Objet du Conseil n. 176 du 8 octobre 1965 - Verbale
OGGETTO N. 176/65 - ESAME DELLA POSIZIONE DEI CONSIGLIERI REGIONALI GHEIS Dr. FRANCESCO E TORRIONE Avv. GIUSEPPE INCRIMINATI DALLA MAGISTRATURA. (Mozione)
Il Presidente, MARCOZ, dichiara aperta la discussione sulla seguente mozione presentata dai Consiglieri regionali Signora Perruchon M. Celeste Vedova Chanoux e Signori Strazza Renato, Germano Pietro, Crétier Egidio, concernente l'oggetto: "Proposta di nomina di una Commissione consiliare per l'esame della posizione dei Consiglieri regionali Gheis Dr. Francesco e Torrione Avv. Giuseppe, incriminati dalla Magistratura", mozione trasmessa in copia ai Signori Consiglieri unitamente all'ordine del giorno dell'adunanza dellì 7 e 8 ottobre 1965:
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Ill.mo Signor Presidente del Consiglio Regionale
AOSTA
I sottoscritti Consiglieri regionali chiedono l'iscrizione della seguente mozione nell'ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio Regionale.
MOZIONE
Premesso che in data 15 luglio 1965 i quotidiani hanno pubblicato la notizia che i Consiglieri regionali Gheis Francesco e Torrione Giuseppe sono stati incriminati dalla Magistratura per il reato di tentata concussione della cifra di 600 milioni di lire ai danni della SITAV;
che nei suddetti articoli si riferisce che i due incriminati si sarebbero difesi affermando di aver agito nell'interesse della Regione, e che tale versione dei fatti non è stata smentita dai due interessati;
che lo stesso Comitato esecutivo della Democrazia Cristiana, partito al quale appartengono i due Consiglieri regionali, con apposito comunicato emesso in data 14 luglio 1965 ha dichiarato che "qualsiasi eventuale contatto intercorso tra i due Consiglieri regionali ed i rappresentanti della Casa da gioco è avvenuto a completa insaputa del partito e quindi unicamente a titolo personale";
che dai fatti sopracitati si è avuto un danno per la Valle d'Aosta e per il prestigio del suo Consiglio Regionale per la prima volta alla ribalta della cronaca scandalistica;
Il Consiglio Regionale, ad unanimità di voti,
delibera
di costituire una Commissione composta dai Consiglieri: ___________
onde seriamente accertare, al di là delle contraddizioni, delle voci, delle incontrollate dichiarazioni e delle indiscrezioni, la esatta posizione e la portata dell'azione dei Consiglieri regionali Gheis e Torrione, allo scopo di scindere da eventuali riprovevoli iniziative le responsabilità collettive del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta, di cui si intende, con la ricerca della verità, tutelare il buon nome ed il prestigio.
La Commissione dovrà riferire quanto prima al Consiglio Regionale.
Aosta, 24 settembre 1965.
F. ti: M. Celeste Chanoux, Renato Strazza, Germano Pietro, Cretier Egidio.
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Il Presidente, MARCOZ, dà lettura al Consiglio della seguente lettera pervenutagli dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Aosta:
"PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale Civile e Penale di Aosta n. 1125/1965 R.G.
Oggetto: Procedimento penale contro
GHEIS Dr. Francesco - Consigliere Regionale - Medico esercente in Aosta
TORRIONE Avv. Giuseppe - Consigliere Regionale - Avvocato esercente in Aosta
Sig. Presidente del Consiglio Regionale della Valle Autonoma di Aosta
Sig. Presidente della Giunta Regionale della Valle Autonoma di Aosta
Sig. Presidente del Consiglio dell'Ordine dei Medici della Valle d'Aosta
Sig. Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e Procuratori della Valle di Aosta
Comunico che questa Procura ha promosso in data 12-7-65 procedimento penale a carico delle persone indicate in oggetto, imputate del delitto di tentata concussione aggravata a sensi degli artt. 110, 56, 317, 61 n. 11 C. P.
E' stato emesso mandato di accompagnamento.
Il Procuratore della Repubblica
F.to Dr. Bruno Caccia"
Il Presidente, MARCOZ, osserva che la lettera di cui sopra è l'unico documento ufficiale pervenuto e riguardante la questione in discussione.
L'Assessore ANDRIONE dichiara quanto segue:
"Visto che, in genere, siamo contrari alle Commissioni ed anche perché vogliamo evitare di interferire nella istruttoria che la Magistratura sta conducendo in merito all'imputazione di concussione aggravata elevata a carico di due Consiglieri regionali, io propongo che, ferma restando la prima parte della mozione presentata, la parte dispositiva della mozione stessa sia modificata come segue:
"IL CONSIGLIO REGIONALE
ad unanimità di voti
allo scopo di tutelare il buon nome, il prestigio e l'onore del Consiglio Regionale
DEPLORA
che i Consiglieri Gheis e Torrione abbiano gravemente mancato alla deontologia propria alla loro carica, prendendo direttamente contatti con una Società che trattava in quel momento con la Regione, sostituendosi, così, agli organi esecutivi dell'Amministrazione;
DA' MANDATO
alla Giunta Regionale di accertare eventuali responsabilità di dipendenti regionali in ordine ai fatti suaccennati".
Il Presidente, MARCOZ, rileva che, qualora venisse accolto l'emendamento sostitutivo proposto dall'Assessore Andrione, non sarebbe più necessario procedere alla costituzione della Commissione proposta nella mozione.
Il Consigliere BIONAZ chiede al Presidente Marcoz di precisare la data della lettera del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Aosta.
Il Presidente, MARCOZ, precisa che tale lettera non è datata; rileva, però, che in detta lettera risulta che il procedimento penale a carico dei predetti due Consiglieri è stato promosso dal Procuratore della Repubblica in data 12 luglio 1965, per cui è da presumere che tale lettera, sia stata scritta due o tre giorni dopo tale data.
Chiede quindi se qualche Consigliere intenda prendere la parola sull'argomento.
Il Consigliere BIONAZ dichiara quanto segue:
"Il suggerimento che ci viene dato all'ultimo momento da parte dell'Assessore Andrione è indubbiamente modificativo dell'originario testo della mozione. Però, constatiamo che la prima parte della mozione non viene modificata e noi non ci sentiamo di condividere la prima parte, cioè le premesse e le considerazioni di questa mozione, in quanto noi non possiamo dare credito a certe voci, non possiamo che prendere per buono quello che ci dice il Procuratore della Repubblica in questa lettera, che per noi è l'unica cosa ufficiale che abbiamo e con la quale il Procuratore della Repubblica ci comunica che vi è un procedimento penale iniziato nei confronti del Dottor Gheis e dell'Avvocato Torrione.
La modifica che viene suggerita porta una novità e anzitutto una deplorazione ("...deplora che i Consiglieri Gheis e Torrione abbiano gravemente mancato alla deontologia propria alla loro carica prendendo direttamente contatti con una Società che trattava in quel momento con la Regione, sostituendosi, così, agli organi esecutivi dell'Amministrazione").
Signori, io vorrei chiedere: che prove abbiamo su tutti questi fatti? Abbiamo articoli di giornali, abbiamo un comunicato del nostro Partito che accenna a contatti "eventuali". Se ci sono stati dei contatti, sono contatti che non riguardano il nostro Partito, sono contatti che sono stati presi a titolo personale; "eventuali" perché neanche noi non sappiamo e non possiamo sapere cosa veramente sia accaduto.
Ci si propone ora di dare mandato alla Giunta Regionale di accertare eventuali responsabilità di dipendenti regionali in ordine ai fatti suaccennati; ma, scusate, se c'è un procedimento istruttorio in corso, e c'è effettivamente, ed è stato istituito il rito formale, indubbiamente, in questo procedimento verrà acclarata altresì ogni responsabilità che possa essere attribuita anche a dipendenti regionali.
Ora, noi dovremmo, come Consiglio, dare mandato alla Giunta di acclarare eventuali responsabilità, di accertare eventuali responsabilità di dipendenti regionali in ordine ai fatti suaccennati.
Mi sembra che si vuole che il Consiglio dia mandato alla Giunta o al Presidente della Giunta per quelli che sono i precisi doveri della Giunta e credo, più ancora della Giunta, del Presidente della Giunta.
Soltanto ieri il Presidente ci ha informati di una denuncia presentata alla Procura a carico di un geometra, dipendente della Regione, e a carico di un'altra persona estranea all'Amministrazione Regionale. In quel caso non si è sentito il bisogno di venire a chiedere il parere del Consiglio Regionale ed il Presidente della Giunta si è valso dei suoi poteri di vigilanza e di sorveglianza sui dipendenti regionali ed ha fatto quello che doveva fare, quello che egli ha ritenuto di dover fare.
In questo caso, invece, si vuole avere il mandato del Consiglio per accertare eventuali responsabilità di dipendenti regionali in ordine ai fatti suaccennati. Mi sembra che questo non sia nelle nostre competenze; questo è un preciso dovere del Presidente della Giunta, il quale, come ha agito ieri, può agire anche oggi.
Io penso che anche questa proposta sia una interferenza nei confronti della giustizia, nei confronti degli inquirenti che stanno, in questo momento, facendo luce su questi fatti.
Perciò, io penso che non sia il caso di investire il Consiglio di questa questione, che non sia il caso assolutamente di insistere su eventuali responsabilità che, oggi, sono semplicemente affacciate con un mandato di accompagnamento: non abbiamo ancora il rinvio a giudizio e non c'è ancora nulla di tutto questo.
Perché si vuole che il Consiglio Regionale prenda per buone tutte le considerazioni che vengono elencate in questa mozione, basandosi sui quotidiani e su delle affermazioni di varie persone, servendosi di un comunicato che ha detto esattamente delle cose che, sotto il profilo delle eventualità, non ci autorizzano a credere che ci sia del vero in tutto quello che si viene affermando?
Io ritengo che si possa tutelare benissimo il buon nome del Consiglio, ma credo che, per adesso, non sia scalfito per niente il buon nome, l'onore, l'onorabilità del Consiglio Regionale, in quanto non abbiamo degli elementi che ci dicano che queste due persone sono responsabili dei fatti a loro addebitati.
Perché, poi, il Consiglio Regionale dovrebbe sentirsi menomato, disonorato?
Il Consiglio Regionale è un Organo che non ha niente a che vedere con queste persone anche ammesso che queste persone eventualmente, parlo sempre di eventualità, avessero commesso questi fatti. Quali fatti?
Mi pare che il Consiglio Regionale non abbia assolutamente nulla a che vedere con questa incriminazione, che non è ancora una incriminazione, perché si è semplicemente ancora in fase istruttoria.
Il Consiglio Regionale non ha niente da rimproverarsi ed io non vedo perché si debbano accettare per buone le argomentazioni che sono contenute nelle premesse della mozione.
Io penso, perciò, che neanche la conclusione della mozione, così come è stata modificata e comunicataci adesso, possa essere accettata da noi.
Mi riservo di ritornare eventualmente sulla questione".
Il Consigliere ALBANEY dichiara quanto segue:
"Io personalmente annuncio la mia astensione dalla votazione per questa mozione presentata dai Consiglieri della maggioranza e faccio riferimento all'ultimo numero (n. 33 del 6 ottobre 1965) del Giornale "Le Travail" e precisamente alla rubrica "I lettori ci scrivono", in cui un certo Signor A.B., di Issogne, scrive a "Le Travail" e chiede come mai non si senta più parlare della questione Gheis e Torrione e che cosa sia capitato perché detti due Consiglieri vengono di nuovo visti sulla piazza e sembrano sorridenti.
Il giornale comunista così risponde:
"I Consiglieri regionali democristiani avv. Torrione e dottor Gheis sono stati incriminati dalla Magistratura per il reato di tentata concussione. L'istruttoria che segue l'incriminazione (nel caso specifico essa è condotta dal giudice dottor Cuzzola) serve alla raccolta delle prove di colpevolezza, all'interrogatorio di ogni persona che abbia avuto una parte qualsiasi nella vicenda, ad ordinare le perizie che si rendono necessarie. Al termine di questo lavoro il giudice istruttore provvede al rinvio a giudizio (e allora ogni ulteriore decisione spetta al Tribunale) oppure al proscioglimento degli incriminati nel caso essi risultino non colpevoli. L'istruttoria a carico di Torrione e Gheis è ancora in corso. Non è possibile fornire alcuna anticipazione in quanto l'istruttoria è segreta ed i documenti relativi possono essere consultati esclusivamente dai difensori di Torrione e Gheis. Occorre perciò attendere che l'istruttoria si concluda".
Pertanto, annuncio la mia astensione dalla votazione".
Il Consigliere PEDRINI dichiara quanto segue:
"Dichiarazione di voto. Signor Presidente, dichiaro la mia astensione motivata dalla votazione.
Noi Liberali non vogliamo dare delle lezioni a nessuno, sia ben chiaro, ma abbiamo dato in questo Consiglio Regionale, con il precedente mio collega, una dimostrazione di onestà politica e, annunciando la mia astensione, io dico, sinceramente, che avrei preferito discutere e respingere, oggi, le dimissioni presentate dai due Consiglieri democristiani Gheis e Torrione perché, per noi, questo doveva essere il loro atto: presentare a questo Consesso le dimissioni da Consiglieri regionali.
Era poi dovere del Consiglio Regionale di decidere su queste dimissioni e di respingerle in attesa delle decisioni della Magistratura; ma, evidentemente, non ritengo che questo Consesso possa sostituirsi alla Magistratura e, quindi, giudicare prima della Magistratura stessa il Gheis e il Torrione.
Per questo motivo, e soltanto per questo motivo, noi liberali ci asteniamo dalla votazione".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, dichiara quanto segue:
"L'Assessore Andrione ha annunciato al Consiglio che i Consiglieri di maggioranza hanno mutato il dispositivo di quella mozione che voi sapete, cioè non si chiede più la formazione di una Commissione, si chiede che il Consiglio Regionale deplori il comportamento del Torrione e del Gheis, in quanto Consiglieri regionali che hanno trattato direttamente con gli amministratori della SITAV, mentre erano in corso altre trattative tra gli organi esecutivi, qualificati per queste trattative.
Questi due Consiglieri hanno condotto queste altre trattative parallele, all'insaputa nostra, sia ben chiaro, e all'insaputa della stessa Democrazia Cristiana, come risulta da quel famoso comunicato della Democrazia Cristiana, che tutti conoscono.
Quindi, i Consiglieri della maggioranza hanno creduto di rinunciare alla richiesta della nomina di una Commissione consiliare.
Io devo dire che non vorrei apparire più realista del Re: in realtà, quando c'è un procedimento penale che riguarda amministratori pubblici, oppure funzionari, impiegati della Amministrazione Regionale, è norma fondamentale del diritto pubblico che a fianco e parallelamente al procedimento penale, che rimane di competenza dell'Autorità giudiziaria, si aprono sempre delle inchieste amministrative.
Le prove e i precedenti ci sono in Italia e prove e precedenti ci sono anche all'estero.
Quando c'è stato il tremendo disastro del ghiacciaio del Mattmark, che ha travolto cento lavoratori, per lo più italiani, che cosa si è fatto? Si è aperto un procedimento penale nei confronti dei dirigenti di quella Società idroelettrica e, nello stesso tempo, si sono aperte ben due inchieste amministrative.
Altri esempi: quando nella stazione ferroviaria di quel piccolo paese di Bonassola, - paese purtroppo infausto, perché a Bonassola vi è stato quel tale disastro ferroviario di quei vagoni che sono andati a cozzare non so dove, con relativi morti -, ebbene, quando c'è stato il primo disastro di Bonassola, si è aperto il procedimento penale contro il capotreno, contro il macchinista, contro altri impiegati e operai addetti a quel treno, ma nello stesso tempo le Ferrovie dello Stato hanno iniziato una inchiesta amministrativa e quando, successivamente, nella stessa stazione ferroviaria di Bonassola, si sono scaricate quelle cassette di esplosivo, come se fossero state delle cassette di arance, e si sono messe quelle cassette di esplosivo sui binari, su quei binari sui quali doveva passare il treno, - quel treno che parte da Torino alle 4,35 e che arriva a Roma alle 11,30, e che io ho preso molte volte -, quando c'è stato quel disastro si è aperto un procedimento penale e si è iniziata anche un'inchiesta amministrativa.
Altro esempio, altro precedente: il disastro del Vajont. Si è cominciato un procedimento penale a carico dei tecnici, dei progettisti, dei dirigenti della Società Idroelettrica, a carico dei geologi e, nello stesso tempo, sono state iniziate ben due inchieste amministrative.
Altro esempio: Aeroporto di Fiumicino. Non ci sono stati dei morti a Fiumicino, per fortuna, però c'è stato quello che c'è stato. Ebbene: procedimenti penali, attraverso i quali, naturalmente, sono volati i soli stracci in aria, ma nello stesso tempo inchiesta amministrativa contro i funzionari, contro gli impiegati e, nello stesso tempo, dibattito alla Camera dei Deputati sulle responsabilità, vere o presunte, dei vari Pacciardi, Togni e compagnia bella.
Quindi, la norma, la normalità, il canone fondamentale del diritto pubblico vorrebbe che, a fianco del procedimento penale; vi fosse l'inchiesta amministrativa. Ma noi siamo buoni, non abbiamo voluto esagerare, come si vede; abbiamo avuto delle perplessità e, per il momento almeno, rinunciamo a questa inchiesta da parte di una Commissione consiliare la quale, invece, sarebbe stata sacrosanta.
Il Consigliere Bionaz ha scelto una tesi difensiva dei due che veramente stupisce, perché il Consigliere Bionaz dice: ma, in fondo, che cosa sappiamo? Non sappiamo niente; abbiamo letto soltanto dei ritagli di giornali.
Non mi pare che sia esatto perché vi è quel tale documento che proviene dal Procuratore della Repubblica; ma, a parte questo documento, vi sono state le dichiarazioni dei due Consiglieri regionali, del Torrione e del Gheis, i quali hanno prospettato due tesi difensive:
prima tesi difensiva: non siamo noi che abbiamo chiesto il denaro al Dott. Cotta, Procuratore della SITAV, è lui che ha cercato di corromperci, è lui che ci ha offerto del denaro.
Seconda tesi difensiva: abbiamo chiesto i 600 milioni.
Bazzecole, evidentemente. Quando ci sono state precedenti polemiche di questo genere, polemiche arroventate anche, perché i tempi erano tempi più tempestosi, si discuteva che fine avessero fatto le 500.000 lire, il milione, i due milioni, i tre milioni. Ma allora eravamo ad una quota molto più modesta; oggi siamo saliti, abbiamo fatto un notevole progresso, siamo arrivati a questa somma enorme di 600 milioni.
Se noi studiamo la storia della grande delinquenza, delle grandi rapine, dei grandi ricatti, delle grandi estorsioni, delle grandi concussioni, dove noi possiamo trovare un precedente del genere? Quando quella banda di delinquenti in Francia ha fatto l'estorsione dei Peugeot, vediamo che non hanno chiesto 600 milioni; qui si sono superati i criminali che hanno rapito il bambino dei Peugeot e che hanno chiesto una somma molto più modesta: mi pare 50 milioni.
Due tesi difensive, non ce ne sono delle altre; due tesi difensive.
Prima tesi: è il Conte Cotta che ha cercato di corrompere; seconda tesi difensiva: sì, è vero, siamo noi che abbiamo chiesto i 600 milioni, ma i 600 milioni non li abbiamo chiesti per noi, li abbiamo chiesti per la Valle. Alla buon'ora, noi una delega a questi Signori non l'avevamo data!
Quindi, noi ci troviamo, in realtà, di fronte ad un fatto pacifico; cioè noi ci troviamo di fronte ad un fatto incontrovertibile, di fronte al fatto di una confessione. La confessione, Voi lo sapete, è la regina delle prove. La confessione alle volte non è la regina delle prove; non è la regina delle prove quando, per esempio, la dichiarazione, la manifestazione di volontà è viziata da una incapacità di intendere o di volere; vi sono delle persone dedite agli stupefacenti, che sono ammalate di esibizionismo, di mitomania, per cui si vantano di delitti che non hanno mai commessi.
Vi sono delle persone che si accusano di delitti non commessi, per salvare dei congiunti, dei parenti: abbiamo letto tutti, sui giornali di Torino, del caso di quella povera donna che si era accusata di omicidio nei confronti del marito, per salvare la figlia, mi pare, che era la vera colpevole, perché vi era un sottofondo freudiano, chiamiamolo così.
Ora, nel nostro caso, questa confessione si riflette su due tesi difensive sciocche, una più sciocca dell'altra, perché, tra l'altro, fanno a cazzotti tra di loro; infatti, come si fa a dire, da un lato, che è il Conte Cotta che ha chiesto e ha offerto una somma a questi due e poi aggiungere che, effettivamente, hanno chiesto loro questa somma di 600 milioni, ma che non era per loro e che era per la Valle d'Aosta?
Evidentemente sono due tesi difensive che fanno a pugni.
Un momento fa il Consigliere Bionaz ha voluto accennare a quelle dichiarazioni da me rese ieri per il fatto del Geometra Blanc, di Allain, e per il fatto del Bredy.
Ora, ecco che quanto ha detto il Consigliere Bionaz è smentito dai fatti, perché, per il Geometra Blanc, noi non abbiamo presentato una denuncia, abbiamo mandato, con una lettera di trasmissione, al Procuratore della Repubblica un allegato esposto del Geometra Grisero; quindi non c'è una denuncia. Comunque, esposto o denuncia, - non discutiamo di bazzeccole, se non è zuppa, è pan bagnato, accanto a questo procedimento penale che si è iniziato nei confronti di questo Geometra, noi, come Giunta, che cosa abbiamo deliberato? Abbiamo deliberato di sottoporre il Geometra Blanc ad un procedimento disciplinare. Qui sì che noi abbiamo rispettato la norma, abbiamo rispettato i principi fondamentali del diritto pubblico.
E veniamo alla questione di Bredy.
Ne abbiamo parlato ieri ed io non ci voglio ritornare oggi, evidentemente, perché discutiamo dei Consiglieri Torrione e Gheis e non discutiamo di Bredy in questo momento. Ma mi sia consentito, per alleggerire un po' il tono di questa discussione, parlare anche di certi elementi umoristici che stanno presentandosi a noi in questi giorni.
Mentre vi è stato un articolo della "Stampa", sulla questione Bredy, molto obiettivo e molto a fuoco, noi, con grande ilarità abbiamo potuto leggere, sulla "Gazzetta del Popolo" un bell'articolo che è intitolato: "Ad Aosta si inventano scandali per impedire il centro-sinistra".
Allora, quando dei ladri rubano, non sono i ladri i colpevoli, i ladri, o i concussori, i corruttori: i colpevoli sono i carabinieri che arrestano i ladri, sono i carabinieri che creano i furti, che creano le concussioni, che creano le corruzioni, i colpevoli siamo noi che creiamo... Ma siamo noi che creiamo gli scandali, sono quelli che commettono delle azioni illecite e delle azioni delittuose?
Ma, io dico: dove ha un resto di pudore quel Giuseppe Lucca che ha il coraggio di dire che siamo noi che abbiamo creato lo scandalo Bredy? Ma lo scandalo Bredy lo abbiamo creato noi o lo ha creato il Bredy, con quei tre telegrammi, con quel contorno di richieste, ecc.?".
Il Presidente del Consiglio, MARCOZ, interrompendo, dichiara:
"Forse è fargli troppo onore, parlare di Giuseppe Lucca in questa sala consiliare, Presidente della Giunta...; se anche è presente, è bene che gliela diciamo questa verità una buona volta!".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, così prosegue:
"Secondo elemento: " Gravi interrogativi per l'indebito possesso di documenti, coperti dal segreto d'ufficio, usati dall'On.le Caveri".
Quindi, il sottoscritto deve sedersi sul banco degli imputati e rispondere del reato o, perlomeno, diciamo, di istigazione alla violazione del segreto epistolare o del segreto telegrafico; oppure io sono un complice degli impiegati del Telegrafo che, secondo questi miserabili, avrebbero sottratto i tre telegrammi e me li avrebbero consegnati.
Evidentemente, io mi riservo ogni azione penale di fronte ad una pubblicazione di questo genere.
Io al Procuratore della Repubblica ho detto chi è quel tizio, evidentemente non una persona molto commendevole, perché quelli che fanno di questi giochetti sono delle persone da prendersi con le molle. Ma in questo caso è veramente il caso di dire "non olet", come Vespasiano, perché io ho ascoltato quella dichiarazione con grande ribrezzo è vero, perché era un ex collaboratore di Bredy che faceva questa operazione; comunque io ho detto "non olet" e ho preso i tre telegrammi con le pinze e li ho trasmessi al Procuratore della Repubblica.
Si parla in questa vicenda di due persone. Io dichiaro che ho la convinzione morale assoluta, e qualche cosa di più di una convinzione morale, - perché c'è qualche cosa di più che sta bollendo in pentola -, che non vi sono due persone in questa faccenda, ma che vi sono i magnifici sei.
Dio voglia, che non vi siano altri Consiglieri regionali implicati in questa vicenda ed io lo spero ardentemente questa volta, sì, per il buon nome, per l'onore e per il prestigio del Consiglio Regionale. Io mi stupisco che il Consigliere Bionaz dica che la vicenda Torrione e Gheis non costituisce per noi una specie di maculatura. Perché finora tutti avevano riconosciuto che, se in altre Amministrazioni regionali o provinciali o statali o comunali vi erano state spesso accuse di disonestà, tutti avevano riconosciuto, a partire da Giovanni Giovannini, della "Stampa" (Giovanni Giovannini aveva scritto articoli sulla Valle d'Aosta, un seguito di articoli), che, in fatto di onestà, nessuno poteva dire niente di nessuna delle Giunte regionali e di nessuno dei Consigli regionali che dalla Liberazione in poi, per 20 anni, si sono succeduti nel vecchio palazzo e in questo palazzo. Quindi, noi dobbiamo provare e sentiamo un profondo senso di nausea, di ribrezzo e di schifo, per questa vicenda; perché questa vicenda, sia pure indirettamente, offende l'onore e il prestigio del Consiglio Regionale e delle nostre istituzioni libere e autonome.
Chi sono i sei? Sarà, penso, la Magistratura, che saprà fare il suo dovere. Io non sono stato ancora citato come testimone, ma se sarò citato come testimone avrò qualche cosa da dire al riguardo e potrebbe anche darsi che vi sia già qualche documento depositato in qualche luogo sicuro, che possa fare già fin d'ora tremare qualcuno, o qualcun altro, in più dei due.
Si è detto: non c'è ancora il rinvio a giudizio. E' vero, non c'è ancora il rinvio a giudizio; se ci fosse il rinvio a giudizio; noi chiederemmo in questo momento la sospensione dei due Consiglieri dal loro incarico, dalle loro funzioni, dal loro mandato: questo sarebbe elementare. Ma, del resto, la questione "va a pochi", come dicono i soldati quando aspettano il congedo illimitato; la questione "va a pochi" perché non vedo come costoro possano evitare un rinvio a giudizio.
Il Consigliere Bionaz è come S. Tommaso, non ci crede se non ci ha messo il naso. Forse per lui non bastano quei due numeri del Borghese, non gli basta l'articolo apparso sulla rivista "Vita", rivista notoriamente di azione cattolica, rivista Vaticana, rivista della destra democristiana. Non gli bastano le varie pubblicazioni che hanno parlato della Valle d'Aosta come di una specie di Texas, dove si giocano sui tappeti verdi non solo "le rouge et le noir", ma anche le maggioranze e le minoranze e le minoranze e le maggioranze comunali e regionali.
Si è detto, si è parlato di dimissioni che avrebbero dovuto presentare questi due Consiglieri: è vero, è vero, ma non siamo più ai tempi del Ministro Nasi, il quale, accusato di avere portato via dal suo Ministero un quadro (- che, tra parentesi era suo, perché il quadro il Ministro Nasi da casa se l'era portato al Ministero e poi dal Ministero se l'era riportato a casa ed allora lo hanno denunciato -) ebbene, di fronte ad una cosa simile, il Ministro Nasi ha sentito il dovere di dimettersi.
E vi è stato il caso ben più tragico di quel Sottosegretario Rosati, napoletano, il quale, accusato di essersi fatto pagare una parcella da un suo cliente per una causa svolta prima che il Rosati diventasse Sottosegretario (- addirittura il povero Rosati, che era un po' il luogotenente di Giolitti -) ha preso una pistola e si è sparato un colpo nella testa ed è andato all'altro mondo.
Quando nella vita militare, quando nell'esercito di una volta succedevano fatti di questo genere, l'Ufficiale che era accusato di fatti illeciti, riprovevoli dal punto di vista del diritto penale o della morale, veniva immediatamente messo agli arresti e, nei casi più gravi, un Ufficiale era incaricato di lasciargli una pistola carica sul tavolo... - Io non voglio mica dire che il Segretario della Democrazia Cristiana, Malagutti, dovesse consegnare due colubrine ai due luogotenenti; noi non vogliamo arrivare a questi esempi di crudeltà e di durezza d'animo; ma quelli erano tempi severi, mentre invece oggi è il tempo del "laisser-aller" e del "laisser-passer".
Lo sappiamo che St. Vincent de Paul ha detto "La charité ouvre les bras et ferme les yeux ", la carità chiude gli occhi e apre le braccia. La carità è una bella cosa, ma accanto alla carità ci deve essere la giustizia. Io ho cercato molto questa mattina, qui, cosa dicono i proverbi, mi pare, i proverbi di Salomone. Diceva il buon re Salomone: " Chi assolve il reo o chi condanna l'innocente, tutti e due sono abominevoli davanti a Dio".
Quindi, la carità non basta; occorre anche la giustizia.
Anche se certe volte è rappresentata bendata, la giustizia deve aprire bene, spalancare bene gli occhi e non fingere di non vedere. La giustizia deve tenere gli occhi ben aperti e, ad un certo momento, deve stringere le braccia e, se occorre, mettere un paio di manette a chi ha violato il Codice penale.
Ad Aosta si sa tutto; io, certe volte, quando mi trovo a 2000 metri e parlo con dei pastori, constato che i pastori sono informati di tutto quello che si svolge ad Aosta, nella Valle, all'Amministrazione Regionale, magari nella Giunta.
Una settimana dopo le riunioni di Giunta, questi nostri pastori, a 2000 metri, sanno già quello che è avvenuto; tante volte io mi domando se non c'è una specie di tam tam che funzioni in Valle d'Aosta.
Ebbene, è proprio grazie a questo tam tam che noi sappiamo che l'avvocato Malagutti, Segretario regionale della Democrazia Cristiana, parlando di questa vicenda, ha detto: "Questa cosa finirà come una bolla di sapone".
Noi, quando eravamo bambini, giocavamo alle bolle di sapone; oggi i bambini non giocano più alle bolle di sapone, perché i giochi sono diventati molto più complicati. I bambini, oggi, giocano con dei piccoli missili in miniatura che sono una meraviglia, giocano con delle piccole macchine che sono dei prodigi di tecnica. Noi eravamo i bambini di un'epoca ancora ottocentesca, giocavamo con le bolle di sapone e ci divertivamo di vedere i vari colori dell'iride a colorare queste bolle; poi ad un certo momento queste bolle scoppiavano.
Noi pensiamo che questa non sia una bolla di sapone, che questa bolla scoppierà ad un certo momento e allora sarà veramente il caso di dire "si salvi chi può" e allora si salverà chi sarà, come diceva Dante "sotto l'usbergo del sentirsi puro" perché questa è l'unica cosa che dia l'assoluta sicurezza in questa vicenda.
Io non intendo più parlare dell'avvocato Malagutti.
Io penso che una "culpa in eligendo" egli ce l'abbia, perché noi pensiamo che i magnifici sei se li è scelti proprio lui come luogotenenti di un gruppo di potere, - se non di un gruppo di potere già esistente, oggi, nell'attualità delle cose -, come di un gruppo di potere che doveva impadronirsi delle leve di comando, oltre che dell'Amministrazione Regionale, della stessa Democrazia Cristiana. E allora i più vecchi dirigenti democristiani sarebbero stati ridotti a queste dimensioni, cioè avrebbero avuto l'altezza, sarebbero stati ridotti alle dimensioni dei noti "tumin di Chiaverano", ma i "tumin di Chiaverano" sono dei "tumin elettrici" perché hanno il pepe; e io credo che quei tumin non sarebbero stati neanche più elettrici, ma sarebbero stati molto abbacchiati.
Ecco quello che mi sembrava giusto di dire. Noi non vogliamo accanirci, noi non siamo di quelli che si accaniscono contro chi è caduto; ma noi diciamo fermamente, virilmente, che, in una società bene ordinata, chi ha mancato e chi ha mancato gravemente in un tentativo di concussione per somme astronomiche che darebbero da mangiare a non so quante persone, e per quanto tempo, debba essere giudicato; perché con 600 milioni, - per l'anima di Giuda -, se ne possono fare delle cose. Pensavano alla loro vecchiaia, evidentemente, pensavano al futuro, pensavano all'avvenire per necessità familiari; si diceva una volta "p.n.f."...
Mi spiace di non avere qui il testo di quelle due lettere ... ah, ecco qui c'è la lettera del Gheis al Presidente del Consiglio: - ben, per questa volta, il Gheis è stato più furbo dell'altro.
Veniamo alla lettera del Torrione.
Questa lettera del Torrione al Presidente del Consiglio Regionale è sommamente negativa; non si può non rimanere impressionati dal tono insolente di questa lettera. Chi sa di dover rispondere di una tentata concussione, chi è già stato interrogato dal Procuratore della Repubblica, chi è lì che annaspa negli interrogatori, nei contradditori e nei confronti, non può scrivere una lettera di questo genere al Presidente del Consiglio Regionale e non può esprimersi in questo modo nei confronti del Consiglio Regionale. Io scelgo così a caso certe espressioni:
"Come è noto, sulla vicenda sta facendo luce l'Autorità giudiziaria in base ad elementi che non ha certo desunto dalla stampa e con poteri e con mezzi di cui non dispone il Consiglio Regionale".
Quindi, lui che è Consigliere regionale, si preoccupa di diminuire in certo qual modo, anzi di diminuire certamente le funzioni e le competenze del Consiglio Regionale, di cui lui fa parte; quindi questa è mancanza assoluta di sensibilità, non dico politica, ma mancanza assoluta di sensibilità morale.
Poi, c'è una frase che vale un Perù:
"L'Autorità regionale non solo farà piena luce sui fatti, ma valuterà anche 'la posizione e la portata' della mia azione".
Accidempoli che portata!; ma questa era una corazzata, era una supercorazzata, - come le chiamavano?
Io vi prego di meditare su questa frase: "nonché quella di tutti coloro che sono interessati alla questione... ".
Allora, non ci sono soltanto i due, ce ne sono degli altri, ci sono tutti gli altri, ci sono "tutti coloro che...".
"Il rispetto e la fiducia che ho per la Magistratura e la delicatezza della vicenda" (- non discutiamo che sia molto delicata la vicenda -) "non mi consentono di venire meno al riserbo..." (- lo crediamo, ha ben di che essere riservato -).
"D'altra parte, il rispetto che porto per l'istituto del Consiglio Regionale non mi consente di prestarmi a manovre che hanno un fine diverso da quello prospettato".
Questa lettera è un documento miserevole della personalità del Consigliere regionale Torrione, per giunta, Avvocato, purtroppo.
Questo Signore, nella sua lettera, poi, dice anche una altra cosa; mi pare che faccia anche un accenno alla sua nascita: " ... con rammarico, ma con la tranquillità di chi è nato ed ha costantemente vissuto nel clima dell'onestà... ".
Dò atto che il Torrione è figlio dell'Avvocato Torrione Carlo, notoriamente galantuomo; ma non basta essere nati da galantuomini per credere di aver un salvacondotto per qualunque azione.
Poi... ben, è meglio non parlare di certi cromosomi che sono in circolazione, certi cromosomi dei quali mi sono già occupato leggendo una certa sentenza del Tribunale di Milano che ha bollato un certo individuo che, dopo aver falsificato lui le cambiali, ha accusato una persona che sapeva innocente di avere falsificato quelle cambiali che lui stesso aveva falsificato.
Poi ci sarebbero altri episodi e altri fatti che io... ma per carità, non parliamo di pettegolezzi.
Quindi, concludendo, i fatti di cui ci stiamo occupando - che non sono fatti basati sui ritagli dei giornali, che sono fatti basati su dichiarazioni rese da questi due Consiglieri -, questi fatti ci portano alla necessità di deplorare il comportamento di questi due Signori e l'accenno fatto a quel tale dipendente regionale è un accenno pure doveroso, perché noi sappiamo che qualcuno, - che non sappiamo se si debba veramente qualificare dipendente regionale, perché i funzionari, gli impiegati della Regione potrebbero forse anche sentirsi offesi di una qualifica di questo genere, perché questo Signore è sì e no un dipendente regionale, questo Signore che ha mancato gravemente, verso il quale noi siamo stati longanimi una volta "pietatis causa", per una famiglia che era ridotta sul lastrico, - questo Signore è stato il consigliere aulico del Gheis, da lunghi mesi, da circa un anno e questo Signore si è comportato in questo modo: o è stato il messaggero del Gheis presso gli Amministratori della SITAV, oppure ha fatto il doppio gioco, ha fatto la doppia parte in commedia, ha fatto l'amico e il consigliere del Gheis da una parte e il delatore del Gheis dall'altra parte. O, forse, l'ipotesi più esatta è una terza ipotesi, che abbraccia tutte e due le ipotesi: in un primo tempo questo Signore è stato il consigliere aulico e il messaggero, il "nuntius" del Gheis nei confronti degli Amministratori della SITAV e poi, quando ha visto la mala parata, ha pensato di dare una pugnalata nella schiena al Dott. Gheis e di atteggiarsi ad amico del Conte Cotta per tutelare gli interessi della SITAV. Quindi, è in relazione a questa persona, in relazione a questi fatti disgustosi, che noi chiediamo che Voi ci diate il mandato, - e anche se non ci date il mandato, noi abbiamo la competenza di farlo -, per accertare i fatti nei confronti di questo Signore e di prendere successivamente i provvedimenti del caso".
Il Presidente del Consiglio, MARCOZ, dichiara che, ultimato l'intervento del Presidente della Giunta, se non ci sono altri Consiglieri che chiedono la parola, porrà ai voti la mozione.
Il Consigliere BIONAZ dichiara quanto segue:
"Io dò atto al Presidente della Giunta di aver parlato con un tono particolarmente distensivo; ciò non impedisce che egli abbia affermato delle cose particolarmente gravi.
Ora, Signor Presidente, Lei sa molte cose che noi non sappiamo.
Intanto, mi sembra che il paragone che Lei invoca, ricordando tutti questi fatti successi, - come Mattmark, il Vajont, Bonassola -, non possa essere invocato, perché si tratta di fatti, per altro colposi, che esistono, di fatti che sono accaduti, dove ci sono stati dei morti.
In questo caso, invece, noi non abbiamo ancora dei fatti sui quali dobbiamo esprimerci; noi abbiamo una istruttoria.
E mi pare che la differenza sia calzante, Signor Presidente. Sappiamo che Lei ha anche il senso giuridico, è un Avvocato. Insomma, qui noi non abbiamo dei fatti sui quali possiamo basarci; abbiamo una istruttoria che è in corso. Per questo mi pare che il paragone non possa essere assolutamente invocato.
Lei ha detto che, parallelamente al procedimento istruttorio, dovrebbero essere iniziati dei procedimenti disciplinari.
Ma quali provvedimenti disciplinari il Consiglio può adottare nei riguardi dei due Consiglieri?
I provvedimenti disciplinari Lei li può adottare nei confronti del personale dell'Amministrazione Regionale, - ed è quello che Lei ha già fatto -; ma noi, riguardo ai due Consiglieri, non possiamo fare niente altro che leggere le loro due lettere, senza il commento che Lei ha fatto in un tono molto distensivo, ma altrettanto pungente.
Noi non abbiamo elementi tali da poter giudicare e per poter deplorare il comportamento dei nostri colleghi.
Lei dice "Come mai il Consigliere Bionaz non si sente offeso, come Consigliere, per il fatto che ci siano due Consiglieri incriminati, sia pure soltanto con mandato di accompagnamento?".
Ma il Consiglio è assolutamente estraneo a questa faccenda, assolutamente estraneo, e quando Lei aggiunge che hanno detto di avere richiesto i 600 milioni ecc.... Lei dice delle cose che noi possiamo anche ignorare, che sappiamo solo, come lo sa Lei, attraverso la Stampa e che i due nostri colleghi non hanno detto nelle loro lettere.
Perché nessuno ha detto "noi abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest'altro". E siccome gli atti dell'istruttoria non sono a nostra disposizione, io veramente mi meraviglio come Lei le sappia queste cose.
Io penso che Lei le sappia attraverso quei ritagli di giornali; a meno che Lei abbia dei poteri che noi non abbiamo. Evidentemente, ci sono degli interrogatori che sono a disposizione soltanto dei difensori ed io penso che i difensori, rispettosi del segreto professionale, certamente non avranno divulgato queste cose.
Capisco che si possa arguire, da quello che la Stampa ha pubblicato, che ci sono certe affermazioni. Ma quali elementi, Signor Presidente, quali elementi noi abbiamo per dire che queste cose sono state fatte, sia pure sotto un certo aspetto e sotto una impostazione che, naturalmente, dovrebbe essere, secondo Lei, difensiva?
Non abbiamo nessuno di questi elementi: nel modo più assoluto noi non abbiamo nessuno di questi elementi.
Confessione? Ma quale confessione? Lei dice: "Confessione regina delle prove!". D'accordo!
Lei dice: "Colpevolezza, è pacifico che sono colpevoli, che sono dei rei; è pacifica la confessione di quello che hanno detto; non si sa come faranno ad evitare il rinvio a giudizio".
Ma mi pare che stiamo anticipando, Signor Presidente, stiamo anticipando quelle che saranno le decisioni del Magistrato.
Non possiamo, in questo caso, onestamente dire che sappiamo con certezza che hanno ammesso questi fatti, dando, sia pure, una versione loro.
Queste cose, assolutamente, noi le ignoriamo. Se Lei sa tante cose, cosa vuole, Lei è più fortunato di noi; noi queste cose non le sappiamo e assolutamente non possiamo accedere a questa proposta di deplorare il loro comportamento.
Evidentemente, se i Consiglieri Gheis e Torrione li avessero riconosciuti questi fatti, se avessero dato le dimissioni, se ci fosse già almeno un rinvio a giudizio, la loro posizione sarebbe diversa; ma, allo stato degli atti, mi pare che, senza voler invocare la clemenza di nessuno, - (per carità, non c'è nessuna clemenza da invocare) -, allo stato dei fatti, gli elementi che potrebbero convalidare da parte del Consiglio la deplorazione noi non li abbiamo.
Io dò atto che Lei ha voluto essere, diciamo, anche distensivo nella sua relazione. Lei dice, naturalmente, di non voler accanirsi; ma, insomma, l'accanimento c'è e come c'è!
Addirittura Lei anticipa le risultanze di quello che sarà il giudizio, dicendo che hanno confessato, che è pacifica la loro prossima incriminazione con rinvio a giudizio.
Questo io assolutamente non mi sento di affermarlo.
Poi Lei dice, Signor Presidente: "più di due persone". Ma qui addirittura siamo ancora oltre a quello che hanno pubblicato i giornali; ancora oltre, se prendiamo per buone quelle affermazioni, perché nessun giornale, - almeno a me non risulta -, ha mai pubblicato niente di tutto questo che Lei ha affermato. Le confesso che non ho letto e non leggo il Borghese, e non so se il settimanale "Vita" mi è capitato qualche volta nelle mani; questo numero certamente non l'ho visto".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, interrompendo, dichiara:
"Insomma, posso anche capire che Lei non legga la rivista "Il Borghese", ma almeno la rivista del Vaticano, la rivista dell'Azione Cattolica...".
Il Consigliere BIONAZ, proseguendo, dichiara:
"Che cosa vuole! Io leggo il Suo giornale, L'Union Valdôtaine; leggo il "Travail"; leggo tutte queste pubblicazioni che mi tengono occupato, perché riportano delle cose molto interessanti, anche se io non le condivido. Ma, insomma, non ho letto "Il Borghese", non ho letto la rivista "Vita".
Ritornando al nostro argomento, mi pare che sia voler pretendere troppo nell'esigere che il Consiglio deplori l'atteggiamento di due colleghi per i quali, ad oggi, non abbiamo alcun elemento di colpevolezza certa.
Quanto ai provvedimenti che Lei ritiene di adottare nei confronti di eventuali altre persone che sono dipendenti regionali, Lei ha detto: "Tanto noi procederemo anche senza la vostra autorizzazione". Quindi, non è necessario che noi Le diamo questa autorizzazione, perché rientra nei suoi precisi doveri, nella sua competenza, nella competenza della Giunta.
Pertanto, penso che questa mozione noi non la possiamo assolutamente condividere, assolutamente, per la ragione principale che, per quanto riguarda i nostri due colleghi, non abbiamo alcun elemento certo di colpevolezza, per il momento, e anche per quel riserbo che è dovuto alla Magistratura, che certamente farà luce su questo caso.
Noi abbiamo fiducia nella Magistratura; riteniamo che la Magistratura sia presidio certo alla tutela dei diritti di tutti i cittadini, per cui lasciamo che faccia. Quando ci sarà almeno il rinvio a giudizio, avremo qualche elemento di più, evidentemente, perché conosceremo anche il capo di imputazione col quale vengono rinviati a giudizio.
Io penso, - almeno credo -, di interpretare anche il sentimento e il parere dei miei colleghi dicendo che non accediamo, nel modo più assoluto, alla mozione, sia pur modificata, che ci è stata presentata al n. 48 dell'ordine del giorno, nella quale si chiede, dopo una descrizione dei fatti che non è assolutamente pacifica, la deplorazione di nostri colleghi e il mandato per la Giunta di procedere a carico di eventuale responsabilità per un dipendente regionale".
L'Assessore ANDRIONE dichiara quanto segue:
"Mi sembra di dover dire, in tutta pacatezza, che trovo il compito dell'Avvocato Bionaz molto difficile, e credo di capire la continua ripetizione che Lui fa della mancanza di fatti certi, come se l'unico fatto certo possibile fosse o il rinvio a giudizio o una sentenza passata in giudicato, di fronte a dei fatti che, perlomeno, per la parte che riguarda il Consiglio Regionale, sono più che certi.
Io spero che nessuno voglia dire che non ci sono stati dei contatti fra i Consiglieri Gheis e Torrione da una parte e il Conte Cotta dall'altra, in merito alla rinnovazione del contratto del Casinò di Saint Vincent.
Se questi fatti costituiranno concussione aggravata, è questione che riguarda la Magistratura; ma che i Consiglieri regionali possano, mentre il Presidente della Giunta e la Giunta trattano la stessa materia, prendere dei contatti per loro conto, questo è degno di alta deplorazione da parte del Consiglio.
E non solo da parte del Consiglio Regionale, perché Lei sa benissimo che l'Ordine degli Avvocati ha messo sotto inchiesta l'Avvocato Torrione, che l'Ordine dei Medici ha iniziato un procedimento nei confronti del Dott. Gheis e che ne sono stati richiesti dal Procuratore della Repubblica.
Se Lei dice che non ci sono dei fatti certi, che cos'è, allora, una imputazione fatta dal Procuratore della Repubblica? In base a che cosa la fa?".
Il Consigliere BIONAZ, interrompendo, dichiara che non vi è alcun provvedimento dell'Ordine degli Avvocati.
L'Assessore ANDRIONE precisa: "Non provvedimento; inizio".
Il Consigliere BIONAZ dichiara che non vi è alcun provvedimento, né alcun inizio di provvedimento da parte dell'Ordine degli Avvocati. Di questo si dichiara certo.
L'Assessore ANDRIONE dichiara quanto segue:
"E io ribadisco che l'Ordine è interessato alla questione; e noi, Consiglio Regionale, così come gli Avvocati tutelano il loro nome, noi tuteliamo il nostro.
E sia ben chiaro che nessun Consigliere regionale può andare a trattare col Procuratore di una Società che tratta in quel momento con il Presidente della Giunta. Se alcuni Consiglieri hanno dei fatti da denunciare, li denuncino al Presidente della Giunta, oppure all'Intendenza di Finanza; non possono prendere contatti per conto loro con tale Società.
Ed è questa parte, che non interessa il diritto penale, che non interessa il rinvio a giudizio, è questo fatto che noi deploriamo".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, dichiara quanto segue:
"Prendo lo spunto da quanto ha detto l'Assessore Andrione.
L'Assessore Andrione ha detto una cosa ovvia, pacifica, perché penso che nessuno qui avrà il coraggio di sostenere che dei Consiglieri regionali potevano trattare con la SITAV la questione della proroga del contratto.
Aggiungo un'altra considerazione. Nemmeno il Presidente della Giunta aveva una sconfinata libertà in queste trattative; il Presidente della Ginuta, Avvocato Marcoz, quando ha trattato con la SITAV, prima di me, ogni qualvolta conferiva con il Conte Cotta, con il Comm. Rivella o con gli altri amministratori della SITAV, immediatamente ne informava la Giunta.
Altrettanto ha fatto il sottoscritto: ogni qualvolta c'era una lettera del Comm. Rivella o del Conte Cotta, immediatamente io riferivo in Giunta.
Quando io avevo un abboccamento con questi Signori e mi sentivo fare determinate proposte e controproposte, immediatamente riferivo in Giunta e dicevo: "che cosa facciamo a questo punto? Posso andare avanti? Su quali basi devo trattare ancora?".
Perché, come l'Avvocato Marcoz, anche io ero consapevole dei limiti che io dovevo rispettare nel trattare con gli amministratori della SITAV.
La tesi del Consigliere Bionaz va troppo in là, poiché addirittura il Consigliere Bionaz vuole sostenere che, di fronte a questi fatti che riguardano due Consiglieri regionali, il Consiglio Regionale non avrebbe dei poteri, non avrebbe delle funzioni. Noi saremmo ridotti in uno stato, in una condizione, non dico di Ponzio Pilato che se ne lavava le mani, ma in un qualche cosa del genere.
Nel Parco di Losanna vi è un gruppo scultoreo che rappresenta tre scimmie. Una dice: "Io ho gli occhi, ma non vedo"; l'altra dice: "Io ho le orecchie, ma non sento"; la terza scimmia dice: "Io ho la bocca, la lingua, ma non parlo".
Ma noi vogliamo, Consiglieri regionali, tutti i trentacinque Consiglieri regionali, fare la figura di quelle tre scimmie del Parco di Losanna e dire: noi non vediamo, noi non sentiamo, noi non parliamo?
Quelle tre scimmie poi, - tra parentesi -, sono già state ricordate dalla Bibbia, perché è nella Bibbia che sta scritto: "...Oculos habent et non videbunt, aures habent et non audient, os habent et non loquentur". Quindi non è solo il Parco di Losanna; noi abbiamo, come sempre, il sostegno dei sacri testi che ci confortano.
Ma la tesi dell'Avvocato Bionaz è tanto più sconvolgente in quanto il Partito della Democrazia Cristiana ha sospeso l'Avvocato Torrione e il Dottor Gheis dai loro incarichi di Partito, in attesa dei risultati dell'inchiesta. Questo risulta da un comunicato che è stato pubblicato; siete voi che avete emanato questo comunicato.
E' vero o non è vero che avete voi, come Partito, assunto un provvedimento di sospensione nei confronti di questi Signori e li avete sospesi dai loro incarichi di Partito?
E allora, il Consiglio Regionale ha minori poteri ancora degli organi di Partito? E allora il Consiglio Regionale, di fronte a questi fatti gravissimi che hanno stupito tutta l'Italia, che hanno stupito l'opinione pubblica di un Paese che, purtroppo, si è in parte rassegnata agli scandali, non avrebbe neanche la facoltà di deplorare?
Tutti sono rimasti sconvolti e coloro che sono usciti dalla Valle d'Aosta durante questa estate e che sono andati al mare hanno trovato della gente che diceva: " Ma che cosa succede nel vostro Paese? Ma voi avete dei Consiglieri regionali che chiedono 600 milioni? All'anima di Giuda! Avete un appetito... Ma si vede che l'aria delle vostre montagne è molto sottile: avete un appetito molto robusto ".
Quindi io dico, parlando seriamente, di fronte ad una gravità simile, secondo il Consigliere Bionaz, il Consiglio Regionale non avrebbe neanche la facoltà, neanche il potere di deplorare questo comportamento?
Lasciamo stare i 600 milioni, lasciamo stare le due tesi difensive che fanno a cazzotti tra di loro; limitiamoci a quello che ha commisurato, che ha isolato nelle sue affermazioni l'Assessore Andrione. Perlomeno è indubbio che questi due Consiglieri regionali hanno trattato con gli amministratori della SIT AV, in relazione alla proroga del contratto.
In questo semplice fatto vi sono le premesse per una deplorazione da parte del Consiglio Regionale".
Il Consigliere GERMANO dichiara quanto segue:
"Io rinuncio all'intervento che mi ero preparato, perché mi pare che il problema sia stato delucidato in tutti i suoi particolari, sia dall'intervento del Presidente della Giunta, sia anche dall'intervento dell'Assessore Andrione.
Io capisco che vi è un travaglio in questa discussione; vi è un travaglio soprattutto nel gruppo D.C., travaglio che ci sarebbe nel mio gruppo, se fossero investiti due Consiglieri del mio gruppo. Lo capisco.
Voglio, però, dire che vi è stato un travaglio anche fra di noi, che abbiamo presentato la mozione. Ci abbiamo pensato sopra, abbiamo discusso. L'abbiamo presentata all'ultimo momento, perché non eravamo certi di fare proprio tutto giusto; e dopo che l'abbiamo presentata ci abbiamo ancora ripensato sopra e abbiamo ritenuto, di comune accordo, di modificarla.
Ma di modificarla avendo davanti a noi una preoccupazione: salvaguardare il prestigio e l'onore del Consiglio Regionale.
Abbiamo ritirato la proposta di nomina di una Commissione, che ci pareva eccessiva, e ci siamo limitati ad una deplorazione su fatti che nessuno può smentire.
Non ci interessano le loro responsabilità penali o civili: queste sarà la Magistratura a vagliarle. Non vogliamo neanche interferire nel lavoro che fa la Magistratura.
Però abbiamo il dovere di salvaguardare il prestigio di questo Consesso ed è per questo che abbiamo ancora modificato la mozione. Non l'abbiamo fatto per alchimie politiche o per altre ragioni; l'abbiamo fatto perché pensiamo che l'opinione pubblica debba essere posta di fronte ad un voto unanime del Consiglio, con queste precisazioni: che se non abbiamo alcun diritto di giudicare dei loro reati penali o civili, abbiamo, invece, il diritto e il dovere di giudicare del loro comportamento come Consiglieri, nella loro qualifica di Consiglieri, e deplorarli per questa loro specifica azione, al di fuori da quelli che saranno i risultati delle indagini e da quanto ne verrà in seguito.
Perciò io direi, - e lo dico sinceramente -, "il gruppo democristiano ci pensi", perché una votazione unanime su questo è un passo avanti per tutto il Consiglio. E più in fretta si dimentica, meglio sarà; però il Consiglio sarà venuto fuori, con un voto unanime che ha deplorato due Consiglieri che hanno fatto, come Consiglieri, quello che non dovevano fare.
Lo stesso dico anche al Consigliere Albaney, che prende spunto dal Travail per dire: "Un cittadino scrive al Travail; il Travail dice: bisogna aspettare la Magistratura".
E' ovvio! Noi non vogliamo anticipare in quel senso.
Ma noi ci rivolgiamo ad Albaney come Consigliere e noi chiediamo che, come Consigliere, esprima questa sua opinione.
E così anche a Pedrini e al Gruppo Liberale; d'accordo! Giusto sarebbe stato di presentare le dimissioni e lasciare che il Consiglio giudicasse su queste dimissioni; sarebbe stata la posizione più giusta. Però, visto che non l'hanno fatto, facciamo qualche cosa noi, per salvaguardare il prestigio del Consiglio Regionale.
Quindi, non è che voglio ribadire o fare della politica, come si suol dire. E' un invito: "riflettiamoci tutti insieme", perché un voto unanime non è tanto una condanna dei due; è un salvare quello che è il prestigio del Consiglio Regionale, il quale non è d'accordo che succedano queste cose, né nel Gruppo D.C., né nel Gruppo comunista, né nel Gruppo dell'Union Valdôtaine, né nei Gruppi che sono rappresentati in questa Regione. Chiunque le faccia commette un errore e deve essere deplorato ".
Il Consigliere BIONAZ dichiara quanto segue:
"Lei mi dice. "Noi non vogliamo interferire in quello che farà la Magistratura". Però, la deplorazione, Signor Germano, bisogna pure che abbia qualche fatto alla base.
Mi permetta, Assessore Andrione, mi permetta: Lei lo sa se hanno trattato? Io veramente non lo so".
L'Assessore ANDRIONE risponde:
"Va bene. Allora, scusi, vuole dire che Lei è peggio delle tre scimmie di Losanna, perché se Lei non sa queste cose...".
Il Consigliere BIONAZ dichiara:
"Pazienza! Io potrei ribattere a Lei queste sue affermazioni, ma non è il caso. E non ritengo possa essere interpretato come un atteggiamento scimmiesco quello di dire: "Voi non sapete che hanno fatto questo".
Ma loro non hanno fatto nessuna simile ammissione; nella lettera che hanno scritto non c'è confessione. Perdonatemi! E si vorrebbe che noi deplorassimo i nostri colleghi, mentre non abbiamo degli elementi per dire che questi fatti sono successi!
Ribadisco: l'istruttoria non è ancora chiusa; non c'è ancora il rinvio a giudizio.
Se ci fosse già il rinvio a giudizio, dal quale, naturalmente, scaturirebbero anche le loro ammissioni, allora non discuterei su questa formula che avete adottata; direi: sì, vanno deplorati.
Vorrei, inoltre, chiedere: ma in base a quale articolo del Regolamento interno del Consiglio noi possiamo deplorarli? Dove sta scritto?".
Il Consigliere GERMANO interrompendo, chiede al Consigliere Bionaz di precisare perché la D.C. abbia sospeso i Consiglieri Gheis e Torrione dai loro incarichi di Partito.
Il Consigliere BIONAZ dichiara quanto segue:
"Nel comunicato della Democrazia Cristiana si parla di "eventuali contatti". Abbiamo, naturalmente, scaricato il Partito da responsabilità derivanti da "eventuali contatti", ma noi non ammettiamo i fatti, scusate tanto, noi non li ammettiamo. Il Partito li ha sospesi proprio per questa ragione: finché c'è l'istruttoria in corso vuole dire che non fanno parte degli Organi Direttivi del Partito.
Io vorrei proprio chiedere come potete, onestamente, esigere che, da parte nostra, si possa aderire ad una deplorazione, quando noi non abbiamo alcun elemento, non abbiamo dei fatti che siano stati riconosciuti.
E, per quanto mi riguarda, assicuro che non so positivamente, - anche se posso avere letto i vostri giornali -, non so positivamente che cosa dovrei rispondere se mi chiedessero: " Tu sai che cosa hanno fatto, quali contatti hanno preso, che cosa hanno detto e che cosa hanno chiesto? ". Io sinceramente non lo so e perciò non posso pensare che possiate esigere da noi questo comportamento".
Il Presidente della Giunta, CAVERI, risponde quanto segue:
"Vorrei fare al Consigliere Bionaz quest'ultima osservazione, brevissima: sia ben chiaro che noi non esigiamo niente da Voi. Voi siete liberi di fare quello che volete. Noi votiamo nel senso di una deplorazione. Un vecchio proverbio diceva: anima sua, borsa sua.
Voi credete intelligente, dal punto di vista politico, dal punto di vista della sensibilità e dal punto di vista morale, votare contro il nostro ordine del giorno contenente questa deplorazione. Fate pure! Voi siete liberi di fare quello che volete; ma ricordatevi: anima sua, borsa sua".
Il Consigliere BIONAZ dichiara:
"Signor Presidente, dopo quanto è stato detto in questa sede, dove si è parlato di confessione, dove si è parlato di ammissione dei fatti, che avrebbero portato a questo risultato, mi dica Lei se si può votare una mozione simile".
L'Assessore ANDRIONE dichiara:
Non si può votare una mozione simile? Ma non si possono nemmeno chiedere 600 milioni!".
Il Consigliere BIONAZ risponde:
"Io mi prendo della scimmia dall'Assessore Andrione! Le dirò dopo che cosa penso al riguardo.
Comunque sia, dopo tutto quello che è stato detto, ribadisco che non è possibile votare una mozione simile!".
Il Presidente, MARCOZ, dichiara:
"Non è che Le abbia dato della scimmia, ma si riferiva a quelle tre scimmie che non hanno occhi per vedere, orecchie per sentire, lingua per parlare; il che è diverso. Quindi, non è offensivo".
Il Consigliere MONTESANO dichiara quanto segue:
"Signor Presidente della Giunta, Signor Presidente del Consiglio e colleghi Consiglieri, io, effettivamente, sono rimasto sbalordito di questo finale della seduta odierna.
Premetto, per chi non lo sa del pubblico, che non appartengo alla Democrazia Cristiana, né appartengo all'altro schieramento di maggioranza.
Però io penso che la dignità del Consiglio, il prestigio del Consiglio devono essere salvaguardati, in primo luogo, proprio in questa seduta; e doveva essere salvaguardato, - mi rivolgo direttamente al Presidente del Consiglio -, applicando il Regolamento interno del Consiglio, nella parte che tratta delle discussioni che si riferiscono a fatti riguardanti persone.
Lei, Signor Presidente del Consiglio, che sarebbe stato il Presidente idoneo a salvaguardare il prestigio di questo Consiglio e di questa seduta, - mi dispiace di doverlo dire -, non ha applicato il Regolamento.
Si è voluto qui, in questa seduta, anticipare un processo. Ho sentito il Presidente della Giunta in alcune espressioni molto dubbiose, in altre espressioni recise di colpevolezza e sono rimasto effettivamente perplesso di questa onda che passava dal dubbio alla certezza.
Si è fatta anche una questione di deontologia e la deontologia è vicendevole. La deontologia non è un dovere di un appartenente ad un Consesso, ma il dovere di tutti gli appartenenti ad un Consesso verso i rispettivi colleghi.
Si è provveduto, in primo tempo, a presentare una mozione. Prudentemente, il gruppo di maggioranza si è sviato, è indietreggiato in un'altra richiesta, perché, se la mozione iniziale fosse stata mantenuta, francamente andavamo oltre i limiti delle nostre competenze.
Lo ha accennato il Consigliere Germano ed io sono convinto delle parole che lui ha detto; perché, laddove esiste una inchiesta della Magistratura, non c'è nessun organo politico e amministrativo che possa intralciare con altra inchiesta l'opera della Magistratura.
Ma aggiungo dell'altro, cioè chiedo: quali sono gli elementi in possesso del Consiglio Regionale per poter fare un'inchiesta al riguardo.
Queste sono state le ragioni, ravvisate all'ultimo momento in seno alla maggioranza, che hanno consigliato di presentare nuove conclusioni alla mozione precedentemente consegnata ai Consiglieri.
Io, personalmente, non mi sento consenziente né sui concetti prima esposti, riguardanti la nomina di una Commissione di inchiesta, né sulla proposta di deplorazione dei Consiglieri nostri colleghi, perché la deplorazione deve essere basata su fatti precisi, non già su fatti che a noi non constano se non attraverso la stampa, attraverso le accuse, attraverso gli scritti e attraverso le voci della popolazione.
Quindi è necessario ed è consigliabile che il Consiglio Regionale usi la massima prudenza a questo riguardo; usi la massima prudenza, come è stata usata la massima prudenza in seno al Consiglio Comunale di Aosta per altri fatti del genere.
Come dico, io non appartengo ai due schieramenti che qui vogliono contrapporsi politicamente.
Però, io ritengo di dover ricordare anche questo episodio. Giustamente "Le Travail" scriveva le seguenti parole, - e le scriveva proprio in quell'occasione in cui erano state fatte delle accuse di irregolarità a carico di persone investite di funzioni pubbliche, le quali erano sotto processo istruttorio, così come lo sono adesso i due Consiglieri Regionali -: "Da tempo noi siamo al corrente, in tutti i suoi particolari, di questa intricata vicenda, ma abbiamo ritenuto di non dovervi fare accenno, in ossequio all'opera che la Magistratura aveva intrapreso per fare piena luce su questa vicenda".
Poi, in altro punto, aggiungeva: "Non vogliamo emettere noi sentenze, prima che i giudici abbiano giudicato".
Lo spirito, egregio collega Germano, è sempre quello.
Noi in questo caso dobbiamo usare la massima prudenza, dobbiamo tener conto che, appunto in base a dei costumi deontologici, ogni Consigliere per noi è un nostro collaboratore e un nostro collega.
Quindi dobbiamo dare i nostri giudizi su dati di fatto, anche se questi giudizi sono di pura indole morale, cioè di deplorazione.
Perciò, in base a queste mie dichiarazioni, io esprimo al Consiglio la mia decisione di astenermi dal voto".
Il Consigliere BIONAZ dichiara:
"Signor Presidente, se Lei permette, io vorrei fare la seguente dichiarazione: "Il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana dichiara di respingere le premesse e le considerazioni contenute nella mozione presentata dai Consiglieri Perruchon, Strazza, Germano e Crétier, tendente a deplorare il comportamento dei Consiglieri regionali Gheis e Torrione, in quanto su tali fatti sta indagando l'Autorità Giudiziaria, che all'uopo ha iniziato procedimento istruttorio con rito formale.
Il Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana disapprova la proposta deplorazione conclusiva della citata mozione, per non avere elementi di giudizio, fino a quando non si sarà pronunciata l'Autorità Giudiziaria, che è sempre stata presidio certo alla tutela dei diritti di tutti i Cittadini".
All'Assessore Andrione vorrei soltanto dire questo: la deontologia del Consiglio non dovrebbe consigliarLa a dare della scimmia ad un collega".
L'Assessore ANDRIONE risponde:
"Non volevo offendere la Sua persona. Può darsi che Lei abbia interpretato male le mie parole; io volevo semplicemente dire che quando Lei sostiene che non ci sono dei fatti certi, non vede, non sente e non ode".
Il Presidente, MARCOZ, aggiunge:
"In relazione all'episodio delle scimmie di Losanna, narratoci dal Presidente della Giunta nella sua brillante esposizione".
Si dà atto che il Presidente, MARCOZ, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento in discussione, pone ai voti, per alzata di mano, l'approvazione della sottoriportata mozione.
Procedutosi alla votazione,
IL CONSIGLIO
con voti favorevoli diciotto e voti contrari nove, espressi con votazione per alzata di mano (Consiglieri presenti: trentuno; Consiglieri votanti: ventisette; astenutisi dalla votazione i Consiglieri Albaney, Cusumano, Montesano e Pedrini),
DELIBERA
di approvare la seguente mozione:
"MOZIONE
Premesso che in data 15 luglio 1965 i quotidiani hanno pubblicato la notizia che i Consiglieri regionali Gheis Francesco e Torrione Giuseppe sono stati incriminati dalla Magistratura per il reato di tentata concussione della cifra di 600 milioni di lire ai danni della S.I.T.A.V.;
che nei suddetti articoli si riferisce che i due incriminati si sarebbero difesi affermando di aver agito nell'interesse della Regione, e che tale versione dei fatti non è stata smentita dai due interessati;
che lo stesso Comitato esecutivo della Democrazia Cristiana, Partito al quale appartengono i due Consiglieri regionali, con apposito comunicato emesso in data 14 luglio 1965 ha dichiarato che "qualsiasi eventuale contatto intercorso tra i due Consiglieri regionali ed i rappresentanti della Casa da gioco è avvenuto a completa insaputa del Partito e quindi unicamente a titolo personale";
che dai fatti sopracitati si è avuto un danno per la Valle d'Aosta e per il prestigio del suo Consiglio Regionale, per la prima volta alla ribalta della cronaca scandalistica;
IL CONSIGLIO REGIONALE
allo scopo di tutelare il buon nome, il prestigio e l'onore del Consiglio Regionale
DEPLORA
che i Consiglieri Gheis e Torrione abbiano gravemente mancato alla deontologia propria alla loro carica prendendo direttamente contatti con una Società che trattava in quel momento con la Regione, sostituendosi, così agli organi esecutivi dell'Amministrazione;
DA' MANDATO
alla Giunta Regionale di accertare eventuali responsabilità di dipendenti regionali in ordine ai fatti suaccennati".
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Si dà atto che l'adunanza ha termine alle ore ventidue e minuti trentasette.
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Letto, approvato e sottoscritto.
IL PRESIDENTE
(Marcoz Avv. Oreste )
IL CONSIGLIERE SEGRETARIO
(Siggia Avv. Giovanna in Bianco)
IL SEGRETARIO ROGANTE
(Brero Dr. Attilio)
