruppo consiliari e di evitare il ripetersi degli incresciosi inconvenienti già verificatisi.

Dichiara ancora che il Gruppo consiliare del Partito Liberale Italiano è d'accordo di approvare la proposta di aumento delle indennità dei Consiglieri regionali, precisando che, oltre a tutto, si tratta anche di una questione di dignità personale per i Consiglieri e per la loro carica.

Fa presene che, sotto l'aspetto puramente economico, i Consiglieri del Gruppo del Partito Liberale, se si decide di non approvare l'aumento delle indennità consiliari, sono disposti a rinunciare anche alla attuale indennità mensile di 25.000 lire.

Ritiene, però, che non sarebbe questa la via migliore per mettere i Consiglieri regionali nelle condizioni di assolvere con dignità ed efficacia alle proprie funzioni.

Osserva che l'argomento dell'attuale sfavorevole congiuntura economica non ha alcun valore per i Liberali, in quanto questo fenomeno è dovuto esclusivamente alla politica economica della attuale formazione governativa nazionale, mentre al tempo dei Governi De Gasperi e Einaudi non si sentiva alcun bisogno di parlare di tale congiuntura economica, perché l'Italia camminava allora su una strada molto chiara, che aveva portato al miracolo economico italiano.

Il Consigliere BERTHET dichiara di non aver mai esercitato alcuna pressione verso qualsivoglia persona per l'aumento delle indennità di cui si tratta.

Per quanto riguarda l'accusa di mancanza di serietà politica rivolta nei confronti dei Consiglieri del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, osserva che la mancanza di serietà sta dalla parte della maggioranza, che indice determinate riunioni senza preoccuparsi di formulare un preventivo ordine del giorno e di fornire ai partecipanti gli atti indispensabili per avere una preventiva visione dei problemi trattati; salvo poi attribuire a questo o a quel Consigliere, a seconda dell'argomento, delle dichiarazioni o proposte che non sono mai state fatte.

Ritiene opportuno che si continui a tenere riunioni di. Capigruppo, a condizione però che la procedura per le convocazioni sia quella testé suggerita dal Consigliere Montesano.

Il Consigliere DUJANY dichiara che tratterà di due argomenti: il primo riguardante la necessità, o meno, di continuare a tenere riunioni dei Capigruppo dei Partiti e Movimenti politici rappresentati in seno al Consiglio: il secondo riguardante l'aumento dell'attuale indennità consiliare.

Sul primo argomento dichiara che, se si intende continuare nella strada finora seguita, è necessario che le riunioni dei Capigruppo siano indette con una procedura ben definita, cioè con lettere di convocazione recanti un ordine del giorno comprendente gli argomenti e le proposte da trattare; occorre, inoltre, che le riunioni non abbiano più quel carattere di urgenza che troppe volte hanno avuto sinora in quanto occorre che i problemi più importanti possano essere compiutamente esaminati in più di una seduta.

Per quanto riguarda l'argomento dell'aumento della indennità consiliare, riconosce che la cronistoria fatta dall'Assessore Fosson è in buona parte veritiera, ma non completa, perché comprende solo una parte dei colloqui e dei contatti che si sono avuti fra varie persone.

Rileva, comunque, che i Capigruppo riuniti non hanno funzioni deliberative e che gli organi deliberanti sono la Giunta e il Consiglio; aggiunge che, nella questione in esame, la decisione spetta alla maggioranza del Consiglio nel quale non è, per ora, prevista la figura del Capogruppo.

Fa presente che nell'ultima riunione dei Capigruppo, citata dall'Assessore Fosson, era stato precisato che, essendo venuto a mancare l'accordo del Gruppo consiliare della D.C. sull'argomento in esame, la cosa non avrebbe avuto più seguito.

E' con sorpresa, quindi, - egli aggiunge -, che ho visto iscritto all'ordine del giorno della odierna adunanza anche l'argomento di cui si tratta.

Conclude, affermando che per questo argomento specifico, non si deve attribuire ai Capigruppo e alla Democrazia Cristiana determinate colpe, in quanto è il Consiglio Regionale che può e deve decidere, per cui chi ha la volontà di adottare provvedimenti li adotti in questa competente sede.

Precisa che, al termine della riunione dei Capigruppo avvenuta il 10 luglio 1964, essendo stato detto che si sarebbe soprasseduto all'inoltro della proposta di legge per l'aumento della indennità consiliare, uno dei Capigruppo ebbe persino a dire che, in questo caso, avrebbe presentato una proposta di legge per revocare anche la attuale inadeguata indennità consiliare.

Fa presente che, a parte i contatti preliminari a carattere personale, iniziatisi fin dal febbraio 1964, la questione, nei suoi termini concreti, venne esaminata la prima volta appunto nella seduta del 10 luglio 1964, convocata con la seguente lettera del Presidente del Consiglio:

Prot. n. 329 Aosta, 8 luglio 1964

OGGETTO: Convocazione dei Signori Consiglieri Capigruppo.

Ai Signori Capigruppo consiliari:

GERMANO - COLOMBO - FOSSON - DUJANY - BERTHET - PEDRINI - ALBANEY - MONTESANO

Le SS.LL. sono convocate per venerdì 10 corrente, ore 15, presso la sala delle riunioni della Presidenza dei Consiglio, per prendere in esame la proposta dell'On.le Giunta Regionale in merito all'eventuale aggiornamento delle indennità agli Amministratori.

Con distinti saluti.

IL PRESIDENTE

f.to: Avv. O. Marcoz

Il Consigliere Dujany dichiara che nella riunione del 10 luglio 1964, che rappresentava la fase conclusiva della questione, il Gruppo consiliare della D.C. ritenne opportuno di manifestare il suo dissenso sul problema.

Il Consigliere GERMANO osserva che il Consigliere Dujany non ha risposto alla precisa domanda fattagli dall'Assessore Fosson ("se sia vero, o non vero, che il Consigliere Dujany abbia fatto determinate proposte di aumento dell'indennità consiliare").

Si dichiara d'accordo con il Consigliere Montesano, il quale ha affermato che non sono state esercitate pressioni per l'aumento dell'indennità consiliare, in quanto, effettivamente, non si tratta di pressioni, ma si tratta, invece, di preliminari intese ed accordi unanimi per addivenire alla proposta di un adeguamento in aumento della indennità stessa, proposta sulla quale ha concordato fin dall'inizio anche il Consigliere Berthet, il quale ora si dichiara contrario.

Precisa che vi fu in merito l'accordo unanime sin dalla prima riunione dei Capigruppo, nel febbraio 1964, alla quale prese parte il Prof. Berthet, e che nella seconda riunione dei Capigruppo venne dato mandato ufficioso ai Consiglieri Dujany e Germano di arrivare ad un compromesso sulle varie proposte già formulate in ordine alla misura delle nuove indennità consiliari da proporre all'esame dei Capigruppo in una successiva riunione.

Riferisce che, in adempimento al mandato ricevuto, i due predetti Consiglieri avevano richiesto, tramite l'Assessore Regionale alle Finanze, informazioni precise in ordine alla misura delle indennità consiliari corrisposte attualmente nelle altre Regioni a Statuto speciale.

Fa presente che la Regione Trentino-Alto Adige ebbe a fornire una precisa risposta, allegando alla lettera copia di una legge regionale, che contempla per i Consiglieri Regionali anche norme in materia previdenziale, e comunicando che l'indennità mensile corrisposta ai Consiglieri della Regione è pari al 70% della indennità corrisposta ai Parlamentari dello Stato; il che, - egli precisa -, equivale a dire che un Consigliere percepisce Lire 350.000 al mese. Aggiunge che l'indennità è maggiore per gli Assessori e per i Presidenti del Consiglio e della Giunta.

Comunica che la Sicilia e la Sardegna risposero in un modo evasivo, tanto che fu necessario interpellare i Parlamentari comunisti della Regione, - e di questo il Consigliere Dujany era perfettamente al corrente -, per venire a conoscenza della misura delle indennità corrisposte ai Consiglieri di quelle due Regioni; informa che nella Sardegna l'indennità consiliare è pari all'80%, e nella Sicilia è pari al 100%, della indennità dei Parlamentari dello Stato e che sono maggiori le indennità corrisposte agli Assessori e ai Presidenti del Consiglio e della Giunta.

Quanto sopra, - egli osserva -, è opportuno conoscere, anche per sapere come stanno le cose in quelle Regioni, che sono rette da maggioranze democristiane.

Rileva che nella nostra Regione la situazione è assai diversa e che, da parte dei rappresentanti della Democrazia Cristiana e del Partito Liberale, si è insistito per ottenere che la misura dell'indennità ai Consiglieri fosse stabilita in Lire 100.000 mensili, senza alcuna pregiudiziale circa l'aumento delle indennità ai Presidenti dei Consiglio e della Giunta e agli Assessori.

Fa presente che la maggioranza aveva proposto in Lire 50 mila la misura dell'indennità per i Consiglieri, per cui il compito del Consigliere Germano consisteva appunto nel cercare di conciliare queste proposte contrastanti, tenuta presente la particolare situazione valdostana e preoccupandosi delle eventuali ripercussioni del provvedimento nell'ambiente locale.

Riferendosi quindi alla soprariportata lettera di convocazione dei Capigruppo per la riunione del 10 luglio, osserva che la proposta di adeguamento delle indennità di cui si tratta non era di iniziativa della Giunta, ma bensì dei Capigruppo, i quali avevano concretizzato nelle citate riunioni le loro proposte sulle quali la Giunta aveva concordato solo in parte, circa la misura dell'aumento delle indennità, ed aveva respinto la proposta per la retroattività del provvedimento da adottare, specie per quanto riguarda i membri della Giunta.

Osserva ancora che i rappresentanti della Democrazia Cristiana sostenevano la necessità di aumentare a L. 100.000 la misura dell'indennità mensile da corrispondere ai Consiglieri, giustamente osservando che si doveva rivalutare la funzione dei Consiglieri e renderli economicamente indipendenti per dare loro la possibilità di un efficace apporto di attività per l'Amministrazione Regionale.

Fa presente che tutto questo è stato sostenuto fino alla riunione del 10 luglio, nella quale venne concordato che, se la Giunta avesse accettato le proposte concordate dai Capigruppo in tale riunione, i Capigruppo stessi si sarebbero recati il 14 luglio presso il Presidente del Consiglio a sottoscrivere la proposta di provvedimento legislativo da sottoporre all'approvazione del Consiglio.

Senonché, - egli aggiunge -, il linguaggio dei rappresentanti del gruppo consiliare della Democrazia Cristiana subito dopo cambiò improvvisamente con il richiamo alla congiuntura economica italiana e alla austerità, e tale cambiamento improvviso di linguaggio è stato accompagnato da una intensa campagna di sfruttamento propagandistico e politico, con manifesti murali, volantini e con articoli sui giornali.

Rileva che per questa massiccia e dispendiosa propaganda, fatta con ogni mezzo e per speculazione politica, dalla Democrazia Cristiana, si trovano i mezzi finanziari e non conta più la austerità.

Dichiara che a questa preoccupazione, in relazione all'attuale sfavorevole congiuntura economica e alla esigenza di austerità, si potrebbe ancora credere se non venisse formulata dai banchi di certi gruppi politici i quali, ancora ultimamente, in campo nazionale, hanno dimostrato esattamente il contrario; fa presente che il Consiglio Regionale della nuova Regione a statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia, ove vi è una maggioranza democristiana, ha testé approvato una indennità mensile di Lire 200.000 per i Consiglieri regionali; ricorda poi la serie di scandali venuti alla luce negli ultimi 10 anni, - da quello dell'Aeroporto di Fiumicino a quello di Ippolito e a quello recente dei tabacchi -, in cui sono stati coinvolti uomini politici della Democrazia Cristiana, affermando che si tratta di capitolo che non fa onore al nostro Paese.

Ritiene che lo strano capovolgimento di posizione dei rappresentanti della Democrazia Cristiana valdostana sul problema in esame nei sia da attribuire solo a fini di demagogia politica, ma piuttosto ad una involuzione verso destra dei dirigenti democristiani valdostani. Dichiara, infatti, che le tesi ora sostenute dai Consiglieri della Democrazia Cristiana sono le tesi sostenute, in campo nazionale, dai fascisti e dai conservatori, i quali tendono a liquidare l'attuale Parlamento democratico per fare sorgere un nuovo Stato autoritario di ispirazione transalpina.

Ritiene quindi prive di fondamento le affermazioni del recente Congresso di Saint-Vincent secondo le quali il Partito della Democrazia Cristiana avrebbe cambiato completamente il proprio volto e si sarebbe rimesso su una strada democratica e autonomistica.

Conclude il suo intervento dichiarando quanto segue:

"La nostra posizione in materia è, invece, diversa.

Noi riteniamo indispensabile che tutti i rappresentanti elettivi chiamati a svolgere attività, in modo continuativo o meno, di direzione, di amministrazione, di controllo e di iniziativa legislativa, debbano essere messi nelle condizioni di operare.

Altrimenti, in Italia ritorneremmo al vecchio principio degli Stati conservatori, per cui a dirigere la cosa pubblica dovrebbero essere solo gli abbienti, coloro, cioè, che non hanno bisogno di indennità di sorta. E' comodo per determinate categorie di persone sostenere queste tesi.

D'altro canto, a noi è noto che le posizioni di austerità, che sembrano ispirare la campagna di alcuni giornali conservatori su questa questione, vengono spesse volte prese da certi gruppi economici e politici e da certi giornali che poi non si fanno alcuno scrupolo di favorire i più grandi evasori e speculatori nonché di giustificare le più vistose malversazioni del denaro pubblico.

Sappiamo che per fare sì che questa Giunta Regionale non si formasse sono state proposte molte cose e sono state promesse presidenze e centinaia di milioni da parte di chi oggi grida allo scandalo e all'austerità.

Sono cose, queste, che ad un certo momento bisogna dire.

Bisogna dire che questa campagna tesa a screditare e a denigrare la funzione dei politici da una parte e del Parlamento dall'altra è, in sostanza, una campagna che tende a screditare e ad esautorare le istanze elettive connesse al sistema democratico.

Si tratta proprio di questo, Consigliere Dujany!

In sede di Consiglio si sente affermare da parte di qualcuno di voi "il nostro Consiglio non deve degradarsi, non bisogna che ci insultiamo"; si vede che qualcuno di voi assume la posizione del buon senso, del buon padre di famiglia e afferma che il Consiglio deve essere un organo qualificato e rispettato, mentre poi si riempiono i giornali di calunnie, si riempiono i muri di manifesti con cui si insultano i Consiglieri regionali e si cerca di fare leva sulla più bassa speculazione di carattere qualunquista.

Queste sono cose che devono essere denunciate pubblicamente.

Noi auspichiamo che questa involuzione a destra della Democrazia Cristiana si arresti, perché il gruppo consiliare, - anche se il Consigliere Torrione dice di no, - il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana non era d'accordo su questa posizione.

Potremmo fare nomi e potremmo dire quello che è stato affermato: è intervenuta la Segretaria politica della Democrazia Cristiana ad assumere e a fare assumere questa posizione.

Noi auspichiamo che tutto questo si corregga e che le forze più sane si affermino ed abbiano il sopravvento, in modo che l'unico principio a guidare i lavori dei Consiglieri regionali non sia più quello ristretto, settario, contingente e legato all'interesse esclusivo e immediato del proprio Partito, ma sia il principio di lavorare e di operare nell'interesse e per il bene della Valle d'Aosta, mettendo anche qualche volta da parte l'interesse immediato del proprio Partito".

Il Consigliere TORRIONE dichiara quanto segue:

"Signori Consiglieri - è vero che in Italia si verificano degli scandali ed è vero che, purtroppo, gli scandali sono quasi all'ordine del giorno, ma è anche vero che questi scandali vengono alla luce del sole, perché il nostro Stato si regge su principi democratici, su quei principi democratici che ci siamo conquistati attraverso una lotta dura e cruenta che è costata sacrifici, lacrime e sangue.

Nel paese del Bengodi, nella Russia Sovietica, ci sono voluti 40 anni perché si potesse rendere edotta una popolazione dei misfatti perpetrati da quella specie di satrapo che era Stalin. E questi misfatti sono venuti alla luce in quanto, ad un certo momento, qualcuno si è alzato, ha girato un interruttore e si è aperta la cataratta: Stalin non è più il "Piccolo Padre", Stalin è un assassino, Stalin è un ladro.

Da quella parte, sui giornali, non si legge quotidianamente che qualche scandalo è venuto alla luce del sole, perché gli scandali vengono alla luce del sole solo quando fa comodo alle somme gerarchie per silurare, impiccare o mandare in Siberia qualcuno che non è più simpatico per motivi tutti particolari.

Comunque, per venire al tema in oggetto, mi pare che dalle discussioni finora fatte, due elementi appaiono chiari: il primo è la volontà da parte dei comunisti, dei socialisti e dell'Union Valdôtaine di aumentare le prebende dei Consiglieri, degli Assessori e dei Presidenti del Consiglio e della Giunta, volontà a cui fa riscontro la precisa volontà della Democrazia Cristiana di mantenersi sui vecchi livelli e di non dare corso a questi aumenti.

Il secondo ed inequivocabile elemento è l'imbarazzo che scaturisce in questa maggioranza.

E la prova dell'imbarazzo la si ha nel fatto che, per giustificare questa presa di posizione, si ricorre a quelli che erano stati i "pourparlers" in sede di riunioni dei Capigruppo, dimenticando che l'organo deliberante supremo della nostra Regione è il Consiglio, per cui solo quello che delibera il Consiglio, -a parte quelle che sono le particolari competenze della Giunta e del suo Presidente -, ha valore definitivo, mentre tutto quello che viene fatto al di fuori del Consiglio costituisce un "iter", costituisce un sondaggio, che non ha alcun valore deliberante.

Per cui, anche ammesso per assurdo, il che io nego, - che ci siano stati impegni da parte dei nostri Capigruppo, quegli impegni non possono avere alcun valore deliberante e alcun valore vincolante perché, ripeto, organo deliberante in questo caso è solo il Consiglio Regionale.

D'altronde, fino dal 13 luglio di questo mese, i Capigruppo della Democrazia Cristiana hanno fatto pervenire alla Presidenza del Consiglio una lettera in cui dichiaravano, per iscritto, di essere contrari a questi aumenti.

L'avviso di convocazione del Consiglio reca la data del 16 luglio; quindi, è successivo.

Pertanto, la volontà di aumentare le prebende è emersa pacifica, forte, consistente, anche quando era emerso chiaramente che la Democrazia Cristiana, o meglio i Consiglieri della Democrazia Cristiana, non intendevano prestarsi a questo giochetto di aumento di emolumenti.

Torno a dire che quanto venne detto in sede di riunione dei Capigruppo non ha alcun valore; e questo lo dimostra la mozione presentata opportunamente dal Consigliere Liberale Pedrini, il quale chiede che in una prossima seduta si stabiliscano quali sono i poteri dei Capigruppo, in quanto né il nostro Statuto, né i nostri regolamenti stabiliscono quali sono detti poteri. Pertanto, da nessuno strumento che abbia valore legislativo o regolamentare è sancito il principio che i Capigruppo abbiano il potere di impegnare i loro gruppi.

Del resto, affinché questo potesse avvenire, sarebbe stato necessario che i Capigruppo fossero stati convocati e che fossero già a conoscenza dell'ordine del giorno. Ma a ciò noi, comunque, ci opporremo, perché i Capigruppo sono e devono essere soltanto l'espressione dei gruppi e, quindi, possono manifestare il loro proprio punto di vista solo dopo aver sentito e consultato i loro gruppi.

Pertanto, quando ci sono state delle trattative con il Prof. Berthet e con il Dr. Dujany, essi giustamente avevano esposto il loro punto di vista personale, riservandosi di riferire al proprio gruppo, onde poter dare una riposta definitiva.

Ma anche se, in una prossima seduta di questo Consiglio, si decidesse di dare ai Capigruppo un qualche potere diverso e superiore a quello che oggi non hanno, rimanga chiaro che noi ci opporremo sempre a che i Capigruppo si pronuncino senza prima aver sentito i rispettivi gruppi, in quanto non possiamo permettere che il potere del Consiglio si trasferisca da questa Assemblea a poche persone.

Nel nostro gruppo non esistono caporali, siamo tutti Consiglieri; quindi non siamo soggetti all'indirizzo di Tizio, né all'indirizzo di Caio, ma la volontà viene formata collegialmente dalle nostre decisioni.

D'altronde, abbiamo esposto il motivo del nostro dissenso all'aumento di queste prebende e non ci si venga a fare il discorso della Sicilia, del Trentino-Alto Adige, della Sardegna e della nuova Regione a Statuto Speciale del Friuli-Venezia Giulia. Si tratta di Regioni che hanno ben altro bilancio e che non hanno subito i "crolli delle terre" che abbiamo subito noi, rimettendoci anche le penne, attraverso l'infausta gestione della questione ENEL.

La Valle d'Aosta oggi si trova ad un bivio.

Quando prima accennavo al fatto che stiamo per essere portati in miseria si sorrideva, ma io voglio solo citare alcuni fatti. Voglio ricordare il sabotaggio subdolo fatto all'autostrada Quincinetto-Aosta, di cui oggi si avvertono le conseguenze; il sabotaggio fatto a quella legge urbanistica che si diceva di volere, ma che si è impostata in modo tale che anche i bambini avevano capito che sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale.

Mi riferisco alla mancata industrializzazione dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo, attività che ancora oggi in Valle d' Aosta si svolgono con dei sistemi che non sono più consoni ad una Regione come la Valle di Aosta.

Si è poi affermato che, con il non permettere l'aumento delle indennità ai Consiglieri, si tende ad una involuzione destrorsa, in quanto non si permetterebbe ai Consiglieri non abbienti di fare i Consiglieri.

Ebbene, non voglio accennare a quello che avviene nel campo degli Assessori e dei Presidenti; mi permetto soltanto di dire che l'attività che svolgono i Consiglieri regionali non è tale da non consentire di lavorare.

D'altronde, quando siamo stati eletti Consiglieri, siamo stati eletti sapendo quello che ci spettava, sapendo che ci spettava un indennizzo di 25 mila lire mensili, che è più che sufficiente.

Io ritengo che fare il Consigliere regionale della Valle d'Aosta sia un onore e che non possiamo declassare tutti i Consiglieri a fare della politica un mestiere".

Il Vice Presidente, STRAZZA, osserva che il Consigliere Torrione ha affermato che nel gruppo della Democrazia Cristiana non vi sono capi, ma ogni decisione viene assunta in base alla volontà dei singoli Consiglieri; dichiara che tale affermazione non si concilia molto con le opinioni più volte manifestategli sull'argomento in esame dal Consigliere Mappelli, il quale ebbe più volte a chiedergli se non riteneva giusto aumentare la misura della indennità consiliare.

Aggiunge che simile opinione favorevole all'aumento dell'indennità consiliare gli è stata esposta non dal solo Consigliere Mappelli, ma anche da vari altri Consiglieri democristiani, per cui si chiede come i medesimi si comporteranno nella votazione del disegno di legge in discussione.

Dichiara che vi è un buon numero di Consiglieri che è favorevole all'adeguamento della indennità consiliare perché desiderano operare meglio e avere la possibilità di visitare le varie località della Valle per rendersi conto di persona e per discutere delle necessità con gli elettori.

Il Consigliere MAPPELLI contesta le affermazioni fatte dal Consigliere Strazza sulla reale portata dei reciproci scambi di vedute intercorsi sulla questione dell'adeguamento della indennità consiliare.

Riferisce che, in occasione di un colloquio avuto poco tempo addietro con un Assessore regionale, -il quale lo aveva, tra l'altro, interpellato in merito all'argomento in esame, con invito a fare proposte di aumento dell'indennità consiliare, - ebbe a rispondergli che non solo non era d'accordo sull'aumento della indennità di cui si tratta, ma che era dell'avviso che sarebbe stato opportuno che i Consiglieri svolgessero gratuitamente il loro mandato.

Osserva, d'altra parte, che tutte le volte che ha dovuto formulare qualche richiesta l'ha sempre fatto ufficialmente, per iscritto o a parole, in sede di adunanza consiliare o in sede della Commissione consiliare permanente di studio di cui fa parte.

Afferma che sulla proposta in esame, presentata dalla maggioranza consiliare, non rimane che passare ai voti, in modo che ognuno possa assumere le proprie responsabilità; conclude, dichiarando che i Consiglieri della Democrazia Cristiana voteranno contro la proposta di aumento delle indennità agli Amministratori regionali.

Il Consigliere TORRIONE riconosce che la dichiarazione fatta dal Consigliere Strazza è la più sincera tra quelle udite durante la discussione dell'argomento in esame, in quanto il medesimo ammette chiaramente la necessità che si addivenga all'adeguamento delle indennità consiliari. Osserva, quindi, che tale necessità non è legata ai presunti impegni che avrebbero assunto i Consiglieri Dujany e Berthet in sede di riunione dei Capigruppo, ma al fatto che si richiede ai Consiglieri di svolgere una determinata attività politica che, evidentemente, viene fatta nell'interesse e sotto la bandiera di un partito, per cui si risolve in una attività di propaganda di partito e di propaganda elettorale.

Al che, - egli conclude, - è facile obiettare che le spese riguardanti le questioni di interesse dei Partiti debbono gravare sui bilanci dei partiti e non debbono essere addossate all'erario pubblico.

Il. Consigliere BORDON dichiara che la questione in esame, che senza dubbio si presta alla polemica, dovrebbe essere affrontata con buon senso e tralasciando di dare credito a tutte quelle dicerie e polemiche che sono state ripetute nel corso della presente discussione.

Ritiene che i rappresentanti del Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana non abbiano potuto assumere fin dall'inizio gli impegni che sono stati loro attribuiti, per il semplice fatto che il Gruppo consiliare della D.C. intende discutere ed esaminare collegialmente i problemi prima di dare un qualche mandato specifico ai suoi rappresentanti.

Rileva che rappresentare un gruppo consiliare composto di 13 Consiglieri non è semplice come rappresentare un Gruppo consiliare formato da un solo Consigliere, poiché sorgono delle varie difficoltà di carattere organizzativo, per le riunioni di gruppo; per cui non deve stupire se, ad un dato momento, un Consigliere abbia espresso un proprio parere personale favorevole su un determinato provvedimento, parere che ha poi dovuto riesaminare in sede di riunione collegiale di gruppo, ricredendosi circa l'opportunità del provvedimento.

Contesta l'affermazione fatta dal Consigliere Strazza in merito alla necessità del proposto provvedimento e dichiara che i Consiglieri regionali che si sono succeduti nelle varie legislature hanno sempre compiuto il loro dovere, a prescindere dalla misura dell'indennità consiliare loro corrisposta; non esclude, peraltro, che questo possa anche essere avvenuto con sacrifici personali in vari casi.

Dichiara che non si tratta di discutere dell'eventuale misura dell'aumento delle indennità ai Consiglieri regionali, quanto della opportunità di approvare ora questo aumento; conferma che la minoranza ritiene che si debba rinviare ad altra epoca l'esame del problema e che, se si vuole proprio decidere oggi, si passi alla votazione e ciascuno assuma la responsabilità del proprio voto favorevole o contrario.

Osserva che, pertanto, non è necessario polemizzare o fare riferimenti a fatti o a questioni di interesse nazionale, in quanto si sta trattando ora di un problema di interesse regionale che, come tale, deve essere esaminato dal Consiglio.

Il Consigliere GERMANO osserva che anche la Democrazia Cristiana sostiene, sul suo organo ufficiale di stampa, che è necessario adeguare le indennità ai Consiglieri regionali; dichiara quindi che la differenza sostanziale tra le proposte dei rappresentanti della maggioranza consiliare e quella dei rappresentanti del gruppo consiliare della D.C. consiste solo nel fatto che da parte dei rappresentanti dei Consiglieri democristiani si richiedeva un maggior aumento della indennità consiliare, mentre ora, in adunanza di Consiglio, la minoranza si presenta come contraria all'aumento della indennità consiliare.

Di fronte alla situazione creatasi, dichiara di non essere in grado di capire come i Consiglieri democristiani procedono alla elezione dei loro Capigruppo.

Ritiene che la discussione finora svoltasi in sede di adunanza consiliare sull'argomento in oggetto sia stata molto utile, perché ha permesso di chiarire determinate posizioni, riportando alla luce quella verità che è stata travisata fuori dall'aula consiliare.

Passando ad esaminare nel merito la proposta di aumento della indennità consiliare, osserva che la necessità di un adeguamento dell'indennità balza evidente dalla semplice considerazione che la misura dell'indennità stessa è rimasta invariata dal 1956 ad oggi; aggiunge che, se si fossero accolte le proposte della Giunta Regionale, che aveva suggerito di fissare in L. 50.000 l'indennità consiliare, forse non sarebbe sorta alcuna complicazione.

Dichiara che, se i Consiglieri della Democrazia Cristiana sono disposti a riprendere la discussione sull'argomento per giungere ad una soluzione che possa ottenere l'unanimità dei consensi, anche la maggioranza è disposta a modificare le proposte nel senso di ridurre la misura dell'aumento dell'indennità consiliare; rileva che su un simile delicato argomento, quale è quello dell'indennità consiliare, non dovrebbero essere fatte delle speculazioni politiche.

Conclude dichiarando quanto segue: "Noi siamo nella posizione che il Consigliere Torrione sa e siccome si fanno dei nomi, bisogna fare anche quello del Consigliere Torrione il quale, interpellato da Dujany, se fosse d'accordo sugli aumenti o no, ha risposto di essere d'accordo a condizione che i Consiglieri del suo Gruppo facessero tutti come i comunisti, cioè che versassero una parte della indennità al Partito. Lo stesso Consigliere Torrione ha detto questo.

Quindi, vedete, bisogna certe verità dei fatti ristabilirle, non per fare della polemica o per degradare la discussione o così via, ma per dire le cose come stanno".

Il Consigliere BORDON osserva che il Consigliere Germano accusa i Consiglieri della Democrazia Cristiana di aver fatto della polemica e di aver dato al problema una impostazione politica a fine di speculazione politica; invita, quindi, la maggioranza a votare contro le proposte in esame per evitare ogni possibilità di speculazione politica da parte della minoranza.

Il Consigliere BIONAZ chiede al Presidente del Consiglio di precisare la data in cui gli è pervenuta la lettera con la quale i rappresentanti del gruppo consiliare della Democrazia Cristiana manifestavano il loro disaccordo sulla proposta di adeguamento delle indennità consiliari.

Il Presidente, MARCOZ, dichiara che detta lettera, recante la data del 13 luglio, è pervenuta alla Presidenza del Consiglio quasi certamente nella stessa giornata o, al massimo, il 14 luglio.

Il Consigliere BIONAZ osserva che, in seguito a tale lettera, si sarebbe potuto non includere l'argomento in oggetto nell'ordine del giorno della presente adunanza consiliare.

Il Presidente, MARCOZ, osserva che non era possibile escludere dall'ordine del giorno l'argomento di cui si tratta perché una lettera della Democrazia Cristiana non poteva paralizzare l'azione dei Capigruppo consiliari che avevano presentato un disegno di legge.

Il Consigliere BIONAZ dichiara che, in questa sede, non è sindacabile l'operato degli Organi direttivi di un Partito politico, in quanto, nel suo interno, un Partito è libero di assumere le decisioni che ritiene più opportune.

Osserva che, ad avvenuta ricezione della lettera con la quale i rappresentanti del gruppo della Democrazia Cristiana si dichiaravano contrari alla proposta di aumento della indennità consiliare, si sarebbe ancora potuto evitare di includere nell'ordine del giorno della seduta la proposta in esame, anche eventualmente convocando d'urgenza i Capigruppo degli altri Partiti rappresentati in seno al Consiglio, per comunicare loro il tenore della risposta della D.C. ed esaminare l'opportunità di soprassedere alla proposta.

Dichiara, pertanto, che da un punto di vista procedurale, la condotta del gruppo consiliare della D.C. è stata corretta, per cui non vi è alcun motivo per addossare colpe a questo o a quel rappresentante della Democrazia Cristiana.

Osserva ancora che la Commissione formata dai Capigruppo consiliari non ha alcun potere deliberante, per cui ritiene superflua la polemica che si intende fare sui preliminari scambi di vedute intervenuti in sede di tale Commissione.

Ribadisce che il suo gruppo è contrario alla proposta oggetto della discussione, per cui la proposta stessa potrà essere approvata a maggioranza di voti e non ad unanimità di voti favorevoli.

Ritiene non opportuno che, in questa sede, sia sindacato l'operato dei Partiti politici.

Il Presidente, MARCOZ, considerato che il Consigliere Bionaz ha di nuovo accennato alla questione del veto del Segretario della locale Democrazia Cristiana, dichiara quanto segue:

"Il Consigliere Dujany aveva detto in precedenza, molto bene, che il Consiglio Regionale è sovrano; però io torno a dire che se il Consiglio, di fronte al veto del Segretario di un Partito, dovesse recedere da quello che è un suo orientamento, il Consiglio non sarebbe più sovrano.

Vi dirò, a titolo confidenziale, che quel Signore, che voi affermate essere un gran dittatore, - per essere chiaro si tratta dell'Avvocato Caveri -, durante il periodo della mia permanenza alla Presidenza della Giunta non ha mai posto alcun veto contro gli orientamenti generali della maggioranza consiliare.

Abbiamo avuto le nostre divergenze, come voi avrete anche potuto capire, abbiamo avuto delle discussioni, abbiamo avuto dei contrasti; però di veti, durante la mia permanenza alla Presidenza della Giunta, non ne sono mai stati posti.

Questo ritengo di dover dire, incidentalmente, per salvaguardare l'onore del Consiglio.

Adesso permettete che io entri un po' nell'argomento dell'aggiornamento delle indennità agli Amministratori regionali, aggiornamento che è oggetto di polemica; io avrei voluto che non lo fosse, come ben auspicava Lei, Consigliere Bordon. Avrei voluto che non fosse oggetto né di polemica, né di speculazione, ma purtroppo lo è diventato, per scopi che ovviamente esulano dall'ambito amministrativo, entro i cui limiti il problema stesso dovrebbe restare circoscritto; perciò desidero fare delle precisazioni e delle considerazioni.

Una precisazione che si impone per prima è questa: se vi è un problema che è stato esaminato e discusso dai Signori Consiglieri Capigruppo e sul quale tutti si erano dichiarati d'accordo, - e non parlo di pressioni, come già qualcuno opportunamente ha rettificato, perché, in effetti, non si è verificata alcuna pressione -, è proprio il problema che riguarda l'adeguamento delle indennità agli Amministratori regionali.

Se ne parlò la prima volta nella riunione dei Capigruppo avvenuta nel mese di febbraio del 1964, indetta per determinare le modalità per la celebrazione annuale dell'autonomia e tutti avevano espresso il parere che fosse necessario risolvere questo problema.

Soltanto in un secondo tempo vi sono stati dei cambiamenti radicali di rotta da parte di alcuni Capigruppo e, precisamente, da parte dei Consiglieri Prof. Berthet e Dott. Dujany, per motivi che non interessano, ma che si possono facilmente comprendere.

La migliore dimostrazione di quanto io vado dicendo sta nel fatto che, allorquando la Giunta Regionale comunicava, tramite l'Assessore Fosson, ai Capigruppo convocati in riunione (si tratta della riunione dei Capigruppo che ha preceduto quella del 10 luglio) che sarebbe stata disposta ad accogliere solo parzialmente le richieste di aumento delle indennità formulate dai Capigruppo, ci furono alcuni Capigruppo,- per essere precisi il Consigliere Dr. Dujany, il Consigliere Prof. Berthet ed il Consigliere Comm. Pedrini -, che suggerirono una maggiorazione dell'indennità e proposero cifre superiori a quelle proposte dalla Giunta Regionale.

Queste cose sono state già riferite in modo dettagliato dall'Assessore Fosson, per cui non entro più io stesso nei dettagli; devo però dire come in complesso si è svolta la questione e lo devo dire non già per essere uomo di parte, accusa che Lei, Consigliere Dujany, può sempre rivolgermi, ma solo per inquadrare il problema.

Non avrei voluto parlare di questo argomento sul quale, Voi capite, ci sentiamo tutti a disagio perché, trattandosi di interessi nostri, sembrerebbe quasi che si parli a difesa di interessi personali; ma dobbiamo, però, dire le cose come sono.

E' qui necessario, a scanso di ogni equivoco, fare un'altra precisazione.

Nella mia lettera in data 8 luglio di convocazione dei Consiglieri Capigruppo, lettera che è stata letta da alcuni di Voi, io ho indicato come ordine del giorno da discutere l'esame delle proposte della Giunta Regionale per un eventuale aggiornamento delle indennità agli Amministratori, senza però parlare di iniziative né di intenzioni della Giunta.

Ora vi dico subito che, non pensando che ogni mio scritto potesse prestarsi a speculazione di parte, non mi sono espresso, in quella lettera, con la necessaria precisione di linguaggio, anche perché allora si trattava di un problema che sembrava destinato ad andare in porto.

In tale lettera avrei forse dovuto dire, più esattamente, che si trattava di esaminare le contro proposte della Giunta, perché questa è la realtà dei fatti, dal momento che le prime proposte di aumento dell'indennità in questione non sono della Giunta Regionale, come già dissi, ma sono state avanzate da tutti i Capigruppo consiliari.

Nel rispondere alla mia lettera in data 8 luglio, i Signori Capigruppo della Democrazia Cristiana, Consiglieri Prof. Berthet e Dr. Dujany, così si esprimono nella lettera in data 15 luglio: "A la suite de Votre lettre du 8 juillet 1964, adressée à tous les Chefs de Groupe et dans laquelle Vous annoncez les intentions de la Junte de réviser les indemnités des Administrateurs..." viene ingenerata, così, nei lettori ignari dei precedenti della questione la erronea convinzione che l'iniziativa dell'aggiornamento dell'indennità consiliare sia partita dalla Giunta, sottacendosi di tutte le precedenti discussioni e trattative intervenute nelle riunioni dei Capigruppo, nelle quali riunioni è emersa la unanime volontà di tutti quei Signori di procedere all'aumento dell'indennità in questione.

Queste cose è bene che siano note a tutti e the si sappiano, al fine di ristabilire la verità.

Ed ora consentitemi qualche osservazione sul merito di questo problema, perché abbiamo finito quasi per non sfiorarlo questo merito.

Il Consigliere Germano si è dilungato su alcuni motivi, ma si tratta di motivi opposti; invece il Consigliere Strazza ha fatto un breve cenno ai motivi del provvedimento.

In tutti i Gruppi ci sono stati, e forse ci saranno ancora, dei Consiglieri che, per un senso di scrupolo e per evitare commenti contrari da parte della opinione pubblica, - la quale opinione pubblica, diciamolo tra parentesi, ha un valore solo se è spontanea e non viene mobilitata artificiosamente,- ci sono stati dei Consiglieri, dicevo, che avevano delle perplessità e delle riserve in ordine all'adeguamento di cui si discute; e questo va a loro titolo d'onore, poiché la sensibilità non è monopolio esclusivo di una sola formazione politica.

Io osservo, però, che con gli scrupoli di alcuni non si possono risolvere i problemi che interessano i più, che sono sentiti e sollecitati dai più.

Noi dobbiamo quindi, a mio modesto avviso, guardare obiettivamente al problema in esame, per risolverlo in modo e misura equi, senza esagerazioni, né in un senso né in un altro, per quanto attiene all'ammontare delle indennità.

E aggiungo ancora che l'esigenza di una amministrazione oculata ed improntata alla più rigida economia è certamente sentita da tutti, ma per soddisfare a questa esigenza non che ci dobbiamo ridurre al punto di negare un'equa indennità agli Amministratori.

Noi rispetteremo, tutti insieme, il criterio della economia e con risultati ben maggiori di quello che potrebbe essere il risparmio che si otterrebbe da un mancato aggiornamento delle indennità di cui si tratta, se sapremo amministrare con parsimonia le ingenti somme del bilancio regionale, - per quanto il Consigliere Torrione parli di miseria -, consacrando tutti insieme il meglio delle nostre energie alla pubblica Amministrazione, con quella maggiore sensibilità che potrà derivare agli Amministratori pubblici allorquando non abbiano più a soffrire troppo disagio per la propria situazione economica personale, in relazione al tempo che sottraggono alle loro ordinarie occupazioni.

Penso di dover richiamare l'attenzione dell'On.le Consiglio, ed in particolare dei suoi Capigruppo dissenzienti, sulla stranissima e paradossale situazione che verrà posta in essere se ci sarà il mancato accordo di un Gruppo di Consiglieri su questo problema.

E' innegabile che si verificherà in pratica, - malgrado si tenti di ammantare l'opposizione al provvedimento con apparenti veli di scrupolo, di sensibilità, di sacrificio e di abnegazione, - una situazione di falso puritanesimo e di falso moralismo; poiché, approvato che sia l'adeguamento dei compensi, tutti verrebbero a beneficiare di questo adeguamento, anche coloro che formalmente lo hanno avversato.

La cosa sarà ancora più immorale, - è bene dirlo subito,- se qualcuno avesse la riserva mentale di innestare su questo provvedimento una qualsiasi speculazione, come una certa stampa già cerca di fare, tentando di fare apparire che vi sono due categorie di Amministratori: da un lato i puri e gli altruisti e dall'altro i disonesti e gli egoisti.

A questo punto, Signori Consiglieri, sento il dovere di riferirvi un episodio che fa onore a tutti noi, a tutti Voi, da quando esiste l'autonomia.

Un giorno, in Via De Tillier, mi incontrai con un funzionario che già faceva parte del Comitato di Coordinamento per la Valle d'Aosta, un funzionario dello Stato, il quale chiacchierando, mi fece questa confidenza: "Prima di tutto, disse, la Valle d'Aosta rinasce, e questo è un fatto per voi positivo; ma vi è un'altra cosa che Voi Consiglieri della Valle d'Aosta potere ascrivere a vostra lode, e, precisamente, che in Valle d'Aosta, dall'inizio della autonomia, non sono mai successi scandali, legati a gente che, direttamente o indirettamente, abbia tratto profitto dalla carica di Amministratore regionale".

Ecco, sono queste le cose su cui Voi dovreste meditare.

Ho creduto opportuno e necessario formulare queste precisazioni, facendomi anche forte del fatto che né il Presidente del Consiglio, né il Presidente della Giunta, - il quale anzi volle ridurre l'aumento che per lui era stato proposto -, né altri membri della Giunta non hanno mai promosso iniziative di adeguamento delle indennità in questione, ma si sono soltanto adeguati a richieste altrui.

Quanto Vi dico è tanto vero che in quattro anni e mezzo della mia presenza alla Presidenza della Giunta, sebbene il problema sia stato adombrato, - perché è stato adombrato in quanto la misura delle indennità risaliva al 1957 -, vi ho sempre soprasseduto, occupati come eravamo a risolvere i problemi dei nostri amministrati, prima dei problemi economici che riguardavano noi Amministratori.

Prima di chiudere questo mio breve intervento, colgo l'occasione per denunciare al Consiglio che, nella trattazione sia di questo problema dell'adeguamento delle indennità, sia di altri problemi amministrativi, nelle riunioni dei Capigruppo è emerso un grave inconveniente e, di conseguenza, anche la necessità di porvi rimedio.

Si è verificato, a più riprese, che Consiglieri Capigruppo, dopo aver assicurato il loro consenso a certe soluzioni di determinati problemi, hanno in una successiva riunione revocato questo consenso, modificando completamente le loro opinioni, rendendo così inutile e del tutto infruttuoso il lavoro di precedenti sedute e giustificando il loro orientamento con il dire che il loro Gruppo o la Direzione del loro Movimento politico non era d'accordo con l'impostazione o con gli orientamenti prima concordati da tutti.

A queste condizioni viene frustrata la possibilità di un qualsiasi dialogo costruttivo. A proposito di dialogo costruttivo, dal momento che il Consigliere Torrione ha espresso una strana opinione affermando di non essere favorevole all'aumento delle indennità consiliari perché detto aumento avrebbe lo scopo di consentire a tutti i Consiglieri di svolgere una attività politica di partito, io torno a dire che l'amministrazione l'ho sempre concepita in modo costruttivo, nel senso che una equa indennità ai Consiglieri dovrebbe consentire ai Consiglieri stessi di essere vicini agli Amministratori nei problemi amministrativi, non per fare propaganda di partito.

Ma noi vedremmo di buon occhio che Voi giraste un po' la Valle, - come qualcuno di Voi già fa, del resto, - sorvegliaste le strade, sorvegliaste i lavori, sentiste le lamentele e ne riferiste al Presidente della Giunta!

E questo non lo diciamo solo per i Consiglieri della maggioranza, lo diciamo per tutti i Consiglieri, perché Voi, qui, siete dei Consiglieri regionali e, nel campo e nell'ambito amministrativo, effettivamente questa è la vostra opera.

Colgo, insomma, l'occasione per precisare un po' qual'è il nostro orientamento che ci induce ad apportare questi miglioramenti alla indennità consiliare.

Quindi penso che, - se non si vuole paralizzare l'attività che la Commissione composta di tutti i Capigruppo potrebbe proficuamente svolgere per determinati problemi indicati dal Consiglio o dalla Giunta, - sia necessario stabilire in modo chiaro che i Capigruppo partecipanti ad una riunione sentano il dovere di assumere delle decisioni che responsabilmente possano impegnare il proprio Gruppo, dal quale debbono preventivamente farsi rilasciare un mandato preciso, un mandato che li munisca di un potere decisionale, non più revocabile sotto l'influsso di pressioni o di interventi esterni.

Aggiungo, che naturalmente, tenendo conto di quanto suggerito dal Consigliere Prof. Montesano, - il che è cosa assai evidente, quando si tratterà di problemi di iniziativa della Presidenza del Consiglio o della Giunta, io avrò cura di trasmettere una piccola relazione per illustrare brevemente il problema che si intende discutere.

Ma per questo problema specifico, torno a dirvelo, eravate Voi i promotori e i pro ponenti, io Vi ho riuniti perché trovaste il modo di concretare un accordo.

Non si poteva da me attendere una relazione su questo problema perché l'iniziativa non è partita dalla Giunta Regionale, io questo lo debbo riconoscere. Non sono qui in veste di difensore di nessuno, perché se il Presidente della Giunta, Caveri, mi avesse detto, nello scorso mese di febbraio, che intendeva proporre l'aumento delle indennità, io oggi lo riferirei al Consiglio.

Ma questo il Presidente Caveri non me lo ha mai detto ed io, per la verità, devo dire le cose come sono".

Il Consigliere BORDON, riferendosi a quanto sopra dichiarato dal Presidente, Marcoz, ritiene di dover formulare alcune osservazioni.

Anzitutto, respinge l'impostazione data alla questione dell'intervento del Segretario della Democrazia Cristiana nel problema in esame.

Dichiara, quindi, di non aver mai sostenuto che, per la questione in esame, nel Partito della Democrazia Cristiana vi sia una maggiore sensibilità che negli altri Partiti, ma semplicemente che, ad un certo momento, determinate persone hanno ritenuto opportuno di riesaminare il problema della indennità consiliare, per un adeguamento, senza fare colpa di ciò ad alcuno, e tanto meno al Presidente della Giunta Caveri, al quale bisogna dare atto che non era d'accordo sulla proposta di adeguamento delle indennità degli Amministratori regionali.

Ritiene che la discussione su detta questione sia stata impostata male, in quanto non si tratta di una lotta fra chi vuole l'adeguamento e chi non lo vuole, ma piuttosto di un diverso orientamento di principio. Osserva, infatti, che, contrariamente alle conclusioni a cui sono giunti altri Gruppi consiliari, dopo attento esame della questione, il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana ha ritenuto che questo non fosse il momento opportuno per procedere a detto adeguamento; precisa di essere stato, personalmente, contrario anche alla misura dell'aumento proposto.

Dichiara che le misure delle indennità finora corrisposte agli Amministratori regionali sono inadeguate, per cui non sempre si riesce a coprire le spese che gli Amministratori stessi devono sostenere nell'adempimento delle loro funzioni; ritiene, in proposito, di dover riconoscere e dare atto che il Presidente della Giunta, Caveri, ha nel passato ricoperto, per lunghi anni, la carica di Presidente della Giunta con una indennità veramente inadeguata.

Dichiara di aver affermato quanto sopra non certo per fare le lodi del Presidente Caveri, al cui operato ha anche formulato, quando necessario, le critiche del caso, ma semplicemente per dimostrare che i Consiglieri della minoranza non intendono denigrare alcuno, né intendono dare al problema in esame una impostazione politica.

Ribadisce che i Consiglieri del suo Gruppo intendono esaminare il problema stesso con tranquillità, perché ritengono che, così come è impostato e in questo momento, non vada bene.

Respinge, infine, l'accusa di falso puritanesimo formulata dal Presidente del Consiglio nei riguardi dei Consiglieri di minoranza i quali, pur non approvando la proposta in discussione, verrebbero tuttavia a fruire dei relativi benefici; osserva che, come per tutti gli altri provvedimenti approvati dal Consiglio, anche per il provvedimento in esame, è la maggioranza consiliare che impegna la minoranza.

Il Consigliere BIONAZ dichiara che la Democrazia Cristiana non ha posto alcun veto al proprio Gruppo consiliare circa l'approvazione del disegno di legge in discussione.

Allo scopo di togliere ogni dubbio in proposito, ritiene opportuno dare lettura della seguente lettera inviata in data 13 luglio 1964 dalla Democrazia Cristiana al Presidente del Consiglio Regionale:

DEMOCRAZIA CRISTIANA

Comitato Regionale Valdostano

Aosta, le 13 juillet 1964

Viale Stazione, 5

n. 1187 di prot.

Monsieur le Président

du Conseil Régional

AOSTE

Monsieur le Président,

à la suite de Votre lettre du 8 juillet 1964, adressée à tous les Chefs de groupe, et dans laquelle Vous annoncez l'intention de la Junte de réviser les indemnités aux Administrateurs régionaux, après avoir consulté les Conseilleur de notre groupe et la Direction du parti, nous sommes à même de Vous comuniquer ce qui suit:

Les Conseillers de la Démocratie Chrétienne, tout en se rendant parfaitement compte des graves sacrifices que la charge de Conseillers impose à tous les Administrateurs régionaux, ne croient pas qu'il soit nécessaire d'augmenter l'indemnité dont ils jouissent actuellement.

Nous pensons en effet que la situation économique difficile que le Pays traverse en ce moment devrait imposer aux Administrations locales une rigide économie, et partant, ce sont les Administrateurs qui doivent le bon exemple les premiers.

Veuillez agréer, Monsieur le Président, l'expression de nos sentiments les plus distingués.

Pour le Groupe de la Démocratie Chrétienne

Signés: Aimé Berthet César Dujany

Osserva che, dalla soprariportata lettera, appaiono evidenti due cose: prima di tutto, che la decisione comunicata con tale lettera risulta assunta di comune accordo tra i Consiglieri regionali della Democrazia Cristiana e la Direzione del loro Partito, per cui non vi è stata alcuna imposizione da parte della Direzione stessa; in secondo luogo, che il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana, in questa sua veste specifica, ha discusso ed ha espresso il suo parere in merito alla questione in oggetto sulla base del disegno di legge trasmesso in allegato alla seguente lettera di convocazione, inviata dal Presidente del Consiglio al Consigliere Dujany:

Prot. n. 329

Aosta, 8 luglio 1964

OGGETTO: Convocazione dei Signori Consiglieri Capigruppo.

Ai Sigg. Capigruppo Consiliari: Germano - Colombo Fosson - Dujany - Berthet - Pedrini - Albaney - Montesano

Le SS.LL. sono convocate per venerdì 10 corrente, ore 15, presso la Sala delle riunioni della Presidenza del Consiglio, per prendere in esame la proposta dell'On.le Giunta Regionale in merito all'eventuale aggiornamento della indennità agli Amministratori.

Con distinti saluti.

Il Presidente

F.to Avv. Oreste Marcoz

Il Presidente, MARCOZ, osserva che il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana non poteva essere all'oscuro di tutte le discussioni e proposte formulate dai Consiglieri Capigruppo in sede di riunione dell'apposita Commissione e che il disegno di legge esaminato rispecchiava, pertanto, non già le proposte della Giunta, bensì le controproposte della Giunta alle richieste avanzate dai Consiglieri Capigruppo.

Il Consigliere BIONAZ dichiara che le sue precisazioni sono state fatte per stabilire la verità documentale, sulla quale il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana ha discusso ed ha espresso il proprio parere in merito alla questione in esame.

Il Presidente, MARCOZ, osserva che, tra persone leali, per verità documentale non si deve intendere solo quanto espresso per iscritto, ma anche quanto dichiarato a voce.

Il Presidente, Marcoz, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende formulare osservazioni di carattere generale sul disegno di legge nel suo complesso, dichiara chiusa la discussione di carattere generale ed invita il Consiglio a procedere all'esame e alla approvazione dei vari articoli del disegno di legge mediante singole votazioni per alzata di mano.

Il Consigliere BERTHET dichiara che i Consiglieri del suo gruppo, essendo contrari al provvedimento legislativo di cui si tratta, non prenderanno parte alla discussione dei singoli articoli.

Articolo 1

Si dà atto che l'articolo 1 è approvato dal Consiglio, senza discussione, con voti favorevoli ventuno e voti contrari undici (Consiglieri presenti: trentatré; votanti: trentadue; voti favorevoli: ventuno; voti contrari undici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano).

Articolo 2

Il Consigliere GERMANO, dopo aver osservato che il Consigliere Bordon aveva espresso delle riserve personali sulla misura delle indennità consiliare, dichiara che, se il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana intende formulare ed approvare proposte di riduzione della misura delle indennità, la maggioranza consiliare, che era già orientata su cifre inferiori, è disposta a prenderle in esame e ad approvarle.

Il Consigliere BORDON ribadisce che il suo gruppo è contrario, in questo momento, all'aumento delle attuali indennità; dichiara, pertanto, che non intende discutere della misura delle indennità in questione, anche se aveva detto di aver in merito delle idee personali per una impostazione diversa del problema.

Il Presidente, MARCOZ, riferendosi alla proposta del Consigliere Germano e ai precedenti della questione in esame, fa presente che, se la minoranza volesse discutere sulla misura delle indennità, il disegno di legge potrebbe essere opportunamente modificato ed approvato ad unanimità di voti favorevoli, come sarebbe auspicabile.

Si dà atto che l'articolo 2 è approvato dal Consiglio con voti favorevoli ventuno e voti contrari dodici (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; voti favorevoli: ventuno; voti contrari: dodici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano).

Articolo 3

Si dà atto che l'articolo 3 è approvato dal Consiglio, senza discussione, con voti favorevoli ventuno e voti contrari dodici (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; voti favorevoli: ventuno; voti contrari: dodici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano).

Articolo 4

Il Consigliere BARONE prospetta l'opportunità di precisare che cosa si intenda per sedute di Commissioni consiliari e varie di studio di durata non inferiore a mezza giornata; osserva, infatti, che la dizione della legge non sembra molto chiara in proposito.

Si dà atto che l'articolo 4 è approvato dal Consiglio con voti favorevoli ventuno e voti contrari dodici (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; voti favorevoli: ventuno; voti contrari: dodici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano).

Articoli 5 - 6 e 7

Si dà atto che gli articoli 5, 6 e 7 sono approvati dal. Consiglio, senza discussione, con voti favorevoli ventuno e voti contrari dodici (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; voti favorevoli: ventuno; voti contrari dodici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano).

Articolo 8

L'Assessore FOSSON osserva che la data 1 luglio 1964, prevista al primo comma per la decorrenza delle nuove indennità, è in contrasto con la data 1 agosto 1964, prevista al secondo comma per la revoca delle attuali indennità; propone, pertanto, di stabilire - prorogare al 1 agosto 1964 la data di decorrenza delle nuove indennità, modificando in tal senso la data al primo comma, con le necessarie rettifiche di cifre al successivo articolo 9 conseguenti alla minore spesa derivante dalla proposta modifica.

Il Presidente, MARCOZ, pone, quindi, in votazione l'articolo 8 con la rettifica al 1 comma proposta dall'Assessore Fosson.

Si dà atto che l'articolo 8 è approvato dal Consiglio con voti favorevoli ventuno e voti contrari dodici (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; voti favorevoli: ventuno; voti contrari: dodici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano).

Articoli 9 e 10

Si dà atto che gli articoli 9 e 10 sono approvati dai Consiglio con voti favorevoli ventuno e voti contrari dodici, con le rettifiche di cifre conseguenti alla minore spesa derivante dalla modifica approvata al 1° comma dell'articolo 8 (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; voti favorevoli: ventuno; voti contrari: dodici; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano)

Il Presidente, MARCOZ, dopo aver accertato e dichiarato che i dieci articoli del disegno di legge sono stati dal Consiglio approvati con dieci separate votazioni per alzata di mano (Consiglieri presenti: trentaquattro; votanti: trentatré; astenutosi dalla votazione il Consigliere Montesano; voti favorevoli: ventuno; voti contrari: dodici), invita il Consiglio a votare, a scrutinio segreto, per l'approvazione del sottoriportato disegno di legge nel suo complesso.

Procedutosi alla votazione finale, a scrutinio segreto, ed allo spoglio dei voti, con l'assistenza degli scrutatori Consiglieri Signori Artaz-Dotto, Casetta e Mappelli, il Presidente, Marcoz, accerta e comunica i seguenti risultati della votazione:

- Consiglieri presenti: trentaquattro;

- Consiglieri astenutisi dalla votazione uno (Montesano);

- Consiglieri votanti: trentatré;

- Voti favorevoli: ventidue;

- Voti contrari: undici.

Il Presidente, MARCOZ, in base all'esito della votazione, dichiara che il Consiglio ha approvato il sottoriportato disegno di legge regionale concernente l'adeguamento delle indennità, medaglie di presenza e rimborsi di spese spettanti ai membri del Consiglio e della Giunta Regionale.

Il Consigliere BERTHET dichiara di avere, per errore, votato in favore del disegno di legge ora approvato, mentre era suo intendimento di dare voto contrario.

Disegno di legge regionale n. 16

REGIONE AUTONOMA DELLA VALLE D'AOSTA

LEGGE REGIONALE??????.N?????

ADEGUAMENTO DELLE INDENNITA' MEDAGLIE DI PRESENZA E RIMBORSI DI SPESE SPETTANTI AI MEMBRI DEL CONSIGLIO E DELLA GIUNTA REGIONALI.

Il Consiglio regionale ha approvato;

Il Presidente della Giunta regionale

PROMULGA

la seguente legge regionale:

Art. 1

Ai Consiglieri regionali della Valle d'Aosta è attribuita l'indennità di lire 40.000 mensili lorde.

Art. 2

Ai Membri della Giunta regionale e della Presidenza del Consiglio regionale è attribuita, in aggiunta all'indennità di cui al precedente articolo, l'indennità di carica stabilita nelle seguenti misure mensili lorde:

a) Lire 200.000 al Presidente della Giunta;

b) Lire 150.000 al Presidente del Consiglio;

c) Lire 150.000 agli Assessori regionali;

d) Lire 25.000 ai Consiglieri Segretari del Consiglio.

Art. 3

In aggiunta alle indennità di cui ai precedenti articoli 1 e 2, ai Consiglieri regionali della Valle d'Aosta sono corrisposte, a seconda della carica rivestita, le seguenti somme fisse mensili a titolo di rimborso spese di posta stampa - pubblicazioni - assicurazioni e previdenza:

a) Lire 200.000 al Presidente della Giunta;

b) Lire 150.000 al Presidente del Consiglio;

c) Lire 150.000 agli Assessori regionali;

d) Lire 50.000 ai Vice Presidenti e Segretari del Consiglio e ai Consiglieri regionali.

La somma fissa mensile di L. 150.000 prevista per rimborso di spese dalla lettera c) del presente articolo è corrisposta anche agli Assessori non membri del Consiglio regionale.

Art. 4

Ai Consiglieri regionali sono corrisposte le seguenti medaglie di presenza:

L. 11.226 (pari a nette lire 10.000) per partecipazione alle sedute giornaliere di Consiglio;

L. 5.613 (pari a nette Lire 5.000) per la partecipazione alle sedute di Commissioni consiliari e varie di studio di durata non inferiore a mezza giornata, nonché alle sedute per riunioni dei Capigruppo consiliari indette dal Presidente del Consiglio.

Art. 5

Ai Membri della Giunta Regionale che si recano fuori sede e fuori del territorio della Regione per ragioni del loro ufficio sono rimborsate le spese di viaggio in prima classe sulle ferrovie e sugli automezzi in servizio di linea, nonché le spese sostenute per l'uso di vagone letto e di linee aeree.

Per ogni 24 ore di assenza dalla sede, compreso il tempo trascorso in viaggio, nonché per l'eccedente periodo non inferiore a sette ore, trascurandosi le minori frazioni di tempo, è inoltre corrisposta una indennità nelle misure lorde appresso indicate:

L. 10.000 per viaggi nel territorio della Repubblica Italiana;

L. 15.000 per viaggi all'estero.

Per i viaggi che comportano un'assenza dalla sede di durata inferiore alle 24 ore e senza pernottamento fuori sede, l'indennità di cui al precedente comma è ridotta a metà. Nessuna indennità è dovuta per viaggi che comportano una assenza dalla sede inferiore a 4 ore.

Per i viaggi compiuti nell'ambito del territorio della Regione sono rimborsate le sole spese di viaggi, di vitto e pernottamento.

Per i viaggi compiuti con proprio automezzo nell'espletamento del loro mandato, ai Membri della Giunta è corrisposta una indennità chilometrica di nette Lire 30.

Art. 6

Il trattamento di missione di cui al precedente articolo 5 spetta anche ai Consiglieri regionali che si recano fuori dalla ordinaria residenza per incarico della Presidenza del Consiglio Regionale o della Presidenza della Giunta Regionale.

Art. 7

Ai Consiglieri regionali non residenti in Aosta spetta il rimborso delle spese di viaggio sostenute con pubblici mezzi di linea per partecipare alle sedute del Consiglio regionale o di Commissioni consiliari di studio.

Per i viaggi compiuti con proprio automezzo spetta ai Consiglieri regionali l'indennità chilometrica di nette Lire 30.

Art. 8

Le indennità, le medaglie di presenza e i rimborsi di spese previsti dalla presente legge si applicano a decorrere dal 1° agosto 1964.

La legge regionale 25 marzo 1957 n. 1 e le deliberazioni del Consiglio Regionale n. 123 in data 14 ottobre 1949, n. 101 in data 4 agosto 1950, n. 154 in data 20 dicembre 1950, n. 74 in data 30 luglio 1952 e n. 28 in data 14 febbraio 1957 sono revocate dal 1° agosto 1964.

Art. 9

Le spese derivanti dall'applicazione della presente legge, previste in complessive annue Lire 77.000.000, saranno imputate ai seguenti capitoli di spesa del bilancio preventivo della Regione per il secondo semestre 1964 ed ai corrispondenti istituendi capitoli di spesa dei bilanci preventivi della Regione per i successivi esercizi finanziari:

- per L. 16.700.000 al capitolo 1: "Competenze dovute a qualsiasi titolo ai componenti del Consiglio e ai componenti di Commissioni consiliari: indennità, medaglie di presenza e rimborsi".

- per L. 19.000.000 al capitolo 3: "indennità, assegni, medaglie di presenza, premi assicurativi e spese di viaggio per il Presidente della Giunta Regionale e per gli Assessori".

Per il finanziamento della maggiore spesa derivante a carico del bilancio preventivo della Regione dall'applicazione della presente legge per il secondo semestre 1964, prevista in Lire 8.700.000, sono approvate le seguenti variazioni allo stato di previsione della Parte SPESA del bilancio:

a) Variazione in diminuzione

Lo stanziamento del Capitolo 11 ("Stipendi, salari, indennità fisse, assegni e trattamento di quiescenza e di licenziamento al personale dell'Amministrazione Regionale") è ridotto di Lire 8.700.000.

b) Variazioni in aumento

Lo stanziamento del capitolo 1 ("Competenze dovute a qualsiasi titolo ai componenti del Consiglio e ai componenti di Commissioni consiliari: indennità, medaglie di presenza e rimborsi") è aumentato di Lire 4.700.000.

Lo stanziamento del capitolo 3 ("Indennità, assegni, medaglie di presenza, premi assicurativi e spese di viaggio per il Presidente della Giunta Regionale e per gli Assessori") è aumentato di Lire 4.000.000.

Art. 10

La presente legge sarà inserta nella Raccolta Ufficiale delle leggi e dei regolamenti della Regione Autonoma della Valle d'Aosta e sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Della promulgazione della presente legge sarà dato avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di fare osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.

Aosta, lì

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